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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; CRISTIANITA&#8217;</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>BANGLADESH: LA CHIESA CONTRO LA DOTE E LA VIOLENZA SULLE DONNE (di Nieves San Martìn)</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 18:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bangladesh]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>

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		<description><![CDATA[DHAKA, martedì, 27 luglio 2010 (ZENIT.org).-
La Chiesa in Bangladesh è impegnata da anni nella lotta per sradicare la pratica della dote e contro la violenza nei confronti delle donne ad essa associata. Un progetto della Caritas è già riuscito a estirpare questa pratica in 1.000 villaggi del Paese.
Pur essendo illegale dal 1980, questa tradizione è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4716" href="http://www.recensioni-storia.it/bangladesh-la-chiesa-contro-la-dote-e-la-violenza-sulle-donne-di-nieves-san-martin/acidvictims"><img class="alignleft size-full wp-image-4716" title="acidvictims" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/acidvictims.jpg" alt="acidvictims" width="449" height="326" /></a>DHAKA, martedì, 27 luglio 2010 (ZENIT.org).-</p>
<p>La Chiesa in Bangladesh è impegnata da anni nella lotta per sradicare la pratica della dote e contro la violenza nei confronti delle donne ad essa associata. Un progetto della Caritas è già riuscito a estirpare questa pratica in 1.000 villaggi del Paese.</p>
<p>Pur essendo illegale dal 1980, questa tradizione è ancora molto diffusa, soprattutto nella parte nord-occidentale del Bangladesh, così come in varie altre regioni del subcontinente indiano.</p>
<p>Il fenomeno è la causa del drammatico numero di infanticidi di neonate nel Paese e dell&#8217;escalation, negli ultimi anni, degli aborti selettivi femminili, favorita dai nuovi strumenti di diagnosi prenatale.</p>
<p>Avere una figlia è spesso un costo insostenibile per le famiglie, che, per pagare la dote, si indebitano e non di rado vengono ridotte in miseria.</p>
<p>Non meno drammatica è la sorte che attende le donne la cui dote è considerata insufficiente, o i cui genitori non riescono a saldare il debito: uxoricidi, maltrattamenti domestici, torture e attacchi con acido che se non uccidono sfigurano per la vita sono all&#8217;ordine del giorno nel Paese, anche se solo ora i media locali iniziano a parlarne.</p>
<p>Di fronte a una pratica così difficile da sradicare, ha reso noto l&#8217;agenzia Eglises d’Asie, le parrocchie e le organizzazioni cattoliche del Bangladesh sono impegnate soprattutto sul fronte della sensibilizzazione.</p>
<p>“Cerchiamo di spiegare alla gente quanto sia negativo questo sistema e che devono abbandonarlo per sempre”, ha spiegato padre Anthony Sen, parroco di Thakurgaum.</p>
<p>A questo scopo, Caritas Bangladesh organizza spettacoli di Gambhira, rappresentazioni teatrali tradizionali a base di musica e danze, molto popolari nella zona occidentale del Paese, alla frontiera con la regione indiana del Bengala. Un modo per far giungere il messaggio ai settori meno istruiti della popolazione.</p>
<p>“In passato abbiamo provato con seminari e riunioni, ma non ha funzionato”, ha riferito il responsabile locale del progetto Caritas, Suklesh George Costa.</p>
<p>Questa nuova iniziativa sembra aver avuto successo. Nei villaggi coinvolti nel progetto (circa 1.000), la pratica della dote è scomparsa.</p>
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		<title>Il Patriarca Kirill condivide la visione del Papa su molti aspetti</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 21:33:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>

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MOSCA, martedì, 20 luglio 2010 (ZENIT.org).- Il Patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie condivide la visione di Papa Benedetto XVI su molte questioni di attualità, soprattutto di tipo morale ed ecclesiale.
Lo ha affermato egli stesso in alcune dichiarazioni diffuse in occasione del suo viaggio in Ucraina e raccolte dall&#8217;agenzia russa Interfax.
