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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Palestina</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>L&#8217;OCCIDENTE NON SOSTENGA I FRATELLI MUSULMANI IN EGITTO E TUNISIA (di Magdi Cristiano Allam)</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 16:23:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal sito www.controcorrente.ilcannocchiale.it leggiamo e pubblichiamo: &#8220;Cari Amici e cari Protagonisti di Io amo l’Italia, intervenendo ieri sera alla trasmissione “Matrix” su Canale 5 dedicata alla rivolta popolare in Egitto e in Tunisia, ho voluto evidenziare la necessità di affrancarci da una concezione puramente formalistica della democrazia e della libertà per non renderci corresponsabili dell’avvento al potere dei Fratelli Musulmani che ucciderebbero la democrazia e la libertà nei loro paesi e si sentirebbero incoraggiati a islamizzare l’Europa stessa. Il mio messaggio è semplice: non innamoriamoci del nostro aspirante carnefice! L’ideologia del relativismo, la dittatura del relativismo come denuncia Benedetto XVI, ci sta privando del diritto e del dovere di usare la ragione per entrare nel merito dei contenuti attraverso gli strumenti della valutazione e della critica. Il risultato è che aprioristicamente mettiamo sullo stesso piano tutte le religioni, le culture, i valori e i concetti a prescindere dai loro contenuti. Nel caso delle rivolte popolari in Tunisia e in Egitto stiamo commettendo l’errore di concepire come aprioristicamente positiva la prospettiva dell’avvento al potere dei Fratelli Musulmani qualora ciò fosse il risultato di libere elezioni. Nel caso specifico noi, consapevolmente o meno, rifiutiamo di considerare i contenuti dell’ideologia islamica radicale contenuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal sito <a href="http://www.controcorrente.ilcannocchiale.it">www.controcorrente.ilcannocchiale.it</a> leggiamo e pubblichiamo:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/ALLAM1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5888" title="ALLAM" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/02/ALLAM1-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a>&#8220;Cari Amici e cari Protagonisti di Io amo l’Italia,</p>
<p style="text-align: justify;">intervenendo ieri sera alla trasmissione “Matrix” su Canale 5 dedicata alla rivolta popolare in Egitto e in Tunisia, ho voluto evidenziare la necessità di affrancarci da una concezione puramente formalistica della democrazia e della libertà per non renderci corresponsabili dell’avvento al potere dei Fratelli Musulmani che ucciderebbero la democrazia e la libertà nei loro paesi e si sentirebbero incoraggiati a islamizzare l’Europa stessa. Il mio messaggio è semplice: non innamoriamoci del nostro aspirante carnefice!</p>
<p style="text-align: justify;">L’ideologia del relativismo, la dittatura del relativismo come denuncia Benedetto XVI, ci sta privando del diritto e del dovere di usare la ragione per entrare nel merito dei contenuti attraverso gli strumenti della valutazione e della critica. Il risultato è che aprioristicamente mettiamo sullo stesso piano tutte le religioni, le culture, i valori e i concetti a prescindere dai loro contenuti. Nel caso delle rivolte popolari in Tunisia e in Egitto stiamo commettendo l’errore di concepire come aprioristicamente positiva la prospettiva dell’avvento al potere dei Fratelli Musulmani qualora ciò fosse il risultato di libere elezioni. Nel caso specifico noi, consapevolmente o meno, rifiutiamo di considerare i contenuti dell’ideologia islamica radicale contenuta nel loro Statuto e nei testi dei loro capi spirituali (Hassan Al Banna, Sayyid Qutb, Abdallah Yusuf Azzam, Yusuf al-Qaradawi), così come ignoriamo il fatto che ovunque siano arrivati al potere i Fratelli Musulmani, nelle loro differenti denominazioni, dal Fis (Fronte di salvezza islamico) in Algeria a Hamas nei Territori palestinesi, hanno soffocato la democrazia, represso la libertà, sottomesso il popolo con la violenza, scatenato il terrorismo cieco che infierisce indiscriminatamente contro tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Più in generale non teniamo conto che, anche al di là che facciano o meno riferimento al movimento estremista islamico mondiale dei Fratelli Musulmani, ovunque un soggetto politico dica di ispirarsi al Corano (che per i musulmani è opera increata al pari di Allah, della stessa sostanza di Allah), alla Sunna (la tradizione che si fonda sui Hadith, i detti e i fatti attribuiti a Maometto, e sulla Sira, la biografia ufficiale di Maometto), alla Sharia (la legge islamica che si fonda su quattro fonti: il Corano; la Sunna; Al Ijma’h, il consenso della comunità che corrisponde all’intesa tra gli ulema, i dotti dell’islam; Al Qiyas, il principio analogico, con cui si fa ricorso a casi simili per risolvere dei casi che non sono stati finora contemplati), ebbene il risultato è la crescente islamizzazione della società (con la proliferazione delle moschee, scuole coraniche, tribunali e enti finanziari islamici, con sempre più donne velate e uomini barbuti), la crescente intolleranza religiosa nei confronti degli ebrei, dei cristiani, dei musulmani eterodossi e degli appartenenti a fedi o ideologie diverse dall’islam, il crescente monopolio del potere modificando la Costituzione per accreditare l’identità islamica dello Stato, il crescente svuotamento sostanziale della democrazia riducendola al rito formale delle elezioni adeguatamente manipolate per assicurare il risultato stabilito anticipatamente. Questo è quanto già accade in Iran sottomesso all’arbitrio del regime degli ayatollah dal 1979; in Libano dove la scorsa settimana l’Hezbollah con un colpo di mano ha imposto un suo uomo, il miliardario Najib Mikati, alla guida del governo estromettendo Saad al-Hariri che era stato eletto democraticamente; a Gaza dove Hamas ha imposto la propria dittatura massacrando i soldati leali all’Autorità Nazionale Palestinese e reprimendo ogni dissenso interno; in Turchia, formalmente uno Stato laico, democratico e liberale, il cui governo islamico guidato da Recep Tayyip Erdogan (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) tende ad accentrare sempre più il potere, è sempre più filo-Hamas e anti-israeliano, sempre più filo-iraniano e anti-occidentale, sempre più repressivo nei confronti della libertà religiosa dei cristiani, continuando ad occupare il territorio europeo del Nord di Cipro sradicandovi i simboli della cristianità.</p>
