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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Cina</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>LA SICUREZZA ALIMENTARE IN CINA</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 19:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Spirali]]></category>

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		<description><![CDATA[Sotto i raggi gentili del sole e con le brezze che increspano il mare, nell&#8217;allevamento di gamberi di una grossa azienda nell&#8217;arcipelago di Zhoushan della regione dello Zhejiang, un gruppo di ragazze in abiti estivi dai colori sgargianti e di poco prezzo chiacchiera mentre sguscia i gamberi appena presi. Capita di sentire, ogni tanto, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a rel="attachment wp-att-2876" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2876"><img class="alignleft size-medium wp-image-2876" title="senza-titolo-1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/07/senza-titolo-1-200x300.jpg" alt="senza-titolo-1" width="200" height="300" /></a>Sotto i raggi gentili del sole e con le brezze che increspano il mare, nell&#8217;allevamento di gamberi di una grossa azienda nell&#8217;arcipelago di Zhoushan della regione dello Zhejiang, un gruppo di ragazze in abiti estivi dai colori sgargianti e di poco prezzo chiacchiera mentre sguscia i gamberi appena presi. Capita di sentire, ogni tanto, un gridolino. Ancora una volta, una ragazza si è tagliata un dito con i gusci duri e taglienti dei gamberi.<br />
Davanti a una nuova ferita e a tante ferite già vecchie ormai rimarginate, queste ragazze, dal volto annerito da anni e anni di lavoro sotto i raggi del sole, non si scompongono. Tirano fuori dalla tasca del vestito una confezione di pomata di cloramfenicolo, la applicano sulla ferita e, come se nulla fosse successo, tornano a lavorare chiacchierando con le amiche.<br />
Ecco perché si dice che oggi la terra sta diventando sempre più simile a un villaggio globale, dove se uno ha l&#8217;influenza, l&#8217;altro comincia a starnutire.<br />
Capodanno 2001, siamo a Vienna, nella capitale austriaca rinomata come città della musica, in tutt&#8217;altra atmosfera: davanti a un Carrefour normalmente poco frequentato, ci sono tantissime persone che protestano urlando e sbandierando, con tale energia da far sciogliere la neve sul tetto del supermercato. La protesta è stata organizzata dalla sezione locale di Greenpeace e a causarla è stato il risultato di un controllo svolto da un ente statale sui gamberi surgelati del supermercato, dopo che non pochi consumatori avevano denunciato sintomi di allergie a seguito del consumo di questo prodotto. Il controllo ha portato alla scoperta che la maggior parte dei gamberi, distribuiti dalla ditta tedesca Ristic, conteneva cloramfenicolo. Ulteriori indagini hanno chiarito che questi gamberi erano stati importati dall&#8217;arcipelago Zhoushan, in Cina.<br />
&#8220;Non sappiamo cosa dire, purtroppo il livello d&#8217;istruzione delle donne nei nostri villaggi di pescatori è troppo basso. Proprio le medicine che queste donne usano da anni per curarsi le ferite causano l&#8217;inquinamento dei gamberetti nelle vasche di allevamento, e l&#8217;esportazione di questi gamberi surgelati ha causato un&#8217;ondata di proteste internazionali, che sono costate allo stato qualche miliardo di RMB&#8221;.<br />
Questa è stata la giustificazione fornita dai responsabili cinesi del settore di fronte ai cronisti provenienti da tutto il mondo per ottenere spiegazioni sull&#8217;accaduto. La dichiarazione era la classica risposta usata in vari ambienti per tappare la bocca agli interlocutori, una presa in giro allo scopo di coprire il più possibile la realtà che nei grandi allevamenti di prodotti ittici vengono impiegate elevate quantità di sostanze tossiche&#8230;</div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div>Questo volume edito in Italia da Spirali costituisce un documento eccezionale sulla disastrosa situazione alimentare in Cina e sul pericolo connesso alle esportazioni di prodotti cinesi all&#8217;estero. Un resoconto dettagliato – attraverso le testimonianze di produttori di generi alimentari, itticoltori, commercianti, ristoratori, contadini, medici, ricercatori e semplici consumatori – sull&#8217;utilizzo di anticoncezionali, ormoni, pesticidi, coloranti, anabolizzanti, additivi tossici nella produzione e nella conservazione dei prodotti alimentari.<br />
Questo libro, uscito in Cina nel 2006, è stato immediatamente messo all&#8217;indice dal governo cinese. Nello stesso anno, è stato premiato a Berlino al Lettre Ulysses Award for the Art of Reportage.<br />
Dice l&#8217;autore: &#8220;Il terrore di un regime dittatoriale ha fatto convergere l&#8217;interesse dei cinesi in un&#8217;unica direzione. Vista l&#8217;impossibilità di partecipare all&#8217;attività economica e politica, il cibo diventa parte essenziale della vita quotidiana, assurge a status symbol, a dimostrazione del valore dell&#8217;esistenza. La realtà in cui viviamo non ci garantisce più il minimo indispensabile&#8230; occorre scoprire il terrore e le menzogne su cui si regge questo regime. Io ho deciso d&#8217;incominciare dal problema del cibo, perché in questo ambito siamo arrivati a una situazione esasperante&#8221;.</div>
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		<title>PICCOLI E GRANDI DITTATORI CRESCONO (L&#8217;Ora del Salento, 19 giugno 2009, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 07:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Birmania]]></category>
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		<description><![CDATA[
Laureata in storia moderna all&#8217;Università di Firenze, Fiamma Nirenstein ha vissuto per anni tra l&#8217;Italia e Gerusalemme, dove ha ricoperto il ruolo di inviata dal Medio Oriente prima per il quotidiano La Stampa e poi, dal dicembre 2006, per il quotidiano Il Giornale e per il quotidiano telematico L&#8217;Occidentale. Su Panorama, Nirenstein tiene regolarmente una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a rel="attachment wp-att-2643" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2643"><img class="alignleft size-full wp-image-2643" title="fiamma-nirenstein1_47657" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/fiamma-nirenstein1_47657.jpg" alt="fiamma-nirenstein1_47657" width="510" height="340" /></a></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Laureata in storia moderna all&#8217;Università di Firenze, <strong>Fiamma Nirenstein</strong> ha vissuto per anni tra l&#8217;Italia e Gerusalemme, dove ha ricoperto il ruolo di inviata dal Medio Oriente prima per il quotidiano <em style="mso-bidi-font-style: normal;">La Stampa</em> e poi, dal dicembre 2006, per il quotidiano <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il Giornale</em> e per il quotidiano telematico <em>L&#8217;Occidentale</em>. Su Panorama, Nirenstein tiene regolarmente una rubrica di politica internazionale. Ha lavorato anche per molti altri prestigiosi quotidiani e settimanali, cominciando da <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Paese Sera.