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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Italia</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>IL GOVERNO MONTI E IL RAPPORTO &#8220;CARITAS&#8221; SULLA POVERTA&#8217; (di Alessandro Pagano)</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 07:37:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Enza Fornero ce l&#8217;ha in testa dal primo giorno in cui si è insediata quale Ministro del welfare del governo Monti. L&#8217;ha chiamata &#8220;Salario Minimo Garantito&#8221; ed è la sua idea per riformare il sistema degli ammortizzatori sociali. Un&#8217;idea che persino i Sindacati e Confindustria, pur essendo sostenitori di questo governo tecnico, hanno contestato. Questa del Salario Minimo Garantito è storia vecchia. In Sicilia, negli anni &#8217;80, la peggiore partitocrazia di sinistra e di centro la partorì in maniera spregiudicata. Migliaia di ragazzi intorno ai 20 anni furono &#8220;infilati&#8221; in sovrannumero in tutti gli enti pubblici possibili e immaginabili. Per loro nessuna formazione, nessuna remunerazione decorosa, nessuna qualificazione seria. Nei piani di chi li volle c&#8217;era solo la volontà di fare consenso (meglio chiamarla clientela). Dicevano che questa misura avrebbe eliminato la disoccupazione invece servì solo per bieco assistenzialismo. Quell&#8217;assistenzialismo impoverì le casse della regione e atrofizzò pian piano la volontà di quei ragazzi. Un&#8217;intera generazione fu illusa e violentata nella dignità. Oggi essi hanno mediamente 45 anni, in qualche caso si sono depressi e hanno dato pochi contributi alla crescita degli enti dove lavorano; in molti altri casi però sono diventati autentiche colonne portanti delle loro amministrazioni. Ma in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/lelacrimedelministroelsafornero.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6801" title="lelacrimedelministroelsafornero" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/lelacrimedelministroelsafornero-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Enza Fornero ce l&#8217;ha in testa dal primo giorno in cui si è insediata quale Ministro del welfare del governo Monti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ha chiamata &#8220;Salario Minimo Garantito&#8221; ed è la sua idea per riformare il sistema degli ammortizzatori sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;idea che persino i Sindacati e Confindustria, pur essendo sostenitori di questo governo tecnico, hanno contestato.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa del Salario Minimo Garantito è storia vecchia. In Sicilia, negli anni &#8217;80, la peggiore partitocrazia di sinistra e di centro la partorì in maniera spregiudicata. Migliaia di ragazzi intorno ai 20 anni furono &#8220;infilati&#8221; in sovrannumero in tutti gli enti pubblici possibili e immaginabili. Per loro nessuna formazione, nessuna remunerazione decorosa, nessuna qualificazione seria. Nei piani di chi li volle c&#8217;era solo la volontà di fare consenso (meglio chiamarla clientela). Dicevano che questa misura avrebbe eliminato la disoccupazione invece servì solo per bieco assistenzialismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quell&#8217;assistenzialismo impoverì le casse della regione e atrofizzò pian piano la volontà di quei ragazzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;intera generazione fu illusa e violentata nella dignità. Oggi essi hanno mediamente 45 anni, in qualche caso si sono depressi e hanno dato pochi contributi alla crescita degli enti dove lavorano; in molti altri casi però sono diventati autentiche colonne portanti delle loro amministrazioni. Ma in entrambi i casi il risultato economico è stato disastrosamente identico, visto che attualmente guadagnano, più o meno, 700 euro al mese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quale mostro ha saputo generare il compromesso storico e culturale di tipo ideologico ed egualitarista in salsa siciliana.</p>
<p style="text-align: justify;">Povertà economica e culturale in nome non del lavoro, ma del &#8220;posto&#8221; di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, specialmente al sud, sono ormai 40 anni che le intelligenze vengono mortificate con questa mentalità secondo cui lo stato deve intervenire con “concessioni e cure di mantenimento per povertà di lungo periodo” (XI Rapporto Caritas sulle povertà).</p>
<p style="text-align: justify;">Tale comportamento culturale ha di fatto “mantenuto” le povertà e non ne ha consentito l’affrancamento, per cui il diritto al lavoro, all’educazione e persino a farsi una famiglia sono andati a farsi benedire.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2010 dice sempre il Rapporto Caritas, solo il 57% dei cittadini ha un lavoro regolarmente retribuito (la % più bassa dell’occidente), il 14% circa è povero (oltre alle famiglie numerose, sono in aumento anche quelle che dipendono da un lavoratore autonomo), e in futuro questa percentuale aumenterà visto che gli attuali quarantenni quando andranno in pensione nel 2035, prenderanno al massimo 600 Euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Perchè tutto questo ? Perchè in tanti continuano a propinare queste ricette nonostante i tristi risultati?</p>
<p style="text-align: justify;">“Erogare contributi economici non fa uscire dal disagio ma lo rende cronico, tant’è che nonostante le risorse siano aumentate sempre più, gli italiani poveri non sono calati“, dice sempre il Rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">E siccome i poveri, oltre a costare tanto, aumentano ogni anno di più, non dovrebbe essere difficile capire che le politiche di contrasto alla povertà di stampo assistenzialistico sono tutte sbagliate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo Monti attraverso la Fornero continua a proporre regalie, tipo Reddito Minimo, per tenere buoni i giovani, quando dovrebbe mettere in pista autentiche politiche familiari.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i modelli economici di sviluppo e di crescita, da Solow a Keynes (che non dovrebbe essere distante dalla Fornero) fanno riferimento alla “crescita della popolazione” per l’aumento della produttività, del risparmio, degli investimenti. Senza contare che i costi sociali del welfare (sanità e pensione su tutto) con una popolazione più giovane sarebbero destinati a ridursi.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cominci una volta per tutte un serio dibattito sul “fattore famiglia” (il vecchio “quoziente familiare” riveduto e migliorato) è oggi assolutamente indispensabile.</p>
<p style="text-align: justify;">E per amor di Dio, c’e` qualcuno in Italia che lo possa far capire anche alla Fornero?!</p>
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		<title>LA MACELLERIA DI MONTI E I SUOI VERI TITOLARI (di Saverio Congedo)</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 09:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[      Saranno anche necessarie ed urgenti, ma non voglio nemmeno pensare a cosa sarebbe successo in Italia se le stangate su pensioni, case ecc. del Governo Monti fossero state soltanto immaginate da un “governo politico” e ancora di più da quello di centrodestra che, invece, fino all’ultimo ha resistito a chi lo invitava a colpire sugli stessi sventurati. E’ inquietante che un Governo non espresso dai cittadini possa infierire in questo modo su di essi, ed è incredibile che chi fino a poche settimane fa si strappava i capelli anche nei confronti dei più scontati tagli alle imprese, alle famiglie e allo stato sociale, oggi accetti senza battere ciglio una “macelleria sociale” autentica e senza precedenti. Se occorreva una conferma che era tutta una manfrina per liberarsi del Governo democraticamente eletto dagli Italiani, oggi l’abbiamo e più fragorosa che mai. Se poi vogliamo risalire alle responsabilità del disastro che stiamo scontando, dovremmo domandarci: 1) chi tra gli anni ’70 e ’90 ha fatto esplodere il debito pubblico fino a renderlo il terzo in assoluto nel mondo; 2) chi, nella seconda metà degli anni ’90, ci ha consegnati senza protezione ad una moneta fragile; 3) chi in questi anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<p> </p>