<p style="text-align: justify;">Come non teniamo in considerazione che l’islam è una religione fisiologicamente violenta e storicamente conflittuale. Maometto è stato fondamentale un guerriero che ha combattuto, ucciso ed è stato personalmente responsabile di efferati stragi come quella che nel 628 lo vide partecipe dello sgozzamento e decapitazione di circa 800 ebrei della tribù dei Banu Quraishah. L’esempio di Maometto ispirò i musulmani del suo tempo. La lotta in seno alla comunità islamica dell’epoca era talmente aspra e violenta che tre dei primi quattro cosiddetti “califfi ben guidati”, i primi successori di Maometto, furono assassinati per mano di altri musulmani: Omar che governò dal 634 al 644 succedendo al primo califfo Abu Bakr; Othman che governò dal 644 al 656 e lo stesso califfo Ali. E la successiva nascita per mano del quinto califfo Mu’awiya (661-680) del primo impero islamico Omayyade che durò dal 661 al 750 con capitale a Damasco, consacrò la supremazia della politica sulla religione, la preminenza dello Stato sulla fede. I vari califfati hanno fatto riferimento all’islam per imporre e salvaguardare il loro potere politico, tanto è vero che il passaggio del potere da una dinastia all’altra avvenne tramite le armi e lo spargimento del sangue, musulmani contro musulmani. Quando Abu Al Abbas as-Saffah, letteralmente il sanguinario, fondò la dinastia abbaside che durò dal 750 al 1258 con capitale a Bagdad, fece strage dei reggenti omayyadi e in un eccesso di odio profanò le tombe dei califfi omayyadi, le loro spoglie furono esumate e flagellate. La preminenza della politica e delle differenziazioni settarie e nazionalistiche è confermato dal fatto che attorno all’anno Mille c’erano ben tre califfi in competizione tra loro: i califfi abassidi Al Qahir (932-934) a Bagdad; il califfo omayyade di Spagna Abd ar-Rahman III (912-961) a Cordova; il califfo fatimide Al Mu’izz (952-975) al Cairo. I califfi omayyadi di Spagna erano dei berberi, l’etnia autoctona del Maghreb, i fatimidi erano degli sciiti ismailiti e il fondatore della dinastia Ubaid Abdallah al Mahdi (909-934) si professò discendente della figlia del profeta Maometto, Fatima, e pronipote del figlio di Fatima, Al Husayn, assumendo il titolo di imam, che per gli sciiti equivale a quello di califfo.</p>
<p style="text-align: justify;">I fautori della teocrazia islamica hanno eretto la dissimulazione a precetto di fede. La dissimulazione è considerato un comportamento islamicamente legittimo sia dagli sciiti sia dai Fratelli Musulmani, sulla base dei versetti 105-106 della Sura XVI del Corano: “I soli a inventare menzogne sono quelli che non credono ai segni di Allah: essi sono i bugiardi. Quanto a chi rinnega Allah dopo aver creduto – eccetto colui che ne sia costretto, mantenendo serenamente la fede in cuore – e a chi si lascia entrare in petto la miscredenza; su di loro è la collera di Allah e avranno un castigo terribile”. Ed è così che non hanno alcuna remora ad indossare il doppiopetto e a mostrarsi concilianti e disponibili al compromesso quando ciò viene ritenuto vantaggioso per la promozione della causa dell’islamizzazione della società. Né hanno alcuna remora ad usare come “facciata accettabile” dei personaggi, boriosi, illusi o comunque ingenui, si prestano a farsi strumentalizzare. E’ stato il caso del primo capo di governo della Repubblica Islamica imposta da Khomeini in Iran, il liberale Mehdi Bazargan che governò dal 4 febbraio 1979 al 6 novembre 1979 prima di essere allontanato dal potere. Ed oggi sembra che sia la volta di Mohammed El Baradei che i Fratelli Musulmani in Egitto hanno indicato come loro rappresentante nella trattativa con il regime militare, così come è probabilmente il caso del miliardario libanese Najib Mikati, laureato ad Harvard, designato dagli estremisti islamici del Hezbollah.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamo cari amici europei ed occidentali che Adolf Hitler arrivò al potere nel 1933 attraverso libere elezioni e immediatamente dopo impose la sua dittatura. Proprio il caso di Hitler ci deve far comprendere che le libere elezioni non corrispondono automaticamente alla democrazia sostanziale ma che sono soltanto la dimensione formalistica della democrazia. La democrazia affinché sia sostanziale deve tradursi nella condivisione di valori non negoziabili, a partire dalla fede nella sacralità della vita, del rispetto della dignità e della libertà della persona, così come deve tradursi nell’accettazione di regole inviolabili a partire dalla pacifica alternanza al potere delle forze politiche che godono di pari diritti e pari doveri. Ebbene tutto ciò è assolutamente inesistente nell’ideologia teocratica e assolutista dei Fratelli Musulmani e di tutti gli integralisti e estremisti islamici. Concludo questo mio lungo intervento reiterando il monito: non innamoriamoci del nostro aspirante carnefice!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">3 febbraio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Magdi Cristiano Allam</p>
