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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Libano</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>GEAGEA: CI SARA&#8217; UN&#8217;ALTRA RIVOLUZIONE DEI CEDRI (di Matteo Bressan)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/geagea-ci-sara-unaltra-rivoluzione-dei-cedri-di-matteo-bressan</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 22:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>

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		<description><![CDATA[      Il Presidente delle Forze Libanesi Samir Geagea, partito dei cristiani maroniti inserito nella coalizione filo occidentale, ha ribadito i rischi ai quali è esposto l&#8217;intero Libano a causa dell&#8217;arsenale militare di Hezbollah. Geagea ha precisato che l&#8217;Esercito libanese ha le capacità per difendere il Libano e che quindi l&#8217;esercito privato del Partito di Dio è un serio ostacolo alla stabilità del paese. Inoltre Geagea ha ribadito la sua convinzione che a breve in Libano si realizzerà una nuova rivoluzione dei Cedri in grado di completare quanto avviato nel 2005. Proprio in queste ore migliaia di libanesi sono scesi nella celebre Piazza dei martiri per chiedere il disarmo di Hezbollah.   via Il blog di Matteo Bressan: Geagea: ci sarà unaltra rivoluzione dei Cedri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
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<div id="attachment_5969" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/03/Samir-Geagea.jpg"><img class="size-medium wp-image-5969" title="Samir Geagea" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/03/Samir-Geagea-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Samir Geagea</p></div>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Il Presidente delle Forze Libanesi Samir Geagea, partito dei cristiani maroniti inserito nella coalizione filo occidentale, ha ribadito i rischi ai quali è esposto l&#8217;intero Libano a causa dell&#8217;arsenale militare di Hezbollah. Geagea ha precisato che l&#8217;Esercito libanese ha le capacità per difendere il Libano e che quindi l&#8217;esercito privato del Partito di Dio è un serio ostacolo alla stabilità del paese. Inoltre Geagea ha ribadito la sua convinzione che a breve in Libano si realizzerà una nuova rivoluzione dei Cedri in grado di completare quanto avviato nel 2005. Proprio in queste ore migliaia di libanesi sono scesi nella celebre Piazza dei martiri per chiedere il disarmo di Hezbollah.</p>
<p> </p>
<p>via <a href="http://matteobressan.blogspot.com/2011/03/geagea-ci-sara-unaltra-rivoluzione-dei.html">Il blog di Matteo Bressan: Geagea: ci sarà unaltra rivoluzione dei Cedri</a>.</p>
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		<title>NON E&#8217; DETTO CHE UN LIBANO &#8220;ACONFESSIONALE&#8221; SARA&#8217; PIU&#8217; DEMOCRATICO (di Matteo Bressan)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/non-e-detto-che-un-libano-aconfessionale-sara-piu-democratico-di-matteo-bressan</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 23:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal sito www.loccidentale.it leggiamo e pubblichiamo:   &#8220;Si chiude con l’accettazione da parte di Papa Benedetto XVI delle dimissioni del cardinale libanese, Mar Nasrallah Boutros Sfeir, un’ importante settimana per la comunità dei cristiani maroniti del Libano. Lo scorso 23 febbraio infatti il Papa ha benedetto la statua di San Marone, collocata in una nicchia esterna alla Basilica di San Pietro, compiendo un atto di affetto, stima, gratitudine verso la Chiesa maronita che nel corso dei secoli tanto ha sofferto per restare fedele a Gesù, alla Chiesa e al Papa come ha ricordato nel corso della cerimonia il cardinale Angelo Comastri. Lo scorso 24 febbraio inoltre il Papa ha avuto modo durante l’incontro con il Presidente libanese Michel Suleiman di ribadire come il Libano, a motivo della presenza di diverse comunità cristiane e musulmane, rappresenta un messaggio di libertà e rispettosa convivenza non solo per la regione ma per il mondo intero. Di questa importante visita terminata sabato sera, a Roma, con la cena delle comunità maronite che vivono in Italia si possono trarre molti spunti sull’importanza della Chiesa maronita. Questa infatti vanta una storia centenaria che ha inizio nel V secolo d.C. e ha sempre portato avanti il messaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal sito www.loccidentale.it leggiamo e pubblichiamo:</p>
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<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/03/Bashir-Gemayel.jpg"><img class="size-medium wp-image-5909 alignleft" title="Bashir Gemayel" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/03/Bashir-Gemayel-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Si chiude con l’accettazione da parte di Papa Benedetto XVI delle dimissioni del cardinale libanese, Mar Nasrallah Boutros Sfeir, un’ importante settimana per la comunità dei cristiani maroniti del Libano.<br />
Lo scorso 23 febbraio infatti il Papa ha benedetto la statua di San Marone, collocata in una nicchia esterna alla Basilica di San Pietro, compiendo un atto di affetto, stima, gratitudine verso la Chiesa maronita che nel corso dei secoli tanto ha sofferto per restare fedele a Gesù, alla Chiesa e al Papa come ha ricordato nel corso della cerimonia il cardinale Angelo Comastri.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso 24 febbraio inoltre il Papa ha avuto modo durante l’incontro con il Presidente libanese Michel Suleiman di ribadire come il Libano, a motivo della presenza di diverse comunità cristiane e musulmane, rappresenta un messaggio di libertà e rispettosa convivenza non solo per la regione ma per il mondo intero. Di questa importante visita terminata sabato sera, a Roma, con la cena delle comunità maronite che vivono in Italia si possono trarre molti spunti sull’importanza della Chiesa maronita.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa infatti vanta una storia centenaria che ha inizio nel V secolo d.C. e ha sempre portato avanti il messaggio universale della cristianità e in particolare di quella orientale libanese. Negli anni si è evoluta ma il messaggio è rimasto lo stesso e crede nell’importanza della comunità cristiana libanese come tassello fondamentale del Paese dei cedri. Ciò non può cambiare con la nomina di un nuovo patriarca che dovrà proseguire l’opera di mantenere unita la comunità cristiana. Il legame tra la comunità cristiana libanese e Roma è storico tanto che Papa Giovanni Paolo II ricordò più volte il Libano “come messaggio di pace e convivenza”. La benedizione della statua di San Marone da parte di Papa Benedetto XVI così come la presenza di centinaia di libanesi accorsi da tutto il mondo per assistere all’evento confermano l’attenzione della chiesa ai cristiani orientali in un momento dedicato come questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio in Libano il perno del sistema democratico risiede nel modello confessionale strumento che attualmente garantisce tutte le minoranze in Libano, ma che secondo alcuni analisti sembra essere uno dei principali ostacoli alla realizzazione di un vera forma di democrazia in Libano. A dire il vero però più che di sistema confessionale in senso stretto si può parlare piuttosto di sistema consociativo fra i cui obiettivi vi è quello di consolidare la democrazia attraverso la ripartizione delle cariche istituzionali in base ai diversi gruppi etnico confessionali presenti nel paese. Un’abolizione brusca di questo sistema soprattutto oggi rischierebbe anziché di realizzare una vera democrazia di far precipitare il paese in un nuovo vicolo cieco.