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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Cina</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>CINA, LIBERTA&#8217; RELIGIOSA E PROGRESSO MONDIALE (di Alessandro Pagano)</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 05:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cina]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa spinge un gruppo di oltre 100 deputati italiani ad affrontare, attraverso una corposa mozione parlamentare, lo spinoso problema della libertà religiosa in Cina? E&#8217;questa la domanda centrale che i giornalisti ci hanno fatto a seguito della presentazione di un documento, con il quale, il Parlamento ha chiesto al Governo italiano di inoltrare, per via diplomatica, formale protesta contro il Governo cinese, chiedendogli, al contempo, quali iniziative intende adottare per favorire la libertà religiosa in quel paese. La risposta ai giornalisti che noi firmatari abbiamo dato è stata semplice: perchè il mondo ha interesse ad avere una potenza planetaria che favorisca e diffonda i principi di libertà e democrazia, piuttosto che i disvalori dello sfruttamento e della tirannia. Andiamo ai numeri e al fatto. I cristiani in Cina cominciano ad essere tanti (quasi il 10% della popolazione) e cominciano ad incidere socialmente. Sono divisi tra &#8220;cristiani ufficiali&#8221;, appartenenti alle chiese sotto tutela del Partito comunista cinese (23 milioni secondo Pechino) e &#8220;Chiese del silenzio&#8221; che invece sono clandestine (circa 50 milioni di persone secondo fonti di Asia News). Ad essi si sommano i cattolici, anche qui divisi fra &#8220;cattolici ufficiali riconosciuti dal regime&#8221; (5,7 milioni), e &#8220;cattolici clandestini&#8221; (stimati in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/07/maoisti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6295" title="maoisti" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/07/maoisti-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a>Cosa spinge un gruppo di oltre 100 deputati italiani ad affrontare, attraverso una corposa mozione parlamentare, lo spinoso problema della libertà religiosa in Cina? E&#8217;questa la domanda centrale che i giornalisti ci hanno fatto a seguito della presentazione di un documento, con il quale, il Parlamento ha chiesto al Governo italiano di inoltrare, per via diplomatica, formale protesta contro il Governo cinese, chiedendogli, al contempo, quali iniziative intende adottare per favorire la libertà religiosa in quel paese.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta ai giornalisti che noi firmatari abbiamo dato è stata semplice: perchè il mondo ha interesse ad avere una potenza planetaria che favorisca e diffonda i principi di libertà e democrazia, piuttosto che i disvalori dello sfruttamento e della tirannia.</p>
<p style="text-align: justify;">Andiamo ai numeri e al fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">I cristiani in Cina cominciano ad essere tanti (quasi il 10% della popolazione) e cominciano ad incidere socialmente. Sono divisi tra &#8220;cristiani ufficiali&#8221;, appartenenti alle chiese sotto tutela del Partito comunista cinese (23 milioni secondo Pechino) e &#8220;Chiese del silenzio&#8221; che invece sono clandestine (circa 50 milioni di persone secondo fonti di Asia News). Ad essi si sommano i cattolici, anche qui divisi fra &#8220;cattolici ufficiali riconosciuti dal regime&#8221; (5,7 milioni), e &#8220;cattolici clandestini&#8221; (stimati in circa 9 milioni).</p>
<p style="text-align: justify;">E adesso andiamo al fatto. Il regime nomina l&#8217;ennesimo vescovo/burattino (un classico del comunismo al fine di controllare i cattolici). Però stavolta il regime di Pechino, oltre a fare la nomina è andato oltre e cioè ha sequestrato quattro vescovi legittimi nominati dal Papa e li ha costretti a seguire l&#8217;investitura per dare credibilità alla cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tenga conto che altri due vescovi legittimi sono sequestrati da anni e sono nascosti in carceri segrete, segno che non si sono piegati alle pressioni comuniste.</p>
<p style="text-align: justify;">Assieme a questi, ci sono decine di sacerdoti che scontano pene di isolamento o di lavori forzati senza nemmeno   essere stati condannati da un tribunale.</p>
<p style="text-align: justify;">Perchè tale accanimento? Dice Padre Bernardo Cervellera, direttore di Asia News, che &#8220;la religione cattolica è la più potente arma di pace”, che permette una missione “storica e profetica” nel mondo contemporaneo. Il partito comunista cinese, questo lo sa, così come sa che essa rappresenta &#8220;la cartina di tornasole per verificare il rispetto di tutti gli altri diritti umani&#8221; . Insomma, la grande paura del regime è che il cattolicesimo riesca ad inculcare nella testa dei loro compatrioti principi di libertà e di dignità della persona.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo l&#8217;Europa si è fatta sopraffare dal vuoto materialismo e non spende una parola sulla vicenda.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione la battaglia a favore della libertà religiosa in Cina è indispensabile perchè:</p>
<p style="text-align: justify;">1) è un dovere morale garantire la dignità delle persone dovunque esse vivano. Questa battaglia vale soprattutto per noi italiani, che siamo vocati all&#8217;universalismo;</p>
<p style="text-align: justify;">2) la libertà religiosa è il primo e fondamentale diritto dell&#8217;uomo. Quando essa viene negata, tutto il resto viene meno;</p>
<p style="text-align: justify;">3) già oggi la Cina è la seconda potenza al mondo e la sua economia condiziona miliardi di persone nel pianeta. Le cose andranno ancora di più in questa direzione visto che questo paese entro 30 anni diventerà la prima potenza mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Con queste premesse è chiaro che se il loro modello di sviluppo ricalcherà il più becero e spregiudicato mercantilismo e, contemporaneamente, il più tirannico ed oppressivo comunismo, mi sa che per il mondo ci saranno grossi problemi sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">La conversione della Cina serve a tutti e spargere un buon seme è cosa buona e giusta, oltre che conveniente.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>EUROPA: ATTO DI CORAGGIO CERCASI  (di Alfredo Mantovano)</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 16:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[U.E.]]></category>

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		<description><![CDATA[      Se le più significative istituzioni europee tacessero anche oggi, mentre quattro vescovi cinesi in comunione con la Chiesa cattolica (come riferisce Asianews) patiscono il sequestro per indurli con la forza a partecipare a una ordinazione episcopale non conforme al diritto canonico prevista per il 14 luglio, crescerebbe ancora di più l&#8217;euroscetticismo. L&#8217;UE si confermerebbe una realtà che pratica l&#8217;unione monetaria, predica (e impone) bilanci pubblici lacrime e sangue, ma è priva di profilo politico. Aiuterebbe a sentirsi europei una voce finalmente ferma a tutela della libertà religiosa, anche a costo di entrare in polemica col gigante cinese; aiuterebbe a sentirsi coerenti con la propria tradizione occidentale, sintesi dell&#8217;eredità greca, romana e cristiana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<p> </p>
<div id="attachment_6277" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/07/chiesa-cina.jpg"><img class="size-full wp-image-6277" title="chiesa-cina" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/07/chiesa-cina.jpg" alt="" width="250" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">Il regime comunista cinese non smette di intromettersi nel sistema delle ordinazioni episcopali. Anche a costo di usare la violenza...</p></div>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Se le più significative istituzioni europee tacessero anche oggi, mentre quattro vescovi cinesi in comunione con la Chiesa cattolica (come riferisce Asianews) patiscono il sequestro per indurli con la forza a partecipare a una ordinazione episcopale non conforme al diritto canonico prevista per il 14 luglio, crescerebbe ancora di più l&#8217;euroscetticismo. L&#8217;UE si confermerebbe una realtà che pratica l&#8217;unione monetaria, predica (e impone) bilanci pubblici lacrime e sangue, ma è priva di profilo politico. Aiuterebbe a sentirsi europei una voce finalmente ferma a tutela della libertà religiosa, anche a costo di entrare in polemica col gigante cinese; aiuterebbe a sentirsi coerenti con la propria tradizione occidentale, sintesi dell&#8217;eredità greca, romana e cristiana.</p>
