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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Egitto</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>ECCO COME FINISCE LA &#8220;PRIMAVERA ARABA&#8221;: I FRATELLI MUSULMANI VINCONO AL CAIRO</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 06:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<description><![CDATA[Riportiamo dal FOGLIO di ieri, 02/12/2011, in prima pagina, l&#8217;articolo dal titolo &#8221; Chi vince al Cairo &#8220;: &#8220;I risultati ufficiali attesi per ieri non sono arrivati. Ma i numeri dicono Fratelli musulmani attorno al 50 per cento e al secondo posto un pericoloso spareggio tra i partiti salafiti e il Blocco egiziano del magnate Naguib Sawiris. Il partito della Giustizia e libertà, paravento politico della Fratellanza, già nega che ci sarà un’alleanza con i salafiti di Hizb an Nour, il Partito della luce. “Le voci su un accordo tra noi per formare un governo islamista sono un’invenzione dei media”, dice il segretario generale del Fratelli musulmani, Saad el Katatny. Il segretario dichiara che l’unica coalizione possibile è quella esistente con gli altri dieci partiti dell’Alleanza democratica, il cartello elettorale guidato dal partito della Fratellanza, da cui i salafiti sono usciti due mesi fa per dissensi. Il risultato così forte dei Fratelli musulmani era quasi scontato, grazie all’organizzazione ferrea dei suoi membri, che versano nelle casse comuni il dieci per cento del loro stipendio e si sono impegnati mesi fa a portare almeno 100 conoscenti ciascuno ai seggi elettorali. E anche grazie alla disciplina del partito, che ha navigato tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/ARABYA.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6603" title="ARABYA" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/ARABYA-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Riportiamo dal FOGLIO di ieri, 02/12/2011, in prima pagina, l&#8217;articolo dal titolo &#8221; Chi vince al Cairo &#8220;:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I risultati ufficiali attesi per ieri non sono arrivati. Ma i numeri dicono Fratelli musulmani attorno al 50 per cento e al secondo posto un pericoloso spareggio tra i partiti salafiti e il Blocco egiziano del magnate Naguib Sawiris. Il partito della Giustizia e libertà, paravento politico della Fratellanza, già nega che ci sarà un’alleanza con i salafiti di Hizb an Nour, il Partito della luce. “Le voci su un accordo tra noi per formare un governo islamista sono un’invenzione dei media”, dice il segretario generale del Fratelli musulmani, Saad el Katatny. Il segretario dichiara che l’unica coalizione possibile è quella esistente con gli altri dieci partiti dell’Alleanza democratica, il cartello elettorale guidato dal partito della Fratellanza, da cui i salafiti sono usciti due mesi fa per dissensi. Il risultato così forte dei Fratelli musulmani era quasi scontato, grazie all’organizzazione ferrea dei suoi membri, che versano nelle casse comuni il dieci per cento del loro stipendio e si sono impegnati mesi fa a portare almeno 100 conoscenti ciascuno ai seggi elettorali. E anche grazie alla disciplina del partito, che ha navigato tutti gli imprevisti del dopo rivoluzione, fino a decidere di non partecipare agli scontri di piazza dell’ultima settimana. Il punto è che queste parlamentari egiziane sono divise in tre turni (27 governatorati, votano nove per volta). A questo turno hanno votato le zone metropolitane, più aperte e moderne e naturalmente più refrattarie alla campagna politica di Fratelli e salafiti. Che succederà ai prossimi turni? Questa prima vittoria islamista potrebbe diventare un trionfo. In Egitto la legge vieta i partiti religiosi: ma non è stata applicata contro i salafiti, la cui presenza rende ora il voto del Cairo differente da quello in Tunisia. Intanto il lungo calendario elettorale, altri due voti nelle prossime cinque settimane, poi daccapo per il Senato, svuota di senso e di persone piazza Tahrir. Il risultato dei partiti liberali e laici riuniti sotto il simbolo dell’occhio di Kutla al Masriyah, il Blocco egiziano, delude anche chi era già spiritualmente preparato alla delusione&#8221;.</p>
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		<title>EGITTO: AL REFERENDUM COSTITUZIONALE VINCE LA SHARIA</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 08:18:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<description><![CDATA[Abbiamo capito che le rivoluzioni arabe degli ultimi mesi sono &#8220;contro&#8221; qualcuno (Mubarak, Ben Alì, Gheddafi&#8230;), ma ancora non sappiamo &#8220;a favore di chi&#8221; esse siano. Cui prodest? La democrazia, si dice&#8230;E&#8217; vero, ma la democrazia, specie nei Paesi musulmani non avvezzi a praticarla, non può essere solo un vuoto contenitore. Deve avere programmi e uomini in grado di attuarli, o almeno aspiranti tali, come accade nel mondo occidentale. E&#8217; quindi davvero poco comprensibile il velo di silenzio con cui i media hanno trattato il primo vero serio episodio &#8220;post-rivoluzionario&#8221;, il primo fatto politicamente rilevante finalizzato a costruire e non solo ad abbattere&#8230;Mi riferisco al referendum costituzionale tenutosi in Egitto lo scorso 19 marzo 2011. Gli elettori erano chiamati a confermare un pacchetto di dieci emendamenti decisi, a porte chiuse e in tutta fretta, da un comitato di otto giuristi nominati dal Consiglio Supremo Militare. Gli emendamenti sono stati approvati con una larga maggioranza (77% contro 22%), nonostante la contrarietà dei giovani di piazza Tahrir, protagonisti della rivoluzione anti-Mubarak. Fra le varie norme in questione, il punto critico era rappresentato dalla conferma dell’articolo 2 dell&#8217;attuale costituzione, che stabilisce la sharia come fonte principale del diritto, con gravi conseguenze soprattutto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/03/Egitto-referendum.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6014" title="Egitto-referendum" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/03/Egitto-referendum.jpg" alt="" width="258" height="258" /></a>Abbiamo capito che le rivoluzioni arabe degli ultimi mesi sono &#8220;contro&#8221; qualcuno (Mubarak, Ben Alì, Gheddafi&#8230;), ma ancora non sappiamo &#8220;a favore di chi&#8221; esse siano. <em>Cui prodest</em><em>?</em> La democrazia, si dice&#8230;E&#8217; vero, ma la democrazia, specie nei Paesi musulmani non avvezzi a praticarla, non può essere solo un vuoto contenitore. Deve avere programmi e uomini in grado di attuarli, o almeno aspiranti tali, come accade nel mondo occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; quindi davvero poco comprensibile il velo di silenzio con cui i media hanno trattato il primo vero serio episodio &#8220;post-rivoluzionario&#8221;, il primo fatto politicamente rilevante finalizzato a costruire e non solo ad abbattere&#8230;Mi riferisco al referendum costituzionale tenutosi in Egitto lo scorso 19 marzo 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli elettori erano chiamati a confermare un pacchetto di dieci emendamenti decisi, a porte chiuse e in tutta fretta, da un comitato di otto giuristi nominati dal Consiglio Supremo Militare. Gli emendamenti sono stati approvati con una larga maggioranza (77% contro 22%), nonostante la contrarietà dei giovani di piazza Tahrir, protagonisti della rivoluzione anti-Mubarak.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le varie norme in questione, il punto critico era rappresentato dalla conferma dell’articolo 2 dell&#8217;attuale costituzione, che stabilisce la <em><strong>sharia</strong></em> come fonte principale del diritto, con gravi conseguenze soprattutto per le donne e le minoranze. Con una costituzione a base religiosa islamica i diritti delle donne verrebbero seriamente compromessi. Tanto per fare un esempio, con le norme vigenti dopo la vittoria del «sì», le donne non sono eleggibili alla presidenza della Repubblica. E&#8217; anche emblematico che ai seggi (dove l&#8217;affluenza è stata altissima) uomini e donne siano stati incolonnati in file separate.</p>
<p style="text-align: justify;">Varie ong hanno denunciato un attivismo e una presenza martellante ai seggi da parte di esponenti dei <em>Fratelli Musulmani</em>. Anche nel seggio del quartiere di Moqattam, dove ha tentato di votare El Baradei, esponente di spicco del movimento per il cambiamento, la loro presenza era evidente. Proprio El Baradei, che pure è candidato alla presidenza, è rimasto vittima di un&#8217;aggressione (cfr.: Egitto. Vince il &#8220;sì&#8221; al referendum costituzionale, in: Il Messaggero, lunedì 21 marzo, pag. 2.).</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le prossime elezioni di settembre (e i <em>Fratelli Musulmani</em> potrebbero essere in pole position) i partiti vincitori vareranno una costituzione tutta nuova, al posto di quella risalente al 1971 ed adesso solo emendata.</p>
