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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Brasile</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>IL TERRORISTA ROSSO BATTISTI E LA LOBBY MONDIALE  RADICAL-CHIC (di Alessandro Pagano)</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 19:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[      E&#8217; così finalmente Luis Inacio da Silva detto Lula, già presidente del Brasile e tutt&#8217;oggi vero padrone del grande Paese sud americano l&#8217;ha avuta vinta. Assieme al suo braccio destro, l&#8217;attuale presidente Dilma Rousseff (che in gioventù insegnava marxismo e aveva aderito a gruppi guerriglieri comunisti), ha deciso di non estradare in Italia Cesare Battisti, anzi addirittura lo ha fatto liberare. Cesare Battisti è un criminale autentico, &#8220;uomo dal grilletto facile che sotto spoglie politiche e pseudo intellettuali si è mostrato quello che è veramente, un assassino&#8221;, dice Mario Giordani, e adesso questo signore, anzichè essere estradato in Italia per scontare il suo ergastolo con sentenza definitiva, passeggia serafico per le strade e le spiagge brasiliane, mentre i familiari delle numerose sue vittime si interrogano se esiste la giustizia. Ma è solo colpa del Brasile o c&#8217;è qualcosa di peggio in questa terribile vicenda? Battisti ha sempre contato su una lobby trasversale di reduci del terrorismo; politici e intellettuali dei salotti bene di mezzo mondo che lo hanno sempre aiutato a voler dimostrare che le sue lotte armate erano giuste e da condividere. Sin dal 1981 quando evase dal carcere di Frosinone, lui militante dei “Proletari armati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
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<div id="attachment_6229" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/06/Lula-Battisti.jpg"><img class="size-full wp-image-6229" title="Lula Battisti" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/06/Lula-Battisti.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a><p class="wp-caption-text">Battisti-Lula: nel nome del socialismo!</p></div>
<p> </p>
<p>E&#8217; così finalmente Luis Inacio da Silva detto Lula, già presidente del Brasile e tutt&#8217;oggi vero padrone del grande Paese sud americano l&#8217;ha avuta vinta.</p>
<p style="text-align: justify;">Assieme al suo braccio destro, l&#8217;attuale presidente Dilma Rousseff (che in gioventù insegnava marxismo e aveva aderito a gruppi guerriglieri comunisti), ha deciso di non estradare in Italia Cesare Battisti, anzi addirittura lo ha fatto liberare.</p>
<p style="text-align: justify;">Cesare Battisti è un criminale autentico, &#8220;uomo dal grilletto facile che sotto spoglie politiche e pseudo intellettuali si è mostrato quello che è veramente, un assassino&#8221;, dice Mario Giordani, e adesso questo signore, anzichè essere estradato in Italia per scontare il suo ergastolo con sentenza definitiva, passeggia serafico per le strade e le spiagge brasiliane, mentre i familiari delle numerose sue vittime si interrogano se esiste la giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è solo colpa del Brasile o c&#8217;è qualcosa di peggio in questa terribile vicenda?</p>
<p style="text-align: justify;">Battisti ha sempre contato su una lobby trasversale di reduci del terrorismo; politici e intellettuali dei salotti bene di mezzo mondo che lo hanno sempre aiutato a voler dimostrare che le sue lotte armate erano giuste e da condividere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sin dal 1981 quando evase dal carcere di Frosinone, lui militante dei “Proletari armati per il comunismo”, trovò rifugio in Francia alla corte di Françoise Mitterand che lo protesse per anni, concedendo asilo politico a lui e a tanti terroristi nostrani.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessante individuare i personaggi che si sono battuti per non farlo estradare in Italia. Intellettuali del calibro di Bernard Henry Levy, Daniel Pennac, e</p>
<p style="text-align: justify;">in Italia almeno 1500 firmatari che pubblicamente qualche anno fa hanno sottoscritto un documento a sua solidarietà.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti nomi che gravitano nella galassia dei giornali e delle case editrici della sinistra radical-chic italiana e che per questo motivo hanno un potere mediatico e culturale impressionante.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rifiuto di estradare Battisti, è un gesto che viene da lontano. Dice Mario Cervi, su Il Giornale del 10-06-2011: &#8220;…appartiene a una malsana concezione secondo cui anche l’assassinio più abbietto merita particolare indulgenza se viene rivestito di motivazioni ideali, sociali, rivoluzionarie. Prima della condiscendenza brasiliana infatti c’era stata quella francese, e s’era preteso che quello di Battisti fosse un caso politico e magari letterario prima che un caso criminale. Siamo indignati, e la mia domanda è molto semplice: siamo proprio sicuri di poter buttare la croce solo addosso al Brasile senza riconoscere, con un serio esame di coscienza, che alla commedia ipocrita dei benintenzionati cultori della P38, dei compagni che sbagliano, anche noi italiani abbiamo partecipato con slancio?</p>
