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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Libano</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>UN VIAGGIO AL CONTRARIO&#8230;DALL&#8217;ORIENTE ALL&#8217;EUROPA (Il Corriere del Giorno, 14 settembre 2008, pag. 6)</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 19:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
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		<description><![CDATA[“Viaggio fra i Cristiani d’Oriente” è il libro del francese Frederic Pichon edito in Italia da Lindau nel 2008 per la collana “I Pellicani” (pagg. 212, euro 19,00). L’opera costituisce un’amena lettura, perché ha il pregio di coniugare il fascino tipico di certi diari di viaggio con la riflessione sulla condizione, giorno dopo giorno più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/10/viaggio-tra-i-cristiani_big.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-697" title="viaggio-tra-i-cristiani_big" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/10/viaggio-tra-i-cristiani_big.jpg" alt="" width="185" height="274" /></a><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">“Viaggio fra i Cristiani d’Oriente” è il libro del francese Frederic Pichon edito in Italia da Lindau nel 2008 per la collana “I Pellicani” (pagg. 212, euro 19,00). L’opera costituisce un’amena lettura, perché ha il pregio di coniugare il fascino tipico di certi diari di viaggio con la riflessione sulla condizione, giorno dopo giorno più difficile, dei Cristiani d’Oriente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">E’ un viaggio al contrario: non dall’Europa all’Oriente, ma dall’Oriente all’Europa. Ed infatti l’Autore, giovane ricercatore universitario, dopo un’esperienza libanese lunga due anni, si appresta a far ritorno in Francia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel suo viaggio verso casa decide però di compiere un giro largo, toccando i luoghi più significativi della presenza cristiana lungo l’itinerario del ritorno: Libano, Siria, Turchia, Grecia.<span> </span>Incontra vecchi amici ma anche tante nuove persone che lo guideranno in quest’avventura unica, ricca di testimonianze del presente ma, soprattutto, del passato. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Cominciando dal Libano del Sud, dove il confine contestato fra Israele ed Hezbollah fa intravedere la Terrasanta, l’Autore riferisce che fra Tiro e Sidone si contano ancora 10.000 cristiani e che, dopo l’abbandono di Israele e delle sue milizie alleate dell’Els (Esercito libanese del sud), ne sono andati via oltre 2000. Ci sono dei villaggi nella parte oggi controllata da Hezbollah dove la popolazione cristiana si è ridotta dal 75% al 10%.</span><span id="more-696"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Fra le tappe del viaggio attraverso il Libano c’è anche la cittadina martire di Damour: “Damour è il simbolo del peggior impeto di violenza che ebbe luogo durante la guerra civile. Un mattino del gennaio 1976 i palestinesi, spalleggiati da volontari dei vicini paesi arabi, avevano selvaggiamente punito la piccola città costiera che aveva la colpa di essere cristiana … centinaia di vecchi, di donne e di bambini trincerati nelle chiese erano stati selvaggiamente ammazzati, sgozzati, violentati, mentre i rari sopravvissuti erano riusciti a fuggire via mare…” (pag. 66).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Passando per i valichi delle montagne dell’Antilibano si lascia la terra dei maroniti (la comunità cristiana più numerosa del Libano) e si entra in Siria.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La Siria è il regno incontrastato della famiglia Assad, che governa con pugno di ferro da due generazioni. Qui sopravvive uno dei due grandi partiti Baath mediorientali: l’altro è quello irakeno ormai distrutto dalla guerra. Il partito Baath fu fondato proprio da un cristiano ortodosso siriano, un certo <em>Michel Aflaq</em>, e fondava il suo credo sul nazionalismo arabo. Quella del nazionalismo arabo è stata per alcuni cristiani orientali forse l’ultima carta da giocarsi per tentare di uscire dall’atavico stato di <em>dhimmitudine </em>(sottomissione giuridica e sociale) in cui l’Islam li ha relegati per secoli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Improntato al laicismo e alla separazione fra religione e politica, il baathismo ha avuto nel tempo diversi esponenti cristiani di spicco, tanto in Siria che in Iraq. Ma oggi, ci conferma il nostro Autore, anche in Siria le cose iniziano a cambiare, e pure qui dove il partito Baath è al potere, perché è il partito di riferimento degli Assad, comincia ad insinuarsi il sunnismo fondamentalista, ostile alla presenza cristiana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In definitiva, “… pagando lo scotto di un certo vassallaggio nei confronti del regime, la Chiesa di Siria non può lamentarsi, anche se il flusso di emigrazione dei suoi figli rimane costante.” (pag. 136). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La capitale della Siria, Damasco, conserva le vestigia di quello che sino al Medio Evo fu una città cristiana. <em>Bab Sharqi</em> è il quartiere cristiano di Damasco: in questi luoghi, dopo la famosa caduta da cavallo lungo la strada che da Gerusalemme conduceva in città, si concretizzò la conversione di San Paolo al cristianesimo. A <em>Bab Sharqi</em> ci sono le sedi dei patriarcati e dei vescovadi delle varie denominazioni cristiane: siriaci (sia ortodossi che cattolici), armeni, caldei, latini…</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Qui i cristiani sono particolarmente fieri della loro identità: “Molti di loro portano delle croci d’oro bene in vista sul petto, ma non per questo vanno a messa la domenica. Però tutti si sentono cristiani, non fosse altro che in opposizione ai musulmani” (pag. 86).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il viaggio per la Siria continua nella cittadina di <em>Seidnaya</em> (cristiana al 75% e con 52 chiese), con i suoi monasteri dedicati alla Vergine, venerata anche dai musulmani, che qui vengono pellegrini per implorare grazie e guarigioni. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il villaggio di <em>Maaloula</em>, costruito sul fianco di una montagna a 1700 metri di altezza, è uno dei pochi luoghi al mondo dove la gente – circa 4 mila cristiani a fronte di 1000 islamici – ancora parla l’aramaico, la lingua di Gesù (quella usata da Mel Gibson per il suo film “The Passion”). L’uso della lingua aramaica fu severamente proibita dai califfi musulmani dopo l’invasione araba del VII secolo: ma è sopravvissuta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel nord della Siria, avvicinandosi verso la Turchia, si trova la valle dei Nasara. Questo è termine peggiorativo che significa “partigiani del Nazareno”, ed è il termine utilizzato dal Corano per designare i cristiani. E’ in questa zona che i crociati edificarono il Krak dei Cavalieri, l’imprendibile fortezza difesa dagli Ospedalieri di San Giovanni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La città di Aleppo è l’ultima tappa in Siria prima di passare in Turchia. All’inizio del XX secolo accolse gli scampati del genocidio armeno, che qui ricostruirono delle loro comunità. Oggi Aleppo accoglie