<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Georgia</title>
	<atom:link href="http://www.recensioni-storia.it/category/geopolitica/georgia/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.recensioni-storia.it</link>
	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Feb 2012 05:27:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3</generator>
		<item>
		<title>DOPO L’89: CHIESE E CULTURE NELL’EST EUROPEO</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo</link>
		<comments>http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 07:06:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Georgia]]></category>
		<category><![CDATA[Moldavia]]></category>
		<category><![CDATA[Romania]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.recensioni-storia.it/?p=5514</guid>
		<description><![CDATA[Ad oltre 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino, che cosa è successo dal punto di vista religioso nei Paesi dell’Est? Quanto è sopravvissuto del sacro nell’ex impero comunista, programmaticamente costruito sull’avversione a Dio e ai suoi fedeli? Che ne è stato delle chiese a suo tempo sequestrate, spogliate, trasformate in musei o in magazzini? Non è facile rispondere a queste domande. Se nel nostro Occidente ancora non si conosce molto della transizione dal socialismo al liberalismo avvenuta nei paesi posti al di là dell’ex “cortina di ferro”, ancor meno si sa delle locali situazioni religiose. Per i cattolici in particolare questo non è un bene, se è vero che già Papa Giovanni Paolo II invitava il popolo di Dio a respirare con due polmoni: quello della spiritualità latina e quello della spiritualità orientale. Per conoscere le nuove realtà geopolitiche dell’Est bisogna immergersi nelle storie e nelle culture dei popoli, che, per mezzo secolo (70 anni per la Russia) ingessate dal socialismo scientifico, ritornano ora vivacemente alla ribalta. E la cultura di questi popoli non può prescindere dal dato religioso, soprattutto nella sua versione cristiana, visto che intere nazioni slave sono nate proprio sulla scia dell’evangelizzazione, come ricorda lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5531" href="http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/chiese-culture-est-2"><img class="alignleft size-full wp-image-5531" title="CHIESE CULTURE EST" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/CHIESE-CULTURE-EST1.jpg" alt="CHIESE CULTURE EST" width="200" height="288" /></a>Ad oltre 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino, che cosa è successo dal punto di vista religioso nei Paesi dell’Est?</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto è sopravvissuto del sacro nell’ex impero comunista, programmaticamente costruito sull’avversione a Dio e ai suoi fedeli?</p>
<p style="text-align: justify;">Che ne è stato delle chiese a suo tempo sequestrate, spogliate, trasformate in musei o in magazzini?</p>
<p style="text-align: justify;">Non è facile rispondere a queste domande.</p>
<p style="text-align: justify;">Se nel nostro Occidente ancora non si conosce molto della transizione dal socialismo al liberalismo avvenuta nei paesi posti al di là dell’ex “cortina di ferro”, ancor meno si sa delle locali situazioni religiose. Per i cattolici in particolare questo non è un bene, se è vero che già Papa Giovanni Paolo II invitava il popolo di Dio a respirare con due polmoni: quello della spiritualità latina e quello della spiritualità orientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per conoscere le nuove realtà geopolitiche dell’Est bisogna immergersi nelle storie e nelle culture dei popoli, che, per mezzo secolo (70 anni per la Russia) ingessate dal socialismo scientifico, ritornano ora vivacemente alla ribalta. E la cultura di questi popoli non può prescindere dal dato religioso, soprattutto nella sua versione cristiana, visto che intere nazioni slave sono nate proprio sulla scia dell’evangelizzazione, come ricorda lo stesso Giovanni Paolo II nella Lettera enciclica <em>Slavorum Apostoli,</em> dedicata ai Santi Cirillo e Metodio, primi evangelizzatori dell’Europa slava e attualmente compatroni d’Europa insieme a San Benedetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo allora dai numeri (1).</p>
<p style="text-align: justify;">In Europa orientale esistono differenti Chiese e confessioni cristiane. <em>Maggioritaria è la comunità ortodossa</em>, con circa 165 milioni di persone che s’identificano nell’ortodossia; appartengono al vasto mondo russo ed ex sovietico, allo spazio rumeno, serbo, greco, bulgaro, ma anche a minoranze e a diaspore in Paesi prevalentemente cattolici o protestanti, come Estonia, Polonia, Slovacchia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La seconda presenza confessionale dal punto di vista quantitativo è quella cattolica latina</em>, forte di circa 65 milioni di fedeli, soprattutto polacchi e ungheresi, cechi, slovacchi, croati, sloveni, lituani. Ci sono poi i cattolici orientali – circa 6 milioni – la gran parte dei quali sono Ucraini della regione di Leopoli, con una significativa presenza in Romania.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>I protestanti</em> nell’Europa orientale si presentano quanto mai frammentati in svariate denominazioni e nell’insieme contano una decina di milioni di persone: si va dagli eredi cechi dell’hussitismo ai luterani, dai metodisti ai battisti, dagli avventisti ai mormoni, senza tralasciare l’ampia galassia del pentecostalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Più in generale quelli dell’Europa orientale sono territori in cui per secoli hanno vissuto insieme popolazioni di lingua, cultura, religioni diverse (in Russia ci sono significative minoranze musulmane, buddiste ed anche giudaiche): la coabitazione è maturata all’interno di strutture statali imperiali o comunque sovranazionali.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La fine del comunismo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5527" href="http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/arcipelago_gulag"><img class="alignleft size-medium wp-image-5527" title="arcipelago_gulag" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/arcipelago_gulag-185x300.jpg" alt="arcipelago_gulag" width="185" height="300" /></a>Nei primi tempi dopo la fine del comunismo c’è stata un’ondata di adesione al cristianesimo, nelle sue varie confessioni, in tutto l’Oriente europeo. La pratica religiosa è cresciuta ovunque; si sono avuti ritorni in massa alle Chiese con “conversioni” individuali. In Russia, scrive il Prof. Roberto Morozzo della Rocca, nessuno osava più dichiararsi ateo per non essere identificato con il comunismo. (<em>Chiese e culture nell’Est europeo. Prospettive di dialogo</em>, pag. 39).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma passato qualche tempo è iniziato un deflusso dalle Chiese, anche nei paesi a più alto tasso di pratica religiosa, come la Polonia: “A dieci anni dalla svolta del 1989 già si notava una generale crisi delle Chiese e delle comunità religiose dell’Est…” (ibidem, pag. 39).</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà in Russia le statistiche attestano che a fronte dell’80% di Russi che si dichiarano ortodossi, di questi appena la metà si professa credente in Dio. Ciò significa che si appartiene automaticamente a una fede perché si appartiene a una Nazione. In tali termini si esprimeva anche <em>Vsevolod Chaplin</em>, presidente del Dipartimento sinodale russo per i rapporti tra Chiesa e società: “Ritengo…che oggi è necessario edificare non tanto i luoghi di culto, già costruiti o riparati in buon numero, quanto l’anima delle persone.” (cfr.:<em>Elogio dell’essenziale e del dialogo</em>, di Giovanni Cubeddu e Fabio Petito, in: 30GIORNI, N°6/7-2009, pag. 67)</p>