<div id="attachment_6662" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/costruire-casa.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6662" title="costruire-casa" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/costruire-casa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Invece dell&#39;alta finanza, responsabile di tanti disastri, ci si accanisce ancora sulla casa</p></div>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Saranno anche necessarie ed urgenti, ma non voglio nemmeno pensare a cosa sarebbe successo in Italia se le stangate su pensioni, case ecc. del Governo Monti fossero state soltanto immaginate da un “governo politico” e ancora di più da quello di centrodestra che, invece, fino all’ultimo ha resistito a chi lo invitava a colpire sugli stessi sventurati.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ inquietante che un Governo non espresso dai cittadini possa infierire in questo modo su di essi, ed è incredibile che chi fino a poche settimane fa si strappava i capelli anche nei confronti dei più scontati tagli alle imprese, alle famiglie e allo stato sociale, oggi accetti senza battere ciglio una “macelleria sociale” autentica e senza precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Se occorreva una conferma che era tutta una manfrina per liberarsi del Governo democraticamente eletto dagli Italiani, oggi l’abbiamo e più fragorosa che mai. Se poi vogliamo risalire alle responsabilità del disastro che stiamo scontando, dovremmo domandarci: 1) chi tra gli anni ’70 e ’90 ha fatto esplodere il debito pubblico fino a renderlo il terzo in assoluto nel mondo; 2) chi, nella seconda metà degli anni ’90, ci ha consegnati senza protezione ad una moneta fragile; 3) chi in questi anni ha demonizzato, irriso e delegittimato continuamente il nostro Governo, indebolendo l’Italia sul fronte internazionale nella fase più difficile dell’economia mondiale dal dopoguerra; 4) chi, alla caduta di Berlusconi, ha festeggiato all’avvento del Governo Sarkozy-Merkel-Monti.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta è sempre la stessa. E ci conduce ai veri titolari della “macelleria” di cui sopra. Che adesso sanno di che debbono festeggiare, sulla pelle degli italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Bari, 6 dicembre 2011</p>
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		<title>SUL &#8220;SUICIDIO ASSISTITO&#8221; DI LUCIO MAGRI (di Guido Verna)</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 06:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il “suicidio assistito” che Lucio Magri ha scelto qualche giorno fa per porre termine alla sua vita, sta suscitando un ampio dibattito, come giustamente deve accadere quando sono in questione elementi “essenziali” dell’uomo. La pietà e il rispetto che si devono ad ognuno mi pare che in tale dibattito — almeno per quanto ne so — siano felicemente diffusi e mi permettono, nello stesso spirito, di fare qualche considerazione in una prospettiva più nascosta. La lettura che generalmente viene data della “scelta” — considerandola, cioè, come comprensibile esito di una depressione non più sopportata  — mi sembra, nei confronti di Magri, paradossalmente ingiusta e sminuente tanto il ruolo “culturale” che si era configurato quanto la sua vita, coerentemente conseguente. Per cogliere più profondamente la portata del gesto, rimando ad un acuto saggio di Alfredo Mantovano, Il suicidio come esito coerente del parossismo rivoluzionario, pubblicato quasi trent’anni fa su Cristianità (n. 101-104 del 1983) — da cui traggo tutte le citazioni —, che prendeva le mosse da un libro di grande successo intitolato Suicidio: istruzioni per l’uso e scritto da Guillon e Le Bonniec, due giornalisti vicini a Liberation, l’organo dei comunisti extraparlamentari parigini, uscito un anno prima e già alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/aba.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6650" title="aba" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/aba-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Il “suicidio assistito” che Lucio Magri ha scelto qualche giorno fa per porre termine alla sua vita, sta suscitando un ampio dibattito, come giustamente deve accadere quando sono in questione elementi “essenziali” dell’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">La pietà e il rispetto che si devono ad ognuno mi pare che in tale dibattito — almeno per quanto ne so — siano felicemente diffusi e mi permettono, nello stesso spirito, di fare qualche considerazione in una prospettiva più nascosta.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettura che generalmente viene data della “scelta” — considerandola, cioè, come comprensibile esito di una depressione non più sopportata  — mi sembra, nei confronti di Magri, paradossalmente ingiusta e sminuente tanto il ruolo “culturale” che si era configurato quanto la sua vita, coerentemente conseguente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per cogliere più profondamente la portata del gesto, rimando ad un acuto saggio di Alfredo Mantovano, <em>Il suicidio come esito coerente del parossismo rivoluzionario</em>, pubblicato quasi trent’anni fa su <em>Cristianità </em>(n. 101-104 del 1983) — da cui traggo tutte le citazioni —, che prendeva le mosse da un libro di grande successo intitolato<em> Suicidio: istruzioni per l’uso</em> e scritto da Guillon e Le Bonniec, due giornalisti vicini a <em>Liberation</em>, l’organo dei comunisti extraparlamentari parigini, uscito un anno prima e già alla terza edizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel libro — che, scrive Mantovano, «[…] <em>ha il suo pezzo forte nel decimo capitolo, intitolato “Elementi per una guida al suicidio”</em> », si potevano leggere affermazioni molto franche, senza “vestimenti” retorici. Come questa, ad esempio:  «[…] <em>vogliamo tutto: l’aborto senza rischi né fastidi, il piacere senza punizione, e la morte la vogliamo sicura e dolce. La libertà non ha prezzo, e non intendiamo pagare quello della sofferenza. Dell’affermazione del diritto a una morte volontaria facciamo un’arma contro i ladri della vita</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">O come quest’altra:<em> </em>«[…] <em>la lotta del popolo per i suoi diritti è una realtà, la realtà. In essa la rivendicazione del diritto al suicidio ritrova le sue origini popolari e libertarie, nascoste dalla storiografia ufficiale»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">I grandi maestri della Rivoluzione, d’altra parte, avevano ampiamente e con precisione tracciato il solco.</p>
<p style="text-align: justify;">Marx, nel suo poema — sì, Marx scriveva anche poesie, benché poco gettonate dai suoi adepti — <em>Oulanem</em>, scriveva — anche qui, senza artifici o giri di parole — «<em>Se ci fosse un abisso ove tutto s’annientasse,/Mi ci precipiterei/A rischio di distruggere il mondo/Che si interpone tra di noi. Questo mondo,/si spezzerebbe/ Sotto le mie maledizioni,/Stringerei nelle mie braccia la dura</em> <em>realtà,/Che perirebbe soffocata dalla mia stretta./Affondare nel nulla e annientarsi del tutto,/Questa sarebbe vera vita!</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Engels — il coautore del <em>Manifesto</em> — da parte sua descriveva così la sua concezione della vita umana: «<em>Ormai</em>  <em>non si può più considerare scientifica una fisiologia</em> [...] <em>che non comprenda che la negazione della vita è contenuta come principio nella vita stessa, cosicché la vita è sempre concepita in rapporto al suo esito ineluttabile e presenta, fin dal suo embrione, la morte. La concezione dialettica della vita porta proprio a questo</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">È il lungo filo “rosso” filo-suicidario quello che, attraverso Marx e Engels, va dal Rinascimento di Michel de Montagne — che nel secolo XVI asseriva: «<em>La morte volontaria è la più bella. La vita dipende dalla volontà altrui, la morte dalla nostra</em>» — fino al socialismo di Jacques Attali, il consigliere di Mitterand — il quale nel 1981 sosteneva con chiarezza solare che «<em>la logica socialista è la libertà e la libertà fondamentale è il suicidio. Il diritto al suicidio, diretto o indiretto, è dunque un valore assoluto in tale tipo di società</em>» — quello di cui bisogna tenere conto nella valutazione della scelta di Magri.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrerà un paradosso, ma bisogna tenerne conto proprio per non fargli torto. A mio parere, è un atto di onestà. Non è morto un debole, ma un rivoluzionario.</p>
<p style="text-align: justify;">2-12-2011</p>
