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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; CRISTIANITA&#8217;</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>ANCHE L&#8217;INQUISIZIONE HA I SUOI MARTIRI: IL BEATO PIETRO CAMBIANI DA RUFFIA (di Daniele Bolognini)</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 05:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un inquisitore barbaramente ucciso, se è un martire per la Chiesa cattolica, è considerato invece, dai più, la vittima di un fenomeno religioso, politico e sociale, circoscritto a un determinato periodo storico, di cui era evidentemente protagonista. Nati alla fine del XII secolo e, nel corso dei secoli, assai diversi nel loro funzionamento, a seconda degli stati in cui operavano, i tribunali inquisitori dovevano difendere la fede dalle eresie ma sovente erano strumentalizzati dai vari sovrani per il controllo del territorio. D’altra parte anche i protestanti attuarono un sistema di difesa del proprio credo religioso. I fatti sanguinosi che genericamente e superficialmente identificano l’inquisizione in realtà sono stati meno numerosi di ciò che si crede e comunque si devono valutare nel complesso contesto in cui avvennero. Secoli sono passati, oggi sono altre le eresie da arginare, resta però l’esempio di alcuni uomini che si sono immolati, senza compromessi, a difesa dei fondamenti cattolici. I Domenicani, da sempre a capo dell’Inquisizione, spesso etichettati come intransigenti, pagarono in alcuni casi un tributo di sangue. Il Beato Pietro Cambiani è il protomartire degli inquisitori piemontesi: al suo successore, Beato Antonio Pavoni, toccò la stessa sorte, la domenica in Albis del 1374 a Bricherasio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/02/90757.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6828" title="90757" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/02/90757-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un inquisitore barbaramente ucciso, se è un martire per la Chiesa cattolica, è considerato invece, dai più, la vittima di un fenomeno religioso, politico e sociale, circoscritto a un determinato periodo storico, di cui era evidentemente protagonista. Nati alla fine del XII secolo e, nel corso dei secoli, assai diversi nel loro funzionamento, a seconda degli stati in cui operavano, i tribunali inquisitori dovevano difendere la fede dalle eresie ma sovente erano strumentalizzati dai vari sovrani per il controllo del territorio. D’altra parte anche i protestanti attuarono un sistema di difesa del proprio credo religioso. I fatti sanguinosi che genericamente e superficialmente identificano l’inquisizione in realtà sono stati meno numerosi di ciò che si crede e comunque si devono valutare nel complesso contesto in cui avvennero. Secoli sono passati, oggi sono altre le eresie da arginare, resta però l’esempio di alcuni uomini che si sono immolati, senza compromessi, a difesa dei fondamenti cattolici. I Domenicani, da sempre a capo dell’Inquisizione, spesso etichettati come intransigenti, pagarono in alcuni casi un tributo di sangue. Il Beato Pietro Cambiani è il protomartire degli inquisitori piemontesi: al suo successore, Beato Antonio Pavoni, toccò la stessa sorte, la domenica in Albis del 1374 a Bricherasio, come pure al Beato Bartolomeo da Cervere nel 1466.</p>
<p style="text-align: justify;">Pietro, di nobile famiglia, nacque a Ruffia (Cuneo), intorno all’anno 1320. A sedici anni abbandonò gli agi familiari per entrare tra i Domenicani di Savigliano dove studiò brillantemente la Sacra Scrittura, la Teologia e il Diritto. Eccellenti doti umane e dottrinarie gli valsero la fama di grande oratore. Ricercato per i preziosi consigli, il suo nome giunse a Roma, tanto che il Papa lo elesse, nel 1351, inquisitore generale per il Piemonte e la Liguria. Torino, che già assumeva le caratteristiche di una capitale, era la sede del tribunale e Pietro vi si stabilì. Nelle immediate vicinanze dell’antica chiesa di S. Domenico, aveva la sua dimora con annesse alcune stanze adibite a carcere speciale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema più grave per le gerarchie ecclesiastiche era rappresentato dai Valdesi. L’ispiratore era un mercante francese, Pietro Valdo, che nel 1173 aveva rinunciato ai suoi beni per praticare e predicare la povertà. Successivamente il movimento laicale, dividendosi in più correnti, conobbe un rapido sviluppo, raggiungendo anche alcune valli piemontesi. Nati pacificamente, i loro toni degenerarono in attacchi frontali all’autorità ecclesiastica, confutando il potere dei sacerdoti, l’utilità degli edifici di culto e delle indulgenze, negando la venerazione dei santi e il purgatorio. Il Beato Pietro, dotto in scienza e dottrina, conoscendo bene il territorio maggiormente esposto al pericolo, era stato appositamente scelto come inquisitore. Piissimo, zelante nel suo ufficio, instancabile, per quattordici anni operò a Torino, in cui aveva sede il tribunale, e nelle valli della regione. Si spostava a piedi per le strade di montagna, sopportando fatiche enormi. Vista la gravosità del compito, chiedeva forza al Signore, fortificando il proprio spirito con preghiere, penitenze e digiuni. Convertì molti eretici e preservò interi paesi dall’abiura, con un ardore e un impegno eccezionali che però furono causa di molte inimicizie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2 febbraio 1365, celebrata la S. Messa della Presentazione del Signore nella chiesa francescana di Susa, due sconosciuti, probabilmente valdesi giunti dalle Valli di Lanzo, gli chiesero un colloquio appartato. Nel chiostro lo pugnalarono a morte per poi fuggire. L’omicidio suscitò grande emozione anche perché avvenuto in un edificio sacro, un vescovo dovette in seguito purificare il luogo del delitto. I Savoia, a una dura repressione, preferirono aumentare il presidio del territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">La fama del martirio di Pietro Cambiani fu tale che ne parlarono come cosa notissima Papa Gregorio XI nel 1375 e S. Vincenzo Ferreri nel 1403. Qualche tempo dopo la sua morte circolava un’incisione in cui gli assassini erano effigiati come demoni. Il corpo rimase a Susa fino al 7 novembre 1516, quando fu traslato solennemente nella chiesa torinese di S. Domenico. Fu posto <em>in cornu evangeli</em> con un affresco che lo ritraeva, poi scomparso. Oggi le reliquie sono venerate nella navata di sinistra. Papa Pio IX il 4 dicembre 1865, nel quinto centenario della morte, ne confermò il culto. La sua festa, anticamente al 7 novembre, è oggi fissata al 2 febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p>PREGHIERA</p>
<p>Per tuo amore, o Dio, il Beato Pietro da Ruffia</p>
<p>non esitò ad offrirti la propria vita.</p>
<p>Fa che in unione a Cristo anche noi ti offriamo</p>
<p>il sacrificio della nostra esistenza quotidiana.</p>
<p>Per Cristo Nostro Signore, amen.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Saggio  tratto dal sito: <strong>www.santiebeati.it</strong>  - titolo redazionale)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>LE &#8220;FRANTUMAZIONI&#8221; DELLA MADRE: DALLA STATUETTA ALLA STORIA (di Guido Verna &#8211; 2^ parte)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/le-frantumazioni-della-madre-dalla-statuetta-alla-storia-2-parte</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 17:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[                      4. Il legame tra Lepanto, il Rosario e la Madonna è un continuum all’interno della Chiesa. Sarebbe troppo lungo, ancorché facilissimo, dimostrarlo. Ricordo solo una coincidenza. La festa di Maria Ausiliatrice (24 maggio) fu fissata, nel 1815, da Pio VII [1742; 1800-1823], in memoria della battaglia di Lepanto e in ringraziamento alla Madonna perché — come rileva don Roberto Spataro SDB, professore presso l’Università Pontificia Salesiana e già Preside dello Studium Theologicum Salesianum “Saints Peter and Paul” di Gerusalemme — «[…] consapevole del [Suo] intervento […] per liberare la Chiesa e il Papato dalla situazione dolorosa in cui versavano» [RS1] a causa delle persecuzioni napoleoniche, culminate in cinque anni di prigionia dello stesso Papa, lontano da Roma. E proprio in quell’anno, a Dio piacendo, nacque S.Giovanni Bosco [1815-1888], il figlio più devoto di Maria auxilium christianorum e il propagatore più intenso del Suo culto, che fece erigere  a Torino-Valdocco — come monumento di riconoscenza alla Vergine Maria con il titolo di Ausiliatrice — il grande Santuario a Lei dedicato, che sarebbe poi diventato la Chiesa Madre e il centro spirituale dell&#8217;Opera Salesiana nel mondo. Arrivo rapidamente ai giorni “nostri” — [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><strong>                     </strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="right"><strong></strong><strong><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/6-S.Giovanni-Bosco1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6810" title="6 S.Giovanni Bosco1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/6-S.Giovanni-Bosco1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>4.