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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Afghanistan</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>EMERGENZA PAKISTAN PER OBAMA  (L&#8217;Ora del Salento, 9 maggio 2009, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 04:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I primi 100 giorni della politica estera del Presidente Barak Obama sono stati caratterizzati dall’atteggiamento della mano tesa. Ciò è valso nei confronti dei paesi socialisti dell’America Latina; nei confronti delle due superpotenze, Russia e Cina; nei confronti dell’Iran. Il nuovo corso di Washington sembra mantenere un piglio più duro solo sul fronte afghano-pakistano, dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><a rel="attachment wp-att-2210" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2210"><img class="alignleft size-full wp-image-2210" title="afp_10515775_58100" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/afp_10515775_58100.jpg" alt="afp_10515775_58100" width="280" height="270" /></a>I primi 100 giorni della politica estera del Presidente <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barak Obama</strong> sono stati caratterizzati dall’atteggiamento della mano tesa. Ciò è valso nei confronti dei paesi socialisti dell’America Latina; nei confronti delle due superpotenze, Russia e Cina; nei confronti dell’Iran. Il nuovo corso di Washington sembra mantenere un piglio più duro solo sul fronte afghano-pakistano, dove sono state incrementate le forze volte a contrastare i Talebani. Pare che Barak Obama sia preoccupatissimo non solo degli insorti fondamentalisti che si battono in Afghanistan, ma soprattutto di quelli che vanno conquistando pezzi di territorio sempre più consistenti all’interno del Pakistan. Sono in particolare le province nordoccidentali al confine con l’Afghanistan (lo Swat ma non solo) a divenire progressivamente autonome dal governo di Islamabad, incapace di contrastare la montante avanzata dei Talebani pakistani. Così l’esecutivo presieduto da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asif Alì Zardari</strong>, il vedovo di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benazir Bhutto</strong>, da mesi ormai è costretto a trattare, ma anche a ritirare le truppe regolari pachistane dalle province cadute in mano ai Talebani. In questi territori “liberati” viene immediatamente proclamata la sharia, con il suo strascico di pene capitali su adulteri, o presunti tali, e con le note limitazioni alla libertà e alla dignità della donna. Ciò che preoccupa lo staff di Barak Obama è che i fondamentalisti islamici aumentano sempre più la propria influenza nel Paese, nella loro marcia di avvicinamento alla capitale (qualche giorno fa, prima della nuova controffensiva governativa, erano a circa 100 chilometri da essa). Che cosa accadrebbe in caso di una nuova rivoluzione islamica, sulla falsariga di quella khomeinista avvenuta 30 anni fa in Iran? L’attuale Presidente Zardari regge un fragile equilibrio di potere, che potrebbe essere spazzato via da un momento all’altro. Il Pakistan, come noto, è una potenza nucleare, e sarebbe davvero preoccupante se l’arsenale atomico finisse fuori controllo o, peggio ancora, nelle mani dei Talebani o dei loro fiancheggiatori. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Accade tutto questo mentre di fatto il<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>programma nucleare iraniano prosegue indisturbato, e mentre Teheran sfida il mondo civile mandando al patibolo, una dietro l’altra, ragazzine appena maggiorenni. Fra queste rischia anche la giornalista irano-americana <strong>Roxana Saberi (</strong>è nata negli Stati Uniti<strong>).</strong> Già il Segretario di Stato degli U.S.A., <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hillary Clinton</strong>, si è espressa per la sua immediata liberazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-spacerun: yes;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">    </span></span></p>
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		<title>DURBAN II: SE L’IRAN INSEGNA AL MONDO I DIRITTI UMANI…</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 13:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cronaca di questi giorni ha sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica nuovi casi di sopraffazione delle donne in vari Paesi islamici. Dall’Afghanistan &#8211; dove è in procinto di diventare legge un testo che consente lo stupro coniugale -, al Pakistan &#8211; dove i Talebani liberamente processano, fucilano e pubblicano su internet la condanna a morte di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--><a rel="attachment wp-att-2080" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2080"><img class="alignleft size-full wp-image-2080" title="durban" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/04/durban.gif" alt="durban" width="125" height="152" /></a>La cronaca di questi giorni ha sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica nuovi casi di sopraffazione delle donne in vari Paesi islamici. Dall’Afghanistan &#8211; dove è in procinto di diventare legge un testo che consente lo stupro coniugale -, al Pakistan &#8211; dove i Talebani liberamente processano, fucilano e pubblicano su internet la condanna a morte di due persone accusate di essere “amanti” -.</p>