<p style="text-align: justify;">Indubbiamente il lascito morale del passato comunista è pesantissimo: è estremamente difficile ri-cristianizzare generazioni cresciute nella completa ignoranza della religione e sprovviste di una grammatica spirituale interiore. Ciò è particolarmente evidente, per esempio, in Albania, dove il partito comunista perseguì con cipiglio una politica di assoluta ateizzazione (arrivando a proclamare ufficialmente nei princìpi fondanti della Costituzione che “<em>l’Albania è uno Stato ateo</em>”, primo caso al mondo). Ma anche in Romania fiorenti comunità monastiche e grandi scuole teologiche hanno conosciuto la persecuzione e la dispersione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il clero superstite, in generale, si è trovato culturalmente impreparato alla nuova sfida, con la sola eccezione di quello cattolico, più capace di quello ortodosso a gestire i processi della modernità. Alla pesante eredità dell’ateismo marxista si aggiunge, infatti, l’invasione delle peggiori abitudini dell’Occidente: la televisione satellitare con la forza oppressiva della pubblicità e della pornografia, il problema della droga, il proliferare delle mafie.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Ortodossia</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5516" href="http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/ortodossi-029"><img class="alignleft size-medium wp-image-5516" title="ortodossi-029" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/ortodossi-029-300x199.jpg" alt="ortodossi-029" width="300" height="199" /></a>Abbiamo visto che con i suoi 165 milioni di fedeli la Chiesa ortodossa è la maggiore forza spirituale dell’Est. Essa non ha, al pari del cattolicesimo, un’organizzazione ecclesiale unitaria e centralizzata, ma è costituita da un insieme di Chiese autonome (autocefale), ognuna delle quali ha giurisdizione sul proprio territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">La vera unità dell’ortodossia deriva quindi dallo spirito di comunione che anima tali Chiese (stessa fede dogmatica, medesimo rito liturgico, stessa disciplina ecclesiastica). A capo delle singole Chiese ortodosse vi è un sinodo dei vescovi, presieduto da un patriarca o, nel caso di Chiese ortodosse non patriarcali, da un vescovo maggiore. Le singole Chiese ortodosse in genere si sono sviluppate in stretta simbiosi con le popolazioni che di volta in volta venivano alla fede cristiana: così oltre al patriarcato ecumenico di Costantinopoli si sono affermati a partire dal Medioevo il patriarcato bulgaro di Ocrida, il patriarcato serbo di Pec, il patriarcato russo di Mosca (1589). Nel XIX secolo con la liberazione dal dominio ottomano anche le Chiese ortodosse della Grecia e della Romania si sono strutturate autonomamente reclamando la loro indipendenza dal patriarcato ecumenico di Costantinopoli. E’ da notare come l’impero ottomano, in funzione antidisgregatrice, abbia sempre agito per conservare il primato in capo al patriarcato ecumenico di Costantinopoli, salvo poi tiranneggiarlo per i propri disegni politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi in Europa orientale e sud-orientale vi sono in totale 12 Chiese ortodosse, di cui cinque hanno rango patriarcale: la Chiesa ortodossa russa, la Chiesa ortodossa bulgara, la Chiesa ortodossa serba, la Chiesa ortodossa romena e la Chiesa ortodossa di Georgia.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte il patriarcato di Mosca e quello ecumenico di Costantinopoli (ormai privo, però, di un popolo di fedeli, in quanto la locale comunità cristiana nel corso del XX secolo è stata decimata dai governi turchi, tanto di stampo religioso che laicista), le altre Chiese ortodosse hanno una giurisdizione canonica che sostanzialmente coincide con lo Stato nazionale di appartenenza.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Russia: prove di cesaro-papismo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5523" href="http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/codev_zar_patr"><img class="alignleft size-full wp-image-5523" title="codev_zar_patr" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/codev_zar_patr.jpg" alt="codev_zar_patr" width="180" height="265" /></a>A differenza che in passato, oggi le correnti spirituali più vive della Russia si trovano negli ambienti urbani: “…è nelle città che la fede si fa libero mercato, come in Occidente.” (<em>Chiese e culture nell’Est europeo. Prospettive di dialogo</em>, pag. 35).</p>
<p style="text-align: justify;">Dinanzi al libero “mercato delle religioni”, inauguratosi nei primi anni ’90 con la fine del comunismo, la Chiesa ortodossa russa si è mantenuta sulla difensiva, anche rispetto alla Chiesa cattolica, che pure è considerata “sorella”. </p>
<p style="text-align: justify;">Il prof. Andrea Pacini, docente di teologia delle Chiese orientali e di teologia ecumenica presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, è dell’avviso che “…è certamente oggi inconcepibile sostenere – come in effetti fa la Chiesa russa – un concetto di territorio canonico inteso come feudo esclusivo della Chiesa ortodossa russa, in cui le altre Chiese sono sostanzialmente tollerate solo se mantengono un basso profilo istituzionale ed esercitano la loro missione pastorale nell’ambito di una popolazione definita con criteri etnico-religiosi.” (<em>Chiese e culture nell’Est europeo. Prospettive di dialogo</em>, pag. 99).</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un implicito invito affinché la Chiesa russa si apra alla collaborazione pastorale.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto la Chiesa ortodossa russa oggi è largamente favorita dallo Stato, soprattutto dopo l’entrata in vigore della legge federale del 1997 sulla libertà di coscienza e sulle associazioni religiose.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l’interessante studio condotto dal prof. Giovanni Codevilla, autore del volume “<em>Lo zar e il patriarca. I rapporti tra trono e altare in Russia dalle origini ai giorni nostri</em>” (Edizioni La Casa di Matriona, 2008, pagg.517), la legge del 1997 fa un passo indietro rispetto all’ampia libertà di coscienza riconosciuta dalla Costituzione russa del 12 dicembre 1993. La legge federale del 1997, infatti, non si limita – come è giusto che sia – a riconoscere il ruolo storico giocato dall’ortodossia in Russia (religione tradizionale), ma preclude in vario modo alle altre religioni considerate “non tradizionali” la possibilità di farsi conoscere e di espandersi (problema del cosiddetto proselitismo).</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare per la legge federale tutte le associazioni religiose che non potevano vantare una presenza legale in un dato territorio da almeno 15 anni, avevano sì il diritto di svolgere attività liturgica al loro interno, ma senza godere della possibilità di fondare istituti di educazione, di svolgere attività educativa nelle scuole, di produrre, esportare e importare materiale religioso, di svolgere attività di culto e di apostolato negli istituti di cura, detenzione ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di religione tradizionale, poi, viene strettamente ricollegato ad uno specifico territorio, così che, oltre all’ortodossia, sono di fatto considerate tradizionali, ma solo in relazione a determinati distretti geografici, anche l’islam, il giudaismo e il buddismo. Alcune repubbliche caucasiche, come per esempio la “strategica” Cecenia, hanno una forte connotazione musulmana (in tutta la Russia gli Islamici sono circa 20 milioni).</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo, però, viene completamente tagliata fuori la religione cattolica, erroneamente considerata, al pari del protestantesimo, quale gruppo religioso di nuova formazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prof. Codevilla nel suo volume ricorda che, considerando la situazione al momento della presa di potere da parte dei bolscevichi, la popolazione cattolica della Russia contava quasi un milione e 600 mila fedeli, distribuiti in cinque diocesi. In totale, dunque, la Chiesa cattolica contava allora 538 parrocchie, più di 860 chiese, 786 sacerdoti. (Giovanni Codevilla, <em>Lo zar e il patriarca. I rapporti tra trono e altare in Russia dalle  origini ai giorni nostri</em>”, Edizioni La Casa di Matriona, 2008, pag.444).</p>
<p style="text-align: justify;">Senza considerare poi la presenza dei greco-cattolici, numerosissimi nelle vaste aree circostanti e oggi appartenenti anche alle Repubbliche di Ucraina e Bielorussia. Dunque è quanto meno anomalo ritenere non  “tradizionale” la Chiesa cattolica in Russia.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un dato di fatto che il legislatore, manifestando rispetto per le sole religioni che per legge vengono considerate tradizionali, finisce con il legittimare l’assegnazione ad esse di una posizione di privilegio. </p>
