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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Jugoslavia</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>ADDIO PER BORIS ELTSIN: AMICO DELL&#8217;OCCIDENTE, ARCHIVIO&#8217; L&#8217;U.R.S.S. PER LA DEMOCRAZIA</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2007 18:28:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
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		<description><![CDATA[ Il 23 aprile 2007, a 76 anni, il malandato cuore di Boris Eltsin è stato stroncato da un infarto.  Come scrive il Corriere della Sera di martedì 24 aprile 2007 (pag.2), fra le molte cose che separavano Gorbaciov da Boris Eltsin vi era, da ultimo, anche il giudizio morale e politico sull&#8217;attuale presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image178" height="96" alt="senza-nome.bmp" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/04/senza-nome.bmp" /> <font face="Arial, sans-serif">Il 23 aprile 2007, a 76 anni, il malandato cuore di Boris Eltsin è stato stroncato da un infarto.  </font><font face="Arial, sans-serif">Come scrive il <em>Corriere della Sera</em> di martedì 24 aprile 2007 (pag.2), fra le molte cose che separavano Gorbaciov da Boris Eltsin vi era, da ultimo, anche il giudizio morale e politico sull&#8217;attuale presidente russo: Vladimir Putin. </font><font face="Arial, sans-serif">Gorbaciov appoggia Putin incondizionatamente, sostenendo, in puro stile vetero-comunista, che anche le recenti manifestazioni di piazza contro l&#8217;autoritarismo espresso dal leader del Cremlino siano &#8221; <em>manovrate dall&#8217;esterno</em>&#8220;. </font><font face="Arial, sans-serif">Per Boris Eltsin, invece, la libertà e la democrazia continuavano ad essere valori assoluti. <span id="more-177"></span> </font></p>
<p><font face="Arial, sans-serif">Nell&#8217;agosto 1991, in una condizione di catastrofica situazione economica, i comunisti azzardarono l&#8217;estremo tentativo di un colpo di Stato, che fallì miseramente per la resistenza popolare opposta a Mosca e guidata fermamente proprio da Eltsin. Tale evento rafforzò la sua immagine a discapito di un Gorbaciov sempre più emarginato ed accusato di aver lasciato la porta aperta al ritorno dei compagni del PCUS. Ma il partito comunista era giunto al capolinea: venne messo al bando e i suoi beni confiscati. Il progetto di Gorbaciov di salvare l&#8217;URSS riformandola dall&#8217;interno del partito era fallito. </font></p>
<p><font face="Arial, sans-serif">La migliore testimonianza delle convinzioni democratiche di Boris Eltsin, nonostante ovviamente i molti errori commessi nel corso della sua carriera, può venire dal suo modo di porsi nei confronti della crisi della ex Jugoslavia. </font><font face="Arial, sans-serif">Boris Eltsin e il gruppo di liberal-democratici che lo affiancarono negli anni &#8216;90 perseguivano una politica legata al bilanciamento degli interessi con gli Stati Uniti e con l&#8217;Europa, al di fuori cioè di ogni logica di contrapposizione frontale. Tale politica di apertura e di dialogo con l&#8217;Occidente, anche su una questione tanto delicata e cara alla coscienza nazionale russa come la protezione degli interessi slavi nell&#8217;Europa orientale, costò loro non poche rinunce e sacrifici, anche in termini di immagine interna. </font><font face="Arial, sans-serif">Quegli anni &#8216;90, anni di transizione politica ed economica ad elevatissimo rischio, sono ormai ben lontani dalla nuova realtà che il presidente Vladimir Putin è invece andato costruendo. </font><font face="Times New Roman, serif">Così al decennio di Borsi Eltsin ha fatto seguito il decennio di Vladimir Putin, che oggettivamente ha rilanciato la Russia sulla scena internazionale, ma in uno spirito di confronto attivo con gli Stati Uniti, in una prospettiva che nell&#8217;immediato futuro potrebbe essere ispirata ad una nuova strisciante guerra fredda. </font><font face="Arial, sans-serif">Troppe cose sono mutate; ma è comunque difficile immaginare che l&#8217;ex funzionario