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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; America Latina</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>LA FORZA TRANSNAZIONALE DEL NARCOTRAFFICO: DETERMINANTE L&#8217;APPORTO DELLE FARC COLOMBIANE E DEI QAEDISTI DEL MAGHREB</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 06:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sono soltanto i Talebani afghani a rifornire il mercato occidentale della droga. In tempi di globalizzazione (dell’economia ma anche delle mafie) non stupisce l’esistenza di una “flotta fantasma” che trasferisce cocaina – e armi – dal Venezuela in Africa. Apprendiamo la notizia dal Corriere della Sera di domenica 20 dicembre (pag. 9): “Il 5 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3784" href="http://www.recensioni-storia.it/la-forza-transnazionale-del-narcotraffico-determinante-lapporto-delle-farc-colombiane-e-dei-qaedisti-del-maghreb/africa_droga_map"><img class="alignleft size-medium wp-image-3784" title="africa_droga_map" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/01/africa_droga_map-294x300.jpg" alt="africa_droga_map" width="294" height="300" /></a>Non sono soltanto i Talebani afghani a rifornire il mercato occidentale della droga. In tempi di globalizzazione (dell’economia ma anche delle mafie) non stupisce l’esistenza di una “flotta fantasma” che trasferisce cocaina – e armi – dal Venezuela in Africa. Apprendiamo la notizia dal Corriere della Sera di domenica 20 dicembre (pag. 9): “Il 5 novembre su una pista semi preparata a Gao (Mali) sono stati trovati i rottami di un Boeing 727. Il jet sarebbe arrivato dal Venezuela con un carico di droga e armi. Fallito il decollo lo hanno incendiato. Il jet farebbe parte della flotta fantasma che trasferisce la polvere dal Sud America all’Africa occidentale, prima tappa per un percorso che ha come meta l’Europa”.</p>
<p>In queste operazioni sarebbero particolarmente attive sul versante americano le Farc colombiane e su quello africano le milizie qaediste del Maghreb. Da anni ormai ci sono più che semplici sospetti sull’esistenza di una santa alleanza internazionale che intorno al commercio della droga unisce i fondamentalisti islamici dell’Africa occidentale con i guerriglieri marxisti dell’America Latina.</p>
<p>Negli ultimi anni non solo la Colombia ma anche il Messico e il Brasile sono sconvolti da una vera e propria guerra interna che i narcotrafficanti hanno dichiarato alle istituzioni e soprattutto alle forze dell’ordine. Sono migliaia i poliziotti uccisi dai cartelli della droga. Se in passato i narcotrafficanti messicani oltrepassavano il confine statunitense per estendervi il proprio campo d’azione estorsivo, oggi mirano all’Europa, passando per l&#8217;Africa occidentale. Stanno infatti aumentando in modo consistente la propria presenza sul mercato europeo e russo della cocaina.</p>
<p>Le nuove rotte e i progetti degli influenti cartelli messicani e colombiani sono stati raccontati da <strong>Michael Braun</strong>, ex-agente della Dea, l&#8217;agenzia antidroga statunitense (cfr.: www.americaoggi.info/2009/09/27/).</p>
<p>In un&#8217;intervista al quotidiano messicano <em>El Universal</em>, Braun ha raccontato di &#8220;…gruppi di narcotrafficanti messicani e colombiani, tra cui le Farc, che si stanno stabilendo in Africa occidentale dove trovano appoggio logistico da parte di gruppi africani del crimine organizzato per poi inviare tonnellate di cocaina in Europa e Russia&#8221;.</p>
<p>Nelle sue dichiarazioni, Braun ha anche dato qualche cifra: solo quest&#8217;anno (2009, ndr), ha precisato, i trafficanti invieranno in Europa fra le 400 e le 500 tonnellate di cocaina.</p>
<p>La stessa Chiesa messicana è presa di mira dai narcotrafficanti quando ne denuncia la violenza: il suo impegno in favore delle vittime del crimine provoca l’odio dei guerriglieri verso i religiosi. Non a caso “Avvenire” di domenica 20 dicembre titola: “Choc in Messico: chiese “blindate” contro i narcos (pag. 24).</p>
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		<title>NICARAGUA: COME NEGLI ANNI &#8216;80, SANDINISTI CONTRO LA CHIESA. CI RISIAMO</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 07:49:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Nicaragua]]></category>

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		<description><![CDATA[Da &#8220;ZENIT.org&#8221;, agenzia di informazione on-line, riceviamo e volentieri pubblichiamo.
