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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Algeria</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>PERSECUZIONE DI CRISTIANI: ANNO NUOVO, INTOLLERANZA ANTICA</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 18:55:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Algeria]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>

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In Italia si ha un gran parlare – talora a ragione – di intolleranza.
Ma si fa finta di non vedere – in pieno 2010 – le persecuzioni cruente che colpiscono tanti nostri fratelli nella fede nei Paesi in cui essi sono minoranza religiosa.
Parafrasando il titolo del recente libro della scrittrice Bat Ye’or (“Il declino della [...]]]></description>
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<p><a rel="attachment wp-att-3793" href="http://www.recensioni-storia.it/persecuzione-di-cristiani-anno-nuovo-intolleranza-antica/malaysia_f_0715_-_arresti_e_vicenda_al-islam"><img class="alignleft size-medium wp-image-3793" title="MALAYSIA_(F)_0715_-_Arresti_e_vicenda_Al-Islam" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/01/MALAYSIA_F_0715_-_Arresti_e_vicenda_Al-Islam-300x205.jpg" alt="MALAYSIA_(F)_0715_-_Arresti_e_vicenda_Al-Islam" width="300" height="205" /></a>In Italia si ha un gran parlare – talora a ragione – di intolleranza.</p>
<p>Ma si fa finta di non vedere – in pieno 2010 – le persecuzioni cruente che colpiscono tanti nostri fratelli nella fede nei Paesi in cui essi sono minoranza religiosa.</p>
<p>Parafrasando il titolo del recente libro della scrittrice <strong>Bat Ye’or</strong> (“<em>Il declino della cristianità sotto l’Islam. Dal Jihad alla dhimmitudine</em>”, Lindau, 2009, Torino), possiamo dire che anche nell’anno nuovo continua il declino della cristianità sotto l’Islam. Per il medio lettore cattolico italiano non ci vuole molto ad accorgersene: basta sfogliare – anche di tanto in tanto – il quotidiano “Avvenire”.</p>
<p>Il giornale dei vescovi italiani è molto attento nel riportare le notizie di cristiani oggetto di persecuzione nei Paesi a maggioranza musulmana. C’eravamo lasciati alle spalle un 2009 caratterizzato dal sangue cristiano versato in Pakistan e in Iraq; ed ecco che nemmeno è iniziato il 2010 che già è giunta l’eco – triste – delle violenze in Malaysia e in Egitto. Eppure si tratta di Paesi normalmente considerati “moderati”.</p>
<p>In Egitto a fare le spese del fondamentalismo musulmano sono stati, come al solito, i Copti, che così non hanno potuto celebrare in pace il loro Natale. La notte del 7 gennaio scorso nella località di Nag Hamadi, nell’Alto Egitto, al termine della messa di mezzanotte, otto ortodossi copti sono stati uccisi in un agguato effettuato nei pressi della chiesa della Vergine Maria. Altri sono rimasti gravemente feriti.  </p>
<p>Il vescovo cattolico di Luxor-Tebe dei Copti, <strong>Youhannes Zakaria</strong>, ha riferito all’agenzia Fides che: “…<em>questo attacco nel giorno del Natale ortodosso non è venuto a caso: vi è un disegno evidente di trasformare i giorni di festa cristiani in giorni del dolore.</em>” (L’Osservatore Romano, sabato 9 gennaio 2010, pag. 7).</p>
<p>In Malaysia una sentenza del 31 dicembre 2009 della Corte costituzionale ha dato il via ad una serie di attacchi contro le chiese. La sentenza contestata aveva accolto il ricorso del settimanale cattolico “The Herald”, che lamentava il divieto imposto ai non musulmani di utilizzare il termine “Allah” per indicare Dio. Ben tredici organizzazioni non governative islamiche si sono sollevate contro la sentenza e lo stesso governo di Kuala Lumpur ha chiesto la sospensione della sua esecutività in attesa dell’appello. Nel frattempo in un’escalation di violenza undici chiese malesi (cfr.: Avvenire, 17.01.2010, pag. 25) sono state prese di mira da gruppi di estremisti musulmani, anche con lancio di bombe molotov. Il problema è che nella lingua malese non c’è altro termine