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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Pakistan</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>LA MORTE DI BIN LADEN, SCEICCO DEL TERRORE</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 03:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dall&#8217;articolo di fondo di Alessandro Sallusti, direttore del &#8220;Giornale&#8221;, di martedì 3 maggio 2011, leggiamo e volentieri pubblichiamo: &#8220;&#8230;Abbiamo tolto di mezzo un simbolo, non il nemico. La prova è che nei paesi musulmani nessuno festeggia. Il silenzio della comunità islamica italiana è addirittura assordante. La verità è che per loro è un giorno triste, anche se non possono dirlo. Non mi meraviglierei se nel segreto delle moschee e delle loro case pregassero per l&#8217;anima dell&#8217;illustre scomparso e invocassero su di noi e sulle nostre città la vendetta di Allah. Gli esperti dicono che Al Qaeda è finita, che Bin laden non contava più nulla&#8230; Sarà, ma mi fido di più di Oriana Fallaci che, inascoltata e derisa, lanciò forte l&#8217;allarme sulla Guerra Santa contro l&#8217;Occidente e la cristianità. La combatteranno ad oltranza, aveva detto la scrittrice, con le bombe e con l&#8217;invasione silenziosa mascherata. Hanno alleati, più o meno inconsapevoli, anche nelle nostre città. Ogni clandestino non rimpatriato, ogni crocifisso tolto, ogni occupazione di case non contrastata, ogni moschea non autorizzata, insomma ogni concessione buonista che scavalca legalità e buon senso, è un piacere che abbiamo fatto a Bin Laden e alla sua causa&#8230;&#8221;. E in proposito, sempre sullo stesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/05/bin-laden.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6115" title="bin-laden" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/05/bin-laden-300x179.jpg" alt="" width="300" height="179" /></a>Dall&#8217;articolo di fondo di <strong>Alessandro Sallusti</strong>, direttore del &#8220;Giornale&#8221;, di martedì 3 maggio 2011, leggiamo e volentieri pubblichiamo:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;&#8230;Abbiamo tolto di mezzo un simbolo, non il nemico. La prova è che nei paesi musulmani nessuno festeggia. Il silenzio della comunità islamica italiana è addirittura assordante. La verità è che per loro è un giorno triste, anche se non possono dirlo. Non mi meraviglierei se nel segreto delle moschee e delle loro case pregassero per l&#8217;anima dell&#8217;illustre scomparso e invocassero su di noi e sulle nostre città la vendetta di Allah. Gli esperti dicono che Al Qaeda è finita, che Bin laden non contava più nulla&#8230; Sarà, ma mi fido di più di <strong>Oriana Fallaci</strong> che, inascoltata e derisa, lanciò forte l&#8217;allarme sulla Guerra Santa contro l&#8217;Occidente e la cristianità. La combatteranno ad oltranza, aveva detto la scrittrice, con le bombe e con l&#8217;invasione silenziosa mascherata. Hanno alleati, più o meno inconsapevoli, anche nelle nostre città. Ogni clandestino non rimpatriato, ogni crocifisso tolto, ogni occupazione di case non contrastata, ogni moschea non autorizzata, insomma ogni concessione buonista che scavalca legalità e buon senso, è un piacere che abbiamo fatto a Bin Laden e alla sua causa&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">E in proposito, sempre sullo stesso quotidiano, a pagina 2, ecco uno stralcio dell&#8217;intervento di<strong> Magdi Cristiano Allam</strong>: &#8220;&#8230; Ha ragione il cardinale bolognese Giacomo Biffi, quando mi dice che il nostro vero nemico non sono gli islamici bombaroli ma i cosiddetti islamici moderati, che ci impongono moschee e scuole coraniche. Perché prima o dopo sgomineremo i terroristi, mentre i simboli del potere islamico che si diffondono tra noi finiranno per trasformarsi in una realtà strutturale e alla fine ci imporranno l&#8217;islamizzazione.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ciò avverrà soprattutto se l&#8217;Occidente continuerà a rinnegare le proprie radici cristiane e a non fare più figli&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>IL MARTIRIO DI SHAHBAZ BHATTI (di Alessandro Pagano)</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 05:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

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		<description><![CDATA[Speriamo che la guerra scoppiata in Libia alcune settimane fa non causi troppi problemi anche all’Occidente e all’Italia in particolare, però un danno l’ha già causato. I mass media impegnati a descrivere il conflitto libico infatti hanno ignorato quasi del tutto un episodio di una gravità inaudita, la morte di Shahbaz Bhatti, il quarantaduenne Ministro cattolico Pakistano, barbaramente ucciso il 2 marzo u.s. con 25 proiettili da Al Quaeda. “E’ l’ennesima dimostrazione che la libertà religiosa è il termometro per misurare tutte le altre libertà e l’affidabilità di un Governo” ha scritto Riccardo Cascioli su la BussolaQuotidiana.it. “Bhatti era stato lasciato solo dallo stesso Governo di cui faceva parte e di cui lui aveva la delega alla tutela delle minoranze”. Era un vero e proprio bulldozer Shahbaz Bhatti, una spina nel fianco dei fondamentalisti e di quei governi sedicenti democratici che tirano la mano dietro quando c’è da prendere serie decisioni in difesa dei propri popoli. Recentemente aveva fatto approvare dei provvedimenti che garantivano il 5% dei posti pubblici alle minoranze e aveva dato dignità a tutte le fedi facendo riconoscere le proprie feste religiose. Shahbaz Bhatti è morto da martire. “Voglio che la mia vita dica che sto seguendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6047" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/04/Shahbaz-Bhatti.jpg"><img class="size-medium wp-image-6047" title="Shahbaz-Bhatti" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/04/Shahbaz-Bhatti-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Shahbaz Bhatti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Speriamo che la guerra scoppiata in Libia alcune settimane fa non causi troppi problemi anche all’Occidente e all’Italia in particolare, però un danno l’ha già causato.</p>
<p style="text-align: justify;">I mass media impegnati a descrivere il conflitto libico infatti hanno ignorato quasi del tutto un episodio di una gravità inaudita, la morte di Shahbaz Bhatti, il quarantaduenne Ministro cattolico Pakistano, barbaramente ucciso il 2 marzo u.s. con 25 proiettili da Al Quaeda.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>E’ l’ennesima dimostrazione che la libertà religiosa è il termometro per misurare tutte le altre libertà e l’affidabilità di un Governo</em>” ha scritto Riccardo Cascioli su la BussolaQuotidiana.it. “<em>Bhatti era stato lasciato solo dallo stesso Governo di cui faceva parte e di cui lui aveva la delega alla tutela delle minoranze</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Era un vero e proprio bulldozer Shahbaz Bhatti, una spina nel fianco dei fondamentalisti e di quei governi sedicenti democratici che tirano la mano dietro quando c’è da prendere serie decisioni in difesa dei propri popoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente aveva fatto approvare dei provvedimenti che garantivano il 5% dei posti pubblici alle minoranze e aveva dato dignità a tutte le fedi facendo riconoscere le proprie feste religiose.</p>
