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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Libia</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>DURBAN II: SE L’IRAN INSEGNA AL MONDO I DIRITTI UMANI…</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 13:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<category><![CDATA[Libia]]></category>
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		<description><![CDATA[La cronaca di questi giorni ha sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica nuovi casi di sopraffazione delle donne in vari Paesi islamici. Dall’Afghanistan &#8211; dove è in procinto di diventare legge un testo che consente lo stupro coniugale -, al Pakistan &#8211; dove i Talebani liberamente processano, fucilano e pubblicano su internet la condanna a morte di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--><a rel="attachment wp-att-2080" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2080"><img class="alignleft size-full wp-image-2080" title="durban" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/04/durban.gif" alt="durban" width="125" height="152" /></a>La cronaca di questi giorni ha sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica nuovi casi di sopraffazione delle donne in vari Paesi islamici. Dall’Afghanistan &#8211; dove è in procinto di diventare legge un testo che consente lo stupro coniugale -, al Pakistan &#8211; dove i Talebani liberamente processano, fucilano e pubblicano su internet la condanna a morte di due persone accusate di essere “amanti” -.</p>
<p>Nonostante ciò i rappresentanti dei paesi musulmani presenti alla Conferenza Internazionale di Ginevra, nel corso del cosiddetto Durban 2, applaudono entusiasti alle arringhe del presidente iraniano <strong>Ahmadinejad</strong> contro Israele. Insomma alla conferenza dell’ONU sul razzismo sono saliti in cattedra per dare lezioni di diritti umani i delegati di Paesi come il Sudan, la Libia, Cuba…e, ovviamente, l’Iran.</p>
<p>Ecco allora il commento del bravo Fausto Biloslavo, inviato speciale de “Il Giornale”, a proposito della “passerella degli ipocriti” andata in scena a Ginevra: “<em>L’ambasciatrice libica che toglie la parola alla vittima delle torture o il rappresentante cubano che a suo tempo si era rifiutato di condannare Saddam, quando “gasava” i curdi. Per non parlare dei sudanesi che lavorano dietro le quinte contro i tribunali delle stesse Nazioni Unite e il presidente di un’organizzazione non governativa palestinese accusato di collegamento con i terroristi. Durban II è un festival di gaffe, ipocrisie e personaggi impresentabili. Una conferenza dominata da paesi che fanno a pugni con i principi di libertà e diritti umani</em>.”</p>
<p><span> </span><span> </span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>INCONTRI CASUALI</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 14:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Eritrea]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Sudan]]></category>

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		<description><![CDATA[I due ragazzi sono seduti su una panchina, e assaporano – come me – la leggera brezza serale che porta via l’afa di questo fine agosto. Non mi va di essere invadente; tentenno. Poi la voglia di parlare e la curiosità – come al solito – prevalgono. Gli chiedo: scusate, siete Eritrei? La risposta non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/32722-100x100.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-592" title="32722-100x100" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/32722-100x100.jpg" alt="" width="100" height="74" /></a><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">I due ragazzi sono seduti su una panchina, e assaporano – come me – la leggera brezza serale che porta via l’afa di questo fine agosto.<span> </span>Non mi va di essere invadente; tentenno. Poi la voglia di parlare e la curiosità – come al solito – prevalgono.<span> </span>Gli chiedo: scusate, siete Eritrei? La risposta non si fa attendere: sì. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Gli spiego che sono un appassionato di storia africana e che mi interesso di politica internazionale. Sembrano convinti: la conversazione può iniziare. Avranno 20, al massimo 25 anni, e i bei tratti inconfondibili del popolo eritreo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Gli chiedo subito delle ostilità fra Eritrea ed Etiopia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Adesso non c’è la guerra. Al confine ci sono stati gli osservatori dell’ONU per vigilare sulla tregua. Ma tutti gli uomini sono comunque mobilitati. Dopo un anno di servizio militare si ha diritto a tre settimane di riposo a casa; poi si ricomincia con un altro anno al fronte o in caserma. Per i ragazzi non c’è vita, non c’è speranza…“</span><span id="more-584"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E’ per questo che siete andati via dal vostro Paese?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Sì, anche per questo. Adesso non possiamo più rientrare in Eritrea. Se lo facessimo, ci arresterebbero subito.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Come siete scappati? </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">(Sorridono). “Una grande avventura. Abbiamo passato il confine con il Sudan. Lì non fanno troppi problemi. Anche se la polizia ti arresta, ti lasciano al massimo 15 giorni in prigione. Poi gli spieghi che hai problemi e ti lasciano libero. Puoi andare<span> </span>dove vuoi&#8230;”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E voi dove siete andati?