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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Germania</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>LA RAGIONE POSITIVISTA, PRESA COME VALORE ASSOLUTO, RIDUCE L&#8217;UOMO (Discorso pronunciato da Benedetto XVI durante la visita al Parlamento federale nel Reichstag di Berlino)</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 05:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Vorrei proporVi alcune considerazioni sui fondamenti dello Stato liberale di diritto. Mi si consenta di cominciare le mie riflessioni sui fondamenti del diritto con una piccola narrazione tratta dalla Sacra Scrittura. Nel Primo Libro dei Re si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento importante? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: &#8220;Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male&#8221; (1Re 3,9). Con questo racconto la Bibbia vuole indicarci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo che di per sé gli apre la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/sacri-monti-oropa.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6632" title="sacri-monti-oropa" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/sacri-monti-oropa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>&#8220;Vorrei proporVi alcune considerazioni sui fondamenti dello Stato liberale di diritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi si consenta di cominciare le mie riflessioni sui fondamenti del diritto con una piccola narrazione tratta dalla Sacra Scrittura. Nel Primo Libro dei Re si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento importante? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: &#8220;Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male&#8221; (1Re 3,9). Con questo racconto la Bibbia vuole indicarci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo che di per sé gli apre la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia. &#8220;Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?&#8221; ha sentenziato una volta sant’Agostino. Noi tedeschi sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere dal diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto – era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio. Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico. In un momento storico in cui l’uomo ha acquistato un potere finora inimmaginabile, questo compito diventa particolarmente urgente. L’uomo è in grado di distruggere il mondo. Può manipolare se stesso. Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini. Come riconosciamo che cosa è giusto? Come possiamo distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto solo apparente? La richiesta salomonica resta la questione decisiva davanti alla quale l’uomo politico e la politica si trovano anche oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può essere un criterio sufficiente. Ma è evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta: nel processo di formazione del diritto, ogni persona che ha responsabilità deve cercare lei stessa i criteri del proprio orientamento. Nel terzo secolo, il grande teologo Origene ha giustificato così la resistenza dei cristiani a certi ordinamenti giuridici in vigore: &#8220;Se qualcuno si trovasse presso il popolo della Scizia che ha leggi irreligiose e fosse costretto a vivere in mezzo a loro … questi senz’altro agirebbe in modo molto ragionevole se, in nome della legge della verità che presso il popolo della Scizia è appunto illegalità, insieme con altri che hanno la stessa opinione, formasse associazioni anche contro l’ordinamento in vigore…&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In base a questa convinzione, i combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al diritto e all’intera umanità. Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto vigente, in realtà, era ingiustizia. Ma nelle decisioni di un politico democratico, la domanda su che cosa ora corrisponda alla legge della verità, che cosa sia veramente giusto e possa diventare legge non è altrettanto evidente. Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giusta e possa diventare diritto vigente, oggi non è affatto evidente di per sé. Alla questione come si possa riconoscere ciò che veramente è giusto e servire così la giustizia nella legislazione, non è mai stato facile trovare la risposta e oggi, nell’abbondanza delle nostre conoscenze e delle nostre capacità, tale questione è diventata ancora molto più difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si riconosce ciò che è giusto? Nella storia, gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso: sulla base di un riferimento alla Divinità si decide ciò che tra gli uomini è giusto. Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio. Con ciò i teologi cristiani si sono associati ad un movimento filosofico e giuridico che si era formato sin dal secolo II a.C. Nella prima metà del secondo secolo precristiano si ebbe un incontro tra il diritto naturale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto romano. In questo contatto è nata la cultura giuridica occidentale, che è stata ed è tuttora di un’importanza determinante per la cultura giuridica dell’umanità. Da questo legame precristiano tra diritto e filosofia parte la via che porta, attraverso il Medioevo cristiano, allo sviluppo giuridico dell’Illuminismo fino alla Dichiarazione dei Diritti umani e fino alla nostra Legge Fondamentale tedesca, con cui il nostro popolo, nel 1949, ha riconosciuto &#8220;gli inviolabili e inalienabili diritti dell&#8217;uomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione. Questa scelta l’aveva già compiuta san Paolo, quando, nella sua Lettera ai Romani, afferma: &#8220;Quando i pagani, che non hanno la Legge [la Torà di Israele], per natura agiscono secondo la Legge, essi … sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza…&#8221; (Rm 2,14s). Qui compaiono i due concetti fondamentali di natura e di coscienza, in cui &#8220;coscienza&#8221; non è altro che il &#8220;cuore docile&#8221; di Salomone, la ragione aperta al linguaggio dell’essere. Se con ciò fino all’epoca dell’Illuminismo, della Dichiarazione dei Diritti umani dopo la seconda guerra mondiale e fino alla formazione della nostra Legge Fondamentale la questione circa i fondamenti della legislazione sembrava chiarita, nell’ultimo mezzo secolo è avvenuto un drammatico cambiamento della situazione. L’idea del diritto naturale è considerata oggi una dottrina cattolica piuttosto singolare, su cui non varrebbe la pena discutere al di fuori dell’ambito cattolico, così che quasi ci si vergogna di menzionarne anche soltanto il termine. Vorrei brevemente indicare come mai si sia creata questa situazione. È fondamentale anzitutto la tesi secondo cui tra l’essere e il dover essere ci sarebbe un abisso insormontabile. Dall’essere non potrebbe derivare un dovere, perché si tratterebbe di due ambiti assolutamente diversi. La base di tale opinione è la concezione positivista, oggi quasi generalmente adottata, di natura e ragione. Se si considera la natura – con le parole di Hans Kelsen – &#8220;un aggregato di dati oggettivi, congiunti gli uni agli altri quali cause ed effetti&#8221;, allora da essa realmente non può derivare alcuna indicazione che sia in qualche modo di carattere etico. Una concezione positivista di natura, che comprende la natura in modo puramente funzionale, così come le scienze naturali la spiegano, non può creare alcun ponte verso l’ethos e il diritto, ma suscitare nuovamente solo risposte funzionali. La stessa cosa, però, vale anche per la ragione in una visione positivista, che da molti è considerata come l’unica visione scientifica. In essa, ciò che non è verificabile o falsificabile non rientra nell’ambito della ragione nel senso stretto. Per questo l’ethos e la religione devono essere assegnati all’ambito del soggettivo e cadono fuori dall’ambito della ragione nel senso stretto della parola. Dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista – e ciò è in gran parte il caso nella nostra coscienza pubblica – le fonti classiche di conoscenza dell’ethos e del diritto sono messe fuori gioco. Questa è una situazione drammatica che interessa tutti e su cui è necessaria una discussione pubblica; invitare urgentemente ad essa è un’intenzione essenziale di questo discorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto positivista di natura e ragione, la visione positivista del mondo è nel suo insieme una parte grandiosa della conoscenza umana e della capacità umana, alla quale non dobbiamo assolutamente rinunciare. Ma essa stessa nel suo insieme non è una cultura che corrisponda e sia sufficiente all’essere uomini in tutta la sua ampiezza. Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità. Lo dico proprio in vista dell’Europa, in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto, mentre tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura vengono ridotti allo stato di una sottocultura. Con ciò si pone l’Europa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di mancanza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali. La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle &#8220;risorse&#8221; di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come lo si realizza? Come troviamo l’ingresso nella vastità, nell’insieme? Come può la ragione ritrovare la sua grandezza senza scivolare nell’irrazionale? Come può la natura apparire nuovamente nella sua vera profondità, nelle sue esigenze e con le sue indicazioni? Richiamo alla memoria un processo della recente storia politica, nella speranza di non essere troppo frainteso né di suscitare troppe polemiche unilaterali. Direi che la comparsa del movimento ecologico nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta, pur non avendo forse spalancato finestre, tuttavia è stata e rimane un grido che anela all’aria fresca, un grido che non si può ignorare né accantonare, perché vi si intravede troppa irrazionalità. Persone giovani si erano rese conto che nei nostri rapporti con la natura c’è qualcosa che non va; che la materia non è soltanto un materiale per il nostro fare, ma che la terra stessa porta in sé la propria dignità e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni. È chiaro che qui non faccio propaganda per un determinato partito politico – nulla mi è più estraneo di questo. Quando nel nostro rapporto con la realtà c’è qualcosa che non va, allora dobbiamo tutti riflettere seriamente sull’insieme e tutti siamo rinviati alla questione circa i fondamenti della nostra stessa cultura. Mi sia concesso di soffermarmi ancora un momento su questo punto. L’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza ancora un punto che oggi come ieri viene largamente trascurato: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Torniamo ai concetti fondamentali di natura e ragione da cui eravamo partiti. Il grande teorico del positivismo giuridico, Kelsen, all’età di 84 anni – nel 1965 – abbandonò il dualismo di essere e dover essere. Aveva detto che le norme possono derivare solo dalla volontà. Di conseguenza, la natura potrebbe racchiudere in sé delle norme solo se una volontà avesse messo in essa queste norme. Ciò, d’altra parte, presupporrebbe un Dio creatore, la cui volontà si è inserita nella natura. &#8220;Discutere sulla verità di questa fede è una cosa assolutamente vana&#8221;, egli nota a proposito. Lo è veramente? – vorrei domandare. È veramente privo di senso riflettere se la ragione oggettiva che si manifesta nella natura non presupponga una Ragione creativa, un Creator Spiritus?</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto dovrebbe venirci in aiuto il patrimonio culturale dell’Europa. <strong><em>Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire. </em></strong>Queste conoscenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. Ignorarla o considerarla come mero passato sarebbe un’amputazione della nostra cultura nel suo insieme e la priverebbe della sua interezza. La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa. Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico.</p>
<p style="text-align: justify;">Al giovane re Salomone, nell’ora dell’assunzione del potere, è stata concessa una sua richiesta. Che cosa sarebbe se a noi, legislatori di oggi, venisse concesso di avanzare una richiesta? Che cosa chiederemmo? Penso che anche oggi, in ultima analisi, non potremmo desiderare altro che un cuore docile – la capacità di distinguere il bene dal male e di stabilire così un vero diritto, di servire la giustizia e la pace.&#8221;</p>
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		<title>GOLPE &#8220;TECNOCRATICO&#8221; DI FRANCIA E GERMANIA, IN ATTESA DEL 2013 (di Alessandro Pagano)</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 07:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<description><![CDATA[Spiegare l&#8217;attuale crisi politica è d&#8217;obbligo verso il nostro popolo. La stampa francese e tedesca ha salutato con estremo favore ed enfasi la nomina del prof. Monti; visto che sono stati loro a generare la crisi, ciò non ci deve lasciare tranquilli. Anche la presidenza americana sembra aver avuto un ruolo affatto secondario nella guerra finanziaria contro l&#8217;Italia. Il Presidente Obama, ormai universalmente riconosciuto inadeguato a governare la più grande potenza al mondo, ha voluto scaricare i problemi politici “made in Usa” su un capro espiatorio ben identificato, l’Italia di Silvio Berlusconi. Il quale, da almeno un anno, era isolato a livello internazionale. Mentre, infatti, il precedente governo Berlusconi (cioè la legislatura 2001/2006), quanto ad alleanze era fortissimo potendo godere della protezione degli USA di George W. Bush e dell&#8217;amicizia del Regno Unito di Tony Blair e della Russia di Vladimir Putin, oggi la credibilità e il peso internazionale del presidente Silvio Berlusconi sono venuti meno, potendo contare, sull&#8217;amicizia del solo Presidente russo. E&#8217; evidente che da quando i rapporti di forza sono mutati, negli Usa come in Europa, la posizione di Berlusconi si è completamente rovesciata e a nulla sono valse le schiaccianti vittorie elettorali alle politiche del 2008 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/george-papandreou-and-merkel.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6565" title="george-papandreou-and-merkel" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/george-papandreou-and-merkel-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Spiegare l&#8217;attuale crisi politica è d&#8217;obbligo verso il nostro popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La stampa francese e tedesca ha salutato con estremo favore ed enfasi la nomina del prof. Monti; visto che sono stati loro a generare la crisi, ciò non ci deve lasciare tranquilli.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la presidenza americana sembra aver avuto un ruolo affatto secondario nella guerra finanziaria contro l&#8217;Italia. Il Presidente Obama, ormai universalmente riconosciuto inadeguato a governare la più grande potenza al mondo, ha voluto scaricare i problemi politici “made in Usa” su un capro espiatorio ben identificato, l’Italia di Silvio Berlusconi.  