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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Libia</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>L&#8217;ULTIMA TENDA DEL COLONNELLO (di Matteo Bressan)</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 04:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[    Razionalmente questo articolo si sarebbe dovuto scrivere molto tempo fa e forse dire certe cose oggi è sin troppo facile se non ipocrita. Oggi tutti vogliono voltare pagina in Libia e anche chi tra i leader dell’opposizione libica era fino a qualche mese fa parte integrante del regime di Gheddafi ora si appresta a rappresentare il nuovo. Termina così, dopo 8 mesi di sanguinosa guerra, l’ultima resistenza del Colonnello, calpestato e sfregiato come altri dittatori della storia, accomunati dall’esser trucidati dalle stesse mani di chi per anni ha applaudito il Rais. Molti sono stati i Governi che a vario titolo hanno consentito al Rais di godere di una rispettabilità internazionale al di sopra dei suoi reali o presunti meriti. Il petrolio prima e la paura di Al Qaida poi hanno reso indispensabile il dialogo con il Colonnello, sempre più leader autoreferenziale di un Mediterraneo in fibrillazione. Chi era Gheddafi? Un rivoluzionario, un anticolonialista, un riformatore, un brutale dittatore, ma anche un guerrafondaio che ha rifornito le milizie palestinesi in contrasto con Arafat e foraggiato gli eserciti privati che si sono contrapposti in Libano negli anni della guerra civile, un terrorista e infine l’argine del fondamentalismo islamico in Nord [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div id="attachment_6442" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/gheddafi_obama.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6442" title="gheddafi_obama" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/10/gheddafi_obama-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Berlusconi era dunque in buona compagnia!</p></div>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Razionalmente questo articolo si sarebbe dovuto scrivere molto tempo fa e forse dire certe cose oggi è sin troppo facile se non ipocrita. Oggi tutti vogliono voltare pagina in Libia e anche chi tra i leader dell’opposizione libica era fino a qualche mese fa parte integrante del regime di Gheddafi ora si appresta a rappresentare il nuovo. Termina così, dopo 8 mesi di sanguinosa guerra, l’ultima resistenza del Colonnello, calpestato e sfregiato come altri dittatori della storia, accomunati dall’esser trucidati dalle stesse mani di chi per anni ha applaudito il Rais. Molti sono stati i Governi che a vario titolo hanno consentito al Rais di godere di una rispettabilità internazionale al di sopra dei suoi reali o presunti meriti. Il petrolio prima e la paura di Al Qaida poi hanno reso indispensabile il dialogo con il Colonnello, sempre più leader autoreferenziale di un Mediterraneo in fibrillazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi era Gheddafi? Un rivoluzionario, un anticolonialista, un riformatore, un brutale dittatore, ma anche un guerrafondaio che ha rifornito le milizie palestinesi in contrasto con Arafat e foraggiato gli eserciti privati che si sono contrapposti in Libano negli anni della guerra civile, un terrorista e infine l’argine del fondamentalismo islamico in Nord Africa. I Governi europei hanno fatto a gara per avere buoni rapporti con il Rais e se tanto rumore hanno provocato i caroselli e le pagliacciate messe in scena nella sua ultima visita ufficiale in Italia ben più grave è stato il silenzio sulla liberazione da parte della autorità scozzesi di Abdelbaset al Megrahi, unico condannato per l&#8217;attentato di Lockerbie, dove morirono ben 259 persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto tra l’Italia e la Libia di Gheddafi è stato contraddistinto da un cinico mix di propaganda interna contro il passato coloniale italiano controbilanciato da ottime relazioni bilaterali. All’indomani della presa del potere di Gheddafi nel 1969 che sancì l’esproprio e la cacciata, senza spargimento di sangue, dei 12.000 italiani e della comunità ebraica presente in Libia, i governi italiani sono stati costretti a più riprese a dover mercanteggiare la propria sicurezza e le proprie forniture energetiche con il dittatore libico, a scapito della dignità di quelle famiglie italiane che espulse dalla Libia non avevano nulla di che vergognarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se è vero che l’Italia di Andreotti e Craxi salvò il rais dai bombardamenti americani del 1986 è altrettanto vero che sia i Governi di centro sinistra che di centro destra della seconda repubblica hanno concesso molto, forse sin troppo, per cancellare le violenze del passato coloniale indistintamente compiute dall’Italia di Giolitti così come da quella di Mussolini.</p>
