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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; ONU</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>L&#8217;IRAN DIFENDE I DIRITTI DELLE DONNE? ENNESIMO PARADOSSO DELL&#8217;ONU (di Fiamma Nirenstein)</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 07:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal sito di Informazione Corretta leggiamo e pubblichiamo: “Assistiamo oggi all’ennesima dimostrazione dell’incoerenza e della totale inefficienza dell’ONU come garante della difesa dei diritti umani nel mondo: oggi infatti viene ufficializzato l’ingresso dell’Iran nella Commissione per la Condizione femminile Commission on Status of Women, Csw, il principale organismo ONU dedicato ai diritti delle donne.La presenza dell’Iran nel Csw è frutto di un vergognoso baratto avvenuto nell’aprile scorso, quando il paese degli ayatollah era candidato al Consiglio per i Diritti Umani e solo una dura e onorevole battaglia dei paesi democratici, tra cui il nostro, impedì all’ultimo minuto che questo accadesse. Quello che per tutti questi mesi si è ignorato è che la rinuncia dell’Iran a quel seggio fu ricompensata con un mandato di 4 anni nel Csw, un’istituzione dedicata alla “parità di genere e all’avanzamento della condizione delle donne nel mondo”, come recita il suo statuto.Così, mentre l’ordinamento giuridico iraniano, fedele alla Sharia e quindi poligamico, prevede la lapidazione per le adultere, punisce, in quanto atto contro la morale pubblica, le donne che non indossano il velo, e non sanziona il delitto d’onore, all’Onu sarà proprio questo paese a monitorare il rispetto dei diritti femminili nel mondo, come hanno fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/03/sakineh145.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5953" title="sakineh145" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/03/sakineh145-300x163.jpg" alt="" width="300" height="163" /></a>Dal sito di Informazione Corretta leggiamo e pubblichiamo:</p>
<p style="text-align: justify;">“Assistiamo oggi all’ennesima dimostrazione dell’incoerenza e della totale inefficienza dell’ONU come garante della difesa dei diritti umani nel mondo: oggi infatti viene ufficializzato l’ingresso dell’Iran nella Commissione per la Condizione femminile Commission on Status of Women, Csw, il principale organismo ONU dedicato ai diritti delle donne.La presenza dell’Iran nel Csw è frutto di un vergognoso baratto avvenuto nell’aprile scorso, quando il paese degli ayatollah era candidato al Consiglio per i Diritti Umani e solo una dura e onorevole battaglia dei paesi democratici, tra cui il nostro, impedì all’ultimo minuto che questo accadesse. Quello che per tutti questi mesi si è ignorato è che la rinuncia dell’Iran a quel seggio fu ricompensata con un mandato di 4 anni nel Csw, un’istituzione dedicata alla “parità di genere e all’avanzamento della condizione delle donne nel mondo”, come recita il suo statuto.Così, mentre l’ordinamento giuridico iraniano, fedele alla Sharia e quindi poligamico, prevede la lapidazione per le adultere, punisce, in quanto atto contro la morale pubblica, le donne che non indossano il velo, e non sanziona il delitto d’onore, all’Onu sarà proprio questo paese a monitorare il rispetto dei diritti femminili nel mondo, come hanno fatto nello scorso mandato altri autorevoli membri quali la Cina, che pratica l’aborto selettivo, o il Pakistan, dove l’acidificazione delle donne è pratica comune. Quando arriverà il momento in cui ci decideremo a fare i conti con il continuo paradosso delle dinamiche onusiane, che proteggono i violatori dei diritti umani con la nostra connivenza ad assurde maggioranze automatiche?”.</p>
<p style="text-align: justify;">www.fiammanirenstein.comhttp://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90</p>
<p style="text-align: justify;">via<a href="http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&amp;sez=120&amp;id=38755">Informazione Corretta</a>.</p>
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		<title>PAESI IN VIA DI SVILUPPO: IL FUTURO NON E&#8217; SOLO UNA QUESTIONE DI AIUTI (Corriere del Giorno, 29 settembre 2010, pag. 25)</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 19:48:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
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		<description><![CDATA[Sino ad oggi i Paesi in via di sviluppo sono stati caratterizzati da una diffusa corruzione, da un elevato indebitamento pubblico, da una sostanziale incapacità a gestire la grande massa di aiuti internazionali. Molti di tali Paesi, inoltre, sono stati attraversati (e talora sono ancora attraversati!) da laceranti guerre civili e/o di confine (Sudan, Ciad, Eritrea, Etiopia, Somalia, Congo, ecc.). La guerra oltre a bruciare preziose risorse allontana ogni prospettiva di crescita nel breve e nel lungo periodo. Quello degli aiuti internazionali è un capitolo poco conosciuto, almeno al grande pubblico. Ancora oggi si preferisce attribuire al mondo occidentale la diffusa povertà dei Paesi del Sud del mondo. Naturalmente le colpe sussistono, ma non esattamente nel senso delineato dalla vulgata mediatica, come se tutto dipendesse da aiuti considerati sempre poco generosi ed insufficienti. William Easterly nel suo libro Lo sviluppo inafferrabile. L’avventurosa ricerca della crescita economica nel Sud del mondo, spiega molto bene i retroscena psicologici e i sensi di colpa che spingono l’Occidente a finanziare ripetutamente i Paesi del Terzo mondo. Con risultati praticamente nulli, quando non completamente controproducenti. Ma Easterly non è il solo a pensarla in questo modo, anche se forse lo fa con una lucidità e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5173" href="http://www.recensioni-storia.it/paesi-in-via-di-sviluppo-il-futuro-non-e-solo-una-questione-di-aiuti-corriere-del-giorno-29-settembre-2010-pag-25/denaro-e-paradiso_1"><img class="alignleft size-medium wp-image-5173" title="denaro-e-paradiso_1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/10/denaro-e-paradiso_1-187x300.jpg" alt="denaro-e-paradiso_1" width="187" height="300" /></a>Sino ad oggi i Paesi in via di sviluppo sono stati caratterizzati da una diffusa corruzione, da un elevato indebitamento pubblico, da una sostanziale incapacità a gestire la grande massa di aiuti internazionali. Molti di tali Paesi, inoltre, sono stati attraversati (e talora sono ancora attraversati!) da laceranti guerre civili e/o di confine (Sudan, Ciad, Eritrea, Etiopia, Somalia, Congo, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">La guerra oltre a bruciare preziose risorse allontana ogni prospettiva di crescita nel breve e nel lungo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello degli aiuti internazionali è un capitolo poco conosciuto, almeno al grande pubblico. Ancora oggi si preferisce attribuire al mondo occidentale la diffusa povertà dei Paesi del Sud del mondo. Naturalmente le colpe sussistono, ma non esattamente nel senso delineato dalla vulgata mediatica, come se tutto dipendesse da aiuti considerati sempre poco generosi ed insufficienti. William Easterly nel suo libro <em>Lo sviluppo inafferrabile. L’avventurosa ricerca della crescita economica nel Sud del mondo</em>, spiega molto bene i retroscena psicologici e i sensi di colpa che spingono l’Occidente a finanziare ripetutamente i Paesi del Terzo mondo. Con