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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; GEOPOLITICA</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>BANGLADESH: LA CHIESA CONTRO LA DOTE E LA VIOLENZA SULLE DONNE (di Nieves San Martìn)</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 18:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bangladesh]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>

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		<description><![CDATA[DHAKA, martedì, 27 luglio 2010 (ZENIT.org).-
La Chiesa in Bangladesh è impegnata da anni nella lotta per sradicare la pratica della dote e contro la violenza nei confronti delle donne ad essa associata. Un progetto della Caritas è già riuscito a estirpare questa pratica in 1.000 villaggi del Paese.
Pur essendo illegale dal 1980, questa tradizione è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4716" href="http://www.recensioni-storia.it/bangladesh-la-chiesa-contro-la-dote-e-la-violenza-sulle-donne-di-nieves-san-martin/acidvictims"><img class="alignleft size-full wp-image-4716" title="acidvictims" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/acidvictims.jpg" alt="acidvictims" width="449" height="326" /></a>DHAKA, martedì, 27 luglio 2010 (ZENIT.org).-</p>
<p>La Chiesa in Bangladesh è impegnata da anni nella lotta per sradicare la pratica della dote e contro la violenza nei confronti delle donne ad essa associata. Un progetto della Caritas è già riuscito a estirpare questa pratica in 1.000 villaggi del Paese.</p>
<p>Pur essendo illegale dal 1980, questa tradizione è ancora molto diffusa, soprattutto nella parte nord-occidentale del Bangladesh, così come in varie altre regioni del subcontinente indiano.</p>
<p>Il fenomeno è la causa del drammatico numero di infanticidi di neonate nel Paese e dell&#8217;escalation, negli ultimi anni, degli aborti selettivi femminili, favorita dai nuovi strumenti di diagnosi prenatale.</p>
<p>Avere una figlia è spesso un costo insostenibile per le famiglie, che, per pagare la dote, si indebitano e non di rado vengono ridotte in miseria.</p>
<p>Non meno drammatica è la sorte che attende le donne la cui dote è considerata insufficiente, o i cui genitori non riescono a saldare il debito: uxoricidi, maltrattamenti domestici, torture e attacchi con acido che se non uccidono sfigurano per la vita sono all&#8217;ordine del giorno nel Paese, anche se solo ora i media locali iniziano a parlarne.</p>
<p>Di fronte a una pratica così difficile da sradicare, ha reso noto l&#8217;agenzia Eglises d’Asie, le parrocchie e le organizzazioni cattoliche del Bangladesh sono impegnate soprattutto sul fronte della sensibilizzazione.</p>
<p>“Cerchiamo di spiegare alla gente quanto sia negativo questo sistema e che devono abbandonarlo per sempre”, ha spiegato padre Anthony Sen, parroco di Thakurgaum.</p>
<p>A questo scopo, Caritas Bangladesh organizza spettacoli di Gambhira, rappresentazioni teatrali tradizionali a base di musica e danze, molto popolari nella zona occidentale del Paese, alla frontiera con la regione indiana del Bengala. Un modo per far giungere il messaggio ai settori meno istruiti della popolazione.</p>
<p>“In passato abbiamo provato con seminari e riunioni, ma non ha funzionato”, ha riferito il responsabile locale del progetto Caritas, Suklesh George Costa.</p>
<p>Questa nuova iniziativa sembra aver avuto successo. Nei villaggi coinvolti nel progetto (circa 1.000), la pratica della dote è scomparsa.</p>
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		<title>DAL CASO GANZER ALLA LIBIA. PERCHE&#8217; I TROPPI POTERI AI PUBBLICI MINISTERI INDEBOLISCONO LA LOTTA AL CRIMINE</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 22:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggiamo e pubblichiamo un illuminante articolo del Sottosegretario agli Interni, On.le Alfredo Mantovano, comparso sul &#8220;Foglio&#8221; del 17 luglio 2010, pag. 4:
&#8220;In pochi mesi differenti collegi giudicanti hanno pronunciato condanne pesanti ancorché non definitive nei confronti del capo dei servizi, del comandante dei Ros, di funzionari della Polizia fra i più impegnati nella lotta al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggiamo e pubblichiamo un illuminante articolo del Sottosegretario agli Interni, On.le Alfredo Mantovano, comparso sul &#8220;Foglio&#8221; del 17 luglio 2010, pag. 4:</p>
<p><a rel="attachment wp-att-4704" href="http://www.recensioni-storia.it/dal-caso-ganzer-alla-libia-perche-i-troppi-poteri-ai-pubblici-ministeri-indeboliscono-la-lotta-al-crimine/mantovano"><img class="alignleft size-full wp-image-4704" title="MANTOVANO" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/MANTOVANO.jpg" alt="MANTOVANO" width="100" height="108" /></a>&#8220;In pochi mesi differenti collegi giudicanti hanno pronunciato condanne pesanti ancorché non definitive nei confronti del capo dei servizi, del comandante dei Ros, di funzionari della Polizia fra i più impegnati nella lotta al crimine; è tuttora in corso il giudizio nei confronti dell&#8217;ex comandante dei Ros, mentre una procura siciliana ha disposto il rinvio a giudizio dei vertici operativi della prevenzione dell&#8217;immigrazione clandestina. Ancora, l&#8217;ex direttore dei servizi esterni ha evitato una sentenza sfavorevole solo grazie all&#8217;opposizione del segreto di stato. La singolarità delle condanne pronunciate e dei processi avviati è che: a) sono tutte connesse al compimento di atti propri della funzione svolta, il cui adempimento è però letto dalla magistratura in chiave delittuosa (non si ipotizzano reati per fatti estemporanei o estranei all&#8217;ufficio di ciascuno); b) tanti altri pm giudici manifestano nei fatti fiducia verso i soggetti coinvolti, continuando a delegare loro indagini; c) le istituzioni che si avvalgono del loro lavoro non hanno alcun dubbio sulla loro permanenza nell&#8217;incarico, se ancora in servizio.</p>