<p style="text-align: justify;">Shahbaz Bhatti è morto da martire. “<em>Voglio che la mia vita dica che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora &#8211; in questo mio sforzo per aiutare i bisognosi, i poveri e i cristiani perseguitati in Pakistan – Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro Ministro degli Esteri, Franco Frattini, che conosceva personalmente Shahbaz Bhatti ha usato parole durissime: “adesso i codardi di quell’Europa che rifugge dalla condanna del fondamentalismo religioso verseranno lacrime di coccodrillo, alleati di quei codardi che in Pakistan conoscono solo il sangue degli attentati ”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla facciata del Ministero degli Esteri, Frattini ha fatto stendere un mega poster di Bhatti. Un esempio, questo del poster, che dovrebbe essere imitato da tanti enti pubblici e privati.</p>
<p style="text-align: justify;">Bhatti è l’ennesima vittima in Pakistan di quel clima di intolleranza religiosa verso quei politici che hanno la forza di resistere al clima di odio e di totalitarismo. Prima di lui hanno fatto la stessa fine anche Benazir Bhutto, primo Ministro del Pakistan assassinata nel 2008 e Salmaan Taseer Talking, Governatore del Punjab.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questa triste morte, Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio ha fatto una osservazione intelligente che mi permetto di ripetere fedelmente: “E’ una sconfitta non solo per i cristiani, […] prima il totalitarismo islamico colpisce i pochi cristiani, poi arriva l’ora degli altri, magari musulmani, colpevoli solo di non volersi piegare ”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo che augurare a noi stessi che il martirio di Shahbaz Bhatti svegli le coscienze degli uomini.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>INIZIATIVE A FAVORE DI ASIA BIBI (di Paul De Maeyer)</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 23:56:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA, venerdì, 28 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Mercoledì 26 gennaio, si è svolta a Roma davanti alla sede della Camera dei Deputati una manifestazione a favore di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte nel Pakistan per presunto oltraggio al profeta Maometto. L&#8217;obiettivo del presidio, organizzato da vari organismi, fra cui l&#8217;Associazione di Cooperazione Internazionale Italia-Pakistan, la sezione italiana di International (AI) e la Comunità di Sant&#8217;Egidio, era chiedere l&#8217;abolizione della discussa legge pakistana sulla blasfemia e l&#8217;immediato rilascio della Bibi. “Questa manifestazione è l&#8217;inizio di un lungo cammino: vogliamo convincere i parlamentari pakistani ad abolire la legge sulla blasfemia. Molti sanno che questa legge non va bene, ma hanno paura ad agire perché sono minacciati di morte”, così ha dichiarato la presidente dell&#8217;Associazione Parlamentari Amici del Pakistan, Luisa Santolini. “Noi cristiani non siamo contro l&#8217;islam o contro il governo pakistano. Vogliamo solo vivere nel nostro paese in pace, dialogo e serenità con tutti”, ha detto un altro partecipante, padre Gilbert Shaazad, dell&#8217;Associazione Pakistani cristiani in Italia, le cui parole sono state raccolte dall&#8217;agenzia ASCA (26 gennaio). Il comitato organizzatore della manifestazione è stato ricevuto lo stesso giorno dal ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, fortemente impegnato nella difesa dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5769" class="wp-caption alignleft" style="width: 273px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/AsiaBibi.jpg"><img class="size-medium wp-image-5769" title="AsiaBibi" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/AsiaBibi-263x300.jpg" alt="" width="263" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Asia Bibi</p></div>
<p style="text-align: justify;">ROMA, venerdì, 28 gennaio 2011 <strong>(ZENIT.org)</strong>.- Mercoledì 26 gennaio, si è svolta a Roma davanti alla sede della Camera dei Deputati una manifestazione a favore di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte nel Pakistan per presunto oltraggio al profeta Maometto. L&#8217;obiettivo del presidio, organizzato da vari organismi, fra cui l&#8217;Associazione di Cooperazione Internazionale Italia-Pakistan, la sezione italiana di International (AI) e la Comunità di Sant&#8217;Egidio, era chiedere l&#8217;abolizione della discussa legge pakistana sulla blasfemia e l&#8217;immediato rilascio della Bibi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">“Questa manifestazione è l&#8217;inizio di un lungo cammino: vogliamo convincere i parlamentari pakistani ad abolire la legge sulla blasfemia. Molti sanno che questa legge non va bene, ma hanno paura ad agire perché sono minacciati di morte”, così ha dichiarato la presidente dell&#8217;Associazione Parlamentari Amici del Pakistan, Luisa Santolini. “Noi cristiani non siamo contro l&#8217;islam o contro il governo pakistano. Vogliamo solo vivere nel nostro paese in pace, dialogo e serenità con tutti”, ha detto un altro partecipante, padre Gilbert Shaazad, dell&#8217;Associazione Pakistani cristiani in Italia, le cui parole sono state raccolte dall&#8217;agenzia ASCA (26 gennaio).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il comitato organizzatore della manifestazione è stato ricevuto lo stesso giorno dal ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, fortemente impegnato nella difesa dei cristiani nel mondo e per il rilascio di Asia Bibi, nota anche come Aasia Noreen. “Sulla tutela della minoranze religiose, della minoranza cristiana e sulla modifica della legge che punisce la blasfemia, lavoriamo in uno spirito costruttivo con le autorità pakistane”, ha detto il ministro secondo il sito della Farnesina.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Come riferisce l&#8217;agenzia Fides, l&#8217;iniziativa italiana a favore della Bibi e dell&#8217;abrogazione della legge sulla blasfemia è stata apprezzata dalla società civile pakistana. “Crediamo – ha detto Mehdi Hasan, presidente della Commissione per i Diritti Umani del Pakistan &#8211; che iniziative di tal genere siano preziose: la mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale può servire a smuovere i nostri politici nonché ad offrire sostegno e incoraggiamento alla campagna che, nonostante tutte le difficoltà e i rischi, stiamo portando avanti” (26 gennaio).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Secondo Hasan, oggi la legge sulla blasfemia – cioè gli articoli 295-B e 295-C del Codice penale del Pakistan – viene utilizzata per colpire non solo le minoranze religiose ma anche tanti cittadini musulmani. “Un forum di organizzazioni pakistane ne chiede l’abolizione, ma il governo pakistano, che oggi attraversa difficoltà di carattere politico e nella gestione dell’economia, subisce l’influenza e le pressioni dei partiti religiosi”, così ha detto a Fides.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anche la piccola comunità cattolica del Pakistan si muove a favore di Asia Bibi. Questa domenica, il 30 gennaio, verrà celebrata su iniziativa del vescovo di Islamabad e Rawalpindi, monsignor Rufin Anthony, una “giornata di digiuno e preghiera” per la pace e l&#8217;armonia nel paese e per sensibilizzare le coscienze. “È un momento critico per i cristiani in Pakistan. Finora due elementi hanno dominato il pensiero della nostra società civile: la megalomania (ritenere di essere i migliori) e la paranoia (che il mondo stia cospirando contro di noi)”, ha dichiarato il presule all&#8217;agenzia AsiaNews (26 gennaio).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La giornata è la risposta alla manifestazione nazionale organizzata dai movimenti fondamentalisti musulmani a favore della legge, sulla base della quale Asia Bibi è stata condannata il 7 novembre scorso a morte per impiccagione dal tribunale del distretto di Nankana Sahib, nella provincia del Punjab. Già domenica scorsa, il 23 gennaio, si sono svolte manifestazioni in numerose città del Pakistan, tra cui il capoluogo del Punjab, Lahore.