risultati praticamente nulli, quando non completamente controproducenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma Easterly non è il solo a pensarla in questo modo, anche se forse lo fa con una lucidità e una logica disarmanti. Dambisa Moyo, nata e cresciuta nello Zambia, dottorato in economia ad Oxford e master ad Harvard, ha lavorato per la Banca Mondiale a Washington e per la Goldman Sachs, una delle più grandi ed affermate banche d’affari degli Stati Uniti. Oggi è chiamata l’ “anti-Bono” per il pragmatismo delle sue posizioni sullo sviluppo del continente africano, che vanno nella direzione diametralmente opposta a quelle pubblicizzate dalla star della musica rock. Nel suo libro <em>La carità che uccide. Come gli aiuti dell’Occidente stanno devastando il Terzo Mondo</em>, Dambisa Moyo pone l’Occidente di fronte ai pregiudizi intrisi di sensi di colpa, che sono alla base delle sue “buone azioni”, e invita a liberarsene. Allo stesso tempo invita l’Africa a liberarsi dal paradosso degli aiuti dell’Occidente, sbandierati come il rimedio per eccellenza e che invece costituiscono il virus stesso &#8211; così afferma &#8211; di quella malattia che è la povertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli aiuti dei Paesi occidentali a quelli del Sud del mondo sono valutati in oltre mille miliardi di dollari, elargiti a pioggia a partire dagli anni ’50.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla seconda metà degli anni ’90, invece, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno iniziato a subordinare la concessione di prestiti e la stessa cancellazione del debito al rispetto di specifici parametri, come la riduzione della spesa pubblica, la liberalizzazione dei mercati, la riduzione della povertà attraverso strategie idonee a migliorare sanità e istruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi il risultato di quegli aiuti è dinanzi agli occhi di tutti…la situazione dell’economia africana è per gran parte ancora rovinosa. Tanto per Dambisa Moyo che per William Easterly gli aiuti occidentali costituiscono un’elemosina che, nella migliore delle ipotesi, costringe l’Africa a una perenne adolescenza economica, rendendola dipendente come da una droga. E nella peggiore, contribuisce a diffondere le pestilenze della corruzione e del peculato, grazie a massicce iniezioni di credito nelle vene di Paesi privi di una <em>governance</em> solida e trasparente e privi di un ceto medio capace di attività imprenditoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, per ritornare ad Easterly, aumentare i macchinari e in genere il capitale nei Paesi in via di sviluppo non è un’operazione di per sé risolutiva. I dati da lui profferti sono talmente abbondanti ed univoci che in effetti spingono a condividere tale tesi. La cancellazione del debito, che tanto commuove artisti e intellettuali europei, rischia di incoraggiare gli sprechi e l’abulia delle classi dirigenti dei Paesi del Terzo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il capitolo dell’istruzione secondo Easterly è “una formula magica” che, di per sé, ha portato al fallimento della crescita, nel senso che “investire in istruzione” non è la panacea a tutti i mali.</p>
<p style="text-align: justify;">Paradossalmente tale tesi trova conforto nel pensiero e nell’esperienza di padre Piero Gheddo, missionario del Pontificio istituto missioni estere, grande esperto di cose africane. Padre Gheddo scrive che l’Africa è un “cimitero di trattori” (cfr.: Rino Cammilleri, Ettore Gotti Tedeschi, <em>Denaro e paradiso. L’economia globale e il mondo cattolico</em>, Edizioni Piemme, 2004, pag. 96).  Che vuol dire? Che è inutile fornire aiuti e mezzi a chi non ha la mentalità giusta per trarne durevole frutto. Usando l’esempio della macchina agricola che, una volta rotta, viene abbandonata, padre Gheddo mette il dito sulla piaga: gli aiuti devono essere preceduti dall’istruzione, ma questa a sua volta necessita dell’<em>educazione</em>. Non serve a nulla innestare un addestramento “occidentale” su teste che seguono scale di valori completamente differenti…</p>
<p style="text-align: justify;">In tale prospettiva è utile riflettere sulle parole del Papa (Benedetto XVI, <em>Caritas in veritate, </em>Libreria Editrice Vaticana, 2009, pag. 150): “Una solidarietà più ampia a livello internazionale si esprime innanzitutto nel continuare a promuovere, anche in condizioni di crisi economica, un maggiore accesso all’educazione, la quale, d’altro canto, è condizione essenziale per l’efficacia della stessa cooperazione internazionale. Con il termine <em>educazione</em> non ci si riferisce solo all’istruzione o alla formazione al lavoro, entrambe cause importanti di sviluppo, ma alla formazione completa della persona”. Bisogna cercare di agire, insomma, sulla centralità della persona.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche per questo nella <em>Caritas in veritate</em> la povertà viene trattata come un&#8217;opportunità di sviluppo, anziché essere cristallizzata come il risultato di un meccanismo iniquo. E, in particolare nelle parti consacrate alla cooperazione internazionale, vi è un chiaro rigetto dell&#8217;assistenzialismo.</p>
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		<title>IL TERRORISMO DELLA DENATALITA&#8217; (Corriere del Giorno, 19 dicembre 2009, pag.30)</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 14:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
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		<description><![CDATA[L’enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate” al paragrafo 44 affronta la tematica della crescita demografica. In particolare il pontefice nota come da tempo si faccia passare l’idea &#8211; scorretta &#8211; che la crescita demografica sia la causa prima del  sottosviluppo anche economico. L’esperienza insegna, invece, che grandi Nazioni sono uscite dalla miseria grazie al numero e alla capacità degli abitanti, mentre Nazioni floride sono andate in declino a causa della denatalità, che «…mette in crisi i sistemi di assistenza, ne aumenta i costi, contrae l’accantonamento di risparmio e di conseguenza le risorse finanziarie  necessarie agli investimenti, riduce la disponibilità di lavoratori qualificati, restringe il bacino dei “cervelli” a cui attingere per le necessità della Nazione» [paragrafo n.44]. Inoltre – aggiunge Benedetto XVI – le famiglie di piccola dimensione corrono il rischio di impoverire le relazioni sociali e di non garantire forme efficaci di solidarietà. Anche l’Italia – ci ricordano le recenti indagini statistiche – è tuttora ben al di sotto della normale soglia riproduttiva e viaggia verso l’invecchiamento della popolazione. Oggi assistiamo al paradosso che mentre nelle regioni povere congiurano contro la vita gli alti tassi di mortalità infantile, nei Paesi più sviluppati operano una legislazione e una mentalità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3619" href="http://www.recensioni-storia.it/terrorismo-dal-volto-umano-nel-nuovo-volume-di-michel-schooyans-per-le-edizioni-cantagalli/attachment/9788882724735"><img class="alignleft size-full wp-image-3619" title="9788882724735" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/12/9788882724735.jpg" alt="9788882724735" width="124" height="182" /></a></p>
