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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; I nostri Santi</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>ANCHE L&#8217;INQUISIZIONE HA I SUOI MARTIRI: IL BEATO PIETRO CAMBIANI DA RUFFIA (di Daniele Bolognini)</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 05:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un inquisitore barbaramente ucciso, se è un martire per la Chiesa cattolica, è considerato invece, dai più, la vittima di un fenomeno religioso, politico e sociale, circoscritto a un determinato periodo storico, di cui era evidentemente protagonista. Nati alla fine del XII secolo e, nel corso dei secoli, assai diversi nel loro funzionamento, a seconda degli stati in cui operavano, i tribunali inquisitori dovevano difendere la fede dalle eresie ma sovente erano strumentalizzati dai vari sovrani per il controllo del territorio. D’altra parte anche i protestanti attuarono un sistema di difesa del proprio credo religioso. I fatti sanguinosi che genericamente e superficialmente identificano l’inquisizione in realtà sono stati meno numerosi di ciò che si crede e comunque si devono valutare nel complesso contesto in cui avvennero. Secoli sono passati, oggi sono altre le eresie da arginare, resta però l’esempio di alcuni uomini che si sono immolati, senza compromessi, a difesa dei fondamenti cattolici. I Domenicani, da sempre a capo dell’Inquisizione, spesso etichettati come intransigenti, pagarono in alcuni casi un tributo di sangue. Il Beato Pietro Cambiani è il protomartire degli inquisitori piemontesi: al suo successore, Beato Antonio Pavoni, toccò la stessa sorte, la domenica in Albis del 1374 a Bricherasio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/02/90757.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6828" title="90757" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/02/90757-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un inquisitore barbaramente ucciso, se è un martire per la Chiesa cattolica, è considerato invece, dai più, la vittima di un fenomeno religioso, politico e sociale, circoscritto a un determinato periodo storico, di cui era evidentemente protagonista. Nati alla fine del XII secolo e, nel corso dei secoli, assai diversi nel loro funzionamento, a seconda degli stati in cui operavano, i tribunali inquisitori dovevano difendere la fede dalle eresie ma sovente erano strumentalizzati dai vari sovrani per il controllo del territorio. D’altra parte anche i protestanti attuarono un sistema di difesa del proprio credo religioso. I fatti sanguinosi che genericamente e superficialmente identificano l’inquisizione in realtà sono stati meno numerosi di ciò che si crede e comunque si devono valutare nel complesso contesto in cui avvennero. Secoli sono passati, oggi sono altre le eresie da arginare, resta però l’esempio di alcuni uomini che si sono immolati, senza compromessi, a difesa dei fondamenti cattolici. I Domenicani, da sempre a capo dell’Inquisizione, spesso etichettati come intransigenti, pagarono in alcuni casi un tributo di sangue. Il Beato Pietro Cambiani è il protomartire degli inquisitori piemontesi: al suo successore, Beato Antonio Pavoni, toccò la stessa sorte, la domenica in Albis del 1374 a Bricherasio, come pure al Beato Bartolomeo da Cervere nel 1466.</p>
<p style="text-align: justify;">Pietro, di nobile famiglia, nacque a Ruffia (Cuneo), intorno all’anno 1320. A sedici anni abbandonò gli agi familiari per entrare tra i Domenicani di Savigliano dove studiò brillantemente la Sacra Scrittura, la Teologia e il Diritto. Eccellenti doti umane e dottrinarie gli valsero la fama di grande oratore. Ricercato per i preziosi consigli, il suo nome giunse a Roma, tanto che il Papa lo elesse, nel 1351, inquisitore generale per il Piemonte e la Liguria. Torino, che già assumeva le caratteristiche di una capitale, era la sede del tribunale e Pietro vi si stabilì. Nelle immediate vicinanze dell’antica chiesa di S. Domenico, aveva la sua dimora con annesse alcune stanze adibite a carcere speciale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema più grave per le gerarchie ecclesiastiche era rappresentato dai Valdesi. L’ispiratore era un mercante francese, Pietro Valdo, che nel 1173 aveva rinunciato ai suoi beni per praticare e predicare la povertà. Successivamente il movimento laicale, dividendosi in più correnti, conobbe un rapido sviluppo, raggiungendo anche alcune valli piemontesi. Nati pacificamente, i loro toni degenerarono in attacchi frontali all’autorità ecclesiastica, confutando il potere dei sacerdoti, l’utilità degli edifici di culto e delle indulgenze, negando la venerazione dei santi e il purgatorio. Il Beato Pietro, dotto in scienza e dottrina, conoscendo bene il territorio maggiormente esposto al pericolo, era stato appositamente scelto come inquisitore. Piissimo, zelante nel suo ufficio, instancabile, per quattordici anni operò a Torino, in cui aveva sede il tribunale, e nelle valli della regione. Si spostava a piedi per le strade di montagna, sopportando fatiche enormi. Vista la gravosità del compito, chiedeva forza al Signore, fortificando il proprio spirito con preghiere, penitenze e digiuni. Convertì molti eretici e preservò interi paesi dall’abiura, con un ardore e un impegno eccezionali che però furono causa di molte inimicizie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2 febbraio 1365, celebrata la S. Messa della Presentazione del Signore nella chiesa francescana di Susa, due sconosciuti, probabilmente valdesi giunti dalle Valli di Lanzo, gli chiesero un colloquio appartato. Nel chiostro lo pugnalarono a morte per poi fuggire. L’omicidio suscitò grande emozione anche perché avvenuto in un edificio sacro, un vescovo dovette in seguito purificare il luogo del delitto. I Savoia, a una dura repressione, preferirono aumentare il presidio del territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">La fama del martirio di Pietro Cambiani fu tale che ne parlarono come cosa notissima Papa Gregorio XI nel 1375 e S. Vincenzo Ferreri nel 1403. Qualche tempo dopo la sua morte circolava un’incisione in cui gli assassini erano effigiati come demoni. Il corpo rimase a Susa fino al 7 novembre 1516, quando fu traslato solennemente nella chiesa torinese di S. Domenico. Fu posto <em>in cornu evangeli</em> con un affresco che lo ritraeva, poi scomparso. Oggi le reliquie sono venerate nella navata di sinistra. Papa Pio IX il 4 dicembre 1865, nel quinto centenario della morte, ne confermò il culto. La sua festa, anticamente al 7 novembre, è oggi fissata al 2 febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p>PREGHIERA</p>
<p>Per tuo amore, o Dio, il Beato Pietro da Ruffia</p>
<p>non esitò ad offrirti la propria vita.</p>
<p>Fa che in unione a Cristo anche noi ti offriamo</p>
<p>il sacrificio della nostra esistenza quotidiana.</p>
<p>Per Cristo Nostro Signore, amen.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Saggio  tratto dal sito: <strong>www.santiebeati.it</strong>  - titolo redazionale)</p>
