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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; GEOPOLITICA</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>IL GOVERNO MONTI E IL RAPPORTO &#8220;CARITAS&#8221; SULLA POVERTA&#8217; (di Alessandro Pagano)</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 07:37:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Enza Fornero ce l&#8217;ha in testa dal primo giorno in cui si è insediata quale Ministro del welfare del governo Monti. L&#8217;ha chiamata &#8220;Salario Minimo Garantito&#8221; ed è la sua idea per riformare il sistema degli ammortizzatori sociali. Un&#8217;idea che persino i Sindacati e Confindustria, pur essendo sostenitori di questo governo tecnico, hanno contestato. Questa del Salario Minimo Garantito è storia vecchia. In Sicilia, negli anni &#8217;80, la peggiore partitocrazia di sinistra e di centro la partorì in maniera spregiudicata. Migliaia di ragazzi intorno ai 20 anni furono &#8220;infilati&#8221; in sovrannumero in tutti gli enti pubblici possibili e immaginabili. Per loro nessuna formazione, nessuna remunerazione decorosa, nessuna qualificazione seria. Nei piani di chi li volle c&#8217;era solo la volontà di fare consenso (meglio chiamarla clientela). Dicevano che questa misura avrebbe eliminato la disoccupazione invece servì solo per bieco assistenzialismo. Quell&#8217;assistenzialismo impoverì le casse della regione e atrofizzò pian piano la volontà di quei ragazzi. Un&#8217;intera generazione fu illusa e violentata nella dignità. Oggi essi hanno mediamente 45 anni, in qualche caso si sono depressi e hanno dato pochi contributi alla crescita degli enti dove lavorano; in molti altri casi però sono diventati autentiche colonne portanti delle loro amministrazioni. Ma in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/lelacrimedelministroelsafornero.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6801" title="lelacrimedelministroelsafornero" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/lelacrimedelministroelsafornero-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Enza Fornero ce l&#8217;ha in testa dal primo giorno in cui si è insediata quale Ministro del welfare del governo Monti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ha chiamata &#8220;Salario Minimo Garantito&#8221; ed è la sua idea per riformare il sistema degli ammortizzatori sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;idea che persino i Sindacati e Confindustria, pur essendo sostenitori di questo governo tecnico, hanno contestato.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa del Salario Minimo Garantito è storia vecchia. In Sicilia, negli anni &#8217;80, la peggiore partitocrazia di sinistra e di centro la partorì in maniera spregiudicata. Migliaia di ragazzi intorno ai 20 anni furono &#8220;infilati&#8221; in sovrannumero in tutti gli enti pubblici possibili e immaginabili. Per loro nessuna formazione, nessuna remunerazione decorosa, nessuna qualificazione seria. Nei piani di chi li volle c&#8217;era solo la volontà di fare consenso (meglio chiamarla clientela). Dicevano che questa misura avrebbe eliminato la disoccupazione invece servì solo per bieco assistenzialismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quell&#8217;assistenzialismo impoverì le casse della regione e atrofizzò pian piano la volontà di quei ragazzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;intera generazione fu illusa e violentata nella dignità. Oggi essi hanno mediamente 45 anni, in qualche caso si sono depressi e hanno dato pochi contributi alla crescita degli enti dove lavorano; in molti altri casi però sono diventati autentiche colonne portanti delle loro amministrazioni. Ma in entrambi i casi il risultato economico è stato disastrosamente identico, visto che attualmente guadagnano, più o meno, 700 euro al mese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quale mostro ha saputo generare il compromesso storico e culturale di tipo ideologico ed egualitarista in salsa siciliana.</p>
<p style="text-align: justify;">Povertà economica e culturale in nome non del lavoro, ma del &#8220;posto&#8221; di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, specialmente al sud, sono ormai 40 anni che le intelligenze vengono mortificate con questa mentalità secondo cui lo stato deve intervenire con “concessioni e cure di mantenimento per povertà di lungo periodo” (XI Rapporto Caritas sulle povertà).</p>
<p style="text-align: justify;">Tale comportamento culturale ha di fatto “mantenuto” le povertà e non ne ha consentito l’affrancamento, per cui il diritto al lavoro, all’educazione e persino a farsi una famiglia sono andati a farsi benedire.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2010 dice sempre il Rapporto Caritas, solo il 57% dei cittadini ha un lavoro regolarmente retribuito (la % più bassa dell’occidente), il 14% circa è povero (oltre alle famiglie numerose, sono in aumento anche quelle che dipendono da un lavoratore autonomo), e in futuro questa percentuale aumenterà visto che gli attuali quarantenni quando andranno in pensione nel 2035, prenderanno al massimo 600 Euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Perchè tutto questo ? Perchè in tanti continuano a propinare queste ricette nonostante i tristi risultati?</p>
<p style="text-align: justify;">“Erogare contributi economici non fa uscire dal disagio ma lo rende cronico, tant’è che nonostante le risorse siano aumentate sempre più, gli italiani poveri non sono calati“, dice sempre il Rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">E siccome i poveri, oltre a costare tanto, aumentano ogni anno di più, non dovrebbe essere difficile capire che le politiche di contrasto alla povertà di stampo assistenzialistico sono tutte sbagliate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo Monti attraverso la Fornero continua a proporre regalie, tipo Reddito Minimo, per tenere buoni i giovani, quando dovrebbe mettere in pista autentiche politiche familiari.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i modelli economici di sviluppo e di crescita, da Solow a Keynes (che non dovrebbe essere distante dalla Fornero) fanno riferimento alla “crescita della popolazione” per l’aumento della produttività, del risparmio, degli investimenti. Senza contare che i costi sociali del welfare (sanità e pensione su tutto) con una popolazione più giovane sarebbero destinati a ridursi.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cominci una volta per tutte un serio dibattito sul “fattore famiglia” (il vecchio “quoziente familiare” riveduto e migliorato) è oggi assolutamente indispensabile.</p>
<p style="text-align: justify;">E per amor di Dio, c’e` qualcuno in Italia che lo possa far capire anche alla Fornero?!</p>
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		<title>NIGERIA: A NATALE ENNESIMO MASSACRO DI CRISTIANI</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/nigeria-ennesimo-massacro-di-cristiani</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 07:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>

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		<description><![CDATA[Da zenit.org del 25 dicembre leggiamo e pubblichiamo, sconcertati e indignati per l&#8217;ennesimo massacro di Cristiani. “Una manifestazione della crudeltà e di un odio cieco, assurdo, che non ha alcun rispetto per la vita umana e che cerca di suscitare e alimentare altro odio e confusione”: questo il commento del direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi, alla notizia degli attentati contro tre chiese in Nigeria, che hanno provocato almeno 39 morti. Stamattina, nelle città di Abuja, Jos e Gadaka, tre ordigni sono stati fatti esplodere presso altrettante parrocchie dove erano in corso le messe natalizie. “Siamo vicini alla sofferenza della Chiesa e di tutto il popolo nigeriano &#8211; ha proseguito padre Lombardi &#8211; così provati dalla violenza terroristica anche in questi giorni che dovrebbero essere di gioia e di pace”. “Mentre preghiamo per le vittime ci auguriamo che questa insensata violenza non indebolisca la volontà di convivenza pacifica e di dialogo nel Paese”, ha concluso il direttore della Sala Stampa Vaticana. L’attentato di Abuja sarebbe stato rivendicato dal gruppo estremista islamico Boko Haram, che già lo scorso Natale fu responsabile di un’altra strage, avvenuta a Jos dove morirono almeno 32 persone e 74 ne rimasero ferite. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6686" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/massacrocristianinigeria.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6686" title="massacro cristiani in nigeria" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/massacrocristianinigeria-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Non bastano le ambulanze per soccorrere i feriti: lo ha ammesso il portavoce del governo nigeriano</p></div>