“Devo dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times; line-height: normal;"> </span></p>
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<p>MOSCA, martedì, 20 luglio 2010 (ZENIT.org).- Il Patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie condivide la visione di Papa Benedetto XVI su molte questioni di attualità, soprattutto di tipo morale ed ecclesiale.</p>
<p>Lo ha affermato egli stesso in alcune dichiarazioni diffuse in occasione del suo viaggio in Ucraina e raccolte dall&#8217;agenzia russa Interfax.</p>
<p>“Devo dire che l&#8217;atteggiamento dell&#8217;attuale Papa Benedetto XVI suscita ottimismo”, ha detto in un&#8217;intervista concessa ai canali televisivi ucraini alla vigilia della sua visita nel Paese.</p>
<p>Il Patriarca ha ricordato ai giornalisti che il Papa viene spesso criticato da “teologi liberali e dai mezzi di comunicazione di massa liberali in Occidente” per le sue opinioni.</p>
<p>“Ad ogni modo, in molte questioni pubbliche e morali il Papa concorda pienamente con le opinioni della Chiesa ortodossa russa. Questo ci dà un&#8217;opportunità per promuovere i valori cristiani con la Chiesa cattolica, in particolare nelle organizzazioni internazionali e nell&#8217;arena internazionale”, ha affermato.</p>
<p>Allo stesso tempo, il Patriarca ha riconosciuto che si stanno producendo “fenomeni molto pericolosi” nel protestantesimo contemporaneo, in cui i cristiani “lasciano che elementi peccaminosi del mondo entrino al loro interno e giustificano questi elementi, se vengono offerti dalla società secolare”. Come risultato, “motti filosofici laicisti liberali si ripetono nelle Chiese protestanti e gettano radici nel pensiero religioso”.</p>
<p>In questo senso, si è riferito alla questione dell&#8217;ordinazione femminile, che appare in Occidente quando “la nozione laica dei diritti umani si incorpora alla teologia, alle pratiche ecclesiali”.</p>
<p>“Un&#8217;altra questione simile è l&#8217;atteggiamento nei confronti dell&#8217;omosessualità. La Parola di Dio viene distorta per far piacere allo standard laicista liberale. E&#8217; scritto molto chiaramente che si tratta di un peccato”, ha aggiunto.</p>
<p>Il Patriarca si è rivolto ai media ucraini ricordando anche l&#8217;importanza che i due Paesi, Russia e Ucraina, si integrino in Europa preservando la loro “identità nazionale, culturale e spirituale”.</p>
<p>“Si tratta di una grande sfida in condizioni di globalizzazione – ha affermato –. Dobbiamo preservare la diversità e la bellezza del mondo di Dio e allo stesso tempo promuovere una buona cooperazione internazionale e relazioni pacifiche tra le Nazioni”.</p>
<p>Per il Patriarca, se russi, ucraini e bielorussi respingono i loro “valori di base”, la probabile distruzione della “matrice nazionale” sarà “una grande catastrofe della civiltà”.</p>
<p>“Il mondo sarebbe unificato e orribile, facilmente manipolabile, perché questa cultura tradizionale spirituale della maggioranza della popolazione è il criterio principale per distinguere il bene dal male”, ha aggiunto il primate della Chiesa ortodossa russa.</p></div>
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		<title>BENEDETTO XVI: SENZA UN SIGNIFICATO PROFONDO, TUTTO IL NOSTRO FARE SI RIDUCE AD ATTIVISMO STERILE E DISORDINATO</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 20:15:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>

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		<description><![CDATA[Angelus del 18 luglio 2010:
&#8220;Cari fratelli e sorelle! Siamo ormai nel cuore dell’estate, almeno nell’emisfero boreale. E’ questo il tempo in cui sono chiuse le scuole e si concentra la maggior parte delle ferie. Anche le attività pastorali delle parrocchie sono ridotte, e io stesso ho sospeso per un periodo le udienze. E’ dunque un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Angelus del 18 luglio 2010:</p>
<p>&#8220;Cari fratelli e sorelle! Siamo ormai nel cuore dell’estate, almeno nell’emisfero boreale. E’ questo il tempo in cui sono chiuse le scuole e si concentra la maggior parte delle ferie. Anche le attività pastorali delle parrocchie sono ridotte, e io stesso ho sospeso per un periodo le udienze. E’ dunque un momento favorevole per dare il primo posto a ciò che effettivamente è più importante nella vita, vale a dire l’ascolto della Parola del Signore. Ce lo ricorda anche il Vangelo di questa domenica, con il celebre episodio della visita di Gesù a casa di Marta e Maria, narrato da san Luca 10,38-42.Marta e Maria sono due sorelle; hanno anche un fratello, Lazzaro, che però in questo caso non compare. Gesù passa per il loro villaggio e – dice il testo – Marta lo ospitò cfr 10,38. Questo particolare lascia intendere che, delle due, Marta è la più anziana, quella che governa la casa. Infatti, dopo che Gesù si è accomodato, Maria si mette a sedere ai suoi piedi e lo ascolta, mentre Marta è tutta presa dai molti servizi, dovuti certamente all’Ospite eccezionale. Ci sembra di vedere la scena: una sorella che si muove indaffarata, e l’altra come rapita dalla presenza del Maestro e dalle sue parole. Dopo un po’ Marta, evidentemente risentita, non resiste più e protesta, sentendosi anche in diritto di criticare Gesù: &#8220;Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti&#8221;. Marta vorrebbe addirittura insegnare al Maestro! Invece Gesù, con grande calma, risponde: &#8220;Marta, Marta – e questo nome ripetuto esprime l’affetto –, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta&#8221; 10,41-42. La parola di Cristo è chiarissima: nessun disprezzo per la vita attiva, né tanto meno per la generosa ospitalità; ma un richiamo netto al fatto che l’unica cosa veramente necessaria è un’altra: ascoltare la Parola del Signore; e il Signore in quel momento è lì, presente nella Persona di Gesù! Tutto il resto passerà e ci sarà tolto, ma la Parola di Dio è eterna e dà senso al nostro agire quotidiano. Cari amici, come dicevo, questa pagina di Vangelo è quanto mai intonata al tempo delle ferie, perché richiama il fatto che la persona umana deve sì lavorare, impegnarsi nelle occupazioni domestiche e professionali, ma ha bisogno prima di tutto di Dio, che è luce interiore di Amore e di Verità. Senza amore, anche le attività più importanti perdono di valore, e non danno gioia. Senza un significato profondo, tutto il nostro fare si riduce ad attivismo sterile e disordinato. E chi ci dà l’Amore e la Verità, se non Gesù Cristo? Impariamo dunque, fratelli, ad aiutarci gli uni gli altri, a collaborare, ma prima ancora a scegliere insieme la parte migliore, che è e sarà sempre il nostro bene più grande.&#8221;</p>
<p>via<a href="http://www.facebook.com/note.php?created&amp;&amp;suggest&amp;note_id=414309968390">Facebook | Giancarlo Cerrelli: Benedetto XVI: Senza un significato profondo, tutto il nostro fare si riduce ad attivismo sterile e disordinato.</a>.</p>
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		<title>LE BUGIE DI AGORA&#8217;, UN ALTRO FILM ANTICRISTIANO (L&#8217;Ora del Salento, 17 luglio 2010, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 04:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[SUSSIDIARIO DI STORIA]]></category>
		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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Non so quanti abbiano visto a cinema “Agorà”, film colossal del regista spagnolo Alejandro Amenabar. Una vera chicca per i professionisti della “cristianofobia”: siamo agli inizi del V secolo e il cristianesimo, dopo le pagine oscure delle catacombe, viene finalmente alla luce, tutelato e riconosciuto anche dalla legge. Il paganesimo, tanto nell’oriente che nell’occidente romano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><a rel="attachment wp-att-4687" href="http://www.recensioni-storia.it/le-bugie-di-agora-un-altro-film-anticristiano-lora-del-salento-17-luglio-2010-pag-11/ipazia-agora"><img class="alignleft size-full wp-image-4687" title="Ipazia Agora" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/Ipazia-Agora.jpg" alt="Ipazia Agora" width="160" height="228" /></a>Non so quanti abbiano visto a cinema “Agorà”, film colossal del regista spagnolo <strong>Alejandro Amenabar</strong>. Una vera chicca per i professionisti della “cristianofobia”: siamo agli inizi del V secolo e il cristianesimo, dopo le pagine oscure delle catacombe, viene finalmente alla luce, tutelato e riconosciuto anche dalla legge. Il paganesimo, tanto nell’oriente che nell’occidente romano, arretra vistosamente, mentre i cristiani provano a darsi un minimo di organizzazione pastorale e teologica, cercando di essere quanto più possibile fedeli alle parole del Signore Gesù…</p>
<p>E’ comunque un momento delicato, perché la Chiesa da sempre perseguitata si trova adesso a dover parlare e collaborare con il potere politico. Presto dovrà anche sostituirlo, almeno in Occidente, quando le fragili strutture imperiali cederanno sotto i colpi incessanti delle invasioni barbariche.</p>
<p>Il film, che nei mesi scorsi è stato dato nelle sale italiane, si ambienta ad Alessandria d’Egitto, che prima della conquista araba del VII secolo era quasi completamente cristiana. Intorno al 415 c’erano però ancora gruppi e gruppuscoli pagani, oltre che varie formazioni neo-ereticali. In tale contesto si situa la vicenda della filosofa <strong>Ipazia</strong>, celebrata nel film in un intreccio religioso-sentimentale.</p>
<p>Ipazia, figlia di un filosofo &#8211; <strong>Teone</strong> – ben introdotto nell&#8217;ermetismo e nell&#8217;orfismo, era una neoplatonica che teneva scuola ad Alessandria. Una scuola tra le tante, in quella capitale della cultura antica: si trattava di cenacoli per selezionati adepti, che cercavano di influenzare la politica del tempo. Di lei non è rimasta alcuna opera e quel che si sa lo si deve ai suoi discepoli. Tra i quali c&#8217;erano parecchi cristiani. La stessa Ipazia, d’altronde, ammirava vari aspetti del cristianesimo.</p>
<p>La filosofa, che il film presenta quale vittima antesignana dell’inquisizione e dell’oscurantismo cattolico, fu assassinata quando aveva circa 60 anni (siamo dunque ben lontani dalla fascinosa protagonista del film!) a seguito degli scontri politici alimentati dai seguaci di una setta eretica (i cosiddetti “paraboloni”), che fece vittime fra gli stessi cristiani ortodossi e che il <strong>Vescovo Cirillo</strong> non era certo in grado di contenere. Dunque nulla c’entra il presunto oscurantismo clericale, “<em>nemico della diversità, della scienza e del libero pensiero…</em>”. Ma tant’è. Come scrive lo storico e scrittore <strong>Rino Cammilleri</strong> “…Fino all&#8217;Illuminismo nessuno sapeva neanche chi fosse, questa Ipazia. Poi, il positivista <strong>John Toland</strong> nel 1720 e il solito <strong>Voltaire</strong> nel 1736 aprono le danze sulla progressista Ipazia vittima dell&#8217;oscurantismo clericale. Nel secolo seguente tocca ai romantici: Ipazia è bellissima ed è l&#8217;ultima rappresentante del mondo antico (dipinto come un&#8217;arcadia tutta ninfe, zefiri, pastorelle e satiri) trucidata dal fanatismo papista. Naturalmente, nel Novecento, Ipazia, vetero-femminista, diventa la preda della misoginia cattolica…Adesso, il film (e il cinema, forma di arte totale, si imprime nelle menti con una forza che la parola scritta neanche si sogna): la scienza contro la religione, la tolleranza contro il fideismo. E indovinate chi sono i buoni e chi i cattivi” (Il Timone, novembre 2009).</p>