altri cristiani in fuga (almeno 15.000): quelli che scappano dall’Iraq, dove vengono regolarmente sequestrati ed uccisi. Restano in Siria o in Libano, in attesa di ritornare in patria o, meglio ancora, di un visto per gli Stati Uniti o l’Europa. Prima di passare il confine con la Turchia, nell’estremo nord della Siria, Frederic Pichon visita l’antica regione siriana degli eremiti. Tra gli eremiti orientali, che hanno scritto una pagina importante della storia del cristianesimo, c’erano i “brucanti”, così chiamati perché vivevano sul fondo di una fossa scavata nella roccia, nutrendosi dell’erba che cresceva negli anfratti; i “dendriti”, che abitavano negli alberi cavi; gli “stiliti”, che passavano le giornate su una colonna raccolti in preghiera&#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Terzo paese nel viaggio di riavvicinamento all’Europa è la Turchia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La prima tappa è Antiochia, dove i cristiani vennero identificati con questo nome e dove, probabilmente, fu messo per esteso il vangelo di San Matteo. Una comunità fiorente, quella dei primi cristiani di Antiochia. E adesso? Di quelli rimasti “… Una grossa parte di loro è già emigrata in Europa o in Brasile. Il gregge degli ultimi cristiani di Antiochia sta a poco a poco scomparendo.” (pag. 160).<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In effetti il sud-est dell’Anatolia era un tempo abitato da fiorenti comunità cristiane, appartenenti soprattutto alla chiesa siriaco-ortodossa. Oggi, dopo decenni di persecuzioni kurde e turche, tanto musulmane che laiciste (legate queste ultime al padre della Turchia moderna, <em>Kemal Ataturk</em>), tutte comunque unite dal medesimo odio anti-cristiano, non rimangono che poche migliaia di fedeli (ma nel 1900 i cristiani costituivano il 25% della popolazione turca). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Anche i greco-ortodossi hanno duramente pagato il proprio tributo di dolore e di sangue alla normalizzazione musulmana voluta da Ataturk. Tanto nella parte centrale del paese – la Cappadocia – che in quella occidentale – Istanbul e Smirne –, l’elemento greco-ortodosso è praticamente scomparso, lasciando solo chiese in rovina e vestigia di antiche città sotterranee, come quelle della Cappadocia, oggi visitate da frotte di turisti occidentali. In tali città sotterranee le popolazioni bizantine, notoriamente pacifiche, si rifugiavano per sfuggire alle periodiche incursioni arabe, puntuali ad ogni primavera.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In conclusione della sua opera, Frederic Pichon offre al lettore un testo del principe saudita <em>Talal Ben Abdel Aziz al-Saud</em>, il quale riconosce che“…Bisogna incoraggiare gli arabi cristiani a restare nella loro terra, cosa che permetterebbe di fermare l’emorragia di tutte le energie <em>creatrici</em> del mondo arabo in ambito scientifico, culturale, filosofico così come in quello commerciale, finanziario e industriale.” (pag. 208).</span>&lt; &gt;&lt; &gt;&lt;&#8211;&gt;</p>
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		<title>I CRISTIANI E IL MEDIO ORIENTE: LA GRANDE FUGA. NEL LIBRO DI FULVIO SCAGLIONE SOTTO DIMENSIONATE LE RESPONSABILITA’  DEL FONDAMENTALISMO ISLAMICO</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 09:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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 “I Cristiani e il Medio Oriente. La grande fuga” è titolo che dice già tutto su un tema che diviene  ogni giorno più doloroso per chi ha a cuore le sorti della cristianità e della sua culla geografica.

 Il volume pubblicato dalle Edizioni San Paolo (“I Cristiani e il Medio Oriente. La grande fuga, di  Fulvio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/rj9ldyztufr1-s.jpg"></a><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/rj9ldyztufr1-s1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-558" title="rj9ldyztufr1-s1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/rj9ldyztufr1-s1.jpg" alt="" width="72" height="110" /></a><br />
 “<em>I Cristiani e il Medio Oriente. La grande fuga</em>” è titolo che dice già tutto su un tema che diviene  ogni giorno più doloroso per chi ha a cuore le sorti della cristianità e della sua culla geografica.
</p>
<p class="MsoNormal"> Il volume pubblicato dalle Edizioni San Paolo (“<em>I Cristiani e il Medio Oriente. La grande fuga</em>, di  Fulvio Scaglione, 2008, pagg. 235, euro 15,00) si inserisce così di diritto in una serie di recenti    pubblicazioni che hanno il pregio di monitorizzare la situazione delle comunità cristiane   orientali ormai in declino, ma che rappresentano un vessillo, una testimonianza vivente di quella che fu la prima inculturazione del Vangelo. Con la “grande fuga” rischia di perdersi per sempre un patrimonio preziosissimo non solo per i tesori di arte e di cultura di cui tali comunità sono depositarie, ma per il ruolo di dialogo e di intermediazione che esse hanno svolto e che tuttora tentano di svolgere nel contesto musulmano. Questi paesi sono anche la fotografia di ciò che molte realtà occidentali diventeranno se i processi di scristianizzazione e di islamizzazione del vecchio continente procederanno di pari passo, indisturbati, sino alle estreme conseguenze.<span>   </span></p>
<p class="MsoNormal">Il libro di Fulvio Scaglione &#8211; vice-direttore della rivista “<em>Famiglia Cristiana</em>” &#8211; si presenta come un diario di viaggio che segue l’Autore in tre paesi che, per un motivo o per un altro, sono sempre alla ribalta della cronaca internazionale: Iraq, Libano, Israele-Palestina. <span id="more-550"></span>Le considerazioni personali si alternano alle interviste, fatte sia all’uomo della strada che ad autorevoli esponenti del mondo religioso e politico. Da segnalare, fra le tante, quella rilasciata da monsignor<span>  </span><em>Fouad Twal</em>, già arcivescovo di Tunisi e presidente della Conferenza Episcopale dell’Africa del Nord,<span>  </span>e adesso nuovo patriarca latino di Gerusalemme, succeduto a monsignor <em>Michel Sabbah</em>.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal"><strong>Iraq</strong></p>
<p class="MsoNormal">Iniziando dall’Iraq, si comprende che è qui la situazione più difficile, per non dire drammatica. Da quando è iniziata la guerra, nel 2003, l’esodo dei cristiani (caldei, assiri, melchiti, latini, siro-cattolici e siro-ortodossi) è diventato giornaliero, e l’antichissima comunità, particolarmente fiorente sin dai tempi dell’Impero bizantino, per la prima volta nella sua storia rischia di sparire. I cattolici di rito latino e di rito orientale, insieme agli ortodossi e a un piccolo gruppo di protestanti, componevano sino al 2003 un unico gregge di circa 750.000 fedeli, corrispondente al 3% dell’intera popolazione irachena (25 milioni di abitanti). Oggi non si sa con esattezza quanti ne manchino all’appello, ma stime prudenti e condivise ritengono che oltre 250.000 cristiani delle varie denominazioni abbiano lasciato il paese in questi ultimi 4 anni.</p>