<p>Da <em>zenit.org</em> del 25 dicembre leggiamo e pubblichiamo, sconcertati e indignati per l&#8217;ennesimo massacro di Cristiani.</p>
<p>“Una manifestazione della crudeltà e di un odio cieco, assurdo, che non ha alcun rispetto per la vita umana e che cerca di suscitare e alimentare altro odio e confusione”: questo il commento del direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi, alla notizia degli attentati contro tre chiese in Nigeria, che hanno provocato almeno 39 morti.</p>
<p>Stamattina, nelle città di Abuja, Jos e Gadaka, tre ordigni sono stati fatti esplodere presso altrettante parrocchie dove erano in corso le messe natalizie.</p>
<p>“Siamo vicini alla sofferenza della Chiesa e di tutto il popolo nigeriano &#8211; ha proseguito padre Lombardi &#8211; così provati dalla violenza terroristica anche in questi giorni che dovrebbero essere di gioia e di pace”.</p>
<p>“Mentre preghiamo per le vittime ci auguriamo che questa insensata violenza non indebolisca la volontà di convivenza pacifica e di dialogo nel Paese”, ha concluso il direttore della Sala Stampa Vaticana.</p>
<p>L’attentato di Abuja sarebbe stato rivendicato dal gruppo estremista islamico Boko Haram, che già lo scorso Natale fu responsabile di un’altra strage, avvenuta a Jos dove morirono almeno 32 persone e 74 ne rimasero ferite.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>LA MACELLERIA DI MONTI E I SUOI VERI TITOLARI (di Saverio Congedo)</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 09:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[      Saranno anche necessarie ed urgenti, ma non voglio nemmeno pensare a cosa sarebbe successo in Italia se le stangate su pensioni, case ecc. del Governo Monti fossero state soltanto immaginate da un “governo politico” e ancora di più da quello di centrodestra che, invece, fino all’ultimo ha resistito a chi lo invitava a colpire sugli stessi sventurati. E’ inquietante che un Governo non espresso dai cittadini possa infierire in questo modo su di essi, ed è incredibile che chi fino a poche settimane fa si strappava i capelli anche nei confronti dei più scontati tagli alle imprese, alle famiglie e allo stato sociale, oggi accetti senza battere ciglio una “macelleria sociale” autentica e senza precedenti. Se occorreva una conferma che era tutta una manfrina per liberarsi del Governo democraticamente eletto dagli Italiani, oggi l’abbiamo e più fragorosa che mai. Se poi vogliamo risalire alle responsabilità del disastro che stiamo scontando, dovremmo domandarci: 1) chi tra gli anni ’70 e ’90 ha fatto esplodere il debito pubblico fino a renderlo il terzo in assoluto nel mondo; 2) chi, nella seconda metà degli anni ’90, ci ha consegnati senza protezione ad una moneta fragile; 3) chi in questi anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<p> </p>
<div id="attachment_6662" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/costruire-casa.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6662" title="costruire-casa" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/costruire-casa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Invece dell&#39;alta finanza, responsabile di tanti disastri, ci si accanisce ancora sulla casa</p></div>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Saranno anche necessarie ed urgenti, ma non voglio nemmeno pensare a cosa sarebbe successo in Italia se le stangate su pensioni, case ecc. del Governo Monti fossero state soltanto immaginate da un “governo politico” e ancora di più da quello di centrodestra che, invece, fino all’ultimo ha resistito a chi lo invitava a colpire sugli stessi sventurati.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ inquietante che un Governo non espresso dai cittadini possa infierire in questo modo su di essi, ed è incredibile che chi fino a poche settimane fa si strappava i capelli anche nei confronti dei più scontati tagli alle imprese, alle famiglie e allo stato sociale, oggi accetti senza battere ciglio una “macelleria sociale” autentica e senza precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Se occorreva una conferma che era tutta una manfrina per liberarsi del Governo democraticamente eletto dagli Italiani, oggi l’abbiamo e più fragorosa che mai. Se poi vogliamo risalire alle responsabilità del disastro che stiamo scontando, dovremmo domandarci: 1) chi tra gli anni ’70 e ’90 ha fatto esplodere il debito pubblico fino a renderlo il terzo in assoluto nel mondo; 2) chi, nella seconda metà degli anni ’90, ci ha consegnati senza protezione ad una moneta fragile; 3) chi in questi anni ha demonizzato, irriso e delegittimato continuamente il nostro Governo, indebolendo l’Italia sul fronte internazionale nella fase più difficile dell’economia mondiale dal dopoguerra; 4) chi, alla caduta di Berlusconi, ha festeggiato all’avvento del Governo Sarkozy-Merkel-Monti.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta è sempre la stessa. E ci conduce ai veri titolari della “macelleria” di cui sopra. Che adesso sanno di che debbono festeggiare, sulla pelle degli italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Bari, 6 dicembre 2011</p>
]]></content:encoded>
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		<title>SUL &#8220;SUICIDIO ASSISTITO&#8221; DI LUCIO MAGRI (di Guido Verna)</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 06:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il “suicidio assistito” che Lucio Magri ha scelto qualche giorno fa per porre termine alla sua vita, sta suscitando un ampio dibattito, come giustamente deve accadere quando sono in questione elementi “essenziali” dell’uomo. La pietà e il rispetto che si devono ad ognuno mi pare che in tale dibattito — almeno per quanto ne so — siano felicemente diffusi e mi permettono, nello stesso spirito, di fare qualche considerazione in una prospettiva più nascosta. La lettura che generalmente viene data della “scelta” — considerandola, cioè, come comprensibile esito di una depressione non più sopportata  — mi sembra, nei confronti di Magri, paradossalmente ingiusta e sminuente tanto il ruolo “culturale” che si era configurato quanto la sua vita, coerentemente conseguente. Per cogliere più profondamente la portata del gesto, rimando ad un acuto saggio di Alfredo Mantovano, Il suicidio come esito coerente del parossismo rivoluzionario, pubblicato quasi trent’anni fa su Cristianità (n. 101-104 del 1983) — da cui traggo tutte le citazioni —, che prendeva le mosse da un libro di grande successo intitolato Suicidio: istruzioni per l’uso e scritto da Guillon e Le Bonniec, due giornalisti vicini a Liberation, l’organo dei comunisti extraparlamentari parigini, uscito un anno prima e già alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/aba.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6650" title="aba" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/aba-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Il “suicidio assistito” che Lucio Magri ha scelto qualche giorno fa per porre termine alla sua vita, sta suscitando un ampio dibattito, come giustamente deve accadere quando sono in questione elementi “essenziali” dell’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">La pietà e il rispetto che si devono ad ognuno mi pare che in tale dibattito — almeno per quanto ne so — siano felicemente diffusi e mi permettono, nello stesso spirito, di fare qualche considerazione in una prospettiva più nascosta.