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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; I nostri Santi</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>IL BEATO GIUSEPPE TOVINI ED ENZO PESERICO</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 19:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>

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Il Beato Giuseppe Tovini


Si è svolta a Milano lo scorso 19 maggio la serata dedicata al beato Giuseppe Tovini organizzata dalla Fondazione Enzo Peserico nell’ambito della “Primavera di cultura” promossa anche quest’anno dal Coordinamento dei Centri Culturali della Diocesi di Milano, e dedicata al tema della sfida educativa.
 
L’evento, dal titolo “Educazione, economia, società:  l&#8217;esempio [...]]]></description>
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<dl id="attachment_4339" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px;"><a rel="attachment wp-att-4338" href="http://www.recensioni-storia.it/il-beato-giuseppe-tovini-ed-enzo-peserico/giuseppe_tovini_100"></a>
<dt class="wp-caption-dt"><a rel="attachment wp-att-4339" href="http://www.recensioni-storia.it/il-beato-giuseppe-tovini-ed-enzo-peserico/enzo_001_100-2"><img class="size-full wp-image-4339" title="enzo_001_100" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/05/enzo_001_1001.jpg" alt="Enzo Peserico" width="100" height="129" /></a><p class="wp-caption-text">Enzo Peserico</p></div>
<p><img class="size-full wp-image-4338" title="giuseppe_tovini_100" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/05/giuseppe_tovini_100.jpg" alt="Il Beato Giuseppe Tovini" width="100" height="129" /></p>
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<dd class="wp-caption-dd">Il Beato Giuseppe Tovini</dd>
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<p>Si è svolta a Milano lo scorso 19 maggio la serata dedicata al beato Giuseppe Tovini organizzata dalla Fondazione Enzo Peserico nell’ambito della “Primavera di cultura” promossa anche quest’anno dal Coordinamento dei Centri Culturali della Diocesi di Milano, e dedicata al tema della sfida educativa.</p>
<p> </p>
<p>L’evento, dal titolo “Educazione, economia, società:  l&#8217;esempio del Beato Tovini, modello per il laicato cattolico del nostro tempo”, è stato introdotto da Andrea Arnaldi, membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione, il quale ha evidenziato alcuni significativi punti di contatto tra la figura del beato Tovini e quella di Enzo Peserico.</p>
<p>Ha quindi preso la parola, con un breve intervento di saluto, mons. Giovanni Balconi, responsabile del coordinamento dei Centri Culturali Cattolici della Diocesi ambrosiana.</p>
<p>Quindi, dopo la proiezione di un filmato dedicato alla figura del beato Tovini, ha parlato lo scrittore e saggista Rino Cammilleri.</p>
<p>Perché la Fondazione ha dedicato una serata a questo beato bresciano del XIX secolo? Riproduciamo in estrema sintesi le considerazioni svolte in apertura di serata.</p>
<p>«Laurea in giurisprudenza e intensa attività professionale, famiglia numerosa e affiatata, recita quotidiana del rosario, straordinaria sensibilità per le urgenze del suo tempo in chiave di apostolato culturale e sociale, con particolare attenzione alle tematiche dell’educazione ed alle questioni politiche, sociali ed economiche, dedizione senza riserve alla propria vocazione di laico cristiano.</p>
<p>Chi ha avuto la grazia di conoscere Enzo Peserico coglie senza difficoltà questi scarni, ma significativi tratti come certamente riferiti alla sua persona ed alla sua esistenza. Non è però un caso che questa medesima sintetica descrizione possa essere riferita anche al beato Giuseppe Tovini: questa considerazione aiuta a comprendere facilmente perché Enzo vedeva il Tovini come un modello, un esempio vero, concreto di come sia possibile dedicare la propria esistenza di padre di famiglia impegnato nell’azione apostolica al bell’ideale del “contemplativo in azione”.</p>
<p>Enzo ha speso la propria troppo breve esistenza terrena dividendosi tra la famiglia, l’attività professionale, la vita di preghiera alimentata principalmente dagli Esercizi Spirituali, l’apostolato culturale e sociale. Tra le molte attività da lui intraprese, si deve ricordare in particolare, nel contesto della iniziativa diocesana dedicata all’emergenza educativa, la fondazione della scuola materna San Gioachimo, in risposta ad una esigenza concreta e ad una attenzione peculiare per l’educazione e la formazione dei bambini e dei giovani.</p>
<p>La grande ammirazione che Enzo nutriva verso la figura di Giuseppe Tovini ha avuto la forza di tradursi in vita vissuta.</p>
<p>Per queste ragioni, la Fondazione a lui intitolata ha ritenuto importante dedicare una serata al beato Tovini: è un modo per proporre all’attenzione dei nostri contemporanei questo beato bresciano del XIX secolo ancora poco conosciuto, ma è anche un modo per cercare di comprendere meglio il senso profondo della vita di Enzo Peserico e di farci, a nostra volta, suoi imitatori».</p>
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		<title>IL SERVO DI DIO MONS. UGO DE BLASI: DALL&#8217;ALTARE AL CUORE DEL MONDO</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 06:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>

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“Dall’altare al cuore del mondo” è il recente volume in cui sono amorevolmente raccolti i testi composti dal Servo di Dio mons. Ugo De Blasi, che per tanti anni &#8211; in fama di santità &#8211; ha esercitato in Lecce il proprio sacerdozio. Autrice del libro (Edizioni Viverein, settembre 2009) è la professoressa Lilia Fiorillo. I testi [...]]]></description>
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<p><a rel="attachment wp-att-3842" href="http://www.recensioni-storia.it/il-servo-di-dio-mons-ugo-de-blasi-dallaltare-al-cuore-del-mondo/s9fv7jjomcqu-s"><img class="alignleft size-full wp-image-3842" title="s9fv7JjOmcqu-s" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/02/s9fv7JjOmcqu-s.jpg" alt="s9fv7JjOmcqu-s" width="94" height="130" /></a>“Dall’altare al cuore del mondo” è il recente volume in cui sono amorevolmente raccolti i testi composti dal Servo di Dio mons. Ugo De Blasi, che per tanti anni &#8211; in fama di santità &#8211; ha esercitato in Lecce il proprio sacerdozio. Autrice del libro (Edizioni Viverein, settembre 2009) è la professoressa Lilia Fiorillo. I testi hanno per tema il ministero dei presbiteri. Si tratta di manoscritti per lo più inediti, redatti nell’arco di un quarantennio, realizzati da mons. Ugo De Blasi in preparazione alla sacra ordinazione e in tutte le occasioni in cui bisognava adempiere con zelo e fedeltà alle molteplici  mansioni del suo servizio sacerdotale nella Chiesa di Lecce.</p>
<p>Si tratta, pertanto, di scritti in gran parte non destinati alla pubblicazione, contenuti in quaderni o fogli riutilizzati: “minute” che, tuttavia, per accuratezza e precisione &#8211; scrive la professoressa Fiorillo &#8211; si presentano come bellissime copie.</p>
<p>La prima parte del libro contiene la fedele trascrizione dei discorsi pronunciati in occasione dei giubilei sacerdotali, delle prime messe solenni oppure in memoria dei confratelli defunti.</p>
<p>L’intento fondamentale di questi circa 40 discorsi è quello di mantenere desta in sé e nei confratelli la grazia dell’ordinazione e di suscitare nei fedeli laici profonda gratitudine per l’opera dei propri pastori e comprensione per le inevitabili fragilità.</p>
