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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Cuba</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>ADIOS FIDEL. FEDE E DISSENSO NELLA CUBA DEI CASTRO</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 05:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Edizioni Lindau]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<description><![CDATA[“Picchiato a morte dalla polizia. La denuncia dei dissidenti cubani”. Così titola il Corriere della Sera di lunedì 9 maggio a pagina 17 a proposito di uno dei tanti episodi di violazione dei diritti umani, che ha avuto per vittima il dissidente Juan Wilfredo Soto. Ultimo regime militare totalitario e dinastico del Sudamerica, guidato da due ottuagenari: questa oggi è Cuba. Dalla lontana Rivoluzione del 1959, che scalzò Fulgencio Batista, l’isola ha ormai tre generazioni di dissidenti: quella dei giovanissimi (tra i 16 e i 35 anni) che sa fare uso delle nuove tecnologie informatiche; quella dei giovani (36-55 anni) e quella dei veterani (dai 56 ai 76 anni). Tale tripartizione è opera di Guillermo Coco Farinas, psicologo e giornalista di 50 anni, uno dei più famosi oppositori al regime castrista, che con il suo sciopero della fame &#8211; ad oltranza &#8211; ha più volte rischiato la vita (e tuttora ha gravi problemi di salute). Nel dicembre del 2010 ha ricevuto il Premio “Sacharov” dal Parlamento europeo. Farinas ha curato la prefazione di un recente libro su Cuba scritto a due mani da Lucia Capuzzi e Nello Scavo, entrambi giovani giornalisti del quotidiano Avvenire: &#8220;Adiòs Fidel. Fede e dissenso nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/Adios-Fidel.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6475" title="Adios-Fidel" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/Adios-Fidel-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>“Picchiato a morte dalla polizia. La denuncia dei dissidenti cubani”.</p>
<p style="text-align: justify;">Così titola il Corriere della Sera di lunedì 9 maggio a pagina 17 a proposito di uno dei tanti episodi di violazione dei diritti umani, che ha avuto per vittima il dissidente Juan Wilfredo Soto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ultimo regime militare totalitario e dinastico del Sudamerica, guidato da due ottuagenari: questa oggi è Cuba.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla lontana Rivoluzione del 1959, che scalzò Fulgencio Batista, l’isola ha ormai tre generazioni di dissidenti: quella dei giovanissimi (tra i 16 e i 35 anni) che sa fare uso delle nuove tecnologie informatiche; quella dei giovani (36-55 anni) e quella dei veterani (dai 56 ai 76 anni).</p>
<p style="text-align: justify;">Tale tripartizione è opera di Guillermo Coco Farinas, psicologo e giornalista di 50 anni, uno dei più famosi oppositori al regime castrista, che con il suo sciopero della fame &#8211; ad oltranza &#8211; ha più volte rischiato la vita (e tuttora ha gravi problemi di salute). Nel dicembre del 2010 ha ricevuto il Premio “Sacharov” dal Parlamento europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Farinas ha curato la prefazione di un recente libro su Cuba scritto a due mani da Lucia Capuzzi e Nello Scavo, entrambi giovani giornalisti del quotidiano Avvenire: &#8220;Adiòs Fidel. Fede e dissenso nella Cuba dei Castro&#8221;, (Edizioni Lindau, Torino, 2011, pagg. 190).</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Farinas le tre generazioni di dissidenti hanno modi diversi di ribellarsi al regime.</p>
<p style="text-align: justify;">I veterani sono in genere sfiduciati per le grandi privazioni subite: “&#8230;Da anni affrontano tradimenti, torture e finte esecuzioni, un metodo molto usato dal governo in passato. Essi si dedicano soprattutto ad elaborare documenti di denuncia.” (pag. 5).</p>
<p style="text-align: justify;">I giovani cercano di riappropriarsi della piazza, come fanno, per esempio, le Damas de Blanco, il famoso gruppo di mogli, madri, fidanzate dei prigionieri politici che, sfilando in silenzioso corteo, sfidano le ire della polizia politica e spesso ne subiscono gli attacchi e le violenze, specie quando gli squadristi castristi pateticamente si camuffano da contro-manifestanti…</p>
<p style="text-align: justify;">I giovanissimi, infine, tentano di destabilizzare il totalitarismo castrista attraverso l’uso intelligente delle nuove tecnologie, anche se non disdegnano di far circolare volantini di denuncia per strada… Un esempio significativo è rappresentato dalla blogger Yoani Sanchez, oramai famosa in tutto il mondo, che usa internet con grande audacia per far conoscere, in tempo reale, le vessazioni commesse dal castrismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma soprattutto, dice Farinas, giovani e giovanissimi sarebbero ingrati se non riconoscessero l’impegno, il sacrificio, le sofferenze dei veterani. “Questi ultimi, infatti, combattono da mezzo secolo la dittatura e hanno sopportato pressioni feroci…quando nessuno era disposto ad ascoltarli. La Patria nuova a cui aspiriamo deve nascere dall’unione e dal lavoro di tutte le forze democratiche. Di qualunque età…” (pag. 6).</p>
<p style="text-align: justify;">Questa precisazione di Farinas è una necessaria chiave di lettura per affrontare il testo, che, raccogliendo tutte le principali voci del dissenso, è una splendida denuncia del volgare trasformismo castrista.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Autori, però, talora sembrano voler prendere le distanze dall’opposizione storica – soprattutto quella che da anni trova rifugio in Florida, che non solo è anti-castrista ma pure lucidamente anti-comunista –, a favore di quella rappresentata da giovani e giovanissimi, considerata forse un’opposizione più pacifica e pragmatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Farinas, dunque, nella prefazione rimette le cose a posto, mentre nel corso dell’intervista rilasciata a Capuzzi e Scavo, invita a diffidare di Raul Castro, perché “La repressione e le minacce contro i dissidenti continuano. Anzi, negli ultimi mesi si sono fatte ancora più spietate: le aggressioni contro gli oppositori si sono moltiplicate. I diritti umani non sono rispettati…” (pag. 164).</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume svela lo stato disastroso dell’economia cubana, cagionato dalle obsolete concezioni marxiste: “Nelle industrie di Stato ci sono 12.000 guardiani per impedire agli 8.000 operai di rubare merci e macchinari. La metà delle terre coltivabili in mano alle aziende di Stato è improduttiva e il Paese deve importare l’80% degli alimenti. “(pag. 22).</p>
<p style="text-align: justify;">Allora “cambiare tutto, perché tutto resti com’è” sembra il nuovo necessario leitmotiv di quel che resta dell’attempata classe dirigente rivoluzionaria. Da Raul Castro in giù tutti ne sono consapevoli. Gli spiragli di apertura introdotti finora (possibilità di dormire negli alberghi riservati ai turisti o di acquistare taluni elettrodomestici e anche un cellulare o un PC) sono ben lontani dal toccare i punti dolenti del sistema cubano: il divieto di uscire dall’isola senza autorizzazione, la corruzione della burocrazia, il dissesto finanziario. Oltre all’assenza di libertà di stampa e di associazione: in una parola, di democrazia (pag. 29).</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni Raul è stato costretto &#8211; dal dissesto economico e dagli insuccessi dell’economia pianificata &#8211; a promuovere gli investimenti esteri e ad incentivare forme approssimative di attività private. Il documento programmatico di politica economica e sociale presentato al VI congresso del partito comunista, tenutosi nello scorso aprile, promuove gli investimenti esteri, mira ad espandere il settore privato e tende al pareggio di bilancio. Ma chiarisce anche che tutte le riforme avverranno nel contesto del sistema socialista: “…la politica economica della nuova fase si armonizzerà con il principio che solo il socialismo è in grado…di conservare le conquiste della Rivoluzione” (pag. 34).</p>