<p class="MsoNormal">Non che nel passato siano mancate persecuzioni ed eccidi da parte degli islamici. Dopo l’invasione araba del VII secolo, che mise fine all’indipendenza bizantina, i cristiani seppero fare buon gioco a cattiva sorte e servirono con prestigio nell’amministrazione califfale, dando un contributo determinante allo sviluppo della cultura araba. Da allora, pur nella loro condizione di <em>dhimmi</em> (sottomessi), hanno dimostrato sempre alto senso dello Stato, servendo per secoli nell’Impero ottomano. Ciò non risparmiò nel 1915 la medesima persecuzione turca che in Anatolia distrusse la comunità armena; mentre nel 1933, sotto la neonata repubblica irachena, nuovi massacri colpirono, in particolare, la comunità assira. Con la dittatura nazionalista di Saddam Hussein alcuni di loro hanno raggiunto posizioni di estremo prestigio, come il ministro degli esteri <em>Tarek Aziz</em>, che pur non essendo personalmente un praticante, è tuttavia di famiglia cristiana. Sotto il passato regime i cristiani godevano in generale di una certa protezione, in cambio, ovviamente, della sottomissione più assoluta al partito laico-nazionalista <em>Baas</em>. La guerra del 2003 ha sconvolto gli assetti, e il vuoto di potere che in questi anni si è venuto a creare ha favorito gruppi di estremisti musulmani &#8211; non di rado legati ad <em>Al Qaeda-</em>, ma anche gruppi di criminali comuni collusi con il fanatismo islamico. Il risultato è che fra i cristiani è aumentato il senso di smarrimento per le continue intimidazioni, per i rapimenti a scopo di estorsione, per gli stupri sulle donne, per gli assassini di sacerdoti e di laici impegnati, per le chiese sventrate dalle bombe e dalle raffiche di mitra. Nel 2007 i rapimenti dei cristiani e le minacce di morte nei loro confronti sono aumentate vertiginosamente, attività organizzate in modo scientifico per far andare via la gente e per impossessarsi delle loro abitazioni. Dora, un intero quartiere cristiano di Baghdad, si è quasi svuotato. Dei circa 6 milioni di rifugiati iracheni (2 milioni rifugiati interni e 4 milioni all’estero), una buona parte sono cristiani.</p>
<p class="MsoNormal">Per il vescovo ausiliare caldeo di Baghdad, Mons. <em>Shlemon Warduni</em>, intervistato dall’Autore, nel 2007 sono successe cose “… <em>che non avremmo nemmeno potuto immaginare: i cristiani sono stati trattati con particolare crudeltà, uccisi, cacciati dalle loro case, minacciati, costretti a convertirsi all’islam con la forza, a dare le loro figlie in spose a musulmani, a pagare la jiziya</em> (la tassa dei sottomessi, n.d.r.).” (pag.77).</p>
<p class="MsoNormal">In questi anni, scrive Fulvio Scaglione, quasi nessuno ha risposto ai bisogni di sicurezza dei cristiani iracheni. La Costituzione del 2005 nonostante si sforzi di garantire il pluralismo religioso, all’art. 2 recita: “<em>Non può essere approvata alcuna legge che contraddica i precetti dell’Islam</em>”.</p>
<p class="MsoNormal">Quanto agli Stati Uniti e ai loro alleati in Iraq, secondo l’Autore, avrebbero fatto poco o niente per sostenere la comunità cristiana. Anzi avrebbero favorito il proselitismo talora aggressivo di alcune sette protestanti del Nord America, che arrivate per convertire i musulmani, gioco forza hanno rivolto le loro attenzioni “missionarie” ai cattolici e agli ortodossi: con gli islamici, infatti, il gioco si faceva davvero troppo rischioso!</p>
<p class="MsoNormal">Le comunità ecclesiali dell’Occidente dal canto loro non sono mai riuscite a tradurre sul piano sociale e politico l’attenzione caritatevole che pure hanno dimostrato per i cristiani iracheni. Se a tutto questo si aggiungono i problemi tipici di una nazione attraversata dalla guerra civile, con strascichi di disoccupazione e di povertà, si comprende come l’unico desiderio sia quello di andare via. Fuga dal Medio Oriente. Ma non è facile. L’Autore intervista in proposito un immigrato cristiano iracheno, che è riuscito a raggiungere l’Italia. Ecco la sua testimonianza: “<em>Qui da voi ci sono tanti arabi, com’è possibile? La gente, dalle mie parti, lo dice continuamente: per noi cristiani è così difficile avere i visti dell’Europa, per gli arabi invece è tanto facile. Perché</em>?” (pag. 35). Nell’agosto del 2006 la Corte amministrativa del Baden Wuttemberg ha emesso una sentenza in base alla quale i circa 20 mila iracheni, in gran parte cristiani, che vivono Germania con lo status di rifugiati politici<span>  </span>devono essere rimpatriati verso il Kurdistan, considerato ormai sicuro dai giudici tedeschi. In effetti, a parte le incursioni aeree turche al confine, il Kurdistan è forse la regione più sicura. Proprio qui, nell’estremo nord, si trova la piana di Ninive, culla dei primi antichi insediamenti cristiani a seguito della predicazione dell’apostolo San Tommaso. <span>Nella pianura di Ninive si è così rinforzata una minuscola enclave di villaggi a maggioranza cristiana (poco più di 120.000 persone). In quest’ultimo anno, poi, molti cristiani di Baghdad e di Mosul si sono rifugiati nella regione sotto la “benevola” protezione delle armi kurde. E anche se l’idea di un autonomo <em>safe haven </em>(porto sicuro), all’interno di un più vasto Stato federale su base confessionale, non entusiasma le autorità ecclesiastiche locali, molti laici invece vi intravedono l’unica concreta ancora di salvezza per impedire l’estinzione del millenario cristianesimo iracheno (della serie: meglio finire in una riserva protetta che rischiare l’estinzione!).</span><span><span>  </span></span><span>L’alternativa di ritornare ad uno Stato laico e centralista, pur senza gli eccessi tipici del regime di Saddam, sembra infatti un obiettivo oggettivamente difficile da realizzare.<span>     </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Libano</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Continuando il suo percorso mediorientale, Fulvio Scaglione ci porta in Libano, dove la situazione dei cristiani, almeno numerica, è ben diversa. Oggi costituiscono circa il 40% dell’intera popolazione (su quasi 4 milioni di abitanti) e sono concentrati sul 30% del territorio. Dunque numeri ben più consistenti rispetto all’Iraq. Eppure fino al 1975 erano oltre il 50%, diffusi sul 70% del territorio libanese. Il 1975 è quindi l’anno-discrimine, con l’inizio della guerra civile contro i musulmani locali e i loro alleati arabi (prima i palestinesi e poi i siriani). Fulvio Scaglione ricorda che i soli maroniti (la principale componente del cattolicesimo libanese)<span>  </span>“…<em>ebbero 434.000 profughi durante la guerra, cioè i due terzi di tutti i profughi libanesi e quasi metà dell’intera popolazione maronita. E tra 200 e 300 mila furono i cristiani che abbandonarono il loro Paese per trasferirsi all’estero</em>” (pag.100). Una cifra che, considerate le ulteriori partenze, avvenute dal 1990 ad oggi, va a costituire quasi il 20% della popolazione. A questo esodo massiccio si contrappone un’immigrazione fatta non solo di palestinesi (350.000 sparsi in tutto il paese), ma anche di siriani: nel 1994 il Presidente della Repubblica <em>Elias Hrawi</em>, cristiano ma di sentimenti filo-siriani, concesse la cittadinanza a 200.000 lavoratori stranieri, l’85% dei quali erano musulmani sunniti. Anche in Libano dunque il cristianesimo è la prima vittima di guerre e violenze, e si trova oggi ad essere minoranza, e minoranza in grave difficoltà.</span></p>
