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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Eritrea</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>ISAIA AFEWERKI: I RIFUGIATI ERITREI FUGGONO DA QUEST’UOMO</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 06:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eritrea]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ semplicemente umano – prima ancora che cristiano – avere a cuore la sorte dei disperati che su imbarcazioni di fortuna attraversano il Mediterraneo per arrivare alle porte d’Europa: a Malta o in Sicilia … E’ giusto monitorare - spesso con la lente di ingrandimento – le responsabilità e le eventuali lacune del nostro Governo nell’opera di soccorso in mare e di prima accoglienza … Ma sicuramente opportuno è porsi dei semplici interrogativi. Uno a caso: perché tanti dispersi in mare sono Eritrei?  Perché fuggono da questo minuscolo Paese africano? Siccità e povertà sono alle origini del fenomeno migratorio, ma, come testimoniano quanti si sono recati in quei luoghi, e principalmente i missionari, alle radici del problema c’è un uomo: Isaia Afewerki. Afewerki entrò nel Fronte di liberazione eritreo (ELF) nel 1966 e poco dopo fu mandato in Cina per l’addestramento politico e ideologico. Dopo l’indipendenza dell’Eritrea dall’Etiopia, ottenuta nel 1993, Afewerki ne divenne il primo Presidente. Isaia è anche capo del governo e leader del partito unico, il riorganizzato Fronte di Liberazione, chiamato attualmente “Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia”. L’enciclopedia on-line Wikipedia definisce l’Eritrea come “Stato socialista”. Per una disputa sui confini, Afewerki tra il 1998 e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">E’ semplicemente umano – prima ancora che cristiano – avere a cuore la sorte dei disperati che su imbarcazioni di fortuna attraversano il Mediterraneo per arrivare alle porte d’Europa: a Malta o in Sicilia …</p>
<p>E’ giusto monitorare - spesso con la lente di ingrandimento – le responsabilità e le eventuali lacune del nostro Governo nell’opera di soccorso in mare e di prima accoglienza …</p>
<p>Ma sicuramente opportuno è porsi dei semplici interrogativi. Uno a caso: perché tanti dispersi in mare sono Eritrei?  Perché fuggono da questo minuscolo Paese africano? Siccità e povertà sono alle origini del fenomeno migratorio, ma, come testimoniano quanti si sono recati in quei luoghi, e principalmente i missionari, alle radici del problema c’è un uomo: <strong>Isaia Afewerki</strong>.</p>
<p>Afewerki entrò nel Fronte di liberazione eritreo (ELF) nel 1966 e poco dopo fu mandato in Cina per l’addestramento politico e ideologico. Dopo l’indipendenza dell’Eritrea dall’Etiopia, ottenuta nel 1993, Afewerki ne divenne il primo Presidente. Isaia è anche capo del governo e leader del partito unico, il riorganizzato Fronte di Liberazione, chiamato attualmente “<em>Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia</em>”. L’enciclopedia on-line Wikipedia definisce l’Eritrea come “<em>Stato socialista</em>”.</p>
<p>Per una disputa sui confini, Afewerki tra il 1998 e il 2000 impegnò il suo Paese in una sanguinosa guerra con l’Etiopia. Il conflitto armato causò più di 70.000 vittime da entrambe le parti, e si concluse con la firma dell’Accordo di Algeri del 12 dicembre 2000.</p>
<p>Da allora tutta la popolazione maschile vive in una sorta di perenne vigilia di guerra, con l’obbligo di servire nella leva obbligatoria per lunghi anni. Molti giovani, costretti ad abbandonare nei villaggi donne e bambini spesso destinati alla fame, finiscono pazzi al fronte o muoiono sui campi minati che contrassegnano il confine con l’Etiopia.  Isaia Afewerki da parte sua non perde occasione per svilire l’azione delle forze O.N.U. che vigilano sulla tregua, mentre con pugno di ferro spende i miseri redditi del Paese in armamenti che la Repubblica Popolare di Cina gli vende di buon grado. Il dittatore non manca di appoggiare nella vicina Somalia le formazioni più estremiste dell’Islam – le Coorti islamiche vicine ad Al Qaeda –, mentre d’altro canto consente ai ricchi sceicchi del Golfo di costruirsi lussuosi alberghi sul litorale, dove possono consumare alcolici e sesso lontano dagli occhi severi e indiscreti dei propri rigorosi correligionari. Anche l’Eritrea è un Paese musulmano, ma qui la popolazione è per buona metà cristiana, e dunque la sharia per il momento non ha avuto modo di attecchire. Ecco dunque chi è il dittatore che spinge alla fuga i suoi disperati giovani connazionali.</p>
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		<title>INCONTRI CASUALI</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 14:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Eritrea]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Sudan]]></category>

