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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Africa</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>LA FORZA TRANSNAZIONALE DEL NARCOTRAFFICO: DETERMINANTE L&#8217;APPORTO DELLE FARC COLOMBIANE E DEI QAEDISTI DEL MAGHREB</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 06:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
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		<description><![CDATA[Non sono soltanto i Talebani afghani a rifornire il mercato occidentale della droga. In tempi di globalizzazione (dell’economia ma anche delle mafie) non stupisce l’esistenza di una “flotta fantasma” che trasferisce cocaina – e armi – dal Venezuela in Africa. Apprendiamo la notizia dal Corriere della Sera di domenica 20 dicembre (pag. 9): “Il 5 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3784" href="http://www.recensioni-storia.it/la-forza-transnazionale-del-narcotraffico-determinante-lapporto-delle-farc-colombiane-e-dei-qaedisti-del-maghreb/africa_droga_map"><img class="alignleft size-medium wp-image-3784" title="africa_droga_map" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/01/africa_droga_map-294x300.jpg" alt="africa_droga_map" width="294" height="300" /></a>Non sono soltanto i Talebani afghani a rifornire il mercato occidentale della droga. In tempi di globalizzazione (dell’economia ma anche delle mafie) non stupisce l’esistenza di una “flotta fantasma” che trasferisce cocaina – e armi – dal Venezuela in Africa. Apprendiamo la notizia dal Corriere della Sera di domenica 20 dicembre (pag. 9): “Il 5 novembre su una pista semi preparata a Gao (Mali) sono stati trovati i rottami di un Boeing 727. Il jet sarebbe arrivato dal Venezuela con un carico di droga e armi. Fallito il decollo lo hanno incendiato. Il jet farebbe parte della flotta fantasma che trasferisce la polvere dal Sud America all’Africa occidentale, prima tappa per un percorso che ha come meta l’Europa”.</p>
<p>In queste operazioni sarebbero particolarmente attive sul versante americano le Farc colombiane e su quello africano le milizie qaediste del Maghreb. Da anni ormai ci sono più che semplici sospetti sull’esistenza di una santa alleanza internazionale che intorno al commercio della droga unisce i fondamentalisti islamici dell’Africa occidentale con i guerriglieri marxisti dell’America Latina.</p>
<p>Negli ultimi anni non solo la Colombia ma anche il Messico e il Brasile sono sconvolti da una vera e propria guerra interna che i narcotrafficanti hanno dichiarato alle istituzioni e soprattutto alle forze dell’ordine. Sono migliaia i poliziotti uccisi dai cartelli della droga. Se in passato i narcotrafficanti messicani oltrepassavano il confine statunitense per estendervi il proprio campo d’azione estorsivo, oggi mirano all’Europa, passando per l&#8217;Africa occidentale. Stanno infatti aumentando in modo consistente la propria presenza sul mercato europeo e russo della cocaina.</p>
<p>Le nuove rotte e i progetti degli influenti cartelli messicani e colombiani sono stati raccontati da <strong>Michael Braun</strong>, ex-agente della Dea, l&#8217;agenzia antidroga statunitense (cfr.: www.americaoggi.info/2009/09/27/).</p>
<p>In un&#8217;intervista al quotidiano messicano <em>El Universal</em>, Braun ha raccontato di &#8220;…gruppi di narcotrafficanti messicani e colombiani, tra cui le Farc, che si stanno stabilendo in Africa occidentale dove trovano appoggio logistico da parte di gruppi africani del crimine organizzato per poi inviare tonnellate di cocaina in Europa e Russia&#8221;.</p>
<p>Nelle sue dichiarazioni, Braun ha anche dato qualche cifra: solo quest&#8217;anno (2009, ndr), ha precisato, i trafficanti invieranno in Europa fra le 400 e le 500 tonnellate di cocaina.</p>
<p>La stessa Chiesa messicana è presa di mira dai narcotrafficanti quando ne denuncia la violenza: il suo impegno in favore delle vittime del crimine provoca l’odio dei guerriglieri verso i religiosi. Non a caso “Avvenire” di domenica 20 dicembre titola: “Choc in Messico: chiese “blindate” contro i narcos (pag. 24).</p>
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		<title>PADRE PIERO GHEDDO: PER FERMARE L&#8217;IMMIGRAZIONE CI VOGLIONO ANCHE I MISSIONARI (L&#8217;Ora del Salento, 18 luglio 2009, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 05:10:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa settimana segnaliamo un interessante intervento pubblicato su “Zenit”, agenzia di stampa on line, lo scorso 4 giugno 2009.
Ne è autore padre Piero Gheddo, illustre missionario del PIME, il Pontificio Istituto delle Missioni Estere. Padre Gheddo, già direttore di “Mondo e Missione” e di Italia Missionaria, è il fondatore dell’agenzia di stampa “AsiaNews”. Da missionario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana segnaliamo un interessante intervento pubblicato su “Zenit”, agenzia di stampa on line, lo scorso 4 giugno 2009.<br />
Ne è autore padre Piero Gheddo, illustre missionario del PIME, il Pontificio Istituto delle Missioni Estere. Padre Gheddo, già direttore di “Mondo e Missione” e di Italia Missionaria, è il fondatore dell’agenzia di stampa “AsiaNews”. Da missionario ha viaggiato in ogni continente. Dal 1994 è direttore dell’Ufficio storico del Pime e postulatore di varie cause di canonizzazione; è autore inoltre di oltre 70 libri.<span id="more-2852"></span><br />
Veniamo dunque a questa sua riflessione sull’immigrazione.<br />
Padre Gheddo affronta il problema complesso e controverso di come comportarsi nei confronti dell’immigrazione clandestina. Tutti, egli dice, concordano su due principi che esprimono il sentimento comune del popolo italiano: primo, di voler aiutare gli Africani che a costo della vita fuggono in Italia per poter lavorare e vivere in pace; secondo, che se l’Europa dovesse aprire le porte a tutti, con i mille problemi che ciascun Paese deve gestire al suo interno, non è pensabile né possibile che possa ospitarli tutti. Dobbiamo renderci conto che i potenziali immigrati in Europa da Paesi africani, o comunque in guerra o sotto pesanti dittature, sono milioni e decine di milioni.<br />
E’ insomma la morsa di una tenaglia, di cui non sappiamo come liberarci: da un lato la compassione per povera gente disperata; dall’altro la certezza che se non mettiamo un freno, un ostacolo all’arrivo di quanti vorrebbero venire in Italia e in Europa, ci troveremo assaltati da una marea di persone che fuggono la fame, le guerre, le dittature e le pandemie africane. Nell’inverno 2006-2007 – dice padre Piero Gheddo – ho visto arrivare gli immigrati africani ai confini della Libia col Sahara. Ricordando quelle scene provo ancora una pena enorme, ma sinceramente non so dare una risposta concreta ai molti interrogativi. Non si possono respingere verso l’inferno, bisogna aiutarli. Ma come? E&#8217; questo il vero problema e nessuno ha una risposta plausibile. Tutte le ipotesi sono teoricamente belle, concretamente difficili da realizzare. La vera soluzione per l’Africa sarebbe l’educazione del popolo: in media i Paesi africani hanno ancora un 50% di analfabeti! Ma chi va ad educarli quando i governi locali si interessano poco o nulla delle campagne e delle scuole? Chi ha viaggiato nell’Africa rurale sa che le piccole scuole di villaggio, quando ci sono, hanno classi da 80 a 100 e più bambini, spesso senza libri e senza quaderni. Nei villaggi tradizionali africani si ignora la ruota, il carro agricolo, i fertilizzanti, l’irrigazione artificiale, ecc. Dico sempre – continua padre Piero Gheddo – che a Vercelli produciamo 80 quintali di riso all’ettaro, nell’Africa rurale (non nelle poche fattorie moderne) si producono in media cinque quintali di riso all’ettaro! Il continente africano nel 1960 (prima della decolonizzazione) esportava cibo, oggi importa circa il 30% del cibo di base che consuma (riso, mais, grano). Ma chi va ad educare e insegnare a produrre di più? I missionari e i volontari cristiani creano sviluppo perché rimangono tutta la vita in mezzo al popolo ed educano. Ma i missionari oggi diminuiscono di numero. Molti mandano aiuti e denaro, certamente provvidenziali, ma quanti giovani italiani consacrano la vita a Cristo per la missione alle genti e per aiutare davvero i popoli poveri condividendone la vita?</p>