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		<title>I CATTOLICI IN CINA. UNA STORIA DI FEDELTA&#8217;, LE SFIDE DEL FUTURO</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 23:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[San Paolo]]></category>

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		<description><![CDATA[In campo religioso, in Cina vengono riconosciute dal governo cinque religioni: buddhismo, islam, taoismo, cattolicesimo e protestantesimo. All’interno di ciascuna di esse è stata costituita, come strumento di controllo, un’associazione “patriottica” strettamente collegata con specifiche strutture del partito e dell’apparato burocratico. Quanto mai complessa è la situazione dei cattolici in Cina. Come noto ai più, qui la comunità dei credenti è divisa fra appartenenti alla Chiesa “patriottica” e aderenti alla Chiesa “clandestina”. La prima gode del crisma dell’ufficialità governativa, secondo le leggi che da 60 anni a questa parte regolano la materia religiosa nella Cina comunista. La seconda è la Chiesa che, aspramente osteggiata dallo Stato, pur fra mille difficoltà è riuscita a sopravvivere mantenendo vivo il contatto con i successori di Pietro e quindi con la Chiesa universale. Il 27 maggio 2007 Benedetto XVI indirizzava, nella solennità di Pentecoste, una Lettera “ai Vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica popolare cinese”. Le Edizioni San Paolo nel 2008 hanno pubblicato un interessante volume che fa stato, in modo organico, della situazione dei cattolici cinesi: “Cattolici in Cina. Una storia di fedeltà, le sfide del futuro”. Ne sono autori alcuni fra i più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/05/Cattolici-in-cina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6154" title="Cattolici-in-cina" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/05/Cattolici-in-cina-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>In campo religioso, in Cina vengono riconosciute dal governo cinque religioni: buddhismo, islam, taoismo, cattolicesimo e protestantesimo. All’interno di ciascuna di esse è stata costituita, come strumento di controllo, un’associazione “patriottica” strettamente collegata con specifiche strutture del partito e dell’apparato burocratico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto mai complessa è la situazione dei cattolici in Cina. Come noto ai più, qui la comunità dei credenti è divisa fra appartenenti alla Chiesa “patriottica” e aderenti alla Chiesa “clandestina”.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima gode del crisma dell’ufficialità governativa, secondo le leggi che da 60 anni a questa parte regolano la materia religiosa nella Cina comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda è la Chiesa che, aspramente osteggiata dallo Stato, pur fra mille difficoltà è riuscita a sopravvivere mantenendo vivo il contatto con i successori di Pietro e quindi con la Chiesa universale. Il 27 maggio 2007 Benedetto XVI indirizzava, nella solennità di Pentecoste, una Lettera “ai Vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica popolare cinese”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Edizioni San Paolo nel 2008 hanno pubblicato un interessante volume che fa stato, in modo organico, della situazione dei cattolici cinesi: “<em>Cattolici in Cina. Una storia di fedeltà, le sfide del futuro</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne sono autori alcuni fra i più impegnati e intraprendenti sacerdoti del PIME, il Pontificio Istituto delle Missioni Estere: <strong>padre Bernardo Cervellera</strong>, direttore dell’agenzia giornalistica “Asia News”; <strong>padre Gerolamo Fazzini</strong>, direttore della rivista “Mondo e Missione”; i padri <strong>Gianni Criveller</strong>, <strong>Angelo S. Lazzarotto</strong>, <strong>Giancarlo Politi</strong>, <strong>Sergio Ticozzi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti attivamente impegnati sul fronte delle missioni in Cina, hanno acquisito una vastissima esperienza sul campo che ora travasano in questo libro.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente – si legge nel volume con riferimento a dati disponibili nel 2006 – in Cina esistono 111 vescovi: 67 fanno riferimento alla Chiesa ufficiale, 44 sono clandestini. Come scrive padre Gianni Criveller, “<em>Gli anziani ed eroici vescovi cinesi se ne stanno andando uno dopo l’altro; quasi tutti avevano trascorso moltissimi anni in carcere e sofferto umiliazioni ed angherie. A sostituirli sono vescovi più giovani di quarant’anni: un gap generazionale unico al mondo, raramente verificatosi nella storia della Chiesa</em>.” (pagg. 72-73).</p>
<p style="text-align: justify;">Questi Vescovi sono coadiuvati da circa tremila sacerdoti. Se il passato è stato segnato da arresti e brutalità nei confronti dei cattolici fedeli a Roma, da qualche anno a questa parte si intravede qualche spiraglio di luce e di possibile dialogo, soprattutto fra gli appartenenti alle due Chiese: quella ufficiale e quella clandestina.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre – scrive padre Bernardo Cervellera – fa ben sperare per il futuro il favore con cui il cristianesimo in generale è oggi visto da una fetta significativa della popolazione cinese: “Prendendo le distanze dalla vulgata anti-religiosa della propaganda comunista, molti hanno capito gradualmente che l’Occidente non è quell’inferno dipinto da <strong>Mao</strong> e che la religione non è l’oppio dei popoli, come a lungo ha sostenuto la propaganda ufficiale del Partito, bensì una fonte di sviluppo, la radice di una civiltà. Molti, in primo luogo gli intellettuali, hanno trovato una risposta razionale nella fede cristiana a partire dalle loro domande sulle macerie dell’ideologia. <em>Accademici e intellettuali, in particolare, in questa loro ricerca religiosa vedono il cristianesimo come più fondato delle loro religioni, perché ha alla base un fatto storico (Gesù di Nazareth), mentre le religioni tradizionali (taoismo, buddhismo…) si basano su miti che la nostra sensibilità attuale giudicherebbe anacronistici</em>…” (pagg. 94-95).</p>
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		<title>GLI INQUIETANTI PRIMATI DELLA CINA (Corriere del Giorno, 6 marzo 2011, pag. 30)</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 09:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[  I dati parlano chiaro. La Cina, con 1,3 miliardi di persone (cifra che rappresenta il 25% della popolazione mondiale) ha il 9% di crescita economica negli ultimi 25 anni e nello stesso periodo 300 milioni di persone sono uscite fuori dalla povertà; è il secondo maggiore importatore di petrolio e la prima produttrice di carbone, acciaio e cemento; concede prestiti all’Africa in concorrenza con il Fondo Monetario Internazionale. La Cina non si limita a dare i soldi ma realizza le infrastrutture; in cambio, però, si fa pagare con le concessioni minerarie, che rappresentano delle impagabili risorse strategiche per il futuro. Assicura l’evoluzione della propria tecnologia grazie ad una ferrea selezione universitaria (gli studenti migliori vanno a studiare all’estero: America, Australia, Gran Bretagna); dispone di enormi riserve auree e di valuta estera, superando in ciò il Giappone e la Russia. Gli Stati Uniti sono i maggiori importatori di prodotti cinesi. Nel 2008 e nel 2009 il surplus degli scambi nei confronti degli USA è stato rispettivamente di 268 e di 230 miliardi di dollari, mentre colossi americani, come per esempio l’IBM, sono stati acquistati da compagnie della Repubblica Popolare. Pechino controlla tutto ciò con 1,3 milioni di soldati, 1 milione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/Hu-Jintao.