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		<title>CHE COSA VIENE DOPO</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 10:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’incalzante accavallarsi degli avvenimenti rende difficile la possibilità di fare previsioni capaci di resistere alla prova dei fatti. Ciò non impedisce, tuttavia, di provare ad individuare delle linee di tendenza che, giorno dopo giorno, sembrano rafforzarsi nell’infuocato scenario mediorientale. Una prima linea di tendenza è quella che la giornalista Fiamma Nirenstein da diversi giorni sta individuando dalle colonne del  “Giornale” e che dice relazione al ruolo sempre più “ingombrante” dell’Iran. Due moderne navi da guerra iraniane hanno diretto verso Tartus, un porto siriano, nel Mediterraneo. La Nirenstein sottolinea la novità dell’evento, che non si verificava dal 1979: non solo l’Arabia Saudita ma anche l’Egitto post-Mubarak per la prima volta ha concesso alle navi da guerra dell’Iran sciita di oltrepassare il Mar Rosso e il canale di Suez. Secondo la Nirenstein – ma il giudizio mi sembra ampiamente condivisibile – siamo di fronte al riconoscimento dell’Iran come autorevole e indiscussa potenza regionale. Le navi iraniane nel Mediterraneo più che costituire una minaccia per Israele (che pure è legittimamente preoccupato) possono rappresentare una dimostrazione di potenza (show the flag) nei confronti di un Libano sempre più nelle mani degli Sciiti di Hezbollah. Così l’Iran potrebbe rifornire i propri alleati di Beirut non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/GHEDDAFI.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5876" title="GHEDDAFI" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/GHEDDAFI-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>L’incalzante accavallarsi degli avvenimenti rende difficile la possibilità di fare previsioni capaci di resistere alla prova dei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò non impedisce, tuttavia, di provare ad individuare delle linee di tendenza che, giorno dopo giorno, sembrano rafforzarsi nell’infuocato scenario mediorientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Una prima linea di tendenza è quella che la giornalista Fiamma Nirenstein da diversi giorni sta individuando dalle colonne del  “Giornale” e che dice relazione al ruolo sempre più “ingombrante” dell’Iran.</p>
<p style="text-align: justify;">Due moderne navi da guerra iraniane hanno diretto verso Tartus, un porto siriano, nel Mediterraneo. La Nirenstein sottolinea la novità dell’evento, che non si verificava dal 1979: non solo l’Arabia Saudita ma anche l’Egitto post-Mubarak per la prima volta ha concesso alle navi da guerra dell’Iran sciita di oltrepassare il Mar Rosso e il canale di Suez. Secondo la Nirenstein – ma il giudizio mi sembra ampiamente condivisibile – siamo di fronte al riconoscimento dell’Iran come autorevole e indiscussa potenza regionale. Le navi iraniane nel Mediterraneo più che costituire una minaccia per Israele (che pure è legittimamente preoccupato) possono rappresentare una dimostrazione di potenza (<em>show the flag</em>) nei confronti di un Libano sempre più nelle mani degli Sciiti di Hezbollah. Così l’Iran potrebbe rifornire i propri alleati di Beirut non solo via terra &#8211; attraverso la Siria -, ma direttamente dal mare tramite la propria flotta: un’assoluta novità strategica.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo elemento d’interesse è rappresentato dal ruolo di rilievo assunto ovunque dai Fratelli Musulmani: sia in Egitto che in Tunisia i militari, i soli ormai a poter garantire l’ordine costituito, intendono assecondare le aspettative dei Fratelli Musulmani, probabili protagonisti (se non vincitori) delle prossime elezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">In tale prospettiva è estremamente significativo il rientro in Egitto del potentissimo sceicco 75enne Yusuf Al Qaradawi, che il 18 febbraio ha parlato ad un’immensa folla radunata in Piazza Tahrir, simbolo della rivoluzione dei blogger. Yusuf Al Qaradawi è predicatore televisivo e punto di riferimento dei Fratelli Musulmani. La sua autorità è grande. Durante un’intervista ad Al Jazeera, dai cui microfoni parla abitualmente, ha attaccato Gheddafi, auspicandone la fine al pari dell’egiziano Mubarak e al tunisino Ben Alì.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra che il suo accorato appello – condiviso dagli ayatollah di Teheran – abbia prodotto conseguenze pratiche: secondo alcune note emittenti arabe, truppe egiziane non sarebbero estranee all’insurrezione in Cirenaica, dove non soltanto i Fratelli Musulmani ma anche elementi radicali vicini ad Al Qaeda sarebbero interessati a costruirvi un nuovo emirato arabo. Tale prospettiva è ormai ipotizzata da più parti. Quella dell’emirato è una soluzione in parte già vista in Somalia, dove la disintegrazione dello Stato ha lasciato posto a signorie islamiche locali di vario tipo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, per ricapitolare, a vincere in Medio Oriente è comunque il radicalismo: tanto quello sciita di Teheran-Hezbollah che quello sunnita dei Fratelli Musulmani.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in tutto questo quadro manca un attore non secondario: Al Qaeda.</p>
<p style="text-align: justify;">A tal proposito non è superfluo ricordare qual era – e qual è &#8211; l’obiettivo di Al Qaeda: la ricostruzione del califfato universale attraverso l’abbattimento dei governi musulmani considerati corrotti (perché alleati dell’Occidente), fossero essi di tendenza democratica (Iraq, Pakistan, Indonesia) o autoritaria (Egitto, Libia, Arabia Saudita, Algeria). D’altronde il concetto di Stato come lo intendiamo noi occidentali è estraneo alla cultura musulmana, che conosce invece l’Umma, la comunità indivisa dei Musulmani senza confini segnati a tavolino. E senza dimenticare che al vertice dell’Umma vi è proprio il califfato, il grande sogno di Al Qaeda.</p>
<p style="text-align: justify;">Autorevoli commentatori sottolineano la “spontaneità” delle rivolte, che in effetti sembra incontestabile; ma gestire la “spontaneità” è un’altra cosa e può farlo solo chi ha idee chiare e una potente organizzazione alle spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se l&#8217;allarme &#8211; sicuramente strumentale &#8211; giunge dallo stesso Gheddafi, forse l’Occidente non farebbe male a chiedersi che cosa stia facendo e che cosa stia progettando Al Qaeda in questo momento.</p>
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		<title>L&#8217;OCCIDENTE NON SOSTENGA I FRATELLI MUSULMANI IN EGITTO E TUNISIA (di Magdi Cristiano Allam)</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 16:23:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal sito www.controcorrente.ilcannocchiale.it leggiamo e pubblichiamo: &#8220;Cari Amici e cari Protagonisti di Io amo l’Italia, intervenendo ieri sera alla trasmissione “Matrix” su Canale 5 dedicata alla rivolta popolare in Egitto e in Tunisia, ho voluto evidenziare la necessità di affrancarci da una concezione puramente formalistica della democrazia e della libertà per non renderci corresponsabili dell’avvento al potere dei Fratelli Musulmani che ucciderebbero la democrazia e la libertà nei loro paesi e si sentirebbero incoraggiati a islamizzare l’Europa stessa. Il mio messaggio è semplice: non innamoriamoci del nostro aspirante carnefice! L’ideologia del relativismo, la dittatura del relativismo come denuncia Benedetto XVI, ci sta privando del diritto e del dovere di usare la ragione per entrare nel merito dei contenuti attraverso gli strumenti della valutazione e della critica. Il risultato è che aprioristicamente mettiamo sullo stesso piano tutte le religioni, le culture, i valori e i concetti a prescindere dai loro contenuti. Nel caso delle rivolte popolari in Tunisia e in Egitto stiamo commettendo l’errore di concepire come aprioristicamente positiva la prospettiva dell’avvento al potere dei Fratelli Musulmani qualora ciò fosse il risultato di libere elezioni. Nel caso specifico noi, consapevolmente o meno, rifiutiamo di considerare i contenuti dell’ideologia islamica radicale contenuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal sito <a href="http://www.controcorrente.ilcannocchiale.it">www.controcorrente.ilcannocchiale.it</a> leggiamo e pubblichiamo:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/ALLAM1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5888" title="ALLAM" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/ALLAM1-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a>&#8220;Cari Amici e cari Protagonisti di Io amo l’Italia,</p>