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		<title>GOLPE &#8220;TECNOCRATICO&#8221; DI FRANCIA E GERMANIA, IN ATTESA DEL 2013 (di Alessandro Pagano)</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 07:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Spiegare l&#8217;attuale crisi politica è d&#8217;obbligo verso il nostro popolo. La stampa francese e tedesca ha salutato con estremo favore ed enfasi la nomina del prof. Monti; visto che sono stati loro a generare la crisi, ciò non ci deve lasciare tranquilli. Anche la presidenza americana sembra aver avuto un ruolo affatto secondario nella guerra finanziaria contro l&#8217;Italia. Il Presidente Obama, ormai universalmente riconosciuto inadeguato a governare la più grande potenza al mondo, ha voluto scaricare i problemi politici “made in Usa” su un capro espiatorio ben identificato, l’Italia di Silvio Berlusconi. Il quale, da almeno un anno, era isolato a livello internazionale. Mentre, infatti, il precedente governo Berlusconi (cioè la legislatura 2001/2006), quanto ad alleanze era fortissimo potendo godere della protezione degli USA di George W. Bush e dell&#8217;amicizia del Regno Unito di Tony Blair e della Russia di Vladimir Putin, oggi la credibilità e il peso internazionale del presidente Silvio Berlusconi sono venuti meno, potendo contare, sull&#8217;amicizia del solo Presidente russo. E&#8217; evidente che da quando i rapporti di forza sono mutati, negli Usa come in Europa, la posizione di Berlusconi si è completamente rovesciata e a nulla sono valse le schiaccianti vittorie elettorali alle politiche del 2008 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/george-papandreou-and-merkel.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6565" title="george-papandreou-and-merkel" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/george-papandreou-and-merkel-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Spiegare l&#8217;attuale crisi politica è d&#8217;obbligo verso il nostro popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La stampa francese e tedesca ha salutato con estremo favore ed enfasi la nomina del prof. Monti; visto che sono stati loro a generare la crisi, ciò non ci deve lasciare tranquilli.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la presidenza americana sembra aver avuto un ruolo affatto secondario nella guerra finanziaria contro l&#8217;Italia. Il Presidente Obama, ormai universalmente riconosciuto inadeguato a governare la più grande potenza al mondo, ha voluto scaricare i problemi politici “made in Usa” su un capro espiatorio ben identificato, l’Italia di Silvio Berlusconi.  Il quale, da almeno un anno, era isolato a livello internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre, infatti, il precedente governo Berlusconi (cioè la legislatura 2001/2006), quanto ad alleanze era fortissimo potendo godere della protezione degli USA di George W. Bush e dell&#8217;amicizia del Regno Unito di Tony Blair e della Russia di Vladimir Putin, oggi la credibilità e il peso internazionale del presidente Silvio Berlusconi sono venuti meno, potendo contare,  sull&#8217;amicizia del solo Presidente russo. E&#8217; evidente che da quando i rapporti di forza sono mutati, negli Usa come in Europa, la posizione di Berlusconi si è completamente rovesciata e a nulla sono valse le schiaccianti vittorie elettorali alle politiche del 2008 e alle europee del 2009.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma attenzione !  Da qui a pochi mesi lo scenario politico internazionale, muterà di nuovo visto che sia Sarkozy che Obama, in preda all&#8217;inadeguatezza dimostrata ultimamente, patiranno un pesante insuccesso elettorale.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la Cancelliera Merkel ha dimostrato un egoismo assurdo e una totale miopia in politica estera (specie sulla questione della crisi greca) motivo per cui, probabilmente, anche lei perderà le elezioni in Germania.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, il prossimo anno sarà delicatissimo e non è da escludere, che gli artefici della fine anticipata del governo Berlusconi, abbiano convenuto, di condurre un’operazione politico-economica contro il nostro Paese, al fine di accaparrarsi  le nostre aziende più strategiche e scaricare su di noi le loro difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altronde le prove generali sono state fatte con la guerra in Libia che ci è costata la quasi certa perdita delle commesse petrolifere.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso potrebbe toccare all&#8217;ENI (e non solo). Attualmente  il 30% dell&#8217;ENI è in mano allo Stato Italiano. Un altro 20% lo possiedono gli investitori anglo-ebraici-statunitensi che tirano le fila del mercato globale e ci vuole davvero poco a far cadere la nostra società petrolifera, che è tra le più importanti al mondo, in mani straniere.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi l&#8217;italiano medio è impaurito e smarrito, dinanzi a questo “fenomeno” che non conosceva e che è costretto a subire.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217;da tempo che sosteniamo che le guerre oggi non sono più militari ma finanziarie, (per chi ha voglia consigliamo la lettura del  libro &#8220;Guerre senza limiti&#8221;, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 2001, scritto da due colonnelli dell&#8217;esercito cinese). Ma sempre guerre sono e come tali producono impoverimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, scriveva Dante sette secoli or sono e mai parole furono più adatte a rappresentare quanto ci apprestiamo a vivere oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il solo fatto che al governo del Paese siano state catapultate persone serie,  non deve farci abbassare la guardia, quasi fossero, sommi sacerdoti il cui operato non possa essere mai contraddetto o messo in discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">La conoscenza degli accadimenti di questo ultimo periodo, certamente tra i più difficili per la nostra democrazia, rappresenta il primo passo per capire e agire.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>LI&#8217; DOVE NON SONO RIUSCITI &#8220;REPUBBLICA&#8221;, TOGHE ROSSE E INDIGNADOS&#8230;</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/li-dove-non-sono-riusciti-repubblica-toghe-rosse-e-indignados</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 05:46:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.recensioni-storia.it/?p=6522</guid>
		<description><![CDATA[    Dopo gli attacchi dei media nazionali (RAI-3, Repubblica, l&#8217;Espresso, La 7, Sky, ecc. ecc.) ed esteri; dopo gli attacchi delle toghe rosse di &#8220;Magistratura Democratica&#8221; (&#8230;e non solo!); dopo gli attacchi bestiali dei Centri sociali &#38; Company (antagonisti, black blok, indignados&#8230;); dopo gli attacchi dei sindacati e della Marcegaglia&#8230; ci voleva la finanza internazionale ad assestare il colpo decisivo a Silvio Berlusconi. Quante volte l&#8217;abbiamo detto? Berlusconi non è un santo (forse non lo diventerà mai&#8230;) ma è uno che ha avuto il coraggio di sfidare la Casta e le Caste. Parliamo della Casta vera, quella che conta, quella che si riconosce nel Pensiero Illuminato e che ormai ha svuotato i Paesi della loro sovranità. Un Presidente della Repubblica &#8211; che mai ha rinnegato le proprie origini comuniste &#8211; incorona un governo di tecnocrati baciato dalla tecnocrazia e dai banchieri di Bruxelles e dintorni. L’incarico affidato dal Presidente della Repubblica al Prof. Monti, pur con tutte le migliori intenzioni, assomiglia molto ad un commissariamento della democrazia, con l’azzeramento di fatto della volontà popolare espressa dalle elezioni politiche e l’eliminazione del rapporto dialettico tra maggioranza ed opposizione, che della democrazia è l’imprescindibile corollario. Con buona pace dei tanti teorici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div id="attachment_6527" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/Santoro.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6527" title="Santoro" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/Santoro-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Michele Santoro pontifica</p></div>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Dopo gli attacchi dei media nazionali (RAI-3, Repubblica, l&#8217;Espresso, La 7, Sky, ecc. ecc.) ed esteri; dopo gli attacchi delle toghe rosse di &#8220;Magistratura Democratica&#8221; (&#8230;e non solo!); dopo gli attacchi bestiali dei Centri sociali &amp; Company (antagonisti, black blok, indignados&#8230;); dopo gli attacchi dei sindacati e della Marcegaglia&#8230; ci voleva la finanza internazionale ad assestare il colpo decisivo a Silvio Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quante volte l&#8217;abbiamo detto? Berlusconi non è un santo (forse non lo diventerà mai&#8230;) ma è uno che ha avuto il coraggio di sfidare la Casta e le Caste. Parliamo della Casta vera, quella che conta, quella che si riconosce nel Pensiero Illuminato e che ormai ha svuotato i Paesi della loro sovranità. Un Presidente della Repubblica &#8211; che mai ha rinnegato le proprie origini comuniste &#8211; incorona un governo di tecnocrati baciato dalla tecnocrazia e dai banchieri di Bruxelles e dintorni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’incarico affidato dal Presidente della Repubblica al Prof. Monti, pur con tutte le migliori intenzioni, assomiglia molto ad un commissariamento della democrazia, con l’azzeramento di fatto della volontà popolare espressa dalle elezioni politiche e l’eliminazione del rapporto dialettico tra maggioranza ed opposizione, che della democrazia è l’imprescindibile corollario.</p>