Il quale, da almeno un anno, era isolato a livello internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre, infatti, il precedente governo Berlusconi (cioè la legislatura 2001/2006), quanto ad alleanze era fortissimo potendo godere della protezione degli USA di George W. Bush e dell&#8217;amicizia del Regno Unito di Tony Blair e della Russia di Vladimir Putin, oggi la credibilità e il peso internazionale del presidente Silvio Berlusconi sono venuti meno, potendo contare,  sull&#8217;amicizia del solo Presidente russo. E&#8217; evidente che da quando i rapporti di forza sono mutati, negli Usa come in Europa, la posizione di Berlusconi si è completamente rovesciata e a nulla sono valse le schiaccianti vittorie elettorali alle politiche del 2008 e alle europee del 2009.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma attenzione !  Da qui a pochi mesi lo scenario politico internazionale, muterà di nuovo visto che sia Sarkozy che Obama, in preda all&#8217;inadeguatezza dimostrata ultimamente, patiranno un pesante insuccesso elettorale.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la Cancelliera Merkel ha dimostrato un egoismo assurdo e una totale miopia in politica estera (specie sulla questione della crisi greca) motivo per cui, probabilmente, anche lei perderà le elezioni in Germania.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, il prossimo anno sarà delicatissimo e non è da escludere, che gli artefici della fine anticipata del governo Berlusconi, abbiano convenuto, di condurre un’operazione politico-economica contro il nostro Paese, al fine di accaparrarsi  le nostre aziende più strategiche e scaricare su di noi le loro difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altronde le prove generali sono state fatte con la guerra in Libia che ci è costata la quasi certa perdita delle commesse petrolifere.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso potrebbe toccare all&#8217;ENI (e non solo). Attualmente  il 30% dell&#8217;ENI è in mano allo Stato Italiano. Un altro 20% lo possiedono gli investitori anglo-ebraici-statunitensi che tirano le fila del mercato globale e ci vuole davvero poco a far cadere la nostra società petrolifera, che è tra le più importanti al mondo, in mani straniere.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi l&#8217;italiano medio è impaurito e smarrito, dinanzi a questo “fenomeno” che non conosceva e che è costretto a subire.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217;da tempo che sosteniamo che le guerre oggi non sono più militari ma finanziarie, (per chi ha voglia consigliamo la lettura del  libro &#8220;Guerre senza limiti&#8221;, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 2001, scritto da due colonnelli dell&#8217;esercito cinese). Ma sempre guerre sono e come tali producono impoverimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, scriveva Dante sette secoli or sono e mai parole furono più adatte a rappresentare quanto ci apprestiamo a vivere oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il solo fatto che al governo del Paese siano state catapultate persone serie,  non deve farci abbassare la guardia, quasi fossero, sommi sacerdoti il cui operato non possa essere mai contraddetto o messo in discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">La conoscenza degli accadimenti di questo ultimo periodo, certamente tra i più difficili per la nostra democrazia, rappresenta il primo passo per capire e agire.</p>
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		<title>IL PICNIC PER L&#8217;INIZIO DELLA FINE DEL COMUNISMO (di Guido Verna)</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Sep 2010 14:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Austria]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[SUSSIDIARIO DI STORIA]]></category>
		<category><![CDATA[Ungheria]]></category>

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		<description><![CDATA[  1. In una recente, mirabile riflessione sulla Storia, il Regnante Pontefice Benedetto XVI, muovendo dalla considerazione che «[…] la memoria storica è veramente una “marcia in più” nella vita, perché senza memoria non c’è futuro», concludeva in questi termini: «[…] il cristiano è uno che ha buona memoria, che ama la storia e cerca di conoscerla». La riflessione mi aveva molto colpito, per cui qualche giorno dopo, quando mi è accaduto “qualcosa” che ha fatto riemergere “qualcos’altro”, ho ritenuto che la Storia — o almeno la piccola parte di essa che frequento di più — mi interpellasse per essere conosciuta anche sul campo e non solo sui libri, con la conseguenza di sentirmi obbligato moralmente ad una rimodulazione, nei tempi e nei percorsi, della consueta vacanza estiva. Esplicito subito quanto di oscuro si cela in quello che ho appena detto. Il “qualcosa” che mi è accaduto è un incontro con una foto trovata casualmente durante un viaggio virtuale in un certo luogo, mentre il  “qualcos’altro” è il ricordo di un viaggio invece autentico di tanti, tanti anni fa, fatto proprio “lì”, in quel certo luogo, cioè sulle rive del Neusidler See, il lago austro-ungherese a est di Vienna, nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="attachment wp-att-5000" href="http://www.recensioni-storia.it/il-picnic-per-linizio-della-fine-del-comunismo-di-guido-verna/verna-1"><img class="alignleft size-medium wp-image-5000" title="verna 1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/09/verna-1-300x225.jpg" alt="verna 1" width="300" height="225" /></a>1.</strong> In una recente, mirabile riflessione sulla Storia, il Regnante Pontefice Benedetto XVI, muovendo dalla considerazione che «[…] <em>la memoria storica è veramente una “marcia in più” nella vita, perché senza memoria non c’è futuro</em>», concludeva in questi termini: «[…] <em>il cristiano è uno che ha buona memoria, che ama la storia e cerca di conoscerla</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">La riflessione mi aveva molto colpito, per cui qualche giorno dopo, quando mi è accaduto “qualcosa” che ha fatto riemergere “qualcos’altro”, ho ritenuto che la Storia — o almeno la piccola parte di essa che frequento di più — mi interpellasse per essere conosciuta anche sul campo e non solo sui libri, con la conseguenza di sentirmi obbligato moralmente ad una rimodulazione, nei tempi e nei percorsi, della consueta vacanza estiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Esplicito subito quanto di oscuro si cela in quello che ho appena detto. Il “qualcosa” che mi è accaduto è un incontro con una foto trovata casualmente durante un viaggio virtuale in un certo luogo, mentre il  “qualcos’altro” è il ricordo di un viaggio invece autentico di tanti, tanti anni fa, fatto proprio “lì”, in quel certo luogo, cioè sulle rive del Neusidler See, il lago austro-ungherese a est di Vienna, nel Burgenland.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>2.</strong> Eravamo intorno all’85, col comunismo ancora apparentemente fortissimo, anche se più di qualcuno, con buoni orecchi, ne avvertiva da tempo i sinistri scricchiolii. Non ricordo più il perché (avevamo letto qualcosa sui giornali? o sentito raccontare qualcosa? o visto una foto? chissà..) ma con mia moglie decidemmo di andare in quel lontano lago a vedere una strada interrotta da una sbarra, una frontiera chiusa: la frontiera tra Austria e Ungheria, emblema delle frontiere tra Occidente e mondo comunista.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5001" href="http://www.recensioni-storia.it/il-picnic-per-linizio-della-fine-del-comunismo-di-guido-verna/verna-3"><img class="alignleft size-medium wp-image-5001" title="verna 3" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/09/verna-3-225x300.jpg" alt="verna 3" width="225" height="300" /></a>Qualche anno dopo, tra i miei appunti, trovai così sintetizzato il momento topico di quel viaggio: «<em>La strada che attraversava il boschetto finiva improvvisamente ed angosciosamente in una rete e in un filo spinato. Di là, dove la strada non c’era più, c’era l’Ungheria ancora comunista. Le torrette con in soldati armati di binocolo e di mitra, un elicottero che volava a bassa quota, il latrare incessante e cattivo dei cani avevano fatto scendere sui nostri cuori un velo spesso di tristezza che faceva da </em>pendant<em> a una grande e antica rabbia</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrava una messa in scena di un regista occidentale e anticomunista: c’era “tutto” per mostrare il volto truce e inumano di quelli che comandavano “di là”. Invece era tutto tragicamente reale, e il loro potere e la loro forza venivano ostentati con aggressiva impudicizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Lanciammo nell’aria, verso l’altra parte, qualche preghiera che né mitra o soldati né cani o fili spinati potevano fermare, e andammo via rinnovando la promessa di continuare nella “buona battaglia”, non senza aver ringraziato Dio di essere capitati “di qua”.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, qualche anno dopo, il 9 novembre dell’89, il Muro cadde e i fili spinati di tutta Europa furono riavvolti.</p>