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio in questa settimana su diversi blog libanesi e facebook si è assistito ad un crescendo della protesta dei giovani contro il sistema confessionale, che a loro dire, genera corruzione e povertà. Tale attività potrebbe assimilarsi a quanto accaduto in altri stati arabi e nel Nord Africa con la differenza però che  in Libano l’oggetto della protesta non è tanto il Governo, peraltro vacante, ma l’intero sistema confessionale. La scorsa domenica si è tenuta a Beirut una manifestazione pacifica indetta da un gruppo creato su facebook chiamato in arabo “il popolo vuole la fine del sistema confessionale” che fino ad oggi conta 12.000 iscritti. Il Libano è ancora un paese libero e democratico dove ognuno ha il diritto di esprimere le sue opinioni e va ricordato che proprio il sistema consociativo, da essi criticato, ha permesso ai circa tremila manifestanti di oggi di scendere in piazza.</p>
<p style="text-align: justify;">Moltissimi dei giovani intervistati hanno espresso il desiderio non tanto di far cadere soltanto il cosiddetto sistema confessionale quanto quello di avere nuove prospettive per il loro futuro e di condannare le forti divisioni della politica libanese. Nei prossimi giorni si comprenderà meglio se dietro a queste manifestazioni apparentemente simili a quelle della Tunisia e dell’Egitto non vi sia la mano della coalizione dell’8 Marzo, guidata da Hezbollah, che non meno di un anno fa, annunciava nel suo manifesto politico di voler superare il sistema confessionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Si chiude con l’accettazione da parte di Papa Benedetto XVI delle dimissioni del cardinale libanese, Mar Nasrallah Boutros Sfeir, un’ importante settimana per la comunità dei cristiani maroniti del Libano.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso 23 febbraio infatti il Papa ha benedetto la statua di San Marone, collocata in una nicchia esterna alla Basilica di San Pietro, compiendo un atto di affetto, stima, gratitudine verso la Chiesa maronita che nel corso dei secoli tanto ha sofferto per restare fedele a Gesù, alla Chiesa e al Papa come ha ricordato nel corso della cerimonia il cardinale Angelo Comastri.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso 24 febbraio inoltre il Papa ha avuto modo durante l’incontro con il Presidente libanese Michel Suleiman di ribadire come il Libano, a motivo della presenza di diverse comunità cristiane e musulmane, rappresenta un messaggio di libertà e rispettosa convivenza non solo per la regione ma per il mondo intero. Di questa importante visita terminata sabato sera, a Roma, con la cena delle comunità maronite che vivono in Italia si possono trarre molti spunti sull’importanza della Chiesa maronita.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa infatti vanta una storia centenaria che ha inizio nel V secolo d.C. e ha sempre portato avanti il messaggio universale della cristianità e in particolare di quella orientale libanese. Negli anni si è evoluta ma il messaggio è rimasto lo stesso e crede nell’importanza della comunità cristiana libanese come tassello fondamentale del Paese dei cedri. Ciò non può cambiare con la nomina di un nuovo patriarca che dovrà proseguire l’opera di mantenere unita la comunità cristiana. Il legame tra la comunità cristiana libanese e Roma è storico tanto che Papa Giovanni Paolo II ricordò più volte il Libano “come messaggio di pace e convivenza”. La benedizione della statua di San Marone da parte di Papa Benedetto XVI così come la presenza di centinaia di libanesi accorsi da tutto il mondo per assistere all’evento confermano l’attenzione della chiesa ai cristiani orientali in un momento dedicato come questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio in Libano il perno del sistema democratico risiede nel modello confessionale strumento che attualmente garantisce tutte le minoranze in Libano, ma che secondo alcuni analisti sembra essere uno dei principali ostacoli alla realizzazione di un vera forma di democrazia in Libano. A dire il vero però più che di sistema confessionale in senso stretto si può parlare piuttosto di sistema consociativo fra i cui obiettivi vi è quello di consolidare la democrazia attraverso la ripartizione delle cariche istituzionali in base ai diversi gruppi etnico confessionali presenti nel paese. Un’abolizione brusca di questo sistema soprattutto oggi rischierebbe anziché di realizzare una vera democrazia di far precipitare il paese in un nuovo vicolo cieco.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio in questa settimana su diversi blog libanesi e facebook si è assistito ad un crescendo della protesta dei giovani contro il sistema confessionale, che a loro dire, genera corruzione e povertà. Tale attività potrebbe assimilarsi a quanto accaduto in altri stati arabi e nel Nord Africa con la differenza però che  in Libano l’oggetto della protesta non è tanto il Governo, peraltro vacante, ma l’intero sistema confessionale. La scorsa domenica si è tenuta a Beirut una manifestazione pacifica indetta da un gruppo creato su facebook chiamato in arabo “il popolo vuole la fine del sistema confessionale” che fino ad oggi conta 12.000 iscritti. Il Libano è ancora un paese libero e democratico dove ognuno ha il diritto di esprimere le sue opinioni e va ricordato che proprio il sistema consociativo, da essi criticato, ha permesso ai circa tremila manifestanti di oggi di scendere in piazza.</p>
<p style="text-align: justify;">Moltissimi dei giovani intervistati hanno espresso il desiderio non tanto di far cadere soltanto il cosiddetto sistema confessionale quanto quello di avere nuove prospettive per il loro futuro e di condannare le forti divisioni della politica libanese. Nei prossimi giorni si comprenderà meglio se dietro a queste manifestazioni apparentemente simili a quelle della Tunisia e dell’Egitto non vi sia la mano della coalizione dell’8 Marzo, guidata da Hezbollah, che non meno di un anno fa, annunciava nel suo manifesto politico di voler superare il sistema confessionale.&#8221;.</p>
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		<title>CHE COSA VIENE DOPO</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 10:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’incalzante accavallarsi degli avvenimenti rende difficile la possibilità di fare previsioni capaci di resistere alla prova dei fatti. Ciò non impedisce, tuttavia, di provare ad individuare delle linee di tendenza che, giorno dopo giorno, sembrano rafforzarsi nell’infuocato scenario mediorientale. Una prima linea di tendenza è quella che la giornalista Fiamma Nirenstein da diversi giorni sta individuando dalle colonne del  “Giornale” e che dice relazione al ruolo sempre più “ingombrante” dell’Iran. Due moderne navi da guerra iraniane hanno diretto verso Tartus, un porto siriano, nel Mediterraneo. La Nirenstein sottolinea la novità dell’evento, che non si verificava dal 1979: non solo l’Arabia Saudita ma anche l’Egitto post-Mubarak per la prima volta ha concesso alle navi da guerra dell’Iran sciita di oltrepassare il Mar Rosso e il canale di Suez. Secondo la Nirenstein – ma il giudizio mi sembra ampiamente condivisibile – siamo di fronte al riconoscimento dell’Iran come autorevole e indiscussa potenza regionale. Le navi iraniane nel Mediterraneo più che costituire una minaccia per Israele (che pure è legittimamente preoccupato) possono rappresentare una dimostrazione di potenza (show the flag) nei confronti di un Libano sempre più nelle mani degli Sciiti di Hezbollah. Così l’Iran potrebbe rifornire i propri alleati di Beirut non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/GHEDDAFI.