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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Iraq</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>BENEDETTO XVI: DOLORE PER LE VIOLENZE ANTI-CRISTIANE IN IRAQ</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 17:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA, martedì, 4 maggio 2010.
Dall&#8217;agenzia &#8220;ZENIT.org&#8221; leggiamo e pubblichiamo:
&#8220;In un telegramma a firma del Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, il Papa si è detto profondamente rattristato per la tragica perdita di vite e per i feriti causati dall’attentato che il 2 maggio ha fatto strage su un convoglio di autobus che ogni mattina porta gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA, martedì, 4 maggi<a rel="attachment wp-att-4194" href="http://www.recensioni-storia.it/benedetto-xvi-dolore-per-le-violenze-anti-cristiane-in-iraq/iraq_-_commando_armato_a_mosul"><img class="alignleft size-medium wp-image-4194" title="IRAQ_-_commando_armato_a_mosul" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/05/IRAQ_-_commando_armato_a_mosul-300x202.jpg" alt="IRAQ_-_commando_armato_a_mosul" width="300" height="202" /></a>o 2010.</p>
<p>Dall&#8217;agenzia &#8220;ZENIT.org&#8221; leggiamo e pubblichiamo:</p>
<p>&#8220;In un telegramma a firma del Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, il Papa si è detto <em>profondamente rattristato per la tragica perdita di vite e per i feriti</em> causati dall’attentato che il 2 maggio ha fatto strage su un convoglio di autobus che ogni mattina porta gli studenti universitari di Qaraqosh, una località quasi totalmente cristiana, all&#8217;università di Mosul.</p>
<p>Quattro persone sono morte e 171 sono rimaste ferite nell&#8217;attacco. Ogni vettura trasportava circa 50 studenti di età compresa tra i 18 e i 26 anni.</p>
<p>Nel pregare per le vittime e le loro famiglie, secodo quanto riferito dalla Radio Vaticana, Benedetto XVI ha ribadito la “sua vicinanza spirituale alle comunità cristiane dell&#8217;Iraq” e rinnovato “il suo appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà perché mantengano salde le vie della pace e respingano tutti gli atti di violenza che hanno causato così tante sofferenze”.</p>
<p>In alcune dichiarazioni all&#8217;agenzia Fides, il Cardinale Emmanuel III Delly, Patriarca caldeo di Baghdad, ha detto: “Siamo scioccati da questo evento che ha colpito giovani innocenti cristiani: due esplosioni per un atto di violenza brutale, che solo per grazia di Dio non è diventato una strage molto più estesa. Siamo vicini alle famiglie delle vittime, esprimiamo le più sincere condoglianze a quanti hanno perso i loro cari”.</p>
<p>Il porporato ha poi invocato “riposo eterno delle anime delle vittime e preghiamo per tutti i feriti, molti dei quali sono gravi, e per la consolazione dei loro parenti. La nostra reazione oggi è quella della preghiera e del perdono. Siamo tutti fratelli e figli di Dio, e il popolo dell’Iraq è chiamato a fare propria questa verità”.</p>
<p>“Preghiamo perché il Signore illumini la mente e il cuore di nostri governanti e di quanti si macchiano di queste violenze, perché possano convertirsi alla pace e alla riconciliazione. La nostra risposta cristiana alla violenza che subiamo ogni giorno – ha concluso il Cardinale &#8211; è e sarà sempre questa, nella certezza che il Signore resta accanto a noi e si manifesta nella vicinanza, nell’affetto e nell’aiuto che ci mostrano tutti i cristiani del mondo”.</p>
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		<title>KURDISTAN TERRA PROMESSA PER I CRISTIANI IRACHENI</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 19:46:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ il Kurdistan la nuova terra promessa dei cristiani iracheni. La persecuzione strisciante di sunniti e sciti li ha spinti nelle braccia di questa regione che, fino ai tempi di Saddam Hussein, aveva conosciuto solo violenze e massacri.
Adesso &#8211; scrive l’inviato speciale di Avvenire Luca Attanasio &#8211; il Kurdistan, semi-autonomo rispetto al governo centrale, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=3888"><img class="alignleft size-medium wp-image-3888" title="iraq_cristiani_1_(400_x_280)" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/02/iraq_cristiani_1_400_x_280-300x210.jpg" alt="iraq_cristiani_1_(400_x_280)" width="300" height="210" /></a>E’ il Kurdistan la nuova terra promessa dei cristiani iracheni. La persecuzione strisciante di sunniti e sciti li ha spinti nelle braccia di questa regione che, fino ai tempi di Saddam Hussein, aveva conosciuto solo violenze e massacri.</p>
<p>Adesso &#8211; scrive l’inviato speciale di <em>Avvenire </em>Luca Attanasio &#8211; il Kurdistan, semi-autonomo rispetto al governo centrale, è un’isola di stabilità e di relativa pace: “Con la sua fetta di 17% di petrolio nazionale e investimenti che derivano dalla situazione pacifica, il Kurdistan iracheno è di certo l’area di maggiore sviluppo di tutto il Medio Oriente dopo Israele, e brucia tappe dopo tappe nella sua rincorsa verso parametri economici da primo mondo. Immigrati di molte provenienze rivolgono a questa regione la loro attenzione da ormai vari anni e, tra questi, moltissimi cristiani iracheni.” (<em>Avvenire</em>, domenica 21 febbraio 2010, pag. 2).</p>
<p>Nel resto del Paese, come noto, la situazione dei cristiani è pesantissima: a Baghdad, a Mosul, a Bassora, a Kirkuk essi sono presi di mira con attentati di vario tipo, dalle bombe nelle chiese agli omicidi isolati, dai rapimenti con richieste di riscatto alle intimidazioni mafiose. Così negli ultimi sei anni (da quando è finita la guerra del 2003 con il rovesciamento del regime di Saddam Hussein) i cristiani sono diventati meno della metà, passando da un milione a quattrocentomila.  Almeno 1.500 sono stati uccisi, riferisce Attanasio nel suo lungo reportage, ma violenze incalcolabili e fondamentalismo islamico hanno gettato le famiglie nel terrore, tanto che la maggior parte è fuggita all’estero, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti.</p>
<p>A Baghdad, per esempio, sono rimaste circa 7.000 famiglie cristiane a fronte delle 45.000 che c’erano prima del 2004. Altrettanto dicasi per la regione di Mosul (l’antica Ninive), dove prima della guerra vi erano diversi villaggi a maggioranza cristiana.</p>
<p>Chi non ha voluto abbandonare del tutto questa terra, cristiana sin dalla predicazione di San Tommaso e delle prime comunità apostoliche, ha beneficiato della generosità dei Curdi, che oggi sono i primi protettori dei cristiani. Il problema, però, è sempre lo stesso: i cristiani per sopravvivere in Medio Oriente hanno bisogno di un “protettore”: ieri era il governo laico di Saddam Hussein, oggi sono i Curdi che, proprio grazie alla caduta di Saddam, hanno conquistato una loro legittimità (e prosperità) di rango internazionale.</p>
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		<title>UNA VITTORIA PER TUTTI GLI IRACHENI (L&#8217;Ora del Salento, 7 febbraio 2008, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 05:50:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>

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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEOPOLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)
“Una vittoria per tutti gli iracheni”. Così il primo ministro Al-Maliki ha commentato il pacifico svolgimento delle elezioni per il rinnovo dei Consigli Provinciali, tenutesi in Iraq lo scorso 30 gennaio.