<p>E&#8217; un capitolo complicato nel rapporto fra la magistratura e le altre istituzioni, che non tollera di essere incasellato nella quotidiana polemica sull&#8217;uso politico della giustizia. E&#8217; però un capitolo che va scandagliato con attenzione: sottovalutarlo condanna alla paralisi non solo il singolo funzionario, bensì quel settore di attività di governo nel quale l&#8217;azione di quel funzionario si inserisce. Vi è un dato strutturale: nel codice di procedura penale vigente fino al 1989 le indagini venivano svolte, con una discreta autonomia, dalla polizia giudiziaria; il pm o il giudice istruttore esercitavano un vaglio di giuridicità delle stesse, e quindi ne prospettavano l&#8217;esito al giudicante. Col codice introdotto nel 1989 la polizia giudiziaria ha perso autonomia e le indagini sono dirette fin dall&#8217;inizio dal pm e ciò ha comportato una serie di effetti negativi sulla qualità e sulla celerità delle indagini medesime. In virtù di ciò , il pm è diventato il dominus della repressione criminale, colui che decide su che cosa indagare, chi indagare, e come farlo; è diventato, cioè, il soggetto che concorre a stabilire, spesso in modo determinante, la politica di risposta al crimine. Il punto è che questo modo di interpretare il ruolo del pm ha vanificato l&#8217;obbligatorietà dell&#8217;azione penale, sancendo di fatto la atipica discrezionalità dell&#8217;ufficio di procura, o del singolo pm. Questo contribuisce a spiegare perché dalla scrivania del medesimo magistrato parte con sollecitudine l&#8217;iniziativa penale per l&#8217;ipotesi di reato importante, che dà soddisfazione e notorietà, e che magari colpisce il presunto potente, e invece resta fermo il fascicolo contenente una denuncia per truffa, o una informativa per furto. Questo fa comprendere perché, mentre si impiegano energie e risorse per seguire procedimenti per i quali l&#8217;illecito di partenza è meno di una ipotesi, al contrario si lasciano pendenti per anni dettagliate informative per rapine, estorsioni, talvolta pure omicidi. Al procedimento per violenza privata contro funzionari che hanno applicato il trattato fra Italia e Libia in acque internazionali corrisponde un numero cospicuo di criminali in libertà per assenza di iniziativa penale. Lo scenario più recente aggiunge qualcosa. Non vi è più , soltanto , la pretesa di co-protagonismo nel governo della lotta al crimine, che in qualche modo ha costituito l&#8217;effetto collaterale della nuova procedura penale. Vi è la pretesa di governare a mezzo di provvedimenti giudiziari in settori che appartengono alla esclusiva responsabilità di istituzioni che non sono la magistratura. Il passaggio è delicato e non tollera equivoci: se un funzionario dello stato è infedele e commette un delitto merita la punizione, come qualsiasi altro reo; è ovvio ribadire che la mera appartenenza a un corpo istituzionale non garantisce impunità. Ma troppe iniziative giudiziarie  sono intervenute sulla base di una differente lettura e cioè di una lettura in chiave criminale di scelte che, condivisibili o meno, richiamano la discrezionalità di chi le compie. Così avviene per sanzionare l&#8217;aver adoperato strumenti che la legge prevede dall&#8217;agente sotto copertura all&#8217;acquisto simulato al fine di stroncare il traffico di stupefacenti; o per sindacare operazioni di intelligence che richiamano la collaborazione fra Stati; o per ricostruire linee di comando nella gestione dell&#8217;ordine pubblico; o per imporre, sempre per via giudiziaria e prescindendo dagli accordi internazionali, quale è il compito delle nostre unità navali con i clandestini. Questa pretesa di governo dall&#8217;interno degli uffici giudiziari è stata teorizzata in pubblicazioni e convegni; è stata organizzata e coordinata, in incontri e riunioni; viene difesa e propagandata da media militanti, o comunque grati del puntuale recapito nelle loro redazioni dei cd con intercettazioni e/o verbali di ogni tipo. Non è questione che interessa uno schieramento politico. Interessa la funzionalità delle istituzioni. E&#8217; questione che va approfondita e discussa, col contributo di quella parte della sinistra oggi non particolarmente presente nel dibattito, ma che pure esiste a cui non va di avallare questa deriva, pur di lucrare vantaggi politici. E&#8217; questione che, dopo averne inquadrato i contorni, merita un seguito operativo, del quale la maggioranza, proprio perché tale, e il governo hanno l&#8217;onere dell&#8217;iniziativa.&#8221;</p>
<p>On.le Alfredo Mantovano, Sottosegretario di Stato agli Interni</p>
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		<title>CONSULTORI: SISTEMA SANITARIO IN PUGLIA TRASFORMATO IN ABORTIFICIO</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 19:08:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell&#8217;On.le Alfredo Mantovano:
&#8220;Sono almeno due le ragioni che rendono illegittima la riorganizzazione della rete dei consultori pugliesi approvata dalla giunta regionale con la delibera n. 735 del 15 marzo 2010. Si fondano entrambe sulla chiara lettera di quella legge 194 che regola l’aborto in Italia, e che la sinistra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: windowtext;"><a rel="attachment wp-att-4639" href="http://www.recensioni-storia.it/consultori-sistema-sanitario-in-puglia-trasformato-in-abortificio/nichi-vendola-2"><img class="alignleft size-medium wp-image-4639" title="nichi-vendola" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/nichi-vendola-218x300.jpg" alt="nichi-vendola" width="218" height="300" /></a>Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell&#8217;On.le Alfredo Mantovano:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: windowtext;">&#8220;Sono almeno due le ragioni che rendono illegittima la <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">riorganizzazione della rete dei consultori pugliesi approvata dalla giunta regionale con la delibera n. 735 del </span>15 marzo 2010. Si fondano entrambe sulla chiara lettera di quella legge 194 che regola l’aborto in Italia, e che la sinistra ritiene più intangibile della Costituzione<span style="mso-bidi-font-weight: bold;">. La prima: l’articolo 9 della 194 costruisce l’obiezione di coscienza all’<em>ivg</em> non come qualcosa di tollerato, ma come un vero e proprio diritto. Se è tale, esso però non permette limitazioni: la sola area preclusa ai sanitari obiettori è quella funzionale all’intervento abortivo, aggiungerne altre significa discriminare a causa dell’esercizio di un diritto. La seconda: l’articolo 5 della 194 stabilisce che “<em>il consultorio (…) ha (…) il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna (…) le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto</em>”. La legge è chiarissima: al consultorio spetta prospettare alla gestante concrete alternative all’aborto; spetta, cioè, una delicata e impegnativa opera di prevenzione/dissuasione. Lasciare nei consultori, come pretende la Regione Puglia, solo i medici non obiettori trasforma i consultori in distributori di certificati per abortire. Quando l’assessore alla Sanità lamenta che solo l’11% delle donne che abortiscono si rivolgono a un consultorio denuncia il fallimento dell’attività di prevenzione in Puglia; ma poi, contraddittoriamente, si muove nell’ottica esattamente opposta a quella che potrebbe indirizzare al consultorio una donna incerta se proseguire o meno la gravidanza: togliendo di mezzo gli obiettori, l’opzione <em>ivg</em> diventa ancora più certa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: windowtext; mso-bidi-font-weight: bold;">Tutto ciò è coerente con la politica sulla vita nascente perseguita con tenacia dalla Giunta regionale, che sta trasformando il sistema socio-sanitario pugliese in un grande abortificio: l’ansia ideologica di moltiplicare le ivg in Puglia sta facendo arrivare nella regione flussi di gestanti in lista per la somministrazione della RU 486, mentre si tolgono dai luoghi deputati a risolvere i problemi della gravidanza i sanitari che disturbano, in quanto <em>pro-life</em>. Tutto ciò è in evidente contrasto con una 194 che la sinistra sacralizza solo se e in quanto garantisce l’uccisione del concepito.&#8221;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: windowtext; mso-bidi-font-weight: bold;"> <span style="font-family: Georgia;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: windowtext; mso-bidi-font-weight: bold;">Alfredo Mantovano </span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: windowtext;"> </span></span></span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>IRAN: AVANTI COL PROGRAMMA NUCLEARE</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 04:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un estratto di un articolo del giornalista Carlo Panella, comparso su &#8220;Libero&#8221; del 29 giugno 2010:
&#8220;«Abbiamo deciso una punizione per insegnare all’Occidente come si dialoga con le altre nazioni»: i disastri provocati dalla fallimentare strategia del dialogo con l’Iran di Barack Obama non cessano mai. Dopo aver verificato che le sanzioni deliberate dall’Onu sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo un estratto di un articolo del giornalista Carlo Panella, comparso su &#8220;Libero&#8221; del 29 giugno 2010:</p>
<p>&#8220;«Abbiamo deciso una punizione per insegnare all’Occidente come si dialoga con le altre nazioni»: i disastri provocati dalla fallimentare strategia del dialogo con l’Iran di Barack Obama non cessano mai. Dopo aver verificato che le sanzioni deliberate dall’Onu sono solo di facciata, dopo aver visto che al G8 Obama non è riuscito che a far uscire il solito comunicato contro l’Iran pieno di aria fritta, Ahmadinejad si sente ora tanto forte da bacchettare sulle dita Obama “punendolo”, prospettandogli un nuovo “dialogo”, ma non prima di due mesi. Ahmadinejad aggiunge che, per punire gli Usa e l’Occidente per la loro “cattiva educazione”, l’Iran ha deciso di imporre nuove condizioni per la trattativa: «In primo luogo l’Occidente deve dichiarare la posizione in merito alle armi nucleari del regime sionista, poi deve chiarire se è disposto a impegnarsi con le norme del trattato Tnp e infine se vuole arrivare a un risultato di amicizia o inimicizia con questo dialogo che deve avere per base la “Dichiarazione di Teheran”di Iran, Turchia e Brasile». Scherno che si somma a scherno, perché la “Dichiarazione di Teheran” era una palese presa in giro, perché il meccanismo di trasferimento all’estero del materiale nucleare deciso con Lula e Erdogan facilitava, anziché impedire, l’arricchimento al 90% dell’uranio e quindi la costruzione dell’atomica. Prospettiva ormai concretissima tanto che due giorni fa il capo dei servizi segreti americani Leon Panetta ha ammesso che l’Iran «potrebbe impiegare un anno ad arricchire ulteriormente l’uranio e a fabbricare la bomba e un altro anno a sviluppare un sistema operativo per utilizzare quest’arma&#8230;&#8221;</p>
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		<title>INDIA: LA CHIESA SPERANZA DEI DALIT</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 04:09:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>

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		<description><![CDATA[Dall&#8217;agenzia di stampa ZENIT.org riprendiamo e pubblichiamo:  &#8221;L&#8217;Arcivescovo William D&#8217;Souza, di Patna, nel nord dell&#8217;India, ha sottolineato l&#8217;opera fondamentale dei gruppi legati alla Chiesa per fornire aiuto urgente a centinaia di migliaia di dalit (senza casta), molti dei quali non cristiani, che vivono in estrema povertà, spesso ampiamente tagliati fuori dal resto della società.