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5876" title="GHEDDAFI" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/GHEDDAFI-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>L’incalzante accavallarsi degli avvenimenti rende difficile la possibilità di fare previsioni capaci di resistere alla prova dei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò non impedisce, tuttavia, di provare ad individuare delle linee di tendenza che, giorno dopo giorno, sembrano rafforzarsi nell’infuocato scenario mediorientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Una prima linea di tendenza è quella che la giornalista Fiamma Nirenstein da diversi giorni sta individuando dalle colonne del  “Giornale” e che dice relazione al ruolo sempre più “ingombrante” dell’Iran.</p>
<p style="text-align: justify;">Due moderne navi da guerra iraniane hanno diretto verso Tartus, un porto siriano, nel Mediterraneo. La Nirenstein sottolinea la novità dell’evento, che non si verificava dal 1979: non solo l’Arabia Saudita ma anche l’Egitto post-Mubarak per la prima volta ha concesso alle navi da guerra dell’Iran sciita di oltrepassare il Mar Rosso e il canale di Suez. Secondo la Nirenstein – ma il giudizio mi sembra ampiamente condivisibile – siamo di fronte al riconoscimento dell’Iran come autorevole e indiscussa potenza regionale. Le navi iraniane nel Mediterraneo più che costituire una minaccia per Israele (che pure è legittimamente preoccupato) possono rappresentare una dimostrazione di potenza (<em>show the flag</em>) nei confronti di un Libano sempre più nelle mani degli Sciiti di Hezbollah. Così l’Iran potrebbe rifornire i propri alleati di Beirut non solo via terra &#8211; attraverso la Siria -, ma direttamente dal mare tramite la propria flotta: un’assoluta novità strategica.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo elemento d’interesse è rappresentato dal ruolo di rilievo assunto ovunque dai Fratelli Musulmani: sia in Egitto che in Tunisia i militari, i soli ormai a poter garantire l’ordine costituito, intendono assecondare le aspettative dei Fratelli Musulmani, probabili protagonisti (se non vincitori) delle prossime elezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">In tale prospettiva è estremamente significativo il rientro in Egitto del potentissimo sceicco 75enne Yusuf Al Qaradawi, che il 18 febbraio ha parlato ad un’immensa folla radunata in Piazza Tahrir, simbolo della rivoluzione dei blogger. Yusuf Al Qaradawi è predicatore televisivo e punto di riferimento dei Fratelli Musulmani. La sua autorità è grande. Durante un’intervista ad Al Jazeera, dai cui microfoni parla abitualmente, ha attaccato Gheddafi, auspicandone la fine al pari dell’egiziano Mubarak e al tunisino Ben Alì.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra che il suo accorato appello – condiviso dagli ayatollah di Teheran – abbia prodotto conseguenze pratiche: secondo alcune note emittenti arabe, truppe egiziane non sarebbero estranee all’insurrezione in Cirenaica, dove non soltanto i Fratelli Musulmani ma anche elementi radicali vicini ad Al Qaeda sarebbero interessati a costruirvi un nuovo emirato arabo. Tale prospettiva è ormai ipotizzata da più parti. Quella dell’emirato è una soluzione in parte già vista in Somalia, dove la disintegrazione dello Stato ha lasciato posto a signorie islamiche locali di vario tipo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, per ricapitolare, a vincere in Medio Oriente è comunque il radicalismo: tanto quello sciita di Teheran-Hezbollah che quello sunnita dei Fratelli Musulmani.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in tutto questo quadro manca un attore non secondario: Al Qaeda.</p>
<p style="text-align: justify;">A tal proposito non è superfluo ricordare qual era – e qual è &#8211; l’obiettivo di Al Qaeda: la ricostruzione del califfato universale attraverso l’abbattimento dei governi musulmani considerati corrotti (perché alleati dell’Occidente), fossero essi di tendenza democratica (Iraq, Pakistan, Indonesia) o autoritaria (Egitto, Libia, Arabia Saudita, Algeria). D’altronde il concetto di Stato come lo intendiamo noi occidentali è estraneo alla cultura musulmana, che conosce invece l’Umma, la comunità indivisa dei Musulmani senza confini segnati a tavolino. E senza dimenticare che al vertice dell’Umma vi è proprio il califfato, il grande sogno di Al Qaeda.</p>
<p style="text-align: justify;">Autorevoli commentatori sottolineano la “spontaneità” delle rivolte, che in effetti sembra incontestabile; ma gestire la “spontaneità” è un’altra cosa e può farlo solo chi ha idee chiare e una potente organizzazione alle spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se l&#8217;allarme &#8211; sicuramente strumentale &#8211; giunge dallo stesso Gheddafi, forse l’Occidente non farebbe male a chiedersi che cosa stia facendo e che cosa stia progettando Al Qaeda in questo momento.</p>
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		<title>L&#8217;OCCIDENTE NON SOSTENGA I FRATELLI MUSULMANI IN EGITTO E TUNISIA (di Magdi Cristiano Allam)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/loccidente-non-sostenga-i-fratelli-musulmani-in-egitto-e-tunisia-di-magdi-cristiano-allam</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 16:23:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal sito www.controcorrente.ilcannocchiale.it leggiamo e pubblichiamo: &#8220;Cari Amici e cari Protagonisti di Io amo l’Italia, intervenendo ieri sera alla trasmissione “Matrix” su Canale 5 dedicata alla rivolta popolare in Egitto e in Tunisia, ho voluto evidenziare la necessità di affrancarci da una concezione puramente formalistica della democrazia e della libertà per non renderci corresponsabili dell’avvento al potere dei Fratelli Musulmani che ucciderebbero la democrazia e la libertà nei loro paesi e si sentirebbero incoraggiati a islamizzare l’Europa stessa. Il mio messaggio è semplice: non innamoriamoci del nostro aspirante carnefice! L’ideologia del relativismo, la dittatura del relativismo come denuncia Benedetto XVI, ci sta privando del diritto e del dovere di usare la ragione per entrare nel merito dei contenuti attraverso gli strumenti della valutazione e della critica. Il risultato è che aprioristicamente mettiamo sullo stesso piano tutte le religioni, le culture, i valori e i concetti a prescindere dai loro contenuti. Nel caso delle rivolte popolari in Tunisia e in Egitto stiamo commettendo l’errore di concepire come aprioristicamente positiva la prospettiva dell’avvento al potere dei Fratelli Musulmani qualora ciò fosse il risultato di libere elezioni. Nel caso specifico noi, consapevolmente o meno, rifiutiamo di considerare i contenuti dell’ideologia islamica radicale contenuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal sito <a href="http://www.controcorrente.ilcannocchiale.it">www.controcorrente.ilcannocchiale.it</a> leggiamo e pubblichiamo:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/ALLAM1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5888" title="ALLAM" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/ALLAM1-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a>&#8220;Cari Amici e cari Protagonisti di Io amo l’Italia,</p>
