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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Arabia Saudita</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>COME E&#8217; DIFFICILE ESSERE CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE. IL PAPA CONVOCA UN SINODO SPECIALE</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 07:43:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Proviamo ad immaginare che un imprenditore (magari di simpatie leghiste…!) subordini il rapporto di lavoro di un immigrato alla sua conversione al cristianesimo; che lo maltratti in tutti i modi, minacciandolo di licenziamento, finché non abbracci fede e cultura occidentali… Riusciamo a pensare il cataclisma mediatico? Le indignazioni urlate, tanto nazionali che internazionali? Ebbene in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"> </p>
<p><a rel="attachment wp-att-3851" href="http://www.recensioni-storia.it/come-e-difficile-essere-cristiani-in-medio-oriente-il-papa-convoca-un-sinodo-speciale/islam_dominate"><img class="alignleft size-medium wp-image-3851" title="islam_dominate" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/02/islam_dominate-214x300.jpg" alt="islam_dominate" width="214" height="300" /></a>Proviamo ad immaginare che un imprenditore (magari di simpatie leghiste…!) subordini il rapporto di lavoro di un immigrato alla sua conversione al cristianesimo; che lo maltratti in tutti i modi, minacciandolo di licenziamento, finché non abbracci fede e cultura occidentali… Riusciamo a pensare il cataclisma mediatico? Le indignazioni urlate, tanto nazionali che internazionali? Ebbene in Arabia Saudita accade qualcosa del genere, senza che nessuno si scandalizzi più di tanto. Ci racconta i fatti “Avvenire”, che in poche righe riesce a dare un’informazione che altrimenti difficilmente passerebbe attraverso stampa e TV. La notizia è pubblicata sul quotidiano dei vescovi italiani del 29 gennaio 2010 (pag. 14) e riguarda gli immigrati filippini che in Arabia Saudita sono obbligati a convertirsi all’Islam per non perdere il posto di lavoro.</p>
<p>Riportando un’intervista realizzata e diffusa dall’Agenzia “Asia News”, “Avvenire” denuncia la situazione di estrema difficoltà in cui vivono i circa duecentomila immigrati filippini nel regno saudita. </p>
<p>I datori di lavoro (sia pubblici che privati) fanno pressione perché questi lavoratori cristiani diventino musulmani, così che dopo qualche mese dall’assunzione danno l’ultimatum. Molti hanno dovuto accettare. Per le donne ovviamente le condizioni sono ancora più temibili. “Avvenire” riferisce il caso di uno stupro sul posto di lavoro. Le autorità saudite hanno accusato la donna cristiana di aver avuto rapporti extraconiugali e dall’11 settembre 2009 l’hanno reclusa in prigione. In seguito alla violenza la donna è rimasta incinta, ma per le dure condizioni del carcere ha perso il bambino. In questo mese di febbraio dovrà comparire davanti ai giudici e – come se non bastasse &#8211; rischia una condanna a 100 frustate. Bisogna dunque pregare per questa poveretta. Come bisogna pregare per tutti gli altri cristiani del Medio Oriente che rischiano lentamente l’estinzione.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-3854" href="http://www.recensioni-storia.it/come-e-difficile-essere-cristiani-in-medio-oriente-il-papa-convoca-un-sinodo-speciale/2009-09-19_119408278"><img class="alignleft size-full wp-image-3854" title="2009-09-19_119408278" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/02/2009-09-19_119408278.jpg" alt="2009-09-19_119408278" width="202" height="256" /></a>Anche per tale motivo <strong>Benedetto XVI</strong> ha indetto un apposito Sinodo speciale per il Medio Oriente, che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010. Il Vicario patriarcale di Baghdad, <strong>mons. Shlemon Warduni</strong>, ha così commentato l’importanza del Sinodo: “Il Sinodo è un atto benevolo di Benedetto XVI verso le nostre chiese, che soffrono per mancanza di pace e di sicurezza. L’assemblea servirà alle Chiese orientali per discutere dei tanti problemi che l’affliggono, ma anche per far sentire la loro voce. Il Medio Oriente si sta svuotando dei cristiani, si percepisce quasi un complotto per mandarli via…” (<a href="http://www.agensir.it">www.agensir.it</a>/pls/sir, 22 settembre 2009).</p>