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		<title>BENEDETTO XVI: LA STRADA DELLA MORTE E&#8217;, IN REALTA&#8217;, UNA VIA DELLA SPERANZA</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 05:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>
		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante l&#8217;udienza del mercoledì (2 novembre) il Santo Padre ha riflettuto sulla commemorazione dei defunti. Pubblichiamo una sintesi del suo discorso curata da Zenit.org: &#8220;Nella comunione dei santi c’è uno stretto legame tra noi che camminiamo ancora su questa terra e tanti fratelli e sorelle che hanno già raggiunto l’eternità”. Le tombe in cui sono custodite le spoglie dei nostri cari defunti sono “quasi uno specchio del loro mondo”, ha osservato il Santo Padre. Ed è proprio davanti al mistero della morte che “tutti, anche inconsciamente, cerchiamo qualcosa che ci inviti a sperare, un segnale che ci dia consolazione, che si apra qualche orizzonte, che offra ancora un futuro”. Sebbene si tratti di un tema “quasi proibito nella nostra società”, il Papa ha ribadito che la strada della morte, in realtà, “è una via della speranza e percorrere i nostri cimiteri, come pure leggere le scritte sulle tombe è compiere un cammino segnato dalla speranza di eternità”. La paura della morte, ha detto il Santo Padre, nasce essenzialmente dalla “paura del nulla” e dell’“ignoto”. L’uomo prova angoscia e rifiuto dinnanzi all’idea che “tutto ciò che di bello e di grande è stato realizzato durante un’intera esistenza, venga improvvisamente cancellato, cada [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/newSi_Porta_La_Sorella_Morta_A_Casa.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6480" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/newSi_Porta_La_Sorella_Morta_A_Casa-150x135.jpg" alt="" width="150" height="135" /></a>Durante l&#8217;udienza del mercoledì (2 novembre) il Santo Padre ha riflettuto sulla commemorazione dei defunti. Pubblichiamo una sintesi del suo discorso curata da Zenit.org:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Nella comunione dei santi c’è uno stretto legame tra noi che camminiamo ancora su questa terra e tanti fratelli e sorelle che hanno già raggiunto l’eternità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le tombe in cui sono custodite le spoglie dei nostri cari defunti sono “quasi uno specchio del loro mondo”, ha osservato il Santo Padre. Ed è proprio davanti al mistero della morte che “tutti, anche inconsciamente, cerchiamo qualcosa che ci inviti a sperare, un segnale che ci dia consolazione, che si apra qualche orizzonte, che offra ancora un futuro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene si tratti di un tema “quasi proibito nella nostra società”, il Papa ha ribadito che la strada della morte, in realtà, “è una via della speranza e percorrere i nostri cimiteri, come pure leggere le scritte sulle tombe è compiere un cammino segnato dalla speranza di eternità”.</p>
<p style="text-align: justify;">La paura della morte, ha detto il Santo Padre, nasce essenzialmente dalla “paura del nulla” e dell’“ignoto”. L’uomo prova angoscia e rifiuto dinnanzi all’idea che “tutto ciò che di bello e di grande è stato realizzato durante un’intera esistenza, venga improvvisamente cancellato, cada nell’abisso del nulla. Soprattutto noi sentiamo che l’amore richiama e chiede eternità e non è possibile accettare che esso venga distrutto dalla morte in un solo momento”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’angoscia dinnanzi alla morte, poi, si accompagna da sempre, in modo più o meno esplicito, alla preoccupazione per il giudizio finale e a tal proposito il Papa ha osservato che “in un certo senso i gesti di affetto, di amore che circondano il defunto, sono un modo per proteggerlo nella convinzione che essi non rimangano senza effetto sul giudizio”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’altro atteggiamento secolarista sottolineato dal Santo Padre è la pretesa di affrontare la morte “con i criteri della scienza sperimentale”, non partendo dalla fede ma “da conoscenze sperimentabili, empiriche”. Questo tipo di mentalità conduce a “forme di spiritismo”, e all’illusione che, sperimentando una qualche forma di contatto con l’aldilà, si scopra “una realtà che, alla fine, sarebbe una copia di quella presente”.</p>
<p style="text-align: justify;">“L’uomo è spiegabile, trova il suo senso più profondo, solamente se c’è Dio – ha proseguito il Papa -. E noi sappiamo che Dio è uscito dalla sua lontananza e si è fatto vicino, è entrato nella nostra vita e ci dice: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me non morirà in eterno» (Gv 11,25-26)”.</p>
<p style="text-align: justify;">Così Cristo “nel supremo atto di amore della Croce, immergendosi nell’abisso della morte, l’ha vinta, è risorto ed ha aperto anche a noi le porte dell’eternità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Santo Padre ha poi concluso con le seguenti parole: “E nel recarci ai cimiteri a pregare con affetto e con amore per i nostri defunti, siamo invitati, ancora una volta, a rinnovare con coraggio e con forza la nostra fede nella vita eterna, anzi a vivere con questa grande speranza e testimoniarla al mondo: dietro il presente non c’è il nulla. E proprio la fede nella vita eterna dà al cristiano il coraggio di amare ancora più intensamente questa nostra terra e di lavorare per costruirle un futuro, per darle una vera e sicura speranza”.</p>
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		<title>DA MARIAZELL A ESZTERGOM, DA OTTO A MINDSZENTY. FINO AL BEATO CARLO (di Guido Verna)   &#8211; 1^ Parte -</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 15:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>
		<category><![CDATA[SUSSIDIARIO DI STORIA]]></category>

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		<description><![CDATA[1. Mariazell tra Pöcking e Vienna L’ultimo viaggio di Otto d’Asburgo da Pöcking a Vienna, dalla sua dimora alla cripta dei Cappuccini, ha previsto una sosta intermedia a Mariazell, per una funzione funebre nel più importante Santuario mariano dell’Austria, nella basilica fondata dai Benedettini, dove si venera da più di otto secoli la statuetta di legno di tiglio della Madonna col Bambino, intorno alla quale, il 21 dicembre del 1157, il monaco Magnus costruì la sua “zell” (cella). La “sosta” avrà fatto molto piacere anche al regnante pontefice Benedetto XVI, per il quale «Mariazell è molto più di un &#8220;luogo&#8221;: è l’attualizzazione della storia viva di un pellegrinaggio di fede e di preghiera nei secoli» [BXVI] e verso cui nutre un sentimento particolarissimo se ancora arriva a dire: «Secondo ogni probabilità, in questa vita non riuscirò più a recarmici in pellegrinaggio fisicamente, ma ora lì ci vivo veramente ed in questo senso lì sono sempre presente. E nelle passeggiate che faccio nei paesaggi dei ricordi, torno sempre a fare una sosta a Mariazell, proprio anche perché sento come la Madre, lì, ci viene incontro e ci riunisce tutti» [BXVI].  Ma se si è trattato di una “sosta” straordinariamente evocativa in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/image0011.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6426" title="image001" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/image0011-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>1. Mariazell tra Pöcking e Vienna </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo viaggio di Otto d’Asburgo da Pöcking a Vienna, dalla sua dimora alla cripta dei Cappuccini, ha previsto una sosta intermedia a Mariazell, per una funzione funebre nel più importante Santuario mariano dell’Austria, nella basilica fondata dai Benedettini, dove si venera da più di otto secoli la statuetta di legno di tiglio della Madonna col Bambino, intorno alla quale, il 21 dicembre del 1157, il monaco Magnus costruì la sua “zell” (cella).</p>