per indicare Dio e del resto la parola “Allah” è antecedente alla nascita dell’Islam, perché il suo uso è attestato nella poesia pre-islamica anche da autori cristiani. Dunque non si comprende perché ai cristiani malesi debba essere precluso il diritto di esprimersi con il termine &#8220;Allah&#8221; per indicare Dio. Da ultimo, come riferisce Virginia Volpe sul sito di Radio Vaticana, si registrano violenze contro i cristiani anche in Algeria, dove sono stati presi di mira i locali della chiesa protestante &#8220;Tafat&#8221; nella cittadina di Tizi Ouzou, capoluogo della Cabilia. Nella regione berbera è presente una delle più importanti comunità protestanti dell&#8217;Algeria composta da circa un migliaio di fedeli.</p>
<p>2010: niente di nuovo, purtroppo, sotto l’Islam.</p>
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		<title>UN VESCOVO TRA I MUSULMANI: Pierre Claverie martire nell&#8217;Algeria che egli decise di non abbandonare (Corriere del Giorno, 19 aprile 2007, pag.6)</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2007 19:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  I recenti attacchi terroristici in Algeria, attribuibili ai nuovi gruppi islamisti direttamente legati ad Al Qaeda, ripropongono il Paese maghrebino alla ribalta della cronaca internazionale, cosa che non accadeva da tempo. Come si ricorderà negli anni &#8216;90 l&#8217;Algeria visse una stagione di crisi istituzionale molto grave, con l&#8217;affermazione elettorale del Fronte Islamico di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="line-height: 150%" align="justify"><img id="image161" height="96" alt="claverie.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/04/claverie.miniatura.jpg" />  I recenti attacchi terroristici in Algeria, attribuibili ai nuovi gruppi islamisti direttamente legati ad <em>Al Qaeda</em>, ripropongono il Paese maghrebino alla ribalta della cronaca internazionale, cosa che non accadeva da tempo. Come si ricorderà negli anni &#8216;90 l&#8217;Algeria visse una stagione di crisi istituzionale molto grave, con l&#8217;affermazione elettorale del Fronte Islamico di Salvezza (FIS), prima nelle elezioni municipali e poi al primo turno di quelle legislative. Un colpo di Stato in senso presidenziale del partito tradizionalmente al potere (il FLN) evitò il consolidarsi del risultato elettorale favorevole ai fondamentalisti del FIS. Ma da quel momento &#8211; era il 1992 &#8211; incominciò per l&#8217;Algeria una vera e propria guerra civile, che per circa 10 anni ha causato la morte di quasi 200.000 persone. <span id="more-162"></span></p>
<p style="line-height: 150%" align="justify">Attentati dinamitardi ed esecuzioni sommarie si ripeterono a catena. Obiettivo di quelle violenze, controbilanciate da analoga efferatezza da parte delle forze di sicurezza algerine, furono non solo funzionari e militari dell&#8217;apparato statale, ma anche gente comune accusata di volta in volta di contrastare o comunque di non sostenere a sufficienza gli islamisti radicali. Nella mattanza che ne seguì persero la vita anche molti Algerini non musulmani. Fra questi ultimi vi furono ovviamente gli esponenti della piccola comunità cristiana d&#8217;Algeria, costituita per lo più dai lavoratori stranieri e dai discendenti dei cosiddetti <em>Pieds Noirs</em>.</p>
<p style="line-height: 150%">Nipoti e pronipoti dei colonizzatori francesi, i <em>Pieds Noirs</em> prima dell&#8217;indipendenza dell&#8217;Algeria &#8211; avvenuta nel 1962 &#8211; erano circa un milione, e si sentivano ormai da generazioni Algerini a tutti gli effetti, condividendo con 9 milioni di Islamici un paese grande ben 8 volte l&#8217;Italia. I numeri e le proporzioni mutarono drasticamente dopo l&#8217;indipendenza, allorchè quasi l&#8217;intera comunità francofona, per timore delle inevitabili ritorsioni, abbandonò il paese maghrebino per rifugiarsi in Francia. Qualcuno, però, nonostante tutto decise di rimanere. La Chiesa cristiana d&#8217;Algeria subì i