<p style="text-align: justify;">intervenendo ieri sera alla trasmissione “Matrix” su Canale 5 dedicata alla rivolta popolare in Egitto e in Tunisia, ho voluto evidenziare la necessità di affrancarci da una concezione puramente formalistica della democrazia e della libertà per non renderci corresponsabili dell’avvento al potere dei Fratelli Musulmani che ucciderebbero la democrazia e la libertà nei loro paesi e si sentirebbero incoraggiati a islamizzare l’Europa stessa. Il mio messaggio è semplice: non innamoriamoci del nostro aspirante carnefice!</p>
<p style="text-align: justify;">L’ideologia del relativismo, la dittatura del relativismo come denuncia Benedetto XVI, ci sta privando del diritto e del dovere di usare la ragione per entrare nel merito dei contenuti attraverso gli strumenti della valutazione e della critica. Il risultato è che aprioristicamente mettiamo sullo stesso piano tutte le religioni, le culture, i valori e i concetti a prescindere dai loro contenuti. Nel caso delle rivolte popolari in Tunisia e in Egitto stiamo commettendo l’errore di concepire come aprioristicamente positiva la prospettiva dell’avvento al potere dei Fratelli Musulmani qualora ciò fosse il risultato di libere elezioni. Nel caso specifico noi, consapevolmente o meno, rifiutiamo di considerare i contenuti dell’ideologia islamica radicale contenuta nel loro Statuto e nei testi dei loro capi spirituali (Hassan Al Banna, Sayyid Qutb, Abdallah Yusuf Azzam, Yusuf al-Qaradawi), così come ignoriamo il fatto che ovunque siano arrivati al potere i Fratelli Musulmani, nelle loro differenti denominazioni, dal Fis (Fronte di salvezza islamico) in Algeria a Hamas nei Territori palestinesi, hanno soffocato la democrazia, represso la libertà, sottomesso il popolo con la violenza, scatenato il terrorismo cieco che infierisce indiscriminatamente contro tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Più in generale non teniamo conto che, anche al di là che facciano o meno riferimento al movimento estremista islamico mondiale dei Fratelli Musulmani, ovunque un soggetto politico dica di ispirarsi al Corano (che per i musulmani è opera increata al pari di Allah, della stessa sostanza di Allah), alla Sunna (la tradizione che si fonda sui Hadith, i detti e i fatti attribuiti a Maometto, e sulla Sira, la biografia ufficiale di Maometto), alla Sharia (la legge islamica che si fonda su quattro fonti: il Corano; la Sunna; Al Ijma’h, il consenso della comunità che corrisponde all’intesa tra gli ulema, i dotti dell’islam; Al Qiyas, il principio analogico, con cui si fa ricorso a casi simili per risolvere dei casi che non sono stati finora contemplati), ebbene il risultato è la crescente islamizzazione della società (con la proliferazione delle moschee, scuole coraniche, tribunali e enti finanziari islamici, con sempre più donne velate e uomini barbuti), la crescente intolleranza religiosa nei confronti degli ebrei, dei cristiani, dei musulmani eterodossi e degli appartenenti a fedi o ideologie diverse dall’islam, il crescente monopolio del potere modificando la Costituzione per accreditare l’identità islamica dello Stato, il crescente svuotamento sostanziale della democrazia riducendola al rito formale delle elezioni adeguatamente manipolate per assicurare il risultato stabilito anticipatamente. Questo è quanto già accade in Iran sottomesso all’arbitrio del regime degli ayatollah dal 1979; in Libano dove la scorsa settimana l’Hezbollah con un colpo di mano ha imposto un suo uomo, il miliardario Najib Mikati, alla guida del governo estromettendo Saad al-Hariri che era stato eletto democraticamente; a Gaza dove Hamas ha imposto la propria dittatura massacrando i soldati leali all’Autorità Nazionale Palestinese e reprimendo ogni dissenso interno; in Turchia, formalmente uno Stato laico, democratico e liberale, il cui governo islamico guidato da Recep Tayyip Erdogan (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) tende ad accentrare sempre più il potere, è sempre più filo-Hamas e anti-israeliano, sempre più filo-iraniano e anti-occidentale, sempre più repressivo nei confronti della libertà religiosa dei cristiani, continuando ad occupare il territorio europeo del Nord di Cipro sradicandovi i simboli della cristianità.</p>
<p style="text-align: justify;">Come non teniamo in considerazione che l’islam è una religione fisiologicamente violenta e storicamente conflittuale. Maometto è stato fondamentale un guerriero che ha combattuto, ucciso ed è stato personalmente responsabile di efferati stragi come quella che nel 628 lo vide partecipe dello sgozzamento e decapitazione di circa 800 ebrei della tribù dei Banu Quraishah. L’esempio di Maometto ispirò i musulmani del suo tempo. La lotta in seno alla comunità islamica dell’epoca era talmente aspra e violenta che tre dei primi quattro cosiddetti “califfi ben guidati”, i primi successori di Maometto, furono assassinati per mano di altri musulmani: Omar che governò dal 634 al 644 succedendo al primo califfo Abu Bakr; Othman che governò dal 644 al 656 e lo stesso califfo Ali. E la successiva nascita per mano del quinto califfo Mu’awiya (661-680) del primo impero islamico Omayyade che durò dal 661 al 750 con capitale a Damasco, consacrò la supremazia della politica sulla religione, la preminenza dello Stato sulla fede. I vari califfati hanno fatto riferimento all’islam per imporre e salvaguardare il loro potere politico, tanto è vero che il passaggio del potere da una dinastia all’altra avvenne tramite le armi e lo spargimento del sangue, musulmani contro musulmani. Quando Abu Al Abbas as-Saffah, letteralmente il sanguinario, fondò la dinastia abbaside che durò dal 750 al 1258 con capitale a Bagdad, fece strage dei reggenti omayyadi e in un eccesso di odio profanò le tombe dei califfi omayyadi, le loro spoglie furono esumate e flagellate. La preminenza della politica e delle differenziazioni settarie e nazionalistiche è confermato dal fatto che attorno all’anno Mille c’erano ben tre califfi in competizione tra loro: i califfi abassidi Al Qahir (932-934) a Bagdad; il califfo omayyade di Spagna Abd ar-Rahman III (912-961) a Cordova; il califfo fatimide Al Mu’izz (952-975) al Cairo. I califfi omayyadi di Spagna erano dei berberi, l’etnia autoctona del Maghreb, i fatimidi erano degli sciiti ismailiti e il fondatore della dinastia Ubaid Abdallah al Mahdi (909-934) si professò discendente della figlia del profeta Maometto, Fatima, e pronipote del figlio di Fatima, Al Husayn, assumendo il titolo di imam, che per gli sciiti equivale a quello di califfo.</p>
<p style="text-align: justify;">I fautori della teocrazia islamica hanno eretto la dissimulazione a precetto di fede. La dissimulazione è considerato un comportamento islamicamente legittimo sia dagli sciiti sia dai Fratelli Musulmani, sulla base dei versetti 105-106 della Sura XVI del Corano: “I soli a inventare menzogne sono quelli che non credono ai segni di Allah: essi sono i bugiardi. Quanto a chi rinnega Allah dopo aver creduto – eccetto colui che ne sia costretto, mantenendo serenamente la fede in cuore – e a chi si lascia entrare in petto la miscredenza; su di loro è la collera di Allah e avranno un castigo terribile”. Ed è così che non hanno alcuna remora ad indossare il doppiopetto e a mostrarsi concilianti e disponibili al compromesso quando ciò viene ritenuto vantaggioso per la promozione della causa dell’islamizzazione della società. Né hanno alcuna remora ad usare come “facciata accettabile” dei personaggi, boriosi, illusi o comunque ingenui, si prestano a farsi strumentalizzare. E’ stato il caso del primo capo di governo della Repubblica Islamica imposta da Khomeini in Iran, il liberale Mehdi Bazargan che governò dal 4 febbraio 1979 al 6 novembre 1979 prima di essere allontanato dal potere. Ed oggi sembra che sia la volta di Mohammed El Baradei che i Fratelli Musulmani in Egitto hanno indicato come loro rappresentante nella trattativa con il regime militare, così come è probabilmente il caso del miliardario libanese Najib Mikati, laureato ad Harvard, designato dagli estremisti islamici del Hezbollah.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamo cari amici europei ed occidentali che Adolf Hitler arrivò al potere nel 1933 attraverso libere elezioni e immediatamente dopo impose la sua dittatura. Proprio il caso di Hitler ci deve far comprendere che le libere elezioni non corrispondono automaticamente alla democrazia sostanziale ma che sono soltanto la dimensione formalistica della democrazia. La democrazia affinché sia sostanziale deve tradursi nella condivisione di valori non negoziabili, a partire dalla fede nella sacralità della vita, del rispetto della dignità e della libertà della persona, così come deve tradursi nell’accettazione di regole inviolabili a partire dalla pacifica alternanza al potere delle forze politiche che godono di pari diritti e pari doveri. Ebbene tutto ciò è assolutamente inesistente nell’ideologia teocratica e assolutista dei Fratelli Musulmani e di tutti gli integralisti e estremisti islamici. Concludo questo mio lungo intervento reiterando il monito: non innamoriamoci del nostro aspirante carnefice!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">3 febbraio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Magdi Cristiano Allam</p>