<p style="text-align: justify;">Da un certo punto di vista, insomma, si vuole seguire il modello cinese: ferreo controllo politico sulla società civile coniugato ad una parziale liberalizzazione economica. Intanto a farne le spese è la popolazione, che si vede ridotta drasticamente la razione di cibo e di generi di prima necessità reperibili nei negozi di Stato attraverso la tessera di razionamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenendo conto che il salario medio di un cubano (per chi ha la fortuna di avere un lavoro) è di circa 20 dollari al mese, la tessera (la cosiddetta libreta) era tutto sommato una garanzia minima per non morire di fame: “La libreta è il quarantennale simbolo del paternalismo di Stato” (pag. 34), destinata prossimamente a scomparire.</p>
<p style="text-align: justify;">Così oggi se non fosse per l’alleanza ideologica con Hugo Chavez, presidente-dittatore del Venezuela, che garantisce in nome della Rivoluzione cospicui flussi di petrolio e di denaro, Cuba sarebbe sull’orlo del baratro (pag. 30). Chavez ha preso il posto dell’Unione Sovietica come principale puntello del socialismo tropicale. Il flusso enorme di dollari per investimenti che da Caracas giunge a L’Avana spiega i risultati &#8211; per certi versi sorprendenti &#8211; relativi all’aumento del PIL registrati nel triennio 2005-2007. Oltre ad Hugo Chavez, i fratelli Castro possono contare, soprattutto in funzione anti-americana, su altri due alleati strategici: la Bolivia di Evo Morales e il Nicaragua di Daniel Ortega. Fra i nuovi alleati e sponsor di L’Avana ovviamente vi è proprio la Cina, che nel settembre 2009, “…avrebbe concesso a Cuba prestiti per 600 milioni di dollari…Ecco perché, parametri economici a parte, Cuba continua a sopravvivere a venti anni dallo sgretolamento dell’Unione Sovietica.” (pag. 48).</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso sono le Forze armate rivoluzionarie e socialiste a controllare, per i due terzi, l’economia cubana, mentre da sempre la propaganda castrista assegna all’embargo statunitense, il cosiddetto <em>bloqueo</em>, la responsabilità dello stato di povertà dell’isola. Contrariamente a quanto generalmente si pensa &#8211; viene ricordato nel libro &#8211; il <em>bloqueo</em> è il risultato di tre leggi volute dai democratici (e non dai repubblicani!) statunitensi. Al di là degli aspetti economici del blocco, comunque facilmente aggirabili dal regime, il <em>bloqueo</em> resta una formidabile arma di propaganda ideologica in mano ai fratelli Castro, continuamente ripresa da giornalisti e intellettuali progressisti di mezzo mondo, inguaribili nostalgici dei “barbudos” e della “revolucion”.</p>
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		<title>GUERRA AI CRISTIANI (di Omar Ebrahime)</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 04:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sudan, agosto 2009: sette cristiani, tra cui alcuni ragazzi poco più che adolescenti, vengono crocifissi poco fuori la loro parrocchia da alcuni gruppi fondamentalisti islamici. La notizia, però, arriva in Europa solo molte settimane dopo, grazie alla visita di un Vescovo sudanese che racconta l&#8217;accaduto dettagliando le violenze che i cristiani subiscono da tempo nel Paese, in cui sono minoranza. Incredibilmente, nessuno sembra interessarsene. Forse perché il Sudan è un Paese lontano e l&#8217;Africa è solitamente una terra dimenticata dai grandi mezzi di comunicazione sociale. Trascorre qualche mese ed è la volta dell&#8217;Egitto: all&#8217;uscita dalla Messa di Natale, nove cristiani vengono uccisi e un&#8217;altra decina feriti da un commando terrorista. Si chiude così nel sangue un anno che era cominciato con il sacrificio di un altro cristiano: bruciato vivo in strada per aver frequentato una ragazza islamica. Da tempo infatti in Egitto le chiese sono sorvegliate dalla polizia per garantire una libertà di culto sempre più difficile ma le autorità locali, se da una parte si fanno scudo con proclami di giustizia, dall&#8217;altra finiscono con il non perseguire materialmente i terroristi, favorendo così un&#8217;islamizzazione strisciante del Paese. Poco dopo i fatti d&#8217;Egitto si apprende, grazie al lavoro d&#8217;informazione di agenzie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sudan, agosto 2009: sett<a rel="attachment wp-att-5112" href="http://www.recensioni-storia.it/guerra-ai-cristiani-di-omar-ebrahime/copertina_mauro"><img class="alignleft size-full wp-image-5112" title="Copertina_Mauro" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/10/Copertina_Mauro.jpg" alt="Copertina_Mauro" width="200" height="299" /></a>e cristiani, tra cui alcuni ragazzi poco più che adolescenti, vengono crocifissi poco fuori la loro parrocchia da alcuni gruppi fondamentalisti islamici. La notizia, però, arriva in Europa solo molte settimane dopo, grazie alla visita di un Vescovo sudanese che racconta l&#8217;accaduto dettagliando le violenze che i cristiani subiscono da tempo nel Paese, in cui sono minoranza. Incredibilmente, nessuno sembra interessarsene. Forse perché il Sudan è un Paese lontano e l&#8217;Africa è solitamente una terra dimenticata dai grandi mezzi di comunicazione sociale. Trascorre qualche mese ed è la volta dell&#8217;Egitto: all&#8217;uscita dalla Messa di Natale, nove cristiani vengono uccisi e un&#8217;altra decina feriti da un commando terrorista. Si chiude così nel sangue un anno che era cominciato con il sacrificio di un altro cristiano: bruciato vivo in strada per aver frequentato una ragazza islamica. Da tempo infatti in Egitto le chiese sono sorvegliate dalla polizia per garantire una libertà di culto sempre più difficile ma le autorità locali, se da una parte si fanno scudo con proclami di giustizia, dall&#8217;altra finiscono con il non perseguire materialmente i terroristi, favorendo così un&#8217;islamizzazione strisciante del Paese. Poco dopo i fatti d&#8217;Egitto si apprende, grazie al lavoro d&#8217;informazione di agenzie missionarie come AsiaNews, lo spaventoso martirio dei cristiani in Pakistan. Nel giro di poco più di un mese un uomo e due ragazze minorenni vengono arsi vivi per essersi rifiutati di passare all&#8217;Islam. Prima di essere date alle fiamme, davanti a testimoni, le due ragazze erano state più volte violentate.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono solo alcuni degli episodi del 2010 che Mario Mauro, parlamentare europeo e rappresentante della Presidenza dell’OSCE per la lotta al razzismo, la xenofobia e le discriminazioni, raccoglie nel libro <strong><em>Guerra ai cristiani. Le persecuzioni e le discriminazioni dei cristiani nel mondo</em></strong> (Lindau, Torino, 2010, pp. 132).  L’Autore fa il punto sulle persecuzioni e le discriminazioni che oggi patiscono i cristiani nel mondo <em>in quanto</em> cristiani. Il calvario dei cristiani nei Paesi a maggioranza islamica e che hanno subìto negli ultimi tempi un processo di radicalizzazione del fanatismo è cosa forse nota ai più, ma non c&#8217;è solo l&#8217;Islam fondamentalista. Ci sono anche Paesi orientali in forte sviluppo e che ormai aspirano ad entrare tra i grandi della Terra, come l&#8217;India, dove pure i cristiani subiscono vessazioni di ogni tipo in ragione del fatto che la diffusione del Vangelo potrebbe portare, insieme all&#8217;alfabetizzazione e alla scolarizzazione primaria, anche libertà e diritti ponendo fine alla rigida società classista indiana in cui migliaia di persone, come i cosiddetti “fuori-casta” (<em>dalit</em>), non possiedono praticamente alcuna dignità. Per questo nel 2008 nello stato dell’Orissa si è avuto un vero e proprio ‘pogrom’, pianificato da partiti nazionalisti e fondamentalisti indù, con l&#8217;obiettivo di distruggere un&#8217;intera comunità cristiana. “<em>Rajani Mahi</em>, <em>21 anni</em>, <em>è stata arsa viva mentre cercava di salvare gli ospiti di un orfanotrofio della missione di Bargarh</em> [...], <em>nella stessa regione anche un uomo è stato bruciato vivo</em>, <em>lo stesso giorno a Kandhamal</em>,<em> e una suora è morta carbonizzata dopo essere stata stuprata nel Centro sociale di Bubaneshwar</em>” (pag. 68). La persecuzione è andata avanti per mesi cosicché alla fine gli osservatori internazionali potevano leggere un vero e proprio bollettino di guerra: le vittime (contando insieme fedeli e religiosi) superavano le centinaia, oltre quaranta le chiese distrutte, altre centinaia e centinaia le case abbattute. Se perfino alcuni leader politici nazionali hanno invocato la pulizia etnica “<em>finchè  l</em>&#8216;<em>Orissa non sia liberata dai cristiani</em>” (pag. 69), riscuotendo consenso, senza più il minimo senso di vergogna, non sorprende che altri non abbiano trovato di meglio che accusare le Missionarie della carità (l&#8217;ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta) nientemeno che di complotto contro la sicurezza dello Stato. Siamo di fronte con ogni evidenza a qualcosa di impressionante, fuori di ogni logica e che tuttavia suggerisce una riflessione decisiva. Forse mai come nell&#8217;India di oggi si vede come il Vangelo sia <em>veramente</em> fermento di libertà e garante dei diritti fondamentali della persona. E proprio per questo temuto, osteggiato e combattuto da tutti i totalitarismi, da tutte le dittature, da tutti i poteri (statali e non) che si ergono essi stessi a forme di divinità.