<p>Nella seconda parte del libro &#8211; &#8220;Il sacerdote: padre di tutti e testimone dell&#8217;essenziale&#8221; &#8211; troviamo invece appunti, omelie, articoli, panegirici, conferenze, relazioni, meditazioni, disseminate nei decenni del suo ministero.</p>
<p>Dai suoi scritti traspare come Don Ugo fosse sacerdote fino in fondo, e cioè totalmente dedito alla preghiera ordinata e prolungata. In un mondo che disprezza il silenzio e la contemplazione, trovò presso il Santissimo Sacramento e la Vergine Maria la forza che lo rese santo agli occhi dei suoi amati concittadini. Il 6 febbraio 2001 è stato aperto nella diocesi di Lecce il processo per la causa di canonizzazione, che è tuttora in corso.</p>
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		<title>BEATO CARLO D&#8217;ASBURGO: MODELLO DI LAICO CRISTIANO IN POLITICA (di Vincenzo Pitotti)</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 03:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>

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Molte volte sentiamo ripetere da più parti che la politica è una cosa sporca, un ambiente dal quale tenersi lontani in quanto insudicia chi la frequenta. Il Magistero della Chiesa ha smentito questo errato luogo comune, insegnando che si può diventare santi anche impegnandosi in politica, e sovente ci ricorda quanto sia invece [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><em><br />
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<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><a rel="attachment wp-att-3361" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=3361"><img class="alignleft size-medium wp-image-3361" title="300px-Erzherzog_Thronfolger_Karl_Franz_Josef" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/10/300px-Erzherzog_Thronfolger_Karl_Franz_Josef-218x300.jpg" alt="300px-Erzherzog_Thronfolger_Karl_Franz_Josef" width="218" height="300" /></a>Molte volte sentiamo ripetere da più parti che la politica è una cosa sporca, un ambiente dal quale tenersi lontani in quanto insudicia chi la frequenta. Il Magistero della Chiesa ha smentito questo errato luogo comune, insegnando che si può diventare santi anche impegnandosi in politica, e sovente ci ricorda quanto sia invece indispensabile la coerenza tra fede e impegno politico.</p>
<p>Il Papa Benedetto XVI lo ha ricordato ultimamente sia lo scorso 6 settembre &#8211; durante l&#8217;omelia pronunciata nella valle Faul di Viterbo &#8211; che in occasione del suo viaggio apostolico nella Repubblica Ceca. Il giorno 28 settembre, durante l&#8217;omelia della Messa celebrata a Starà Boleslav, nella ricorrenza liturgica di S. Venceslao patrono della nazione, ha detto: <em>&#8220;(…) C&#8217;è bisogno di persone che siano credenti e credibili, pronte a diffondere in ogni ambito della società quei principi e ideali cristiani ai quali si ispira la loro azione</em>. (Essi)<em> non devono guardare al loro interesse egoistico, bensì al bene comune.&#8221;</em></p>
<p>La Chiesa venera, tra le schiere dei Santi, uomini e donne che con il loro generoso impegno, profuso nelle attività politiche e di governo, hanno dato gloria a Dio e servito il prossimo. Ne ricordiamo solo alcuni: <strong>S. Luigi IX </strong>re dei francesi, <strong>S. Enrico Imperatore, S. Stefano </strong>re d&#8217;Ungheria, <strong>S. Margherita </strong>regina di Scozia, <strong>S. Elisabetta </strong>regina del Portogallo, <strong>S. Tommaso Moro</strong>, proclamato patrono di governanti e politici e, non ultimo, il <strong>Beato Carlo I d&#8217;Asburgo </strong>ultimo imperatore d&#8217;Austria e Re d&#8217;Ungheria, elevato agli onori degli altari il 3 ottobre del 2004 dal compianto Pontefice <strong>Giovanni Paolo II.</strong></p>
<p>La Chiesa ne fa memoria il 21 ottobre, giorno delle sue nozze (celebrate nel 1911) con la principessa <strong>Zita di Borbone-Parma </strong>(1892-1989), dalla quale ebbe otto figli.</p>
<p>Alla morte dell&#8217;Imperatore <strong>Francesco Giuseppe </strong>(1830-1916), suo prozio, Carlo ascese al trono imperiale, all&#8217;età di ventinove anni, e nel dicembre 1916 fu incoronato a Budapest re apostolico d&#8217;Ungheria, con la corona di S. Stefano. Regnò due soli anni, durante il sanguinoso e terribile periodo della Prima Guerra Mondiale.</p>
<p>Da uomo di pace qual era, cercò in diversi modi di porre fine al conflitto, definito dal Papa <strong>Benedetto XV </strong>(1914-1922) <em>inutile strage e suicidio dell&#8217;Europa civile</em>.</p>
<p>In un proclama indirizzato ai suoi popoli prima dell&#8217;incoronazione, l’imperatore scrisse: <em>&#8220;(…) Intendo fare tutto il possibile per bandire, nel più breve tempo, gli orrori e i sacrifici della guerra e restituire ai miei popoli le benedizioni della pace.&#8221;</em></p>
<p>In politica interna pose mano ad un ampia ed esemplare legislazione sociale, ispirata alla Dottrina Sociale della Chiesa, e cercò di riorganizzare l&#8217;impero secondo un modello federalista.</p>
<p>Durante gli ultimi mesi di guerra, di fronte alle sempre più drammatiche difficoltà di approvvigionamento, il Beato Carlo si prodigò in tutti i modi per alleviare le sofferenze del suo popolo, in particolare organizzò cucine da campo, impiegò i cavalli di guerra per il rifornimento del carbone a Vienna, combatté senza mezzi termini corruzione e usura, donando ed elargendo più di quanto gli permettevano i suoi mezzi.</p>
<p>Oltre ad esser stato esemplare uomo politico, che con la sua azione dimostrò come si possano concretamente trasfondere i principi cristiani in ogni ambito della propria vita, anche in campo politico, Carlo fu un amorevole e fedele marito, nonché premuroso padre di otto figli, che egli educò costantemente e personalmente, nonostante i numerosi impegni militari e politici, che lo costringevano a stare lontano da loro.</p>
<p>Il Beato Carlo aveva un&#8217;altissima opinione della santità del matrimonio, non solo quale sacramento che istituisce la famiglia, ma anche quale strumento di perfezione personale e comunitaria. Qualche anno dopo la morte del marito, l&#8217;imperatrice Zita, di recente proclamata serva di Dio, ebbe a dire: <em>&#8220;Con l&#8217;imperatore Carlo condividevamo tutto, gioie e dolori, timori e preoccupazioni, speranza e felicità. I duri colpi ci ferivano insieme, li sopportavamo in due&#8221;. </em>E, in un&#8217;altra occasione: <em>&#8220;Durante il nostro periodo di fidanzamento egli mi disse una volta: noi ora dobbiamo aiutarci vicendevolmente ad andare in Paradiso. Per lui questo proposito era assolutamente serio.&#8221;</em></p>
<p>Giovanni Paolo II, nell&#8217;omelia tenuta durante la concelebrazione eucaristica per la beatificazione, disse: <em>&#8220;Fin dall&#8217;inizio, l&#8217;Imperatore Carlo concepì la sua carica come servizio santo ai suoi popoli. La sua principale preoccupazione era di seguire la vocazione del cristiano alla santità anche nella sua azione politica. Sia un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica!&#8221;</em></p>
<p>I numerosi fatti ed episodi della sua vita sono stati raccolti nei due volumi della <em>Positio super virtutibus</em> da cui si deduce che, sulla via della santità, non è stato ostacolato dal ruolo pubblico che ricopriva, anzi si è santificato proprio perché svolse bene il gravoso e difficile compito di imperatore. All&#8217;Occidente, e in particolare all&#8217;Europa di oggi, in profonda crisi di identità per avere reciso le radici cristiane sulle quali è stata fondata, Santa Romana Chiesa propone il Beato Carlo quale autentico operatore di pace, fulgido esempio di uomo politico che si batté per la giustizia e l&#8217;armonia tra i popoli, e cercò in ogni modo di trasfondere, con ammirabile coerenza, i principi cristiani nelle leggi e nelle decisioni politiche.</p>