Il primo dato positivo è la regolarità con cui si sono svolte le elezioni. Pochissime le dimostrazioni violente ai seggi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 10pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">OSSERVATORIO GEOPOLITICO</span></p>
<p style="margin: 5pt 1cm; text-align: center; text-indent: 7.05pt; line-height: 150%;" align="center">(a cura di Roberto Cavallo)</p>
<p style="margin: 5pt 1cm; text-align: justify; line-height: 150%;"><a rel="attachment wp-att-1399" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=1399"><img class="alignleft size-full wp-image-1399" title="IRAQ PROVINCIAL ELECTIONS" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/02/epa31xe8x_20090131.jpg" alt="IRAQ PROVINCIAL ELECTIONS" width="127" height="172" /></a>“<em>Una vittoria per tutti gli iracheni</em>”. Così il primo ministro <strong>Al-Maliki</strong> ha commentato il pacifico svolgimento delle elezioni per il rinnovo dei Consigli Provinciali, tenutesi in Iraq lo scorso 30 gennaio.</p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">Il primo dato positivo è la regolarità con cui si sono svolte le elezioni. Pochissime le dimostrazioni violente ai seggi. La sicurezza è stata garantita dalle forze dell&#8217;ordine e dall&#8217;esercito iracheno, mentre i soldati americani hanno assunto una posizione defilata all&#8217;interno delle loro basi. Il dato è estremamente significativo perché conferma il processo di pacificazione in corso nel Paese, da quando nel 2007 le forze americane guidate dal generale <strong>David Petraeus</strong> hanno attuato al strategia politico-militare del “<em>surge</em>”.</p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">Scrive <strong>Alessandro Marrone</strong> sul giornale on-line “L’Occidentale”: “<em>A gennaio 2009 il numero delle vittime civili di atti di violenza, terroristici o criminali è stato il più basso dalla deposizione di Saddam Hussein nel 2003. Inoltre, queste elezioni sono state organizzate, gestite e messe in sicurezza dalle forze irachene, che con 500.000 tra soldati e poliziotti schierati in tutto il paese hanno dimostrato i grandi passi avanti compiuti grazie all’addestramento americano. Le truppe statunitensi sono rimaste in gran parte nelle loro basi, mentre le elezioni sono state supervisionate dalla missione Onu guidata da <strong>Staffan de Mistura</strong>. De Mistura e l’Alta Commissione Elettorale per l’Iraq, l’agenzia irachena indipendente che ha gestito le elezioni, hanno dichiarato che tutto si è svolto regolarmente.</em>”</p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">Il secondo dato positivo della tornata elettorale è stata l’elevata affluenza alle urne in tutte le 14 province chiamate al voto. A differenza del 2005, in questa occasione i sunniti non hanno boicottato le elezioni.</p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">Il terzo dato positivo è il pluralismo politico che ha connotato la competizione. Più di 14.400 candidati appartenenti a oltre 400 gruppi politici hanno fatto campagna elettorale, e tra di loro sono presenti circa 4.000 donne, molte delle quali siederanno nei Consigli perché il 30% dei seggi è riservato loro per legge.<a rel="attachment wp-att-1402" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=1402"><img class="alignleft size-full wp-image-1402" title="iraqvoto01g" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/02/iraqvoto01g.jpg" alt="iraqvoto01g" width="300" height="230" /></a></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">Inutile negare che questo passo in avanti sulla strada della stabilizzazione, se non proprio della democrazia, è stato reso possibile grazie allo sforzo militare, economico e politico che gli Stati Uniti hanno intrapreso in cinque anni di amministrazione Bush. Allora, forse, non ha torto il filosofo francese <strong>André <em><span style="font-style: normal;">Glucksmann</span></em></strong>, quando giudica la guerra in Iraq come un atto di responsabilità delle democrazie occidentali nei confronti di un’orribile dittatura e della dilagante minaccia terroristica.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>I CRISTIANI E IL MEDIO ORIENTE: LA GRANDE FUGA. NEL LIBRO DI FULVIO SCAGLIONE SOTTO DIMENSIONATE LE RESPONSABILITA’  DEL FONDAMENTALISMO ISLAMICO</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 09:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
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 “I Cristiani e il Medio Oriente. La grande fuga” è titolo che dice già tutto su un tema che diviene  ogni giorno più doloroso per chi ha a cuore le sorti della cristianità e della sua culla geografica.

 Il volume pubblicato dalle Edizioni San Paolo (“I Cristiani e il Medio Oriente. La grande fuga, di  Fulvio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/rj9ldyztufr1-s.jpg"></a><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/rj9ldyztufr1-s1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-558" title="rj9ldyztufr1-s1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/rj9ldyztufr1-s1.jpg" alt="" width="72" height="110" /></a><br />
 “<em>I Cristiani e il Medio Oriente. La grande fuga</em>” è titolo che dice già tutto su un tema che diviene  ogni giorno più doloroso per chi ha a cuore le sorti della cristianità e della sua culla geografica.