<p class="MsoNormal">Gli stessi cristiani, ora più che nel passato, sono divisi, ma il motivo della divisione in definitiva verte su quale gruppo musulmano ci si debba appoggiare: i sunniti filo-occidentali del premier Siniora o i bellicosi sciiti filo-siriani e filo-iraniani di Hezbollah? In ogni caso senza una qualche “protezione” musulmana è impensabile sopravvivere: anche nel Libano che, proprio in forza del suo confessionalismo elevato ad artificio di ingegneria costituzionale, sicuramente rappresenta la più riuscita forma di democrazia mediorientale.</p>
<p class="MsoNormal"><strong> </strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Israele-Palestina</strong></p>
<p class="MsoNormal">Il viaggio di Fulvio Scaglione si conclude in Israele-Palestina.</p>
<p class="MsoNormal">Nella regione dove sono presenti da duemila anni, i cristiani sono diventati due volte minoranza: rispetto agli ebrei e rispetto ai musulmani. In Israele e nei Territori occupati. “<em>I cristiani in Israele sono circa 120.000 e sono quasi 50.000 nei territori palestinesi. Quindi 170.000 in tutta la Terra Santa. Ma bisogna distinguere perché, pur essendo i cristiani al 99% di origine palestinese, Israele e Palestina sono mondi completamente diversi. La situazione è drammatica in Palestina ma non lo è in Israele, dove il numero dei cristiani è stabile o cresce di poco</em>…” (pag. 186). Ciò dimostrerebbe, scrive l’Autore, “…<em>che si vive meglio e si pratica con più serenità la propria fede all’interno di uno Stato forte, democratico e sviluppato che in uno Stato, come quello palestinese, quasi inesistente, debole, caotico e sottosviluppato</em>” (pag. 188).</p>
<p class="MsoNormal">Da notare che in Cisgiordania esiste un piccolo villaggio con 1.300 abitanti, diviso a metà fra cattolici ed ortodossi, che è l’unico della Terra Santa ad essere ancora interamente cristiano. Si chiama Taybeh e si trova a 30 chilometri da Gerusalemme. Corrisponde alla cittadina di Efraim, dove Gesù &#8211; secondo il vangelo di San Giovanni -si fermò a riposarsi prima dell’ingresso a Gerusalemme e prima della Passione. Nel 2005 Taybeh è stata oggetto di un raid musulmano, che diede alle fiamme sette abitazioni cristiane, senza che la polizia intervenisse. Sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza la situazione è instabile, anche se i cristiani palestinesi, per sopravvivere, hanno più volte dato dimostrazione di essere politicamente omologati ai musulmani, condividendone le sofferenze e le lotte. Il Custode della Terrasanta, il francescano padre Pierbattista Pizzaballa, nel 2004 evidenziò un dossier che documentava con tanto di prove 93 casi di violenze e di soprusi commessi negli ultimi 4 anni da gruppi islamici ai danni di cristiani dell’area di Betlemme. Nella zona di Gaza, invece, dove vivono appena 200 cattolici e 3.000 cristiani ortodossi, nel 2007 si assistette impotenti alla distruzione delle croci e al rogo delle bibbie.</p>
<p class="MsoNormal">Il Patriarcato di Gerusalemme, oltre ad Israele-Palestina, comprende anche la Giordania e Cipro. A parte quest’ultima, per cui valgono considerazioni diverse, la situazione numerica dei cristiani in generale è preoccupante: i cristiani in Israele costituiscono il 2% della popolazione; il 2,5% in Giordania; l’1,8% nei Territori Occupati. A Gerusalemme i cristiani sono appena 8-10.000 fra 500.000 ebrei e 200.000 musulmani. La tendenza degli ultimi anni è verso un lento ma inesorabile esodo. Spesso guardati con sospetto sia dagli ebrei che dagli islamici, per opposti motivi, si sentono e vivono fra l’incudine e il martello: islam ed ebraismo cercano infatti di dimostrare “…<em>che ogni metro della Palestina ha un qualche significato religioso per poterne poi pretendere la restituzione</em>” (pag. 228). Qui la terra, che ormai ha prezzi inaccessibili, è la chiave di tutto. E i cristiani, i più deboli fra tutti, sono i primi a cederla e ad andar via.</p>
<p class="MsoNormal" align="center">***</p>
<p class="MsoNormal">Nonostante le testimonianze raccolte &#8211; da chi spesso vive sulla propria pelle minacce e ritorsioni-, e nonostante i gravi fatti constatati, con questo volume Fulvio Scaglione cerca di dimostrare che il grande esodo dei cristiani non è direttamente imputabile al fondamentalismo islamico. Nelle autorevoli interviste di cui il libro è ricco, altri attori vengono di volta in volta chiamati in causa: gli Stati Uniti in Iraq, le milizie cristiane in Libano, Israele e la sua politica della chiusura (vedasi la costruzione del “muro”) in Palestina…</p>
<p class="MsoNormal">Quando i problemi sono antichi e gli attori coinvolti tanti, sicuramente le responsabilità sono estese e non è facile attribuire patenti “pro” o “contro”. Eppure chi legge la storia dell’Islam non partendo da ieri, ma con lo sguardo rivolto allo svolgersi dei secoli, non può non intravedervi un’intrinseca e progressiva politica di conquista territoriale. E forse, alla fine, non può non concordare con l’arcivescovo latino di Baghdad <em>Jean Benjamin Sleiman</em>, citato dallo stesso<span> </span>Fulvio Scaglione.</p>
<p class="MsoNormal">Nato a <em>Jbail</em> (Libano) nel 1946, di origine maronita, Mons. <em>Sleiman</em> vive in Iraq dal 2001, da quando la Santa Sede lo nominò arcivescovo di Baghdad dei latini. Nel suo libro “Nella trappola irachena” (Paoline, Milano, 2007) scrive: “<em>I cristiani iracheni sono oggi malinconici e disillusi. Oltre che gli eredi delle antiche civiltà mesopotamiche, sono anche i continuatori della prima cristianità e hanno sempre svolto un ruolo positivo nella civilizzazione del loro paese. Nonostante tutte queste caratteristiche, nel corso dei secoli sono sempre stati cittadini di seconda categoria. La dhimmitudine, giuridica o morale, li insegue ineluttabilmente</em>…” (pag. 111).</p>
<p class="MsoNormal">Ecco, al di là delle colpe degli Stati Uniti, di Israele o degli occidentali in genere (che ovviamente non mancano, ma è pur vero che siamo spesso insuperabili nell’arte dell’autoflagellazione!), il nocciolo della questione è proprio la<span>  </span><em>dhimmitudine,</em> quella sottomissione dell’altro (del cristiano nella fattispecie) che l’Islam nella storia reclama per diritto divino. Se il regime di Saddam Hussein diventa tutto sommato il miglior sistema di protezione sperimentato dai cristiani negli ultimi anni in Iraq, o Hezbollah lo diviene oggi in Libano, allora, al di là degli errori di Bush o di Israele, c’è qualcosa che evidentemente non va…</p>