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		<title>MAGDI CRISTIANO ALLAM: &#8220;SE VINCONO GLI INTEGRALISTI DIVENTERA&#8217; UN ALTRO IRAN&#8221; (intervista a cura di Fausto Biloslavo)</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 05:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riportiamo di seguito l&#8217;intervista a Magdi Cristiano Allam pubblicata agli inizi di febbraio su &#8220;Il Giornale.it&#8221; e ripresa da www.occidens.it, sito dell&#8217;Associazione culturale &#8220;Occidens&#8221;. Cosa sta accadendo in Egitto dove ha vissuto per 20 anni? «La necessità dei ceti meno abbienti di garantirsi la sopravvivenza economica e la frustrazione dei giovani più acculturati, che chiedono libertà e democrazia, si sono mescolate esplodendo. Le borse, il commercio, l’economia sono state globalizzate, ma non i diritti della persona, la democrazia, le libertà. Da una parte la globalizzazione ha accresciuto le difficoltà dei ceti meno abbienti nel fronteggiare la crisi economica. Dall’altra ha accentuato la frustrazione dei giovani alfabetizzati, istruiti, laureati, che guardano la tv satellitare, navigano su internet, usano Facebook e si rendono conto di essere cittadini del mondo. Al tempo stesso, però, non possono partecipare, nel loro Paese, alla libertà e alla democrazia». E noi c’entriamo qualcosa? «L’Europa ha le sue responsabilità. I dittatori di questi Paesi li abbiamo aiutati e sostenuti noi. Per decenni in nazioni come l’Egitto è stata esercitata una democrazia solo formale basata sul rituale delle elezioni, ma senza rispettare veramente i principi democratici». Hosni Mubarak, che guida il Paese da tre decenni, è caduto… «Parliamo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/ALLAM.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5836" title="ALLAM" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/ALLAM-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a>Riportiamo di seguito l&#8217;intervista a Magdi Cristiano Allam pubblicata agli inizi di febbraio su &#8220;Il Giornale.it&#8221; e ripresa da www.occidens.it, sito dell&#8217;Associazione culturale &#8220;Occidens&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa sta accadendo in Egitto dove ha vissuto per 20 anni?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«La necessità dei ceti meno abbienti di garantirsi la sopravvivenza economica e la frustrazione dei giovani più acculturati, che chiedono libertà e democrazia, si sono mescolate esplodendo. Le borse, il commercio, l’economia sono state globalizzate, ma non i diritti della persona, la democrazia, le libertà. Da una parte la globalizzazione ha accresciuto le difficoltà dei ceti meno abbienti nel fronteggiare la crisi economica. Dall’altra ha accentuato la frustrazione dei giovani alfabetizzati, istruiti, laureati, che guardano la tv satellitare, navigano su internet, usano Facebook e si rendono conto di essere cittadini del mondo. Al tempo stesso, però, non possono partecipare, nel loro Paese, alla libertà e alla democrazia».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E noi c’entriamo qualcosa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«L’Europa ha le sue responsabilità. I dittatori di questi Paesi li abbiamo aiutati e sostenuti noi. Per decenni in nazioni come l’Egitto è stata esercitata una democrazia solo formale basata sul rituale delle elezioni, ma senza rispettare veramente i principi democratici».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hosni Mubarak, che guida il Paese da tre decenni, è caduto…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Parliamo di una persona che ha quasi 85 anni ed è malato. Mubarak è stato sostenuto dall’esercito, la vera forza che regge il Paese. Oggi la domanda da porsi è: chi sarà il candidato che le forze armate sceglieranno per sostituire Mubarak?».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È cominciato a scorrere del sangue. Quale ruolo giocheranno le forze armate?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«L’esercito in Egitto è fondamentale, garante dell’unità del paese. I militari sono una classe privilegiata, l’unica forza che può tenere insieme la nazione più popolosa dell’area e con il maggior peso politico della regione, nulla di comparabile con la Tunisia. Se gli estremisti islamici dovessero assumere il potere in Egitto l’effetto sarebbe ancora più devastante di quello che ci fu nel 1979 con l’ascesa di Khomeini in Iran. Lui rappresentava la minoranza sciita, ma i Fratelli musulmani in Egitto sono invece la maggiorana sunnita diffusa in tutti i paesi islamici».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi potrebbe prendere il potere?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«La situazione è ancora confusa. Si parlava di Gamal, il figlio di Mubarak, ma non gode della fiducia dell’esercito. E poi è un civile. Bisogna capire quale sarà il ruolo di Mohammed El Baradei, che è stato a lungo presidente dell’Agenzia atomica e ha mantenuto rapporti internazionali importanti. Bisogna capire se non si stia prestando a diventare la faccia accettabile dei Fratelli musulmani».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I Fratelli musulmani sono scesi in piazza, ma anche i cristiani copti hanno deciso di unirsi alle proteste. È una rivolta islamica o di tutti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Al momento non ha forti connotati religiosi, almeno in apparenza, ma gli islamici sono molto forti. Controllano le moschee e diverse associazioni di categoria come quella degli avvocati, degli insegnanti dei medici. Hanno un radicamento soprattutto fra i ceti meno abbienti. Al di là del fatto che oggi non siedono in parlamento, il rischio che l’Egitto possa venir pesantemente condizionato dagli integralisti islamici è elevato. Loro sono molto abili ad appiccare l’incendio e poi a proporsi come pompieri per spegnerlo. In cambio chiedono la compartecipazione nella gestione del potere, fino a quando non lo monopolizzano del tutto».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esiste un pericolo Al Qaida, tenendo conto che il suo numero due, Ayman al Zawahiri, è egiziano?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> «No, lo escluderei. Qualcuno legato ad al Qaida potrebbe cercare di aizzare ulteriormente gli animi, ma non riuscirà mai a prevalere. Chi vincerà saranno i Fratelli musulmani, per certi aspetti ben più insidiosi».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nei prossimi giorni dobbiamo prepararci ad un’escalation?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«È stato imposto il coprifuoco, ma il regime non è in grado di dare risposte soddisfacenti alle necessità economiche ed alla richiesta di democrazia da parte del popolo».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’effetto domino si espanderà?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«L’effetto domino c’è già. Abbiamo visto l’Algeria, la Tunisia, l’Egitto, il Libano. E pure nello Yemen, il paese più povero fra quelli citati, gli animi si stanno scaldando».