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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Germania</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>CADUTA DEL MURO: CHI HA RUBATO LA MARMELLATA?</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 05:46:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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In questi giorni i mass media hanno dato largo spazio alla celebrazione del ventennale della caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989-9 novembre 2009). Per l’occasione, insieme all’immancabile concerto dinanzi alla porta di Brandeburgo, molti statisti europei si sono dati appuntamento a Berlino per ricordare l’evento.
Ciò che è mancato in tutto questo “revival” – [...]]]></description>
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</strong></p>
<p><a rel="attachment wp-att-3552" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=3552"><img class="alignleft size-medium wp-image-3552" title="caduta-muro-berlino-2" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/11/caduta-muro-berlino-2-300x264.jpg" alt="caduta-muro-berlino-2" width="300" height="264" /></a>In questi giorni i mass media hanno dato largo spazio alla celebrazione del ventennale della caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989-9 novembre 2009). Per l’occasione, insieme all’immancabile concerto dinanzi alla porta di Brandeburgo, molti statisti europei si sono dati appuntamento a Berlino per ricordare l’evento.</p>
<p>Ciò che è mancato in tutto questo “revival” – almeno così ci sembra – è l’illustrazione storica e politica delle ragioni che portarono prima alla costruzione e poi all’abbattimento di quel Muro. Indubbiamente si è parlato di libertà ritrovata per la Germania e per l’Europa orientale: ma chi e perché aveva sottratto quella libertà?   </p>
<p>Ecco allora che emerge – come al solito – quell’invincibile pudore che sfocia nell’autocensura ogni qual volta bisogna guardare in faccia una realtà – nuda e cruda – che non offre il destro a troppi distinguo. Il leitmotiv di una nota canzoncina per bambini di qualche anno fa diceva: “Chi ha rubato la marmellata?”. Anche noi possiamo ripetere e parafrasare: “Chi ha rubato la libertà all’Europa?” Ebbene la risposta è: il comunismo! E’ l’ideologia marxista-leninista, comprensiva di tutte le sue varianti socialiste, che ha creato migliaia di gulag in Russia e nell’Europa Orientale, dove sono morti più innocenti di quanti ne abbia ammazzati Hitler (cfr.: Il libro nero del comunismo).</p>
<p>E’ la risposta che mass media e intellettuali spesso si vergognano di proclamare, o al massimo lo fanno a mezza voce… E’ come se un certo “bon ton” culturale continui a impedire di gridare che il re – il marxismo nelle sue varie applicazioni &#8211; è nudo. Invece di raccontare che l’implosione dell’Unione Sovietica è stata la tragica conseguenza di fallimentari premesse ideologiche, anticristiane al pari di quelle del nazionalsocialismo, si persiste nello sforzo di “battezzare” il marxismo, confondendo fraudolentemente “poveri” con “proletari”, povertà evangelica con lotta di classe, liberazione dal peccato con liberazione “sociale”, pace con pacifismo, e via di questo passo. E’ l’estrinsecarsi di un (assurdo) complesso di inferiorità nei confronti della modernità, e nella fattispecie di quella particolare espressione della modernità che è il socialismo.</p>
<p>A volte sembra che la nostalgia per gli anni ’60-’80 del secolo scorso la faccia ancora da padrone, la nostalgia per quei circoli “illuminati e progressisti” che produssero prima i “cristiani per il socialismo” e poi la teologia della liberazione …</p>
<p>Ma tutelando il “mito” si è complici nel mantenere in piedi i muri ideologici che ancora oggi persistono: in Cina, in Vietnam, in Corea del Nord, a Cuba, in Venezuela…</p>
<p>Soprattutto si viene meno ad un preciso dovere di informazione e di formazione nei confronti delle nuove generazioni, che talora neppure sanno che cosa sia stata la cortina di ferro.</p>
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		<title>STORIA DELLA LITUANIA: IDENTITA&#8217; CRISTIANA DI UN POPOLO (2^ parte)</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Aug 2007 18:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Città Nuova]]></category>