</strong> Il legame tra Lepanto, il Rosario e la Madonna è un <em>continuum</em> all’interno della Chiesa. Sarebbe troppo lungo, ancorché facilissimo, dimostrarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo solo una coincidenza. La festa di Maria Ausiliatrice (24 maggio) fu fissata, nel 1815, da Pio VII [1742; 1800-1823], in memoria della battaglia di Lepanto e in ringraziamento alla Madonna perché — come rileva don Roberto Spataro SDB, professore presso l’Università Pontificia Salesiana e già Preside dello Studium Theologicum Salesianum “Saints Peter and Paul” di Gerusalemme — «[…] <em>consapevole del</em> [Suo] <em>intervento</em> […] <em>per liberare la Chiesa e il Papato dalla situazione dolorosa in cui versavano»</em> [RS1] a causa delle persecuzioni napoleoniche, culminate in cinque anni di prigionia dello stesso Papa, lontano da Roma. E proprio in quell’anno, a Dio piacendo, nacque S.Giovanni Bosco [1815-1888], il figlio più devoto di Maria a<em>uxilium christianorum</em> e il propagatore più intenso del Suo culto, che fece erigere  a Torino-Valdocco — come monumento di riconoscenza alla Vergine Maria con il titolo di Ausiliatrice — il grande Santuario a Lei dedicato, che sarebbe poi diventato la Chiesa Madre e il centro spirituale dell&#8217;Opera Salesiana nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivo rapidamente ai giorni “nostri” — a quei giorni, cioè, in cui la sensibilità di molti cattolici viene stravolta, per modularla sulle frequenze del “politicamente corretto”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/8-Madonna-di-Pompei.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6812" title="8 Madonna di Pompei" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/8-Madonna-di-Pompei-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La <em>Supplica alla Madonna di Pompei</em> (che si recita l&#8217;8 maggio e la prima domenica di ottobre) comincia con l’invocazione all’<em>Augusta Regina delle vittorie</em>, un titolo ? sia detto per inciso ? che, a suo dire, provoca nell’oratore qualche fastidio. Ebbene, il Card Sodano — nell’omelia rivolta ai fedeli l’8 maggio 2002 in occasione della Concelebrazione Eucaristica in onore della Madonna del Rosario, nel Santuario di Pompei — ricordava ancora che: «[…]<em> questo </em>[…] <em>titolo mariano </em>[…]<em> era particolarmente caro al Beato Bartolo Longo, </em>[1841-1926]<em> fondatore di quest&#8217;oasi di preghiera.</em> [Perché]<em> é un titolo che gli ricordava la festa della Madonna del Rosario, istituita dal Papa San Pio V dopo la vittoria di Lepanto nel 1571. In occasione di quella celebre battaglia, la comunità cristiana aveva avvertito una speciale protezione della Madre di Dio, invocata come Aiuto dei cristiani, &#8220;</em>Auxilium christianorum<em>&#8220;</em>» [Link 2].</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5.</strong> Se i principi generali del cattolicesimo fossero ancora ricordati e “vigenti” — ovviamente, nel cuore e nella mente di tanti cattolici “moderni” —, in quanto esposto c’è già evidente la risposta alla possibilità della presunta parzialità della Madonna.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro Dio, ricordo, ha una peculiarità: pur potendo “fare” da solo,  preferisce che il “da fare” gli venga chiesto: “bussate e vi sarà aperto”, “chiedete e vi sarà dato”. In più, un cattolico non immemore ha ben presente anche un altro elemento assolutamente peculiare della nostra religione: la “comunione dei santi”, cioè la possibilità di cumulare le preghiere di tutti indirizzate ad uno scopo specifico, foss’anche “terreno”, e cioè non solo — e questo, se Dio vuole, qualcuno forse lo ricorda ancora — inerente la salvezza di una o di due o di tutte le anime del Purgatorio, comprese quelle di sconosciuti. Un cattolico di fede limpida, per esempio, “capisce” — e perciò ha gratitudine verso di essi e non li considera inutili — il ruolo degli ordini di clausura, la cui unica funzione è pregare e delle cui preghiere ognuno di noi beneficia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso in questione, un cattolico che ha una fede siffatta “capisce” al volo: la Madonna — che ha <em>tutti</em> come figli — ha esaudito però <em>quelli che l’hanno pregata</em>, per di più intensamente e coralmente; ha risposto ad una chiamata di <em>auxilium</em>, considerandola legittima e perciò si è sentita obbligata a rispettare fedelmente le regole del gioco: ha sentito bussare e, come a Cana, ha “costretto” il Figlio ad aprire. Lepanto fu anzitutto una straordinaria preghiera “in comune”, un formidabile esempio di “bussata” collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista degli “oranti” — che conoscevano <em>quelle</em> regole e le praticavano e che, in più, erano umili e non orgogliosi come gli uomini di oggi, presuntuosamente autosufficienti — il grande merito della vittoria è stato perciò attribuito <em>subito</em> all’intercessione di Maria, alla quale, quasi <em>on line, </em>hanno  riconosciuto le funzioni e i titoli  di <em>auxilium christianorum</em> e Madonna delle Vittorie. </p>
<p style="text-align: justify;">Poi, <em>tanti secoli dopo </em>&#8230; si passa alla loro “frantumazione”. E a giustificazione di questa attività demolitoria, spesso ci si serve anche di una accusa ridicola, cioè che la Chiesa avrebbe piegato gli eventi a suo vantaggio, “inventandosi” un <em>impossibile</em> contributo mariano. Mi chiedo, <em>en passant</em>, con quali serenità un cattolico che pensa e che dice queste cose possa continuare a muoversi senza imbarazzi dentro <em>questa</em> Chiesa immaginata “furba”, con santi creduloni e con pontefici che obbligano a preghiere inutili, raccontano storie “costruite” e non verificate  e, per di più, raccontandole, conquistano la gloria degli altari.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi tornano in mente — guardandomi intorno — i “<em>taluni cattolici</em>” mirabilmente descritti più di trent’anni fa da Paolo VI [1897; 1963-1978]: «<em>Taluni si esercitano nell’autocritica, si direbbe perfino nell’autodemolizione</em>» [PVI].</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/10-Santiago-matamoros1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6815" title="10 Santiago matamoros" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/10-Santiago-matamoros1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><strong>6. </strong>L’esercizio di “frantumazione” dell’oratore, purtroppo, non si è limitato a Maria <em>auxilium christianorum</em> ma ha debordato:  subito dopo, infatti, il trattamento è toccato anche a San Giacomo, nella sua versione spagnola. Da quasi 1300 anni, il “povero” figlio di Santa Salome sarebbe stato costretto a subire il titolo di <em>matamoros</em>, attribuitogli impunemente dai combattenti cattolici che durante i sette secoli della <em>Reconquista</em> [722-1492] avevano sempre avuto la sensazione di averlo costantemente al loro fianco.</p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso porterebbe lontano; mi limito, nella nostra prospettiva, a ricordare soltanto questo: fin dall’inizio, oltre a quello di Santiago, questi combattenti “sentirono” anche l’aiuto della Madre celeste. Cominciarono a “sentire” questo <em>auxilium</em> proprio lassù, a Covadonga, quando riuscirono a vincere i mori, in quel piccolo «[…] <em>scontro forse di limitato significato militare, ma di altissimo valore simbolico, giacché, nonostante le tesi minoritarie di alcuni storici, esso segna effettivamente l&#8217;inizio di quel processo di </em>reconquista<em>, destinato a segnare in modo decisivo, per ben quasi otto secoli, la storia della penisola iberica</em>» [MT2].</p>