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		<title>INCONTRI CASUALI</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 14:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Eritrea]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Sudan]]></category>

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		<description><![CDATA[I due ragazzi sono seduti su una panchina, e assaporano – come me – la leggera brezza serale che porta via l’afa di questo fine agosto. Non mi va di essere invadente; tentenno. Poi la voglia di parlare e la curiosità – come al solito – prevalgono. Gli chiedo: scusate, siete Eritrei? La risposta non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/32722-100x100.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-592" title="32722-100x100" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/32722-100x100.jpg" alt="" width="100" height="74" /></a><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">I due ragazzi sono seduti su una panchina, e assaporano – come me – la leggera brezza serale che porta via l’afa di questo fine agosto.<span> </span>Non mi va di essere invadente; tentenno. Poi la voglia di parlare e la curiosità – come al solito – prevalgono.<span> </span>Gli chiedo: scusate, siete Eritrei? La risposta non si fa attendere: sì. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Gli spiego che sono un appassionato di storia africana e che mi interesso di politica internazionale. Sembrano convinti: la conversazione può iniziare. Avranno 20, al massimo 25 anni, e i bei tratti inconfondibili del popolo eritreo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Gli chiedo subito delle ostilità fra Eritrea ed Etiopia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Adesso non c’è la guerra. Al confine ci sono stati gli osservatori dell’ONU per vigilare sulla tregua. Ma tutti gli uomini sono comunque mobilitati. Dopo un anno di servizio militare si ha diritto a tre settimane di riposo a casa; poi si ricomincia con un altro anno al fronte o in caserma. Per i ragazzi non c’è vita, non c’è speranza…“</span><span id="more-584"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E’ per questo che siete andati via dal vostro Paese?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Sì, anche per questo. Adesso non possiamo più rientrare in Eritrea. Se lo facessimo, ci arresterebbero subito.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Come siete scappati? </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">(Sorridono). “Una grande avventura. Abbiamo passato il confine con il Sudan. Lì non fanno troppi problemi. Anche se la polizia ti arresta, ti lasciano al massimo 15 giorni in prigione. Poi gli spieghi che hai problemi e ti lasciano libero. Puoi andare<span> </span>dove vuoi&#8230;”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E voi dove siete andati?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Abbiamo attraversato il Sudan su un fuoristrada fino al confine con la Libia. Abbiamo continuato il viaggio nel deserto libico, sino alla costa, sul Mediterraneo.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Come è stata la traversata del deserto? </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“E’ durata cinque giorni, senza incontrare nulla. <span> </span>Acqua, cibo e benzina: c’era solo quello che portavamo con noi. Se le scorte finivano, saremmo finiti pure noi.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/_799904_eritrea_sudan150psd.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-586" title="_799904_eritrea_sudan150psd" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/_799904_eritrea_sudan150psd.gif" alt="" width="150" height="160" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Per fare questo viaggio ovviamente hanno pagato molto, affidandosi a quelle organizzazioni criminali che trafficano e speculano sull’immigrazione clandestina. Ma anche in Libia hanno continuato a pagare. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Ci hanno portati a Tripoli, una città molto bella. Ma la gente no, non è buona. Non potevamo uscire per strada, perché ci riconoscevano come stranieri e come cristiani… Ci fermavano per strada e ci chiedevano soldi, in continuazione. Se non pagavamo erano botte.<span> </span>Con il rischio che la polizia ci arrestasse e ci rispedisse nel deserto, a Koufra. (nell’estremo sud-est della Libia).”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E voi che avete fatto?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Siamo stati un mese a Tripoli, nell’attesa di partire per l’Italia. Per paura passavamo tutto il giorno chiusi nella casa che ci ospitava. Non uscivamo mai. C’era una ragazza con noi. Le davamo i soldi e lei ci comprava qualcosa da mangiare.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Non era pericoloso anche per lei uscire per strada?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“No, di giorno una ragazza può camminare e la lasciano stare. Per noi uomini era diverso.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Come capivano che eravate cristiani?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Non siamo arabi, e se ci chiedevano di leggere il Corano non sapevamo farlo. Ma a parte tutto, a chi ce lo<span> </span>domandava, noi rispondevamo: sì, siamo cristiani.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">In effetti i due ragazzi si dichiarano cristiani: uno cattolico e l’altro evangelico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">A proposito di cristiani, qual è la situazione religiosa in Eritrea?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“In Eritrea il 40% della popolazione è musulmano; il 60% è cristiano: cattolici, ortodossi, evangelici…”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Ci sono problemi di libertà religiosa?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Sì, soprattutto per evangelici e testimoni di Geova. Molti di loro sono in prigione, nelle isole <em>Dahlak</em>, <span> </span>al largo di Massaua, nel Mar Rosso.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Perché proprio evangelici e Testimoni di Geova?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Sono visti come estranei alla nostra cultura, quasi come emissari degli Stati Uniti, e quindi pericolosi. Il nostro Presidente, <em>Isaias Afewerki</em>, non ama gli Stati Uniti…”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E chi ama?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“L’Eritrea ha buoni rapporti con la Cina, ma anche con l’Iran.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Torniamo alla vostra fuga. Eravamo rimasti in Libia. Come siete arrivati in Italia?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Ci hanno portati in un villaggio sulla costa, nei pressi di Bengasi. Là ci hanno caricati su un gommone. E così siamo arrivati a Lampedusa.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">I due ragazzi hanno chiesto e ottenuto asilo politico. Adesso vivono e lavorano in Italia. Si trovano bene. Sono stati molto fortunati e lo sanno bene.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Abbiamo avuto molta fortuna ad arrivare fin qui. Qui siamo liberi. Sì, questa è la cosa più bella. Il posto migliore è dove tu sei libero…”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Il cellulare di uno dei due squilla. Qualcuno lo chiama. E’ tempo di andare. Anche per me che ho importunato con le mie domande questi due simpatici ragazzi eritrei.<span> </span>Ci salutiamo con una calorosa stretta di mano. “Buona fortuna”, gli dico.<span> </span>Mi sorridono e se ne vanno. Anch’io riprendo la mia strada, e con fatica scaccio un pensiero forse cattivo, di sicuro “<em>politicamente scorretto</em>”: il processo d’integrazione degli immigrati cristiani è molto più facile. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Eppure quanti cristiani eritrei o palestinesi o iracheni non riescono a giungere fin qui, o sono morti nei deserti o in fondo al mare…o giacciono ancora in qualche lurida prigione libica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Chi se ne ricorda, di questi fratelli cristiani? </span></p>