<p style="text-align: justify;">Gheddafi ora non c’è più e il conto che l’Italia ha pagato alla Libia prima di Re Idris e poi del Colonnello è stato saldato da tutti i Governi del dopoguerra in ragione di evidenti interessi di politica estera ed economica. Lo scenario è oggi cambiato e l’Italia è chiamata a ridefinire i propri rapporti con la vicina Libia lasciando alle spalle qualsiasi forma di sudditanza psicologica inconcepibile per un paese che vuole avere un ruolo dignitoso nel Mediterraneo.</p>
<p style="text-align: justify;">(tratto dal sito: www.lagoccia.eu)</p>
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		<title>CHE COSA VIENE DOPO</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 10:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<description><![CDATA[L’incalzante accavallarsi degli avvenimenti rende difficile la possibilità di fare previsioni capaci di resistere alla prova dei fatti. Ciò non impedisce, tuttavia, di provare ad individuare delle linee di tendenza che, giorno dopo giorno, sembrano rafforzarsi nell’infuocato scenario mediorientale. Una prima linea di tendenza è quella che la giornalista Fiamma Nirenstein da diversi giorni sta individuando dalle colonne del  “Giornale” e che dice relazione al ruolo sempre più “ingombrante” dell’Iran. Due moderne navi da guerra iraniane hanno diretto verso Tartus, un porto siriano, nel Mediterraneo. La Nirenstein sottolinea la novità dell’evento, che non si verificava dal 1979: non solo l’Arabia Saudita ma anche l’Egitto post-Mubarak per la prima volta ha concesso alle navi da guerra dell’Iran sciita di oltrepassare il Mar Rosso e il canale di Suez. Secondo la Nirenstein – ma il giudizio mi sembra ampiamente condivisibile – siamo di fronte al riconoscimento dell’Iran come autorevole e indiscussa potenza regionale. Le navi iraniane nel Mediterraneo più che costituire una minaccia per Israele (che pure è legittimamente preoccupato) possono rappresentare una dimostrazione di potenza (show the flag) nei confronti di un Libano sempre più nelle mani degli Sciiti di Hezbollah. Così l’Iran potrebbe rifornire i propri alleati di Beirut non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/GHEDDAFI.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5876" title="GHEDDAFI" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/GHEDDAFI-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>L’incalzante accavallarsi degli avvenimenti rende difficile la possibilità di fare previsioni capaci di resistere alla prova dei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò non impedisce, tuttavia, di provare ad individuare delle linee di tendenza che, giorno dopo giorno, sembrano rafforzarsi nell’infuocato scenario mediorientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Una prima linea di tendenza è quella che la giornalista Fiamma Nirenstein da diversi giorni sta individuando dalle colonne del  “Giornale” e che dice relazione al ruolo sempre più “ingombrante” dell’Iran.</p>
<p style="text-align: justify;">Due moderne navi da guerra iraniane hanno diretto verso Tartus, un porto siriano, nel Mediterraneo. La Nirenstein sottolinea la novità dell’evento, che non si verificava dal 1979: non solo l’Arabia Saudita ma anche l’Egitto post-Mubarak per la prima volta ha concesso alle navi da guerra dell’Iran sciita di oltrepassare il Mar Rosso e il canale di Suez. Secondo la Nirenstein – ma il giudizio mi sembra ampiamente condivisibile – siamo di fronte al riconoscimento dell’Iran come autorevole e indiscussa potenza regionale. Le navi iraniane nel Mediterraneo più che costituire una minaccia per Israele (che pure è legittimamente preoccupato) possono rappresentare una dimostrazione di potenza (<em>show the flag</em>) nei confronti di un Libano sempre più nelle mani degli Sciiti di Hezbollah. Così l’Iran potrebbe rifornire i propri alleati di Beirut non solo via terra &#8211; attraverso la Siria -, ma direttamente dal mare tramite la propria flotta: un’assoluta novità strategica.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo elemento d’interesse è rappresentato dal ruolo di rilievo assunto ovunque dai Fratelli Musulmani: sia in Egitto che in Tunisia i militari, i soli ormai a poter garantire l’ordine costituito, intendono assecondare le aspettative dei Fratelli Musulmani, probabili protagonisti (se non vincitori) delle prossime elezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">In tale prospettiva è estremamente significativo il rientro in Egitto del potentissimo sceicco 75enne Yusuf Al Qaradawi, che il 18 febbraio ha parlato ad un’immensa folla radunata in Piazza Tahrir, simbolo della rivoluzione dei blogger. Yusuf Al Qaradawi è predicatore televisivo e punto di riferimento dei Fratelli Musulmani. La sua autorità è grande. Durante un’intervista ad Al Jazeera, dai cui microfoni parla abitualmente, ha attaccato Gheddafi, auspicandone la fine al pari dell’egiziano Mubarak e al tunisino Ben Alì.