<p style="text-align: justify;">La “sosta” avrà fatto molto piacere anche al regnante pontefice Benedetto XVI, per il quale «<em>Mariazell è molto più di un &#8220;luogo&#8221;: è l’attualizzazione della storia viva di un pellegrinaggio di fede e di preghiera nei secoli</em>» [BXVI] e verso cui nutre un sentimento particolarissimo se ancora arriva a dire: «<em>Secondo ogni probabilità, in questa vita non riuscirò più a recarmici in pellegrinaggio fisicamente, ma ora lì ci vivo veramente ed in questo senso lì sono sempre presente. E nelle passeggiate che faccio nei paesaggi dei ricordi, torno sempre a fare una sosta a Mariazell, proprio anche perché sento come la Madre, lì, ci viene incontro e ci riunisce tutti</em>» [BXVI]. </p>
<p style="text-align: justify;">Ma se si è trattato di una “sosta” straordinariamente evocativa in assoluto, essa ha avuto però anche un piccolo risvolto personale: ha fatto riemergere dalle nebbie del tempo molti ricordi, fra i quali anzitutto un pellegrinaggio fatto insieme a mia moglie in quello stesso santuario nel 1985 e originato da un motivo “specifico”, di carattere generale e non familiare, che può essere non inutile ricordare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Giovanni Paolo II a Mariazell: per Maria e per l’ “ospite”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Era l’epoca del comunismo sfolgorante e apparentemente invincibile, anche in Italia, quando  il rosso sembrava aver mangiato il bianco e il verde della nostra bandiera. Era tanto forte da permettersi, in quell’anno, anche un nuovo <em>look</em>, con il volto “buono” di Gorbaciov, con le sue qualità “liberali” cantate in coro dai Gorki occidentali: finalmente dall’Est arrivava l’“uomo nuovo”. Ma il vero “uomo nuovo” era <em>già</em> venuto dall’Est, da otto anni ormai, e si chiamava Karol Woityla. </p>
<p style="text-align: justify;">E nel 1983, cioè due anni prima dell’insediamento di Gorbaciov,  quest’ “uomo nuovo“— vestito ormai di bianco e col nome per sempre cambiato in Giovanni Paolo II — era voluto andare pellegrino al Santuario di Mariazell, per inginocchiarsi davanti alla Madonna col Bambino  venerata non solo come <em>Magna Mater Austriae</em> ma anche come <em>Mater gentium Slavorum</em> e <em>Magna Hungarorum Domina</em>, gli stessi titoli che poi — nell’Angelus del 15 gennaio 1989, agli albori dell’anno “fatale” dell’abbattimento del Muro — ritenne di dover magnificare ancora, quando volle ritornare «[…] <em>in spirituale pellegrinaggio tra le montagne e le vallate della Stiria</em>»[GPII]. </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/image0012.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6427" title="image001" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/image0012-80x150.jpg" alt="" width="80" height="150" /></a>Nel 1983, aveva desiderato pregare “da vicino” e intensamente “quella” Madonna  per la libertà del “suo” Est. Ero certo, però, che, se questo era il motivo fondamentale, ce n’era tuttavia anche un altro, meno evidente ma di altrettanta intensità emotiva: perché <em>lì</em> c’era sepolto “qualcuno” che, in questa prospettiva di libertà, gli avrebbe senz’altro dato una formidabile mano, una mano forte, vigorosa, virile come il suo portamento e il suo carattere.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lì</em>, infatti, riposava nella sua tomba provvisoria l’indomito Primate d&#8217;Ungheria, il cardinale József Mindszenty, morto nel 1975 nell’esilio “coatto” di Vienna, mentre nella sua patria era ancora pesantemente vigente lo spietato regime comunista che egli tanto aveva combattuto e che tanto lo aveva fatto soffrire.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lì</em>, nella <em>Ladislauskapelle</em>, a sinistra della navata, in prossimità dell’altare  principale, il Cardinale aveva stabilito che il suo corpo riposasse fino a che la sua Patria non fosse tornata libera, quando, finalmente, avrebbe potuto tornare nella sua Estzergom e rimanerci per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Continua)</p>
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		<title>GLI ESERCIZI SPIRITUALI DI SANT&#8217;IGNAZIO DI LOYOLA (da Radio Maria)</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 17:29:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio Rubrica Radiofonica]]></category>
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		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>
		<category><![CDATA[Radio Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[Sant&#8217;Ignazio di Loyola 10-10-17 Poggiali Don Giovanni &#8211; Gli Esercizi Spirituali di Sant&#8217;Ignazio di Loyola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/10-10-17-Poggiali-Don-Giovanni-Gli-Esercizi-Spirituali-di-SantIgnazio-di-Loyola.mp3"></a></p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/10-10-17-Poggiali-Don-Giovanni-Gli-Esercizi-Spirituali-di-SantIgnazio-di-Loyola.mp3"> </a></p>
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<div class="mceTemp"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/10-10-17-Poggiali-Don-Giovanni-Gli-Esercizi-Spirituali-di-SantIgnazio-di-Loyola.mp3"></a>
<dl id="attachment_5860" class="wp-caption alignleft" style="width: 234px;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/10-10-17-Poggiali-Don-Giovanni-Gli-Esercizi-Spirituali-di-SantIgnazio-di-Loyola.mp3"></a>
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/Ignazio_SA.jpg"><img class="size-medium wp-image-5860" title="Ignazio_SA" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/Ignazio_SA-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Sant&#8217;Ignazio di Loyola</dd>
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<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/10-10-17-Poggiali-Don-Giovanni-Gli-Esercizi-Spirituali-di-SantIgnazio-di-Loyola.mp3">10-10-17 Poggiali Don Giovanni &#8211; Gli Esercizi Spirituali di Sant&#8217;Ignazio di Loyola</a></p>