<p style="text-align: justify;">Due mesi prima, però, l’11 settembre — un giorno dell’anno, sembrerebbe, destinato a “contenere” avvenimenti di qualche peso —, proprio in questa zona, a qualche centinaio di metri dalla “nostra” strada, era andata in scena la Grande Anticipazione della Caduta: clamorosamente, proprio qui, la frontiera era stata aperta: l&#8217;Ungheria aveva concesso il passaggio verso la libertà ai cittadini della Germania comunista!</p>
<p style="text-align: justify;">Provammo in quei momenti una grande emozione, immaginando che un po’ avessero contribuito anche le nostre preghiere di allora.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma “prima” di quel fatale giorno di settembre era successo qualcos’altro, che avevamo completamente rimosso e che solo quest’estate siamo riusciti felicemente a recuperare. </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3.</strong> Verso la fine dello scorso luglio — in uno dei miei non infrequenti viaggi notturni con Google Earth — mi era venuta la voglia di ritrovare “quel” confine; e “muovendomi” in quei luoghi, avevo incrociato la foto di un monumento a forma di porta, con questa didascalia: “<em>Fertöràkos, the liberty door</em>”. La sorpresa e la curiosità conseguente mi hanno allora indotto a “muovermi” più attentamente nella zona, portandomi a scoprire via via, su prati verdi e ben curati, il grande monumento di pietra bianca, la campana, il filo spinato <em>pro memoria</em>: ho scoperto, cioè, il Picnic Paneuropeo, del quale, vergognandomi molto, non ricordavo nulla, ma di cui forse nulla avevo mai saputo.</p>
<p style="text-align: justify;">Era successo che prima di quell’11 settembre — il giorno della Grande Anticipazione — di anticipazioni ce n’erano state altre due, più piccole ma non meno significative nella prospettiva della riconquista della libertà di milioni di uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima, il <a title="27 giugno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/27_giugno">27 giugno</a>, quando — per evidenziare la decisione del governo ungherese del  maggio precedente di smantellare tutte le postazioni di sorveglianza che incrudelivano il loro confine — Austria e Ungheria, nelle persone dei loro rispettivi Ministri degli Esteri <a title="Alois Mock (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Alois_Mock&amp;action=edit&amp;redlink=1">Alois Mock</a> e <a title="Gyula Horn" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gyula_Horn">Gyula Horn</a>, avevano deciso di attraversarlo insieme a simboleggiare l’avvento del tempo nuovo. Lo avevano attraversato proprio qui, sulla strada che va da <a title="Sankt Margarethen im Burgenland" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sankt_Margarethen_im_Burgenland">Sankt Margarethen im Burgenland</a> a <a title="Sopronk?hida (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Sopronk%C5%91hida&amp;action=edit&amp;redlink=1">Sopronköhida</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda, il 19 agosto, fu proprio il cosiddetto Picnic Paneuropeo. Quel giorno, con quel nome, fu organizzata — dal partito ungherese di opposizione <a title="Forum Democratico Ungherese" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Forum_Democratico_Ungherese">Forum Democristiano</a> e dall&#8217;<a title="Unione Paneuropea" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Paneuropea">Unione Paneuropea internazionale</a> — una manifestazione simbolica, patrocinata dal Presidente dell’Unione citata (e <a title="Parlamentare europeo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parlamentare_europeo">parlamentare europeo</a> della <a title="Unione Cristiano Sociale di Baviera" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Cristiano_Sociale_di_Baviera">CSU</a>) <a title="Otto d'Asburgo-Lorena" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Otto_d%27Asburgo-Lorena">Otto d’Asburgo</a> e dal Segretario ungherese di Stato, <a title="Imre Pozsgay (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Imre_Pozsgay&amp;action=edit&amp;redlink=1">Imre Pozsgay</a> [cfr. WKP].</p>
<p style="text-align: justify;">Il taglio cerimoniale fu affidato alla Signora <a title="Walburga d'Asburgo-Lorena" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Walburga_d%27Asburgo-Lorena">Walburga Asburgo Douglas</a>, quinta figlia di Otto e Segretario generale della stessa Unione. Ma si trattò un taglio assolutamente <em>sui generis</em>: la madrina, infatti, usò cesoie e non forbici, perché tagliò il <a title="Filo spinato" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Filo_spinato">filo spinato</a> e non un nastro: la cortina di ferro era stata infranta.</p>
<p style="text-align: justify;">Per dare più concretezza all’evento simbolico, fu deciso di tenere aperta la frontiera per tre ore. Ma accadde qualcosa di imprevisto: dal verde alto dei campi di mais — nei quali si erano nascosti, dopo aver saputo del Picnic, chi da qualcuno, chi dagli adesivi attaccati dagli organizzatori per pubblicizzarlo temendo un <em>flop</em> — emersero inattesi circa 600 tedeschi orientali, in vacanza sul lago, che di corsa si precipitarono oltre il confine, verso la libertà. La polizia ungherese non sparò, come aveva l’ordine di fare in situazioni simili.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Muro, in questa sua “trasposizione” austroungarica, aveva cominciato a sbriciolarsi proprio quel 19 agosto. La cortina di ferro, all’improvviso, era diventata penetrabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il cupo Presidente della Repubblica Democratica Tedesca <a title="Erich Honecker" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erich_Honecker">Erich Honecker</a> — che da capo del Partito e dello Stato solo qualche mese prima, il 19 gennaio, aveva dichiarato, minaccioso e sprezzante, che «<em>il Muro “esisterà ancora per i prossimi 50 o 100 anni, se i motivi della sua esistenza non verranno eliminati”</em>» [TF, p.61] — dovette arrendersi.  Ma non concesse l’onore delle armi, se sul Picnic Paneuropeo ritenne di dichiarare al <em><a title="Daily Mirror" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Daily_Mirror">Daily Mirror</a></em> quanto segue: «<em>Habsburg</em> [Otto]<em> distribuì opuscoli al confine <a title="Polonia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Polonia">polacco</a>, invitando i tedeschi dell&#8217;est in vacanza ad un picnic. Quando vennero al picnic gli furono dati regali, cibo e <a title="Marco tedesco" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_tedesco">marchi</a>, prima di riuscire a persuaderli </em>[sic]<em> ad andare all&#8217;ovest</em>». Fantastico: il comunismo aveva talmente deformato gli uomini che bisognava pagarli per convincerli ad essere liberi!</p>
