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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Iran</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>IRAN: AVANTI COL PROGRAMMA NUCLEARE</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 04:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un estratto di un articolo del giornalista Carlo Panella, comparso su &#8220;Libero&#8221; del 29 giugno 2010:
&#8220;«Abbiamo deciso una punizione per insegnare all’Occidente come si dialoga con le altre nazioni»: i disastri provocati dalla fallimentare strategia del dialogo con l’Iran di Barack Obama non cessano mai. Dopo aver verificato che le sanzioni deliberate dall’Onu sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo un estratto di un articolo del giornalista Carlo Panella, comparso su &#8220;Libero&#8221; del 29 giugno 2010:</p>
<p>&#8220;«Abbiamo deciso una punizione per insegnare all’Occidente come si dialoga con le altre nazioni»: i disastri provocati dalla fallimentare strategia del dialogo con l’Iran di Barack Obama non cessano mai. Dopo aver verificato che le sanzioni deliberate dall’Onu sono solo di facciata, dopo aver visto che al G8 Obama non è riuscito che a far uscire il solito comunicato contro l’Iran pieno di aria fritta, Ahmadinejad si sente ora tanto forte da bacchettare sulle dita Obama “punendolo”, prospettandogli un nuovo “dialogo”, ma non prima di due mesi. Ahmadinejad aggiunge che, per punire gli Usa e l’Occidente per la loro “cattiva educazione”, l’Iran ha deciso di imporre nuove condizioni per la trattativa: «In primo luogo l’Occidente deve dichiarare la posizione in merito alle armi nucleari del regime sionista, poi deve chiarire se è disposto a impegnarsi con le norme del trattato Tnp e infine se vuole arrivare a un risultato di amicizia o inimicizia con questo dialogo che deve avere per base la “Dichiarazione di Teheran”di Iran, Turchia e Brasile». Scherno che si somma a scherno, perché la “Dichiarazione di Teheran” era una palese presa in giro, perché il meccanismo di trasferimento all’estero del materiale nucleare deciso con Lula e Erdogan facilitava, anziché impedire, l’arricchimento al 90% dell’uranio e quindi la costruzione dell’atomica. Prospettiva ormai concretissima tanto che due giorni fa il capo dei servizi segreti americani Leon Panetta ha ammesso che l’Iran «potrebbe impiegare un anno ad arricchire ulteriormente l’uranio e a fabbricare la bomba e un altro anno a sviluppare un sistema operativo per utilizzare quest’arma&#8230;&#8221;</p>
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		<title>IRAN: LE DIVISIONI FRA GLI AYATOLLAH (Rubrica radiofonica &#8220;L&#8217;Internazionale&#8221;, 26 giugno 2009)</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 07:29:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[RUBRICA RADIOFONICA  "L'INTERNAZIONALE"]]></category>

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		<description><![CDATA[Ascolta nel Salento su Radio Queen Italia (100.8):
IRAN. LE DIVISIONI FRA GLI AYATOLLAH

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ascolta nel Salento su Radio Queen Italia (100.8):</p>
<p><a rel="attachment wp-att-2821" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2821">IRAN. LE DIVISIONI FRA GLI AYATOLLAH</a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-2825" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2825"><img class="alignleft size-medium wp-image-2825" title="Iran_1243219119" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/07/Iran_1243219119-300x195.jpg" alt="Iran_1243219119" width="300" height="195" /></a></p>
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		<title>ALLE ORIGINI DELLA RIVOLUZIONE KHOMEINISTA NELL&#8217;IRAN DI OGGI (Corriere del Giorno, 26 giugno 2009, pag. 30)</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 04:03:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Angelo Guerini & Associati]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli avvenimenti iraniani legati alle elezioni presidenziali e ai presunti brogli, con lo strascico di manifestazioni popolari e di repressioni, rendono di straordinario interesse un recente volume pubblicato dalla casa editrice Guerini &#38; Associati di Milano. Ne è autore un prestigioso conoscitore di cose islamiche: il Prof. Renzo Guolo, fra i più apprezzati sociologi delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2795" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2795"><img class="alignleft size-medium wp-image-2795" title="978-88-6250-067-8" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/07/978-88-6250-067-8-200x300.jpg" alt="978-88-6250-067-8" width="200" height="300" /></a>Gli avvenimenti iraniani legati alle elezioni presidenziali e ai presunti brogli, con lo strascico di manifestazioni popolari e di repressioni, rendono di straordinario interesse un recente volume pubblicato dalla casa editrice Guerini &amp; Associati di Milano. Ne è autore un prestigioso conoscitore di cose islamiche: il Prof. Renzo Guolo, fra i più apprezzati sociologi delle religioni esistenti in Italia. Renzo Guolo insegna Sociologia dell’Islam alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino ed è autore di svariate opere sul mondo musulmano.</p>
<p>In questo suo ultimo libro (<em>Generazione del fronte</em>, 2008, pagg. 153, euro 16,50) Renzo Guolo aiuta il lettore ad entrare nei complessi meccanismi religioso-istituzionali dell’Iran.</p>
<p>Punto di partenza è ovviamente la rivoluzione del 1979, vero spartiacque non solo della politica iraniana ma anche di quella mediorientale.</p>