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Contro la legge, introdotta nel 1986 sotto l&#8217;allora dittatore e generale Mohammad Zia-ul-Haq, si è espresso di recente il noto studioso musulmano Javed Ahmad Ghamidi, 59 anni, costretto a vivere per motivi di sicurezza nella Malaysia. “Le leggi sulla blasfemia non hanno nessuna giustificazione nell’islam”, così ha spiegato il popolare predicatore televisivo ad AsiaNews (21 gennaio). “Questi ulema (dotti musulmani, ndr) stanno semplicemente mentendo alla gente. Ma sono diventati più forti, perché hanno il potere della piazza con sé, e le forze liberali sono deboli e divise”, ha detto Ghamidi, considerato da alcuni “la voce della ragione in una confusione di rumori irrazionali”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il marito di Asia Bibi, Ashiq Masih, ha potuto visitare di recente sua moglie nel carcere di Sheikhupura, nei pressi di Lahore. “È tuttora triste e preoccupata per i suoi figli. Le ho detto di confidare in Dio e che stiamo facendo di tutto per ottenere la sua liberazione. Le ho anche riferito che tutti i cristiani e le persone di buona volontà in Pakistan pregheranno per lei nella Giornata per la pace del 30 gennaio”, ha detto Masih a Fides (26 gennaio).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In seguito all&#8217;uccisione il 4 gennaio scorso del governatore del Punjab &#8211; Salman Taseer -, la donna è stata trasferita in una cella di isolamento. Come riferisce Fides, la Bibi viene controllata a vista da due guardie e due telecamere la riprendono 24 ore su 24. Per evitare che venga avvelenata, riceve cibo crudo rigorosamente controllato, che lei stessa cucina nella sua cella. Sempre per ragioni di sicurezza, non è escluso che verrà trasferita in un altro carcere (forse quello di Multan), come ha chiesto l&#8217;associazione che assiste la sua famiglia, la Masihi Foundation.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Per la Bibi, la morte del governatore, che l&#8217;aveva visitata in carcere, è stata un durissimo colpo. Secondo la testimonianza di una guardia carceraria, raccolta da Compass Direct News (19 gennaio), quando la Bibi ha sentito la notizia durante l&#8217;ora d&#8217;aria “è rimasta ferma in shock per un po&#8217; e ha cominciato a urlare e a piangere”. “Ha pianto per tutta la sera e ha anche rifiutato di cenare”, ha raccontato la guardiana. A Bibi è stato di conforto un versetto del Vangelo di Giovanni: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” (14,1).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La preoccupazione di Bibi è più che legittima: sa di trovarsi sulla “hit list” di varie organizzazioni estremiste, che minacciano anche chi la difende o sostiene l&#8217;abolizione della legge sulla blasfemia. Proprio oggi, Fides ha diffuso la notizia che  i movimenti estremisti stanno preparando un attentato contro il ministro per le Minoranze religiose, il cattolico Shahbaz Bhatti. In una nota inviata a Fides, la All Pakistan Minorities Alliance (APMA), che si basa su un rapporto dei servizi segreti pakistani, si dichiara “fortemente preoccupata per le ulteriori notizie circolanti sull&#8217;organizzazione di un imminente attentato contro il ministro, divenuto l’obiettivo n. 1 a causa del suo impegno per l’abolizione della legge sulla blasfemia”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Bhatti, che aveva già ricevuto una “condanna a morte” da parte dell&#8217;organizzazione terrorista Laskar-e-Toiba, “perché complice di blasfemia” (Fides, 4 dicembre 2010), ha chiesto di pregare per lui e la sua vita. “Sono un uomo che ha bruciato le sue navi: non posso e non voglio tornare indietro in questo impegno. Combatterò l’estremismo e mi batterò per la difesa dei cristiani fino alla morte”, così ha detto a Fides.</p>
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		<title>GUERRA AI CRISTIANI (di Omar Ebrahime)</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 04:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sudan, agosto 2009: sette cristiani, tra cui alcuni ragazzi poco più che adolescenti, vengono crocifissi poco fuori la loro parrocchia da alcuni gruppi fondamentalisti islamici. La notizia, però, arriva in Europa solo molte settimane dopo, grazie alla visita di un Vescovo sudanese che racconta l&#8217;accaduto dettagliando le violenze che i cristiani subiscono da tempo nel Paese, in cui sono minoranza. Incredibilmente, nessuno sembra interessarsene. Forse perché il Sudan è un Paese lontano e l&#8217;Africa è solitamente una terra dimenticata dai grandi mezzi di comunicazione sociale. Trascorre qualche mese ed è la volta dell&#8217;Egitto: all&#8217;uscita dalla Messa di Natale, nove cristiani vengono uccisi e un&#8217;altra decina feriti da un commando terrorista. Si chiude così nel sangue un anno che era cominciato con il sacrificio di un altro cristiano: bruciato vivo in strada per aver frequentato una ragazza islamica. Da tempo infatti in Egitto le chiese sono sorvegliate dalla polizia per garantire una libertà di culto sempre più difficile ma le autorità locali, se da una parte si fanno scudo con proclami di giustizia, dall&#8217;altra finiscono con il non perseguire materialmente i terroristi, favorendo così un&#8217;islamizzazione strisciante del Paese. Poco dopo i fatti d&#8217;Egitto si apprende, grazie al lavoro d&#8217;informazione di agenzie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sudan, agosto 2009: sett<a rel="attachment wp-att-5112" href="http://www.recensioni-storia.it/guerra-ai-cristiani-di-omar-ebrahime/copertina_mauro"><img class="alignleft size-full wp-image-5112" title="Copertina_Mauro" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/10/Copertina_Mauro.jpg" alt="Copertina_Mauro" width="200" height="299" /></a>e cristiani, tra cui alcuni ragazzi poco più che adolescenti, vengono crocifissi poco fuori la loro parrocchia da alcuni gruppi fondamentalisti islamici. La notizia, però, arriva in Europa solo molte settimane dopo, grazie alla visita di un Vescovo sudanese che racconta l&#8217;accaduto dettagliando le violenze che i cristiani subiscono da tempo nel Paese, in cui sono minoranza. Incredibilmente, nessuno sembra interessarsene. Forse perché il Sudan è un Paese lontano e l&#8217;Africa è solitamente una terra dimenticata dai grandi mezzi di comunicazione sociale. Trascorre qualche mese ed è la volta dell&#8217;Egitto: all&#8217;uscita dalla Messa di Natale, nove cristiani vengono uccisi e un&#8217;altra decina feriti da un commando terrorista. Si chiude così nel sangue un anno che era cominciato con il sacrificio di un altro cristiano: bruciato vivo in strada per aver frequentato una ragazza islamica. Da tempo infatti in Egitto le chiese sono sorvegliate dalla polizia per garantire una libertà di culto sempre più difficile ma le autorità locali, se da una parte si fanno scudo con proclami di giustizia, dall&#8217;altra finiscono con il non perseguire materialmente i terroristi, favorendo così un&#8217;islamizzazione strisciante del Paese. Poco dopo i fatti d&#8217;Egitto si apprende, grazie al lavoro d&#8217;informazione di agenzie missionarie come AsiaNews, lo spaventoso martirio dei cristiani in Pakistan. Nel giro di poco più di un mese un uomo e due ragazze minorenni vengono arsi vivi per essersi rifiutati di passare all&#8217;Islam. Prima di essere date alle fiamme, davanti a testimoni, le due ragazze erano state più volte violentate.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono solo alcuni degli episodi del 2010 che Mario Mauro, parlamentare europeo e rappresentante della Presidenza dell’OSCE per la lotta al razzismo, la xenofobia e le discriminazioni, raccoglie nel libro <strong><em>Guerra ai cristiani. Le persecuzioni e le discriminazioni dei cristiani nel mondo</em></strong> (Lindau, Torino, 2010, pp. 132).  