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		<title>CRISTIANOFOBIA (L&#8217;Ora del Salento, 27 settembre 2008, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Sep 2008 04:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
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		<description><![CDATA[                                           OSSERVATORIO GEO-POLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)
 A commento del tradizionale Rapporto sulla libertà religiosa stilato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il Segretario di Stato Condoleza Rice ha ribadito la centralità della tutela della libertà religiosa fra gli obiettivi della politica estera statunitense. Il Rapporto passa in rassegna il grado di libertà di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                           OSSERVATORIO GEO-POLITICO</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">(a cura di Roberto Cavallo)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/09/europa_-_persecuzione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-687" title="europa_-_persecuzione" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/09/europa_-_persecuzione-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;"> A commento del tradizionale Rapporto sulla libertà religiosa stilato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il Segretario di Stato <strong>Condoleza Rice</strong> ha ribadito la centralità della tutela della libertà religiosa fra gli obiettivi della politica estera statunitense. Il Rapporto passa in rassegna il grado di libertà di cui godono i fedeli delle varie religioni nel mondo, e, di conseguenza, i vari tipi di abusi che le persone soffrono per colpa dei governi. La maglia nera spetta a nove Paesi, fra cui l’Arabia Saudita, la Corea del Nord, il Sudan e la Cina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Dalle pagine del Rapporto si evince che le comunità cristiane sono fra le più perseguitate alle varie latitudini del globo. I recenti fatti dell’India (dove le chiese cristiane continuano a bruciare) stanno a dimostrarlo. Tutto ciò avviene senza che i mass media europei diano adeguato rilievo a tale drammatica situazione.</span><span id="more-682"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/09/madreteresa_indiar375_4set08.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-688" title="madreteresa_indiar375_4set08" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/09/madreteresa_indiar375_4set08-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Il giornalista <strong>Angelo Panebianco</strong>, nell’editoriale del Corriere della Sera dello scorso 7 settembre (<em>Il silenzio sui Cristiani</em>), si chiede le ragioni di tale grave disattenzione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Ed ecco la risposta che si da e che propone al lettore: “<em>Sotto sotto, c’è l’idea che se uno è cristiano in Pakistan, in Iraq, in India o in Nigeria, e gli succede qualcosa, in fondo se l’è cercata. La tesi dei fondamentalisti islamici o indù secondo cui il cristianesimo altro non è se non uno strumento ideologico al servizio della volontà di dominio occidentale sui mondi extra occidentali sembra condivisa, qui da noi, da un bel po’ di persone.</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Persone che credono che l’Europa debba ancora fare la penitenza </span></em><em><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">per le colpe (alcune reali e altre no) accumulate nei suoi secolari rapporti col mondo extra occidentale. Ne derivano il silenzio sulla libertà religiosa negata ai cristiani, soprattutto nel mondo islamico, e il disinteresse per le persecuzioni che in tanti luoghi, islamici e no, subiscono&#8230;</span><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">”.