<p style="text-align: justify;">intervenendo ieri sera alla trasmissione “Matrix” su Canale 5 dedicata alla rivolta popolare in Egitto e in Tunisia, ho voluto evidenziare la necessità di affrancarci da una concezione puramente formalistica della democrazia e della libertà per non renderci corresponsabili dell’avvento al potere dei Fratelli Musulmani che ucciderebbero la democrazia e la libertà nei loro paesi e si sentirebbero incoraggiati a islamizzare l’Europa stessa. Il mio messaggio è semplice: non innamoriamoci del nostro aspirante carnefice!</p>
<p style="text-align: justify;">L’ideologia del relativismo, la dittatura del relativismo come denuncia Benedetto XVI, ci sta privando del diritto e del dovere di usare la ragione per entrare nel merito dei contenuti attraverso gli strumenti della valutazione e della critica. Il risultato è che aprioristicamente mettiamo sullo stesso piano tutte le religioni, le culture, i valori e i concetti a prescindere dai loro contenuti. Nel caso delle rivolte popolari in Tunisia e in Egitto stiamo commettendo l’errore di concepire come aprioristicamente positiva la prospettiva dell’avvento al potere dei Fratelli Musulmani qualora ciò fosse il risultato di libere elezioni. Nel caso specifico noi, consapevolmente o meno, rifiutiamo di considerare i contenuti dell’ideologia islamica radicale contenuta nel loro Statuto e nei testi dei loro capi spirituali (Hassan Al Banna, Sayyid Qutb, Abdallah Yusuf Azzam, Yusuf al-Qaradawi), così come ignoriamo il fatto che ovunque siano arrivati al potere i Fratelli Musulmani, nelle loro differenti denominazioni, dal Fis (Fronte di salvezza islamico) in Algeria a Hamas nei Territori palestinesi, hanno soffocato la democrazia, represso la libertà, sottomesso il popolo con la violenza, scatenato il terrorismo cieco che infierisce indiscriminatamente contro tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Più in generale non teniamo conto che, anche al di là che facciano o meno riferimento al movimento estremista islamico mondiale dei Fratelli Musulmani, ovunque un soggetto politico dica di ispirarsi al Corano (che per i musulmani è opera increata al pari di Allah, della stessa sostanza di Allah), alla Sunna (la tradizione che si fonda sui Hadith, i detti e i fatti attribuiti a Maometto, e sulla Sira, la biografia ufficiale di Maometto), alla Sharia (la legge islamica che si fonda su quattro fonti: il Corano; la Sunna; Al Ijma’h, il consenso della comunità che corrisponde all’intesa tra gli ulema, i dotti dell’islam; Al Qiyas, il principio analogico, con cui si fa ricorso a casi simili per risolvere dei casi che non sono stati finora contemplati), ebbene il risultato è la crescente islamizzazione della società (con la proliferazione delle moschee, scuole coraniche, tribunali e enti finanziari islamici, con sempre più donne velate e uomini barbuti), la crescente intolleranza religiosa nei confronti degli ebrei, dei cristiani, dei musulmani eterodossi e degli appartenenti a fedi o ideologie diverse dall’islam, il crescente monopolio del potere modificando la Costituzione per accreditare l’identità islamica dello Stato, il crescente svuotamento sostanziale della democrazia riducendola al rito formale delle elezioni adeguatamente manipolate per assicurare il risultato stabilito anticipatamente. Questo è quanto già accade in Iran sottomesso all’arbitrio del regime degli ayatollah dal 1979; in Libano dove la scorsa settimana l’Hezbollah con un colpo di mano ha imposto un suo uomo, il miliardario Najib Mikati, alla guida del governo estromettendo Saad al-Hariri che era stato eletto democraticamente; a Gaza dove Hamas ha imposto la propria dittatura massacrando i soldati leali all’Autorità Nazionale Palestinese e reprimendo ogni dissenso interno; in Turchia, formalmente uno Stato laico, democratico e liberale, il cui governo islamico guidato da Recep Tayyip Erdogan (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) tende ad accentrare sempre più il potere, è sempre più filo-Hamas e anti-israeliano, sempre più filo-iraniano e anti-occidentale, sempre più repressivo nei confronti della libertà religiosa dei cristiani, continuando ad occupare il territorio europeo del Nord di Cipro sradicandovi i simboli della cristianità.</p>
<p style="text-align: justify;">Come non teniamo in considerazione che l’islam è una religione fisiologicamente violenta e storicamente conflittuale. Maometto è stato fondamentale un guerriero che ha combattuto, ucciso ed è stato personalmente responsabile di efferati stragi come quella che nel 628 lo vide partecipe dello sgozzamento e decapitazione di circa 800 ebrei della tribù dei Banu Quraishah. L’esempio di Maometto ispirò i musulmani del suo tempo. La lotta in seno alla comunità islamica dell’epoca era talmente aspra e violenta che tre dei primi quattro cosiddetti “califfi ben guidati”, i primi successori di Maometto, furono assassinati per mano di altri musulmani: Omar che governò dal 634 al 644 succedendo al primo califfo Abu Bakr; Othman che governò dal 644 al 656 e lo stesso califfo Ali. E la successiva nascita per mano del quinto califfo Mu’awiya (661-680) del primo impero islamico Omayyade che durò dal 661 al 750 con capitale a Damasco, consacrò la supremazia della politica sulla religione, la preminenza dello Stato sulla fede. I vari califfati hanno fatto riferimento all’islam per imporre e salvaguardare il loro potere politico, tanto è vero che il passaggio del potere da una dinastia all’altra avvenne tramite le armi e lo spargimento del sangue, musulmani contro musulmani. Quando Abu Al Abbas as-Saffah, letteralmente il sanguinario, fondò la dinastia abbaside che durò dal 750 al 1258 con capitale a Bagdad, fece strage dei reggenti omayyadi e in un eccesso di odio profanò le tombe dei califfi omayyadi, le loro spoglie furono esumate e flagellate. La preminenza della politica e delle differenziazioni settarie e nazionalistiche è confermato dal fatto che attorno all’anno Mille c’erano ben tre califfi in competizione tra loro: i califfi abassidi Al Qahir (932-934) a Bagdad; il califfo omayyade di Spagna Abd ar-Rahman III (912-961) a Cordova; il califfo fatimide Al Mu’izz (952-975) al Cairo. I califfi omayyadi di Spagna erano dei berberi, l’etnia autoctona del Maghreb, i fatimidi erano degli sciiti ismailiti e il fondatore della dinastia Ubaid Abdallah al Mahdi (909-934) si professò discendente della figlia del profeta Maometto, Fatima, e pronipote del figlio di Fatima, Al Husayn, assumendo il titolo di imam, che per gli sciiti equivale a quello di califfo.</p>