<p>Nonostante ciò i rappresentanti dei paesi musulmani presenti alla Conferenza Internazionale di Ginevra, nel corso del cosiddetto Durban 2, applaudono entusiasti alle arringhe del presidente iraniano <strong>Ahmadinejad</strong> contro Israele. Insomma alla conferenza dell’ONU sul razzismo sono saliti in cattedra per dare lezioni di diritti umani i delegati di Paesi come il Sudan, la Libia, Cuba…e, ovviamente, l’Iran.</p>
<p>Ecco allora il commento del bravo Fausto Biloslavo, inviato speciale de “Il Giornale”, a proposito della “passerella degli ipocriti” andata in scena a Ginevra: “<em>L’ambasciatrice libica che toglie la parola alla vittima delle torture o il rappresentante cubano che a suo tempo si era rifiutato di condannare Saddam, quando “gasava” i curdi. Per non parlare dei sudanesi che lavorano dietro le quinte contro i tribunali delle stesse Nazioni Unite e il presidente di un’organizzazione non governativa palestinese accusato di collegamento con i terroristi. Durban II è un festival di gaffe, ipocrisie e personaggi impresentabili. Una conferenza dominata da paesi che fanno a pugni con i principi di libertà e diritti umani</em>.”</p>
<p><span> </span><span> </span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>THE FAILED STATES. IL CASO DELL&#8217;AFGHANISTAN E DELLA SOMALIA (Rubrica radiofonica &#8220;L&#8217;Internazionale&#8221;, 13 febbraio 2009)</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 13:57:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia e Hit Queen Radio:
the-failed-states-il-caso-di-afghanistan-e-somalia

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia e Hit Queen Radio:</p>
<p><span style="color: #551a8b; text-decoration: underline;"><a rel="attachment wp-att-1594" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=1594"></a><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/02/the-failed-states-il-caso-di-afghanistan-e-somalia.mp3">the-failed-states-il-caso-di-afghanistan-e-somalia</a></span></p>
<p><a rel="attachment wp-att-1595" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=1595"><img class="alignleft size-full wp-image-1595" title="img_6" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/02/img_6.jpg" alt="img_6" width="496" height="296" /></a></p>
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		<title>TALEBANISTAN (L&#8217;Ora del Salento, 13 dicembre 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 10:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo gli attentati di Bombay i servizi segreti pakistani sono chiamati in causa dall’India per l’ambiguità dei loro rapporti con il terrorismo. Secondo l’opinione di autorevoli analisti una tattica che al Qaeda cerca di utilizzare è quella di  aumentare la tensione tra India e Pakistan, perché ciò porterebbe le forze armate pakistane ad allontanarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><img class="alignleft size-full wp-image-943" title="talebani01g" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/12/talebani01g.jpg" alt="talebani01g" width="300" height="230" />Dopo gli attentati di Bombay i servizi segreti pakistani sono chiamati in causa dall’India per l’ambiguità dei loro rapporti con il terrorismo. <span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Secondo l’opinione di autorevoli analisti una tattica che <em>al Qaeda</em> cerca di utilizzare è quella di <span> </span>aumentare la tensione tra India e Pakistan, perché ciò porterebbe le forze armate pakistane ad allontanarsi dal confine afghano e a dispiegarsi lungo il confine indiano, innescando una sorta di escalation di tensione tra i due Paesi. <em>Al Qaeda</em> avrebbe così più ampi spazi di manovra nel condurre le proprie operazioni nell’indefinito territorio a cavallo fra Pakistan ed Afghanistan, dove transitano armi, kamikaze e droga. <span id="more-940"></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">I recenti attacchi di Bombay, considerati dall’India il proprio 11 settembre, si sono rivelati sofisticati per la tecnica militare con cui sono stati condotti, diversi dai precedenti e con partecipazione anche di kamikaze. Secondo <strong>Ahmed Rashid</strong>, giornalista ed intellettuale pakistano, molto ascoltato dal neo-presidente statunitense <strong>Barak Obama</strong>, i talebani non sono più un fenomeno