<p>L’enciclica di <strong>Benedetto XVI</strong> “Caritas in veritate” al paragrafo 44 affronta la tematica della crescita demografica. In particolare il pontefice nota come da tempo si faccia passare l’idea &#8211; scorretta &#8211; che la crescita demografica sia la causa prima del  sottosviluppo anche economico. L’esperienza insegna, invece, che grandi Nazioni sono uscite dalla miseria grazie al numero e alla capacità degli abitanti, mentre Nazioni floride sono andate in declino a causa della denatalità, che «…mette in crisi i sistemi di assistenza, ne aumenta i costi, contrae l’accantonamento di risparmio e di conseguenza le risorse finanziarie  necessarie agli investimenti, riduce la disponibilità di lavoratori qualificati, restringe il bacino dei “cervelli<em>” </em>a cui attingere per le necessità della Nazione» [paragrafo n.44].</p>
<p>Inoltre – aggiunge Benedetto XVI – le famiglie di piccola dimensione corrono il rischio di impoverire le relazioni sociali e di non garantire forme efficaci di solidarietà.</p>
<p>Anche l’Italia – ci ricordano le recenti indagini statistiche – è tuttora ben al di sotto della normale soglia riproduttiva e viaggia verso l’invecchiamento della popolazione.</p>
<p>Oggi assistiamo al paradosso che mentre nelle regioni povere congiurano contro la vita gli alti tassi di mortalità infantile, nei Paesi più sviluppati operano una legislazione e una mentalità contrarie alla vita: «…perdurano in varie parti del mondo pratiche di controllo demografico da parte dei governi, che spesso diffondono la contraccezione e giungono a imporre anche l’aborto. Nei Paesi economicamente più sviluppati, le legislazioni contrarie alla vita sono molto diffuse e hanno ormai condizionato il costume e la prassi, contribuendo a diffondere una mentalità antinatalista che spesso si cerca di trasmettere anche ad altri Stati come se fosse un progresso culturale. Alcune Organizzazioni non governative, poi, operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta nei Paesi poveri l’adozione della pratica della sterilizzazione, anche su donne inconsapevoli. Vi è inoltre il fondato sospetto che a volte gli stessi aiuti allo sviluppo vengano collegati a determinate politiche sanitarie implicanti di fatto l’imposizione di un forte controllo delle nascite. Preoccupanti sono altresì tanto le legislazioni che prevedono l’eutanasia quanto le pressioni di gruppi nazionali e internazionali che ne rivendicano il riconoscimento giuridico». [Caritas in veritate, paragrafo n.28].</p>
<p>Dunque – scrive il Papa – talune Organizzazioni non governative operano attivamente per promuovere nei Paesi poveri l’adozione di pratiche spacciate come “sanitarie”, ma che di fatto sono antinataliste: la contraccezione, l’aborto, la sterilizzazione. A questa campagna mondiale contro la vita non sono estranei neppure alcuni grandi organismi internazionali.</p>
<p>Di tale specifica tematica ci offre uno spaccato estremamente interessante il recente volume di <strong>Michel Schooyans, </strong>filosofo e teologo, nonché professore emerito all’Università di Lovanio, dove insegna filosofia politica ed etica delle questioni demografiche. Il libro è pubblicato dalle Edizioni Cantagalli di Siena e ha il titolo emblematico “<em>Terrorismo dal volto umano</em>”. La tesi sostenuta da Schooyans è tanto forte quanto documentata: un nuovo terrorismo – quello dei colletti bianchi – sta insidiando il mondo. Si è imposto nelle più grandi organizzazioni internazionali: Onu, Banca Mondiale, Fondo monetario internazionale, Organizzazione mondiale per la sanità (Oms)…</p>
<p>Questo terrorismo presenta un volto umano perché sembra onorare la persona nella misura in cui tali organizzazioni internazionali varano programmi finalizzati a ridurre la mortalità materna, quella infantile, le malattie sessualmente trasmissibili. Sono programmi finalizzati, in generale, a rendere accessibili al più grande numero di persone le cure di base in materia di sanità. Ma questi buoni propositi, scrive Schooyans, non bastano a nascondere il forte tenore ideologico – neomaltusiano – di certi documenti. Nel 2004, per esempio, l’Oms ha pubblicato un dossier strategico dal titolo <em>Reproductive Health</em>, generalmente tradotto in italiano con l’espressione “salute riproduttiva”. Si potrebbe credere che questa espressione voglia intendere le cure preventive e curative di cui la madre può disporre durante la gravidanza o durante il parto, così come le cure date in caso di sterilità o di malattie sessualmente trasmissibili. In realtà, nota Schooyans, “… l’espressione salute riproduttiva è un tipico prodotto dell’ingegneria verbale e abbraccia significati molteplici.  Se può rimandare alle cure che abbiamo citato, essa rimanda anche alla contraccezione, all’aborto senza rischio, a una certa educazione sessuale delle adolescenti, al cambiamento di leggi e mentalità” (pag. 76).</p>
<p>Secondo l’Autore siamo in presenza di un documento tipicamente maltusiano, e tutto converge verso la supposta necessità di controllare la crescita della popolazione nei Paesi poveri, tramite aborto e contraccezione di massa. In conformità con l’enciclica “<em>Caritas in veritate</em>”, Schooyans ricorda come in realtà non è mai stata dimostrata la necessità di un tale controllo per garantire lo sviluppo dei Paesi poveri.</p>
<p>Sulla stessa linea dell’Oms si pongono i documenti ufficiali degli altri grandi organismi ONU: l’UNFPA (United Nations Population Fund), l’UNICEF, l’UNAIDS (il programma delle Nazioni Unite contro l’aids), la Banca Mondiale…</p>
<p>Non a caso, proprio a motivo dell’appoggio dato dall’Unicef all’aborto, nel 1996 la santa Sede ha cancellato il suo contributo a tale organizzazione.</p>
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		<title>COREA DEL NORD: ANCORA SCENARI DA GUERRA FREDDA (L&#8217;Ora del Salento, 11 luglio 2009, pag. 11)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/corea-del-nord-ancora-scenari-da-guerra-fredda-lora-del-salento-11-luglio-2009-pag-11</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 06:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<description><![CDATA[Emblematicamente il Messaggero di domenica 5 luglio titola: “Pyongyang, sette missili per la festa americana”. Ed infatti come noto la Corea del Nord ha festeggiato a suo modo il 4 luglio, giorno dell’Indipendence Day per gli U.S.A., lanciando sette missili nel Mar del Giappone. Così dopo l’esperimento atomico dello scorso 25 maggio, sono seguiti altri lanci missilistici, sino a questi primi giorni di luglio. La minaccia coreana (con un potenziale stimato che oscilla da 2 a 15 testate nucleari) viene talmente presa sul serio dall’Amministrazione statunitense che è stato necessario assicurare la popolazione delle Hawaii – lo Stato americano più vicino alla Corea del Nord, nonché terra natale del Presidente Obama – circa le capacità della difesa statunitense di intercettare eventuali missili intercontinentali. Ovviamente anche i sistemi anti-missile di Giappone e Corea del Sud sono in stato di allerta. Le sanzioni applicate dalle Nazioni Unite al regime comunista della Corea del Nord vengono facilmente aggirate grazie al sostegno sotterraneo ma determinante della Repubblica Popolare cinese. Pechino ha accettato di votare il 12 giugno scorso la risoluzione 1874 del Consiglio di Sicurezza &#8211; tutti e quindici i membri del Consiglio di Sicurezza hanno dato il via libera a una proposta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Emblematicamente il Messaggero di