<p style="text-align: justify;">Il problema, in realtà, è che il governo Medvedev-Putin, in piena sintonia con il patriarcato di Mosca, finisce col fare di “tutt’erba un fascio”. Nel tentativo di bloccare per legge l’aggressività di certe sette (principalmente quelle di origine protestante, come i Testimoni di Geova, ma anche talune di chiara impronta satanica) limita la libertà d’azione anche alla comunità cattolica o alle denominazioni protestanti tradizionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto si profila all’orizzonte – secondo l’autorevole opinione del prof. Codevilla – una nuova ipotesi di cesaro-papismo, particolarmente invisa alla stessa base dei credenti ortodossi. Ed infatti molti appartenenti all’apparato statale-burocratico, che fino a ieri davano sfoggio di ateismo sotto le bandiere comuniste, oggi sono accaniti sostenitori del principio della “sinfonia” dei poteri fra lo Stato e l’Ortodossia, fra lo Zar e il Patriarca.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso l’attuale patriarca Kirill durante il periodo sovietico, al contrario di milioni di suoi correligionari, godeva di ampia libertà di movimento e d’azione. </p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva oggi in Russia l’ortodossia sembra profilarsi come “Chiesa di Stato”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il problema degli Uniati</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I primi ortodossi a unirsi con Roma (da qui il termine dispregiativo di “uniati”) furono quelli presenti nelle diocesi dell’Ucraina orientale, con a capo la metropoli di Kiev, al sinodo di Brest del 1596; poi vennero i ruteni trans-carpatici con l’unione di Uzhorod del 1652; infine fu la volta dei romeni di Transilvania ai due sinodi di Alba Iulia del 1698 e del 1700. Furono tutte unioni parziali, che però assunsero, come base dogmatica e disciplinare, il decreto che al <strong>Concilio di Firenze (1438-39)</strong> aveva sanzionato l’unione totale con tutta la Chiesa ortodossa. Anche se quell’unione con l’intera ortodossia durò poco, costituì comunque un precedente di straordinaria importanza. Questo significa che i vescovi che entrarono, in tutte le occasioni successive al Concilio di Firenze, in comunione con Roma, non si ritennero mai dei traditori dell’ortodossia, ma si sentirono i successori di quei vescovi orientali che a Firenze avevano – con convinzione – sottoscritto l’unione, rimanendovi poi fedeli fino alla morte. </p>
<p style="text-align: justify;">Gli ortodossi &#8211; anche a proposito degli uniati &#8211; hanno spesso accusato la Chiesa cattolica di indebito proselitismo. Ma il prof. Cesare Alzati, professore ordinario di storia del cristianesimo e delle Chiese presso l’Università cattolica di Milano, specialista di storia romena, dichiara: “La Chiesa romena unita (o greco-cattolica) non è, quindi, una proiezione dell’Occidente nel corpo dell’ortodossia; essa scaturisce anzitutto dalla scelta maturata nei vertici ecclesiastici, ma altresì in seno alla piccola nobiltà romena di Transilvania, di aderire alla comunione con Roma, per una serie di ragioni: religiose (la salvaguardia della propria tradizione), ma anche sociali (il riscatto civile, in particolare del clero).” (<em>Chiese e culture nell’Est europeo</em>, cit., pagg. 191-192).</p>
<p style="text-align: justify;">Quali sono oggi i rapporti fra ortodossi e uniati?</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5539" href="http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/falce-e-martello-2"><img class="alignleft size-medium wp-image-5539" title="Falce e martello" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/Falce-e-martello1-300x292.jpg" alt="Falce e martello" width="300" height="292" /></a>Dopo la violenta cancellazione della Chiesa uniate e la sua incorporazione all’interno dell’ortodossia sancita dai regimi comunisti di Russia e Romania, la Chiesa uniate è risorta dalle ceneri della persecuzione. Restano aperte, specie in Ucraina, alcune questioni relative alla restituzione dei beni ecclesiastici a suo tempo confiscati dai comunisti e trasformati in magazzini o ceduti alla Chiesa ortodossa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le divisioni all’interno dell’Ortodossia</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5532" href="http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/bandiera_del_patriarcato_di_costantinopoli_dal_1261_al_1453-2"><img class="alignleft size-medium wp-image-5532" title="Bandiera_del_Patriarcato_di_Costantinopoli_dal_1261_al_1453" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/Bandiera_del_Patriarcato_di_Costantinopoli_dal_1261_al_14531-299x300.jpg" alt="Bandiera_del_Patriarcato_di_Costantinopoli_dal_1261_al_1453" width="299" height="300" /></a>Proprio fra i due patriarcati più illustri, quello di Costantinopoli e quello di Mosca, nel recente passato non sono mancati contrasti.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un lato il patriarcato ecumenico difende il proprio diritto esclusivo, contestato da Mosca, di concedere lo statuto di indipendenza a una nuova Chiesa ortodossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il patriarcato di Mosca, dall’altra parte, svolge una funzione unificante nello spazio ex sovietico, in potenziale concorrenza con la pretesa universalistica del patriarca residente ad Istanbul. Kirill, patriarca di tutte le Russie, considera come suo territorio canonico non già la Russia propriamente detta, bensì tutte le terre un tempo incorporate nell’Unione Sovietica, entrando così in contrasto con Costantinopoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, nel luglio 2009 una visita in Turchia di sua santità Kirill al patriarca ecumenico Bartolomeo I sembra aver segnato il passaggio da un periodo di contrapposizione a un nuovo periodo di cooperazione, fondato sul reciproco rispetto e comprensione. (cfr.: 30GIORNI, n° 6/7-2009, pag. 35).</p>
<p style="text-align: justify;">Tali tensioni non sono state le uniche a dividere il campo dell’ortodossia. In Ucraina, per esempio, vi sono tre Chiese ortodosse in contrasto fra loro; in Moldavia si fronteggiano due Chiese (una filo-russa e l’altra filo-rumena). </p>
<p style="text-align: justify;">Sembra che il rifiuto di riconoscere il primato romano dei successori di Pietro (come già nel campo protestante), nel tempo sia stato foriero di nuove e talora più aspre divisioni.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli zingari</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il sito dell’Unione Europea i Rom presenti in tutta Europa sono fra i 12 e i 15 milioni, di cui 7-9 milioni vivono nel territorio dell’U.E.</p>
<p style="text-align: justify;">Rappresentano quindi la più grande minoranza paneuropea. E’ dunque con questa grande minoranza che i governi europei si trovano a dover fare i conti, cosa tutt’altro che facile come dimostrano le recenti vicende francesi.</p>
<p style="text-align: justify;">I Rom (parola che significa “uomini liberi”, come essi stessi si definiscono) vantano una forte presenza in Europa orientale, da cui provengono, e specialmente in Romania. Sono musulmani, ma anche cristiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella società cristiana medievale vi era un’alta considerazione per i poveri in genere, “…che erano visti come l’immagine di Cristo stesso. Sovente erano considerati gli intercessori privilegiati presso Dio, si riteneva che le loro preghiere attirassero benedizioni particolari sui benefattori” (cfr.: Alessandro Luciani, in: <em>Chiese e culture nell’Est europeo</em>, cit.., pag.285).</p>
<p style="text-align: justify;">Tant’è che numerosi poveri pare che si facessero passare per zingari pur di trovare una buona accoglienza. Con la fine del Medioevo e l’inizio della Modernità l’atteggiamento cambia e diventa di aperta ostilità nei loro confronti. Soprattutto la simulazione delle infermità per ricevere l’elemosina viene avvertita come blasfema.</p>