afghano, ma costituiscono un fenomeno regionale. Ci sono – afferma Rashid in un suo recente libro sulla “Polveriera Asia” – talebani in Pakistan ed in Asia Centrale, e domani potrebbero essercene anche in India. Ci sono molti gruppi in Europa che sono stati addestrati da <em>al Qaeda</em>. Ci sarebbe dunque bisogno di una strategia regionale, per contrastare un fenomeno che è diventato regionale. In passato <em>al Qaeda</em> era in Afghanistan, ora è in Pakistan ed in Asia Centrale. La percezione tra gli afghani – scrive Rashid &#8211; è che i talebani stiano vincendo e che la NATO stia perdendo. Per i talebani è difficile controllare le città; ma allo stesso tempo la NATO non riesce a riprendersi le zone rurali. Né riesce a farlo l’esercito o la polizia afghana, sprovvisti di personale sufficiente. E’ una posizione di stallo che Barak Obama intende superare dirottando dall’Iraq, semi-pacificato, nuove truppe e nuove risorse. </span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Per Ahmed Rashid resta aperto un altro grande problema, riguardante la leadership dei talebani che attualmente risiede in Pakistan e a cui fu dato rifugio dall’ex presidente <strong>Pervez Musharraf</strong> e dall’intelligence pakistana. Da un lato il Pakistan aiutava gli americani a catturare i membri di <em>al Qaeda</em> in Afghanistan e dall’altro ospitava e dava rifugio alla leadership dei talebani afghani. Questa ambiguità del Pakistan, spesso irretito dalle sirene islamiste radicali, è un nodo al pettine che prima o poi dovrà essere sciolto. Almeno fino a quando il Pakistan continuerà a godere dei cospicui aiuti occidentali.</span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
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		<title>AFGHANISTAN, IRAQ, SOMALIA: LE  GUERRE  DI  OSAMA BIN LADEN (L&#8217;Ora del Salento, 24 maggio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2008 16:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Nel suo ennesimo appello lanciato via internet, Osama Bin Laden torna a puntare il dito su Israele e sui suoi amici occidentali, e anche sull’ONU. Invitando i buoni musulmani alla Jihad (la guerra santa) ancora una volta si autoproclama paladino della causa palestinese.  L’ANP, l’Autorità nazionale palestinese, non solo si è affrettata a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/1711bin-laden2.jpg" title="1711bin-laden2.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/1711bin-laden2.thumbnail.jpg" alt="1711bin-laden2.jpg" /></a> Nel suo ennesimo appello lanciato via internet, Osama Bin Laden torna a puntare il dito su Israele e sui suoi amici occidentali, e anche sull’ONU. Invitando i buoni musulmani alla <em>Jihad</em> (la guerra santa) ancora una volta si autoproclama paladino della causa palestinese.<span>  </span>L’ANP, l’Autorità nazionale palestinese, non solo si è affrettata a prendere le distanze da <em>Al Qaeda</em> e dal suo grande capo, ma ha denunciato che, attraverso <em>Hamas, </em><span> </span>l’organizzazione di Bin Laden sta entrando nella Striscia di Gaza. L&#8217;allarme per le infiltrazioni terroristiche arriva per bocca del presidente palestinese Abu Mazen.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Ma il potere mediatico che l’organizzazione terrorista ha oramai raggiunto le consente di affascinare centinaia di giovani musulmani sparsi nel mondo, che ammaliati dalle sirene <em>jihadiste</em> abbandonano tutto per seguire lo sceicco saudita.<span id="more-488"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Un recente rapporto di Europol, l’Ufficio Europeo di Polizia, diffuso in questi giorni dai media, riferisce che soprattutto molti islamici europei, per lo più immigrati della seconda generazione, rispondono alla chiamata in armi di Osama Bin Laden. Sollecitati da collaudate reti logistiche, ricevono documenti ed istruzioni, partono per i campi di addestramento in “santuari” sicuri, offrono le loro esistenze per combattere sugli scenari di guerra attualmente aperti: Afghanistan, Iraq, Somalia, forse <span> </span>Libano (qualche mese fa l’esercito libanese dovette combattere per stroncare un‘insurrezione di palestinesi in un campo profughi del Nord, dove si erano infiltrati elementi di <em>Al Qaeda</em>).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">In Afghanistan il confine “mobile” con il Pakistan costituisce da sempre la zona franca di transito per uomini, armi e droga. I miliziani di <em>Al Qaeda</em> affiancano i Talebani per organizzare attentati dovunque sia possibile.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">In Iraq il legittimo governo del premier sciita moderato <strong><em>Nuri</em></strong> <strong><em>Al Maliki</em></strong>, dopo aver vinto la battaglia contro gli estremisti sciiti di <strong><em>Muqtada Al Sadr</em></strong> a Bassora, ha riportato a Mosul un’altra vittoriosa operazione contro le forze insurrezionaliste di <em>Al Qaeda</em> (molti fedelissimi di Osama sono stati arrestati).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">E infine la Somalia: centinaia di giovani arruolati arrivano dall’Europa e dai Paesi arabi per rinforzare le fila delle Coorti Islamiche, la cui presenza armata impedisce il controllo del territorio da parte del Governo federale di transizione, la fragile compagine governativa, che pure è sostenuta dall’Unione Africana e dalla comunità internazionale.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><o> </o></p>