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		<title>LA CINA CONQUISTA IL CONTINENTE NERO (Corriere del Giorno, 17 agosto 2008, pag. 5)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/la-cina-conquista-il-continente-nero-corriere-del-giorno-17-agosto-2008-pag-5</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 16:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
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		<description><![CDATA[Cecilia Brighi, Irene Panozzo e Ilaria Maria Sala sono tre specialiste di Africa ed Estremo Oriente. Dall’incrocio delle loro professionalità (nel sindacato, nel giornalismo, nella tutela dei diritti umani) è nato un volume che invita alla riflessione, assolutamente da non perdere per tutti i cultori di geopolitica e di Africa in particolare. Il titolo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/7119gif.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-570" title="7119gif" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/7119gif-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Cecilia Brighi, Irene Panozzo e Ilaria Maria Sala sono tre specialiste di Africa ed Estremo Oriente. Dall’incrocio delle loro professionalità (nel sindacato, nel giornalismo, nella tutela dei diritti umani) è nato un volume che invita alla riflessione, assolutamente da non perdere per tutti i cultori di geopolitica e di Africa in particolare. Il titolo del libro è “<em>Safari cinese. Petrolio, risorse, mercati. La Cina conquista l’Africa</em>” (ObarraO Edizioni, Milano, 2007, pagg. 108, euro 12,50).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Non c’è giorno che passi che non si parli di Cina, ma come viene ricordato in retrocopertina questo è il primo volume che tematicamente si occupa di politica estera in Africa della Repubblica Popolare cinese. Un argomento non di poco conto. Leggendo le pagine del libro si scopre che siamo dinanzi a qualcosa di assolutamente nuovo, che solo pochi analisti politici hanno colto nella sua reale dimensione. E’ una specie di domino, una lenta ma inesorabile partita che Pechino sta giocando sulla scacchiera continentale dell’Africa. Grazie a tale strategia fra qualche anno la Cina potrebbe dare scacco matto sullo scenario geopolitico mondiale, quando ormai sarà troppo tardi intervenire per chiunque altro.</span><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/cina_africa.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-571" title="cina_africa" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/cina_africa.jpg" alt="" width="200" height="201" /></a><span id="more-568"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Come data iniziale di questo processo le tre studiose suggeriscono di prendere in considerazione il mese di novembre 2006; data non casuale perché corrispondente al 50° anniversario dei primi rapporti ufficiali fra un Paese del continente africano &#8211; l’Egitto di Nasser – e la Cina dell’allora presidente Mao.Da allora iniziò a farsi strada quella forma di “socialismo africano” che guardava volentieri ad Est, con Mao che si atteggiava, più degli stessi sovietici, a paladino dei paesi del terzo mondo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il 4 e il 5 novembre del 2006 i capi di Stato e di governo dei 48 paesi africani che hanno relazioni diplomatiche con la Cina Popolare si sono riuniti a Pechino per il summit del Forum per la Cooperazione fra la Cina e l’Africa (FOCAC). Fu l’occasione (ma molte altre ne seguiranno) per stipulare massicci accordi di cooperazione bilaterali e multilaterali, nonché per consentire alle grandi <span> </span>imprese cinesi di stipulare contratti con le corrispettive africane. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nella diplomazia della mano tesa verso l’Africa rientrano attività quali la remissione del debito e perfino la corresponsione di somme a fondo perduto per sostenerne lo sviluppo. Fiumi di denaro, poi,vengono concessi ai governanti africani a titolo di prestito, mentre accordi e contratti dalle cifre astronomiche hanno per oggetto lo sfruttamento delle materie prime e delle fonti energetiche, nonché l’accesso ai mercati per lo sbocco delle merci a basso costo (anche se povero, quello africano è comunque un appetibile mercato da 800 milioni di persone). Infrastrutture, palazzi governativi e strade da costruire: la “<em>macchina da guerra</em>” cinese ha quasi spazzato via la concorrenza europea &#8211; Italia compresa –, tenuta a rispettare molteplici norme (ambientali e di sicurezza), leggi nazionali e contratti collettivi di lavoro dei Paesi di appartenenza. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La presenza cinese in Africa è soprattutto economica, ma di fatto ha pesanti risvolti politici e diplomatici.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">C’è da chiedersi: la diplomazia della mano tesa, fatta di una reclamizzata remissione del debito e di enormi prestiti, è davvero disinteressata?<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La principale imputazione che il presidente della Banca Mondiale, Paul Wolfowitz, muove alle banche cinesi è di non applicare <em>l’Equator principle, </em>il codice di condotta approvato nel 2003 dalla Banca Mondiale ed adottato dall’80% delle banche commerciali del mondo. Tale codice prevede l’adeguamento legislativo dei Paesi che usufruiscono di aiuti economici a determinate norme sul piano sociale ed ambientale (pag. 19).Ma anche l’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, imputa alla Cina un comportamento poco trasparente: “<em>Di fatto il gigante cinese ha meno obblighi internazionali, dal momento che rifiuta ancora oggi la ratifica di molte convenzioni e patti dell’ONU e dell’ILO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro</em>” (pag. 90). In pratica il rischio è che si ripeta in Africa quanto già accade in gran parte della Cina, dove lo sfrenato sviluppo minerario ed industriale si accompagna a gravissime forme di inquinamento – per ammissione delle stesse autorità cinesi – e ad un marcato sfruttamento dei lavoratori. In Zambia, per esempio, per ogni lavoratore locale ci sono almeno quindici lavoratori cinesi, con un salario che non va oltre i 50 dollari al mese. Tutto ciò spinge i salari verso il basso e aggrava la crisi delle manifatture locali, che a causa delle produzioni cinesi hanno perso, negli ultimi anni, 250.000 posti di lavoro nel solo settore tessile. Senza contare le pessime condizioni di sicurezza sul lavoro, specialmente nel settore minerario. <span> </span>L’Ocse si rende inoltre conto “…<em>che la fame di materie prime e la spinta a pompare le economie africane verso una crescita monosettoriale non solo impediscono di fatto una necessaria diversificazione, ma fanno anche crescere a dismisura settori che assorbono poca occupazione e rendono le economie dipendenti dall’altalena dei prezzi delle materie prime, come quello petrolifero e minerario</em>” (pag. 94).