Il presule [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4595" href="http://www.recensioni-storia.it/india-la-chiesa-speranza-dei-dalit/dalit"><img class="alignleft size-medium wp-image-4595" title="Dalit" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/Dalit-300x179.jpg" alt="Dalit" width="300" height="179" /></a>Dall&#8217;agenzia di stampa ZENIT.org riprendiamo e pubblichiamo:  &#8221;L&#8217;Arcivescovo William D&#8217;Souza, di Patna, nel nord dell&#8217;India, ha sottolineato l&#8217;opera fondamentale dei gruppi legati alla Chiesa per fornire aiuto urgente a centinaia di migliaia di dalit (senza casta), molti dei quali non cristiani, che vivono in estrema povertà, spesso ampiamente tagliati fuori dal resto della società.</p>
<p>Il presule ha parlato con l&#8217;associazione caritativa cattolica &#8220;Aiuto alla Chiesa che Soffre&#8221; dopo un&#8217;ondata di sentimenti anticristiani in alcune zone dell&#8217;India, diffusa da gruppi nazionalisti indù estremisti che affermano che l&#8217;opera della Chiesa con i poveri è dovuta a un&#8217;agenda nascosta di conversioni di massa.</p>
<p>La violenza anticristiana nel 2007-2008 nello Stato dell&#8217;Orissa, nell&#8217;India orientale, ha portato il Paese a realizzare la portata dell&#8217;odio religioso nella regione, e ha puntato i riflettori sulle leggi anticonversione imposte nell&#8217;ultimo decennio negli Stati di Gujarat, Madhya Pradesh, Chhattisgarh, Himachal Pradesh e Orissa.</p>
<p>Ad ogni modo, l&#8217;Arcivescovo ha sottolineato che la coalizione governativa dello Stato del Bihar ha accettato da tempo l&#8217;opera della Chiesa con i dalit.</p>
<p>Descrivendo la sua Diocesi come &#8220;una Chiesa soprattutto dei dalit&#8221;, il presule ha affermato che &#8220;il Governo apprezza&#8221; gli sforzi ecclesiali.</p>
<p>L&#8217;obiettivo principale della Chiesa, ha commentato, è far uscire la popolazione dall&#8217;estrema povertà, rendendola consapevole dei suoi diritti e favorendo una formazione volta a creare opportunità lavorative.</p>
<p>&#8220;La gente che aiutiamo è molto povera, e non abbiamo le risorse per dare loro tutto ciò di cui hanno bisogno&#8221;, ha detto il presule sottolineando che i dalit rappresentano 45.000 dei 65.000 cattolici della Diocesi.</p>
<p>&#8220;Tutto ciò che cerchiamo di fare è dare loro un raggio di speranza per il futuro &#8211; attraverso l&#8217;assistenza sanitaria e l&#8217;istruzione, e insegnando loro i valori cristiani&#8221;.</p>
<p>I dalit svolgono lavori manuali, pulendo latrine e fogne e portando via la spazzatura.</p>
<p> Anche se nelle città la discriminazione nei loro confronti è diminuita, i rapporti dalle zone rurali indicano che &#8211; in parte per motivi religiosi, in parte per la natura del loro lavoro &#8211; i dalit sono visti come impuri e banditi dai templi indù, dai luoghi di ristorazione, dalle scuole e dai luoghi in cui si va a prendere l&#8217;acqua.</p>
<p> Nell&#8217;Arcidiocesi di Patna, la Chiesa &#8211; comunità sia diocesane che religiose &#8211; ha risposto a questa situazione organizzando una vasta rete di sostegno.</p>
<p>Ci sono 3.000 gruppi di autoaiuto, ognuno con fino a 15 membri, con programmi sui diritti umani, il rafforzamento delle donne, l&#8217;economia domestica e lo sviluppo di capacità organizzative.</p>
<p>&#8220;La maggior parte delle persone con cui lavoriamo non sono cattoliche&#8221;, ha detto il presule.</p>
<p>&#8220;Ci dicono che siamo i loro salvatori. Restano in contatto con noi, ma a causa dei bisogni mutevoli della gente non riusciamo a seguirli continuamente&#8221;.&#8221;</p>
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		<title>EGITTO: LA CHIESA COPTA OBBLIGATA AD AUTORIZZARE SECONDE NOZZE</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 08:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
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		<description><![CDATA[La giustizia egiziana ha ordinato alla Chiesa cristiana-copta di autorizzare i fedeli divorziati a risposarsi. L’Alta Corte Amministrativa del Cairo ha respinto il ricorso del patriarca Shenouda III ribadendo la decisione di un tribunale inferiore: «Conformemente alla legge un cristiano può risposarsi e la costituzione gli garantisce il diritto di crearsi una famiglia. L’appello del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4542" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><a rel="attachment wp-att-4542" href="http://www.recensioni-storia.it/egitto-la-chiesa-copta-obbligata-ad-autorizzare-seconde-nozze/pope-shenouda-iii-1"><img class="size-medium wp-image-4542" title="Pope Shenouda III" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/Pope-Shenouda-III-1-290x300.jpg" alt="Papa Shenouda III" width="290" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Papa Shenouda III</p></div>
<p>La giustizia egiziana ha ordinato alla Chiesa cristiana-copta di autorizzare i fedeli divorziati a risposarsi. L’Alta Corte Amministrativa del Cairo ha respinto il ricorso del patriarca Shenouda III ribadendo la decisione di un tribunale inferiore: «Conformemente alla legge un cristiano può risposarsi e la costituzione gli garantisce il diritto di crearsi una famiglia. L’appello del Papa Shenouda per impedire ai copti di risposarsi è stato respinto».</p>
<p>Ma la Chiesa ortodossa copta è sul piede di guerra e intende prendere tutte le misure legali necessarie per rovesciare la decisione giudiziaria appellandosi alla Corte Nazionale Suprema. Lo ha annunciato il segretario del Patriarca, il Vescovo Armiya, attraverso un comunicato pubblicato il 29 maggio in risposta alla decisione del Tribunale Supremo Amministrativo (“Assyrian International News Agency”, 30 maggio 2010). «Non c’è alcuna forza sulla terra che possa costringere la Chiesa a violare gli insegnamenti della Bibbia e le leggi della Chiesa basata su “l’uomo non separi ciò che Dio ha unito”», indica il comunicato.</p>