L’Autore fa il punto sulle persecuzioni e le discriminazioni che oggi patiscono i cristiani nel mondo <em>in quanto</em> cristiani. Il calvario dei cristiani nei Paesi a maggioranza islamica e che hanno subìto negli ultimi tempi un processo di radicalizzazione del fanatismo è cosa forse nota ai più, ma non c&#8217;è solo l&#8217;Islam fondamentalista. Ci sono anche Paesi orientali in forte sviluppo e che ormai aspirano ad entrare tra i grandi della Terra, come l&#8217;India, dove pure i cristiani subiscono vessazioni di ogni tipo in ragione del fatto che la diffusione del Vangelo potrebbe portare, insieme all&#8217;alfabetizzazione e alla scolarizzazione primaria, anche libertà e diritti ponendo fine alla rigida società classista indiana in cui migliaia di persone, come i cosiddetti “fuori-casta” (<em>dalit</em>), non possiedono praticamente alcuna dignità. Per questo nel 2008 nello stato dell’Orissa si è avuto un vero e proprio ‘pogrom’, pianificato da partiti nazionalisti e fondamentalisti indù, con l&#8217;obiettivo di distruggere un&#8217;intera comunità cristiana. “<em>Rajani Mahi</em>, <em>21 anni</em>, <em>è stata arsa viva mentre cercava di salvare gli ospiti di un orfanotrofio della missione di Bargarh</em> [...], <em>nella stessa regione anche un uomo è stato bruciato vivo</em>, <em>lo stesso giorno a Kandhamal</em>,<em> e una suora è morta carbonizzata dopo essere stata stuprata nel Centro sociale di Bubaneshwar</em>” (pag. 68). La persecuzione è andata avanti per mesi cosicché alla fine gli osservatori internazionali potevano leggere un vero e proprio bollettino di guerra: le vittime (contando insieme fedeli e religiosi) superavano le centinaia, oltre quaranta le chiese distrutte, altre centinaia e centinaia le case abbattute. Se perfino alcuni leader politici nazionali hanno invocato la pulizia etnica “<em>finchè  l</em>&#8216;<em>Orissa non sia liberata dai cristiani</em>” (pag. 69), riscuotendo consenso, senza più il minimo senso di vergogna, non sorprende che altri non abbiano trovato di meglio che accusare le Missionarie della carità (l&#8217;ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta) nientemeno che di complotto contro la sicurezza dello Stato. Siamo di fronte con ogni evidenza a qualcosa di impressionante, fuori di ogni logica e che tuttavia suggerisce una riflessione decisiva. Forse mai come nell&#8217;India di oggi si vede come il Vangelo sia <em>veramente</em> fermento di libertà e garante dei diritti fondamentali della persona. E proprio per questo temuto, osteggiato e combattuto da tutti i totalitarismi, da tutte le dittature, da tutti i poteri (statali e non) che si ergono essi stessi a forme di divinità.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo sguardo dell&#8217;Autore cade non a caso sull&#8217;ideologia che ha insanguinato come nessuno il secolo scorso: il comunismo. Alcuni ne avevano decretato la fine ma ancora oggi resta più vivo che mai in Corea del Nord, Cina, Birmania, Vietnam, Cuba mentre riemerge con altre forme, meno brutali &#8211; ma altrettanto liberticide &#8211; anche in Sudamerica. Proprio nella Corea comunista e ufficialmente atea nel luglio scorso una donna di 33 anni è stata giustiziata in pubblico “<em>perchè distribuiva la Bibbia</em>” (pag. 58). Ma migliaia sarebbero attualmente i cristiani rinchiusi nei campi di lavoro coreani e cinesi (i tristemente famosi “<em>laogai</em>”) e di cui si ignora la fine. E, ancora, le pagine di Mauro si soffermano anche sulla Via Crucis dei cristiani iracheni, che rischiano di scomparire per sempre dalla loro terra natale, sulla sofferenza di quelli che vivono da secoli in Turchia (ricordando il sacrificio di don Andrea Santoro e di mons. Luigi Padovese), fino a toccare le comunità più dimenticate: Iran, Indonesia, Somalia. Dinanzi a questa persecuzione su scala mondiale (documentata anche con numerose foto e siti internet di varie agenzie internazionali e Ong) che fanno dei cristiani il gruppo religioso più perseguitato in assoluto (più del 75% delle discriminazioni religiose nel mondo è diretto contro di loro) viene da chiedersi che cosa sarebbe successo se questi episodi avessero visto come vittime non dei cristiani ma un qualsiasi altro gruppo religioso. Ad esempio, degli ebrei o dei musulmani. Che cosa sarebbe accaduto se in qualche parte del mondo qualcuno, invece dei cristiani, avrebbe crocifisso o dato alle fiamme o giustiziato pubblicamente senza processo degli ebrei o dei musulmani per il solo fatto di essere ebrei o musulmani?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta porta forse alla radice del problema, ovvero che in fondo il destino dei cristiani non interessa a nessuno, neanche a chi dovrebbe difendere per primo le radici cristiane dell&#8217;Europa (che infatti sono state negate). La questione appare talmente vera che un attivista per i diritti dei cristiani pakistani, interpellato recentemente su che cosa dovrebbe fare oggi l&#8217;Europa, ha risposto con le lacrime agli occhi: “Io penso che l&#8217;Europa dovrebbe ritrovare anzitutto la sua fede”. Padre Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews e studioso delle minoranze cristiane nel mondo, da parte sua concorda pienamente, mettendo in luce la ‘strana’ alleanza dei nostri giorni tra il laicismo nichilista occidentale e i dispotismi liberticidi orientali: “<em>È l</em>’<em>indifferenza della comunità internazionale</em>,<em> e dell</em>’<em>Europa in particolare</em>, <em>il più grande alleato dei paesi che ostacolano la libertà religiosa” </em>(pag. 33).           </p>
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		<title>PAKISTAN: ASSASSINATI TRE VOLONTARI UMANITARI CRISTIANI. AIUTAVANO LE VITTIME DELLE INONDAZIONI</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 05:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<description><![CDATA[ISLAMABAD, martedì, 31 agosto 2010 (ZENIT.org).- Alcuni soldati dell&#8217;esercito pakistano hanno rinvenuto, il 25 agosto nella valle di Swat, i corpi senza vita di tre volontari cristiani stranieri, sequestrati due giorni prima mentre partecipavano alle operazioni di soccorso alle vittime delle inondazioni in Pakistan. Dopo questa tragedia, il Governo ha avvertito delle minacce dei talebani alle ONG. “I talebani hanno minacciato varie volte le organizzazioni internazionali che lavorano nella zona”, ha spiegato un alto funzionario governativo all&#8217;agenzia Fides. Le vittime appartenevano a un&#8217;organizzazione internazionale il cui nome non è stato reso noto per motivi di sicurezza. Lavoravano a Mingora e nei dintorni. Il 23 agosto, mentre tornavano al loro accampamento, il convoglio nel quale viaggiavano è stato attaccato da un gruppo di talebani che li ha sequestrati e ha ferito almeno altri cinque volontari. Secondo il Governo del Pakistan, la sicurezza delle operazioni di soccorso è aumentata: un gruppo di soldati si è spostato a Swat e in altre zone potenzialmente pericolose per difendere il lavoro degli operatori umanitari. Dal canto loro, i talebani cercano di portare aiuto alle vittime delle inondazioni per guadagnarsi il sostegno dei sopravvissuti. La ONG pakistana Life for All, presente con un&#8217;équipe di lavoro nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4926" href="http://www.recensioni-storia.it/pakistan-assassinati-tre-volontari-umanitari-cristiani-aiutavano-le-vittime-delle-inondazioni/alluvioni-pakistan"><img class="alignleft size-medium wp-image-4926" title="Alluvioni-Pakistan" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/09/Alluvioni-Pakistan-300x259.jpg" alt="Alluvioni-Pakistan" width="300" height="259" /></a>ISLAMABAD, martedì, 31 agosto 2010 (ZENIT.org).- Alcuni soldati dell&#8217;esercito pakistano hanno rinvenuto, il 25 agosto nella valle di Swat, i corpi senza vita di tre volontari cristiani stranieri, sequestrati due giorni prima mentre partecipavano alle operazioni di soccorso alle vittime delle inondazioni in Pakistan.</p>