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Un serio pericolo, paradossalmente, è costituito dall’abbondanza dei prestiti cinesi, che manda all’aria in un sol colpo la politica occidentale tesa a condizionarne la concessione al raggiungimento di certi standard minimi di trasparenza politica ed amministrativa. La politica dei prestiti è una medaglia a due facce: secondo un sito della Banca Mondiale (pag. 19) i governi africani sarebbero seduti su una bomba ad orologeria, costituita dalla nuova trappola del debito che prima o poi scoppierà. Pechino, d’altronde, ha l’impellente necessità di utilizzare le enormi riserve di valuta estera presenti nelle sue banche, riserve che da sole sono ormai pari al 37% del proprio PIL, superando i mille miliardi di dollari. Né bada &#8211; più di tanto &#8211; a ritorni economici di breve termine.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Così il regime comunista cinese elargisce non guardando in faccia a nessuno: se ciò in apparenza può sembrare segno di apertura e di disinteresse, di fatto serve a mantenere al potere personaggi come Mugabe nello Zimbabwe, o dittature come quella in Eritrea, o regimi che impiegano armamenti cinesi per realizzare politiche di pulizia etnica. In proposito il caso del Darfur è il più eclatante, ma non è il solo. Il 65% di tutto il petrolio sudanese viene esportato in Cina; in cambio arrivano armi che in questi ultimi anni hanno contribuito a mietere non meno di 200.000 vittime fra la popolazione del Darfur. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel suo Rapporto del giugno 2006 Amnesty International sottolinea come le vendite di armi cinesi a Paesi quali lo Zimabwe, il Congo, il Sudan e il Ciad hanno reso più gravi i conflitti in quelle regioni. Anche Angola e Nigeria contribuiscono a placare la grande sete petrolifera di Pechino; la Nigeria ha ricevuto in cambio sistemi per censurare Internet (il governo cinese è forse il massimo esperto mondiale in materia) e sistemi per controlli elettronici ad uso della polizia. In generale vengono sovvenzionati regimi palesemente corrotti. Ma a Pechino non importa. Anzi: la Cina pretende per sé le medesime condizioni “di non ingerenza nei fatti interni”. Così all’ONU e negli altri forum internazionali nessun Paese africano può esprimersi sulla politica cinese in tema di diritti umani. E soprattutto, per aver accesso ai prestiti e ai finanziamenti a fondo perduto, Pechino chiede di rompere i rapporti diplomatici con Taiwan, l’isola che fin dal 1949 fu rifugio dei nazionalisti cinesi in fuga dal comunismo. Isola che la Repubblica Popolare di Cina non vede l’ora di annettere, e che minaccia di distruzione in caso di auto-proclamata indipendenza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Con tale pretestuosa politica “amichevole” verso l’Africa, coronata da aulici proclami terzomondisti ed anti-occidentali, all’insegna della fratellanza antimperialista, la Cina si è guadagnata il favore di quasi tutti i governi africani. Di fatto Pechino si propone come portatrice <em>“…di un modello di sviluppo alternativo che coniugherebbe un forte autoritarismo politico a un quasi totale laissez-faire imprenditoriale. Una formula che piace molto ai vari governi autoritari che si possono trovare sia nella regione sia altrove: in Africa per l’appunto.</em>” (pag.53). Tutto ciò non solo consente al colosso asiatico di svolgere un ruolo geopolitico primario, uguagliando la Francia e surclassando Stati Uniti e Gran Bretagna, ma soprattutto gli garantisce una fonte sicura- per gli anni a venire &#8211; di approvvigionamenti energetici di prim’ordine, in un mondo che giorno dopo giorno ne diventa più povero ed affamato. La caccia grossa della Cina in Africa è aperta …</span></p>
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		<title>PROFUGHI DALL’ERITREA: ECCO PERCHE’ (L&#8217;Ora del Salento, 10 maggio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2008 04:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
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		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160;
 LE  INTERVISTE  DELL’OSSERVATORIO
&#160;
Incontriamo Padre Antonio Caccetta nel suo studio adiacente la chiesa di Santa Maria dell’Idria a Lecce. Padre Antonio alterna l’attività di parroco con quella di missionario vincenziano. Il suo amore, per nulla celato, è per la lontana Eritrea. Ricalca così le orme di San Giustino de Jacobis, che nella casa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 10pt; text-align: center; line-height: 150%" align="left"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/eritrea.jpg" title="eritrea.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/eritrea.thumbnail.jpg" alt="eritrea.jpg" /></a><strong><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"> LE<span>  </span>INTERVISTE<span>  </span>DELL’OSSERVATORIO<o></o></span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Incontriamo Padre Antonio Caccetta nel suo studio adiacente la chiesa di Santa Maria dell’Idria a Lecce. Padre Antonio alterna l’attività di parroco con quella di missionario vincenziano. Il suo amore, per nulla celato, è per la lontana Eritrea. Ricalca così le orme di San Giustino de Jacobis, che nella casa dei Missionari Vincenziani di Lecce fu superiore dal 1834 al 1836. Ma soprattutto San Giustino de’ Jacobis fu l’evangelizzatore dell’Eritrea. <span> </span>Da allora i Vincenziani hanno sempre avuto delle loro case nel Corno d’Africa, tanto in Eritrea che in Etiopia. Oggi queste due realtà africane sono divise da un antagonismo profondo, che negli ultimi anni (1998-2000) è sfociato in guerra aperta. Nonostante una fragile tregua, la tensione resta molto alta.<span>  </span>Attualmente l’Eritrea detiene il primato mondiale delle spese militari, con più del 20% del PIL destinato alla difesa; ma anche l’Etiopia investe molto in armamenti, perché, oltre al “fronte eritreo”, è impegnata sul versante somalo a sostegno del nuovo governo di unità nazionale, appoggiato dalla comunità internazionale <span> </span>ma osteggiato dalle <em>Coorti Islamiche</em> e dai militanti di <em>Al Qaeda</em>.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Ne parliamo con padre Antonio, testimone di queste realtà perché ad intervalli regolari si reca in Eritrea.<span>  </span><o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o> </o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Cosa ha scatenato la guerra del 1998-2000?<o></o></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">“Con il crollo del regime comunista di <strong><em>Menghistu</em></strong>, nel 1993 l’Eritrea ottenne l’indipendenza dall’Etiopia, dopo una lotta di liberazione durata trent’anni. Le cose sono andate abbastanza bene sino al 1998, quando per problemi di delimitazione dei confini scoppiò la guerra, durata sino al 2000. Dalla tregua del 2000 si è passati ad uno stato di vigilanza armata che, almeno in Eritrea, coinvolge l’intera popolazione maschile: tutti gli uomini dai 18 ai 50 anni sono obbligati al servizio di leva, che dura illimitatamente, nell’estenuante attesa di un imminente attacco etiope.”</span><span id="more-462"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o> </o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Come vive la gente comune?