<p style="text-align: justify;">I fautori della teocrazia islamica hanno eretto la dissimulazione a precetto di fede. La dissimulazione è considerato un comportamento islamicamente legittimo sia dagli sciiti sia dai Fratelli Musulmani, sulla base dei versetti 105-106 della Sura XVI del Corano: “I soli a inventare menzogne sono quelli che non credono ai segni di Allah: essi sono i bugiardi. Quanto a chi rinnega Allah dopo aver creduto – eccetto colui che ne sia costretto, mantenendo serenamente la fede in cuore – e a chi si lascia entrare in petto la miscredenza; su di loro è la collera di Allah e avranno un castigo terribile”. Ed è così che non hanno alcuna remora ad indossare il doppiopetto e a mostrarsi concilianti e disponibili al compromesso quando ciò viene ritenuto vantaggioso per la promozione della causa dell’islamizzazione della società. Né hanno alcuna remora ad usare come “facciata accettabile” dei personaggi, boriosi, illusi o comunque ingenui, si prestano a farsi strumentalizzare. E’ stato il caso del primo capo di governo della Repubblica Islamica imposta da Khomeini in Iran, il liberale Mehdi Bazargan che governò dal 4 febbraio 1979 al 6 novembre 1979 prima di essere allontanato dal potere. Ed oggi sembra che sia la volta di Mohammed El Baradei che i Fratelli Musulmani in Egitto hanno indicato come loro rappresentante nella trattativa con il regime militare, così come è probabilmente il caso del miliardario libanese Najib Mikati, laureato ad Harvard, designato dagli estremisti islamici del Hezbollah.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamo cari amici europei ed occidentali che Adolf Hitler arrivò al potere nel 1933 attraverso libere elezioni e immediatamente dopo impose la sua dittatura. Proprio il caso di Hitler ci deve far comprendere che le libere elezioni non corrispondono automaticamente alla democrazia sostanziale ma che sono soltanto la dimensione formalistica della democrazia. La democrazia affinché sia sostanziale deve tradursi nella condivisione di valori non negoziabili, a partire dalla fede nella sacralità della vita, del rispetto della dignità e della libertà della persona, così come deve tradursi nell’accettazione di regole inviolabili a partire dalla pacifica alternanza al potere delle forze politiche che godono di pari diritti e pari doveri. Ebbene tutto ciò è assolutamente inesistente nell’ideologia teocratica e assolutista dei Fratelli Musulmani e di tutti gli integralisti e estremisti islamici. Concludo questo mio lungo intervento reiterando il monito: non innamoriamoci del nostro aspirante carnefice!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">3 febbraio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Magdi Cristiano Allam</p>
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		<title>LIBANO, DOVE HA FALLITO LA COMUNITA&#8217; INTERNAZIONALE (di Matteo Bressan)</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 06:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal sito www.loccidentale.it riprendiamo l&#8217;articolo di Matteo Bressan pubblicato il 29 gennaio 2010: &#8220;Il ribaltone politico che si è consumato in Libano in questa settimana necessita un’attenta analisi di quelli che sono stati i nodi irrisolti dell’impegno internazionale e degli strumenti che sono stati dati al Libano in questi anni allo scopo di rinforzare la democrazia e la sovranità. Se infatti andiamo a ripercorrere, non troppo indietro nel tempo, la storia della missione Unifil 2 e quella del Tribunale Speciale possiamo capire come i due end state, ovvero il disarmo di tutte le milizie al confine con Israele e la condanna dei mandanti dell’omicidio Hariri, fossero direttamente collegati l’uno con l’altro. Il disarmo di Hezbollah, già richiesto dalla risoluzione 1559 del 2004 e ribadito nella 1701 del 2006 era un obiettivo da raggiungere con il concorso del Governo libanese. Accanto a questi importanti enunciati si andava a rafforzare ed addestrare l’esercito libanese, strumento delle stesse istituzioni. Il dispiegamento di Unifil andava poi a garantire che si limitassero gli scontri lungo il confine con Israele, si procedesse ad una bonifica degli ordigni inesplosi insieme ad una grande attività di ricostruzione e cooperazione civile militare che tentasse di ristabilire delle condizioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5776" class="wp-caption alignleft" style="width: 195px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/terrorismo-libano-arsenale-hezbollah-unifil-focus-on-israel.jpg"><img class="size-full wp-image-5776" title="terrorismo-libano-arsenale-hezbollah-unifil-focus-on-israel" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/terrorismo-libano-arsenale-hezbollah-unifil-focus-on-israel.jpg" alt="" width="185" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto: il leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, che maneggia un suo utensile da lavoro</p></div>
<p>Dal sito www.loccidentale.it riprendiamo l&#8217;articolo di Matteo Bressan pubblicato il 29 gennaio 2010: &#8220;Il ribaltone politico che si è consumato in Libano in questa settimana necessita un’attenta analisi di quelli che sono stati i nodi irrisolti dell’impegno internazionale e degli strumenti che sono stati dati al Libano in questi anni allo scopo di rinforzare la democrazia e la sovranità. Se infatti andiamo a ripercorrere, non troppo indietro nel tempo, la storia della missione Unifil 2 e quella del Tribunale Speciale possiamo capire come i due <em>end state</em>, ovvero il disarmo di tutte le milizie al confine con Israele e la condanna dei mandanti dell’omicidio Hariri, fossero direttamente collegati l’uno con l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il disarmo di Hezbollah, già richiesto dalla risoluzione 1559 del 2004 e ribadito nella 1701 del 2006 era un obiettivo da raggiungere con il concorso del Governo libanese. Accanto a questi importanti enunciati si andava a rafforzare ed addestrare l’esercito libanese, strumento delle stesse istituzioni. Il dispiegamento di Unifil andava poi a garantire che si limitassero gli scontri lungo il confine con Israele, si procedesse ad una bonifica degli ordigni inesplosi insieme ad una grande attività di ricostruzione e cooperazione civile militare che tentasse di ristabilire delle condizioni di vita accettabili per la popolazione del Sud del Libano.</p>
<p style="text-align: justify;">A questi due fronti attinenti al rafforzamento della sovranità dello Stato e alla sicurezza interna si andava ad aggiungere la difficile indagine sull’omicidio Hariri affidata al Tribunale Speciale per il Libano. È del tutto evidente a questo punto che i tre obiettivi, ovvero sovranità, coesistenza pacifica delle due coalizioni politiche e Tribunale Speciale, passassero attraverso un prerequisito fondamentale: il disarmo di Hezbollah. La comunità internazionale ha così cercato di esportare dei modelli vincenti e concettualmente perfetti per la nostra vita quotidiana difficilmente applicabili in Libano.</p>
<p style="text-align: justify;">Dotare le autorità di Beirut del Tribunale Speciale senza garantire un deterrente alle minacce di Hezbollah ha prodotto la crisi politica che è oggi sotto gli occhi di tutti noi. Le stesse risoluzioni dell’ONU per essere adempiute avrebbero obbligato l’esecutivo di Beirut a richiedere l’intervento dei militari dell’UNIFIL per disarmare Hezbollah. Aspetto quest’ultimo non preso in considerazione da una forza multinazionale che di fatto staziona in un’area geografica del Libano politicamente controllata dal partito di Allah.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale approccio prettamente teorico ha determinato la vittoria elettorale della coalizione del 14 Marzo contro il blocco filo siriano della coalizione del’8 Marzo ma non ha impedito ad Hezbollah di sottrarsi alle regole della competizione politica per passare alle più convincenti intimidazioni ora su questa ora su quella comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">A monte vi è stata una cattiva interpretazione da parte di molti paesi che hanno guardato ad Hezbollah come si può guardare ad un normale partito politico anche se segnali preoccupanti dal 2006 ad oggi se ne erano avuti. Quanti ritrovamenti di armi e bunker sono stati fatti nel Sud del Libano? Quante volte Hezbollah ha mostrato i muscoli ora con le manifestazioni ora con le minacce contro chi provava a limitare la sua influenza nella vita politica libanese?</p>