</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>GUERRA AI CRISTIANI (di Omar Ebrahime)</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 04:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sudan, agosto 2009: sette cristiani, tra cui alcuni ragazzi poco più che adolescenti, vengono crocifissi poco fuori la loro parrocchia da alcuni gruppi fondamentalisti islamici. La notizia, però, arriva in Europa solo molte settimane dopo, grazie alla visita di un Vescovo sudanese che racconta l&#8217;accaduto dettagliando le violenze che i cristiani subiscono da tempo nel Paese, in cui sono minoranza. Incredibilmente, nessuno sembra interessarsene. Forse perché il Sudan è un Paese lontano e l&#8217;Africa è solitamente una terra dimenticata dai grandi mezzi di comunicazione sociale. Trascorre qualche mese ed è la volta dell&#8217;Egitto: all&#8217;uscita dalla Messa di Natale, nove cristiani vengono uccisi e un&#8217;altra decina feriti da un commando terrorista. Si chiude così nel sangue un anno che era cominciato con il sacrificio di un altro cristiano: bruciato vivo in strada per aver frequentato una ragazza islamica. Da tempo infatti in Egitto le chiese sono sorvegliate dalla polizia per garantire una libertà di culto sempre più difficile ma le autorità locali, se da una parte si fanno scudo con proclami di giustizia, dall&#8217;altra finiscono con il non perseguire materialmente i terroristi, favorendo così un&#8217;islamizzazione strisciante del Paese. Poco dopo i fatti d&#8217;Egitto si apprende, grazie al lavoro d&#8217;informazione di agenzie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sudan, agosto 2009: sett<a rel="attachment wp-att-5112" href="http://www.recensioni-storia.it/guerra-ai-cristiani-di-omar-ebrahime/copertina_mauro"><img class="alignleft size-full wp-image-5112" title="Copertina_Mauro" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/10/Copertina_Mauro.jpg" alt="Copertina_Mauro" width="200" height="299" /></a>e cristiani, tra cui alcuni ragazzi poco più che adolescenti, vengono crocifissi poco fuori la loro parrocchia da alcuni gruppi fondamentalisti islamici. La notizia, però, arriva in Europa solo molte settimane dopo, grazie alla visita di un Vescovo sudanese che racconta l&#8217;accaduto dettagliando le violenze che i cristiani subiscono da tempo nel Paese, in cui sono minoranza. Incredibilmente, nessuno sembra interessarsene. Forse perché il Sudan è un Paese lontano e l&#8217;Africa è solitamente una terra dimenticata dai grandi mezzi di comunicazione sociale. Trascorre qualche mese ed è la volta dell&#8217;Egitto: all&#8217;uscita dalla Messa di Natale, nove cristiani vengono uccisi e un&#8217;altra decina feriti da un commando terrorista. Si chiude così nel sangue un anno che era cominciato con il sacrificio di un altro cristiano: bruciato vivo in strada per aver frequentato una ragazza islamica. Da tempo infatti in Egitto le chiese sono sorvegliate dalla polizia per garantire una libertà di culto sempre più difficile ma le autorità locali, se da una parte si fanno scudo con proclami di giustizia, dall&#8217;altra finiscono con il non perseguire materialmente i terroristi, favorendo così un&#8217;islamizzazione strisciante del Paese. Poco dopo i fatti d&#8217;Egitto si apprende, grazie al lavoro d&#8217;informazione di agenzie missionarie come AsiaNews, lo spaventoso martirio dei cristiani in Pakistan. Nel giro di poco più di un mese un uomo e due ragazze minorenni vengono arsi vivi per essersi rifiutati di passare all&#8217;Islam. Prima di essere date alle fiamme, davanti a testimoni, le due ragazze erano state più volte violentate.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono solo alcuni degli episodi del 2010 che Mario Mauro, parlamentare europeo e rappresentante della Presidenza dell’OSCE per la lotta al razzismo, la xenofobia e le discriminazioni, raccoglie nel libro <strong><em>Guerra ai cristiani. Le persecuzioni e le discriminazioni dei cristiani nel mondo</em></strong> (Lindau, Torino, 2010, pp. 132).  L’Autore fa il punto sulle persecuzioni e le discriminazioni che oggi patiscono i cristiani nel mondo <em>in quanto</em> cristiani. Il calvario dei cristiani nei Paesi a maggioranza islamica e che hanno subìto negli ultimi tempi un processo di radicalizzazione del fanatismo è cosa forse nota ai più, ma non c&#8217;è solo l&#8217;Islam fondamentalista. Ci sono anche Paesi orientali in forte sviluppo e che ormai aspirano ad entrare tra i grandi della Terra, come l&#8217;India, dove pure i cristiani subiscono vessazioni di ogni tipo in ragione del fatto che la diffusione del Vangelo potrebbe portare, insieme all&#8217;alfabetizzazione e alla scolarizzazione primaria, anche libertà e diritti ponendo fine alla rigida società classista indiana in cui migliaia di persone, come i cosiddetti “fuori-casta” (<em>dalit</em>), non possiedono praticamente alcuna dignità. Per questo nel 2008 nello stato dell’Orissa si è avuto un vero e proprio ‘pogrom’, pianificato da partiti nazionalisti e fondamentalisti indù, con l&#8217;obiettivo di distruggere un&#8217;intera comunità cristiana. “<em>Rajani Mahi</em>, <em>21 anni</em>, <em>è stata arsa viva mentre cercava di salvare gli ospiti di un orfanotrofio della missione di Bargarh</em> [...], <em>nella stessa regione anche un uomo è stato bruciato vivo</em>, <em>lo stesso giorno a Kandhamal</em>,<em> e una suora è morta carbonizzata dopo essere stata stuprata nel Centro sociale di Bubaneshwar</em>” (pag. 68). La persecuzione è andata avanti per mesi cosicché alla fine gli osservatori internazionali potevano leggere un vero e proprio bollettino di guerra: le vittime (contando insieme fedeli e religiosi) superavano le centinaia, oltre quaranta le chiese distrutte, altre centinaia e centinaia le case abbattute. Se perfino alcuni leader politici nazionali hanno invocato la pulizia etnica “<em>finchè  l</em>&#8216;<em>Orissa non sia liberata dai cristiani</em>” (pag. 69), riscuotendo consenso, senza più il minimo senso di vergogna, non sorprende che altri non abbiano trovato di meglio che accusare le Missionarie della carità (l&#8217;ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta) nientemeno che di complotto contro la sicurezza dello Stato. Siamo di fronte con ogni evidenza a qualcosa di impressionante, fuori di ogni logica e che tuttavia suggerisce una riflessione decisiva. Forse mai come nell&#8217;India di oggi si vede come il Vangelo sia <em>veramente</em> fermento di libertà e garante dei diritti fondamentali della persona. E proprio per questo temuto, osteggiato e combattuto da tutti i totalitarismi, da tutte le dittature, da tutti i poteri (statali e non) che si ergono essi stessi a forme di divinità.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo sguardo dell&#8217;Autore cade non a caso sull&#8217;ideologia che ha insanguinato come nessuno il secolo scorso: il comunismo. Alcuni ne avevano decretato la fine ma ancora oggi resta più vivo che mai in Corea del Nord, Cina, Birmania, Vietnam, Cuba mentre riemerge con altre forme, meno brutali &#8211; ma altrettanto liberticide &#8211; anche in Sudamerica. Proprio nella Corea comunista e ufficialmente atea nel luglio scorso una donna di 33 anni è stata giustiziata in pubblico “<em>perchè distribuiva la Bibbia</em>” (pag. 58). Ma migliaia sarebbero attualmente i cristiani rinchiusi nei campi di lavoro coreani e cinesi (i tristemente famosi “<em>laogai</em>”) e di cui si ignora la fine. E, ancora, le pagine di Mauro si soffermano anche sulla Via Crucis dei cristiani iracheni, che rischiano di scomparire per sempre dalla loro terra natale, sulla sofferenza di quelli che vivono da secoli in Turchia (ricordando il sacrificio di don Andrea Santoro e di mons. Luigi Padovese), fino a toccare le comunità più dimenticate: Iran, Indonesia, Somalia. Dinanzi a questa persecuzione su scala mondiale (documentata anche con numerose foto e siti internet di varie agenzie internazionali e Ong) che fanno dei cristiani il gruppo religioso più perseguitato in assoluto (più del 75% delle discriminazioni religiose nel mondo è diretto contro di loro) viene da chiedersi che cosa sarebbe successo se questi episodi avessero visto come vittime non dei cristiani ma un qualsiasi altro gruppo religioso. Ad esempio, degli ebrei o dei musulmani. Che cosa sarebbe accaduto se in qualche parte del mondo qualcuno, invece dei cristiani, avrebbe crocifisso o dato alle fiamme o giustiziato pubblicamente senza processo degli ebrei o dei musulmani per il solo fatto di essere ebrei o musulmani?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta porta forse alla radice del problema, ovvero che in fondo il destino dei cristiani non interessa a nessuno, neanche a chi dovrebbe difendere per primo le radici cristiane dell&#8217;Europa (che infatti sono state negate). La questione appare talmente vera che un attivista per i diritti dei cristiani pakistani, interpellato recentemente su che cosa dovrebbe fare oggi l&#8217;Europa, ha risposto con le lacrime agli occhi: “Io penso che l&#8217;Europa dovrebbe ritrovare anzitutto la sua fede”. Padre Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews e studioso delle minoranze cristiane nel mondo, da parte sua concorda pienamente, mettendo in luce la ‘strana’ alleanza dei nostri giorni tra il laicismo nichilista occidentale e i dispotismi liberticidi orientali: “<em>È l</em>’<em>indifferenza della comunità internazionale</em>,<em> e dell</em>’<em>Europa in particolare</em>, <em>il più grande alleato dei paesi che ostacolano la libertà religiosa” </em>(pag. 33).           </p>