<p>È importante ricordare che in Egitto, il matrimonio civile è riconosciuto solo quando è accompagnato da un matrimonio religioso. Ma il vescovo ha sottolineato anche che la legge islamica permette ai cristiani copti di ricorrere alle proprie leggi, e che lo Stato rispetta la libertà religiosa. Il presule ha ribadito il rispetto della Chiesa ortodossa copta per il potere giudiziario egiziano e le sue decisioni, ma ha indicato che non autorizzerà nessuno, chiunque sia, a contrarre un secondo matrimonio. (Corrispondenza Romana, n° 1147 del 19 giugno 2010)</p>
<p>Riportiamo, inoltre, il comunicato di sostegno a S.S. Shenuda III espresso dalla Chiesa copta presente in Italia in merito alla sentenza della magistratura egiziana che obbliga ad autorizzare le seconde nozze di coppie divorziate:</p>
<p>&#8220;Mons. Barnaba, vescovo della diocesi copta ortodossa di Torino, Roma e dintorni, il clero della diocesi tutto, i diaconi, i catechisti e tutti i fedeli, appoggiano dal più profondo del cuore, ricolmi di immensa fiducia e d&#8217;amore, tutte le decisioni di S.S. Papa Shenuda III e sostengono il suo rifiuto, al contempo saggio e categorico, di ogni tentativo di intromissione nei riti della nostra santa Chiesa, la sua nobile difesa dell&#8217;insegnamento delle Sacre Scritture e dell&#8217;unità della famiglia cristiana. Sosteniamo altresì tutte i decreti emanati dal Santo Sinodo presieduto da S.S. Papa Shenuda III riguardanti la sentenza dell&#8217;Alto Tribunale amministrativo, che contrasta palesemente con il messaggio evangelico e la legge cristiana.</p>
<p>Nel rispetto della legge, pretendiamo giustizia, e rendiamo noto il nostro assoluto sostegno a S.S. Papa Shenuda III che, parlando a nome di tutti i copti, difende il sacro insegnamento del Vangelo. Rigettiamo ogni intromissione negli affari interni alla Chiesa e chiediamo che venga solertemente emanata la Legge unica per lo stato civile per i cristiani di tutte le denominazioni.&#8221;</p>
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		<title>PREGHIERA PER IL NOSTRO VESCOVO  UCCISO IN TURCHIA</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 21:41:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<description><![CDATA[Messaggio del Vescovo Mons. Luigi Negri per la morte di Mons. Padovese.
 
Comunicato Stampa del 07/06/2010:
 
&#8220;Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro, e tutta la comunità diocesana partecipano, profondamente, al dolore della Chiesa cattolica in Turchia e dell&#8217;intera Chiesa universale per il barbaro assassinio di Monsignor Luigi Padovese, Vicario Apostolico in Turchia. Al Vescovo, per temperamento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Messaggio del Vescovo Mons. Luigi Negri per la morte di Mons. Padovese.</p>
<p> </p>
<div id="attachment_4482" class="wp-caption alignleft" style="width: 298px"><a rel="attachment wp-att-4482" href="http://www.recensioni-storia.it/preghiera-per-il-nostro-vescovo-ucciso-in-turchia/turecko"><img class="size-full wp-image-4482 " title="Mons. Luigi Padovese" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/turecko.jpg" alt="Mons. Luigi Padovese, O.F.M." width="288" height="216" /></a><p class="wp-caption-text">Mons. Luigi Padovese, O.F.M.</p></div>
<p>Comunicato Stampa del 07/06/2010:</p>
<p> </p>
<p>&#8220;Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro, e tutta la comunità diocesana partecipano, profondamente, al dolore della Chiesa cattolica in Turchia e dell&#8217;intera Chiesa universale per il barbaro assassinio di Monsignor Luigi Padovese, Vicario Apostolico in Turchia. Al Vescovo, per temperamento, non piacciono le analisi sugli eventi tesi a stabilire tutti gli aspetti che entrano a determinare un certo fatto; il Vescovo guarda a Mons. Padovese come a un martire, l&#8217;ultimo martire di questa corona di martiri che segnano, di fronte al mondo, la forza della testimonianza cristiana. Chi guida una Chiesa piccola in un contesto culturale, religioso, sociale e politico certamente estraneo, se non propriamente avverso, e muore quali che siano le contingenze di questo fatto, da alla sua morte, com’è stato autorevolmente indicato, il sapore del martirio. Riconosciamo in S.E. Mons. Padovese un testimone limpido e radicale dell&#8217;evento evangelico e, insieme, un uomo dotato di una straordinaria capacità di proporre il Vangelo in termini di dialogo, di sollecitazione, di amicizia, di accettazione gioiosa delle differenze perché si affermasse comunque una convivenza benevola. Tutto questo è stato stroncato; ciò che rimane è la sua altissima testimonianza, ma rimane anche, in tutti noi, come ci ha ricordato in maniera straordinaria il Santo Padre Benedetto XVI, la grande responsabilità di non perdere la pazienza, di non perdere la fiducia che, alla fine, una volontà reale di dialogo e di collaborazione, pur nella consapevolezza delle differenze religiose, culturali, sociali e politiche avrà un suo esito, indubbiamente positivo. A questo nuovo martire si indirizzano anche le nostre preghiere perché protegga dal cielo il nostro quotidiano cammino fatto di sacrifici e di letizia.&#8221;</p>
<p>Lunedì 14 giugno si terranno i funerali di Monsignor Luigi Padovese.</p>
<p>via<a href="http://www.totustuus.name/showthread.php?p=32087"> Preghiera per il nostro Vescovo ucciso in Turchia. &#8211; I forum di Totus Tuus</a>.</p>