<p style="text-align: justify;">Come non ricordare la trionfale visita in Libano dello scorso ottobre del Presidente Ahmadinejad, che non solo andava a rafforzare il legame storico tra i Guardiani della rivoluzione e Hezbollah, ma che si presentava nel Sud del Libano come il vero artefice della ricostruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Occidente forse non ha compreso questi segnali, forse ha creduto di poter intervenire in Libano come se il paese dei cedri fosse uno Stato europeo. Gli strumenti che avrebbero dovuto rafforzare le istituzioni libanesi hanno riportato la Siria al vertice dello Stato. Se in politica estera è di fondamentale importanza definire gli obiettivi e gli strumenti è il caso di ammettere che dal 2006 ad oggi gli strumenti dati al Libano hanno prodotto un risultato politico di segno opposto.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto viene da chiedersi se e quando la comunità internazionale, nessuno escluso, rivedrà gli obiettivi che determinano la presenza militare in Libano adeguando gli attuali strumenti ad un contesto totalmente stravolto.&#8221;</p>
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		<title>L&#8217;OCCIDENTE NON DEVE CHIUDERE GLI OCCHI SUL COLPO DI STATO IN LIBANO (di Matteo Bressan)</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 22:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libano]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal sito www.loccidentale.it del 26 gennaio leggiamo e pubblichiamo:       &#8220;Il Presidente libanese Michel Suleiman e il presidente del parlamento Nabih Berri hanno firmato il decreto con cui si incarica formalmente l&#8217;ex primo ministro filo siriano Najb Miqati di formare il nuovo governo libanese. Najb Miqati, deputato centrista, uomo di affari vicino alla Siria, si è affrettato a dichiarare che cercherà di essere il Primo Ministro di tutti i libanesi, tentando di smarcarsi dalle posizioni politiche di Hezbollah, fatta salva, però, la difesa della &#8220;resistenza nazionale&#8221;. Considerando che circa l’80% della comunità sunnita, schierata con Hariri, ha subito la nomina di Mikati a Primo Ministro, così come i cristiani maroniti di Samir Geagea e tutti gli altri partiti della coalizione 14 Marzo, c’è da restare molto scettici di fronte a queste prime dichiarazioni solo apparentemente concilianti. Chi conosce il Libano, infatti, sa bene che cosa significhi la &#8220;resistenza nazionale&#8221; e quali forze politiche &#8211; Hezbollah e Iran -, hanno creato un vera e propria esaltazione della &#8220;resistenza nazionale&#8221; contro Israele. Andando poi ad analizzare quali fattori abbiano determinato lo spostamento degli 11 parlamentari del leader druso Walid Jumblatt, che di fatto ha capovolto i rapporti di forza in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal sito www.loccidentale.it del 26 gennaio leggiamo e pubblichiamo:</p>
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<div id="attachment_5761" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/Chi-fermerà-Hezbollah1.jpg"><img class="size-medium wp-image-5761" title="Chi fermerà Hezbollah" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/Chi-fermerà-Hezbollah1-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a><p class="wp-caption-text">Libano: adesso chi fermerà Hezbollah?</p></div>
<p> </p>
<p>&#8220;Il Presidente libanese Michel Suleiman e il presidente del parlamento Nabih Berri hanno firmato il decreto con cui si incarica formalmente l&#8217;ex primo ministro filo siriano Najb Miqati di formare il nuovo governo libanese. Najb Miqati, deputato centrista, uomo di affari vicino alla Siria, si è affrettato a dichiarare che cercherà di essere il Primo Ministro di tutti i libanesi, tentando di smarcarsi dalle posizioni politiche di Hezbollah, fatta salva, però, la difesa della &#8220;resistenza nazionale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerando che circa l’80% della comunità sunnita, schierata con Hariri, ha subito la nomina di Mikati a Primo Ministro, così come i cristiani maroniti di Samir Geagea e tutti gli altri partiti della coalizione 14 Marzo, c’è da restare molto scettici di fronte a queste prime dichiarazioni solo apparentemente concilianti. Chi conosce il Libano, infatti, sa bene che cosa significhi la &#8220;resistenza nazionale&#8221; e quali forze politiche &#8211; Hezbollah e Iran -, hanno creato un vera e propria esaltazione della &#8220;resistenza nazionale&#8221; contro Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">Andando poi ad analizzare quali fattori abbiano determinato lo spostamento degli 11 parlamentari del leader druso Walid Jumblatt, che di fatto ha capovolto i rapporti di forza in Parlamento a favore della colazione dell’ 8 Marzo, si scoprono alcuni fatti inquietanti. Molti cittadini di Beirut hanno infatti testimoniato la presenza di numerosi miliziani di Hezbollah che sarebbero scesi armati per le vie di Beirut rievocando nelle menti dei drusi i sanguinosi scontri del 2008. Per questo motivo e per testimoniare le violenze e le minacce del Partito di Dio in queste ore i libanesi che si riconoscono nella coalizione elettorale che ha vinto le elezioni politiche del 2009 stanno scendendo in piazza per protestare contro il ribaltone che sta andando in scena in Libano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo i cristiani maroniti guidati da Samir Geagea, già da due giorni, si stanno radunando a Freedom Square, la piazza nel centro di Beirut dove si trova il sacrario di Rafiq Hariri e degli uomini della sua scorta e nella quale si riversarono migliaia di libanesi per chiedere il ritiro della Siria; insieme alle altre componenti della coalizione del 14 Marzo hanno esposto cartelli contro Hezbollah e contro quello che pare agli occhi dei più attenti come un colpo di stato camuffato da ribaltone parlamentare.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi a distanza di pochi anni si comprende che quel ritiro fu solo parziale e non intaccò mai il peso politico di Damasco negli affari libanesi sia nel settore della sicurezza che nella formazione dei quadri militari. In queste ore molto tese viene anche da chiedersi se e quale dovrà essere il ruolo della missione Unifil in un contesto che a questo punto è totalmente cambiato rispetto all’estate del 2006 e dove sarà difficile ipotizzare, seppur lontanamente, il disarmo di Hezbollah. Avrà ancora senso mantenere una forza multinazionale con un Primo Ministro che con molta probabilità cercherà di raffreddare le possibili condanne del Tribunale Speciale che indaga sull’omicidio Hariri?</p>
<p style="text-align: justify;">Le prime reazioni internazionali non si sono fatte attendere e ieri sera il Dipartimento di Stato americano, pur riservandosi di verificare la composizione del nuovo Governo,  ha manifestato i rischi che potrebbe comportare la crescente influenza di Hezbollah nel prossimo esecutivo. Del tutto diverso l’approccio del responsabile della politica estera dell’Unione Europea, Catherine Ashton, che auspica che il neo Primo Ministro libanese si impegni per creare il più ampio consenso possibile intorno al nascente esecutivo. Ancora una volta e nonostante le evidenti pressioni di Hezbollah, l’Unione Europea ha perso l’occasione per chiamare, in maniera appropriata quello che solo chi non vuole vedere è a tutti gli effetti un colpo di stato.&#8221;</p>