<p>Un primo dato da tenere in considerazione è che la Rivoluzione khomeinista non rappresenta un caso di rivincita della tradizione, bensì un caso di assoluta innovazione religiosa. Per capirlo bisogna andare alle origini della fede sciita. Come noto i musulmani si dividono in due grandi famiglie: sunniti e sciiti. Questi ultimi sono presenti come minoranze in molti paesi arabi, tranne che in Iran e Iraq dove costituiscono la maggioranza della popolazione. Ciò che distingue i due gruppi è che gli Sciiti riconoscono come legittimi successori di Maometto i suoi discendenti di sangue (<em>Imam</em>). Questa linea di successione si interrompe nell’874, quando il Dodicesimo Imam, un tal <em>Muhamad al Mahdi</em>, scompare misteriosamente. Per gli Sciiti si tratta di una vera e propria catastrofe religiosa, perché, al contrario dei Sunniti, nessuno che non sia della linea di sangue di Maometto è legittimato a guidare la comunità islamica. L’imam per gli Sciiti è infatti l’unico rappresentante di Dio in terra, che esercita la funzione di suprema guida politica e religiosa della comunità. Ricevendo la sua autorità dall’alto, l’imam lega il mondo visibile a quello invisibile. All’indomani della scomparsa del Dodicesimo Imam gli Sciiti hanno iniziato a raccontare che in realtà il Mahdi  è solo nascosto: tuttora ne attendono la rivelazione, come una specie di messia islamico che deve manifestarsi nel tempo. Se il Dodicesimo Imam è occultato, ma comunque presente, è evidente che per gli Sciiti qualsiasi altro potere è illegittimo, in quanto usurpa la sola autentica autorità che per diritto divino può governare. L’illegittimità  del potere mondano, fosse quello dei califfi sunniti o della monarchia persiana, non induceva comunque il mondo sciita alla rivolta.</p>
<p>Da Khomeini in poi le cose sono radicalmente cambiate. Prima di Khomeini, infatti, la teologia sciita imponeva &#8211; in assenza del vero Imam &#8211; l’obbedienza al potere costituito.</p>
<p>Con l’avvento di Khomeini, invece, vince una nuova corrente teologica interna al mondo sciita, che si basa sugli scritti del sociologo e filosofo Alì Shariati. Che cosa diceva questo filosofo laico? Negli anni ’60 – ci ricorda il Prof. Guolo &#8211; Shariati è un severo critico del clero iraniano, che viene accusato di essere “quietista” rispetto al potere costituito. In particolare Shariati auspica che il clero sciita diventi politicamente attivo, movimentista, occupandosi dei poveri e degli oppressi che vanno riscattati per mezzo della lotta politica. In ciò Shariati usa la metodologia di analisi sociale propria del marxismo: non a caso siamo negli anni ’60 e la sociologia marxista fa sentire i suoi effetti anche all’interno del mondo islamico. Per Shariati l’attesa dell’imam nascosto non implica affatto una accettazione passiva della politica altrui, specie se ingiusta. Tale per esempio veniva considerata la sottomissione allo Scià e alla famiglia reale dei Pahlavi. Khomeini alla fine degli anni ’70 riprende questi temi e dice che il clero sciita deve diventare protagonista dell’instaurazione di uno Stato completamente islamizzato in tutti i suoi aspetti. E’ questo in particolare il compito del basso clero sciita (mullah), un clero che Khomeini vuole combattente e movimentista in contrapposizione al clero di corte, accusato negli anni ’70 di subalternità e di collaborazionismo con il regime filo-occidentale di Reza Palhavi.</p>
<p>Come già il fondamentalismo di matrice sunnita – tipo quello praticato da Osama Bin Laden – dunque anche il fondamentalismo sciita contesta i religiosi moderati, ritenuti traditori in quanto collusi con la modernità e con i regimi arabi filo-occidentali. Durante l’assenza del Dodicesimo Imam per Khomeini il potere deve essere assunto da una Guida Suprema o <strong><em>Rahbar</em></strong>. Khomeini si attribuisce questo titolo e in previsione della sua morte designa quale successore l’attuale Guida Suprema, Alì Khamenei.</p>
<p>Con Khamenei quale Guida Suprema venne privilegiato il clero militante, meno istruito e di più bassa estrazione sociale; mentre furono emarginate le <em>elites </em>sciite tradizionali, più malleabili e inclini a sostenere i regimi arabi in dialogo con la modernità e l’Occidente. Si spiega così che la maggioranza degli Sciiti iracheni, che non hanno subito gli influssi del khomeinismo, in Iraq non solo hanno collaborato con gli Americani ma fin da subito si sono dimostrati i migliori alleati della coalizione occidentale: loro capo è il grande Ayatollah Alì Sistani. Esiste dunque ancora oggi &#8211; così afferma il professore Renzo Guolo &#8211; una parte del clero sciita che si richiama alla tradizione moderata e quietista (più in Iraq che in Iran).</p>
<p>Khamenei è l’ayatollah che in questi giorni di disordini a Teheran ha ordinato alle opposizioni di accettare il verdetto elettorale favorevole al presidente Ahmadinejad: il Presidente è uomo sì vicino a Khamenei, appartenente alla medesima corrente radicale, ma esponente di quella “generazione del fronte” (i reduci della guerra Iran-Iraq) ancora più arrabbiata, composta da Pasdaran e Basij, coloro che da sempre terrorizzano manifestanti ed oppositori. Con la scelta nucleare e guerrafondaia essi non escludono il capovolgimento dell’ordine internazionale esistente, nella prospettiva di un fantomatico ritorno visibile dell’ultimo Imam. In ciò si oppongono anche all’ex Presidente Rafsanjani, fautore di un pragmatismo alla “cinese”: conservazione dell’ideologia khomeinista ma legata a maggiori aperture, soprattutto in campo economico.</p>
<p>In conclusione, sulla scorta della lezione del Prof. Renzo Guolo, possiamo affermare che l’analisi sociologica marxista degli anni ’60-’70 ha indirettamente influenzato la rivoluzione khomeinista e i suoi più recenti sviluppi, facendo della militanza politica antioccidentale il cuore dell’esperienza religiosa.</p>