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		<title>EGITTO: LA CHIESA COPTA OBBLIGATA AD AUTORIZZARE SECONDE NOZZE</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 08:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La giustizia egiziana ha ordinato alla Chiesa cristiana-copta di autorizzare i fedeli divorziati a risposarsi. L’Alta Corte Amministrativa del Cairo ha respinto il ricorso del patriarca Shenouda III ribadendo la decisione di un tribunale inferiore: «Conformemente alla legge un cristiano può risposarsi e la costituzione gli garantisce il diritto di crearsi una famiglia. L’appello del Papa Shenouda per impedire ai copti di risposarsi è stato respinto». Ma la Chiesa ortodossa copta è sul piede di guerra e intende prendere tutte le misure legali necessarie per rovesciare la decisione giudiziaria appellandosi alla Corte Nazionale Suprema. Lo ha annunciato il segretario del Patriarca, il Vescovo Armiya, attraverso un comunicato pubblicato il 29 maggio in risposta alla decisione del Tribunale Supremo Amministrativo (“Assyrian International News Agency”, 30 maggio 2010). «Non c’è alcuna forza sulla terra che possa costringere la Chiesa a violare gli insegnamenti della Bibbia e le leggi della Chiesa basata su “l’uomo non separi ciò che Dio ha unito”», indica il comunicato. È importante ricordare che in Egitto, il matrimonio civile è riconosciuto solo quando è accompagnato da un matrimonio religioso. Ma il vescovo ha sottolineato anche che la legge islamica permette ai cristiani copti di ricorrere alle proprie leggi, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4542" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><a rel="attachment wp-att-4542" href="http://www.recensioni-storia.it/egitto-la-chiesa-copta-obbligata-ad-autorizzare-seconde-nozze/pope-shenouda-iii-1"><img class="size-medium wp-image-4542" title="Pope Shenouda III" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/Pope-Shenouda-III-1-290x300.jpg" alt="Papa Shenouda III" width="290" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Papa Shenouda III</p></div>
<p>La giustizia egiziana ha ordinato alla Chiesa cristiana-copta di autorizzare i fedeli divorziati a risposarsi. L’Alta Corte Amministrativa del Cairo ha respinto il ricorso del patriarca Shenouda III ribadendo la decisione di un tribunale inferiore: «Conformemente alla legge un cristiano può risposarsi e la costituzione gli garantisce il diritto di crearsi una famiglia. L’appello del Papa Shenouda per impedire ai copti di risposarsi è stato respinto».</p>
<p>Ma la Chiesa ortodossa copta è sul piede di guerra e intende prendere tutte le misure legali necessarie per rovesciare la decisione giudiziaria appellandosi alla Corte Nazionale Suprema. Lo ha annunciato il segretario del Patriarca, il Vescovo Armiya, attraverso un comunicato pubblicato il 29 maggio in risposta alla decisione del Tribunale Supremo Amministrativo (“Assyrian International News Agency”, 30 maggio 2010). «Non c’è alcuna forza sulla terra che possa costringere la Chiesa a violare gli insegnamenti della Bibbia e le leggi della Chiesa basata su “l’uomo non separi ciò che Dio ha unito”», indica il comunicato.</p>
<p>È importante ricordare che in Egitto, il matrimonio civile è riconosciuto solo quando è accompagnato da un matrimonio religioso. Ma il vescovo ha sottolineato anche che la legge islamica permette ai cristiani copti di ricorrere alle proprie leggi, e che lo Stato rispetta la libertà religiosa. Il presule ha ribadito il rispetto della Chiesa ortodossa copta per il potere giudiziario egiziano e le sue decisioni, ma ha indicato che non autorizzerà nessuno, chiunque sia, a contrarre un secondo matrimonio. (Corrispondenza Romana, n° 1147 del 19 giugno 2010)</p>
<p>Riportiamo, inoltre, il comunicato di sostegno a S.S. Shenuda III espresso dalla Chiesa copta presente in Italia in merito alla sentenza della magistratura egiziana che obbliga ad autorizzare le seconde nozze di coppie divorziate:</p>
<p>&#8220;Mons. Barnaba, vescovo della diocesi copta ortodossa di Torino, Roma e dintorni, il clero della diocesi tutto, i diaconi, i catechisti e tutti i fedeli, appoggiano dal più profondo del cuore, ricolmi di immensa fiducia e d&#8217;amore, tutte le decisioni di S.S. Papa Shenuda III e sostengono il suo rifiuto, al contempo saggio e categorico, di ogni tentativo di intromissione nei riti della nostra santa Chiesa, la sua nobile difesa dell&#8217;insegnamento delle Sacre Scritture e dell&#8217;unità della famiglia cristiana. Sosteniamo altresì tutte i decreti emanati dal Santo Sinodo presieduto da S.S. Papa Shenuda III riguardanti la sentenza dell&#8217;Alto Tribunale amministrativo, che contrasta palesemente con il messaggio evangelico e la legge cristiana.</p>
<p>Nel rispetto della legge, pretendiamo giustizia, e rendiamo noto il nostro assoluto sostegno a S.S. Papa Shenuda III che, parlando a nome di tutti i copti, difende il sacro insegnamento del Vangelo. Rigettiamo ogni intromissione negli affari interni alla Chiesa e chiediamo che venga solertemente emanata la Legge unica per lo stato civile per i cristiani di tutte le denominazioni.&#8221;</p>
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		<title>EGITTO, ADESSO E’ LEGGE: E’ REATO ABBANDONARE L’ISLAM  (L&#8217;Ora del Salento, 4 ottobre 2008, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 04:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEO-POLITICO (a cura di Roberto Cavallo) In Egitto è diventata legge civile dello Stato quella che fino ad oggi era solo una consuetudine, sia pure un’autorevole consuetudine. Parliamo del divieto per ogni musulmano di abbracciare un diverso credo religioso. Già da parecchi anni una fatwa impediva agli islamici di passare al cristianesimo, pena la condanna a morte o il bando dalla società civile per apostasia. Ora tutto questo è diventato assolutamente legale, e chi abbandona l’Islam per passare ad un’altra religione commette reato. Il governo si è così adeguato alle indicazioni dell’università al-Azhar del Cairo, che rappresenta in Egitto la massima istituzione religiosa e culturale. In questo modo il Presidente Mubarak spera di togliere terreno alla propaganda dell’opposizione fondamentalista, rappresentata dai Fratelli Musulmani. Così anche quello che generalmente viene riconosciuto come un Paese musulmano “moderato”, si schiera dalla parte dell’intolleranza. La cosa è tanto più assurda se si considera che in Egitto, accanto alla maggioranza islamica, convive una nutrita presenza cristiana di rito copto (in assenza di un censimento recente,  la percentuale oscilla da un minimo del 10% ad un massimo del 20% della popolazione globale), che ogni giorno diventa più discriminata. Mentre viene aiutato con ogni mezzo chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center">OSSERVATORIO GEO-POLITICO</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center">(a cura di Roberto Cavallo)</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">In Egitto è diventata legge civile dello Stato quella che fino ad oggi era solo una consuetudine, sia pure un’autorevole consuetudine. Parliamo del divieto per ogni musulmano di abbracciare un diverso credo religioso. Già da parecchi anni una <em>fatwa</em> impediva agli islamici di passare al cristianesimo, pena la condanna a morte o il bando dalla società civile per apostasia. Ora tutto questo è diventato assolutamente legale, e chi abbandona l’Islam per passare ad un’altra religione commette reato. Il governo si è così adeguato alle indicazioni dell’università <em>al-Azhar</em> del Cairo, che rappresenta in Egitto la massima istituzione religiosa e culturale. <span id="more-786"></span>In questo modo il Presidente <strong>Mubarak</strong> spera di togliere terreno alla propaganda dell’opposizione fondamentalista, rappresentata dai Fratelli Musulmani. Così anche quello che generalmente viene riconosciuto come un Paese musulmano “moderato”, si schiera dalla parte dell’intolleranza. La cosa è tanto più assurda se si considera che in Egitto, accanto alla maggioranza islamica, convive una nutrita presenza cristiana di rito copto (in assenza di un censimento recente,  la percentuale oscilla da un minimo del 10% ad un massimo del 20% della popolazione globale), che ogni giorno diventa più discriminata. Mentre viene aiutato con ogni mezzo chi abbandona il cristianesimo copto per farsi musulmano, commette reato chi fa il contrario. Ne sanno qualcosa quanti, nonostante tutto, si sono convertiti al cristianesimo e oggi vivono – necessariamente – in uno stato di semiclandestinità. Padre Giulio Albanese, su “<em>Avvenire</em>” di domenica 28 settembre 2008, racconta la storia di un giovane musulmano egiziano che si è convertito al cristianesimo e ha quindi iniziato una vera e propria odissea: “… <em>Ibrahim è nato nel 1980 ad Alessandria d’Egitto e si è convertito al cristianesimo un paio d’anni fa…Su suggerimento del padre si è in un primo momento trasferito ad Isna, nell’Alto Egitto a casa di alcuni lontani parenti di fede copta. Nel dicembre del 2007 però il loro negozio è stato dato alle fiamme da un gruppo di estremisti islamici ed Ibrahim ha pensato bene di allontanarsi per timore che la sua presenza, essendo un convertito, potesse creare problemi a terzi. Successivamente si è trasferito al Cairo, a casa di amici, ma è ancora disoccupato. Si è infatti visto negare ripetutamente dal governo<span> </span>il permesso di potere modificare la religione nella sua carta di identità. Purtroppo, la normativa vigente esige ancora oggi che sia specificato il credo religioso nei documenti di identità </em>…” (Avvenire, 28.09.2008, pag. 5). E se nei documenti non c’è il timbro “<em>islam</em>” è alquanto difficile trovare lavoro …&lt;&#8211;&gt;</p>