del KGB, oggi padrone incontrastato a Mosca, avrebbe acconsentito a tutto ciò che invece Eltsin, qualche volta forse a malincuore, fu disposto ad accettare nella gestione della crisi jugoslava. </font><font face="Times New Roman, serif">Se Boris Eltsin non avesse dimostrato quella capacità, nonostante la forte opposizione interna che sempre ha tentato di boicottarne il percorso politico, probabilmente non si sarebbero mai raggiunti quei livelli di integrazione fra la Russia e la NATO cui già da anni abbiamo imparato ad assistere. E, soprattutto, nonostante i problemi ancora sul tappeto, il cammino dei Paesi della ex Jugoslavia sulla strada della democrazia e dell&#8217;indipendenza sarebbe stato più lento e faticoso.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">La gente di Mosca partecipando in massa ai funerali di Boris Eltsin ha compreso il valore di quest&#8217;uomo, pur con tutte le sue contraddizioni. Almeno in 20.000 hanno fatto pazientemente la fila per ore, anche nella notte, per deporre fiori accanto al feretro esposto nella cattedrale del Cristo Salvatore: l&#8217;addio a Boris Eltsin, a giudicare dai commenti raccolti fra la gente, si è trasformato in un&#8217;occasione di conta della società civile e democratica del Paese, in una sorta di contrapposizione fra un eroe della libertà, come i più hanno definito il defunto, e l&#8217;attuale inquilino del Cremlino. </font></p>
<p class="western" style="margin-left: 0.64cm" align="justify"><font face="Times New Roman, serif">Roberto Cavallo</font></p>
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		<title>LA MORTE  ROSSA. STORIE  DI  ITALIANI  VITTIME  DEL  COMUNISMO (Il Corriere del Sud)</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2004 16:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corriere del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
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		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[SUSSIDIARIO DI STORIA]]></category>

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		<description><![CDATA[ &#8220;La morte rossa&#8221; (Dario Fertilio, Marsilio Editori S.p.A., Venezia, 2004, pagg.375) nasce da un&#8217;intuizione straordinaria. Finchè si parlerà delle vittime del comunismo in termini puramente generali, non si potrà comprendere a sufficienza l&#8217;abisso di orrore che esso ha rappresentato per milioni di uomini e di donne.

Come le memorie di Anna Frank hanno aperto non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><font size="3"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/04/8831784986.miniatura.jpg" id="image173" alt="8831784986.jpg" height="96" /> </font><font size="3">&#8220;La morte rossa&#8221; (<em>Dario Fertilio, Marsilio Editori S.p.A., Venezia, 2004, pagg.375</em>) nasce da un&#8217;intuizione straordinaria. Finchè si parlerà delle vittime del comunismo in termini puramente generali, non si potrà comprendere a sufficienza l&#8217;abisso di orrore che esso ha rappresentato per milioni di uomini e di donne.<br />
</font></h1>
<p><font size="3">Come le memorie di Anna Frank hanno aperto non solo le coscienze ma anche i cuori e la sensibilità di intere generazioni sui crimini del nazismo, così le singole storie di vita, spezzate e distrutte dal comunismo, aiuteranno a gettare un po&#8217; di luce sulla più grande utopia istituzionalizzata che la storia dell&#8217;umanità abbia mai sperimentato. L&#8217;assurdità dei nostri tempi, infatti, consiste nel fatto che mentre sessanta anni di educazione civica e storica hanno portato alla generale esecrazione del nazismo, non altrettanto è avvenuto o sta avvenendo per il comunismo. Anche se, come noto, a voler fare un bilancio puramente quantitativo le vittime del socialcomunismo ammontano a 100 milioni contro i 6 milioni del nazismo. <span id="more-174"></span> Non solo. In Cina, nella Corea del Nord, a Cuba, le prigioni conoscono ancora detenuti per reati di opinione o di professione religiosa. In Cina e in Corea del Nord i campi di &#8220;rieducazione al marxismo&#8221; funzionano a pieno ritmo.<br />