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		<title>LE GUERRE DI OSAMA BIN LADEN!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2008 18:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[913.mp3

Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia e Hit Queen Radio (100. 8 e 98.6 Mhz)
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<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/06/r174926_663590.jpg" title="r174926_663590.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/06/r174926_663590.thumbnail.jpg" alt="r174926_663590.jpg" /></a></p>
<p>Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia e Hit Queen Radio (100. 8 e 98.6 Mhz)</p>
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		<title>DONNE IN AFGHANISTAN (Il Corriere del Sud, n°2 &#8211; 15 marzo 2008)</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 15:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il Corriere del Sud]]></category>

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		<description><![CDATA[ Nel libro “Zoya, la mia storia” (Sperling &#38; Kupfer Editori, Milano, 2002), la nonna della protagonista, un’attivista afghana di RAWA (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan) così ricorda la propria esperienza matrimoniale: “…Tuo nonno era senza cuore. Arrivava a casa con una decina di amici e mi ordinava di preparare subito il pranzo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/03/200px-burqa_afghanistan_01.jpg" title="200px-burqa_afghanistan_01.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/03/200px-burqa_afghanistan_01.thumbnail.jpg" alt="200px-burqa_afghanistan_01.jpg" /></a> Nel libro “<em>Zoya, la mia storia</em>” (Sperling &amp; Kupfer Editori, Milano, 2002), la nonna della protagonista, un’attivista afghana di RAWA (<span class="comp"><em>Revolutionary Association of the Women of Afghanistan</em></span>) così ricorda la propria esperienza matrimoniale: “…<em>Tuo nonno era senza cuore. Arrivava a casa con una decina di amici e mi ordinava di preparare subito il pranzo. E doveva essere un pranzo ricco, con tante portate. Una volta gli dissi: sono troppo stanca. Sono la tua serva, ma anche le serve sono esseri umani…E non abbiamo abbastanza piatti per tutti. Lo dissi di fronte ai suoi amici, e lui andò a prendere i suoi stivali, grossi stivali che usava per camminare nella neve, e mi colpì con quelli. Quella fu la prima volta che mi picchiò di fronte ai suoi amici</em>”. <span id="more-425"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">La cosa davvero strana è che nessuno dei presenti ebbe a meravigliarsi più di tanto: “…<em>Per loro era normale. Anche loro picchiavano le mogli, e nessuno aveva il diritto di difenderle. Le picchiavano anche quando erano incinte. Quando finì di colpirmi con gli stivali, mi ordinò di chiedere in prestito i piatti ai vicini e cucinare. E il pomeriggio, quando i suoi amici se ne erano andati, mi picchiò ancora…</em>”. Eppure questa donna, la nonna di <em>Zoya,</em> non era una sposa qualsiasi, ma la figlia di un autorevole <em>mullah</em>, il quale, nonostante fosse perfettamente a conoscenza dei maltrattamenti subiti dalla figlia, continuava a raccomandarle dedizione e tolleranza nei confronti del marito. Normalmente in Afghanistan i religiosi replicano in questo modo alle denunce di violenze coniugali: la sottomissione della donna è giudicata cosa buona e gradita ad Allah.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">RAWA è un movimento femminile di difesa e salvaguardia della dignità della donna, oggi fortemente spostato su posizioni anti-americane e collegato con movimenti della sinistra europea ed italiana. Su internet sono presenti diversi siti che fanno capo a tale movimento, che inneggiano contro i signori della guerra, ma pure contro gli U.S.A. Visitandoli si ha chiara la consapevolezza che anche dopo la scomparsa dei Talebani dalla scena politica di Kabul, <span> </span>restano le discriminazioni verso le donne. Il <em>burqa</em> continua a persistere: per paura di essere additate e diventare oggetto di gratuita violenza, la stragrande maggioranza delle donne afgane continua ad indossarlo, fra mille, piccole e grandi sopraffazioni. Come noto il <em>burqa </em>impedisce