</em></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Nel 2006, insieme a <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toni Capuozzo</strong> e <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Magdi Allam</strong>, partecipa al programma su Canale 5 “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Orient Express</em>”. Nel 2005 ha ideato e condotto il programma di politica estera su Raidue &#8220;Ore diciotto/Mondo&#8221;. Viene intervistata settimanalmente a Radio Radicale da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bordin</strong>, in una rubrica dedicata al Medio Oriente. Alle elezioni politiche del 2008 è stata candidata nel Popolo delle Libertà ed eletta nella circoscrizione Liguria. E&#8217; vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati. Nella sua carriera di giornalista ha incontrato a decine i leader mondiali, da Nelson Mandela, da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vaclav Havel</strong> ad <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arafat.</strong></span></p>
<p>Nonostante il suo recente schieramento politico, Fiamma Nirenstein<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </strong>è una voce libera ed imparziale, come dimostra l’attenzione speciale con cui la segue Radio Radicale. In politica estera ha una rara competenza, e proprio per questo meritano attenzione le sue riflessioni in margine a quanto sta accadendo in questi giorni in Iran e in Corea del Nord. In un’analisi pubblicata su “Il Giornale” di domenica 14 giugno 2009 (pagg. 12-13), <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiamma Nirenstein </strong>evidenzia come il mondo stia diventando più debole e impotente contro la furia di piccoli e grandi dittatori.</p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Non ci sono solo le minacce nucleari della Corea del Nord (che mettono tanta paura a Giappone e Corea del Sud) e l’intransigenza atomica di Teheran (che terrorizza Israele); ad alzare la voce contro l’Occidente vi sono pure i regimi socialisti dell’America Latina, come quello di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hugo Chavez</strong> in Venezuela e di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Evo Morales</strong> in Bolivia. In entrambi i Paesi la stampa e i media subiscono pesanti limitazioni, mentre nei 10 anni di governo di Hugo Chavez sono aumentati i prigionieri politici. Il Venezuela poi è in ottimi rapporti con Cuba dei fratelli Castro &#8211; che stanno ingannando il mondo con promesse di democratizzazione mai attuate -, e con lo stesso Iran. Chavez, al pari del brasiliano <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lula</strong>, si è subito affrettato a riconoscere la vittoria di Ahmadinejad nelle contestate elezioni presidenziali iraniane. </span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">In questo speciale elenco ci sono anche le dittature africane, come quella particolarmente longeva di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Robert Mugabe</strong> – sostenuto dalla Repubblica Popolare di Cina – e di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Omar al Bashir</strong>, il Presidente sudanese, nei confronti del quale il Tribunale Internazionale ha emesso un mandato di cattura per crimini contro l’umanità in relazione al genocidio del Darfur. E come non ricordare la violenza repressiva del regime birmano, il cui principale sponsor è la Cina di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hu Jintao</strong>?</span></p>
<p>Per Fiamma Nirenstein vi sarebbe un collante che unisce tutti questi piccoli e grandi dittatori: il comune desiderio di umiliare l’Occidente.</p>
<p>Nella foto: <em>Fiamma Nirenstein</em>, giornalista e dal 2008 deputato del Popolo delle Libertà)</p>
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		<title>VENTI ANNI FA PIAZZA TIENANMEN</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 18:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi vogliamo ricordare un avvenimento che si consumava in Cina vent’anni fa, il 4 giugno 1989, quando i carri armati entravano in Piazza Tienanmen (che in cinese significa: “porta della pace celeste”) per stroncare la protesta studentesca che invocava riforme e democrazia per la Cina. I media sia pure fugacemente hanno ricordato la ricorrenza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><a rel="attachment wp-att-2471" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2471"><img class="alignleft size-full wp-image-2471" title="tienanmen" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/tienanmen.jpg" alt="tienanmen" width="366" height="415" /></a>Oggi vogliamo ricordare un avvenimento che si consumava in Cina vent’anni fa, il 4 giugno 1989, quando i carri armati entravano in Piazza Tienanmen (che in cinese significa: “porta della pace celeste”) per stroncare la protesta studentesca che invocava riforme e democrazia per la Cina. I media sia pure fugacemente hanno ricordato la ricorrenza di quei tragici giorni di giugno, che si conclusero con l’attacco dell’Esercito popolare ai ragazzi scesi in strada per protestare e chiedere riforme.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Tutto ebbe inizio il 14 aprile del 1989, quando gli studenti in massa resero omaggio alla salma del leader riformista Hu Yaobang, sfilando per Pechino sino a ritrovarsi in Piazza Tienanmen. Ma ai giovani che chiedevano riforme e democrazia, i leader cinesi Deng Xiao Ping, Li Peng e YaoYilin risposero rifiutando ogni cambiamento istituzionale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Tra il 18 e il 21 aprile agli studenti si aggiunsero numerosi lavoratori e la protesta si ingrossò sino a raggiungere il milione di dimostranti, protesta che si protrasse per sei settimane dando vita alla cosiddetta &#8220;Primavera di Pechino&#8221;, che è rimasta la più grande manifestazione di protesta nella storia della Cina comunista.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Alla fine del mese di maggio le cose precipitarono e il regime intimò di sospendere ogni manifestazione, imponendo il 20 maggio la legge marziale. Qualcuno forse ricorderà che dinanzi a quei <em style="mso-bidi-font-style: normal;">tanks</em> che cercavano di riportare l’ordine, un piccolo uomo con la camicia bianca si frappose al potere, al potere enorme del partito comunista cinese: mentre la colonna blindata scendeva lungo il viale della Pace eterna, un giovane da solo si mette in mezzo alla strada, bloccando il carro armato che è in testa. L’autista cerca di scansarlo, ma lui gli si para nuovamente dinanzi, allargando le braccia; poi fa un salto e sale sul carro armato per parlare con il soldato, che è appena visibile dalla feritoia. Grida al soldato: “<em>Tornate indietro; smettetela di uccidere il nostro popolo</em>!” Poi il ragazzo scende veloce dal carro e si confonde tra gli altri studenti che gridano e protestano. Non si saprà più nulla di lui, mente subito dopo scatta, feroce, in tutta Pechino, la violenza, il fuoco dei soldati, gli arresti. Seguiranno la prigione e la tortura, che spesso si consuma proprio nelle sedi locali del partito comunista. Così almeno afferma Federico Rampini, sinologo fra i più illustri e accreditati in Italia, che non solo è il corrispondente dalla Cina per il quotidiano”Repubblica”, ma ha anche scritto importanti libri su questo grande paese.