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		<title>WIKILEAKS: HEZBOLLAH PUO&#8217; COLPIRE ISRAELE (di Matteo Bressan)</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 22:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I documenti confidenziali divulgati da wikileaks confermano i timori e i sospetti della comunità internazionale circa il riarmo del Partito di Dio. Nel dettaglio è emerso che Hezbollah dovrebbe disporre di un arsenale di circa 50.000 razzi e missili e, tra questi, almeno 40/50 missili terra aria Fateh – 110 in grado di colpire Israele. Sempre dai documenti sono emerse le principali direttrici del traffico di armi che coinvolge il Medio Oriente: armi dal Sudan per Hamas, armi dall’Iran a Hezbollah e missili dalla Corea del Nord a Iran e Siria. Il coinvolgimento della Corea del Nord non va mai dimenticato soprattutto in relazione a quanto avvenuto in Siria nel lontano 6 settembre del 2007. In quell’occasione l’aviazione israeliana bombardò un’area nel Nord della Siria, denominata Dayr az-Zwar, dove secondo l’intelligence israeliana, il regime di Damasco avrebbe stoccato materiali, tecnologie, e sistemi d’arma forniti dalla Corea del Nord, utili per assemblare missili a media e lunga gittata con testate atomiche. Domenica 12 dicembre 2010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5495" href="http://www.recensioni-storia.it/wikileaks-hezbollah-puo-colpire-israele-di-matteo-bressan/missili_hezbollah_20061013"><img class="alignleft size-full wp-image-5495" title="Missili_hezbollah_20061013" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/Missili_hezbollah_20061013.jpg" alt="Missili_hezbollah_20061013" width="159" height="220" /></a>I documenti confidenziali divulgati da wikileaks confermano i timori e i sospetti della comunità internazionale circa il riarmo del Partito di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel dettaglio è emerso che Hezbollah dovrebbe disporre di un arsenale di circa 50.000 razzi e missili e, tra questi, almeno 40/50 missili terra aria Fateh – 110 in grado di colpire Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre dai documenti sono emerse le principali direttrici del traffico di armi che coinvolge il Medio Oriente: armi dal Sudan per Hamas, armi dall’Iran a Hezbollah e missili dalla Corea del Nord a Iran e Siria.</p>
<p style="text-align: justify;">Il coinvolgimento della Corea del Nord non va mai dimenticato soprattutto in relazione a quanto avvenuto in Siria nel lontano 6 settembre del 2007.</p>
<p style="text-align: justify;">In quell’occasione l’aviazione israeliana bombardò un’area nel Nord della Siria, denominata Dayr az-Zwar, dove secondo l’intelligence israeliana, il regime di Damasco avrebbe stoccato materiali, tecnologie, e sistemi d’arma forniti dalla Corea del Nord, utili per assemblare missili a media e lunga gittata con testate atomiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Domenica 12 dicembre 2010</p>
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		<title>LA VIA TURCA DELLE ARMI PER HEZBOLLAH</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 18:39:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Riportiamo dal sito www.informazionecorretta.com un articolo comparso sul Corriere della Sera dell&#8217;11/08/2010 (pag. 17), a firma di Guido Olimpio dal titolo &#8221; La via turca delle armi per Hezbollah &#8220;:   &#8220;L’Hezbollah, sicuro della sua forza e consapevole del proprio peso politico, cerca altre armi. E le avrà, presto, attraverso un nuovo canale. Ad aprirlo l’apparato segreto dei pasdaran insieme ai turchi. I dettagli — secondo indiscrezioni — sono stati stabiliti durante un recente incontro che ha avuto come protagonisti il capo degli 007 dei pasdaran Hussein Taeb e il nuovo responsabile dei servizi turchi Hakan Fidan, ritenuto un duro e pronto ad allacciare rapporti con il regime integralista sciita. La via turca — come è stata definita da fonti occidentali — servirà per l’invio di carichi bellici sofisticati. Armi, apparati di puntamento e razzi che saranno spediti dal territorio turco verso la Siria, poi da qui proseguiranno fino in Libano. Per trasferirli camion, veicoli industriali e anche vetture. Gli 007, in stretto coordinamento con emissari dell’Hezbollah, dovranno facilitare il passaggio e garantire la sicurezza. Vegliando sulle rotte dei carichi, fornendo un eventuale appoggio al confine. Hakan Fidan avrebbe anche incaricato dei suoi funzionari di creare una buona copertura al fine di tenere [...]]]></description>
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<div id="attachment_4862" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><a rel="attachment wp-att-4862" href="http://www.recensioni-storia.it/la-via-turca-delle-armi-per-hezbollah/libano"><img class="size-full wp-image-4862" title="LIBANO" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/08/LIBANO.jpg" alt="Nella foto: Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah in Libano" width="180" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto: Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah in Libano</p></div>
<p>Riportiamo dal sito <em>www.i</em><em>nformazionecorretta.com </em>un articolo comparso sul Corriere della Sera dell&#8217;11/08/2010 (pag. 17), a firma di Guido Olimpio dal titolo &#8221; La via turca delle armi per Hezbollah &#8220;:</p>
<p> </p>
<p>&#8220;L’Hezbollah, sicuro della sua forza e consapevole del proprio peso politico, cerca altre armi. E le avrà, presto, attraverso un nuovo canale. Ad aprirlo l’apparato segreto dei pasdaran insieme ai turchi.</p>
<p>I dettagli — secondo indiscrezioni — sono stati stabiliti durante un recente incontro che ha avuto come protagonisti il capo degli 007 dei pasdaran Hussein Taeb e il nuovo responsabile dei servizi turchi Hakan Fidan, ritenuto un duro e pronto ad allacciare rapporti con il regime integralista sciita.</p>
<p>La via turca — come è stata definita da fonti occidentali — servirà per l’invio di carichi bellici sofisticati. Armi, apparati di puntamento e razzi che saranno spediti dal territorio turco verso la Siria, poi da qui proseguiranno fino in Libano. Per trasferirli camion, veicoli industriali e anche vetture. Gli 007, in stretto coordinamento con emissari dell’Hezbollah, dovranno facilitare il passaggio e garantire la sicurezza. Vegliando sulle rotte dei carichi, fornendo un eventuale appoggio al confine. Hakan Fidan avrebbe anche incaricato dei suoi funzionari di creare una buona copertura al fine di tenere lontani altri apparati militari turchi ed evitare brutte sorprese.</p>