<p>Dopo questa tragedia, il Governo ha avvertito delle minacce dei talebani alle ONG. “I talebani hanno minacciato varie volte le organizzazioni internazionali che lavorano nella zona”, ha spiegato un alto funzionario governativo all&#8217;agenzia Fides.</p>
<p>Le vittime appartenevano a un&#8217;organizzazione internazionale il cui nome non è stato reso noto per motivi di sicurezza.</p>
<p>Lavoravano a Mingora e nei dintorni. Il 23 agosto, mentre tornavano al loro accampamento, il convoglio nel quale viaggiavano è stato attaccato da un gruppo di talebani che li ha sequestrati e ha ferito almeno altri cinque volontari.</p>
<p>Secondo il Governo del Pakistan, la sicurezza delle operazioni di soccorso è aumentata: un gruppo di soldati si è spostato a Swat e in altre zone potenzialmente pericolose per difendere il lavoro degli operatori umanitari.</p>
<p>Dal canto loro, i talebani cercano di portare aiuto alle vittime delle inondazioni per guadagnarsi il sostegno dei sopravvissuti.</p>
<p>La ONG pakistana <em>Life for All</em>, presente con un&#8217;équipe di lavoro nella zona dello Swat, ha condannato con decisione l&#8217;assassinio dei tre volontari.</p>
<p>“Venivano dall&#8217;estero per aiutare i pakistani in questo momento di assoluta necessità – ha dichiarato un portavoce –, per questo siamo loro profondamente grati”.</p>
<p>Nell&#8217;ultimo mese, i talebani hanno fatto anche altre vittime.</p>
<p>In Afghanistan dieci volontari di un&#8217;équipe medica cristiana dell&#8217;organizzazione <em>International Assistance Mission</em> erano stati uccisi da un gruppo talebano il 5 agosto scorso mentre tornavano a Kabul dopo aver prestato assistenza medica nella zona della valle di Parun.</p>
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		<title>MINISTRO FRATTINI: BISOGNA FERMARE LA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI NEI PAESI MUSULMANI</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 10:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendendo spunto dai gravissimi fatti del Pakistan, dove diversi cristiani, fra cui alcuni bambini, sono stati bruciati vivi con l&#8217;accusa di &#8220;blasfemia&#8221; nei confronti del Corano, il Ministro degli esteri Franco Frattini ha inviato un messaggio alla presidenza dell&#8217;Unione Europea per ottenere azioni incisive idonee a fermare la persecuzione dei cristiani. Tali aggressioni si moltiplicano in tutto il mondo ed è arrivato il momento di dire basta. Così si è espresso il nostro Ministro degli esteri che ha stigmatizzato il silenzio dell&#8217;Unione Europea sui recenti attacchi alle minoranze cristiane nei Paesi musulmani. L&#8217;Unione Europea non si può disinteressare, non può chiudere gli occhi &#8211; ha spiegato il Ministro -, auspicando un segnale formale e forte dal consiglio dei ministri europeo del prossimo settembre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendendo spunto dai gravissimi fatti del Pakistan, dove diversi cristiani, fra cui alcuni bambini, sono stati bruciati vivi con l&#8217;accusa di &#8220;blasfemia&#8221; nei confronti del Corano, il Ministro degli esteri Franco Frattini ha inviato un messaggio alla presidenza dell&#8217;Unione Europea per ottenere azioni incisive<span id="more-3016"></span> idonee a fermare la persecuzione dei cristiani. Tali aggressioni si moltiplicano in tutto il mondo ed è arrivato il momento di dire basta. Così si è espresso il nostro Ministro degli esteri che ha stigmatizzato il silenzio dell&#8217;Unione Europea sui recenti attacchi alle minoranze cristiane nei Paesi musulmani. L&#8217;Unione Europea non si può disinteressare, non può chiudere gli occhi &#8211; ha spiegato il Ministro -, auspicando un segnale formale e forte dal consiglio dei ministri europeo del prossimo settembre.</p>
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		<title>EMERGENZA PAKISTAN PER OBAMA  (L&#8217;Ora del Salento, 9 maggio 2009, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 04:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[I primi 100 giorni della politica estera del Presidente Barak Obama sono stati caratterizzati dall’atteggiamento della mano tesa. Ciò è valso nei confronti dei paesi socialisti dell’America Latina; nei confronti delle due superpotenze, Russia e Cina; nei confronti dell’Iran. Il nuovo corso di Washington sembra mantenere un piglio più duro solo sul fronte afghano-pakistano, dove sono state incrementate le forze volte a contrastare i Talebani. Pare che Barak Obama sia preoccupatissimo non solo degli insorti fondamentalisti che si battono in Afghanistan, ma soprattutto di quelli che vanno conquistando pezzi di territorio sempre più consistenti all’interno del Pakistan. Sono in particolare le province nordoccidentali al confine con l’Afghanistan (lo Swat ma non solo) a divenire progressivamente autonome dal governo di Islamabad, incapace di contrastare la montante avanzata dei Talebani pakistani. Così l’esecutivo presieduto da Asif Alì Zardari, il vedovo di Benazir Bhutto, da mesi ormai è costretto a trattare, ma anche a ritirare le truppe regolari pachistane dalle province cadute in mano ai Talebani. In questi territori “liberati” viene immediatamente proclamata la sharia, con il suo strascico di pene capitali su adulteri, o presunti tali, e con le note limitazioni alla libertà e alla dignità della donna. Ciò che preoccupa lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><a rel="attachment wp-att-2210" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2210"><img class="alignleft size-full wp-image-2210" title="afp_10515775_58100" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/afp_10515775_58100.jpg" alt="afp_10515775_58100" width="280" height="270" /></a>I primi 100 giorni della politica estera del Presidente <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barak Obama</strong> sono stati caratterizzati dall’atteggiamento della mano tesa. Ciò è valso nei confronti dei paesi socialisti dell’America Latina; nei confronti delle due superpotenze, Russia e Cina; nei confronti dell’Iran. Il nuovo corso di Washington sembra mantenere un piglio più duro solo sul fronte afghano-pakistano, dove sono state incrementate le forze volte a contrastare i Talebani. Pare che Barak Obama sia preoccupatissimo non solo degli insorti fondamentalisti che si battono in Afghanistan, ma soprattutto di quelli che vanno conquistando pezzi di territorio sempre più consistenti all’interno del Pakistan. Sono in particolare le province nordoccidentali al confine con l’Afghanistan (lo Swat ma non solo) a divenire progressivamente autonome dal governo di Islamabad, incapace di contrastare la montante avanzata dei Talebani pakistani. Così l’esecutivo presieduto da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asif Alì Zardari</strong>, il vedovo di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benazir Bhutto</strong>, da mesi ormai è costretto a trattare, ma anche a ritirare le truppe regolari pachistane dalle province cadute in mano ai Talebani. In questi territori “liberati” viene immediatamente proclamata la sharia, con il suo strascico di pene capitali su adulteri, o presunti tali, e con le note limitazioni alla libertà e alla dignità della donna. Ciò che preoccupa lo staff di Barak Obama è che i fondamentalisti islamici aumentano sempre più la propria influenza nel Paese, nella loro marcia di avvicinamento alla capitale (qualche giorno fa, prima della nuova controffensiva governativa, erano a circa 100 chilometri da essa). Che cosa accadrebbe in caso di una nuova rivoluzione islamica, sulla falsariga di quella khomeinista avvenuta 30 anni fa in Iran? L’attuale Presidente Zardari regge un fragile equilibrio di potere, che potrebbe essere spazzato via da un momento all’altro. Il Pakistan, come noto, è una potenza nucleare, e sarebbe davvero preoccupante se l’arsenale atomico finisse fuori controllo o, peggio ancora, nelle mani dei Talebani o dei loro fiancheggiatori. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Accade tutto questo mentre di fatto il<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>programma nucleare iraniano prosegue indisturbato, e mentre Teheran sfida il mondo civile mandando al patibolo, una dietro l’altra, ragazzine appena maggiorenni. Fra queste rischia anche la giornalista irano-americana <strong>Roxana Saberi (</strong>è nata negli Stati Uniti<strong>).</strong> Già il Segretario di Stato degli U.S.A., <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hillary Clinton</strong>, si è espressa per la sua immediata liberazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-spacerun: yes;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">    </span></span></p>