<p style="text-align: justify;">A ricordarcelo ha provveduto Sergio Segio, condannato qualche anno fa all’ergastolo per l’uccisione di due magistrati e di un agente di custodia. Naturalmente ora egli è libero e ha trovato occupazione nella Cgil, dietro una scrivania (mai che questi apostoli del proletariato scelgano un lavoro manuale). Proprio nei giorni scorsi Segio ha presentato alla stampa il rapporto Cgil sui “Diritti Globali 2011&#8243;.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste sono le considerazioni che fa la gente comune e il fatto che i mass media quasi non ne parlino, deve far riflettere anche su chi detiene (altro che Berlusconi! n.d.r.) la leadership informativa e culturale nel nostro Paese.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>LULA, IL DIFENSORE DEI DIRITTI CHE HA PER MODELLO L&#8217;IRAN (di Gian Micalessin)</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 21:23:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da &#8220;il Giornale&#8221; di venerdì 31 ottobre (pag. 15) leggiamo e riportiamo: &#8220;Il presidente Lula, ci fanno sapere i giornali brasiliani, è preoccupato. Teme che quel fiorellino gentile d’un Cesare Battisti rischi la sua nobile vita se estradato in Italia. C’è da capirlo. Le questioni umanitarie e le sofferenze di chi si batte per una giusta causa agitano da sempre il nobile cuore di que- sto presidente libertario e democratico. I fatti sono lì a dimostrarlo. Nell’agosto del 2009 mentre gli aguzzini del regime di Teheran continuano ad arrestare e torturare i dissidenti scesi in piazza per contestare la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad &#8211; Lula “cuore d’oro” è uno dei pochi capi di Stato a congratularsi con il riconfermato presidente iraniano. E pochi mesi dopo &#8211; nel novembre 2009 &#8211; non esita a riceverlo con tutti gli onori a Brasilia. Del resto vorrai metter la retrograda e repressiva penisola italica con quel paradiso dei diritti umani chiamato Iran. Un paradiso a cui &#8211; sostiene Lula &#8211; bisogna concedere fiducia in tutti i campi. Non escluso quello nucleare. Così nel giugno di quest’anno il Brasile è uno dei pochi a respingere con un secco “no” la risoluzione del Consiglio di Sicurezza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da &#8220;il Giornale&#8221; di venerdì 31 ottobre (pag. 15) leggiamo e riportiamo:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/90926LulaAhmadinejadRicardoStuckertPR.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5653" title="Lula e Ahmadinejad" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/90926LulaAhmadinejadRicardoStuckertPR-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>&#8220;Il presidente Lula, ci fanno sapere i giornali brasiliani, è preoccupato. Teme che quel fiorellino gentile d’un Cesare Battisti rischi la sua nobile vita se estradato in Italia. C’è da capirlo. Le questioni umanitarie e le sofferenze di chi si batte per una giusta causa agitano da sempre il nobile cuore di que- sto presidente libertario e democratico. I fatti sono lì a dimostrarlo. Nell’agosto del 2009 mentre gli aguzzini del regime di Teheran continuano ad arrestare e torturare i dissidenti scesi in piazza per contestare la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad &#8211; Lula “cuore d’oro” è uno dei pochi capi di Stato a congratularsi con il riconfermato presidente iraniano. E pochi mesi dopo &#8211; nel novembre 2009 &#8211; non esita a riceverlo con tutti gli onori a Brasilia. Del resto vorrai metter la retrograda e repressiva penisola italica con quel paradiso dei diritti umani chiamato Iran. Un paradiso a cui &#8211; sostiene Lula &#8211; bisogna concedere fiducia in tutti i campi. Non escluso quello nucleare. Così nel giugno di quest’anno il Brasile è uno dei pochi a respingere con un secco “no” la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che vara nuove sanzioni destinate a bloccare la corsa al nucleare degli iraniani. Quelle sanzioni, votate persino da Cina e Russia, fanno inorridire il buon Lula. «La pace mondiale – sostiene lui - non si raggiunge isolando qualcuno». Neppure se quel qualcuno si ripromette di cancellare dalla carta geografica un Paese chiamato Israele. Ma queste, direbbero i sostenitori di Lula, son meschine bassezze. Confondere le preoccupazioni per quel gentiluomo d’un Cesare Battisti con una politica estera che permette a Teheran di aggirare le sanzioni e garantisce al Brasile scambi economici per oltre un miliardo di dollari annui non è cosa né buona nè giusta. Allora parliamo di politica vera. Parliamo di politica “ brasileira”. Parliamo di una politica che ha come astro nascente un personaggio “ omologo”, per certi versi, al nostrano Cesare Battisti. Lei si chiama Dilma Roussef e oltre ad essere la neo eletta presidente, destinata a succedere dal primo gennaio a Lula, è anche una ex terrorista marxista. Una che per sua ammissione non esitava, ai tempi della lotta alla giunta militare, a maneggiare le armi. E neppure a sparare, o a rapinare. Una che il 18 giugno del 1969 mette a segno &#8211; assieme ai compagni di “Vanguarda Armada” &#8211; una rapina fruttata oltre 2 milioni e mezzo di dollari. Con questo passato turbolento il neo presidente Dilma Roussef non è probabilmente la persona più adatta a gestire la difficile eredità del caso Battisti. Lei in campagna elettorale si è detta pronta ad esaminare e &#8211; nel caso &#8211; a concedere l’estradizione del terrorista italiano. Ma una cosa è dirlo, un’altra è farlo. Per un’ ex terrorista – responsabile di azioni molto simili, anche se meno sanguinarie e immotivate, di quelle attribuite a Battisti &#8211; sarebbe comunque assai difficile rompere con la linea di Lula, tradire il presidente che le ha garantito la vittoria mettendole a disposizione i voti del proprio elettorato. Ma sarebbe ancor più imbarazzante passare alla storia come la salvatrice finale di un Cesare Battisti che continua a sostenere di aver agito per gli stessi “nobili” ideali perseguiti in gioventù dalla signora Roussef. E così alla fine Lula “cuor d’oro” potrebbe aver deciso di levar le castagne dal fuoco alla propria pupilla assumendosi, a poche ore dalla fine del mandato, la responsabilità di garantire asilo e salvezza ad uno spregiudicato terrorista assassino.&#8221;</p>