<p>Gli iraniani, in sostanza, vogliono costruire un network identico a quello creato da tempo in Sudan e finalizzato all’assistenza in favore di Hamas. A Khartoum operano «uffici misti», con agenti khomeinisti, palestinesi e sudanesi che si avvalgono di complicità in Egitto. Attività che Fidan è in grado oggi di offrire in Turchia. L’intreccio irano-turco è guardato con preoccupazione nelle capitali occidentali in quanto sono evidenti i rischi per la sicurezza. I servizi di Ankara sono tra i migliori della regione, hanno grande conoscenza della realtà in Medio Oriente, sanno come muoversi sulle rotte dei traffici clandestini. E quelli iraniani non sono da meno.</p>
<p>A Teheran l’asse con la Turchia serve non solo per rifornire l’alleato Hezbollah ma anche per tenere d’occhio la comunità iraniana in esilio che ha trasformato Istanbul nella sua capitale. Un’occasione da non perdere per gli ayatollah.&#8221;</p>
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		<title>&#8230;MA LA TURCHIA SAPEVA TUTTO (di Gian Micalessin)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 04:52:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal sito  &#8220;Informazione corretta&#8221; riportiamo l&#8217;articolo di Gian Micalessin pubblicato su &#8220;il Giornale&#8221; di giovedì 3 giugno 2010 (titolo redazionale): &#8220;Ora è tutto chiaro. Ora anche l’ultimo tassello del trappolone costato la gogna internazionale ad Israele è evidente. Mentre in Israele l’intelligence indaga sull’identità di 50 misteriosi attivisti tutti senza documenti, ma tutti con in tasca qualche migliaio di dollari in biglietti dello stesso taglio, a Istanbul i giornalisti hanno già la risposta. Quei cinquanta uomini senza nome catturati a bordo dell’ammiraglia della spedizione per Gaza sono probabilmente &#8211; come le nove vittime dell’incidente (quattro dei quali turchi) &#8211; militanti islamici reclutati dall’organizzazione “umanitaria” turca Ihh (Insani Yardim Vakfi”, &#8211; “Fondo di aiuto umanitario”) proprietaria della nave ammiraglia e di due mercantili utilizzati per la spedizione su Gaza. Un’organizzazione sospettata, come già scritto dal Giornale, di pesanti collusioni con Hamas e con i gruppi dell’internazionale jihadista. Un’organizzazione umanitaria pronta sin dalle prime ore a trasformare la tragedia in opportunità, come spiega al Giornale Menachem Genz, l’inviato del quotidiano israeliano &#8220;Yediot Ahronot&#8221;, arrivato a Istanbul lunedì mattina. «Il clima nella sede dell’Ihh era surreale, nessuno sembrava sconvolto, nessuno si preoccupava, come sarebbe umano, di sapere chi e quanti fossero i morti&#8230; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito  &#8220;<em>Informazione corretta</em>&#8221; riportiamo l&#8217;articolo di Gian Micalessin pubblicato su &#8220;il Giornale&#8221; di giovedì 3 giugno 2010 (titolo redazionale):</p>
<p>&#8220;Ora è tutto chiaro. Ora anche l’ultimo tassello del trappolone costato la gogna internazionale ad Israele è evidente. Mentre in Israele l’intelligence indaga sull’identità di 50 misteriosi attivisti tutti senza documenti, ma tutti con in tasca qualche migliaio di dollari in biglietti dello stesso taglio, a Istanbul i giornalisti hanno già la risposta. Quei cinquanta uomini senza nome catturati a bordo dell’ammiraglia della spedizione per Gaza sono probabilmente &#8211; come le nove vittime dell’incidente (quattro dei quali turchi) &#8211; militanti islamici reclutati dall’organizzazione “umanitaria” turca Ihh (Insani Yardim Vakfi”, &#8211; “Fondo di aiuto umanitario”) proprietaria della nave ammiraglia e di due mercantili utilizzati per la spedizione su Gaza.</p>
<div id="attachment_4419" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-4419" href="http://www.recensioni-storia.it/ma-la-turchia-sapeva-tutto-di-gian-micalessin/zb950_153926_0114"><img class="size-medium wp-image-4419" title="ZB950_153926_0114" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/Turchia-Palestina-300x175.jpg" alt="Manifestazioni congiunte turco-palestinesi. Dove è finita la sbandierata &quot;laicità&quot; della Turchia?" width="300" height="175" /></a><p class="wp-caption-text">Manifestazioni congiunte turco-palestinesi. Dove è finita la sbandierata &quot;laicità&quot; della Turchia?</p></div>
<p>Un’organizzazione sospettata, come già scritto dal Giornale, di pesanti collusioni con Hamas e con i gruppi dell’internazionale jihadista. Un’organizzazione umanitaria pronta sin dalle prime ore a trasformare la tragedia in opportunità, come spiega al Giornale Menachem Genz, l’inviato del quotidiano israeliano &#8220;Yediot Ahronot&#8221;, arrivato a Istanbul lunedì mattina. «Il clima nella sede dell’Ihh era surreale, nessuno sembrava sconvolto, nessuno si preoccupava, come sarebbe umano, di sapere chi e quanti fossero i morti&#8230; l’unico obbiettivo era usare al meglio l’opportunità mediatica, concedere interviste, ripetere gli stessi slogan e amplificare al massimo la portata dei fatti. Sembrava quasi un film&#8230; nulla succedeva per caso&#8230;. tutta quella gente recitava una parte studiata a lungo e preparata accuratamente». L’incontro con Isat Yilmanz, un militante dell’organizzazione convinto che suo fratello Ilyas fosse morto sulla nave, contribuisce a rafforzare l’impressione del giornalista. «Io gli chiedevo perché ne fosse così certo e lui continuava a spiegarmi che suo fratello era partito con la precisa intenzione di morire martire per la Palestina». Il racconto di Genz è confermato anche da altri parenti delle vittime turche, tutti concordi nello spiegare ai giornali locali che i loro cari «cercavano il martirio».</p>
<p>«Prima di imbarcarsi mi ha ripetuto più volte di voler diventare un martire, lo desiderava tanto», racconta al quotidiano <em>Milliyet Sabir Ceylan</em>, amico del 39enne Ali Haydar Bengi, proprietario di un negozio di cellulari di Diyarbakir inserito nell’elenco dei quattro morti turchi. «Aiutava gli oppressi. Da anni desiderava andare in Palestina e pregava Allah di farlo diventare un martire», conferma la moglie di Bengi rimasta sola con quattro figli. Anche Ali Ekber Yaratilmis, 55 anni, padre di cinque figli e volontario dell’Ihh, «desiderava da sempre una morte da martire», spiega al quotidiano Sabah l’amico Mehmet Faruk Cevher. Una terza vittima turca, il 61enne Ibrahim Bilgen, originario del sud est del Paese e militante di un partito legato al fondamentalismo islamico viene descritto dal cognato Nuri come «un uomo e un filantropo esemplare&#8230; il martirio gli si addiceva proprio&#8230; Allah gli ha concesso la morte che desiderava».</p>