(Nella foto: il Presidente del Venezuela Hugo Chavez e il Presidente del Nicaragua Daniel Ortega, i &#8220;nuovi&#8221; campioni del socialismo sudamericano)
MANAGUA, mercoledì, 19 agosto 2009 (ZENIT.org). &#8211; &#8220;La Conferenza Episcopale del Nicaragua (CEN) presenterà un dossier a Benedetto XVI sul “pericoloso clima di violenza”, che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da &#8220;ZENIT.org&#8221;, agenzia di informazione on-line, riceviamo e volentieri pubblichiamo.</p>
<p>(Nella foto: il Presidente del Venezuela Hugo Chavez e il Presidente del Nicaragua Daniel Ortega, i &#8220;nuovi&#8221; campioni del socialismo sudamericano)</p>
<p>MANAGUA, mercoledì, 19 agosto 2009 (ZENIT.org). &#8211; &#8220;La Conferenza Episcopale del Nicaragua (CEN) presenterà un dossier a Benedetto XVI sul “pericoloso clima di violenza”, che ha prodotto minacce di morte ai danni di tre Vescovi, secondo quanto ha fatto sapere la stampa locale.</p>
<p>Il Vicepresidente della Conferenza, mons. Juan Abelardo Mata Guevara, S.D.B., Vescovo di Estelí, ha spiegato all&#8217;edizione di questo martedì del quotidiano &#8220;La Prensa&#8221; che il dossier sarà inviato al Papa attraverso il Nunzio apostolico in Nicaragua, l&#8217;Arcivescovo Henryk Józef Nowacki.</p>
<p>“Un Vescovo è al servizio diretto del Santo Padre (Benedetto XVI) ed è nostro dovere anche informare i superiori. I nostri superiori sono giustamente il Santo Padre insieme alle persone che lo assistono e lo appoggiano nel suo incarico di governo”, ha segnalato il Vescovo.</p>
<p>La scorsa settimana mons. Mata ha ricevuto una minaccia di morte attraverso una e-mail inviata alla Radio Cattolica di Nicaragua. Stessa cosa è accaduta al Vescovo di Granada, mons. Bernardo Hombach, e al Vescovo di Chontales, mons. René Sándigo.</p>
<p>Le minacce hanno fatto seguito alle parole di condanna espresse dall&#8217;Arcivescovo di Managua contro le aggressioni subite da alcuni membri del Coordinamento Civile, il 9 agosto, durante un evento culturale svoltosi nella Cattedrale metropolitana, da parte di presunti simpatizzanti del Fronte Sandinista.</p>
<p>Inoltre, il Procuratore generale dei Diritti Umani, Omar Cabezas, in un programma trasmesso dal Canale 4 della televisione locale, vicino al Governo, ha accusato i Vescovi Mata e Hombach di essere agenti della CIA (sic!  n.d.r.).&#8221;</p>
<p>Sì, siamo alle solite:i vescovi del Nicaragua accusati di essere agenti della CIA! Il lupo sandinista non perde né il pelo, né il vizio.</p>
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		<title>U.S.A.: NUOVE SFIDE GEOPOLITICHE (L&#8217;Ora del Salento, 22 novembre 2008, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 06:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEOPOLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)
Brasile, Russia, India e Cina: mettete insieme le iniziali di questi quattro paesi e e avrete il BRIC! Dagli analisti è definito Bric Block il prestigioso club che riunisce i governi dei quattro più forti antagonisti della politica economica statunitense ed europea. Non più paesi in via di sviluppo ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OSSERVATORIO GEOPOLITICO<br />
(a cura di Roberto Cavallo)</p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Brasile, Russia, India e Cina: mettete insieme le iniziali di questi quattro paesi e e avrete il BRIC! Dagli analisti è definito <em>Bric Block</em> il prestigioso club che riunisce i governi dei quattro più forti antagonisti della<span> </span>politica economica statunitense ed europea. Non più paesi in via di sviluppo ma economie emergenti e monopolizzatrici dei mercati internazionali.Questo ruolo è ben noto per Russia e Cina; ma anche India e Brasile non stanno a guardare. L’India cerca di inseguire i Cinesi sui mercati del continente nero, accaparrandosi in Africa petrolio ed altre materie prime. Il Brasile con la sua compagnia di Stato petrolifera cerca di dominare – con un certo successo – il mercato energetico sudamericano. Ma i membri più attivi del BRIC sono ovviamente Russia e Cina.</span><span id="more-854"></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il Presidente russo <strong>Medvedev</strong> sta compiendo in questi giorni un tour sudamericano in quello che solo fino a pochi anni fa veniva definito “<em>il cortile di casa degli U.S.A</em>.”. Parteciperà in Perù al Foro di cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec) dal 21 al 23 novembre, dopo di che sarà in Brasile, in Venezuela e a Cuba. Il Venezuela e l’isola caraibica stanno diventando lo snodo cruciale della politica internazionale: la Russia è intenzionata a stringere nuovi accordi economici e militari con <strong>Raul Castro</strong> e con il Presidente venezuelano <strong>Chavez</strong>, con cui si profila addirittura una possibile cooperazione in campo nucleare.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ma anche il Presidente cinese <strong>Hu Jintao</strong> in questo mese di novembre non è stato da meno: prima di partecipare ai lavori dell’Apec, ha avviato nuovi accordi commerciali con Costa Rica, Cuba e Perù. In realtà quasi tutti i paesi del Sud America sono già coinvolti nell’avvolgente partnership cinese: nel paniere vi sono petrolio, rame, zinco, stagno, nichel, soia, carni di vitello e perfino succo d’arancia brasiliano (cfr. “Avvenire” del 16 novembre 2008, pag. 10).<span> </span>Ne consegue così che il Perù venderà alla Cina tutto il suo metallo (rame e zinco) per i prossimi cinque anni, mentre il Cile già esporta al “<em>dragone</em>” l’80% del proprio rame. Cuba fornirà zucchero e nichel, e soprattutto rinsalderà i propri tradizionali legami ideologici con Pechino.</span> Gli Stati Uniti, per ora, non possono fare altro che stare a guardare. Anche per il Sudamerica, però, non è tutto oro ciò che brilla. Già da tempo si avvertono, specialmente nel settore tessile, i contraccolpi del grande “abbraccio” cinese: tante piccole e medie aziende sono state costrette a chiudere perché non competitive con i bassi costi di produzione delle mercanzie provenienti da oltre Pacifico.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"> </p>
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		<title>DUE  SINISTRE  PER  L’AMERICA  LATINA (L&#8217;Ora del Salento, 3 maggio 2008, pag.11)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/due-sinistre-per-l%e2%80%99america-latina-lora-del-salento-3-maggio-2008-pag11</link>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 04:44:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Paraguay]]></category>

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		<description><![CDATA[