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Mentre il governo di Pechino si ostinava a ripetere che nessuno era stato ammazzato a Piazza Tienanmen, le stime raccolte da Amnesty International riferivano di un bilancio comprendente fra i 700 e i 3.000 morti, la maggior parte dei quali giovani. Di quel piccolo uomo di Piazza Tienanmen  non si è mai saputo più nulla: probabilmente fu arrestato e ucciso, nel corso della normalizzazione poliziesca. Qualcun altro afferma che sia ancora vivo. Fatto sta che, come dice Federico Rampini sul suo articolo di spalla pubblicato su Repubblica di giovedì 4 giugno 2009, quell’ex contestatore è diventato comunque la figura simbolo della resistenza di venti anni fa. Di quel giorno a Piazza Tienanmen resta scolpita nella memoria collettiva la foto scattata da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Jeff Widener</strong>, il fotografo dell’Associated Press che immortalò dalla finestra di un albergo vicino l’omino solo davanti al carro armato. Anche un altro paio di fotografi stranieri immortalarono l’episodio-simbolo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">La cosa straordinaria è che a venti anni di distanza tutto questo non interessa più di tanto. Lo si vorrebbe rimuovere psicologicamente e storicamente. Anche se i diritti umani in Cina stanno sempre ad aspettare e se, come raccontano gli ex detenuti, il sistema dei campi di lavoro e di rieducazione (il “laogai”) imperversa coinvolgendo milioni di uomini e donne. Probabilmente in tutto ciò l’Occidente si adegua alla censura imposta da Pechino, che ha rimosso ogni traccia della strage compiuta 20 anni fa. Oggi chiunque in Cina tenti di digitare su internet la parola “Tienanmen” troverà solo spiegazioni storico-artistiche sulla piazza, che<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>è prospiciente l’entrata della Città segreta. Nessun cenno ai giorni della rivolta e della repressione. Né tanto meno ne parlano i giornali cinesi. Oggi l’ordine regna a Pechino: pattuglie di soldati e poliziotti sorvegliano gli accessi a Piazza Tienanmen, nella paura del ripetersi di episodi finalizzati anche alla semplice commemorazione. Alle troupe televisive straniere è proibito riprendere gli spazi che furono teatro delle manifestazioni e degli eccidi. Il Club della stampa estera di Pechino ha segnalato diversi casi di intimidazione a giornalisti stranieri, ai cameramen e alle persone intervistate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Una dura protesta – però – così leggiamo su “Repubblica” è venuta da Washington. “La più forte presa di posizione dall’avvento dell’amministrazione Obama è stata affidata a Hillary Clinton”. Il Segretario di Stato ha infatti dichiarato: “<em>Una Cina che ha fatto enormi progressi economici ed aspira ad una leadership globale deve affrontare apertamente gli eventi più bui del suo passato, deve dire la verità sui morti, i detenuti, gli scomparsi, per imparare la lezione e sanare le ferite</em>”. Non solo: la Clinton ha chiesto al governo di rilasciare tutti coloro che ancora scontano le pene per quei fatti: ci sarebbero almeno 30 detenuti politici che da allora non hanno più visto la libertà. Un’altra grande testimonianza di solidarietà è giunta dal Cardinale Zen di Hong Kong, che ha dichiarato: “<em>Venti anni dopo, il regime rimane dispotico e corrotto. Ancora deve rispondere dell’orrendo crimine commesso. Quel massacro non era inevitabile e non ha portato nulla di buono. Il sistema politico è oppressivo, la corruzione dilaga, l’informazione è censurata, la ricchezza ha beneficiato solo una minoranza …</em>”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Wuer Kaixi</span></strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">, uno dei leader studen­teschi , dal canto suo ha ricordato sui giorna­li che <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;">&#8220;… I carri armati non fanno più rumore. Sono passati, so­no lontani. La Tienanmen è silenzio­sa. Il caos insanguinato di vent’anni fa non si sente più. Sparito dall’oriz­zonte della Cina: le nuove generazio­ni non sanno o quasi, solo pochissi­mi coltivano apertamente la memo­ria ed è più facile farlo all’estero. «Di allora mi addolora la sorte delle vittime. Noi capi siamo sopravvissu­ti, loro no. Ma la colpa è solo del re­gime</em></strong><em style="mso-bidi-font-style: normal;">».</em> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Ecco: la colpa è solo del regime. Secondo chi scrive, alle origini del dissesto umano, antropologico ed ambientale della Cina vi è la continuità con i principi di questo regime marxista, nella sua versione maoista. Non a caso i ritratti del “Grande Timoniere” continuano a campeggiare in Piazza Tienanmen. Ancora nel 2007, nell’anniversario della strage, una molotov fu lanciata contro l’effige del Grande Timoniere. Ovviamente il responsabile del gesto fu prontamente arrestato.<a rel="attachment wp-att-2474" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2474"><img class="alignleft size-full wp-image-2474" title="17cinapechinopiazzatienanmen" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/17cinapechinopiazzatienanmen.jpg" alt="17cinapechinopiazzatienanmen" width="780" height="534" /></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Ma è dall&#8217;avvento del comunismo che la Piazza è sormontata da un gigantesco ritratto di Mao. La scritta a sinistra recita: &#8220;Lunga vita alla Repubblica Popolare Cinese&#8221;, e quella di destra: &#8220;Lunga vita all&#8217;unità dei popoli del mondo&#8221;. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Così lo Stato – anche nel suo maquillage liberista e neo-capitalista – in Cina continua ad essere guidato dal Partito Comunista, che nei suoi periodici congressi detta le regole del gioco per gli anni venturi. Quindi dispiace che il sacrificio delle centinaia di ragazzi uccisi a Piazza Tienanmen dopo venti anni non trovi ancora dei frutti di libertà e di democrazia. I superstiti di quei giorni sono però concordi nel riconoscere che il comunismo resta un fossile ideologico odiato dalla popolazione, e che come tale un giorno, prima o poi, imploderà, come già in Russia e nei paesi dell’Est europeo.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
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		<title>IL DECLINO ECONOMICO (E FORSE MILITARE) DEGLI STATI UNITI (Rubrica radiofonica &#8220;L&#8217;Internazionale&#8221;, 30 aprile 2009)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/il-declino-economico-e-forse-militare-degli-stati-uniti-rubrica-radiofonica-linternazionale-30-aprile-2009</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 15:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia:
il-declino-economico-(e-forse-militare)-degli-Stati-Uniti.