<p style="text-align: justify;">Ma i tedesco-orientali corsero invece verso la libertà gratis e in tantissimi, con le lacrime agli occhi e il groppo in gola. Gli organizzatori ebbero paura per questa “fuga” imprevista e, soprattutto, per le sue dimensioni. Alla fine, però, —  come racconta, in una bella intervista, la madrina <a title="Walburga d'Asburgo-Lorena" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Walburga_d%27Asburgo-Lorena">Walburga Asburgo Douglas</a> — «[...] [siamo tornati] <em>indietro  fino al luogo stabilito, nel punto dov’è una torretta di avvistamento, e abbiamo cominciato i preparativi per il pic-nic, con le tovaglie, i cestini, le salsicce, la birra, il vino, la musica, coi motociclisti che facevano la staffetta, gli austriaci con un gruppo di cavalieri che sono arrivati al confine a cavallo, la banda degli ottoni, insomma tutto quello che era stato previsto</em>»[WAL].</p>
<p style="text-align: justify;">Da allora, ogni anno, tra <a title="Sankt Margarethen im Burgenland" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sankt_Margarethen_im_Burgenland">Sankt Margarethen </a>e <a title="Sopronk?hida (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Sopronk%C5%91hida&amp;action=edit&amp;redlink=1">Sopronköhida, </a>il 19 agosto si rinnova il Picnic Paneuropeo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4.</strong> Come potevamo, allora, una volta sollecitati da “quelle” foto, non approfittare delle nostre consuete vacanze sulle montagne austriache per partecipare al Picnic di quest’anno? Certo, l’anno scorso ricorrevano i vent’anni e c’era tanta gente importante, anche la Signora Merkel. Ma pure un anno dopo l’emozione è forte e ci contentiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Raggiungiamo la nostra meta passando da Sopron — la città dove il cardinale Mindzenty  fu tenuto prigioniero dai nazionalsocialisti e nella quale vide entrare e “operare” le truppe “liberatrici” socialcomuniste  [cfr. JM, p.39] —, con qualche difficoltà per la totale assenza di indicazioni (solo una freccia a sinistra che indica il Picnic, sulla strada per Fertöràkos). All’ufficio turistico sanno del posto, ma non hanno altro da darci che una generica cartina, che nemmeno lo comprende e da cui si ricava solo la direzione da prendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono le dieci di mattina e c’è solo qualche visitatore. Il monumento di pietra bianca, che si alza laggiù sul prato verde, ci appare molto bello. Ma non è un giudizio “tecnico”, bensì il tentativo di tradurre in termini estetici la sensazione di calore umano che ci avvolge nel vedere descritta con la pietra un’umanità composita, vecchi e giovani, che riemergono dai sotterranei bui del palazzo crollato del comunismo, e che ancora forti, sorridenti e commossi, salgono abbracciati le scale della libertà e tornano fuori a guardare l’orizzonte. Il pezzo di muro di Berlino incastrato sulla cornice del timpano frontale è l’unico elemento grigio, e mostra — spiega un pannello — come quello che è accaduto qui “<em>abbia accelerato la riunificazione dell&#8217;Europa, e, infine, portato alla caduta del muro di Berlino nella capitale divisa della Germania</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>Fountaine of honour</em>, il monumento regalo dal Giappone —  l’unica nazione non direttamente interessata che, peraltro,  sembra aver contribuito al Picnic —  è una sorta di gazebo in legno, con cinque cuspidi, ed  è decisamente meno “comprensibile”; ma anche la colonna lignea “Memorial” degli organizzatori non è entusiasmante, per la sua somiglianza ad un totem.  </p>
<p style="text-align: justify;">I monumenti più emozionanti, però, sono i due massimamente “realistici”. Ci incamminiamo sulla stradina di ghiaia lungo la quale sono i dodici pannelli illustrati che ricordano i vari momenti del Picnic, l’originale e il ventennale. A metà circa di questo percorso della memoria, incontriamo il primo di essi: un pezzo di filo spinato di “allora”, lasciato così com’era. Alla fine, troviamo il secondo: il traliccio sul quale era ricavata la torretta di controllo su cui operavano i soldati comunisti col mitra e il binocolo. La panchina di legno sotto di esso — incombente ma se Dio vuole non più terrorizzante — è l’occasione per riflettere un po’ e indirizzare una preghiera riconoscente alla Madonna di Fatima. Non abbiamo viveri, ma non rinunciamo al nostro picnic, accontentandoci delle poche more mature che ci offrono i rovi lì intorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo un tendone bianco di plastica lascia presumere che avverrà qualcosa. Un signore che sta lì intorno ci informa che il Picnic avrà inizio alle 17. Torniamo, allora, nella vicina Sankt Margarethen, percorrendo una strada quasi tutta dritta, tra campi coltivati così orizzontali da lasciar già presumere la <em>puszta</em>, fino alla rotonda nell’intersezione con la strada principale. Anche qui, purtroppo, verifichiamo la totale assenza di indicazioni. La Odenburgerstrasse, cioè la strada da cui veniamo, secondo le frecce variamente colorate porta a caffè, vinerie, <em>Freizeitzentrum</em>, <em>privatzimmer</em>, ma non al Picnic. Come spesso accade in Italia, anche in questo piccolo paese austriaco sembra vigere la rimozione della memoria, almeno quando non è congrua con la <em>Vulgata</em> politicamente corretta.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraversando il centro di Rust — il paese delle cicogne — per la visita alla Chiesa dei pescatori e il pranzo nello stesso <em>Heurigen</em> di un quarto di secolo fa, verifichiamo che la crescente denatalità europea qui appare simbolicamente evidente: le disoccupate cicogne sembrano molto più numerose di allora, svolazzanti e rumorose o in piedi, quasi presuntuose, nei loro nidi sugli alti trespoli in corrispondenza dei camini.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, all’ora giusta, torniamo alla “nostra” frontiera, sui prati c’è già qualcuno. Il tendone è aperto e dentro ci sono sedie e tavoli disposti a mo’ di sala conferenze. E’ pronto un palchetto con le bandiere dell’Austria, della Germania e dell’Ungheria. C’è anche una Trabant giallina, esposta pro memoria,  nel cui interno una sorta di bandiera stesa sui sedili ne identifica la proprietà: Lions Club Sopron.</p>
<p style="text-align: justify;">Man mano arrivano le televisioni locali e gli altri partecipanti. Alla fine saranno poco più di un centinaio, con non molti giovani. Si comincia con gli inni nazionali e poi con i discorsi ufficiali, nelle due lingue, da parte di due signori in abito scuro e una signora vestita di bianco. Non è disponibile un programma scritto e non riusciamo a sapere, per i nostri imperdonabili deficit linguistici,  né i nomi né le funzioni degli oratori. Poi, ciascun delegato porta i fiori alla base della colonna simile a un totem. Infine, con una sorta di processione laica, si va fino al grande monumento bianco, a depositare un mazzo di fiori. C’è un bel sole e la gente è compostamente felice. Una giovane e altissima signora ha gli occhi pieni di lacrime, mentre il vecchio soldato in divisa si fa accompagnare dalla moglie intorno al monumento. Si torna sotto il tendone dove uno storico (o un politico, che somiglia molto a Imre Pozsgay) presenta un libro. Ci offrono garbatamente una bottiglietta di acqua. Il tempo di berla e il nostro Picnic finisce, perché l’oratore non è brevissimo e le altre persone dietro il tavolo lasciano presumere un pomeriggio troppo lungo per quel che resta della nostra disponibilità di tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fuori non ci sono né bande di ottoni né odore di salsicce né cavalli e cavalieri austriaci. E temiamo che non arriveranno.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando andiamo via, qualcuno ci guarda incuriosito: forse ha capito che siamo gli unici del “resto del mondo” che hanno partecipato al loro Picnic. Non ci sentiamo orgogliosi. Anzi, ci vergogniamo un po’&#8230; </p>