<p>Sulla base di queste dichiarazioni riprese dai quotidiani turchi anche il mistero dei cinquanta uomini senza nome nelle mani degli israeliani risulta più chiaro. La somma di qualche migliaio di dollari in biglietti dallo stesso taglio trovata nelle tasche di ciascuno di loro era la ricompensa riconosciuta dall’Ihh alla punta di lancia della spedizione. Una sorta di paga anticipata destinata a chi aveva il compito di mettere a repentaglio la propria vita per innescare una reazione israeliana e costringere i soldati di Tsahal ad aprire il fuoco. Quell’avanguardia “kamikaze” strutturata come la punta di lancia della spedizione aveva visori notturni per individuare i movimenti degli israeliani, giubbotti antiproiettile per sopravvivere alle prime fasi dello scontro, spranghe, biglie d’acciaio e coltelli per massacrare i soldati scesi sulle navi e indurre i loro colleghi ad aprire il fuoco per salvarli. Un film scritto in anticipo e trasformato in realtà all’alba di lunedì.&#8221;</p>
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		<title>TELEFONATE E SOLDI AI TERRORISTI. I FALSI BENEFATTORI TURCHI (di Andrea Morigi)</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 06:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da &#8220;Libero&#8221; del 1° giugno 2010 leggiamo e riportiamo l&#8217;articolo di Andrea Morigi  (pagg.1-18): &#8220;Dieci vittime fra gli attivisti filo-palestinesi che volevano forzare il blocco navale su Gaza. Sapeva bene con chi aveva a che fare la marina israeliana che ha attaccato ieri mattina dopo essere stata bersagliata da colpi d’arma da fuoco partiti dalle navi di una flottiglia turca. Sotto la sigla innocua della “Fondazione per i diritti e le libertà umane e il soccorso umanitario”, che ha organizzato la Flottiglia Freedom, si nasconde la rete del terrorismo islamico internazionale. C’è anche un capitolo italiano nella vicenda, che parte dal legame fra il centro islamico milanese di viale Jenner e il gruppo turco colpito ieri. Si scopre fra le carte di un’inchiesta francese su Al Qaeda, condotta dal giudice francese Jean-Louis Bruguière nel 1996. Da Istanbul, come risulta dai tabulati telefonici dell’epoca, chiamavano spesso i “fratelli” di Milano. Il periodo corrisponde proprio agli anni del passaggio di consegne, alla “moschea” di viale Jenner, fra l’imam-terrorista ucciso in Bosnia Anwar Shaaban e il suo successore Abu Imad, che attualmente sconta una pena a tre anni e otto mesi per terrorismo. Non è impossibile stabilire quali fossero gli interessi comuni. Nata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4392" class="wp-caption alignleft" style="width: 123px"><a rel="attachment wp-att-4392" href="http://www.recensioni-storia.it/telefonate-e-soldi-ai-terroristi-i-falsi-benefattori-turchi-di-andrea-morigi/andrea_morigi"><img class="size-full wp-image-4392" title="andrea_morigi" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/andrea_morigi.jpg" alt="andrea_morigi" width="113" height="138" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto: il giornalista Andrea Morigi</p></div>
<p>Da &#8220;Libero&#8221; del 1° giugno 2010 leggiamo e riportiamo l&#8217;articolo di Andrea Morigi  (pagg.1-18):</p>
<p>&#8220;Dieci vittime fra gli attivisti filo-palestinesi che volevano forzare il blocco navale su Gaza. Sapeva bene con chi aveva a che fare la marina israeliana che ha attaccato ieri mattina dopo essere stata bersagliata da colpi d’arma da fuoco partiti dalle navi di una flottiglia turca. Sotto la sigla innocua della “Fondazione per i diritti e le libertà umane e il soccorso umanitario”, che ha organizzato la Flottiglia Freedom, si nasconde la rete del terrorismo islamico internazionale. C’è anche un capitolo italiano nella vicenda, che parte dal legame fra il centro islamico milanese di viale Jenner e il gruppo turco colpito ieri. Si scopre fra le carte di un’inchiesta francese su Al Qaeda, condotta dal giudice francese Jean-Louis Bruguière nel 1996. Da Istanbul, come risulta dai tabulati telefonici dell’epoca, chiamavano spesso i “fratelli” di Milano. Il periodo corrisponde proprio agli anni del passaggio di consegne, alla “moschea” di viale Jenner, fra l’imam-terrorista ucciso in Bosnia Anwar Shaaban e il suo successore Abu Imad, che attualmente sconta una pena a tre anni e otto mesi per terrorismo. Non è impossibile stabilire quali fossero gli interessi comuni. Nata nel 1992, ma registrata ufficialmente soltanto nel 1995, con lo scopo di fornire aiuti umanitari alla vittime musulmane durante la guerra in Bosnia, l’Ihh ha ottenuto lo status di osservatore al Consiglio economico e sociale dell’Onu ed è presente in circa 120 zone di conflitto e di guerra tra cui la Cecenia, il Pakistan e i Territori palestinesi. Qualche sospetto nei loro confronti era sorto alle stesse autorità turche, nel 1997. Mancavano ancora cinque anni all’avvento al potere di Recep Tayyp Erdogan e del suo partito islamico e nell’ufficio dell’Ihh a Istanbul erano state scoperte armi da fuoco, esplosivo, manuali per la fabbricazione di bombe e di una “bandiera della jihad”. Per gli inquirenti, alcuni membri del gruppo stavano per partire verso l’Afghanistan, la Cecenia e la Bosnia. Se non li avessero arrestati sarebbero andati a combattere. «Ma eravamo un’organizzazione giovane», risponde il leader dell’Ihh Bülent Yildirim, spiegando che, all’epoca, «i nostri uffici erano aperti a tutti» e comunque, «a parte due colpi di telefono, non è mai stato provato nulla». Per cautela, durante il terremoto del 1999 in Turchia, le autorità della protezione civile avevano impedito all’Ihh di operare sui luoghi del disastro. Il governo di allora li riteneva un gruppo fondamentalista che non garantiva la necessaria trasparenza finanziaria. Ufficialmente l’Ihh si finanzia con la zakat, ovvero la tassa per il culto che i musulmani versano per opere di beneficenza. E fra queste ultime, la dottrina islamica non