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		<title>DAL BRASILE DI LULA ALLA SPAGNA DI ZAPATERO (L&#8217;Ora del Salento, 20 novembre 2010, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 09:51:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella rubrica della scorsa settimana, affrontando la tematica dell’impegno dei cattolici brasiliani a difesa della vita nascente, abbiamo riferito del progetto legislativo di liberalizzazione dell’aborto volontario promosso dalla neo-Presidente Signora Dilma Rousseff e dal Partito dei Lavoratori di Luis Inacio da Silva, detto Lula. Va detto che attualmente l&#8217;aborto è permesso negli ospedali del Brasile esclusivamente in presenza di una delle seguenti condizioni: a) nel caso di gravidanza seguita a violenza carnale (stupro);  b) nel caso di concreto rischio di morte per la madre, qualora proseguisse la gravidanza; c) nel caso di feti anencefalici (affetti da malformazione congenita mortale). Fuori da questi pochi casi (l&#8217;ultimo peraltro è stato introdotto solo recentemente dalla magistratura) non c&#8217;è alcuna possibilità di abortire legalmente. Il dibattito dei mesi scorsi (con vari progetti di legge di stampo-femminista presentati dal partito di Lula) è dunque relativo alla possibilità di estendere queste condizioni, ritenute troppo restrittive e limitanti la libertà della donna. Ecco spiegata l’importanza della battaglia della Chiesa: tutelare uno stato di diritto che consente ai bimbi – forse ancora per poco – di non essere straziati nel seno delle madri, spesso per motivi futili o comunque diversamente superabili. Ma dal Brasile di Lula alla Spagna di Zapatero il passo è breve: così nei Paesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5289" href="http://www.recensioni-storia.it/dal-brasile-di-lula-alla-spagna-di-zapatero-lora-del-salento-20-novembre-2010-pag-11/lula-zapatero-15-05-2008"><img class="alignleft size-medium wp-image-5289" title="Lula-Zapatero-15-05-2008" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/11/Lula-Zapatero-15-05-2008-300x234.jpg" alt="Lula-Zapatero-15-05-2008" width="300" height="234" /></a>Nella rubrica della scorsa settimana, affrontando la tematica dell’impegno dei cattolici brasiliani a difesa della vita nascente, abbiamo riferito del progetto legislativo di liberalizzazione dell’aborto volontario promosso dalla neo-Presidente <strong>Signora </strong><strong>Dilma Rousseff</strong> e dal Partito dei Lavoratori di <strong>Luis Inacio da Silva</strong>, detto Lula.</p>
<p style="text-align: justify;">Va detto che attualmente l&#8217;aborto è permesso negli ospedali del Brasile esclusivamente in presenza di una delle seguenti condizioni:</p>
<p style="text-align: justify;">a) nel caso di gravidanza seguita a violenza carnale (stupro); </p>
<p style="text-align: justify;">b) nel caso di concreto rischio di morte per la madre, qualora proseguisse la gravidanza;</p>
<p style="text-align: justify;">c) nel caso di feti anencefalici (affetti da malformazione congenita mortale).</p>
<p style="text-align: justify;">Fuori da questi pochi casi (l&#8217;ultimo peraltro è stato introdotto solo recentemente dalla magistratura) non c&#8217;è alcuna possibilità di abortire legalmente. Il dibattito dei mesi scorsi (con vari progetti di legge di stampo-femminista presentati dal partito di Lula) è dunque relativo alla possibilità di estendere queste condizioni, ritenute troppo restrittive e limitanti la libertà della donna. Ecco spiegata l’importanza della battaglia della Chiesa: tutelare uno stato di diritto che consente ai bimbi – forse ancora per poco – di non essere straziati nel seno delle madri, spesso per motivi futili o comunque diversamente superabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma dal Brasile di Lula alla Spagna di Zapatero il passo è breve: così nei Paesi di antica tradizione cattolica oggi a guida socialista, è quasi gara a chi è più “laicista”. E’ di questi giorni, infatti, la notizia (“Avvenire”, 10 novembre 2010, pag. 21) secondo cui il tribunale superiore dell’Estremadura, su richiesta del padre di due allievi, ha ordinato la rimozione dei crocifissi da due aule della scuola pubblica “Ortega y Gasset” di Almendalejo. E’ la seconda sentenza di questo tipo emessa da un tribunale, anche se nel 2008 i socialisti del premier <strong>Zapatero</strong> avevano detto che la questione dei crocifissi nelle scuole pubbliche sarebbe stata regolamentata da una nuova legge sulla libertà religiosa e non lasciata all’arbitrio dei magistrati. Così non è stato. Il governo spagnolo si è anche fatto promotore di una maggiore estensione dell’interruzione volontaria della gravidanza e della legalizzazione del matrimonio omosessuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti questi motivi <strong>Benedetto XVI</strong>, nella sua recente visita in Spagna, ha indicato la necessità di superare il corto circuito fra fede e il “laicismo aggressivo”, che in questi ultimi anni si è nuovamente manifestato, dopo l’anticlericalismo degli anni ’30 che insanguinò la Chiesa iberica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Papa ha definito «una tragedia» il fatto che in Spagna e in Europa ci sia stato e ci sia chi a piene mani «diffonde la convinzione che Dio è l’antagonista dell’uomo e il nemico della sua libertà».</p>