Nella foto: il premier cinese Wen Jiabao si sfrega le mani


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2233" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2233"><img class="alignleft size-full wp-image-2233" title="politicalleaderswenjiabao" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/politicalleaderswenjiabao.jpg" alt="politicalleaderswenjiabao" width="300" height="278" /></a>Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia:</p>
<p><a rel="attachment wp-att-2222" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2222">i</a><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/il-declino-economico-e-forse-militare-degli-stati-uniti.mp3">l-declino-economico-(e-forse-militare)-degli-Stati-Uniti.</a></p>
<p>Nella foto: il premier cinese Wen Jiabao si sfrega le mani</p>
<p><a rel="attachment wp-att-2225" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2225"><img class="alignleft size-medium wp-image-2225" title="china-usa-big" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/china-usa-big-228x300.jpg" alt="china-usa-big" width="228" height="300" /></a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-2226" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2226"><img class="alignleft size-full wp-image-2226" title="recessione_usa_280x200" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/recessione_usa_280x200.jpg" alt="recessione_usa_280x200" width="280" height="200" /></a></p>
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		<title>CRISI ECONOMICA: CINA VERSUS STATI UNITI</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 08:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il senatore Mario Baldassarri (PdL) è fra i pochi politici ad avere le idee estremamente chiare sulle cause della crisi economica internazionale in corso. Non a caso prima di essere politico è stato economista di prestigio. Ottenuta la laurea in economia nel 1969, si è specializzato presso il Massachutts Institute of Technology seguendo gli insegnamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2144" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2144"><img class="alignleft size-medium wp-image-2144" title="mario-baldassarri" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/04/mario-baldassarri-300x197.jpg" alt="mario-baldassarri" width="300" height="197" /></a>Il senatore <strong>Mario Baldassarri</strong> (PdL) è fra i pochi politici ad avere le idee estremamente chiare sulle cause della crisi economica internazionale in corso. Non a caso prima di essere politico è stato economista di prestigio. Ottenuta la laurea in economia nel 1969, si è specializzato presso il <em>Massachutts Institute of Technology</em> seguendo gli insegnamenti di <strong>Franco Modigliani</strong>, <strong>Robert Solow</strong> e <strong>Paul Samuelson</strong>. Ancora trentenne ha ottenuto una cattedra universitaria, insegnando principalmente all&#8217;Università di Bologna come ordinario di Economia (1980-1988), per poi entrare nella facoltà di economia dell&#8217;Università “La Sapienza” di Roma. Ha insegnato anche all&#8217;Università di Torino e all&#8217;Università Cattolica di Milano. Negli anni Ottanta ha ricoperto per sei anni il ruolo di consigliere d’amministrazione dell&#8217;ENI, e per quattro anni quello di consigliere economico all&#8217;EFIM. Attualmente ricopre l&#8217;incarico di presidente della <span> </span>Commissione Finanze e Tesoro del Senato.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%;">In una sua recente intervista rilasciata al mensile di economia “Specchio economico” (n°2, febbraio 2009), Baldassarri delinea le origini dell’attuale crisi mondiale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%;">E’ evidente che la causa reale dello squilibrio è partita dagli U.S.A., non tanto con le “bolle” finanziarie ma con un fatto concreto: da oltre 10 anni quel Paese consuma il 6-7% in più di quello che produce, una quota che corrisponde al suo deficit con l’estero. Certamente gli Stati Uniti possono anche indebitarsi con l’estero: avendo una moneta internazionale pregiata, possono stampare dollari e pagare i debiti, ma questo fino ad un massimo del 3% del prodotto interno lordo, perché a tanto ammonta nel mondo la domanda di dollari per gli scambi. Se invece, come è accaduto, gli U.S.A. ne stampano un quantitativo pari al 7% e per 10 anni, alla fine l’economia non resiste. Per alimentare questo consumismo esasperato sono nate prima la bolla della Borsa, poi quella dei mutui subprime; quindi non si è corretto lo squilibrio dei consumi, ma si è continuato a gonfiarlo oltre le reali possibilità dell’economia reale. Dunque per Baldassarri le ragioni della crisi vanno individuate in questo comportamento da “cicala” degli Stati Uniti, a cui è corrisposto, viceversa, <span> </span>l’atteggiamento da “formica” della Repubblica Popolare di Cina, che consuma molto meno di quanto produce e che ha reinvestito l’ingente risparmio accumulato proprio nell’acquisto di titoli di Stato americani. Per di più, oltre ai titoli di Stato americani, la Cina da un paio d’anni ha cominciato a comprare in tutto il pianeta “pezzi di economia reale”, facendo shopping soprattutto in Africa e in America Latina. Ovviamente con favorevoli ricadute anche politiche. Ma la Cina ha acquistato pure negli U.S.A. – per esempio l’IBM Computers – e solo quando ha tentato di accaparrarsi la terza compagnia petrolifera americana, Washington è dovuta intervenire per dire: “<em>giù le mani dal petrolio</em>”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%;">Insomma con il suo enorme risparmio la Cina può comprare tutto il mondo. E’ per questo, afferma Baldassarri facendo riferimento alle normali proiezioni, che fra 5 o 6 anni la Cina sarà la prima potenza economica.</span></p>
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		<title>SUDAFRICA: LA CINA FA PAURA. IL DALAI LAMA PUO’ ASPETTARE. INTANTO PECHINO PENSA AD UN NUOVO  ORDINE MONETARIO INTERNAZIONALE</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 19:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il regime cinese continua ad arrabbiarsi con tutte quelle personalità del mondo politico o culturale che intrattengono rapporti con la massima autorità spirituale tibetana: il Dalai Lama. Non a caso nella Repubblica Popolare cinese tutti i siti o i blog che sul web testimoniano le violenze sui tibetani vengono censurati. Federico Rampini su Repubblica del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1820" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=1820"><img class="alignleft size-medium wp-image-1820" title="normal_tibet-new-01" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/03/normal_tibet-new-01-300x268.jpg" alt="normal_tibet-new-01" width="300" height="268" /></a>Il regime cinese continua ad arrabbiarsi con tutte quelle personalità del mondo politico o culturale che intrattengono rapporti con la massima autorità spirituale tibetana: il Dalai Lama. Non