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		<title>KHOMEINISTI RADICALI E KHOMEINISTI “CINESI”</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 04:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Iran]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi fosse Mousavi negli anni ’80 ce lo racconta il giornalista Andrea Nardi dalle pagine della rivista on line “L’Occidentale”: Mousavi si oppose al rilascio dei prigionieri sequestrati nell’ambasciata americana; promosse l’ideologia talebana in versione sciita, tra cui la messa al bando del gioco degli scacchi e la fondazione di Hezbollah in Libano; sua fu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi fosse Mousavi negli anni ’80 ce lo racconta il giornalista Andrea Nardi dalle pagine della rivista on line “L’Occidentale”: Mousavi si oppose al rilascio dei prigionieri sequestrati nell’ambasciata americana; promosse l’ideologia talebana in versione sciita, tra cui la messa al bando del gioco degli scacchi e la fondazione di Hezbollah in Libano; sua fu la fatwa di morte contro lo scrittore Salman Rushdie, come ricorda Giulio Meotti sul Foglio: «Mousavi annunciò che i fedeli della Rivoluzione avrebbero preso “misure necessarie” per portarla a termine. Nel 1991 la fatwa e i dettami di Mousavi diedero i primi frutti: a Tokyo venne ucciso a pugnalate il traduttore giapponese dei Versetti satanici, Hitoshi Igarashi. Trentasette ospiti di un albergo a Sivas, in Turchia, furono uccisi nei tentativi di linciaggio del traduttore turco di Rushdie, Aziz Nesin. Anche il traduttore italiano di Rushdie stava per essere ucciso». Oltre a questo Mousavi è stato &#8211; ed è &#8211; propugnatore dell’atomica iraniana e ha seguito in tutto e per tutto il percorso radicale della rivoluzione khomeinista, con il suo pesante strascico di condanne a morte. Appartiene dunque a quel riformismo che oggi matura all’interno della Rivoluzione, ma che è ben lungi dal mettere in questione i postulati del khomeinismo. Politicamente vicini a Mousavi si situano gli ex Presidenti della Repubblica Khatami e Rafsanjani. Specie quest’ultimo &#8211; secondo quanto afferma il sociologo delle religioni Renzo Guolo &#8211; è da tempo fautore di una politica “alla cinese”: conservazione dell’ideologia teocratica islamista ma con moderate aperture nel campo delle libertà individuali e soprattutto di quelle economiche. Questo basta per fare dei tre i paladini della libertà agli occhi degli studenti, dei commercianti e delle donne, esasperati dall’attuale regime.<br />
Decisamente diverso è invece l’atteggiamento del Presidente Ahmadinejad e del suo grande protettore, la Guida Suprema Alì Khamenei. Costoro rappresentano oggi l’ala più intransigente del khomeinismo, quello dei reduci di guerra, dei Pasdaran e dei Baji, che suicidi si lanciavano &#8211; invasati di ardore ideologico &#8211; sui campi minati nella guerra Iran-Iraq (1980-1988). Da tempo non si riconoscono più nelle nuove generazioni, di cui denunciano la mollezza e l’imborghesimento, e gridano alla Rivoluzione tradita. Sono pronti – oggi come già ieri &#8211; a morire in una sorta di soluzione finale. Non temono quindi l’ecatombe nucleare, che anzi li avvicinerebbe ad una palingenesi religioso-sociale che vedrebbe – elemento non trascurabile – il ritorno del Mahdi, il Dodicesimo Imam nascosto. E tutto il mondo sciita, si sa, vive nella spasmodica attesa di tale improbabile ritorno …</p>
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		<title>PICCOLI E GRANDI DITTATORI CRESCONO (L&#8217;Ora del Salento, 19 giugno 2009, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 07:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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Laureata in storia moderna all&#8217;Università di Firenze, Fiamma Nirenstein ha vissuto per anni tra l&#8217;Italia e Gerusalemme, dove ha ricoperto il ruolo di inviata dal Medio Oriente prima per il quotidiano La Stampa e poi, dal dicembre 2006, per il quotidiano Il Giornale e per il quotidiano telematico L&#8217;Occidentale. Su Panorama, Nirenstein tiene regolarmente una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a rel="attachment wp-att-2643" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2643"><img class="alignleft size-full wp-image-2643" title="fiamma-nirenstein1_47657" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/fiamma-nirenstein1_47657.jpg" alt="fiamma-nirenstein1_47657" width="510" height="340" /></a></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Laureata in storia moderna all&#8217;Università di Firenze, <strong>Fiamma Nirenstein</strong> ha vissuto per anni tra l&#8217;Italia e Gerusalemme, dove ha ricoperto il ruolo di inviata dal Medio Oriente prima per il quotidiano <em style="mso-bidi-font-style: normal;">La Stampa</em> e poi, dal dicembre 2006, per il quotidiano <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il Giornale</em> e per il quotidiano telematico <em>L&#8217;Occidentale</em>. Su Panorama, Nirenstein tiene regolarmente una rubrica di politica internazionale. Ha lavorato anche per molti altri prestigiosi quotidiani e settimanali, cominciando da <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Paese Sera.</em></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Nel 2006, insieme a <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toni Capuozzo</strong> e <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Magdi Allam</strong>, partecipa al programma su Canale 5 “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Orient Express</em>”. Nel 2005 ha ideato e condotto il programma di politica estera su Raidue &#8220;Ore diciotto/Mondo&#8221;. Viene intervistata settimanalmente a Radio Radicale da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bordin</strong>, in una rubrica dedicata al Medio Oriente. Alle elezioni politiche del 2008 è stata candidata nel Popolo delle Libertà ed eletta nella circoscrizione Liguria. E&#8217; vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati. Nella sua carriera di giornalista ha incontrato a decine i leader mondiali, da Nelson Mandela, da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vaclav Havel</strong> ad <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arafat.</strong></span></p>