                                                       [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="center"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><br />
</span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="center"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/paraguay.gif" title="paraguay.gif"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/paraguay.thumbnail.gif" alt="paraguay.gif" /></a><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">                                                       OSSERVATORIO GEOPOLITICO</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Lo scorso 21 aprile 2008 l&#8217;ex vescovo cattolico <strong><em>Fernando Lugo</em></strong>, 56 anni, alla guida di una coalizione di centro-sinistra, è stato eletto presidente del Paraguay. Ha sconfitto <strong><em>Blanca Ovelar</em></strong>, la candidata del partito Colorado (di centro-destra, al potere da 62 anni). <em>Fernando Lugo</em> a Natale di due anni fa aveva annunciato il suo diretto impegno in politica per aiutare il Paese &#8220;<em>a liberarsi dal Partido Colorado</em>&#8220;, e fu per questo sospeso &#8220;<em>a divinis</em>&#8221; dal Vaticano nel febbraio del 2007.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Con tale successo elettorale, oggi trova compimento la virata a sinistra di quasi tutta l’America Latina. </span><span id="more-460"></span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Solo la Colombia del presidente <strong>Uribe</strong> (dilaniata dalla feroce guerriglia interna di stampo marxista), il Messico, l’Honduras ed El Salvador restano governati da formazioni politiche che si rifanno al centro o al centro-destra.  Analizzando il nuovo scenario politico sudamericano, si può distinguere fra governi riformisti, ispirati ad una socialdemocrazia di tipo europeo, e governi della sinistra radicale<a href="http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=473"><span style="color: windowtext; text-decoration: none"></span></a>, con una forte connotazione rivoluzionaria filo-castrista. Ci sono poi, ovviamente, leadership che si pongono a cavallo fra i due sistemi.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Possiamo così inserire nel gruppo della sinistra moderata il Cile della socialista <strong><em>Michelle Bachelet</em><em><a href="http://blog.panorama.it/mondo/2007/10/12/michelle-bachelet-la-mia-ricetta-per-il-cile-con-un-occhio-allitalia/"><span style="color: windowtext; text-decoration: none"></span></a></em></strong>; il Brasile dell’ex sindacalista <strong><em>Luiz Inácio da Silva</em></strong> detto<strong><em> Lula</em></strong>; <span> </span>l’Uruguay di <strong><em>Tabaré Vasquez</em></strong> e il Perù di <strong><em>Alain García</em></strong>. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Del secondo gruppo fanno invece parte il Venezuela del “bolivariano” <strong><em>Hugo Chávez</em></strong>; <span> </span>la Bolivia di <strong><em>Evo Morales</em></strong>; l’Ecuador di <strong><em>Rafael Correa</em></strong> e il Nicaragua di <strong><em>Daniel Ortega</em></strong>.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">In una posizione mediana è situabile<span>  </span><strong><em><a href="http://blog.panorama.it/mondo/2007/10/29/argentina-i-record-del-voto-che-ha-incoronato-cristina-kirchner/"><span style="color: windowtext; text-decoration: none">Cristina Kirchner</span></a></em></strong> <span> </span>in Argentina, mentre si attende di vedere quali saranno gli schieramenti di campo del neo-eletto <em>Fernando Lugo</em> in Paraguay, che pur essendo un ammiratore del <em>Che</em> e un sostenitore della teologia della liberazione, ha sinora prudentemente preso le distanze da <em>Hugo Chavez</em>.<strong> <o></o></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Fra i regimi filo-castristi e gli altri governi sudamericani di centro-sinistra vi è indubbiamente … “<em>feeling</em>”, <span> </span>ma anche qualche problema.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">L’aumento del prezzo degli idrocarburi perseguito da Venezuela e Bolivia non ha danneggiato soltanto gli Stati Uniti, ma primo fra tutti il Brasile, che dipende in modo considerevole da Bolivia e Venezuela, e anche l’Argentina.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Pure l’energia idroelettrica prodotta in abbondanza dal Paraguay adesso potrebbe costare di più per i due colossi sudamericani. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Ma, soprattutto, per l’intera area risulta destabilizzante il “<em>fattore Chávez</em>”, che fa impennare le spese militari con una vera e propria corsa al riarmo.</span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"> Gli altri governi seguono a ruota: chi per emulare il nuovo “<em>Che</em>” in versione venezuelana, chi per il mal celato timore degli altrui sogni rivoluzionari … <o></o></span></p>
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		<title>FRA  SPERANZA E UMILIAZIONE:  L’ “ALTRA CUBA”  IN ESILIO (Corriere del Giorno, 27 aprile 2008, pag. 6)</title>
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		<pubDate>Sun, 04 May 2008 08:39:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ 
 Con la successione di Raul Castro al posto del fratello Fidel, oramai in gravi condizioni di salute, a Cuba si sta assistendo a qualche timido avvio di riforme. Il governo ha concesso varie liberalizzazioni commerciali, relative soprattutto alla compravendita di cellulari, computer, DVD… cose tutte normalissime per un paese libero ma straordinarie per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><em><o> </o></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/images.jpg" title="images.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/images.thumbnail.jpg" alt="images.jpg" /></a> Con la successione di Raul Castro al posto del fratello Fidel, oramai in gravi condizioni di salute, a Cuba si sta assistendo a qualche timido avvio di riforme. Il governo ha concesso varie liberalizzazioni commerciali, relative soprattutto alla compravendita di cellulari, computer, DVD… cose tutte normalissime per un paese libero ma straordinarie per l’isola caraibica, chiusa in se stessa da quasi 50 anni di regime marxista.