<p style="text-align: justify;">Così fra i Rom iniziano a fiorire una serie di leggende e di tradizioni forse create a bella posta per accattivarsi ancora la benevolenza della gente: molti si inventavano pellegrini verso Roma; altri si dichiaravano Egiziani in fuga dai Saraceni; alcuni zingari arrivarono perfino a raccontare di aver forgiato i chiodi per la crocifissione di Gesù e di essere stati condannati ad andare raminghi nel mondo per espiare tale peccato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’idea imperiale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non estraneo al presente studio è un accenno ad un aspetto solo apparentemente “folcloristico” e assolutamente degno di nota.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prof. Adriano Roccucci a più riprese sottolinea l’importanza della categoria politica <em>sovranazionale </em>- o <em>imperiale</em> &#8211; quale corretta chiave di lettura per comprendere il passato, ma anche il presente, del mondo europeo orientale. L’impero bizantino, l’impero asburgico, l’impero polacco-lituano, l’impero russo nel passato hanno risposto a precise esigenze di popoli variegati e dai confini instabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se l’esperienza del nazionalismo di matrice ottocentesca ha reso prevalente il concetto di Stato nazionale legato ad un’univoca tradizione etnica e religiosa (Serbi-Ortodossi, Russi-Ortodossi, Polacchi-Cattolici, ecc.), l’idea dell’impero tuttavia ha ancora un senso nell’Europa orientale e specie in Russia. Anzi, la Russia non ha quasi mai conosciuto la fase dello Stato nazionale, ma al suo interno ha coinvolto più popoli e più nazionalità, in un vero impero continentale multietnico. Anche l’estensione verso l’estremo oriente siberiano e il sud caucasico sono state vissute non al pari delle esperienze coloniali di stampo occidentale ma nel segno dell’inglobamento in una sorta di commonwealth russo, con un’estensione della cittadinanza russa.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste riflessioni del prof. Roccucci sono utili per un eventuale ripensamento dell’idea imperiale, svilita da secoli di speculazioni ideologiche tanto di stampo liberale che socialista: “…<em>Gli imperi sono fenomeni di progresso, i separatismi sono fenomeni reazionari. Da una coscienza imperiale lo spirito umano viene ingrandito, da una coscienza separatista è rimpicciolito</em>.” (<em>Chiese e culture nell’Est europeo, </em>A.V. Kartasev, citato dal Prof. Roccucci a pagina 416).</p>
<p style="text-align: justify;">Da un certo punto di vista oggi è il patriarcato di Mosca a raccogliere l’eredità dell’idea imperiale russa: “La connessione tra ortodossia russa e dimensione imperiale ha continuato a essere un elemento significativo anche in età contemporanea, fino ai nostri giorni.” (Ibidem, pag. 419).</p>
<p style="text-align: justify;">A livello politico i limiti e le carenze di organismi sovranazionali come l’U.E. o le Nazioni Unite spingerebbero a riconsiderare l’idea medievale e cristiana di impero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi non è più possibile pensare l’Europa senza la sua parte orientale, così come non si può immaginare un suo futuro senza un rapporto di stretta cooperazione con la Russia (se mai con una Russia più democratica rispetto a quella dell’autocratico Putin!).</p>
<p style="text-align: justify;">D’altro canto, anche i destini del cristianesimo in Europa sembrano essere sempre più dipendenti dall’avvicinamento tra Chiesa cattolica e Chiese ortodosse, nel cui quadro le relazioni tra Roma e Mosca sono determinanti. Dinanzi al mondo contemporaneo – scrive Adriano Roccucci – i rapporti fra Mosca e Roma sono un appuntamento decisivo per il futuro del cristianesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">A fronte della pressione musulmana, che spinge tanto sull’Europa occidentale (con l’immigrazione) che su quella orientale (attraverso il Caucaso e le Repubbliche centro-asiatiche), le risposte del secolarismo e del relativismo materialista appaiono intrinsecamente deboli e destinate a soccombere.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ dunque quanto mai urgente che il cristianesimo, pur nella ricchezza delle sue diverse tradizioni, ritorni a parlare con una sola voce per dare senso e contenuto all’Europa unita: per rinverdire le perenni e gloriose radici cristiane, secondo la straordinaria lezione del Servo di Dio Giovanni Paolo II, portata avanti oggi in perfetta continuità da Benedetto XVI.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per fare ciò è necessario che l’idea imperiale russa, tanto nella sua versione socio-politica che religiosa, superi l’anacronistico isolamento di cui ancora oggi sembra prigioniera. </p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5540" href="http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/fatima"><img class="alignleft size-medium wp-image-5540" title="fatima" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/fatima-200x300.jpg" alt="fatima" width="200" height="300" /></a>Forse non è un caso che anche nel messaggio di Fatima la conversione della Russia resta un passaggio chiave affinché il mondo abbia la pace.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Roberto Cavallo</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">NOTA</p>
<p style="text-align: justify;">1 I dati in questione, come la maggior parte degli altri riportati nel presente saggio, sono ripresi dal volume “<em>Chiese e culture nell’Est europeo. Prospettive di dialogo</em>” (Edizioni Paoline, Milano, 2007, pagg. 419).  Curato da Adriano Roccucci, professore ordinario di storia contemporanea presso l’Università Roma Tre, il volume è arricchito dagli interventi di illustri studiosi e docenti universitari.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale lavoro è il risultato di un itinerario di formazione e riflessione culturale promosso dalla <em>Commissione interregionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso Piemonte – Valle d’Aosta</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto forma di saggi, sono presenti i contributi di studiosi, di testimoni e di osservatori che, con sensibilità culturale e profili intellettuali talora molto diversi (e dunque talora opinabili), hanno sviluppato percorsi di conoscenza degli universi culturali e religiosi dell’Est europeo.   </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref"></a> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SANTI CENTOMILA MARTIRI DI TBILISI (fonte: www.santibeati.it)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/santi-centomila-martiri-di-tbilisi-fonte-www-santibeati-it</link>
		<comments>http://www.recensioni-storia.it/santi-centomila-martiri-di-tbilisi-fonte-www-santibeati-it#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 07:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Georgia]]></category>
		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>
		<category><![CDATA[SUSSIDIARIO DI STORIA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.recensioni-storia.it/?p=4892</guid>
		<description><![CDATA[Nel 1225, Gialal Ed-Din, scià di Chorezm, devastata Tbilisi, la capitale della Georgia, massacrò centomila cristiani. Il tragico evento è descritto in una cronaca georgiana del sec. XIV, nota con il nome di Zhamthaagmzereli (Il descrittore dei tempi), edita nell&#8217;antologia “La vita della Georgia”. Il katholikòs e noto storico della Chiesa georgiana Antonio I, basandosi su tale cronaca, compose nel 1768 l&#8217;opera agiografica “Lode e narrazione”, dedicata alle centomila vittime del massacro, e la incluse nella raccolta Martirika, che conteneva altri diciannove racconti di santi martiri georgiani. Per non stupire il lettore con un numero così elevato di vittime, Antonio I concluse la Cronaca dicendo che, assieme ai cittadini di Tbilisi, erano periti anche gli abitanti dei villaggi, rifugiatisi nelle fortezze della capitale a causa dell&#8217;invasione. Difatti, per ordine di Gialal Ed-Din, chiunque non avesse rinunciato al cristianesimo, profanando oggetti sacri quali icone e croci, sarebbe stato condannato a morte per decapitazione. La cronaca attesta: “Molti fecero vedere la splendida vittoria e non rinunciarono alla religione, né profanarono le sante icone”. Tuttavia, Antonio I ritiene che molti nel testo della Cronaca non significhi tutti e aggiunge che alcuni dei prigionieri “rimasero privi della corona”. Il giorno della commemorazione dei Centomila [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4895" href="http://www.recensioni-storia.it/santi-centomila-martiri-di-tbilisi-fonte-www-santibeati-it/s-centomila-martiri-di-tbilisi945173"><img class="alignleft size-medium wp-image-4895" title="S. Centomila Martiri di Tbilisi" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/08/S.-Centomila-Martiri-di-Tbilisi945173-216x300.jpg" alt="S. Centomila Martiri di Tbilisi" width="216" height="300" /></a>Nel 1225, <em>Gialal Ed-Din</em>, scià di Chorezm, devastata Tbilisi, la capitale della Georgia, massacrò centomila cristiani. Il tragico evento è descritto in una cronaca georgiana del sec. XIV, nota con il nome di <em>Zhamthaagmzereli</em> (Il descrittore dei tempi), edita nell&#8217;antologia “La vita della Georgia”.</p>