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra che il suo accorato appello – condiviso dagli ayatollah di Teheran – abbia prodotto conseguenze pratiche: secondo alcune note emittenti arabe, truppe egiziane non sarebbero estranee all’insurrezione in Cirenaica, dove non soltanto i Fratelli Musulmani ma anche elementi radicali vicini ad Al Qaeda sarebbero interessati a costruirvi un nuovo emirato arabo. Tale prospettiva è ormai ipotizzata da più parti. Quella dell’emirato è una soluzione in parte già vista in Somalia, dove la disintegrazione dello Stato ha lasciato posto a signorie islamiche locali di vario tipo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, per ricapitolare, a vincere in Medio Oriente è comunque il radicalismo: tanto quello sciita di Teheran-Hezbollah che quello sunnita dei Fratelli Musulmani.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in tutto questo quadro manca un attore non secondario: Al Qaeda.</p>
<p style="text-align: justify;">A tal proposito non è superfluo ricordare qual era – e qual è &#8211; l’obiettivo di Al Qaeda: la ricostruzione del califfato universale attraverso l’abbattimento dei governi musulmani considerati corrotti (perché alleati dell’Occidente), fossero essi di tendenza democratica (Iraq, Pakistan, Indonesia) o autoritaria (Egitto, Libia, Arabia Saudita, Algeria). D’altronde il concetto di Stato come lo intendiamo noi occidentali è estraneo alla cultura musulmana, che conosce invece l’Umma, la comunità indivisa dei Musulmani senza confini segnati a tavolino. E senza dimenticare che al vertice dell’Umma vi è proprio il califfato, il grande sogno di Al Qaeda.</p>
<p style="text-align: justify;">Autorevoli commentatori sottolineano la “spontaneità” delle rivolte, che in effetti sembra incontestabile; ma gestire la “spontaneità” è un’altra cosa e può farlo solo chi ha idee chiare e una potente organizzazione alle spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se l&#8217;allarme &#8211; sicuramente strumentale &#8211; giunge dallo stesso Gheddafi, forse l’Occidente non farebbe male a chiedersi che cosa stia facendo e che cosa stia progettando Al Qaeda in questo momento.</p>
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		<title>ISLAM E CRISTIANESIMO A CONFRONTO: CONVERSAZIONE CON MONS. PAOLO RICCIARDI</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 08:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
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		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[  L’Ora del Salento ha compiutamente dato notizia (cfr.: Grazia Pia Licheri, “Eroi per la Patria e per la Fede”, in: L’Ora del Salento del 26 giugno 2010, pag.11) delle ultime fatiche letterarie di Mons. Paolo Ricciardi (ma lui bonariamente ama farsi chiamare … don Paolo), sindaco del Capitolo Cattedrale della diocesi di Otranto. Sulla scia d’illustri sacerdoti e storici idruntini, Mons. Ricciardi lavora e studia per conservare intatta la memoria splendida degli 800 martiri, ma anche per ricordare tutta la povera gente che in quella fatidica estate del 1480 trovò la morte per mano degli invasori Turchi ottomani. Sì, Turchi come invasori: questa riflessione ha consentito di descrivere gli intrepidi Otrantini non solo come martiri della fede, ma anche come eroi della Patria. Patria italiana ed europea &#8211; al di là dei singoli confini regionali &#8211; perché fondata sulle comuni radici cristiane. E’ il senso del titolo dei due volumi di Mons. Ricciardi: “Gli eroi della Patria e i martiri della Fede: Otranto 1480-1481”. Nella riflessione di “don Paolo” è viva la consapevolezza che il martirio è una costante del cristianesimo. Ci riferiamo ovviamente al martirio subìto e non a quello volontariamente ricercato in atti terroristici che mietono vittime a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<div id="attachment_4934" class="wp-caption alignleft" style="width: 270px"><a rel="attachment wp-att-4934" href="http://www.recensioni-storia.it/islam-e-cristianesimo-a-confronto-conversazione-con-mons-paolo-ricciardi/castello-otranto"><img class="size-full wp-image-4934" title="castello otranto" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/09/castello-otranto.jpg" alt="Il castello di Otranto, ultima difesa degli Otrantini nell'assalto turco dell'estate 1480" width="260" height="268" /></a><p class="wp-caption-text">Il castello di Otranto, ultima difesa degli Otrantini nell&#39;assalto turco dell&#39;estate 1480</p></div>
<p>L’Ora del Salento ha compiutamente dato notizia (cfr.: Grazia Pia Licheri, “Eroi per la Patria e per la Fede”, in: <em>L’Ora del Salento</em> del 26 giugno 2010, pag.11) delle ultime fatiche letterarie di Mons. Paolo Ricciardi (ma lui bonariamente ama farsi chiamare … don Paolo), sindaco del Capitolo Cattedrale della diocesi di Otranto.</p>