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Abbiamo attraversato il Sudan su un fuoristrada fino al confine con la Libia. Abbiamo continuato il viaggio nel deserto libico, sino alla costa, sul Mediterraneo.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Come è stata la traversata del deserto? </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“E’ durata cinque giorni, senza incontrare nulla. <span> </span>Acqua, cibo e benzina: c’era solo quello che portavamo con noi. Se le scorte finivano, saremmo finiti pure noi.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/_799904_eritrea_sudan150psd.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-586" title="_799904_eritrea_sudan150psd" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/_799904_eritrea_sudan150psd.gif" alt="" width="150" height="160" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Per fare questo viaggio ovviamente hanno pagato molto, affidandosi a quelle organizzazioni criminali che trafficano e speculano sull’immigrazione clandestina. Ma anche in Libia hanno continuato a pagare. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Ci hanno portati a Tripoli, una città molto bella. Ma la gente no, non è buona. Non potevamo uscire per strada, perché ci riconoscevano come stranieri e come cristiani… Ci fermavano per strada e ci chiedevano soldi, in continuazione. Se non pagavamo erano botte.<span> </span>Con il rischio che la polizia ci arrestasse e ci rispedisse nel deserto, a Koufra. (nell’estremo sud-est della Libia).”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E voi che avete fatto?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Siamo stati un mese a Tripoli, nell’attesa di partire per l’Italia. Per paura passavamo tutto il giorno chiusi nella casa che ci ospitava. Non uscivamo mai. C’era una ragazza con noi. Le davamo i soldi e lei ci comprava qualcosa da mangiare.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Non era pericoloso anche per lei uscire per strada?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“No, di giorno una ragazza può camminare e la lasciano stare. Per noi uomini era diverso.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Come capivano che eravate cristiani?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Non siamo arabi, e se ci chiedevano di leggere il Corano non sapevamo farlo. Ma a parte tutto, a chi ce lo<span> </span>domandava, noi rispondevamo: sì, siamo cristiani.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">In effetti i due ragazzi si dichiarano cristiani: uno cattolico e l’altro evangelico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">A proposito di cristiani, qual è la situazione religiosa in Eritrea?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“In Eritrea il 40% della popolazione è musulmano; il 60% è cristiano: cattolici, ortodossi, evangelici…”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Ci sono problemi di libertà religiosa?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Sì, soprattutto per evangelici e testimoni di Geova. Molti di loro sono in prigione, nelle isole <em>Dahlak</em>, <span> </span>al largo di Massaua, nel Mar Rosso.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Perché proprio evangelici e Testimoni di Geova?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Sono visti come estranei alla nostra cultura, quasi come emissari degli Stati Uniti, e quindi pericolosi. Il nostro Presidente, <em>Isaias Afewerki</em>, non ama gli Stati Uniti…”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E chi ama?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“L’Eritrea ha buoni rapporti con la Cina, ma anche con l’Iran.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Torniamo alla vostra fuga. Eravamo rimasti in Libia. Come siete arrivati in Italia?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Ci hanno portati in un villaggio sulla costa, nei pressi di Bengasi. Là ci hanno caricati su un gommone. E così siamo arrivati a Lampedusa.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">I due ragazzi hanno chiesto e ottenuto asilo politico. Adesso vivono e lavorano in Italia. Si trovano bene. Sono stati molto fortunati e lo sanno bene.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Abbiamo avuto molta fortuna ad arrivare fin qui. Qui siamo liberi. Sì, questa è la cosa più bella. Il posto migliore è dove tu sei libero…”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Il cellulare di uno dei due squilla. Qualcuno lo chiama. E’ tempo di andare. Anche per me che ho importunato con le mie domande questi due simpatici ragazzi eritrei.<span> </span>Ci salutiamo con una calorosa stretta di mano. “Buona fortuna”, gli dico.<span> </span>Mi sorridono e se ne vanno. Anch’io riprendo la mia strada, e con fatica scaccio un pensiero forse cattivo, di sicuro “<em>politicamente scorretto</em>”: il processo d’integrazione degli immigrati cristiani è molto più facile. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Eppure quanti cristiani eritrei o palestinesi o iracheni non riescono a giungere fin qui, o sono morti nei deserti o in fondo al mare…o giacciono ancora in qualche lurida prigione libica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Chi se ne ricorda, di questi fratelli cristiani? </span></p>
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		<title>LA CHIESA IN LIBIA (L&#8217;Ora del Salento, 17 e 23 marzo 2007, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2007 14:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[  OSSERVATORIO GEO-POLITICO
A cura di Roberto Cavallo
Esiste una Chiesa in Libia? Sì, e ce lo conferma il numero di marzo di Mondo e Missione, il mensile del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere).