<p>Il <em>katholikòs</em> e noto storico della Chiesa georgiana Antonio I, basandosi su tale cronaca, compose nel 1768 l&#8217;opera agiografica “Lode e narrazione”, dedicata alle centomila vittime del massacro, e la incluse nella raccolta <em>Martirika</em>, che conteneva altri diciannove racconti di santi martiri georgiani. Per non stupire il lettore con un numero così elevato di vittime, Antonio I concluse la Cronaca dicendo che, assieme ai cittadini di Tbilisi, erano periti anche gli abitanti dei villaggi, rifugiatisi nelle fortezze della capitale a causa dell&#8217;invasione. Difatti, per ordine di <em>Gialal Ed-Din</em>, chiunque non avesse rinunciato al cristianesimo, profanando oggetti sacri quali icone e croci, sarebbe stato condannato a morte per decapitazione. La cronaca attesta: “Molti fecero vedere la splendida vittoria e non rinunciarono alla religione, né profanarono le sante icone”. Tuttavia, Antonio I ritiene che molti nel testo della Cronaca non significhi tutti e aggiunge che alcuni dei prigionieri “rimasero privi della corona”.</p>
<p>Il giorno della commemorazione dei Centomila Martiri della Chiesa georgiana è il 31 agosto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.recensioni-storia.it/santi-centomila-martiri-di-tbilisi-fonte-www-santibeati-it/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SULL&#8217;AMPIO CONFINE: STORIE DI CRISTIANI NEL CAUCASO (Corriere del Giorno, 19 giugno 2010, pag. 25)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/sullampio-confine-storie-di-cristiani-nel-caucaso-corriere-del-giorno-19-giugno-2010-pag-25</link>
		<comments>http://www.recensioni-storia.it/sullampio-confine-storie-di-cristiani-nel-caucaso-corriere-del-giorno-19-giugno-2010-pag-25#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 09:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Armenia]]></category>
		<category><![CDATA[Azerbaijan]]></category>
		<category><![CDATA[Città Nuova]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Georgia]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.recensioni-storia.it/?p=4730</guid>
		<description><![CDATA[Nel 2007 aveva pubblicato le sue impressioni di viaggio dopo essere andato alla ricerca dei cristiani perduti del Medio Oriente (“Cristiani nelle terre del Corano”). Adesso Michele Zanzucchi, giornalista e scrittore, direttore del quindicinale “Città Nuova” (espressione del movimento cattolico dei Focolari) ha dato alle stampe un altro volume, frutto, questa volta, dei suoi reportage nel Caucaso. “Sull’ampio confine. Storie di cristiani nel Caucaso” (2010, Città Nuova Editrice, Roma, pagg. 221) è un racconto che segue due percorsi narrativi, uno parallelo all’altro. Il primo riguarda i Paesi attraversati, descritti così come si presentano agli occhi di un comune giornalista-viaggiatore. L’altro percorso, specifico, va alla ricerca delle comunità cristiane, più o meno numerose, che in quei Paesi si incontrano e vivono. In taluni casi si tratta di minoranze quasi insignificanti; in altri di comunità maggioritarie, come in Georgia e in Armenia; terra, quest’ultima, in cui si sviluppò il più antico regno ufficialmente cristiano. Belle e complesse, le regioni del Caucaso si distendono su una catena montuosa per tratti difficilmente accessibile. Il Caucaso è una lunga e larga zona di frontiera che va dalla steppa russa al deserto iraniano: quasi 500 chilometri in linea d’aria. Un grande, immenso confine, popolato da civiltà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><br />
</strong>
</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><a rel="attachment wp-att-4735" href="http://www.recensioni-storia.it/sullampio-confine-storie-di-cristiani-nel-caucaso-corriere-del-giorno-19-giugno-2010-pag-25/caucaso"><img class="alignleft size-full wp-image-4735" title="CAUCASO" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/CAUCASO.jpg" alt="CAUCASO" width="80" height="123" /></a>Nel 2007 aveva pubblicato le sue impressioni di viaggio dopo essere andato alla ricerca dei cristiani perduti del Medio Oriente (“<em>Cristiani nelle terre del Corano</em>”).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Adesso Michele Zanzucchi, giornalista e scrittore, direttore del quindicinale “Città Nuova” (espressione del movimento cattolico dei Focolari) ha dato alle stampe un altro volume, frutto, questa volta, dei suoi reportage nel Caucaso. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">“<em>Sull’ampio confine. Storie di cristiani nel Caucaso</em>” (2010, Città Nuova Editrice, Roma, pagg. 221) è un racconto che segue due percorsi narrativi, uno parallelo all’altro. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Il primo riguarda i Paesi attraversati, descritti così come si presentano agli occhi di un comune giornalista-viaggiatore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">L’altro percorso, specifico, va alla ricerca delle comunità cristiane, più o meno numerose, che in quei Paesi si incontrano e vivono. In taluni casi si tratta di minoranze quasi insignificanti; in altri di comunità maggioritarie, come in Georgia e in Armenia; terra, quest’ultima, in cui si sviluppò il più antico regno ufficialmente cristiano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><a rel="attachment wp-att-4761" href="http://www.recensioni-storia.it/sullampio-confine-storie-di-cristiani-nel-caucaso-corriere-del-giorno-19-giugno-2010-pag-25/mappa-caucaso"><img class="alignleft size-full wp-image-4761" title="mappa-caucaso" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/mappa-caucaso.jpg" alt="mappa-caucaso" width="579" height="408" /></a>Belle e complesse, le regioni del Caucaso si distendono su una catena montuosa per tratti difficilmente accessibile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Il Caucaso è una lunga e larga zona di frontiera che va dalla steppa russa al deserto iraniano: quasi 500 chilometri in linea d’aria. Un grande, immenso confine, popolato da civiltà millenarie stabilite e potenti, ma anche da etnie di poche centinaia di unità. Ognuna particolarmente fiera della propria storia e della propria identità, che le impervie montagne contribuiscono a tutelare. Dopo l’implosione del sistema sovietico, che con pugno di ferro ne soffocava l’anelito alla libertà, nel Caucaso sono esplose forze compresse per decenni. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Qui si estendono regioni dalle denominazioni talora poco conosciute dall’uomo della strada: alcune sono repubbliche autonome che fanno parte della Federazione russa; altre sono Stati indipendenti; altre ancora sono territori di confine o enclave tuttora contesi sul piano del diritto internazionale e la cui appartenenza costituisce oggetto di scontro, oltre che diplomatico, anche militare. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Appartengono alla Federazione Russa le repubbliche autonome della Cabardino-Balcaria, dell’Ossezia del Nord, dell’Inguscezia e della Cecenia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Georgia, Armenia e Azerbaijan sono invece Stati indipendenti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">La repubblica di Georgia nell’estate del 2008 si è vista strappare con la forza da Putin le province dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia, ormai controllate dai Russi; mentre la repubblica di Armenia e quella dell’Azerbaijan dal 1993 (fine della guerra) discutono del futuro del Nagorno-Karabakh (enclave cristiana in terra azero-musulmana).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Insomma la vita, nel Caucaso, è un impasto di etnie, culture e fedi che faticano a coesistere e che ogni giorno devono riallacciare i legami reciproci, in continue altalene di pace e di ostilità. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Su tale ampio confine, che geograficamente separa l’Europa dall’Asia, l’ovest dall’est, il meridione dal settentrione, quali sono le sfide che le comunità cristiane devono affrontare?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">La prima è tutta interna al mondo cristiano e riguarda non solo il dialogo fra cattolici e ortodossi ma anche fra gli stessi ortodossi, talora separati su base nazionale (chiese “autocefale”). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">La seconda sfida afferisce alla convivenza con un Islam più aggressivo rispetto al passato: in alcune regioni, come la Cecenia e l’Inguscezia, si è impiantata &#8211; proveniente dal Medio Oriente &#8211; la corrente islamica wahabita, una delle più rigorose e intransigenti, sicuramente poco incline al dialogo e all’origine del terrorismo ceceno. Le due guerre in Cecenia combattute dai Russi hanno mietuto &#8211; come noto &#8211; migliaia di vittime.