<p style="text-align: justify;">Con buona pace dei tanti teorici della “Casta” &#8211; oggi incredibilmente acquiescenti &#8211; un Premier non eletto sfornerà un governo di non eletti per attuare una politica allo stato sconosciuta, pena i fulmini dei cosiddetti “mercati”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno ha mai eletto i membri del Fmi o della Bce e nessuno ha votato Monti come Presidente del consiglio. Si fa un gran parlare di democrazia e sovranità popolare, ma a quanto pare si tratta di discorsi vuoti, pronunciati ipocritamente per nascondere il perseguimento di ben altri interessi. L’Italia rischia di essere governata da un uomo che è membro del comitato direttivo del discutibile Gruppo Bilderberg, presidente europeo della Commissione Trilaterale fondata da David Rockefeller, International Advisor per Goldman Sachs, strettamente legato ai “poteri forti” che stanno cercando di pilotare la crisi in cui si dibatte il nostro Paese. Il che non è certo rassicurante.</p>
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		<title>ROMA E GOVERNO ASSEDIATI DA BLACK BLOCK E OPPOSIZIONE. IL RITORNO ALLA VIOLENZA E AI METODI BOLSCEVICHI (di Alessandro Pagano)</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 04:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[      Per l&#8217;ennesima volta le opposizioni hanno ordito un colpo di mano per sostituirsi all&#8217;esecutivo legittimamente eletto. Gli aspiranti ribaltonisti ci hanno riprovato nuovamente con il solito metodo: da un lato &#8220;sabotando&#8221; il voto di fiducia al fine di far mancare il numero legale; dall&#8217;altro &#8220;fomentando&#8221; le piazze, salvo poi ipocritamente condannare gli eccessi e le violenze. Questo in estrema sintesi quanto accaduto tra venerdì 14 e sabato 15 Ottobre.   Le grandi manovre che avrebbero dovuto condurre alla caduta del Governo erano cominciate qualche settimana prima quando, il 21 settembre, l&#8217;On. Antonio Di Pietro leader dell&#8217;antipolitica di facciata, diffondeva un comunicato nel quale con estrema disinvoltura anticipava ciò che sarebbe accaduto: &#8220;C&#8217;è la responsabilità politica di un Governo che chiuso nel suo bunker pensa di potere ancora governare il Paese mentre sta sbocciando la rivolta sociale. Prima che ci scappi il morto mandiamo a casa questo Governo&#8221;. Se non fosse che il 15 Ottobre gruppi di violenti facinorosi hanno messo a ferro e fuoco la capitale accanendosi barbaramente e vilmente con tutti, persino contro una statua della Madonna, quella di Di Pietro sarebbe potuta passare come l&#8217;ennesima &#8220;farneticazione&#8221; di un leader tutt&#8217;altro che moderato. E invece le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
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<p><div id="attachment_6455" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/vendolabersani-large3.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6455" title="vendolabersani-large[3]" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/vendolabersani-large3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Roma assediata</p></div> </p>
<p style="text-align: justify;">Per l&#8217;ennesima volta le opposizioni hanno ordito un colpo di mano per sostituirsi all&#8217;esecutivo legittimamente eletto. Gli aspiranti ribaltonisti ci hanno riprovato nuovamente con il solito metodo: da un lato &#8220;sabotando&#8221; il voto di fiducia al fine di far mancare il numero legale; dall&#8217;altro &#8220;fomentando&#8221; le piazze, salvo poi ipocritamente condannare gli eccessi e le violenze. Questo in estrema sintesi quanto accaduto tra venerdì 14 e sabato 15 Ottobre.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Le grandi manovre che avrebbero dovuto condurre alla caduta del Governo erano cominciate qualche settimana prima quando, il 21 settembre, l&#8217;On. Antonio Di Pietro leader dell&#8217;antipolitica di facciata, diffondeva un comunicato nel quale con estrema disinvoltura anticipava ciò che sarebbe accaduto: &#8220;C&#8217;è la responsabilità politica di un Governo che chiuso nel suo bunker pensa di potere ancora governare il Paese mentre sta sbocciando la rivolta sociale. Prima che ci scappi il morto mandiamo a casa questo Governo&#8221;. Se non fosse che il 15 Ottobre gruppi di violenti facinorosi hanno messo a ferro e fuoco la capitale accanendosi barbaramente e vilmente con tutti, persino contro una statua della Madonna, quella di Di Pietro sarebbe potuta passare come l&#8217;ennesima &#8220;farneticazione&#8221; di un leader tutt&#8217;altro che moderato. E invece le sue parole si sono rivelate una sorta di chiamata alle armi irresistibile e seducente per quelle menti e quegli animi incapaci di avanzare proposte ma solo violenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Andiamo ai fatti: il venerdì 14 le opposizioni avevano ordito affinchè in Parlamento mancasse il numero legale. Mediante la volontà del Presidente della Camera (da tempo ormai non più super partes) il Parlamento sarebbe stato rinviato al giorno dopo, in contemporanea a tutte le manifestazioni mondiali degli indignados.  In Italia ci poteva essere un&#8217;unica variabile e cioè che Montecitorio, di sabato, in maniera assolutamente inusuale, doveva essere in seduta per dare la fiducia al Governo. A quel punto tutto il mondo avrebbe visto un&#8217;immagine angosciante e cioè la Camera  asserragliata da &#8220;giovani patrioti&#8221; pronti a tutto pur di liberare il Paese dal &#8220;Tiranno&#8221;; immagine che avrebbe evocato l&#8217;assedio al Palazzo d&#8217;Inverno dello Zar di Russia durante la rivoluzione bolscevica del 1917!</p>
<p style="text-align: justify;">Il giochino di &#8220;svergognare&#8221; l&#8217;Italia davanti a tutto il mondo non è riuscito per un soffio, solo perchè il giorno prima la fiducia era stata raggiunta, anche  se a mala pena. E così alla Camera, quel sabato 15, non c&#8217;era nessuno e ai &#8220;pacifici&#8221; manifestanti non è restato che fare la guerriglia alle forze dell&#8217;ordine e ai cittadini inermi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche parola, adesso, su questi pacifici e bravi ragazzi. Mentre i feriti della Polizia sono ancor oggi in ospedale, giornalisti compiacenti e opinionisti di dubbia fama continuano a spiegare che i Black Block nulla hanno a che dividere con gli altri manifestanti, che, invece, erano lì solo per protestare. A parte le considerazioni su chi ha pagato i 750 Pulman ( e i soldini erano veramente tanti!) che sono partiti da tutta Italia sorge spontanea una riflessione che già il bravo Tommaso Scandroglio ha scritto sul cliccatissimo giornale elettronico &#8220;la Bussola quotidiana&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Avete mai sentito dire che questi professionisti della guerriglia urbana si siano mai infiltrati in un Family day ? O in una Giornata Mondiale della Gioventù ? O in una Marcia per la Pace di Assisi? Ovviamente no! E dire che ognuna di queste kermesse conta veramente milioni di partecipanti! Allora perchè? Perché queste manifestazioni sono per la difesa di Valori (vita, pace, famiglia, solidarietà, educazione), in altre parole <em><strong>sono manifestazioni che costruiscono</strong></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario i picchiatori vestiti di nero fanno sempre parte di quelle manifestazioni che protestano, perché quello è il loro &#8220;habitat naturale&#8221;. Lì vengono accolti, applauditi e talvolta anche mimetizzati e coperti volontariamente durante le loro azioni paramilitari, così come le immagini delle forze dell&#8217;ordine hanno potuto dimostrare.</p>