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		<title>PIO XII, CONTINUA L&#8217;OPERAZIONE VERITA&#8217; (Corriere del Giorno, 5 novembre 2010, pag. 24)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/pio-xii-continua-loperazione-verita-corriere-del-giorno-5-novembre-2010-pag-24</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Nov 2010 05:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo che il 23 maggio 2009 su Sat2000 era già stato proiettato un documentario-inchiesta su “Pio XII. Il diplomatico di Dio”, domenica 31 ottobre e lunedì 1° novembre è stata la volta di Raiuno a testimoniare, con lo sceneggiato televisivo “Sotto il cielo di Roma”, l’opera di salvezza di migliaia di ebrei e perseguitati promossa da Papa Pacelli nella città di Roma, occupata dai nazisti. Secondo un elenco pubblicato dallo storico Renzo De Felice nella sua Storia degli ebrei in Italia sotto il fascismo, ben 4.447 persone di razza ebraica trovarono fra il 1943 e il ‘45 asilo e protezione negli istituti religiosi di Roma e in case private dell’organizzazione clandestina cattolica facente direttamente capo al Vaticano. La carità di Pio XII, di cui è in corso il processo di beatificazione, fece infatti aprire le porte di numerose istituzioni ed enti ecclesiastici ad ogni genere di rifugiati che tentavano di sfuggire ai rastrellamenti della polizia tedesca. Fu una grande opera di assistenza morale e materiale, nella quale il Seminario Romano del Laterano ebbe un grande ruolo, divenendo dapprima una sorta di centro di dispensa di vettovagliamenti ed altro a favore di alunni sfollati e delle loro famiglie e, successivamente (cioè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5282" href="http://www.recensioni-storia.it/pio-xii-continua-loperazione-verita-corriere-del-giorno-5-novembre-2010-pag-24/copertina-libro-ronca"><img class="alignleft size-medium wp-image-5282" title="Copertina libro Ronca" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/11/Copertina-libro-Ronca-210x300.jpg" alt="Copertina libro Ronca" width="210" height="300" /></a>Dopo che il 23 maggio 2009 su <em>Sat2000</em> era già stato proiettato un documentario-inchiesta su “<em>Pio XII. Il diplomatico di Dio</em>”, domenica 31 ottobre e lunedì 1° novembre è stata la volta di <em>Raiuno </em>a testimoniare, con lo sceneggiato televisivo “<em>Sotto il cielo di Roma</em>”, l’opera di salvezza di migliaia di ebrei e perseguitati promossa da Papa Pacelli nella città di Roma, occupata dai nazisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo un elenco pubblicato dallo storico Renzo De Felice nella sua Storia degli ebrei in Italia sotto il fascismo, ben 4.447 persone di razza ebraica trovarono fra il 1943 e il ‘45 asilo e protezione negli istituti religiosi di Roma e in case private dell’organizzazione clandestina cattolica facente direttamente capo al Vaticano.</p>
<p style="text-align: justify;">La carità di Pio XII, di cui è in corso il processo di beatificazione, fece infatti aprire le porte di numerose istituzioni ed enti ecclesiastici ad ogni genere di rifugiati che tentavano di sfuggire ai rastrellamenti della polizia tedesca. Fu una grande opera di assistenza morale e materiale, nella quale il Seminario Romano del Laterano ebbe un grande ruolo, divenendo dapprima una sorta di centro di dispensa di vettovagliamenti ed altro a favore di alunni sfollati e delle loro famiglie e, successivamente (cioè a partire dall’ottobre ’43), insieme ad altri ambienti del complesso lateranense, un vero e proprio rifugio per centinaia di perseguitati.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le novità più interessanti che già nel primo filmato mandato in onda da <em>Sat2000</em> finalmente sono giunte al grande pubblico c’è la testimonianza inedita di monsignor Giuseppe Simonazzi, che il 2 febbraio 1944 accompagnò il rettore del Seminario Romano, poi arcivescovo di Pompei, don Roberto Ronca (1902-1977), all’incontro degli istituti religiosi con Pio XII per la festa della “Candelora”. Mons. Simonazzi sentì con le sue orecchie Papa Pacelli chiedere a Ronca: “<em>Monsignore, quanta gente ha in Seminario?</em>”. “<em>Quattrocentodue, Padre Santo</em>”. “<em>Per favore, mi trovi altri posti</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nella mini-serie della Rai, che ha visto un ottimo James Cromwell interpretare Pio XII, è emersa con chiarezza questa opera della Santa Sede e di Pio XII ma, nonostante sia stata affiancata da una commissione di storici, nella <em>fiction </em>non c’è traccia di Ronca, che è stato Rettore del Seminario Romano dal 1933 al 1948 e che, come ha documentato un recente libro molto approfondito (cfr. Giuseppe Brienza, <em>Identità cattolica e anticomunismo nell’Italia del Dopoguerra. La figura e l’opera di mons. Roberto Ronca</em>, <em>Prefazione</em> di Marco Invernizzi, <em>D’Ettoris Editori</em>, Crotone 2008, pp. 244, + 16 ill. €. 18,90 &#8211; <a href="http://www.fondazionedettoris.it/">www.fondazionedettoris.it/</a>), ha tenuto nascosti con grande coraggio nel complesso del Laterano migliaia fra militari fedeli al Re, politici antifascisti ed ebrei (questi ultimi in numero di oltre 800) durante l’occupazione di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Il flusso dei perseguitati politici verso il Seminario lateranese, parallelo a quello degli ebrei, dei militari e di altre persone che si consideravano in peri­colo, iniziò fin dal settembre-ottobre del 1943. I rifugiati venivano in genere segnalati dalla Segreteria di Stato, seb­bene mons. Ronca ed il cardinal vicario Francesco Marchetti Selvaggiani si trovas­sero non di rado a fronteggiare pressioni provenienti da altre direzioni, a favore dell’ingresso di persone delle quali non si avevano quindi sicure referenze. Ciò determinò una lamentela di Pio XII, come documenta il libro di Brienza, ad ulteriore dimostrazione che il Papa era costantemente al corrente di quanto succedeva nel Seminario.</p>