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5896" title="Hu Jintao" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/Hu-Jintao-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a>I dati parlano chiaro. La Cina, con 1,3 miliardi di persone (cifra che rappresenta il 25% della popolazione mondiale) ha il 9% di crescita economica negli ultimi 25 anni e nello stesso periodo 300 milioni di persone sono uscite fuori dalla povertà; è il secondo maggiore importatore di petrolio e la prima produttrice di carbone, acciaio e cemento; concede prestiti all’Africa in concorrenza con il Fondo Monetario Internazionale. La Cina non si limita a dare i soldi ma realizza le infrastrutture; in cambio, però, si fa pagare con le concessioni minerarie, che rappresentano delle impagabili risorse strategiche per il futuro. Assicura l’evoluzione della propria tecnologia grazie ad una ferrea selezione universitaria (gli studenti migliori vanno a studiare all’estero: America, Australia, Gran Bretagna); dispone di enormi riserve auree e di valuta estera, superando in ciò il Giappone e la Russia. Gli Stati Uniti sono i maggiori importatori di prodotti cinesi. Nel 2008 e nel 2009 il surplus degli scambi nei confronti degli USA è stato rispettivamente di 268 e di 230 miliardi di dollari, mentre colossi americani, come per esempio l’IBM, sono stati acquistati da compagnie della Repubblica Popolare. Pechino controlla tutto ciò con 1,3 milioni di soldati, 1 milione di poliziotti, 20 milioni di appartenenti alla milizia popolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Frutto di una grande manovra finanziaria del Partito comunista cinese è la suddivisione dell’unica banca di Cina in varie filiali, in spietata concorrenza fra loro. Ma alla fine i soldi restano al Partito: la concorrenza è a beneficio del Partito.</p>
<p style="text-align: justify;">I più ricchi Cinesi all’estero (quelli del cosiddetto “bordo del Pacifico”: 52 milioni) sono stati chiamati da Pechino per investire direttamente in Cina. Si tratta di grandi gruppi cinesi che si sono comprati tutto (in Malaysia, Indonesia, Hong Kong, ecc.). Così i primi a rientrare nella madrepatria sono stati i Cinesi di Hong Kong. Poi sono venuti i Cinesi delle Virgin Islands (paradiso fiscale), del Giappone, della Corea del Sud, degli Stati Uniti, del Cayman (altro paradiso fiscale); quelli di Taiwan.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Partito comunista si è rafforzato grazie a questo speciale connubio fra marxismo maoista – tuttora professato – e iper-capitalismo. Il regime ha il sostegno di intellettuali, burocrazia, imprenditori, investitori stranieri: i nuovi ricchi!</p>
<p style="text-align: justify;">E la classe media che fa? E’ silenziosa. Frutto della nuova direttiva del Partito tutta tesa all’<em>arricchimento</em>, dal 1993 al 2005 – l’epoca della grande svolta – vi sono stati 60 milioni di licenziamenti all’interno della classe operaia, mentre l’orario di lavoro settimanale – almeno quello ufficiale – oggi è di 44 ore. Niente sindacati: i centri di dissenso non possono diventare movimenti. Per non parlare, ovviamente, del rispetto dei diritti umani. Emblematica, a tal proposito, la sedia vuota del premio Nobel per la Pace, il dissidente cinese Liu Xiaobo, trattenuto in prigione lo scorso 10 dicembre 2010 dal regime di Pechino e dunque impedito a partecipare alla cerimonia di consegna del premio in programma ad Oslo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/TORTURE-IN-CINA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5897" title="DIGITAL CAMERA" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/TORTURE-IN-CINA-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Per misurare la Cina, insomma, non c’è solo la crescita del PIL. </p>
<p style="text-align: justify;">Nel “Global Peace Index” (un indicatore internazionale di “benessere totale”, impiegato da economisti e sociologi, che si basa su un set di 24 rivelatori statistici, che vanno dallo stato di guerra alla criminalità, dalle tensioni etniche o religiose all&#8217;insicurezza sociale, dal grado di democrazia all’istruzione e al benessere) la Cina occupa l’80° posizione, a fronte &#8211; per esempio &#8211; dell’Italia, che è al 40° posto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se è vero che il governo di Pechino ha cancellato il debito a 31 paesi (buona parte degli aiuti cinesi vanno in Africa), non è per beneficienza, ma è finalizzato a realizzare progetti con personale cinese (licenze di sfruttamento, buoni petroliferi, ecc.). Forte dei suoi nuovi primati in campo missilistico, per i prossimi anni (2020) anche la luna diventa uno degli obiettivi neo-coloniali della Cina.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a setacciare sul mercato mondiale quantitativi enormi di petrolio, la Cina oggi sta puntando sulle nuove risorse “verdi”. In particolare nel campo dell’energia termica solare le turbine che producono energia elettrica si servono di piccole quantità di minerali chiamati “terre rare”. La tecnologia per sfruttare le “terre rare” è emigrata verso la Cina, tanto che il gap tecnologico e commerciale nel campo di tale componentistica energetica ormai è difficilmente recuperabile dall’Occidente. La Cina ha il monopolio mondiale delle terre rare (il 97%), utilizzate pure nell’industria degli armamenti. Poiché la loro esportazione è ormai contingentata, la competitività della Repubblica Popolare è diventata non solo commerciale ma anche strategica e militare. </p>
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		<title>PROPOSTA DI LEGGE CHE VIETA LA PRODUZIONE, L&#8217;IMPORTAZIONE E IL COMMERCIO DI MERCI PRODOTTE IN SCHIAVITU&#8217; (di Alessandro Pagano)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/proposta-di-legge-che-vieta-la-produzione-limportazione-e-il-commercio-di-merci-prodotte-in-schiavitu-di-alessandro-pagano</link>
		<comments>http://www.recensioni-storia.it/proposta-di-legge-che-vieta-la-produzione-limportazione-e-il-commercio-di-merci-prodotte-in-schiavitu-di-alessandro-pagano#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 06:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[  Come mai 170 deputati di tutti i partiti, nel momento in cui si dibatte sulla sfiducia al Governo Berlusconi, anziché restare sul tema del giorno decidono di presentare una proposta di legge su un argomento apparentemente lontano dall’attualità politica ?  L’argomento, oggetto della domanda di un giornalista di Radio Radicale, è una proposta di legge che vieta la produzione, l’importazione e il commercio di merci prodotte in schiavitù, presentata nei giorni scorsi, primi firmatari gli on. Pagano, Sposetti, Moffa, Cimadoro, Poliedri, Volontè, Calgaro. Si! Perché anche se a qualcuno potrebbe sembrare strano, l’argomento strano non è. Anche in Italia, per fare qualche esempio, nel distretto tessile di Prato (ma ciò accade anche in molte altre parti d’Italia), laboratori clandestini, gestiti quasi tutti da cinesi, producono milioni di prodotti di qualità scadente e a prezzi stracciatissimi. Come può accadere tutto questo in pieno terzo millennio ? Silvia Pieraccini, nel suo libro inchiesta “ L’assedio cinese “, Edizione Sole 24 Ore, ci mostra cifre da capogiro: solo a Prato insistono 30 mila clandestini che producono 2 miliardi di giro di affari (almeno la metà in nero), che però denunciano appena tre casi di infortuni all’INAIL e che hanno una vita media [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<div id="attachment_5461" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-5461" href="http://www.recensioni-storia.it/proposta-di-legge-che-vieta-la-produzione-limportazione-e-il-commercio-di-merci-prodotte-in-schiavitu-di-alessandro-pagano/alessandro-pagano-2"><img class="size-medium wp-image-5461" title="alessandro-pagano" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/alessandro-pagano-300x272.jpg" alt="L'On.le Alessandro Pagano" width="300" height="272" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;On.le Alessandro Pagano</p></div>
<p>Come mai 170 deputati di tutti i partiti, nel momento in cui si dibatte sulla sfiducia al  Governo Berlusconi, anziché restare sul tema del giorno decidono di presentare una proposta di legge su un argomento apparentemente lontano dall’attualità politica ? </p>
<p>L’argomento, oggetto della domanda di un giornalista di Radio Radicale, è una proposta di legge che vieta la produzione, l’importazione e il commercio di merci prodotte in schiavitù, presentata nei giorni scorsi, primi firmatari gli on. Pagano, Sposetti, Moffa, Cimadoro, Poliedri, Volontè, Calgaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Si! Perché anche se a qualcuno potrebbe sembrare strano, l’argomento strano non è. Anche in Italia, per fare qualche esempio, nel distretto tessile di Prato (ma ciò accade anche in molte altre parti d’Italia), laboratori clandestini, gestiti quasi tutti da cinesi, producono milioni di prodotti di qualità scadente e a prezzi stracciatissimi. Come può accadere tutto questo in pieno terzo millennio ?</p>