<p style="text-align: justify;">La terribile pagina che gli anti-italiani hanno scritto venerdì 14 e sabato 15 Ottobre non deve passare nel dimenticatoio. Tutti devono prendere atto di ciò che è successo, e condannare i fatti senza se e senza ma e non chiudere gli occhi nel comprendere che, dietro a tutto ciò, c&#8217;è stata una regia subdola che ha architettato le due giornate cavalcando l&#8217;onda dell&#8217;antipolitica, la quale, al di la delle giuste ragioni che esistono e di cui bisogna tenere conto, non può che portare il Paese allo sfacelo.</p>
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		<title>L&#8217;ULTIMA TENDA DEL COLONNELLO (di Matteo Bressan)</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 04:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>

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		<description><![CDATA[    Razionalmente questo articolo si sarebbe dovuto scrivere molto tempo fa e forse dire certe cose oggi è sin troppo facile se non ipocrita. Oggi tutti vogliono voltare pagina in Libia e anche chi tra i leader dell’opposizione libica era fino a qualche mese fa parte integrante del regime di Gheddafi ora si appresta a rappresentare il nuovo. Termina così, dopo 8 mesi di sanguinosa guerra, l’ultima resistenza del Colonnello, calpestato e sfregiato come altri dittatori della storia, accomunati dall’esser trucidati dalle stesse mani di chi per anni ha applaudito il Rais. Molti sono stati i Governi che a vario titolo hanno consentito al Rais di godere di una rispettabilità internazionale al di sopra dei suoi reali o presunti meriti. Il petrolio prima e la paura di Al Qaida poi hanno reso indispensabile il dialogo con il Colonnello, sempre più leader autoreferenziale di un Mediterraneo in fibrillazione. Chi era Gheddafi? Un rivoluzionario, un anticolonialista, un riformatore, un brutale dittatore, ma anche un guerrafondaio che ha rifornito le milizie palestinesi in contrasto con Arafat e foraggiato gli eserciti privati che si sono contrapposti in Libano negli anni della guerra civile, un terrorista e infine l’argine del fondamentalismo islamico in Nord [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div id="attachment_6442" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/gheddafi_obama.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6442" title="gheddafi_obama" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/gheddafi_obama-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Berlusconi era dunque in buona compagnia!</p></div>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Razionalmente questo articolo si sarebbe dovuto scrivere molto tempo fa e forse dire certe cose oggi è sin troppo facile se non ipocrita. Oggi tutti vogliono voltare pagina in Libia e anche chi tra i leader dell’opposizione libica era fino a qualche mese fa parte integrante del regime di Gheddafi ora si appresta a rappresentare il nuovo. Termina così, dopo 8 mesi di sanguinosa guerra, l’ultima resistenza del Colonnello, calpestato e sfregiato come altri dittatori della storia, accomunati dall’esser trucidati dalle stesse mani di chi per anni ha applaudito il Rais. Molti sono stati i Governi che a vario titolo hanno consentito al Rais di godere di una rispettabilità internazionale al di sopra dei suoi reali o presunti meriti. Il petrolio prima e la paura di Al Qaida poi hanno reso indispensabile il dialogo con il Colonnello, sempre più leader autoreferenziale di un Mediterraneo in fibrillazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi era Gheddafi? Un rivoluzionario, un anticolonialista, un riformatore, un brutale dittatore, ma anche un guerrafondaio che ha rifornito le milizie palestinesi in contrasto con Arafat e foraggiato gli eserciti privati che si sono contrapposti in Libano negli anni della guerra civile, un terrorista e infine l’argine del fondamentalismo islamico in Nord Africa. I Governi europei hanno fatto a gara per avere buoni rapporti con il Rais e se tanto rumore hanno provocato i caroselli e le pagliacciate messe in scena nella sua ultima visita ufficiale in Italia ben più grave è stato il silenzio sulla liberazione da parte della autorità scozzesi di Abdelbaset al Megrahi, unico condannato per l&#8217;attentato di Lockerbie, dove morirono ben 259 persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto tra l’Italia e la Libia di Gheddafi è stato contraddistinto da un cinico mix di propaganda interna contro il passato coloniale italiano controbilanciato da ottime relazioni bilaterali. All’indomani della presa del potere di Gheddafi nel 1969 che sancì l’esproprio e la cacciata, senza spargimento di sangue, dei 12.000 italiani e della comunità ebraica presente in Libia, i governi italiani sono stati costretti a più riprese a dover mercanteggiare la propria sicurezza e le proprie forniture energetiche con il dittatore libico, a scapito della dignità di quelle famiglie italiane che espulse dalla Libia non avevano nulla di che vergognarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se è vero che l’Italia di Andreotti e Craxi salvò il rais dai bombardamenti americani del 1986 è altrettanto vero che sia i Governi di centro sinistra che di centro destra della seconda repubblica hanno concesso molto, forse sin troppo, per cancellare le violenze del passato coloniale indistintamente compiute dall’Italia di Giolitti così come da quella di Mussolini.</p>
<p style="text-align: justify;">Gheddafi ora non c’è più e il conto che l’Italia ha pagato alla Libia prima di Re Idris e poi del Colonnello è stato saldato da tutti i Governi del dopoguerra in ragione di evidenti interessi di politica estera ed economica. Lo scenario è oggi cambiato e l’Italia è chiamata a ridefinire i propri rapporti con la vicina Libia lasciando alle spalle qualsiasi forma di sudditanza psicologica inconcepibile per un paese che vuole avere un ruolo dignitoso nel Mediterraneo.</p>
<p style="text-align: justify;">(tratto dal sito: www.lagoccia.eu)</p>
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		<title>INDIGNADOS: LA STRATEGIA DEI CERCHI CONCENTRICI (di Giampaolo Pansa)</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 05:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[      Dal settimanale &#8220;Tempi&#8221; diretto da Luigi Amicone (n°42, 26 ottobre 2011, pag.17) leggiamo e volentieri pubblichiamo: &#8220;&#8230;il problema degli attacchi non si risolve intervenendo sul gruppo che attacca. A Roma i manifestanti erano organizzati in cerchi concentrici. Il primo cerchio che è rappresentato dai violenti; poi c&#8217;è un secondo gruppo disposto ad aiutare il primo che agisce. Infine c&#8217;è un terzo cerchio: fingono indifferenza e proclamano distacco rispetto ai violenti, ma non hanno il coraggio di confessare che li appoggiano&#8230;Nella manifestazione di sabato i tre cerchi erano visibili ad occhio nudo.&#8221;       A parte i soliti &#8220;utili idioti&#8221; manipolati dalle sinistre, non è possibile distinguere, dunque, una parte ribelle e una pacifista, ma un unico aggregato con diversi livelli di aggressività, alimentati dal medesimo &#8220;brodo di coltura&#8221; ideologico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<p> </p>
<div id="attachment_6436" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/bandiera_della_pace.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6436" title="bandiera_della_pace" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/bandiera_della_pace-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Inizia così...</p></div>
<p> </p>
<p>Dal settimanale &#8220;<em>Tempi</em>&#8221; diretto da Luigi Amicone (n°42, 26 ottobre 2011, pag.17) leggiamo e volentieri pubblichiamo:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;&#8230;il problema degli attacchi non si risolve intervenendo sul gruppo che attacca. A Roma i manifestanti erano organizzati in cerchi concentrici. Il primo cerchio che è rappresentato dai violenti; poi c&#8217;è un secondo gruppo disposto ad aiutare il primo che agisce. Infine c&#8217;è un terzo cerchio: <strong>fingono indifferenza e proclamano distacco rispetto ai violenti, ma non hanno il coraggio di confessare che li appoggiano</strong>&#8230;Nella manifestazione di sabato i tre cerchi erano visibili ad occhio nudo.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p> </p>