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		<category><![CDATA[SUSSIDIARIO DI STORIA]]></category>

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		<description><![CDATA[ La &#8220;Repubblica delle due Nazioni&#8221; con i suoi territori posti nel cuore dell&#8217;Europa faceva gola agli avversari di sempre: Russi e Prussiani. Così nonostante la Lituania e la Polonia avessero superato in modo sostanzialmente indolore il periodo delle guerre di religione a cavallo fra il XVI e il XVII secolo, nel 1766 l&#8217;assolutismo regio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Arial" size="3"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/08/lituania_banner_index.miniatura.jpg" id="image273" alt="lituania_banner_index.jpg" height="81" /> La &#8220;<em>Repubblica delle due Nazioni</em>&#8221; con i suoi territori posti nel cuore dell&#8217;Europa faceva gola agli avversari di sempre: Russi e Prussiani. Così nonostante la Lituania e la Polonia avessero superato in modo sostanzialmente indolore il periodo delle guerre di religione a cavallo fra il XVI e il XVII secolo, nel 1766 l&#8217;assolutismo regio e l&#8217;incipiente illuminismo decretarono la fine dell&#8217;indipendenza lituano-polacca. La zarina di Russia Caterina II(1729-1796) e il re di Prussia Federico II (1712-1786), sovrani tanto assolutistici quanto imbevuti dei nuovi ideali illuministici, nel nome di un&#8217;astratta uguaglianza pretesero che le minoranze di Ortodossi e Protestanti  godessero dei medesimi privilegi riservati alla maggioranza cattolica. <span id="more-274"></span></font></p>
<p><font face="Arial">Era più che altro il pretesto che serviva ad aprire la crisi internazionale e a far intervenire le truppe russo-prussiane, che puntualmente oltrepassarono i confini sconfiggendo i Cattolici. Tra le prime misure adottate vi fu la deportazione di due vescovi. Era l&#8217;inizio della fine: non solo dell&#8217;indipendenza politica ma anche del ruolo pubblico del cattolicesimo all&#8217;interno della società civile. Di lì a pochi anni, nel 1795, Russia, Prussia ed Austria si spartirono il territorio della &#8220;<em>Repubblica delle due Nazioni</em>&#8220;; la parte lituana confluì quasi interamente nella zona di influenza russa.  </font><font face="Arial" size="3">I primi a pagarne le conseguenze furono i rappresentanti della Chiesa uniate, e cioè di  quella parte della Chiesa ortodossa che nell&#8217;ottobre del 1596 &#8211; con l&#8217;Unione di Brest -, pur conservando la propria liturgia, aveva riconosciuto formalmente la supremazia del pontefice romano. </font><font face="Arial" size="3">Durante il regno dello zar Nicola I (1825-1855) la politica accentratrice russa cercò di realizzare nell&#8217;impero la triplice unità: religiosa (ortodossa), politica e nazionale. </font><font face="Arial" size="3">Il governatore russo <em>Muravev</em> divenne tristemente famoso come l&#8217;&#8221;<em>impiccatore di Vilnius</em>&#8220;.</font></p>
<p><font face="Arial"><em>Muravev</em> iniziò la sua attività dichiarando che avrebbe impiccato qualche sacerdote, così che nel giro di 40 anni non vi sarebbero stati più Lituani nè Lituania.</font><font face="Arial" size="3">Lo stato d&#8217;assedio veniva giustificato dal fatto che i Lituani (come del resto i Polacchi) continuavano a festeggiare l&#8217;Unione di Lublino. La maggior parte dei monasteri venne chiusa e i beni ecclesiastici confiscati. Le misure anti-cattoliche prenderanno via via corpo, fino ad arrivare nel 1863 alla proibizione perfino dei caratteri latini &#8211; a favore del cirillico &#8211; nella stampa di libri, giornali e testi liturgici: è il periodo del cosiddetto &#8220;<em>bando della stampa</em>&#8221; in lingua lituana, che durerà sino al 1904 e che porterà, per reazione, allo sviluppo del fenomeno dei &#8220;<em>contrabbandieri di libri</em>&#8220;, quale estremo tentativo di mantenere in vita la cultura nazionale lituana. Nel 1904 il governo zarista, resosi conto della propria politica fallimentare, abolì il divieto di pubblicare in caratteri latini. Intanto andava maturando con sempre maggiore convinzione l&#8217;aspirazione all&#8217;indipendenza nazionale. Così, fra rivolte e rivoluzioni, in cui un peso sempre maggiore andrà acquisendo il movimento socialista, si giungerà alla prima guerra mondiale. Durante il 1914 e il 1915 il Paese fu campo di battaglia per gli opposti eserciti di Russia e Germania, e venne completamente devastato tanto che Papa Benedetto XV avvertì la necessità di proclamare, per il 20 maggio 1917, la Giornata Mondiale della Lituania: intendeva così attirare l&#8217;attenzione del mondo sulle immani sofferenze patite da quel popolo. </font><font face="Arial" size="3">Dopo una prima dichiarazione di indipendenza del 16 febbraio 1918 (riconosciuta solo dalla Germania in funzione anti-russa), nel 1919 la Lituania ottenne il momentaneo riconoscimento della Russia ormai sovietica, e quindi quello internazionale.