<p style="text-align: justify;">Silvia Pieraccini,  nel suo libro inchiesta “ L’assedio cinese “, Edizione Sole 24 Ore, ci mostra cifre da capogiro: solo a Prato insistono 30 mila clandestini che producono 2 miliardi di giro di affari (almeno la metà in nero), che però denunciano appena tre casi di infortuni all’INAIL e che hanno una vita media aziendale di tre anni e mezzo al fine di sfuggire ai controlli. La materia prima che si lavora in questo distretto produttivo arriva quasi sempre dai campi di concentramento cinesi, i famigerati lao-gai. In questi posti terribili i dissidenti politici assieme ai condannati per reati comuni vengono schiavizzati lavorando 18 ore al giorno, fino a quando non schiantano dalla fatica. Molte volte a coloro che muoiono vengono espiantati i loro organi vitali (cuore, reni, fegato).</p>
<p style="text-align: justify;">Alla conferenza stampa di presentazione della proposta di legge, che ha visto la partecipazione di tutti i network nazionali, ha partecipato anche un ospite d’onore, il dissidente cinese Harry Wu, che dopo 19 anni di campi di concentramento è riuscito ad espatriare in USA e lì ha fondato la Laogai Reserch Foundation, che si batte per la tutela dei diritti umani in Cina. Diritti umani che però, come è stato dimostrato dalle statistiche, vengono violati anche in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Harry Wu è fuggito negli USA nel 1992 dopo 19 anni di Laogai, ma oggi le cose continuano ad essere come allora, come è stato denunciato da Liu Xiaobo, recentemente insignito del premio Nobel per la Pace.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Occidente e l’Italia in particolare continuano a fare finta che nulla stia accadendo e continuano ad intrattenere lucrosi (per loro) rapporti economici con la Cina e tollerano la concorrenza sleale delle fabbriche lager e truffaldine dei nostri distretti produttivi. Il responsabile in Italia dei Laogai, Toni Brandi, ha prodotto prove inconfutabili su come imprese italiane importino merci prodotte in schiavitù anche nel settore agro-alimentare. La Coldiretti a metà gennaio ha annunciato che presenterà un rapporto-denuncia proprio su questo tema. Come si vede questa non è solo una problematica di tipo economico ma soprattutto di tipo morale e sociale, visto che si intacca anche la salute delle nostre popolazioni. Questa proposta di legge è autenticamente bipartisan in quanto il bisogno è avvertito da tutti, destra e sinistra. E  ciò conferma che la domanda che Radio Radicale mi ha posto all’inizio, non poteva che trovare una risposta semplice e cioè: “C’è una maggioranza del Paese e quindi del nostro Parlamento, che è stanca di chiacchiere inutili, di gossip, di odi e rancori, di ragionamenti tesi solo a destabilizzare il quadro politico, e di tentativi di “ribaltare” la volontà popolare. C’è una maggioranza del Paese e del Parlamento che in maniera bipartisan vuole invece risolvere i veri problemi che attanagliano la nostra Italia e la nostra comunità internazionale”.</p>
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		<title>LA COREA DEL NORD VA ALLA GUERRA, LA CINA PROTEGGE</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 06:44:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
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		<description><![CDATA[Esplosioni, case in fiamme (almeno 70 completamente distrutte), morti e feriti lasciati sul terreno nel terrore generale, mentre circa duecento di colpi di artiglieria continuavano ad abbattersi – per un’ora circa – sull’isola sud-coreana di Yeonpyeong, abitata da quasi duemila civili (per lo più pescatori con le loro famiglie) e da 600 marines U.S.A. L’isola si trova a circa 12 chilometri di distanza dalle coste della Corea del Nord e dunque è diventata un facile bersaglio. La gente sul posto ha riferito di essersi trovata inerme in un mare di fuoco: “…un intollerabile e sconsiderato attacco contro i civili” – lo ha definito il Presidente sud coreano Lee Myunb-bak (cfr.: “Coree, il Nord bombarda il Sud. Venti di guerra nel Mar Giallo”, in: Il Messaggero, 24 novembre 2010, pag. 21). In effetti l’aggressione di martedì 23 novembre è un’assoluta novità &#8211; in senso negativo &#8211; fin dai tempi della guerra di Corea: una palese violazione dell’armistizio firmato fra i due Paesi confinanti alla fine della guerra del 1949-1953. L’attacco all’isola di Yeonpyeong è immediatamente successivo alla visita e alle dichiarazioni che lo scienziato statunitense Siegfried S. Hecker – invitato dal regime di Pyongyang – ha fatto a proposito del nuovo “gioiello” in campo nucleare nord-coreano: 2mila centrifughe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5352" href="http://www.recensioni-storia.it/la-corea-del-nord-va-alla-guerra-la-cina-protegge/corre-missili-jpg_415368877"><img class="alignleft size-medium wp-image-5352" title="corre-missili.jpg_415368877" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/11/corre-missili.jpg_415368877-300x158.jpg" alt="corre-missili.jpg_415368877" width="300" height="158" /></a>Esplosioni, case in fiamme (almeno 70 completamente distrutte), morti e feriti lasciati sul terreno nel terrore generale, mentre circa duecento di colpi di artiglieria continuavano ad abbattersi – per un’ora circa – sull’isola sud-coreana di <em>Yeonpyeong</em>, abitata da quasi duemila civili (per lo più pescatori con le loro famiglie) e da 600 marines U.S.A.</p>
<p style="text-align: justify;">L’isola si trova a circa 12 chilometri di distanza dalle coste della Corea del Nord e dunque è diventata un facile bersaglio.</p>
<p style="text-align: justify;">La gente sul posto ha riferito di essersi trovata inerme in un mare di fuoco: “…un intollerabile e sconsiderato attacco contro i civili” – lo ha definito il Presidente sud coreano <em>Lee Myunb-bak</em> (cfr.: “Coree, il Nord bombarda il Sud. Venti di guerra nel Mar Giallo”, in: Il Messaggero, 24 novembre 2010, pag. 21).</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti l’aggressione di martedì 23 novembre è un’assoluta novità &#8211; in senso negativo &#8211; fin dai tempi della guerra di Corea: una palese violazione dell’armistizio firmato fra i due Paesi confinanti alla fine della guerra del 1949-1953.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attacco all’isola di <em>Yeonpyeong</em> è immediatamente successivo alla visita e alle dichiarazioni che lo scienziato statunitense <em>Siegfried S. Hecker</em> – invitato dal regime di Pyongyang – ha fatto a proposito del nuovo “gioiello” in campo nucleare nord-coreano: 2mila centrifughe per l’arricchimento dell’uranio.</p>
<p style="text-align: justify;">Veri precedenti di guerra si erano avuti già nella scorsa primavera con l’affondamento della corvetta sudcoreana <em>Cheonan</em>, colpita da un missile nord-coreano il 26 marzo 2010. Insieme con un’unità gemella (la <em>Sokcho</em>) la nave stava operando nel Mar Giallo nelle vicinanze dell’isola di <em>Baengnyeong, </em>in una zona di mare dove corre il confine marittimo tracciato dalle Nazioni Unite ma disconosciuto dal regime comunista nord-coreano. Immediatamente a sud di tale confine si trovano alcune isolette, fra cui quella pesantemente bombardata il 23 novembre.</p>
<p style="text-align: justify;"><em></em>La corvetta colpita si spezzò in due e solo 58 dei 104 membri dell&#8217;equipaggio furono tratti in salvo: 46 marinai morirono. Il comandante della nave, prima che la stessa affondasse, contattò il quartier generale della flotta sudcoreana riferendo &#8220;di essere stati attaccati dal nemico&#8221;. Pyongyang si è sempre rifiutata di riconoscere alcuna responsabilità, anche se messa alle spalle da una serie di prove presentate alle Nazioni Unite dalla Corea del Sud.</p>
<p style="text-align: justify;">A fronte di questi palesi atti di guerra non solo la Corea del Sud è comprensibilmente preoccupata per la propria incolumità, ma anche il vicino Giappone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il premier nipponico <em>Naoto Kan</em> ha detto che la Cina, grande protettrice di Pyongyang, dovrebbe dare una risposta adeguata sul comportamento della Corea del Nord:  &#8220;Il ruolo della Cina nella comunità internazionale è vasto e ne deriva una grande responsabilità. Credo che la Cina debba dare risposte appropriate, dato che è un Paese con delle responsabilità.&#8221; (cfr.: www.avvenire.it).</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà “Taluni osservatori” – scrive il generale Carlo Jean sul “Messaggero” di mercoledì 24 novembre (pag. 27) – “hanno espresso il sospetto che la Cina sia dietro alle iniziative nord-coreane. Pyongyang dipende da Pechino per i rifornimenti energetici e alimentari. Sa anche che i cinesi non possono essere sfidati impunemente. Quindi, sono stati quasi certamente messi al corrente delle iniziative nord-coreane…”. </p>