<p>Sulla scia d’illustri sacerdoti e storici idruntini, Mons. Ricciardi lavora e studia per conservare intatta la memoria splendida degli 800 martiri, ma anche per ricordare tutta la povera gente che in quella fatidica estate del 1480 trovò la morte per mano degli invasori Turchi ottomani. Sì, Turchi come invasori: questa riflessione ha consentito di descrivere gli intrepidi Otrantini non solo come martiri della fede, ma anche come eroi della Patria. Patria italiana ed europea &#8211; al di là dei singoli confini regionali &#8211; perché fondata sulle comuni radici cristiane.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ il senso del titolo dei due volumi di Mons. Ricciardi: “Gli eroi della Patria e i martiri della Fede: Otranto 1480-1481”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella riflessione di “don Paolo” è viva la consapevolezza che il martirio è una costante del cristianesimo. Ci riferiamo ovviamente al martirio subìto e non a quello volontariamente ricercato in atti terroristici che mietono vittime a grappoli fra i civili, realtà purtroppo frequente ai nostri giorni…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Don Paolo, il martirio cristiano, o meglio il martirio dei cristiani, è dunque una costante non relegabile a quanto accadeva negli anfiteatri romani&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il 5 ottobre 1980, nella ricorrenza del 5° centenario del martirio degli Otrantini, Giovanni Paolo II è venuto ad Otranto e nella sua omelia ha esortato a non dimenticare i Martiri dei nostri tempi, a non comportarci come se non esistessero.</p>
<p style="text-align: justify;">L’arcidiocesi di Otranto, nel 1960, ha avuto il dono di un arcivescovo metropolita, nella persona di Mons. Gaetano Pollio, carcerato, processato ed espulso dalla Cina comunista di Mao Zedong. Egli ha solo intravisto la grazia del martirio, ma il suo predecessore, il vescovo Barosi con altri tre missionari del PIME erano stati barbaramente trucidati dai comunisti in odio alla Chiesa cattolica e al Papa. Per il secolo XX sono stati fatti i nomi di milioni di Martiri, di Cristiani chierici e laici, condannati a morte in Cina, in Messico, nella Spagna, nella Germania di Hitler, nella Russia di Stalin, nella Jugoslavia di Tito, nell’Albania di Hoxha. Ai nostri giorni continua il martirio dei Cristiani in Pakistan, nell’India, in Turchia e in alcuni paesi dell’Africa. I persecutori della Chiesa hanno la mente e il cuore pieni di odio, e uccidono. I Cristiani hanno la mente e il cuore pieni di amore, e perdonano come fece Gesù in croce&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mons. Ricciardi, l’Islam ama presentarsi come  la religione della tolleranza…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I Musulmani, pur avendo con le altre due religioni monoteistiche &#8211; la cristiana e l’ebraica &#8211; la fede in un solo Dio, hanno una cultura e una formazione di fondo troppo distante e diversa. I Musulmani anche oggi classificano i Cristiani come infedeli da convertire al Corano e alla religione di Maometto, come hanno tentato di fare ad Otranto nel 1480. Sembra che successivamente non ci sia stato alcun miglioramento nei confronti dei Cristiani e degli Ebrei. Per rispondere alla sua domanda, certamente ci sono Musulmani  che, presi singolarmente, sono persone corrette, pacifiche e tolleranti; eppure i Musulmani presi insieme come comunità religiosa costituiscono anche oggi un pericolo per i Paesi dell’Occidente…Spesso ricorrono all’uso delle armi, alla guerra santa, agli attentati terroristici. Può darsi che ieri, al tempo dell’invasione turca di Otranto, incutessero più paura di oggi, ma i problemi di intolleranza nei confronti dei Cristiani restano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che ne pensa della visita di Gheddafi a Roma?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sembra voler ricreare l’ambiente dell’harem: si circonda di donne italiane giovani e belle; dona loro il libro del Corano e le invita ad abbracciare la religione di Maometto…Al contrario gli stranieri che vanno in Libia devono rispettare le leggi del posto, senza eccezioni, e non hanno quella libertà di “propaganda” religiosa che viene concessa a Gheddafi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa possono insegnare gli 800 Martiri di Otranto ai giovani?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Accenno soltanto a tre valori: sacrificio, libertà, vigilanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sacrificio</em>: gli 800 Martiri erano uomini di tutte le età e di tutte le categorie, pescatori provati dal mare non sempre calmo. Oltre agli anziani, c’erano anche giovani appena al di sopra dei 15 anni. Questa gente, così formata e provata, nel momento del pericolo e della minaccia, è stata pronta anche a sacrificare la propria vita per salvare la Patria e la Fede.