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		<title>I CRISTIANI COPTI IN EGITTO: COMUNITA&#8217; ASSEDIATA (L&#8217;Ora del Salento, 21 aprile 2007, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2007 06:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEOPOLITICO (A cura di Roberto Cavallo) I cristiani copti d&#8217;Egitto con 12 milioni di fedeli su 73 milioni di abitanti costituiscono quasi il 20% della popolazione; ma le autorità, senza fare alcun censimento, asseriscono che i loro concittadini di fede ortodossa non siano più di 4 milioni. In realtà a quei 12 milioni bisogna aggiungere almeno altri 2 milioni di emigrati per ragioni economiche, ma anche per sfuggire ad una persecuzione strisciante. In Egitto lo status dei Copti, che costituiscono la più numerosa comunità cristiana di tutto il mondo arabo, ufficialmente è equiparata, in base alla costituzione vigente, a quello dei cittadini musulmani. Di fatto esistono una serie di misure amministrative che soffocano la libertà di culto e di sviluppo della comunità cristiana. La costruzione di nuove chiese, per esempio, è paralizzata da una serie di parametri restrittivi che devono tenere conto della presenza delle moschee ad una distanza non inferiore a cento metri (altrimenti non si può costruire!) o del numero dei Musulmani del quartiere (se troppo alto rispetto ai Copti è ugualmente vietato costruire!). Le licenze edilizie in generale vengono rilasciate con una lentezza esasperante, anche se si tratta di riparare una semplice finestra. A livello politico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image165" height="68" alt="vpegypt3.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/04/vpegypt3.miniatura.jpg" /> OSSERVATORIO GEOPOLITICO (A cura di Roberto Cavallo)</p>
<p> I cristiani copti d&#8217;Egitto con 12 milioni di fedeli su 73 milioni di abitanti costituiscono quasi il 20% della popolazione; ma le autorità, senza fare alcun censimento, asseriscono che i loro concittadini di fede ortodossa non siano più di 4 milioni. In realtà a quei 12 milioni bisogna aggiungere almeno altri 2 milioni di emigrati per ragioni economiche, ma anche per sfuggire ad una persecuzione strisciante. <span id="more-166"></span> In Egitto lo status dei Copti, che costituiscono la più numerosa comunità cristiana di tutto il mondo arabo, ufficialmente è equiparata, in base alla costituzione vigente, a quello dei cittadini musulmani. Di fatto esistono una serie di misure amministrative che soffocano la libertà di culto e di sviluppo della comunità cristiana. La costruzione di nuove chiese, per esempio, è paralizzata da una serie di parametri restrittivi che devono tenere conto della presenza delle moschee ad una distanza non inferiore a cento metri (altrimenti non si può costruire!) o del numero dei Musulmani del quartiere (se troppo alto rispetto ai Copti è ugualmente vietato costruire!). Le licenze edilizie in generale vengono rilasciate con una lentezza esasperante, anche se si tratta di riparare una semplice finestra. A livello politico in parlamento i cristiani copti dispongono di 6 deputati su 454 seggi: poco più dell&#8217;1% nonostante essi siano, come abbiamo detto, quasi il 20% della popolazione. Come se non bastasse, i gruppi fondamentalisti, a stento trattenuti dal governo, spingono affinchè anche ufficialmente ai Copti sia riservata la qualifica giuridica di dhimmi, ossia il classico status di gente &#8220;protetta&#8221; (di fatto cittadini di serie B), così come previsto dalla sharia. Queste ed altre interessanti informazioni sono riportate dal quotidiano Avvenire di mercoledì 11 aprile 2007, a pagina 6, in un interessante reportage sulla condizione della comunità copta in Egitto. Reportage non scevro di un&#8217;ulteriore inquietante notizia: negli ultimi anni sarebbero numerose le ragazze cristiane rapite, sottoposte a violenza e costrette a convertirsi all&#8217;Islam. Contro questa ed altre violazioni dei fondamentali diritti umani, tollerate dalle autorità egiziane timorose di urtare la suscettibilità dei Fratelli Musulmani, sono sorte delle Associazioni per la difesa della popolazione copta. Copts United (www.coptsunited.com) con sede a Zurigo, si batte per una piena ed effettiva parificazione dei diritti dei Copti, il cui nome, d&#8217;altronde, altro non rappresenta che la contrazione del greco &#8220;Aegyptios&#8221;, e cioè: Egiziani. Cristiani, dunque, ma Egiziani da sempre e a tutti gli effetti.</p>
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		<title>Notizie dall&#8217;estero  1°  Maggio 2006</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/notizie-dallestero-01-maggio-2006</link>
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		<pubDate>Mon, 01 May 2006 09:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICA RADIOFONICA "L'INTERNAZIONALE"]]></category>

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		<description><![CDATA[Un cordiale ben ritrovati a tutti i nostri ascoltatori. La pagina di oggi sull&#8217;informazione internazionale ci presenta diversi argomenti degni di nota. Ma prima di cominciare vorrei ricordare che è possibile inviare un e-mail all&#8217;indirizzo di posta elettronica radioqueen@virgilio.it, oppure comunque telefonare allo 0832-331144 per esprimere la vostra opinione, o per chiedere qualcosa sui fatti più importanti della settimana a livello internazionale. Noi ovviamente cercheremo di rispondere personalmente o anche nel corso della prossima trasmissione. Bene, passiamo adesso alle notizie della settimana e, ovviamente, iniziamo dall&#8217;attentato di Nassirya, dove nei giorni scorsi tre nostri connazionali appartenenti all&#8217;Arma dei Carabinieri, insieme ad un poliziotto romeno, hanno perso la vita nel corso di un vile attentato messo a segno dai terroristi legati ai gruppi e alle sigle che fanno capo ad Al Qaeda. Se si considera il particolare momento in cui tale attentato è maturato, e cioè alla vigilia in Italia di un passaggio di consegne fra vecchia e nuova maggioranza politica, fra la Casa delle Libertà e l&#8217;Unione di Prodi, proprio mentre si stavano decidendo le presidenze al Senato e alla Camera dei Deputati, allora sembrano davvero esatte le osservazioni dell&#8217;islamologo Massimo Introvigne, considerazioni aparse sul Giornale di venerdì 28 aprile. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<p><font size="3"><font size="3" /></font><font size="3">Un cordiale ben ritrovati a tutti i nostri ascoltatori.<br />
</font> <font size="3" /><font size="3">La pagina di oggi sull&#8217;informazione internazionale ci presenta diversi argomenti degni di nota. Ma prima di cominciare vorrei ricordare che è possibile inviare un e-mail all&#8217;indirizzo di posta elettronica </font><a href="mailto:radioqueen@virgilio.it"><font size="3">radioqueen@virgilio.it</font></a><font size="3">, oppure comunque telefonare allo 0832-331144 per esprimere la vostra opinione, o per chiedere qualcosa sui fatti più importanti della settimana a livello internazionale. Noi ovviamente cercheremo di rispondere personalmente o anche nel corso della prossima trasmissione.<br />
</font><font size="3">Bene, passiamo adesso alle notizie della settimana e, ovviamente, iniziamo dall&#8217;attentato di Nassirya, dove nei giorni scorsi tre nostri connazionali appartenenti all&#8217;Arma dei Carabinieri, insieme ad un poliziotto romeno, hanno perso la vita nel corso di un vile attentato messo a segno dai terroristi legati ai gruppi e alle sigle che fanno capo ad Al Qaeda. <span id="more-150"></span><br />
</font><font size="3">Se si considera il particolare momento in cui tale attentato è maturato, e cioè alla vigilia in Italia di un passaggio di consegne fra vecchia e nuova maggioranza politica, fra la Casa delle Libertà e l&#8217;Unione di Prodi, proprio mentre si stavano decidendo le presidenze al Senato e alla Camera dei Deputati, allora sembrano davvero esatte le osservazioni dell&#8217;islamologo Massimo Introvigne, considerazioni aparse sul Giornale di venerdì 28 aprile.<br />