a caso nella Repubblica Popolare cinese tutti i siti o i blog che sul web testimoniano le violenze sui tibetani vengono censurati. Federico Rampini su Repubblica del 25 marzo scrive che in uno dei video oscurati su YouTube si vedono poliziotti che picchiano e trascinano per terra, con le mani legate, i monaci buddisti. Il rifiuto delle logiche razziste, i diritti umani, il rispetto delle minoranze…dovrebbero essere dei valori universali, senza troppe distinzioni di colore politico e di peso economico. E invece sembra che certi diritti umani siano considerati di serie A, ed altri diritti umani di serie B. Cerchiamo di chiarire con un esempio. Il sistema costituzionale sudafricano dell’apartheid veniva universalmente bollato come “razzista”, e a tutti sembrava giusto che così fosse. Oggi però l’African National Congress e i suoi alleati (fra cui sino a poco tempo fa figurava anche il partito comunista sudafricano), non sembra più ricordarsi dell’importanza del rispetto dei diritti umani, che pure per tanti anni ha invocato per sé. Si spiega in questi termini il rifiuto di Johannesburg di ricevere il Dalai Lama, premio Nobel per la pace. Come riporta “Repubblica” del 23 marzo 2009, il ricatto cinese evidentemente ha funzionato. Il Sudafrica, che si dibatte in una difficile crisi energetica e sociale, ha grande interesse (come d’altronde quasi tutti i paesi africani) a conservare e se possibile aumentare l’interscambio commerciale con Pechino. Il Dalai Lama era atteso per venerdì 27 marzo alla Conferenza dei premi Nobel per la pace voluto dagli organizzatori della coppa del mondo di calcio, per discutere dell’importanza del calcio nella lotta al razzismo e alla xenofobia. Ma il governo rappresentato dall’African National Congress ha opposto un secco diniego al suo visto d’ingresso. Un diniego che sarà definitivo sino a tutto il 2010, anno in cui in Sudafrica si celebreranno i mondiali di calcio. Così la conferenza, senza il Dalai Lama, è saltata definitivamente. La Cina, che è un partner commerciale privilegiato del Paese africano, ha plaudito all’iniziativa dell’African National Congress, che pure sin dai lontani anni ’50 si è battuto contro la xenofobia e a favore dei diritti umani. Insomma oggi che il Tibet si trova in una morsa di ferro e fuoco, con centinaia di arresti; oggi che la composizione etnica del Paese si sta snaturando a favore degli immigrati di etnia cinese appositamente mandati da Pechino, quasi nessun governo ha il coraggio di testimoniare la propria solidarietà ai tibetani. Neanche chi ieri protestava per i diritti umani. Si fa perciò più consistente il dubbio che la storia dei due pesi e delle due misure sia l’unica regola a dettar legge, con diritti umani che sono di serie A e diritti umani di serie B. Il Dalai Lama avrebbe dovuto incontrare Nelson Mandela, Friedrik Willem de Clerck e l’Arcivescovo anglicano Desmond Tutu, tutti premi Nobel per la pace e artefici della fine dell’apartheid. L’arcivescovo anglicano Desmond Tutu ha avuto parole di sdegno contro il governo del suo Paese, e ha dichiarato: &#8220;Condannerò il comportamento del governo come vergognoso, in linea con il nostro pessimo comportamento al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, come un totale tradimento della nostra storia di lotta. Stiamo cedendo in modo vergognoso alle pressioni cinesi. Mi vergogno profondamente e me ne rattristo”.<br />
Desmond Tutu quindi ha parlato chiaramente. Nelson Mandela invece ha preferito non far nessun commento; forse neanche lui come i suoi compagni di partito ha trovato il coraggio necessario per opporsi ai diktat della Repubblica Popolare.<br />
Tra le poche significative eccezioni vi fu nello scorso dicembre 2008 Nikholas Sarkozy, che in qualità di Presidente di turno dell’U.E. incontrò il Dalai Lama in Polonia, nonostante le minacce cinesi. E infatti Pechino in quell’occasione non mancò di protestare con veemenza. Più recentemente il Sindaco di Roma Gianni Alemanno si è attirato le ire di Pechino.  Il conferimento al Dalai Lama della cittadinanza onoraria di Roma &#8220;offende il popolo cinese&#8221; e costituisce un&#8217;&#8221;interferenza&#8221; negli affari interni di Pechino… Lo ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu, in una conferenza stampa tenuta a Pechino nello scorso mese di febbraio. Insomma la Repubblica Popolare di Cina cerca di incutere timore in tutti coloro che osano denunciare le violazioni dei diritti umani. Non solo. Anche gli esperti banchieri che lavorano al Tesoro degli Stati Uniti devono preoccuparsi del colosso cinese. Tuttora il Presidente Barak Obama si sente in dovere di fornire promesse alla Cina sulla solvibilità di lungo periodo del Tesoro americano. Il Primo Ministro cinese Wen Jiabao infatti si è recentemente detto preoccupato per la solidità degli investimenti in dollari compiuti dalla Repubblica Popolare. Così la Cina ha proposto la sostituzione del dollaro con una nuova moneta unica mondiale, che dovrebbe essere indifferente alle fluttuazioni tipiche delle varie monete nazionali, fosse anche quella statunitense. I Cinesi dicono di temere soprattutto la svalutazione del dollaro, cosa che farebbe perdere valore ai loro immensi crediti nei confronti degli Stati Uniti. Questa proposta della nuova moneta unica globale inizia a trovare accoglienza perfino a livello di Fondo Monetario Internazionale. All’estremo opposto la posizione dell’ex presidente della Federal Reserve, oggi consigliere di Barak Obama, il quale ha dichiarato: “Credo che i Cinesi siano poco sinceri quando si lamentano per i loro investimenti in dollari. Hanno infatti deciso di acquistare dollari per anni, perché non volevano che la loro moneta si rivalutasse. E’ un calcolo di interessi da parte loro, non dovrebbero prendersela con noi”. E Federico Rampini, grande esperto di cose cinesi, così commenta su Repubblica del 26 marzo: “Un passo alla volta, con cautela e gradualismo, la Cina comincia a tratteggiare la sua visione di un nuovo ordine monetario internazionale…”</p>