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		<title>BRASILE: LA CHIESA IN DIFESA DELLA VITA</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 06:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Brasile il Partido dos Trabalhadores (PT) dell’ex Presidente Luis Inacio da Silva, detto Lula, ratificando il 3° Piano Nazionale dei Diritti Umani (PNDH3), si è posto pubblicamente e apertamente a favore della totale liberalizzazione dell’aborto, contro i valori della famiglia tradizionale e contro la libertà di manifestare pubblicamente la fede cattolica, ampiamente maggioritaria nel Paese latino-americano. Il 28 ottobre 2010, alla vigilia delle elezioni presidenziali che ai primi di novembre hanno incoronato il nuovo Presidente, Signora Dilma Rousseff nonché fedele compagna di partito di Lula, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto un importante discorso ai vescovi della Conferenza episcopale del Brasile (regione Nordeste V) in visita a Roma “Ad Limina Apostolorum”. Fra le altre cose, il Papa ha sottolineato che “…sarebbe totalmente falsa e illusoria qualsiasi difesa dei diritti umani politici, economici e sociali che non comprendesse l’energica difesa del diritto alla vita dal concepimento fino alla morte naturale (cfr. Christifideles laici, n. 38). Inoltre, nel quadro dell’impegno a favore dei più deboli e dei più indifesi, chi è più inerme di un nascituro o di un malato in stato vegetativo o terminale? Quando i progetti politici contemplano, in modo aperto o velato, la de-criminalizzazione dell’aborto o dell’eutanasia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5275" href="http://www.recensioni-storia.it/brasile-la-chiesa-in-difesa-della-vita/lula_dilma"><img class="alignleft size-medium wp-image-5275" title="lula_dilma" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/11/lula_dilma-300x217.jpg" alt="lula_dilma" width="300" height="217" /></a>In Brasile il <em>Partido dos Trabalhadores</em> (PT) dell’ex Presidente <strong>Luis Inacio da Silva, </strong>detto <strong>Lula</strong>, ratificando il 3° Piano Nazionale dei Diritti Umani (PNDH3), si è posto pubblicamente e apertamente a favore della totale liberalizzazione dell’aborto, contro i valori della famiglia tradizionale e contro la libertà di manifestare pubblicamente la fede cattolica, ampiamente maggioritaria nel Paese latino-americano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 28 ottobre 2010, alla vigilia delle elezioni presidenziali che ai primi di novembre hanno incoronato il nuovo Presidente, Signora <strong>Dilma Rousseff </strong>nonché fedele compagna di partito di Lula, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto un<strong> </strong>importante discorso ai vescovi della Conferenza episcopale del Brasile (regione Nordeste V) in visita a Roma “Ad Limina Apostolorum”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le altre cose, il Papa ha sottolineato che “…sarebbe totalmente falsa e illusoria qualsiasi difesa dei diritti umani politici, economici e sociali che non comprendesse l’energica difesa del diritto alla vita dal concepimento fino alla morte naturale (cfr. Christifideles laici, n. 38). Inoltre, nel quadro dell’impegno a favore dei più deboli e dei più indifesi, chi è più inerme di un nascituro o di un malato in stato vegetativo o terminale? Quando i progetti politici contemplano, in modo aperto o velato, la de-criminalizzazione dell’aborto o dell’eutanasia, l’ideale democratico – che è solo veramente tale quando riconosce e tutela la dignità di ogni persona umana – è tradito nei suoi fondamenti (cfr. Evangelium vitae, n. 74).”</p>
<p style="text-align: justify;">Molti vescovi brasiliani durante la campagna elettorale hanno fatto eco alle parole del Papa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel primo e nel secondo turno delle elezioni presidenziali, la Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) aveva divulgato una lettera nella quale <strong>mons.</strong> <strong>Luiz Gonzaga Bergonzini, </strong>vescovo di<strong> </strong>Guarulhos, chiedeva esplicitamente ai fedeli di non votare per la candidata alla presidenza, Dilma Rousseff: “La liberalizzazione dell’aborto, discussa e approvata da alcuni politici, non può essere accettata da chi si dice cristiano o cattolico. Lo abbiamo affermato più volte e ancora una volta lo ribadiamo: non abbiamo un partito politico, ma non possiamo smettere di condannare la liberalizzazione dell’aborto…Detto questo, raccomandiamo a tutti i veri cristiani e ai veri cattolici di non votare Dilma Rousseff e gli altri candidati che approvano tali “liberalizzazioni”, a prescindere dal partito al quale appartengono.”</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati non si sono fatti attendere.  La polemica sulla completa liberalizzazione dell’aborto ha prima costituito uno degli elementi che ha impedito alla signora Rousseff di vincere già al primo turno; infine il 31 ottobre la candidata del <em>Partido dos Trabalhadores</em> (PT) si è affermata con un margine di voti minore di quello atteso, a causa della sua posizione filo-abortiva.</p>
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		<title>CATTOLICI E POLITICA IN BRASILE</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 05:40:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>