<p style="text-align: justify;">Piuttosto che intervenire presso il &#8220;regime fratello&#8221;, Pechino esprime invece preoccupazione per le preannunciate esercitazioni militari nel Mar Giallo condotte da Stati Uniti e Corea del Sud, blanda risposta (insieme all&#8217;invio in area della portaerei &#8220;George Washington&#8221;) all&#8217;attacco nord-coreano.</p>
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		<title>GUERRA AI CRISTIANI (di Omar Ebrahime)</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 04:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sudan, agosto 2009: sette cristiani, tra cui alcuni ragazzi poco più che adolescenti, vengono crocifissi poco fuori la loro parrocchia da alcuni gruppi fondamentalisti islamici. La notizia, però, arriva in Europa solo molte settimane dopo, grazie alla visita di un Vescovo sudanese che racconta l&#8217;accaduto dettagliando le violenze che i cristiani subiscono da tempo nel Paese, in cui sono minoranza. Incredibilmente, nessuno sembra interessarsene. Forse perché il Sudan è un Paese lontano e l&#8217;Africa è solitamente una terra dimenticata dai grandi mezzi di comunicazione sociale. Trascorre qualche mese ed è la volta dell&#8217;Egitto: all&#8217;uscita dalla Messa di Natale, nove cristiani vengono uccisi e un&#8217;altra decina feriti da un commando terrorista. Si chiude così nel sangue un anno che era cominciato con il sacrificio di un altro cristiano: bruciato vivo in strada per aver frequentato una ragazza islamica. Da tempo infatti in Egitto le chiese sono sorvegliate dalla polizia per garantire una libertà di culto sempre più difficile ma le autorità locali, se da una parte si fanno scudo con proclami di giustizia, dall&#8217;altra finiscono con il non perseguire materialmente i terroristi, favorendo così un&#8217;islamizzazione strisciante del Paese. Poco dopo i fatti d&#8217;Egitto si apprende, grazie al lavoro d&#8217;informazione di agenzie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sudan, agosto 2009: sett<a rel="attachment wp-att-5112" href="http://www.recensioni-storia.it/guerra-ai-cristiani-di-omar-ebrahime/copertina_mauro"><img class="alignleft size-full wp-image-5112" title="Copertina_Mauro" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/10/Copertina_Mauro.jpg" alt="Copertina_Mauro" width="200" height="299" /></a>e cristiani, tra cui alcuni ragazzi poco più che adolescenti, vengono crocifissi poco fuori la loro parrocchia da alcuni gruppi fondamentalisti islamici. La notizia, però, arriva in Europa solo molte settimane dopo, grazie alla visita di un Vescovo sudanese che racconta l&#8217;accaduto dettagliando le violenze che i cristiani subiscono da tempo nel Paese, in cui sono minoranza. Incredibilmente, nessuno sembra interessarsene. Forse perché il Sudan è un Paese lontano e l&#8217;Africa è solitamente una terra dimenticata dai grandi mezzi di comunicazione sociale. Trascorre qualche mese ed è la volta dell&#8217;Egitto: all&#8217;uscita dalla Messa di Natale, nove cristiani vengono uccisi e un&#8217;altra decina feriti da un commando terrorista. Si chiude così nel sangue un anno che era cominciato con il sacrificio di un altro cristiano: bruciato vivo in strada per aver frequentato una ragazza islamica. Da tempo infatti in Egitto le chiese sono sorvegliate dalla polizia per garantire una libertà di culto sempre più difficile ma le autorità locali, se da una parte si fanno scudo con proclami di giustizia, dall&#8217;altra finiscono con il non perseguire materialmente i terroristi, favorendo così un&#8217;islamizzazione strisciante del Paese. Poco dopo i fatti d&#8217;Egitto si apprende, grazie al lavoro d&#8217;informazione di agenzie missionarie come AsiaNews, lo spaventoso martirio dei cristiani in Pakistan. Nel giro di poco più di un mese un uomo e due ragazze minorenni vengono arsi vivi per essersi rifiutati di passare all&#8217;Islam. Prima di essere date alle fiamme, davanti a testimoni, le due ragazze erano state più volte violentate.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono solo alcuni degli episodi del 2010 che Mario Mauro, parlamentare europeo e rappresentante della Presidenza dell’OSCE per la lotta al razzismo, la xenofobia e le discriminazioni, raccoglie nel libro <strong><em>Guerra ai cristiani. Le persecuzioni e le discriminazioni dei cristiani nel mondo</em></strong> (Lindau, Torino, 2010, pp. 132).  L’Autore fa il punto sulle persecuzioni e le discriminazioni che oggi patiscono i cristiani nel mondo <em>in quanto</em> cristiani. Il calvario dei cristiani nei Paesi a maggioranza islamica e che hanno subìto negli ultimi tempi un processo di radicalizzazione del fanatismo è cosa forse nota ai più, ma non c&#8217;è solo l&#8217;Islam fondamentalista. Ci sono anche Paesi orientali in forte sviluppo e che ormai aspirano ad entrare tra i grandi della Terra, come l&#8217;India, dove pure i cristiani subiscono vessazioni di ogni tipo in ragione del fatto che la diffusione del Vangelo potrebbe portare, insieme all&#8217;alfabetizzazione e alla scolarizzazione primaria, anche libertà e diritti ponendo fine alla rigida società classista indiana in cui migliaia di persone, come i cosiddetti “fuori-casta” (<em>dalit</em>), non possiedono praticamente alcuna dignità. Per questo nel 2008 nello stato dell’Orissa si è avuto un vero e proprio ‘pogrom’, pianificato da partiti nazionalisti e fondamentalisti indù, con l&#8217;obiettivo di distruggere un&#8217;intera comunità cristiana. “<em>Rajani Mahi</em>, <em>21 anni</em>, <em>è stata arsa viva mentre cercava di salvare gli ospiti di un orfanotrofio della missione di Bargarh</em> [...], <em>nella stessa regione anche un uomo è stato bruciato vivo</em>, <em>lo stesso giorno a Kandhamal</em>,<em> e una suora è morta carbonizzata dopo essere stata stuprata nel Centro sociale di Bubaneshwar</em>” (pag. 68). La persecuzione è andata avanti per mesi cosicché alla fine gli osservatori internazionali potevano leggere un vero e proprio bollettino di guerra: le vittime (contando insieme fedeli e religiosi) superavano le centinaia, oltre quaranta le chiese distrutte, altre centinaia e centinaia le case abbattute. Se perfino alcuni leader politici nazionali hanno invocato la pulizia etnica “<em>finchè  l</em>&#8216;<em>Orissa non sia liberata dai cristiani</em>” (pag. 69), riscuotendo consenso, senza più il minimo senso di vergogna, non sorprende che altri non abbiano trovato di meglio che accusare le Missionarie della carità (l&#8217;ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta) nientemeno che di complotto contro la sicurezza dello Stato. Siamo di fronte con ogni evidenza a qualcosa di impressionante, fuori di ogni logica e che tuttavia suggerisce una riflessione decisiva. Forse mai come nell&#8217;India di oggi si vede come il Vangelo sia <em>veramente</em> fermento di libertà e garante dei diritti fondamentali della persona. E proprio per questo temuto, osteggiato e combattuto da tutti i totalitarismi, da tutte le dittature, da tutti i poteri (statali e non) che si ergono essi stessi a forme di divinità.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo sguardo dell&#8217;Autore cade non a caso sull&#8217;ideologia che ha insanguinato come nessuno il secolo scorso: il comunismo. Alcuni ne avevano decretato la fine ma ancora oggi resta più vivo che mai in Corea del Nord, Cina, Birmania, Vietnam, Cuba mentre riemerge con altre forme, meno brutali &#8211; ma altrettanto liberticide &#8211; anche in Sudamerica. Proprio nella Corea comunista e ufficialmente atea nel luglio scorso una donna di 33 anni è stata giustiziata in pubblico “<em>perchè distribuiva la Bibbia</em>” (pag. 58). Ma migliaia sarebbero attualmente i cristiani rinchiusi nei campi di lavoro coreani e cinesi (i tristemente famosi “<em>laogai</em>”) e di cui si ignora la fine. E, ancora, le pagine di Mauro si soffermano anche sulla Via Crucis dei cristiani iracheni, che rischiano di scomparire per sempre dalla loro terra natale, sulla sofferenza di quelli che vivono da secoli in Turchia (ricordando il sacrificio di don Andrea Santoro e di mons. Luigi Padovese), fino a toccare le comunità più dimenticate: Iran, Indonesia, Somalia. Dinanzi a questa persecuzione su scala mondiale (documentata anche con numerose foto e siti internet di varie agenzie internazionali e Ong) che fanno dei cristiani il gruppo religioso più perseguitato in assoluto (più del 75% delle discriminazioni religiose nel mondo è diretto contro di loro) viene da chiedersi che cosa sarebbe successo se questi episodi avessero visto come vittime non dei cristiani ma un qualsiasi altro gruppo religioso. Ad esempio, degli ebrei o dei musulmani. Che cosa sarebbe accaduto se in qualche parte del mondo qualcuno, invece dei cristiani, avrebbe crocifisso o dato alle fiamme o giustiziato pubblicamente senza processo degli ebrei o dei musulmani per il solo fatto di essere ebrei o musulmani?