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		<title>LA CINA DI FRONTE ALLA CRISI MONDIALE</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 10:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo Segretario di Stato Hillary Clinton alla sua prima uscita internazionale ha fatto visita a Pechino. Le economie dei due Paesi sono strettamente intrecciate da tempo, da quando cioè il surplus delle esportazioni cinesi ha prodotto un grande attivo nella bilancia dei pagamenti a favore della Cina. Nel 2008 – scrive Federico Rampini su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a rel="attachment wp-att-1573" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=1573"><img class="alignleft size-full wp-image-1573" title="APTOPIX China US Clinton Asia" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/02/7af7c7b1-c938-441c-b553-0d224315b73b.jpg" alt="APTOPIX China US Clinton Asia" width="512" height="342" /></a>Il nuovo Segretario di Stato Hillary Clinton alla sua prima uscita internazionale ha fatto visita a Pechino. Le economie dei due Paesi sono strettamente intrecciate da tempo, da quando cioè il surplus delle esportazioni cinesi ha prodotto un grande attivo nella bilancia dei pagamenti a favore della Cina. Nel 2008 – scrive Federico Rampini su Repubblica di giovedì 19 febbraio – la produzione <em>made</em> in Cina esportata negli USA ammontava a 338 miliardi di dollari, con un attivo netto di 266 miliardi di dollari. Ciò significa che anche nell’anno della grande crisi gli statunitensi hanno comprato una marea di articoli prodotti in Cina. Come vengono reinvestiti poi questi miliardi in attivo?<span> </span>In BOT americani, per un totale di 700 milioni di dollari. Ogni asta di Bot americani fallirebbe se non si presentassero i banchieri di Stato cinesi a fare la parte del creditore buono che salva l’economia statunitense. E’ quanto scrive il giornalista di Repubblica Federico Rampini, grande esperto di cose cinesi, il quale afferma pure che in cambio dell’apertura dei mercati statunitensi, Pechino sovvenziona con generosità il vizio dell’America di vivere al di sopra dei suoi mezzi. Non solo: la produzione industriale cinese non sempre è evidente: per lo più si nasconde dietro i marchi delle grandi aziende occidentali: è una potenza economica per certi aspetti ancora invisibile e quindi sfuggente. La produzione cinese entra “omeopaticamente” – così leggiamo su Repubblica –nei grandi magazzini del discount, dove comanda il prezzo basso. La Cina si insinua, con il proprio capitalismo di Stato, nei portafogli dei consumatori americani e occidentali. Insomma se le cose continueranno ad andare avanti così il numero dei debitori di Pechino nel mondo crescerà sempre di più.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">E’ vero che la crescita del PIL cinese oggi sta rallentando, ma questa crescita si mantiene tuttavia a livelli alti, sicuramente superiori a quelli dell’Occidente. Le riserve valutarie ufficiale della Banca centrale cinese ammontano a 2.000 miliardi di dollari: così la Banca centrale di Pechino è la più ricca del mondo. Le cinesi <em>ICBC</em> e <em>China Constructions Bank</em> oggi sono i due maggiori istituti di credito del mondo per la capitalizzazione in Borsa. <span> </span>Ma la stessa Borsa cinese non è estranea alla circolazione dei titoli cosiddeti “tossici”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Perfino l’entourage di <em>Barak Obama</em> sta comprendendo la gravità di questa situazione, e così il segretario al Tesoro, <em>Tim Geithner</em>, ha accusato Pechino di voler manipolare la valuta cinese a danno di quella americana. Anche per questo nella recente manovra economica varata dal Congresso degli Stati Uniti vi è la clausola Buy American (e cioè “<em>compra americano</em>”): fra i suoi obiettivi vi è il sostegno all’industria pesante statunitense. Dal canto suo il dragone ha risposto con l&#8217;accusa di protezionismo a Washington, gettando subito le relazioni nel gelo. Forse per questo motivo Hillary Clinton non ha avuto il coraggio di puntare il dito sulla situazione dei diritti umani nel Paese comunista. Con le questioni commerciali così delicate sul piatto della bilancia, oggi sembrano lontani i tempi del 1995. All&#8217;epoca, l&#8217;allora first lady Clinton pronunciò un discorso alla Conferenza Mondiale delle Donne in corso a Pechino, che il regime ricorda ancora oggi. In quel discorso del 1995<span> </span>la Clinton denunciava la repressione dei dissidenti, gli arresti arbitrari, la limitazione della libertà di espressione. Oggi molti chiedono che Hillary Clinton intervenga presso il governo cinese a favore di <em>Liu Xiaobo</em>, l&#8217;ideatore della Carta 2008, in prigione dallo scorso dicembre; ma Hillary Clinton ha detto che al momento la questione dei diritti umani non “non deve interferire” nella cooperazione fra Washington e Pechino.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In ogni caso la Cina non si limita a guardare ciò che accade negli U.S.A e a finanziarne il debito, e impiega le sue imponenti riserve valutarie anche per altri scopi, come il finanziamento dell’acquisto di nuovi giacimenti di materie prime all’estero, dall’Australia all’Africa all’America Latina. Alcuni paesi sull’orlo della bancarotta finanziaria e sociale riescono a mantenersi a galla soltanto grazie al sostegno economico ma anche militare della Cina. E’ il caso per esempio dello Zimbabwe del dittatore africano Robert Mugabe. Mentre i 13 milioni di abitanti dello Zimbabwe vivono nella fame e nella miseria più nera, assediati dall’epidemia di colera; mentre le poche centinaia di coloni bianchi rimasti di origine anglosassone vengono ogni giorno minacciati e cacciati dalle loro tenute agricole, che un tempo non lontano garantivano al paese l’autosufficienza alimentare; mentre avviene tutto questo, il Presidente-dittatore Mugabe, alla veneranda età di 85 anni, ha da poco acquistato una lussuosa villa da 4 milioni di sterline nel quartiere <em>Tai Po</em> di Hong Kong che, come si sa, fa parte a tutti gli effetti della repubblica Popolare cinese. Ma, come ci racconta il Messaggero di lunedì 16 febbraio, è l’intera famiglia presidenziale che si concede spese pazze in Cina, con il beneplacito delle compiacenti autorità di Pechino. La Cina così guarda lontano e continua ad accaparrarsi concessioni su concessioni, tanto in Africa che negli altri continenti: insomma la Cina è sì investita dalla crisi mondiale, ma solo fino ad un certo punto, e comunque intende e può reagire con determinazione. Per esempio, Pechino non si fa troppi scrupoli a ricacciare nelle campagne quell’esercito di sottoccupati e disoccupati – circa 27 milioni di persone, ci racconta Repubblica di giovedì 19 febbraio &#8211; che in questi ultimi anni hanno sperato nel miraggio di un lavoro stabile in città e che oggi si trovano in difficoltà.<br />
</span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In realtà la crisi, come ci riferiscono i giornali in questi giorni, dopo l’America si sta spostando verso l’Europa, e se ancora la parte occidentale non ne è stata investita in pieno, l’Europa orientale inizia ad arrancare, esattamente a 20 anni dalla caduta del muro di Berlino. Per cui, notano gli specialisti di geopolitica, sarebbe veramente assurdo che dopo aver tanto lottato per l’unificazione, adesso la crisi mondiale giunga a spaccare ciò che a fatica era stato unito. Polonia, Ungheria, Romania, Repubblica ceca, iniziano a dare segni di gravi difficoltà, e di notevole esposizione verso il sistema bancario internazionale che in quei paesi ha molto investito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Come Benedetto XVI ha affermato in varie occasioni, non ci troviamo soltanto di fronte ad una crisi economica o finanziaria. Si tratta in primo luogo della crisi di una società che persegue il modello del guadagno facile, e soprattutto rapido, a volte a scapito della giustizia, della solidarietà o anche dei valori etici più fondamentali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In questo modo, all’improvviso, vengono messi in discussione i miraggi del consumismo, che sembravano essersi trasformati nell’unico criterio e nel valore assoluto proposto dall’etica relativista. Naturalmente non è in gioco il diritto di impresa né tanto meno il diritto di proprietà; ma bisogna interrogarsi sulla spregiudicatezza di certo capitalismo finanziario – la cosiddetta “finanza creativa” -, spesso completamente disancorato dalla realtà lavorativa e produttiva. Insomma, per dirla con una battuta, bisogna tornare a guadagnare con il sudore della fronte e non con il gioco speculativo nelle varie borse del mondo. Soprattutto bisogna ritornare alla sana consuetudine del risparmio, rifuggendo da lussi e comodità che non possiamo più permetterci, neanche con i mutui.</span></p>