<p>Dopo una serie di vicissitudini e di continui scontri con l&#8217;intransigenza degli ambienti politici laicisti di quel tempo, che già prima della guerra avevano deciso l&#8217;annientamento della monarchia austro-ungarica, il Beato Carlo calunniato, tradito e sconfitto, fu costretto all&#8217;esilio  dalle potenze vincitrici insieme alla sua famiglia, dapprima in Svizzera e in seguito nell&#8217;isola atlantica di Madera (Portogallo). Ridotto in povertà e costretto a vivere in un ambiente malsano e umido, si ammalò gravemente di polmonite. Dopo una lunga serie di patimenti e sofferenze, sopportati senza lamenti e accettati come sacrificio per la pace e l&#8217;unità dei popoli, fra le braccia della moglie e lo sguardo rivolto al Santissimo Sacramento, si spense il 1° aprile 1922 a soli trentaquattro anni.</p>
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		<title>I MARTIRI DI ŠIROKI BRIJEG (di Guido Verna)</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 05:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Mediugorje, come ricordo di un pellegrinaggio, mi è stato riportato un piccolo libro di Padre Jozo Zovko o.f.m. intitolato La novena ai martiri di Široki Brijeg. Sapendo poco o niente del loro sacrificio e spronato anche dalla brevità dello scritto, l’ho subito letto, ricevendone in dono la scoperta di un episodio terribile ma cristianamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Mediugorje, come ricordo di un pellegrinaggio, mi è stato riportato un piccolo libro di Padre Jozo Zovko o.f.m. intitolato La novena ai martiri di Široki Brijeg. Sapendo poco o niente del loro sacrificio e spronato anche dalla brevità dello scritto, l’ho subito letto, ricevendone in dono la scoperta di un episodio terribile ma cristianamente splendido e straordinariamente ricco di significati, come, d’altronde,  lo sono tutti gl’innumerevoli episodi che hanno generato i milioni di martiri del XX secolo. Il dovere di raccontarlo a chi non lo conoscesse è, peraltro, incrementato dalla circostanza che quest’anno ricorre il suo sessantennale.<br />
Erano le tre del pomeriggio del 7 febbraio 1945 quando «[....]  i partigiani comunisti decisero di distruggere dalle fondamenta il simbolo cristiano e sradicare dal cuore del popolo la fede cattolica e la benevolenza e la riconoscenza verso i frati francescani. Il simbolo era il santuario dedicato all’Assunta, che dodici francescani originari dell’Erzegovina, «durante la dominazione turca della Bosnia Erzegovina», avevano costruito nel 1846 nella loro terra d’origine, a Široki Brijeg, e che nel tempo, con l’aggiunta di un convento, di un seminario e di una scuola ginnasiale, si era trasformato in un formidabile centro di fede e cultura cattolica.<br />
Ai trenta religiosi che trovarono all’interno della struttura, «i comunisti […] [cominciarono col dire]: “Dio è morto, Dio non c’è, non c’è il Papa, non c’è la Chiesa, non c’è bisogno di voi, andate anche voi nel mondo a lavorare” ». Poi uno di loro, buttato a terra il Crocifisso, pose l’ultimatum: «Ecco […] adesso potete scegliere la vita o la morte». Ognuno dei religiosi s’inginocchiò e baciò la Croce: avevano scelto di non tradire, avevano scelto la morte, cioè la Vita. Allora «i persecutori hanno preso i frati ad uno ad uno, li hanno portati fuori dal convento e li hanno uccisi; poi hanno cosparso di benzina i loro corpi e li hanno bruciati. I frati sono andati incontro alla morte pregando e cantando le litanie della Madonna», come testimoniarono «i militari che facevano parte del plotone di esecuzione», uno dei quali «[…] oggi, è convertito ed ha un figlio sacerdote e una figlia suora». Come sempre accade, la memoria pubblica dei martirizzati è impraticabile finché durano i martirizzatori: «i corpi dei trenta testimoni della fede [di cui sei avevano solo 20/21 anni, mentre il più anziano ne contava 76] sono rimasti nascosti sotto terra per anni e anni, non si poteva nominarli né fare alcuna commemorazione». La memoria privata, però, non si spegne e il sacrificio dei martiri continua misteriosamente a scaldare il cuore di tanti «poveri» uomini, che acquistano anche la forza di rischiare contro il rigoroso silenzio imposto dai carnefici, trasmettendo, magari a voce bassa e nell’orecchio del vicino, quella «storia» esemplare di morte e di Vita. La catacomba è solo la serra per proteggere la crescita dei fiori della santità e il tempo che passa sono solo le sue stagioni di maturazione, finché  si torna a rivedere il sole. Se ci fosse bisogno di conferme, mai come in questo caso si rivela la verità secondo cui sanguis martyrum semen christanorum: il sogno tragico dei persecutori è crollato, mentre il santuario, il più grande di tutta la Bosnia-Erzegovina, è rinato, più solido che mai. E i suoi campanili svettano ancora e le sue campane possono suonare al nuovo Pontefice e nel negozio di souvenir mia moglie, come ogni pellegrino, può comprare il libro che racconta quella «storia»… Ma, soprattutto, a pochi chilometri da lì, a Mediugorje, è successo qualcosa di straordinario: la Padrona del santuario ha deciso d’innalzarne.<br />
Aggiungo ancora qualche considerazione, di secondo piano con qualche significato. Anzitutto, credo che meriti di essere sottolineata una descrizione a margine del racconto dell’episodio, perché fisicamente rappresentativa della pratica della tabula rasa del passato postulata dall’ideologia dei persecutori per accelerare la costruzione del «mondo nuovo» e dell’«uomo nuovo»: «nella biblioteca del convento esistevano, fino al 1945, circa centocinquantamila volumi che documentavano le tappe della storia e delle sofferenze del popolo croato di Erzegovina. Tutto è stato distrutto! » (Prefazione, di Matteo Rossi).<br />
Una biblioteca di centocinquantamila volumi a Široki Brijeg, non propriamente nel cuore dell’Europa: oggi sembra incredibile! Ma se si leggono le brevi note biografiche dei martiri si può subito cogliere la congruità delle sue dimensioni; ancor di più, però, si possono cogliere, da questa lettura, la grandezza e la capacità pulsante di questo cuore, allora.<br />
Fra le vittime francescane c’erano, infatti, laureati in filosofia e musica, lettere antiche e teologia, lingue romaniche e filologia classica, professori di latino e di greco, di tedesco e di francese, di matematica e di fisica; avevano studiato non solo nella vicina  Mostar, ma a Zagabria (Croazia), Lubiana (Slovenia), Bratislava (Slovacchia), Friburgo (Svizzera), Cracovia e Breslavia (Polonia), Graz, Innsbruk e Vienna (Austria), Dusseldorf, Paderborn e Friburgo (Germania), Lilla e Parigi (Francia). Queste fredde elencazioni provano che lì, a Široki Brijeg, dove oggi l’Europa sembrerebbe lontana, allora essa — cioè la sua cultura, la sua storia, la sua religione, tutto quello per cui questo pezzo di mondo, senza confini fisici perfettamente definiti, si chiama Europa —  era centrale e aveva un cuore grande e pulsante. Il cardiotonico era la Croce, ma forse nel preparato c’era anche qualche goccia del vecchio impero asburgico…<br />
A Široki Brijeg  si parlavano una molteplicità di lingue, s’incrociavano saperi e sapienze, ma, nelle ore canoniche e, quindi, nel tempo che conta, tutto si fondeva: la preghiera era in latino e il Pater Noster e l’Ave Maria in comune erano l’espressione della Costituzione di quell’Europa perduta e da ritrovare.<br />