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Ad Angelo Panebianco fa eco, dalle pagine di Avvenire, un’altra illustre firma, quella del giornalista <strong>Luigi Geninazzi</strong>, che così intitola il proprio editoriale: “<em>Cristianofobia: ingerenza umanitaria. Subito</em>”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Scrive il giornalista di Avvenire: “…</span><em><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;"> Le cronache di questi giorni ci rimandano ai saccheggi, alle distruzioni e alle violenze contro le comunità cristiane in varie regioni dell’India. Ma non dobbiamo dimenticare che in Iraq i credenti caldei sono sotto costante minaccia … In Turchia le istituzioni della Chiesa ortodossa e cattolica continuano ad essere oggetto di pesanti discriminazioni e nel Paese che ha visto l’assassinio di don Andrea Santoro c’è chi incita all’odio contro i preti cattolici. Da Istanbul a Gaza, dall’Iraq all’Indonesia, nei Paesi islamici le cui leggi si ispirano alla “sharia”, come il Pakistan &#8211; ma anche in un paese “tollerante” come l’Algeria -, i cristiani vengono processati, condannati a morte da tribunali statali o uccisi da fanatici estremisti …”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Mentre gli Stati Uniti fanno pressione sui governi dei Paesi musulmani, della<span> </span>Cina e dell’India affinché tutelino la libertà religiosa, l’Unione Europea sembra che stia a guardare, disinteressata. E Geninazzi sconsolato si chiede: “<em>Perché l’Europa tace ancora</em>?” </span><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">(Avvenire, </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">domenica 21 settembre, pag. 1).</span>&lt;&#8211;&gt;</p>
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		<title>LA CONDIZIONE DELLE DONNE IN ARABIA SAUDITA (Il Corriere del Sud, n°3/15 aprile 2008)</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Apr 2008 15:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corriere del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;
 L’Arabia Saudita è la terra del sunnismo più rigoroso. Qui ha preso vita la corrente tradizionalista del wahabismo, che ormai trova diffusione ben oltre i confini della penisola arabica, raggiungendo, per esempio, il Caucaso e la Russia meridionale. Qui, in questi deserti, le famiglie dei Saud (capi militari e politici) e dei Whahhb (capi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/04/arabiasaudita.gif" title="arabiasaudita.gif"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/04/arabiasaudita.thumbnail.gif" alt="arabiasaudita.gif" /></a><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%"> L’Arabia Saudita è la terra del sunnismo più rigoroso. Qui ha preso vita la corrente tradizionalista del <em>wahabismo</em>, che ormai trova diffusione ben oltre i confini della penisola arabica, raggiungendo, per esempio, il Caucaso e <st1 productid="la Russia" w:st="on">la Russia</st1> meridionale. Qui, in questi deserti, le famiglie dei Saud (capi militari e politici) e dei Whahhb (capi religiosi) si legarono indissolubilmente nel XVIII secolo, <span> </span>giurandosi fedeltà reciproca, con l&#8217;intento di realizzare una comune azione per il rinnovamento dei costumi, che giudicavano eccessivamente rilassati. Si ponevano così le fondamenta dell’attuale dinastia. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Oggi vi regna l’ottantaquattrenne <em>re Abdullah</em>, che nella sua vita pare abbia sposato una trentina di mogli, con una ventina di figli viventi. Intorno a lui uno stuolo di fratelli e nipoti, che occupano i posti nevralgici dello Stato.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Il <em>wahabismo</em> <span> </span>interpreta in modo ancora più rigido il già ristretto ambito di libertà della donna musulmana. </span><span id="more-451"></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%"> <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Spesso neanche il lustro e la ricchezza della famiglia d’origine sono sufficienti a garantirne una maggiore tutela e dignità. <span> </span>Principesse o semplici borghesi che siano, in Arabia Saudita le donne fin dall’infanzia vengono educate ad un “sacro rispetto” del maschio. Il figlio maschio è sempre una benedizione, così che se per sventura nasce una femmina, la madre può ricevere la commiserazione di parenti e vicini: “…<em>Vedrai, sei ancora giovane, la prossima volta sarà maschio</em>!”. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Accade in molti paesi musulmani, e accade anche in Arabia Saudita. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Nel racconto autobiografico della principessa saudita <em>Sultana</em>, protagonista del libro “<em>Dietro il velo</em>” (Jean P. Sasson, Sperling &amp; Kupfer Editori S.p.A., 1992), le cose vengono messe in chiaro fin da subito: i fratellini maschi, anche se più piccoli, sono oggetto del massimo rispetto da parte delle sorelle, che non possono infastidirli o reagire ai piccoli soprusi, tipici dell’età infantile. L’autorità del padre, che si divide fra le diverse mogli e le relative famiglie (che non necessariamente vivono tutte insieme sotto lo stesso tetto), è ovviamente assoluta. In genere dai 14 ai 16 anni alle ragazze viene trovato marito, ma spesso si tratta soltanto di cambiare tutore. </span><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/04/saudi1.jpg" title="saudi1.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/04/saudi1.thumbnail.jpg" alt="saudi1.jpg" /></a><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%"> <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Nel libro di <em>Jean P. Sasson</em> si narra, fra l’altro, dello sfarzoso matrimonio della sedicenne Sara, sorella di Sultana, combinato dal padre e dal “promesso sposo”,<span>  </span>uomo di 62 anni, che aveva già due mogli. Sara, che non ha alcuna intenzione di veder naufragare i propri sogni di giovane donna fra le braccia di un anziano, viene costretta al matrimonio non solo moralmente, ma pure fisicamente, con opportune dosi di psicofarmaci. Questa storia non si situa in una cornice di degrado sociale e culturale, ma all’interno della vastissima famiglia reale saudita, fra sceicchi e principesse abituati a vivere nel lusso più sfrenato garantito dai petrodollari. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">In questo libro l’Autrice, <span> </span><em>Jean P. Sasson</em>, dichiara: “<em>L’Islam permette all’uomo di divorziare senza sindacarne i motivi. Invece per una donna è molto difficile divorziare… Molti fattori definiscono il tipo di matrimonio di una ragazza araba: il suo nome, la ricchezza della sua famiglia, la mancanza di deformità e la bellezza. Incontrarsi prima del matrimonio è tabù, così un uomo deve dipendere dall’occhio della madre e delle sorelle che ricercheranno per lui<span>  </span>la persona giusta. Persino dopo che è stata fissata la data del matrimonio è raro che una ragazza incontri il futuro marito prima della cerimonia, anche se a volte le famiglie permettono uno scambio di fotografie… Naturalmente nessuno scandalo deve macchiare la reputazione della bella, altrimenti la sua desiderabilità cesserà di esistere: una ragazza simile potrà solo essere accasata come terza o quarta moglie in uno sperduto villaggio</em>…(pagg. 39-40)”.<span>  </span><span> </span>Fra i fidanzati non esiste dunque alcuna possibilità di conoscenza reciproca, con le inevitabili sorprese che il matrimonio poi riserva, specie per le donne. <span> </span>Come se non bastasse la polizia religiosa (i cosiddetti <em>mutawwa</em>) in Arabia Saudita vigila per mantenere la moralità nei luoghi pubblici. Non solo niente alcolici e niente abiti occidentali, ma soprattutto nessun contatto fra ragazzi e ragazze. Ma il divieto, come spesso accade, aguzza l’ingegno. Così le ragazze benestanti si fanno scorazzare per le strade più trafficate ed eleganti dai propri autisti (indiani, pakistani, filippini, ecc.): in ciascuna delle auto che avanzano a passo d’uomo brilla la luce di un <em>bluetooth</em>. Se tutto va per il meglio, riescono a<span>  </span>collegarsi col cellulare del ragazzo della macchina accanto, lontani dagli occhi indiscreti dei <em>mutawwa.</em> <span> </span>E’ l’occasione di un incontro, con la possibilità di far nascere, eventualmente, una relazione semi-clandestina. Ma anche questi miseri sotterfugi per sottrarsi alla vigilanza della polizia religiosa non sono alla portata di tutte le giovani donne, perché soltanto le ricche saudite hanno a disposizione un immigrato pronto a farle da autista personale. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Alle saudite, infatti, è severamente proibito guidare l’auto. Ogni tanto qualche principessa reale o qualche facoltosa intellettuale trova il coraggio di ribellarsi, sfidando l’autorità dei <span> </span><em>mutawwa</em>, e si mette al volante. <span> </span>Sono soprattutto coloro che per motivi vari hanno trascorso lunghi anni all’estero, specie in Occidente, e trovano asfissianti le proibizioni e le censure locali.<span>  </span>Si tratta comunque di episodi isolati, e il tutto finisce con severe <span> </span>ammonizioni e la promessa di un tutore maschio di vigilare affinché<span>  </span>l’episodio non abbia a ripetersi … Questo aspetto della condizione femminile saudita viene ampiamente trattato dall’euro-deputato Lilli Gruber nel suo libro “<em>Figlie dell’Islam</em>” (Rizzoli, Milano, 2007, pagg.349).<span>  </span>L’On.le Gruber – eletta al parlamento di Strasburgo nelle fila della sinistra italiana – intervista una sfilza di principesse e di donne d’affari saudite, nell’estenuante ricerca di un filone islamico-femminista che stenta a farsi strada, e che comunque, per la sua appartenenza alla cerchia del potere, gode di privilegi sociali che per altre donne sarebbero assolutamente impensabili. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">L’impossibilità di guidare l’auto ovviamente condiziona le donne nel mondo del lavoro (almeno quelle che non dispongano dell’autista di famiglia!), impedendole di spostarsi liberamente. E’ un altro elemento che le spinge nella rigida chiusura fra le pareti domestiche. L’8 marzo <st1 productid="2008 ha" w:st="on">2008 ha</st1> fatto il giro del mondo un filmato diffuso su <em>You Tube</em> da <em>Wajeha Al-Huwaider</em>, <span> </span>45enne intellettuale saudita – già arrestata in passato per la sua attività in favore del rispetto dei diritti umani – che nel giorno dedicato alla donna ha sfidato le autorità mettendosi a guidare e riprendendo se stessa al volante. Ha quindi messo il filmato su <em>You Tube.</em> <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Il suo atto di protesta segue una petizione firmata da circa 3.000 donne che chiedono al re Abdullah <span> </span>il permesso di guidare l’automobile. Il divieto infatti non è basato su una legge,<span>  </span>“… <em>ma sull’interpretazione restrittiva del principio per cui le donne devono essere accompagnate in pubblico da un parente maschio (loro guardiano)</em> “<span>  </span>(Sfida di una saudita. Al volante, sul web, in: <em>Corriere della Sera</em>, lunedì 10 marzo 2008, pag.18).<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Il divieto di guidare e l’obbligo di essere sempre accompagnate in pubblico da un uomo della famiglia costituiscono forse gli aspetti più macroscopici di questa compressione misogena.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">La stessa istruzione per le bambine saudite è una conquista relativamente recente, che risale agli anni ’60. Ma anche per loro,<span>  </span>rigidamente separate sin da piccole dall’universo maschile, i problemi non mancano. Memorabile resta il gravissimo episodio dell’11 marzo 2002, riportato anche nel volume di Lilli Gruber. In quel giorno scoppiò un incendio in una scuola femminile di <st1 productid="La Mecca" w:st="on">La Mecca</st1>: “… Quando alle otto del mattino fu dato l’allarme, negli edifici c’erano 835 alunne e 52 professoresse. I pompieri e le squadre della protezione civile arrivarono rapidamente sul posto e cominciarono ad evacuarle. Poi, all’improvviso, comparvero i <em>mutawwa</em> e presero un’iniziativa che sollevò un’ondata di indignazione: impedirono ad alcune bambine senza velo di uscire da quell’inferno di fiamme. A nulla servirono le proteste delle squadre di soccorso e una quindicina di giovanissime allieve rimasero uccise. Il giorno dopo la stampa si fece portavoce delle denunce contro la polizia religiosa. Dopo alcuni mesi il ministro degli Interni, quel principe <em>Nayef</em>, secondo cui le accuse ai <em>Mutawwa</em> sono solo falsità, esortò i guardiani della virtù a mostrarsi <em>meno severi</em> …” (<em>Figlie dell’Islam</em>, cit., pagg.173-174).<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">E’ l’ennesima dimostrazione che potere politico e potere teocratico in Arabia Saudita sono intimamente legati, combinazione certamente tipica dell’Islam, ma qui ancora più eclatante in forza dell’antico patto fra i <em>Saud</em> e i <em>Whahhb.</em> <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%"><o> </o></span></p>