di vedere bene, e talora è causa di incidenti: il <em>burqa</em> si impiglia dappertutto, va a fuoco facilmente… <span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Dunque secondo le femministe di RAWA con l’arrivo degli uomini dell’Alleanza del Nord e dei loro alleati statunitensi le cose non sarebbero per nulla cambiate in questi anni. Anzi: fondamentalisti gli uni, fondamentalisti gli altri…Nell’ambito del lavoro, per esempio, il posto è a rischio per quelle donne che si facciano fotografare a volto scoperto, senza velo. E’ così che la signora <em>Marzeya Basil</em>, 44 anni, funzionaria del Ministero della Giustizia, a fine 2002 fu licenziata perché fotografata senza alcuna copertura sul viso durante un incontro ufficiale, addirittura con il presidente George W. Bush negli Stati Uniti. La signora <em>Basil </em>faceva parte di un gruppo di 14 funzionarie governative afghane che seguivano un corso di informatica dietro invito statunitense.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><st1 productid="La Signora Sima" w:st="on">La Signora <em>Sima</em></st1><em> Samar</em>, già Ministro per <st1 productid="la Condizione" w:st="on">la  Condizione</st1> femminile all’indomani della caduta dei Talebani, nel 2002 fu costretta alle dimissioni perché accusata di aver diffamato l’Islam; in seguito è diventata presidente della Commissione indipendente per i diritti dell’uomo.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">“<em>Il libraio di Kabul</em>” (Sonzogno Editore, 2003), <span> </span>altro libro dove si parla della condizione femminile in Afghanistan, diventato in breve tempo un best-seller, racconta di come le donne negli autobus siano costrette ad accalcarsi nelle ultime tre file sovraffollate, a loro espressamente riservate anche quando il mezzo è comunque semivuoto. Tutto ciò per evitare il contatto e la prossimità con gli uomini. Ancora: le donne sono costrette a raggomitolarsi nel bagagliaio dei taxi, avvolte nel loro <em>burqa</em>, se per caso nel sedile posteriore del mezzo pubblico sia seduto un uomo (pagg.12-13).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Il Corriere della Sera del 23 ottobre 2004, nel suo supplemento femminile “Io donna”, riportava la notizia dell’uxoricidio della ventunenne <em>Soraya</em>. Nonostante il marito sulle prime avesse accettato che la moglie ricoprisse il ruolo di attrice protagonista in un film sulla condizione femminile in Afghanistan, successivamente se ne era pentito. Quindi per lavare l’onore, macchiato dal fatto che la propria moglie si fosse esibita in pubblico, pensò bene di ucciderla. Tutto ciò proprio a causa di un film che aveva lo scopo di far riflettere sullo stato dei diritti civili delle donne. La pellicola denunciava, in particolare, la situazione di tante giovani madri, spesso perseguitate dalle proprie famiglie soltanto perché non riescono a dare alla luce un figlio maschio, considerato una benedizione dalla tradizione e dalle convenzioni sociali. C’è poi la triste consuetudine della compravendita delle ragazze a scopo matrimoniale fra clan familiari, per non parlare della piaga dei rapimenti e degli stupri, che <span style="color: red">privano</span> irrimediabilmente le giovani del proprio onore, anche se sono semplicemente vittime dei loro carnefici. In questa situazione non meraviglia l’alto tasso di suicidio fra le donne.<span>  </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Alle femministe di RAWA e ai loro simpatizzanti occidentali bisognerebbe però far capire che la presenza delle forze U.S.A. e di quelle NATO della missione ISAF non è in grado, in pochi anni, di sovvertire credenze religiose e costumi secolari.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Secondo alcuni opinionisti, comunque, la caduta del regime dei Talebani ha portato, sia pure fra mille difficoltà, ad un miglioramento della condizione femminile. Le bambine, tanto per fare un esempio, sono ritornate a scuola, almeno nella capitale. Alcune ragazze privilegiate hanno potuto prendere la patente di guida. Il processo di liberazione sicuramente è ancora lungo e difficile; anzi è appena agli inizi.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">In tale prospettiva il varo della nuova Costituzione afghana, avvenuto il 4 gennaio 2004, è diventato un avvenimento importante per la gente di questo grande Paese, stanca di violenza e di guerre. Il 4 gennaio <em>Hamid Karzai</em>, allora Capo del Governo e oggi Presidente della Repubblica democraticamente eletto, dopo tre settimane di estenuanti trattative, riuscì a far votare dalla <em>Loya Jirga</em>, la grande assemblea tribale, la nuova Costituzione dell’Afghanistan. Documento importantissimo almeno per due motivi: innanzitutto riunisce tutte le etnie intorno ad un comune progetto politico. In secondo luogo, non riconosce la <em>sharia</em>, la legge islamica, assicurando, almeno in teoria, pari diritti e dignità a uomini e donne. Per un Paese che soltanto fino a pochi anni fa considerava le donne quali esseri inferiori, la cui minima trasgressione alla tradizione islamica veniva pagata con la fustigazione o con la lapidazione, questo è diventato un risultato insperato. Ma, soprattutto, la nuova Costituzione, in questo senso unica nel contesto islamico, garantisce una cospicua rappresentanza “rosa”, prevedendo espressamente l’obbligo di due parlamentari elette per ogni provincia (il 27% di tutti i seggi della camera bassa del parlamento).