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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Cambogia</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>DUCH, DA KHMER ROSSO A CRISTIANO: IL SOLO A CHIEDERE PERDONO (Corriere del Giorno, 30 dicembre 2009, pag. 32)</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 17:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cambogia]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[(Nella foto: Hun Sen, attuale primo ministro della Cambogia). Lo scorso 25 novembre qualche agenzia di stampa ha diffuso la notizia della richiesta di 40 anni di reclusione formulata dall&#8217;accusa nel corso del procedimento a carico di Kaing Guek Eav &#8211; il &#8220;compagno Duch&#8221; -, responsabile della prigione di Tuol Sleng durante il regime dei Khmer rossi (1975-1979). Dinanzi al Tribunale internazionale appositamente istituito per giudicare i crimini dei comunisti cambogiani, Kaing ha riconosciuto di &#8220;essere stato un membro delle forze di Pol Pot, e di conseguenza di essere psicologicamente responsabile, di fronte all&#8217;intera popolazione cambogiana, per le anime dei morti&#8221;. Duch, che aveva già chiesto più volte perdono per la morte di 15 mila persone (meno di un centesimo del totale delle vittime) nel carcere-simbolo del genocidio cambogiano, ha aggiunto di essere &#8220;&#8230;profondamente rammaricato e colpito da una distruzione di scala così ampia&#8221;.  La fine del processo, il primo contro un ex membro del regime costato un milione e settecentomila morti, è prevista per marzo 2010. Quello che davvero in pochi hanno sottolineato, ma che ci viene riferito da Asia News, l&#8217;Agenzia di stampa del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), è che l&#8217;ex dirigente khmer da circa 15 anni si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3689" href="http://www.recensioni-storia.it/duch-da-khmer-rosso-a-cristiano-il-solo-a-chiedere-perdono/hun-sen"><img class="alignleft size-full wp-image-3689" title="Hun Sen" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/12/Hun-Sen.gif" alt="Hun Sen" width="224" height="215" /></a>(Nella foto: Hun Sen, attuale primo ministro della Cambogia).</p>
<p>Lo scorso 25 novembre qualche agenzia di stampa ha diffuso la notizia della richiesta di 40 anni di reclusione formulata dall&#8217;accusa nel corso del procedimento a carico di Kaing Guek Eav &#8211; il &#8220;compagno Duch&#8221; -, responsabile della prigione di Tuol Sleng durante il regime dei Khmer rossi (1975-1979). Dinanzi al Tribunale internazionale appositamente istituito per giudicare i crimini dei comunisti cambogiani, Kaing ha riconosciuto di &#8220;essere stato un membro delle forze di Pol Pot, e di conseguenza di essere psicologicamente responsabile, di fronte all&#8217;intera popolazione cambogiana, per le anime dei morti&#8221;.</p>
<p>Duch, che aveva già chiesto più volte perdono per la morte di 15 mila persone (meno di un centesimo del totale delle vittime) nel carcere-simbolo del genocidio cambogiano, ha aggiunto di essere &#8220;&#8230;profondamente rammaricato e colpito da una distruzione di scala così ampia&#8221;. </p>
<p>La fine del processo, il primo contro un ex membro del regime costato un milione e settecentomila morti, è prevista per marzo 2010.</p>