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		<title>DURBAN II: SE L’IRAN INSEGNA AL MONDO I DIRITTI UMANI…</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 13:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cronaca di questi giorni ha sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica nuovi casi di sopraffazione delle donne in vari Paesi islamici. Dall’Afghanistan &#8211; dove è in procinto di diventare legge un testo che consente lo stupro coniugale -, al Pakistan &#8211; dove i Talebani liberamente processano, fucilano e pubblicano su internet la condanna a morte di due persone accusate di essere “amanti” -. Nonostante ciò i rappresentanti dei paesi musulmani presenti alla Conferenza Internazionale di Ginevra, nel corso del cosiddetto Durban 2, applaudono entusiasti alle arringhe del presidente iraniano Ahmadinejad contro Israele. Insomma alla conferenza dell’ONU sul razzismo sono saliti in cattedra per dare lezioni di diritti umani i delegati di Paesi come il Sudan, la Libia, Cuba…e, ovviamente, l’Iran. Ecco allora il commento del bravo Fausto Biloslavo, inviato speciale de “Il Giornale”, a proposito della “passerella degli ipocriti” andata in scena a Ginevra: “L’ambasciatrice libica che toglie la parola alla vittima delle torture o il rappresentante cubano che a suo tempo si era rifiutato di condannare Saddam, quando “gasava” i curdi. Per non parlare dei sudanesi che lavorano dietro le quinte contro i tribunali delle stesse Nazioni Unite e il presidente di un’organizzazione non governativa palestinese accusato di collegamento con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--><a rel="attachment wp-att-2080" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2080"><img class="alignleft size-full wp-image-2080" title="durban" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/04/durban.gif" alt="durban" width="125" height="152" /></a>La cronaca di questi giorni ha sottoposto all’attenzione dell’opinione pubblica nuovi casi di sopraffazione delle donne in vari Paesi islamici. Dall’Afghanistan &#8211; dove è in procinto di diventare legge un testo che consente lo stupro coniugale -, al Pakistan &#8211; dove i Talebani liberamente processano, fucilano e pubblicano su internet la condanna a morte di due persone accusate di essere “amanti” -.</p>
<p>Nonostante ciò i rappresentanti dei paesi musulmani presenti alla Conferenza Internazionale di Ginevra, nel corso del cosiddetto Durban 2, applaudono entusiasti alle arringhe del presidente iraniano <strong>Ahmadinejad</strong> contro Israele. Insomma alla conferenza dell’ONU sul razzismo sono saliti in cattedra per dare lezioni di diritti umani i delegati di Paesi come il Sudan, la Libia, Cuba…e, ovviamente, l’Iran.</p>
<p>Ecco allora il commento del bravo Fausto Biloslavo, inviato speciale de “Il Giornale”, a proposito della “passerella degli ipocriti” andata in scena a Ginevra: “<em>L’ambasciatrice libica che toglie la parola alla vittima delle torture o il rappresentante cubano che a suo tempo si era rifiutato di condannare Saddam, quando “gasava” i curdi. Per non parlare dei sudanesi che lavorano dietro le quinte contro i tribunali delle stesse Nazioni Unite e il presidente di un’organizzazione non governativa palestinese accusato di collegamento con i terroristi. Durban II è un festival di gaffe, ipocrisie e personaggi impresentabili. Una conferenza dominata da paesi che fanno a pugni con i principi di libertà e diritti umani</em>.”</p>
<p><span> </span><span> </span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>TALEBANISTAN (L&#8217;Ora del Salento, 13 dicembre 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 10:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo gli attentati di Bombay i servizi segreti pakistani sono chiamati in causa dall’India per l’ambiguità dei loro rapporti con il terrorismo. Secondo l’opinione di autorevoli analisti una tattica che al Qaeda cerca di utilizzare è quella di aumentare la tensione tra India e Pakistan, perché ciò porterebbe le forze armate pakistane ad allontanarsi dal confine afghano e a dispiegarsi lungo il confine indiano, innescando una sorta di escalation di tensione tra i due Paesi. Al Qaeda avrebbe così più ampi spazi di manovra nel condurre le proprie operazioni nell’indefinito territorio a cavallo fra Pakistan ed Afghanistan, dove transitano armi, kamikaze e droga. I recenti attacchi di Bombay, considerati dall’India il proprio 11 settembre, si sono rivelati sofisticati per la tecnica militare con cui sono stati condotti, diversi dai precedenti e con partecipazione anche di kamikaze. Secondo Ahmed Rashid, giornalista ed intellettuale pakistano, molto ascoltato dal neo-presidente statunitense Barak Obama, i talebani non sono più un fenomeno afghano, ma costituiscono un fenomeno regionale. Ci sono – afferma Rashid in un suo recente libro sulla “Polveriera Asia” – talebani in Pakistan ed in Asia Centrale, e domani potrebbero essercene anche in India. Ci sono molti gruppi in Europa che sono stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><img class="alignleft size-full wp-image-943" title="talebani01g" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/12/talebani01g.jpg" alt="talebani01g" width="300" height="230" />Dopo gli attentati di Bombay i servizi segreti pakistani sono chiamati in causa dall’India per l’ambiguità dei loro rapporti con il terrorismo. <span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Secondo l’opinione di autorevoli analisti una tattica che <em>al Qaeda</em> cerca di utilizzare è quella di <span> </span>aumentare la tensione tra India e Pakistan, perché ciò porterebbe le forze armate pakistane ad allontanarsi dal confine afghano e a dispiegarsi lungo il confine indiano, innescando una sorta di escalation di tensione tra i due Paesi. <em>Al Qaeda</em> avrebbe così più ampi spazi di manovra nel condurre le proprie operazioni nell’indefinito territorio a cavallo fra Pakistan ed Afghanistan, dove transitano armi, kamikaze e droga. <span id="more-940"></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">I recenti attacchi di Bombay, considerati dall’India il proprio 11 settembre, si sono rivelati sofisticati per la tecnica militare con cui sono stati condotti, diversi dai precedenti e con partecipazione anche di kamikaze. Secondo <strong>Ahmed Rashid</strong>, giornalista ed intellettuale pakistano, molto ascoltato dal neo-presidente statunitense <strong>Barak Obama</strong>, i talebani non sono più un fenomeno afghano, ma costituiscono un fenomeno regionale. Ci sono – afferma Rashid in un suo recente libro sulla “Polveriera Asia” – talebani in Pakistan ed in Asia Centrale, e domani potrebbero essercene anche in India. Ci sono molti gruppi in Europa che sono stati addestrati da <em>al