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		<description><![CDATA[  Il Brasile per la terza volta di seguito si avvia ad avere un Presidente scelto dalle fila del Partido dos Trabalhadores (Partito dei Lavoratori), movimento di ispirazione marxista e il cui leader carismatico è Luis Inacio da Silva, detto Lula.   Già vincitore delle elezioni presidenziali nel 2002 e nel 2006, Lula quest’anno &#8211; per disposizione costituzionale – era impossibilitato a presentarsi per un terzo mandato. Ma l’esito delle recenti elezioni brasiliane ha incoronato al vertice dello Stato carioca una sua fedelissima: la signora Dilma Rousseff, ex Ministro di Lula ed ex guerrigliera. Se oggi Lula e il suo entourage sono conosciuti nel mondo come socialisti “moderati”, bisogna dire che non sempre è stato così. Nel suo passato politico rivoluzionario Lula aveva trovato negli esponenti della Teologia della Liberazione (Frei Betto in primis) degli eccellenti compagni di viaggio. Il suo modello politico restava Cuba: “Farò del Brasile una seconda Cuba”, era solito ripetere. Non a caso il marxismo, per statuto, era l’ideologia ufficiale del Partido dos Trabalhadores. Tale connotazione di evidente estremismo sociale e politico aveva però condizionato i risultati elettorali negli anni ’90, quando Lula e il suo movimento erano usciti ripetutamente sconfitti dalle elezioni del 1990, del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<div id="attachment_5235" class="wp-caption alignleft" style="width: 245px"><a rel="attachment wp-att-5235" href="http://www.recensioni-storia.it/cattolici-e-politica-in-brasile/lula-fidel"><img class="size-medium wp-image-5235" title="lula-fidel" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/11/lula-fidel-235x300.jpg" alt="L'ex Presidente Lula insieme a Fidel Castro" width="235" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;ex Presidente Lula insieme a Fidel Castro</p></div>
<p>Il Brasile per la terza volta di seguito si avvia ad avere un Presidente scelto dalle fila del <em>Partido dos Trabalhadores </em>(Partito dei Lavoratori), movimento di ispirazione marxista e il cui leader carismatico è <strong><em>Luis Inacio da Silva</em></strong>, detto Lula.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Già vincitore delle elezioni presidenziali nel 2002 e nel 2006, Lula quest’anno &#8211; per disposizione costituzionale – era impossibilitato a presentarsi per un terzo mandato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l’esito delle recenti elezioni brasiliane ha incoronato al vertice dello Stato carioca una sua fedelissima: la signora <strong>Dilma Rousseff</strong>, ex Ministro di Lula ed ex guerrigliera.</p>
<p style="text-align: justify;">Se oggi Lula e il suo entourage sono conosciuti nel mondo come socialisti “moderati”, bisogna dire che non sempre è stato così. Nel suo passato politico rivoluzionario Lula aveva trovato negli esponenti della Teologia della Liberazione (<strong>Frei Betto</strong> in primis) degli eccellenti compagni di viaggio. Il suo modello politico restava Cuba: “Farò del Brasile una seconda Cuba”, era solito ripetere. Non a caso il marxismo, per statuto, era l’ideologia ufficiale del <em>Partido dos Trabalhadores.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Tale connotazione di evidente estremismo sociale e politico aveva però condizionato i risultati elettorali negli anni ’90, quando Lula e il suo movimento erano usciti ripetutamente sconfitti dalle elezioni del 1990, del 1994 e del 1998.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2002, invece, messi da parte i toni più accesi, Lula si presenta all’elettorato e alla società brasiliana con un look decisamente moderato, perfino nell’aspetto fisico e nell’abbigliamento…Vince.</p>
<p style="text-align: justify;">Da allora è diventato non solo il Presidente del Brasile, in larga crescita economica nel rispetto delle regole del mercato, ma quasi una star internazionale della politica. Sono gli anni in cui anche la Chiesa cattolica brasiliana gli garantisce il proprio sostegno. Ma l’idillio s’incrina proprio verso la fine del suo secondo mandato presidenziale, quando Lula promuove un disegno di legge noto come “Terzo Piano nazionale dei diritti umani” (PNDH-3).</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un documento di 230 pagine che intende creare una nuova mentalità collettiva, nella prospettiva di una società ugualitaria e meno aderente ai principi del mercato e della proprietà privata: torna alla ribalta, insomma, il vecchio sogno massimalista del primo Lula. Ma l’aspetto neo-collettivista non è certo il maggior tema di scontro con la Chiesa brasiliana. Per rispetto delle minoranze religiose, il “Terzo Piano nazionale dei diritti umani” prevede, infatti, che non vengano più ostentati simboli religiosi nei luoghi pubblici: ciò significa, per un Paese a stragrande maggioranza cattolico come il Brasile, togliere i crocifissi da aule scolastiche e giudiziarie, dagli ospedali e dagli angoli delle strade…</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre il Piano prevede nuovi istituti giuridici familiari a favore e a tutela delle unioni omosessuali, lesbiche e trans; la completa liberalizzazione dell’aborto volontario, a carico dello Stato; l’apertura all’eutanasia legale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale programma non passa inosservato al mondo cattolico. All’inizio di gennaio del 2010 i vertici della Conferenza Episcopale brasiliana hanno pubblicato un primo documento critico, sia pure abbastanza prudente, nei confronti del PNDH-3 di Lula. Ma già a fine gennaio una novantina di Vescovi sottoscrivevano un manifesto dai toni ben più accesi a difesa dell’identità cattolica della Nazione.</p>
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		<title>PICCOLI E GRANDI DITTATORI CRESCONO (L&#8217;Ora del Salento, 19 giugno 2009, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 07:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Birmania]]></category>