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Anche altrove la sfida ha carattere tanto etnico quanto religioso. Negli anni ’90, all’indomani della dissoluzione dell’Unione Sovietica, il conflitto fra cristiani e musulmani si concretizzò nella guerra fra armeni (cristiani) e azeri musulmani sostenuti dalla Turchia per il controllo del Nagorno-Karabak, oggi repubblica autonoma a maggioranza armena.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Un altro piccolo Stato come la Georgia – a maggioranza ortodossa e che guarda alla NATO e all’Unione Europea – si trova a fare i conti con l’orso russo, che sotto la guida di Putin tende a riappropriarsi del potere perso nella regione nei primi anni ’90 con il crollo del comunismo: qui lo scontro è di natura chiaramente politica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Ma la sfida più grande è forse quella di carattere antropologico, derivante dagli strascichi del passato socialista. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Zanzucchi in proposito raccoglie la confessione di padre Laurent, il parroco di Nalcik, capitale della Cabardino-Balcaria, che afferma: “L’eredità peggiore del comunismo non sta nell’ateismo, che pure ha fatto tanti danni, ma nella mancanza di coscienza su quello che è la verità: qui non ci si può fidare di nessuno…” (pag. 42).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">E il georgiano padre Zurab gli fa eco: “Il comunismo ha lasciato una grande ferita nella gente: la menzogna è ovunque, e così facendo non c’è più fiducia in nessuno. La fede no, quella non è stata distrutta: la chiesa era stata ridotta a silos, ma la gente continuava a celebrare le preghiere cattoliche davanti alle icone che erano state salvate da una famiglia del luogo. C’è questo diffuso sospetto: rubare non è peccato e così tradire e così abortire! Ora bisogna risalire la china” (pag. 127).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Incapacità di assumersi responsabilità, fatalismo, alcolismo, immoralità e corruzione sono i segni tangibili dell’eredità comunista, che ha prodotto lo sfaldamento dei valori umani. Se alla dissacrazione di stampo socialista si aggiungono le antiche incrostazioni nazionaliste, ci si rende conto come non sia facile ripartire…</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Compito dei cristiani &#8211; e del piccolo gregge cattolico in particolare &#8211; è ridare concreta speranza (lo fanno soprattutto con la Caritas) a un tessuto umano spiritualmente impoverito, dilaniato com’è fra un materialismo pratico che finisce spesso nell’alcool e nella droga e la tentazione del crescente fondamentalismo islamico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14.0pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> </span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.recensioni-storia.it/sullampio-confine-storie-di-cristiani-nel-caucaso-corriere-del-giorno-19-giugno-2010-pag-25/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LE INTERFERENZE DELLA RUSSIA SULLA GEORGIA (rubrica radiofonica &#8220;L&#8217;Internazionale&#8221;, 07 maggio 2009)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/le-interferenze-della-russia-sulla-georgia-rubrica-radiofonica-linternazionale-07-maggio-2009</link>
		<comments>http://www.recensioni-storia.it/le-interferenze-della-russia-sulla-georgia-rubrica-radiofonica-linternazionale-07-maggio-2009#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 20:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio Rubrica Radiofonica]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Georgia]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICA RADIOFONICA "L'INTERNAZIONALE"]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.recensioni-storia.it/?p=2337</guid>
		<description><![CDATA[Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia: le-pressioni-della-russia-sulla-georgia2]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2353" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2353"><img class="alignleft size-medium wp-image-2353" title="t72b_minsk_parade_may_2005_1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/t72b_minsk_parade_may_2005_1-200x300.jpg" alt="t72b_minsk_parade_may_2005_1" width="200" height="300" /></a>Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia:</p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/le-pressioni-della-russia-sulla-georgia2.mp3">le-pressioni-della-russia-sulla-georgia2</a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-2338" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2338"><br />
</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.recensioni-storia.it/le-interferenze-della-russia-sulla-georgia-rubrica-radiofonica-linternazionale-07-maggio-2009/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/le-pressioni-della-russia-sulla-georgia2.mp3" length="6594142" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>LA GEORGIA E LE SUE FERITE (L&#8217;Ora del Salento, 20 dicembre 2008, pag. 11)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/la-georgia-e-le-sue-ferite-lora-del-salento-20-dicembre-2008-pag-11</link>
		<comments>http://www.recensioni-storia.it/la-georgia-e-le-sue-ferite-lora-del-salento-20-dicembre-2008-pag-11#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 05:38:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Georgia]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.recensioni-storia.it/?p=1008</guid>
		<description><![CDATA[I frutti avvelenati della guerra di agosto fra Federazione russa e Georgia si fanno sentire con particolare gravità in questi giorni di freddo e di maltempo. Gli scontri della scorsa estate costrinsero molti georgiani residenti nelle province separatiste dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia a trovare rifugio nella Georgia. Interi villaggi furono bruciati dalle milizie filo-russe, e a migliaia di persone non restò altra scelta che la fuga precipitosa. Da allora, mentre Mosca – accompagnata dal solo Nicaragua sandinista &#8211; ha riconosciuto la sovranità delle due province, gli sfollati vivono in uno stato di precarietà e di povertà. In realtà la Russia ha di fatto imposto il proprio controllo su questi territori, sottraendoli alla Georgia cui invece appartengono in base al vigente diritto internazionale. Nell’Abkhazia, in particolare, il 45% degli abitanti è georgiano a fronte di una minoranza russa pari al 37% della popolazione; dopo i combattimenti estivi e l’ingresso delle soverchianti forze militari russe i rapporti di forza si sono rovesciati, e ai residenti rimasti sono stati promessi passaporti russi, in una prospettiva di completa “russificazione”. Molti di coloro che sono fuggiti dall’Ossezia, finita sotto il controllo di Mosca, non possono più rientrare verso le zone occupate. Nel complesso, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-family: Arial;"><span style="font-family: Calibri;"><img class="alignleft size-full wp-image-1012" title="Georgia South Osetia" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/12/350f2b91-7ee9-48f0-b7c4-50bf5a15fdef.jpg" alt="Georgia South Osetia" width="338" height="261" />I frutti avvelenati della guerra di agosto fra Federazione russa e Georgia si fanno sentire con particolare gravità in questi giorni di freddo e di maltempo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-family: Arial;"><span style="font-family: Calibri;">Gli scontri della scorsa estate costrinsero molti georgiani residenti nelle province separatiste dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia a trovare rifugio nella Georgia. Interi villaggi furono bruciati dalle milizie filo-russe, e a migliaia di persone non restò altra scelta che la fuga precipitosa. Da allora, mentre Mosca – accompagnata dal solo Nicaragua sandinista &#8211; </span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-family: Arial;"><span style="font-family: Calibri;">ha riconosciuto la sovranità delle due province, gli sfollati vivono in uno stato di precarietà e di povertà. In realtà la Russia ha di fatto imposto il proprio controllo su questi territori, sottraendoli alla Georgia cui invece appartengono in base al vigente diritto internazionale. <span id="more-1008"></span><img class="alignleft size-full wp-image-1013" title="20051202_1559_jwp_map_georgia_en" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/12/20051202_1559_jwp_map_georgia_en.gif" alt="20051202_1559_jwp_map_georgia_en" width="405" height="263" />Nell’Abkhazia, in particolare, il 45% degli abitanti è georgiano a fronte di una minoranza russa pari al 37% della popolazione; dopo i combattimenti estivi e l’ingresso delle soverchianti forze militari russe i rapporti di forza si sono rovesciati, e ai residenti rimasti sono stati promessi passaporti russi, in una prospettiva di completa “russificazione”. Molti di coloro che sono fuggiti dall’Ossezia, finita sotto il controllo di Mosca, non possono più rientrare verso le zone occupate. Nel complesso, si stima che duecentomila persone abbiano abbandonato le loro case. Raccolti e bestiame sono andati perduti, in un Paese in cui l’agricoltura costituisce una parte importane dell’economia nazionale.