<p>Evidentemente a molti – a troppi – piacerebbe che il cristianesimo fosse sempre e solo quello delle catacombe…</p>
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		<title>IL CASO SERIO DI DIO (L&#8217;Ora del Salento, 10 luglio 2010, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 04:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Cantagalli]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
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		<description><![CDATA[Autorevoli sociologi delle religioni come lo statunitense Rodney Stark hanno ormai appurato che all’alba della storia umana nello scenario religioso era predominante il monoteismo. Un cristiano trova ciò molto naturale, nel senso che è logico pensare come all’inizio dei tempi il ricordo dell’unico Dio creatore si mantenesse piuttosto vivo. Col passare dei secoli questa fiamma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4662" href="http://www.recensioni-storia.it/il-caso-serio-di-dio-lora-del-salento-10-luglio-2010-pag-11/car-ruini"><img class="alignleft size-medium wp-image-4662" title="CAR. RUINI" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/CAR.-RUINI-197x300.jpg" alt="CAR. RUINI" width="197" height="300" /></a>Autorevoli sociologi delle religioni come lo statunitense <strong>Rodney Stark</strong> hanno ormai appurato che all’alba della storia umana nello scenario religioso era predominante il monoteismo. Un cristiano trova ciò molto naturale, nel senso che è logico pensare come all’inizio dei tempi il ricordo dell’unico Dio creatore si mantenesse piuttosto vivo. Col passare dei secoli questa fiamma della memoria cominciò a spegnersi e gli uomini si lasciarono andare sempre più ai loro vizi e alle loro recondite paure, fino a personificarle come divinità della natura o degli inferi. Si sviluppava così il politeismo. Ma intorno al VI secolo a.C. assistiamo ad un nuovo slancio dell’umanità (o almeno di buona parte di essa) verso il monoteismo. Mentre in Grecia la speculazione filosofica porta la ragione a prendere in considerazione l’unicità di Dio, in Oriente appaiono, con varie sfumature, i grandi monoteismi, compreso quello professato dal popolo ebraico. La peculiarità del monoteismo ebraico consiste non solo nell’affermazione dell’unicità di un Essere supremo ma anche nella sua “interpellabilità”, e cioè nel poterci rapportare a Lui e pregarlo come si fa con un padre buono. E’ quanto scrive il <strong>Cardinale Camillo Ruini</strong> nel suo recente libro “<em>Il caso serio di Dio</em>” (Cantagalli, 2009, pagg. 102). Non solo. Il Dio supremo con il popolo ebraico ora prende l’iniziativa: “…irrompe sulla scena del mondo e nella vita dell’uomo, presentandosi come il “Dio geloso”, che vuole unicamente per sé la preghiera, il culto e l’adorazione, perché egli soltanto è Dio e tutto il resto è sua creatura” (pagg.26-27).</p>
<p>Con la rivelazione del Figlio, vero Dio e vero uomo, questa irruzione divina nella vita dell’uomo diventa universale, nel senso che la corrispondenza d’amore si palesa nei confronti di tutta l’umanità. Pur essendo un Dio geloso, il Dio della tradizione giudaico-cristiana è tuttavia il Dio della libertà, inesorabilmente ancorato alla prospettiva del: “se vuoi…”. La libertà vale per il singolo uomo, che può rispondere sì o no, ma vale anche per gli uomini riuniti in società, che possono accettare o rifiutare il piano di Dio.</p>
<p>Il Cardinale Ruini, seguendo l’esempio di Benedetto XVI, invita quindi il mondo contemporaneo a fare spazio a Dio, a vivere “come se Dio esistesse”, perché solo in Lui trovano significato gli interrogativi ultimi dell’umanità. Una sana e corretta laicità (il cui concetto – spiega Ruini – ha origini medievali) non ha nulla da temere dall’apertura alle istanze del trascendente, mentre l’odierna “dittatura del relativismo”  esclude a livello pubblico non solo le norme morali del cristianesimo e di ogni altra tradizione religiosa ma anche le indicazioni etiche che si fondano sulla più profonda realtà del nostro essere. In tal senso l’uso improprio delle biotecnologie costituisce un attentato alla dignità della vita umana, in una prospettiva che facilmente sconfina dall’edonismo al nichilismo.</p>
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		<title>LA CHIESA CATTOLICA: DOVE TUTTE LE VERITA&#8217; SI DANNO APPUNTAMENTO (L&#8217;Ora del Salento, 3 luglio 2010, pag.11)</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 05:35:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Lindau]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
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		<description><![CDATA[ 
Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), giornalista e scrittore di successo, fu autore di saggi letterari e religiosi, ma anche di romanzi e gialli (celebre la serie delle avventure di Padre Brown, che nei primi anni ’70 conobbe una versione televisiva di grande successo).
