Nel suo ennesimo appello lanciato via internet, Osama Bin Laden torna a puntare il dito su Israele e sui suoi amici occidentali, e anche sullâONU. Invitando i buoni musulmani alla Jihad (la guerra santa) ancora una volta si autoproclama paladino della causa palestinese. LâANP, lâAutoritĂ nazionale palestinese, non solo si è affrettata a prendere le distanze da Al Qaeda e dal suo grande capo, ma ha denunciato che, attraverso Hamas, lâorganizzazione di Bin Laden sta entrando nella Striscia di Gaza. L’allarme per le infiltrazioni terroristiche arriva per bocca del presidente palestinese Abu Mazen.
Ma il potere mediatico che lâorganizzazione terrorista ha oramai raggiunto le consente di affascinare centinaia di giovani musulmani sparsi nel mondo, che ammaliati dalle sirene jihadiste abbandonano tutto per seguire lo sceicco saudita.
Un recente rapporto di Europol, lâUfficio Europeo di Polizia, diffuso in questi giorni dai media, riferisce che soprattutto molti islamici europei, per lo piĂš immigrati della seconda generazione, rispondono alla chiamata in armi di Osama Bin Laden. Sollecitati da collaudate reti logistiche, ricevono documenti ed istruzioni, partono per i campi di addestramento in âsantuariâ sicuri, offrono le loro esistenze per combattere sugli scenari di guerra attualmente aperti: Afghanistan, Iraq, Somalia, forse Libano (qualche mese fa lâesercito libanese dovette combattere per stroncare unâinsurrezione di palestinesi in un campo profughi del Nord, dove si erano infiltrati elementi di Al Qaeda).
In Afghanistan il confine âmobileâ con il Pakistan costituisce da sempre la zona franca di transito per uomini, armi e droga. I miliziani di Al Qaeda affiancano i Talebani per organizzare attentati dovunque sia possibile.
In Iraq il legittimo governo del premier sciita moderato Nuri Al Maliki, dopo aver vinto la battaglia contro gli estremisti sciiti di Muqtada Al Sadr a Bassora, ha riportato a Mosul unâaltra vittoriosa operazione contro le forze insurrezionaliste di Al Qaeda (molti fedelissimi di Osama sono stati arrestati).
E infine la Somalia: centinaia di giovani arruolati arrivano dallâEuropa e dai Paesi arabi per rinforzare le fila delle Coorti Islamiche, la cui presenza armata impedisce il controllo del territorio da parte del Governo federale di transizione, la fragile compagine governativa, che pure è sostenuta dallâUnione Africana e dalla comunitĂ internazionale.









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