</p>
<p class="MsoNormal"> Il volume pubblicato dalle Edizioni San Paolo (“<em>I Cristiani e il Medio Oriente. La grande fuga</em>, di  Fulvio Scaglione, 2008, pagg. 235, euro 15,00) si inserisce così di diritto in una serie di recenti    pubblicazioni che hanno il pregio di monitorizzare la situazione delle comunità cristiane   orientali ormai in declino, ma che rappresentano un vessillo, una testimonianza vivente di quella che fu la prima inculturazione del Vangelo. Con la “grande fuga” rischia di perdersi per sempre un patrimonio preziosissimo non solo per i tesori di arte e di cultura di cui tali comunità sono depositarie, ma per il ruolo di dialogo e di intermediazione che esse hanno svolto e che tuttora tentano di svolgere nel contesto musulmano. Questi paesi sono anche la fotografia di ciò che molte realtà occidentali diventeranno se i processi di scristianizzazione e di islamizzazione del vecchio continente procederanno di pari passo, indisturbati, sino alle estreme conseguenze.<span>   </span></p>
<p class="MsoNormal">Il libro di Fulvio Scaglione &#8211; vice-direttore della rivista “<em>Famiglia Cristiana</em>” &#8211; si presenta come un diario di viaggio che segue l’Autore in tre paesi che, per un motivo o per un altro, sono sempre alla ribalta della cronaca internazionale: Iraq, Libano, Israele-Palestina. <span id="more-550"></span>Le considerazioni personali si alternano alle interviste, fatte sia all’uomo della strada che ad autorevoli esponenti del mondo religioso e politico. Da segnalare, fra le tante, quella rilasciata da monsignor<span>  </span><em>Fouad Twal</em>, già arcivescovo di Tunisi e presidente della Conferenza Episcopale dell’Africa del Nord,<span>  </span>e adesso nuovo patriarca latino di Gerusalemme, succeduto a monsignor <em>Michel Sabbah</em>.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal"><strong>Iraq</strong></p>
<p class="MsoNormal">Iniziando dall’Iraq, si comprende che è qui la situazione più difficile, per non dire drammatica. Da quando è iniziata la guerra, nel 2003, l’esodo dei cristiani (caldei, assiri, melchiti, latini, siro-cattolici e siro-ortodossi) è diventato giornaliero, e l’antichissima comunità, particolarmente fiorente sin dai tempi dell’Impero bizantino, per la prima volta nella sua storia rischia di sparire. I cattolici di rito latino e di rito orientale, insieme agli ortodossi e a un piccolo gruppo di protestanti, componevano sino al 2003 un unico gregge di circa 750.000 fedeli, corrispondente al 3% dell’intera popolazione irachena (25 milioni di abitanti). Oggi non si sa con esattezza quanti ne manchino all’appello, ma stime prudenti e condivise ritengono che oltre 250.000 cristiani delle varie denominazioni abbiano lasciato il paese in questi ultimi 4 anni.</p>
<p class="MsoNormal">Non che nel passato siano mancate persecuzioni ed eccidi da parte degli islamici. Dopo l’invasione araba del VII secolo, che mise fine all’indipendenza bizantina, i cristiani seppero fare buon gioco a cattiva sorte e servirono con prestigio nell’amministrazione califfale, dando un contributo determinante allo sviluppo della cultura araba. Da allora, pur nella loro condizione di <em>dhimmi</em> (sottomessi), hanno dimostrato sempre alto senso dello Stato, servendo per secoli nell’Impero ottomano. Ciò non risparmiò nel 1915 la medesima persecuzione turca che in Anatolia distrusse la comunità armena; mentre nel 1933, sotto la neonata repubblica irachena, nuovi massacri colpirono, in particolare, la comunità assira. Con la dittatura nazionalista di Saddam Hussein alcuni di loro hanno raggiunto posizioni di estremo prestigio, come il ministro degli esteri <em>Tarek Aziz</em>, che pur non essendo personalmente un praticante, è tuttavia di famiglia cristiana. Sotto il passato regime i cristiani godevano in generale di una certa protezione, in cambio, ovviamente, della sottomissione più assoluta al partito laico-nazionalista <em>Baas</em>. La guerra del 2003 ha sconvolto gli assetti, e il vuoto di potere che in questi anni si è venuto a creare ha favorito gruppi di estremisti musulmani &#8211; non di rado legati ad <em>Al Qaeda-</em>, ma anche gruppi di criminali comuni collusi con il fanatismo islamico. Il risultato è che fra i cristiani è aumentato il senso di smarrimento per le continue intimidazioni, per i rapimenti a scopo di estorsione, per gli stupri sulle donne, per gli assassini di sacerdoti e di laici impegnati, per le chiese sventrate dalle bombe e dalle raffiche di mitra. Nel 2007 i rapimenti dei cristiani e le minacce di morte nei loro confronti sono aumentate vertiginosamente, attività organizzate in modo scientifico per far andare via la gente e per impossessarsi delle loro abitazioni. Dora, un intero quartiere cristiano di Baghdad, si è quasi svuotato. Dei circa 6 milioni di rifugiati iracheni (2 milioni rifugiati interni e 4 milioni all’estero), una buona parte sono cristiani.</p>
<p class="MsoNormal">Per il vescovo ausiliare caldeo di Baghdad, Mons. <em>Shlemon Warduni</em>, intervistato dall’Autore, nel 2007 sono successe cose “… <em>che non avremmo nemmeno potuto immaginare: i cristiani sono stati trattati con particolare crudeltà, uccisi, cacciati dalle loro case, minacciati, costretti a convertirsi all’islam con la forza, a dare le loro figlie in spose a musulmani, a pagare la jiziya</em> (la tassa dei sottomessi, n.d.r.).” (pag.77).</p>
<p class="MsoNormal">In questi anni, scrive Fulvio Scaglione, quasi nessuno ha risposto ai bisogni di sicurezza dei cristiani iracheni. La Costituzione del 2005 nonostante si sforzi di garantire il pluralismo religioso, all’art. 2 recita: “<em>Non può essere approvata alcuna legge che contraddica i precetti dell’Islam</em>”.</p>
<p class="MsoNormal">Quanto agli Stati Uniti e ai loro alleati in Iraq, secondo l’Autore, avrebbero fatto poco o niente per sostenere la comunità cristiana. Anzi avrebbero favorito il proselitismo talora aggressivo di alcune sette protestanti del Nord America, che arrivate per convertire i musulmani, gioco forza hanno rivolto le loro attenzioni “missionarie” ai cattolici e agli ortodossi: con gli islamici, infatti, il gioco si faceva davvero troppo rischioso!</p>