Nato in Inghilterra da genitori protestanti, ricordando la sua giovinezza afferma di essere vissuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"> </p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-4669" href="http://www.recensioni-storia.it/la-chiesa-cattolica-dove-tutte-le-verita-si-danno-appuntamento-lora-del-salento-3-luglio-2010-pag-11/chiesa-cattolica"><img class="alignleft size-full wp-image-4669" title="chiesa-cattolica" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/chiesa-cattolica.jpg" alt="chiesa-cattolica" width="183" height="274" /></a>Gilbert Keith Chesterton</strong> (1874-1936), giornalista e scrittore di successo, fu autore di saggi letterari e religiosi, ma anche di romanzi e gialli (celebre la serie delle avventure di Padre Brown, che nei primi anni ’70 conobbe una versione televisiva di grande successo).</p>
<p>Nato in Inghilterra da genitori protestanti, ricordando la sua giovinezza afferma di essere vissuto in un ambiente sociale sostanzialmente agnostico.</p>
<p>La sua scoperta dell’ortodossia (intesa nel senso di “verità”) lo portò prima verso la Chiesa anglicana e successivamente, all’età di 48 anni, al cattolicesimo. Era il 1922. L’esperienza di quella conversione è scolpita in una delle sue opere maggiormente autobiografiche: “<em>La Chiesa cattolica: dove tutte le verità si danno appuntamento</em>”.</p>
<p>Le Edizioni Lindau propongono in una nuova veste editoriale questo libro (Lindau, Torino, 2010, pagg. 116), in cui Chesterton racconta, con gli occhi nuovi del convertito, la bellezza dell’edificio cattolico, “dove tutte le verità si danno appuntamento”.</p>
<p>Prima di approdare al cattolicesimo Chesterton fece sue, almeno simbolicamente, le principali esperienze religiose e ideologiche degli inizi del XX secolo, il secolo delle ideologie. Eccellente conoscitore del mondo protestante in tutte le sue molteplici denominazioni, passò attraverso il socialismo inglese e lo spiritismo, allora molto in voga. Esperienze che gli serviranno per riflettere e giudicare con cognizione di causa, e per concludere che solo la Chiesa di Roma, quella di sempre, contiene al suo interno tutte le schegge di verità (spesso impazzite), che animano ora questo ora quel movimento di pensiero, tanto religioso quanto ideologico. Così nel suo stile brillante e argutamente impertinente, non si da cura di manifestarsi quale dissacratore della modernità: “Io stesso sono un medievalista, nel senso che a mio avviso la vita moderna ha molto da imparare da quella medievale; che le gilde sono un sistema sociale migliore del capitalismo; e che i frati sono molto meno fastidiosi dei filantropi…” (pag. 59).</p>
<p>Partendo dalla sua personale esperienza, Chesterton nota come le conversioni siano una costante del cattolicesimo. C’è sempre qualcuno che, alla fine di un onesto percorso intellettuale, ritrova nel cattolicesimo la verità tutta intera, e non solo la sua piccola scheggia… Non a caso egli stesso s’inserisce in quel flusso di protestanti inglesi, specie anglicani, che a partire dall’800 e quasi ininterrottamente fino ad oggi, hanno abbandonato la Chiesa d’Inghilterra per passare a quella di Roma.</p>
<p>Chesterton fa notare come sia invece difficile, se non impossibile, verificare il contrario: cattolici che decidono di convertirsi all’anglicanesimo o a qualche altra denominazione protestante. Semplicemente non ve ne sono.</p>
<p>Certamente un discorso a parte oggi andrebbe fatto per le sette, ma questo è un campo del tutto nuovo, con implicazioni sociologiche e psicologiche diverse da quelle prese in esame dal grande scrittore inglese.</p>
<p>E i giovani che abbandonano la Chiesa? Già allora, notava Chesterton, essi lo fanno non tanto per abbracciare un altro credo ma per seguire il paganesimo in versione moderna: “<em>La vecchia cantilena razionalista sostiene che è la ragione ad impedire il ritorno dei giovani alla fede, ma è falso: non si tratta più della ragione, quanto piuttosto della passione</em>”. (pag. 103).</p>
<p>Va infine osservato quanto terribilmente profetiche siano in questo saggio, scritto nel 1927, quelle parole di Chesterton, secondo cui ciò che turba i tanti che si avvicinano o che vorrebbero avvicinarsi al cattolicesimo non sono certo le cervellotiche calunnie del mondo (spesso veri e propri cliché: le crociate, l’inquisizione, oggi la pedofilia…), ma piuttosto il modo con cui gli stessi cattolici spiegano e testimoniano la propria fede.</p>
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		<title>BENEDETTO XVI: QUAL E&#8217; IL DANNO MAGGIORE PER LA CHIESA</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 20:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO (29.06.2010):