<p style="text-align: justify;">Andiamo via, però, con una grande ombra: non abbiamo trovato — speriamo che sia solo una nostra disattenzione — nessun simbolo sacro, almeno della sacralità cristiana e “europea”. Eppure a Fatima, la Madonna forse ci ha messo qualcosa di Suo …</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Note:</p>
<p style="text-align: justify; ">[Benedetto XVI] <em>Discorso del Santo Padre</em> <em>Benedetto XVI</em>, Sulmona, 4 luglio 2010, per l’incontro con i giovani nella Cattedrale di Sulmona, in occasione della Visita pastorale. </p>
<p style="text-align: justify; "><em><a href="http://www.totustuus.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=3480">http://www.totustuus.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=3480</a></em></p>
<p style="text-align: justify; ">[TF]  [Thomas Flemming, <em>Il muro di Berlino</em>.<em> Una città divisa in due</em>, trad. it., Be.bra verlag, Berlino 1999]</p>
<p style="text-align: justify; ">[JM]  [József Mindszenty, <em>Memorie</em>, trad. it., Rusconi, Milano 1975]</p>
<p style="text-align: justify; ">[WKP] <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/%20Picnic_paneuropeo"> http://it.wikipedia.org/wiki/ Picnic_paneuropeo</a>, visitato il 28-08-2010.</p>
<p style="text-align: justify; ">[WAL]  Clemente Vanenti<strong>, </strong><em>Il Picnic e il Muro</em>, intervista a Walburga von Absburg, <em>Una città </em>n. 37/1994 Dicembre, <em>  </em>in</p>
<p style="text-align: justify; "><a href="http://www.unacitta.it/newsite/intervista_stampa.asp?rifpag=homepaginestoria&amp;id=721&amp;anno=1994">http://www.unacitta.it/newsite/intervista_stampa.asp?rifpag=homepaginestoria&amp;id=721&amp;anno=1994</a>, visitato il 28-08-2010.</p>
<p style="text-align: justify; ">Cfr. anche:</p>
<p style="text-align: justify; "><a href="http://www.youtube.com/watch?v=tRzOdjfRnQo">http://www.youtube.com/watch?v=tRzOdjfRnQo</a></p>
<p style="text-align: justify; "><a href="http://www.youtube.com/watch?v=n2ArthQUxe4&amp;feature=related">http://www.youtube.com/watch?v=n2ArthQUxe4&amp;feature=related</a></p>
<p style="text-align: justify; "><a href="http://www.youtube.com/watch?v=9NXLJb8DPy4&amp;feature=related">http://www.youtube.com/watch?v=9NXLJb8DPy4&amp;feature=related</a></p>
<p style="text-align: justify; "><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Zugooeej6lg&amp;feature=related">http://www.youtube.com/watch?v=Zugooeej6lg&amp;feature=related</a></p>
<p style="text-align: justify; "><a href="http://www.youtube.com/watch?v=oywBofXgJSU&amp;feature=related">http://www.youtube.com/watch?v=oywBofXgJSU&amp;feature=related</a></p>
<p style="text-align: justify; ">Intervista di Nicholas Brautlecht a Bella Arpad, ufficiale delle truppe di confine ungheresi il 19 agosto 1989 &#8211; <em>Picnic per la libertà</em> – Goethe Institut,</p>
<p style="text-align: justify; "><em> </em>Febbraio 2009 in: <a href="http://www.goethe.de/ges/pok/dos/dos/mau/auf/it4236972.htm">http://www.goethe.de/ges/pok/dos/dos/mau/auf/it4236972.htm</a>, visitato il 28-08-2010</p>
<p style="text-align: justify; "> </p>
<p style="text-align: justify; "> <em>Guido Verna, 28 agosto 2010</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>UN LIBRO CHE DIMOSTRA COME IL MODELLO DEL MULTICULTURALISMO SIA FALLIMENTARE</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 09:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4951" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-4951" href="http://www.recensioni-storia.it/un-libro-che-dimostra-come-il-modello-del-multiculturalismo-sia-fallimentare/burka-france3"><img class="size-medium wp-image-4951" title="Burka in Francia " src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/09/burka-france3-300x300.jpg" alt="burka-france3" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">IL MULTICULTURALISMO POSSIBILE</p></div>
<p>Tramite il sito di &#8220;<em>Informazione corretta</em>&#8221; riportiamo dal FOGLIO del 02 settembre 2010, a pag. 2, l&#8217;articolo di Giulio Meotti dal titolo: <em>Deutschlandistan, Germania politicamente corretta scossa dal libro del giudice suicida</em>:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il suo ultimo segno di vita è stato un sms alla famiglia: “Tutto questo è troppo per me”. Poi il suicidio, o presunto tale. C’è mistero sulla fine del giudice donna Kirsten Heisig, che si dice non abbia retto al lavoro massacrante che svolgeva da anni. Era la più nota e agguerrita giudice minorile di tutta la Germania. Nel suo libro, inviato all’editore prima di morire e che porta il titolo emblematico di “La fine della pazienza”, Heisig adesso declama, ma dall’aldilà, la fine del multiculturalismo tedesco. Il libro non lo ha scritto dall’empireo delle idee, ma dal campo, raccontando il fallimento della società dell’accoglienza e dell’integrazione, sentenza dopo sentenza. Heisig dipinge la Berlino che nessun turista vede mai: un calderone di criminalità, ghetti multiculturali, immigrazione anarchica e leggi inservibili. In un paese già segnato dal “caso Sarrazin”, il banchiere centrale di sinistra che ha criticato duramente l’islam in Germania (ma è anche accusato di antisemitismo), arriva ora il pamphlet esplosivo del “giudice coraggio” suicida (è la tesi prevalente) pochi giorni prima dell’uscita del volume. “Das Ende der Geduld”, questo il titolo del libro, è in testa alla saggistica tedesca secondo la classifica dello Spiegel. La Germania è sotto choc nell’apprendere, tramite Heisig, che bande di criminali mediorientali stanno introducendo illegalmente in Germania bambini palestinesi sottratti dai campi profughi del medio oriente. La legge tedesca, peraltro, nulla può sui minori di quattordici anni: non possono nemmeno essere rimpatriati. Il magistrato tedesco lavorava nel più grande ghetto multiculturale nella parte ovest di Berlino, dove delle 300mila persone il 40 per cento è composto da immigrati e dove regna un tasso di disoccupazione del 19 per cento. “Richterin Gnadenlos”, è così che Heisig veniva chiamata: il giudice senza pietà, o anche il “terrore di Neukölln”. Neukölln, capitale meticcia nel cuore della capitale tedesca a ridosso della linea dell’ex Muro, è il paesaggio di rovine e illusioni che fa da sfondo al pamphlet. Un quartiere che i media chiamano “Problemkieze”, problematici. O con un’altra formula icastica, il “miniprincipato ottomano” di Germania, fondato sulla frutta e sui commerci. Un misto di rigetto e autoisolamento: turchi con turchi, tamil con tamil, arabi con arabi in un puzzle scomposto di 139 etnie. Le donne, coperte dal chador islamico, camminano qualche passo dietro all’uomo. “Qui, alcuni vivono come nel medioevo”, ha ammesso Heinz Buschkowsky, il sindaco di Neukölln, un altro socialdemocratico che da tempo ha rotto con i tabù del multiculturalismo. Qui, alle elementari, il 95 per cento dei bambini non parla il tedesco come madre lingua e molti non lo parlano proprio. Non bastasse, luoghi di culto cristiani sono stati venduti a comunità musulmane per essere trasformati in centri islamici. Il quartiere dove lavorava Heisig ha la più alta percentuale di “delitti d’onore”. Donne “colpevoli” di vivere, vestirsi e amare all’occidentale. Padri, fratelli e mariti che uccidono figlie, sorelle, mogli. Botte, coltellate, colpi di pistola. Spesso mai denunciate alla polizia. “I giovani turchi e arabi non sono interessati ai valori e alle leggi della Germania”, si legge nel libro di Heisig. “Sono indifferenti al sistema”. Nella capitale tedesca, ricorda il magistrato, “circa il 90 per cento dei criminali che compiono almeno trenta reati l’anno ha un background migratorio, il 45 per cento è di origini arabe, il 34 per cento ha radici turche”. Viviamo in una società, attacca Heisig, in cui i problemi vengono ignorati consapevolmente, “per tradizione da parte degli immigrati e per comodità da parte dei tedeschi”. La soluzione proposta dall’autrice è un taglio dei benefici sociali del generosissimo welfare germanico. Ma “vorrei che le future generazioni avessero le stesse possibilità che ho avuto io”, conclude sconsolata Heisig.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Oggi il mistero circonda il suicidio dell’autrice, anche perché – secondo i più – il suo libro fin troppo ingombrante lascia immaginare una possibile vendetta delle gang criminali islamiche</strong></em>.&#8221;</p>