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Alcuni esponenti della numerosa comunità cubana in esilio a Miami e nel resto degli Stati Uniti, come l’ex prigioniero politico <em>Armando Valladares</em>, hanno osservato che tali aperture costituiscono più che altro una specie di <em>maquillage</em> politico, e che i problemi veri legati alla libertà di informazione, al multipartitismo, alla piena libertà religiosa &#8211; in definitiva alla democrazia -, ancora non sono stati neppure affrontati. Come immutato, per il momento,<span>  </span><span> </span>resta il problema dei prigionieri politici, dell’uso della tortura, delle condanne a morte…</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">In massima parte i profughi hanno trovato asilo in Florida, negli Stati Uniti, dove sono giunti nel corso degli anni con i modi più disparati: chi dietro regolare autorizzazione all’espatrio, chi su fragili imbarcazioni di fortuna, inseguite da motovedette ed elicotteri delle forze di sicurezza cubane. Molti sono rimasti in fondo al braccio di mare che separa Cuba dalla vicina Florida …<span id="more-458"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Un recente libro dello scrittore cubano <em>Armando de Armas</em> (<em>Miti dell’antiesilio</em>, Edizioni Spirali, pagg.134, euro 20,00) ci consente di accostarci da vicino a questo variegato mondo dell’esilio, culturalmente ed ideologicamente frazionato, ma unito dalla medesima speranza di ritornare, un giorno, in una Patria realmente libera e democratica. La comunità dell’esilio ammonta a circa due milioni di persone, sui complessivi 11 milioni di cittadini cubani: si tratta quindi “… <em>della diaspora più grande verificatasi in questo emisfero.</em>” (pag.126).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Il titolo del volume &#8211; <em>Miti dell’antiesilio – </em>sta ad indicare come negli anni, insieme alla diaspora, sia cresciuta una vera e propria campagna mediatica di denigrazione della comunità stessa, grazie ad una propaganda alimentata fin dall’inizio dal regime castrista e dal suo potente alleato sovietico: “<em>L’esilio cubano viene attaccato perché appoggia una politica di mano dura contro Cuba, in una manipolazione dell’uso del linguaggio che cerca di far vedere che il paese e Castro sono una stessa ed unica cosa, così che ci si confonde tra la vittima e il carnefice</em>” (pag.106).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Allo scopo di sottrarre preziose risorse al “carnefice”, la comunità di Miami si è sempre dichiarata favorevole all’embargo imposto dagli Stati Uniti al regime dei fratelli Castro. L’embargo economico risale al febbraio del 1962, durante l’amministrazione di John F. Kennedy:<span>  </span>“<em>L’embargo fu anche una risposta alle spedizioni filibustiere inviate dall’Avana a partire dallo stesso anno <st1 productid="1959 in" w:st="on">1959 in</st1> paesi come Santo Domingo, Panama, Venezuela, Guatemala, Nicaragua e Colombia, con l’obiettivo di imporre in questi il modello comunista; oltre a essere una risposta alla strutturazione di reti internazionali di sovversione e di destabilizzazione, con il proposito dichiarato di incendiare il continente americano” </em>(pagg. 105-106)<em>.<o></o></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">In base alla documentazione in possesso dell’Autore, oramai piuttosto conosciuta e divulgata specie negli Stati Uniti e in America Latina, tali reti internazionali di sovversione e di destabilizzazione non escludevano il traffico di droga: <em>“…durante l’estate del 1961, funzionari castristi di alto rango si incontrarono in Cile con l’allora senatore Salvador Allende, per discutere l’istituzione di un’ampia rete di distribuzione di cocaina che avrebbe aiutato a finanziare l’imposizione del marxismo nel paese australe; vincoli mafiosi che si espansero<span>  </span>e si fortificarono con<span>  </span>l’arrivo di Salvador Allende alla presidenza del Cile. E’ interessante fare presente che, tra i funzionari castristi di alto rango presenti nell’incontro, c’era nientemeno che il Che Guevara, quel personaggio che, al colmo della stupidità e del cattivo gusto, alcuni paragonano a Nostro Signore Gesù Cristo</em>.” (pagg. 49-50). Sono d’altronde universalmente noti gli intimi legami che anche oggi intercorrono fra il narcotraffico colombiano e i vari gruppi della guerriglia di ispirazione marxista, che a sua volta gode della protezione venezuelana (vedi <em>Hugo Chavez</em>!) e quindi castrista…</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">L’esilio cubano da sempre è riconoscente agli Stati Uniti per l’accoglienza ricevuta. Ma lungi dall’accontentarsi di un puro assistenzialismo, grazie alla propria vivacità culturale ed economica, è diventato un importante punto di riferimento anche per gli stessi statunitensi. Nonostante gran parte dei politici europei continuino a simpatizzare per i fratelli Castro e per i loro residui ideologici, alla comunità dell’esilio guardano quanti, restati in patria, anelano non soltanto alla piena libertà e alla democrazia, ma pure a condizioni di vita più decorose, finora non garantite da un regime che ha imposto ai propri cittadini di vivere con poche decine di dollari al mese. Non certo a causa del debole embargo statunitense (facilmente aggirabile e più volte aggirato), ma &#8211; scrive <em>Armando de Armas</em> &#8211; per il divieto marxista di iniziativa economica privata, per le costose guerre e attività rivoluzionarie esportate in mezzo mondo, per il mantenimento dell’enorme apparato interno poliziesco (migliaia di delatori popolarmente conosciuti con il nome di <em>chivatos</em>, che vuol dire “spie”).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Allora, come qualcuno ha detto, <span class="i">il vero embargo nei confronti di Cuba non è quello deciso a suo tempo dagli Stati Uniti e sostenuto dagli esiliati di Miami, ma quello attuato dai fratelli Castro nei confronti dei Cubani</span>.</p>
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		<title>DOVE VA IL CONTINENTE AMERICANO</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 1999 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ &#8220;L&#8217;INTERNAZIONALE&#8221; &#8211; Rubrica radiofonica del 29 aprile 2008
a cura di Roberto Cavallo e Giorgio Demetrio
9.mp3
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			<content:encoded><![CDATA[<p> &#8220;L&#8217;INTERNAZIONALE&#8221; &#8211; Rubrica radiofonica del 29 aprile 2008</p>
<p>a cura di Roberto Cavallo e Giorgio Demetrio</p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/9.mp3" title="9.mp3">9.mp3</a></p>
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		<title>IPER-ATTIVISMO DI UN PRESIDENTE (L&#8217;Ora del Salento, 27 ottobre 2007, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Oct 2007 18:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEO-POLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)
 