esclude la guerra santa. Anche se la loro copertura riesce a ingannare molti sprovveduti, i turchi di Ihh non hanno fondato un’organizzazione pacifista. Lo sa bene Israele, che nel 2008 l’ha bandita dal proprio territorio, con l’accusa di finanziare Hamas e il terrorismo islamico attraverso un’organizzazione-ombrello, l’Unione del Bene che, secondo un documento sequestrato dalle forze armate israeliane nel 2002, forniva indirettamente sostegno finanziario alle famiglie degli attentatori suicidi responsabili di almeno tre stragi ai danni della popolazione israeliana. Nel 2006 un rapporto dell’analista americano Evan Kohlmann aveva messo tutti questi sospetti nero su bianco, accusando anche Ihh di aver finanziato l’insorgenza dei sunniti in Iraq. E l’esercito israeliano un mese fa aveva arrestato il responsabile della ong Izzet Sahin in Cisgiordania per poi consegnarlo alla Turchia. Ma era già riuscito a trasferire decine di migliaia di dollari dall’Ihh a due “enti di beneficenza”, la Società caritativa islamica di Hebron e la Al-Tadhamun di Nablus. E proprio quest’ultima finanziava le famiglie dei kamikaze.&#8221;</p>
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		<title>GAZA-HAMAS: DIECI MORTI PER UNA VERITA&#8217; CAPOVOLTA (di Fiamma Nirenstein)</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 05:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal sito &#8220;Informazione corretta&#8221; leggiamo e riportiamo l&#8217;articolo di Fiamma Nirenstein (titolo redazionale) pubblicato su il Giornale del 1° giugno 2010 (pag.3): &#8220;L’episodio di ieri notte, con i suoi morti e feriti sulla nave turca, ha qualcosa di diabolico. Perché diabolico è il rovesciamento, la bugia che si sta disegnando nell’opinione pubblica internazionale, come per la battaglia di Jenin, come per la morte di Mohamed Al Dura: la verità, salvo quella tragica e che dispiace assai, dei morti e dei feriti, ne esce capovolta, capovolte le responsabilità. Le condanne volano e hanno tutte un carattere nominalista: chi era sulle navi si chiama «pacifista» o «civile», i soldati israeliani coloro che ne hanno sanguinosamente interrotto la strada verso una «missione di soccorso». Nessuno parla di organizzazioni filo Hamas, nessuno di provocazione: ed è quello che davvero veniva trasportato da quelle navi. Oltre naturalmente, all’essenza umana di chi ci spiace comunque di veder sparire. Ma non basta dichiararsi pacifista per esserlo. L’organizzazione turca IHH, protagonista della vicenda, è sempre stata filo terrorista, attivamente amica degli jihadisti e di Hamas, essa stessa legata ai Fratelli Musulmani; i suoi membri ricercati e arrestati e la sua sede chiusa dai turchi stessi per possesso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4371" href="http://www.recensioni-storia.it/israele-dieci-morti-per-una-verita-capovolta-di-fiamma-nirenstein/paradise20now1yk"><img class="alignleft size-medium wp-image-4371" title="paradise20now1yk" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/paradise20now1yk-227x300.jpg" alt="paradise20now1yk" width="227" height="300" /></a>Dal sito &#8220;<em>Informazione corretta</em>&#8221; leggiamo e riportiamo l&#8217;articolo di Fiamma Nirenstein (titolo redazionale) pubblicato su <em>il Giornale</em> del 1° giugno 2010 (pag.3):</p>
<p>&#8220;L’episodio di ieri notte, con i suoi morti e feriti sulla nave turca, ha qualcosa di diabolico. Perché diabolico è il rovesciamento, la bugia che si sta disegnando nell’opinione pubblica internazionale, come per la battaglia di Jenin, come per la morte di <em>Mohamed Al Dura</em>: la verità, salvo quella tragica e che dispiace assai, dei morti e dei feriti, ne esce capovolta, capovolte le responsabilità. Le condanne volano e hanno tutte un carattere nominalista: chi era sulle navi si chiama «pacifista» o «civile», i soldati israeliani coloro che ne hanno sanguinosamente interrotto la strada verso una «missione di soccorso». Nessuno parla di organizzazioni filo Hamas, nessuno di provocazione: ed è quello che davvero veniva trasportato da quelle navi. Oltre naturalmente, all’essenza umana di chi ci spiace comunque di veder sparire.</p>
<p>Ma non basta dichiararsi pacifista per esserlo. L’organizzazione turca IHH, protagonista della vicenda, è sempre stata filo terrorista, attivamente amica degli jihadisti e di Hamas, essa stessa legata ai Fratelli Musulmani; i suoi membri ricercati e arrestati e la sua sede chiusa dai turchi stessi per possesso di armi automatiche, esplosivo, azioni violente. Ma ora. poiché era sulla nave Marmara, è diventata «pacifista», come le altre varie Ong molto militanti in viaggio sulle onde del Mediterraneo. Non basta più nemmeno dichiararsi «civile»: nelle guerre odierne, anzi, l’uso dei civili come scudi umani, e anche come guerrieri di prima fila è la novità più difficile in una quantità di scenari. La divisa non separa i buoni dai cattivi: abbiamo visto l’uso delle case e delle moschee come trincee dei «civili» militarizzati&#8230;</p>
<p>Prima di partire una donna ha dichiarato: «Otterremo uno di due magnifici scopi, o il martirio o Gaza». Ma chi ascolta una dichiarazione così rivelatrice e scomoda quando canta la sirena delle imprese umanitarie? Il capo flottiglia ha dichiarato che il suo scopo era portare aiuti umanitari e non è importato, anzi è garbato alle anime belle dei diritti umani che andasse verso Gaza, striscia dominata da Hamas, organizzazione terroristica che perseguita i cristiani e ha condannato a morte tutti gli ebrei, che usa bambini, oggetti, edifici, tutto, nello scopo di combattere Israele e l’Occidente intero. Ma le navi viaggiavano verso Gaza per aiutarla, incuranti dei missili e degli attentati che ne escono.</p>
<p>Israele aveva più volte offerto agli organizzatori della flotta di ispezionare i beni nel porto di Ashdod, e quindi di recapitarlo ai destinatari. Essi avevano rifiutato, e questa sembra una prova abbastanza buona della loro scarsa vocazione umanitaria, come quando hanno detto che di occuparsi anche di Gilad Shalit, come chiedeva loro suo padre, non gli importava nulla. Un’altra volta.</p>