<p class="MsoNormal">Per parafrasare le parole di Mons. <em>Sleiman</em>, quel perenne stato di <em>dhimmitudine</em>, che oggi si rinnova e costringe alla fuga, è più pericoloso e devastante, per la comunità cristiana e per la sua identità, persino dell’atroce ondata di violenza di questi ultimi anni. </p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>AFGHANISTAN, IRAQ, SOMALIA: LE  GUERRE  DI  OSAMA BIN LADEN (L&#8217;Ora del Salento, 24 maggio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2008 16:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Nel suo ennesimo appello lanciato via internet, Osama Bin Laden torna a puntare il dito su Israele e sui suoi amici occidentali, e anche sull’ONU. Invitando i buoni musulmani alla Jihad (la guerra santa) ancora una volta si autoproclama paladino della causa palestinese.  L’ANP, l’Autorità nazionale palestinese, non solo si è affrettata a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/1711bin-laden2.jpg" title="1711bin-laden2.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/1711bin-laden2.thumbnail.jpg" alt="1711bin-laden2.jpg" /></a> Nel suo ennesimo appello lanciato via internet, Osama Bin Laden torna a puntare il dito su Israele e sui suoi amici occidentali, e anche sull’ONU. Invitando i buoni musulmani alla <em>Jihad</em> (la guerra santa) ancora una volta si autoproclama paladino della causa palestinese.<span>  </span>L’ANP, l’Autorità nazionale palestinese, non solo si è affrettata a prendere le distanze da <em>Al Qaeda</em> e dal suo grande capo, ma ha denunciato che, attraverso <em>Hamas, </em><span> </span>l’organizzazione di Bin Laden sta entrando nella Striscia di Gaza. L&#8217;allarme per le infiltrazioni terroristiche arriva per bocca del presidente palestinese Abu Mazen.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Ma il potere mediatico che l’organizzazione terrorista ha oramai raggiunto le consente di affascinare centinaia di giovani musulmani sparsi nel mondo, che ammaliati dalle sirene <em>jihadiste</em> abbandonano tutto per seguire lo sceicco saudita.<span id="more-488"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Un recente rapporto di Europol, l’Ufficio Europeo di Polizia, diffuso in questi giorni dai media, riferisce che soprattutto molti islamici europei, per lo più immigrati della seconda generazione, rispondono alla chiamata in armi di Osama Bin Laden. Sollecitati da collaudate reti logistiche, ricevono documenti ed istruzioni, partono per i campi di addestramento in “santuari” sicuri, offrono le loro esistenze per combattere sugli scenari di guerra attualmente aperti: Afghanistan, Iraq, Somalia, forse <span> </span>Libano (qualche mese fa l’esercito libanese dovette combattere per stroncare un‘insurrezione di palestinesi in un campo profughi del Nord, dove si erano infiltrati elementi di <em>Al Qaeda</em>).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">In Afghanistan il confine “mobile” con il Pakistan costituisce da sempre la zona franca di transito per uomini, armi e droga. I miliziani di <em>Al Qaeda</em> affiancano i Talebani per organizzare attentati dovunque sia possibile.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">In Iraq il legittimo governo del premier sciita moderato <strong><em>Nuri</em></strong> <strong><em>Al Maliki</em></strong>, dopo aver vinto la battaglia contro gli estremisti sciiti di <strong><em>Muqtada Al Sadr</em></strong> a Bassora, ha riportato a Mosul un’altra vittoriosa operazione contro le forze insurrezionaliste di <em>Al Qaeda</em> (molti fedelissimi di Osama sono stati arrestati).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">E infine la Somalia: centinaia di giovani arruolati arrivano dall’Europa e dai Paesi arabi per rinforzare le fila delle Coorti Islamiche, la cui presenza armata impedisce il controllo del territorio da parte del Governo federale di transizione, la fragile compagine governativa, che pure è sostenuta dall’Unione Africana e dalla comunità internazionale.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><o> </o></p>
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		<title>LE GUERRE DI OSAMA BIN LADEN!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2008 18:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia e Hit Queen Radio (100. 8 e 98.6 Mhz)
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<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/06/r174926_663590.jpg" title="r174926_663590.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/06/r174926_663590.thumbnail.jpg" alt="r174926_663590.jpg" /></a></p>
<p>Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia e Hit Queen Radio (100. 8 e 98.6 Mhz)</p>
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		<title>TEHERAN-BEIRUT VIA DAMASCO (L&#8217;Ora del Salento, 17 maggio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2008 07:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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                           OSSERVATORIO GEOPOLITICO
         Dal 2000 al 2005…
Nel 2000 gli Israeliani si ritirarono definitivamente dal Libano meridionale, limitandosi  a mantenere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"></h1>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="center"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/cart_libano.jpg" title="cart_libano.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/cart_libano.thumbnail.jpg" alt="cart_libano.jpg" /></a><span>                           OSSERVATORIO GEOPOLITICO<o></o></span></p>
<p><em>         Dal 2000 al 2005…<o></o></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Nel <span>2000</span> gli Israeliani si ritirarono definitivamente dal Libano meridionale, limitandosi<span>  </span>a mantenere il controllo di alcune alture sul confine, le cosiddette fattorie di <em>Sheeba</em>, oggetto delle controversie che portarono alla guerra nell’estate del 2006<em>.<o></o></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Tutta la fascia di territorio, precedentemente sotto il controllo della milizia libanese alleata di Israele, passò gradualmente sotto l’egida degli Sciiti di <em>Hezbollah</em>.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="letter-spacing: 1pt">La presenza armata siriana nel paese dei cedri continuò invece indisturbata fino al <span>2005,<strong> </strong></span>quando si scatenarono le manifestazioni di piazza nate dalla reazione popolare all’omicidio del premier libanese <em>Rafiq Al-Hariri </em>(1944-2005)<em>, </em>ucciso a Beirut il 14 febbraio 2005. <em>Hariri</em> era un sunnita deciso a contrastare lo stato di sudditanza imposto dal potente vicino siriano. Le proteste popolari costituirono un momento di rinnovata e sostanziale unità fra la maggior parte delle componenti religiose del Libano: Sunniti, Drusi e Cristiani lottarono insieme &#8211; con l’astensione dei soli Sciiti &#8211; per ottenere il ritiro dei 15.000 soldati siriani presenti nel Paese. Per l’omicidio di <em>Hariri</em> una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha disposto la costituzione di un Tribunale penale internazionale<em> ad hoc, </em><span>le cui indagini hanno portato verso<em> </em></span>autorevoli membri dei servizi segreti siriani.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="letter-spacing: 1pt">La minoranza <em>alawita</em> &#8211; che tuttora comanda a Damasco &#8211; è una setta musulmana di derivazione sciita. Siriani da una parte ed <em>Hezbollah</em> dall’altra, rappresentano dunque la <em>longa manus</em> dell’Iran sul Mediterraneo.</span><span id="more-470"></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><em><strong><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">Dal 2005 ad oggi&#8230;</span></strong></em></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">Ecco l’elenco dei vari leader politici assassinati in questi ultimi tre anni, a far data dalla morte del premier </span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal">Hariri</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">:<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%">HAWI</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">: Il 21 giugno 2005, un’autobomba uccide </span><span style="line-height: 150%">George Hawi</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">, ex capo del partito comunista e critico verso la Siria.