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo sguardo dell&#8217;Autore cade non a caso sull&#8217;ideologia che ha insanguinato come nessuno il secolo scorso: il comunismo. Alcuni ne avevano decretato la fine ma ancora oggi resta più vivo che mai in Corea del Nord, Cina, Birmania, Vietnam, Cuba mentre riemerge con altre forme, meno brutali &#8211; ma altrettanto liberticide &#8211; anche in Sudamerica. Proprio nella Corea comunista e ufficialmente atea nel luglio scorso una donna di 33 anni è stata giustiziata in pubblico “<em>perchè distribuiva la Bibbia</em>” (pag. 58). Ma migliaia sarebbero attualmente i cristiani rinchiusi nei campi di lavoro coreani e cinesi (i tristemente famosi “<em>laogai</em>”) e di cui si ignora la fine. E, ancora, le pagine di Mauro si soffermano anche sulla Via Crucis dei cristiani iracheni, che rischiano di scomparire per sempre dalla loro terra natale, sulla sofferenza di quelli che vivono da secoli in Turchia (ricordando il sacrificio di don Andrea Santoro e di mons. Luigi Padovese), fino a toccare le comunità più dimenticate: Iran, Indonesia, Somalia. Dinanzi a questa persecuzione su scala mondiale (documentata anche con numerose foto e siti internet di varie agenzie internazionali e Ong) che fanno dei cristiani il gruppo religioso più perseguitato in assoluto (più del 75% delle discriminazioni religiose nel mondo è diretto contro di loro) viene da chiedersi che cosa sarebbe successo se questi episodi avessero visto come vittime non dei cristiani ma un qualsiasi altro gruppo religioso. Ad esempio, degli ebrei o dei musulmani. Che cosa sarebbe accaduto se in qualche parte del mondo qualcuno, invece dei cristiani, avrebbe crocifisso o dato alle fiamme o giustiziato pubblicamente senza processo degli ebrei o dei musulmani per il solo fatto di essere ebrei o musulmani?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta porta forse alla radice del problema, ovvero che in fondo il destino dei cristiani non interessa a nessuno, neanche a chi dovrebbe difendere per primo le radici cristiane dell&#8217;Europa (che infatti sono state negate). La questione appare talmente vera che un attivista per i diritti dei cristiani pakistani, interpellato recentemente su che cosa dovrebbe fare oggi l&#8217;Europa, ha risposto con le lacrime agli occhi: “Io penso che l&#8217;Europa dovrebbe ritrovare anzitutto la sua fede”. Padre Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews e studioso delle minoranze cristiane nel mondo, da parte sua concorda pienamente, mettendo in luce la ‘strana’ alleanza dei nostri giorni tra il laicismo nichilista occidentale e i dispotismi liberticidi orientali: “<em>È l</em>’<em>indifferenza della comunità internazionale</em>,<em> e dell</em>’<em>Europa in particolare</em>, <em>il più grande alleato dei paesi che ostacolano la libertà religiosa” </em>(pag. 33).           </p>
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		<title>FERIE A CUBA (di David Botti)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 08:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1. Occhiali da sole per&#8230; non vedenti Chi va a Cuba per ferie, di solito cerca il sole e il mare. Capita però che, una volta sul posto, magari mentre fa il bagno, sia incuriosito da alcuni strani comportamenti &#8211; come il sentirsi proporre le treccine ai capelli perché &#8220;non ho il permesso per farle a riva&#8221; -, inizia a farsi domande sulla vita quotidiana a Cuba. Già: a Cuba non si lavora senza permesso statale ma, purtroppo, la nostra esperienza del vissuto quotidiano cubano si limita a qualche scambio di battute con il barista, il cameriere o con il giardiniere che furtivamente e con timore gli propone una noce di cocco per un &#8220;peso convertibile&#8221; (CUC). Insomma, accade che il turista non si renda conto di venir collocato in un&#8217;oasi artificiale, resa il più possibile simile al suo stile di vita, ma del tutto diversa da quello degli abitanti dell&#8217;isola. Eppure, il primo dubbio dovrebbe venirgli appena sceso dall&#8217;aereo, quando ha bisogno di comprare una qualunque cosa: il turista deve usare il &#8220;peso CUC&#8221;, che è proibito al cittadino cubano. Non si tratta solo di un modo con cui il regime lucra sul cambio valuta, ma anche di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Arial; line-height: normal;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;"><a rel="attachment wp-att-4844" href="http://www.recensioni-storia.it/ferie-a-cuba-di-david-botti/castro"><img class="alignleft size-full wp-image-4844" title="CASTRO" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/08/CASTRO.jpg" alt="CASTRO" width="468" height="459" /></a>1. Occhiali da sole per&#8230; non vedenti</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;">Chi va a Cuba per ferie, di solito cerca il sole e il mare. Capita però che, una volta sul posto, magari mentre fa il bagno, sia incuriosito da alcuni strani comportamenti &#8211; come il sentirsi proporre le treccine ai capelli perché &#8220;<em>non ho il permesso per farle a riva</em>&#8221; -, inizia a farsi domande sulla vita quotidiana a Cuba.</span></span></p>
<p style="text-align: left;">Già: a Cuba non si lavora senza permesso statale ma, purtroppo, la nostra esperienza del vissuto quotidiano cubano si limita a qualche scambio di battute con il barista, il cameriere o con il giardiniere che furtivamente e con timore gli propone una noce di cocco per un &#8220;peso convertibile&#8221; (CUC). Insomma, accade che il turista non si renda conto di venir collocato in un&#8217;oasi artificiale, resa il più possibile simile al suo stile di vita, ma del tutto diversa da quello degli abitanti dell&#8217;isola.</p>
<p style="text-align: left;">Eppure, il primo dubbio dovrebbe venirgli appena sceso dall&#8217;aereo, quando ha bisogno di comprare una qualunque cosa: il turista deve usare il &#8220;peso CUC&#8221;, che è proibito al cittadino cubano. Non si tratta solo di un modo con cui il regime lucra sul cambio valuta, ma anche di un sistema per controllare i suoi movimenti sull&#8217;isola e gli extra dei cubani che sono a contatto con i turisti.</p>
<p style="text-align: left;">Forse nemmeno ci si accorge che in ogni Hotel, anche partecipato da società estere, vi sono tre tipologie di vigilanza: personale che gira &#8211; anche in spiaggia &#8211; in camicia bianca, cravatta e telefono di servizio; polizia di Stato stanziata nei paraggi dell&#8217;Hotel che interviene in pochi minuti su richiesta degli uomini in camicia bianca; polizia segreta mescolata al personale di servizio, con compiti soprattutto di sorveglianza del personale.</p>
<p style="text-align: left;">Ma tant&#8217;è: la bellezza del luogo, l&#8217;amabilità degli isolani e il pensiero delle meritate ferie non permettono al turista di cogliere immediatamente tanti particolari significativi, come quello del passaggio attraverso un apparente casello autostradale, che è in realtà un posto di controllo per identificare chi accede alle cittadine costruite per noi &#8220;capitalisti&#8221;, dal costo inarrivabile per un cubano che non sia membro della Nomenklatura, un campione sportivo o simili.</p>