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		<title>LA CRISI DEL GOVERNO HARIRI GETTA NUOVE OMBRE SULLA STABILITA&#8217; DEL LIBANO (di Matteo Bressan)</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 23:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal sito del quotidiano on-line L&#8217;Occidentale (del 13 gennaio 2010) leggiamo e pubblichiamo: &#8220;La crisi del già fragile governo libanese guidato da Saad Hariri, innescata dalle dimissioni di ben undici ministri dell’opposizione sui trenta che compongono l’esecutivo, sembra rappresentare una delle due opzioni in mano ad Hezbollah per fermare le ormai prossime accuse del Tribunale Speciale delle Nazioni Unite che indaga sull’omicidio di Rafiq Hariri, padre dell’attuale primo ministro. Di fatto, con le dimissioni di un terzo dei ministri, il presidente Michel Sleiman è obbligato a verificare le disponibilità di tutte le forze politiche a creare un nuovo esecutivo. È chiaro a questo punto che l’obiettivo del Partito di Allah – che ha sempre voluto considerare il Tribunale come un’ingerenza d’Israele, il nemico sionista, nella vita politica libanese – è quello di dar vita ad un nuovo esecutivo che rinneghi un’eventuale sentenza che attribuisca le responsabilità della morte di Hariri ad Hezbollah. La stessa dichiarazione dei ministri dimissionari pubblicata sul sito internet di Al Manar, il canale televisivo di Hezbollah, segna un possibile punto di non ritorno nella fase delle trattative e dell’unità nazionale. Se, da un lato, vengono esplicitamente ringraziate Arabia Saudita e Siria per il ruolo di mediazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/cartina_libano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5693" title="cartina_libano" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/cartina_libano-233x300.jpg" alt="" width="233" height="300" /></a>Dal sito del quotidiano on-line <em>L&#8217;Occidentale</em> (del 13 gennaio 2010) leggiamo e pubblichiamo:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La crisi del già fragile governo libanese guidato da Saad Hariri, innescata dalle dimissioni di ben undici ministri dell’opposizione sui trenta che compongono l’esecutivo, sembra rappresentare una delle due opzioni in mano ad Hezbollah per fermare le ormai prossime accuse del Tribunale Speciale delle Nazioni Unite che indaga sull’omicidio di Rafiq Hariri, padre dell’attuale primo ministro.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, con le dimissioni di un terzo dei ministri, il presidente Michel Sleiman è obbligato a verificare le disponibilità di tutte le forze politiche a creare un nuovo esecutivo. È chiaro a questo punto che l’obiettivo del Partito di Allah – che ha sempre voluto considerare il Tribunale come un’ingerenza d’Israele, il nemico sionista, nella vita politica libanese – è quello di dar vita ad un nuovo esecutivo che rinneghi un’eventuale sentenza che attribuisca le responsabilità della morte di Hariri ad Hezbollah.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa dichiarazione dei ministri dimissionari pubblicata sul sito internet di Al Manar, il canale televisivo di Hezbollah, segna un possibile punto di non ritorno nella fase delle trattative e dell’unità nazionale. Se, da un lato, vengono esplicitamente ringraziate Arabia Saudita e Siria per il ruolo di mediazione svolto nel tentativo di ridimensionare gli effetti dell’attività del Tribunale, dall’altro però si riconosce il loro fallimento nel garantire la stabilità in Libano e si punta il dito contro quelle forze politiche, sostenute dagli Stati Uniti e da Israele, che avrebbero perso l’occasione di sottrarre il paese Libano al rischio che la conflittualità interna riesploda nuovamente.</p>
<p style="text-align: justify;">In attesa di scoprire l’evolversi di questa ennesima crisi in Libano, le speranze per una soluzione politica restano vive. Il messaggio dei ministri dimissionari lascia infatti aperti degli spiragli ad una ricomposizione amichevole della frattura venutasi a creare all’interno del governo. Allo stesso tempo, tuttavia, non si può non guardare con preoccupazione ai semi di rinnovata discordia gettati ancora una volta da Hezbollah. Dall’accusa di aver reso impossibile l’unità nazionale del Libano rivolta alle forze politiche di maggioranza, alla presa del potere con la forza il passo è breve. La seconda opzione in mano al Partito di Allah per uscire dal vicolo cieco della probabile condanna del Tribunale è infatti quella di attuare un rapido colpo di stato, facilitato dalla sua notevole forza militare, accresciutasi ulteriormente nel corso degli ultimi anni grazie al supporto di Siria e Iran.</p>
<p style="text-align: justify;">È bene ricordare, inoltre, che un simile scenario metterebbe seriamente a rischio la componente cristiano maronita della popolazione libanese che perderebbe in pochissimo tempo qualsiasi tutela e garanzia proprio in un momento così difficile per le minoranze cristiane del Medio Oriente.&#8221;</p>
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		<title>WIKILEAKS: HEZBOLLAH PUO&#8217; COLPIRE ISRAELE (di Matteo Bressan)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/wikileaks-hezbollah-puo-colpire-israele-di-matteo-bressan</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 22:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<description><![CDATA[I documenti confidenziali divulgati da wikileaks confermano i timori e i sospetti della comunità internazionale circa il riarmo del Partito di Dio. Nel dettaglio è emerso che Hezbollah dovrebbe disporre di un arsenale di circa 50.000 razzi e missili e, tra questi, almeno 40/50 missili terra aria Fateh – 110 in grado di colpire Israele. Sempre dai documenti sono emerse le principali direttrici del traffico di armi che coinvolge il Medio Oriente: armi dal Sudan per Hamas, armi dall’Iran a Hezbollah e missili dalla Corea del Nord a Iran e Siria. Il coinvolgimento della Corea del Nord non va mai dimenticato soprattutto in relazione a quanto avvenuto in Siria nel lontano 6 settembre del 2007. In quell’occasione l’aviazione israeliana bombardò un’area nel Nord della Siria, denominata Dayr az-Zwar, dove secondo l’intelligence israeliana, il regime di Damasco avrebbe stoccato materiali, tecnologie, e sistemi d’arma forniti dalla Corea del Nord, utili per assemblare missili a media e lunga gittata con testate atomiche. Domenica 12 dicembre 2010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5495" href="http://www.recensioni-storia.it/wikileaks-hezbollah-puo-colpire-israele-di-matteo-bressan/missili_hezbollah_20061013"><img class="alignleft size-full wp-image-5495" title="Missili_hezbollah_20061013" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/Missili_hezbollah_20061013.jpg" alt="Missili_hezbollah_20061013" width="159" height="220" /></a>I documenti confidenziali divulgati da wikileaks confermano i timori e i sospetti della comunità internazionale circa il riarmo del Partito di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel dettaglio è emerso che Hezbollah dovrebbe disporre di un arsenale di circa 50.000 razzi e missili e, tra questi, almeno 40/50 missili terra aria Fateh – 110 in grado di colpire Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre dai documenti sono emerse le principali direttrici del traffico di armi che coinvolge il Medio Oriente: armi dal Sudan per Hamas, armi dall’Iran a Hezbollah e missili dalla Corea del Nord a Iran e Siria.</p>
<p style="text-align: justify;">Il coinvolgimento della Corea del Nord non va mai dimenticato soprattutto in relazione a quanto avvenuto in Siria nel lontano 6 settembre del 2007.</p>