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Libertà</em>: i Turchi chiesero agli Otrantini la resa con promesse e buone condizioni. Ma gli Otrantini non accettarono di consegnare la città a chi era sbarcato sulle nostre coste per invadere e sottomettere all’Islam la Terra d’Otranto, il Regno di Napoli e l’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vigilanza</em>: le coste salentine sono sempre state soggette agli assalti dei predatori, dei contrabbandieri, dei pirati che attraversano il Canale d’Otranto. Anche se i tempi e i sistemi di controllo del mare sono cambiati, occorre una vigilanza intelligente e prudente. L’accoglienza fraterna ed evangelica va applicata solo a quegli stranieri che, stremati da una traversata infelice dall’altra sponda del mare, cercano lavoro, libertà e pace. Ma ci sono anche lupi rapaci, sfruttatori, falsi profeti, terroristi, che vanno energicamente e decisamente respinti.</p>
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		<title>DURBAN II: SE L’IRAN INSEGNA AL MONDO I DIRITTI UMANI…</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 13:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<category><![CDATA[Libia]]></category>
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		<description><![CDATA[La cronaca di questi giorni ha sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica nuovi casi di sopraffazione delle donne in vari Paesi islamici. Dall’Afghanistan &#8211; dove è in procinto di diventare legge un testo che consente lo stupro coniugale -, al Pakistan &#8211; dove i Talebani liberamente processano, fucilano e pubblicano su internet la condanna a morte di due persone accusate di essere “amanti” -. Nonostante ciò i rappresentanti dei paesi musulmani presenti alla Conferenza Internazionale di Ginevra, nel corso del cosiddetto Durban 2, applaudono entusiasti alle arringhe del presidente iraniano Ahmadinejad contro Israele. Insomma alla conferenza dell’ONU sul razzismo sono saliti in cattedra per dare lezioni di diritti umani i delegati di Paesi come il Sudan, la Libia, Cuba…e, ovviamente, l’Iran. Ecco allora il commento del bravo Fausto Biloslavo, inviato speciale de “Il Giornale”, a proposito della “passerella degli ipocriti” andata in scena a Ginevra: “L’ambasciatrice libica che toglie la parola alla vittima delle torture o il rappresentante cubano che a suo tempo si era rifiutato di condannare Saddam, quando “gasava” i curdi. Per non parlare dei sudanesi che lavorano dietro le quinte contro i tribunali delle stesse Nazioni Unite e il presidente di un’organizzazione non governativa palestinese accusato di collegamento con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--><a rel="attachment wp-att-2080" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2080"><img class="alignleft size-full wp-image-2080" title="durban" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/04/durban.gif" alt="durban" width="125" height="152" /></a>La cronaca di questi giorni ha sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica nuovi casi di sopraffazione delle donne in vari Paesi islamici. Dall’Afghanistan &#8211; dove è in procinto di diventare legge un testo che consente lo stupro coniugale -, al Pakistan &#8211; dove i Talebani liberamente processano, fucilano e pubblicano su internet la condanna a morte di due persone accusate di essere “amanti” -.</p>
<p>Nonostante ciò i rappresentanti dei paesi musulmani presenti alla Conferenza Internazionale di Ginevra, nel corso del cosiddetto Durban 2, applaudono entusiasti alle arringhe del presidente iraniano <strong>Ahmadinejad</strong> contro Israele. Insomma alla conferenza dell’ONU sul razzismo sono saliti in cattedra per dare lezioni di diritti umani i delegati di Paesi come il Sudan, la Libia, Cuba…e, ovviamente, l’Iran.</p>
<p>Ecco allora il commento del bravo Fausto Biloslavo, inviato speciale de “Il Giornale”, a proposito della “passerella degli ipocriti” andata in scena a Ginevra: “<em>L’ambasciatrice libica che toglie la parola alla vittima delle torture o il rappresentante cubano che a suo tempo si era rifiutato di condannare Saddam, quando “gasava” i curdi. Per non parlare dei sudanesi che lavorano dietro le quinte contro i tribunali delle stesse Nazioni Unite e il presidente di un’organizzazione non governativa palestinese accusato di collegamento con i terroristi. Durban II è un festival di gaffe, ipocrisie e personaggi impresentabili. Una conferenza dominata da paesi che fanno a pugni con i principi di libertà e diritti umani</em>.”</p>
<p><span> </span><span> </span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>INCONTRI CASUALI</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 14:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Eritrea]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Sudan]]></category>