<p style="text-align: justify;">L’atteggiamento di vicinanza e carità dimostrato verso la comunità ebraica romana indusse mons. Ronca anche ad adoperarsi per il Rabbino-capo di Roma (1940-1944), Israel Zolli (1881-1956) che, a seguito dell’improvvisa conversione al cattolicesimo avvenuta anche grazie alla visione di Gesù Cristo durante la cerimonia dell’espiazione-<em>Yom Kippur </em>del settembre 1944, cambiò il proprio nome in <em>Eugenio</em>, in onore di papa Pacelli e fu battezzato da mons. Luigi Traglia, Vicegerente di Roma a guerra non ancora finita, il 13 febbraio 1945.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, nel giro di meno di due anni sono usciti in Italia, fra gli altri, il documentario, il libro e la mini-serie televisiva di cui abbiamo finora accennato: serviranno a convincere i critici di Pio XII, che continuano a sostenere che quelle iniziative di solidarietà avvennero all’insaputa del Papa, senza la sua benedizione e senza il suo consenso?</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>IL BEATO CARLO I D&#8217;ASBURGO: UN MODELLO DI COERENZA TRA FEDE E IMPEGNO POLITICO (di Vincenzo Pitotti)</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 10:35:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 21 ottobre la Chiesa fa memoria del Beato Carlo d’Asburgo (1887-1922), ultimo Imperatore d’Austria e Re d’Ungheria, elevato agli onori degli altari il 3 ottobre del 2004 da Papa Giovanni Paolo II.  Qualcuno potrebbe chiedersi se è ancora utile rievocare uomini del passato come Carlo d’Asburgo, statista e comandante militare, appartenuto ad un periodo storico affascinante ma irrimediabilmente trascorso. Senza alcuna intenzione di cadere in uno sterile nostalgismo, possiamo affermare che il Beato Carlo è una figura ricca di buoni esempi, molto utili ed edificanti per gli uomini del nostro tempo, sempre più confusi e disorientati. Carlo fu, anzitutto, un fedele e amorevole marito, che nel sacramento del matrimonio scorse non solo un dovere ma, soprattutto, un’occasione di santificazione. Proprio per sottolineare ciò, è stato scelto per la sua commemorazione il 21 ottobre: non in quanto giorno della sua morte, bensì giorno delle sue nozze con la principessa Zita di Borbone-Parma (1892-1989), che gli diede otto figli e della quale è in corso il processo di beatificazione. Carlo aveva un’altissima opinione della santità del matrimonio, non solo quale sacramento che istituisce la famiglia, ma anche quale strumento di perfezione personale e comunitaria. Qualche anno dopo la  morte del marito, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><br />
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<div id="attachment_5224" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-5224" href="http://www.recensioni-storia.it/il-beato-carlo-i-dasburgo-un-modello-di-coerenza-tra-fede-e-impegno-politico-di-vincenzo-pitotti/celebrazione-beato-carlo"><img class="size-medium wp-image-5224" title="Celebrazione Beato Carlo" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/11/Celebrazione-Beato-Carlo-300x200.jpg" alt="Celebrazione Beato Carlo" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">21 ottobre 2010: celebrazione in onore del Beato Carlo I, promossa a Lecce da Alleanza Cattolica in collaborazione con l&#39;Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il 21 ottobre la Chiesa fa memoria del <strong>Beato Carlo d’Asburgo </strong>(1887-1922), ultimo Imperatore d’Austria e Re d’Ungheria, elevato agli onori degli altari il 3 ottobre del 2004 da Papa <strong>Giovanni Paolo II.</strong>  Qualcuno potrebbe chiedersi se è ancora utile rievocare uomini del passato come Carlo d’Asburgo, statista e comandante militare, appartenuto ad un periodo storico affascinante ma irrimediabilmente trascorso. Senza alcuna intenzione di cadere in uno sterile nostalgismo, possiamo affermare che il Beato Carlo è una figura <em>ricca </em>di buoni esempi, molto utili ed edificanti per gli uomini del nostro tempo, sempre più confusi e disorientati.</p>
<p style="text-align: justify;">Carlo fu, anzitutto, un fedele e amorevole marito, che nel sacramento del matrimonio scorse non solo un dovere ma, soprattutto, un’occasione di santificazione. Proprio per sottolineare ciò, è stato scelto per la sua commemorazione il 21 ottobre: non in quanto giorno della sua morte, bensì giorno delle sue nozze con la principessa <strong>Zita di Borbone-Parma</strong> (1892-1989), che gli diede otto figli e della quale è in corso il processo di beatificazione. Carlo aveva un’altissima opinione della santità del matrimonio, non solo quale sacramento che istituisce la famiglia, ma anche quale strumento di perfezione personale e comunitaria. Qualche anno dopo la  morte del marito, l’imperatrice Zita ebbe a dire: (…) <em>con l’imperatore Carlo condividevamo tutto, gioie e dolori, timori e preoccupazioni, speranza e felicità. I duri colpi ci ferivano insieme, li sopportavamo in due…</em>E in un’altra occasione: “<em>Durante il nostro periodo di fidanzamento, egli mi disse una volta: noi ora dobbiamo aiutarci vicendevolmente ad andare in Paradiso. Per lui questo proposito era assolutamente serio”.         </em></p>
<p style="text-align: justify;">Altro mirabile esempio che si staglia nell’esistenza terrena del Beato Carlo è costituito dalla sua coerenza di cattolico, anche negli<strong> </strong>impegni gravosi e nelle decisioni di uomo politico. Alla morte dell’Imperatore <strong>Francesco Giuseppe </strong>(1830-1916), suo prozio, Carlo ascese al trono imperiale all’età di ventinove anni e, nel dicembre 1916, fu incoronato a Budapest re apostolico d’Ungheria con la corona di S. Stefano. Il Papa <strong>Benedetto XVI</strong> ha più volte ricordato che oggi c’è un urgente bisogno di politici che siano credenti e credibili, capaci di coniugare impegno politico e principi cristiani e Carlo riuscì a trasfondere, in modo concreto, i principi cristiani nella sua azione politica, in un momento sanguinoso e travagliato nella storia dell’Europa, quale fu quello della Prima Guerra Mondiale. Da uomo di pace qual era, cercò in diversi modi di porre fine al conflitto, definito dal Papa <strong>Benedetto XV </strong>(1914-1922)<em> inutile strage e suicidio dell’Europa civile. </em>In un proclama indirizzato ai suoi popoli prima dell’incoronazione, scrisse: (…) <em>Intendo fare tutto il possibile per bandire, nel più breve tempo, gli orrori e i sacrifici della guerra e restituire ai miei popoli le benedizioni della pace”.</em> In politica interna, pose mano ad un’ampia ed esemplare legislazione ispirata alla Dottrina Sociale della Chiesa e cercò di riorganizzare l’impero secondo un modello federalista. Durante gli ultimi mesi di guerra, di fronte alle sempre più drammatiche difficoltà di approvvigionamento, il Beato Carlo si prodigò in tutti i modi per alleviare le difficoltà del suo popolo: in particolare, organizzò cucine da campo, impiegò i cavalli di guerra per il rifornimento del carbone a Vienna, combatté senza mezzi termini corruzione e usura, donando ed elargendo più di quanto gli permettevano i suoi mezzi. <strong>Giovanni Paolo II</strong>, nell’omelia tenuta durante la concelebrazione eucaristica per la beatificazione, disse: “<em>Fin dall’inizio, l’Imperatore Carlo concepì la sua carica come servizio santo ai suoi popoli. La sua principale preoccupazione era di seguire la vocazione del cristiano alla santità anche nella sua azione politica. Sia un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica!”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo una serie di vicissitudini e di continui scontri con l’intransigenza degli ambienti politici laicisti di quel tempo, che già prima della guerra avevano deciso l’annientamento della monarchia austro-ungarica, il Beato Carlo, calunniato, tradito e sconfitto, fu costretto dalle potenze vincitrici all’esilio insieme alla sua famiglia, dapprima in Svizzera, in seguito nell’isola atlantica di Madera (Portogallo). Ridotto in povertà e costretto a vivere in un ambiente umido e malsano, si ammalò gravemente di polmonite. Dopo una lunga serie di patimenti e sofferenze, sopportati senza lamenti, e accettati come sacrificio per la pace e l’unità dei suoi popoli, si spense il 1° aprile 1922 a soli trentaquattro anni.</p>