domenica 5 luglio titola: “Pyongyang, sette missili per la festa americana”. Ed infatti come noto la Corea del Nord ha festeggiato a suo modo il 4 luglio, giorno dell’Indipendence Day per gli U.S.A., lanciando sette missili nel Mar del Giappone. Così dopo l’esperimento atomico dello scorso 25 maggio, sono seguiti altri lanci missilistici, sino a questi primi giorni di luglio. La minaccia coreana (con un potenziale stimato che oscilla da 2 a 15 testate nucleari) viene talmente presa sul serio dall’Amministrazione statunitense che è stato necessario assicurare la popolazione delle Hawaii<span id="more-2848"></span> – lo Stato americano più vicino alla Corea del Nord, nonché terra natale del Presidente Obama – circa le capacità della difesa statunitense di intercettare eventuali missili intercontinentali. Ovviamente anche i sistemi anti-missile di Giappone e Corea del Sud sono in stato di allerta. Le sanzioni applicate dalle Nazioni Unite al regime comunista della Corea del Nord vengono facilmente aggirate grazie al sostegno sotterraneo ma determinante della Repubblica Popolare cinese. Pechino ha accettato di votare il 12 giugno scorso la risoluzione 1874 del Consiglio di Sicurezza &#8211; tutti e quindici i membri del Consiglio di Sicurezza hanno dato il via libera a una proposta di risoluzione messa a punto da Gran Bretagna, Francia, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti -. La Cina continua però a dare l’impressione di non volere utilizzare la propria forza per indurre alla ragione il piccolo e pericoloso alleato nord-coreano.<br />
In questa partita sulla sicurezza mondiale potrà tornare a dire la sua anche l’Aiea, e cioè l’Agenzia Internazionale atomica.<br />
Il 2 luglio scorso il candidato giapponese Yukiya Amano è stato eletto quale successore dell’egiziano Mohamed El Baradei. Sui 35 membri che costituiscono il corpo direttivo dell&#8217;organismo che ha sede a Vienna, Amano ha ricevuto 23 voti, 11 contrari e 1 astenuto.<br />
Il nuovo direttore dell’Agenzia ha dunque battuto il suo omologo sudafricano Abdul Samad Minty, considerato come il rappresentante degli interessi dei Paesi terzomondisti e in via di sviluppo. Amano riceve dal suo predecessore un’agenda carica di dossier bollenti: il contenzioso sul programma nucleare iraniano; la rinnovata minaccia atomica nord-coreana; il processo di ratifica – oggi fermo – del Trattato di non proliferazione nucleare.</p>
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		<title>DURBAN II: SE L’IRAN INSEGNA AL MONDO I DIRITTI UMANI…</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 13:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<description><![CDATA[La cronaca di questi giorni ha sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica nuovi casi di sopraffazione delle donne in vari Paesi islamici. Dall’Afghanistan &#8211; dove è in procinto di diventare legge un testo che consente lo stupro coniugale -, al Pakistan &#8211; dove i Talebani liberamente processano, fucilano e pubblicano su internet la condanna a morte di due persone accusate di essere “amanti” -. Nonostante ciò i rappresentanti dei paesi musulmani presenti alla Conferenza Internazionale di Ginevra, nel corso del cosiddetto Durban 2, applaudono entusiasti alle arringhe del presidente iraniano Ahmadinejad contro Israele. Insomma alla conferenza dell’ONU sul razzismo sono saliti in cattedra per dare lezioni di diritti umani i delegati di Paesi come il Sudan, la Libia, Cuba…e, ovviamente, l’Iran. Ecco allora il commento del bravo Fausto Biloslavo, inviato speciale de “Il Giornale”, a proposito della “passerella degli ipocriti” andata in scena a Ginevra: “L’ambasciatrice libica che toglie la parola alla vittima delle torture o il rappresentante cubano che a suo tempo si era rifiutato di condannare Saddam, quando “gasava” i curdi. Per non parlare dei sudanesi che lavorano dietro le quinte contro i tribunali delle stesse Nazioni Unite e il presidente di un’organizzazione non governativa palestinese accusato di collegamento con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--><a rel="attachment wp-att-2080" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2080"><img class="alignleft size-full wp-image-2080" title="durban" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/04/durban.gif" alt="durban" width="125" height="152" /></a>La cronaca di questi giorni ha sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica nuovi casi di sopraffazione delle donne in vari Paesi islamici. Dall’Afghanistan &#8211; dove è in procinto di diventare legge un testo che consente lo stupro coniugale -, al Pakistan &#8211; dove i Talebani liberamente processano, fucilano e pubblicano su internet la condanna a morte di due persone accusate di essere “amanti” -.</p>
<p>Nonostante ciò i rappresentanti dei paesi musulmani presenti alla Conferenza Internazionale di Ginevra, nel corso del cosiddetto Durban 2, applaudono entusiasti alle arringhe del presidente iraniano <strong>Ahmadinejad</strong> contro Israele. Insomma alla conferenza dell’ONU sul razzismo sono saliti in cattedra per dare lezioni di diritti umani i delegati di Paesi come il Sudan, la Libia, Cuba…e, ovviamente, l’Iran.</p>
<p>Ecco allora il commento del bravo Fausto Biloslavo, inviato speciale de “Il Giornale”, a proposito della “passerella degli ipocriti” andata in scena a Ginevra: “<em>L’ambasciatrice libica che toglie la parola alla vittima delle torture o il rappresentante cubano che a suo tempo si era rifiutato di condannare Saddam, quando “gasava” i curdi. Per non parlare dei sudanesi che lavorano dietro le quinte contro i tribunali delle stesse Nazioni Unite e il presidente di un’organizzazione non governativa palestinese accusato di collegamento con i terroristi. Durban II è un festival di gaffe, ipocrisie e personaggi impresentabili. Una conferenza dominata da paesi che fanno a pugni con i principi di libertà e diritti umani</em>.”</p>
<p><span> </span><span> </span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
]]></content:encoded>
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		<title>BENEDETTO XVI ALL’O.N.U. (L&#8217;Ora del Salento, 26 aprile 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 May 2008 19:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>

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		<description><![CDATA[Il discorso che Benedetto XVI ha pronunciato davanti all&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite contiene una novità, almeno per il modo esplicito con cui è stata posta: la difesa dei diritti umani spetta non solo agli Stati, ma anche alla comunità internazionale. Lo si è constatato analizzando l&#8217;intervento del Papa di venerdì 18 aprile al Palazzo di Vetro, davanti a 3.000 rappresentanti degli Stati del mondo. Nel 60° anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’Uomo, il Papa ha voluto ricordarne il valore, che oggi comincia forse ad essere dimenticato e che invece è fondamentale per tutelare la dignità della persona umana in ogni angolo della terra. Tale responsabilità dunque non spetta solo agli Stati: quando infatti questi non ne siano capaci, o peggio ancora non intendano farlo, diventa compito della comunità internazionale:“Se gli Stati non sono in grado di garantire simile protezione, la comunità internazionale deve intervenire con i mezzi giuridici previsti dalla Carta delle Nazioni Unite e da altri strumenti internazionali. L’azione della comunità internazionale e delle sue istituzioni, supposto il rispetto dei principi che sono alla base dell’ordine internazionale, non deve mai essere interpretata come un’imposizione indesiderata e una limitazione di sovranità. Al contrario, è l’indifferenza o la mancanza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/ph_usapapa3flgs_gr.jpg" title="ph_usapapa3flgs_gr.