contraccolpi di quell&#8217;esodo, e molti istituti religiosi chiusero le loro case. Ma anche in questo caso, ci furono uomini e donne che decisero comunque di restare in quella che ormai consideravano la loro patria e la loro terra di servizio, per testimoniare il Vangelo sia pure in un contesto radicalmente nuovo. I primi tempi successivi all&#8217;indipendenza furono gli anni del cosiddetto socialismo islamico, che puntava sullo sfruttamento delle risorse petrolifere per fare dell&#8217;Algeria un paese all&#8217;avanguardia e leader del terzo mondo. In quegli anni c&#8217;era un gran bisogno, in tutti i settori, di tecnici e professionisti preparati, e così i cattolici rimasti, compresi i missionari e le suore, furono accettati nella corsa all&#8217;ammodernamento sociale ed economico del Paese. Ma con la crisi degli anni &#8216;80 la gente perse fiducia nei faraonici quanto fallimentari progetti socialisti del governo e cominciò a prendere piede un po&#8217; ovunque la propaganda fondamentalista ed intollerante.</p>
<p style="line-height: 150%"><em>Pierre Claverie</em> fu tra quei pochi <em>Pieds Noirs</em> che avevano deciso di non abbandonare l&#8217;Algeria: giovane scout, poi religioso domenicano, sacerdote, quindi vescovo di Orano. Morirà alle 22.48 del 1° agosto 1996, insieme al suo autista, dilaniato da una bomba esplosa proprio all&#8217;ingresso della casa vescovile.</p>
<p style="line-height: 150%">La storia della sua vocazione e del suo martirio è narrata da <em>Jacques Perennes</em>, confratello domenicano nonchè per 10 anni suo collaboratore in Algeria, nel volume edito da Città Nuova: &#8220;<em>Un Vescovo tra i Musulmani. Pierre Claverie martire in Algeria</em>&#8221; (Roma, 2004, pagg. 396, euro 25,00).</p>
<p style="line-height: 150%">Il libro delinea innanzitutto la figura del sacerdote e del vescovo <em>Claverie</em>: figlio del suo tempo, segnato dai grandi sconvolgimenti culturali ed ideologici degli anni &#8216;70 e &#8216;80, tanto in Occidente che nel Maghreb islamico. Anche per la Chiesa cattolica erano momenti difficili: sono gli anni del post-concilio che impongono un rinnovato impegno specialmente nel campo del dialogo ecumenico ed inter-religioso. <em>Pierre Claverie</em> si tufferà in questa missione, che considererà il principale obiettivo della sua vita: costruire ponti di dialogo fra Islam e Cristianesimo, anche a costo di rinnegare la sua cultura d&#8217;origine. Consapevole delle difficoltà di quella missione, eccellente conoscitore della lingua araba, amerà circondarsi di amici musulmani. Non abbandonò il campo nemmeno con l&#8217;incalzare del terrorismo e nonostante le minacce di morte gli giungessero ormai in modo diretto ed indiretto. Poco prima della sua fine vi era stato l&#8217;omicidio di alcune suore e, nella primavera del 1996, il rapimento e il successivo assassinio dei sette monaci trappisti di Tibhirine ad opera del GIA (Gruppo Islamico Armato). Ormai toccava a lui, e neanche la scorta che il Governo algerino gli metteva a disposizione riusciva ad allontanare il presentimento lucido della fine imminente. Ma il Vescovo di Orano continuò a svolgere il suo ministero fino in fondo. Dinanzi al sacrificio di questi martiri del nostro tempo &#8211; purtroppo sconosciuti o dimenticati, &#8211; vale allora la pena di ricordare le parole riportate nell&#8217;epilogo del libro (pag.382): &#8221; <em>Con Tertulliano, che affermava che <>, abbiamo capito meglio la fecondità di queste vite offerte in dono: è grazie ad esse che l&#8217;orizzonte resta aperto</em>&#8220;.</p>
<p style="line-height: 150%" align="justify">
<p style="line-height: 150%" align="justify">Roberto Cavallo</p>
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		<title>Notizie dall&#8217;estero  27  Marzo  2006</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Mar 2006 09:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Ben ritrovati a tutti gli ascoltatori con il nostro appuntamento settimanale sui fatti del mondo.