<p style="text-align: left;">Iniziamo allora dalla parte a mio avviso meno importante: quella economica.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;">2. Non povertà ma miseria</span></p>
<p style="text-align: left;">Il Pil procapite potete trovarvelo in rete: Cuba è subito dopo la Bolivia (socialista) e prima dell&#8217;India (socialista): siamo quasi ai livelli di Haiti</p>
<p style="text-align: left;">I cubani hanno in pratica tutti lo stesso salario, corrispondente a ca. 25 euro mensili, che sono sufficienti ad acquistare i generi di prima necessità. La settimana lavorativa è quasi per tutti di 6 giorni per 8 ore.</p>
<p style="text-align: left;">La quasi totalità del popolo vive, insomma, non in povertà ma nella miseria, con la sola eccezione di chi riceve mance dai turisti, che fanno davvero cambiare la qualità della vita. Così, ingegneri, medici, ecc. fanno a gara per fare i barman o i camerieri: uno dei pochissimi reati che un cubano compie è quello di &#8220;rendere inabile&#8221; chi lo precede nella graduatoria statale per quel tipo di lavoro.</p>
<p style="text-align: left;">Tuttavia, chi non vuole vedere obietta: &#8220;<em>ma non hanno spese, è tutto pagato dallo Stato!</em>&#8220;. Certo, ma con che qualità della vita?</p>
<p style="text-align: left;">Lo stupore di un sedicenne canadese che si trova circondato da tre bellissime e sculettanti quattordicenni locali la dice lunga: sposare lo straniero è il modo più facile per uscire dalla schiavitù socialista.</p>
<p style="text-align: left;">Persino nella capitale, città quasi senza controlli, basta aggirarsi un&#8217;oretta per rilevare le condizioni di degrado e schifo delle &#8220;case per tutti&#8221; promesse dal socialismo.</p>
<p style="text-align: left;">Restiamo all&#8217;Avana, mercati ortofrutticoli centrali; solo quattro i prodotti in vendita su tutti i banconi: zucca, avocado, banane e lime (quasi tutto marcio).</p>
<p style="text-align: left;">Non volete sporcarvi le Nike camminando per i vicoli de La Habana Vieja? Basta togliersi gli occhiali da sole mentre si viaggia sul Bus &#8220;dorato&#8221; per turisti per notare che la &#8220;casa per tutti&#8221; è spesso fatta con la cassetta della frutta. Ancora: solo due case su tre hanno (ancora!) la cisterna d&#8217;acqua di cemento sul tetto e tre su quattro l&#8217;antenna della televisione. Non parliamo poi dei paesi dell&#8217;interno, come Cardenas, in cui alcuni &#8220;turisti non-standard&#8221; non hanno nemmeno avuto il coraggio di scendere dal taxi.</p>
<p style="text-align: left;">Ah, già: i trasporti. A Cuba non c&#8217;è il problema del parcheggio e del traffico: quasi nessuno ha un&#8217;auto propria (1). I bus sui quali siamo costretti a viaggiare noi turisti &#8211; per la paura di essere scoperti non ci hanno fatto salire sul bus per operai neanche alla vista di qualche bella banconota &#8211; per i cubani hanno un prezzo stellare: il socialismo, per loro, ha le &#8220;<em>guaguas</em>&#8220;, dei vecchi omnibus dei tempi dell&#8217;Urss sul quale la gente viene accatastata come bestie. Le ferrovie risalgono all&#8217;epoca di Batista ma non vengono utilizzate, più sotto scoprirete il perché.</p>
<p style="text-align: left;">Per l&#8217;istruzione: ho udito un coraggioso parroco cattolico chiedere quattro volte durante l&#8217;omelia domenicale &#8220;<em>sanità e istruzione conformi alla dignità umana</em>&#8220;. E&#8217; vero che l‚istruzione è gratuita ma una volta conseguito il titolo, il giovane deve restituire allo Stato tutti i costi sostenuti con parte del proprio stipendio, anche per 8-10 anni.</p>
<p style="text-align: left;">Per la sanità: avendo bisogno di un antistaminico (Dexclorfeniramina, Made in India) e di un integratore salinico (Suero oral, Made in El Salvador) siamo volutamente andati a comprarli in un villaggio: siamo stati serviti subito, ma abbiamo ben notato cinque povere anziane sedute a 40° all&#8217;ombra con l&#8217;85% di umidità che venivano ignorate dalle farmaciste. Il socialismo non riesce nemmeno a fabbricare le medicine!</p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;">3. Cuba libre.</span></p>
<p style="text-align: left;">E‚ un cocktail che si prepara con Rum bianco, lime e Cola (la Coca Cola è proibita, così come ogni prodotto made in Usa). Non è di questa &#8220;<em>libertad</em>&#8221; che voglio parlavi, ma di Cuba schiava: se siete cubani residenti nella Regione di Matanzas e volete andare a visitare una Regione limitrofa, dovete presentarvi venti giorni prima alla stazione delle <em>guaguas</em> con la carta d&#8217;identità, subire un interrogatorio, fare la prenotazione e tornare dopo due settimane per vedere se vi lasciano acquistare il biglietto.</p>
<p style="text-align: left;">Invece, i turisti possono uscire dalle loro &#8220;oasi artificiali&#8221; per visitare l&#8217;isola, ma le escursioni riguardano soltanto grossi centri e, di questi, alcuni punti ben limitati e definiti. Tutte si svolgono sotto la guida di personale ben istruito nei dogmi e nella storia della chiesa socialista.</p>
<p style="text-align: left;">Così, non ho faticato a convincere la mia buona moglie ad evitare le escursioni e &#8211; approfittando del fatto che sono madrelingua spagnola e che spesso vengo scambiato per indigeno &#8211; a visitare qualcosa di &#8220;non previsto&#8221;. Non voglio essere troppo anti socialista e perciò non vi parlerò di Heredia in Camaguey, ma dell&#8217;importante e storica Matanzas, capitale di una delle tredici Regioni in cui è divisa l&#8217;isola: 150.000 abitanti a soli 90 Km da La Habana, raggiungibile addirittura via autopista.</p>
<p style="text-align: left;">Va detto che tutto quanto sopra già descritto (ad es. le vecchie cisterne per l&#8217;acqua) si applica ovviamente anche a questa grossa città.</p>
<p style="text-align: left;">Aggiungo che, a Matanzas, manca la corrente elettrica per sei ore ogni giorno.</p>
<p style="text-align: left;">Non abbiamo visto locali con aria condizionata, c&#8217;erano 38° con l&#8217;80% di umidità.</p>
<p style="text-align: left;">Non abbiamo visto alcun impianto di aria condizionata: i più derelitti dormivano buttati come cani sull&#8217;asfalto stradale o negli androni delle case. Se dalle Avenidas principali ci si avventura nelle stradine laterali si è nel massimo degrado: certo, oltre alle case fatte in lamiera o con le cassette della frutta, ve ne sono anche in mattone, ma risalgono all&#8217;epoca di Batista e &#8211; probabilmente per non aver avuto alcuna forma di manutenzione &#8211; sono fatiscenti. Ma abitate.</p>
<p style="text-align: left;">Peraltro, nei primi mesi dopo il colpo di Stato socialista del 1959, il regime espropriò tutte le proprietà private e solo alcuni anni dopo restituì alcune case confiscate. Così, esiste ancora chi possiede una propria abitazione, ma deve pagare allo Stato l&#8217;affitto per i primi venti anni e ad ogni passaggio di proprietà, anche per eredità.</p>
<p style="text-align: left;">Vi è un unico negozio che vende abiti occidentali: si può entrare in due alla volta e fuori c&#8217;è una coda di circa 80 persone. Così, un anziano occidentale firmato Armani, nel miglior ristorante di mattanza, trova la facile compagnia di due bellissime, una bionda e una mora.</p>
<p style="text-align: left;">Coda pure in farmacia, mentre è certo che i detenuti non hanno diritto all&#8217;assistenza sanitaria.</p>
<p style="text-align: left;">Nessun negozio di frutta e verdura; supermercati sporchi e infestati dalle mosche con solo una ventina di prodotti in vendita.</p>
<p style="text-align: left;">A Matanzas non abbiamo trovato nessuna edicola per acquistare l&#8217;unico periodico in vendita nell&#8217;isola: il mitico Granma (2).</p>
<p style="text-align: left;">Non esiste alcun internet café. Esiste però la possibilità di utilizzare gratuitamente &#8211; per un&#8217;ora al giorno e sotto sorveglianza &#8211; dei vecchi computer (senza accesso ad internet) per imparare ad usarli.</p>
