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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Indonesia</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>ZENIT.ORG INFORMA: NUMEROSE LE CHIESE CRISTIANE AL CENTRO DI ATTENTATI IN INDONESIA (di Nieves San Martin)</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 04:31:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>

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JAKARTA, venerdì, 28 maggio 2010 (ZENIT.org).- Nel corso del 2009 e fino a questo momento, in Indonesia numerose Chiese cristiane hanno subito minacce, revoche di permessi, attentati e incendi che hanno provocato ingenti danni.
 
 Theophilus Bela, presidente del Forum di Comunicazione Cristiana di Jakarta e segretario generale della Commissione delle Religioni per la Pace dell’Indonesia, ha [...]]]></description>
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<div id="attachment_4349" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-4349" href="http://www.recensioni-storia.it/zenit-org-informa-numerose-le-chiese-cristiane-al-centro-di-attentati-in-indonesia-di-nieves-san-martin/indonesia-islamic-sect"><img class="size-medium wp-image-4349" title="Indonesia Islamic Sect" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/05/INDONESIA_-_folla_di_simpatici_estremisti-300x229.jpg" alt="In Indonesia si fa sempre più pericolosa la pressione dei musulmani radicali contro i cristiani" width="300" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">In Indonesia si fa sempre più pericolosa la pressione dei musulmani radicali contro i cristiani</p></div>
<p>JAKARTA, venerdì, 28 maggio 2010 (ZENIT.org).- Nel corso del 2009 e fino a questo momento, in Indonesia numerose Chiese cristiane hanno subito minacce, revoche di permessi, attentati e incendi che hanno provocato ingenti danni.</p>
<p> </p>
<p> Theophilus Bela, presidente del Forum di Comunicazione Cristiana di Jakarta e segretario generale della Commissione delle Religioni per la Pace dell’Indonesia, ha girato a ZENIT una lista non esaustiva delle chiese attaccate dall’anno scorso fino al maggio di quest’anno.</p>
<p>Nell’ottobre 2009, le autorità locali hanno ordinato alla chiesa parrocchiale cattolica di Santa Maria a Purwakarta di fermare i lavori di costruzione. La parrocchia aveva già la licenza e ha iniziato a costruire. Una folla di musulmani ha quindi manifestato contro le autorità locali e ha chiesto di interrompere i lavori. Per paura, le autorità hanno revocato la licenza. Il Vescovo di Bandung ha organizzato una squadra di avvocati per portare il caso davanti al Tribunale Amministrativo Statale del luogo  e ha vinto la causa.</p>
<p>Nella parrocchia cattolica di San Giovanni Battista a Parung, Bogor, nel 2008 è stato impedito al parroco di celebrare la Pasqua. I fedeli sono stati anche costretti a celebrare l’ultimo Natale in un edificio governativo vicino. Ci sono stati problemi anche in occasione dell’ultima Pasqua, e ai parrocchiani non è stato permesso di celebrare la Messa dell’Ascensione nella propria chiesa. La parrocchia ha oltre tremila fedeli. Ha chiesto ormai da molto tempo la licenza per costruire il proprio edificio. Nel 2005, le autorità locali hanno respinto la richiesta di permesso; un religioso radicale del consiglio degli ulema si oppone.</p>
<p>La parrocchia cattolica di Sant’Alberto a Taman, Harapan Indah, Bekasi, è stata attaccata il 17 dicembre 2009. Gli assalitori musulmani avevano con sé della benzina, ma la polizia è arrivata in tempo per evitare che incendiassero la chiesa.</p>
<p>La cappella cattolica di Capar, Cirebon, è stata minacciata dal gruppo radicale “Movimento Musulmano di Riforma” il 18 febbraio 2010.</p>
<p>La parrocchia cattolica di Santa Maria Immacolata a Kali Deras, Jakarta Barat, era in via di costruzione. Ha già il permesso per i lavori, ma un religioso radicale musulmano ha chiuso la via d’accesso al luogo dei lavori il 12 marzo scorso, senza che la polizia intervenisse in alcun modo.</p>
<p>La scuola cattolica di San Roberto Bellarmino, a Jatibening, Bekasi, è stata attaccata il 7 maggio scorso da una folla di musulmani che ha rotto le finestre dell’edificio. La polizia è riuscita a evitare un altro attacco il giorno dopo.</p>
<p>Sono state attaccate anche varie chiese della Chiesa Cristiana Protestante Batak. Il permesso di costruzione del tempio a Pesanggrahan, Depok, vicino alla capitale, è stato revocato nel marzo 2009 dal sindaco. La Chiesa ha portato il caso davanti al Tribunale Amministrativo Statale a Bandung e ha vinto la causa. Il sindaco di Depok appartiene al partito islamico Giustizia e Prosperità.</p>