Alla fine di settembre, dopo aver parlato alla sessione inaugurale delle Nazioni Unite, il presidente iraniano Ahmadinejad prima di tornare in patria ha visitato Venezuela, Nicaragua e Bolivia, esaltando i concetti di &#8220;fronte comune&#8221; e di &#8220;affinità ideologica&#8221; con i governi di tali Paesi. Il presidente venezuelano Hugo Chavez [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3">OSSERVATORIO GEO-POLITICO<br />
</font><font size="3">(a cura di Roberto Cavallo)<br />
</font><font size="3"> </font></p>
<p><font size="3">Alla fine di settembre, dopo aver parlato alla sessione inaugurale delle Nazioni Unite, il presidente iraniano <em>Ahmadinejad</em> prima di tornare in patria ha visitato Venezuela, Nicaragua e Bolivia, esaltando i concetti di &#8220;<em>fronte comune</em>&#8221; e di &#8220;<em>affinità ideologica</em>&#8221; con i governi di tali Paesi. Il presidente venezuelano <em>Hugo Chavez</em> e quello iraniano <em>Ahmadinejad</em> già in passato avevano avuto degli incontri durante i quali hanno più volte annunciato la formazione di un <strong>fronte progressista unico</strong> da contrapporre all&#8217;imperialismo americano. Si sono accordati per promuovere progetti che approfondiscano quegli aspetti di affinità ideologica tra la sinistra, in particolare quella latino-americana, e l&#8217;Islam rivoluzionario. <span id="more-332"></span>Non a caso, in concomitanza con il suo viaggio nel continente americano, gli iraniani e le controparti latino-americane hanno organizzato una conferenza tenuta all&#8217;Università di Teheran, per sancire una <strong>sintesi tra le ideologie terzomondiste e il khomeinismo</strong>: il tutto nel 40° anniversario della morte di Ernesto Che Guevara.<br />
</font><font size="3">Terminato l&#8217;omaggio al Che (ma i figli di Guevara, intervenuti in qualità di relatori al simposio di Teheran, hanno avuto non poche difficoltà nel difendere dinanzi ai mullah la figura atea e materialista dell&#8217;illustre genitore!), il presidente  <em>Ahmadinejad</em> a metà ottobre ha ricevuto quello russo, Vladimir Putin. La stampa  iraniana ha commentato con toni trionfalistici <em>&#8220;&#8230;la grande vittoria contro l&#8217;occidente</em>&#8221; ottenuta dall&#8217;Iran: il presidente russo ha infatti garantito tutto l&#8217;enorme peso della Russia a copertura dei disegni nucleari di Teheran. Ha quindi assicurato: protezione in sede Onu contro il pacchetto di sanzioni proposte da Usa e Francia; continuità negli aiuti in tecnologia nucleare (Putin ha  chiarito che la attuale sospensione russa alla realizzazione dei siti nucleari iraniani è dovuta più a motivi tecnico-contrattuali che non politici); la formazione di un cartello globale del gas e del petrolio.<br />
</font><font size="3">Andato via Putin, <em>Ahmadinejad</em> ha accettato le dimissioni di <em>Ali Larijani</em>, capo negoziatore con ONU ed UE per il programma nucleare, sostituendolo con <em>Said Jalili,</em> considerato un &#8220;falco&#8221;, ancora più vicino alle sue posizioni massimaliste ed intransigenti.<br />
</font><font size="3"> </font></p>
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		<title>Notizie dall&#8217;estero 5 Giugno 2006</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/5-giugno</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 19:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Perù]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICA RADIOFONICA  "L'INTERNAZIONALE"]]></category>

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		<description><![CDATA[ Un cordiale ben ritrovati a tutti i nostri ascoltatori.
La pagina di oggi sull&#8217;informazione internazionale ci presenta diversi argomenti degni di nota. Prima di iniziare ricordo come al solito che è possibile inviare un e-mail all&#8217;indirizzo di posta elettronica radioqueen@virgilio.it, oppure comunque telefonare allo 0832-331144 per esprimere la vostra opinione, o per chiedere qualcosa sui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3"><img id="image215" height="96" alt="alan-garcia-1.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/05/alan-garcia-1.miniatura.jpg" /> Un cordiale ben ritrovati a tutti i nostri ascoltatori.<br />
</font><font size="3">La pagina di oggi sull&#8217;informazione internazionale ci presenta diversi argomenti degni di nota. Prima di iniziare ricordo come al solito che è possibile inviare un e-mail all&#8217;indirizzo di posta elettronica </font><a href="mailto:radioqueen@virgilio.it"><font size="3">radioqueen@virgilio.it</font></a><font size="3">, oppure comunque telefonare allo 0832-331144 per esprimere la vostra opinione, o per chiedere qualcosa sui fatti più importanti della settimana a livello internazionale.</font></p>
<p><font size="3"><span id="more-17"></span><br />
</font><font size="3">Oggi apriamo la nostra finestra sul mondo, recandoci in America Latina. Incominciamo quindi con il Perù, dove le elezioni presidenziali di domenica 4 giugno hanno sancito la vittoria del candidato socialista Alan Garcia,<br />
</font><font size="3">In realtà si tratta di un grande ritorno, perchè dal 1985 al 1990 Alan Garcia aveva già ricoperto la carica di Presidente della Repubblica, a soli 35 anni. Negli anni &#8216;80 fu amico di Bettino Craxi, e anche grazie all&#8217;interessamento dell&#8217;internazionale socialista ottenne cospicui finanziamenti dalla cooperazione internazionale. Le grandi opere pubbliche che avrebbero dovuto garantire lo sviluppo, però, languirono, mentre il suo periodo di governo è ricordato per l&#8217;ipeinflazione, che raggiunse il 7000 %.<br />
</font><font size="3">Dopo la vittoria elettorale nel 1990 del suo rivale, Fujimori, la magistratura peruviana avviò varie inchieste sul suo conto, per corruzione e arricchimento illecito. Così Alan Garcia dovette fuggire prima in Colombia e poi in Francia. Adesso, dopo un indulto concessogli dal Presidente uscente Alejandro Toledo, è ritornato in Perù e si è presentato all&#8217;elettorato pentito e consapevole dei suoi errori in campo economico. Ma il successo elettorale è arrivato più che per i suoi meriti personali per essersi opposto con determinazione all&#8217;ex colonnello dell&#8217;esercito Ollanta Humala. Ollanta Humala dalla stampa internazionale è stato definito come un nazionalista. Di fatto si è politicamente affermato alla scuola di Fidel Castro, e imita da vicino il nuovo modello sudamericano che ha avuto successo tanto nel Venezuela di Ugo Chavez che nella Bolivia del Presidente Evo Morales. Insomma dopo Ugo Chavez ed Evo Morales, Ollanta Humala sarebbe stato il terzo Presidente latino-americano radicalmente