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		<title>CADUTA DEL MURO: CHI HA RUBATO LA MARMELLATA?</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 05:46:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni i mass media hanno dato largo spazio alla celebrazione del ventennale della caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989-9 novembre 2009). Per l’occasione, insieme all’immancabile concerto dinanzi alla porta di Brandeburgo, molti statisti europei si sono dati appuntamento a Berlino per ricordare l’evento. Ciò che è mancato in tutto questo “revival” – almeno così ci sembra – è l’illustrazione storica e politica delle ragioni che portarono prima alla costruzione e poi all’abbattimento di quel Muro. Indubbiamente si è parlato di libertà ritrovata per la Germania e per l’Europa orientale: ma chi e perché aveva sottratto quella libertà?    Ecco allora che emerge – come al solito – quell’invincibile pudore che sfocia nell’autocensura ogni qual volta bisogna guardare in faccia una realtà – nuda e cruda – che non offre il destro a troppi distinguo. Il leitmotiv di una nota canzoncina per bambini di qualche anno fa diceva: “Chi ha rubato la marmellata?”. Anche noi possiamo ripetere e parafrasare: “Chi ha rubato la libertà all’Europa?” Ebbene la risposta è: il comunismo! E’ l’ideologia marxista-leninista, comprensiva di tutte le sue varianti socialiste, che ha creato migliaia di gulag in Russia e nell’Europa Orientale, dove sono morti più innocenti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong><br />
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<p><a rel="attachment wp-att-3552" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=3552"><img class="alignleft size-medium wp-image-3552" title="caduta-muro-berlino-2" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/11/caduta-muro-berlino-2-300x264.jpg" alt="caduta-muro-berlino-2" width="300" height="264" /></a>In questi giorni i mass media hanno dato largo spazio alla celebrazione del ventennale della caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989-9 novembre 2009). Per l’occasione, insieme all’immancabile concerto dinanzi alla porta di Brandeburgo, molti statisti europei si sono dati appuntamento a Berlino per ricordare l’evento.</p>
<p>Ciò che è mancato in tutto questo “revival” – almeno così ci sembra – è l’illustrazione storica e politica delle ragioni che portarono prima alla costruzione e poi all’abbattimento di quel Muro. Indubbiamente si è parlato di libertà ritrovata per la Germania e per l’Europa orientale: ma chi e perché aveva sottratto quella libertà?   </p>
<p>Ecco allora che emerge – come al solito – quell’invincibile pudore che sfocia nell’autocensura ogni qual volta bisogna guardare in faccia una realtà – nuda e cruda – che non offre il destro a troppi distinguo. Il leitmotiv di una nota canzoncina per bambini di qualche anno fa diceva: “Chi ha rubato la marmellata?”. Anche noi possiamo ripetere e parafrasare: “Chi ha rubato la libertà all’Europa?” Ebbene la risposta è: il comunismo! E’ l’ideologia marxista-leninista, comprensiva di tutte le sue varianti socialiste, che ha creato migliaia di gulag in Russia e nell’Europa Orientale, dove sono morti più innocenti di quanti ne abbia ammazzati Hitler (cfr.: Il libro nero del comunismo).</p>
<p>E’ la risposta che mass media e intellettuali spesso si vergognano di proclamare, o al massimo lo fanno a mezza voce… E’ come se un certo “bon ton” culturale continui a impedire di gridare che il re – il marxismo nelle sue varie applicazioni &#8211; è nudo. Invece di raccontare che l’implosione dell’Unione Sovietica è stata la tragica conseguenza di fallimentari premesse ideologiche, anticristiane al pari di quelle del nazionalsocialismo, si persiste nello sforzo di “battezzare” il marxismo, confondendo fraudolentemente “poveri” con “proletari”, povertà evangelica con lotta di classe, liberazione dal peccato con liberazione “sociale”, pace con pacifismo, e via di questo passo. E’ l’estrinsecarsi di un (assurdo) complesso di inferiorità nei confronti della modernità, e nella fattispecie di quella particolare espressione della modernità che è il socialismo.</p>
<p>A volte sembra che la nostalgia per gli anni ’60-’80 del secolo scorso la faccia ancora da padrone, la nostalgia per quei circoli “illuminati e progressisti” che produssero prima i “cristiani per il socialismo” e poi la teologia della liberazione …</p>
<p>Ma tutelando il “mito” si è complici nel mantenere in piedi i muri ideologici che ancora oggi persistono: in Cina, in Vietnam, in Corea del Nord, a Cuba, in Venezuela…</p>
<p>Soprattutto si viene meno ad un preciso dovere di informazione e di formazione nei confronti delle nuove generazioni, che talora neppure sanno che cosa sia stata la cortina di ferro.</p>
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		<title>STORIA DELLA LITUANIA: IDENTITA&#8217; CRISTIANA DI UN POPOLO (2^ parte)</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Aug 2007 18:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La &#8220;Repubblica delle due Nazioni&#8221; con i suoi territori posti nel cuore dell&#8217;Europa faceva gola agli avversari di sempre: Russi e Prussiani. Così nonostante la Lituania e la Polonia avessero superato in modo sostanzialmente indolore il periodo delle guerre di religione a cavallo fra il XVI e il XVII secolo, nel 1766 l&#8217;assolutismo regio e l&#8217;incipiente illuminismo decretarono la fine dell&#8217;indipendenza lituano-polacca. La zarina di Russia Caterina II(1729-1796) e il re di Prussia Federico II (1712-1786), sovrani tanto assolutistici quanto imbevuti dei nuovi ideali illuministici, nel nome di un&#8217;astratta uguaglianza pretesero che le minoranze di Ortodossi e Protestanti godessero dei medesimi privilegi riservati alla maggioranza cattolica. Era più che altro il pretesto che serviva ad aprire la crisi internazionale e a far intervenire le truppe russo-prussiane, che puntualmente oltrepassarono i confini sconfiggendo i Cattolici. Tra le prime misure adottate vi fu la deportazione di due vescovi. Era l&#8217;inizio della fine: non solo dell&#8217;indipendenza politica ma anche del ruolo pubblico del cattolicesimo all&#8217;interno della società civile. Di lì a pochi anni, nel 1795, Russia, Prussia ed Austria si spartirono il territorio della &#8220;Repubblica delle due Nazioni&#8220;; la parte lituana confluì quasi interamente nella zona di influenza russa. I primi a pagarne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Arial" size="3"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/08/lituania_banner_index.miniatura.jpg" id="image273" alt="lituania_banner_index.jpg" height="81" /> La &#8220;<em>Repubblica delle due Nazioni</em>&#8221; con i suoi territori posti nel cuore dell&#8217;Europa faceva gola agli avversari di sempre: Russi e Prussiani. Così nonostante la Lituania e la Polonia avessero superato in modo sostanzialmente indolore il periodo delle guerre di religione a cavallo fra il XVI e il XVII secolo, nel 1766 l&#8217;assolutismo regio e l&#8217;incipiente illuminismo decretarono la fine dell&#8217;indipendenza lituano-polacca. La zarina di Russia Caterina II(1729-1796) e il re di Prussia Federico II (1712-1786), sovrani tanto assolutistici quanto imbevuti dei nuovi ideali illuministici, nel nome di un&#8217;astratta uguaglianza pretesero che le minoranze di Ortodossi e Protestanti  godessero dei medesimi privilegi riservati alla maggioranza cattolica. <span id="more-274"></span></font></p>