<p class="MsoNormal">Le comunità ecclesiali dell’Occidente dal canto loro non sono mai riuscite a tradurre sul piano sociale e politico l’attenzione caritatevole che pure hanno dimostrato per i cristiani iracheni. Se a tutto questo si aggiungono i problemi tipici di una nazione attraversata dalla guerra civile, con strascichi di disoccupazione e di povertà, si comprende come l’unico desiderio sia quello di andare via. Fuga dal Medio Oriente. Ma non è facile. L’Autore intervista in proposito un immigrato cristiano iracheno, che è riuscito a raggiungere l’Italia. Ecco la sua testimonianza: “<em>Qui da voi ci sono tanti arabi, com’è possibile? La gente, dalle mie parti, lo dice continuamente: per noi cristiani è così difficile avere i visti dell’Europa, per gli arabi invece è tanto facile. Perché</em>?” (pag. 35). Nell’agosto del 2006 la Corte amministrativa del Baden Wuttemberg ha emesso una sentenza in base alla quale i circa 20 mila iracheni, in gran parte cristiani, che vivono Germania con lo status di rifugiati politici<span>  </span>devono essere rimpatriati verso il Kurdistan, considerato ormai sicuro dai giudici tedeschi. In effetti, a parte le incursioni aeree turche al confine, il Kurdistan è forse la regione più sicura. Proprio qui, nell’estremo nord, si trova la piana di Ninive, culla dei primi antichi insediamenti cristiani a seguito della predicazione dell’apostolo San Tommaso. <span>Nella pianura di Ninive si è così rinforzata una minuscola enclave di villaggi a maggioranza cristiana (poco più di 120.000 persone). In quest’ultimo anno, poi, molti cristiani di Baghdad e di Mosul si sono rifugiati nella regione sotto la “benevola” protezione delle armi kurde. E anche se l’idea di un autonomo <em>safe haven </em>(porto sicuro), all’interno di un più vasto Stato federale su base confessionale, non entusiasma le autorità ecclesiastiche locali, molti laici invece vi intravedono l’unica concreta ancora di salvezza per impedire l’estinzione del millenario cristianesimo iracheno (della serie: meglio finire in una riserva protetta che rischiare l’estinzione!).</span><span><span>  </span></span><span>L’alternativa di ritornare ad uno Stato laico e centralista, pur senza gli eccessi tipici del regime di Saddam, sembra infatti un obiettivo oggettivamente difficile da realizzare.<span>     </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Libano</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Continuando il suo percorso mediorientale, Fulvio Scaglione ci porta in Libano, dove la situazione dei cristiani, almeno numerica, è ben diversa. Oggi costituiscono circa il 40% dell’intera popolazione (su quasi 4 milioni di abitanti) e sono concentrati sul 30% del territorio. Dunque numeri ben più consistenti rispetto all’Iraq. Eppure fino al 1975 erano oltre il 50%, diffusi sul 70% del territorio libanese. Il 1975 è quindi l’anno-discrimine, con l’inizio della guerra civile contro i musulmani locali e i loro alleati arabi (prima i palestinesi e poi i siriani). Fulvio Scaglione ricorda che i soli maroniti (la principale componente del cattolicesimo libanese)<span>  </span>“…<em>ebbero 434.000 profughi durante la guerra, cioè i due terzi di tutti i profughi libanesi e quasi metà dell’intera popolazione maronita. E tra 200 e 300 mila furono i cristiani che abbandonarono il loro Paese per trasferirsi all’estero</em>” (pag.100). Una cifra che, considerate le ulteriori partenze, avvenute dal 1990 ad oggi, va a costituire quasi il 20% della popolazione. A questo esodo massiccio si contrappone un’immigrazione fatta non solo di palestinesi (350.000 sparsi in tutto il paese), ma anche di siriani: nel 1994 il Presidente della Repubblica <em>Elias Hrawi</em>, cristiano ma di sentimenti filo-siriani, concesse la cittadinanza a 200.000 lavoratori stranieri, l’85% dei quali erano musulmani sunniti. Anche in Libano dunque il cristianesimo è la prima vittima di guerre e violenze, e si trova oggi ad essere minoranza, e minoranza in grave difficoltà.</span></p>
<p class="MsoNormal">Gli stessi cristiani, ora più che nel passato, sono divisi, ma il motivo della divisione in definitiva verte su quale gruppo musulmano ci si debba appoggiare: i sunniti filo-occidentali del premier Siniora o i bellicosi sciiti filo-siriani e filo-iraniani di Hezbollah? In ogni caso senza una qualche “protezione” musulmana è impensabile sopravvivere: anche nel Libano che, proprio in forza del suo confessionalismo elevato ad artificio di ingegneria costituzionale, sicuramente rappresenta la più riuscita forma di democrazia mediorientale.</p>
<p class="MsoNormal"><strong> </strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Israele-Palestina</strong></p>
<p class="MsoNormal">Il viaggio di Fulvio Scaglione si conclude in Israele-Palestina.</p>
<p class="MsoNormal">Nella regione dove sono presenti da duemila anni, i cristiani sono diventati due volte minoranza: rispetto agli ebrei e rispetto ai musulmani. In Israele e nei Territori occupati. “<em>I cristiani in Israele sono circa 120.000 e sono quasi 50.000 nei territori palestinesi. Quindi 170.000 in tutta la Terra Santa. Ma bisogna distinguere perché, pur essendo i cristiani al 99% di origine palestinese, Israele e Palestina sono mondi completamente diversi. La situazione è drammatica in Palestina ma non lo è in Israele, dove il numero dei cristiani è stabile o cresce di poco</em>…” (pag. 186). Ciò dimostrerebbe, scrive l’Autore, “…<em>che si vive meglio e si pratica con più serenità la propria fede all’interno di uno Stato forte, democratico e sviluppato che in uno Stato, come quello palestinese, quasi inesistente, debole, caotico e sottosviluppato</em>” (pag. 188).</p>