anti-statunitense e filo-castrista. Ormai tutta l&#8217;America Latina, salvo poche eccezioni, si dibatte fra maggioranze socialiste e riformiste, come per esempio quelle che governano Brasile e Cile, e raggruppamenti politici che fanno dell&#8217;estremismo anti-liberale e anti-capitalista e dell&#8217; amicizia con Fidel Castro il loro punto di forza. Ugo Chavez &#8211; secondo quanto riporta nel suo articolo l&#8217;inviato di Repubblica in Perù (5 giugno, pag.19) &#8211; è intervenuto pesantemente, e in più occasioni, nella campagna elettorale del Paese andino, con espliciti appelli a votare a favore di Ollanta Humala e con gravi accuse nei confronti del suo rivale Garcia. Forse tutto questo ha un po&#8217; spaventato l&#8217;elettorato peruviano, che invece ha preferito incoronare il volto già noto, quello del già presidente Alan Garcia. Ovviamente anche nel programma di Ollanta Humala vi era forte il richiamo alle nazionalizzazioni delle risorse minerarie del Paese: oro, gas e petrolio. Humala resta comunque un personaggio politico di prim&#8217;ordine: suo padre Isaac, un maestro elementare ex comunista, fu il fondatore dell&#8217;etno-cacerismo, un movimento che proclama la supremazia culturale degli Indios.<br />
</font><font size="3">Alle trame politiche sudamericane di Hugo Chavez, sostenuto in sordina dal leader maximo Fidel Castro, ha risposto di no anche la Colombia, rea per Chavez di mantenere buoni rapporti con gli Stati Uniti. Il 28 maggio scorso la Colombia dilaniata dalla guerriglia marxista e dai suoi alleati del narco-traffico, ha premiato per la seconda volta consecutiva il Presidente Alvaro Uribe, che a questo suo secondo mandato ha notevolmente incrementato il numero dei propri consensi elettorali, sfiorando i due terzi dei suffragi. Alvaro Uribe rappresenta la destra conservatrice e neo-liberale, in ottimi rapporti con gli U.S.A., con cui condivide la necessità di opporsi all&#8217;alleanza strategica fra i guerriglieri marxisti delle Farc e i narcotrafficanti. La vittoria di Uribe il 28 maggio scorso, e quella di Alan Garcia di domenica scorsa 4 giugno, spezzano dunque l&#8217;alone di invincibilità che Hugo Chavez era riuscito a costruire con sapienza intorno alla sua persona. Il rischio era insomma quello dell&#8217;effetto domino, con un ritorno alla grande del castrismo cubano in tutta l&#8217;America Latina. Chavez è stato bloccato. Adesso per rafforzare le rispettive posizioni, già gli occhi sono puntati sull&#8217;Ecuador, dove ad ottobre la sfida fra i filo-castristi e i liberal filo-statunitensi è destinata a ripetersi ancora.<br />
</font><font size="3">Passiamo ora ad un altro argomento, e ritorniamo a parlare di Iraq, dove la situazione rischia di incancrenirsi. nelle scorse puntate abbiamo già visto ed elencato i successi elettorali che hanno caratterizzato quest&#8217;ultimo anno e mezzo di guerra in Iraq, prove di democrazia riuscite e che hanno condotto a varare una costituzione e a formare parlamento e governo. Adesso l&#8217;iter si è bloccato intorno alla nomina del Ministro della difesa e di quello degli Interni: si comprende che si tratta di due posti di altissima responsabilità e potere, per cui non è facile districare la matassa delle varie opzioni e pretese. Intanto la guerriglia da una parte e i mass media dall&#8217;altra, continuano a gettare ombra sull&#8217;operato degli Americani e della forza multinazionale in Iraq. Mentre i terroristi non esitano a massacrare perfino giovani studenti e a rapire, per poi torturare e uccidere, anche semplici lavoratori ed operai iracheni, la stampa occidentale sembra assecondare il linciaggio morale dei soldati statunitensi avviato dai video diffusi da Al Qaeda. Come nel 1975 la guerra del Vietnam fu vinta, prima ancora che dai guerriglieri marxisti Vietcong, dai giornalisti dell&#8217;Occidente, che sbattevano in prima pagina i marines americani rei di varie atrocità, altrettanto sembra stia avvenendo oggi con l&#8217;Iraq. Un gruppo di Marines, per esempio, è attualmente sotto accusa per il massacro di Haditha, una cittadina ad ovest di Baghdad: qui pare che i soldati americani il 19 novembre 2005 abbiano ucciso a freddo 24 iracheni, fra cui donne e bambini e un vecchio sulla sedia a rotelle. All&#8217;inizio si era parlato dell&#8217;esplosione di una granata, ma poi in seguito alla diffusione di un video che ritraeva i soldati americani, è stata avviata dai comandi militari un&#8217;inchiesta. Non solo in Iraq e in Europa, ma pure negli Stati Uniti si sta così avviando una campagna giornalistica dai toni sempre più aspri, che mira a denunciare questo ed altri episodi del genere, in cui verrebbero incriminati non solo i marines ma anche e soprattutto i loro comandanti e i funzionari dell&#8217;Amministrazione Bush. Non a caso la popolarità del Presidente è ormai ai minimi storici. I settimanali statunitensi <em>Time</em> e <em>Newsweek</em> parlano apertamente dei fatti e delle responsabilità della cittadina di Haditha, chiedendo una severa punizione per tutti iresponsabili, ad ogni livello.<br />
</font><font size="3">Le esplosioni e la mattanza operata dai terroristi di Al Qaeda passano invece quasi inosservati, anche se a morire a decine ogni giorno sono civili iracheni inermi.<br />
</font><font size="3">Bene, con questa notizia abbiamo terminato l&#8217;appuntamento di oggi con l&#8217;informazione internazionale. A risentirci quindi martedì prossimo, sempre con l&#8217;Internazionale, ricordando che come al solito che è possibile inviare le vostre riflessioni, i vostri dubbi e le vostre domande scrivendo una e-mail al nostro indirizzo di posta elettronica </font><a href="mailto:Radioqueen@virgilio.it"><font size="3">radioqueen@virgilio.it</font></a><font size="3">.<br />
</font><font size="3">Grazie a tutti per la cortese attenzione e a risentirci la prossima volta.<br />
</font><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3"><font size="3" /></font><font size="3"><font size="3" /></font><font size="3"> </font><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3"><font size="3" /></font><font size="3"><font size="3" /></font><font size="3"> </font><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"><font size="3" /></font><font size="3"> </font><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"> </p>
<p></font> </p>
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		<title>Notizie dall&#8217;estero 15 Maggio 2006</title>
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		<pubDate>Mon, 15 May 2006 19:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Un cordiale ben ritrovati a tutti i nostri ascoltatori.