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettura che generalmente viene data della “scelta” — considerandola, cioè, come comprensibile esito di una depressione non più sopportata  — mi sembra, nei confronti di Magri, paradossalmente ingiusta e sminuente tanto il ruolo “culturale” che si era configurato quanto la sua vita, coerentemente conseguente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per cogliere più profondamente la portata del gesto, rimando ad un acuto saggio di Alfredo Mantovano, <em>Il suicidio come esito coerente del parossismo rivoluzionario</em>, pubblicato quasi trent’anni fa su <em>Cristianità </em>(n. 101-104 del 1983) — da cui traggo tutte le citazioni —, che prendeva le mosse da un libro di grande successo intitolato<em> Suicidio: istruzioni per l’uso</em> e scritto da Guillon e Le Bonniec, due giornalisti vicini a <em>Liberation</em>, l’organo dei comunisti extraparlamentari parigini, uscito un anno prima e già alla terza edizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel libro — che, scrive Mantovano, «[…] <em>ha il suo pezzo forte nel decimo capitolo, intitolato “Elementi per una guida al suicidio”</em> », si potevano leggere affermazioni molto franche, senza “vestimenti” retorici. Come questa, ad esempio:  «[…] <em>vogliamo tutto: l’aborto senza rischi né fastidi, il piacere senza punizione, e la morte la vogliamo sicura e dolce. La libertà non ha prezzo, e non intendiamo pagare quello della sofferenza. Dell’affermazione del diritto a una morte volontaria facciamo un’arma contro i ladri della vita</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">O come quest’altra:<em> </em>«[…] <em>la lotta del popolo per i suoi diritti è una realtà, la realtà. In essa la rivendicazione del diritto al suicidio ritrova le sue origini popolari e libertarie, nascoste dalla storiografia ufficiale»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">I grandi maestri della Rivoluzione, d’altra parte, avevano ampiamente e con precisione tracciato il solco.</p>
<p style="text-align: justify;">Marx, nel suo poema — sì, Marx scriveva anche poesie, benché poco gettonate dai suoi adepti — <em>Oulanem</em>, scriveva — anche qui, senza artifici o giri di parole — «<em>Se ci fosse un abisso ove tutto s’annientasse,/Mi ci precipiterei/A rischio di distruggere il mondo/Che si interpone tra di noi. Questo mondo,/si spezzerebbe/ Sotto le mie maledizioni,/Stringerei nelle mie braccia la dura</em> <em>realtà,/Che perirebbe soffocata dalla mia stretta./Affondare nel nulla e annientarsi del tutto,/Questa sarebbe vera vita!</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Engels — il coautore del <em>Manifesto</em> — da parte sua descriveva così la sua concezione della vita umana: «<em>Ormai</em>  <em>non si può più considerare scientifica una fisiologia</em> [...] <em>che non comprenda che la negazione della vita è contenuta come principio nella vita stessa, cosicché la vita è sempre concepita in rapporto al suo esito ineluttabile e presenta, fin dal suo embrione, la morte. La concezione dialettica della vita porta proprio a questo</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">È il lungo filo “rosso” filo-suicidario quello che, attraverso Marx e Engels, va dal Rinascimento di Michel de Montagne — che nel secolo XVI asseriva: «<em>La morte volontaria è la più bella. La vita dipende dalla volontà altrui, la morte dalla nostra</em>» — fino al socialismo di Jacques Attali, il consigliere di Mitterand — il quale nel 1981 sosteneva con chiarezza solare che «<em>la logica socialista è la libertà e la libertà fondamentale è il suicidio. Il diritto al suicidio, diretto o indiretto, è dunque un valore assoluto in tale tipo di società</em>» — quello di cui bisogna tenere conto nella valutazione della scelta di Magri.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrerà un paradosso, ma bisogna tenerne conto proprio per non fargli torto. A mio parere, è un atto di onestà. Non è morto un debole, ma un rivoluzionario.</p>
<p style="text-align: justify;">2-12-2011</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>LA RAGIONE POSITIVISTA, PRESA COME VALORE ASSOLUTO, RIDUCE L&#8217;UOMO (Discorso pronunciato da Benedetto XVI durante la visita al Parlamento federale nel Reichstag di Berlino)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/la-ragione-positivista-presa-come-valore-assoluto-riduce-luomo-discorso-pronunciato-da-benedetto-xvi-durante-la-visita-al-parlamento-federale-nel-reichstag-di-berlino</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 05:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Vorrei proporVi alcune considerazioni sui fondamenti dello Stato liberale di diritto. Mi si consenta di cominciare le mie riflessioni sui fondamenti del diritto con una piccola narrazione tratta dalla Sacra Scrittura. Nel Primo Libro dei Re si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento importante? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: &#8220;Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male&#8221; (1Re 3,9). Con questo racconto la Bibbia vuole indicarci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo che di per sé gli apre la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/sacri-monti-oropa.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6632" title="sacri-monti-oropa" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/sacri-monti-oropa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>&#8220;Vorrei proporVi alcune considerazioni sui fondamenti dello Stato liberale di diritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi si consenta di cominciare le mie riflessioni sui fondamenti del diritto con una piccola narrazione tratta dalla Sacra Scrittura. Nel Primo Libro dei Re si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento importante? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: &#8220;Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male&#8221; (1Re 3,9). Con questo racconto la Bibbia vuole indicarci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo che di per sé gli apre la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia. &#8220;Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?&#8221; ha sentenziato una volta sant’Agostino. Noi tedeschi sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere dal diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto – era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio. Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico. In un momento storico in cui l’uomo ha acquistato un potere finora inimmaginabile, questo compito diventa particolarmente urgente. L’uomo è in grado di distruggere il mondo. Può manipolare se stesso. Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini. Come riconosciamo che cosa è giusto? Come possiamo distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto solo apparente? La richiesta salomonica resta la questione decisiva davanti alla quale l’uomo politico e la politica si trovano anche oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può essere un criterio sufficiente. Ma è evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta: nel processo di formazione del diritto, ogni persona che ha responsabilità deve cercare lei stessa i criteri del proprio orientamento. Nel terzo secolo, il grande teologo Origene ha giustificato così la resistenza dei cristiani a certi ordinamenti giuridici in vigore: &#8220;Se qualcuno si trovasse presso il popolo della Scizia che ha leggi irreligiose e fosse costretto a vivere in mezzo a loro … questi senz’altro agirebbe in modo molto ragionevole se, in nome della legge della verità che presso il popolo della Scizia è appunto illegalità, insieme con altri che hanno la stessa opinione, formasse associazioni anche contro l’ordinamento in vigore…&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In base a questa convinzione, i combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al diritto e all’intera umanità. Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto vigente, in realtà, era ingiustizia. Ma nelle decisioni di un politico democratico, la domanda su che cosa ora corrisponda alla legge della verità, che cosa sia veramente giusto e possa diventare legge non è altrettanto evidente. Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giusta e possa diventare diritto vigente, oggi non è affatto evidente di per sé. Alla questione come si possa riconoscere ciò che veramente è giusto e servire così la giustizia nella legislazione, non è mai stato facile trovare la risposta e oggi, nell’abbondanza delle nostre conoscenze e delle nostre capacità, tale questione è diventata ancora molto più difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si riconosce ciò che è giusto? Nella storia, gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso: sulla base di un riferimento alla Divinità si decide ciò che tra gli uomini è giusto. Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio. Con ciò i teologi cristiani si sono associati ad un movimento filosofico e giuridico che si era formato sin dal secolo II a.C. Nella prima metà del secondo secolo precristiano si ebbe un incontro tra il diritto naturale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto romano. In questo contatto è nata la cultura giuridica occidentale, che è stata ed è tuttora di un’importanza determinante per la cultura giuridica dell’umanità. Da questo legame precristiano tra diritto e filosofia parte la via che porta, attraverso il Medioevo cristiano, allo sviluppo giuridico dell’Illuminismo fino alla Dichiarazione dei Diritti umani e fino alla nostra Legge Fondamentale tedesca, con cui il nostro popolo, nel 1949, ha riconosciuto &#8220;gli inviolabili e inalienabili diritti dell&#8217;uomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione. Questa scelta l’aveva già compiuta san Paolo, quando, nella sua Lettera ai Romani, afferma: &#8220;Quando i pagani, che non hanno la Legge [la Torà di Israele], per natura agiscono secondo la Legge, essi … sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza…&#8221; (Rm 2,14s). Qui compaiono i due concetti fondamentali di natura e di coscienza, in cui &#8220;coscienza&#8221; non è altro che il &#8220;cuore docile&#8221; di Salomone, la ragione aperta al linguaggio dell’essere. Se con ciò fino all’epoca dell’Illuminismo, della Dichiarazione dei Diritti umani dopo la seconda guerra mondiale e fino alla formazione della nostra Legge Fondamentale la questione circa i fondamenti della legislazione sembrava chiarita, nell’ultimo mezzo secolo è avvenuto un drammatico cambiamento della situazione. L’idea del diritto naturale è considerata oggi una dottrina cattolica piuttosto singolare, su cui non varrebbe la pena discutere al di fuori dell’ambito cattolico, così che quasi ci si vergogna di menzionarne anche soltanto il termine. Vorrei brevemente indicare come mai si sia creata questa situazione. È fondamentale anzitutto la tesi secondo cui tra l’essere e il dover essere ci sarebbe un abisso insormontabile. Dall’essere non potrebbe derivare un dovere, perché si tratterebbe di due ambiti assolutamente diversi. La base di tale opinione è la concezione positivista, oggi quasi generalmente adottata, di natura e ragione. Se si considera la natura – con le parole di Hans Kelsen – &#8220;un aggregato di dati oggettivi, congiunti gli uni agli altri quali cause ed effetti&#8221;, allora da essa realmente non può derivare alcuna indicazione che sia in qualche modo di carattere etico. Una concezione positivista di natura, che comprende la natura in modo puramente funzionale, così come le scienze naturali la spiegano, non può creare alcun ponte verso l’ethos e il diritto, ma suscitare nuovamente solo risposte funzionali. La stessa cosa, però, vale anche per la ragione in una visione positivista, che da molti è considerata come l’unica visione scientifica. In essa, ciò che non è verificabile o falsificabile non rientra nell’ambito della ragione nel senso stretto. Per questo l’ethos e la religione devono essere assegnati all’ambito del soggettivo e cadono fuori dall’ambito della ragione nel senso stretto della parola. Dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista – e ciò è in gran parte il caso nella nostra coscienza pubblica – le fonti classiche di conoscenza dell’ethos e del diritto sono messe fuori gioco. Questa è una situazione drammatica che interessa tutti e su cui è necessaria una discussione pubblica; invitare urgentemente ad essa è un’intenzione essenziale di questo discorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto positivista di natura e ragione, la visione positivista del mondo è nel suo insieme una parte grandiosa della conoscenza umana e della capacità umana, alla quale non dobbiamo assolutamente rinunciare. Ma essa stessa nel suo insieme non è una cultura che corrisponda e sia sufficiente all’essere uomini in tutta la sua ampiezza. Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità. Lo dico proprio in vista dell’Europa, in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto, mentre tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura vengono ridotti allo stato di una sottocultura. Con ciò si pone l’Europa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di mancanza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali. La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle &#8220;risorse&#8221; di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come lo si realizza? Come troviamo l’ingresso nella vastità, nell’insieme? Come può la ragione ritrovare la sua grandezza senza scivolare nell’irrazionale? Come può la natura apparire nuovamente nella sua vera profondità, nelle sue esigenze e con le sue indicazioni? Richiamo alla memoria un processo della recente storia politica, nella speranza di non essere troppo frainteso né di suscitare troppe polemiche unilaterali. Direi che la comparsa del movimento ecologico nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta, pur non avendo forse spalancato finestre, tuttavia è stata e rimane un grido che anela all’aria fresca, un grido che non si può ignorare né accantonare, perché vi si intravede troppa irrazionalità. Persone giovani si erano rese conto che nei nostri rapporti con la natura c’è qualcosa che non va; che la materia non è soltanto un materiale per il nostro fare, ma che la terra stessa porta in sé la propria dignità e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni. È chiaro che qui non faccio propaganda per un determinato partito politico – nulla mi è più estraneo di questo. Quando nel nostro rapporto con la realtà c’è qualcosa che non va, allora dobbiamo tutti riflettere seriamente sull’insieme e tutti siamo rinviati alla questione circa i fondamenti della nostra stessa cultura. Mi sia concesso di soffermarmi ancora un momento su questo punto. L’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza ancora un punto che oggi come ieri viene largamente trascurato: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Torniamo ai concetti fondamentali di natura e ragione da cui eravamo partiti. Il grande teorico del positivismo giuridico, Kelsen, all’età di 84 anni – nel 1965 – abbandonò il dualismo di essere e dover essere. Aveva detto che le norme possono derivare solo dalla volontà. Di conseguenza, la natura potrebbe racchiudere in sé delle norme solo se una volontà avesse messo in essa queste norme. Ciò, d’altra parte, presupporrebbe un Dio creatore, la cui volontà si è inserita nella natura. &#8220;Discutere sulla verità di questa fede è una cosa assolutamente vana&#8221;, egli nota a proposito. Lo è veramente? – vorrei domandare. È veramente privo di senso riflettere se la ragione oggettiva che si manifesta nella natura non presupponga una Ragione creativa, un Creator Spiritus?</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto dovrebbe venirci in aiuto il patrimonio culturale dell’Europa. <strong><em>Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire. </em></strong>Queste conoscenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. Ignorarla o considerarla come mero passato sarebbe un’amputazione della nostra cultura nel suo insieme e la priverebbe della sua interezza. La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa. Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico.</p>
<p style="text-align: justify;">Al giovane re Salomone, nell’ora dell’assunzione del potere, è stata concessa una sua richiesta. Che cosa sarebbe se a noi, legislatori di oggi, venisse concesso di avanzare una richiesta? Che cosa chiederemmo? Penso che anche oggi, in ultima analisi, non potremmo desiderare altro che un cuore docile – la capacità di distinguere il bene dal male e di stabilire così un vero diritto, di servire la giustizia e la pace.&#8221;</p>