<p class="MsoNormal">Da notare che in Cisgiordania esiste un piccolo villaggio con 1.300 abitanti, diviso a metà fra cattolici ed ortodossi, che è l’unico della Terra Santa ad essere ancora interamente cristiano. Si chiama Taybeh e si trova a 30 chilometri da Gerusalemme. Corrisponde alla cittadina di Efraim, dove Gesù &#8211; secondo il vangelo di San Giovanni -si fermò a riposarsi prima dell’ingresso a Gerusalemme e prima della Passione. Nel 2005 Taybeh è stata oggetto di un raid musulmano, che diede alle fiamme sette abitazioni cristiane, senza che la polizia intervenisse. Sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza la situazione è instabile, anche se i cristiani palestinesi, per sopravvivere, hanno più volte dato dimostrazione di essere politicamente omologati ai musulmani, condividendone le sofferenze e le lotte. Il Custode della Terrasanta, il francescano padre Pierbattista Pizzaballa, nel 2004 evidenziò un dossier che documentava con tanto di prove 93 casi di violenze e di soprusi commessi negli ultimi 4 anni da gruppi islamici ai danni di cristiani dell’area di Betlemme. Nella zona di Gaza, invece, dove vivono appena 200 cattolici e 3.000 cristiani ortodossi, nel 2007 si assistette impotenti alla distruzione delle croci e al rogo delle bibbie.</p>
<p class="MsoNormal">Il Patriarcato di Gerusalemme, oltre ad Israele-Palestina, comprende anche la Giordania e Cipro. A parte quest’ultima, per cui valgono considerazioni diverse, la situazione numerica dei cristiani in generale è preoccupante: i cristiani in Israele costituiscono il 2% della popolazione; il 2,5% in Giordania; l’1,8% nei Territori Occupati. A Gerusalemme i cristiani sono appena 8-10.000 fra 500.000 ebrei e 200.000 musulmani. La tendenza degli ultimi anni è verso un lento ma inesorabile esodo. Spesso guardati con sospetto sia dagli ebrei che dagli islamici, per opposti motivi, si sentono e vivono fra l’incudine e il martello: islam ed ebraismo cercano infatti di dimostrare “…<em>che ogni metro della Palestina ha un qualche significato religioso per poterne poi pretendere la restituzione</em>” (pag. 228). Qui la terra, che ormai ha prezzi inaccessibili, è la chiave di tutto. E i cristiani, i più deboli fra tutti, sono i primi a cederla e ad andar via.</p>
<p class="MsoNormal" align="center">***</p>
<p class="MsoNormal">Nonostante le testimonianze raccolte &#8211; da chi spesso vive sulla propria pelle minacce e ritorsioni-, e nonostante i gravi fatti constatati, con questo volume Fulvio Scaglione cerca di dimostrare che il grande esodo dei cristiani non è direttamente imputabile al fondamentalismo islamico. Nelle autorevoli interviste di cui il libro è ricco, altri attori vengono di volta in volta chiamati in causa: gli Stati Uniti in Iraq, le milizie cristiane in Libano, Israele e la sua politica della chiusura (vedasi la costruzione del “muro”) in Palestina…</p>
<p class="MsoNormal">Quando i problemi sono antichi e gli attori coinvolti tanti, sicuramente le responsabilità sono estese e non è facile attribuire patenti “pro” o “contro”. Eppure chi legge la storia dell’Islam non partendo da ieri, ma con lo sguardo rivolto allo svolgersi dei secoli, non può non intravedervi un’intrinseca e progressiva politica di conquista territoriale. E forse, alla fine, non può non concordare con l’arcivescovo latino di Baghdad <em>Jean Benjamin Sleiman</em>, citato dallo stesso<span> </span>Fulvio Scaglione.</p>
<p class="MsoNormal">Nato a <em>Jbail</em> (Libano) nel 1946, di origine maronita, Mons. <em>Sleiman</em> vive in Iraq dal 2001, da quando la Santa Sede lo nominò arcivescovo di Baghdad dei latini. Nel suo libro “Nella trappola irachena” (Paoline, Milano, 2007) scrive: “<em>I cristiani iracheni sono oggi malinconici e disillusi. Oltre che gli eredi delle antiche civiltà mesopotamiche, sono anche i continuatori della prima cristianità e hanno sempre svolto un ruolo positivo nella civilizzazione del loro paese. Nonostante tutte queste caratteristiche, nel corso dei secoli sono sempre stati cittadini di seconda categoria. La dhimmitudine, giuridica o morale, li insegue ineluttabilmente</em>…” (pag. 111).</p>
<p class="MsoNormal">Ecco, al di là delle colpe degli Stati Uniti, di Israele o degli occidentali in genere (che ovviamente non mancano, ma è pur vero che siamo spesso insuperabili nell’arte dell’autoflagellazione!), il nocciolo della questione è proprio la<span>  </span><em>dhimmitudine,</em> quella sottomissione dell’altro (del cristiano nella fattispecie) che l’Islam nella storia reclama per diritto divino. Se il regime di Saddam Hussein diventa tutto sommato il miglior sistema di protezione sperimentato dai cristiani negli ultimi anni in Iraq, o Hezbollah lo diviene oggi in Libano, allora, al di là degli errori di Bush o di Israele, c’è qualcosa che evidentemente non va…</p>
<p class="MsoNormal">Per parafrasare le parole di Mons. <em>Sleiman</em>, quel perenne stato di <em>dhimmitudine</em>, che oggi si rinnova e costringe alla fuga, è più pericoloso e devastante, per la comunità cristiana e per la sua identità, persino dell’atroce ondata di violenza di questi ultimi anni. </p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>FEDERALISMO ALL’IRACHENA (L&#8217;Ora del Salento, 19 luglio 2008, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jul 2008 04:31:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
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		<description><![CDATA[ 
OSSERVATORIO GEOPOLITICO
a cura di Roberto Cavallo