La pagina di oggi sull&#8217;informazione internazionale ci presenta diversi argomenti degni di nota. Prima di iniziare ricordo come al solito che è possibile inviare un e-mail all&#8217;indirizzo di posta elettronica radioqueen@virgilio.it, oppure comunque telefonare allo 0832-331144 per esprimere la vostra opinione, o per chiedere qualcosa sui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3"><img id="image208" height="96" alt="evo_page.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/05/evo_page.miniatura.jpg" /> Un cordiale ben ritrovati a tutti i nostri ascoltatori.<br />
</font><font size="3">La pagina di oggi sull&#8217;informazione internazionale ci presenta diversi argomenti degni di nota. Prima di iniziare ricordo come al solito che è possibile inviare un e-mail all&#8217;indirizzo di posta elettronica </font><a href="mailto:radioqueen@virgilio.it"><font size="3">radioqueen@virgilio.it</font></a><font size="3">, oppure comunque telefonare allo 0832-331144 per esprimere la vostra opinione, o per chiedere qualcosa sui fatti più importanti della settimana a livello internazionale.</font></p>
<p><font size="3"><span id="more-19"></span><br />
</font><font size="3">Oggi iniziamo con un argomento che ci desta qualche perplessità, e su cui già siamo intervenuti nel corso delle nostre trasmissioni, come i nostri ascoltatori ricorderanno quando abbiamo parlato della guerra commerciale di Mosca contro i prodotti tipici della Georgia e anche dell&#8217;Ucraina. Diciamo però che quelli che sembravano solo inquietanti segnali stanno via via prendendo corpo. Mi riferisco a certi atteggiamenti e a certe dichiarazioni dei massimi vertici del Cremino, e di ambienti comunque legati al Presidente russo Vladimir Putin; atteggiamenti e dichiarazioni che danno l&#8217;impressione che sia ormai tramontata la luna di miele fra Russia e Stati Uniti, appena qualche anno fa uniti dalla lotta al terrorismo fondamentalista islamico. Ma vediamo nello specifico che cosa sta accadendo. Su Avvenire di sabato 6 maggio a pagina 15 leggiamo il titolo di un interessante articolo: &#8220;<em>La stampa moscovita rispolvera titoli e slogan da guerra fredda</em>&#8220;. La stampa russa, infatti, ha parlato apertamente di una seconda guerra fredda. E cioè sarebbe in atto una spaccatura, una forte spaccatura all&#8217;interno della CSI: da una parte il fronte filo-occidentale (Paesi Baltici, Ucraina, Georgia e Moldavia) a cui si aggiungono Paesi dell&#8217;ex Europa dell&#8217;Est come Polonia, Romania e Bulgaria; dall&#8217;altra parte ci sarebbe il fronte filo-russo, autoritario e aperto all&#8217;alleanza con la Cina, che vedrebbe insieme oltre naturalmente alla Russia, anche l&#8217;Uzbekistan, il Kirghizistan, il Tagikistan e la Bielorussia.<br />
</font><font size="3">Ma lo stesso presidente Putin, nel corso del solenne discorso sullo stato della Federazione tenuto dinanzi al parlamento russo lo scorso 10 maggio, ha fatto le dichiarazioni più dure e preoccupanti, dicendo che intende investire i milioni di petrodollari accumulati e provenienti dalle risorse petrolifere nella nuova corsa agli armamenti: &#8220;Abbiamo bisogno di nuove armi per mantenere quella che è una delle più importanti garanzie di un mondo moderno: l&#8217;equilibrio delle forze strategiche&#8221;. Non a caso la Russia terminerà quest&#8217;anno la costruzione del suo primo sottomarino nucleare dal crollo dell&#8217;URSS nel 1991 e darà avvio ai nuovi progetti militari Insomma si profila una nuova terribile corsa agli armamenti<br />
</font><font size="3">Inoltre è intenzione della Russia riprendersi completamente la Bielorussia, e per questo sta già facendo pressioni economiche (sempre per mezzo delle forniture di gas!) affinchè nel giro di un paio di anni la Bielorussia si unisca anche politicamente alla Russia. Insomma che cosa sta accadendo?<br />
</font><font size="3">Probabilmente la Russia si guarda intorno con spirito diverso rispetto al recente passato e si rende conto che lentamente lo scenario internazionale sta mutando, dal Medio Oriente all&#8217;America Latina per finire alla Cina. E infatti a causa del perdurare della guerra in Iraq il presidente Bush negli Stati Uniti subisce un calo di popolarità nei sondaggi, mentre l&#8217;Iran si fa giorno dopo giorno più spavaldo sulla questione del nucleare. Questo mutato scenario e la forte alleanza con la Cina comunista da ampi margini di sicurezza a Vladimir Putin, che tenta di nuovo la carta della Russia come super-potenza.<br />
</font><font size="3"><font size="3" /></font><font size="3">Ovviamente questa scalata potrebbe condurre ad una nuova guerra fredda con Washington.<br />
</font><font size="3">Forse è ancora troppo presto per dirlo, ma le avvisaglie non mancano davvero<br />