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%">TUENI</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">: </span><span style="line-height: 150%">Gebran Tueni</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">, giornalista cristiano e deputato anti-siriano, muore in un attentato a Beirut il 12 dicembre del 2005.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%">GEMAYEL</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">: il 21 novembre 2006 </span><span style="line-height: 150%">Pierre Gemayel</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">, ministro dell’industria e autorevole membro della rappresentanza cristiano-maronita, cade vittima di un agguato.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">EIDO: il 13 giugno 2007 un attentato fa saltare in aria </span><span style="line-height: 150%">Walid Eido</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">, deputato anti-siriano e consigliere di </span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal">Hariri</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%">GHANEM</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">: il 19 settembre 2007 il deputato maronita anti-siriano </span><span style="line-height: 150%">Antoine Ghanem</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal"> muore a seguito di un attentato in un sobborgo di Beirut Est.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="font-weight: normal; font-style: normal">Dal novembre del 2007 il Libano non riesce ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, che in base alla Costituzione dovrebbe essere un rappresentante della comunità cristiano-maronita. Anche a tal proposito l’ostruzionismo di </span><span style="font-weight: normal">Hezbollah</span><span style="font-weight: normal; font-style: normal"> e gli intrighi della Siria sono risultati determinanti. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 1cm">Le violenze di questi giorni ne sono un’ulteriore conferma.</p>
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		<title>ISRAELE-LIBANO: DUE VITE (QUASI) PARALLELE</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 18:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ “L’INTERNAZIONALE” &#8211; Rubrica radiofonica del 13 maggio 2008
a cura di Roberto Cavallo
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			<content:encoded><![CDATA[<p> “L’INTERNAZIONALE” &#8211; Rubrica radiofonica del 13 maggio 2008<br />
a cura di Roberto Cavallo</p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/912.mp3" title="912.mp3">912.mp3</a></p>
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		<title>IL PAPA CON IL CUORE NEL MEDIORIENTE (L&#8217;Ora del Salento, 1° dicembre 2007, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Dec 2007 05:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
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		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

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		<description><![CDATA[ OSSERVATORIO GEO-POLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)
  Vedere sventolare le bandiere irachene durante l’Angelus domenicale in Piazza San Pietro non è usuale, ma è sicuramente bello e toccante.Così domenica 25 novembre alcuni cristiani iracheni hanno seguito il loro patriarca fin nel cuore della cristianità, per festeggiare la nomina a cardinale di Emmanuel III Delly (nella foto). Ottanta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/delly.jpg" title="delly.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/delly.thumbnail.jpg" alt="delly.jpg" /></a> OSSERVATORIO GEO-POLITICO</font></p>
<p align="left" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">(a cura di Roberto Cavallo)</font></p>
<p><o></o><font size="3" face="Times New Roman"> </font><o></o><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3"> </font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">Vedere sventolare le bandiere irachene durante l’Angelus domenicale in Piazza San Pietro non è usuale, ma è sicuramente bello e toccante.<o></o></font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">Così domenica 25 novembre alcuni cristiani iracheni hanno seguito il loro patriarca fin nel cuore della cristianità, per festeggiare la nomina a cardinale di Emmanuel III Delly (<strong>nella foto</strong>). Ottanta anni, iracheno, patriarca di Babilonia dei Caldei (Baghdad), bandiera della resistenza cattolica in Iraq, Emmanuel III considera la concessione della berretta cardinalizia &#8211; <span id="more-357"></span>nel corso del recente Concistoro &#8211; come<span>  </span>“<em>Un onore non solo per me, ma per tutto il Paese, per tutti gli iracheni. Il Signore ci ha dato il dono dell’intelligenza per parlarci gli uni con gli altri, per dialogare, perché finché non c’è pace non c’è sicurezza” </em>(Avvenire, domenica 25 novembre, pag.8). <span> </span><o></o></font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">Perciò <strong>Benedetto XVI</strong> durante l’Angelus ha invitato il mondo a pregare per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, che dall’Iraq alla Palestina, dal Libano all’Afghanistan, sta vivendo un momento difficilissimo. <o></o></font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">Cristiani minacciati, che da Mossul, o dal loro quartiere di Dora a Baghdad, cercano rifugio nei più sicuri villaggi del Kurdistan, o meglio ancora all’estero; scontri fratricidi fra Hamas e Fatah in Palestina; crisi istituzionale in Libano, dove non si riesce ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e lo spettro della guerra civile è, ancora una volta, alle porte; soppressione dell’opposizione democratica in Pakistan; attentati suicidi organizzati da gruppi vicini ad Al Qaeda in Afghanistan, che adesso prendono di mira i civili e le nuove strutture espressamente richieste dalla popolazione (il 6 novembre scorso uno zuccherificio, il 24 novembre il ponte costruito per collegare scuole ed ospedali vicino Kabul…).<o></o></font></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style','serif'"><font size="3">In tale contesto ogni occasione di dialogo va perseguita con speranza: anche l’incontro di Annapolis negli Stati Uniti (dove il Vaticano ha inviato una propria delegazione), segnato già in partenza da pessimismo e disillusione, nonché dalla dura condanna di Hamas, può diventare – se accompagnato dalla preghiera &#8211; un cerino che si accende nella notte. Nella notte del dialogo fra Israeliani e Palestinesi. Perché, come dice il Cardinale Emmanuel III Delly, “…<em>Il Signore ci ha dato il dono dell’intelligenza per parlarci gli uni con gli altri, per dialogare, perché finché non c’è pace non c’è sicurezza.”<o></o></em></font></span></p>
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		<title>LIBANO: ANCORA VITTIME ANTI-SIRIANE</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 10:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[
 In vista delle prossime elezioni presidenziali, si allunga in Libano la lista degli assassini politici di quanti si battono per un Libano libero dalle influenze straniere.