<p>Altre chiese della stessa confessione sono state prese di mira. A Parung Panjang, Bogor, la chiesa è stata distrutta dalle autorità locali il 21 luglio 2009. La Chiesa locale ha portato il caso di fronte alla Commissione Nazionale per i Diritti Umani il giorno dopo; a Jakabaring, Palembang, nel sud di Sumatra, le autorità locali hanno costretto alla chiusura il 6 giugno 2009.</p>
<p>A Jalan Bogor, a Jakarta, c’è stato un attentato con una bomba il 4 ottobre 2009; a Simpang Murai, Dumai, nell’isola di Sumatra, una chiesa è stata distrutta dalle autorità locali il 18 marzo 2009; a Tambun, Bekasi, un’altra è stata attaccata da una folla di radicali musulmani il giorno di Natale. Le autorità locali hanno chiuso la chiesa, e i servizi domenicali sono stati celebrati in strada.</p>
<p>A Karawang la chiesa è stata chiusa dalla polizia il 24 gennaio 2010 per le proteste di una folla di musulmani radicali, ma con l’aiuto del sindaco il tempio è stato riaperto il 3 marzo; a Bekasi, una chiesa è stata minacciata dalle autorità locali locali fino alla chiusura, il 5 gennaio 2010; a Sibuhun, Tapanuli Selatan, Sumatra del nord, un’altra chiesa è stata incendiata da fanatici musulmani il 22 gennaio scorso, dopo la preghiera del venerdì in una moschea vicina. Gli estremisti hanno anche incendiato la casa del pastore.</p>
<p>La chiesa della Chiesa Cristiana di Giava, a Solo, ha visto interrotte le sue attività sociali da una folla di estremisti musulmani durante il digiuno del Ramadan nel settembre 2009. La chiesa serviva pasti economici ai musulmani poveri durante il digiuno.</p>
<p>Sempre a proposito della stessa confessione, la chiesa a Sukorejo, Kendal, è stata incendiata la notte prima di Pasqua, il 4 aprile scorso, ma il pastore ha detto a Theophilus Bela che i vicini “hanno aiutato a spegnere il fuoco e solo la facciata della chiesa ha subito dei danni”, per cui viene utilizzata ancora; a Ciranjang, Cianjur, la chiesa ha difficoltà a ottenere la licenza.</p>
<p>La chiesa della Chisa Cristiana del sud di Sumatra, a Lampung, è stata presa a sassate il 5 giugno 2009.</p>
<p>La chiesa della Chiesa Bethel Indonesiana a Bekasi Utara è stata attaccata con una bomba il 3 ottobre 2009. Un’altra chiesa di questa confessione è stata attaccata a Duren Sawit, Jakarta: duecento estremisti musulmani si sono scagliati contro il tempio il 14 febbraio scorso.</p>
<p>La chiesa della Chiesa Cristiana Battista di Jakarta a Tangerang, Banten, ha difficoltà da anni a causa delle autorità locali e delle folle radicali vicine. Solo il giorno di Natale del 2009 ha ottenuto un permesso speciale della polizia per celebrare nella chiesa. Ora non può celebrare i servizi domenicali nell’edificio.</p>
<p>Una chiesa pentecostale a Temanggung, Java centrale, è stata incendiata da una folla estremista domenica 6 dicembre 2009.</p>
<p>La chiesa della City Blessing Church, a Karawaci, Tangerang, Banten, Giava occidentale, ha ricevuto minacce dalla folla il 10 febbraio 2010.</p>
<p>La chiesa della Chiesa Pentecostale dell’Indonesia, a Sibuhun, Tapanuli Selatan, Sumatra del nord, è stata incendiata da fanatici musulmani lo stesso giorno della precedente.</p>
<p>La chiesa della Missione Evangelica a Jakarta ha avuto difficoltà con il permesso per una manifestazione del gruppo radicale musulmano “Fronte dei Difensori Musulmani”, nel novembre 2009.</p>
<p>La chiesa “Galilea”, della Chiesa Protestante dell’Indonesia Occidentale, a Taman Galaxi, Bekasi, è stata attaccata da organizzazioni radicali musulmane il 15 febbraio 2010.</p>
<p>La folla ha chiuso la chiesa ed ha collocato le proprie bandiere in cima all’edificio. I lavori del tempio non sono ancora terminati.</p>
<p>Un tempio della Chiesa Cristiana dell’Indonesia, a Taman Yasmin, Bogor, è stato attaccato da gruppi radicali musulmani il 18 marzo 2010 e poi chiusa dalle autorità. Ora le funzioni religiose vengono celebrate in strada.</p>
<p>Wisma BPK Penabu, il centro educativo dell’organizzazione educativa cristiana Penabur, a Cibereum, Cisarua, Bogor, è stato dato alle fiamme dagli estremisti musulmani il 27 aprile 2010. Sono state incendiate anche due automobili e sette case dei lavoratori.</p>
<p>Theophilus Bela conclude chiedendo preghiere per i cristiani dell’Indonesia e affermando: “Devo ammettere che la lista non è completa perché ho ricevuto informazioni da Bandung, Giava occidentale, per cui c’erano altre chiese che avevano problemi nella zona”.</p>
<p>“Di recente – ha aggiunto – ci sono state anche notizie allarmanti da parte del Consiglio Nazionale delle Chiese, per il quale ci sarebbero circa dieci chiese cristiane a Mojokerto, Giava centrale, che hanno avuto problemi con le autorità locali”.</p>