Iniziamo il nostro notiziario di approfondimento con la geopolitica con l&#8217;Europa dell&#8217;Est, e parliamo delle elezioni-farsa che si sono tenute domenica 19 marzo in Bielorussia, dove il dittatore comunista Aleksandr Lukashenko, che comanda ininterrottamente da 12 anni, ha vinto lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image212" height="96" alt="map-bielorussia.gif" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/05/map-bielorussia.miniatura.gif" /> Ben ritrovati a tutti gli ascoltatori con il nostro appuntamento settimanale sui fatti del mondo.<br />
Iniziamo il nostro notiziario di approfondimento con la geopolitica con l&#8217;Europa dell&#8217;Est, e parliamo delle elezioni-farsa che si sono tenute domenica 19 marzo in Bielorussia, dove il dittatore comunista Aleksandr Lukashenko, che comanda ininterrottamente da 12 anni, ha vinto lo scontro elettorale contro il fronte delle opposizioni, riportando la classica percentuale &#8220;bulgara&#8221; dell&#8217;82,6% dei voti. Una percentuale che gli osservatori internazionali dell&#8217;Unione Europea, che vigilavano sulla correttezza del voto, hanno considerato evidentemente falsa, alterata appunto dai brogli elettorali. <span id="more-151"></span><br />
L&#8217;Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (in modo abbreviato si dice OSCE) ha denunciato apertamente il mancato rispetto degli standard internazionali di elezioni libere e corrette. Lo ha detto <strong>Alcee Hastings</strong>, responsabile della missione OSCE a Minsk, la capitale della Bielorussia.<br />
La protesta delle forze democratiche è capeggiata da <strong>Aleksandr Milinkevich</strong>, che si è messo alla testa della rivolta contro le elezioni &#8220;truccate&#8221;. Quattro dei suoi più stretti collaboratori dopo le elezioni sono stati arrestati. Altri sono spariti nel nulla. Fra gli arrestati vi è una figura di primo piano dell&#8217;opposizione democratica, <strong>Anatolj Lebedko</strong>, braccio destro di  Aleksandr Milinkevich. Scrive l&#8217;inviato di Repubblica Giampaolo Visetti: &#8220;<em>Lo hanno caricato su un pulmino senza targa. E&#8217; accusato di terrorismo e di violazione delle norme sanitarie. Rischia i lavori forzati, ma anche l&#8217;ergastolo, o la pena di morte. Parenti e attivisti dell&#8217;opposizione lo hanno cercato invano nelle sedi dei servizi segreti, in commissariati e tribunali della capitale</em>&#8220;.<br />
Dov&#8217;è quindi <strong>Anatolj Lebedko?</strong><br />
Eppure a quasi dieci giorni dal voto la protesta non si è ancora fermata, e i capi dell&#8217;opposizione, gli intellettuali, i professori universitari, gli studenti hanno invaso la piazza d&#8217;Ottobre, la piazza centrale di Minsk, dove si sono accampati fra il ghiaccio e la neve. Leggiamo su &#8220;Repubblica&#8221; di martedì 21 marzo: &#8220;<em>Chi manifesta sarà licenziato, o espulso dall&#8217;università, o sfrattato. Rischia soprattutto l&#8217;arresto o l&#8217;ergastolo, ma pure la fucilazione. Per le Autorità gli eventi di Minsk sono il tentativo di un colpo di Stato finanziato dall&#8217;Occidente. Se la protesta si ingrosserà, avverte il Ministro degli Interni inviando messaggi sui telefonini, sarà soffocata nel sangue</em>&#8220;.<br />
Fin qui l&#8217;articolo di Repubblica a pagina 24 di martedì 21 marzo.<br />
Ma lo stesso quotidiano avverte che difficilmente il popolo si solleverà in massa, perchè la gente è paralizzata dalla paura.<br />
Oltre all&#8217;U.E. e all&#8217;OSCE anche gli Stati Uniti e la NATO hanno definito il voto come non conforme agli standard internazionali. Soltanto la Russia di Vladimir Putin ha esultato per il successo del dittatore Lukashenko, che è stato considerato frutto di un voto regolare.<br />
La verità è che mentre in Ucraina dopo la rivoluzione arancione del dicembre 2004 si è affermato un sistema elettorale effettivamente democratico, in Bielorussia non sono state avviate le vaste riforme democratiche che la gente si attendeva e il dittatore Lukashenko è di fatto sottomesso alle direttive del  Presidente russo Putin.<br />