«Sul finire dell’anno 1991, è stata presentata presso la Santa Sede di Roma la documentazione necessaria per l’inizio della causa di beatificazione dei […] martiri francescani» di Široki Brijeg . E il cunicolo «dove giacquero i corpi martoriati dei frati», da quel 7 febbraio 1945 fino alla riemersione post-comunista, diventerà presto una «catacomba» praticabile, con all’interno una Via Crucis. Attraversarla, fermarsi alle stazioni e rivedere infine il sole sarà come pregare per la canonizzazione di questi eroici testimoni della fede e per ritrovare, con la loro intercessione, quell’Europa perduta, che forse spiacerebbe a certi banchieri e ai tecnocrati,  ma  piacerebbe tanto a noi.</p>
<p>EXTRA<br />
Fra Bruno Adam?ik (37 anni), era laureato in filosofia e musica a Bratislava (Slovacchia);<br />
fra Marko Barbari? (80 anni);<br />
fra Jozo Bencun (76 anni),<br />
fra Mario Dragi?evi? (43 anni) era laureato in storia, greco e latino e aveva studiato in Francia e a Friburgo (Svizzera);<br />
fra Miljenko Ivankovi? (21 anni); suo fratello e suo nipote sono oggi frati francescani;<br />
fra Andrija Jel?i? (41 anni), aveva studiato a Mostar e Breslavia (Polonia);<br />
fra Rudo  Juri? (20 anni), era chierico con semplici voti;<br />
fra Fabijan Kordi? (55 anni), era il sarto;<br />
fra Viktor Kosir (21 anni); avendo saputo del pericolo che incombeva sulla comunità, per la sua giovane età fu rimandato a casa, a poche chilometri dal convento;  ma vi rimase solo poche ore, preferendo morire insieme ai confratelli; il fratello nato dopo il suo martirio, si è fatto frate con il suo stesso nome e si può incontrare a Mediugorje, dove opera soprattutto nel confessionale;<br />
fra Tadija Kožul (36 anni) era professore di filosofia, greco e latino e aveva studiato a Mostar, Friburgo (Germania) e Zagabria (Croazia);<br />
fra Krsto Kraljevi? (50 anni) aveva studiato a Zagabria, Vienna e Friburgo (Svizzera);<br />
fra Stanko Kraljevi? (74 anni) fu catechista e bravo predicatore, oltre che professore e confessore dei chierici;<br />
fra Žarko Leventi? (26 anni), confessava i malati; portando l’Eucaristia, si ammalò di tifo; fu preso dal letto e ucciso.<br />
fra Bonifacije Maji? (62 anni), aveva studiato a Mostar, Paderborn (Germania) e Dusseldorf (Germania) dove si era laureato in teologia; poi a Cracovia (Polonia), si era laureato in filosofia.<br />
fra Stjepan Maji?  (20 anni), aveva appena finito il noviziato e pronunciato i voti temporanei;<br />
fra Arckandeo Nui? (49 anni), insegnava greco, latino, tedesco e francese, a Vienna era diventato dottore in teologia, mentre a Parigi aveva studiato filologia classica e si era laureato alla Sorbona;<br />
fra Borislav Pandži? (35 anni) guidava il seminario come pedagogo insegnava religione;<br />
fra Kresimir Pandži? (53 anni) era plurilaureato ed aveva studiato a Mostar, Graz (Austria) e Zagabria;<br />
fra Fabijan Paponja (48 anni)  era il responsabile del convitto; aveva studiato a Mostar, Innsbruk (Austria) e Lubiana (Slovenia);<br />
fra Nenad Venancije Pehar (35 anni), aveva studiato a Mostar e Zagabria, dove si era laureato in filosofia;<br />
fra Melhior Prli? (53 anni) era falegname, solo frate e non sacerdote;<br />
fra Ludovik Radoš (20 anni), aveva appena finito il noviziato e pronunciato i voti temporanei;<br />
fra Leonard Rup?i? (38 anni), insegnava francese; aveva studiato a Mostar, Lilla (Francia), Friburgo (Svizzera), poi lingue romaniche a Parigi;<br />
fra Mariofil Sivri? (32 anni), era cappellano ed educatore dei giovani allievi;<br />
fra Ivo Sliškovi? (68 anni);<br />
fra Kornelije Sušac (20 anni), aveva dato i primi voti;<br />
fra Dobroslav Šimovi? (38 anni), era diventato a Parigi dottore in teologia;<br />
fra Radoslav Vukši? (51 anni), professore di matematica e fisica, aveva studiato a Vienna;<br />
fra Roland Zlopaša (33 anni), era laureato in filosofia e aveva studiato a Mostar, Friburgo (Svizzera) e Zagabria;<br />
fra Leopold Augustin Zubac (55 anni), era professore ed assistente all’idrocentrale.</p>
<p>Guido Verna<br />
1 maggio 2005</p>
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		<title>IL PRIMATO DI SIMON PIETRO IN UN MONDO SENZA RIFERIMENTI (Corriere del Giorno, sabato 27 dicembre 2008, pag. 26)</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Dec 2008 12:10:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa ci racconta la storia a proposito di San Pietro, il pescatore della Galilea che lasciò tutto per seguire Gesù? Oltre ai Vangeli, a quali documenti possiamo attingere per ricostruirne la biografia? Da dove nasce, all’interno della Chiesa cattolica, l’autorità del pontefice romano? Trovano fondamento le polemiche, passate e recenti, riguardo alle ragioni del primato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><img class="alignleft size-full wp-image-1091" title="0831" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/12/0831.jpg" alt="0831" width="142" height="220" />Cosa ci racconta la storia a proposito di San Pietro, il pescatore della Galilea che lasciò tutto per seguire Gesù? Oltre ai Vangeli, a quali documenti possiamo attingere per ricostruirne la biografia? Da dove nasce, all’interno della Chiesa cattolica, l’autorità del pontefice romano? Trovano fondamento le polemiche, passate e recenti, riguardo alle ragioni del primato petrino e romano? Un recente volume dell’Editrice Queriniana aiuta ad analizzare e &#8211; in qualche caso &#8211; a risolvere tali interrogativi. Il libro in questione, una monografia su Simon Pietro che ne ricostruisce la storia personale di apostolo e di guida delle primitive comunità cristiane, ha per titolo: “<em>Simon Pietro. Storia e importanza storica del primo discepolo di Gesù Cristo</em> (Rudolf Pesch, Queriniana, Brescia, 2008, euro 26,50, pagg.328). <span id="more-1087"></span>La stessa scelta di unire, nel titolo, i due nomi di Simone e di Pietro, indica la svolta avvenuta nella sua persona: da semplice pescatore ebreo (Simone) a fondamento della chiesa universale (Pietro).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">L’Autore, docente universitario in Germania, è noto biblista, con alle spalle molteplici pubblicazioni a carattere storico e teologico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Proprio in forza dei suoi studi, Rudolf Pesch si sente di affermare con tranquillità che “… Di un <em>primato</em> di Pietro si può parlare sotto molti aspetti, sia se prendiamo in considerazione il Pietro storico sia anche se prendiamo in considerazione le immagini di Pietro del Nuovo Testamento.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Su ventisette libri del Nuovo Testamento nove di essi contengono immagini di Pietro: nessun’altra figura di apostolo viene presentata in possesso di un’uguale ampia autorità e di un’uguale importanza per tutta la chiesa. Pietro è descritto come il primo discepolo, il portavoce del gruppo dei discepoli e dei Dodici, il testimone oculare della vita di Gesù fin dall’inizio, e le redazioni dei Vangeli hanno fatto di lui il garante principale della tradizione di Gesù. Ne risulta così che “…<em>tra le persone ragguardevoli del tempo apostolico…nessuno può rivaleggiare con Pietro, neppure Paolo, perché non può garantire la tradizione di Gesù</em>.” (pag. 271). Insomma “… Senza il primo testimone pasquale – afferma l’Autore – non ci sarebbe alcuna chiesa …” (pag. 282).