<p style="text-align: left;">La televisione non l&#8217;hanno tutti, ma nei locali pubblici (quando c&#8217;è corrente elettrica) si possono vedere i tre canali statali e i due canali che trasmettono in lingua cinese la storia e la cultura del nuovo &#8220;grande paese amico&#8221;: non è possibile vedere nemmeno la sinistrorsa CNN, né inglese né spagnola. Esistono anche reti televisive e radiofoniche locali, tutte sotto il controllo statale.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;">4. La Chiesa</span>.</p>
<p style="text-align: left;">Giovanni Paolo II ha ricevuto Fidel Castro in Vaticano nel 1996 e ha ricambiato la visita nel 1998.</p>
<p style="text-align: left;">Purtroppo, poco tempo dopo, la Segreteria di Stato ha praticamente taciuto su tre fucilazioni e sulle condanne al carcere di 75 dissidenti a Cuba. Si è anche verificato uno scandaloso episodio, nel marzo 2003, di una decorazione fatta al terrorista Fidel Castro da parte della badessa dell&#8217;Ordine di Santa Brigida, con il suo contorno di baci e abbracci, sotto gli occhi della televisione cubana e del Cardinale Crescenzio Sepe.</p>
<p style="text-align: left;">La Chiesa Cattolica è, insomma, fortemente limitata nella sua pastorale: purtroppo abbiamo visto le chiese frequentate principalmente da donne di etnia ispana (le popolazioni nere pare siano progressivamente tornate alla stregoneria della &#8220;santeria&#8221;). A La Habana viene pubblicato un bollettino pastorale di commento al Vangelo della Messa domenicale, ma arriva nelle parrocchie della Regione di Matanzas dopo settimane.</p>
<p style="text-align: left;">Il clero ha scarsi strumenti di formazione ma ad alcuni è permesso di andare a studiare all&#8217;estero: sebbene sia comunque teologicamente confuso, ha ben chiara la condizione di schiavitù in cui versa il suo gregge e quando parla, parla chiaro e con coraggio.</p>
<p style="text-align: left;">Alcune chiese vengono restaurate dal regime, come la Chiesa di San Francesco il nuovo de La Habana: espropriata nel 1966 assieme al convento dei francescani, venne restituita nel 1988 (senza però il convento, che il regime si è tenuto). Ora i Padri vivono fuori città. Il regime ha anche permesso l&#8217;ingresso di due conventuali sardi, assegnando loro gratuitamente un&#8217;abitazione: ricevutala diroccata, è abitabile dopo quattro anni con lavori pagati dagli stessi Padri.</p>
<p style="text-align: left;">La Cattedrale di Matanzas è in rovina, chiusa da anni &#8220;per manutenzione&#8221;: al contrario le tre logge massoniche di Matanzas &#8211; compresa la gigantesca <em>La</em><em>Verdad</em> - sono vuote, ma in perfetto stato di conservazione. Stesso discorso per la maestosa sede del Grande Oriente Cubano, proprio di fronte alla Chiesa del Sacro Cuore de La Habana.</p>
<p style="text-align: left;">Concludo. Come a voi, capita anche a me di avere colleghi filo socialisti e altri più ingenui i quali sostengono che il socialismo sia finito: diciamo loro di fare le prossime ferie&#8230; a Matanzas!</p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px; -webkit-text-stroke-width: -1;">13 agosto 2010, nell&#8217;84° compleanno di  Fidel Castro</span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
</blockquote>
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		<title>PICCOLI E GRANDI DITTATORI CRESCONO (L&#8217;Ora del Salento, 19 giugno 2009, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 07:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Birmania]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
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		<description><![CDATA[Laureata in storia moderna all&#8217;Università di Firenze, Fiamma Nirenstein ha vissuto per anni tra l&#8217;Italia e Gerusalemme, dove ha ricoperto il ruolo di inviata dal Medio Oriente prima per il quotidiano La Stampa e poi, dal dicembre 2006, per il quotidiano Il Giornale e per il quotidiano telematico L&#8217;Occidentale. Su Panorama, Nirenstein tiene regolarmente una rubrica di politica internazionale. Ha lavorato anche per molti altri prestigiosi quotidiani e settimanali, cominciando da Paese Sera. Nel 2006, insieme a Toni Capuozzo e Magdi Allam, partecipa al programma su Canale 5 “Orient Express”. Nel 2005 ha ideato e condotto il programma di politica estera su Raidue &#8220;Ore diciotto/Mondo&#8221;. Viene intervistata settimanalmente a Radio Radicale da Massimo Bordin, in una rubrica dedicata al Medio Oriente. Alle elezioni politiche del 2008 è stata candidata nel Popolo delle Libertà ed eletta nella circoscrizione Liguria. E&#8217; vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati. Nella sua carriera di giornalista ha incontrato a decine i leader mondiali, da Nelson Mandela, da Vaclav Havel ad Arafat. Nonostante il suo recente schieramento politico, Fiamma Nirenstein è una voce libera ed imparziale, come dimostra l’attenzione speciale con cui la segue Radio Radicale. In politica estera ha una rara [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a rel="attachment wp-att-2643" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2643"><img class="alignleft size-full wp-image-2643" title="fiamma-nirenstein1_47657" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/fiamma-nirenstein1_47657.jpg" alt="fiamma-nirenstein1_47657" width="510" height="340" /></a></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Laureata in storia moderna all&#8217;Università di Firenze, <strong>Fiamma Nirenstein</strong> ha vissuto per anni tra l&#8217;Italia e Gerusalemme, dove ha ricoperto il ruolo di inviata dal Medio Oriente prima per il quotidiano <em style="mso-bidi-font-style: normal;">La Stampa</em> e poi, dal dicembre 2006, per il quotidiano <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il Giornale</em> e per il quotidiano telematico <em>L&#8217;Occidentale</em>. Su Panorama, Nirenstein tiene regolarmente una rubrica di politica internazionale. Ha lavorato anche per molti altri prestigiosi quotidiani e settimanali, cominciando da <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Paese Sera.</em></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Nel 2006, insieme a <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toni Capuozzo</strong> e <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Magdi Allam</strong>, partecipa al programma su Canale 5 “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Orient Express</em>”. Nel 2005 ha ideato e condotto il programma di politica estera su Raidue &#8220;Ore diciotto/Mondo&#8221;. Viene intervistata settimanalmente a Radio Radicale da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bordin</strong>, in una rubrica dedicata al Medio Oriente. Alle elezioni politiche del 2008 è stata candidata nel Popolo delle Libertà ed eletta nella circoscrizione Liguria. E&#8217; vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati. Nella sua carriera di giornalista ha incontrato a decine i leader mondiali, da Nelson Mandela, da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vaclav Havel</strong> ad <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arafat.</strong></span></p>
<p>Nonostante il suo recente schieramento politico, Fiamma Nirenstein<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </strong>è una voce libera ed imparziale, come dimostra l’attenzione speciale con cui la segue Radio Radicale. In politica estera ha una rara competenza, e proprio per questo meritano attenzione le sue riflessioni in margine a quanto sta accadendo in questi giorni in Iran e in Corea del Nord. In un’analisi pubblicata su “Il Giornale” di domenica 14 giugno 2009 (pagg. 12-13), <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiamma Nirenstein </strong>evidenzia come il mondo stia diventando più debole e impotente contro la furia di piccoli e grandi dittatori.</p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Non ci sono solo le minacce nucleari della Corea del Nord (che mettono tanta paura a Giappone e Corea del Sud) e l’intransigenza atomica di Teheran (che terrorizza Israele); ad alzare la voce contro l’Occidente vi sono pure i regimi socialisti dell’America Latina, come quello di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hugo Chavez</strong> in Venezuela e di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Evo Morales</strong> in Bolivia. In entrambi i Paesi la stampa e i media subiscono pesanti limitazioni, mentre nei 10 anni di governo di Hugo Chavez sono aumentati i prigionieri politici. Il Venezuela poi è in ottimi rapporti con Cuba dei fratelli Castro &#8211; che stanno ingannando il mondo con promesse di democratizzazione mai attuate -, e con lo stesso Iran. Chavez, al pari del brasiliano <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lula</strong>, si è subito affrettato a riconoscere la vittoria di Ahmadinejad nelle contestate elezioni presidenziali iraniane. </span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">In questo speciale elenco ci sono anche le dittature africane, come quella particolarmente longeva di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Robert Mugabe</strong> – sostenuto dalla Repubblica Popolare di Cina – e di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Omar al Bashir</strong>, il Presidente sudanese, nei confronti del quale il Tribunale Internazionale ha emesso un mandato di cattura per crimini contro l’umanità in relazione al genocidio del Darfur. E come non ricordare la violenza repressiva del regime birmano, il cui principale sponsor è la Cina di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hu Jintao</strong>?</span></p>