&#8220;Se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che [...] non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni. Queste, però, malgrado le sofferenze che provocano, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO (29.06.2010):</p>
<p>&#8220;Se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che [...] non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni. Queste, però, malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l’integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto.&#8221;</p>
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		<title>LA CROCE DI GERUSALEMME E LA SUA GENESI</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 08:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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Nella rinnovata galleria della biblioteca provinciale in piazzetta Carducci a Lecce, in concomitanza con l’inaugurazione della mostra storica organizzata dall’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, domenica 20 giugno si è tenuta un’interessante conferenza sul tema “La croce di Gerusalemme e la sua genesi”.
Dopo il saluto dell’arcivescovo di Lecce S.E. Mons. Domenico Dambrosio &#8211; che [...]]]></description>
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<dl id="attachment_4614" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;"><a rel="attachment wp-att-4613" href="http://www.recensioni-storia.it/la-croce-di-gerusalemme-e-la-sua-genesi/croce_potenziata"></a>
<dt class="wp-caption-dt"><a rel="attachment wp-att-4614" href="http://www.recensioni-storia.it/la-croce-di-gerusalemme-e-la-sua-genesi/lychnis-calcedonia"><img class="size-medium wp-image-4614" title="lychnis calcedonia" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/lychnis-calcedonia-300x225.jpg" alt="Lychnis Calcedonia o &quot;Croce di Gerusalemme&quot;" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Lychnis Calcedonia o &quot;Croce di Gerusalemme&quot;</p></div>
<p><img class="size-full wp-image-4613" title="Croce_potenziata" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/Croce_potenziata.jpg" alt="La croce di Gerusalemme" width="239" height="237" /></p>
</dt>
<dd class="wp-caption-dd"><span style="line-height: 19px;"><br />
</span></dd>
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<p>Nella rinnovata galleria della biblioteca provinciale in piazzetta Carducci a Lecce, in concomitanza con l’inaugurazione della mostra storica organizzata dall’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, domenica 20 giugno si è tenuta un’interessante conferenza sul tema “La croce di Gerusalemme e la sua genesi”.</p>
<p>Dopo il saluto dell’arcivescovo di Lecce <strong>S.E. Mons. Domenico Dambrosio</strong> &#8211; che ha definito la mostra uno spaccato di storia che testimonia amore per la Terra Santa e una meravigliosa vetrina che aiuterà a rivedere i giudizi formulati sull’Ordine del Santo Sepolcro -,  in qualità di relatore è intervenuto lo storico nonché ambasciatore dello Stato di Israele presso la Santa Sede <strong>dott. Mordechay Lewy</strong>.</p>
<p>Il dott. Lewy ha fin da principio chiarito le ragioni del suo interesse per l’argomento. Pur essendo ebreo e di religione ebraica, ha nel tempo coltivato gli studi per la storia patria della sua città: Gerusalemme.</p>
<p>Dopo aver illustrato le varie ipotesi storiografiche, il relatore ha ricordato come nella tradizione iconografica cristiana la ripetizione di elementi decorativi su di un piano sia simbolo dell’infinito e viene chiamato “seminato”. Gli elementi che solitamente compongono il seminato sono gigli o croci. La croce di Gerusalemme (illustrata nella fotografia) è dunque un esempio di seminato e, nel pensiero dei cristiani medievali, rinviava direttamente al concetto di infinito e, dunque, di Dio.</p>
<p>In base alla ricostruzione proposta dal Dott. Lewy le origini della croce di Gerusalemme, oltre che al concetto di infinito, vanno individuate nelle cinque piaghe di Gesù. Le cinque croci presenti (le quattro piccole nei quadranti e quella grande al centro) sono simbolo delle 5 piaghe di Cristo, cagionate dai fori alle mani e ai piedi, nonché dallo squarcio della lama al costato.  Un parallelismo che ritroviamo nella liturgia, con i 5 attributi dell’Ostia: pura, santa, immacolata, corpo, sangue… </p>
<p><strong>San Tommaso d’Aquino</strong>, nella sua Summa teologica, parla della devozione alle 5 piaghe di Cristo.</p>
<p>Nel medioevo tale simbologia (5 piaghe/5 croci) trova poi una sua traduzione araldica. Dunque lo stemma cristiano di Gerusalemme rappresenta le 5 ferite di Cristo. Il relatore ha ricordato che nello stemmario di Zurigo, agli inizi del XIV secolo, viene espresso per la prima volta tale parallelo fra le croci e le piaghe di Nostro Signore.</p>