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		<title>LA CAUSA DEL POSSIBILE CROLLO EUROPEO E PERCHE&#8217; PUO&#8217; SALVARCI IL PAPA (di Antonio Socci)</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 06:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[U.E.]]></category>

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		<description><![CDATA[Sottoponiamo a quanti fosse sfuggito la sintesi di un articolo del sempre attento Antonio Socci, apparso su &#8220;Libero&#8221; del 27 novembre 2011: &#8220;Dove sono finiti tutti i mistici dell’euro – economisti, giornalisti, politici, intellettuali – che dieci anni fa imperversavano su tutti i pulpiti per decantare le virtù taumaturgiche della moneta unica e “le magnifiche sorti e progressive” dell’Italia nell’euro? Sarebbe interessante pure andarsi a rileggere gli scritti dell’attuale premier e dei tecnici che compongono la sua squadra di governo chiamata a evitare il disastro. Io spero che ce la facciano, ma non ricordo che, a quel tempo, ci abbiano messo in guardia sull’euro. Anzi… E dov’è finito il centrosinistra dei Ciampi, dei Prodi, dei D’Alema, degli Amato che da anni rivendica come proprio merito storico “l’aver portato l’Italia nell’euro”? […] Eppure c’erano fior di paesi europei – come la Gran Bretagna – che nell’euro preferirono non entrare. Quindi i dubbi erano più che fondati. Gli italiani invece non hanno nemmeno potuto esprimersi con un voto. L’euro infatti era un dogma di fede e i dogmi non si discutono. I cittadini italiani così hanno dovuto subire senza discutere una serie di stangate finalizzate alla moneta unica, un cambio lira/euro penalizzante, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/PRODI.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6624" title="PRODI" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/PRODI-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Sottoponiamo a quanti fosse sfuggito la sintesi di un articolo del sempre attento Antonio Socci, apparso su &#8220;Libero&#8221; del 27 novembre 2011:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Dove sono finiti tutti i mistici dell’euro – economisti, giornalisti, politici, intellettuali – che dieci anni fa imperversavano su tutti i pulpiti per decantare le virtù taumaturgiche della moneta unica e “le magnifiche sorti e progressive” dell’Italia nell’euro? Sarebbe interessante pure andarsi a rileggere gli scritti dell’attuale premier e dei tecnici che compongono la sua squadra di governo chiamata a evitare il disastro.</p>
<p style="text-align: justify;">Io spero che ce la facciano, ma non ricordo che, a quel tempo, ci abbiano messo in guardia sull’euro. Anzi… E dov’è finito il centrosinistra dei Ciampi, dei Prodi, dei D’Alema, degli Amato che da anni rivendica come proprio merito storico “l’aver portato l’Italia nell’euro”?</p>
<p style="text-align: justify;">[…] Eppure c’erano fior di paesi europei – come la Gran Bretagna – che nell’euro preferirono non entrare. Quindi i dubbi erano più che fondati. Gli italiani invece non hanno nemmeno potuto esprimersi con un voto. L’euro infatti era un dogma di fede e i dogmi non si discutono.</p>
<p style="text-align: justify;">I cittadini italiani così hanno dovuto subire senza discutere una serie di stangate finalizzate alla moneta unica, un cambio lira/euro penalizzante, un micidiale raddoppio dei prezzi che li ha impoveriti tutti, la fine della crescita dell’economia nazionale (con annessa disoccupazione giovanile), il ribaltamento dall’attivo al passivo della bilancia dei pagamenti e – come premio per questo bagno di sangue – adesso addirittura la prospettiva infernale del fallimento (quando invece era stato promesso il paradiso).</p>
<p style="text-align: justify;">Complimenti! Chi dobbiamo ringraziare?</p>
<p style="text-align: justify;">[…] Sugli stessi giornali su cui ieri si alzavano inni all’euro, oggi tutti ammettono che è un’assurdità  creare una moneta senza avere dietro uno Stato, senza una banca nazionale, senza un governo federale, con politiche fiscali e monetarie contrapposte e senza nemmeno una lingua comune.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti i popoli europei hanno una sola cosa in comune, il cristianesimo, ma le élite che hanno creato l’euro hanno visto bene di cancellare ogni riferimento alle radici cristiane in quel delirio che è la Costituzione europea: la moneta unica doveva soppiantare superbamente anche Dio, la storia e la cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">[…] La vera causa del disastro euro è il secolare e devastante conflitto fra Francia e Germania per l’egemonia sul continente europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti la moneta unica nacque come condizione della Francia di Mitterrand alla Germania di Kohl, per dare l’avallo all’unificazione. Se i tedeschi rinunciavano al marco, i francesi si illudevano di egemonizzare l’area euro.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà i tedeschi posero tali condizioni capestro sulla moneta unica a tutti gli altri paesi che invece di europeizzare la Germania, si è germanizzata l’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">[…] Il fatto è che l’operazione euro è nata male. E’ nata infatti come ennesimo braccio di ferro fra Francia e Germania, come una prosecuzione delle guerre che si fanno per trasformare l’Europa in un proprio impero. E’ da secoli che i due contendenti si combattono. […] Nei tempi moderni ci provò Napoleone e poi ci ha riprovato Hitler. L’esito è stato la devastazione dell’Europa in entrambi i casi.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo ciclo di guerre durato almeno 400 anni […] vollero mettere fine, dopo il 1945, tre statisti, che non a caso erano cattolici praticanti, cioè Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Robert Schuman.</p>
<p style="text-align: justify;">Da loro nacque il pacifico progetto di unificazione europea, che in nome delle radici cristiane del continente, unico vero cemento dei nostri popoli, pose fine alle guerre imperiali franco-tedesche.</p>
<p style="text-align: justify;">L’operazione euro invece va esattamente nella direzione opposta. Nasce dal rinnegamento di questa identità cristiana dell’Europa e segna la ripresa dell’ostilità fra Francia e Germania.</p>
<p style="text-align: justify;">[…] Anche oggi come allora la ripresa della guerra franco-tedesca può portare solo alla catastrofe dell’Europa. A meno di un rinsavimento generale sull’orlo dell’abisso.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse l’unica voce che oggi potrebbe energicamente richiamare tutte le élite di governo (a partire da quella tedesca) al senso di responsabilità è quella del Papa, vero custode dello spirito europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua intelligenza cristiana della storia ci può salvare perché il papa è un tedesco che ha meditato sulla tragedia in cui la Germania ha trascinato l’Europa nel 1939.</p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto XVI sa bene e insegna da anni che a produrre il nazismo […] fu una malattia spirituale e culturale che aveva radici più antiche e perverse. E’ da quelle che occorre guardarsi. […] Oggi la solidarietà fra tutti i paesi è la salvezza dell’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il grande Adenauer diceva: “<em>Signore, tu che hai posto un limite all’intelligenza dell’uomo, ponilo anche alla sua idiozia</em>”. Vale per tutti.&#8221;</p>