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		<description><![CDATA[I due ragazzi sono seduti su una panchina, e assaporano – come me – la leggera brezza serale che porta via l’afa di questo fine agosto. Non mi va di essere invadente; tentenno. Poi la voglia di parlare e la curiosità – come al solito – prevalgono. Gli chiedo: scusate, siete Eritrei? La risposta non si fa attendere: sì. Gli spiego che sono un appassionato di storia africana e che mi interesso di politica internazionale. Sembrano convinti: la conversazione può iniziare. Avranno 20, al massimo 25 anni, e i bei tratti inconfondibili del popolo eritreo. Gli chiedo subito delle ostilità fra Eritrea ed Etiopia. “Adesso non c’è la guerra. Al confine ci sono stati gli osservatori dell’ONU per vigilare sulla tregua. Ma tutti gli uomini sono comunque mobilitati. Dopo un anno di servizio militare si ha diritto a tre settimane di riposo a casa; poi si ricomincia con un altro anno al fronte o in caserma. Per i ragazzi non c’è vita, non c’è speranza…“ E’ per questo che siete andati via dal vostro Paese? “Sì, anche per questo. Adesso non possiamo più rientrare in Eritrea. Se lo facessimo, ci arresterebbero subito.” Come siete scappati? (Sorridono). “Una grande avventura. Abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/32722-100x100.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-592" title="32722-100x100" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/32722-100x100.jpg" alt="" width="100" height="74" /></a><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">I due ragazzi sono seduti su una panchina, e assaporano – come me – la leggera brezza serale che porta via l’afa di questo fine agosto.<span> </span>Non mi va di essere invadente; tentenno. Poi la voglia di parlare e la curiosità – come al solito – prevalgono.<span> </span>Gli chiedo: scusate, siete Eritrei? La risposta non si fa attendere: sì. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Gli spiego che sono un appassionato di storia africana e che mi interesso di politica internazionale. Sembrano convinti: la conversazione può iniziare. Avranno 20, al massimo 25 anni, e i bei tratti inconfondibili del popolo eritreo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Gli chiedo subito delle ostilità fra Eritrea ed Etiopia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Adesso non c’è la guerra. Al confine ci sono stati gli osservatori dell’ONU per vigilare sulla tregua. Ma tutti gli uomini sono comunque mobilitati. Dopo un anno di servizio militare si ha diritto a tre settimane di riposo a casa; poi si ricomincia con un altro anno al fronte o in caserma. Per i ragazzi non c’è vita, non c’è speranza…“</span><span id="more-584"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E’ per questo che siete andati via dal vostro Paese?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Sì, anche per questo. Adesso non possiamo più rientrare in Eritrea. Se lo facessimo, ci arresterebbero subito.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Come siete scappati? </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">(Sorridono). “Una grande avventura. Abbiamo passato il confine con il Sudan. Lì non fanno troppi problemi. Anche se la polizia ti arresta, ti lasciano al massimo 15 giorni in prigione. Poi gli spieghi che hai problemi e ti lasciano libero. Puoi andare<span> </span>dove vuoi&#8230;”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E voi dove siete andati?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Abbiamo attraversato il Sudan su un fuoristrada fino al confine con la Libia. Abbiamo continuato il viaggio nel deserto libico, sino alla costa, sul Mediterraneo.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Come è stata la traversata del deserto? </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“E’ durata cinque giorni, senza incontrare nulla. <span> </span>Acqua, cibo e benzina: c’era solo quello che portavamo con noi. Se le scorte finivano, saremmo finiti pure noi.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/_799904_eritrea_sudan150psd.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-586" title="_799904_eritrea_sudan150psd" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/_799904_eritrea_sudan150psd.gif" alt="" width="150" height="160" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Per fare questo viaggio ovviamente hanno pagato molto, affidandosi a quelle organizzazioni criminali che trafficano e speculano sull’immigrazione clandestina. Ma anche in Libia hanno continuato a pagare. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Ci hanno portati a Tripoli, una città molto bella. Ma la gente no, non è buona. Non potevamo uscire per strada, perché ci riconoscevano come stranieri e come cristiani… Ci fermavano per strada e ci chiedevano soldi, in continuazione. Se non pagavamo erano botte.<span> </span>Con il rischio che la polizia ci arrestasse e ci rispedisse nel deserto, a Koufra. (nell’estremo sud-est della Libia).”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E voi che avete fatto?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Siamo stati un mese a Tripoli, nell’attesa di partire per l’Italia. Per paura passavamo tutto il giorno chiusi nella casa che ci ospitava. Non uscivamo mai. C’era una ragazza con noi. Le davamo i soldi e lei ci comprava qualcosa da mangiare.