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Sta di fatto che per la prima volta dopo anni sono riapparse alla televisione afghana i volti di alcune cantanti, che erano state delle celebrità negli anni ’70 e ’80. Contro <st1 productid="la Corte Suprema" w:st="on"></st1><st1 productid="la Corte" w:st="on">la Corte</st1> Suprema islamica, che ha fortemente censurato l’iniziativa della televisione, è dovuto intervenire direttamente il Presidente Karzai, che ancora una volta ha difeso l’autonomia del nuovo governo in questo tipo di decisioni (“<em>Karzai si impone: in TV tornano le cantanti vietate”,</em> Avvenire, 18 gennaio 2004, pag. 11).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">E’ così successo che una popolarità travolgente ha accompagnato il programma “<em>Afghan star</em>”, concorso televisivo per giovani cantanti.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">La finale canora di venerdì 14 marzo 2008 è stata seguitissima in tutto il Paese, nonostante le minacce di morte siano piovute numerose sulla principale protagonista, la giovane cantante <em>Lima Sahar</em>, apparsa in televisione nel tradizionale abito <em>pasthun</em>, ma con il volto scoperto. Divenuta una vera star della canzone afghana, l’attesa per la sua esibizione è stata talmente grande che tutti i possessori di TV  si sono incollati dinanzi al programma (“<em>La voce di una ragazza fa tremare l’Afghanistan</em>”, il Giornale, giovedì 13 marzo 2008, pag. 14).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Ora i Talebani le danno la caccia, e <em>Lima Sahar</em> è costretta a girare con la protezione della scorta garantitale dal governatore di Kandahar…</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Insomma nella città di Kabul le donne possono camminare e lavorare con una certa libertà, anche se gli islamisti e i loro tribunali sono sempre dietro l’angolo…</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Ancora molte ombre, dunque, ma anche qualche luce, sulla condizione della donna nel nuovo Afghanistan.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><o> </o></p>
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		<title>L’AFGHANISTAN E LE SUE COMPLESSITA’ (L&#8217;Ora del Salento, 9 febbraio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Feb 2008 18:09:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[ OSSERVATORIO GEO-POLITICO
 In occasione del nono appuntamento di  “Sfide culturali e politiche” (organizzato dal Progetto Osservatorio, promosso dal Sen. Alfredo Mantovano), il noto giornalista televisivo Toni Capuozzo lunedì 4 febbraio ha parlato a Lecce di  “Afghanistan, la sfida della civiltà”. 
Toni Capuozzo, laureato in sociologia all’Università di Trento, inizia a fare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="center"> <span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">OSSERVATORIO GEO-POLITICO<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/windowslivewritercapuozzoterraterra-1d2eterra-180x140-thumb2.jpg" title="windowslivewritercapuozzoterraterra-1d2eterra-180x140-thumb2.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/windowslivewritercapuozzoterraterra-1d2eterra-180x140-thumb2.thumbnail.jpg" alt="windowslivewritercapuozzoterraterra-1d2eterra-180x140-thumb2.jpg" /></a><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'; color: black"> In occasione del nono appuntamento di  “<em>Sfide culturali e politiche” </em><span>(organizzato dal Progetto Osservatorio, promosso dal</span> Sen. <strong>Alfredo Mantovano</strong>), il noto giornalista televisivo <strong>Toni Capuozzo</strong> lunedì 4 febbraio ha parlato <span>a Lecce </span>di<strong><span>  </span>“</strong><em>Afghanistan, la sfida della civiltà</em><strong><span>”</span>. <o></o></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'; color: black">Toni Capuozzo, laureato in sociologia all’Università di Trento, inizia a fare il giornalista nel <st1 productid="1979 a" w:st="on">1979  a</st1> <em>Lotta Continua</em>. Quindi scrive per <em>Reporter</em>, <em>Panorama Mese </em>ed <em>Epoca</em>. In tv si occupa di mafia per <em>Mixer</em> di <strong>Giovanni Minoli</strong> e diventa inviato di guerra per le testate giornalistiche di Mediaset: Tg 4, Tg 5, <em>Studio Aperto</em>, <em>L’istruttoria</em>. Dal 2001 con <strong>Sandro Provvisionato</strong> cura e conduce il settimanale del Tg 5: <em>Terra!