Gli USA sono pronti ad avviare nei prossimi mesi un graduale ritiro del proprio contingente militare dall’Iraq,  a seguito della positiva gestione della crisi da parte del generale David Petraeus. Dalla fine del 2007 sono infatti oggettivamente diminuiti gli attentati terroristici ed interconfessionali che negli anni scorsi disseminavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/07/iraq_cristiani_1_400_x_280.jpg" title="iraq_cristiani_1_400_x_280.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/07/iraq_cristiani_1_400_x_280.thumbnail.jpg" alt="iraq_cristiani_1_400_x_280.jpg" /></a><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="center"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%">OSSERVATORIO GEOPOLITICO<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="center"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%">a cura di Roberto Cavallo<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Gli USA sono pronti ad avviare nei prossimi mesi un graduale ritiro del proprio contingente militare dall’Iraq, <span> </span>a seguito della positiva gestione della crisi da parte del generale <strong>David Petraeus</strong>. Dalla fine del 2007 sono infatti oggettivamente diminuiti gli attentati terroristici ed interconfessionali che negli anni scorsi disseminavano di vittime il Paese. La più massiccia presenza di truppe (il c.d. <em>surge</em>) è stata una delle chiavi del successo. L’altra è legata ai migliorati rapporti con i gruppi religiosi locali, dai Kurdi agli Sciiti, senza dimenticare i capi clan sunniti che finalmente si sono staccati dalle frange terroristiche vicine ad Al Qaeda. Ancora, sia ben chiaro, non sono tutte rose e fiori, ma è indubbio che passi avanti siano stati compiuti. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">Un elemento importante all’interno di questo quadro è rappresentato dalla prospettiva “federalista”, che, quasi inconsapevolmente, si è insinuata nello scenario politico iracheno. Di quale federalismo si tratta? </span><span id="more-530"></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">E’ presto detto. Negli ultimi tempi si è consolidato un processo migratorio interno, che ha portato gli appartenenti delle diverse etnie a concentrarsi nei luoghi di tradizionale prevalenza: gli Sciiti nel sud, i Kurdi nel nord, i Sunniti al centro. Resistono ovviamente zone grigie, come Mossul e Kirkuk, dove ancora più alta è la tensione. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%">In questo strisciante progetto federalista un posticino spetterebbe pure ai Cristiani delle diverse denominazioni che, più di tutti gli altri, hanno subito le conseguenze della guerra. Schiacciati da estremisti Sunniti e Sciiti perché ingiustamente sospettati di appoggiare i “Crociati” occidentali, hanno in questi anni subito violenze, uccisioni, stupri sulle loro donne, ricatti, distruzioni di chiese e quanto di peggio si possa immaginare. Il numero dei Cristiani iracheni così<span>  </span>è drasticamente diminuito, perché chi ha potuto è fuggito all’estero. <span> </span>Fra quelli rimasti, <span> </span>in molti – specie da Baghdad – hanno scelto la strada della piana di Ninive, all’interno della regione kurda. <span> </span>Nella pianura di Ninive si è così rinforzata una minuscola enclave di villaggi a maggioranza cristiana. E anche se l’idea di un autonomo <em>safe haven </em>(porto sicuro), all’interno del più vasto Stato federale, non entusiasma le autorità ecclesiastiche locali, molti laici invece vi intravedono l’unica reale ancora di salvezza per impedire l’estinzione del millenario cristianesimo iracheno.<span>        </span><o></o></span></p>
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		<title>AFGHANISTAN, IRAQ, SOMALIA: LE  GUERRE  DI  OSAMA BIN LADEN (L&#8217;Ora del Salento, 24 maggio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2008 16:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<description><![CDATA[ Nel suo ennesimo appello lanciato via internet, Osama Bin Laden torna a puntare il dito su Israele e sui suoi amici occidentali, e anche sull’ONU. Invitando i buoni musulmani alla Jihad (la guerra santa) ancora una volta si autoproclama paladino della causa palestinese.  L’ANP, l’Autorità nazionale palestinese, non solo si è affrettata a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/1711bin-laden2.jpg" title="1711bin-laden2.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/1711bin-laden2.thumbnail.jpg" alt="1711bin-laden2.jpg" /></a> Nel suo ennesimo appello lanciato via internet, Osama Bin Laden torna a puntare il dito su Israele e sui suoi amici occidentali, e anche sull’ONU. Invitando i buoni musulmani alla <em>Jihad</em> (la guerra santa) ancora una volta si autoproclama paladino della causa palestinese.<span>  </span>L’ANP, l’Autorità nazionale palestinese, non solo si è affrettata a prendere le distanze da <em>Al Qaeda</em> e dal suo grande capo, ma ha denunciato che, attraverso <em>Hamas, </em><span> </span>l’organizzazione di Bin Laden sta entrando nella Striscia di Gaza. L&#8217;allarme per le infiltrazioni terroristiche arriva per bocca del presidente palestinese Abu Mazen.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Ma il potere mediatico che l’organizzazione terrorista ha oramai raggiunto le consente di affascinare centinaia di giovani musulmani sparsi nel mondo, che ammaliati dalle sirene <em>jihadiste</em> abbandonano tutto per seguire lo sceicco saudita.<span id="more-488"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Un recente rapporto di Europol, l’Ufficio Europeo di Polizia, diffuso in questi giorni dai media, riferisce che soprattutto molti islamici europei, per lo più immigrati della seconda generazione, rispondono alla chiamata in armi di Osama Bin Laden. Sollecitati da collaudate reti logistiche, ricevono documenti ed istruzioni, partono per i campi di addestramento in “santuari” sicuri, offrono le loro esistenze per combattere sugli scenari di guerra attualmente aperti: Afghanistan, Iraq, Somalia, forse <span> </span>Libano (qualche mese fa l’esercito libanese dovette combattere per stroncare un‘insurrezione di palestinesi in un campo profughi del Nord, dove si erano infiltrati elementi di <em>Al Qaeda</em>).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">In Afghanistan il confine “mobile” con il Pakistan costituisce da sempre la zona franca di transito per uomini, armi e droga. I miliziani di <em>Al Qaeda</em> affiancano i Talebani per organizzare attentati dovunque sia possibile.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">In Iraq il legittimo governo del premier sciita moderato <strong><em>Nuri</em></strong> <strong><em>Al Maliki</em></strong>, dopo aver vinto la battaglia contro gli estremisti sciiti di <strong><em>Muqtada Al Sadr</em></strong> a Bassora, ha riportato a Mosul un’altra vittoriosa operazione contro le forze insurrezionaliste di <em>Al Qaeda</em> (molti fedelissimi di Osama sono stati arrestati).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">E infine la Somalia: centinaia di giovani arruolati arrivano dall’Europa e dai Paesi arabi per rinforzare le fila delle Coorti Islamiche, la cui presenza armata impedisce il controllo del territorio da parte del Governo federale di transizione, la fragile compagine governativa, che pure è sostenuta dall’Unione Africana e dalla comunità internazionale.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><o> </o></p>