<p>Per Fiamma Nirenstein vi sarebbe un collante che unisce tutti questi piccoli e grandi dittatori: il comune desiderio di umiliare l’Occidente.</p>
<p>Nella foto: <em>Fiamma Nirenstein</em>, giornalista e dal 2008 deputato del Popolo delle Libertà)</p>
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		<title>LE APERTURE DI BARAK OBAMA A RAUL CASTRO (Rubrica radiofonica &#8220;L&#8217;Internazionale&#8221;, 23 aprile 2009)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 05:05:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio Rubrica Radiofonica]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
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		<category><![CDATA[RUBRICA RADIOFONICA "L'INTERNAZIONALE"]]></category>
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		<description><![CDATA[Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia e Queen Hit Radio: le-aperture-di-barak-a-cuba-e-durban-2]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2157" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2157"><img class="alignleft size-medium wp-image-2157" title="nm_castro_obama_09003_mn" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/nm_castro_obama_09003_mn-300x225.jpg" alt="nm_castro_obama_09003_mn" width="300" height="225" /></a>Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia e Queen Hit Radio:</p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/le-aperture-di-barak-a-cuba-e-durban-2.mp3">le-aperture-di-barak-a-cuba-e-durban-2</a></p>
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		<title>DURBAN II: SE L’IRAN INSEGNA AL MONDO I DIRITTI UMANI…</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 13:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

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		<description><![CDATA[La cronaca di questi giorni ha sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica nuovi casi di sopraffazione delle donne in vari Paesi islamici. Dall’Afghanistan &#8211; dove è in procinto di diventare legge un testo che consente lo stupro coniugale -, al Pakistan &#8211; dove i Talebani liberamente processano, fucilano e pubblicano su internet la condanna a morte di due persone accusate di essere “amanti” -. Nonostante ciò i rappresentanti dei paesi musulmani presenti alla Conferenza Internazionale di Ginevra, nel corso del cosiddetto Durban 2, applaudono entusiasti alle arringhe del presidente iraniano Ahmadinejad contro Israele. Insomma alla conferenza dell’ONU sul razzismo sono saliti in cattedra per dare lezioni di diritti umani i delegati di Paesi come il Sudan, la Libia, Cuba…e, ovviamente, l’Iran. Ecco allora il commento del bravo Fausto Biloslavo, inviato speciale de “Il Giornale”, a proposito della “passerella degli ipocriti” andata in scena a Ginevra: “L’ambasciatrice libica che toglie la parola alla vittima delle torture o il rappresentante cubano che a suo tempo si era rifiutato di condannare Saddam, quando “gasava” i curdi. Per non parlare dei sudanesi che lavorano dietro le quinte contro i tribunali delle stesse Nazioni Unite e il presidente di un’organizzazione non governativa palestinese accusato di collegamento con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--><a rel="attachment wp-att-2080" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2080"><img class="alignleft size-full wp-image-2080" title="durban" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/04/durban.gif" alt="durban" width="125" height="152" /></a>La cronaca di questi giorni ha sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica nuovi casi di sopraffazione delle donne in vari Paesi islamici. Dall’Afghanistan &#8211; dove è in procinto di diventare legge un testo che consente lo stupro coniugale -, al Pakistan &#8211; dove i Talebani liberamente processano, fucilano e pubblicano su internet la condanna a morte di due persone accusate di essere “amanti” -.</p>
<p>Nonostante ciò i rappresentanti dei paesi musulmani presenti alla Conferenza Internazionale di Ginevra, nel corso del cosiddetto Durban 2, applaudono entusiasti alle arringhe del presidente iraniano <strong>Ahmadinejad</strong> contro Israele. Insomma alla conferenza dell’ONU sul razzismo sono saliti in cattedra per dare lezioni di diritti umani i delegati di Paesi come il Sudan, la Libia, Cuba…e, ovviamente, l’Iran.</p>
<p>Ecco allora il commento del bravo Fausto Biloslavo, inviato speciale de “Il Giornale”, a proposito della “passerella degli ipocriti” andata in scena a Ginevra: “<em>L’ambasciatrice libica che toglie la parola alla vittima delle torture o il rappresentante cubano che a suo tempo si era rifiutato di condannare Saddam, quando “gasava” i curdi. Per non parlare dei sudanesi che lavorano dietro le quinte contro i tribunali delle stesse Nazioni Unite e il presidente di un’organizzazione non governativa palestinese accusato di collegamento con i terroristi. Durban II è un festival di gaffe, ipocrisie e personaggi impresentabili. Una conferenza dominata da paesi che fanno a pugni con i principi di libertà e diritti umani</em>.”</p>
<p><span> </span><span> </span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<item>
		<title>U.S.A.: NUOVE SFIDE GEOPOLITICHE (L&#8217;Ora del Salento, 22 novembre 2008, pag. 11)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/usa-nuove-sfide-geopolitiche-lora-del-salento-22-novembre-2008-pag-11</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 06:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEOPOLITICO (a cura di Roberto Cavallo) Brasile, Russia, India e Cina: mettete insieme le iniziali di questi quattro paesi e e avrete il BRIC! Dagli analisti è definito Bric Block il prestigioso club che riunisce i governi dei quattro più forti antagonisti della politica economica statunitense ed europea. Non più paesi in via di sviluppo ma economie emergenti e monopolizzatrici dei mercati internazionali.Questo ruolo è ben noto per Russia e Cina; ma anche India e Brasile non stanno a guardare. L’India cerca di inseguire i Cinesi sui mercati del continente nero, accaparrandosi in Africa petrolio ed altre materie prime. Il Brasile con la sua compagnia di Stato petrolifera cerca di dominare – con un certo successo – il mercato energetico sudamericano. Ma i membri più attivi del BRIC sono ovviamente Russia e Cina. Il Presidente russo Medvedev sta compiendo in questi giorni un tour sudamericano in quello che solo fino a pochi anni fa veniva definito “il cortile di casa degli U.S.A.”. Parteciperà in Perù al Foro di cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec) dal 21 al 23 novembre, dopo di che sarà in Brasile, in Venezuela e a Cuba. Il Venezuela e l’isola caraibica stanno diventando lo snodo cruciale della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OSSERVATORIO GEOPOLITICO<br />