<p>Quello che davvero in pochi hanno sottolineato, ma che ci viene riferito da Asia News, l&#8217;Agenzia di stampa del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), è che l&#8217;ex dirigente khmer da circa 15 anni si è convertito al cristianesimo: &#8220;Per Duch la presa di coscienza dei crimini commessi e la richiesta di perdono sono il frutto di un lungo cammino iniziato nel 1996, quando ha abbracciato il cristianesimo, avendo come amico un pastore protestante in un villaggio vicino a Battambag&#8221; (Asia News, maggio 2009, pag.19). Ben diverso ovviamente il comportamento di molti attuali dirigenti politici cambogiani, pur collusi con il vecchio regime. Hun Sen, attuale primo ministro della Cambogia ed ex funzionario del regime di Pol Pot, poi sostenuto dai comunisti vietnamiti, ha respinto con sdegno la richiesta di comparire in aula, dichiarando che preferisce piuttosto &#8220;vedere morto il Tribunale per mancanza di fondi&#8221;. In effetti Hun Sen da sempre ha remato contro l&#8217;istituzione del processo internazionale, e quando l&#8217;accordo tra Phnom Penh e l&#8217;Onu è diventato inevitabile ha fatto in modo che la portata delle indagini si limitasse a pochissimi criminali conclamati.</p>
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		<title>RITORNO IN CAMBOGIA: UN CAMMINO DI LIBERTA’</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 14:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cambogia]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Paoline]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[Aveva giurato di non tornare mai più. Dopo essere scappata dai campi di lavoro forzato dei Khmer rossi, dopo essersi rifugiata in Francia e dopo aver chiesto il battesimo, Claire Ly pensava di aver definitivamente lasciato la Cambogia. Come fare ritorno nei luoghi di un tale inferno? Ma nel volume “Ritorno in Cambogia” (Paoline, 2008, Milano, euro 13,00, pagg.185) la Ly presenta al lettore il resoconto di tre viaggi che allora sembravano improbabili. Claire Ly, nata in Cambogia, appartenente all’alta borghesia, si laurea in diritto e filosofia, e diventa prima insegnante di liceo, poi alta funzionaria del Ministero dell’educazione. Nel 1975, con l’avvento della dittatura dei Khmer rossi, viene deportata in un campo di lavoro, dove quotidianamente vede morire per la fame e per gli stenti i suoi compagni di sventura. Nel 1979, alla caduta del regime di Pol Pot, prende la strada dei profughi verso la Thailandia e da qui, nel 1980, emigra in Francia, dove tuttora vive e lavora. Nel 2002, a quasi venticinque anni di distanza, l’autrice ha il coraggio di rimettere piede nel suo Paese natale. Inizialmente paralizzata dall’incubo del genocidio, affronta la paura e ritrova la casa da tempo espropriata, alcuni suoi compagni del campo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><a rel="attachment wp-att-2007" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2007"><img class="alignleft size-medium wp-image-2007" title="jzx3egxgalgc1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/04/jzx3egxgalgc1-192x300.jpg" alt="jzx3egxgalgc1" width="192" height="300" /></a>Aveva giurato di non tornare mai più. Dopo essere scappata dai campi di lavoro forzato dei Khmer rossi, dopo essersi rifugiata in Francia e dopo aver chiesto il battesimo, Claire Ly pensava di aver definitivamente lasciato la Cambogia. Come fare ritorno nei luoghi di un tale inferno?</p>
<p class="MsoNormal">Ma nel volume “Ritorno in Cambogia” (Paoline, 2008, Milano, euro 13,00, pagg.185) la Ly presenta al lettore il resoconto di tre viaggi che allora sembravano improbabili.</p>
<p class="MsoNormal">Claire Ly, nata in Cambogia, appartenente all’alta borghesia, si laurea in diritto e filosofia, e diventa prima insegnante di liceo, poi alta funzionaria del Ministero dell’educazione. Nel 1975, con l’avvento della dittatura dei Khmer rossi, viene deportata in un campo di lavoro, dove quotidianamente vede morire per la fame e per gli stenti i suoi compagni di sventura. Nel 1979, alla caduta del regime di Pol Pot, prende la strada dei profughi verso la Thailandia e da qui, nel 1980, emigra in Francia, dove tuttora vive e lavora. Nel 2002, a quasi venticinque anni di distanza, l’autrice ha il coraggio di rimettere piede nel suo Paese natale. Inizialmente paralizzata dall’incubo del genocidio, affronta la paura e ritrova la casa da tempo espropriata, alcuni suoi compagni del campo di lavoro, i familiari sopravvissuti, i luoghi in cui furono uccisi suo marito e suo padre. Come una semplice turista, visita i giganteschi ossari testimoni del genocidio comunista.</p>