<o></o></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o> </o></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">“Vive come può, e cioè con niente o con scarsissime risorse. Un professore, per fare un esempio fra le categorie meglio retribuite, guadagna l’equivalente di 30-40 euro al mese. In un Paese povero di risorse, che si basa essenzialmente su agricoltura e pastorizia, si avverte molto la mancanza del lavoro maschile nei campi, perché gli uomini sono impegnati al fronte o nel chiuso delle caserme. Le donne restano sole a crescere i bambini, che comunque vengono sempre accolti con amore …&#8221;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o> </o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">A questo punto diventa importante l’attività dei missionari e delle altre organizzazioni non governative …<o></o></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">“Sì, con la differenza che qui rispetto ad altri posti del mondo l’attività caritatevole della Chiesa è molto controllata. Il governo del presidente <strong><em>Isaias Afewerki, </em></strong>pur formalmente non ostile al cristianesimo, tanto cattolico che ortodosso-copto, <strong><em><span> </span></em></strong>non consente facilmente alla Chiesa di svolgere la propria missione in favore dei più poveri e abbandonati, che in Eritrea sono tantissimi.&#8221;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o> </o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Dal punto di vista internazionale, chi<span>  </span>sostiene<span>  </span>il governo eritreo?<o></o></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">“L’Eritrea non ha grandi relazioni con l’estero. Tuttavia si nota un rapporto preferenziale con la Cina”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o> </o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Quali sono i rapporti fra Cristiani e Musulmani?<o></o></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">“I musulmani in Eritrea sono una minoranza, e cioè circa il 25% della popolazione. Non esistono problemi religiosi, e la convivenza con i cristiani, cattolici e copti, è sempre stata buona. La Chiesa poi non fa distinzioni fra cristiani e musulmani, e quando c’è bisogno di aiutare lo fa con tutti”.<o></o></span></p>
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		<title>ZIMBABWE: I DISASTRI ECONOMICI DI ROBERT MUGABE (L&#8217;Ora del Salento, 01 marzo 2008, pag.11)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/zimbabwe-i-disastri-economici-di-robert-mugabe-lora-del-salento-01-marzo-2008-pag11</link>
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		<pubDate>Sun, 02 Mar 2008 06:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Zimbabwe]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;
OSSERVATORIO GEO-POLITICO

&#160;
Lo Zimbabwe è una repubblica democratica fondata sull’inflazione, che qui ormai tocca il nuovo record mondiale del 100.000 per cento (dati riferiti allo scorso gennaio).
Sull’appellativo “democratico” molto ci sarebbe da discutere, visto che il suo Presidente Robert Mugabe, padre-padrone della patria, a 85 anni suonati è in sella al potere dal 1980, quando di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="center"><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'">OSSERVATORIO GEO-POLITICO<o></o></span></p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/03/800px-locationzimbabwesvg.png" title="800px-locationzimbabwesvg.png"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/03/800px-locationzimbabwesvg.thumbnail.png" alt="800px-locationzimbabwesvg.png" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'">Lo Zimbabwe è una repubblica democratica fondata sull’inflazione, che qui ormai tocca il nuovo record mondiale del 100.000 per cento (dati riferiti allo scorso gennaio).</span><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/03/zimbabwe_intro_map.jpg" title="zimbabwe_intro_map.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/03/zimbabwe_intro_map.thumbnail.jpg" alt="zimbabwe_intro_map.jpg" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'">Sull’appellativo “<em>democratico</em>” molto ci sarebbe da discutere, visto che il suo Presidente <strong>Robert Mugabe</strong>, padre-padrone della patria, a 85 anni suonati è in sella al potere dal 1980, quando di anni ne aveva molti di meno. </span><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/03/070801-zimbabwe-animals_big.jpg" title="070801-zimbabwe-animals_big.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/03/070801-zimbabwe-animals_big.thumbnail.jpg" alt="070801-zimbabwe-animals_big.jpg" /></a><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'"> <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span id="more-420"></span><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'">Educato nelle scuole missionarie del suo paese, che un tempo si chiamava Rhodesia, negli anni ’70 Mugabe si trasferì in Mozambico. Qui, al tempo dell’<em>apartheid</em>, coordinava la guerriglia contro il governo rhodesiano del “bianco” <strong>Ian Douglas Smith,</strong> che proclamò unilateralmente l’indipendenza dalla Gran Bretagna. In Rhodesia, infatti, la numerosa comunità bianca aveva dato vita ad un regime di<span>  </span>apartheid, sull’esempio e con il sostegno del vicino Sudafrica. Il 18 aprile 1980, al termine della lunga guerra civile fra guerriglia e potere bianco, venne proclamata la nuova indipendenza con l’attuale denominazione di Zimbabwe, e Robert Mugabe, con elezioni a suffragio universale, divenne Primo Ministro e poi, nel 1987, autoproclamato Presidente della Repubblica. Dopo aver eliminato con metodi sbrigativi l’opposizione di alcune minoranze nere, negli ultimi anni Mugabe ha cacciato i circa 300.000 coloni bianchi residenti. Il risultato, però, non è stato un’equa redistribuzione della superficie agricola, così da aumentarne la produttività. Esattamente il contrario: la partenza dei farmer, esperti agricoltori, è stata una delle cause che hanno fatto crollare la produzione. Sempre più violento contro l’opposizione democratica del Mdc (Movement for democratic change), ora Mugabe è inviso alla comunità internazionale, che disapprova i suoi nuovi metodi di governo, ispirati ad un vetero afro-marxismo del tipo “l’Africa agli Africani” (di fatto sono solo cambiati gli acquirenti delle materie prime, che adesso si dirigono verso Cina e Iran). Il Paese così versa in una crisi alimentare senza precedenti, con problemi gravissimi di denutrizione che coinvolge oltre 5 milioni di persone su un totale di dodici e, come si è detto, con un’inflazione galoppante che azzera i redditi già miseri di quel 30% che dispone di un lavoro. A questo quadro deprimente si aggiunge la crisi sanitaria in atto, e specialmente la veloce diffusione dell’AIDS.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'"><o> </o></span></p>
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		<title>PREGHIERA PER L’AFRICA CHE BRUCIA (L&#8217;Ora del Salento, 16 febbraio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2008 09:52:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Ciad]]></category>
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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEOPOLITICO
 Ormai è sicuro: il tempo nel Darfur gioca a favore del Presidente sudanese Omar el Bashir, che dopo aver promesso all’Unione Africana e alla comunità internazionale (anche al Presidente del Consiglio Romano Prodi) iniziative di disarmo unilaterale, ha di nuovo scatenato le sue forze, militari e paramilitari, contro i villaggi della regione. 
Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">OSSERVATORIO GEOPOLITICO</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/040511_map_sudan.jpg" title="040511_map_sudan.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/040511_map_sudan.thumbnail.jpg" alt="040511_map_sudan.jpg" /></a><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'"> Ormai è sicuro: il tempo nel Darfur gioca a favore del Presidente sudanese <strong><em>Omar el Bashir, </em></strong>che dopo aver promesso all’Unione Africana e alla comunità internazionale (anche al Presidente del Consiglio Romano Prodi) iniziative di disarmo unilaterale, ha di nuovo scatenato le sue forze, militari e paramilitari, contro i villaggi della regione. <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Nel Darfur da anni ormai i movimenti autonomisti chiedono condizioni minime di sopravvivenza e la fine degli assalti indiscriminati da parte dei <em>Janjaweed</em>, i predoni arabi a cavallo, ausiliari delle forze governative di Khartoum. <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Il presidente <em>el Bashir</em> in questi ultimi tempi sta invece allargando il proprio raggio d’azione, sostenendo le milizie fondamentaliste ed antigovernative nel confinante Ciad. </span><span id="more-408"></span><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Qui si trovano migliaia di profughi provenienti dal Darfur, assistiti alla meno peggio nei campi di accoglienza gestiti dall’ONU. Così il presidente sudanese raggiunge tre obiettivi: prolunga i tempi del programmato dispiegamento della forza multinazionale in Darfur (che dovrebbe operare proprio a partire dal confine ciadiano); sottrae ogni via di scampo ai profughi; destabilizza la regione indebolendo il presidente ciadiano <strong><em>Idris Deby.</em></strong><em> </em>Nei primi giorni di febbraio, proprio nell’imminenza dell’arrivo del piccolo contingente europeo di Eufor (in tutto 3.700 uomini), che avrebbe avuto il compito di proteggere profughi sudanesi e centrafricani, nonché i cooperatori umanitari dell’ONU e delle ONG, una coalizione di ribelli<span>  </span>ha attaccato la capitale<span>  </span>ciadiana <em>N’Djamena</em>. Le forze governative del Presidente <strong><em>Idris Deby</em></strong> hanno respinto l’attacco con estrema difficoltà e molti quartieri della città sono stati devastati; mentre i 250.000 profughi del Darfur che vivono in territorio ciadiano nei campi d’accoglienza sono sempre in pericolo. <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Dunque si allungano i tempi dell’arrivo di qualsiasi forza multinazionale nella regione, sia dell’Unione Africana (UNAMID) che di quella europea (EUFOR). <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Anche dal Kenya continuano a giungere notizie di violenze e saccheggi, e di difficoltà per il mediatore Kofi Annan. Se sommati alle crisi endemiche di altre zone dell’Africa centrale e orientale, come la Repubblica Centrafricana, il<span>  </span>Congo e la Somalia, si comprende il senso<span>  </span>della grande preghiera per l’Africa proposta, per questa quaresima, dalla Conferenza Episcopale italiana. <o></o></span></p>
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		<title>A CHI INTERESSA LA CRISI KENYOTA? (L&#8217;Ora del Salento, 2 febbraio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Feb 2008 18:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
OSSERVATORIO GEOPOLITICO
Il Generale Carlo Jean, eminente studioso di geopolitica, collaboratore di Limes e di altre riviste specializzate, docente di Studi Strategici alla LUISS-Guido Carli, in un suo recente libro dal significativo titolo “Geopolitica del caos”, ha affermato che “… le relazioni dell’Africa con il mondo esterno sono state connotate da cicli di interesse e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/kenya02.jpg" title="kenya02.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/kenya02.thumbnail.jpg" alt="kenya02.jpg" /></a><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">OSSERVATORIO GEOPOLITICO</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Il Generale <strong>Carlo Jean</strong>, eminente studioso di geopolitica, collaboratore di Limes e di altre riviste specializzate, docente di Studi Strategici alla LUISS-Guido Carli, in un suo recente libro dal significativo titolo “Geopolitica del caos”, ha affermato che <em>“… le relazioni dell’Africa con il mondo esterno sono state connotate da cicli di interesse e di disinteresse</em>”. Dietro questa affermazione c’è sicuramente lo scenario, a tutti noto, degli interessi delle ex potenze coloniali; e successivamente, all’epoca della guerra fredda, delle grandi potenze USA e URSS, che consideravano l’Africa come uno dei campi aperti dove<span>  </span>giocare lo scontro bipolare. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Ma oggi? </span><span id="more-397"></span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Anche oggi, nel mondo che non è più bipolare ma multipolare, non mancano i soliti noti: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna… ma avanzano pure le forze dell’internazionale islamica (spesso fondamentalista) e i Cinesi. Le prime per ragioni squisitamente confessionali, i secondi per interessi più pragmaticamente economici, cercano di allargare la propria sfera di influenza nel continente nero. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Poi, però, si arriva ad un punto in cui è giocoforza fermarsi, nel senso che non è possibile intravedere dietro ogni guerra africana una immediata conseguenza delle pressioni del mondo esterno, e soprattutto di quello occidentale. Esistono, cioè (almeno così mi pare), dei meccanismi puramente inter-africani difficilmente spiegabili se non in base a logiche squisitamente tribali, che spesso non attirano l’attenzione della comunità internazionale. E’ il caso, per esempio, del Kenya,<span>  </span>che pur essendo riuscito a vivere lunghi anni di stabilità politica e di sostanziale benessere economico (per quanto è possibile in Africa), dalle elezioni dello scorso fine dicembre è precipitato nel baratro della guerra civile e della violenza endemica, con reciproche accuse di genocidio lanciate fra i due attuali protagonisti della politica nazionale: il presidente <strong>Mwai Kibaki</strong> e il principale capo dell’opposizione, <strong>Raila Odinga</strong>. Entrambi, oltre ad essere a capo di formazioni politiche, sono espressioni di etnie differenti, <span> </span>cariche di rancori e odi spesso atavici. Anzi, dal reportage del missionario Giulio Albanese pubblicato su “<em>Avvenire</em>” di venerdì 25 gennaio, si comprende come alle violenze etniche si sommino quelle attribuibili a bande criminali, talora totalmente incontrollabili.<span>  </span>A farne le spese come al solito è la povera gente, che adesso rischia di perdere anche quel minimo di benessere economico che pure in questi ultimi anni non era mancato nel paese africano. <o></o></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Calibri','sans-serif'"><br />
</span></p>
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		<title>L&#8217;UNIONE   AFRICANA (L&#8217;Ora del Salento, 31 marzo 2007, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2007 14:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[ OSSERVATORIO GEO-POLITICO
A cura di Roberto Cavallo
In Africa vivono quasi un miliardo di persone: si tratta di un tassello ineludibile per gli equilibri mondiali. Le grandi potenze, e oggi soprattutto la Cina, guardano con estremo interesse allo sfruttamento delle enormi risorse del continente. Tale &#8220;interesse speciale&#8221; contribuisce ad esasperare i conflitti in talune regioni. 