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		<title>ECCO COME FINISCE LA &#8220;PRIMAVERA ARABA&#8221;: I FRATELLI MUSULMANI VINCONO AL CAIRO</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 06:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo dal FOGLIO di ieri, 02/12/2011, in prima pagina, l&#8217;articolo dal titolo &#8221; Chi vince al Cairo &#8220;: &#8220;I risultati ufficiali attesi per ieri non sono arrivati. Ma i numeri dicono Fratelli musulmani attorno al 50 per cento e al secondo posto un pericoloso spareggio tra i partiti salafiti e il Blocco egiziano del magnate Naguib Sawiris. Il partito della Giustizia e libertà, paravento politico della Fratellanza, già nega che ci sarà un’alleanza con i salafiti di Hizb an Nour, il Partito della luce. “Le voci su un accordo tra noi per formare un governo islamista sono un’invenzione dei media”, dice il segretario generale del Fratelli musulmani, Saad el Katatny. Il segretario dichiara che l’unica coalizione possibile è quella esistente con gli altri dieci partiti dell’Alleanza democratica, il cartello elettorale guidato dal partito della Fratellanza, da cui i salafiti sono usciti due mesi fa per dissensi. Il risultato così forte dei Fratelli musulmani era quasi scontato, grazie all’organizzazione ferrea dei suoi membri, che versano nelle casse comuni il dieci per cento del loro stipendio e si sono impegnati mesi fa a portare almeno 100 conoscenti ciascuno ai seggi elettorali. E anche grazie alla disciplina del partito, che ha navigato tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/ARABYA.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6603" title="ARABYA" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/ARABYA-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Riportiamo dal FOGLIO di ieri, 02/12/2011, in prima pagina, l&#8217;articolo dal titolo &#8221; Chi vince al Cairo &#8220;:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I risultati ufficiali attesi per ieri non sono arrivati. Ma i numeri dicono Fratelli musulmani attorno al 50 per cento e al secondo posto un pericoloso spareggio tra i partiti salafiti e il Blocco egiziano del magnate Naguib Sawiris. Il partito della Giustizia e libertà, paravento politico della Fratellanza, già nega che ci sarà un’alleanza con i salafiti di Hizb an Nour, il Partito della luce. “Le voci su un accordo tra noi per formare un governo islamista sono un’invenzione dei media”, dice il segretario generale del Fratelli musulmani, Saad el Katatny. Il segretario dichiara che l’unica coalizione possibile è quella esistente con gli altri dieci partiti dell’Alleanza democratica, il cartello elettorale guidato dal partito della Fratellanza, da cui i salafiti sono usciti due mesi fa per dissensi. Il risultato così forte dei Fratelli musulmani era quasi scontato, grazie all’organizzazione ferrea dei suoi membri, che versano nelle casse comuni il dieci per cento del loro stipendio e si sono impegnati mesi fa a portare almeno 100 conoscenti ciascuno ai seggi elettorali. E anche grazie alla disciplina del partito, che ha navigato tutti gli imprevisti del dopo rivoluzione, fino a decidere di non partecipare agli scontri di piazza dell’ultima settimana. Il punto è che queste parlamentari egiziane sono divise in tre turni (27 governatorati, votano nove per volta). A questo turno hanno votato le zone metropolitane, più aperte e moderne e naturalmente più refrattarie alla campagna politica di Fratelli e salafiti. Che succederà ai prossimi turni? Questa prima vittoria islamista potrebbe diventare un trionfo. In Egitto la legge vieta i partiti religiosi: ma non è stata applicata contro i salafiti, la cui presenza rende ora il voto del Cairo differente da quello in Tunisia. Intanto il lungo calendario elettorale, altri due voti nelle prossime cinque settimane, poi daccapo per il Senato, svuota di senso e di persone piazza Tahrir. Il risultato dei partiti liberali e laici riuniti sotto il simbolo dell’occhio di Kutla al Masriyah, il Blocco egiziano, delude anche chi era già spiritualmente preparato alla delusione&#8221;.</p>
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		<title>GOLPE &#8220;TECNOCRATICO&#8221; DI FRANCIA E GERMANIA, IN ATTESA DEL 2013 (di Alessandro Pagano)</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 07:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Spiegare l&#8217;attuale crisi politica è d&#8217;obbligo verso il nostro popolo. La stampa francese e tedesca ha salutato con estremo favore ed enfasi la nomina del prof. Monti; visto che sono stati loro a generare la crisi, ciò non ci deve lasciare tranquilli. Anche la presidenza americana sembra aver avuto un ruolo affatto secondario nella guerra finanziaria contro l&#8217;Italia. Il Presidente Obama, ormai universalmente riconosciuto inadeguato a governare la più grande potenza al mondo, ha voluto scaricare i problemi politici “made in Usa” su un capro espiatorio ben identificato, l’Italia di Silvio Berlusconi. Il quale, da almeno un anno, era isolato a livello internazionale. Mentre, infatti, il precedente governo Berlusconi (cioè la legislatura 2001/2006), quanto ad alleanze era fortissimo potendo godere della protezione degli USA di George W. Bush e dell&#8217;amicizia del Regno Unito di Tony Blair e della Russia di Vladimir Putin, oggi la credibilità e il peso internazionale del presidente Silvio Berlusconi sono venuti meno, potendo contare, sull&#8217;amicizia del solo Presidente russo. E&#8217; evidente che da quando i rapporti di forza sono mutati, negli Usa come in Europa, la posizione di Berlusconi si è completamente rovesciata e a nulla sono valse le schiaccianti vittorie elettorali alle politiche del 2008 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/george-papandreou-and-merkel.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6565" title="george-papandreou-and-merkel" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/george-papandreou-and-merkel-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Spiegare l&#8217;attuale crisi politica è d&#8217;obbligo verso il nostro popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La stampa francese e tedesca ha salutato con estremo favore ed enfasi la nomina del prof. Monti; visto che sono stati loro a generare la crisi, ciò non ci deve lasciare tranquilli.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la presidenza americana sembra aver avuto un ruolo affatto secondario nella guerra finanziaria contro l&#8217;Italia. Il Presidente Obama, ormai universalmente riconosciuto inadeguato a governare la più grande potenza al mondo, ha voluto scaricare i problemi politici “made in Usa” su un capro espiatorio ben identificato, l’Italia di Silvio Berlusconi.  Il quale, da almeno un anno, era isolato a livello internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre, infatti, il precedente governo Berlusconi (cioè la legislatura 2001/2006), quanto ad alleanze era fortissimo potendo godere della protezione degli USA di George W. Bush e dell&#8217;amicizia del Regno Unito di Tony Blair e della Russia di Vladimir Putin, oggi la credibilità e il peso internazionale del presidente Silvio Berlusconi sono venuti meno, potendo contare,  sull&#8217;amicizia del solo Presidente russo. E&#8217; evidente che da quando i rapporti di forza sono mutati, negli Usa come in Europa, la posizione di Berlusconi si è completamente rovesciata e a nulla sono valse le schiaccianti vittorie elettorali alle politiche del 2008 e alle europee del 2009.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma attenzione !  Da qui a pochi mesi lo scenario politico internazionale, muterà di nuovo visto che sia Sarkozy che Obama, in preda all&#8217;inadeguatezza dimostrata ultimamente, patiranno un pesante insuccesso elettorale.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la Cancelliera Merkel ha dimostrato un egoismo assurdo e una totale miopia in politica estera (specie sulla questione della crisi greca) motivo per cui, probabilmente, anche lei perderà le elezioni in Germania.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, il prossimo anno sarà delicatissimo e non è da escludere, che gli artefici della fine anticipata del governo Berlusconi, abbiano convenuto, di condurre un’operazione politico-economica contro il nostro Paese, al fine di accaparrarsi  le nostre aziende più strategiche e scaricare su di noi le loro difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altronde le prove generali sono state fatte con la guerra in Libia che ci è costata la quasi certa perdita delle commesse petrolifere.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso potrebbe toccare all&#8217;ENI (e non solo). Attualmente  il 30% dell&#8217;ENI è in mano allo Stato Italiano. Un altro 20% lo possiedono gli investitori anglo-ebraici-statunitensi che tirano le fila del mercato globale e ci vuole davvero poco a far cadere la nostra società petrolifera, che è tra le più importanti al mondo, in mani straniere.