<p style="text-align: justify;">I numerosi fatti ed episodi della sua vita sono stati raccolti nei due volumi della <em>Positio super virtutibus</em>, da cui si deduce che, sulla via della santità, il Beato Carlo non è stato ostacolato dal ruolo pubblico che ricopriva, anzi si è santificato proprio perché svolse bene il gravoso e difficile compito di imperatore. All’Occidente, e in particolare all’Europa di oggi, in profonda crisi di identità per aver reciso le proprie radici cristiane, Santa Romana Chiesa propone il Beato Carlo quale autentico operatore di pace, fulgido esempio di uomo politico che si batté per la giustizia e l’armonia tra i popoli, conciliando, con ammirabile coerenza, principi cristiani, leggi e decisioni politiche.</p>
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		<title>IL MIRACOLO DI SAN GENNARO ALLA PROVA DELLA SCIENZA</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 18:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggiamo dal blog &#8220;Ragione e Fede&#8221; e pubblichiamo con piacere:  &#8221;Il 19 settembre si è nuovamente liquefatto il sangue di San Gennaro nel Duomo di Napoli. Facciamo il punto sulla situazione scientifica rispetto a questo avvenimento. IN COSA CONSISTE?  Il sangue di san Gennaro è conservato nel Duomo di Napoli assieme al busto aureo ed argenteo del Santo e al suo cranio in una boccetta di vetro sigillata, con volume stimato di circa 60 millilitri, riempita per metà dal liquido. Questa bottiglietta, accanto ad un’altra più piccola e vuota, è contenuta tra due pareti di vetro in un reliquiario portatile d’argento. Durante la cerimonia del miracolo di San Gennaro, il reliquiario è più volte mosso, agitato e capovolto al fine di evidenziare l’avvenuta liquefazione, che diviene visibile senza difficoltà: in certi casi quasi immediatamente, in altri dopo alcuni giorni, sebbene solidificatosi nell’arco dei secoli. Si dice, su basi non comprovate dalla scienza, che in qualche circostanza il sangue “ribolla”, cambi di peso e di colore, ma non vi sono prove certe che confermino questi fenomeni. L’evento è quasi sempre avvenuto in date precise durante l’anno da circa 700 anni. PERCHE’ SI PARLA DI MIRACOLO? Si parla di miracolo quando si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggiamo dal blog &#8220;Ragione e Fede&#8221; e pubblichiamo con piacere:</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5065" href="http://www.recensioni-storia.it/il-miracolo-di-san-gennaro-alla-prova-della-scienza/san-gennaro-sangue"><img class="alignleft size-medium wp-image-5065" title="san gennaro sangue" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/09/san-gennaro-sangue-300x201.jpg" alt="san gennaro sangue" width="300" height="201" /></a> &#8221;Il 19 settembre si è nuovamente liquefatto il sangue di San Gennaro nel Duomo di Napoli. Facciamo il punto sulla situazione scientifica rispetto a questo avvenimento.</p>
<p style="text-align: justify;">IN COSA CONSISTE?</p>
<p style="text-align: justify;"> Il sangue di san Gennaro è conservato nel Duomo di Napoli assieme al busto aureo ed argenteo del Santo e al suo cranio in una boccetta di vetro sigillata, con volume stimato di circa 60 millilitri, riempita per metà dal liquido. Questa bottiglietta, accanto ad un’altra più piccola e vuota, è contenuta tra due pareti di vetro in un reliquiario portatile d’argento. Durante la cerimonia del miracolo di San Gennaro, il reliquiario è più volte mosso, agitato e capovolto al fine di evidenziare l’avvenuta liquefazione, che diviene visibile senza difficoltà: in certi casi quasi immediatamente, in altri dopo alcuni giorni, sebbene solidificatosi nell’arco dei secoli. Si dice, su basi non comprovate dalla scienza, che in qualche circostanza il sangue “ribolla”, cambi di peso e di colore, ma non vi sono prove certe che confermino questi fenomeni. L’evento è quasi sempre avvenuto in date precise durante l’anno da circa 700 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">PERCHE’ SI PARLA DI MIRACOLO?</p>
<p style="text-align: justify;">Si parla di miracolo quando si è di fronte ad un fatto oggettivamente inspiegabile a qualunque disamina, a qualunque procedimento indagativo della ragione. La scienza ci dimostra come il sangue umano, se sigillato in vitro per un certo periodo, solitamente si coaguli, senza più tornare al proprio stato liquido. Ma anche quando dovesse rompersi il coagulo con conseguente liquefazione, ciò potrebbe avvenire una tantum: senza alcuna possibilità, dunque, di ulteriore ritorno alla coagulazione iniziale. Il liquido conservato nel Duomo di Napoli, invece, sta misteriosamente continuando, nel corso dei secoli, a solidificare ed a liquefarsi più volte, senza entrare mai a contatto con l’aria.&#8221;</p>
<p>via <a href="http://www.totustuus.it/">Totus tuus network </a>.</p>
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		<title>LA BEATIFICAZIONE DI JOHN HENRY NEWMAN</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 04:03:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 18 aprile 2005, nella sua omelia al collegio dei cardinali, nel corso della messa che precedette il conclave da cui proprio lui sarebbe uscito Papa, Joseph Ratzinger, dopo aver stigmatizzato le ideologie della modernità &#8211; dal marxismo al liberalismo, dal libertinismo all’individualismo radicale, dall’ateismo al misticismo sincretista -, ebbe a dire: “…Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”. Se si abbandona la verità oggettiva, rinvenibile già nel diritto naturale, tutto diventa opinabile e l’opinione dei più forti finisce con l’imporsi. Così quando trascuriamo la verità abbandoniamo, di conseguenza, anche la libertà. Per questo il Papa ha parlato dell’abbandono della verità oggettiva come uno slittamento verso la dittatura del totalitarismo, dove ci si ritrova alla mercé dell’ideologia vincente del momento. Ma come riconoscere la verità oggettiva? Lo stesso Benedetto XVI non si stanca di ripetere che ci sono due grandi strade maestre capaci di condurre l’uomo di retta intenzione a tale meta: la ragione e la fede. L’una senza l’altra possono poco; insieme sono le due ali che consentono di spiccare il volo verso la verità e verso Dio. Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5021" href="http://www.recensioni-storia.it/la-beatificazione-di-john-henry-newman/newman1889"><img class="alignleft size-medium wp-image-5021" title="newman1889" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/09/newman1889-231x300.jpg" alt="newman1889" width="231" height="300" /></a>Il 18 aprile 2005, nella sua omelia al collegio dei cardinali, nel corso della messa che precedette il conclave da cui proprio lui sarebbe uscito Papa, <strong>Joseph Ratzinger</strong>, dopo aver stigmatizzato le ideologie della modernità &#8211; dal marxismo al liberalismo, dal libertinismo all’individualismo radicale, dall’ateismo al misticismo sincretista -, ebbe a dire: “…<em>Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si abbandona la verità oggettiva, rinvenibile già nel diritto naturale, tutto diventa opinabile e l’opinione dei più forti finisce con l’imporsi. Così quando trascuriamo la verità abbandoniamo, di conseguenza, anche la libertà. Per questo il Papa ha parlato dell’abbandono della verità oggettiva come uno slittamento verso la dittatura del totalitarismo, dove ci si ritrova alla mercé dell’ideologia vincente del momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come riconoscere la verità oggettiva?</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso <strong>Benedetto XVI</strong> non si stanca di ripetere che ci sono due grandi strade maestre capaci di condurre l’uomo di retta intenzione a tale meta: la ragione e la fede. L’una senza l’altra possono poco; insieme sono le due ali che consentono di spiccare il volo verso la verità e verso Dio. Da <strong>San Tommaso</strong> a <strong>Giovanni Paolo II</strong> fino all’attuale pontefice questo insegnamento si arricchisce di nuove luci e più profondi significati anche grazie all’esperienza di uomini che tale percorso hanno saputo affrontare.</p>
<p style="text-align: justify;">Illuminante a tal proposito è la vita dell’inglese <strong>John Henry Newman</strong> (1801-1890), che Benedetto XVI ha proclamato Beato il 19 settembre 2010 nel corso del suo viaggio pastorale in Inghilterra. Il pontefice ha sempre evidenziato l&#8217;importante ruolo che il pensiero di Newman ha rivestito nella sua formazione filosofica e teologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Partito da posizioni giovanili razionaliste, Newman abbracciò con convinzione la fede anglicana considerandola una “via media” tra il cattolicesimo “reazionario” e il protestantesimo più radicale. Poi si accorse, studiando il cristianesimo delle origini, che la via della mediazione non necessariamente coincide con quella della verità, e nel 1845 si convertì al cattolicesimo. Nel 1879 fu creato cardinale da <strong>Leone XIII</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Newman maturò la sua conversione al cattolicesimo nel segno di una crescente adesione alla <em>razionalità dell’atto di fede</em> e a una concezione del cristianesimo fondata sull’oggettività del dogma e sull’universalità della Chiesa di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Costantemente teso alla ricerca del vero e del bene, per Newman fede e ragione sono “<em>come due ali sulle quali lo spirito umano raggiunge la contemplazione della verità</em>”. Non a caso nell’epitaffio sulla sua tomba &#8211; da lui stesso composto – è scritto: “Dall’ombra e dai simboli alla verità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Temi e accenti oggi riproposti con forza da Papa Benedetto XVI, che nel corso dell’omelia, durante la messa di beatificazione tenuta a Birmingham, ha detto: «Ai nostri giorni, quando un relativismo intellettuale e morale minaccia di fiaccare i fondamenti stessi della nostra società, Newman ci rammenta che, quali uomini e donne creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo stati creati per conoscere la verità, per trovare in essa la nostra definitiva libertà e l’adempimento delle più profonde aspirazioni umane».</p>
<p style="text-align: justify;">Rifiutare il relativismo, spiega il Pontefice, comporta non soltanto il riconoscimento che esiste una verità ma anche – cosa che oggi rischia di riuscire ancora più difficile – la denuncia dell’errore. Se esiste il vero, esiste anche il falso. «Coloro che vivono della e nella verità riconoscono istintivamente ciò che è falso e, proprio perché falso, è nemico della bellezza e della bontà che accompagna lo splendore della verità, <em>veritatis splendor</em>».</p>
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		<title>SANTI CENTOMILA MARTIRI DI TBILISI (fonte: www.santibeati.it)</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 07:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[SUSSIDIARIO DI STORIA]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1225, Gialal Ed-Din, scià di Chorezm, devastata Tbilisi, la capitale della Georgia, massacrò centomila cristiani. Il tragico evento è descritto in una cronaca georgiana del sec. XIV, nota con il nome di Zhamthaagmzereli (Il descrittore dei tempi), edita nell&#8217;antologia “La vita della Georgia”. Il katholikòs e noto storico della Chiesa georgiana Antonio I, basandosi su tale cronaca, compose nel 1768 l&#8217;opera agiografica “Lode e narrazione”, dedicata alle centomila vittime del massacro, e la incluse nella raccolta Martirika, che conteneva altri diciannove racconti di santi martiri georgiani. Per non stupire il lettore con un numero così elevato di vittime, Antonio I concluse la Cronaca dicendo che, assieme ai cittadini di Tbilisi, erano periti anche gli abitanti dei villaggi, rifugiatisi nelle fortezze della capitale a causa dell&#8217;invasione. Difatti, per ordine di Gialal Ed-Din, chiunque non avesse rinunciato al cristianesimo, profanando oggetti sacri quali icone e croci, sarebbe stato condannato a morte per decapitazione. La cronaca attesta: “Molti fecero vedere la splendida vittoria e non rinunciarono alla religione, né profanarono le sante icone”. Tuttavia, Antonio I ritiene che molti nel testo della Cronaca non significhi tutti e aggiunge che alcuni dei prigionieri “rimasero privi della corona”. Il giorno della commemorazione dei Centomila [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4895" href="http://www.recensioni-storia.it/santi-centomila-martiri-di-tbilisi-fonte-www-santibeati-it/s-centomila-martiri-di-tbilisi945173"><img class="alignleft size-medium wp-image-4895" title="S. Centomila Martiri di Tbilisi" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/08/S.-Centomila-Martiri-di-Tbilisi945173-216x300.jpg" alt="S. Centomila Martiri di Tbilisi" width="216" height="300" /></a>Nel 1225, <em>Gialal Ed-Din</em>, scià di Chorezm, devastata Tbilisi, la capitale della Georgia, massacrò centomila cristiani. Il tragico evento è descritto in una cronaca georgiana del sec. XIV, nota con il nome di <em>Zhamthaagmzereli</em> (Il descrittore dei tempi), edita nell&#8217;antologia “La vita della Georgia”.</p>