HARIRI: il 14 febbraio2005 Rafiq Hariri, premier e capofila del fronte antisiriano, muore in un attentato a Beirut.  
HAWI: Il 21giugno 2005, un&#8217;autobomba uccide George Hawi, ex capo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"><font face="Arial" /></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"><font face="Arial" /></font><font size="3"><font face="Arial" /></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"><font face="Arial" /></font></span><font size="3" /><font face="Arial" /></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"><font face="Arial" /></font></span></font><font size="3"></font><font face="Arial"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font face="Arial"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"><font face="Arial" /></font></span><font size="3" /><font face="Arial" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font face="Arial" /></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /></span></font></span></font></span><font face="Arial"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font face="Arial"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font face="Arial"></font><font size="3"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font face="Arial"></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: left" align="left"><strong><img id="image304" height="80" alt="ky_libano_hezbollah-b.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/09/ky_libano_hezbollah-b.miniatura.jpg" /></strong> In vista delle prossime elezioni presidenziali, si allunga in Libano la lista degli assassini politici di quanti si battono per un Libano libero dalle influenze straniere.</p>
<p><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial">HARIRI: il 14 febbraio2005 Rafiq Hariri, premier e capofila del fronte antisiriano, muore in un attentato a Beirut. </font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span></p>
<p></font></span></font><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial">HAWI: Il 21giugno 2005, un&#8217;autobomba uccide George Hawi, ex capo delpartito comunista e critico verso la Siria. </font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span></p>
<p><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial">TUENI: Gebran Tueni, giornalista cristiano e deputato anti-siriano, muore in un attentato a Beirut il 12 dicembre del 2005. </font></span></font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span></p>
<p><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial">GEMAYEL: il 21 novembre 2006, Pierre Gemayel, ministro dell&#8217;industria e membro del partito maronita, cade vittima di un agguato. </font></span></font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span></p>
<p><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /></font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial">EIDO: il 13 giugno 2007 un attentato fa saltare in aria Walid Eido, deputato anti-siriano e consigliere di Hariri. </font></span></font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span></font></span></font></span></p>
<p><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"></font><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /></font></span></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"><font face="Arial" /></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /></font></span></font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial">GHANEM: il 19 settembre 2007 il deputato Antoine Ghanem muore in seguito all&#8217;attentato nel sobborgo cristiano di Beirut Est. </font></span></font></span></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"></font><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /></font></span></font></span></font></span><font size="3"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"></font><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span></font></span></font></p>
<p><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"></font><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic">(da </span><em>Repubblica</em><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic">, giovedì 20 settembre 2007, pag.2: &#8220;</span><em>Beirut, tornano le bombe, ucciso un deputato antisiriano</em><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic">&#8220;) </span></font><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic" /></font></span></font><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic"> </span></font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic"> </span></font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic" /></font></span><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic"> </span></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic"> </span></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic">  </span></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic">   </span></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic">   </span></font></span></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic"> </span></font></span></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic">    </p>
<p></span></font>      </p>
<p></span></font>   </p>
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		<title>LIBANO: UNIFIL 2 RADDOPPIA (L&#8217;Ora del Salento, 1° settembre 2007, pag.11)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/libano-unifil-2-raddoppia-lora-del-salento-1%c2%b0-settembre-2007-pag11</link>
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		<pubDate>Sat, 01 Sep 2007 12:35:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>

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		<description><![CDATA[ Osservatorio geo-politico (a cura di Roberto Cavallo)
Mentre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all&#8217;unanimità una risoluzione che rinnova di un anno il mandato della missione internazionale UNIFIL 2 nel Libano meridionale, Hezbollah &#8211; che da mesi ha ritirato i propri ministri dal governo libanese di unità nazionale &#8211;  chiede lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image280" height="96" alt="lebanonmapjuly12-22.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/08/lebanonmapjuly12-22.miniatura.jpg" /> Osservatorio geo-politico (a cura di Roberto Cavallo)</p>
<p><font size="3" /><font face="Arial">Mentre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all&#8217;unanimità una risoluzione che rinnova di un anno il mandato della missione internazionale UNIFIL 2 nel Libano meridionale<em>, Hezbollah</em> &#8211; che da mesi ha ritirato i propri ministri dal governo libanese di unità nazionale &#8211;  chiede lo scioglimento dell&#8217;attuale parlamento, la modifica costituzionale della distribuzione dei seggi e l&#8217;immediata indizione di nuove elezioni politiche. </font><font size="3" /><font face="Tahoma" size="3">Le elezioni sono in programma per il prossimo autunno, e già suscitano accese polemiche, con la minaccia di tutta l&#8217;opposizione, guidata da <em>Hezbollah</em>, di boicottare le votazioni in Parlamento, in mancanza di un&#8217;intesa su un &#8220;<em>candidato di compromesso</em>&#8220;, per la scelta del successore al filo-siriano <strong><em>Emile Lahud</em></strong>  alla Presidenza della Repubblica. <span id="more-281"></span></font></p>
<p><font face="Tahoma" size="3">Tale carica in base al dettato costituzionale spetta ad un esponente della comunità cristiano-maronita: per eleggere il nuovo Capo di Stato la normativa prevede la presenza di almeno due terzi dei parlamentari; numeri di cui il parlamento libanese attualmente non dispone.</font></p>
<p><font face="Arial" size="3">Mentre un&#8217;apparente calma regna al sud, le autorità militari israeliane lamentano il mancato disarmo di <em>Hezbollah</em> e il traffico d&#8217;armi che continua a nord della zona di influenza di UNIFIL 2, lungo il confine fra Siria e Libano. Anche per questo si profila un possibile mutamento delle regole di ingaggio, che dovrebbero dare la possibilità alle truppe di UNIFIL 2 di disarmare gli Sciiti del sud.</font></p>
<p><font face="Arial" size="3">Il governo Siniora, pur in contrasto politico con <em>Hezbollah</em>, non intende però procedere al loro disarmo, mentre la posizione ufficiale di <em>Hezbollah</em> è che lascerà le armi, così dichiarano i suoi esponenti, solo dopo che l&#8217;ultimo centimetro quadrato di territorio libanese sarà stato liberato da Israele. E davvero di pochi centimetri quadrati si tratta, visto che le attuali rivendicazioni di <em>Hezbollah</em> riguardano le cosiddette <em>Shab&#8217;a Farms</em> (fattorie di <em>Sheba</em>), strappate da Israele alla Siria nel 1967 insieme al Golan, e metà del minuscolo villaggio di <em>Ghajar</em>, spaccato il due dalla <em>blue zone</em> che corre lungo il confine.</font></p>
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		<title>&#8220;Minoranza&#8221; cristiana in Libano? (Il Corriere del Sud, n°4/2007, 15/31 marzo, pag.27)</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2007 15:49:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corriere del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[ Il Libano ha rappresentato un mirabile esempio di ingegneria costituzionale che ha garantito la pacifica e fruttuosa convivenza fra fedi diverse, principalmente fra Cristiani e Musulmani. 