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		<title>LE GUERRE DI OSAMA BIN LADEN!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2008 18:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia e Hit Queen Radio (100. 8 e 98.6 Mhz)
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<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/06/r174926_663590.jpg" title="r174926_663590.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/06/r174926_663590.thumbnail.jpg" alt="r174926_663590.jpg" /></a></p>
<p>Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia e Hit Queen Radio (100. 8 e 98.6 Mhz)</p>
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		<title>MEDIORIENTE SENZA PACE (L&#8217;Ora del Salento, 5 aprile 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 03:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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OSSERVATORIO GEO-POLITICO
&#160;
Accanto alle violenze in Tibet, con il suo strascico di arresti arbitrari e di assassini politici, l’Iraq continua ad essere il protagonista della cronaca internazionale.  Ancora una volta si è consumata una spaccatura all’interno del campo sciita, con le milizie filo-iraniane di Moqtada al-Sadr che hanno affrontato a viso aperto nel sud del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="left"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">OSSERVATORIO GEO-POLITICO<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Accanto alle violenze in Tibet, con il suo strascico di arresti arbitrari e di assassini politici, l’Iraq continua ad essere il protagonista della cronaca internazionale.<span>  </span>Ancora una volta si è consumata una spaccatura all’interno del campo sciita, con le milizie filo-iraniane di<strong><em> Moqtada al-Sadr</em></strong> che hanno affrontato a viso aperto nel sud del Paese le forze governative del premier <strong><em>Nouri Al Maliki</em></strong>.<strong> </strong>Forse nelle intenzioni doveva essere una resa dei conti favorevole al governo e agli sciiti moderati,<strong> </strong>ma i violenti combattimenti di fine marzo a Bassora e nelle altre città hanno causato 300 morti e centinaia di feriti. Anche <em>Al Maliki</em> ha capito che è meglio trattare, e che il controllo reale ed efficace sull’intera Nazione, nonostante i progressi compiuti,<span>  </span>è obiettivo ancora lontano da raggiungere. D’altronde la spaccatura irachena si aggiunge ad altre divisioni presenti all’interno del mondo arabo, come quella tutta palestinese fra Hamas e Al-Fatah. Soprattutto sono espressioni locali, queste ultime, della più vasta spaccatura che oggi coinvolge l’intero Medioriente: da una parte l’aggressivo asse Teheran-Damasco, dall’altra l’Arabia Saudita e il gruppo di Paesi – specie quelli del Golfo – più moderati.</span><span id="more-442"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Prova di ciò è il recente fallimento del vertice della Lega Araba tenutosi a Damasco lo scorso 29 marzo: dei 22 Capi di Stato che ne fanno parte, solo 10 erano presenti. Come se non bastasse, il portavoce dell’Arabia Saudita ha accusato apertamente gli ospitanti siriani di lavorare, insieme all’Iran, per boicottare soluzioni di pace in Iraq, nei Territori e in Libano (dove dallo scorso novembre non si riesce ad eleggere il Presidente della Repubblica, che secondo il dettato costituzionale dovrebbe essere un rappresentante della comunità cristiana).<span>   </span>Non a caso una vecchia volpe come il Colonnello Gheddafi ha avvertito la necessità di richiamare tutti all’unità nell’Islam …<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Nel vortice della guerra totale, le piccole comunità cristiane della Terra Santa, del Libano e dell’Iraq, continuano inesorabilmente ad assottigliarsi, spinte dalla paura all’emigrazione. Dopo l’assassinio dell’Arcivescovo caldeo di Mosul, <strong><em>Mons. Paulus Faraj Rahho</em></strong>, trovato morto il 13 marzo dopo 14 giorni di prigionia,<span>  </span>un altro vescovo iracheno, <strong><em>Mons. Louis Sako</em></strong>, denuncia all’Agenzia Sir che a Mosul <span> </span>“… <em>I mujahhidin hanno inviato una lettera alle famiglie cristiane chiedendo una tassa di protezione di 10.000 dollari pena la distruzione dell’abitazione o la morte di un familiare</em> …”<span>  </span>(Avvenire, venerdì 28 marzo 2008, pag.14: <em>Scontro in atto per il petrolio</em>). <span> </span>Chi non si sottomette rischia la vita…<o></o></span></p>
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		<title>SIRIA: PROFUGHI CRISTIANI ALLA DISPERAZIONE</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 04:40:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
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		<description><![CDATA[ Non c’è pace per i cristiani iracheni. Costretti ad abbandonare in massa il proprio Paese per timore degli attentati e dei rapimenti, impossibilitati a condurre un’esistenza normale senza la costosa protezione di qualche clan musulmano (sunnita, sciita o kurdo), anche in esilio vanno incontro a difficoltà incredibili. Pochi riescono a raggiungere l’Europa o l’America; la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%"><span style="font-family: Calibri;"><a title="audo_1.jpg" href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/audo_1.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/audo_1.thumbnail.jpg" alt="audo_1.jpg" /></a> Non c’è pace per i cristiani iracheni. Costretti ad abbandonare in massa il proprio Paese per timore degli attentati e dei rapimenti, impossibilitati a condurre un’esistenza normale senza la costosa protezione di qualche clan musulmano (sunnita, sciita o kurdo), anche in esilio vanno incontro a difficoltà incredibili. Pochi riescono a raggiungere l’Europa o l’America; la maggior parte si ferma in Siria o in Libano, dove, peraltro, la situazione già di per sé <span> </span>è esplosiva.