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		<title>ASIA: MINORANZE CRISTIANE IN PERICOLO (L&#8217;Ora del Salento, 1 novembre 2008, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Nov 2008 05:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edizioni Angelo Guerini & Associati]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Indonesia]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEO-POLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)
Qui nell’Aceh, come in Arabia Saudita o in Iran, la polizia religiosa – wilayatul hisbah, che significa “pattuglia del vizio e della virtù” –controlla la corretta applicazione della sharia. Dal 2006 in poi la polizia religiosa ha chiuso vari saloni di bellezza, arrestando le ragazze che vi indossavano jeans o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OSSERVATORIO GEO-POLITICO</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">(a cura di Roberto Cavallo)</span></p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/11/56721.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-779" title="56721" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/11/56721-282x300.jpg" alt="" width="282" height="300" /></a><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Qui nell’<em>Aceh</em>, come in Arabia Saudita o in Iran, la polizia religiosa – <em>wilayatul<span> </span>hisbah</em>, che significa “pattuglia del vizio e della virtù” –controlla la corretta applicazione della sharia.<span> </span>Dal 2006 in poi la polizia religiosa ha chiuso vari saloni di bellezza, arrestando le ragazze che vi indossavano jeans o T-shirt e gli uomini sorpresi a farsi tagliare i capelli dalle donne. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In Indonesia su una popolazione di 245 milioni di abitanti i musulmani costituiscono l’88%. Il Paese è tuttora improntato al nazionalismo e al laicismo ereditato dai tempi di <strong>Suharto</strong>; ma negli ultimi anni l’influenza dei partiti religiosi di ispirazione musulmana si è fatta via via crescente. Il caso eclatante, come si è visto, è la provincia di <em>Aceh</em>, dove ormai vige la sharia; ma anche nel resto del Paese si respira un diverso clima politico. Se in passato un non musulmano poteva occupare cariche di rilievo (governatore della banca centrale, capo delle forze armate, ministro) oggi questa eventualità si è fatta più improbabile. Il dibattito politico per introdurre la poligamia è diventato acceso. Dal 2002 il terrorismo islamico ha colpito con inusuale violenza centri importanti, come Bali e Giacarta. Sulla scia di attentati ed omicidi, nel 2005 anche tre studentesse cristiane furono uccise a Poso, nell’isola di <em>Sulawesi</em>, pagando con la vita l’escalation fondamentalista. L’omicidio delle tre studentesse cristiane è il sintomo della persistente ostilità che vari gruppi militanti islamici manifestano nei confronti delle minoranze religiose. Ma anche il governo nazionale spesso non ha offerto segnali incoraggianti. </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il quotidiano “<em>Repubblica</em>” del <span>21 settembre 2006</span> riportava la notizia dei tre cattolici fucilati nella provincia indonesiana di <em>Sulawesi</em>. Erano stati condannati a morte nel 2001 con l’accusa infamante di aver capeggiato l&#8217;anno precedente un attacco ad una scuola islamica di Poso in cui erano stati uccisi oltre 200 musulmani. Il sanguinoso episodio era avvenuto in un periodo di violenti scontri tra le due confessioni religiose. Secondo diverse organizzazioni umanitarie, in realtà l&#8217;iter giuridico che ha portato alle sentenze di condanna è stato viziato da varie irregolarità, quali testimonianze non ascoltate e prove non accettate. Un funzionario di polizia trinceratosi dietro l&#8217;anonimato ha riferito che <em>Fabianus Tibo</em>, <em>Marianus Riwu</em> e <em>Dominggus Silva</em> sono stati giustiziati nei pressi dell&#8217;aeroporto di Palu, capoluogo della provincia. In un primo momento l&#8217;esecuzione era stata fissata per agosto, ma all&#8217;ultimo momento fu rinviata per le manifestazioni inscenate da migliaia di indonesiani e per un appello lanciato da Papa Benedetto XVI. Il presidente <em>Susilo Bambang Yudhoyono</em> ha respinto la richiesta di grazia avanzata dai tre condannati, che avevano invocato clemenza. Padre Federico Lombardi, direttore della sala Stampa del Vaticano, si è detto sgomento per la notizia dell&#8217;esecuzione: &#8220;<em>E&#8217; una notizia tristissima e dolorosa. Ogni volta che viene eseguita una pena capitale è una sconfitta per l&#8217;umanità. Spiace che gli sforzi fatti da varie organizzazioni, tra cui anche Sant&#8217;Egidio, non abbiano avuto successo. Anche il Papa era intervenuto con un appello</em>&#8220;. </span></p>
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