<div id="attachment_6437" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/indignatos.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6437" title="indignatos" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/indignatos-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">...e può finire così...</p></div>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">A parte i soliti &#8220;utili idioti&#8221; manipolati dalle sinistre, non è possibile distinguere, dunque, una parte ribelle e una pacifista, ma un unico aggregato con diversi livelli di aggressività, alimentati dal medesimo &#8220;brodo di coltura&#8221; ideologico.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ITALIA SOTTO ATTACCO INTERNAZIONALE&#8230;E IL PARTITO DEGLI ANTI-ITALIANI SE LA GODE (di Alessandro Pagano)</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 05:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle scorse settimane le agenzie di rating, Moody’s e Fitch, hanno abbassato il loro giudizio sul nostro Paese cagionandoci danni notevoli perché è cosa nota che l’abbassamento del rating fa si che i titoli, con cui l’Italia chiede denaro in prestito, debbano essere pagati ad un prezzo superiore.   Molti sanno che l’origine di ciò è dovuta non alla reale perdita di credibilità del nostro Paese, ma ad una forte speculazione finanziaria internazionale a nostro danno. Non è uno scenario fantasy, ma la realtà! La prova è stata fornita da un articolo apparso il 10 ottobre u.s. sul Financial Times, giornale noto per non essere troppo tenero nei confronti del governo italiano. L’autorevole giornale inglese ha accettato, obtorto collo, di pubblicare un editoriale di Erik Nielsen, Economic Chief di Unicredit Bank, in cui viene spiegato che il debito dell’Italia, nonostante il declassamento, sia migliore del debito inglese. Orbene il paragone non è casuale visto che è noto che le economie dei due Paesi si equivalgono. Infatti, anche se da un lato il debito pubblico dell’Italia è più elevato di quello del Regno Unito, dall’altro il settore privato degli italiani gode di bilanci più sani rispetto agli inglesi. Circa le misure intraprese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/speculazioni.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6411" title="speculazioni" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/speculazioni-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nelle scorse settimane le agenzie di rating, Moody’s e Fitch, hanno abbassato il loro giudizio sul nostro Paese cagionandoci danni notevoli perché è cosa nota che l’abbassamento del rating fa si che i titoli, con cui l’Italia chiede denaro in prestito, debbano essere pagati ad un prezzo superiore.  </p>
<p style="text-align: justify;">Molti sanno che l’origine di ciò è dovuta non alla reale perdita di credibilità del nostro Paese, ma ad una forte speculazione finanziaria internazionale a nostro danno. Non è uno scenario fantasy, ma la realtà! La prova è stata fornita da un articolo apparso il 10 ottobre u.s. sul Financial Times, giornale noto per non essere troppo tenero nei confronti del governo italiano. L’autorevole giornale inglese ha accettato, obtorto collo, di pubblicare un editoriale di Erik Nielsen, Economic Chief di Unicredit Bank, in cui viene spiegato che il debito dell’Italia, nonostante il declassamento, sia migliore del debito inglese.</p>
<p style="text-align: justify;">Orbene il paragone non è casuale visto che è noto che le economie dei due Paesi si equivalgono. Infatti, anche se da un lato il debito pubblico dell’Italia è più elevato di quello del Regno Unito, dall’altro il settore privato degli italiani gode di bilanci più sani rispetto agli inglesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Circa le misure intraprese per superare le rispettive crisi, il giornale inglese conferma che le nostre sono state più severe e più efficaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là degli aridi numeri, viene dimostrato che l’Italia ha iniziato la fase economica più difficile dei prossimi anni con un mordente maggiore e comunque con un bilancio capace di generare un avanzo primario. Pur non di meno, noi paghiamo un interesse intorno al 5%, mentre loro pagano appena l’1,6%.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a queste cifre inequivocabili e che fotografano bene la situazione, non si può non comprendere che ai danni dell’Italia vi sia un vero e proprio complotto, ordito allo scopo di farla apparire come uno Stato potenzialmente insolvente, al fine da imporre tassi di interesse quasi “a strozzo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma si sa che gli speculatori sono spregiudicati e che sono disposti a far fallire uno Stato e a mandare sul lastrico milioni di famiglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora la domanda da porsi è questa: in Italia come stiamo reagendo? </p>
<p style="text-align: justify;">Ritengo scandaloso che la maggioranza dei mass media italiani, guarda caso tutti politicamente schierati, anziché dare adeguate spiegazioni al Paese convincendolo a “fare quadrato” per difendersi dai “pirati” che ci vogliono assalire, si rendano invece complici della speculazione contribuendo a gettare  fango. </p>
<p style="text-align: justify;">Della serie: a costoro non importa nulla degli italiani, a loro importa solo abbattere il “tiranno”. Costoro, se fossero veri difensori degli interessi legittimi del Paese, non dovrebbero avere dubbi sulle priorità, e cioè che prima vengono i propri figli e poi gli avversari politici. Ecco perché ormai anche in Parlamento il Vice Presidente della Commissione Bilancio, Giuseppe Marinello, ha coniato il lessico: “<strong><em>il partito degli anti-italiani</em></strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Diciamo la verità. Il Bel Paese fa gola perché ha potenzialità e ricchezze, nascoste e non.  Gli stranieri lo sanno e si vogliono salvare dalla crisi internazionale, fagocitandoci.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta le guerre erano militari, oggi sono finanziarie e nel caso specifico le armi sono le Agenzie di rating, le quali non sono in grado di offrire alcuna garanzia di terzietà e di imparzialità, come è stato dimostrato decine di volte, e cito per tutti l’esempio arcinoto di <em>Lehman Brothers,</em> considerata affidabile una settimana prima dalle Agenzie e poi fallita nell’arco di pochi giorni. Le stesse Agenzie fra l’altro provengono da quegli stessi Paesi per i quali la presenza dell’Italia da protagonista, sullo scenario economico internazionale, è di ostacolo ai loro piani.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il quadro, parola di Financial Times! Adesso agli uomini di buona volontà non resta che spiegare e resistere. Agli altri, che non sono di buona volontà, non resterà che l’ignominia di essere additati traditori della Patria.   </p>
<p> <strong></strong></p>
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		<item>
		<title>PERCHE&#8217; CE L&#8217;HANNO CON L&#8217;ITALIA E CON BERLUSCONI (INTERVENTO DI ALFREDO MANTOVANO AL CONVEGNO DEI CIRCOLI &#8220;NUOVA ITALIA&#8221;, Roma, Palazzo dei Congressi, 25 settembre 2011)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/intervento-di-alfredo-mantovano-al-convegno-dei-circoli-nuova-italia-roma-palazzo-dei-congressi-25-settembre-2011</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 20:01:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;&#8230;Più d’uno di coloro che sono intervenuti in questa “tre giorni” di confronto e di dibattito ha esortato, e a ragione, a concentrare l’attenzione sulle pagine dei quotidiani – da qualche mese, ahimè, quelle collocate dopo la decima -, che trattano di questioni importanti e reali, dalla cui corretta impostazione politica dipende molto della vita quotidiana di ciascuno di noi: l’economia, la crescita, lo sviluppo, le questioni istituzionali. Io invece oso occuparmi proprio di ciò che compare nelle prime dieci pagine: non vorrei eludere un tema che, pur presentando aspetti di inammissibile invadenza nella vita privata, non va rimosso considerandolo semplice gossip. Il disagio derivante dalla lettura di quella parte dei quotidiani va affrontato senza trincerarsi in difesa e senza complessi di inferiorità. La prendo larga, per giungere rapidamente al punto. Qualche tempo fa, partecipando a una tavola rotonda che aveva per tema il contrasto alla criminalità mafiosa, ho ascoltato la seguente tesi da parte di un docente universitario della mia città: “poiché la mafia ha una struttura familistica, la famiglia è in sé un fattore  di rischio”. Ergo: uno degli strumenti per sconfiggere la mafia è incoraggiare forme di convivenza alternative a quella familiare, lavorando per destrutturare la famiglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/Silvio-Berlusconi-232x300.