<p>Nella cappella degli Scrovegni affrescata a Padova da <strong>Giotto </strong>(1300-1305) troviamo la croce di Gerusalemme come simbolo della “Militia Christi” celeste.</p>
<p>Nell’isola di Cipro, che per secoli fu l’isola rifugio dei crociati, vi sono numerosissime tracce di croci di Gerusalemme. Dopo la perdita della Terrasanta per mano dei musulmani, il titolo fittizio di Re di Gerusalemme si tramandò attraverso le più illustri famiglie regnanti d’Europa, che sempre vollero includere la croce di Gerusalemme nel proprio emblema.</p>
<p>Fu così che essa campeggiò nei vessilli dei Lusignano, degli Angioini, degli Aragonesi, dei Valois, degli Asburgo, dei Borbone…</p>
<p>La croce di Gerusalemme era ben visibile, ancora nel 1931, nel vessillo dei re di Spagna, prima che anche la monarchia iberica venisse spazzata via dalla Rivoluzione e dalla repubblica.</p>
<p>E oggi? Oggi la croce di Gerusalemme campeggia nella bandiera nazionale di un piccolo Stato dalle antiche e fiere origini cristiane: la Georgia.</p>
<p>E’ il simbolo della Custodia francescana di Terrasanta, del Patriarcato latino di Gerusalemme e dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.</p>
<p>E’ il nome di un bellissimo fiore (nella foto) della Palestina…</p>
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		<title>BENEDETTO XVI: LE RAGIONI DELLA FEDE IN SAN TOMMASO D&#8217;AQUINO</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 05:13:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo di seguito un brano tratto dall&#8217;udienza generale di mercoledì 23 giugno 2010:
&#8220;&#8230;Vorrei proporre qualche esempio del contenuto, semplice, essenziale e convincente, dell’insegnamento di san Tommaso. Nel suo Opuscolo sul Simbolo degli Apostoli egli spiega il valore della fede. Per mezzo di essa, dice, l’anima si unisce a Dio, e si produce come un germoglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4604" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="attachment wp-att-4604" href="http://www.recensioni-storia.it/benedetto-xvi-le-ragioni-della-fede-in-san-tommaso-daquino/minturnob"><img class="size-medium wp-image-4604" title="Minturno" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/Minturnob-200x300.jpg" alt="Castello di Minturno, dove fu ospite nel 1272 San Tommaso d'Aquino" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Castello di Minturno, dove fu ospite nel 1272 San Tommaso d&#39;Aquino</p></div>
<p>Pubblichiamo di seguito un brano tratto dall&#8217;udienza generale di mercoledì 23 giugno 2010:</p>
<p>&#8220;&#8230;Vorrei proporre qualche esempio del contenuto, semplice, essenziale e convincente, dell’insegnamento di san Tommaso. Nel suo Opuscolo sul Simbolo degli Apostoli egli spiega il valore della fede. Per mezzo di essa, dice, l’anima si unisce a Dio, e si produce come un germoglio di vita eterna; la vita riceve un orientamento sicuro, e noi superiamo agevolmente le tentazioni. A chi obietta che la fede è una stoltezza, perché fa credere in qualcosa che non cade sotto l’esperienza dei sensi, san Tommaso offre una risposta molto articolata, e ricorda che questo è un dubbio inconsistente, perché l’intelligenza umana è limitata e non può conoscere tutto. Solo nel caso in cui noi potessimo conoscere perfettamente tutte le cose visibili e invisibili, allora sarebbe un’autentica stoltezza accettare delle verità per pura fede. Del resto, è impossibile vivere, osserva san Tommaso, senza fidarsi dell’esperienza altrui, là dove la personale conoscenza non arriva. È ragionevole dunque prestare fede a Dio che si rivela e alla testimonianza degli Apostoli: essi erano pochi, semplici e poveri, affranti a motivo della Crocifissione del loro Maestro; eppure molte persone sapienti, nobili e ricche si sono convertite in poco tempo all’ascolto della loro predicazione. Si tratta, in effetti, di un fenomeno storicamente prodigioso, a cui difficilmente si può dare altra ragionevole risposta, se non quella dell’incontro degli Apostoli con il Signore Risorto.&#8221;</p>
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		<title>INDIA: LA CHIESA SPERANZA DEI DALIT</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 04:09:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>

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		<description><![CDATA[Dall&#8217;agenzia di stampa ZENIT.org riprendiamo e pubblichiamo:  &#8221;L&#8217;Arcivescovo William D&#8217;Souza, di Patna, nel nord dell&#8217;India, ha sottolineato l&#8217;opera fondamentale dei gruppi legati alla Chiesa per fornire aiuto urgente a centinaia di migliaia di dalit (senza casta), molti dei quali non cristiani, che vivono in estrema povertà, spesso ampiamente tagliati fuori dal resto della società.