<p>Il <em>katholikòs</em> e noto storico della Chiesa georgiana Antonio I, basandosi su tale cronaca, compose nel 1768 l&#8217;opera agiografica “Lode e narrazione”, dedicata alle centomila vittime del massacro, e la incluse nella raccolta <em>Martirika</em>, che conteneva altri diciannove racconti di santi martiri georgiani. Per non stupire il lettore con un numero così elevato di vittime, Antonio I concluse la Cronaca dicendo che, assieme ai cittadini di Tbilisi, erano periti anche gli abitanti dei villaggi, rifugiatisi nelle fortezze della capitale a causa dell&#8217;invasione. Difatti, per ordine di <em>Gialal Ed-Din</em>, chiunque non avesse rinunciato al cristianesimo, profanando oggetti sacri quali icone e croci, sarebbe stato condannato a morte per decapitazione. La cronaca attesta: “Molti fecero vedere la splendida vittoria e non rinunciarono alla religione, né profanarono le sante icone”. Tuttavia, Antonio I ritiene che molti nel testo della Cronaca non significhi tutti e aggiunge che alcuni dei prigionieri “rimasero privi della corona”.</p>
<p>Il giorno della commemorazione dei Centomila Martiri della Chiesa georgiana è il 31 agosto.</p>
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		<title>IL BEATO GIUSEPPE TOVINI ED ENZO PESERICO</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 19:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>

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		<description><![CDATA[  Il Beato Giuseppe Tovini Si è svolta a Milano lo scorso 19 maggio la serata dedicata al beato Giuseppe Tovini organizzata dalla Fondazione Enzo Peserico nell’ambito della “Primavera di cultura” promossa anche quest’anno dal Coordinamento dei Centri Culturali della Diocesi di Milano, e dedicata al tema della sfida educativa.   L’evento, dal titolo “Educazione, economia, società: l&#8217;esempio del Beato Tovini, modello per il laicato cattolico del nostro tempo”, è stato introdotto da Andrea Arnaldi, membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione, il quale ha evidenziato alcuni significativi punti di contatto tra la figura del beato Tovini e quella di Enzo Peserico. Ha quindi preso la parola, con un breve intervento di saluto, mons. Giovanni Balconi, responsabile del coordinamento dei Centri Culturali Cattolici della Diocesi ambrosiana. Quindi, dopo la proiezione di un filmato dedicato alla figura del beato Tovini, ha parlato lo scrittore e saggista Rino Cammilleri. Perché la Fondazione ha dedicato una serata a questo beato bresciano del XIX secolo? Riproduciamo in estrema sintesi le considerazioni svolte in apertura di serata. «Laurea in giurisprudenza e intensa attività professionale, famiglia numerosa e affiatata, recita quotidiana del rosario, straordinaria sensibilità per le urgenze del suo tempo in chiave di apostolato culturale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div id="attachment_4338" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px"><a rel="attachment wp-att-4338" href="http://www.recensioni-storia.it/il-beato-giuseppe-tovini-ed-enzo-peserico/giuseppe_tovini_100"></a>  </p>
<div class="mceTemp"><a rel="attachment wp-att-4338" href="http://www.recensioni-storia.it/il-beato-giuseppe-tovini-ed-enzo-peserico/giuseppe_tovini_100"></a>
<dl id="attachment_4339" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px;"><a rel="attachment wp-att-4338" href="http://www.recensioni-storia.it/il-beato-giuseppe-tovini-ed-enzo-peserico/giuseppe_tovini_100"></a>
<dt class="wp-caption-dt"><a rel="attachment wp-att-4339" href="http://www.recensioni-storia.it/il-beato-giuseppe-tovini-ed-enzo-peserico/enzo_001_100-2"><img class="size-full wp-image-4339" title="enzo_001_100" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/05/enzo_001_1001.jpg" alt="Enzo Peserico" width="100" height="129" /></a><p class="wp-caption-text">Enzo Peserico</p></div>
<p><img class="size-full wp-image-4338" title="giuseppe_tovini_100" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/05/giuseppe_tovini_100.jpg" alt="Il Beato Giuseppe Tovini" width="100" height="129" /></p>
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<dd class="wp-caption-dd">Il Beato Giuseppe Tovini</dd>
</dl>
</div>
<p>Si è svolta a Milano lo scorso 19 maggio la serata dedicata al beato Giuseppe Tovini organizzata dalla Fondazione Enzo Peserico nell’ambito della “Primavera di cultura” promossa anche quest’anno dal Coordinamento dei Centri Culturali della Diocesi di Milano, e dedicata al tema della sfida educativa.</p>
<p> </p>
<p>L’evento, dal titolo “Educazione, economia, società:  l&#8217;esempio del Beato Tovini, modello per il laicato cattolico del nostro tempo”, è stato introdotto da Andrea Arnaldi, membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione, il quale ha evidenziato alcuni significativi punti di contatto tra la figura del beato Tovini e quella di Enzo Peserico.</p>
<p>Ha quindi preso la parola, con un breve intervento di saluto, mons. Giovanni Balconi, responsabile del coordinamento dei Centri Culturali Cattolici della Diocesi ambrosiana.</p>
<p>Quindi, dopo la proiezione di un filmato dedicato alla figura del beato Tovini, ha parlato lo scrittore e saggista Rino Cammilleri.</p>
<p>Perché la Fondazione ha dedicato una serata a questo beato bresciano del XIX secolo? Riproduciamo in estrema sintesi le considerazioni svolte in apertura di serata.</p>
<p>«Laurea in giurisprudenza e intensa attività professionale, famiglia numerosa e affiatata, recita quotidiana del rosario, straordinaria sensibilità per le urgenze del suo tempo in chiave di apostolato culturale e sociale, con particolare attenzione alle tematiche dell’educazione ed alle questioni politiche, sociali ed economiche, dedizione senza riserve alla propria vocazione di laico cristiano.</p>
<p>Chi ha avuto la grazia di conoscere Enzo Peserico coglie senza difficoltà questi scarni, ma significativi tratti come certamente riferiti alla sua persona ed alla sua esistenza. Non è però un caso che questa medesima sintetica descrizione possa essere riferita anche al beato Giuseppe Tovini: questa considerazione aiuta a comprendere facilmente perché Enzo vedeva il Tovini come un modello, un esempio vero, concreto di come sia possibile dedicare la propria esistenza di padre di famiglia impegnato nell’azione apostolica al bell’ideale del “contemplativo in azione”.</p>
<p>Enzo ha speso la propria troppo breve esistenza terrena dividendosi tra la famiglia, l’attività professionale, la vita di preghiera alimentata principalmente dagli Esercizi Spirituali, l’apostolato culturale e sociale. Tra le molte attività da lui intraprese, si deve ricordare in particolare, nel contesto della iniziativa diocesana dedicata all’emergenza educativa, la fondazione della scuola materna San Gioachimo, in risposta ad una esigenza concreta e ad una attenzione peculiare per l’educazione e la formazione dei bambini e dei giovani.</p>
<p>La grande ammirazione che Enzo nutriva verso la figura di Giuseppe Tovini ha avuto la forza di tradursi in vita vissuta.</p>
<p>Per queste ragioni, la Fondazione a lui intitolata ha ritenuto importante dedicare una serata al beato Tovini: è un modo per proporre all’attenzione dei nostri contemporanei questo beato bresciano del XIX secolo ancora poco conosciuto, ma è anche un modo per cercare di comprendere meglio il senso profondo della vita di Enzo Peserico e di farci, a nostra volta, suoi imitatori».</p>
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