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/ph_usapapa3flgs_gr.thumbnail.jpg" alt="ph_usapapa3flgs_gr.jpg" /></a><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"> Il discorso che Benedetto XVI ha pronunciato davanti all&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite contiene una novità, almeno per il modo esplicito con cui è stata posta: la difesa dei diritti umani spetta non solo agli Stati, ma anche alla comunità internazionale.<o></o></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Lo si è constatato analizzando l&#8217;intervento del Papa di venerdì 18 aprile al Palazzo di Vetro, davanti a 3.000 rappresentanti degli Stati del mondo.<o></o></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Nel 60° anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’Uomo, il Papa ha voluto ricordarne il valore, che oggi comincia forse ad essere dimenticato e che invece è fondamentale per tutelare la dignità della persona umana in ogni angolo della terra. <o></o></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Tale responsabilità dunque non spetta solo agli Stati: quando infatti questi non ne siano capaci, o peggio ancora non intendano farlo, diventa compito della comunità internazionale:</span><span id="more-456"></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">“<em>Se gli Stati non sono in grado di garantire simile protezione, la comunità internazionale deve intervenire con i mezzi giuridici previsti dalla Carta delle Nazioni Unite e da altri strumenti internazionali. L’azione della comunità internazionale e delle sue istituzioni, supposto il rispetto dei principi che sono alla base dell’ordine internazionale, non deve mai essere interpretata come un’imposizione indesiderata e una limitazione di sovranità. Al contrario, è l’indifferenza o la mancanza di intervento che recano danno reale …</em>”.</span> <span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><span> </span><o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Dopo aver respinto la stravagante tesi che i diritti umani sarebbero “un fatto interno” dei singoli Stati, il Papa ha quindi ricordato che “… <em>i diritti umani debbono includere il diritto di libertà religiosa … È perciò inconcepibile che dei credenti debbano sopprimere una parte di se stessi – la loro fede – per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti. I diritti collegati con la religione sono quanto mai bisognosi di essere protetti se vengono considerati in conflitto con l’ideologia secolare prevalente o con posizioni di una maggioranza religiosa di natura esclusiva. Non si può limitare la piena garanzia della libertà religiosa al libero esercizio del culto; al contrario, deve esser tenuta in giusta considerazione la dimensione pubblica della religione e quindi la possibilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell’ordine sociale … <o></o></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Il Pontefice non ha tralasciato di ricordare che tali diritti sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell&#8217;uomo e presente nelle diverse culture e civiltà.</span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o></o></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>PREGHIERA PER L’AFRICA CHE BRUCIA (L&#8217;Ora del Salento, 16 febbraio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2008 09:52:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Ciad]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[U.E.]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Africana]]></category>

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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEOPOLITICO Ormai è sicuro: il tempo nel Darfur gioca a favore del Presidente sudanese Omar el Bashir, che dopo aver promesso all’Unione Africana e alla comunità internazionale (anche al Presidente del Consiglio Romano Prodi) iniziative di disarmo unilaterale, ha di nuovo scatenato le sue forze, militari e paramilitari, contro i villaggi della regione. Nel Darfur da anni ormai i movimenti autonomisti chiedono condizioni minime di sopravvivenza e la fine degli assalti indiscriminati da parte dei Janjaweed, i predoni arabi a cavallo, ausiliari delle forze governative di Khartoum. Il presidente el Bashir in questi ultimi tempi sta invece allargando il proprio raggio d’azione, sostenendo le milizie fondamentaliste ed antigovernative nel confinante Ciad. Qui si trovano migliaia di profughi provenienti dal Darfur, assistiti alla meno peggio nei campi di accoglienza gestiti dall’ONU. Così il presidente sudanese raggiunge tre obiettivi: prolunga i tempi del programmato dispiegamento della forza multinazionale in Darfur (che dovrebbe operare proprio a partire dal confine ciadiano); sottrae ogni via di scampo ai profughi; destabilizza la regione indebolendo il presidente ciadiano Idris Deby. Nei primi giorni di febbraio, proprio nell’imminenza dell’arrivo del piccolo contingente europeo di Eufor (in tutto 3.700 uomini), che avrebbe avuto il compito di proteggere profughi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">OSSERVATORIO GEOPOLITICO</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/040511_map_sudan.jpg" title="040511_map_sudan.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/040511_map_sudan.thumbnail.jpg" alt="040511_map_sudan.jpg" /></a><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'"> Ormai è sicuro: il tempo nel Darfur gioca a favore del Presidente sudanese <strong><em>Omar el Bashir, </em></strong>che dopo aver promesso all’Unione Africana e alla comunità internazionale (anche al Presidente del Consiglio Romano Prodi) iniziative di disarmo unilaterale, ha di nuovo scatenato le sue forze, militari e paramilitari, contro i villaggi della regione. <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Nel Darfur da anni ormai i movimenti autonomisti chiedono condizioni minime di sopravvivenza e la fine degli assalti indiscriminati da parte dei <em>Janjaweed</em>, i predoni arabi a cavallo, ausiliari delle forze governative di Khartoum. <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Il presidente <em>el Bashir</em> in questi ultimi tempi sta invece allargando il proprio raggio d’azione, sostenendo le milizie fondamentaliste ed antigovernative nel confinante Ciad. </span><span id="more-408"></span><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Qui si trovano migliaia di profughi provenienti dal Darfur, assistiti alla meno peggio nei campi di accoglienza gestiti dall’ONU. Così il presidente sudanese raggiunge tre obiettivi: prolunga i tempi del programmato dispiegamento della forza multinazionale in Darfur (che dovrebbe operare proprio a partire dal confine ciadiano); sottrae ogni via di scampo ai profughi; destabilizza la regione indebolendo il presidente ciadiano <strong><em>Idris Deby.