<p style="text-align: justify;"> Anche lassù, attribuirono la vittoria all’intervento di Maria Vergine, tanto da ritenersi in  dovere di ringraziarLa <em>subito</em> e in modo permanente: il loro condottiero Don Pelayo [690 ca-737] fece, perciò, erigere un altare all’interno di una grotta, da allora chiamata “Cova Dominica” (grotta della Signora).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nuestra Señora de Covadonga </em>è ancora lì, ad aspettare preghiere<em>.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’Europa di oggi, forse, non farebbe male a tenere conto di questa <em>chance.</em></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">(20-11-2011, 2\4, continua)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I CATTOLICI NON POSSONO ACCETTARE OFFESE VOLGARI E CAMPAGNE DI ODIO (Comunicato stampa di Alleanza Cattolica)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 02:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[Il 24 gennaio andrà in scena a Milano al Teatro Parenti lo spettacolo teatrale Sul concetto di volto del figlio di Dio del regista Romeo Castellucci, spettacolo che, per i suoi contenuti, è stato ritenuto gravemente offensivo dalla grande maggioranza dei cattolici. Di fronte alle offese al volto di Cristo – di cui lo spettacolo di Castellucci non è certamente l’unica manifestazione – Alleanza Cattolica recepisce con piena adesione le considerazioni svolte dalla Diocesi di Milano e chiede a sua volta che «sia riconosciuta e rispettata la sensibilità di quanti cittadini milanesi, e non sono certo pochi, vedono nel Volto di Cristo l’Incarnazione di Dio, la pienezza dell’umano e la ragione della propria esistenza». Il rispetto per le opinioni altrui presuppone anzitutto che tali opinioni siano a loro volta rispettose dei valori più profondi ai quali fanno riferimento tante persone e sulla cui base è stata edificata la nostra società. Alleanza Cattolica ritiene che la prima e più appropriata reazione sia la preghiera ed in particolare la preghiera riparatrice ed invita perciò a partecipare alla celebrazione di una santa Messa riparatrice che avrà luogo a Milano, in concomitanza con la prima rappresentazione dell’opera teatrale, martedì 24 gennaio 2012, alle ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/Sul-concetto-di-volto-nel-Figlio-di-Dio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6792" title="Sul-concetto-di-volto-nel-Figlio-di-Dio" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/Sul-concetto-di-volto-nel-Figlio-di-Dio-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il 24 gennaio andrà in scena a Milano al Teatro Parenti lo spettacolo teatrale Sul concetto di volto del figlio di Dio del regista Romeo Castellucci, spettacolo che, per i suoi contenuti, è stato ritenuto gravemente offensivo dalla grande maggioranza dei cattolici.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte alle offese al volto di Cristo – di cui lo spettacolo di Castellucci non è certamente l’unica manifestazione – Alleanza Cattolica recepisce con piena adesione le considerazioni svolte dalla Diocesi di Milano e chiede a sua volta che «sia riconosciuta e rispettata la sensibilità di quanti cittadini milanesi, e non sono certo pochi, vedono nel Volto di Cristo l’Incarnazione di Dio, la pienezza dell’umano e la ragione della propria esistenza».</p>
<p style="text-align: justify;">Il rispetto per le opinioni altrui presuppone anzitutto che tali opinioni siano a loro volta rispettose dei valori più profondi ai quali fanno riferimento tante persone e sulla cui base è stata edificata la nostra società.</p>
<p style="text-align: justify;">Alleanza Cattolica ritiene che la prima e più appropriata reazione sia la preghiera ed in particolare la preghiera riparatrice ed invita perciò a partecipare alla celebrazione di una santa Messa riparatrice che avrà luogo a Milano, in concomitanza con la prima rappresentazione dell’opera teatrale, martedì 24 gennaio 2012, alle ore 21, nella parrocchia di San Pio X, in piazza Leonardo da Vinci. </p>
<p style="text-align: justify;">La S. Messa sarà celebrata anche per affermare il diritto alla libertà e al rispetto dell’identità religiosa e in memoria delle migliaia di cristiani quotidianamente assassinati nel mondo in odio alla Fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Così facendo, si colloca la vicenda del Teatro Parenti (di per sé modesta e mortificante, ma certamente sintomatica di un clima culturale ostile e pericoloso) all’interno di una più complessa e larga opera di attacco, morale e fisico, alla Chiesa e ai cristiani di tutto il mondo. </p>
<p style="text-align: justify;">Calato il sipario, in tutti i sensi, sullo spettacolo di Castellucci, Alleanza Cattolica si augura che l’impegno che in questi giorni sta animando molti cristiani, a difesa della nostra identità, rimanga desto e vigile nel condannare e porre all’attenzione dell’opinione pubblica, la sempre più drammatica e globale strategia diretta a colpire la Chiesa ed i cristiani in ogni parte del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">« Non rendete a nessuno male per male […] Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male » (Lettera ai Romani, cap. 12).</p>
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		<title>C&#8217;E&#8217; UNA FARFALLA DENTRO DI NOI (recensione a cura di David Taglieri)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/ce-una-farfalla-dentro-di-noi-recensione-a-cura-di-david-taglieri</link>
		<comments>http://www.recensioni-storia.it/ce-una-farfalla-dentro-di-noi-recensione-a-cura-di-david-taglieri#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 19:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Sperling & Kupfer]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella crisi che stiamo attraversando, economica, politica, valoriale e anche antropologica, è sempre più difficile parlare di emozioni e sentimenti con parole semplici, sopratutto in una epoca caratterizzata da volgarità, spudoratezza e perdita dell&#8217;interiorità. &#8220;C&#8217;è una farfalla dentro di noi&#8220;, di Paolo Mosca (pagg 141, Edizioni Sperling e Kupfer), rappresenta quel dialogo ininterrortto incominciato con stati d&#8217;animo, fra Mosca scrittore ed il lettore, in una atmosfera particolarmente intima che confonde i due momenti, scrittura e lettura, elevandoli al connubio Pensiero-Azione, per analizzare con genuinità e passione quello che è dentro di noi. L&#8217;Autore sembra prendere per mano il lettore, e con lui incontra i piccoli e grandi problemi della vita di tutti i giorni che ci ricordano al tempo stesso lo stupore della meraviglia e l&#8217;eccezionalità dell&#8217;essere al mondo, così come la quotidianità legata alla routine ed alla ripetizione, momenti che rappresentano esistenza e che non possono essere considerati qualcosa da snobbare. Che fare davanti alle emozioni, esser duri e tirar dritti o lasciarsi coinvolgere, mantenendo però sempre ferme le lezioni della razionalità e del buon senso? Nel mondo la meschinità e le difficoltà create in maniera isterica dall&#8217;uomo stesso cercano di fermare il volo di quella farfalla che si trova al di sopra di ogni creatura, e che proietta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/farfalla.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6776" title="farfalla" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/farfalla-112x150.jpg" alt="" width="112" height="150" /></a>Nella crisi che stiamo attraversando, economica, politica, valoriale e anche antropologica, è sempre più difficile parlare di emozioni e sentimenti con parole semplici, sopratutto in una epoca caratterizzata da volgarità, spudoratezza e perdita dell&#8217;interiorità.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong><em>C&#8217;è una farfalla dentro di noi</em></strong>&#8220;, di Paolo Mosca (pagg 141, Edizioni Sperling e Kupfer), rappresenta quel dialogo ininterrortto incominciato con stati d&#8217;animo, fra Mosca scrittore ed il lettore, in una atmosfera particolarmente intima che confonde i due momenti, scrittura e lettura, elevandoli al connubio Pensiero-Azione, per analizzare con genuinità e passione quello che è dentro di noi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Autore sembra prendere per mano il lettore, e con lui incontra i piccoli e grandi problemi della vita di tutti i giorni che ci ricordano al tempo stesso lo stupore della meraviglia e l&#8217;eccezionalità dell&#8217;essere al mondo, così come la quotidianità legata alla routine ed alla ripetizione, momenti che rappresentano esistenza e che non possono essere considerati qualcosa da snobbare.</p>
<p style="text-align: justify;">Che fare davanti alle emozioni, esser duri e tirar dritti o lasciarsi coinvolgere, mantenendo però sempre ferme le lezioni della razionalità e del buon senso?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mondo la meschinità e le difficoltà create in maniera isterica dall&#8217;uomo stesso cercano di fermare il volo di quella farfalla che si trova al di sopra di ogni creatura, e che proietta bene come figura le aspettative, i desideri, i sogni dell&#8217;animo umano, man mano inquinati dal pensiero corrente, conformista e smaliziato, cinico e strafottente.</p>