<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Oltre ai libri del Nuovo Testamento, altri documenti del I secolo, come gli scritti di San Clemente Romano, attribuiscono a Simon Pietro e ai suoi successori il ruolo di “pietra”, di autorità con cui guidare la chiesa dietro specifico mandato di Gesù. Perfino gli scritti gnostici, che hanno intenzionalmente lo scopo di denigrare la figura di Pietro, costituiscono in realtà una prova indiretta della sua autorità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Oggi, dopo una lunga storia di dubbi a proposito del soggiorno del principe degli apostoli a Roma, si può considerare come certo che Pietro sia venuto a Roma sotto Nerone e che qui vi abbia subito il martirio. Se le fonti del Nuovo Testamento tacciono in proposito, &#8211; racconta Pesch &#8211; la tradizione exta-canonica della chiesa antica e i reperti archeologici degli scavi effettuati sotto San Pietro offrono sufficienti testimonianze al riguardo. Due autori latini, Tacito e Svetonio, raccontano la persecuzione subita dalla nascente comunità cristiana sotto l’imperatore Nerone. In tale contesto si consuma il martirio di San Pietro. Scrive in proposito Rudolf Pesch: “Poiché le tradizioni relative al martirio di Pietro a Roma non sono mai contestate nella Chiesa antica e poiché non esistono tradizioni contrarie … poiché oltre a ciò tali tradizioni sono note non soltanto a Roma, bensì anche nell’oriente cristiano, ad esempio nell’ex centro petrino di Antiochia e poiché la tradizione di Pietro a Roma circola molto prima della sua valutazione politico-ecclesiale, non c’è alcun motivo di dubitare dell’affidabilità delle notizie relative al martirio subito da Pietro a Roma. Se volessimo raggiungere un maggior grado di probabilità per tutti i fatti della storia antica, dovremmo stralciarne una gran parte dai libri di storia.” (pag. 209).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Se il ruolo di Pietro nella costituzione della chiesa nascente è indiscutibile, l’Autore affronta nella parte finale del volume la questione della successione petrina, e cioè del diritto dei successori di Pietro a continuare nel tempo il suo mandato di pastore della chiesa. Questa realtà gerarchica, scrive Pesch, trova giustificazione nel modo con cui le comunità primitive dei credenti vivevano la fede, frutto della trasmissione del Vangelo dalla viva voce degli Apostoli e di coloro che comunque li avevano conosciuti di persona.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Quelle prime comunità, in armonia con gli scritti neotestamentari, tramandarono alle successive generazioni di fedeli anche il ministero di unità, rappresentato proprio dai successori di Pietro; e questo accadeva perfino mentre Giovanni, l’apostolo amato dal Signore, era ancora in vita, alla fine del I secolo. In risposta ad una certa vulgata post-conciliare e filo-protestante, secondo cui la pretesa successione petrina sarebbe stata il frutto di incrostazioni storiche occidentali, possiamo dire con Pesch che “Il primato dei vescovi romani è perciò il primato cattolico di Pietro, inserito nella successione apostolica degli apostoli nel ministero episcopale e posto al servizio della fede della chiesa una e santa.” (pag.284).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Non a caso, a sgombrare il campo dai dubbi, lo stesso Concilio Vaticano II nella costituzione dogmatica <em>Lumen Gentium</em> (18) si era espresso in tali termini: “Questa dottrina della istituzione, della perpetuità, del valore e della natura del sacro Primato del romano Pontefice e del suo infallibile magistero, il santo Concilio la propone di nuovo a tutti i fedeli come oggetto certo di fede …”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Roberto Cavallo<br />
</span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
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		<title>Benedetto XVI: CATECHESI SUI PADRI DELLA CHIESA (da Clemente Romano a Gregorio Magno)</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 14:18:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Città Nuova
I Padri della Chiesa rappresentano, oggi più che mai, le coordinate indispensabili per chiunque voglia risalire alle fonti del pensiero cristiano. Al tempo stesso, sono protagonisti di una fecondissima stagione culturale nella quale si verifica l’innesto sul tronco della grande cultura greco-romana e delle culture limitrofe di una straordinaria novità capace di improntare tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/12/3117351.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-993" title="31173511" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/12/31173511.jpg" alt="31173511" width="240" height="370" /><span style="font-size: 16pt;"><span> </span>Città Nuova</span></a></p>
<p class="MsoBodyTextIndent2"><span style="font-weight: normal;">I Padri della Chiesa rappresentano, oggi più che mai, le coordinate indispensabili per chiunque voglia risalire alle fonti del pensiero cristiano. Al tempo stesso, sono protagonisti di una fecondissima stagione culturale nella quale si verifica l’innesto sul tronco della grande cultura greco-romana e delle culture limitrofe di una straordinaria novità capace di improntare tutti i secoli a venire. Testimoni profondi e autorevoli della più immediata tradizione apostolica, in loro la tematica pastorale è ricchissima, lo sviluppo del dogma illuminato da un particolare carisma, la comprensione delle Scritture guidata dallo Spirito; la loro penetrazione del messaggio cristiano porta all’indicazione di soluzioni che si rivelano per noi attualissime. Proprio per la straordinaria ricchezza spirituale e umana che i Padri della Chiesa offrono al cristiano e all’uomo di oggi, Benedetto XVI </span><span style="font-weight: normal;">nelle catechesi settimanali </span><span style="font-weight: normal;">ha proposto per molti di loro  un ritratto vivo e affascinante.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent2"> </p>
<p class="MsoBodyTextIndent2">I PADRI DELLA CHIESA<span style="font-weight: normal;">: Clemente Romano / Ignazio di Antiochia / Giustino / Ireneo di Lione / Clemente Alessandrino / Origene Alessandrino / Tertulliano / Cipriano / Eusebio di Cesarea / Atanasio di Alessandria / Cirillo di Gerusalemme / Basilio / Gregorio Nazianzeno / Gregorio di Nissa / Giovanni Crisostomo / Cirillo di Alessandria / Ilario di Poitiers / Eusebio di Vercelli / Ambrogio / Massimo di Torino / Girolamo / Afraate il Saggio / Efrem il Siro / Cromazio di Aquileia / Paolino di Nola / Agostino / Leone Magno / Boezio e Cassiodoro / Benedetto da Norcia / Pseudo-Dionigi Areopagita / Romano il Melode / Gregorio Magno.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent2"> </p>
<p class="MsoBodyTextIndent2">COLLANA: I prismi /saggi</p>
<p class="MsoBodyTextIndent2">
<p class="MsoBodyTextIndent2">DATI TECNICI:    <span style="font-weight: normal;">formato 13&#215;20;  pp. 232;   prezzo: € 14,00</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent2"><span style="font-weight: normal;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/12/3117351.jpg"></a></span></p>
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		<title>1858-2008: IL MESSAGGIO DI  LOURDES  RIEVOCATO NEL 150° ANNIVERSARIO DELLE APPARIZIONI  (Corriere del Giorno, 30 dicembre 2007, pag.7)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/1858-2008-il-messaggio-di-lourdes-rievocato-nel-150%c2%b0-anniversario-delle-apparizioni-corriere-del-giorno-30-dicembre-2007-pag7</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Jan 2008 04:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
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		<description><![CDATA[ 
 Ha un senso, per noi uomini e donne del XXI secolo, credere nelle apparizioni che periodicamente la Chiesa cattolica propone alla nostra attenzione? 