</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'; color: black">  E’ vicedirettore del Tg 5 ed editorialista de <em>Il Foglio</em>. Vincitore di numerosi premi giornalistici, Capuozzo ha uno stile diretto e franco: fa giornalismo raccontando quello che vede, e rischiando per vedere ciò che racconta.</span><span id="more-401"></span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'; color: black"> <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'; color: black">E’ stato più volte e per lunghi periodi in Afghanistan, oggi diventata un’area di crisi ancora più complessa e delicata dello stesso Iraq. Un’area che ha visto consolidarsi nel corso degli anni, soprattutto nelle zone di confine col Pakistan, le basi logistiche di Al Qaeda, e dove oggi si combatte contemporaneamente contro il terrorismo di matrice islamica e per la costruzione di una democrazia rispettosa dei diritti di tutti. <span> </span>Un Paese vasto oltre due volte l&#8217;Italia e in cui è presente un nostro contingente militare &#8211; all’interno della forza NATO &#8211; che opera principalmente nella provincia di Herat. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'; color: black">Fare il bilancio di questa presenza quasi settennale non è facile. Molto è stato fatto, perché tante infrastrutture (scolastiche, sanitarie, stradali) sono oggi funzionanti, mentre gli aspetti più odiosi del regime talebano sono stati, <span> </span>in parte, eliminati. Kabul, quasi spopolata al tempo dei Talebani, è ritornata ad essere una metropoli. Eppure le ombre, ha affermato Capuozzo dinanzi ad una numerosissima platea, certamente non mancano: la latente tentazione, in ampi strati della società afghana, della <em>sharia</em>, con il suo strascico di facili condanne a morte per delitti di opinione e di emarginazione della donna; la coltivazione estensiva del papavero da oppio, che ai contadini afghani costa poca fatica e assicura lauti guadagni. Luci ed ombre per una società, quella afghana, che comunque rifiuta di tornare ad essere il santuario del terrorismo e del fondamentalismo.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'; color: black"><br />
</span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"><o></o></span>
</p>
<p class="MsoNormal"><o> </o></p>
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		<title>IL PAPA CON IL CUORE NEL MEDIORIENTE (L&#8217;Ora del Salento, 1° dicembre 2007, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Dec 2007 05:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

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		<description><![CDATA[ OSSERVATORIO GEO-POLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)
  Vedere sventolare le bandiere irachene durante l’Angelus domenicale in Piazza San Pietro non è usuale, ma è sicuramente bello e toccante.Così domenica 25 novembre alcuni cristiani iracheni hanno seguito il loro patriarca fin nel cuore della cristianità, per festeggiare la nomina a cardinale di Emmanuel III Delly (nella foto). Ottanta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/delly.jpg" title="delly.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/delly.thumbnail.jpg" alt="delly.jpg" /></a> OSSERVATORIO GEO-POLITICO</font></p>
<p align="left" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">(a cura di Roberto Cavallo)</font></p>
<p><o></o><font size="3" face="Times New Roman"> </font><o></o><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3"> </font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">Vedere sventolare le bandiere irachene durante l’Angelus domenicale in Piazza San Pietro non è usuale, ma è sicuramente bello e toccante.<o></o></font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">Così domenica 25 novembre alcuni cristiani iracheni hanno seguito il loro patriarca fin nel cuore della cristianità, per festeggiare la nomina a cardinale di Emmanuel III Delly (<strong>nella foto</strong>). Ottanta anni, iracheno, patriarca di Babilonia dei Caldei (Baghdad), bandiera della resistenza cattolica in Iraq, Emmanuel III considera la concessione della berretta cardinalizia &#8211; <span id="more-357"></span>nel corso del recente Concistoro &#8211; come<span>  </span>“<em>Un onore non solo per me, ma per tutto il Paese, per tutti gli iracheni. Il Signore ci ha dato il dono dell’intelligenza per parlarci gli uni con gli altri, per dialogare, perché finché non c’è pace non c’è sicurezza” </em>(Avvenire, domenica 25 novembre, pag.8). <span> </span><o></o></font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">Perciò <strong>Benedetto XVI</strong> durante l’Angelus ha invitato il mondo a pregare per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, che