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-family: Arial;"><span style="font-family: Calibri;">Di tutto ciò riferisce “Avvenire” di domenica 7 dicembre, che a pagina 3 titola: “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Georgia ferita. Odissea per migliaia di profughi a quattro mesi dal conflitto</em>”. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-family: Arial;"><span style="font-family: Calibri;">Nonostante i cattolici costituiscano una piccola minoranza (50 mila persone distribuite fra 25 parrocchie), la Caritas georgiana è in prima linea nel soccorso umanitario agli sfollati. “Abbiamo spiegato – racconta <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">padre</strong> <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Witold Szulczynski</strong>, salesiano, direttore di Caritas Georgia – che i nostri aiuti erano offerti dal Papa: la gente ci ringraziava con le lacrime agli occhi, dicevano che non avrebbero mai dimenticato l’aiuto della Chiesa cattolica in un momento così difficile”. Anche la CEI si è fatta carico di finanziare l’approvvigionamento di legname per le famiglie più povere, per far fronte ad un inverno che può arrivare a – 10°.</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.recensioni-storia.it/la-georgia-e-le-sue-ferite-lora-del-salento-20-dicembre-2008-pag-11/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA CRISI GEORGIANA</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/la-crisi-georgiana</link>
		<comments>http://www.recensioni-storia.it/la-crisi-georgiana#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 19:26:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Georgia]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[U.E.]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.recensioni-storia.it/?p=580</guid>
		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEOPOLITICO (a cura di Roberto Cavallo) A livello internazionale è la crisi fra Russia e Georgia l’avvenimento che più di ogni altro ha segnato questo mese di agosto che ormai si chiude. Scoppiata l’8 agosto scorso, proprio nel giorno dell&#8217;apertura dei Giochi di Pechino, improvvisa per i non addetti ai lavori, la guerra ha radici storiche profonde, che vanno ricercate nella complessità di quello che gli analisti geopolitici spesso definiscono il “mosaico” caucasico. Dopo il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte occidentale, era nell’aria un irrigidimento di Mosca, con conseguenze importanti per quelle regioni autonome ad essa storicamente – e geograficamente – vicine. Ma, al pari di tutte le zone di confine, nell’Ossezia del Sud e nell’Abkhazia (ormai riconosciute indipendenti da Mosca) l’elemento indipendentista filo-russo convive con quello georgiano, che è altrettanto &#8211; se non più &#8211; radicato nel territorio. Come ricordato in questi ultimi giorni dal Santo Padre, sarebbero stati auspicabili moderazione e sforzi di convivenza. Problemi sicuramente di non facile soluzione, ma che comunque non giustificano il modo d’agire intrapreso dalla Russia. Non solo, infatti, Mosca ha trasformato da un giorno all’altro i propri peace-keepers presenti nelle due regioni autonome in combattenti a tutti gli effetti (con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">OSSERVATORIO GEOPOLITICO</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">(a cura di Roberto Cavallo)</span></p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/georgia_map.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-581" title="georgia_map" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/georgia_map-300x260.jpg" alt="" width="300" height="260" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;"> A livello internazionale è la crisi fra Russia e Georgia l’avvenimento che più di ogni altro ha segnato questo mese di agosto che ormai si chiude. Scoppiata l’8 agosto scorso, proprio </span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">nel giorno dell&#8217;apertura dei Giochi di Pechino, </span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">improvvisa per i non addetti ai lavori, la guerra ha radici storiche profonde, che vanno ricercate nella complessità di quello che gli analisti geopolitici spesso definiscono il “mosaico” caucasico. Dopo il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte occidentale, era nell’aria un irrigidimento di Mosca, con conseguenze importanti per quelle regioni autonome ad essa storicamente – e geograficamente – vicine.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">Ma, al pari di tutte le zone di confine, nell’Ossezia del Sud e nell’Abkhazia (ormai riconosciute indipendenti da Mosca) l’elemento indipendentista filo-russo convive con quello georgiano, che è altrettanto &#8211; se non più &#8211; radicato nel territorio. </span><span id="more-580"></span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">Come ricordato in questi ultimi giorni dal Santo Padre, sarebbero stati auspicabili moderazione e sforzi di convivenza. Problemi sicuramente di non facile soluzione, ma che comunque non giustificano il modo d’agire intrapreso dalla Russia. Non solo, infatti, Mosca ha trasformato da un giorno all’altro i propri peace-keepers presenti nelle due regioni autonome in combattenti a tutti gli effetti (con l’impiego massiccio dei bombardamenti aerei), ma soprattutto ha invaso e mantenuto le proprie forze in Georgia oltre ogni limite pattuito dai mediatori europei. Ciò ha suscitato il disappunto e il “gelo” nelle relazioni Russia-NATO e, anche se in minor misura, in quelle Russia-U.E.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">Così il ritiro russo dalla Georgia è stato rinviato di molti giorni (ancora adesso le autorità georgiane negano che il ritiro sia stato completato), mentre autorevoli fonti segnalavano violenze sulla popolazione e saccheggi di private abitazioni ad opera di irregolari al seguito delle truppe russe. Di più: gli sconcertati georgiani hanno trovato, nelle zone appena evacuate dai russi, l’amara sorpresa dei campi minati. Quanto tempo e quante risorse ci vorranno per bonificare questi territori, nel cuore dell’indipendente Georgia? Al di là degli errori e delle eventuali responsabilità del Presidente georgiano <strong>Mikhail Saakashvili</strong>, è evidente che in Georgia si è consumata una tragedia contraria ai più elementari principi del diritto internazionale, principi che comunque tutelano la sovranità e l&#8217;indipendenza nazionale. </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.recensioni-storia.it/la-crisi-georgiana/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA TERZA ARMENIA, NATA DAL POST-COMUNISMO (Corriere del Giorno, 10 agosto 2007, pag.5)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/la-terza-armenia-viaggio-nel-caucaso-post-sovietico</link>
		<comments>http://www.recensioni-storia.it/la-terza-armenia-viaggio-nel-caucaso-post-sovietico#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Aug 2007 13:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Armenia]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Angelo Guerini & Associati]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Georgia]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.recensioni-storia.it/?p=272</guid>
		<description><![CDATA[Pietro Kuciukian , italiano ed armeno, figlio di un sopravvissuto al genocidio operato dai Turchi nel 1915, è medico chirurgo che vive e lavora in Italia. Ma il suo cuore è là, fra i monti e gli altopiani della sua Patria d&#8217;origine. E&#8217; questo che lo spinge a ritornare spesso sui luoghi dei padri, e a trasfondere i suoi sentimenti e le sue esperienze in libri di valore. Dopo aver scritto ampiamente sui tragici fatti che nel 1915 spinsero i Turchi a massacrare oltre un milione di Armeni inermi, specialmente con estenuanti marce nei deserti fra Anatolia e Siria, adesso Pietro Kuciukian si cimenta con il presente, e in un modo del tutto originale. Ne è nato un nuovo libro che è un taccuino di viaggio, ricco di testimonianze importanti su quella che oggi è la nuova Armenia e, in generale, il popolo e la terra del Caucaso ad oltre 15 anni di distanza dal crollo dell&#8217;Unione Sovietica. In questa regione ancora si intrecciano le vicende di mille popoli ed etnie diverse, per cui è arduo ritagliare confini e semplicistici spartiacque; da qui il problema &#8211; comune del resto a tante altre parti del mondo &#8211; del rispetto delle minoranze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><font face="Calibri"><br />