<p style="text-align: justify;">La farfalla non si arrende ai venti del pessimismo e resiste con la Fede, che alimenta Grandi Ideali e compiti di alto spessore.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre assecondarla vuol dire virare verso l&#8217;alto i nostri pensieri, trasformare le angoscie in coraggio e in volontà di sacrificio per l&#8217;Invisibile, che diviene poi gioia ed allo stesso tempo grazia; arrivare a dare un senso alla vita a fine giornata.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ottimo Mosca, chiosando, è andato incontro a critiche e feroci polemiche per il suo ottimismo del cuore e della mente, e per i riferimenti alla Fede; lo ricordiamo in alcune puntate del Costanzo Show, trasmissione anni &#8217;90, difendersi con grande classe e signorilità dalle urla e dal becerume dei salotti politicamente corretti, che lo additavano come banale e borghese, sempre in accezione negativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi nutrire sentimenti, esporre pubblicamente simboli di fede, cercare la Verità e difendere il Passato e i Valori è quasi trasgressione.</p>
<p style="text-align: justify;">I capitoli sono brevi ma densi di contenuti in un linguaggio snello e fluido.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio &#8211; premette Mosca &#8211; il suo tentativo vuole essere quello di rendere le parole in note musicali, tutte in <em>maggiore</em>, melodie per conciliare la serenità, la dolcezza interiore, la sofferenza che, ben manovrata, può mutare in gioia ed aiuto per il prossimo. </p>
<p style="text-align: justify;">Non bisogna abbattersi se la vita di ogni giorno suona con note <em>in minore</em> o, come direbbe Morandi, con note stonate, ciò che è impotante è ascoltare ed eseguire il concerto dentro sè stessi, senza aspettare gli applausi, che spesso sono fuorvianti e che con l&#8217;audio comunicano allo spettatore sensazioni di sicurezza finta e mascherata.</p>
<p style="text-align: justify;">E batte quella farfalla le ali nel cielo e nella giostra dei pensieri, batte con forza misteriosa, protegge con delicatezza quel cuore, e va al di là delle scosse elettriche, dei massaggi disperati e disperanti, perché c&#8217;è uno spirito dentro di noi che viene dall&#8217;Assoluto; non siamo solo sangue, corpo, sudore, relazioni, ma soprattutto Anime.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scettici dicono che è stata nostra madre a darci quei battiti; Mosca sostiene che madre è ruolo collaborativo di accoglienza, ricezione e dolcezza, ma il Principio Primo si chiama Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Serve un suono che ne comunichi la Potenza, e la farfalla immagine naturale è una ancella intermediaria che vola sulle nostre spalle e dice di non arrendersi mai&#8230;Voliamo insieme nel concerto di questa alba-orchestra che è luce ed armonia, tante metafore in questo libro che rende pensieri poesia e viceversa, il sole dirige gli strumenti sul podio rosso papavero, le nuvole violini, il vento è continuazione, il pianoforte si fa arpa e devia il presente ed il futuro sulla rotta del passato.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rinascere mai morire</em> è il capitolo dedicato all&#8217;amicizia. Gianni Caiafa è un amico di lunga data dell&#8217;autore: spalla di comici napoletani, ha sempre vissuto di riflesso, come direbbe qualcuno, una vita da mediano.</p>
<p style="text-align: justify;">Improvvisamente viene colpito da ictus, per 15 giorni consecutivi Mosca lo cerca per avere notizie dalla moglie, poi un giorno lo raggiunge una chiamata - Ti passo mio marito -.</p>
<p style="text-align: justify;">E lui &#8211; ti voglio bene &#8211; a ripetizione, diceva quello soltanto, un bambino rinato, una seconda vita; la mente riflette su una minuscola vena che fa tornare bambini, incoscienza che parla la lingua dell&#8217;essenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la società è finito, per la moglie, gli amici e per chi lo ama è un vecchio bambino, miracolo di Dio e dell&#8217;esistenza: bisogna tornare bambini non per demenza, giovanilismo o incidenti, ma nel cuore e nei progetti, nella purezza e nella meraviglia.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi i viaggi: è bello spostarsi, conoscere nuove realtà; ma non condividerli con la nostra farfalla che ci svolazza facendo riconsiderare noi stessi e il Mondo, è come viaggiare a metà.</p>
<p style="text-align: justify;">Viaggia poco Mosca, ma viaggia per Roma, i vicoli, le piazze, gli anfratti, la Roma sparita ignorata dal classico turista intelligente e anche un pò cafone; anche qui la farfalla è intorno a noi e mostra le meraviglie dei paesaggi e della impareggiabile arte capitolina.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione la pubblica professione della fede cattolica durante una apparizione televisiva, fischiata, oggetto di smorfie e diffidenza, gli procurò allontanamenti dalle terrazze della Roma bene, bollato come fanatico e presuntuoso.</p>
<p style="text-align: justify;">E se si fosse proclamato appartenente ad altra religione, si domanda?</p>
<p style="text-align: justify;">E tutto perchè parlando di attualità lo scrittore lombardo aveva osato una allegoria con il Vangelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Biosgna salvare quella farfalla che è dentro di noi, ognuno ne ha una nel cuore, aprire la porta e lasciarle spiccare il volo verso l&#8217;Infinito è un antidoto contro il Pessimismo, e un passetto verso la Felicità.</p>
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		<title>RIFORMA NELLA CONTINUITA&#8217;. VATICANO II E ANTICONCILIARISMO</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 05:28:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Sugarco]]></category>

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		<description><![CDATA[In un discorso ormai divenuto famoso, del 22 dicembre 2005, Benedetto XVI ha visto nell&#8217;interpretazione del Concilio ecumenico Vaticano II e nella lotta tra due ermeneutiche contrapposte &#8211; quella della discontinuità e della rottura   e quella della riforma, del rinnovamento nella continuità dell&#8217;unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato &#8211; uno dei principali problemi del nostro tempo. Secondo l&#8217;ermeneutica della rottura &#8211; che ha goduto spesso della simpatia dei mass media e anche di una parte della teologia moderna &#8211; con il Concilio ha avuto inizio una nuova Chiesa, relegando quella del passato fra i rottami della storia. In realtà quello che il Concilio ha inteso fare è una riforma, in cui il passato continua ad essere rispettato ed amato, e l&#8217;immutabile deposito della fede, cioè il Vangelo, viene riproposto in modo rinnovato, purificato ed arricchito nella sua comprensione e formulazione. Alcuni, però, in gran parte scandalizzati dall&#8217;arbitrario predominio dell&#8217;ermeneutica della discontinuità, spesso accompagnato da una retorica altisonante, prepotente e vuota, hanno reagito interpretando ogni novità conciliare come una rottura con la Tradizione nella Chiesa, giungendo così ad un aperto anticonciliarismo, come lo stesso Papa ha definito questa reazione speculare e sbagliata (Auronzo di Cadore, 24 luglio 2007). Don Pietro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/Cantoni.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6760" title="Cantoni" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/Cantoni-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In un discorso ormai divenuto famoso, del 22 dicembre 2005, Benedetto XVI ha visto nell&#8217;interpretazione del Concilio ecumenico Vaticano II e nella lotta tra due ermeneutiche contrapposte &#8211; quella della <em>discontinuità e della rottur</em>a   e quella <em>della riforma, del rinnovamento nella continuità dell&#8217;unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha <span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"><em>donato &#8211; </em>uno dei principali problemi del nostro tempo. Secondo l&#8217;ermeneutica della rottura &#8211; che ha goduto spesso della simpatia dei mass media e anche di una parte della teologia moderna &#8211; con il Concilio ha avuto inizio una nuova Chiesa, relegando quella del passato fra i rottami della storia.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">In realtà quello che il Concilio ha inteso fare è una riforma, in cui il passato continua ad essere rispettato ed amato, e l&#8217;immutabile deposito della fede, cioè il Vangelo, viene riproposto in modo rinnovato, purificato ed arricchito nella sua comprensione e formulazione. Alcuni, però, in gran parte scandalizzati dall&#8217;arbitrario predominio dell&#8217;ermeneutica della discontinuità, spesso accompagnato da una retorica altisonante, prepotente e vuota, hanno reagito interpretando ogni novità conciliare come una rottura con la Tradizione nella Chiesa, giungendo così ad un aperto <em>anticonciliarismo, </em>come lo stesso Papa ha definito<em> </em>questa reazione speculare e sbagliata (Auronzo di Cadore, 24 luglio 2007).</p>