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta porta forse alla radice del problema, ovvero che in fondo il destino dei cristiani non interessa a nessuno, neanche a chi dovrebbe difendere per primo le radici cristiane dell&#8217;Europa (che infatti sono state negate). La questione appare talmente vera che un attivista per i diritti dei cristiani pakistani, interpellato recentemente su che cosa dovrebbe fare oggi l&#8217;Europa, ha risposto con le lacrime agli occhi: “Io penso che l&#8217;Europa dovrebbe ritrovare anzitutto la sua fede”. Padre Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews e studioso delle minoranze cristiane nel mondo, da parte sua concorda pienamente, mettendo in luce la ‘strana’ alleanza dei nostri giorni tra il laicismo nichilista occidentale e i dispotismi liberticidi orientali: “<em>È l</em>’<em>indifferenza della comunità internazionale</em>,<em> e dell</em>’<em>Europa in particolare</em>, <em>il più grande alleato dei paesi che ostacolano la libertà religiosa” </em>(pag. 33).           </p>
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		<title>LA SICUREZZA ALIMENTARE IN CINA</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 19:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sotto i raggi gentili del sole e con le brezze che increspano il mare, nell&#8217;allevamento di gamberi di una grossa azienda nell&#8217;arcipelago di Zhoushan della regione dello Zhejiang, un gruppo di ragazze in abiti estivi dai colori sgargianti e di poco prezzo chiacchiera mentre sguscia i gamberi appena presi. Capita di sentire, ogni tanto, un gridolino. Ancora una volta, una ragazza si è tagliata un dito con i gusci duri e taglienti dei gamberi. Davanti a una nuova ferita e a tante ferite già vecchie ormai rimarginate, queste ragazze, dal volto annerito da anni e anni di lavoro sotto i raggi del sole, non si scompongono. Tirano fuori dalla tasca del vestito una confezione di pomata di cloramfenicolo, la applicano sulla ferita e, come se nulla fosse successo, tornano a lavorare chiacchierando con le amiche. Ecco perché si dice che oggi la terra sta diventando sempre più simile a un villaggio globale, dove se uno ha l&#8217;influenza, l&#8217;altro comincia a starnutire. Capodanno 2001, siamo a Vienna, nella capitale austriaca rinomata come città della musica, in tutt&#8217;altra atmosfera: davanti a un Carrefour normalmente poco frequentato, ci sono tantissime persone che protestano urlando e sbandierando, con tale energia da far sciogliere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a rel="attachment wp-att-2876" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2876"><img class="alignleft size-medium wp-image-2876" title="senza-titolo-1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/07/senza-titolo-1-200x300.jpg" alt="senza-titolo-1" width="200" height="300" /></a>Sotto i raggi gentili del sole e con le brezze che increspano il mare, nell&#8217;allevamento di gamberi di una grossa azienda nell&#8217;arcipelago di Zhoushan della regione dello Zhejiang, un gruppo di ragazze in abiti estivi dai colori sgargianti e di poco prezzo chiacchiera mentre sguscia i gamberi appena presi. Capita di sentire, ogni tanto, un gridolino. Ancora una volta, una ragazza si è tagliata un dito con i gusci duri e taglienti dei gamberi.<br />
Davanti a una nuova ferita e a tante ferite già vecchie ormai rimarginate, queste ragazze, dal volto annerito da anni e anni di lavoro sotto i raggi del sole, non si scompongono. Tirano fuori dalla tasca del vestito una confezione di pomata di cloramfenicolo, la applicano sulla ferita e, come se nulla fosse successo, tornano a lavorare chiacchierando con le amiche.<br />
Ecco perché si dice che oggi la terra sta diventando sempre più simile a un villaggio globale, dove se uno ha l&#8217;influenza, l&#8217;altro comincia a starnutire.<br />
Capodanno 2001, siamo a Vienna, nella capitale austriaca rinomata come città della musica, in tutt&#8217;altra atmosfera: davanti a un Carrefour normalmente poco frequentato, ci sono tantissime persone che protestano urlando e sbandierando, con tale energia da far sciogliere la neve sul tetto del supermercato. La protesta è stata organizzata dalla sezione locale di Greenpeace e a causarla è stato il risultato di un controllo svolto da un ente statale sui gamberi surgelati del supermercato, dopo che non pochi consumatori avevano denunciato sintomi di allergie a seguito del consumo di questo prodotto. Il controllo ha portato alla scoperta che la maggior parte dei gamberi, distribuiti dalla ditta tedesca Ristic, conteneva cloramfenicolo. Ulteriori indagini hanno chiarito che questi gamberi erano stati importati dall&#8217;arcipelago Zhoushan, in Cina.<br />
&#8220;Non sappiamo cosa dire, purtroppo il livello d&#8217;istruzione delle donne nei nostri villaggi di pescatori è troppo basso. Proprio le medicine che queste donne usano da anni per curarsi le ferite causano l&#8217;inquinamento dei gamberetti nelle vasche di allevamento, e l&#8217;esportazione di questi gamberi surgelati ha causato un&#8217;ondata di proteste internazionali, che sono costate allo stato qualche miliardo di RMB&#8221;.<br />
Questa è stata la giustificazione fornita dai responsabili cinesi del settore di fronte ai cronisti provenienti da tutto il mondo per ottenere spiegazioni sull&#8217;accaduto. La dichiarazione era la classica risposta usata in vari ambienti per tappare la bocca agli interlocutori, una presa in giro allo scopo di coprire il più possibile la realtà che nei grandi allevamenti di prodotti ittici vengono impiegate elevate quantità di sostanze tossiche&#8230;</div>
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<div>Questo volume edito in Italia da Spirali costituisce un documento eccezionale sulla disastrosa situazione alimentare in Cina e sul pericolo connesso alle esportazioni di prodotti cinesi all&#8217;estero. Un resoconto dettagliato – attraverso le testimonianze di produttori di generi alimentari, itticoltori, commercianti, ristoratori, contadini, medici, ricercatori e semplici consumatori – sull&#8217;utilizzo di anticoncezionali, ormoni, pesticidi, coloranti, anabolizzanti, additivi tossici nella produzione e nella conservazione dei prodotti alimentari.<br />
Questo libro, uscito in Cina nel 2006, è stato immediatamente messo all&#8217;indice dal governo cinese. Nello stesso anno, è stato premiato a Berlino al Lettre Ulysses Award for the Art of Reportage.<br />
Dice l&#8217;autore: &#8220;Il terrore di un regime dittatoriale ha fatto convergere l&#8217;interesse dei cinesi in un&#8217;unica direzione. Vista l&#8217;impossibilità di partecipare all&#8217;attività economica e politica, il cibo diventa parte essenziale della vita quotidiana, assurge a status symbol, a dimostrazione del valore dell&#8217;esistenza. La realtà in cui viviamo non ci garantisce più il minimo indispensabile&#8230; occorre scoprire il terrore e le menzogne su cui si regge questo regime. Io ho deciso d&#8217;incominciare dal problema del cibo, perché in questo ambito siamo arrivati a una situazione esasperante&#8221;.</div>
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		<title>PICCOLI E GRANDI DITTATORI CRESCONO (L&#8217;Ora del Salento, 19 giugno 2009, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 07:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Birmania]]></category>