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		<title>ESTREMO ORIENTE:  LIBERTA’ E DIRITTI UMANI</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 05:01:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vietnam]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2009 si apre con prospettive sempre
 più preoccupanti per il rispetto dei diritti
 umani nei paesi dell’estremo oriente,
dove si assiste ad una recrudescenza
 da parte dei regimi dittatoriali nell’attività di repressione, il
 cui obiettivo sono le minoranza etniche, quelle
 religiose ed in generale i militanti per l’affermazione dei
 diritti di libertà. Il caso più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"><a rel="attachment wp-att-1473" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=1473"><img class="alignleft size-full wp-image-1473" title="5832_vietnam-hmong3-150-x-112" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/02/5832_vietnam-hmong3-150-x-112.jpg" alt="5832_vietnam-hmong3-150-x-112" width="150" height="112" /></a></span><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;">Il 2009 si apre con prospettive sempre</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> più preoccupanti per il rispetto dei diritti</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> umani nei paesi dell’estremo oriente,</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;">dove si assiste ad una recrudescenza</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> da parte dei regimi dittatoriali nell’attività di repressione, il</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> cui obiettivo sono le minoranza etniche, quelle</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> religiose ed in generale i militanti per l’affermazione dei</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> diritti di libertà. Il caso più eclatante resta la Cina, con</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> la ferita aperta del Tibet, dove, accanto alla feroce</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> repressione, è in corso un’opera di trasferimento forzato</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> di popolazioni di etnia Han, che ha lo scopo</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> di annullare la componente tibetana e con essa</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> la sua cultura millenaria pervasa di tolleranza e</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> non violenza. Non meno drammatica, anche se </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;">misconosciuta, è la repressione nei confronti</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> degli <em>Uiguri</em>, una minoranza di religione musulmana,</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> che vive nel Turkestan orientale e che, come i tibetani,</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> chiede non l’indipendenza ma almeno un’autonomia</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> nell’ambito della repubblica cinese, in cui siano garantiti</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> i fondamentali diritti di libertà politica e religiosa. </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;">Un altro fronte caldo è il Vietnam, in cui a patire, oltre alle</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> minoranze cristiane &#8211; in particolare i <em>Montagnards -</em>, </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;">sono anche le popolazioni di etnia <em>Kmer krom</em>, profughi</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> cambogiani, di religione buddista.</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> Nel Laos, la medesima sorte è riservata a coloro i</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> quali chiedono libertà e diritti civili, e tra questi</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> alcune minoranze etniche e religiose, come i <em>Lao-Hmong</em>,</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> cui viene imputato di avere avuto dei parenti nell’armata</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> reale durante la guerra del Vietnam. </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;">La lista dei paesi in cui vengono conculcati libertà e</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> diritti umani è purtroppo lunga ed include ancora la Corea </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;">del Nord e il <em>Myamar</em>, per cui è auspicabile che in primo </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;">luogo l’Unione Europea, non solo potenza economica</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> ma anche politica, eserciti la sua forza di persuasione</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> affinché siano fatti valere i principi di libertà e di</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> democrazia, e siano affermati i diritti civili individuali,</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> ad iniziare da quello di professare liberamente</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;"> il proprio credo religioso.</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"> </p>
<p class="MsoPlainText" style="margin: 0cm -48.2pt 0.0001pt 1cm; text-align: justify; line-height: 23.85pt;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-variant: normal ! important;">Avv. Giuseppe Napoli<br />
</span></p>
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		<title>TERRORISMO E INTOLLERANZA IN INDIA (L&#8217;Ora del Salento, 6 dicembre 2008, pag. 11))</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:29:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEO-POLITICO