<p style="text-align: justify;">Don Pietro Cantoni, sacerdote della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli e teologo, affronta questo argomento, spesso accostato solo in modo passionale e sentimentale, con il distacco e l&#8217;oggettività di una teologia che vuole essere fedele alla Parola di Dio, al magistero della Chiesa e alla metafisica classica.</p>
<p style="text-align: justify;">Don Pietro Cantoni raccoglie tali studi in un recente volume edito da Sugarco (Milano, 2011, pagg. 153): &#8220;<em>Riforma nella continuità. Vaticano II e anticonciliarismo</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Che un Concilio ecumenico non chiuda ma apra delle discussioni, che ci voglia tempo, fatica e sacrificio perché il senso vero ed autentico dei suoi documenti venga recepito e tradotto in pratica non stupisce chi conosce la lunga, tormentata ma sempre affascinante storia della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Come bene ha chiosato Ralph McInerny, una cosa è certa: &#8220;Ciò che rende valido il Vaticano II è ciò che rende valido il Vaticano I, il Concilio di Trento e ogni altro Concilio&#8221; e  &#8221;accettare un Concilio equivale ad accettarli tutti; rifiutarne uno equivale a rifiutarli tutti&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>IL SIGNORE DEGLI ANELLI E LA CRISI ECONOMICA (di Alessandro Pagano)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 07:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;immortale romanzo di John Tolkien, che in questi giorni verrà proposto anche al cinema con il 4°episodio forse ci può spiegare come affrontare l&#8217;attuale momento. Sta per uscire nelle sale cinematografiche l&#8217;ultimo film di Peter Jackson, &#8220;Hobbit: un Viaggio Inaspettato&#8221; prologo del Signore degli Anelli, il capolavoro di John Ronald Reuel Tolkien. Il Signore degli Anelli come tutti sanno è una delle maggiori opere della letteratura mondiale, oltre che uno dei romanzi più letti come confermano le oltre 100 milioni di copie vendute in oltre 30 lingue diverse. Anche i 3 film precedenti (La Compagnia dell&#8217;Anello, le Due Torri e il Ritorno del Re) hanno confermato un successo fuori dal comune e il 4° episodio (che poi nell&#8217;idea di Tolkien era il prologo) si appresta ad eguagliare analogo successo di pubblico e di critica. Il film esce in un momento particolare, nel mezzo di una guerra finanziaria planetaria che è figlia di una crisi antropologica e di valori; mi è capitato di cogliere in coloro che apprezzano Tolkien, una certa attesa per la visione del film, quasi che oltre al divertimento si voglia cogliere anche una chiave di lettura dei tempi attuali. Premetto: come ogni storia che si rispetti anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/hobbit-un-viaggio-inaspettato.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6742" title="hobbit un viaggio inaspettato" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/hobbit-un-viaggio-inaspettato-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;immortale romanzo di John Tolkien, che in questi giorni verrà proposto anche al cinema con il 4°episodio forse ci può spiegare come affrontare l&#8217;attuale momento. Sta per uscire nelle sale cinematografiche l&#8217;ultimo film di Peter Jackson, &#8220;Hobbit: un Viaggio Inaspettato&#8221; prologo del Signore degli Anelli, il capolavoro di John Ronald Reuel Tolkien.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Signore degli Anelli come tutti sanno è una delle maggiori opere della letteratura mondiale, oltre che uno dei romanzi più letti come confermano le oltre 100 milioni di copie vendute in oltre 30 lingue diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i 3 film precedenti (La Compagnia dell&#8217;Anello, le Due Torri e il Ritorno del Re) hanno confermato un successo fuori dal comune e il 4° episodio (che poi nell&#8217;idea di Tolkien era il prologo) si appresta ad eguagliare analogo successo di pubblico e di critica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film esce in un momento particolare, nel mezzo di una guerra finanziaria planetaria che è figlia di una crisi antropologica e di valori; mi è capitato di cogliere in coloro che apprezzano Tolkien, una certa attesa per la visione del film, quasi che oltre al divertimento si voglia cogliere anche una chiave di lettura dei tempi attuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Premetto: come ogni storia che si rispetti anche il Signore degli Anelli è una storia che finisce bene, nel senso che il bene vince sul male. Ma il libro non è la storia infinita della lotta del bene contro il male, o per lo meno non è solo questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Signore degli Anelli è la storia dell&#8217;umanità che da sempre, per raggiungere il fine che si è dato deve passare attraverso tante prove e deve superare tante difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Per capirci, tutti i personaggi che segnano la storia in positivo di questo libro compiono un loro sacrificio personale che però non è un gesto fine a se stesso e senza prospettiva. Grazie infatti alla loro offerta molti personaggi (Aragon, Frodo, Gandalf e tanti altri) riescono in un modo o nell&#8217;altro nella loro missione.</p>
<p style="text-align: justify;">E la cosa incredibile è che, dopo il loro sacrificio (che poi è il gesto di massimo amore verso qualcun&#8217;altro), dopo aver rinunciato alle loro ambizioni, alle loro mete ideali, persino alla loro vita come nel caso di Gandalf, insomma dopo aver rinunciato a tutto, essi diventano &#8220;grandissimi&#8221;, cioè ottengono più di ciò per che avrebbero sperato; quasi una ricompensa del Destino verso chi si è donato per gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro, come il film, non è religioso, anzi la religione non si vede nemmeno con il binocolo, ma il senso della storia è però autenticamente cristiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta capire il ruolo che svolge la Provvidenza, la quale interviene nel momento in cui i protagonisti della storia avevano fatto tutto ciò che era nelle loro possibilità e pur non di meno stavano per fallire per mancanza di forze. Invece a quel punto interviene un qualcosa di inaspettato e incredibile, un &#8220;Impossibile&#8221; che salva la situazione e che fa soccombere il Male. E&#8217; un &#8220;Impossibile&#8221; che però non arriva per caso visto che era stato ricercato, sudato, invocato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel romanzo è bellissimo osservare e interiorizzare il combattimento interiore e la libertà con cui ognuno liberamente sceglie da quale parte stare. Così come troneggia in ogni descrizione il progetto che il Creatore ha su ognuno dei personaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Personaggi che sono coscienti dei loro limiti ma che sono permeati da quel senso dell&#8217;Onore e della Responsabilità che li porta a decidere di dare tutto, pur di contribuire al Bene.</p>