<p style="text-align: justify;">In quell’occasione l’aviazione israeliana bombardò un’area nel Nord della Siria, denominata Dayr az-Zwar, dove secondo l’intelligence israeliana, il regime di Damasco avrebbe stoccato materiali, tecnologie, e sistemi d’arma forniti dalla Corea del Nord, utili per assemblare missili a media e lunga gittata con testate atomiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Domenica 12 dicembre 2010</p>
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		<title>IRAN E SIRIA VOGLIONO FERMARE IL TRIBUNALE SPECIALE CHE INDAGA SULL&#8217;OMICIDIO HARIRI (di Matteo Bressan)</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 07:20:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<description><![CDATA[  Che l&#8217;Iran e la Siria vogliano ostacolare le indagini del Tribunale Speciale che indaga sull&#8217;omicidio Hariri non è certo una novità, così come non è una novità il fatto che Hezbollah si sia sempre dichiarato contrario a queste indagini.   Le conclusioni delle indagini potrebbero essere devastanti per la stabilità non solo del Libano, ma anche dei rapporti tra sunniti e sciiti. Hezbollah ha infatti accusato di collaborazionismo con Israele tutti coloro che non ostacoleranno il lavoro del Tribunale presieduto dall&#8217;italiano Antonio Cassese&#8230;]]></description>
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<div id="attachment_5218" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-5218" href="http://www.recensioni-storia.it/iran-e-siria-vogliono-fermare-il-tribunale-speciale-che-indaga-sullomicidio-hariri-di-matteo-bressan/vaticano_-_libano_-_hariri_e_papa"><img class="size-medium wp-image-5218" title="VATICANO_-_LIBANO_-_hariri_e_papa" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/10/VATICANO_-_LIBANO_-_hariri_e_papa-300x271.jpg" alt="Il premier libanese Saad Hariri (sunnita) ricevuto con la famiglia in udienza da Benedetto XVI nel febbraio del 2010. " width="300" height="271" /></a><p class="wp-caption-text">Il premier libanese Saad Hariri (sunnita) ricevuto con la famiglia in udienza da Benedetto XVI nel febbraio del 2010. </p></div>
<p>Che l&#8217;Iran e la Siria vogliano ostacolare le indagini del Tribunale Speciale che indaga sull&#8217;omicidio Hariri non è certo una novità, così come non è una novità il fatto che Hezbollah si sia sempre dichiarato contrario a queste indagini.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Le conclusioni delle indagini potrebbero essere devastanti per la stabilità non solo del Libano, ma anche dei rapporti tra sunniti e sciiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Hezbollah ha infatti accusato di collaborazionismo con Israele tutti coloro che non ostacoleranno il lavoro del Tribunale presieduto dall&#8217;italiano Antonio Cassese&#8230;</p>
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		<title>LA VIA TURCA DELLE ARMI PER HEZBOLLAH</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 18:39:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

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		<description><![CDATA[  Riportiamo dal sito www.informazionecorretta.com un articolo comparso sul Corriere della Sera dell&#8217;11/08/2010 (pag. 17), a firma di Guido Olimpio dal titolo &#8221; La via turca delle armi per Hezbollah &#8220;:   &#8220;L’Hezbollah, sicuro della sua forza e consapevole del proprio peso politico, cerca altre armi. E le avrà, presto, attraverso un nuovo canale. Ad aprirlo l’apparato segreto dei pasdaran insieme ai turchi. I dettagli — secondo indiscrezioni — sono stati stabiliti durante un recente incontro che ha avuto come protagonisti il capo degli 007 dei pasdaran Hussein Taeb e il nuovo responsabile dei servizi turchi Hakan Fidan, ritenuto un duro e pronto ad allacciare rapporti con il regime integralista sciita. La via turca — come è stata definita da fonti occidentali — servirà per l’invio di carichi bellici sofisticati. Armi, apparati di puntamento e razzi che saranno spediti dal territorio turco verso la Siria, poi da qui proseguiranno fino in Libano. Per trasferirli camion, veicoli industriali e anche vetture. Gli 007, in stretto coordinamento con emissari dell’Hezbollah, dovranno facilitare il passaggio e garantire la sicurezza. Vegliando sulle rotte dei carichi, fornendo un eventuale appoggio al confine. Hakan Fidan avrebbe anche incaricato dei suoi funzionari di creare una buona copertura al fine di tenere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div id="attachment_4862" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><a rel="attachment wp-att-4862" href="http://www.recensioni-storia.it/la-via-turca-delle-armi-per-hezbollah/libano"><img class="size-full wp-image-4862" title="LIBANO" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/08/LIBANO.jpg" alt="Nella foto: Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah in Libano" width="180" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto: Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah in Libano</p></div>
<p>Riportiamo dal sito <em>www.i</em><em>nformazionecorretta.com </em>un articolo comparso sul Corriere della Sera dell&#8217;11/08/2010 (pag. 17), a firma di Guido Olimpio dal titolo &#8221; La via turca delle armi per Hezbollah &#8220;:</p>
<p> </p>
<p>&#8220;L’Hezbollah, sicuro della sua forza e consapevole del proprio peso politico, cerca altre armi. E le avrà, presto, attraverso un nuovo canale. Ad aprirlo l’apparato segreto dei pasdaran insieme ai turchi.</p>
<p>I dettagli — secondo indiscrezioni — sono stati stabiliti durante un recente incontro che ha avuto come protagonisti il capo degli 007 dei pasdaran Hussein Taeb e il nuovo responsabile dei servizi turchi Hakan Fidan, ritenuto un duro e pronto ad allacciare rapporti con il regime integralista sciita.</p>
<p>La via turca — come è stata definita da fonti occidentali — servirà per l’invio di carichi bellici sofisticati. Armi, apparati di puntamento e razzi che saranno spediti dal territorio turco verso la Siria, poi da qui proseguiranno fino in Libano. Per trasferirli camion, veicoli industriali e anche vetture. Gli 007, in stretto coordinamento con emissari dell’Hezbollah, dovranno facilitare il passaggio e garantire la sicurezza. Vegliando sulle rotte dei carichi, fornendo un eventuale appoggio al confine. Hakan Fidan avrebbe anche incaricato dei suoi funzionari di creare una buona copertura al fine di tenere lontani altri apparati militari turchi ed evitare brutte sorprese.</p>
<p>Gli iraniani, in sostanza, vogliono costruire un network identico a quello creato da tempo in Sudan e finalizzato all’assistenza in favore di Hamas. A Khartoum operano «uffici misti», con agenti khomeinisti, palestinesi e sudanesi che si avvalgono di complicità in Egitto. Attività che Fidan è in grado oggi di offrire in Turchia. L’intreccio irano-turco è guardato con preoccupazione nelle capitali occidentali in quanto sono evidenti i rischi per la sicurezza. I servizi di Ankara sono tra i migliori della regione, hanno grande conoscenza della realtà in Medio Oriente, sanno come muoversi sulle rotte dei traffici clandestini. E quelli iraniani non sono da meno.</p>
<p>A Teheran l’asse con la Turchia serve non solo per rifornire l’alleato Hezbollah ma anche per tenere d’occhio la comunità iraniana in esilio che ha trasformato Istanbul nella sua capitale. Un’occasione da non perdere per gli ayatollah.&#8221;</p>
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