Qaeda</em>. Ci sarebbe dunque bisogno di una strategia regionale, per contrastare un fenomeno che è diventato regionale. In passato <em>al Qaeda</em> era in Afghanistan, ora è in Pakistan ed in Asia Centrale. La percezione tra gli afghani – scrive Rashid &#8211; è che i talebani stiano vincendo e che la NATO stia perdendo. Per i talebani è difficile controllare le città; ma allo stesso tempo la NATO non riesce a riprendersi le zone rurali. Né riesce a farlo l’esercito o la polizia afghana, sprovvisti di personale sufficiente. E’ una posizione di stallo che Barak Obama intende superare dirottando dall’Iraq, semi-pacificato, nuove truppe e nuove risorse. </span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Per Ahmed Rashid resta aperto un altro grande problema, riguardante la leadership dei talebani che attualmente risiede in Pakistan e a cui fu dato rifugio dall’ex presidente <strong>Pervez Musharraf</strong> e dall’intelligence pakistana. Da un lato il Pakistan aiutava gli americani a catturare i membri di <em>al Qaeda</em> in Afghanistan e dall’altro ospitava e dava rifugio alla leadership dei talebani afghani. Questa ambiguità del Pakistan, spesso irretito dalle sirene islamiste radicali, è un nodo al pettine che prima o poi dovrà essere sciolto. Almeno fino a quando il Pakistan continuerà a godere dei cospicui aiuti occidentali.</span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
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		<title>LA CONDIZIONE DELLA DONNA IN PAKISTAN</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Aug 2008 09:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cairo]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Pakistan è una Repubblica islamica (dal 1971) che si estende su un territorio vasto quasi 3 volte l’Italia. Con i suoi 160 milioni di abitanti ed un elevato tasso di natalità, raccoglie genti di etnia e di lingua diversa. Il dialetto più parlato, l’urdu, coinvolge poco più del 10% della popolazione, ma di fatto è la lingua ufficiale, mentre l’inglese è la lingua delle istituzioni e delle persone istruite. Lo stesso nome “Pakistan” è sintomatico delle diversità etniche che lo compongono, essendo parola composta che deriva da PAKI e STAN. STAN significa “terra di”, “paese dei”; mentre PAKI è l’acronimo formato dalle iniziali delle quattro province più importanti: Punjab, Afghania, Kashmir, Indo-Sindh. Pak significa anche puro, e quindi il nome del paese assume il significato di “Terra dei puri”. Nella Repubblica islamica del Pakistan i non musulmani (cristiani, indù, sikh, parsi, seguaci di Zarathustra e buddisti) costituiscono una piccola minoranza: il 3,5% circa. Per tutte le minoranze religiose la situazione è difficile. In particolare la posizione dei cristiani dinanzi ai giudici è molto debole, appartenendo essi soprattutto alla casta più povera dei contadini, quella degli “intoccabili”. Ciò è tanto più vero per le donne e per le ragazze cristiane. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/ap_10377351_042101.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-564" title="ap_10377351_042101" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/ap_10377351_042101-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> <span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il Pakistan è una Repubblica islamica (dal 1971) che si       estende su un territorio vasto quasi 3 volte l’Italia. Con i suoi 160 milioni di abitanti ed un elevato tasso di natalità, raccoglie genti di etnia e di lingua diversa. Il dialetto più parlato, l’urdu, coinvolge poco più del 10% della popolazione, ma di fatto è la lingua ufficiale, mentre l’inglese è la lingua delle istituzioni e delle persone istruite. Lo stesso nome “<em>Pakistan</em>” è sintomatico delle diversità etniche che lo compongono, essendo parola composta che deriva da <em>PAKI</em> e <em>STAN</em>. <em>STAN</em> significa “terra di”, “paese dei”; mentre<em> PAKI</em> è l’acronimo formato dalle iniziali delle quattro province più importanti: <strong>P</strong>unjab, <strong>A</strong>fghania, <strong>K</strong>ashmir, <strong>I</strong>ndo-Sindh. <em>Pak</em> significa anche puro, e quindi il nome del paese assume il significato di “Terra dei puri”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nella Repubblica islamica del Pakistan i non musulmani (cristiani, indù, sikh, parsi, seguaci di Zarathustra e buddisti) costituiscono una piccola minoranza: il 3,5% circa. Per tutte le minoranze religiose la situazione è difficile. In particolare la posizione dei cristiani dinanzi ai giudici è molto debole, appartenendo essi soprattutto alla casta più povera dei contadini, quella degli “intoccabili”. Ciò è tanto più vero per le donne e per le ragazze cristiane. </span><span id="more-561"></span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Molte di loro, per esempio, studiano per diventare infermiere, la qual cosa costituisce un’occasione dignitosa per uscire dalla povertà. Ma secondo la consuetudine locale una donna non può toccare un uomo, a maggior ragione se cristiana. Per i musulmani radicali queste infermiere sono quindi considerate e trattate alla stregua di prostitute. Perciò non di rado subiscono molestie sessuali o vengono addirittura stuprate. Davanti ai giudici hanno ben poche possibilità di far valere le proprie ragioni. Spesso accade che dopo uno stupro o un matrimonio forzato con un musulmano vengano abbandonate al loro destino persino dalla famiglia di origine, troppo debole ed isolata per reclamare giustizia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Razia Joseph</span></em><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> è una cristiana che vive nel nord del Pakistan. Da anni combatte le discriminazioni nei confronti delle donne e delle minoranze. Aiuta e protegge le giovani in difficoltà, specie quelle considerate “reiette” o che hanno osato ribellarsi. Per tale finalità ha istituito un rifugio per ragazze, la “Women Shelter Organization”, per dar loro una speranza di vita. In un’intervista rilasciata al “<em>Messaggero di Sant’Antonio</em>”, con un velo di amara ironia, ha dichiarato: “Ho tante pecche agli occhi di un fondamentalista: sono una donna, single, cristiana, lavoro per i diritti umani e per il dialogo tra le religioni … In Pakistan la donna povera non ha diritti, non va a scuola, non può difendersi né prendere decisioni. Lavora come schiava, non riesce a dare il minimo necessario ai propri bambini. Da noi un figlio fuori dal matrimonio si paga con la vita e persino chi subisce stupro è una vergogna per la famiglia. Una vergogna da far pagare alla vittima” (<em>Razia Joseph</em>, <em>una donna contro il fondamentalismo</em>, di Giulia Cananzi, febbraio 2006, pag. 68).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ovviamente la storia delle discriminazioni non riguarda soltanto le donne cristiane …</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La musulmana <em>Mukhtar Mai</em> è diventata famosa in tutto il mondo per non essersi arresa dinanzi alle sopraffazioni di un potente clan tribale. Nata in Pakistan nel 1972, vive in un piccolo villaggio del Punjab, al confine con l’India, dove porta avanti la sua battaglia in difesa delle donne vittime di abusi. <em>Mukhatar Mai</em> è stata suo malgrado protagonista di una vicenda allucinante ma purtroppo diffusa, specie nelle zone agricole del paese, dove peraltro vive<span> </span>la maggior parte della popolazione. Il 22 giugno 2002 la sua famiglia fu di fatto costretta a cederla ad un potente clan rivale, allo scopo di sanare una presunta offesa. Dopo la decisione pubblica di condanna presa dalla <em>Jiirga, </em>il <em>Consiglio degli Anziani</em>, in quattro la violentarono per un’intera notte. Quando la notizia si diffuse, la polizia fu costretta a svolgere indagini; <span> </span>pur se minacciata, <em>Mukhatar Mai </em>raccontò la verità denunciando i suoi aguzzini e i componenti del Consiglio. Fortunatamente la storia venne a conoscenza di alcune ONG e di giornalisti occidentali, che alimentarono l’attenzione dell’opinione pubblica sulla vicenda.