<p style="text-align: justify;">E tutto ciò il mitico Gandalf verso la fine dell&#8217;opera lo spiega bene: &#8220;Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo, terra sana e pulita da coltivare. Ma il tempo che avranno non dipende da noi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questa riflessione, vi lascio augurandovi un 2012 pieno di pace e speranza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>BENEDETTO XVI: E&#8217; IN FAMIGLIA CHE SI IMPARA A PREGARE E A PERCEPIRE IL SENSO DI DIO</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 11:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La famiglia è Chiesa domestica e deve essere la prima scuola di preghiera. Nella famiglia i bambini, fin dalla più tenera età, possono imparare a percepire il senso di Dio, grazie all’insegnamento e all’esempio dei genitori: vivere in un’atmosfera segnata dalla presenza di Dio. Un’educazione autenticamente cristiana non può prescindere dall’esperienza della preghiera. Se non si impara a pregare in famiglia, sarà poi difficile riuscire a colmare questo vuoto. E, pertanto, vorrei rivolgere a voi l’invito a riscoprire la bellezza di pregare assieme come famiglia alla scuola della Santa Famiglia di Nazaret. E così divenire realmente un cuor solo e un’anima sola, una vera famiglia.&#8221; Benedetto XVI &#8211; Udienza generale 28.12.2011]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/ABA.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6726" title="ABA" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/ABA-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>&#8220;La famiglia è Chiesa domestica e deve essere la prima scuola di preghiera. Nella famiglia i bambini, fin dalla più tenera età, possono imparare a percepire il senso di Dio, grazie all’insegnamento e all’esempio dei genitori: vivere in un’atmosfera segnata dalla presenza di Dio. Un’educazione autenticamente cristiana non può prescindere dall’esperienza della preghiera. Se non si impara a pregare in famiglia, sarà poi difficile riuscire a colmare questo vuoto. E, pertanto, vorrei rivolgere a voi l’invito a riscoprire la bellezza di pregare assieme come famiglia alla scuola della Santa Famiglia di Nazaret. E così divenire realmente un cuor solo e un’anima sola, una vera famiglia.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto XVI &#8211; Udienza generale 28.12.2011</p>
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		<title>LE &#8220;FRANTUMAZIONI&#8221; DELLA MADRE: DALLA STATUETTA ALLA STORIA (di Guido Verna)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/le-frantumazioni-della-madre-dalla-statuetta-alla-storia-di-guido-verna</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 07:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[1. Dopo gli atti sacrileghi perpetrati agli “indignados” contro una statuetta della Madonna di Lourdes e un Crocifisso — a Roma, in Via Merulana, durante la manifestazione del 15 ottobre scorso —, mi aveva molto sorpreso e amareggiato la sordina posta sull’episodio dalla gran parte del mondo cattolico, che, in alcuni casi, mi pareva addirittura quasi infastidita da chi volesse riflettere un po’ sull’episodio, fosse solo per una preghiera di riparazione. Il rischio  temuto, forse, era che si potesse risalire ad una cultura “genitrice” che, per le contingenze del momento, era meglio non toccare. Ma qualche giorno fa — partecipando alla presentazione di un libro sulle Monarchie cattoliche degli Asburgo — ho assistito, attonito, ad una nuova “frantumazione” della Madonna (e non solo), forse non meno grave della precedente: se nel primo caso, infatti, la violenza si è esercitata fisicamente, con un calcione alla statuetta di gesso da parte di non credenti furibondi, questa volta è stata praticata “culturalmente”, “scientificamente” e con calma, da parte di un “credente” non proprio di ultima fila, un signore acculturato, insegnante di religione, per di più con un posto di rilievo pubblico nell’Azione Cattolica diocesana (per inciso: l’assenza di nomi e di riferimenti geografici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/1-MADONNA-VIA-MERULANA.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6715" title="1 MADONNA VIA MERULANA" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/1-MADONNA-VIA-MERULANA-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>1.</strong> Dopo gli atti sacrileghi perpetrati agli “<em>indignados</em>” contro una statuetta della Madonna di Lourdes e un Crocifisso — a Roma, in Via Merulana, durante la manifestazione del 15 ottobre scorso —, mi aveva molto sorpreso e amareggiato la sordina posta sull’episodio dalla gran parte del mondo cattolico, che, in alcuni casi, mi pareva addirittura quasi infastidita da chi volesse riflettere un po’ sull’episodio, fosse solo per una preghiera di riparazione. Il rischio  temuto, forse, era che si potesse risalire ad una cultura “genitrice” che, per le contingenze del momento, era meglio non toccare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma qualche giorno fa — partecipando alla presentazione di un libro sulle Monarchie cattoliche degli Asburgo — ho assistito, attonito, ad una nuova “frantumazione” della Madonna (e non solo), forse non meno grave della precedente: se nel primo caso, infatti, la violenza si è esercitata fisicamente, con un calcione alla statuetta di gesso da parte di non credenti furibondi, questa volta è stata praticata “culturalmente”, “scientificamente” e con calma, da parte di un “credente” non proprio di ultima fila, un signore acculturato, insegnante di religione, per di più con un posto di rilievo pubblico nell’Azione Cattolica diocesana (per inciso: l’assenza di nomi e di riferimenti geografici e temporali non è casuale o maliziosa, ma voluta, perché quanto dirò vuole avere valenza generale, con i personaggi e le loro tesi assumibili come modelli).</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2.</strong> La presentazione del volume, coordinata da un noto giornalista, dopo i saluti dell’Assessore ospitante, iniziava con l’intervento di un sacerdote — un ampio <em>excursus</em> storico per inquadrare il XVI secolo —, al termine del quale esternavo alla persona seduta vicino a me la piacevole meraviglia per il fatto che nessuno, fin a quel momento, avesse “sparato” sul cattolicesimo e sulla Chiesa. Ma questa sensazione di piacevolezza  era destinata ad avere vita breve, cioè fino all’intervento successivo del dirigente dell’Azione  Cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/2-Ferdinando-e-Isabella2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6717" title="2 Ferdinando e Isabella2" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/2-Ferdinando-e-Isabella2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il suo <em>incipit</em> era già ampiamente chiarificatore: confessava <em>coram populo</em> che il termine cattolico vicino a Monarchia o anche solo a governanti gli procurava qualche fastidio. E fin qui, nessuna sorpresa: abituati come sono a considerare “uomini politici cattolici” Moro o Andreotti o Scalfaro o, più correntemente, la Bindi, comprendo perfettamente come  i “cattolici democratici”  possano avere difficoltà con Carlo Magno o Carlo V o Ferdinando II e Isabella di Castiglia (ai quali ultimi, peraltro, il titolo di re cattolici fu attribuito dal Papa Alessandro VI).</p>
<p style="text-align: justify;">La comprensione, però, cessava di fare da filtro attenuatore subito dopo, quando l’oratore negava il sostegno della Madonna per la vittoria di Lepanto, utilizzando lo schema seguente: la Madonna — considerando “tutti” figli allo stesso modo — non può schierarsi a protezione “solo” dei cattolici.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la condivisione di questo schema da parte del giornalista era comprensibile —giacché, per quello che sapevo, la sua matrice culturale era in qualche misura radicale, quindi, presumibilmente, almeno areligiosa —, il medesimo atteggiamento “culturale” da parte del rappresentante dell’Azione Cattolica mi pareva invece una mancanza grave, meritevole di molte riflessioni, sollecitate ancora di più da una sorprendente coincidenza personale: aver riscontrato, appena qualche giorno prima, durante un viaggio in Terra Santa, la medesima tesi enunciata da una guida dell’Opera Romana Pellegrinaggi e da un volontario dell’Unitalsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/3-Carlomagno.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6718" title="3 Carlomagno" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/3-Carlomagno-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Si trattava, dunque, di un corrosivo “giro mentale” ormai diffuso anche “dentro” il mondo cattolico, che in teoria avrebbe dovuto invece risultarne immune.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3.</strong> In una prospettiva di “ricomposizione dei frantumi”, mi avvicino anzitutto alla battaglia di Lepanto, utilizzando la sua “piccola” storia, dal momento che, in vista di tale  obbiettivo, quella “grande” [cfr MT1] ritengo che interessi meno.</p>