<p>Nonostante il suo recente schieramento politico, Fiamma Nirenstein<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </strong>è una voce libera ed imparziale, come dimostra l’attenzione speciale con cui la segue Radio Radicale. In politica estera ha una rara competenza, e proprio per questo meritano attenzione le sue riflessioni in margine a quanto sta accadendo in questi giorni in Iran e in Corea del Nord. In un’analisi pubblicata su “Il Giornale” di domenica 14 giugno 2009 (pagg. 12-13), <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiamma Nirenstein </strong>evidenzia come il mondo stia diventando più debole e impotente contro la furia di piccoli e grandi dittatori.</p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Non ci sono solo le minacce nucleari della Corea del Nord (che mettono tanta paura a Giappone e Corea del Sud) e l’intransigenza atomica di Teheran (che terrorizza Israele); ad alzare la voce contro l’Occidente vi sono pure i regimi socialisti dell’America Latina, come quello di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hugo Chavez</strong> in Venezuela e di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Evo Morales</strong> in Bolivia. In entrambi i Paesi la stampa e i media subiscono pesanti limitazioni, mentre nei 10 anni di governo di Hugo Chavez sono aumentati i prigionieri politici. Il Venezuela poi è in ottimi rapporti con Cuba dei fratelli Castro &#8211; che stanno ingannando il mondo con promesse di democratizzazione mai attuate -, e con lo stesso Iran. Chavez, al pari del brasiliano <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lula</strong>, si è subito affrettato a riconoscere la vittoria di Ahmadinejad nelle contestate elezioni presidenziali iraniane. </span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">In questo speciale elenco ci sono anche le dittature africane, come quella particolarmente longeva di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Robert Mugabe</strong> – sostenuto dalla Repubblica Popolare di Cina – e di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Omar al Bashir</strong>, il Presidente sudanese, nei confronti del quale il Tribunale Internazionale ha emesso un mandato di cattura per crimini contro l’umanità in relazione al genocidio del Darfur. E come non ricordare la violenza repressiva del regime birmano, il cui principale sponsor è la Cina di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hu Jintao</strong>?</span></p>
<p>Per Fiamma Nirenstein vi sarebbe un collante che unisce tutti questi piccoli e grandi dittatori: il comune desiderio di umiliare l’Occidente.</p>
<p>Nella foto: <em>Fiamma Nirenstein</em>, giornalista e dal 2008 deputato del Popolo delle Libertà)</p>
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		<title>DURBAN II: SE L’IRAN INSEGNA AL MONDO I DIRITTI UMANI…</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 13:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cronaca di questi giorni ha sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica nuovi casi di sopraffazione delle donne in vari Paesi islamici. Dall’Afghanistan &#8211; dove è in procinto di diventare legge un testo che consente lo stupro coniugale -, al Pakistan &#8211; dove i Talebani liberamente processano, fucilano e pubblicano su internet la condanna a morte di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--><a rel="attachment wp-att-2080" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2080"><img class="alignleft size-full wp-image-2080" title="durban" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/04/durban.gif" alt="durban" width="125" height="152" /></a>La cronaca di questi giorni ha sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica nuovi casi di sopraffazione delle donne in vari Paesi islamici. Dall’Afghanistan &#8211; dove è in procinto di diventare legge un testo che consente lo stupro coniugale -, al Pakistan &#8211; dove i Talebani liberamente processano, fucilano e pubblicano su internet la condanna a morte di due persone accusate di essere “amanti” -.</p>
<p>Nonostante ciò i rappresentanti dei paesi musulmani presenti alla Conferenza Internazionale di Ginevra, nel corso del cosiddetto Durban 2, applaudono entusiasti alle arringhe del presidente iraniano <strong>Ahmadinejad</strong> contro Israele. Insomma alla conferenza dell’ONU sul razzismo sono saliti in cattedra per dare lezioni di diritti umani i delegati di Paesi come il Sudan, la Libia, Cuba…e, ovviamente, l’Iran.</p>
<p>Ecco allora il commento del bravo Fausto Biloslavo, inviato speciale de “Il Giornale”, a proposito della “passerella degli ipocriti” andata in scena a Ginevra: “<em>L’ambasciatrice libica che toglie la parola alla vittima delle torture o il rappresentante cubano che a suo tempo si era rifiutato di condannare Saddam, quando “gasava” i curdi. Per non parlare dei sudanesi che lavorano dietro le quinte contro i tribunali delle stesse Nazioni Unite e il presidente di un’organizzazione non governativa palestinese accusato di collegamento con i terroristi. Durban II è un festival di gaffe, ipocrisie e personaggi impresentabili. Una conferenza dominata da paesi che fanno a pugni con i principi di libertà e diritti umani</em>.”</p>
<p><span> </span><span> </span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>PAURA  NUCLEARE (L&#8217;Ora del Salento, 28 giugno 2008, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 07:35:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;
           OSSERVATORIO GEOPOLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)
&#160;