Negli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Arial" size="3"><img id="image117" height="85" alt="africmad.gif" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/03/africmad.miniatura.gif" /> OSSERVATORIO GEO-POLITICO</font></p>
<p><font face="Arial" size="3">A cura di Roberto Cavallo</font></p>
<p><font face="Arial" size="3">In Africa vivono quasi un miliardo di persone: si tratta di un tassello ineludibile per gli equilibri mondiali. Le grandi potenze, e oggi soprattutto la Cina, guardano con estremo interesse allo sfruttamento delle enormi risorse del continente. Tale &#8220;interesse speciale&#8221; contribuisce ad esasperare i conflitti in talune regioni. <span id="more-118"></span></font></p>
<p><font face="Arial" size="3">Negli ultimi anni la risoluzione dei conflitti in Africa è migliorata grazie all&#8217;Unione Africana.</font></p>
<p><font face="Arial" size="3">L&#8217;U.A. sostituisce la vecchia Organizzazione per l&#8217;Unione Africana (O.U.A.). </font></p>
<p><font face="Arial" size="3">Essa si distingue per una struttura più pronunciata: c&#8217;è una Commissione intergovernativa, ci sono politiche comuni che vanno verso una progressiva integrazione. Le politiche comuni riguardano soprattutto il mantenimento della pace e della sicurezza.</font></p>
<p><font face="Arial" size="3">Il suo approccio rispetto all&#8217;O.U.A. è più strutturato, con competenze ben precise.</font></p>
<p><font face="Arial" size="3">Il potere esecutivo è affidato al Consiglio di pace e sicurezza, composto da 15 Paesi (su un totale di 53). </font></p>
<p><font face="Arial" size="3">Dopo il 2010 nasceranno 5 stati maggiori regionali, che fungeranno da forze di pronto intervento per il mantenimento della pace. Per il 2007 la presidenza è stata affidata al Ghana, che non ha conflitti interni e gode di una buona crescita economica. L&#8217;Unione Africana ha fatto passi da gigante. La stessa Organizzazione è arrivata a mettere da parte la candidatura della presidenza sudanese, ritenuta non affidabile per il suo diretto coinvolgimento nei massacri del Darfour,  per far posto al Ghana. </font></p>
<p><font face="Arial" size="3">Di recente si sono confrontati i Ministri degli interni e degli esteri delle due Unioni: quella europea e quella africana. Nel 2007 si dovrebbe realizzare un vertice fra l&#8217;Europa e l&#8217;Africa per attuare una congiunta strategia su due punti essenziali: <em>partnership</em> e <em>ownership</em>. L&#8217;Europa sposa questi due capisaldi: si vuole accettare l&#8217;altro come un partner di pari livello, senza atteggiamento di docenza. L&#8217;<em>ownership</em> impedisce di interferire negli affari interni, con assunzione di responsabilità da parte degli Africani per i loro stessi destini.</font></p>
<p><font face="Arial" size="3">I problemi non mancano e attualmente si sta attraversando una fase delicata con 2 o 3 situazioni di crisi che riguardano l&#8217;Africa orientale: Sudan (e non solo il Darfour), Somalia (Stato fallito o non-Stato, con aggressione in corso da parte delle Coorti islamiche), conflitto latente fra Etiopia ed  Eritrea. </font></p>
<p><font face="Arial" size="3">Roberto Cavallo</font></p>
<p><font face="Arial" size="3" /></p>
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		<title>ETIOPIA: L&#8217;ULTIMO IMPERO CRISTIANO (Il Corriere del Sud, 2002)</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Dec 2002 04:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Angelo Guerini & Associati]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corriere del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[SUSSIDIARIO DI STORIA]]></category>

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		<description><![CDATA[ Se si riflette su quale sia stato l&#8217;ultimo impero cristiano la memoria probabilmente corre fra Mosca e Vienna, che alla vigilia della 1^ Guerra Mondiale ancora  conservavano, sebbene ridotte,vestigia  e simbolismi cristiani all&#8217;interno della proprie strutture statali.