(a cura di Roberto Cavallo)</p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Brasile, Russia, India e Cina: mettete insieme le iniziali di questi quattro paesi e e avrete il BRIC! Dagli analisti è definito <em>Bric Block</em> il prestigioso club che riunisce i governi dei quattro più forti antagonisti della<span> </span>politica economica statunitense ed europea. Non più paesi in via di sviluppo ma economie emergenti e monopolizzatrici dei mercati internazionali.Questo ruolo è ben noto per Russia e Cina; ma anche India e Brasile non stanno a guardare. L’India cerca di inseguire i Cinesi sui mercati del continente nero, accaparrandosi in Africa petrolio ed altre materie prime. Il Brasile con la sua compagnia di Stato petrolifera cerca di dominare – con un certo successo – il mercato energetico sudamericano. Ma i membri più attivi del BRIC sono ovviamente Russia e Cina.</span><span id="more-854"></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il Presidente russo <strong>Medvedev</strong> sta compiendo in questi giorni un tour sudamericano in quello che solo fino a pochi anni fa veniva definito “<em>il cortile di casa degli U.S.A</em>.”. Parteciperà in Perù al Foro di cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec) dal 21 al 23 novembre, dopo di che sarà in Brasile, in Venezuela e a Cuba. Il Venezuela e l’isola caraibica stanno diventando lo snodo cruciale della politica internazionale: la Russia è intenzionata a stringere nuovi accordi economici e militari con <strong>Raul Castro</strong> e con il Presidente venezuelano <strong>Chavez</strong>, con cui si profila addirittura una possibile cooperazione in campo nucleare.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ma anche il Presidente cinese <strong>Hu Jintao</strong> in questo mese di novembre non è stato da meno: prima di partecipare ai lavori dell’Apec, ha avviato nuovi accordi commerciali con Costa Rica, Cuba e Perù. In realtà quasi tutti i paesi del Sud America sono già coinvolti nell’avvolgente partnership cinese: nel paniere vi sono petrolio, rame, zinco, stagno, nichel, soia, carni di vitello e perfino succo d’arancia brasiliano (cfr. “Avvenire” del 16 novembre 2008, pag. 10).<span> </span>Ne consegue così che il Perù venderà alla Cina tutto il suo metallo (rame e zinco) per i prossimi cinque anni, mentre il Cile già esporta al “<em>dragone</em>” l’80% del proprio rame. Cuba fornirà zucchero e nichel, e soprattutto rinsalderà i propri tradizionali legami ideologici con Pechino.</span> Gli Stati Uniti, per ora, non possono fare altro che stare a guardare. Anche per il Sudamerica, però, non è tutto oro ciò che brilla. Già da tempo si avvertono, specialmente nel settore tessile, i contraccolpi del grande “abbraccio” cinese: tante piccole e medie aziende sono state costrette a chiudere perché non competitive con i bassi costi di produzione delle mercanzie provenienti da oltre Pacifico.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"> </p>
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		<title>FRA  SPERANZA E UMILIAZIONE:  L’ “ALTRA CUBA”  IN ESILIO (Corriere del Giorno, 27 aprile 2008, pag. 6)</title>
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		<pubDate>Sun, 04 May 2008 08:39:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
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		<description><![CDATA[Con la successione di Raul Castro al posto del fratello Fidel, oramai in gravi condizioni di salute, a Cuba si sta assistendo a qualche timido avvio di riforme. Il governo ha concesso varie liberalizzazioni commerciali, relative soprattutto alla compravendita di cellulari, computer, DVD… cose tutte normalissime per un paese libero ma straordinarie per l’isola caraibica, chiusa in se stessa da quasi 50 anni di regime marxista. Alcuni esponenti della numerosa comunità cubana in esilio a Miami e nel resto degli Stati Uniti, come l’ex prigioniero politico Armando Valladares, hanno osservato che tali aperture costituiscono più che altro una specie di maquillage politico, e che i problemi veri legati alla libertà di informazione, al multipartitismo, alla piena libertà religiosa &#8211; in definitiva alla democrazia -, ancora non sono stati neppure affrontati. Come immutato, per il momento, resta il problema dei prigionieri politici, dell’uso della tortura, delle condanne a morte… In massima parte i profughi hanno trovato asilo in Florida, negli Stati Uniti, dove sono giunti nel corso degli anni con i modi più disparati: chi dietro regolare autorizzazione all’espatrio, chi su fragili imbarcazioni di fortuna, inseguite da motovedette ed elicotteri delle forze di sicurezza cubane. Molti sono rimasti in fondo al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><em><o> </o></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/images.jpg" title="images.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/images.thumbnail.jpg" alt="images.jpg" /></a> Con la successione di Raul Castro al posto del fratello Fidel, oramai in gravi condizioni di salute, a Cuba si sta assistendo a qualche timido avvio di riforme. Il governo ha concesso varie liberalizzazioni commerciali, relative soprattutto alla compravendita di cellulari, computer, DVD… cose tutte normalissime per un paese libero ma straordinarie per l’isola caraibica, chiusa in se stessa da quasi 50 anni di regime marxista.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Alcuni esponenti della numerosa comunità cubana in esilio a Miami e nel resto degli Stati Uniti, come l’ex prigioniero politico <em>Armando Valladares</em>, hanno osservato che tali aperture costituiscono più che altro una specie di <em>maquillage</em> politico, e che i problemi veri legati alla libertà di informazione, al multipartitismo, alla piena libertà religiosa &#8211; in definitiva alla democrazia -, ancora non sono stati neppure affrontati. Come immutato, per il momento,<span>  </span><span> </span>resta il problema dei prigionieri politici, dell’uso della tortura, delle condanne a morte…</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">In massima parte i profughi hanno trovato asilo in Florida, negli Stati Uniti, dove sono giunti nel corso degli anni con i modi più disparati: chi dietro regolare autorizzazione all’espatrio, chi su fragili imbarcazioni di fortuna, inseguite da motovedette ed elicotteri delle forze di sicurezza cubane. Molti sono rimasti in fondo al braccio di mare che separa Cuba dalla vicina Florida …<span id="more-458"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Un recente libro dello scrittore cubano <em>Armando de Armas</em> (<em>Miti dell’antiesilio</em>, Edizioni Spirali, pagg.134, euro 20,00) ci consente di accostarci da vicino a questo variegato mondo dell’esilio, culturalmente ed ideologicamente frazionato, ma unito dalla medesima speranza di ritornare, un giorno, in una Patria realmente libera e democratica. La comunità dell’esilio ammonta a circa due milioni di persone, sui complessivi 11 milioni di cittadini cubani: si tratta quindi “… <em>della diaspora più grande verificatasi in questo emisfero.</em>” (pag.126).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Il titolo del volume &#8211; <em>Miti dell’antiesilio – </em>sta ad indicare come negli anni, insieme alla diaspora, sia cresciuta una vera e propria campagna mediatica di denigrazione della comunità stessa, grazie ad una propaganda alimentata fin dall’inizio dal regime castrista e dal suo potente alleato sovietico: “<em>L’esilio cubano viene attaccato perché appoggia una politica di mano dura contro Cuba, in una manipolazione dell’uso del linguaggio che cerca di far vedere che il paese e Castro sono una stessa ed unica cosa, così che ci si confonde tra la vittima e il carnefice</em>” (pag.106).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Allo scopo di sottrarre preziose risorse al “carnefice”, la comunità di Miami si è sempre dichiarata favorevole all’embargo imposto dagli Stati Uniti al regime dei fratelli Castro. L’embargo economico risale al febbraio del 1962, durante l’amministrazione di John F. Kennedy:<span>  </span>“<em>L’embargo fu anche una risposta alle spedizioni filibustiere inviate dall’Avana a partire dallo stesso anno <st1 productid="1959 in" w:st="on">1959 in</st1> paesi come Santo Domingo, Panama, Venezuela, Guatemala, Nicaragua e Colombia, con l’obiettivo di imporre in questi il modello comunista; oltre a essere una risposta alla strutturazione di reti internazionali di sovversione e di destabilizzazione, con il proposito dichiarato di incendiare il continente americano” </em>(pagg. 105-106)<em>.