</font><font face="Arial" size="3">In questo periodo importante fu l&#8217;intermediazione vaticana &#8211; che si avvaleva della nunziatura apostolica di Monaco di Baviera, guidata dal futuro Papa Pacelli &#8211;  fra Polonia e Lituania. A dividere le due antiche Nazioni sorelle restava il problema di <em>Vilnius</em>, capitale morale del Paese, ma rivendicata dai Polacchi in quanto la maggioranza della popolazione della città  era proprio di nazionalità polacca. Nell&#8217;ottobre del 1920, sulla scia della vittoria polacca sull&#8217;Armata Rossa, miracolosamente fermata sulla Vistola, Varsavia strappò <em>Vilnius</em> ai Lituani, che si videro costretti a proclamare <em>Kaunas</em> capitale provvisoria del Paese.</font></p>
<p><font face="Arial" size="3">Il periodo fra le due guerre mondiali fu caratterizzato comunque da una relativa tranquillità, che consentì il rilancio dell&#8217;associazionismo cattolico, con notevoli risvolti sociali e culturali. La stampa cattolica in particolare crebbe moltissimo negli anni dell&#8217;indipendenza: nel 1935 si contavano 28 periodici cattolici, con un totale di oltre 7 milioni di copie circolanti. La Società di San Casimiro, che fu la più grande casa editrice dell&#8217;epoca, non a caso fu fra le prime imprese ad essere nazionalizzate dall&#8217;occupazione sovietica. Lo &#8220;scellerato&#8221; patto Ribbentrop-Molotov del settembre 1939 aveva previsto, infatti, che la Lituania e gli altri Stati baltici dovessero gravitare nell&#8217;area di influenza sovietica. </font></p>
<p><font face="Arial">La Lituania, con il miraggio della restituzione di <em>Vilnius</em>, fu di fatto costretta a firmare patti di mutua assistenza con l&#8217;Unione Sovietica, che installò basi militari nel Paese. Così bastò solo un pretesto perchè, nel giugno del 1940, l&#8217;Armata Rossa invadesse la Lituania, l&#8217;Estonia e la Lettonia: &#8220;<em>Una volta occupato il territorio, i sovietici organizzarono subito la struttura dell&#8217;NKVD (sigla che dopo la guerra sarebbe stata cambiata per la ben più tristemente nota KGB), guidata dal segretario del Partito comunista lituano Ananas Snieckus</em>&#8221; (pag.143). </font><font face="Arial" size="3">Un decreto impose la separazione fra Stato e Chiesa, preludio delle solite misure vessatorie: chiusura dei seminari, proibizione della stampa cattolica, divieto di insegnare la religione cattolica nelle scuole, abolizione del concordato con la Santa Sede Nei primi giorni di giugno del 1941 iniziarono le deportazioni di massa verso la Siberia (almeno 35.000 persone, ma molti di più furono i deportati estoni e lettoni), deportazioni bloccate quasi sul nascere dall&#8217;arrivo dell&#8217;armata tedesca alla fine dello stesso mese di giugno. </font><font face="Arial" size="3">Ma ben presto i liberatori rivelarono le loro reali intenzioni. Instaurata un&#8217;amministrazione civile tedesca, si calcola che &#8221; <em>oltre 50.000 persone venissero giustiziate durante l&#8217;occupazione tedesca Il terrore nazista si concentrò soprattutto contro gli Ebrei: alla fine dell&#8217;occupazione tedesca, nel 1944, il 90% degli Ebrei locali (circa 200.000 persone) era stato sterminato</em>&#8221; (Storia della Lituania, <em>Claudio Carpini</em>, Città Nuova Editrice, Roma, 2007, pag.145).</font></p>
<p><font face="Arial" size="3">Roberto Cavallo</font></p>
<p><font face="Arial" size="3"><strong><font face="Arial" size="3"></font></strong></font><font face="Arial" size="3"></font><font face="Arial" size="3"></font><font face="Arial" size="3"></font><font face="Arial" size="3"></font><font face="Arial" size="3"></font><font face="Arial" size="3"><strong>  </strong></font></p>
<p><font face="Arial" size="3">   </font></p>
<p><font face="Arial" size="3"> </font></p>
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