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi l&#8217;italiano medio è impaurito e smarrito, dinanzi a questo “fenomeno” che non conosceva e che è costretto a subire.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217;da tempo che sosteniamo che le guerre oggi non sono più militari ma finanziarie, (per chi ha voglia consigliamo la lettura del  libro &#8220;Guerre senza limiti&#8221;, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 2001, scritto da due colonnelli dell&#8217;esercito cinese). Ma sempre guerre sono e come tali producono impoverimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, scriveva Dante sette secoli or sono e mai parole furono più adatte a rappresentare quanto ci apprestiamo a vivere oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il solo fatto che al governo del Paese siano state catapultate persone serie,  non deve farci abbassare la guardia, quasi fossero, sommi sacerdoti il cui operato non possa essere mai contraddetto o messo in discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">La conoscenza degli accadimenti di questo ultimo periodo, certamente tra i più difficili per la nostra democrazia, rappresenta il primo passo per capire e agire.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>LI&#8217; DOVE NON SONO RIUSCITI &#8220;REPUBBLICA&#8221;, TOGHE ROSSE E INDIGNADOS&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 05:46:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[    Dopo gli attacchi dei media nazionali (RAI-3, Repubblica, l&#8217;Espresso, La 7, Sky, ecc. ecc.) ed esteri; dopo gli attacchi delle toghe rosse di &#8220;Magistratura Democratica&#8221; (&#8230;e non solo!); dopo gli attacchi bestiali dei Centri sociali &#38; Company (antagonisti, black blok, indignados&#8230;); dopo gli attacchi dei sindacati e della Marcegaglia&#8230; ci voleva la finanza internazionale ad assestare il colpo decisivo a Silvio Berlusconi. Quante volte l&#8217;abbiamo detto? Berlusconi non è un santo (forse non lo diventerà mai&#8230;) ma è uno che ha avuto il coraggio di sfidare la Casta e le Caste. Parliamo della Casta vera, quella che conta, quella che si riconosce nel Pensiero Illuminato e che ormai ha svuotato i Paesi della loro sovranità. Un Presidente della Repubblica &#8211; che mai ha rinnegato le proprie origini comuniste &#8211; incorona un governo di tecnocrati baciato dalla tecnocrazia e dai banchieri di Bruxelles e dintorni. L’incarico affidato dal Presidente della Repubblica al Prof. Monti, pur con tutte le migliori intenzioni, assomiglia molto ad un commissariamento della democrazia, con l’azzeramento di fatto della volontà popolare espressa dalle elezioni politiche e l’eliminazione del rapporto dialettico tra maggioranza ed opposizione, che della democrazia è l’imprescindibile corollario. Con buona pace dei tanti teorici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div id="attachment_6527" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/Santoro.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6527" title="Santoro" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/Santoro-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Santoro pontifica</p></div>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Dopo gli attacchi dei media nazionali (RAI-3, Repubblica, l&#8217;Espresso, La 7, Sky, ecc. ecc.) ed esteri; dopo gli attacchi delle toghe rosse di &#8220;Magistratura Democratica&#8221; (&#8230;e non solo!); dopo gli attacchi bestiali dei Centri sociali &amp; Company (antagonisti, black blok, indignados&#8230;); dopo gli attacchi dei sindacati e della Marcegaglia&#8230; ci voleva la finanza internazionale ad assestare il colpo decisivo a Silvio Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quante volte l&#8217;abbiamo detto? Berlusconi non è un santo (forse non lo diventerà mai&#8230;) ma è uno che ha avuto il coraggio di sfidare la Casta e le Caste. Parliamo della Casta vera, quella che conta, quella che si riconosce nel Pensiero Illuminato e che ormai ha svuotato i Paesi della loro sovranità. Un Presidente della Repubblica &#8211; che mai ha rinnegato le proprie origini comuniste &#8211; incorona un governo di tecnocrati baciato dalla tecnocrazia e dai banchieri di Bruxelles e dintorni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’incarico affidato dal Presidente della Repubblica al Prof. Monti, pur con tutte le migliori intenzioni, assomiglia molto ad un commissariamento della democrazia, con l’azzeramento di fatto della volontà popolare espressa dalle elezioni politiche e l’eliminazione del rapporto dialettico tra maggioranza ed opposizione, che della democrazia è l’imprescindibile corollario.</p>
<p style="text-align: justify;">Con buona pace dei tanti teorici della “Casta” &#8211; oggi incredibilmente acquiescenti &#8211; un Premier non eletto sfornerà un governo di non eletti per attuare una politica allo stato sconosciuta, pena i fulmini dei cosiddetti “mercati”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno ha mai eletto i membri del Fmi o della Bce e nessuno ha votato Monti come Presidente del consiglio. Si fa un gran parlare di democrazia e sovranità popolare, ma a quanto pare si tratta di discorsi vuoti, pronunciati ipocritamente per nascondere il perseguimento di ben altri interessi. L’Italia rischia di essere governata da un uomo che è membro del comitato direttivo del discutibile Gruppo Bilderberg, presidente europeo della Commissione Trilaterale fondata da David Rockefeller, International Advisor per Goldman Sachs, strettamente legato ai “poteri forti” che stanno cercando di pilotare la crisi in cui si dibatte il nostro Paese. Il che non è certo rassicurante.</p>
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		<title>ADIOS FIDEL. FEDE E DISSENSO NELLA CUBA DEI CASTRO</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 05:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Lindau]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[“Picchiato a morte dalla polizia. La denuncia dei dissidenti cubani”. Così titola il Corriere della Sera di lunedì 9 maggio a pagina 17 a proposito di uno dei tanti episodi di violazione dei diritti umani, che ha avuto per vittima il dissidente Juan Wilfredo Soto. Ultimo regime militare totalitario e dinastico del Sudamerica, guidato da due ottuagenari: questa oggi è Cuba. Dalla lontana Rivoluzione del 1959, che scalzò Fulgencio Batista, l’isola ha ormai tre generazioni di dissidenti: quella dei giovanissimi (tra i 16 e i 35 anni) che sa fare uso delle nuove tecnologie informatiche; quella dei giovani (36-55 anni) e quella dei veterani (dai 56 ai 76 anni). Tale tripartizione è opera di Guillermo Coco Farinas, psicologo e giornalista di 50 anni, uno dei più famosi oppositori al regime castrista, che con il suo sciopero della fame &#8211; ad oltranza &#8211; ha più volte rischiato la vita (e tuttora ha gravi problemi di salute). Nel dicembre del 2010 ha ricevuto il Premio “Sacharov” dal Parlamento europeo. Farinas ha curato la prefazione di un recente libro su Cuba scritto a due mani da Lucia Capuzzi e Nello Scavo, entrambi giovani giornalisti del quotidiano Avvenire: &#8220;Adiòs Fidel. Fede e dissenso nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/Adios-Fidel.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6475" title="Adios-Fidel" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/Adios-Fidel-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>“Picchiato a morte dalla polizia. La denuncia dei dissidenti cubani”.</p>
<p style="text-align: justify;">Così titola il Corriere della Sera di lunedì 9 maggio a pagina 17 a proposito di uno dei tanti episodi di violazione dei diritti umani, che ha avuto per vittima il dissidente Juan Wilfredo Soto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ultimo regime militare totalitario e dinastico del Sudamerica, guidato da due ottuagenari: questa oggi è Cuba.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla lontana Rivoluzione del 1959, che scalzò Fulgencio Batista, l’isola ha ormai tre generazioni di dissidenti: quella dei giovanissimi (tra i 16 e i 35 anni) che sa fare uso delle nuove tecnologie informatiche; quella dei giovani (36-55 anni) e quella dei veterani (dai 56 ai 76 anni).</p>