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Non era pericoloso anche per lei uscire per strada?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“No, di giorno una ragazza può camminare e la lasciano stare. Per noi uomini era diverso.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Come capivano che eravate cristiani?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Non siamo arabi, e se ci chiedevano di leggere il Corano non sapevamo farlo. Ma a parte tutto, a chi ce lo<span> </span>domandava, noi rispondevamo: sì, siamo cristiani.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">In effetti i due ragazzi si dichiarano cristiani: uno cattolico e l’altro evangelico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">A proposito di cristiani, qual è la situazione religiosa in Eritrea?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“In Eritrea il 40% della popolazione è musulmano; il 60% è cristiano: cattolici, ortodossi, evangelici…”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Ci sono problemi di libertà religiosa?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Sì, soprattutto per evangelici e testimoni di Geova. Molti di loro sono in prigione, nelle isole <em>Dahlak</em>, <span> </span>al largo di Massaua, nel Mar Rosso.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Perché proprio evangelici e Testimoni di Geova?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Sono visti come estranei alla nostra cultura, quasi come emissari degli Stati Uniti, e quindi pericolosi. Il nostro Presidente, <em>Isaias Afewerki</em>, non ama gli Stati Uniti…”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E chi ama?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“L’Eritrea ha buoni rapporti con la Cina, ma anche con l’Iran.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Torniamo alla vostra fuga. Eravamo rimasti in Libia. Come siete arrivati in Italia?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Ci hanno portati in un villaggio sulla costa, nei pressi di Bengasi. Là ci hanno caricati su un gommone. E così siamo arrivati a Lampedusa.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">I due ragazzi hanno chiesto e ottenuto asilo politico. Adesso vivono e lavorano in Italia. Si trovano bene. Sono stati molto fortunati e lo sanno bene.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Abbiamo avuto molta fortuna ad arrivare fin qui. Qui siamo liberi. Sì, questa è la cosa più bella. Il posto migliore è dove tu sei libero…”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Il cellulare di uno dei due squilla. Qualcuno lo chiama. E’ tempo di andare. Anche per me che ho importunato con le mie domande questi due simpatici ragazzi eritrei.<span> </span>Ci salutiamo con una calorosa stretta di mano. “Buona fortuna”, gli dico.<span> </span>Mi sorridono e se ne vanno. Anch’io riprendo la mia strada, e con fatica scaccio un pensiero forse cattivo, di sicuro “<em>politicamente scorretto</em>”: il processo d’integrazione degli immigrati cristiani è molto più facile. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Eppure quanti cristiani eritrei o palestinesi o iracheni non riescono a giungere fin qui, o sono morti nei deserti o in fondo al mare…o giacciono ancora in qualche lurida prigione libica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Chi se ne ricorda, di questi fratelli cristiani? </span></p>
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		<title>PROFUGHI DALL’ERITREA: ECCO PERCHE’ (L&#8217;Ora del Salento, 10 maggio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2008 04:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Eritrea]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; LE INTERVISTE DELL’OSSERVATORIO &#160; Incontriamo Padre Antonio Caccetta nel suo studio adiacente la chiesa di Santa Maria dell’Idria a Lecce. Padre Antonio alterna l’attività di parroco con quella di missionario vincenziano. Il suo amore, per nulla celato, è per la lontana Eritrea. Ricalca così le orme di San Giustino de Jacobis, che nella casa dei Missionari Vincenziani di Lecce fu superiore dal 1834 al 1836. Ma soprattutto San Giustino de’ Jacobis fu l’evangelizzatore dell’Eritrea. Da allora i Vincenziani hanno sempre avuto delle loro case nel Corno d’Africa, tanto in Eritrea che in Etiopia. Oggi queste due realtà africane sono divise da un antagonismo profondo, che negli ultimi anni (1998-2000) è sfociato in guerra aperta. Nonostante una fragile tregua, la tensione resta molto alta. Attualmente l’Eritrea detiene il primato mondiale delle spese militari, con più del 20% del PIL destinato alla difesa; ma anche l’Etiopia investe molto in armamenti, perché, oltre al “fronte eritreo”, è impegnata sul versante somalo a sostegno del nuovo governo di unità nazionale, appoggiato dalla comunità internazionale ma osteggiato dalle Coorti Islamiche e dai militanti di Al Qaeda. Ne parliamo con padre Antonio, testimone di queste realtà perché ad intervalli regolari si reca in Eritrea. &#160; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 10pt; text-align: center; line-height: 150%" align="left"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/eritrea.jpg" title="eritrea.