<o></o></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">In base alla documentazione in possesso dell’Autore, oramai piuttosto conosciuta e divulgata specie negli Stati Uniti e in America Latina, tali reti internazionali di sovversione e di destabilizzazione non escludevano il traffico di droga: <em>“…durante l’estate del 1961, funzionari castristi di alto rango si incontrarono in Cile con l’allora senatore Salvador Allende, per discutere l’istituzione di un’ampia rete di distribuzione di cocaina che avrebbe aiutato a finanziare l’imposizione del marxismo nel paese australe; vincoli mafiosi che si espansero<span>  </span>e si fortificarono con<span>  </span>l’arrivo di Salvador Allende alla presidenza del Cile. E’ interessante fare presente che, tra i funzionari castristi di alto rango presenti nell’incontro, c’era nientemeno che il Che Guevara, quel personaggio che, al colmo della stupidità e del cattivo gusto, alcuni paragonano a Nostro Signore Gesù Cristo</em>.” (pagg. 49-50). Sono d’altronde universalmente noti gli intimi legami che anche oggi intercorrono fra il narcotraffico colombiano e i vari gruppi della guerriglia di ispirazione marxista, che a sua volta gode della protezione venezuelana (vedi <em>Hugo Chavez</em>!) e quindi castrista…</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">L’esilio cubano da sempre è riconoscente agli Stati Uniti per l’accoglienza ricevuta. Ma lungi dall’accontentarsi di un puro assistenzialismo, grazie alla propria vivacità culturale ed economica, è diventato un importante punto di riferimento anche per gli stessi statunitensi. Nonostante gran parte dei politici europei continuino a simpatizzare per i fratelli Castro e per i loro residui ideologici, alla comunità dell’esilio guardano quanti, restati in patria, anelano non soltanto alla piena libertà e alla democrazia, ma pure a condizioni di vita più decorose, finora non garantite da un regime che ha imposto ai propri cittadini di vivere con poche decine di dollari al mese. Non certo a causa del debole embargo statunitense (facilmente aggirabile e più volte aggirato), ma &#8211; scrive <em>Armando de Armas</em> &#8211; per il divieto marxista di iniziativa economica privata, per le costose guerre e attività rivoluzionarie esportate in mezzo mondo, per il mantenimento dell’enorme apparato interno poliziesco (migliaia di delatori popolarmente conosciuti con il nome di <em>chivatos</em>, che vuol dire “spie”).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Allora, come qualcuno ha detto, <span class="i">il vero embargo nei confronti di Cuba non è quello deciso a suo tempo dagli Stati Uniti e sostenuto dagli esiliati di Miami, ma quello attuato dai fratelli Castro nei confronti dei Cubani</span>.</p>
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		<title>CUBA: CON RAUL CASTRO LA LIBERTA’ VIAGGIA SUL CELLULARE  (L&#8217;Ora del Salento, 12 aprile 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 19:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; OSSERVATORIO  GEOPOLITICO &#160; &#160; Il recente cambio al vertice del potere cubano, determinato dalle gravi condizioni di salute del presidente Fidel, ha spinto alcuni commentatori ad intravedere segnali di apertura e di speranza. Le novità che ne sono seguite sono state salutate quasi come un cambiamento di rotta verso la difficile strada della democrazia, del multipartitismo e del rispetto dei diritti umani e civili. Ma di che novità si tratta? Presto detto: i Cubani adesso saranno “liberi” di acquistare – in valuta pregiata, si badi bene – un forno a micro onde, un cellulare o un televisore, o addirittura un computer (ma senza Internet, perché per l’allacciamento alla rete occorre un permesso speciale degli uffici addetti alla sicurezza politica). Di più: potranno pernottare negli alberghi riservati ai turisti occidentali, pagando – si badi bene! – con mazzette di dollari che la stragrande maggioranza della popolazione non possiede e forse non ha mai visto in vita sua. La limitazione dei diritti civili e politici, e il fallimento economico causato dal dirigismo socialista, hanno spinto tutti quelli che hanno potuto, in questi 50 anni di regime a partito unico, a fuggire nella vicina Florida, negli U.S.A., o in varie Nazioni dell’America [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="left"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">OSSERVATORIO  GEOPOLITICO<o></o></span></p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/04/raul_fidel0801.jpg" title="raul_fidel0801.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/04/raul_fidel0801.thumbnail.jpg" alt="raul_fidel0801.jpg" /></a><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%"> Il recente cambio al vertice del potere cubano, determinato dalle gravi condizioni di salute del presidente Fidel, ha spinto alcuni commentatori ad intravedere segnali di apertura e di speranza.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Le novità che ne sono seguite sono state salutate quasi come un cambiamento di rotta verso la difficile strada della democrazia, del multipartitismo e del rispetto dei diritti umani e civili. Ma di che novità si tratta? </span><span id="more-447"></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Presto detto: i Cubani adesso saranno “liberi” di acquistare – in valuta pregiata, si badi bene – un forno a micro onde, un cellulare o un televisore, o addirittura un computer (ma senza Internet, perché per l’allacciamento alla rete occorre un permesso speciale degli uffici addetti alla sicurezza politica).<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Di più: potranno pernottare negli alberghi riservati ai turisti occidentali, pagando – si badi bene! – con mazzette di dollari che la stragrande maggioranza della popolazione non possiede e forse non ha mai visto in vita sua. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">La limitazione dei diritti civili e politici, e il fallimento economico causato dal dirigismo socialista, hanno spinto tutti quelli che hanno potuto, in questi 50 anni di regime a partito unico, a fuggire nella vicina Florida, negli U.S.A., o in varie Nazioni dell’America Latina.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Cuba è un paese di 11 milioni di abitanti, ma più di 2 milioni vivono all’estero. Raul Castro, 76 anni, già supremo comandante di tutte le forze armate cubane, raccoglie adesso gli incarichi che furono del vecchio e malato “<em>leader maximo</em> della Rivoluzione”: è Presidente del Consiglio di Stato, la massima autorità dell&#8217;isola, nonché secondo Segretario del Politburo del Comitato Centrale del Partito comunista cubano</span>.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Come suo vice Raul ha scelto uno dei pochi stalinisti puri rimasti al mondo: il 78enne <em>Machado Ventura</em>. E questo è già un messaggio più che esplicito. Il cambio al vertice non ha levato ai Cubani il desiderio di fuggire a tutti i costi, non appena possibile. A metà marzo sette giocatori della squadra di calcio under-23 hanno abbandonato il paese: alcuni di loro hanno chiesto asilo politico agli Stati Uniti.<o></o></span></p>
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		<title>RAUL CASTRO: QUANDO LIBERERA&#8217; I DETENUTI PER MOTIVI D&#8217;OPINIONE ?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 17:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio Rubrica Radiofonica]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
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		<category><![CDATA[RUBRICA RADIOFONICA "L'INTERNAZIONALE"]]></category>

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		<description><![CDATA[“L’INTERNAZIONALE” &#8211; Rubrica radiofonica del 15 aprile 2008 a cura di Roberto Cavallo 7.mp3]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> “L’INTERNAZIONALE” &#8211; Rubrica radiofonica del 15 aprile 2008<br />
a cura di Roberto Cavallo</p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/7.mp3" title="7.mp3">7.mp3</a></p>
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