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		<description><![CDATA[I due ragazzi sono seduti su una panchina, e assaporano – come me – la leggera brezza serale che porta via l’afa di questo fine agosto. Non mi va di essere invadente; tentenno. Poi la voglia di parlare e la curiosità – come al solito – prevalgono. Gli chiedo: scusate, siete Eritrei? La risposta non si fa attendere: sì. Gli spiego che sono un appassionato di storia africana e che mi interesso di politica internazionale. Sembrano convinti: la conversazione può iniziare. Avranno 20, al massimo 25 anni, e i bei tratti inconfondibili del popolo eritreo. Gli chiedo subito delle ostilità fra Eritrea ed Etiopia. “Adesso non c’è la guerra. Al confine ci sono stati gli osservatori dell’ONU per vigilare sulla tregua. Ma tutti gli uomini sono comunque mobilitati. Dopo un anno di servizio militare si ha diritto a tre settimane di riposo a casa; poi si ricomincia con un altro anno al fronte o in caserma. Per i ragazzi non c’è vita, non c’è speranza…“ E’ per questo che siete andati via dal vostro Paese? “Sì, anche per questo. Adesso non possiamo più rientrare in Eritrea. Se lo facessimo, ci arresterebbero subito.” Come siete scappati? (Sorridono). “Una grande avventura. Abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/32722-100x100.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-592" title="32722-100x100" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/32722-100x100.jpg" alt="" width="100" height="74" /></a><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">I due ragazzi sono seduti su una panchina, e assaporano – come me – la leggera brezza serale che porta via l’afa di questo fine agosto.<span> </span>Non mi va di essere invadente; tentenno. Poi la voglia di parlare e la curiosità – come al solito – prevalgono.<span> </span>Gli chiedo: scusate, siete Eritrei? La risposta non si fa attendere: sì. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Gli spiego che sono un appassionato di storia africana e che mi interesso di politica internazionale. Sembrano convinti: la conversazione può iniziare. Avranno 20, al massimo 25 anni, e i bei tratti inconfondibili del popolo eritreo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Gli chiedo subito delle ostilità fra Eritrea ed Etiopia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Adesso non c’è la guerra. Al confine ci sono stati gli osservatori dell’ONU per vigilare sulla tregua. Ma tutti gli uomini sono comunque mobilitati. Dopo un anno di servizio militare si ha diritto a tre settimane di riposo a casa; poi si ricomincia con un altro anno al fronte o in caserma. Per i ragazzi non c’è vita, non c’è speranza…“</span><span id="more-584"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E’ per questo che siete andati via dal vostro Paese?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Sì, anche per questo. Adesso non possiamo più rientrare in Eritrea. Se lo facessimo, ci arresterebbero subito.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Come siete scappati? </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">(Sorridono). “Una grande avventura. Abbiamo passato il confine con il Sudan. Lì non fanno troppi problemi. Anche se la polizia ti arresta, ti lasciano al massimo 15 giorni in prigione. Poi gli spieghi che hai problemi e ti lasciano libero. Puoi andare<span> </span>dove vuoi&#8230;”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E voi dove siete andati?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Abbiamo attraversato il Sudan su un fuoristrada fino al confine con la Libia. Abbiamo continuato il viaggio nel deserto libico, sino alla costa, sul Mediterraneo.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Come è stata la traversata del deserto? </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“E’ durata cinque giorni, senza incontrare nulla. <span> </span>Acqua, cibo e benzina: c’era solo quello che portavamo con noi. Se le scorte finivano, saremmo finiti pure noi.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/_799904_eritrea_sudan150psd.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-586" title="_799904_eritrea_sudan150psd" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/_799904_eritrea_sudan150psd.gif" alt="" width="150" height="160" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Per fare questo viaggio ovviamente hanno pagato molto, affidandosi a quelle organizzazioni criminali che trafficano e speculano sull’immigrazione clandestina. Ma anche in Libia hanno continuato a pagare. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Ci hanno portati a Tripoli, una città molto bella. Ma la gente no, non è buona. Non potevamo uscire per strada, perché ci riconoscevano come stranieri e come cristiani… Ci fermavano per strada e ci chiedevano soldi, in continuazione. Se non pagavamo erano botte.<span> </span>Con il rischio che la polizia ci arrestasse e ci rispedisse nel deserto, a Koufra. (nell’estremo sud-est della Libia).”