In effetti tutto il cristianesimo è basato sulle “apparizioni”: il mistero dell’Incarnazione (apparizione dell’Angelo ad una ragazza ebrea); il mistero della Resurrezione (apparizione del Salvatore risorto da morte agli Apostoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: center; line-height: 150%" align="center"><em><o> </o></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/01/cathedrale-neige-lourdes-b2.jpg" title="cathedrale-neige-lourdes-b2.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/01/cathedrale-neige-lourdes-b2.thumbnail.jpg" alt="cathedrale-neige-lourdes-b2.jpg" /> </a><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">Ha un senso, per noi uomini e donne del XXI secolo, credere nelle apparizioni che periodicamente <st1 productid="la Chiesa" w:st="on">la Chiesa</st1> cattolica propone alla nostra attenzione? <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">In effetti tutto il cristianesimo è basato sulle “apparizioni”: il mistero dell’Incarnazione (apparizione dell’Angelo ad una ragazza ebrea); il mistero della Resurrezione (apparizione del Salvatore risorto da morte agli Apostoli e ad oltre 500 discepoli in una sola volta); il mistero dell’effusione dello Spirito Santo…</span><span id="more-387"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">La stessa Chiesa insegna che dopo la venuta di Gesù-Dio la Rivelazione si è completata, e null’altro ci sarebbe da aggiungere al deposito della fede. Ed invece la sua storia è ricca di testimonianze di uomini, donne , bambini che asseriscono di aver visto Angeli, Maria, Gesù, i Santi … Perché dunque le apparizioni, se Dio nel suo Figlio ha detto tutto, ha dato tutto?<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">E’ quanto si chiede Nino Bucca, padre missionario oblato di Maria Immacolata, nel recentissimo volume da lui curato (<em>Tutto su Lourdes</em>, Città Nuova-NDL Editions, novembre 2007, pagg. 189, euro 16,00), nel paragrafo riguardante, appunto, le apparizioni.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">Il libro si presenta come una specie di piccola enciclopedia, dove in ordine alfabetico sono esposte le tematiche teologiche, storiche, turistiche (naturalmente di ordine “spirituale”) di maggiore interesse che riguardano i fatti di Lourdes. Dalla A di <em>accoglienza</em> alla V di <em>visitatori</em>, in queste pagine si trova tutto quello che c’è da sapere su Lourdes, ma soprattutto i riflessi di quell’evento straordinario, che cambiò la vita di una povera ragazza e, in parte, la storia della Chiesa. Ma veniamo alla nostra domanda iniziale: perché le apparizioni?<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">Ecco cosa risponde l’Autore: “<em>Gesù, prima di salire al Padre, ha detto ai suoi discepoli che non potevano capire tutte le sue parole, per questo avrebbe mandato lo Spirito Santo a spiegarle e a condurli verso la pienezza della verità. Le apparizioni, lungo la storia della Chiesa, sono doni carismatici (ossia gratuiti, offerti proprio dallo Spirito Santo), perché si comprendano meglio le verità del Vangelo, per ricordare a tutti i cristiani realtà che sono dimenticate, rimaste nell’ombra</em>…”<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">Le apparizioni hanno dunque il significato di far risplendere verità già rivelate, ma talora offuscate dal tempo e dal mondo&#8230; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">Tutti noi vorremmo “poter vedere”; ma, come diceva San Pietro ai fedeli di Gerusalemme, il Signore è apparso a “<em>testimoni prescelti da Dio</em>”. <span> </span>Ciò avviene sia per il progresso spirituale del diretto destinatario dell’apparizione, sia <span> </span>per il bene comune di un più vasto gruppo di persone e di fedeli. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">In tale contesto rientrano anche i miracoli, straordinarie guarigioni fisiche – ma soprattutto spirituali – che spesso si accompagnano alle apparizioni per suggellarne la veridicità. <st1 productid="la Chiesa" w:st="on">La Chiesa</st1>, come noto, è estremamente prudente prima di autenticare come soprannaturale una possibile apparizione, ed elabora dei criteri di discernimento che chiamano in causa anche le scienze umane. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">E’ quanto accaduto a Lourdes, dove fin da subito le apparizioni della Madre di Dio alla quattordicenne <em>Bernadette Soubirous</em> sono state accompagnate da miracoli, alla presenza di un medico (il dott. <em>Pierre-Roman Dozous</em>, allora consulente medico dei tribunali di Lourdes e di Pau) e di molti testimoni oculari degni di fede. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">Eppure ci vollero quattro anni perché, con lettera pastorale del 16 gennaio 1862, il vescovo dell’epoca, Mons. Laurence (1790-1870), proclamasse che “… <em>La nostra convinzione si è formata sulla testimonianza di Bernadette, ma soprattutto sui fatti che possono essere spiegati solo in virtù di un intervento divino. Giudichiamo che Maria Immacolata, Madre di Dio, sia realmente apparsa a Bernadette Soubirous l’11 febbraio 1858 e nei giorni successivi, per 18 volte, nella Grotta di Massabielle, vicino alla città di Lourdes; che questa apparizione rivesta tutti i caratteri della verità e che i fedeli possano crederla certa</em>”. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">Nel <st1 productid="1883, a" w:st="on">1883, a</st1> 25 anni di distanza dalle apparizioni del 1858, il dottor <em>De Saint Maclou</em> fondava a Lourdes l’Ufficio delle constatazioni mediche, con il compito di condurre le indagini scientifiche sulle guarigioni inspiegabili. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">Di tale Ufficio è tuttora responsabile “… <em>un medico residente, assistito da numerosi medici provenienti da tutto il mondo e riuniti nell’Associazione Medica Internazionale di Lourdes – l’AMIL – che conta oggi circa 12.000 medici di 75 paesi diversi</em>… “ (pag. 166). <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">Successivamente, nel secondo dopo-guerra, fu istituito il Comitato Medico Internazionale, che funziona come seconda istanza medica costituita esclusivamente da <em>primari ospedalieri</em>: “<em>Questi studiano i dossier di guarigione, che vengono annualmente presentati dal medico residente, dando vita, quando lo ritengono opportuno, ad una perizia. Soltanto a questo punto il dossier viene trasmesso all’autorità ecclesiastica</em>…” (pag. 166).<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">Dunque l’iter è particolarmente lungo, e non è possibile omologare un miracolo alla leggera.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">Così in questi 150 anni soltanto 67 miracoli sono stati riconosciuti, <em>su oltre 7.200 guarigioni dichiarate</em> e archiviate dall’Ufficio Medico Internazionale (pag. 122). Ma al di là delle guarigioni ufficialmente conclamate dai medici come fatti straordinari, vi è una serie enorme di anonimi <em>ex-voto</em> a testimonianza della perenne veridicità del messaggio di Nostra Signora di Lourdes, che richiama tutti ad un più serio confronto con il Vangelo del suo Figlio Divino. Proclamandosi quale<span>  </span>“Immacolata Concezione”, <st1 productid="la Madonna" w:st="on">la Madonna</st1> manifesta alle genti di tutti i tempi<span>  </span>– <em>alle genti del nostro tempo</em> – il senso del peccato e del perdono, della vita e della morte.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">Quanto a <em>Bernadette Soubirous</em> ella morì nel convento di <em>Nevers</em> il 16 aprile 1879, all’età di 35 anni. <span> </span><st1 productid="la Chiesa" w:st="on">La  Chiesa</st1> l’ha proclamata santa l’8 dicembre 1933, non perché favorita dalle apparizioni, ma per il modo in cui ha saputo rispondere. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">Un libro allora sicuramente utile, quello di padre Bucca, per quanti, almeno spiritualmente, intendano mettersi sul cammino di Lourdes.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Verdana','sans-serif'">Roberto Cavallo<o></o></span></p>
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		<title>BENEDETTO XVI: BAKHITA, ESEMPIO DI SPERANZA</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 16:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>
		<category><![CDATA[Sudan]]></category>

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		<description><![CDATA[  DALLA LETTERA ENCICLICA  &#8220;SPE SALVI&#8220;  (paragrafo 3):
&#8220;&#8230;Per noi che viviamo da sempre con il concetto cristiano di Dio e ci siamo assuefatti ad esso, il possesso della speranza, che proviene dall&#8217;incontro reale con questo Dio, quasi non è più percepibile. L&#8217;esempio di una santa del nostro tempo può in qualche misura aiutarci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/p_feature_stjosephinebakh.jpg" title="p_feature_stjosephinebakh.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/p_feature_stjosephinebakh.thumbnail.jpg" alt="p_feature_stjosephinebakh.jpg" /></a>  DALLA LETTERA ENCICLICA  &#8220;<em>SPE SALVI</em>&#8220;  (paragrafo 3):</p>
<p>&#8220;&#8230;Per noi che viviamo da sempre con il concetto cristiano di Dio e ci siamo assuefatti ad esso, il possesso della speranza, che proviene dall&#8217;incontro reale con questo Dio, quasi non è più percepibile. L&#8217;esempio di una santa del nostro tempo può in qualche misura aiutarci a capire che cosa significhi incontrare per la prima volta e realmente questo Dio. Penso all&#8217;africana Giuseppina Bakhita, canonizzata da Papa Giovanni Paolo II. Era nata nel 1869 circa &#8211; lei stessa non sapeva la data precisa &#8211; nel Darfur, in Sudan. All&#8217;età di nove anni fu rapita da trafficanti di schiavi, picchiata a sangue e venduta cinque volte sui mercati del Sudan. Da ultimo, come schiava si ritrovò al servizio della madre e della moglie di un generale e lì ogni giorno veniva fustigata fino al sangue; in conseguenza di ciò le rimasero per tutta la vita 144 cicatrici.  Infine, nel 1882 fu comprata da un mercante italiano per il console italiano Callisto Legnani che, di fronte all&#8217;avanzata dei mahadisti, tornò in Italia.  Qui, dopo &#8220;padroni&#8221; così terribili di cui fino a quel momento era stata proprietà, Bakhita venne a conoscere <em>un padrone totalmente diverso </em>- nel dialetto veneziano, che ora aveva imparato, chiamava &#8220;<strong><em>paron</em></strong>&#8221; il Dio vivente, il Dio di Gesù Cristo&#8230; <em>questo Padrone aveva affrontato in prima persona il destino di essere picchiato</em> e ora la aspettava &#8220;alla destra di Dio Padre&#8221;.  Ora lei aveva speranza &#8211; non più solo la piccola speranza di trovare padroni meno crudeli, ma la grande speranza: io sono definitivamente amata e qualunque cosa accada &#8211; io sono attesa da questo Amore&#8230; &#8220;</p>
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		<title>UN  LIBRO  SULL’IMMACOLATA  CONCEZIONE</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Dec 2007 06:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corriere del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Piemme]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[SUSSIDIARIO DI STORIA]]></category>

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		<description><![CDATA[ Probabilmente quando l’8 dicembre festeggiamo l’Immacolata ci viene spontaneo pensare alla festa della Madonna in chiave natalizia: di lì a poco saremo nel pieno del mistero del Natale!