<p>La flottiglia si era dunque diretta verso Gaza e lo scopo degli israeliani era  quello di evitare che un carico sconosciuto si riversasse nella mani di Hamas, organizzazione terrorista, armata. La popolazione di Gaza aveva bisogno di aiuto urgente? Israele afferma che si tratta di scuse: nella settimana dal 2 all’8 maggio, per limitarsi a pochi beni di un lunghissimo elenco, dai valichi di Israele sono passati alla gente di Gaza 1.535.787 litri di gasolio, 91 camion di farina, 76 di frutta e verdura, 39 di latte e formaggio, 33 di carne, 48 di abbigliamento, 30 di zucchero, 7 di medicine, 112 di cibo animale, 26 di prodotti igienici. 370 ammalati sono passati agli ospedali israeliani etc etc&#8230; Non era la fame dunque che metteva vento nelle vele delle navi provenienti da Cipro con l’aiuto turco; sin dall’inizio è stata la pressione politica a legittimare Hamas, e la delegittimazione morale di Israele che non colpisce mai i cinesi per la persecuzione degli uiguri, o i turchi per la persecuzione dei curdi&#8230; E così l’aspirazione antisraeliana che caratterizzava la Marmara è saltata come un tappo di champagne quando i soldati, nel tentativo di controllare la nave per portarla ad Ashdod, sono scesi con l’elicottero.</p>
<p>Alle quattro di mattina, secondo la testimonianza di prima mano di Carmela Menashe, cronista militare che ha scoperto senza pietà molti scandali nell’esercito, quando i soldati della marina hanno tentato di scendere sulla nave Marmara, sono stati accolti da spari, ovvero: «C’erano armi da fuoco sulla nave» dei pacifisti; i soldati che hanno toccato il ponte hanno affrontato un linciaggio «come quello di Ramallah» in cui membra umane furono gettate alla folla: sono state usate con foga enorme, dicono i testi, sbarre di ferro, coltelli, gas&#8230; i soldati sono stati buttati nella stiva nel tentativo di rapirli, o in mare. Questo per spiegare perché i loro compagni hanno sparato. Di certo i naviganti non erano militari, erano dunque civili: ma ormai nella guerra asimmetrica i civili sono scudo umano e combattenti.</p>
<p>Israele doveva cercare di fermare la Marmara; se l’ha fatto con poca accortezza, non sappiamo. Ma di certo i soldati non hanno sparato per primi, è proibito dal codice militare israeliano, non è uso di quei soldati. Adesso se il mondo vuole semplicemente bearsi delle solite condanne a Israele faccia, ma proprio con il suo sostegno alle forze che hanno provocato il carnaio dell’alba di domenica prepara la prossima guerra.</p>
<p>E la Turchia, della cui amicizia Israele andava fiera e che ha sostenuto in omaggio alla sua alleanza con l’Iran e alla sua novella militanza islamica questo disastro, adesso potrebbe almeno ritirarsi dalla sua linea oltranzista, che porta solo guai anche per il Paese di Ataturk. Certo esso non merita applausi per questo show in cui solo Hamas vince, e il conformismo che anima l’ordalia di condanne contro Israele non placa gli animi estremisti, ma li esalta.&#8221;.</p>
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		<title>LECCE, IL CUSTODE DI TERRA SANTA IN VISITA AI CAVALIERI DEL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 06:07:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Venerdì 15 gennaio il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, ha fatto visita a Lecce alla Sezione “Salento” dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. L’illustre francescano è stato accolto nella sede dell’Ordine, in via Ascanio Grandi, nell’antica chiesetta di Santa Maria della Sanità che oggi, restaurata, ospita i Cavalieri del Santo Sepolcro.  Dopo il saluto del Preside della Sezione “Salento”, Cavaliere di Gran Croce Prof. Romano Santamaria, padre Pizzaballa ha illustrato ai Cavalieri e alle Dame intervenute le attuali condizioni  di vita in Terra Santa, con particolare riferimento alle comunità cristiane. “Da un certo punto di vista” – ha esordito padre Pizzaballa – “la situazione è più difficile oggi che nel passato. Anche se negli anni scorsi c’era uno scontro fisico e militare, tuttavia ci si parlava, mentre oggi fra le due parti non c’è più dialogo”. A ben vedere, le parti, ha precisato il Custode di Terra Santa, sono tre e non due: da un lato Israele e dall’altro i Palestinesi, divisi fra seguaci di Hamas e quelli di Al Fatah. Ma anche gli Israeliani al loro interno presentano frizioni e fratture.  In mezzo a questi due vasi di ferro vi è il piccolo vaso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"> </p>
<p><a rel="attachment wp-att-3813" href="http://www.recensioni-storia.it/lecce-il-custode-di-terra-santa-in-visita-ai-cavalieri-del-santo-sepolcro-di-gerusalemme/padre_pizzaballa"><img class="alignleft size-full wp-image-3813" title="padre_pizzaballa" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/01/padre_pizzaballa.jpg" alt="padre_pizzaballa" width="240" height="248" /></a>Venerdì 15 gennaio il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, ha fatto visita a Lecce alla Sezione “Salento” dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. L’illustre francescano è stato accolto nella sede dell’Ordine, in via Ascanio Grandi, nell’antica chiesetta di Santa Maria della Sanità che oggi, restaurata, ospita i Cavalieri del Santo Sepolcro. </p>
<p>Dopo il saluto del Preside della Sezione “Salento”, Cavaliere di Gran Croce Prof. Romano Santamaria, padre Pizzaballa ha illustrato ai Cavalieri e alle Dame intervenute le attuali condizioni  di vita in Terra Santa, con particolare riferimento alle comunità cristiane.</p>
<p>“Da un certo punto di vista” – ha esordito padre Pizzaballa – “la situazione è più difficile oggi che nel passato. Anche se negli anni scorsi c’era uno scontro fisico e militare, tuttavia ci si parlava, mentre oggi fra le due parti non c’è più dialogo”.</p>
<p>A ben vedere, le parti, ha precisato il Custode di Terra Santa, sono tre e non due: da un lato Israele e dall’altro i Palestinesi, divisi fra seguaci di Hamas e quelli di Al Fatah. Ma anche gli Israeliani al loro interno presentano frizioni e fratture. </p>