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		<description><![CDATA[Laureata in storia moderna all&#8217;Università di Firenze, Fiamma Nirenstein ha vissuto per anni tra l&#8217;Italia e Gerusalemme, dove ha ricoperto il ruolo di inviata dal Medio Oriente prima per il quotidiano La Stampa e poi, dal dicembre 2006, per il quotidiano Il Giornale e per il quotidiano telematico L&#8217;Occidentale. Su Panorama, Nirenstein tiene regolarmente una rubrica di politica internazionale. Ha lavorato anche per molti altri prestigiosi quotidiani e settimanali, cominciando da Paese Sera. Nel 2006, insieme a Toni Capuozzo e Magdi Allam, partecipa al programma su Canale 5 “Orient Express”. Nel 2005 ha ideato e condotto il programma di politica estera su Raidue &#8220;Ore diciotto/Mondo&#8221;. Viene intervistata settimanalmente a Radio Radicale da Massimo Bordin, in una rubrica dedicata al Medio Oriente. Alle elezioni politiche del 2008 è stata candidata nel Popolo delle Libertà ed eletta nella circoscrizione Liguria. E&#8217; vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati. Nella sua carriera di giornalista ha incontrato a decine i leader mondiali, da Nelson Mandela, da Vaclav Havel ad Arafat. Nonostante il suo recente schieramento politico, Fiamma Nirenstein è una voce libera ed imparziale, come dimostra l’attenzione speciale con cui la segue Radio Radicale. In politica estera ha una rara [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a rel="attachment wp-att-2643" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2643"><img class="alignleft size-full wp-image-2643" title="fiamma-nirenstein1_47657" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/fiamma-nirenstein1_47657.jpg" alt="fiamma-nirenstein1_47657" width="510" height="340" /></a></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Laureata in storia moderna all&#8217;Università di Firenze, <strong>Fiamma Nirenstein</strong> ha vissuto per anni tra l&#8217;Italia e Gerusalemme, dove ha ricoperto il ruolo di inviata dal Medio Oriente prima per il quotidiano <em style="mso-bidi-font-style: normal;">La Stampa</em> e poi, dal dicembre 2006, per il quotidiano <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il Giornale</em> e per il quotidiano telematico <em>L&#8217;Occidentale</em>. Su Panorama, Nirenstein tiene regolarmente una rubrica di politica internazionale. Ha lavorato anche per molti altri prestigiosi quotidiani e settimanali, cominciando da <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Paese Sera.</em></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Nel 2006, insieme a <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toni Capuozzo</strong> e <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Magdi Allam</strong>, partecipa al programma su Canale 5 “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Orient Express</em>”. Nel 2005 ha ideato e condotto il programma di politica estera su Raidue &#8220;Ore diciotto/Mondo&#8221;. Viene intervistata settimanalmente a Radio Radicale da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bordin</strong>, in una rubrica dedicata al Medio Oriente. Alle elezioni politiche del 2008 è stata candidata nel Popolo delle Libertà ed eletta nella circoscrizione Liguria. E&#8217; vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati. Nella sua carriera di giornalista ha incontrato a decine i leader mondiali, da Nelson Mandela, da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vaclav Havel</strong> ad <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arafat.</strong></span></p>
<p>Nonostante il suo recente schieramento politico, Fiamma Nirenstein<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </strong>è una voce libera ed imparziale, come dimostra l’attenzione speciale con cui la segue Radio Radicale. In politica estera ha una rara competenza, e proprio per questo meritano attenzione le sue riflessioni in margine a quanto sta accadendo in questi giorni in Iran e in Corea del Nord. In un’analisi pubblicata su “Il Giornale” di domenica 14 giugno 2009 (pagg. 12-13), <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiamma Nirenstein </strong>evidenzia come il mondo stia diventando più debole e impotente contro la furia di piccoli e grandi dittatori.</p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Non ci sono solo le minacce nucleari della Corea del Nord (che mettono tanta paura a Giappone e Corea del Sud) e l’intransigenza atomica di Teheran (che terrorizza Israele); ad alzare la voce contro l’Occidente vi sono pure i regimi socialisti dell’America Latina, come quello di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hugo Chavez</strong> in Venezuela e di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Evo Morales</strong> in Bolivia. In entrambi i Paesi la stampa e i media subiscono pesanti limitazioni, mentre nei 10 anni di governo di Hugo Chavez sono aumentati i prigionieri politici. Il Venezuela poi è in ottimi rapporti con Cuba dei fratelli Castro &#8211; che stanno ingannando il mondo con promesse di democratizzazione mai attuate -, e con lo stesso Iran. Chavez, al pari del brasiliano <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lula</strong>, si è subito affrettato a riconoscere la vittoria di Ahmadinejad nelle contestate elezioni presidenziali iraniane. </span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">In questo speciale elenco ci sono anche le dittature africane, come quella particolarmente longeva di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Robert Mugabe</strong> – sostenuto dalla Repubblica Popolare di Cina – e di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Omar al Bashir</strong>, il Presidente sudanese, nei confronti del quale il Tribunale Internazionale ha emesso un mandato di cattura per crimini contro l’umanità in relazione al genocidio del Darfur. E come non ricordare la violenza repressiva del regime birmano, il cui principale sponsor è la Cina di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hu Jintao</strong>?</span></p>
<p>Per Fiamma Nirenstein vi sarebbe un collante che unisce tutti questi piccoli e grandi dittatori: il comune desiderio di umiliare l’Occidente.</p>