<p style="text-align: justify;">La “piccola” storia racconta della corona del rosario data a tutti i combattenti. Dello stendardo benedetto dal Papa S.Pio V [1504; 1566-1572] — raffigurante Gesù crocifisso tra S.Pietro e S.Paolo,  su cui «[…] <em>erano ricamate le parole del primo inno di battaglia cristiano </em>“In hoc signo vinces”» [AL1, p.225], dipinto da un artista di Sermoneta e conservato a Gaeta — fatto spiegare da Don Giovanni d’Austria [1629-1679] sulla <em>Real</em>, la nave ammiraglia. Della recita in comune delle preghiere. Della Santa Messa prima della battaglia. E, soprattutto, del comportamento di S.Pio V, quando — alle 5 del pomeriggio di quel 7 ottobre 1571, testimoni tutti i suoi collaboratori presenti — interruppe improvvisamente, come folgorato, le sue attività: aveva misteriosamente “sentito” la vittoria della flotta cristiana! E senza il minimo indugio, dopo aver comunicato agli astanti la straordinaria notizia, li invitò a seguirlo in cappella per ringraziare Dio e Sua madre dell’aiuto ricevuto in battaglia dall’esercito cristiano — ma, forse, anche per la tempestività del “messaggio celeste”. </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/4-stendardo-di-lepanto-restaurato-GAETA.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6719" title="4 stendardo di lepanto restaurato GAETA" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/4-stendardo-di-lepanto-restaurato-GAETA-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>S.Pio V aveva affidato al Rosario e alla Madonna la protezione della flotta cattolica. Nessuno, perciò, poteva “sapere” meglio e più di lui: se ritenne di attribuire la vittoria all’intercessione della Madre; se volle aggiungere, nelle Litanie Lauretane (che recitiamo ancora oggi), anche l’invocazione alla Sua funzione di <em>auxilium christianorum</em>; se stabilì il 7 ottobre la festa per nostra Signora della Vittoria; ebbene, penso che tutto ciò, per un cattolico in “buona fede” — cioè con fede limpida, “infantile”, non turbata da pregiudizi ideologici —, dovrebbe essere più che sufficiente per non avere dubbi e soprattutto per sentire il dovere di non alimentarli prubblicamente. Aggiungo che Pio V divenne santo. E non certo <em>malgrado</em> questo, bensì certamente <em>anche</em> per questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli stessi combattenti — chi può essere più “sensibile” di loro? — avvertirono la forza dell’<em>auxilium</em> e, quindi, l’obbligo di ringraziare Maria. Come fece subito il principe Marcantonio Colonna [1535-1584], che, sbarcato a Porto Recanati con molti dei 12.000 galeotti cristiani liberati, si recò in pellegrinaggio con loro «[…] <em>al Santuario dei Loreto, dove vennero consegnate le catene della schiavitù, dalle quali vennero ricavate le cancellate in ferro battuto che oggi cingono le cappelle interne</em>» [AL1, p.225]. O come ritenne di dover fare il Senato veneziano quando sul grande quadro che commemorava la battaglia di Lepanto, nella sala delle adunanze del Palazzo Ducale, fece scrivere quella frase che per secoli ha identificato il senso profondo di tale battaglia: “<em>Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/5-S.PIO-V.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6720" title="5  S.PIO V" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/5-S.PIO-V-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nel Martirologio romano il 7 ottobre si celebra la Beata Vergine Maria del Rosario, con questa premessa esplicativa «<em>Questa memoria Mariana di origine devozionale si collega con la vittoria di Lepanto (1571), che arrestò la grande espansione dell&#8217;impero ottomano. San Pio V attribuì quello storico evento alla preghiera che il popolo cristiano aveva indirizzato alla Vergine nella forma del Rosario</em>. (Mess. Rom.)». Lo scrittore cattolico Piero Bargellini [1897-1980] nel suo commento ricorda che «<em>la celebrazione </em>[di questa] <em>festività </em>[…]<em>, istituita da S.Pio V per commemorare la vittoria riportata nel 1571 a Lepanto contro la flotta turca (inizialmente si diceva &#8220;S. Maria della Vittoria&#8221;), il giorno 7 ottobre, che in quell&#8217;anno cadeva di domenica, venne estesa nel 1716 alla Chiesa universale, e fissata definitivamente al 7 ottobre da S. Pio X </em>[1835; 1903-1914] <em> nel 1913</em>».</p>
<p>(20-11-2011, 1\4, continua)</p>
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		<title>BENEDETTO XVI AGLI UNIVERSITARI: CONIUGARE FEDE E CULTURA PER COSTRUIRE LA CITTA&#8217; DELL&#8217;UOMO</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 06:22:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;«Siate costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore» (Gc 5,7). Con queste parole l’Apostolo Giacomo ci indica l’atteggiamento interiore per prepararci ad ascoltare e accogliere di nuovo l’annuncio della nascita del Redentore nella grotta di Betlemme, mistero ineffabile di luce, di amore e di grazia. A voi, cari universitari di Roma, che ho la gioia di incontrare in questo tradizionale appuntamento, rivolgo con affetto il mio saluto: vi accolgo in prossimità del Santo Natale, con i vostri desideri, le vostre attese, le vostre preoccupazioni; e saluto anche le comunità accademiche che voi rappresentate. Ringrazio il Magnifico Rettore, Prof. Massimo Egidi, per le cortesi parole che mi ha indirizzato a nome di tutti voi, e con le quali ha evidenziato la delicata missione del professore universitario. Saluto con viva cordialità il Ministro per l’Università, Prof. Francesco Profumo, e le autorità accademiche dei vari Atenei. Cari amici, san Giacomo esorta ad imitare l’agricoltore, che «aspetta con costanza il prezioso frutto della terra» (Gc 5,7). A voi che vivete nel cuore dell’ambiente culturale e sociale del nostro tempo, che sperimentate le nuove e sempre più raffinate tecnologie, che siete protagonisti di un dinamismo storico che talvolta sembra travolgente, l’invito dell’Apostolo può sembrare anacronistico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/UNIVERSITARI.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6673" title="UNIVERSITARI" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/UNIVERSITARI-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>&#8220;«Siate costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore» (Gc 5,7).</p>
<p style="text-align: justify;">Con queste parole l’Apostolo Giacomo ci indica l’atteggiamento interiore per prepararci ad ascoltare e accogliere di nuovo l’annuncio della nascita del Redentore nella grotta di Betlemme, mistero ineffabile di luce, di amore e di grazia.</p>
<p style="text-align: justify;">A voi, cari universitari di Roma, che ho la gioia di incontrare in questo tradizionale appuntamento, rivolgo con affetto il mio saluto: vi accolgo in prossimità del Santo Natale, con i vostri desideri, le vostre attese, le vostre preoccupazioni; e saluto anche le comunità accademiche che voi rappresentate. Ringrazio il Magnifico Rettore, Prof. Massimo Egidi, per le cortesi parole che mi ha indirizzato a nome di tutti voi, e con le quali ha evidenziato la delicata missione del professore universitario. Saluto con viva cordialità il Ministro per l’Università, Prof. Francesco Profumo, e le autorità accademiche dei vari Atenei.</p>
<p style="text-align: justify;">Cari amici, san Giacomo esorta ad imitare l’agricoltore, che «aspetta con costanza il prezioso frutto della terra» (Gc 5,7).</p>
<p style="text-align: justify;">A voi che vivete nel cuore dell’ambiente culturale e sociale del nostro tempo, che sperimentate le nuove e sempre più raffinate tecnologie, che siete protagonisti di un dinamismo storico che talvolta sembra travolgente, l’invito dell’Apostolo può sembrare anacronistico, quasi un invito ad uscire dalla storia, a non desiderare di vedere i frutti del vostro lavoro, della vostra ricerca. Ma è proprio così? L’invito all’attesa di Dio è proprio fuori tempo? E ancora più radicalmente potremmo chiederci: cosa significa per me il Natale; è davvero importante per la mia esistenza, per la costruzione della società? Sono molte, nella nostra epoca, le persone, specialmente quelle che voi incontrate nelle aule universitarie, che danno voce alla domanda se dobbiamo attendere qualcosa o qualcuno; se dobbiamo attendere un altro messia, un altro dio; se vale la pena di fidarci di quel Bambino che nella notte di Natale troveremo nella mangiatoia tra Maria e Giuseppe.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esortazione dell’Apostolo alla paziente costanza, che nel nostro tempo potrebbe lasciare un po’ perplessi, è in realtà la via per accogliere in profondità la questione di Dio, il senso che ha nella vita e nella storia, perché proprio nella pazienza, nella fedeltà e nella costanza della ricerca di Dio, dell’apertura a Lui, Egli rivela il suo Volto. Non abbiamo bisogno di un dio generico, indefinito, ma del Dio vivo e vero, che apra l’orizzonte del futuro dell’uomo ad una prospettiva di ferma e sicura speranza, una speranza ricca di eternità e che permetta di affrontare con coraggio il presente in tutti i suoi aspetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma dovremmo chiederci allora: dove trova la mia ricerca il vero Volto di questo Dio? O meglio ancora: dove Dio stesso mi viene incontro mostrandomi il suo Volto, rivelandomi il suo mistero, entrando nella mia storia?</p>