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		<title>BENEDETTO XVI A CIPRO: IL MONDO HA BISOGNO DELLA CROCE</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 22:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Cipro]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>

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		<description><![CDATA[5 giugno 2010. Papa Benedetto XVI, durante la messa celebrata nella parrocchia di Santa Croce a Nicosia, ha esortato le minoranze cristiane e, soprattutto, i religiosi, a non cedere alla tentazione di emigrare dal Medio Oriente. La loro presenza, ha sottolineato, è un segno di &#8220;speranza&#8221; per la regione. «Nei miei pensieri e nelle mie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>5 giugno 2010. <a rel="attachment wp-att-4497" href="http://www.recensioni-storia.it/benedetto-xvi-a-cipro-il-mondo-ha-bisogno-della-croce/l_papa_cipro"><img class="alignleft size-medium wp-image-4497" title="ll_papa_a cipro" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/l_papa_cipro-300x212.jpg" alt="ll_papa_a cipro" width="300" height="212" /></a>Papa Benedetto XVI, durante la messa celebrata nella parrocchia di Santa Croce a Nicosia, ha esortato le minoranze cristiane e, soprattutto, i religiosi, a non cedere alla tentazione di emigrare dal Medio Oriente. La loro presenza, ha sottolineato, è un segno di &#8220;speranza&#8221; per la regione. «Nei miei pensieri e nelle mie preghiere mi ricordo in modo speciale &#8211; ha detto il papa &#8211; dei molti sacerdoti e religiosi del Medio Oriente che stanno sperimentando in questi momenti una particolare chiamata a conformare le proprie vite al mistero della croce del Signore». «Dove i cristiani sono in minoranza, dove soffrono privazioni a causa delle tensioni etniche e religiose, molte famiglie prendono la decisione di andare via, e anche i pastori sono tentati di fare lo stesso. In situazioni come queste, tuttavia, un sacerdote, una comunità religiosa, una parrocchia che rimane salda e continua a dar testimonianza a Cristo, è un segno straordinario &#8211; ha aggiunto &#8211; di speranza non solo per i cristiani, ma anche per quanti vivono nella regione».«La loro sola presenza &#8211; ha concluso &#8211; è un&#8217;espressione eloquente del Vangelo della pace» e «dell&#8217;incrollabile impegno della Chiesa al dialogo».</p>
<p>Ai cattolici di Cipro. Papa Benedetto XVI, incontrando stamani la piccola comunità di cattolici maroniti di Cipro, è tornato ad esortare i cristiani al dialogo, sia tra le loro diverse chiese sia con i &#8220;non cristiani&#8221;. &#8220;Guardando al dialogo interreligioso &#8211; ha sottolineato nel suo discorso nella scuola elementare di San Marone &#8211; molto ancora occorre fare nel mondo&#8221;. &#8220;Solo attraverso un paziente lavoro di reciproca fiducia &#8211; ha proseguito &#8211; può essere superato il peso della storia passata, e le differenze politiche e culturali fra i popoli possono diventare un motivo di operare per una maggiore comprensione&#8221;. &#8220;Vi esorto &#8211; ha concluso &#8211; ad aiutare a creare tale vicendevole fiducia fra cristiani e non cristiani, come fondamento per costruire una pace durevole e un&#8217;armonia fra i popoli di diverse religioni, regioni politiche e basi culturali&#8221;.</p>
<p>Il discorso alle autorità. &#8220;Senza un riferimento chiaro ai principi etici della &#8220;legge naturale&#8221;, il mondo rischia di diventare un &#8220;luogo pericoloso&#8221;: lo ha detto papa Benedetto XVI, incontrando stamani le autorità civili della Repubblica di Cipro e il corpo diplomatico nei giardini del palazzo presidenziale di Nicosia. &#8220;Anche ai giorni nostri &#8211; ha ammonito &#8211; siamo testimoni di tentativi di promuovere pseudo valori con il pretesto della pace, dello sviluppo e dei diritti umani&#8221;. Compito delle autorità pubbliche è quello di &#8220;promuovere la verità morale&#8221; e di  &#8221;fondare la legge positiva sui principi etici della legge naturale&#8221;. &#8220;Individui, comunità e stati senza la guida di verità morali oggettive, diverrebbero egoisti e senza scrupoli, ed il mondo sarebbe un luogo pericoloso per viverci&#8221;, ha avvertito.</p>
<p>Poi l&#8217;ampio discorso sul ruolo dei diplomatici e dei politici, arricchito da riferimenti agli antichi filosofi greci, da Platone a Aristotele, ma anche ai grandi filosofi islamici e cristiani. Nella vita di pubblico servizio, ognuno &#8220;deve essere impegnato a servire il bene degli altri nella società, a livello locale, nazionale ed internazionale&#8221; ha detto il Papa. &#8220;Il bene comune &#8211; ha sottolineato &#8211; viene servito precisamente attraverso l&#8217;influenza di persone dotate di una chiara visione morale e di coraggio&#8221;.</p>
<p>&#8220;La rettitudine morale e il rispetto imparziale degli altri e del loro benessere &#8211; ha ripetuto ancora una volta &#8211; sono essenziali al bene di qualsiasi società, dato che essi stabiliscono un clima di fiducia nel quale ogni relazione umana, religiosa o economica, sociale e culturale, o civile e politica, acquista forza e sostanza&#8221;. Ciò aiuta a prendere &#8220;le giuste decisioni&#8221; e a &#8220;promuovere una genuina riconciliazione&#8221; nelle crisi internazionali. &#8220;Quando le parti riescono ad innalzarsi dal proprio modo di vedere gli eventi, acquisiscono una visione oggettiva e integrale&#8221; ha concluso il Papa.</p>
<p>Ad ascoltarlo, nel prato all&#8217;inglese del palazzo presidenziale, alcune decine di rappresentati diplomatici. Sul palco un&#8217;orchestra d&#8217;archi giovanile ha preceduto il discorso del Papa.</p>