</em></strong><em> </em>Nei primi giorni di febbraio, proprio nell’imminenza dell’arrivo del piccolo contingente europeo di Eufor (in tutto 3.700 uomini), che avrebbe avuto il compito di proteggere profughi sudanesi e centrafricani, nonché i cooperatori umanitari dell’ONU e delle ONG, una coalizione di ribelli<span>  </span>ha attaccato la capitale<span>  </span>ciadiana <em>N’Djamena</em>. Le forze governative del Presidente <strong><em>Idris Deby</em></strong> hanno respinto l’attacco con estrema difficoltà e molti quartieri della città sono stati devastati; mentre i 250.000 profughi del Darfur che vivono in territorio ciadiano nei campi d’accoglienza sono sempre in pericolo. <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Dunque si allungano i tempi dell’arrivo di qualsiasi forza multinazionale nella regione, sia dell’Unione Africana (UNAMID) che di quella europea (EUFOR). <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Anche dal Kenya continuano a giungere notizie di violenze e saccheggi, e di difficoltà per il mediatore Kofi Annan. Se sommati alle crisi endemiche di altre zone dell’Africa centrale e orientale, come la Repubblica Centrafricana, il<span>  </span>Congo e la Somalia, si comprende il senso<span>  </span>della grande preghiera per l’Africa proposta, per questa quaresima, dalla Conferenza Episcopale italiana. <o></o></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>DALL’ONU PIU’ FONDI ALLE LOBBY DELL’ABORTO CHE AI PAESI POVERI</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 06:55:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEO-POLITICO Il Papa nel corso del tradizionale incontro di inizio anno con i rappresentanti del corpo diplomatico accreditato presso il Vaticano ha auspicato che la moratoria Onu sulla pena di morte possa stimolare il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita. Benedetto XVI ha aggiunto: &#8220;Non posso che deplorare gli attacchi perpetrati in tutti i continenti contro la vita umana&#8220;. L’ennesimo appello del pontefice a ripensare a livello internazionale le politiche abortiste ed anti-nataliste giunge proprio mentre sono stati diffusi i dati contenuti nel “Report 2007” dell’UNFPA, e cioè dell’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della popolazione del mondo: la United Nation Fund Population Agency. I dati riguardano il bilancio del 2006. Scorrendo il rapporto si scopre che dei 389,3 milioni di dollari ricevuti dai 180 Paesi finanziatori, ben 148,1 milioni sono stati destinati a politiche che riguardano i “diritti riproduttivi”, che nel sibillino linguaggio ONU significano campagne volte a promuovere “aborto” e “contraccezione”, specialmente nei paesi del Terzo Mondo. Di contro, appena 50,9 milioni di dollari (un terzo circa) sono stati impiegati per favorire politiche di autentico sviluppo dell’economia. Proprio a causa di tale marcato atteggiamento abortista ed anti-life gli Stati Uniti si sono tirati fuori dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p class="MsoBodyText" style="text-align: center" align="center">OSSERVATORIO GEO-POLITICO</p>
</blockquote>
<p class="MsoBodyText" style="text-align: center" align="center"><o> </o></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%"> <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%" align="left"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/01/onu.jpg" title="onu.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/01/onu.thumbnail.jpg" alt="onu.jpg" /></a><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"> Il Papa nel corso del tradizionale incontro di inizio anno con i rappresentanti del corpo diplomatico accreditato presso il Vaticano ha auspicato che la moratoria Onu sulla pena di morte possa stimolare il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita. <o></o></span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'">Benedetto XVI ha aggiunto: &#8220;<em>Non posso che deplorare gli attacchi perpetrati in tutti i continenti contro la vita umana</em>&#8220;. L’ennesimo appello del pontefice a ripensare a livello internazionale le politiche abortiste ed anti-nataliste giunge proprio mentre sono stati diffusi i dati contenuti nel “<em>Report 2007</em>” dell’UNFPA, e cioè dell’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della popolazione del mondo: la <em>United Nation Fund Population Agency</em>.</span><span id="more-390"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"><!--[if gte vml 1]><v :shapetype  id="_x0000_t75" coordsize="21600,21600" o:spt="75" o:preferrelative="t"  path="m@4@5l@4@11@9@11@9@5xe" filled="f" stroked="f">  <v :stroke joinstyle="miter"/>  </v><v :formulas>   <v :f eqn="if lineDrawn pixelLineWidth 0"/>   <v :f eqn="sum @0 1 0"/>   <v :f eqn="sum 0 0 @1"/>   <v :f eqn="prod @2 1 2"/>   <v :f eqn="prod @3 21600 pixelWidth"/>   <v :f eqn="prod @3 21600 pixelHeight"/>   <v :f eqn="sum @0 0 1"/>   <v :f eqn="prod @6 1 2"/>   <v :f eqn="prod @7 21600 pixelWidth"/>   <v :f eqn="sum @8 21600 0"/>   <v :f eqn="prod @7 21600 pixelHeight"/>   <v :f eqn="sum @10 21600 0"/>  </v>  <v :path o:extrusionok="f" gradientshapeok="t" o:connecttype="rect"/>  <o :lock v:ext="edit" aspectratio="t"/> <v :shape id="_x0000_i1025" type="#_x0000_t75" alt="" style='width:.75pt;  height:.75pt'>  <v :imagedata src="file:///C:\DOCUME~1\HP_ADM~1\IMPOST~1\Temp\msohtmlclip1\01\clip_image001.gif"   o:href="http://www.rainews24.rai.it/images/eee.gif"/> </v>< ![endif]--><!--[if !vml]--><img src="file:///C:/DOCUME%7E1/HP_ADM%7E1/IMPOST%7E1/Temp/msohtmlclip1/01/clip_image001.gif" v:shapes="_x0000_i1025" height="1" width="1" /><!--[endif]-->I dati riguardano il bilancio del 2006. Scorrendo il rapporto si scopre che dei <strong>389,3</strong> milioni di dollari ricevuti dai 180 Paesi finanziatori,<span>  </span>ben <strong>148,1</strong> milioni sono stati destinati a politiche che riguardano i “<em>diritti riproduttivi</em>”, che nel sibillino linguaggio ONU significano campagne volte a promuovere “aborto” e “contraccezione”, specialmente nei paesi del Terzo Mondo.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'">Di contro, appena <strong>50,9</strong> milioni di dollari (un terzo circa) sono stati impiegati per favorire politiche di autentico sviluppo dell’economia.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'">Proprio a causa di tale marcato atteggiamento abortista ed <em>anti-life</em> gli Stati Uniti si sono tirati fuori dal programma, rifiutandosi di finanziare strategie di pianificazione delle nascite tramite aborto e sistemi di contraccezione di massa. L’UNFPA per esempio ha appoggiato le campagne di aborto forzato pianificate in Cina dal regime comunista, finalizzate alla politica del “figlio unico”. </span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'">In particolare </span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'">le bambine sono state oggetto di tale assurda pianificazione familiare. Qualche anno fa <strong><em>Amartya Sen</em></strong>, premio nobel per l’economia, denunciava: “<em>Sessanta milioni di bambine sono state cancellate in seguito ad infanticidi o aborti selettivi di feti femmine, resi possibili dai progressi tecnologici</em>”. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'">In quest’opera nefasta, che qualcuno ha definito “<em>il massacro di Eva, prima che nasca</em>”, l’ONU e le sue agenzie non sono esenti da responsabilità: <span> </span>“<em>Un messaggio</em> <em>esplicito:</em>” – chiosa <strong>Avvenire</strong> nello speciale di domenica 6 gennaio 2007 a pag.9 <strong>–<span>  </span>“</strong><em>è più importante appoggiare le politiche anti-nataliste che non quelle incentrate sul miglioramento del benessere della gente</em>”.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"><o> </o></span></p>