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6393" title="Silvio-Berlusconi-232x300" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/Silvio-Berlusconi-232x300-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>&#8220;&#8230;Più d’uno di coloro che sono intervenuti in questa “tre giorni” di confronto e di dibattito ha esortato, e a ragione, a concentrare l’attenzione sulle pagine dei quotidiani – da qualche mese, ahimè, quelle collocate dopo la decima -, che trattano di questioni importanti e reali, dalla cui corretta impostazione politica dipende molto della vita quotidiana di ciascuno di noi: l’economia, la crescita, lo sviluppo, le questioni istituzionali. Io invece oso occuparmi proprio di ciò che compare nelle prime dieci pagine: non vorrei eludere un tema che, pur presentando aspetti di inammissibile invadenza nella vita privata, non va rimosso considerandolo semplice gossip. Il disagio derivante dalla lettura di quella parte dei quotidiani va affrontato senza trincerarsi in difesa e senza complessi di inferiorità.</p>
<p>La prendo larga, per giungere rapidamente al punto. Qualche tempo fa, partecipando a una tavola rotonda che aveva per tema il contrasto alla criminalità mafiosa, ho ascoltato la seguente tesi da parte di un docente universitario della mia città: “poiché la mafia ha una struttura familistica, la famiglia è in sé un fattore  di rischio”. Ergo: uno degli strumenti per sconfiggere la mafia è incoraggiare forme di convivenza alternative a quella familiare, lavorando per destrutturare la famiglia tradizionale. Una posizione del genere, che proviene da chi insegna (!) in un luogo qualificato, è emblematica di come possa essere dipinta negativamente una delle ricchezze più significative, anche dal punto di vista economico, che ancora adesso anima il corpo sociale italiano.</p>
<p>Ma ci sono altri elementi della nostra identità e della nostra tradizione di cui, seguendo una impostazione ideologica simile a quella appena ricordata, come italiani dovremmo vergognarci:</p>
<ul>
<li>la centralità della donna all’interno della famiglia;</li>
<li>la cura dell’anziano, che non ha eguali in altre Nazioni occidentali;</li>
<li>un senso di solidarietà non astratto. Mentre parliamo, a qualche centinaio di chilometri da noi, a Lampedusa, ci sono medici (italiani) che prestano le primissime cure ai migranti irregolari che scendono ogni giorno dai barconi, e affrontano con generosità malattie che parevano essere scomparse. In tante aree a rischio (penso per tutte a Herat) altri italiani mostrano con coraggio quale è il senso autentico dell’aiuto portato a chi è in grave difficoltà,</li>
<li>la propensione al dono;</li>
<li>il culto dei Santi, che ha la dimensione laica del legame con il campanile: per il quale ci sentiamo parte più della comunità municipale che di quella provinciale o regionale;</li>
<li>da ultimo – non ultimo per importanza – quel che rende l’Italia vessillare, realizzando ciò che Giovanni Paolo II definiva “<em>l’eccezione italiana</em>”: il fatto che da 2000 anni nel cuore dell’Italia ci sia la Sede del Vicario di Cristo. Questo sarebbe veramente il segno più evidente del sottosviluppo nel quale saremmo immersi! </li>
</ul>
<p>Ma chi è che legge negativamente gli indici cui prima ho fatto riferimento (la famiglia, la cura dell’anziano, e così via)? Non è un partito nel senso proprio del termine. È un filone ideologico che più d’uno (penso per tutti ad Augusto Del Noce) ha mirabilmente descritto nell’essenza. È quel filone che, pur non essendo un partito, è stato denominato il “<em>partito anti-italiano</em>”. È il partito dei “migliori”, o comunque di coloro che si ritengono “i migliori”.  Il “<em>partito anti-italiano</em>”:</p>
<ul>
<li>ha radici nella parte laicista del Risorgimento;</li>
<li>attraversa il ‘900 con figure come Gobetti, come Gramsci, come i promotori del Partito d’Azione (una piccola formazione politica, che ha avuto una vita breve, ma ha esercitato una notevole egemonia nella Sinistra);</li>
<li>ha come punti di riferimento mediatici quotidiani come <em>la Repubblica</em>, settimanali come<em> l’Espresso</em> e periodici come <em>Micromega</em>;</li>
<li>può contare su punti di forza paraeversivi, come il movimento <em>No Tav</em> (che vuole impedire all’Italia di dotarsi di infrastrutture adeguate), e su punti di forza paraistituzionali: quella fascia della magistratura che pretende di sostituire sé stessa alle scelte della politica;</li>
<li>spinge il suo pregiudizio ideologico al punto di fare il tifo perché le agenzie di rating parlino male dell’Italia, in modo che il Centrodestra vada a casa prima!</li>
</ul>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/toghe.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6394" title="toghe" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/toghe-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Il “<em>partito anti-italiano</em>” non ha soltanto una visione ideologica, ha anche una sua lettura della storia. L’Italia sarebbe un “paese sbagliato”:</p>
<ul>
<li>perché i popoli della Penisola hanno a suo tempo rifiutato la riforma luterana, a differenza di altre nazioni europee;</li>
<li>perché nel 1799 invece di accogliere i francesi “liberatori” hanno animato le “insorgenze” ovunque, dalla Romagna alla Calabria;</li>
<li>perché, soprattutto al Sud, non hanno mostrato – per usare un eufemismo – grande entusiasmo verso il Risorgimento;</li>
<li>perché per lunghi anni hanno espresso un robusto consenso al Fascismo, come ha insegnato – fra gli altri – Renzo De Felice;</li>
<li>perché nel Dopoguerra hanno impedito alla Sinistra di governare da sola;</li>
<li>perché (e siamo ai giorni nostri) continuano – nonostante tutto – a manifestare affetto per la nostra tradizione; e anzi – attraverso le sue istituzioni – provano ad affermarla in Europa quando l’Europa cerca di mortificarci (si pensi alla questione del Crocifisso, ma non solo a essa).</li>
</ul>
<p>                                                                                        * * * </p>
<p>C’è un italiano che il “partito anti-italiano” odia profondamente, e che vuole togliersi davanti fin da quando si è affacciato sulla scena politica, 17 anni fa: quest’italiano si chiama Silvio Berlusconi. Convinciamoci, cari amici, che l’odio contro Berlusconi non comincia né si accentua con le <em>escort</em> e con le paginate di intercettazioni: la Sinistra lo ha odiato fin dal 1994, in quanto capo del Centrodestra! Mi rendo conto che, con quello che leggiamo da settimane, dire questo e fare le considerazioni che seguono rischia di essere patetico. </p>
<p>Non so se è patetico. So che, se proviamo a prendere le distanze dal fango della quotidianità, è paradossalmente vero. È vero, cioè, che Silvio Berlusconi, l’uomo che ha introdotto <em>Drive In</em> nelle tv, l’uomo delle notti di Arcore e delle telefonate osé, proprio lui, è stata la persona che negli ultimi 17 anni ha bloccato il progetto di costruire la Seconda Repubblica su basi azioniste. È stato, cioè, l’uomo che si è opposto alla demolizione dei valori della tradizione nazionale. </p>
<p>Molti di voi ricordano quel bel film di qualche anno fa, “<em>Sliding doors</em>”. Visto che l’attacco è concentrato soprattutto sul piano etico, proviamo a immaginare – al netto di questioni istituzionali, o di carattere economico e finanziario – come sarebbero andate alcune vicende negli ultimi 18 anni se le porte della metro non si fossero aperte, se cioè non ci fosse stato Berlusconi. Non c’è bisogno di particolari sforzi di fantasia: quale Nazione ha in Europa caratteristiche analoghe a quelle dell’Italia? Se pensiamo, con qualche ragione, che sia la Spagna, facciamo scorrere le immagini dei <em>trailer </em>dei film di Felipe Gonzales e di Luis Zapatero … e poi pensiamo cosa sarebbe stato il <em>nostro</em> film se non fossero esistiti il Centrodestra e Berlusconi.</p>
<p>Lo dico avendo presenti gli italiani di buon senso, e in particolare i cattolici, dentro e fuori il PDL. A loro mi permetto di domandare: si deve o non si deve al Centrodestra guidato da Berlusconi … </p>