<p>Nella foto: <em>Fiamma Nirenstein</em>, giornalista e dal 2008 deputato del Popolo delle Libertà)</p>
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		<title>U.S.A.: NUOVE SFIDE GEOPOLITICHE (L&#8217;Ora del Salento, 22 novembre 2008, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 06:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEOPOLITICO (a cura di Roberto Cavallo) Brasile, Russia, India e Cina: mettete insieme le iniziali di questi quattro paesi e e avrete il BRIC! Dagli analisti è definito Bric Block il prestigioso club che riunisce i governi dei quattro più forti antagonisti della politica economica statunitense ed europea. Non più paesi in via di sviluppo ma economie emergenti e monopolizzatrici dei mercati internazionali.Questo ruolo è ben noto per Russia e Cina; ma anche India e Brasile non stanno a guardare. L’India cerca di inseguire i Cinesi sui mercati del continente nero, accaparrandosi in Africa petrolio ed altre materie prime. Il Brasile con la sua compagnia di Stato petrolifera cerca di dominare – con un certo successo – il mercato energetico sudamericano. Ma i membri più attivi del BRIC sono ovviamente Russia e Cina. Il Presidente russo Medvedev sta compiendo in questi giorni un tour sudamericano in quello che solo fino a pochi anni fa veniva definito “il cortile di casa degli U.S.A.”. Parteciperà in Perù al Foro di cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec) dal 21 al 23 novembre, dopo di che sarà in Brasile, in Venezuela e a Cuba. Il Venezuela e l’isola caraibica stanno diventando lo snodo cruciale della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OSSERVATORIO GEOPOLITICO<br />
(a cura di Roberto Cavallo)</p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Brasile, Russia, India e Cina: mettete insieme le iniziali di questi quattro paesi e e avrete il BRIC! Dagli analisti è definito <em>Bric Block</em> il prestigioso club che riunisce i governi dei quattro più forti antagonisti della<span> </span>politica economica statunitense ed europea. Non più paesi in via di sviluppo ma economie emergenti e monopolizzatrici dei mercati internazionali.Questo ruolo è ben noto per Russia e Cina; ma anche India e Brasile non stanno a guardare. L’India cerca di inseguire i Cinesi sui mercati del continente nero, accaparrandosi in Africa petrolio ed altre materie prime. Il Brasile con la sua compagnia di Stato petrolifera cerca di dominare – con un certo successo – il mercato energetico sudamericano. Ma i membri più attivi del BRIC sono ovviamente Russia e Cina.</span><span id="more-854"></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il Presidente russo <strong>Medvedev</strong> sta compiendo in questi giorni un tour sudamericano in quello che solo fino a pochi anni fa veniva definito “<em>il cortile di casa degli U.S.A</em>.”. Parteciperà in Perù al Foro di cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec) dal 21 al 23 novembre, dopo di che sarà in Brasile, in Venezuela e a Cuba. Il Venezuela e l’isola caraibica stanno diventando lo snodo cruciale della politica internazionale: la Russia è intenzionata a stringere nuovi accordi economici e militari con <strong>Raul Castro</strong> e con il Presidente venezuelano <strong>Chavez</strong>, con cui si profila addirittura una possibile cooperazione in campo nucleare.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ma anche il Presidente cinese <strong>Hu Jintao</strong> in questo mese di novembre non è stato da meno: prima di partecipare ai lavori dell’Apec, ha avviato nuovi accordi commerciali con Costa Rica, Cuba e Perù. In realtà quasi tutti i paesi del Sud America sono già coinvolti nell’avvolgente partnership cinese: nel paniere vi sono petrolio, rame, zinco, stagno, nichel, soia, carni di vitello e perfino succo d’arancia brasiliano (cfr. “Avvenire” del 16 novembre 2008, pag. 10).<span> </span>Ne consegue così che il Perù venderà alla Cina tutto il suo metallo (rame e zinco) per i prossimi cinque anni, mentre il Cile già esporta al “<em>dragone</em>” l’80% del proprio rame. Cuba fornirà zucchero e nichel, e soprattutto rinsalderà i propri tradizionali legami ideologici con Pechino.</span> Gli Stati Uniti, per ora, non possono fare altro che stare a guardare. Anche per il Sudamerica, però, non è tutto oro ciò che brilla. Già da tempo si avvertono, specialmente nel settore tessile, i contraccolpi del grande “abbraccio” cinese: tante piccole e medie aziende sono state costrette a chiudere perché non competitive con i bassi costi di produzione delle mercanzie provenienti da oltre Pacifico.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"> </p>
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		<title>Benedetto XVI  at the Shrine of &#8220;Our Lady of Aparecida&#8221;, Brasil, 12 May 2007</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/benedetto-xvi-at-the-shrine-of-our-lady-of-aparecida-brasil-12-may-2007</link>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2007 17:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;&#8230;We have just prayed the rosary. Through these sequences of meditations, the divine Comforter seeks to initiate us in the knowledge of Christ that issues forth from the clear source of the Gospel text. For her part, the Church of the third millennium proposes to offer Christians the capacity for &#8220;knowledge?¢‚Ç¨‚Äùaccording to the words of Saint Paul?¢‚Ç¨‚Äùof God&#8217;s mystery, of Christ, in whom are hid all the treasures of wisdom and knowledge&#8221; (Col 2:2-3). Mary Most Holy, the pure and immaculate Virgin, is for us a school of faith destined to guide us and give us strength on the path that leads us to the Creator of Heaven and Earth. The Pope has come to Aparecida with great joy so as to say to you first of all: &#8220;Remain in the school of Mary.