Michelguglielmo Torri, oltre ad essere docente di Storia moderna e contemporanea all’Università di Torino, è presidente di Asia Maior, l’Osservatorio italiano che monitorizza le vicende asiatiche. Nel volume “L’Asia nel grande gioco” (Guerini E Associati, Milano, 2008, pagg.457. euro 25,00) il prof. Torri nel paragrafo dedicato all’India (L’India nel sessantesimo anno di indipendenza) tratteggia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OSSERVATORIO GEO-POLITICO</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1006" title="30bjp1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/12/30bjp1.jpg" alt="30bjp1" width="451" height="400" />Michelguglielmo Torri<span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">, oltre ad essere docente di Storia moderna e contemporanea all’Università di Torino, è presidente di <em>Asia Maior</em>, l’Osservatorio italiano che monitorizza le vicende asiatiche. Nel volume “<em>L’Asia nel grande gioco</em>” (Guerini E Associati, Milano, 2008, pagg.457. euro 25,00) il prof. Torri nel paragrafo dedicato all’India (L’India nel sessantesimo anno di indipendenza) tratteggia le radici dell’ideologia hindu che oggi si pone come una nuova temibile forza fondamentalista in diretta contrapposizione con quella islamica. L’<em>hindutva</em> (l’hinduità) ha origini lontane, che in un certo modo percorrono &#8211; in parallelo &#8211; la strada del risveglio islamico databile all’inizio del XX secolo. In questo caso si tratta di un “risveglio hindu” che ha il suo epicentro nell’RSS Sangh, movimento politico-religioso fondato nel 1925. Non alieno, a quei tempi, di simpatie per il nazifascismo, oggi l’RSS costituisce la “casa madre” di quasi tutte le formazioni parlamentari ed extraparlamentari che formano il <em>Sangh Parivar</em>, la “famiglia del <em>Sangh</em>”, e cioè la galassia dell’induismo politico. </span><br />
Anche i leader del BJP, attualmente maggior partito di opposizione, ma già al governo dal 1998 al 2004, appartengono a tale estrazione culturale. L’induismo politico si contrappone al Partito del Congresso, laico e alleato delle sinistre, che ha in <strong>Sonia Ghandi</strong> e nella famiglia Ghandi il proprio punto di riferimento. <span id="more-917"></span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel maggio del 2009 si tornerà a votare per le elezioni politiche, e il BJP e i suoi alleati extraparlamentari cavalcano soprattutto il tema della purezza hindu in contrapposizione alle varie minoranze religiose. Se modesta è quella cristiana, che in questi ultimi mesi ha avuto i suoi martiri soprattutto nello Stato orientale dell’Orissa, ben più numerosa è la minoranza musulmana, che con i suoi 120 milioni di fedeli fa dell’India il secondo paese islamico del mondo dopo l’Indonesia. Da quando il subcontinente indiano si è scisso fra Pakistan e India, le rispettive minoranze, hindu e islamiche, spesso sono state usate per fomentare conflitti, con eccidi e violenze da ambo le parti. L’attacco terrorista di fine novembre a Bombay (200 morti e circa 300 feriti) si pone in tale quadro, ma<span> </span>contiene un valore aggiunto rappresentato dalla volontà di colpire la piccola comunità ebraica e la rappresentanza occidentale, secondo i consueti schemi ideologici dell’internazionale islamista che fa riferimento ad Al Qaeda. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 1cm; text-align: justify; line-height: 150%;"> </p>
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		<title>U.S.A.: NUOVE SFIDE GEOPOLITICHE (L&#8217;Ora del Salento, 22 novembre 2008, pag. 11)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/usa-nuove-sfide-geopolitiche-lora-del-salento-22-novembre-2008-pag-11</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 06:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEOPOLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)
Brasile, Russia, India e Cina: mettete insieme le iniziali di questi quattro paesi e e avrete il BRIC! Dagli analisti è definito Bric Block il prestigioso club che riunisce i governi dei quattro più forti antagonisti della politica economica statunitense ed europea. Non più paesi in via di sviluppo ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OSSERVATORIO GEOPOLITICO<br />
(a cura di Roberto Cavallo)</p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Brasile, Russia, India e Cina: mettete insieme le iniziali di questi quattro paesi e e avrete il BRIC! Dagli analisti è definito <em>Bric Block</em> il prestigioso club che riunisce i governi dei quattro più forti antagonisti della<span> </span>politica economica statunitense ed europea. Non più paesi in via di sviluppo ma economie emergenti e monopolizzatrici dei mercati internazionali.Questo ruolo è ben noto per Russia e Cina; ma anche India e Brasile non stanno a guardare. L’India cerca di inseguire i Cinesi sui mercati del continente nero, accaparrandosi in Africa petrolio ed altre materie prime. Il Brasile con la sua compagnia di Stato petrolifera cerca di dominare – con un certo successo – il mercato energetico sudamericano. Ma i membri più attivi del BRIC sono ovviamente Russia e Cina.</span><span id="more-854"></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il Presidente russo <strong>Medvedev</strong> sta compiendo in questi giorni un tour sudamericano in quello che solo fino a pochi anni fa veniva definito “<em>il cortile di casa degli U.S.A</em>.”. Parteciperà in Perù al Foro di cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec) dal 21 al 23 novembre, dopo di che sarà in Brasile, in Venezuela e a Cuba. Il Venezuela e l’isola caraibica stanno diventando lo snodo cruciale della politica internazionale: la Russia è intenzionata a stringere nuovi accordi economici e militari con <strong>Raul Castro</strong> e con il Presidente venezuelano <strong>Chavez</strong>, con cui si profila addirittura una possibile cooperazione in campo nucleare.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ma anche il Presidente cinese <strong>Hu Jintao</strong> in questo mese di novembre non è stato da meno: prima di partecipare ai lavori dell’Apec, ha avviato nuovi accordi commerciali con Costa Rica, Cuba e Perù. In realtà quasi tutti i paesi del Sud America sono già coinvolti nell’avvolgente partnership cinese: nel paniere vi sono petrolio, rame, zinco, stagno, nichel, soia, carni di vitello e perfino succo d’arancia brasiliano (cfr. “Avvenire” del 16 novembre 2008, pag. 10).<span> </span>Ne consegue così che il Perù venderà alla Cina tutto il suo metallo (rame e zinco) per i prossimi cinque anni, mentre il Cile già esporta al “<em>dragone</em>” l’80% del proprio rame. Cuba fornirà zucchero e nichel, e soprattutto rinsalderà i propri tradizionali legami ideologici con Pechino.</span> Gli Stati Uniti, per ora, non possono fare altro che stare a guardare. Anche per il Sudamerica, però, non è tutto oro ciò che brilla. Già da tempo si avvertono, specialmente nel settore tessile, i contraccolpi del grande “abbraccio” cinese: tante piccole e medie aziende sono state costrette a chiudere perché non competitive con i bassi costi di produzione delle mercanzie provenienti da oltre Pacifico.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"> </p>
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