<p class="MsoNormal">A poco a poco, dopo tali sofferte esperienze, subentra la serenità: la cristiana convertita che è diventata, accoglie la buddista che era. Fra le due si instaura uno spazio di dialogo, che è il luogo di una appassionante ricerca di sé. La consapevolezza finale conduce però ad affermare – contrariamente ad ogni determinismo di origine buddista – che “<em>Credere in Gesù Cristo veramente Uomo e nello stesso tempo veramente Dio, è considerarmi anche come un essere degno, irriducibile alle mie azioni, buone o cattive che siano. Ecco la buona novella del cristianesimo che amplifica ulteriormente la grandezza dell’uomo percepita dai buddisti</em>…” (pag. 184).</p>
<p class="MsoNormal">Il viaggio di ritorno è anche l’occasione per avvicinare i cattolici cambogiani: la comunità cattolica khmer è molto giovane ed estremamente minoritaria. Circa 21.000 persone su una popolazione di 14 milioni di abitanti; si perde nell’oceano dei buddisti. Di questi 21.000 circa 13.000 sono vietnamiti entrati in Cambogia al tempo della guerra e mai più rientrati in patria.</p>
<p class="MsoNormal">Documento davvero interessante sulle conseguenze del genocidio dei Khmer rossi, con il loro lascito di diffusa povertà materiale e spirituale &#8211; oggi in Cambogia un dollaro equivale ad una giornata di lavoro -, questo libro è anche la storia di una donna plasmata da due culture e due religioni alla ricerca di unità e libertà. Esso ci conduce al cuore di una delle grandi questioni del nostro tempo: l’incontro tra culture e religioni diverse.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Roberto Cavallo</p>
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		<title>IL CARDINALE VAN THUAN E CLAIRE LY: DUE TESTIMONI D&#8217;ECCEZIONE PER I CRIMINI DI VIETCONG E KHMER ROSSI (Rubrica radiofonica &#8220;L&#8217;Internazionale&#8221;, 16 aprile 2009)</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 09:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio Rubrica Radiofonica]]></category>
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		<description><![CDATA[Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia e Hit Queen Radio: l&#8217;eredita&#8217;-di-khmer-rossi-e-vietcong-in-due-testimonianze-d&#8217;eccezione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2127" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2127"><img class="alignleft size-medium wp-image-2127" title="marx" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/04/marx-300x300.jpg" alt="marx" width="300" height="300" /></a>Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia e Hit Queen Radio:</p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/04/leredita-di-khmer-rossi-e-vietcong-in-due-testimonianze-deccezione.mp3">l&#8217;eredita&#8217;-di-khmer-rossi-e-vietcong-in-due-testimonianze-d&#8217;eccezione</a></p>
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		<title>O.N.U.: KHMER ROSSI A GIUDIZIO</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 08:14:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cambogia]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 17 febbraio scorso è  cominciato in un tribunale speciale cambogiano, sotto l’egida delle Nazioni Unite e con la partecipazione di giudici internazionali, il processo a Kaing Guek Eav, più comunemente noto come &#8220;il compagno Duch&#8221;. E’ il primo khmer del regime di Pol Pot a finire alla sbarra per crimini contro l’umanità, nel corso dell’inchiesta sulle violenze di massa compiute dai comunisti cambogiani tra il 1975 e il 1979. Un processo atteso a lungo, anche per accontentare quell’80 per cento della popolazione cambogiana che a distanza di 30 anni si sente ancora vittima dei khmer rossi. Fra i testimoni del dibattimento vi sarà Vann Nath, uno dei sette sopravvissuti alla prigione S-21 di Phnom Penh, nella quale tra il 1975 e il 1979 per mano del “compagno Duch” morirono circa 17mila persone fra uomini e donne.  