&#8221; Take inspiration from her teachings, seek to welcome and to preserve in your hearts the enlightenment that she, by divine mandate, sends you from on high&#8230;&#8221; (from the Pope&#8217;s homily).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image200" height="96" alt="z_brazil_aparecida.gif" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/05/z_brazil_aparecida.miniatura.gif" /> &#8220;&#8230;We have just prayed the rosary. Through these sequences of meditations, the divine Comforter seeks to initiate us in the knowledge of Christ that issues forth from the clear source of the Gospel text. For her part, the Church of the third millennium proposes to offer Christians the capacity for &#8220;knowledge?¢‚Ç¨‚Äùaccording to the words of Saint Paul?¢‚Ç¨‚Äùof God&#8217;s mystery, of Christ, in whom are hid all the treasures of wisdom and knowledge&#8221; (<em>Col</em> 2:2-3). Mary Most Holy, the pure and immaculate Virgin, is for us a school of faith destined to guide us and give us strength on the path that leads us to the Creator of Heaven and Earth. The Pope has come to Aparecida with great joy so as to say to you first of all: &#8220;Remain in the school of Mary.&#8221; Take inspiration from her teachings, seek to welcome and to preserve in your hearts the enlightenment that she, by divine mandate, sends you from on high&#8230;&#8221; (from the Pope&#8217;s homily).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>IL PAPA NEL BRASILE DELLE CONTRADDIZIONI (L&#8217;Ora del Salento, 12 maggio 2007, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2007 10:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEO-POLITICO a cura di Roberto Cavallo Sulle nuove povertà i Vescovi brasiliani criticano il Presidente Lula. In occasione del 1° maggio 2007, la Conferenza episcopale brasiliana riunita nella città di Itaici ha pubblicato il &#8220;Messaggio ai lavoratori e alle lavoratrici&#8220;. Così mentre si preparavano a predisporre quanto necessario per accogliere Benedetto XVI in visita nell&#8217;immenso paese sudamericano, dal 9 al 13 maggio, i Vescovi hanno espresso la loro preoccupazione per il lavoro minorile che persiste, per il sottoimpiego, per la disoccupazione, per il traffico di persone e l&#8217;alto numero di incidenti sul lavoro. Secondo &#8220;Avvenire&#8221; di giovedì 3 maggio &#8221; Il messaggio dei vescovi viene interpretato dalla stampa come un attacco al governo e viene messo in relazione alla vistosa assenza del Presidente &#8220;operaio&#8221; Luiz Inacio Lula da Silva alla messa del 1° maggio &#8220;. In realtà nonostante le larghe speranze appuntate sul nome di Lula e sul suo programma di sinistra, una forte instabilità sociale ed economica continua a caratterizzare il Brasile, con pesanti risvolti anche nel campo dell&#8217;ordine pubblico. Giusto un anno fa, il 12 maggio 2006, nel paese iniziarono vere e proprie rivolte alimentate anche da gruppi criminali legati al narco-traffico: nella città di San Paolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"> OSSERVATORIO GEO-POLITICO</p>
<p align="left"><img id="image195" height="96" alt="17683-papa.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/05/17683-papa.miniatura.jpg" />  a cura di Roberto Cavallo</p>
<p><font size="4"><font size="4" /><font size="4" /><font size="4" /></font><font size="4"></font><font size="4"></p>
<p align="center">
<p /></font></p>
<p align="justify">Sulle nuove povertà i Vescovi brasiliani criticano il Presidente Lula. In occasione del 1° maggio 2007, la Conferenza episcopale brasiliana riunita nella città di <em>Itaici</em> ha pubblicato il &#8220;<em>Messaggio ai lavoratori e alle lavoratrici</em>&#8220;. Così mentre si preparavano a predisporre quanto necessario per accogliere Benedetto XVI in visita nell&#8217;immenso paese sudamericano, dal 9 al 13 maggio, i Vescovi hanno espresso la loro preoccupazione per il lavoro minorile che persiste, per il sottoimpiego, per la disoccupazione, per il traffico di persone e l&#8217;alto numero di incidenti sul lavoro. <span id="more-194"></span></p>
<p align="justify">Secondo &#8220;Avvenire&#8221; di giovedì 3 maggio &#8221; <em>Il messaggio dei vescovi viene interpretato dalla stampa come un attacco al governo e viene messo in relazione alla vistosa assenza del Presidente &#8220;operaio&#8221; Luiz Inacio Lula da Silva alla messa del 1° maggio</em> &#8220;.</p>
<p align="justify">In realtà nonostante le larghe speranze appuntate sul nome di Lula e sul suo programma di sinistra, una forte instabilità sociale ed economica continua a caratterizzare il Brasile, con pesanti risvolti anche nel campo dell&#8217;ordine pubblico.</p>
<p align="justify">Giusto un anno fa, il 12 maggio 2006, nel paese iniziarono vere e proprie rivolte alimentate anche da gruppi criminali legati al narco-traffico: nella città di San Paolo e nello Stato di San Paolo le proteste continuarono fino al 18 maggio, con circa 300 attentati e 81 rivolte nelle carceri, che causarono almeno 162 morti. A distanza di un anno la situazione purtroppo non è migliorata di molto, ed episodi del genere si sono più volte ripetuti.</p>
<p align="justify">Intanto sul piano della difesa il governo Lula nel biennio 2004-2006 ha aumentato il budget destinato alle forze armate, passato da 9.6 ad oltre 16 miliardi di dollari; mentre in politica estera al raffreddamento dei rapporti con gli U.S.A. hanno fatto da contrappeso legami sempre più stretti con il Venezuela del presidente <em>Hugo Chavez</em> e, soprattutto, con la Cina.</p>
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