In questo mese di giugno l’Iran ha perso l’occasione di invertire la marcia verso l’isolamento internazionale in cui si sta lentamente inviluppando, e anche l’opportunità di avviare una seria politica energetica  e di sviluppo economico. Che porterebbe benessere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="center"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/06/solana_javier_ue.jpg" title="solana_javier_ue.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/06/solana_javier_ue.thumbnail.jpg" alt="solana_javier_ue.jpg" /></a><span>           OSSERVATORIO GEOPOLITICO<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="center"><span>(a cura di Roberto Cavallo)<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">In questo mese di giugno l’Iran ha perso l’occasione di invertire la marcia verso l’isolamento internazionale in cui si sta lentamente inviluppando, e anche l’opportunità di avviare una seria politica energetica<span>  </span>e di sviluppo economico. Che porterebbe benessere ad un’economia oggi in difficoltà, che stenta a decollare e che fa sentire i pesanti contraccolpi della crisi fra le fasce più emarginate del Paese, cioè proprio fra quei poveri cui il presidente <strong>Ahmadinejad</strong><span>  </span>si era rivolto all’inizio del suo mandato elettorale.<a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/06/ea92c7410a61afb5ded0f33da16d586c.jpeg" title="ea92c7410a61afb5ded0f33da16d586c.jpeg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/06/ea92c7410a61afb5ded0f33da16d586c.thumbnail.jpeg" alt="ea92c7410a61afb5ded0f33da16d586c.jpeg" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">L’occasione persa è il rifiuto delle proposte avanzate del gruppo dei 5 + 1 (U.S.A., Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania), dichiaratisi disponibili alla costruzione in Iran di centrali nucleari ad acqua leggera di ultima generazione (utilizzabili quindi per usi civili), con rifornimenti controllati<span>  </span>di carburante nucleare. Come se non bastasse, i 5+1 hanno prospettato anche la piena normalizzazione delle relazioni. Ma tutto questo non è stato sufficiente e il mediatore <strong>Javier Solana</strong>, Alto Rappresentante della politica estera europea e per l’occasione delegato dell’O.N.U., ha dovuto incassare l’ennesimo rifiuto, dopo che Teheran per ben quattro volte ha ignorato le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza.<span id="more-518"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">L’Iran dunque andrà avanti con il proprio programma di arricchimento dell’uranio, suscettibile di impieghi militari, e ciò turba non poco la comunità internazionale, primo fra tutti Israele. Per gli esperti israeliani della sicurezza non ci sono dubbi: l’intransigenza iraniana è dettata da scopi non pacifici, e lo Stato ebraico in questa situazione è sicuramente l’obiettivo numero uno. Se tutto ciò fosse vero, l’Iran, dopo il Pakistan, sarebbe la seconda potenza regionale musulmana a disporre dell’arma nucleare. Ma altri Paesi arabi sarebbero concretamente interessati: <st1 productid="la Siria" w:st="on">la Siria</st1>, <st1 productid="la Libia" w:st="on">la Libia</st1>… E c’è da chiedersi che cosa mai accadrebbe se, come già in Pakistan, il connubio fra scienziati poco scrupolosi ed estremisti religiosi mettesse in circolazione bombe “sporche”, più piccole di quelle convenzionali ma facilmente trasportabili. Si aprirebbero scenari dell’orrore. Scenari cui gli addetti alla sicurezza di Israele stanno comunque studiando, mentre per il Presidente francese <strong>Sarkozy</strong> non vi sono dubbi: l’atomica iraniana resta un pericolo inaccettabile.</p>
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		<title>LA CONDIZIONE DELLE DONNE IN IRAN (Il Corriere del Sud,  n°4/2008, 15 maggio, pag.3)</title>
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		<pubDate>Sun, 25 May 2008 15:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corriere del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>

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		<description><![CDATA[ La condizione femminile in Iran, fin quando è durato il governo dello Scià, poteva considerarsi accettabile rispetto al resto del mondo islamico, con un grado di emancipazione non disprezzabile. La modernizzazione filo-occidentale aveva prodotto i suoi frutti: nel mondo del lavoro, nelle professioni, nella moda …; poi è venuta la rivoluzione khomeinista.
Una volta al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/iran_cartina.jpg" title="iran_cartina.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/iran_cartina.thumbnail.jpg" alt="iran_cartina.jpg" /></a><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"> La condizione femminile in Iran, fin quando è durato il governo dello Scià, poteva considerarsi accettabile rispetto al resto del mondo islamico, con un grado di emancipazione non disprezzabile. La modernizzazione filo-occidentale aveva prodotto i suoi frutti: nel mondo del lavoro, nelle professioni, nella moda …; poi è venuta la rivoluzione khomeinista.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Una volta al potere, nel 1979, i mullah imposero numerose restrizioni sociali. Fu abolito il codice di famiglia del 1967, che pure garantiva una certa uguaglianza fra i sessi, e fu introdotto l’obbligo del velo. Khomeini dispose il modo con cui le donne avrebbero dovuto vestire negli uffici e nei luoghi pubblici. </span><span id="more-482"></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Secondo la giornalista Giuliana Sgrena si trattò insomma di<span>  </span>“… <em>un vero e proprio choc per le donne, che sono immediatamente scese in piazza l’8 marzo del 1979, un mese esatto dopo l’inizio della Rivoluzione islamica. Nonostante le rassicurazioni ottenute dal governo, secondo il quale le donne avevano frainteso il messaggio dell’ayatollah Khomeini, l’obbligo del velo è rimasto in vigore fino ad oggi. La Rivoluzione islamica non ha imposto solo il velo. Contro le ”leggi misogine” e la discriminazione dei sessi contenuti nella sharia è stata organizzata una manifestazione il 12 giugno del 2006, stroncata sul nascere dall’intervento delle forze antisommossa” </em>(Giuliana Sgrena, <em>Il prezzo del velo. La guerra dell’Islam contro le donne,</em> Feltrinelli, 2008, pag.27).