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E voi che avete fatto?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Siamo stati un mese a Tripoli, nell’attesa di partire per l’Italia. Per paura passavamo tutto il giorno chiusi nella casa che ci ospitava. Non uscivamo mai. C’era una ragazza con noi. Le davamo i soldi e lei ci comprava qualcosa da mangiare.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Non era pericoloso anche per lei uscire per strada?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“No, di giorno una ragazza può camminare e la lasciano stare. Per noi uomini era diverso.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Come capivano che eravate cristiani?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Non siamo arabi, e se ci chiedevano di leggere il Corano non sapevamo farlo. Ma a parte tutto, a chi ce lo<span> </span>domandava, noi rispondevamo: sì, siamo cristiani.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">In effetti i due ragazzi si dichiarano cristiani: uno cattolico e l’altro evangelico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">A proposito di cristiani, qual è la situazione religiosa in Eritrea?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“In Eritrea il 40% della popolazione è musulmano; il 60% è cristiano: cattolici, ortodossi, evangelici…”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Ci sono problemi di libertà religiosa?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Sì, soprattutto per evangelici e testimoni di Geova. Molti di loro sono in prigione, nelle isole <em>Dahlak</em>, <span> </span>al largo di Massaua, nel Mar Rosso.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Perché proprio evangelici e Testimoni di Geova?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Sono visti come estranei alla nostra cultura, quasi come emissari degli Stati Uniti, e quindi pericolosi. Il nostro Presidente, <em>Isaias Afewerki</em>, non ama gli Stati Uniti…”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">E chi ama?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“L’Eritrea ha buoni rapporti con la Cina, ma anche con l’Iran.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Torniamo alla vostra fuga. Eravamo rimasti in Libia. Come siete arrivati in Italia?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Ci hanno portati in un villaggio sulla costa, nei pressi di Bengasi. Là ci hanno caricati su un gommone. E così siamo arrivati a Lampedusa.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">I due ragazzi hanno chiesto e ottenuto asilo politico. Adesso vivono e lavorano in Italia. Si trovano bene. Sono stati molto fortunati e lo sanno bene.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">“Abbiamo avuto molta fortuna ad arrivare fin qui. Qui siamo liberi. Sì, questa è la cosa più bella. Il posto migliore è dove tu sei libero…”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Il cellulare di uno dei due squilla. Qualcuno lo chiama. E’ tempo di andare. Anche per me che ho importunato con le mie domande questi due simpatici ragazzi eritrei.<span> </span>Ci salutiamo con una calorosa stretta di mano. “Buona fortuna”, gli dico.<span> </span>Mi sorridono e se ne vanno. Anch’io riprendo la mia strada, e con fatica scaccio un pensiero forse cattivo, di sicuro “<em>politicamente scorretto</em>”: il processo d’integrazione degli immigrati cristiani è molto più facile. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12pt 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Eppure quanti cristiani eritrei o palestinesi o iracheni non riescono a giungere fin qui, o sono morti nei deserti o in fondo al mare…o giacciono ancora in qualche lurida prigione libica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;">Chi se ne ricorda, di questi fratelli cristiani? </span></p>
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		<title>LA CHIESA IN LIBIA (L&#8217;Ora del Salento, 17 e 23 marzo 2007, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2007 14:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEO-POLITICO A cura di Roberto Cavallo Esiste una Chiesa in Libia? Sì, e ce lo conferma il numero di marzo di Mondo e Missione, il mensile del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere). Nonostante sia difficile immaginare una comunità ecclesiale nel Paese del colonnello Gheddafi, la Chiesa c&#8217;è ed è viva. Sono poche decine di migliaia i cristiani di Libia, guidati dal vescovo di Tripoli Mons. Giovanni Martinelli ed inseriti in un mosaico di nazionalità e di confessioni. Ne fanno parte esclusivamente lavoratori stranieri, impiegati soprattutto nel settore petrolifero: dagli ingegneri italiani e tedeschi agli operai egiziani, molti dei quali cristiani di rito copto. Qui l&#8217;ecumenismo prima ancora di essere un&#8217;esperienza teologica e biblica è un&#8217;esigenza di carattere pratico, in quanto i cristiani delle diverse confessioni sono talmente polverizzati fra città e villaggi che una stessa celebrazione accomuna, per esempio, cattolici, ortodossi e copti. Le chiese cattoliche sono soltanto due: una a Tripoli, la capitale, e l&#8217;altra a Bengasi, seconda città del Paese. Questa chiesa fu saccheggiata durante la sommossa del febbraio 2006, all&#8217;indomani della pubblicazione in Francia delle ormai famose vignette su Maometto. A parte quell&#8217;episodio, i cristiani sono ben tollerati, a patto che rinuncino a qualsiasi forma di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3"><img id="image105" height="96" alt="libia_palmeto.