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Condannati in primo grado, gli stupratori e i loro fiancheggiatori nel 2005 furono assolti in appello dalla Corte federale. Ma il processo è stato ripreso. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">L’esperienza di <em>Mukhatar Mai</em> è diventato un libro di successo internazionale, pubblicato in Italia da Cairo Editore (<em>Disonorata dalla legge degli</em> <em>uomini</em>, Milano, 2006). Scrive <em>Mukhatar Mai</em> : “Per gli uomini come loro una donna è soltanto un oggetto, uno strumento per affermare possesso, onore, o vendetta. La sposano o la stuprano, secondo la loro concezione dell’orgoglio tribale. E sanno bene che una donna umiliata può ricorrere solo al suicidio per riabilitarsi. Per uccidere non hanno neppure bisogno di usare le armi, lo stupro è sufficiente. E’ l’arma più efficace. Serve a umiliare definitivamente il clan nemico.” (pag. 22).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Con i fondi ricevuti dalle organizzazioni internazionali e dal governo pakistano quale risarcimento per la violenza subita, </span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><em>Mukhatar </em></span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">ha fatto costruire una scuola, la prima in Pakistan per l’educazione delle bambine. Non a caso ancora oggi circa il 70% delle donne è analfabeta, a fronte del 40% degli uomini. La stessa <em>Mukhatar </em><span> </span>ha imparato a leggere e scrivere a 32 anni, solo dopo la costruzione della <em>sua</em> scuola.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Soprattutto nelle regioni tribali del Pakistan &#8211; quelle nord &#8211; occidentali vicine al confine con l’Afghanistan, dove si trovano i santuari di Al Qaeda e dei Talebani -, è molto diffusa la secolare tradizione di cedere bambine-spose al clan rivale, come risarcimento per sanare faide, tensioni e lutti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In queste province, che godono di una semi-indipendenza, il Consiglio degli Anziani o <em>Jiirga</em> sostituisce anche ufficialmente le istituzioni dello Stato e decide esclusivamente sulla base del diritto islamico e delle tradizioni. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Così, da un giorno all’altro, alle ragazzine vien detto che se ne devono andare da casa, per sposare, se mai in terze o quarte nozze, un uomo solitamente molto più vecchio di loro. In Pakistan infatti vige, come in quasi tutti gli altri paesi musulmani, la pratica legalizzata della poligamia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Talora la giovane viene semplicemente sacrificata per uno stupro di gruppo, organizzato dalla tribù rivale, il cui desiderio di vendetta soltanto così può essere placato. Come appunto nel caso di <em>Mukhatar Mai</em>. Anche i ragazzini non sono al riparo da violenze. Ultimamente è diventata allarmante la situazione all’interno delle <em>madrasse</em>, le scuole coraniche che preparano le future elites del paese e, spesso, dell’integralismo islamico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il sistema giudiziario pakistano, pur essendo modellato sul modello inglese, offre rare garanzie a chi subisce violenze e sopraffazioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Come sancito dalla Costituzione del 1985, il potere giudiziario è esercitato da un sistema di tribunali nazionali, al cui vertice si colloca la Corte suprema pakistana, che ha sede nella capitale, Islamabad. Per le questioni riguardanti il diritto di famiglia o di successione, però, le controversie vengono risolte in apposite sezioni all’interno dei tribunali, che giudicano in base al diritto islamico. La Corte federale della Sharia, istituita nel 1980, ha il compito di valutare la compatibilità tra le leggi dello Stato e il diritto sunnita. Poi ci sono le <em>jiirga</em>, che, anche se non riconosciute in tutto il territorio nazionale, di fatto esercitano il potere decisionale nelle controversie riguardanti la terra o l’acqua, ma anche le accuse di disonore, gli omicidi e le faide tribali. Nelle province del Nord-Ovest, come già accennato, costituiscono le uniche istituzioni giudiziarie.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Gli uomini accusati di stupro vengono esaminati in base alla legge islamica, e quindi<span> </span>nelle apposite sezioni dei tribunali, o davanti alle <em>Jiirga</em>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Per tale sistema processuale la donna che denuncia uno stupro deve essere sostenuta dalla parola di quattro testimoni oculari, che siano attendibili ma soprattutto buoni musulmani. Altrimenti la sua denuncia non solo non ha alcun valore, ma rischia di ritorcersi contro, e di venire lei condannata per adulterio o prostituzione. Per i reati di <em>zina</em> (adulterio o fornicazione), veri o presunti che siano, si rischia la lapidazione o le frustate (<em>Disonorata dalla legge degli uomini</em>, pag. 184). La lapidazione è vietata dalla legge; ma la donna si trova sempre intrappolata fra due sistemi giuridici differenti, quello ufficiale e quello religioso, senza <span> </span>dimenticare quello tribale; questi ultimi evidentemente</span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> consentono tali tipi di pena.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> La deposizione della donna in tribunale ha  comunque meno peso rispetto a quella di un uomo. Così di fatto diventa difficilissimo condannare eventuali colpevoli di rapimenti e di stupri.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Per l’attivista <em>Samir Minallah</em>, fondatrice dell’organizzazione che si occupa di salvare le bambine scambiate fra clan rivali, il Pakistan, dopo le ultime elezioni legislative dello scorso febbraio 2008, sta accentuando ancora di più la sua deriva islamista, soprattutto nelle regioni tribali: “… <em>Il patto tra il partito Popolare guidato dal vedovo di Benazir Bhutto e la lega islamica di Nawaz Sharif non tiene. E nessuno ha il coraggio di sfidare apertamente i leader tribali</em>” (Militanti dei diritti civili in campo per salvare le 15 “spose bambine”, di Lorenzo Cremonesi, Corriere della Sera, 6 giugno 2008, pag.19). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Anche per le minoranze cristiane (2,5% della popolazione) i tempi si fanno, se possibile, ancora più difficili: la legge sulla blasfemia, che punisce con pene severe chiunque si pronunci contro Maometto o il Corano, è diventato il pretesto per perseguitare la comunità cristiana. Ecco le considerazioni di <em>Shahbaz Bhatti</em>,<span> </span>ex consigliere ed amico di <em>Benazir Bhutto</em>: “… <em>La situazione non è per nulla positiva, anzi sta peggiorando: i cristiani subiscono discriminazioni dal punto di vista legislativo, le chiese vengono bruciate, le nostre donne violentate e convertite a forza all’Islam</em>” (Cristiani sempre più perseguitati in Pakistan, di Lorenzo Fazzini, Avvenire, 7 giugno 2008, pagg.1-25).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 10pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">E’ così che gli effetti dell’assassinio di <em>Benazir Bhutto</em> cominciano a farsi sentire. La morte di questa donna coraggiosa, che pur nelle sue contraddizioni rappresentava comunque una figura di moderazione per l’intero sistema politico, ha segnato anche il punto di arresto di timide riforme<span> </span>democratiche. </span></p>
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