<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Sotto la presidenza di <em>Ahmadinejad</em> <span> </span>le cose, se possibile, sono peggiorate. Gli uomini della polizia religiosa a Teheran e nelle altre città sfrecciano per le strade su grosse autovetture controllando che il livello di moralità pubblica, specie per quanto riguarda le donne, sia adeguato alle prescrizioni khomeiniste. I polsi, le caviglie, il volto e il mento: tutto deve essere ben velato dallo <em>chador</em>. Le donne “<em>mal velate</em>” incrociate per strada dai <em>pasdaran</em>, vengono accompagnate nelle centrali di polizia e costrette a sottoscrivere una dichiarazione di pentimento per evitare problemi. L’obbligo del velo condiziona pesantemente anche le sportive iraniane, costrette a gareggiare con larghi vestiti simili allo <em>chador</em>. In occasione della giornata della donna dell’8 marzo 2007, Teheran è stata attraversata da manifestazioni e proteste femminili; il tutto si è concluso con una quarantina di arresti. Più pesante il bilancio del mese successivo, come ancora scrive Giuliana Sgrena: “… <em>Ma per alcune migliaia non è bastato pentirsi e nella sola Giornata nazionale del velo (21 aprile 2007) ne sono state arrestate ben milletrecento. La giornata nazionale del velo è stata indetta in un periodo in cui, con l’avanzare della primavera, il caldo soffocante rende più urgente la necessità di alleggerire gli spolverini. Il presidente Ahmadinejad ha fatto varare nuove leggi restrittive sull’abito islamico con pesanti multe per chi trasgredisce portando abiti trasparenti o attillati, foulard che lasciano sfuggire ciocche di capelli, fuseaux troppo corti, smalto sulle unghie. Tutte piccole trasgressioni, strappate centimetro per centimetro in questi anni …”</em> (ibidem, pag.26).<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Dopo la Rivoluzione nel governo non c’è stato più posto per l’elemento femminile, e le donne, anche se in generale il loro grado di istruzione è notevolmente migliorato, restano escluse, con rare eccezioni, da alcuni settori fondamentali come la giurisprudenza, la ragioneria, il commercio, l’ingegneria&#8230; <em>Shirin Ebadi</em>, premio Nobel per la pace nel 2003, ne è un esempio vivente. Magistrato sotto la monarchia dello Scià, è stata costretta a cedere la sua carica perché agli ayatollah non andava bene che una donna giudicasse degli uomini. Diventata avvocato per occuparsi attivamente dei diritti umani, la sua battaglia è tanto difficile quanto indomita. Scrive di lei la giornalista ed eurodeputato Lilli Gruber:<span>  </span>“<em>La sua è una battaglia senza fine: nel 2006 in Iran quattro donne sono state impiccate in pubblico e altre otto attendono l’esecuzione nel braccio della morte. Si stima che siano almeno 300.000 le ragazze fuggite di casa e ogni mese una media di 45 giovani tra i sedici e i venticinque anni vengono portate in Pakistan per essere avviate alla prostituzione</em>” (Figlie dell’Islam, Rizzoli, 2007, pag. 284). <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR), nella sua pubblicazione “<em>Guida di buone pratiche. Violenza di genere nei confronti di donne rifugiate</em>”, nel capitolo dedicato all’Iran<em> </em>riferisce che le impiegate governative che violano il codice di abbigliamento vanno incontro prima ad una temporanea sospensione dal lavoro per due anni, poi all’espulsione, sino alla definitiva privazione di ogni impiego pubblico (parte 1^, pag.13, novembre 2002).<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">L’articolo 1117 del codice civile recita: “<em>Il marito può vietare a sua moglie le occupazioni e i lavori tecnici che sono incompatibili con gli interessi della famiglia o con la dignità di sua moglie</em>”.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Decine di migliaia di donne dal 1979 sono state arrestate per motivi politici, spesso torturate e giustiziate nelle famigerate prigioni di Evin, a Teheran. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Molte sono decedute durante le torture. In base ad una consuetudine religiosa le vergini condannate alla pena capitale devono essere stuprate prima di essere giustiziate, perché le vergini non vanno in paradiso.<span>  </span>Tale pratica è ricordata dal CIR e dal recente libro di <em>Marina Nemat</em> <span> </span>(“<em>Prigioniera a Teheran</em>”, 2007, Cairo Editore, Milano, pagg. 317).<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Per il giornalista e scrittore Carlo Panella (cfr. <em>Piccolo atlante del Jihad. Le radici del fondamentalismo islamico</em>, Oscar Mondadori, Milano, 2002, pag. 69), “…<em>L’avvento della repubblica islamica si configura allora come un vero e proprio contrattacco maschilista a una liberazione della donna già in atto. Contrattacco che usa … i mezzi e le forche del terrore per reintrodurre nel corpo sociale le regole della schiavitù femminile. Il risultato è agghiacciante e si esemplifica nel ritorno alla pratica di massa del matrimonio con bambine che non abbiano ancora avuto la prima mestruazione. Un matrimonio che spesso inizia con un vero e proprio stupro pedofilo che garantisce il totale ed esclusivo possesso della donna riproduttrice e quindi la certezza matematica del controllo maniacale della continuità del proprio sangue incontaminato. La famiglia costruita in questa maniera, coartando e sottoponendo all’occhiuta giustizia dei tribunali islamici gli atti e le ispirazioni delle donne… è il baricentro su cui si basa tutto lo Stato islamico (inclusi la lapidazione delle adultere con pietre non troppo pesanti e non appuntite e il supplizio in stato pre-agonico cosciente, non inferiore, per prescrizione della sharia, ai venti minuti)”.<o></o></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Così centinaia di donne sposate di varia età sono state lapidate in tutto l’Iran per il reato di adulterio. Lo stesso accade per gli uomini, ma con una differenza: al momento della lapidazione gli uomini vengono interrati sino alla vita, mentre le donne fino al collo. Cosa cambia? Molto, se si considera che la <em>sharia</em> consente l’impunità a coloro che nel corso dell’esecuzione riescono comunque a divincolarsi e a liberarsi dal terreno. Dunque anche nell’ultima agonia del supplizio la donna ha una posizione di inferiorità rispetto all’uomo. Alcuni siti islamisti contestano tale dato, riferendo che la lapidazione attualmente in Iran viene comminata al di fuori dei tribunali ordinari, e cioè solo da quelli tribali. Resta il fatto che tale pratica venga comunque ampiamente tollerata …<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Chi invece, non essendo sposato, viene scoperto a compiere atteggiamenti ritenuti indecenti, è passibile della fustigazione. C’è da dire che in tale contesto esasperato perfino un casto bacio sulla fronte può diventare rischioso, soprattutto per una donna. Così fu per l’attrice<span>  </span><em>Gohar Kheyr Andish, </em>che per aver compiuto tale gesto nei confronti del vincitore di un festival cinematografico, di cui la donna era madrina, ha subito il processo religioso e la condanna a 74 frustate. E’ quanto riportato da “<em>Il Messaggero</em>” del 23 aprile 2003 <em>(Iran, attrice condannata a 74 frustate per un bacio sulla fronte,</em> pag.4). Quel bacio era un gesto evidentemente materno, considerato che la donna aveva cinquant’anni e che il premiato era un giovane allievo del marito defunto. Solo la popolarità dell’attrice consentì la sospensione della pena corporale.