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		<title>BENEDICTO XVI: MENSAJE DEL SANTO PADRE  AL DIRECTOR GENERAL DE LA FAO CON MOTIVO DE LA JORNADA MUNDIAL DE LA ALIMENTACION</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Oct 2007 07:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;&#8230;Debemos constatar que los esfuerzos realizados hasta ahora no parecen haber disminuido significativamente el número de hambrientos en el mundo, a pesar de que todos reconocen que la alimentación es un derecho primario. Esto es debido quizás a que se tiende a actuar motivados, sólo o principalmente, por consideraciones técnicas y económicas, olvidando la prioridad de la dimensión ética del “dar de comer a los hambrientos”. Esta prioridad atañe al sentimiento de compasión y solidaridad propio del ser humano, que lleva a compartir unos con otros no sólo los bienes materiales, sino el amor del que todos tenemos necesidad. Efectivamente, damos demasiado poco si sólo ofrecemos cosas materiales. Los datos disponibles muestran que el incumplimiento del derecho a la alimentación se debe no sólo a causas de tipo natural sino, sobre todo, a situaciones provocadas por el comportamiento de los hombres y que desembocan en un deterioro general de tipo social, económico y humano. Cada vez son más numerosas las personas que, a causa de la pobreza o de conflictos sangrientos, se ven obligadas a dejar sus casas y sus seres queridos para buscar sustento fuera de su tierra. No obstante los compromisos internacionales, muchas de ellas son rechazadas. Es [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img id="image334" height="96" alt="grano.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/10/grano.miniatura.jpg" /> &#8220;&#8230;Debemos constatar que los esfuerzos realizados hasta ahora no parecen haber disminuido significativamente el número de hambrientos en el mundo, a pesar de que todos reconocen que la alimentación es un derecho primario. Esto es debido quizás a que se tiende a actuar motivados, sólo o principalmente, por consideraciones técnicas y económicas, olvidando la prioridad de la dimensión ética del “dar de comer a los hambrientos”. Esta prioridad atañe al sentimiento de compasión y solidaridad propio del ser humano, que lleva a compartir unos con otros no sólo los bienes materiales, sino el amor del que todos tenemos necesidad. Efectivamente, damos demasiado poco si sólo ofrecemos cosas materiales. <span id="more-333"></span> Los datos disponibles muestran que el incumplimiento del derecho a la alimentación se debe no sólo a causas de tipo natural sino, sobre todo, a situaciones provocadas por el comportamiento de los hombres y que desembocan en un deterioro general de tipo social, económico y humano. Cada vez son más numerosas las personas que, a causa de la pobreza o de conflictos sangrientos, se ven obligadas a dejar sus casas y sus seres queridos para buscar sustento fuera de su tierra. No obstante los compromisos internacionales, muchas de ellas son rechazadas.</p>
<p align="left">Es necesario, por tanto, que madure entre los miembros de la Comunidad de las Naciones una conciencia solidaria que considere la alimentación como un derecho universal de todos los seres humanos, sin distinciones ni discriminaciones.</p>
<p align="left">El objetivo de erradicar el hambre y, al mismo tiempo, contar con una alimentación sana y suficiente, requiere también métodos y acciones específicas que permitan una explotación de los recursos que respete el patrimonio de la creación. Trabajar en esta dirección es una prioridad que conlleva no sólo beneficiarse de los resultados de la ciencia, de la investigación y de las tecnologías, sino tener también en cuenta los ciclos y el ritmo de la naturaleza conocidos por la gente de zonas rurales, así como proteger los usos tradicionales de las comunidades indígenas, dejando a un lado razones egoístas y exclusivamente económicas&#8230;&#8221;</p>
<p align="left">Vaticano, 4 ottobre 2007 (dal sito: <a href="http://www.vatican.va/">www.vatican.va</a>)</p>
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		<title>Notizie dall&#8217;estero 19 giugno 2006</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/notizie-dallestero-19-giugno-2006</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Jun 2006 08:37:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICA RADIOFONICA "L'INTERNAZIONALE"]]></category>
		<category><![CDATA[Somalia]]></category>

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		<description><![CDATA[Un cordiale ben ritrovati a tutti gli ascoltatori che con pazienza ci seguono in quest&#8217;itinerario fra le strade del mondo. Con l&#8217;appuntamento di oggi terminiamo questa pagina settimanale sull&#8217;informazione internazionale, in concomitanza con l&#8217;imminente pausa estiva. Bene, allora apriamo questa ultima puntata di oggi, apriamo la nostra finestra sul mondo con un aggiornamento che viene dall&#8217;Iraq. Mentre purtroppo continuano gli scontri fra Sciiti e Sunniti, e continuano tanto i rapimenti quanto le esplosioni degli uomini-bomba nelle moschee, il premier Al Maliki ha scelto gli uomini che andranno a ricoprire le cariche ministeriali &#8211; della difesa e degli interni &#8211; che servivano a completare la compagine governativa. Si tratta di un passaggio di non poco conto, perchè completa il quadro istituzionale iracheno, nato dalle ripetute libere elezioni che si sono svolte nel Paese. Attraverso questa nostra rubrica settimanale abbiamo informato di volta in volta sul progredire della rinascita e della formazione delle nuove istituzioni irachene del dopo-Saddam; ebbene possiamo dire che adesso il quadro istituzionale è pressocchè completo. Certo, perfino il presidente Bush a seguito del suo recente viaggio-lampo a Baghdad, ha ammesso che ora, più che mai, il futuro dell&#8217;Iraq è nelle mani della sua gente: il Paese ha comunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3"><img id="image207" height="93" alt="iraqi_prime_minister_nouri_al-maliki.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/05/iraqi_prime_minister_nouri_al-maliki.miniatura.jpg" /> Un cordiale ben ritrovati a tutti gli ascoltatori che con pazienza ci seguono in quest&#8217;itinerario fra le strade del mondo.<br />
</font><font size="3">Con l&#8217;appuntamento di oggi terminiamo questa pagina settimanale sull&#8217;informazione internazionale, in concomitanza con l&#8217;imminente pausa estiva.<br />
</font><font size="3">Bene, allora apriamo questa ultima puntata di oggi, apriamo la nostra finestra sul mondo con un aggiornamento che viene dall&#8217;Iraq.<br />
</font><font size="3">Mentre purtroppo continuano gli scontri fra Sciiti e Sunniti, e continuano tanto i rapimenti quanto le esplosioni degli uomini-bomba nelle moschee, il premier <em>Al Maliki</em> ha scelto gli uomini che andranno a ricoprire le cariche ministeriali &#8211; della difesa e degli interni &#8211; che servivano a completare la compagine governativa. <span id="more-149"></span>  </font></p>