Mai potrebbe venirci in mente che dietro quel dogma, definito in modo solenne nel 1854 dal Beato Papa Pio IX, c’è una storia più che millenaria, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 49.55pt 0pt 0cm" class="MsoBodyText"><font face="Arial" size="3"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/9788838484100g.jpg" title="9788838484100g.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/9788838484100g.thumbnail.jpg" alt="9788838484100g.jpg" /></a> </font><font face="Arial" size="3">Probabilmente quando l’8 dicembre festeggiamo l’Immacolata ci viene spontaneo pensare alla festa della Madonna in chiave natalizia: di lì a poco saremo nel pieno del mistero del Natale!</font></p>
<p style="margin: 0cm 49.55pt 0pt 0cm" class="MsoBodyText"><font face="Arial" size="3">Mai potrebbe venirci in mente che dietro quel dogma, definito in modo solenne nel 1854 dal Beato Papa Pio IX, c’è una storia più che millenaria, che ha attraversato i cuori di santi e di teologi, di pontefici e di semplici fedeli.</font></p>
<p><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">Questa storia ci viene raccontata dal giornalista cattolico Vincenzo Sansonetti nel suo libro “L’Immacolata Concezione” (Edizioni Piemme,<span>  </span>2004, pagg.175).</font></span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3"><o></o></font></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">Nell’introduzione l’Autore, prendendo a prestito le parole del collega Vittorio Messori, sfata un luogo comune purtroppo assai diffuso anche fra cattolici: l’erronea confusione fra maternità verginale di Maria e il suo immacolato concepimento. Sono due misteri completamente diversi: il primo dice relazione alla perpetua verginità della Madonna, prima, durante e dopo il parto divino.  <o></o></font></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">Il secondo, invece, si riferisce al fatto che Maria, fin dal primissimo istante del suo concepimento, avvenuto ad opera dei Santi Gioacchino ed Anna, fu preservata dal peccato originale. <o></o></font></span><span id="more-366"></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">Ciò è tanto vero che l’Immacolata Concezione è il<em> terzo dogma mariano</em> in ordine di tempo, dopo la divina maternità (<em>primo</em>) e la verginità perpetua (<em>secondo</em>). <o></o></font></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">Sulla base delle Scritture e del perenne insegnamento della Chiesa tutti noi partecipiamo del peccato originale, così come tutti partecipiamo dell’abbondanza di grazia ottenutaci dalla Passione e Morte in croce di Cristo Signore.  Il dubbio che ha attanagliato anche grandi Santi, come per esempio San Bernardo, che pure ha cantato in modo splendido le lodi di Maria, è che proclamando il concepimento immacolato di Maria venisse in qualche modo adombrata la portata salvifica universale di Gesù.  Neanche la Madonna, si obiettava, può sottrarsi al potere di riscatto del sacrificio di Cristo, che necessariamente vale per <em>tutte</em> le creature umane.</font></span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3"><o></o></font></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">Alla fine ci pensò Pio IX, il papa del Sillabo e della breccia di Porta Pia, a tagliare la testa al toro, e a proclamare solennemente con la bolla “<em>Ineffabilis Deus</em>” una verità ormai cara a tutto il popolo di Dio: lungi dallo sminuire la portata universale del mistero della salvezza, l’immacolata concezione è il segno dello speciale privilegio di Dio <em>in vista dei meriti di Gesù. </em><o></o></font></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">Ma il dogma dell’Immacolata Concezione, racconta Sansonetti, è anche un dogma “scomodo”, perché ci mette dinanzi agli occhi un fatto che la modernità ha sempre rigettato: il mistero del peccato originale. Da <em>Rousseau</em> in poi l’uomo ha la pretesa di bastare a se stesso e di considerarsi immune da colpe, che, al massimo, vengono individuate nelle “<em>strutture sociali</em>”, da abbattere &#8211; di solito violentemente &#8211; all’occorrenza.<span>  </span>Ma così facendo, l’uomo, lungi dall’arrivare al paradiso in terra, ha fabbricato i lager e i gulag del XX secolo, diventando carnefice di se stesso. <o></o></font></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">In margine ad un viaggio di Giovanni Paolo II a Lourdes, il portavoce Navarro Valls commentò: “<em>Il Papa è venuto a Lourdes per chiedere una guarigione, ma non da una malattia fisica, bensì dalla malattia più grave che attanaglia il mondo moderno: la dimenticanza del peccato originale. E’ la guarigione da questa negazione, quello che il Papa chiede alla Vergine</em>”.<o></o></font></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><o></o><font size="3"> </font></span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">Roberto Cavallo<span>  </span></font><o></o></span></p>
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		<title>SANTA  CECILIA  CONTRO  “IL  CODICE  DA  VINCI” (dal libro &#8220;I nostri Santi i loro miracoli&#8221;, di Roberto Cavallo)</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 16:32:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Editrice Salentina]]></category>
		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>

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		<description><![CDATA[
  E’ una bella ricorrenza, quella di Santa Cecilia. E’ la prima festa che, timidamente, comincia ad annunziare l’aria frizzante di Natale…In questo giorno, il 22 novembre, i cori parrocchiali celebrano con semplicità la loro patrona, perché S. Cecilia è la protettrice dei musicisti. In alcune città del sud Italia la ricorrenza è molto sentita, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o></o></span><span style="font-size: 14pt; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o></o></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt" class="MsoBlockText"><font size="3" face="Arial"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/11/gkjx_p.jpg" title="gkjx_p.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/11/gkjx_p.thumbnail.jpg" alt="gkjx_p.jpg" /></a>  E’ una bella ricorrenza, quella di Santa Cecilia. E’ la prima festa che, timidamente, comincia ad annunziare l’aria frizzante di Natale…</font><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">In questo giorno, il 22 novembre, i cori parrocchiali celebrano con semplicità la loro patrona, perché S. Cecilia è la protettrice dei musicisti. In alcune città del sud Italia la ricorrenza è molto sentita, tanto che i primi improvvisati zampognari di buon mattino percorrono le strade, diffondendo le inconfondibili note dei pastorali, mentre le donne già impastano e friggono le “pettole” (o “pittole”), tradizionali e semplicissime frittelle casarecce. Suoni e profumi<span id="more-352"></span> che ancora resistono…<o></o></font></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">Ma chi era Santa Cecilia?<span>  </span>Nelle solennità è ricordata durante la Messa nel canone romano, insieme ad altre giovani donne martirizzate come lei: Agnese, Anastasia, Lucia, Agata, Perpetua…<o></o></font></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">Cecilia dunque apparteneva a quella larga schiera di primi martiri cristiani che sotto l’impero romano subirono il supplizio. Non, come purtroppo comunemente si crede, perché rifiutassero l’impero di Roma e le sue legittime istituzioni in nome di un utopistico irenismo; ma, molto spesso, perché gli imperatori cedevano alle pressioni dell’opinione pubblica, a sua volta abilmente manipolata dalle consolidate strutture sacerdotali del tempo, pagane, neo-pagane ed esoteriche. Così, a ondate alterne, si abbattevano sui cristiani persecuzioni, torture, supplizi vari. I molti che rifiutavano di sacrificare alle divinità occulte e perseveravano nella fede venivano subito proclamati Santi dalla comunità: i Santi Martiri. <o></o></font></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">Cecilia nacque intorno al 200. Si sa che aveva una bellissima voce e probabilmente (anche l’iconografia ce la tramanda così) doveva essere una bella ragazza. Si sposò e convertì al cattolicesimo non solo il marito,<span>  </span>Valeriano, ma anche il fratello Tiburzio. Ottenne per loro il battesimo direttamente da Papa Urbano I. Una donna in gamba, dunque, che aveva mille doti e che sapeva bene ciò che voleva.<o></o></font></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">Nel corso di una delle periodiche persecuzioni testimoniò sino in fondo la fede nel Signore Gesù, e perciò, nel 230, le tagliarono la testa. Un cliché, quello di tagliare la testa alle ragazze cristiane, che purtroppo si ripete ancora oggi (cfr. Vinicio Russo, <em>Orrore in Indonesia: macellate tre ragazze cristiane</em>, L’Ora del Salento n° 39 del 12.11.2005, pag. 13).<o></o></font></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><font size="3">Poi altrettanto fecero col marito e col fratello. Cecilia fu subito cara ed estremamente popolare fra la comunità dei credenti, che da allora la ricorda con affetto e simpatia. Tutto il contrario insomma di quello che Dan Brown va dicendo sulla Chiesa delle origini, che avrebbe oppresso e conculcato il “<em>sacro femminino</em>”.<o></o></font></span></p>
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