<ul>
<li>… se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia non vi è una legge sull’eutanasia, e anzi è prossima all’approvazione una equilibrata legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento? Una legge, la seconda, il cui ispiratore potrebbe essere monsier de la Palisse: colui che un’ora prima di morire era  ancora vivo&#8230; e quindi era vietato ammazzarlo. È appena il caso di ricordare che la CEI ha a suo tempo pubblicamente riconosciuto gli sforzi del Governo, e quelli personali del Presidente del Consiglio, che nel febbraio 2009 è giunto alle soglie di un conflitto istituzionale pur di salvare la vita di Eluana Englaro;</li>
<li>… se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia è stata fissata qualche regola sul fronte della biogenetica? Ci meravigliamo che, come è accaduto qualche giorno fa, una coppia abbia un bambino a 130 anni (72 lui, 58 lei), ma dobbiamo anche sapere che ciò accade perché i due sono andati all’estero: se mancassero quelle regole elementari, episodi del genere in Italia costituirebbero non l’eccezione ma l’ordinaria amministrazione;</li>
<li>… se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia esiste una legislazione sulla droga equilibrata e avanzata, che coniuga il necessario rigore con l’altrettanto indispensabile recupero di chi lotta per uscire dalla dipendenza?</li>
<li>… se, a differenza di altre Nazioni europee e a dispetto di quanto vorrebbe imporci l’Unione Europea, in Italia non esiste una legge antiomofobia? E questo non è un limite, ma un vanto per l’Italia! Una legge anti-omofobia determinerebbe una discriminazione al contrario: punire più gravemente un reato che ha come parte offesa una persona che manifesta la sua omosessualità rispetto a una qualsiasi altra persona equivale a introdurre nell’ordinamento il principio secondo il quale l’ostentazione dell’orientamento omosessuale costituisce un valore positivo, da tutelare in modo specifico e con maggiore decisione rispetto ad altri. E spero che alla fine di questo si renda conto anche qualche solerte ministra dell’attuale Governo, fra improvvide sponsorizzazioni di turismi gay e reiterati tentativi di modifiche legislative;</li>
<li>… se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia vi è un effettivo rispetto per la libertà religiosa, qualunque sia la confessione di riferimento, senza tuttavia trascurare il legame indissolubile della nostra tradizione con i simboli del cattolicesimo, a cominciare dal Crocifisso? Per ben tre volte in importanti discorsi pubblici il Santo Padre ha lodato il Governo italiano (sempre quello guidato da Berlusconi) per la decisione di ricorrere alla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla presenza del Crocifisso nelle scuole; in altre circostanze il Papa ha ringraziato il Governo per l’impegno in favore dei cristiani vittime di persecuzioni in Pakistan, e altrove. Aggiungo che ha senso che il PDL stia a pieno titolo nel PPE se, come ha fatto l’Italia nell’UE, vi sta non in una posizione subordinata, ma al contrario nella convinzione che l’Europa, come l’Occidente, non esiste senza Roma. Anche questo è stato magistralmente ricordato da Benedetto XVI nel suo recente discorso al Parlamento tedesco, parlando di Gerusalemme, con la fede nel Dio unico, di Atene, con la filosofia dell’essere, e di Roma, col suo diritto, come delle fondamenta della civiltà, dell’Occidente e del continente europeo;</li>
<li>… se, a differenza di altre Nazioni europee, che hanno nel proprio territorio presenze criminali preoccupanti ma posseggono meno strumenti di noi per affrontarle, in Italia negli ultimi tre anni e mezzo si è dato un contributo alla speranza di tante aree della Penisola – soprattutto, ma non soltanto, al Sud – con un contrasto effettivo all’aggressione mafiosa?</li>
</ul>
<p>In tutte queste battaglie vinte (certo, vinte!, alla faccia del disfattismo e della depressione) il “<em>partito anti italiano</em>” è stato sempre schierato in modo militante dall’altra parte. Mentre è drammaticamente paradossale che quanto precede abbia visto come protagonista quell’incarnazione di tutti i mali e di tutti i vizi che risponde al nome di Silvio Berlusconi. Lungi da me tentare una impropria apologia del Capo del Governo. Il modello di statista (è stato più di uno statista) per me personalmente è l’ultimo Imperatore di Austria e Ungheria, Carlo d’Asburgo: è un modello – non a caso nel 2004 Giovanni Paolo II lo ha beatificato – perché nella sua figura si trovano insieme la grandezza di un Imperatore e la straordinaria coerenza della vita personale. Non voleva la guerra, ha fatto l’impossibile per evitarla, amava l’Italia e ha tentato di concludere con essa la pace, affrontando poi quell’esilio che doveva portarlo alla morte giovanissimo, pur di non tradire la missione che gli era stata affidata: tutto questo, e tanto altro, descrivono le sue doti alla guida dell’Impero. Al tempo stesso, è stato uomo, marito e padre esemplare.</p>
<p>Francamente non trovo oggi suoi epigoni, neanche in scala. Il panorama attuale offre all’attenzione una tragica scissione; sembra che la scelta debba essere fra chi ha probabilmente una vita personale coerente ma è stato promotore o complice di scelte politiche pessime, e chi invece ha operato decorose scelte politiche sul fronte di quelli che Benedetto XVI chiama i “principi non negoziabili” ma al tempo stesso ha una vita personale discutibile. Non trascuro il peso e l’esemplarità di un comportamento sobrio per chi ha importanti incarichi istituzionali; non trascuro nemmeno quella robusta parte di responsabilità in capo a chi piazza cimici, si introduce nel privato e sbatte il mostro nelle prime pagine: sarebbe interessante vedere quanti di coloro che oggi fanno a gara nello scagliare la prima pietra continuerebbero a farlo se per mesi o anni fossero sottoposti a ininterrotte intercettazioni telefoniche o ambientali… Ma il giudizio alla fine va portato sui fatti concreti che qualificano un esecutivo e una maggioranza: le leggi e l’azione di governo. Se sono costretto a scegliere fra Romano Prodi, sulla cui condotta privata nessuno può dire nulla, ma che stava introducendo nell’ordinamento italiano i Dico e l’eutanasia, e Silvio Berlusconi, il cui comportamento è illustrato dai media in ogni dettaglio ma sotto il cui governo è accaduto quanto sopra descritto, io non ho il minimo dubbio! </p>
<p>E sarei grato alla Sinistra se la smettesse di considerarci <em>minus habentes</em> perché siamo convinti che il tratto poco sobrio del Presidente del Consiglio sia qualcosa di meno grave di una legge che permette di uccidere un disabile. Chiedo soprattutto alla Sinistra di evitare discorsi apparentemente suadenti, del tipo: ma proprio voi che siete  di Destra, con la vostra tradizione e i principi cui vi ispirate, prendete voi l’iniziativa e staccate la spina! In questi tre giorni noi non ci siamo tirati indietro nel formulare proposte e nel chiedere maggiore decisione e forza nell’azione del governo. Ma la Sinistra non può rivolgerci questi inviti:</p>
<ul>
<li>sia perché nella più recente storia italiana ci sono due date che veramente poco simpatiche, in assoluto e per tutti noi; sono due date fra loro strettamente correlate: la prima è il 25 luglio e la seconda è l’8 settembre. E noi non lavoriamo né per una riedizione, con tutto quello che è diverso, del 25 luglio, né per una replica della tragedia dell’8 settembre!</li>
<li>sia perché l’ultima cosa che ci si può domandare è di armarci di coltello e di recitare la parte di Bruto, magari anticipando – per essere tempestivi con alcune scadenze – il gesto dalle Idi di marzo alle Idi di ottobre. Può darsi che Bruto appartenga al Pantheon della Sinistra, certamente compare in quello della Sinistra comunista, ma non fa parte ad alcun titolo del Pantheon della nostra comunità!</li>
</ul>
<p>                                                                                            *   *   *</p>
<p>Francamente non so quanto dureranno questo governo e questa maggioranza. So che, finché durano, dobbiamo essere consapevoli del lavoro positivamente svolto finora (che non è poco), e dobbiamo essere decisi a continuarlo fino all’ultimo minuto che ci è concesso, nel rispetto della tradizione del nostro popolo.</p>
<p>Perché così è giusto fare e, con l’aiuto di Dio, così abbiamo il dovere di fare.&#8221;</p>
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