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/eritrea.thumbnail.jpg" alt="eritrea.jpg" /></a><strong><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"> LE<span>  </span>INTERVISTE<span>  </span>DELL’OSSERVATORIO<o></o></span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Incontriamo Padre Antonio Caccetta nel suo studio adiacente la chiesa di Santa Maria dell’Idria a Lecce. Padre Antonio alterna l’attività di parroco con quella di missionario vincenziano. Il suo amore, per nulla celato, è per la lontana Eritrea. Ricalca così le orme di San Giustino de Jacobis, che nella casa dei Missionari Vincenziani di Lecce fu superiore dal 1834 al 1836. Ma soprattutto San Giustino de’ Jacobis fu l’evangelizzatore dell’Eritrea. <span> </span>Da allora i Vincenziani hanno sempre avuto delle loro case nel Corno d’Africa, tanto in Eritrea che in Etiopia. Oggi queste due realtà africane sono divise da un antagonismo profondo, che negli ultimi anni (1998-2000) è sfociato in guerra aperta. Nonostante una fragile tregua, la tensione resta molto alta.<span>  </span>Attualmente l’Eritrea detiene il primato mondiale delle spese militari, con più del 20% del PIL destinato alla difesa; ma anche l’Etiopia investe molto in armamenti, perché, oltre al “fronte eritreo”, è impegnata sul versante somalo a sostegno del nuovo governo di unità nazionale, appoggiato dalla comunità internazionale <span> </span>ma osteggiato dalle <em>Coorti Islamiche</em> e dai militanti di <em>Al Qaeda</em>.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Ne parliamo con padre Antonio, testimone di queste realtà perché ad intervalli regolari si reca in Eritrea.<span>  </span><o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o> </o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Cosa ha scatenato la guerra del 1998-2000?<o></o></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">“Con il crollo del regime comunista di <strong><em>Menghistu</em></strong>, nel 1993 l’Eritrea ottenne l’indipendenza dall’Etiopia, dopo una lotta di liberazione durata trent’anni. Le cose sono andate abbastanza bene sino al 1998, quando per problemi di delimitazione dei confini scoppiò la guerra, durata sino al 2000. Dalla tregua del 2000 si è passati ad uno stato di vigilanza armata che, almeno in Eritrea, coinvolge l’intera popolazione maschile: tutti gli uomini dai 18 ai 50 anni sono obbligati al servizio di leva, che dura illimitatamente, nell’estenuante attesa di un imminente attacco etiope.”</span><span id="more-462"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o> </o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Come vive la gente comune?<o></o></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o> </o></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">“Vive come può, e cioè con niente o con scarsissime risorse. Un professore, per fare un esempio fra le categorie meglio retribuite, guadagna l’equivalente di 30-40 euro al mese. In un Paese povero di risorse, che si basa essenzialmente su agricoltura e pastorizia, si avverte molto la mancanza del lavoro maschile nei campi, perché gli uomini sono impegnati al fronte o nel chiuso delle caserme. Le donne restano sole a crescere i bambini, che comunque vengono sempre accolti con amore …&#8221;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o> </o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">A questo punto diventa importante l’attività dei missionari e delle altre organizzazioni non governative …<o></o></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">“Sì, con la differenza che qui rispetto ad altri posti del mondo l’attività caritatevole della Chiesa è molto controllata. Il governo del presidente <strong><em>Isaias Afewerki, </em></strong>pur formalmente non ostile al cristianesimo, tanto cattolico che ortodosso-copto, <strong><em><span> </span></em></strong>non consente facilmente alla Chiesa di svolgere la propria missione in favore dei più poveri e abbandonati, che in Eritrea sono tantissimi.&#8221;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o> </o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Dal punto di vista internazionale, chi<span>  </span>sostiene<span>  </span>il governo eritreo?<o></o></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">“L’Eritrea non ha grandi relazioni con l’estero. Tuttavia si nota un rapporto preferenziale con la Cina”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o> </o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Quali sono i rapporti fra Cristiani e Musulmani?<o></o></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">“I musulmani in Eritrea sono una minoranza, e cioè circa il 25% della popolazione. Non esistono problemi religiosi, e la convivenza con i cristiani, cattolici e copti, è sempre stata buona. La Chiesa poi non fa distinzioni fra cristiani e musulmani, e quando c’è bisogno di aiutare lo fa con tutti”.<o></o></span></p>
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