Di questi sette, solo tre sono ancora vivi. Altre migliaia di persone, dopo essere state seviziate, furono dirottate nei campi di lavoro, dove avevano scarse possibilità di sopravvivere. Il compagno &#8220;Duch&#8221; &#8211; 66 anni &#8211; dovrà rispondere di «crimini di guerra» e di «crimini contro l’umanità». Sul suo capo pende l’accusa di aver ordinato torture, stupri e più di cento omicidi al giorno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span><a rel="attachment wp-att-1588" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=1588"><img class="alignleft size-full wp-image-1588" title="ly" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/02/ly.jpg" alt="ly" width="186" height="300" /></a>Il 17 febbraio scorso è  cominciato in un tribunale speciale cambogiano, sotto l’egida delle Nazioni Unite e con la partecipazione di giudici internazionali, il processo a <strong>Kaing Guek Eav</strong>, più comunemente noto come &#8220;il compagno Duch&#8221;. E’ il primo khmer del regime di Pol Pot a finire alla sbarra per crimini contro l’umanità, nel corso dell’inchiesta sulle violenze di massa compiute dai comunisti cambogiani tra il 1975 e il 1979. Un processo atteso a lungo, anche per accontentare quell’80 per cento della popolazione cambogiana che a distanza di 30 anni si sente ancora vittima dei khmer rossi. Fra i testimoni del dibattimento vi sarà <strong>Vann Nath</strong>, uno dei sette sopravvissuti alla prigione S-21 di Phnom Penh, nella quale tra il 1975 e il 1979 per mano del “compagno Duch” morirono circa 17mila persone fra uomini e donne. <span> </span>Di questi sette, solo tre sono ancora vivi. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Altre migliaia di persone, dopo essere state seviziate, furono dirottate nei campi di lavoro, dove avevano scarse possibilità di sopravvivere. Il compagno &#8220;Duch&#8221; &#8211; 66 anni &#8211; dovrà rispondere di «crimini di guerra» e di «crimini contro l’umanità». Sul suo capo pende l’accusa di aver ordinato torture, stupri e più di cento omicidi al giorno. È il primo procedimento in assoluto a carico di un esponente di prima fila dei khmer rossi. Altri ne seguiranno contro autorevoli esponenti dell’ex regime di <strong>Pol Pot</strong>, morto il 15 aprile del 1998 senza aver mai risposto delle atrocità commesse. Pol Pot e i suoi compagni si formarono politicamente negli anni ’50, frequentando a Parigi l’università – grazie a delle borse di studio &#8211; e le locali cellule del partito comunista. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il tribunale chiamato a giudicare i crimini in Cambogia è stato costituito nel maggio 2006, dopo otto anni di difficili trattative tra Phnom Penh e le Nazioni Unite, cosa che ha fatto mettere in dubbio la volontà del governo di renderlo operativo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>I quadri del vecchio regime occupano infatti ancora un ruolo attivo nella vita politica del Paese. Essi non hanno alcun interesse ad approfondire indagini per crimini commessi nel passato: per connivenza, per paura o perché convinti della follia rivoluzionaria di Pol Pot, che non ha esitato a sterminare quasi due milioni di persone pur di creare «l’uomo nuovo» socialista. <span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Giudicare uomini ormai attempati non è solo un servizio alla giustizia e alla memoria delle vittime e dei sopravvissuti, ma, come ha scritto il filosofo francese <strong>Jankelevitch</strong>, è anche un’esigenza morale: <em>“…dimenticare crimini giganteschi contro l’umanità significa commettere un nuovo crimine contro il genere umano…Il passato ha bisogno che lo si aiuti, che lo si ricordi