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Dediti alla fustigazione sono i <em>Basiji,</em> <span> </span>squadriglie di giovani <em>pasdaran </em>utilizzate per tutti i &#8220;lavori sporchi&#8221; dal regime teocratico iraniano. Un altro elemento di sperequazione fra uomo e donna riguarda la capacità penale: il premio Nobel <em>Shirin Ebadi</em>, infatti, riferisce che una ragazza già a 9 anni è responsabile penalmente delle proprie azioni, mentre un ragazzo ne è responsabile solo a partire dai 15 anni. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Per affrontare questo insopportabile sistema di cose, per abolire le leggi più discriminatorie, come la poligamia e l’affido dei figli al marito (anche qualora sia responsabile di abusi nei confronti dei minori), è ormai in atto in tutto l’Iran <span> </span>l’azione di un vasto movimento femminile: “… <em>Da mesi per tutto il Paese centinaia di donne sono in giro, vanno di casa in casa, parlano con la gente per la strada, negli autobus, nei taxi collettivi, vanno nelle redazioni dei giornali locali, nelle moschee, alle feste di nozze o ai funerali, insomma in tutti quei luoghi dove possono cogliere l’occasione di parlare con altre donne. Il regime è nervoso, reagisce con durezza, ma non sa bene come fermare questa ondata: come impedire</em> <em>ad una donna di parlare con altre per la strada o di far loro visita nelle case</em>?&#8230;” (L’8 marzo a Teheran, botte alle donne in piazza, <em>La Repubblica</em>, venerdì 9 marzo 2007, pag. 32).<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">E’ un segnale di speranza, che le donne iraniane mandano al mondo intero anche a rischio della propria vita.<o></o></span></p>
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		<title>TEHERAN-BEIRUT VIA DAMASCO (L&#8217;Ora del Salento, 17 maggio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2008 07:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[
                           OSSERVATORIO GEOPOLITICO
         Dal 2000 al 2005…
Nel 2000 gli Israeliani si ritirarono definitivamente dal Libano meridionale, limitandosi  a mantenere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"></h1>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="center"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/cart_libano.jpg" title="cart_libano.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/cart_libano.thumbnail.jpg" alt="cart_libano.jpg" /></a><span>                           OSSERVATORIO GEOPOLITICO<o></o></span></p>
<p><em>         Dal 2000 al 2005…<o></o></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Nel <span>2000</span> gli Israeliani si ritirarono definitivamente dal Libano meridionale, limitandosi<span>  </span>a mantenere il controllo di alcune alture sul confine, le cosiddette fattorie di <em>Sheeba</em>, oggetto delle controversie che portarono alla guerra nell’estate del 2006<em>.<o></o></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Tutta la fascia di territorio, precedentemente sotto il controllo della milizia libanese alleata di Israele, passò gradualmente sotto l’egida degli Sciiti di <em>Hezbollah</em>.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="letter-spacing: 1pt">La presenza armata siriana nel paese dei cedri continuò invece indisturbata fino al <span>2005,<strong> </strong></span>quando si scatenarono le manifestazioni di piazza nate dalla reazione popolare all’omicidio del premier libanese <em>Rafiq Al-Hariri </em>(1944-2005)<em>, </em>ucciso a Beirut il 14 febbraio 2005. <em>Hariri</em> era un sunnita deciso a contrastare lo stato di sudditanza imposto dal potente vicino siriano. Le proteste popolari costituirono un momento di rinnovata e sostanziale unità fra la maggior parte delle componenti religiose del Libano: Sunniti, Drusi e Cristiani lottarono insieme &#8211; con l’astensione dei soli Sciiti &#8211; per ottenere il ritiro dei 15.000 soldati siriani presenti nel Paese. Per l’omicidio di <em>Hariri</em> una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha disposto la costituzione di un Tribunale penale internazionale<em> ad hoc, </em><span>le cui indagini hanno portato verso<em> </em></span>autorevoli membri dei servizi segreti siriani.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="letter-spacing: 1pt">La minoranza <em>alawita</em> &#8211; che tuttora comanda a Damasco &#8211; è una setta musulmana di derivazione sciita. Siriani da una parte ed <em>Hezbollah</em> dall’altra, rappresentano dunque la <em>longa manus</em> dell’Iran sul Mediterraneo.</span><span id="more-470"></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><em><strong><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">Dal 2005 ad oggi&#8230;</span></strong></em></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">Ecco l’elenco dei vari leader politici assassinati in questi ultimi tre anni, a far data dalla morte del premier </span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal">Hariri</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">:<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%">HAWI</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">: Il 21 giugno 2005, un’autobomba uccide </span><span style="line-height: 150%">George Hawi</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">, ex capo del partito comunista e critico verso la Siria.