dall’Iraq alla Palestina, dal Libano all’Afghanistan, sta vivendo un momento difficilissimo. <o></o></font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">Cristiani minacciati, che da Mossul, o dal loro quartiere di Dora a Baghdad, cercano rifugio nei più sicuri villaggi del Kurdistan, o meglio ancora all’estero; scontri fratricidi fra Hamas e Fatah in Palestina; crisi istituzionale in Libano, dove non si riesce ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e lo spettro della guerra civile è, ancora una volta, alle porte; soppressione dell’opposizione democratica in Pakistan; attentati suicidi organizzati da gruppi vicini ad Al Qaeda in Afghanistan, che adesso prendono di mira i civili e le nuove strutture espressamente richieste dalla popolazione (il 6 novembre scorso uno zuccherificio, il 24 novembre il ponte costruito per collegare scuole ed ospedali vicino Kabul…).<o></o></font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">In tale contesto ogni occasione di dialogo va perseguita con speranza: anche l’incontro di Annapolis negli Stati Uniti (dove il Vaticano ha inviato una propria delegazione), segnato già in partenza da pessimismo e disillusione, nonché dalla dura condanna di Hamas, può diventare – se accompagnato dalla preghiera &#8211; un cerino che si accende nella notte. Nella notte del dialogo fra Israeliani e Palestinesi. Perché, come dice il Cardinale Emmanuel III Delly, “…<em>Il Signore ci ha dato il dono dell’intelligenza per parlarci gli uni con gli altri, per dialogare, perché finché non c’è pace non c’è sicurezza.”<o></o></em></font></span></p>
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		<title>PROSPETTIVE  PER  L&#8217;AFGHANISTAN (L&#8217;Ora del Salento, 3 novembre 2007, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Nov 2007 05:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>

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		<description><![CDATA[ OSSERVATORIO GEO-POLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)

Un recente sondaggio condotto per conto di alcuni mass media canadesi dalla società Environics (su un campione di circa 1.500 persone) ha dato come risultato che due afghani su tre sono favorevoli alla presenza delle truppe NATO in Afghanistan. Riporta la notizia &#8220;Avvenire&#8221; di sabato 20 ottobre (pag.19): &#8220;I due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/11/afghanistan_oppio_366_x_250.jpg" title="afghanistan_oppio_366_x_250.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/11/afghanistan_oppio_366_x_250.thumbnail.jpg" alt="afghanistan_oppio_366_x_250.jpg" /></a> OSSERVATORIO GEO-POLITICO<br />
</font><font size="3">(a cura di Roberto Cavallo)<br />
</font></p>
<p><font size="3">Un recente sondaggio condotto per conto di alcuni mass media canadesi dalla società Environics (su un campione di circa 1.500 persone) ha dato come risultato che due afghani su tre sono favorevoli alla presenza delle truppe NATO in Afghanistan. Riporta la notizia &#8220;Avvenire&#8221; di sabato 20 ottobre (pag.19): &#8220;<em>I due terzi degli interessati ha espresso un giudizio positivo sulla presenza dei soldati della NATO, mentre solamente il 16% è contrario La stragrande maggioranza degli intervistati non vede di buon occhio i Talebani: il 73% ha un&#8217;opinione negativa di loro, anche se soltanto il 51% ritiene che la strada imboccata da Karzai sia quella giusta</em> &#8220;<span id="more-336"></span><br />
</font><font size="3">L&#8217;Italia da parte sua partecipa con circa 2.000 uomini (dislocati principalmente nella più tranquilla provincia di Herat) alla missione ISAF. Lo scorso 24 ottobre il Capo di Stato maggiore dell&#8217;Esercito italiano, generale Fabrizio Castagnetti, intervenendo a Torino all&#8217;inaugurazione della scuola di applicazione dell&#8217;Esercito, commentando le scarse risorse previste in finanziaria per la Difesa, ha ammonito che di questo passo l&#8217;Italia non sarà più in grado di mantenere il proprio impegno nell&#8217;area.<br />
</font><font size="3">Tutto ciò proprio nel momento in cui la NATO richiede il nostro apporto e l&#8217;opinione pubblica afghana non solo si dimostra ostile ai Talebani, ma è convinta che il terrorismo (specie quello suicida!) sia un <em>terrorismo d&#8217;importazione</em>, targato Al Qaeda e fondamentalmente estraneo alla cultura tribale <em>pashtun.<br />
</em></font><font size="3">Intanto all&#8217;interno del governo Karzai inizia a farsi più concreta la possibilità di distruggere (anche con diserbanti innocui per l&#8217;uomo) le immense piantagioni di oppio, che fanno dell&#8217;Afghanistan il primo produttore mondiale di eroina (quasi il 75%) e che contribuiscono a finanziare nel Paese il commercio delle armi, insieme a corruzione e criminalità.<br />
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