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		<title>MEDIORIENTE SENZA PACE (L&#8217;Ora del Salento, 5 aprile 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 03:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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OSSERVATORIO GEO-POLITICO
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Accanto alle violenze in Tibet, con il suo strascico di arresti arbitrari e di assassini politici, l’Iraq continua ad essere il protagonista della cronaca internazionale.  Ancora una volta si è consumata una spaccatura all’interno del campo sciita, con le milizie filo-iraniane di Moqtada al-Sadr che hanno affrontato a viso aperto nel sud del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="left"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">OSSERVATORIO GEO-POLITICO<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Accanto alle violenze in Tibet, con il suo strascico di arresti arbitrari e di assassini politici, l’Iraq continua ad essere il protagonista della cronaca internazionale.<span>  </span>Ancora una volta si è consumata una spaccatura all’interno del campo sciita, con le milizie filo-iraniane di<strong><em> Moqtada al-Sadr</em></strong> che hanno affrontato a viso aperto nel sud del Paese le forze governative del premier <strong><em>Nouri Al Maliki</em></strong>.<strong> </strong>Forse nelle intenzioni doveva essere una resa dei conti favorevole al governo e agli sciiti moderati,<strong> </strong>ma i violenti combattimenti di fine marzo a Bassora e nelle altre città hanno causato 300 morti e centinaia di feriti. Anche <em>Al Maliki</em> ha capito che è meglio trattare, e che il controllo reale ed efficace sull’intera Nazione, nonostante i progressi compiuti,<span>  </span>è obiettivo ancora lontano da raggiungere. D’altronde la spaccatura irachena si aggiunge ad altre divisioni presenti all’interno del mondo arabo, come quella tutta palestinese fra Hamas e Al-Fatah. Soprattutto sono espressioni locali, queste ultime, della più vasta spaccatura che oggi coinvolge l’intero Medioriente: da una parte l’aggressivo asse Teheran-Damasco, dall’altra l’Arabia Saudita e il gruppo di Paesi – specie quelli del Golfo – più moderati.</span><span id="more-442"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Prova di ciò è il recente fallimento del vertice della Lega Araba tenutosi a Damasco lo scorso 29 marzo: dei 22 Capi di Stato che ne fanno parte, solo 10 erano presenti. Come se non bastasse, il portavoce dell’Arabia Saudita ha accusato apertamente gli ospitanti siriani di lavorare, insieme all’Iran, per boicottare soluzioni di pace in Iraq, nei Territori e in Libano (dove dallo scorso novembre non si riesce ad eleggere il Presidente della Repubblica, che secondo il dettato costituzionale dovrebbe essere un rappresentante della comunità cristiana).<span>   </span>Non a caso una vecchia volpe come il Colonnello Gheddafi ha avvertito la necessità di richiamare tutti all’unità nell’Islam …<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Nel vortice della guerra totale, le piccole comunità cristiane della Terra Santa, del Libano e dell’Iraq, continuano inesorabilmente ad assottigliarsi, spinte dalla paura all’emigrazione. Dopo l’assassinio dell’Arcivescovo caldeo di Mosul, <strong><em>Mons. Paulus Faraj Rahho</em></strong>, trovato morto il 13 marzo dopo 14 giorni di prigionia,<span>  </span>un altro vescovo iracheno, <strong><em>Mons. Louis Sako</em></strong>, denuncia all’Agenzia Sir che a Mosul <span> </span>“… <em>I mujahhidin hanno inviato una lettera alle famiglie cristiane chiedendo una tassa di protezione di 10.000 dollari pena la distruzione dell’abitazione o la morte di un familiare</em> …”<span>  </span>(Avvenire, venerdì 28 marzo 2008, pag.14: <em>Scontro in atto per il petrolio</em>). <span> </span>Chi non si sottomette rischia la vita…<o></o></span></p>
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