</font><font size="3">Introvigne oltre ad essere uno fra i massimi esperti al mondo di nuovi fenomeni religiosi, da anni si occupa di terrorismo islamico, e ha pubblicato diversi libri sull&#8217;argomento, tanto che viene intervistato regolarmente sia sulle reti della RAI che su quelle di Mediaset.<br />
</font><font size="3">Come forse qualche nostro radioascoltatore ricorderà  abbiamo avuto il piacere di avere qui con noi Massimo Introvigne, proprio qui ai microfoni di Radio Queen, in occasione di una conferenza tenuta a Lecce lo scorso dicembre sul romanzo di Dan Brown  &#8220;Il Codice da Vinci&#8221;. Bene, ecco allora cosa dice Massimo Introvigne nel suo articolo di fondo pubblicato in prima pagina sul Giornale di venerdì scorso: &#8220;<em>Il terrorismo ha bisogno di presentare alla sua base ogni movimento di soldati occidentali non come il risultato di una normale pianificazione strategica, ma come una disfatta di fronte alle invincibili armate di Allah. La differenza fra un ripiegamento di truppe già programmato e una fuga alla Zapatero può sembrare minima ai politici italiani, ma è invece enorme per gli ultra-fondamentalisti islamici, i quali pensano la storia secondo categorie apocalittiche, che hanno ampia presa sull&#8217;opinione pubblica araba. Dopo la fuga degli Spagnoli, Al Qaeda e Al Zarqawi giocano un&#8217;importante battaglia propagandistica per presentare anche il ritiro degli Italiani, programmato ormai al massimo per fine anno, ma forse anche fra qualche mese, come una nostra disfatta e una loro vittoria</em>&#8220;.<br />
</font><font size="3">Dunque per Massimo Introvigne questi attentati si inserirebbero in una strategia perfetta, che mira a dimostrare alle masse arabe come gli Occidentali, uno dopo l&#8217;altro, siano costretti a ritirarsi dietro l&#8217;incalzante azione dei gruppi islamici.<br />
</font><font size="3">E veniamo ad un altro terribile attentato, quello in Egitto, dove purtroppo lo scorso 24 aprile si è consumata la tragedia nella penisola del Sinai, a Dahab, quasi al confine con Israele. L&#8217;attentato di Nassirya quasi ci ha fatto dimenticare quest&#8217;altro attentato, che pure si è svolto appena la settimana scorsa.<br />
</font><font size="3">Perchè tanto spesso vengono colpiti questi centri turistici sul Mar Rosso?<br />
</font><font size="3">Beh, come ha detto il giornalista Magdi Allam, vice-direttore del Corriere della Sera, nel corso di un&#8217;intervista rilasciata a RAI-2, quest&#8217;attentato che è costato la vita a ben 18 persone, 12 egiziani e 6 stranieri, tutti turisti occidentali, potrebbe essere la prima risposta all&#8217;appello lanciato appena il giorno prima, il 23 aprile, da Osama Bin Laden, appello ripreso dall&#8217;emittente televisiva <em>Al Jazeera.</em><br />
</font><font size="3">Con questo suo nuovo intervento Bin Laden  aveva invitato tutto l&#8217;Islam ad impugnare le armi con maggiore convinzione, dopo una pseudo-tregua da lui stesso concessa, per sterminare  quelli che chiama, come al solito, i Crociati sionisti: le minacce di Bin Laden si rivolgono non solo a Stati Uniti e ad Israele, ma a tutto l&#8217;Occidente e anche ai Paesi arabi che secondo lui non fanno abbastanza per conservare la purezza del messaggio islamico. Anche per questo motivo vengono presi di mira gli insediamenti turistici egiziani sul Mar Rosso, meta di vacanzieri spesso giovani ed amanti degli sport acquatici, della musica e dei divertimenti. Tutte cose in gran parte proibite dagli integralisti islamici. Eppure oggi l&#8217;Egitto dipende in buona parte proprio dalle risorse del turismo. Come gli analisti politici hanno notato quello del 24 aprile è stato il terzo attentato in Egitto che avviene con caratteristiche pressochè identiche. Il primo avvenne a Taba il 7 ottobre 2004 (quando morirono le due ragazze italiane, Jessica e Sabrina Rinaudo); il secondo lo scorso anno a Sharm el Sheikh, il 23 luglio 2005, allorchè morirono 70 persone fra cui 6 italiani. Attentati compiuti sempre in località turistiche, e a distanza di circa nove mesi l&#8217;uno dall&#8217;altro, e in prossimità di grandi feste nazionali egiziane.<br />
</font><font size="3">Abbiamo già ricordato che oltre ad Osama Bin Laden, in questi giorni si è fatto vedere, per la prima volta in video su Internet, lo sceicco Abu Musab Al Zarqawi, capo forse indiscusso di Al Qaeda in Iraq. Dicevamo forse indiscusso perchè, sempre secondo quanto dichiarato da Magdi Allam, tale apparizione e il relativo messaggio agli Irakeni potrebbe essere un segno teso a riaffermare, contro eventuali concorrenti, la propria leadership nell&#8217;ambito del movimento terrorista in Iraq. In questo video Abu Musab Al Zarqawi, che è responsabile di decine e decine di decapitazioni, per lo più di ostaggi occidentali (in molti casi si pensa che lui stesso, personalmente, abbia tagliato la testa agli ostaggi), ha invitato il popolo irakeno a continuare la resistenza armata contro gli Americani.  Ha inoltre auspicato la conquista di Gerusalemme da parte dei mujahiddin, dicendo queste parole: <em>&#8220;O cara nazione islamica, noi facciamo come il Profeta, combattiamo in Iraq ma abbiamo sempre in mente Gerusalemme</em>&#8220;.<br />
</font><font size="3">L&#8217;ultimo intervento video in ordine di tempo da parte dei più importanti leader di Al Qaeda è stato quello dello sceicco Al Zawahiri, numero 2 di Al Qaeda, che si è rivolto in particolare ai Pakistani, chiedendo loro di ribellarsi al generale Musharraf, reo di collaborare con gli Stati Uniti nella repressione del terrorismo in Afghanistan. Ha inoltre ricordato con piacere come sinora in Iraq siano state portate a compimento, nei tre anni dalla caduta del regime di Saddam, ben 800 missioni kamikaze.<br />
</font><font size="3">Dunque ad ognuno di questi recenti interventi in video è corrisposto sinora uno o più gravissimi attentati terroristici. Dopo Bin Laden c&#8217;è stato l&#8217;attentato in Egitto; dopo Al Zarqawi vi è stato l&#8217;attentato di Nassirya; speriamo dunque che adesso non tocchi anche al Pakistan subire gli effetti dell&#8217;appello alla rivolta lanciato dallo sceicco Al Zawahiri.<br />
</font><font size="3">Di certo è incontestabile che i leader di Al Qaeda sono diventati volti noti non solo per le sterminate masse arabe, ma anche per il pubblico di tutto il mondo, che ormai in TV riesce ad identificare questi volti forse meglio di quello di Chirac o, per esempio, di Lula, che è il Presidente di un grandissimo Paese come il Brasile. Cosa vogliamo dire? Vogliamo dire che grazie ad internet e soprattutto ad Al Jazeera questi uomini, Osama Bin Laden, Al Zarqawi, Al Zawahiri, hanno conquistato la scena e la visibilità mondiale come se si trattasse di autorevoli e grandi Capi di Stato.<br />
</font><font size="3">In proposito il giornalista italo-libanese Camille Eid così ha scritto sul quotidiano &#8220;Avvenire&#8221; di domenica 30 aprile: &#8220;<em>Con quello di Al Zawahiri, dunque, diventano tre i messaggi di esponenti di Al Qaeda in meno di una settimana. Domenica 23 aprile era tornato a farsi vivo con un messaggio audio Osama Bin Laden, dopo tre mesi di silenzio, e due giorni dopo il capo di Al Qaeda in Iraq, Abu Musaf al Zarqawi, era apparso per la prima volta in un video in cui prometteva guerra incessante agli Stati Uniti. Se nei prossimi giorni dovesse arrivare un messaggio del mullah Omar il quartetto dei super-ricercati  sarebbe al completo</em>&#8220;.<br />
</font><font size="3">Il terrorismo internazionale insomma diventa sempre più organizzato, più penetrante, terribilmente pericoloso Non ci resta che esprimere il cordoglio, lo facciamo  anche noi nel nostro piccolo, per tutti quegli eroi, come i 3 carabinieri italiani caduti a Nassirya, che ogni giorno nel mondo si battono per proteggerci dal terrorismo e dal fanatismo.<br />
</font><font size="3">Bene, con questa considerazione, sicuramente amara, terminiamo l&#8217;appuntamento di oggi con l&#8217;informazione internazionale. A risentirci quindi martedì prossimo, sempre con l&#8217;Internazionale &#8211; la nostra rubrica &#8211; , ricordando come al solito che è possibile inviare le vostre riflessioni, i vostri dubbi e le vostre domande scrivendo una e-mail al nostro indirizzo di posta elettronica </font><a href="mailto:Radioqueen@virgilio.it"><font size="3">radioqueen@virgilio.it</font></a><font size="3">.<br />
</font><font size="3">Grazie a tutti per la cortese attenzione e a risentirci la prossima volta.<br />
</font><font size="3"> </font> </p>
]]></content:encoded>
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