</font></em></strong></p>
<p align="left"><font face="Calibri" size="3"><img id="image271" height="96" alt="9788883358463g.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/08/9788883358463g.miniatura.jpg" /> Pietro Kuciukian , italiano ed armeno,  figlio di un sopravvissuto al genocidio operato dai Turchi nel 1915, è medico chirurgo che vive e lavora in Italia. Ma il suo cuore è là, fra i monti e gli altopiani della sua Patria d&#8217;origine. E&#8217; questo che lo spinge a ritornare spesso sui luoghi dei padri, e a trasfondere i suoi sentimenti e le sue esperienze in libri di valore. <span id="more-272"></span></font></p>
<p><font face="Calibri" size="3">Dopo aver scritto ampiamente sui tragici fatti che nel 1915 spinsero i Turchi a massacrare oltre un milione di Armeni  inermi, specialmente con  estenuanti marce nei deserti  fra Anatolia e Siria, adesso Pietro Kuciukian si cimenta con il presente, e in un modo del tutto originale. Ne è nato un nuovo libro che è un taccuino di viaggio, ricco di testimonianze importanti su quella che oggi è la nuova Armenia e, in generale, il popolo e la terra del Caucaso ad oltre 15 anni di distanza dal crollo dell&#8217;Unione Sovietica. </font></p>
<p><font face="Calibri" size="3">In questa regione ancora si intrecciano le vicende di mille popoli ed etnie diverse, per cui è arduo ritagliare confini e semplicistici spartiacque; da qui il problema &#8211; comune del resto a tante altre parti del mondo &#8211; del  rispetto delle minoranze etniche e delle  loro richieste di autonomia. </font></p>
<p><font face="Calibri" size="3">Il volume, edito da Guerini &#038; Associati (Milano, febbraio 2007, pagg.186, euro 18,00) si intitola &#8220;<em>La terza Armenia. Viaggio nel Caucaso post-sovietico</em>&#8221; . E di un viaggio effettivamente si tratta: un lungo affascinante viaggio che l&#8217;Autore compie insieme a sua moglie a bordo di una motocicletta, su e giù per le impervie strade del Caucaso, dove non solo l&#8217;asfalto, ma persino la terra battuta spesso cede il passo a sentieri appena tracciati </font></p>
<p><font face="Calibri" size="3">Con i pochi effetti personali indispensabili, i due viaggiatori si portano al seguito uno strumento particolare: il libro del  Cavaliere ugonotto Jean Chardin (1643-1713), che giovanissimo compì la traversata della Turchia e dell&#8217;Armenia per raggiungere,  dalla Francia, la lontana India.  Pietro Kuciukian segue il diario del Cavaliere Chardin, che descrisse con novizia di particolari i luoghi e i popoli dell&#8217;Armenia: delle tre Armenie, precisa l&#8217;Autore, perchè oltre all&#8217;attuale, che è la Repubblica indipendente nata dalle ceneri della disciolta Unione Sovietica, vi è la prima Armenia, quella storica dell&#8217;Anatolia, territorio posto all&#8217;estremità orientale della Turchia e teatro della strage del 1915; vi è infine la terza Armenia, che coincide essenzialmente con alcuni territori dell&#8217;attuale Repubblica di Georgia, in particolare con la regione del Giavakh. </font></p>
<p><font face="Calibri" size="3">Ecco allora che l&#8217;Armenia di oggi non è soltanto quella indicata sulla cartina geografica, ma ha confini ben più ampi che vanno dall&#8217;interno della Turchia fino alla Georgia. </font></p>
<p><font face="Calibri" size="3">Il viaggio di Pietro Kuciukian segue questo itinerario: si snoda fra l&#8217;attuale Repubblica  d&#8217;Armenia &#8211; partendo dalla capitale Yerevan e giungendo sino ai confini con l&#8217;Iran &#8211;  e il Giavakh georgiano. </font></p>
<p><font face="Calibri" size="3">Non tocca quindi  la &#8220;Prima Armenia&#8221;, quella storica, dell&#8217;Anatolia, la terra dei padri, anche perchè il confine con la Turchia è tuttora chiuso, invalicabile per l&#8217;ostinato rifiuto di Ankara di riconoscere il genocidio armeno. Come se la Germania di oggi rinnegasse l&#8217;Olocausto. </font></p>
<p><font face="Calibri" size="3">Al confine fra Turchia e Repubblica d&#8217;Armenia si trovano ancora i soldati russi, che numerosi stanziano in Armenia. Tutta la regione del Caucaso meridionale  è infatti attraversata dal recente confronto fra il rinato protagonismo geo-politico della Russia di Putin e gli Stati Uniti. </font></p>
<p><font face="Calibri" size="3">All&#8217;interno di tale scenario,  nel Caucaso meridionale,  sono tre gli Stati interessati  : l&#8217;Armenia, la Georgia, l&#8217; Azerbaigian.</font></p>
<p><font size="3" /><font face="Calibri"> L&#8217;Armenia cristiana è in ottimi rapporti con Russia e Iran, e da questi trae le indispensabili risorse energetiche; la confinante Georgia, pure essa cristiana, dopo la Rivoluzione delle rose che nel 2004 defenestrò Edward Shevarnadze, si è legata agli Stati Uniti e all&#8217;Azerbaigian. La Georgia preme affinchè le ultime truppe russe ancora stanziate sul suo territorio lascino al più presto il Paese </font><font size="3" /><font size="3" /><font face="Calibri" size="3">L&#8217; Azerbaigian, musulmano ma finora fedele alleato degli Stati Uniti, è a sua volta in collisione di rotta con l&#8217;Armenia per la vetusta questione del Nagorno-Karabagh, provincia di etnia armena ma incuneata in territorio azero. Le abbondanti riserve petrolifere partono dall&#8217; Azerbaigian con il nuovissimo oleodotto (la <em>pipeline</em> Baku-Tbilisi-Ceyhan) che attraversa la Georgia e raggiunge la Turchia e il Mediterraneo, evitando tanto il territorio russo che quello armeno.</font><font size="3" /><font face="Calibri" size="3">Tutto questo complicato mosaico presenta al suo interno ulteriori scenari etnici, con <em>enclave</em> disegnate dalla storia e spesso dalla violenza degli uomini.</font></p>
<p><font face="Calibri" size="3">Fra queste &#8220;ridotte&#8221; vi è appunto il Giavakh, e cioè quella che Pietro Kuciukian chiama la &#8220;Terza Armenia&#8221;.</font></p>
<p><font face="Calibri" size="3">Questa regione, pur essendo abitata in massima parte da Armeni &#8211; molti dei quali profughi ai tempi delle persecuzioni turche &#8211; è inglobata con altri territori georgiani in un&#8217;unica provincia dipendente da Tbilisi. E&#8217; questa la terra natale, tanto per intenderci, del cantante franco-armeno Charles Aznavour. Insomma la &#8220;Terza Armenia&#8221;  vive oltre gli attuali confini politici della Repubblica d&#8217;Armenia, in una situazione non facile, perchè la Georgia, già provata dal duro braccio di ferro con il Predidente russo Vladimir Putin,  è costretta ad affrontare altre sfide autonomistiche al suo interno:  in particolare con l&#8217;Ossezia del Sud e con la Abkhasia.  Dunque, riferisce l&#8217;Autore, la Georgia non vuol sentire nemmeno parlare di autonomia del Giavakh, ed attua una politica di limitazione dei diritti culturali ed identitari degli Armeni del Giavakh. La Repubblica armena, dal canto suo, già soffocata economicamente dalla chiusura dei confini con la Turchia e dall&#8217;ostilità sempre latente con l&#8217;Azerbaigian, non è in grado di aprire un ulteriore contenzioso anche con la Georgia. Per cui la &#8220;Terza Armenia&#8221;, almeno per il momento, è costretta a non vedersi riconosciuti i propri diritti linguistici, etnici, culturali.</font></p>
<p><font face="Calibri" size="3">L&#8217;Autore non rivendica autonomia per questa terra a lui cara, ma sostanzialmente più attenzione da parte delle Autorità georgiane a certi diritti civili imprescindibili, come il bilinguismo e un più equo accesso degli Armeni nella pubblica amministrazione </font></p>
<p><font face="Calibri" size="3">In fin dei conti, come Kuciukian scrive nell&#8217;introduzione, chi è Armeno è consapevole <em>&#8221; di far parte di un popolo la cui identità non si è fondata su una territorialità stabile, ma su un&#8217;appartenenza culturale che si è espressa nell&#8217;adesione al cristianesimo delle origini, nella lingua scritta e nella conquista dei diritti umani e civili </em>&#8221; (pag.1).</font></p>
<p><font face="Calibri" size="3">Roberto Cavallo</font></p>
<p><font size="3"><font face="Calibri" /></font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.recensioni-storia.it/la-terza-armenia-viaggio-nel-caucaso-post-sovietico/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