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/03/libia_palmeto.miniatura.jpg" />  OSSERVATORIO GEO-POLITICO</font></p>
<p><font size="3">A cura di Roberto Cavallo</font></p>
<p><font size="3">Esiste una Chiesa in Libia? Sì, e ce lo conferma il numero di marzo di<em> Mondo e Missione</em>, il mensile del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere).<br />
</font><font size="3">Nonostante sia difficile immaginare una comunità ecclesiale nel Paese del colonnello Gheddafi, la Chiesa c&#8217;è ed è viva. <span id="more-104"></span></font></p>
<p><font size="3">Sono poche decine di migliaia          i cristiani di Libia, guidati dal vescovo di Tripoli Mons. Giovanni Martinelli ed inseriti in un mosaico di nazionalità e di confessioni.<br />
</font><font size="3">Ne fanno parte esclusivamente lavoratori stranieri, impiegati soprattutto nel settore petrolifero: dagli ingegneri italiani e tedeschi agli operai egiziani, molti dei quali cristiani di rito copto. Qui l&#8217;ecumenismo prima ancora di essere un&#8217;esperienza teologica e biblica è un&#8217;esigenza di carattere pratico, in quanto i cristiani delle diverse confessioni sono talmente polverizzati fra città e villaggi che una stessa celebrazione accomuna, per esempio, cattolici, ortodossi e copti.<br />
</font><font size="3">Le chiese cattoliche sono soltanto due: una a Tripoli, la capitale, e l&#8217;altra a Bengasi, seconda città del Paese. Questa chiesa fu saccheggiata durante la sommossa del febbraio 2006, all&#8217;indomani della pubblicazione in Francia delle ormai famose vignette su Maometto. A parte quell&#8217;episodio, i cristiani sono ben tollerati, a patto che rinuncino a qualsiasi forma di evangelizzazione: nessun libico infatti può essere battezzato.<br />
</font><font size="3">La Chiesa libica è dunque una Chiesa per soli stranieri, sia europei che asiatici (lavoratori libanesi, iracheni, indiani, filippini) e africani (egiziani, nigeriani, ivoriani e molti altri ancora).  </font><font face="Arial, sans-serif" /><font size="4">Oltre alle due chiese sopra citate ci sono varie cappelle: in qualche ambasciata a Tripoli e nelle poche case religiose delle suore (una sessantina in tutto), che lavorano in ambito sanitario ed assistenziale. Le suore sono particolarmente stimate e richieste dalle stesse autorità libiche, perchè a fronte di buone strutture ospedaliere e valide capacità tecniche non esiste nel Paese una cultura dell&#8217;assistenza sanitaria fondata sulla gratuità e sullo spirito di servizio. Solo le suore riescono a trasmettere, specie ai malati terminali, tanto cristiani che musulmani, il conforto disinteressato per il fratello ammalato e sofferente. </font><font size="4" /><font face="Arial, sans-serif">E questo è molto apprezzato. Nell&#8217;estremo sud, ai margini del deserto, a <em>Sebha</em> alcune cappelle sono state aperte dal missionario veneziano <strong>padre Vanni Bressan</strong>, 75 anni. Le cappelle fanno parte di un sistema di accoglienza (con scuola e laboratori artigianali) messo su per fronteggiare l&#8217;emergenza dei cattolici che arrivano dall&#8217;Africa sub-sahariana, specie nigeriani, in transito nel deserto libico per raggiungere le coste del Mediterraneo e quindi il miraggio di un lavoro in Europa. A chi gli chiede perchè non si fermano in Libia, dove comunque molti di loro riescono a trovare un&#8217;occupazione, rispondono che non hanno più voglia di vivere in un Paese islamico. Così preferiscono affidarsi ai trafficanti di esseri umani e alle loro carrette del mare.</font><font face="Arial, sans-serif" /><font size="4"> </font><font face="Arial, sans-serif" /><font size="4">Roberto Cavallo</font><font face="Arial, sans-serif" /><font size="3" /><font size="3"><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /></font><font size="3"></font><font size="3"></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1cm; line-height: 150%; margin-right: 1cm" align="left"><font face="Arial, sans-serif" /></p>
<p></font><font size="3"><br />
 </font><font size="3"></font><font size="3"> </font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"> </font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></p>
<p /></font></p>
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