Si tratta di personaggi della medesima estrazione culturale e politica: sia Lukashenko che Putin sono figure di spicco della vecchia nomenklatura dei servizi segreti comunisti, che nella nuova Russia stanno riuscendo a ritagliarsi dei poteri sempre più grandi.<br />
C&#8217;è da dire che anche in Italia alcuni candidati di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani, a Torino, hanno pubblicamente manifestato per la vittoria del dittatore neo-comunista Lukashenko.<br />
L&#8217;Unione Europea ha intanto deciso di imporre delle misure restrittive verso il regime bielorusso, probabilmente delle sanzioni, di cui si discuterà comunque nei prossimi giorni.<span />E adesso cambiamo argomento. Sempre su Repubblica di venerdì 24 marzo, pagina 23, leggiamo un titolo importante: &#8220;<em>Svolta su Guantanamo: &#8220;Niente torture ai detenuti&#8221;. </em>E poi nel corso dell&#8217;articolo si spiega che il Pentagono sta cercando di venire incontro ad alcune delle richieste delle Nazioni Unite, che chiedono la chiusura della prigione di <em>Guantanamo, </em>riservata<em> </em>ai guerriglieri e ai simpatizzanti di Al Qaeda. Nella prigione posta sull&#8217;isola di Cuba, nella zona controllata dai militari americani, vi sarebbero circa 500 detenuti musulmani. Sicuramente gli Stati Uniti sono pronti ad eliminare i metodi violenti che sinora hanno applicato per estorcere confessioni a questi combattenti della guerra asimmetrica, considerati dagli Americani combattenti illegali e terroristi a tutti gli effetti, dunque non meritevoli delle garanzie previste dalla Convenzione di Ginevra. L&#8217;abolizione dei metodi più violenti potrebbe avvenire fin da subito.<br />
Le cose invece non vanno per niente bene in Algeria, dove recentemente una proposta di legge è stata approvata dal Parlamento: questa legge prevede da 2 a 5 anni di carcere per chiunque tenti di convertire un musulmano ad un&#8217;altra religione. Sanzioni sono previste anche per chi fabbrica o distribuisce documenti stampati o video che danneggiano la pura fede musulmana.<br />
Ecco, vogliamo ricordare che se questo accade in Algeria, che viene considerata una delle nazioni meno fondamentaliste, figuriamoci cosa accade dalle altre parti del mondo islamico. E infatti i nostri ascoltatori avranno avuto modo di leggere in questi giorni le cronache giornalistiche relative, per esempio, a quell&#8217;afghano convertito &#8211; già da tempo &#8211; al Cattolicesimo. Si tratta di <strong>Abdul Rahaman</strong>, che in Afghanistan rischia la pena di morte, perchè convertitosi al cattolicesimo rifiuta di rientrare nell&#8217;Islam. L&#8217;Islam infatti non tollera, nel modo più assoluto, l&#8217;apostasia. Adesso, grazie a qualche intervento dell&#8217;Occidente, fra cui quello dello stesso Benedetto XVI e dello stesso governo italiano, si sta cercando una qualche scappatoia giudiziaria per salvare capra e cavoli: la faccia del governo afghano e la vita del povero  Abdul Rahaman. Si vuol far credere che Abdul sia incapace di intendere e volere: solo così potrà sottrarsi alla giustizia maomettana ed avere salva la vita.<br />
Bene, con questa notizia chiudiamo la nostra finestra settimanale sul mondo, ringraziandovi per la cortese attenzione e dandovi appuntamento alla prossima volta. Grazie e a risentirci<br />
<font face="Times New Roman" size="3"> </font></p>
<p><span /><span /><span /><font face="Times New Roman" size="3"></font><font face="Times New Roman" size="3"><font face="Times New Roman" size="3" /></font><font face="Times New Roman" size="3"><font face="Times New Roman" size="3" /><font face="Times New Roman" size="3" /></font><font face="Times New Roman" size="3"><font face="Times New Roman" size="3" /></font><font face="Times New Roman" size="3"><font face="Times New Roman" size="3" /></font><font face="Times New Roman" size="3"><font face="Times New Roman" size="3" /></font><font face="Times New Roman" size="3"></font><font face="Times New Roman" size="3"></font><font face="Times New Roman" size="3"></font><font face="Times New Roman" size="3"></font><font face="Times New Roman" size="3"></font><font face="Times New Roman" size="3"></font><font face="Times New Roman" size="3"></p>
<p /></font></p>
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