Difficilmente si penserebbe ad un grande  Paese africano. E invece proprio nel cuore dell&#8217;Africa, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/04/etiopia.miniatura.gif" id="image148" alt="etiopia.gif" height="96" /> Se si riflette su quale sia stato l&#8217;ultimo impero cristiano la memoria probabilmente corre fra Mosca e Vienna, che alla vigilia della 1^ Guerra Mondiale ancora  conservavano, sebbene ridotte,vestigia  e simbolismi cristiani all&#8217;interno della proprie strutture statali.<br />
</font><font size="3">Difficilmente si penserebbe ad un grande  Paese africano. E invece proprio nel cuore dell&#8217;Africa, in Etiopia, è sopravvissuto l&#8217;ultimo Impero cristiano fin quasi ai nostri giorni; ed esattamente fino a quando, nel 1974, un colpo di Stato condotto da un pugno di ufficiali filo-sovietici non spazzò via l&#8217;imperatore Hailè Selassiè e tutto ciò che egli rappresentava. <span id="more-147"></span></font></p>
<p><font size="3">Per avere un&#8217;ampia panoramica dei rapporti fra Stato e Chiesa in Etiopia, ultima realtà politica ufficialmente &#8220;cristiana&#8221;, è di estrema utilità la lettura del libro di Paolo Borruso &#8220;L&#8217;ultimo impero cristiano&#8221; (Edizioni Angelo Guerini e Associati SpA, Milano, 2002, pagg. 379, Euro 29,00).<br />
</font><font size="3">Nel capitolo 1° (Le radici apostoliche dell&#8217;Etiopia cristiana) viene raccontato come l&#8217;evangelizzazione dell&#8217;Etiopia sia  avvenuta grazie alla predicazione, nel IV sec. d.C., del monaco siriano San Frumenzio, a ciò incaricato da  Anastasio,  Vescovo di Alessandria d&#8217;Egitto. Tale origine egiziana segnerà per sempre la vita della Chiesa d&#8217;Etiopia, che solo alla metà del XX° secolo, con l&#8217;autocefalia, reciderà il proprio legame di subordinazione dalla Chiesa copta egiziana: fino a quel momento l&#8217;<em>Abuna</em> (Patriarca) etiopico fu sempre un Vescovo egiziano direttamente nominato dal Patriarca di Alessandria d&#8217;Egitto.<br />
</font><font size="3">Con la conversione del re Ezana, fra il 320 e il 335, il cristianesimo si saldò all&#8217;organizzazione statuale divenendo la religione ufficiale del Paese, originariamente limitato al Regno di Axum. Progressivamente esso si estese ad altri territori abitati da gruppi etnici dell&#8217;altopiano etiopico: i Tigrini e gli Amhara. Le Sacre Scritture vennero tradotte in <em>ge&#8217;ez</em>, la lingua più diffusa dell&#8217;altopiano, e iniziò un movimento monastico di larghe dimensioni, &#8221; che ebbe notevole influenza sugli orientamenti politici degli imperatori e stabilì uno stretto legame fra Stato e Chiesa&#8221;.<br />
</font><font size="3">Dal VII secolo in poi l&#8217;Etiopia dovette fare i conti con la minaccia islamica, tanto da divenire ben presto un&#8217;isola cristiana nel mezzo di un mare musulmano. Contatti con il Mediterraneo cristiano, e non soltanto con l&#8217;Egitto, furono mantenuti in varie occasioni: nel 1439, per esempio, monaci e teologi etiopici si recarono al Concilio Ecumenico di Firenze quale atto di omaggio verso la Chiesa di Roma. Ciò non impediva di conservare la propria adesione ai dettami cristiani non calcedonesi, e cioè al monofisismo.<br />
</font><font size="3">Uno dei momenti più difficili per la sopravvivenza dell&#8217;Etiopia cristiana si ebbe nel 1527, quando <em>Ahmed ibn Ibrahim</em>, detto <em>Gram</em>, e cioè il Mancino,  conquistò all&#8217;Islam vasti territori dell&#8217;Abissinia. Scrive l&#8217;Autore: &#8220;L&#8217;invasione, con le conversioni forzate all&#8217;Islam, provocò distruzioni di monasteri e chiese cristiane, ma scompaginò anche l&#8217;ordine sociale su cui si era sviluppata la società etiopica &#8220;.  L&#8217;eclissi del cristianesimo etiopico fu provvidenzialmente scongiurato dall&#8217;immigrazione delle genti <em>Oromo</em>, che, sebbene di fede musulmana, si misero per lo più a servizio degli <em>Amhara</em> cristiani, e comunque costituirono un efficace cuscinetto fra le popolazioni cristiane degli altopiani e quelle islamiche dei bassopiani.  Nel 1621, sotto l&#8217;influenza dei missionari gesuiti e per volontà dell&#8217;Imperatore Susenyos, vi fu una breve riunificazione (durata sino al 1632) con la Chiesa cattolica romana. Il processo fu però sabotato dal clero etiopico che vi vedeva un ostacolo alla conservazione dei propri privilegi. Naturalmente i gesuiti furono subito espulsi. L&#8217;attivismo imperiale in campo religioso è sempre stata una connotazione della società etiopica, attivismo dettato spesso dall&#8217;esigenza di contrastare l&#8217;arretratezza culturale e talora l&#8217;ignoranza degli ecclesiastici. Basti pensare che una delle maggiori preoccupazioni dell&#8217;ultimo Imperatore, Hailè Selassiè, fu proprio quella di garantire un&#8217;adeguata formazione teologica a preti e seminaristi. A tale scopo  notevoli furono  le aperture verso le altre chiese ortodosse e quella anglicana.<br />
</font><font size="3">Con l&#8217;avvento dell&#8217;Imperatore Tewodros II, nel 1855, aveva inizio il processo di modernizzazione dell&#8217;Etiopia: Tewodros lottò contro la schiavitù, praticata negli ambienti islamici e tollerata fra alcuni dignitari cristiani; vietò la castrazione dei prigionieri di guerra in uso presso gli <em>Oromo; </em>tentò di affermare il rispetto della monogamia.<br />
</font><font size="3">Menelik II, il vincitore degli Italiani ad Adua, stabilì definitivamente la capitale ad Addis Abeba. Menelik rafforzò l&#8217;identità cristiana dello Stato; tale compito divenne poi programma costante per tutta la vita e per tutto il lungo regno del successore Hailè Selassiè.<br />
</font><font size="3">Le biografie ne parlano come di uomo profondamente religioso, di preghiera e scrupoloso osservante dei precetti religiosi, particolarmente devoto al culto mariano: &#8220;La sua concezione sacrale del potere non rispondeva solo ad una visione utilitaristica della confessione cristiana come <em>instrumentum regni</em>  ma si rivelò alla lunga come una sorta di compenetrazione che toccava la sua coscienza di uomo destinato a proporsi come guida patriarcale&#8221;.<br />
</font><font size="3">Vincitore al fianco degli Inglesi contro l&#8217;Italia fascista, raccomandò sempre ai propri sudditi umanità e ospitalità nei confronti degli Italiani sconfitti.<br />
</font><font size="3">Hailè Selassiè fu anche l&#8217;uomo del pan-africanismo, diventando negli anni &#8216;60 presidente dell&#8217;O.U.A. (Organizzazione per l&#8217;Unità Africana). Cercò per tutta la sua vita di rafforzare e migliorare le strutture ecclesiali del proprio Paese, convinto che la santità della Chiesa e degli uomini di Chiesa potesse influenzare beneficamente l&#8217;intera società. Tentò di coniugare progresso e sviluppo tecnologico con le più antiche tradizioni. Non vi riuscì fino in fondo, perchè dopo aver sventato le molte sedizioni islamiche e le insofferenze tribali in varie parti dell&#8217;Impero (sostenute dagli Stati islamici), dovette cedere ad una congiura di militari comunisti (diretti dall&#8217;ambasciata sovietica), che, riuniti nel <em>Derg</em>, precipitarono il Paese nell&#8217;oppressione tipica del socialismo reale.<br />
</font><font size="3">Un libro dunque interessante, anche se adatto più agli specialisti che al grande pubblico, e che lascia il lettore con la curiosità di sapere quale sia, dopo la sciagurata parentesi comunista,la situazione attuale della Chiesa etiopica e dei suoi rapporti con la nuova Repubblica.<br />
</font><font face="Times"> </font></p>
<p><font face="Times" size="3">Roberto  Cavallo</font></p>
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