</span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%"><span style="font-family: Calibri;">“<em>Avvenire</em>” del 2 dicembre 2007 in un articolo a pagina 13 a firma di Lorenzo<span id="more-361"></span> Fazzini titola: “<em>Profughi iracheni: cristiani alla disperazione</em>”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%"><span style="font-family: Calibri;">“<em>La disperazione</em> – scrive Fazzini – <em>regna tra i profughi cristiani iracheni in Siria. E la miseria sta portando alla luce una nuova piaga: la prostituzione di numerose donne costrette a vendere il proprio corpo per fare fronte alla povertà in<span>  </span>un Paese straniero. L’inedita denuncia arriva dall’autorevole voce di Monsignor Antoine Audo (</em><strong>nella foto</strong><em><strong>)</strong>, Vescovo caldeo di Aleppo, città della Siria settentrionale, meta di tanti esuli che da Baghdad e dintorni scappano oltre confine per fuggire alle stragi</em>…”</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%"><span style="font-family: Calibri;">Il Vescovo siriano denuncia come i cristiani iracheni siano un gruppo incapace di difendersi, così che è facile e soprattutto redditizio depredarli di ogni bene. Ma le violenze di oggi, aggiunge, sono il riflesso di un attacco che ha radici storiche.  </span></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%"><span style="font-family: Calibri;">Una nota di speranza comunque arriva dall’Iraq: alcune province del nord abitate dai cristiani sono state recuperate alla normalità dall’esercito regolare e dalla polizia, così che timidamente e con cautela gruppi di profughi cristiani stanno tentando di rientrare nel martoriato Paese.</span></span></p>
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		<title>IL PAPA CON IL CUORE NEL MEDIORIENTE (L&#8217;Ora del Salento, 1° dicembre 2007, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Dec 2007 05:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
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		<description><![CDATA[ OSSERVATORIO GEO-POLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)
  Vedere sventolare le bandiere irachene durante l’Angelus domenicale in Piazza San Pietro non è usuale, ma è sicuramente bello e toccante.Così domenica 25 novembre alcuni cristiani iracheni hanno seguito il loro patriarca fin nel cuore della cristianità, per festeggiare la nomina a cardinale di Emmanuel III Delly (nella foto). Ottanta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/delly.jpg" title="delly.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/delly.thumbnail.jpg" alt="delly.jpg" /></a> OSSERVATORIO GEO-POLITICO</font></p>
<p align="left" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">(a cura di Roberto Cavallo)</font></p>
<p><o></o><font size="3" face="Times New Roman"> </font><o></o><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3"> </font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">Vedere sventolare le bandiere irachene durante l’Angelus domenicale in Piazza San Pietro non è usuale, ma è sicuramente bello e toccante.<o></o></font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">Così domenica 25 novembre alcuni cristiani iracheni hanno seguito il loro patriarca fin nel cuore della cristianità, per festeggiare la nomina a cardinale di Emmanuel III Delly (<strong>nella foto</strong>). Ottanta anni, iracheno, patriarca di Babilonia dei Caldei (Baghdad), bandiera della resistenza cattolica in Iraq, Emmanuel III considera la concessione della berretta cardinalizia &#8211; <span id="more-357"></span>nel corso del recente Concistoro &#8211; come<span>  </span>“<em>Un onore non solo per me, ma per tutto il Paese, per tutti gli iracheni. Il Signore ci ha dato il dono dell’intelligenza per parlarci gli uni con gli altri, per dialogare, perché finché non c’è pace non c’è sicurezza” </em>(Avvenire, domenica 25 novembre, pag.8). <span> </span><o></o></font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">Perciò <strong>Benedetto XVI</strong> durante l’Angelus ha invitato il mondo a pregare per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, che dall’Iraq alla Palestina, dal Libano all’Afghanistan, sta vivendo un momento difficilissimo. <o></o></font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">Cristiani minacciati, che da Mossul, o dal loro quartiere di Dora a Baghdad, cercano rifugio nei più sicuri villaggi del Kurdistan, o meglio ancora all’estero; scontri fratricidi fra Hamas e Fatah in Palestina; crisi istituzionale in Libano, dove non si riesce ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e lo spettro della guerra civile è, ancora una volta, alle porte; soppressione dell’opposizione democratica in Pakistan; attentati suicidi organizzati da gruppi vicini ad Al Qaeda in Afghanistan, che adesso prendono di mira i civili e le nuove strutture espressamente richieste dalla popolazione (il 6 novembre scorso uno zuccherificio, il 24 novembre il ponte costruito per collegare scuole ed ospedali vicino Kabul…).<o></o></font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">In tale contesto ogni occasione di dialogo va perseguita con speranza: anche l’incontro di Annapolis negli Stati Uniti (dove il Vaticano ha inviato una propria delegazione), segnato già in partenza da pessimismo e disillusione, nonché dalla dura condanna di Hamas, può diventare – se accompagnato dalla preghiera &#8211; un cerino che si accende nella notte. Nella notte del dialogo fra Israeliani e Palestinesi. Perché, come dice il Cardinale Emmanuel III Delly, “…<em>Il Signore ci ha dato il dono dell’intelligenza per parlarci gli uni con gli altri, per dialogare, perché finché non c’è pace non c’è sicurezza.”<o></o></em></font></span></p>
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