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%">TUENI</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">: </span><span style="line-height: 150%">Gebran Tueni</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">, giornalista cristiano e deputato anti-siriano, muore in un attentato a Beirut il 12 dicembre del 2005.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%">GEMAYEL</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">: il 21 novembre 2006 </span><span style="line-height: 150%">Pierre Gemayel</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">, ministro dell’industria e autorevole membro della rappresentanza cristiano-maronita, cade vittima di un agguato.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">EIDO: il 13 giugno 2007 un attentato fa saltare in aria </span><span style="line-height: 150%">Walid Eido</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">, deputato anti-siriano e consigliere di </span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal">Hariri</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%">GHANEM</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">: il 19 settembre 2007 il deputato maronita anti-siriano </span><span style="line-height: 150%">Antoine Ghanem</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal"> muore a seguito di un attentato in un sobborgo di Beirut Est.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="font-weight: normal; font-style: normal">Dal novembre del 2007 il Libano non riesce ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, che in base alla Costituzione dovrebbe essere un rappresentante della comunità cristiano-maronita. Anche a tal proposito l’ostruzionismo di </span><span style="font-weight: normal">Hezbollah</span><span style="font-weight: normal; font-style: normal"> e gli intrighi della Siria sono risultati determinanti. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 1cm">Le violenze di questi giorni ne sono un’ulteriore conferma.</p>
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		<title>MEDIORIENTE SENZA PACE (L&#8217;Ora del Salento, 5 aprile 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 03:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;
OSSERVATORIO GEO-POLITICO
&#160;
Accanto alle violenze in Tibet, con il suo strascico di arresti arbitrari e di assassini politici, l’Iraq continua ad essere il protagonista della cronaca internazionale.  Ancora una volta si è consumata una spaccatura all’interno del campo sciita, con le milizie filo-iraniane di Moqtada al-Sadr che hanno affrontato a viso aperto nel sud del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="left"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">OSSERVATORIO GEO-POLITICO<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Accanto alle violenze in Tibet, con il suo strascico di arresti arbitrari e di assassini politici, l’Iraq continua ad essere il protagonista della cronaca internazionale.<span>  </span>Ancora una volta si è consumata una spaccatura all’interno del campo sciita, con le milizie filo-iraniane di<strong><em> Moqtada al-Sadr</em></strong> che hanno affrontato a viso aperto nel sud del Paese le forze governative del premier <strong><em>Nouri Al Maliki</em></strong>.<strong> </strong>Forse nelle intenzioni doveva essere una resa dei conti favorevole al governo e agli sciiti moderati,<strong> </strong>ma i violenti combattimenti di fine marzo a Bassora e nelle altre città hanno causato 300 morti e centinaia di feriti. Anche <em>Al Maliki</em> ha capito che è meglio trattare, e che il controllo reale ed efficace sull’intera Nazione, nonostante i progressi compiuti,<span>  </span>è obiettivo ancora lontano da raggiungere. D’altronde la spaccatura irachena si aggiunge ad altre divisioni presenti all’interno del mondo arabo, come quella tutta palestinese fra Hamas e Al-Fatah. Soprattutto sono espressioni locali, queste ultime, della più vasta spaccatura che oggi coinvolge l’intero Medioriente: da una parte l’aggressivo asse Teheran-Damasco, dall’altra l’Arabia Saudita e il gruppo di Paesi – specie quelli del Golfo – più moderati.</span><span id="more-442"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Prova di ciò è il recente fallimento del vertice della Lega Araba tenutosi a Damasco lo scorso 29 marzo: dei 22 Capi di Stato che ne fanno parte, solo 10 erano presenti. Come se non bastasse, il portavoce dell’Arabia Saudita ha accusato apertamente gli ospitanti siriani di lavorare, insieme all’Iran, per boicottare soluzioni di pace in Iraq, nei Territori e in Libano (dove dallo scorso novembre non si riesce ad eleggere il Presidente della Repubblica, che secondo il dettato costituzionale dovrebbe essere un rappresentante della comunità cristiana).<span>   </span>Non a caso una vecchia volpe come il Colonnello Gheddafi ha avvertito la necessità di richiamare tutti all’unità nell’Islam …<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Nel vortice della guerra totale, le piccole comunità cristiane della Terra Santa, del Libano e dell’Iraq, continuano inesorabilmente ad assottigliarsi, spinte dalla paura all’emigrazione. Dopo l’assassinio dell’Arcivescovo caldeo di Mosul, <strong><em>Mons. Paulus Faraj Rahho</em></strong>, trovato morto il 13 marzo dopo 14 giorni di prigionia,<span>  </span>un altro vescovo iracheno, <strong><em>Mons. Louis Sako</em></strong>, denuncia all’Agenzia Sir che a Mosul <span> </span>“… <em>I mujahhidin hanno inviato una lettera alle famiglie cristiane chiedendo una tassa di protezione di 10.000 dollari pena la distruzione dell’abitazione o la morte di un familiare</em> …”<span>  </span>(Avvenire, venerdì 28 marzo 2008, pag.14: <em>Scontro in atto per il petrolio</em>). <span> </span>Chi non si sottomette rischia la vita…<o></o></span></p>
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