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		<description><![CDATA[Laureata in storia moderna all&#8217;Università di Firenze, Fiamma Nirenstein ha vissuto per anni tra l&#8217;Italia e Gerusalemme, dove ha ricoperto il ruolo di inviata dal Medio Oriente prima per il quotidiano La Stampa e poi, dal dicembre 2006, per il quotidiano Il Giornale e per il quotidiano telematico L&#8217;Occidentale. Su Panorama, Nirenstein tiene regolarmente una rubrica di politica internazionale. Ha lavorato anche per molti altri prestigiosi quotidiani e settimanali, cominciando da Paese Sera. Nel 2006, insieme a Toni Capuozzo e Magdi Allam, partecipa al programma su Canale 5 “Orient Express”. Nel 2005 ha ideato e condotto il programma di politica estera su Raidue &#8220;Ore diciotto/Mondo&#8221;. Viene intervistata settimanalmente a Radio Radicale da Massimo Bordin, in una rubrica dedicata al Medio Oriente. Alle elezioni politiche del 2008 è stata candidata nel Popolo delle Libertà ed eletta nella circoscrizione Liguria. E&#8217; vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati. Nella sua carriera di giornalista ha incontrato a decine i leader mondiali, da Nelson Mandela, da Vaclav Havel ad Arafat. Nonostante il suo recente schieramento politico, Fiamma Nirenstein è una voce libera ed imparziale, come dimostra l’attenzione speciale con cui la segue Radio Radicale. In politica estera ha una rara [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a rel="attachment wp-att-2643" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2643"><img class="alignleft size-full wp-image-2643" title="fiamma-nirenstein1_47657" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/fiamma-nirenstein1_47657.jpg" alt="fiamma-nirenstein1_47657" width="510" height="340" /></a></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Laureata in storia moderna all&#8217;Università di Firenze, <strong>Fiamma Nirenstein</strong> ha vissuto per anni tra l&#8217;Italia e Gerusalemme, dove ha ricoperto il ruolo di inviata dal Medio Oriente prima per il quotidiano <em style="mso-bidi-font-style: normal;">La Stampa</em> e poi, dal dicembre 2006, per il quotidiano <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il Giornale</em> e per il quotidiano telematico <em>L&#8217;Occidentale</em>. Su Panorama, Nirenstein tiene regolarmente una rubrica di politica internazionale. Ha lavorato anche per molti altri prestigiosi quotidiani e settimanali, cominciando da <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Paese Sera.</em></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Nel 2006, insieme a <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toni Capuozzo</strong> e <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Magdi Allam</strong>, partecipa al programma su Canale 5 “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Orient Express</em>”. Nel 2005 ha ideato e condotto il programma di politica estera su Raidue &#8220;Ore diciotto/Mondo&#8221;. Viene intervistata settimanalmente a Radio Radicale da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bordin</strong>, in una rubrica dedicata al Medio Oriente. Alle elezioni politiche del 2008 è stata candidata nel Popolo delle Libertà ed eletta nella circoscrizione Liguria. E&#8217; vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati. Nella sua carriera di giornalista ha incontrato a decine i leader mondiali, da Nelson Mandela, da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vaclav Havel</strong> ad <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arafat.</strong></span></p>
<p>Nonostante il suo recente schieramento politico, Fiamma Nirenstein<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </strong>è una voce libera ed imparziale, come dimostra l’attenzione speciale con cui la segue Radio Radicale. In politica estera ha una rara competenza, e proprio per questo meritano attenzione le sue riflessioni in margine a quanto sta accadendo in questi giorni in Iran e in Corea del Nord. In un’analisi pubblicata su “Il Giornale” di domenica 14 giugno 2009 (pagg. 12-13), <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiamma Nirenstein </strong>evidenzia come il mondo stia diventando più debole e impotente contro la furia di piccoli e grandi dittatori.</p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Non ci sono solo le minacce nucleari della Corea del Nord (che mettono tanta paura a Giappone e Corea del Sud) e l’intransigenza atomica di Teheran (che terrorizza Israele); ad alzare la voce contro l’Occidente vi sono pure i regimi socialisti dell’America Latina, come quello di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hugo Chavez</strong> in Venezuela e di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Evo Morales</strong> in Bolivia. In entrambi i Paesi la stampa e i media subiscono pesanti limitazioni, mentre nei 10 anni di governo di Hugo Chavez sono aumentati i prigionieri politici. Il Venezuela poi è in ottimi rapporti con Cuba dei fratelli Castro &#8211; che stanno ingannando il mondo con promesse di democratizzazione mai attuate -, e con lo stesso Iran. Chavez, al pari del brasiliano <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lula</strong>, si è subito affrettato a riconoscere la vittoria di Ahmadinejad nelle contestate elezioni presidenziali iraniane. </span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">In questo speciale elenco ci sono anche le dittature africane, come quella particolarmente longeva di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Robert Mugabe</strong> – sostenuto dalla Repubblica Popolare di Cina – e di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Omar al Bashir</strong>, il Presidente sudanese, nei confronti del quale il Tribunale Internazionale ha emesso un mandato di cattura per crimini contro l’umanità in relazione al genocidio del Darfur. E come non ricordare la violenza repressiva del regime birmano, il cui principale sponsor è la Cina di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hu Jintao</strong>?</span></p>
<p>Per Fiamma Nirenstein vi sarebbe un collante che unisce tutti questi piccoli e grandi dittatori: il comune desiderio di umiliare l’Occidente.</p>
<p>Nella foto: <em>Fiamma Nirenstein</em>, giornalista e dal 2008 deputato del Popolo delle Libertà)</p>
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		<title>VENTI ANNI FA PIAZZA TIENANMEN</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 18:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cina]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi vogliamo ricordare un avvenimento che si consumava in Cina vent’anni fa, il 4 giugno 1989, quando i carri armati entravano in Piazza Tienanmen (che in cinese significa: “porta della pace celeste”) per stroncare la protesta studentesca che invocava riforme e democrazia per la Cina. I media sia pure fugacemente hanno ricordato la ricorrenza di quei tragici giorni di giugno, che si conclusero con l’attacco dell’Esercito popolare ai ragazzi scesi in strada per protestare e chiedere riforme. Tutto ebbe inizio il 14 aprile del 1989, quando gli studenti in massa resero omaggio alla salma del leader riformista Hu Yaobang, sfilando per Pechino sino a ritrovarsi in Piazza Tienanmen. Ma ai giovani che chiedevano riforme e democrazia, i leader cinesi Deng Xiao Ping, Li Peng e YaoYilin risposero rifiutando ogni cambiamento istituzionale. Tra il 18 e il 21 aprile agli studenti si aggiunsero numerosi lavoratori e la protesta si ingrossò sino a raggiungere il milione di dimostranti, protesta che si protrasse per sei settimane dando vita alla cosiddetta &#8220;Primavera di Pechino&#8221;, che è rimasta la più grande manifestazione di protesta nella storia della Cina comunista. Alla fine del mese di maggio le cose precipitarono e il regime intimò di sospendere ogni manifestazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><a rel="attachment wp-att-2471" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2471"><img class="alignleft size-full wp-image-2471" title="tienanmen" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/tienanmen.jpg" alt="tienanmen" width="366" height="415" /></a>Oggi vogliamo ricordare un avvenimento che si consumava in Cina vent’anni fa, il 4 giugno 1989, quando i carri armati entravano in Piazza Tienanmen (che in cinese significa: “porta della pace celeste”) per stroncare la protesta studentesca che invocava riforme e democrazia per la Cina. I media sia pure fugacemente hanno ricordato la ricorrenza di quei tragici giorni di giugno, che si conclusero con l’attacco dell’Esercito popolare ai ragazzi scesi in strada per protestare e chiedere riforme.