Lo scrittore libanese Camille Tawil nel frontespizio del suo libro &#8220;Libano, persecuzione e resistenza&#8221;,  scrive:  &#8220;Il mondo arabo, quindi il mondo islamico, non  può concepire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image119" height="96" alt="guney_beyrut_3.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/04/guney_beyrut_3.miniatura.jpg" /> Il Libano ha rappresentato un mirabile esempio di ingegneria costituzionale che ha garantito la pacifica e fruttuosa convivenza fra fedi diverse, principalmente fra Cristiani e Musulmani. <span id="more-116"></span></p>
<p>Lo scrittore libanese <strong>Camille Tawil</strong> nel frontespizio del suo libro &#8220;Libano, persecuzione e resistenza&#8221;,  scrive:  &#8220;<em>Il mondo arabo, quindi il mondo islamico, non  può concepire un Libano non musulmano. Alcune fazioni musulmane libanesi, spinte da alcuni Paesi arabi, hanno chiesto pubblicamente la conversione dei cristiano-libanesi all&#8217;Islam. E&#8217; la legge. E&#8217; il dogma.  E&#8217; il Corano. Bisogna obbedire alla legge di Allah e non a quella degli uomini. In questo ambito non si discute, chi osa farlo diventa automaticamente un infedele. Il cristiano del Libano, e in modo particolare il maronita, si è sempre trovato di fronte ad una scelta drammatica: riconoscere il Corano, oppure sfoderare la spada per difendere il Vangelo. In ogni secolo della sua lunghissima e durissima storia  il cristiano libanese ha dovuto, più volte, difendere la propria libertà, la propria dignità, il proprio onore. Ha dovuto, suo malgrado, abbinare sempre spada e Vangelo. La comunità cristiana del Libano non è dunque alla sua prima prova e non sarà di certo all&#8217;ultima.  E&#8217; già abituata al sacrificio.  La determinazione a resistere circola ormai come sangue nelle vene.  La storia si ripete, finchè la geografia non cambia</em>&#8220;.<br />
Nonostante ciò, nonostante tutto, dal 1943 al 1975 il Libano ha comunque rappresentato un mirabile esempio di ingegneria costituzionale, che ha garantito la pacifica e fruttuosa convivenza fra fedi diverse, e principalmente fra Cristiani e Musulmani.<br />
Tutto  ebbe inizio nel 1943 con il &#8220;Patto nazionale&#8221;, durato fino al 1975.<br />
Il &#8220;Patto nazionale&#8221;, nato dopo l&#8217;indipendenza dalla Francia come pragmatico accordo istituzionale tra i principali leader libanesi del tempo, ripartiva in modo equanime le cariche pubbliche fra le diverse confessioni religiose: ad un cristiano-maronita spettava la presidenza della Repubblica; il Primo Ministro doveva essere scelto fra i Musulmani di credenza sunnita; il Presidente del Parlamento era previsto fosse un musulmano sciita; druso il Vice-comandante in capo dell&#8217;esercito. Verso la fine degli anni &#8216;70 l&#8217;arrivo in massa di circa 400.000 Palestinesi, in fuga da Israele, ha contribuito allo sconvolgimento degli equilibri demografici ed istituzionali. La fortissima alleanza fra i Palestinesi (armati e costantemente in lotta contro Israele) e le varie fazioni musulmane, con la benedizione della sinistra libanese (anche cristiana!), svuotò di fatto le istituzioni nazionali di ogni potere, tanto che l&#8217;allora Presidente della Repubblica invocò l&#8217;intervento siriano con l&#8217;illusione di poter ristabilire l&#8217;ordine. Di fatto l&#8217;armata siriana sostenne e rinsaldò le fila dei Musulmano-Palestinesi, costringendo i Cristiani, che fino ad allora costituivano circa la metà della popolazione, a rifugiarsi in enclaves sempre più piccole. Ma anche di là essi furono cacciati e attaccati. Poi, nel 1991, in concomitanza con la guerra del Golfo, in cambio dell&#8217;acquiescenza siriana all&#8217;intervento americano contro Saddam Hussein, il Libano è stato trattato come merce di scambio, diventando a tutti gli effetti un protettorato di Damasco. Le truppe siriane hanno così occupato stabilmente il Paese fino al 2005 (nonostante gli Israeliani già dal 2000 si fossero ritirati dal sud del Paese): fino cioè all&#8217;assassinio dell&#8217;ex primo ministro Rafic Hariri, un miliardario sunnita insofferente alla soffocante presenza siriana. Hariri aveva tentato di dare attuazione alla risoluzione n° 1559 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che condannava l&#8217;occupazione del Libano da parte di Damasco. Gli stessi Cristiani fino ad allora avevano potuto conservare cariche istituzionali puramente di facciata, e solo a patto di essere uomini di assoluta fedeltà ai padroni siriani. Rafic Hariri  il 14 febbraio 2005 fu assassinato con il sistema della solita autobomba, azionata da terroristi legati ai servizi segreti filo-siriani. Ma ciò ebbe la conseguenza di accelerare il processo di liberazione, invocato tanto dalla maggioranza dei Sunniti moderati che dalla popolazione cristiana, oramai ridotta a circa il 40%. Il Libano, secondo stime approssimative delle Nazioni Unite, ha quasi 4 milioni di abitanti. Prima dell&#8217;inizio della guerra civile (1975-1990) la popolazione si divideva ugualmente fra famiglie cristiane e musulmane. Oggi i Cristiani sono meno del 40%, forse appena il 35%. Sono emigrati in massa: chi negli Stati Uniti, chi in Australia, chi in Europa<br />
Anche sotto la spinta dell&#8217;opinione pubblica internazionale, i Siriani a fine aprile del 2005 furono dunque costretti a ripiegare. Nelle successive elezioni (maggio-giugno 2005) i partiti ad essi legati, e principalmente gli Sciiti di Amal e gli Hezbollah, sono risultati minoritari nello scenario politico libanese. Nonostante ciò Hezbollah, con l&#8217;appoggio di Siria e Iran, ha di fatto continuato ad essere uno Stato nello Stato, fino a provocare la crisi politica e militare con Israele nell&#8217;estate del 2006. In tali difficili condizioni, politiche ed economiche, c&#8217;è da chiedersi che fine farà la presenza cristiana nella Nazione dei cedri&#8230;<br />
Roberto Cavallo</p>
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