Il presule [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4595" href="http://www.recensioni-storia.it/india-la-chiesa-speranza-dei-dalit/dalit"><img class="alignleft size-medium wp-image-4595" title="Dalit" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/Dalit-300x179.jpg" alt="Dalit" width="300" height="179" /></a>Dall&#8217;agenzia di stampa ZENIT.org riprendiamo e pubblichiamo:  &#8221;L&#8217;Arcivescovo William D&#8217;Souza, di Patna, nel nord dell&#8217;India, ha sottolineato l&#8217;opera fondamentale dei gruppi legati alla Chiesa per fornire aiuto urgente a centinaia di migliaia di dalit (senza casta), molti dei quali non cristiani, che vivono in estrema povertà, spesso ampiamente tagliati fuori dal resto della società.</p>
<p>Il presule ha parlato con l&#8217;associazione caritativa cattolica &#8220;Aiuto alla Chiesa che Soffre&#8221; dopo un&#8217;ondata di sentimenti anticristiani in alcune zone dell&#8217;India, diffusa da gruppi nazionalisti indù estremisti che affermano che l&#8217;opera della Chiesa con i poveri è dovuta a un&#8217;agenda nascosta di conversioni di massa.</p>
<p>La violenza anticristiana nel 2007-2008 nello Stato dell&#8217;Orissa, nell&#8217;India orientale, ha portato il Paese a realizzare la portata dell&#8217;odio religioso nella regione, e ha puntato i riflettori sulle leggi anticonversione imposte nell&#8217;ultimo decennio negli Stati di Gujarat, Madhya Pradesh, Chhattisgarh, Himachal Pradesh e Orissa.</p>
<p>Ad ogni modo, l&#8217;Arcivescovo ha sottolineato che la coalizione governativa dello Stato del Bihar ha accettato da tempo l&#8217;opera della Chiesa con i dalit.</p>
<p>Descrivendo la sua Diocesi come &#8220;una Chiesa soprattutto dei dalit&#8221;, il presule ha affermato che &#8220;il Governo apprezza&#8221; gli sforzi ecclesiali.</p>
<p>L&#8217;obiettivo principale della Chiesa, ha commentato, è far uscire la popolazione dall&#8217;estrema povertà, rendendola consapevole dei suoi diritti e favorendo una formazione volta a creare opportunità lavorative.</p>
<p>&#8220;La gente che aiutiamo è molto povera, e non abbiamo le risorse per dare loro tutto ciò di cui hanno bisogno&#8221;, ha detto il presule sottolineando che i dalit rappresentano 45.000 dei 65.000 cattolici della Diocesi.</p>
<p>&#8220;Tutto ciò che cerchiamo di fare è dare loro un raggio di speranza per il futuro &#8211; attraverso l&#8217;assistenza sanitaria e l&#8217;istruzione, e insegnando loro i valori cristiani&#8221;.</p>
<p>I dalit svolgono lavori manuali, pulendo latrine e fogne e portando via la spazzatura.</p>
<p> Anche se nelle città la discriminazione nei loro confronti è diminuita, i rapporti dalle zone rurali indicano che &#8211; in parte per motivi religiosi, in parte per la natura del loro lavoro &#8211; i dalit sono visti come impuri e banditi dai templi indù, dai luoghi di ristorazione, dalle scuole e dai luoghi in cui si va a prendere l&#8217;acqua.</p>
<p> Nell&#8217;Arcidiocesi di Patna, la Chiesa &#8211; comunità sia diocesane che religiose &#8211; ha risposto a questa situazione organizzando una vasta rete di sostegno.</p>
<p>Ci sono 3.000 gruppi di autoaiuto, ognuno con fino a 15 membri, con programmi sui diritti umani, il rafforzamento delle donne, l&#8217;economia domestica e lo sviluppo di capacità organizzative.</p>
<p>&#8220;La maggior parte delle persone con cui lavoriamo non sono cattoliche&#8221;, ha detto il presule.</p>
<p>&#8220;Ci dicono che siamo i loro salvatori. Restano in contatto con noi, ma a causa dei bisogni mutevoli della gente non riusciamo a seguirli continuamente&#8221;.&#8221;</p>
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