<p style="text-align: justify;">Tale tripartizione è opera di Guillermo Coco Farinas, psicologo e giornalista di 50 anni, uno dei più famosi oppositori al regime castrista, che con il suo sciopero della fame &#8211; ad oltranza &#8211; ha più volte rischiato la vita (e tuttora ha gravi problemi di salute). Nel dicembre del 2010 ha ricevuto il Premio “Sacharov” dal Parlamento europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Farinas ha curato la prefazione di un recente libro su Cuba scritto a due mani da Lucia Capuzzi e Nello Scavo, entrambi giovani giornalisti del quotidiano Avvenire: &#8220;Adiòs Fidel. Fede e dissenso nella Cuba dei Castro&#8221;, (Edizioni Lindau, Torino, 2011, pagg. 190).</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Farinas le tre generazioni di dissidenti hanno modi diversi di ribellarsi al regime.</p>
<p style="text-align: justify;">I veterani sono in genere sfiduciati per le grandi privazioni subite: “&#8230;Da anni affrontano tradimenti, torture e finte esecuzioni, un metodo molto usato dal governo in passato. Essi si dedicano soprattutto ad elaborare documenti di denuncia.” (pag. 5).</p>
<p style="text-align: justify;">I giovani cercano di riappropriarsi della piazza, come fanno, per esempio, le Damas de Blanco, il famoso gruppo di mogli, madri, fidanzate dei prigionieri politici che, sfilando in silenzioso corteo, sfidano le ire della polizia politica e spesso ne subiscono gli attacchi e le violenze, specie quando gli squadristi castristi pateticamente si camuffano da contro-manifestanti…</p>
<p style="text-align: justify;">I giovanissimi, infine, tentano di destabilizzare il totalitarismo castrista attraverso l’uso intelligente delle nuove tecnologie, anche se non disdegnano di far circolare volantini di denuncia per strada… Un esempio significativo è rappresentato dalla blogger Yoani Sanchez, oramai famosa in tutto il mondo, che usa internet con grande audacia per far conoscere, in tempo reale, le vessazioni commesse dal castrismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma soprattutto, dice Farinas, giovani e giovanissimi sarebbero ingrati se non riconoscessero l’impegno, il sacrificio, le sofferenze dei veterani. “Questi ultimi, infatti, combattono da mezzo secolo la dittatura e hanno sopportato pressioni feroci…quando nessuno era disposto ad ascoltarli. La Patria nuova a cui aspiriamo deve nascere dall’unione e dal lavoro di tutte le forze democratiche. Di qualunque età…” (pag. 6).</p>
<p style="text-align: justify;">Questa precisazione di Farinas è una necessaria chiave di lettura per affrontare il testo, che, raccogliendo tutte le principali voci del dissenso, è una splendida denuncia del volgare trasformismo castrista.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Autori, però, talora sembrano voler prendere le distanze dall’opposizione storica – soprattutto quella che da anni trova rifugio in Florida, che non solo è anti-castrista ma pure lucidamente anti-comunista –, a favore di quella rappresentata da giovani e giovanissimi, considerata forse un’opposizione più pacifica e pragmatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Farinas, dunque, nella prefazione rimette le cose a posto, mentre nel corso dell’intervista rilasciata a Capuzzi e Scavo, invita a diffidare di Raul Castro, perché “La repressione e le minacce contro i dissidenti continuano. Anzi, negli ultimi mesi si sono fatte ancora più spietate: le aggressioni contro gli oppositori si sono moltiplicate. I diritti umani non sono rispettati…” (pag. 164).</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume svela lo stato disastroso dell’economia cubana, cagionato dalle obsolete concezioni marxiste: “Nelle industrie di Stato ci sono 12.000 guardiani per impedire agli 8.000 operai di rubare merci e macchinari. La metà delle terre coltivabili in mano alle aziende di Stato è improduttiva e il Paese deve importare l’80% degli alimenti. “(pag. 22).</p>
<p style="text-align: justify;">Allora “cambiare tutto, perché tutto resti com’è” sembra il nuovo necessario leitmotiv di quel che resta dell’attempata classe dirigente rivoluzionaria. Da Raul Castro in giù tutti ne sono consapevoli. Gli spiragli di apertura introdotti finora (possibilità di dormire negli alberghi riservati ai turisti o di acquistare taluni elettrodomestici e anche un cellulare o un PC) sono ben lontani dal toccare i punti dolenti del sistema cubano: il divieto di uscire dall’isola senza autorizzazione, la corruzione della burocrazia, il dissesto finanziario. Oltre all’assenza di libertà di stampa e di associazione: in una parola, di democrazia (pag. 29).</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni Raul è stato costretto &#8211; dal dissesto economico e dagli insuccessi dell’economia pianificata &#8211; a promuovere gli investimenti esteri e ad incentivare forme approssimative di attività private. Il documento programmatico di politica economica e sociale presentato al VI congresso del partito comunista, tenutosi nello scorso aprile, promuove gli investimenti esteri, mira ad espandere il settore privato e tende al pareggio di bilancio. Ma chiarisce anche che tutte le riforme avverranno nel contesto del sistema socialista: “…la politica economica della nuova fase si armonizzerà con il principio che solo il socialismo è in grado…di conservare le conquiste della Rivoluzione” (pag. 34).</p>
<p style="text-align: justify;">Da un certo punto di vista, insomma, si vuole seguire il modello cinese: ferreo controllo politico sulla società civile coniugato ad una parziale liberalizzazione economica. Intanto a farne le spese è la popolazione, che si vede ridotta drasticamente la razione di cibo e di generi di prima necessità reperibili nei negozi di Stato attraverso la tessera di razionamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenendo conto che il salario medio di un cubano (per chi ha la fortuna di avere un lavoro) è di circa 20 dollari al mese, la tessera (la cosiddetta libreta) era tutto sommato una garanzia minima per non morire di fame: “La libreta è il quarantennale simbolo del paternalismo di Stato” (pag. 34), destinata prossimamente a scomparire.</p>
<p style="text-align: justify;">Così oggi se non fosse per l’alleanza ideologica con Hugo Chavez, presidente-dittatore del Venezuela, che garantisce in nome della Rivoluzione cospicui flussi di petrolio e di denaro, Cuba sarebbe sull’orlo del baratro (pag. 30). Chavez ha preso il posto dell’Unione Sovietica come principale puntello del socialismo tropicale. Il flusso enorme di dollari per investimenti che da Caracas giunge a L’Avana spiega i risultati &#8211; per certi versi sorprendenti &#8211; relativi all’aumento del PIL registrati nel triennio 2005-2007. Oltre ad Hugo Chavez, i fratelli Castro possono contare, soprattutto in funzione anti-americana, su altri due alleati strategici: la Bolivia di Evo Morales e il Nicaragua di Daniel Ortega. Fra i nuovi alleati e sponsor di L’Avana ovviamente vi è proprio la Cina, che nel settembre 2009, “…avrebbe concesso a Cuba prestiti per 600 milioni di dollari…Ecco perché, parametri economici a parte, Cuba continua a sopravvivere a venti anni dallo sgretolamento dell’Unione Sovietica.” (pag. 48).</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso sono le Forze armate rivoluzionarie e socialiste a controllare, per i due terzi, l’economia cubana, mentre da sempre la propaganda castrista assegna all’embargo statunitense, il cosiddetto <em>bloqueo</em>, la responsabilità dello stato di povertà dell’isola. Contrariamente a quanto generalmente si pensa &#8211; viene ricordato nel libro &#8211; il <em>bloqueo</em> è il risultato di tre leggi volute dai democratici (e non dai repubblicani!) statunitensi. Al di là degli aspetti economici del blocco, comunque facilmente aggirabili dal regime, il <em>bloqueo</em> resta una formidabile arma di propaganda ideologica in mano ai fratelli Castro, continuamente ripresa da giornalisti e intellettuali progressisti di mezzo mondo, inguaribili nostalgici dei “barbudos” e della “revolucion”.</p>
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