agli immemori, ai superficiali, agli indifferenti; ha bisogno che le nostre celebrazioni lo salvino dal nulla: il passato ha bisogno della nostra memoria</em>”. E <strong>Antonio Cassese</strong> dalle pagine di Repubblica (18 febbraio ’09, pag. 31), ammonisce: “<em>Ricordare celebrando processi contro gli autori presunti di crimini gravissimi serve anche a documentare, attraverso la raccolta minuziosa di prove, il contraddittorio di testimoni e la valutazione scrupolosa dei fatti, cosa realmente accadde: i processi penali non devono solo accertare chi è colpevole e chi è innocente; essi servono anche alla storia</em>”.</span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>BENEDETTO XVI: VISITA &#8220;AD LIMINA APOSTOLORUM&#8221; DEI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI LAOS E CAMBOGIA, 06.09.2007</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/benedetto-xvi-visita-ad-limina-apostolorum-dei-vescovi-della-conferenza-episcopale-di-laos-e-cambogia-06092007</link>
		<comments>http://www.recensioni-storia.it/benedetto-xvi-visita-ad-limina-apostolorum-dei-vescovi-della-conferenza-episcopale-di-laos-e-cambogia-06092007#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2007 17:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cambogia]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Laos]]></category>
		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;&#8230;En effet, l&#8217;une des questions importantes auxquelles votre ministère pastoral est confrontè est l&#8217;annonce de la foi chrètienne dans une culture particulière. La cèlèbration rècente du quatre cent cinquantième anniversaire de la prèsence de l&#8217;?É‚Ä?glise au Cambodge est une occasion donnèe aux fidèles de prendre une conscience toujours plus vive de la longue histoire des chrètiens dans la règion, histoire marquèe par le don gènèreux et parfois hèro?É¬Øque de leur vie dont ont fait preuve de nombreux disciples du Christ, pour que l&#8217;?É‚Ä?vangile soit annoncè et vècu. La foi chrètienne n&#8217;est pas une rèalitè ètrangère à vos peuples. &#8221; Jèsus est la Bonne Nouvelle pour tous les hommes et les femmes de tout temps et de tout lieu qui cherchent le sens de l&#8217;existence et la vèritè de leur humanitè&#8221; (Ecclesia in Asia, n. 14). En l&#8217;annon?É¬ßant à tous les peuples, l&#8217;?É‚Ä?glise ne cherche pas à s&#8217;imposer, elle tèmoigne de son estime pour l&#8217;homme et pour la sociètè dans laquelle elle vit&#8230;&#8221; (dal sito www.vatican.va)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image293" height="96" alt="laosc.gif" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/09/laosc.miniatura.gif" /> &#8220;&#8230;En effet, l&#8217;une des questions importantes auxquelles votre ministère pastoral est confrontè est l&#8217;annonce de la foi chrètienne dans une culture particulière. La cèlèbration rècente du quatre cent cinquantième anniversaire de la prèsence de l&#8217;?É‚Ä?glise au Cambodge est une occasion donnèe aux fidèles de prendre une conscience toujours plus vive de la longue histoire des chrètiens dans la règion, histoire marquèe par le don gènèreux et parfois hèro?É¬Øque de leur vie dont ont fait preuve de nombreux disciples du Christ, pour que l&#8217;?É‚Ä?vangile soit annoncè et vècu. La foi chrètienne n&#8217;est pas une rèalitè ètrangère à vos peuples. &#8221; Jèsus est la Bonne Nouvelle pour tous les hommes et les femmes de tout temps et de tout lieu qui cherchent le sens de l&#8217;existence et la vèritè de leur humanitè&#8221; (<em>Ecclesia in Asia</em>, n. 14). En l&#8217;annon?É¬ßant à tous les peuples, l&#8217;?É‚Ä?glise ne cherche pas à s&#8217;imposer, elle tèmoigne de son estime pour l&#8217;homme et pour la sociètè dans laquelle elle vit&#8230;&#8221;</p>
<p>(dal sito <a href="http://www.vatican.va/">www.vatican.va</a>)</p>
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