<p>via<a href="http://www.avvenire.it/Chiesa/PAPA+CIPREO+2+GIORNO_201006050750502400000.htm">Il mondo ha bisogno della Croce | Chiesa | www.avvenire.it</a>.</p>
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		<title>&#8230;MA LA TURCHIA SAPEVA TUTTO (di Gian Micalessin)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 04:52:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal sito  &#8220;Informazione corretta&#8221; riportiamo l&#8217;articolo di Gian Micalessin pubblicato su &#8220;il Giornale&#8221; di giovedì 3 giugno 2010 (titolo redazionale):
&#8220;Ora è tutto chiaro. Ora anche l’ultimo tassello del trappolone costato la gogna internazionale ad Israele è evidente. Mentre in Israele l’intelligence indaga sull’identità di 50 misteriosi attivisti tutti senza documenti, ma tutti con in tasca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito  &#8220;<em>Informazione corretta</em>&#8221; riportiamo l&#8217;articolo di Gian Micalessin pubblicato su &#8220;il Giornale&#8221; di giovedì 3 giugno 2010 (titolo redazionale):</p>
<p>&#8220;Ora è tutto chiaro. Ora anche l’ultimo tassello del trappolone costato la gogna internazionale ad Israele è evidente. Mentre in Israele l’intelligence indaga sull’identità di 50 misteriosi attivisti tutti senza documenti, ma tutti con in tasca qualche migliaio di dollari in biglietti dello stesso taglio, a Istanbul i giornalisti hanno già la risposta. Quei cinquanta uomini senza nome catturati a bordo dell’ammiraglia della spedizione per Gaza sono probabilmente &#8211; come le nove vittime dell’incidente (quattro dei quali turchi) &#8211; militanti islamici reclutati dall’organizzazione “umanitaria” turca Ihh (Insani Yardim Vakfi”, &#8211; “Fondo di aiuto umanitario”) proprietaria della nave ammiraglia e di due mercantili utilizzati per la spedizione su Gaza.</p>
<div id="attachment_4419" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-4419" href="http://www.recensioni-storia.it/ma-la-turchia-sapeva-tutto-di-gian-micalessin/zb950_153926_0114"><img class="size-medium wp-image-4419" title="ZB950_153926_0114" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/Turchia-Palestina-300x175.jpg" alt="Manifestazioni congiunte turco-palestinesi. Dove è finita la sbandierata &quot;laicità&quot; della Turchia?" width="300" height="175" /></a><p class="wp-caption-text">Manifestazioni congiunte turco-palestinesi. Dove è finita la sbandierata &quot;laicità&quot; della Turchia?</p></div>
<p>Un’organizzazione sospettata, come già scritto dal Giornale, di pesanti collusioni con Hamas e con i gruppi dell’internazionale jihadista. Un’organizzazione umanitaria pronta sin dalle prime ore a trasformare la tragedia in opportunità, come spiega al Giornale Menachem Genz, l’inviato del quotidiano israeliano &#8220;Yediot Ahronot&#8221;, arrivato a Istanbul lunedì mattina. «Il clima nella sede dell’Ihh era surreale, nessuno sembrava sconvolto, nessuno si preoccupava, come sarebbe umano, di sapere chi e quanti fossero i morti&#8230; l’unico obbiettivo era usare al meglio l’opportunità mediatica, concedere interviste, ripetere gli stessi slogan e amplificare al massimo la portata dei fatti. Sembrava quasi un film&#8230; nulla succedeva per caso&#8230;. tutta quella gente recitava una parte studiata a lungo e preparata accuratamente». L’incontro con Isat Yilmanz, un militante dell’organizzazione convinto che suo fratello Ilyas fosse morto sulla nave, contribuisce a rafforzare l’impressione del giornalista. «Io gli chiedevo perché ne fosse così certo e lui continuava a spiegarmi che suo fratello era partito con la precisa intenzione di morire martire per la Palestina». Il racconto di Genz è confermato anche da altri parenti delle vittime turche, tutti concordi nello spiegare ai giornali locali che i loro cari «cercavano il martirio».</p>
<p>«Prima di imbarcarsi mi ha ripetuto più volte di voler diventare un martire, lo desiderava tanto», racconta al quotidiano <em>Milliyet Sabir Ceylan</em>, amico del 39enne Ali Haydar Bengi, proprietario di un negozio di cellulari di Diyarbakir inserito nell’elenco dei quattro morti turchi. «Aiutava gli oppressi. Da anni desiderava andare in Palestina e pregava Allah di farlo diventare un martire», conferma la moglie di Bengi rimasta sola con quattro figli. Anche Ali Ekber Yaratilmis, 55 anni, padre di cinque figli e volontario dell’Ihh, «desiderava da sempre una morte da martire», spiega al quotidiano Sabah l’amico Mehmet Faruk Cevher. Una terza vittima turca, il 61enne Ibrahim Bilgen, originario del sud est del Paese e militante di un partito legato al fondamentalismo islamico viene descritto dal cognato Nuri come «un uomo e un filantropo esemplare&#8230; il martirio gli si addiceva proprio&#8230; Allah gli ha concesso la morte che desiderava».</p>
<p>Sulla base di queste dichiarazioni riprese dai quotidiani turchi anche il mistero dei cinquanta uomini senza nome nelle mani degli israeliani risulta più chiaro. La somma di qualche migliaio di dollari in biglietti dallo stesso taglio trovata nelle tasche di ciascuno di loro era la ricompensa riconosciuta dall’Ihh alla punta di lancia della spedizione. Una sorta di paga anticipata destinata a chi aveva il compito di mettere a repentaglio la propria vita per innescare una reazione israeliana e costringere i soldati di Tsahal ad aprire il fuoco. Quell’avanguardia “kamikaze” strutturata come la punta di lancia della spedizione aveva visori notturni per individuare i movimenti degli israeliani, giubbotti antiproiettile per sopravvivere alle prime fasi dello scontro, spranghe, biglie d’acciaio e coltelli per massacrare i soldati scesi sulle navi e indurre i loro colleghi ad aprire il fuoco per salvarli. Un film scritto in anticipo e trasformato in realtà all’alba di lunedì.&#8221;</p>