Nonostante sia difficile immaginare una comunità ecclesiale nel Paese del colonnello Gheddafi, la Chiesa c&#8217;è ed è viva. 
Sono poche decine di migliaia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3"><img id="image105" height="96" alt="libia_palmeto.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/03/libia_palmeto.miniatura.jpg" />  OSSERVATORIO GEO-POLITICO</font></p>
<p><font size="3">A cura di Roberto Cavallo</font></p>
<p><font size="3">Esiste una Chiesa in Libia? Sì, e ce lo conferma il numero di marzo di<em> Mondo e Missione</em>, il mensile del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere).<br />
</font><font size="3">Nonostante sia difficile immaginare una comunità ecclesiale nel Paese del colonnello Gheddafi, la Chiesa c&#8217;è ed è viva. <span id="more-104"></span></font></p>
<p><font size="3">Sono poche decine di migliaia          i cristiani di Libia, guidati dal vescovo di Tripoli Mons. Giovanni Martinelli ed inseriti in un mosaico di nazionalità e di confessioni.<br />
</font><font size="3">Ne fanno parte esclusivamente lavoratori stranieri, impiegati soprattutto nel settore petrolifero: dagli ingegneri italiani e tedeschi agli operai egiziani, molti dei quali cristiani di rito copto. Qui l&#8217;ecumenismo prima ancora di essere un&#8217;esperienza teologica e biblica è un&#8217;esigenza di carattere pratico, in quanto i cristiani delle diverse confessioni sono talmente polverizzati fra città e villaggi che una stessa celebrazione accomuna, per esempio, cattolici, ortodossi e copti.<br />
</font><font size="3">Le chiese cattoliche sono soltanto due: una a Tripoli, la capitale, e l&#8217;altra a Bengasi, seconda città del Paese. Questa chiesa fu saccheggiata durante la sommossa del febbraio 2006, all&#8217;indomani della pubblicazione in Francia delle ormai famose vignette su Maometto. A parte quell&#8217;episodio, i cristiani sono ben tollerati, a patto che rinuncino a qualsiasi forma di evangelizzazione: nessun libico infatti può essere battezzato.<br />
</font><font size="3">La Chiesa libica è dunque una Chiesa per soli stranieri, sia europei che asiatici (lavoratori libanesi, iracheni, indiani, filippini) e africani (egiziani, nigeriani, ivoriani e molti altri ancora).  </font><font face="Arial, sans-serif" /><font size="4">Oltre alle due chiese sopra citate ci sono varie cappelle: in qualche ambasciata a Tripoli e nelle poche case religiose delle suore (una sessantina in tutto), che lavorano in ambito sanitario ed assistenziale. Le suore sono particolarmente stimate e richieste dalle stesse autorità libiche, perchè a fronte di buone strutture ospedaliere e valide capacità tecniche non esiste nel Paese una cultura dell&#8217;assistenza sanitaria fondata sulla gratuità e sullo spirito di servizio. Solo le suore riescono a trasmettere, specie ai malati terminali, tanto cristiani che musulmani, il conforto disinteressato per il fratello ammalato e sofferente. </font><font size="4" /><font face="Arial, sans-serif">E questo è molto apprezzato. Nell&#8217;estremo sud, ai margini del deserto, a <em>Sebha</em> alcune cappelle sono state aperte dal missionario veneziano <strong>padre Vanni Bressan</strong>, 75 anni. Le cappelle fanno parte di un sistema di accoglienza (con scuola e laboratori artigianali) messo su per fronteggiare l&#8217;emergenza dei cattolici che arrivano dall&#8217;Africa sub-sahariana, specie nigeriani, in transito nel deserto libico per raggiungere le coste del Mediterraneo e quindi il miraggio di un lavoro in Europa. A chi gli chiede perchè non si fermano in Libia, dove comunque molti di loro riescono a trovare un&#8217;occupazione, rispondono che non hanno più voglia di vivere in un Paese islamico. Così preferiscono affidarsi ai trafficanti di esseri umani e alle loro carrette del mare.</font><font face="Arial, sans-serif" /><font size="4"> </font><font face="Arial, sans-serif" /><font size="4">Roberto Cavallo</font><font face="Arial, sans-serif" /><font size="3" /><font size="3"><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /></font><font size="3"></font><font size="3"></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1cm; line-height: 150%; margin-right: 1cm" align="left"><font face="Arial, sans-serif" /></p>
<p></font><font size="3"><br />
 </font><font size="3"></font><font size="3"> </font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"> </font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></p>
<p /></font></p>
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