</font><font size="3">Nonostante tutto ciò, l&#8217;Autore nota come possa accadere di frequente che in un mercatino di Praga o di qualche altra capitale dell&#8217;Est la gente con naturalezza si fermi ad acquistare <em>gadget</em> riproducenti simboli del vecchio potere sovietico, per non parlare di magliettine con il volto austero del Che<br />
</font><font size="3">Evidentemente la gente comune avverte in modo completamente differente le due ideologie mai infatti si sognerebbe di fare simili compere con l&#8217;armamentario del nazional-socialismo! Diverso dunque è l&#8217;approccio culturale con cui la scuola, i mass media e l&#8217;intellighenzia in generale affrontano il comunismo &#8211; con un&#8217;<em>intentio absolvendi &#8211; </em>e il nazismo &#8211; con un&#8217;<em>intentio damnandi </em>-.<br />
</font><font size="3">La postfazione del libro, a cura di Frediano Sessi, va al cuore del problema: perchè questo diverso atteggiamento?<br />
</font><font size="3">Il comunismo sembra fondarsi su un&#8217;ideologia universalistica e umanitaria, anelante alla felicità dell&#8217;umanità, e questo per molti è bastato, e basta, a salvare il &#8220;buon proposito&#8221; dalle sue realizzazioni pratiche, considerate semplicisticamente come deviazioni.<br />
</font><font size="3">In realtà proprio queste &#8220;deviazioni&#8221;, rispetto ad una presunta utopia &#8220;buona&#8221;, costituiscono l&#8217;essenza di ogni socialismo di stampo marxista. Il comunismo, infatti, dovunque e in qualunque tempo per affermarsi ha avuto bisogno di un nemico da abbattere.<br />
</font><font size="3">La vittoria dell&#8217;utopia è passata innanzitutto per la disfatta e l&#8217;eliminazione fisica di una parte del popolo (cento milioni?), definito di volta in volta come &#8220;borghese&#8221;, &#8220;traditore&#8221;, &#8220;reazionario&#8221;<br />
</font><font size="3">Questo falso umanitarismo ha ingannato molte persone in buona fede, non solo indebolendo la reazione di chi comunista non lo è mai stato ma anche trascinando nel vortice ideologico le vite di tanti giovani sognatori.<br />
</font><font size="3">&#8220;La morte rossa&#8221; è una galleria di venti vite spezzate, quasi tutti giovani anarchici italiani, che negli anni &#8216;30 e &#8216;40 cercarono o sognarono l&#8217;Unione Sovietica come il paradiso in terra. A volte non seppero neanche il perchè della loro condanna: una mezza frase contro Stalin o semplicemente il fatto di essere Italiani.<br />
</font><font size="3">Comunisti italiani sparivano nel nulla dei gulag siberiani perchè accusati dai sovietici di essere anti-stalinisti; comunisti italiani finivano nel nulla dei gulag adriatici perchè accusati dagli Jugoslavi di essere filo-stalinisti. Preti spariti nel nulla dell&#8217;Albania di Enver Hoxha perchè preti, e per di più italiani<br />
</font><font size="3">E poi ci sono le storie di quelli assassinati in Italia, dai partigiani nel triangolo rosso dell&#8217;Emilia. Nel viaggio verso il buio questi uomini spesso furono accompagnati dalle loro donne, colpevoli solo di aver amato l&#8217;uomo sbagliato.<br />
</font><font size="3">E&#8217; un libro terribile ma importante quello di Dario Fertilio, perchè consente al lettore non soltanto di comprendere, ma di &#8220;sentire&#8221; l&#8217;odore, macabro, della morte rossa. Che, in fondo, non è tanto diversa da quella &#8220;bruna&#8221; dei nazionalsocialisti, perchè se <strong>il male estremo</strong> esiste &#8221; <em>allora potrebbe essersi servito del comunismo o del nazismo allo scopo di realizzare i suoi progetti distruttivi. Questo spiegherebbe perchè, dentro ai gulag e ai lager, la ferocia alla fine sia degenerata, scalando picchi estremi di crudeltà assoluta, in realtà senza scopo. Forse non c&#8217;era altro obiettivo, nei piani di sterminio, se non l&#8217;annientamento del bene</em>&#8220;.<br />
</font><font size="3"> </font></p>
<p><font size="3">Roberto Cavallo<br />
</font></p>
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