<p><font size="3">Si tratta di un passaggio di non poco conto, perchè completa il quadro istituzionale iracheno, nato dalle ripetute libere elezioni che si sono svolte nel Paese. Attraverso questa nostra rubrica settimanale abbiamo informato di volta in volta sul progredire della rinascita e della formazione delle nuove istituzioni irachene del dopo-Saddam; ebbene possiamo dire che adesso il quadro istituzionale è pressocchè completo. Certo, perfino il presidente Bush a seguito del suo recente viaggio-lampo a Baghdad, ha ammesso che ora, più che mai, il futuro dell&#8217;Iraq è nelle mani della sua gente: il Paese ha comunque gli strumenti per avviarsi sulla strada della democrazia e di una relativa pace, oppure può sprofondare definitivamente nella guerra civile, di tutti contro tutti. Mentre l&#8217;Italia di Prodi e D&#8217;Alema avvia febbrilmente le operazioni di ritiro dei nostri soldati, speriamo davvero che tanta brava gente irachena riesca a farcela con le sue forze e con l&#8217;aiuto degli Stati Uniti, aiuto che ancora non mancherà.<br />
</font><font size="3">E adesso occupiamoci di un altro argomento, e cioè di un interessante articolo apparso sul giornale <em>Avvenire</em>, che come sapete è il quotidiano della CEI, la Conferenza dei Vescovi italiani.<br />
</font><font size="3">Avvenire dà spazio al viaggio in Italia di <em>Asma Jahangir</em>, che è una donna pachistana di 54 anni, avvocato e attivista nel suo Paese per i diritti umani.<br />
</font><font size="3">Proprio in tale veste nel 2004 è stata nominata relatrice speciale delle Nazioni Unite sul problema della libertà religiosa nel mondo, all&#8217;interno della Commissione ONU per i diritti umani. A tal proposito ricordiamo anzi che, come riporta Repubblica del 19 giugno a pagina 18, di recente la Commissione è stata trasformata in Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. E&#8217; da notare che nello stesso Comitato permanente del nuovo Consiglio fanno parte anche Cuba e la Cina, notoriamente poco rispettosi dei diritti umani.<br />
</font><font size="3">Ma torniamo all&#8217;articolo di Avvenire e al viaggio in Italia di <em>Asma Jahangir</em> Il suo mandato consiste dunque nella protezione e nella promozione della libertà religiosa.<br />
</font><font size="3">Il 16 giugno scorso <em>Asma Jahangir </em> che nel suo Paese si batte anche per la tutela della dignità delle donne, è stata in visita in Vaticano per concordare nuove strategie di promozione del diritto di libertà religiosa. Tale diritto infatti oggi più che mai è conculcato e negato in tanti Paesi del mondo.<br />
</font><font size="3">Nell&#8217;articolo di Avvenire dello scorso 17 giugno leggiamo (a pag.3):  &#8220;<em>Violenze, arresti, persecuzioni, discriminazioni, ma anche torture e uccisioni per il solo fatto di credere o di professare la propria religione. In alcuni paesi, come l&#8217;Arabia Saudita, basta solo possedere una Bibbia per finire in prigione. In altri, come le Maldive, che pure è il paradiso dei vacanzieri, addirittura non si ha diritto alla cittadinanza se non si segue l&#8217;Islam. In Sudan si viene esclusi dalla cerchia familiare se battezzati. In Nigeria si viene uccisi se si cambia religione A quasi 60 anni dalla dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo, la libertà religiosa è ancora una chimera per milioni di persone al mondo. In molti paesi questo fondamentale diritto umano non è nemmeno riconosciuto come tale. E negli ultimi anni si è assistito ad una recrudescenza delle violenze e delle persecuzioni verso i credenti, che hanno avuto il loro picco dopo l&#8217;11 settembre, nel clima di scontro di civiltà che si è registrato&#8221;</em>.<br />
</font><font size="3">Ma quali sono le aree del mondo dove maggiore è la violazione della libertà religiosa? Per <em>Asma Jahangir</em>  l&#8217;elenco comincia dalla Cina:, dove l&#8217;intolleranza religiosa si esprime non solo verso i cristiani, ma anche verso i musulmani e verso i seguaci del Falun Gong, che è una setta di origine confuciana. Ma poi l&#8217;elenco prosegue con la Corea del Nord, con il Vietnam e l&#8217;Indonesia, dove spesso i musulmani bruciano le chiese cristiane, e ancora l&#8217;India, il Bangladesh, e poi moltissimi Paesi arabi come Iran ed Iraq. E ancora molti paesi dell&#8217;Africa, come il Sudan, dove è in atto un vero e proprio genocidio di cristiani e animisti. Ma, a sorpresa,  la signora <em>Asma Jahangir</em>  indica anche la Francia quale terra dove i diritti religiosi non godono di una completa tutela. Ed infatti proprio la Francia, con la nuova legge iper-laicista approvata nel 2004, è diventata un&#8217;area emergente di intolleranza verso chi crede. La nuova legge ha imposto limitazioni per chi esprime la propria fede e indossa particolari simboli religiosi. Se è stata pensata per impedire alle donne musulmane di portare lo chador, che impediva il riconoscimento delle donne anche nei documenti di identità, di fatto quella legge colpisce anche i credenti di altre fedi, compresi i cristiani, cui viene per esempio proibito di esporre croci superiori ad una certa grandezza.<br />
</font><font size="3">E veniamo ad un&#8217;altra notizia che in questi giorni sta occupando le pagine della cronaca estera dei giornali. Parliamo della guerra civile in Somalia, dove le Corti islamiche stanno di fatto vincendo la sfida contro i cosiddetti signori della guerra. Chi sono i protagonisti di questa guerra? Le Corti islamiche rappresentano le organizzazioni musulmane integraliste, probabilmente legate in modo diretto ad Al Qaeda, che tentano di instaurare la <em>sharia</em> in Somalia, Somalia che tentano di trasformare in un emirato islamico. Le Corti islamiche ricordano insomma molto da vicino i Talebani dell&#8217;Afghanistan, e in effetti perseguono un progetto di completa islamizzazione della società. Già sul Corriere della Sera di domenica 18 giugno, a pagina 14, leggiamo le interviste rilasciate da alcune donne somale costrette alla rigida osservanza musulmana: niente più libertà di vestirsi o di truccarsi, o di esercitare un&#8217;attività economica in pubblico. Mentre intanto per gli uomini si estende l&#8217; obbligo della barba lunga e per tutti vige il  divieto di vedere la televisione, nemmeno le partite dei mondiali, e così via.<br />
</font><font size="3">Dall&#8217;altra parte fronteggiano le Corti islamiche i vecchi Signori della guerra che gli Stati Uniti inutilmente tentarono già di fermare nel 1991. I Signori della guerra sono milizie tribali ed etniche, a volte semplicemente criminali, che negli ultimi tempi si sono riavvicinati agli Stati Uniti pur di fermare la coalizione fondamentalista islamica, che ormai però appare irrefrenabile. E infatti non solo Mogadiscio, che è la capitale, ma gran parte della Somalia è ormai sotto il potere delle Corti islamiche, che adesso anzi esaltate dal successo inneggiano alla guerra santa, alla jihad oltre confine, verso l&#8217;Etiopia cristiana.<br />
</font><font size="3">Con questi venti di guerra sulla povera Somalia tormentata ormai da oltre 15 anni di guerra civile terminiamo l&#8217;appuntamento di oggi con l&#8217;informazione internazionale, e, almeno per il momento, chiudiamo con oggi anche la serie degli appuntamenti settimanali. A risentirci quindi dopo la pausa estiva, sempre con l&#8217;Internazionale, sempre questa nostra rubrica aperta sui fatti del mondo.<br />
</font><font size="3">Grazie a tutti per la cortese attenzione con cui ci avete sempre seguito. A risentirci a presto <br />
</font></p>
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