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		<title>TELEFONATE E SOLDI AI TERRORISTI. I FALSI BENEFATTORI TURCHI (di Andrea Morigi)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/telefonate-e-soldi-ai-terroristi-i-falsi-benefattori-turchi-di-andrea-morigi</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 06:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.recensioni-storia.it/?p=4390</guid>
		<description><![CDATA[Da &#8220;Libero&#8221; del 1° giugno 2010 leggiamo e riportiamo l&#8217;articolo di Andrea Morigi  (pagg.1-18):
&#8220;Dieci vittime fra gli attivisti filo-palestinesi che volevano forzare il blocco navale su Gaza. Sapeva bene con chi aveva a che fare la marina israeliana che ha attaccato ieri mattina dopo essere stata bersagliata da colpi d’arma da fuoco partiti dalle navi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4392" class="wp-caption alignleft" style="width: 123px"><a rel="attachment wp-att-4392" href="http://www.recensioni-storia.it/telefonate-e-soldi-ai-terroristi-i-falsi-benefattori-turchi-di-andrea-morigi/andrea_morigi"><img class="size-full wp-image-4392" title="andrea_morigi" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/andrea_morigi.jpg" alt="andrea_morigi" width="113" height="138" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto: il giornalista Andrea Morigi</p></div>
<p>Da &#8220;Libero&#8221; del 1° giugno 2010 leggiamo e riportiamo l&#8217;articolo di Andrea Morigi  (pagg.1-18):</p>
<p>&#8220;Dieci vittime fra gli attivisti filo-palestinesi che volevano forzare il blocco navale su Gaza. Sapeva bene con chi aveva a che fare la marina israeliana che ha attaccato ieri mattina dopo essere stata bersagliata da colpi d’arma da fuoco partiti dalle navi di una flottiglia turca. Sotto la sigla innocua della “Fondazione per i diritti e le libertà umane e il soccorso umanitario”, che ha organizzato la Flottiglia Freedom, si nasconde la rete del terrorismo islamico internazionale. C’è anche un capitolo italiano nella vicenda, che parte dal legame fra il centro islamico milanese di viale Jenner e il gruppo turco colpito ieri. Si scopre fra le carte di un’inchiesta francese su Al Qaeda, condotta dal giudice francese Jean-Louis Bruguière nel 1996. Da Istanbul, come risulta dai tabulati telefonici dell’epoca, chiamavano spesso i “fratelli” di Milano. Il periodo corrisponde proprio agli anni del passaggio di consegne, alla “moschea” di viale Jenner, fra l’imam-terrorista ucciso in Bosnia Anwar Shaaban e il suo successore Abu Imad, che attualmente sconta una pena a tre anni e otto mesi per terrorismo. Non è impossibile stabilire quali fossero gli interessi comuni. Nata nel 1992, ma registrata ufficialmente soltanto nel 1995, con lo scopo di fornire aiuti umanitari alla vittime musulmane durante la guerra in Bosnia, l’Ihh ha ottenuto lo status di osservatore al Consiglio economico e sociale dell’Onu ed è presente in circa 120 zone di conflitto e di guerra tra cui la Cecenia, il Pakistan e i Territori palestinesi. Qualche sospetto nei loro confronti era sorto alle stesse autorità turche, nel 1997. Mancavano ancora cinque anni all’avvento al potere di Recep Tayyp Erdogan e del suo partito islamico e nell’ufficio dell’Ihh a Istanbul erano state scoperte armi da fuoco, esplosivo, manuali per la fabbricazione di bombe e di una “bandiera della jihad”. Per gli inquirenti, alcuni membri del gruppo stavano per partire verso l’Afghanistan, la Cecenia e la Bosnia. Se non li avessero arrestati sarebbero andati a combattere. «Ma eravamo un’organizzazione giovane», risponde il leader dell’Ihh Bülent Yildirim, spiegando che, all’epoca, «i nostri uffici erano aperti a tutti» e comunque, «a parte due colpi di telefono, non è mai stato provato nulla». Per cautela, durante il terremoto del 1999 in Turchia, le autorità della protezione civile avevano impedito all’Ihh di operare sui luoghi del disastro. Il governo di allora li riteneva un gruppo fondamentalista che non garantiva la necessaria trasparenza finanziaria. Ufficialmente l’Ihh si finanzia con la zakat, ovvero la tassa per il culto che i musulmani versano per opere di beneficenza. E fra queste ultime, la dottrina islamica non esclude la guerra santa. Anche se la loro copertura riesce a ingannare molti sprovveduti, i turchi di Ihh non hanno fondato un’organizzazione pacifista. Lo sa bene Israele, che nel 2008 l’ha bandita dal proprio territorio, con l’accusa di finanziare Hamas e il terrorismo islamico attraverso un’organizzazione-ombrello, l’Unione del Bene che, secondo un documento sequestrato dalle forze armate israeliane nel 2002, forniva indirettamente sostegno finanziario alle famiglie degli attentatori suicidi responsabili di almeno tre stragi ai danni della popolazione israeliana. Nel 2006 un rapporto dell’analista americano Evan Kohlmann aveva messo tutti questi sospetti nero su bianco, accusando anche Ihh di aver finanziato l’insorgenza dei sunniti in Iraq. E l’esercito israeliano un mese fa aveva arrestato il responsabile della ong Izzet Sahin in Cisgiordania per poi consegnarlo alla Turchia. Ma era già riuscito a trasferire decine di migliaia di dollari dall’Ihh a due “enti di beneficenza”, la Società caritativa islamica di Hebron e la Al-Tadhamun di Nablus. E proprio quest’ultima finanziava le famiglie dei kamikaze.&#8221;</p>
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