</font><font size="3">In America Latina intanto si sta compattando un altro fronte fortemente antiamericano, ma soprattutto anti-capitalista, che di fatto è riuscito a spezzare l&#8217;isolamento dentro il quale in questi ultimi anni gli Americani erano riusciti a chiudere Fidel Castro. Adesso sia il Venezuela di Ugo Chavez sia la Bolivia del Presidente Evo Morales, appiattiti sulle posizioni cubane, fanno la voce grossa, e tanto per cambiare, come l&#8217;Iran, agitano l&#8217;arma strategica dell&#8217;energia. Insomma dal Medio Oriente al Sudamerica sembra che si stiano creando dei cartelli petroliferi fortemente ostili agli Stati Uniti e all&#8217;Occidente in generale. Il 1 maggio scorso, festa dei lavoratori, il Presidente Evo Morales ha firmato il decreto di nazionalizzazione delle compagnie petrolifere operanti in Bolivia. In effetti si tratta di una semi-nazionalizzazione delle compagnie che estraggono il gas naturale boliviano, nel senso che a queste resterà comunque una quota azionaria sia pure minima. Questa drastica misura concretamente colpirà soprattutto il Brasile e la Spagna: infatti le due più grandi compagnie che operano in Bolivia sono appunto brasiliane e spagnole. Si tratta dunque di due Nazioni guidate da governi di sinistra, una sinistra certamente più moderata rispetto a quella tendenzialmente rivoluzionaria di Morales. Ma probabilmente il Presidente boliviano nell&#8217;enfasi anticapitalista non ha considerato che colpire le compagnie petrolifere internazionali oggi significa, concretamente, penalizzare soprattutto due governi amici di sinistra: quello del brasiliano Lula e quello dello spagnolo Zapatero. La compagnia spagnola è la Respol Ypf, mentre quella brasiliana è la Petrobras. Le ultime notizie dicono che Morales abbia capito l&#8217;abbaglio preso e stia intavolando trattative per calmare il compagno Lula, presidente del Brasile.<br />
</font><font size="3">Sulla medesima strada naturalmente si pone Hugo Chavez, che in questi giorni è stato a Roma prima di partecipare a Vienna al IV° vertice interatlantico fra Unione Europea e America Latina. Un vertice che ha avuto per oggetto proprio la questione energetica e che si è risolto con scarsi risultati pratici.<br />
</font><font size="3">Anche Hugo Chavez, grande amico di Fidel Castro, ha proceduto sulla strada delle nazionalizzazione delle aziende che estraggono greggio nel ricchissimo bacino dell&#8217;Orinoco. Il Presidente boliviano Evo Morales ha deciso la nazionalizzazione proprio dopo aver tenuto un summit con Hugo Chavez e Fidel Castro a Cuba. Adesso entrambi sostengono il candidato filo-castrista Ollanta Humala, che il 4 giugno affronterà le presidenziali in Perù. Insomma se anche il Perù dovesse imboccare la strada della sinistra antagonista e rivoluzionaria il risultato sarebbe a dir poco sconvolgente per l&#8217;intera America Latina, che nel giro di pochissimi mesi si è tinta di rosa ma a questo punto, possiamo dire, anche di rosso intenso. Tanto che il presidente messicano Vincente Fox ha dichiarato che il populismo latino-americano sarà un ostacolo nella lotta contro la povertà. Un problema in più insomma anche per il presidente George Bush, ma abbiamo visto non solo per lui .<br />
</font><font size="3">Resta grosso dunque il problema dell&#8217;emergenza energetica.<br />
</font><font size="3">L&#8217;emergenza energetica come sappiamo nasce anche dall&#8217;atteggiamento ostile di Russia e Cina, che ormai si avviano a collaborazioni industriali e commerciali sempre più strette, e che nel prossimo futuro potrebbero isolare il vecchio Zio Sam, ma pure l&#8217;Europa, creandogli un pericoloso cappio energetico. Nello scorso inverno la Russia di Putin ha dato prova di forza proprio con la stessa Europa: quando Putin ha deciso di punire l&#8217;Ucraina perchè troppo poco docile rispetto alle direttive di Mosca, specie dopo la rivoluzione democratica arancione, anche Paesi europei come la Germania e l&#8217;Italia hanno sofferto la crisi energetica, dovendo intaccare le proprie riserve strategiche.<br />
</font><font size="3"><font size="3" /><font size="3" /></font><font size="3"><font size="3" /></font><font size="3">Bene, con questa notizia abbiamo terminato l&#8217;appuntamento di oggi con l&#8217;informazione internazionale. A risentirci quindi martedì prossimo, sempre con l&#8217;Internazionale, ricordando che come al solito che è possibile inviare le vostre riflessioni, i vostri dubbi e le vostre domande scrivendo una e-mail al nostro indirizzo di posta elettronica </font><a href="mailto:Radioqueen@virgilio.it"><font size="3">radioqueen@virgilio.it</font></a><font size="3">.<br />
</font><font size="3">Grazie a tutti per la cortese attenzione e a risentirci la prossima volta.<br />
</font><font size="3"></font><font size="3"></font><font face="Times New Roman" size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"><font face="Times New Roman" size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /></font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font face="Times New Roman" size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font face="Times New Roman" size="3"></p>
<p /></font></p>
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