<p><font face="Arial">Era più che altro il pretesto che serviva ad aprire la crisi internazionale e a far intervenire le truppe russo-prussiane, che puntualmente oltrepassarono i confini sconfiggendo i Cattolici. Tra le prime misure adottate vi fu la deportazione di due vescovi. Era l&#8217;inizio della fine: non solo dell&#8217;indipendenza politica ma anche del ruolo pubblico del cattolicesimo all&#8217;interno della società civile. Di lì a pochi anni, nel 1795, Russia, Prussia ed Austria si spartirono il territorio della &#8220;<em>Repubblica delle due Nazioni</em>&#8220;; la parte lituana confluì quasi interamente nella zona di influenza russa.  </font><font face="Arial" size="3">I primi a pagarne le conseguenze furono i rappresentanti della Chiesa uniate, e cioè di  quella parte della Chiesa ortodossa che nell&#8217;ottobre del 1596 &#8211; con l&#8217;Unione di Brest -, pur conservando la propria liturgia, aveva riconosciuto formalmente la supremazia del pontefice romano. </font><font face="Arial" size="3">Durante il regno dello zar Nicola I (1825-1855) la politica accentratrice russa cercò di realizzare nell&#8217;impero la triplice unità: religiosa (ortodossa), politica e nazionale. </font><font face="Arial" size="3">Il governatore russo <em>Muravev</em> divenne tristemente famoso come l&#8217;&#8221;<em>impiccatore di Vilnius</em>&#8220;.</font></p>
<p><font face="Arial"><em>Muravev</em> iniziò la sua attività dichiarando che avrebbe impiccato qualche sacerdote, così che nel giro di 40 anni non vi sarebbero stati più Lituani nè Lituania.</font><font face="Arial" size="3">Lo stato d&#8217;assedio veniva giustificato dal fatto che i Lituani (come del resto i Polacchi) continuavano a festeggiare l&#8217;Unione di Lublino. La maggior parte dei monasteri venne chiusa e i beni ecclesiastici confiscati. Le misure anti-cattoliche prenderanno via via corpo, fino ad arrivare nel 1863 alla proibizione perfino dei caratteri latini &#8211; a favore del cirillico &#8211; nella stampa di libri, giornali e testi liturgici: è il periodo del cosiddetto &#8220;<em>bando della stampa</em>&#8221; in lingua lituana, che durerà sino al 1904 e che porterà, per reazione, allo sviluppo del fenomeno dei &#8220;<em>contrabbandieri di libri</em>&#8220;, quale estremo tentativo di mantenere in vita la cultura nazionale lituana. Nel 1904 il governo zarista, resosi conto della propria politica fallimentare, abolì il divieto di pubblicare in caratteri latini. Intanto andava maturando con sempre maggiore convinzione l&#8217;aspirazione all&#8217;indipendenza nazionale. Così, fra rivolte e rivoluzioni, in cui un peso sempre maggiore andrà acquisendo il movimento socialista, si giungerà alla prima guerra mondiale. Durante il 1914 e il 1915 il Paese fu campo di battaglia per gli opposti eserciti di Russia e Germania, e venne completamente devastato tanto che Papa Benedetto XV avvertì la necessità di proclamare, per il 20 maggio 1917, la Giornata Mondiale della Lituania: intendeva così attirare l&#8217;attenzione del mondo sulle immani sofferenze patite da quel popolo. </font><font face="Arial" size="3">Dopo una prima dichiarazione di indipendenza del 16 febbraio 1918 (riconosciuta solo dalla Germania in funzione anti-russa), nel 1919 la Lituania ottenne il momentaneo riconoscimento della Russia ormai sovietica, e quindi quello internazionale.</font><font face="Arial" size="3">In questo periodo importante fu l&#8217;intermediazione vaticana &#8211; che si avvaleva della nunziatura apostolica di Monaco di Baviera, guidata dal futuro Papa Pacelli &#8211;  fra Polonia e Lituania. A dividere le due antiche Nazioni sorelle restava il problema di <em>Vilnius</em>, capitale morale del Paese, ma rivendicata dai Polacchi in quanto la maggioranza della popolazione della città  era proprio di nazionalità polacca. Nell&#8217;ottobre del 1920, sulla scia della vittoria polacca sull&#8217;Armata Rossa, miracolosamente fermata sulla Vistola, Varsavia strappò <em>Vilnius</em> ai Lituani, che si videro costretti a proclamare <em>Kaunas</em> capitale provvisoria del Paese.</font></p>
<p><font face="Arial" size="3">Il periodo fra le due guerre mondiali fu caratterizzato comunque da una relativa tranquillità, che consentì il rilancio dell&#8217;associazionismo cattolico, con notevoli risvolti sociali e culturali. La stampa cattolica in particolare crebbe moltissimo negli anni dell&#8217;indipendenza: nel 1935 si contavano 28 periodici cattolici, con un totale di oltre 7 milioni di copie circolanti. La Società di San Casimiro, che fu la più grande casa editrice dell&#8217;epoca, non a caso fu fra le prime imprese ad essere nazionalizzate dall&#8217;occupazione sovietica. Lo &#8220;scellerato&#8221; patto Ribbentrop-Molotov del settembre 1939 aveva previsto, infatti, che la Lituania e gli altri Stati baltici dovessero gravitare nell&#8217;area di influenza sovietica. </font></p>
<p><font face="Arial">La Lituania, con il miraggio della restituzione di <em>Vilnius</em>, fu di fatto costretta a firmare patti di mutua assistenza con l&#8217;Unione Sovietica, che installò basi militari nel Paese. Così bastò solo un pretesto perchè, nel giugno del 1940, l&#8217;Armata Rossa invadesse la Lituania, l&#8217;Estonia e la Lettonia: &#8220;<em>Una volta occupato il territorio, i sovietici organizzarono subito la struttura dell&#8217;NKVD (sigla che dopo la guerra sarebbe stata cambiata per la ben più tristemente nota KGB), guidata dal segretario del Partito comunista lituano Ananas Snieckus</em>&#8221; (pag.143). </font><font face="Arial" size="3">Un decreto impose la separazione fra Stato e Chiesa, preludio delle solite misure vessatorie: chiusura dei seminari, proibizione della stampa cattolica, divieto di insegnare la religione cattolica nelle scuole, abolizione del concordato con la Santa Sede Nei primi giorni di giugno del 1941 iniziarono le deportazioni di massa verso la Siberia (almeno 35.000 persone, ma molti di più furono i deportati estoni e lettoni), deportazioni bloccate quasi sul nascere dall&#8217;arrivo dell&#8217;armata tedesca alla fine dello stesso mese di giugno. </font><font face="Arial" size="3">Ma ben presto i liberatori rivelarono le loro reali intenzioni. Instaurata un&#8217;amministrazione civile tedesca, si calcola che &#8221; <em>oltre 50.000 persone venissero giustiziate durante l&#8217;occupazione tedesca Il terrore nazista si concentrò soprattutto contro gli Ebrei: alla fine dell&#8217;occupazione tedesca, nel 1944, il 90% degli Ebrei locali (circa 200.000 persone) era stato sterminato</em>&#8221; (Storia della Lituania, <em>Claudio Carpini</em>, Città Nuova Editrice, Roma, 2007, pag.145).</font></p>
<p><font face="Arial" size="3">Roberto Cavallo</font></p>
<p><font face="Arial" size="3"><strong><font face="Arial" size="3"></font></strong></font><font face="Arial" size="3"></font><font face="Arial" size="3"></font><font face="Arial" size="3"></font><font face="Arial" size="3"></font><font face="Arial" size="3"></font><font face="Arial" size="3"><strong>  </strong></font></p>
<p><font face="Arial" size="3">   </font></p>
<p><font face="Arial" size="3"> </font></p>
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