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Tutto ebbe inizio il 14 aprile del 1989, quando gli studenti in massa resero omaggio alla salma del leader riformista Hu Yaobang, sfilando per Pechino sino a ritrovarsi in Piazza Tienanmen. Ma ai giovani che chiedevano riforme e democrazia, i leader cinesi Deng Xiao Ping, Li Peng e YaoYilin risposero rifiutando ogni cambiamento istituzionale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Tra il 18 e il 21 aprile agli studenti si aggiunsero numerosi lavoratori e la protesta si ingrossò sino a raggiungere il milione di dimostranti, protesta che si protrasse per sei settimane dando vita alla cosiddetta &#8220;Primavera di Pechino&#8221;, che è rimasta la più grande manifestazione di protesta nella storia della Cina comunista.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Alla fine del mese di maggio le cose precipitarono e il regime intimò di sospendere ogni manifestazione, imponendo il 20 maggio la legge marziale. Qualcuno forse ricorderà che dinanzi a quei <em style="mso-bidi-font-style: normal;">tanks</em> che cercavano di riportare l’ordine, un piccolo uomo con la camicia bianca si frappose al potere, al potere enorme del partito comunista cinese: mentre la colonna blindata scendeva lungo il viale della Pace eterna, un giovane da solo si mette in mezzo alla strada, bloccando il carro armato che è in testa. L’autista cerca di scansarlo, ma lui gli si para nuovamente dinanzi, allargando le braccia; poi fa un salto e sale sul carro armato per parlare con il soldato, che è appena visibile dalla feritoia. Grida al soldato: “<em>Tornate indietro; smettetela di uccidere il nostro popolo</em>!” Poi il ragazzo scende veloce dal carro e si confonde tra gli altri studenti che gridano e protestano. Non si saprà più nulla di lui, mente subito dopo scatta, feroce, in tutta Pechino, la violenza, il fuoco dei soldati, gli arresti. Seguiranno la prigione e la tortura, che spesso si consuma proprio nelle sedi locali del partito comunista. Così almeno afferma Federico Rampini, sinologo fra i più illustri e accreditati in Italia, che non solo è il corrispondente dalla Cina per il quotidiano”Repubblica”, ma ha anche scritto importanti libri su questo grande paese.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Mentre il governo di Pechino si ostinava a ripetere che nessuno era stato ammazzato a Piazza Tienanmen, le stime raccolte da Amnesty International riferivano di un bilancio comprendente fra i 700 e i 3.000 morti, la maggior parte dei quali giovani. Di quel piccolo uomo di Piazza Tienanmen  non si è mai saputo più nulla: probabilmente fu arrestato e ucciso, nel corso della normalizzazione poliziesca. Qualcun altro afferma che sia ancora vivo. Fatto sta che, come dice Federico Rampini sul suo articolo di spalla pubblicato su Repubblica di giovedì 4 giugno 2009, quell’ex contestatore è diventato comunque la figura simbolo della resistenza di venti anni fa. Di quel giorno a Piazza Tienanmen resta scolpita nella memoria collettiva la foto scattata da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Jeff Widener</strong>, il fotografo dell’Associated Press che immortalò dalla finestra di un albergo vicino l’omino solo davanti al carro armato. Anche un altro paio di fotografi stranieri immortalarono l’episodio-simbolo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">La cosa straordinaria è che a venti anni di distanza tutto questo non interessa più di tanto. Lo si vorrebbe rimuovere psicologicamente e storicamente. Anche se i diritti umani in Cina stanno sempre ad aspettare e se, come raccontano gli ex detenuti, il sistema dei campi di lavoro e di rieducazione (il “laogai”) imperversa coinvolgendo milioni di uomini e donne. Probabilmente in tutto ciò l’Occidente si adegua alla censura imposta da Pechino, che ha rimosso ogni traccia della strage compiuta 20 anni fa. Oggi chiunque in Cina tenti di digitare su internet la parola “Tienanmen” troverà solo spiegazioni storico-artistiche sulla piazza, che<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>è prospiciente l’entrata della Città segreta. Nessun cenno ai giorni della rivolta e della repressione. Né tanto meno ne parlano i giornali cinesi. Oggi l’ordine regna a Pechino: pattuglie di soldati e poliziotti sorvegliano gli accessi a Piazza Tienanmen, nella paura del ripetersi di episodi finalizzati anche alla semplice commemorazione. Alle troupe televisive straniere è proibito riprendere gli spazi che furono teatro delle manifestazioni e degli eccidi. Il Club della stampa estera di Pechino ha segnalato diversi casi di intimidazione a giornalisti stranieri, ai cameramen e alle persone intervistate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Una dura protesta – però – così leggiamo su “Repubblica” è venuta da Washington. “La più forte presa di posizione dall’avvento dell’amministrazione Obama è stata affidata a Hillary Clinton”. Il Segretario di Stato ha infatti dichiarato: “<em>Una Cina che ha fatto enormi progressi economici ed aspira ad una leadership globale deve affrontare apertamente gli eventi più bui del suo passato, deve dire la verità sui morti, i detenuti, gli scomparsi, per imparare la lezione e sanare le ferite</em>”. Non solo: la Clinton ha chiesto al governo di rilasciare tutti coloro che ancora scontano le pene per quei fatti: ci sarebbero almeno 30 detenuti politici che da allora non hanno più visto la libertà. Un’altra grande testimonianza di solidarietà è giunta dal Cardinale Zen di Hong Kong, che ha dichiarato: “<em>Venti anni dopo, il regime rimane dispotico e corrotto. Ancora deve rispondere dell’orrendo crimine commesso. Quel massacro non era inevitabile e non ha portato nulla di buono. Il sistema politico è oppressivo, la corruzione dilaga, l’informazione è censurata, la ricchezza ha beneficiato solo una minoranza …</em>”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Wuer Kaixi</span></strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">, uno dei leader studen­teschi , dal canto suo ha ricordato sui giorna­li che <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;">&#8220;… I carri armati non fanno più rumore. Sono passati, so­no lontani. La Tienanmen è silenzio­sa. Il caos insanguinato di vent’anni fa non si sente più. Sparito dall’oriz­zonte della Cina: le nuove generazio­ni non sanno o quasi, solo pochissi­mi coltivano apertamente la memo­ria ed è più facile farlo all’estero. «Di allora mi addolora la sorte delle vittime. Noi capi siamo sopravvissu­ti, loro no. Ma la colpa è solo del re­gime</em></strong><em style="mso-bidi-font-style: normal;">».</em> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Ecco: la colpa è solo del regime. Secondo chi scrive, alle origini del dissesto umano, antropologico ed ambientale della Cina vi è la continuità con i principi di questo regime marxista, nella sua versione maoista. Non a caso i ritratti del “Grande Timoniere” continuano a campeggiare in Piazza Tienanmen. Ancora nel 2007, nell’anniversario della strage, una molotov fu lanciata contro l’effige del Grande Timoniere. Ovviamente il responsabile del gesto fu prontamente arrestato.<a rel="attachment wp-att-2474" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2474"><img class="alignleft size-full wp-image-2474" title="17cinapechinopiazzatienanmen" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/17cinapechinopiazzatienanmen.jpg" alt="17cinapechinopiazzatienanmen" width="780" height="534" /></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Ma è dall&#8217;avvento del comunismo che la Piazza è sormontata da un gigantesco ritratto di Mao. La scritta a sinistra recita: &#8220;Lunga vita alla Repubblica Popolare Cinese&#8221;, e quella di destra: &#8220;Lunga vita all&#8217;unità dei popoli del mondo&#8221;. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Così lo Stato – anche nel suo maquillage liberista e neo-capitalista – in Cina continua ad essere guidato dal Partito Comunista, che nei suoi periodici congressi detta le regole del gioco per gli anni venturi. Quindi dispiace che il sacrificio delle centinaia di ragazzi uccisi a Piazza Tienanmen dopo venti anni non trovi ancora dei frutti di libertà e di democrazia. I superstiti di quei giorni sono però concordi nel riconoscere che il comunismo resta un fossile ideologico odiato dalla popolazione, e che come tale un giorno, prima o poi, imploderà, come già in Russia e nei paesi dell’Est europeo.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
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