<p style="text-align: justify;">Cari amici, l’invito di san Giacomo «Siate costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore» ci ricorda che la certezza della grande speranza del mondo ci è donata e che non siamo soli e non siamo noi da soli a costruire la storia. Dio non è lontano dall’uomo, ma si è chinato su di lui e si è fatto carne (Gv 1,14), perché l’uomo comprenda dove risiede il solido fondamento di tutto, il compimento delle sue aspirazioni più profonde: in Cristo (cfr Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 10).</p>
<p style="text-align: justify;">La pazienza è la virtù di coloro che si affidano a questa presenza nella storia, che non si lasciano vincere dalla tentazione di riporre tutta la speranza nell’immediato, in prospettive puramente orizzontali, in progetti tecnicamente perfetti, ma lontani dalla realtà più profonda, quella che dona la dignità più alta alla persona umana: la dimensione trascendente, l’essere creatura ad immagine e somiglianza di Dio, il portare nel cuore il desiderio di elevarsi a Lui.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è, però, un altro aspetto che vorrei sottolineare questa sera. San Giacomo ci ha detto: «Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza» (5,7). Dio, nell’incarnazione del Verbo, nell’incarnazione del suo Figlio, ha sperimentato il tempo dell’uomo, della sua crescita, del suo farsi nella storia. Quel Bambino è il segno della pazienza di Dio, che per primo è paziente, costante, fedele al suo amore verso di noi; Lui è il vero “agricoltore” della storia, che sa attendere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Quante volte gli uomini hanno tentato di costruire il mondo da soli, senza o contro Dio! Il risultato è segnato dal dramma di ideologie che, alla fine, si sono dimostrate contro l’uomo e la sua dignità profonda</em></strong>. La costanza paziente nella costruzione della storia, sia a livello personale che comunitario, non si identifica con la tradizionale virtù della prudenza, di cui certamente si ha bisogno, ma è qualcosa di più grande e più complesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Essere costanti e pazienti significa imparare a costruire la storia insieme con Dio, perché solo edificando su di Lui e con Lui la costruzione è ben fondata, non strumentalizzata per fini ideologici, ma veramente degna dell’uomo.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Questa sera riaccendiamo, allora, in modo ancora più luminoso la speranza nei nostri cuori, perché la Parola di Dio ci ricorda che la venuta del Signore è vicina, anzi il Signore è con noi ed è possibile costruire con Lui. Nella grotta di Betlemme la solitudine dell’uomo è vinta, la nostra esistenza non è più abbandonata alle forze impersonali dei processi naturali e storici, la nostra casa può essere costruita sulla roccia: noi possiamo progettare la nostra storia, la storia dell’umanità non nell’utopia ma nella certezza che il Dio di Gesù Cristo è presente e ci accompagna.</p>
<p style="text-align: justify;">Cari amici universitari, corriamo con gioia verso Betlemme, accogliamo tra le nostre braccia il Bambino che Maria e Giuseppe ci presenteranno. Ripartiamo da Lui e con Lui, affrontando tutte le difficoltà. A ciascuno di voi il Signore chiede di collaborare alla costruzione della città dell’uomo, coniugando in modo serio e appassionato fede e cultura. Per questo vi invito a cercare sempre, con paziente costanza, il vero Volto di Dio, aiutati dal cammino pastorale che vi viene proposto in questo anno accademico. Cercare il Volto di Dio è l’aspirazione profonda del nostro cuore ed è anche la risposta alla questione fondamentale che va emergendo sempre di nuovo anche nella società contemporanea. Voi, cari amici universitari, sapete che la Chiesa di Roma, con la guida saggia e premurosa del Cardinale Vicario e dei vostri Cappellani, vi è vicina. Ringraziamo il Signore perché, come è stato ricordato, vent’anni or sono, il beato Giovanni Paolo II istituì l’Ufficio di pastorale universitaria a servizio della comunità accademica romana. Il lavoro svolto ha promosso la nascita e lo sviluppo delle Cappellanie per giungere ad una rete ben organizzata, dove le proposte formative dei diversi Atenei, statali, privati, cattolici e pontifici possono contribuire all’elaborazione di una cultura al servizio della crescita integrale dell’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine di questa Liturgia, l’Icona della Sedes Sapientiae sarà consegnata dalla delegazione universitaria spagnola a quella de «La Sapienza Università di Roma». Inizierà la peregrinatio mariana nelle Cappellanie, che accompagnerò con la preghiera. Sappiate che il Papa confida in voi e nella vostra testimonianza di fedeltà e di impegno apostolico.</p>
<p style="text-align: justify;">Cari amici, questa sera affrettiamo insieme con fiducia il nostro cammino verso Betlemme, portando con noi le attese e le speranze dei nostri fratelli, perché tutti possano incontrare il Verbo della vita e affidarsi a Lui. E’ l’augurio che rivolgo alla comunità accademica romana: portate a tutti l’annuncio che il vero volto di Dio è nel Bambino di Betlemme, così vicino a ciascuno di noi che nessuno può sentirsi escluso, nessuno deve dubitare della possibilità dell’incontro, perché Lui è il Dio paziente e fedele, che sa attendere e rispettare la nostra libertà. A Lui questa sera vogliamo confessare con fiducia il desiderio più profondo del nostro cuore: «Io cerco il tuo volto, Signore; vieni, non tardare!».&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">(CELEBRAZIONE DEI VESPRI CON GLI UNIVERSITARI, 15 DICEMBRE 2012)</p>
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		<title>IL PURGATORIO</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 06:38:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ I peccati commessi devono necessariamente essere espiati o in questa vita o nell’altra. La Confessione ci assolve dalla colpa ma non dalla pena. Perciò chi muore nella grazia, ma non ha soddisfatto pienamente la giustizia divina con la penitenza o con atti di carità, va in Purgatorio, dove si purifica fino a quando non diventa degno di essere ammesso alla visione beatifica di Dio. Per le anime che sono nel Purgatorio non è più possibile un accrescimento di grazia, rispetto a quella raggiunta al momento della morte; esse, però, pur tra le sofferenze, vivono in un progresso continuo dalle tenebre della fede alla luce della visione.  Le anime che si trovano nel purgatorio soffrono dunque le dure pene necessarie per la purificazione. Esse, che possono intercedere per noi, non possono assolutamente far nulla per se stesse. Devono solo attendere che qualche anima pia rivolga al Signore qualche preghiera perchè, nelle sua Misericordia, si degni di alleviare le loro pene. Redazionale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/anime-del-purgatorio_2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6641" title="anime del purgatorio_2" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/anime-del-purgatorio_2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> I peccati commessi devono necessariamente essere espiati o in questa vita o nell’altra. La Confessione ci assolve dalla colpa ma non dalla pena. Perciò chi muore nella grazia, ma non ha soddisfatto pienamente la giustizia divina con la penitenza o con atti di carità, va in Purgatorio, dove si purifica fino a quando non diventa degno di essere ammesso alla visione beatifica di Dio. Per le anime che sono nel Purgatorio non è più possibile un accrescimento di grazia, rispetto a quella raggiunta al momento della morte; esse, però, pur tra le sofferenze, vivono in un progresso continuo dalle tenebre della fede alla luce della visione. </p>
<p style="text-align: justify;">Le anime che si trovano nel purgatorio soffrono dunque le dure pene necessarie per la purificazione. Esse, che possono intercedere per noi, non possono assolutamente far nulla per se stesse. Devono solo attendere che qualche anima pia rivolga al Signore qualche preghiera perchè, nelle sua Misericordia, si degni di alleviare le loro pene.</p>
<p>Redazionale</p>
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