<p>In mezzo a questi due vasi di ferro vi è il piccolo vaso di argilla che è la comunità cristiana. In Terra Santa ci sono cristiani di origine ebraica (appena 4-5 mila per lo più protestanti) e soprattutto cristiani palestinesi. La novità degli ultimi anni è rappresentata dai lavoratori cristiani stranieri (Filippini e Sudamericani) presenti in gran numero in Israele. I cristiani palestinesi vivono per il 60% in Israele, mentre il restante 40% abita a Gaza e in Cisgiordania. La comunità più numerosa è quella greco-ortodossa, cui segue quella cattolica con circa 120.000 fedeli. Ben poca cosa a fronte dei 6 milioni di ebrei e dei 2 milioni di musulmani.</p>
<p>Mentre per i cristiani che vivono sotto il controllo dell’Autorità nazionale palestinese la povertà costituisce uno dei problemi maggiori, tanto da costringerli all’emigrazione, per quelli di Israele sussiste invece soprattutto un problema di identità, visto che spesso sono assorbiti dalla lingua e dalla mentalità ebraica. Comunque non è solo l’emigrazione (specie degli appartenenti alla classe media) ad assottigliare la comunità cristiana, ma il fatto di essere schiacciati dall’esplosione demografica musulmana: gli islamici hanno in media 7-8 figli per famiglia contro i 2-3 dei cristiani. Anche per questo motivo i pellegrinaggi nei Luoghi Santi acquistano un’importanza straordinaria. “Se non ci fossero i Luoghi Santi probabilmente i cristiani sarebbero già scomparsi da tempo da quest’angolo di terra”, ha riferito padre Pizzaballa. Il pellegrinaggio non solo aiuta economicamente i cristiani di Terra Santa, ma contribuisce a dare un significato soprannaturale alla loro presenza.</p>
<p>Nonostante tutti i contrasti fra le varie fedi – compresi quelli interni alla comunità cristiana! – Gerusalemme, ha ricordato padre Pizzaballa, è una città straordinaria, che ha il ritmo della preghiera: si prega pubblicamente senza pudore e senza vergogna.</p>
<p>L’incontro si è concluso con un interessantissimo <em>question time</em> da parte di Dame e Cavalieri, con cui il Custode di Terrasanta si è voluto amabilmente intrattenere.</p>
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		<title>HAMAS: SVOLTA ISLAMICA PER IL LOOK FEMMINILE</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 10:58:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>

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		<description><![CDATA[Pchar-Gaza, organizzazione palestinese attiva sul terreno dei diritti umani, a fine luglio ha diffuso una nota con cui denuncia recenti restrizioni alla libertà di vestire delle donne all&#8217;interno della Striscia di Gaza. Si tratterebbe di campagne di pressione condotte direttamente da Hamas a favore del rigorismo islamico. La nota denuncia che perfino le donne avvocato in tribunale sono costrette ad indossare il velo (hijab). Questo non avveniva fin quando nella Striscia di Gaza hanno governato i &#8220;laici&#8221; di Al Fatah all&#8217;ombra dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese. Inoltre il Ministero degli affari religiosi avrebbe attivato delle ronde per controllare il grado di &#8220;virtù&#8221; dei cittadini e principalmente delle donne, sulle spiagge e per strada. Così ci sono negozianti che deplorano l’invadenza dei giovani e barbuti moralizzatori impiegati nell’iniziativa: le loro irruzioni nelle botteghe &#8211; in genere in nuclei di quattro &#8211; le prediche accese, le intimazioni, i poster con le immagini in cui donne velate &#8211; ma abbigliate con pantaloni e t-shirt elasticizzate &#8211; vengono additate come prede della «moda del diavolo», intimoriscono oltre che infastidiscono. Sami Ajour, proprietaria di una piccola merceria a Gaza, ha riferito di un blitz vero e proprio compiuto nei giorni scorsi nel suo negozio per rimuovere con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pchar-Gaza, organizzazione palestinese attiva sul terreno dei diritti umani, a fine luglio ha diffuso una nota con cui denuncia recenti restrizioni alla libertà di vestire delle donne all&#8217;interno della Striscia di Gaza. Si tratterebbe di campagne di pressione condotte direttamente da Hamas a favore del rigorismo islamico. La nota denuncia che perfino le donne avvocato in tribunale sono costrette ad indossare il velo (hijab). Questo non avveniva fin quando nella Striscia di Gaza hanno governato i &#8220;laici&#8221; di Al Fatah all&#8217;ombra dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese.</p>
<p>Inoltre il Ministero degli affari religiosi avrebbe attivato delle ronde per controllare il grado di &#8220;virtù&#8221; dei cittadini e principalmente delle donne, sulle spiagge e per strada. Così ci sono negozianti che deplorano l’invadenza dei giovani e barbuti moralizzatori impiegati nell’iniziativa: le loro irruzioni nelle botteghe &#8211; in genere in nuclei di quattro &#8211; le prediche accese, le intimazioni, i poster con le immagini in cui donne velate &#8211; ma abbigliate con pantaloni e t-shirt elasticizzate &#8211; vengono additate come prede della «moda del diavolo», intimoriscono oltre che infastidiscono. Sami Ajour, proprietaria di una piccola merceria a Gaza, ha riferito di un blitz vero e proprio compiuto nei giorni scorsi nel suo negozio per rimuovere con la forza alcuni manichini «troppo simili al corpo umano», lamentando di non poter vendere biancheria intima senza mostrarla alle clienti.</p>
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		<title>IL PAPA AI CRISTIANI DI TERRA SANTA: NON ANDATE VIA!</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 04:34:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è dunque concluso il pellegrinaggio che dall&#8217;8 al 15 maggio ha portato il Santo Padre in Giordania, in Israele e nei Territori palestinesi. Il viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa non è stato in primo luogo politico; è stato spirituale. Lo ha chiarito fin dall’inizio lo stesso Pontefice, che ha insistito nel definirlo “pellegrinaggio” piuttosto che “viaggio” o “visita”. E nonostante il suo aspetto fortemente pubblico, un pellegrinaggio ha sempre una dimensione intensamente spirituale e interiore: “Il Papa è, in primo luogo e sopra ogni cosa, un credente cristiano, un discepolo del Signore Gesù” (cfr. ZENIT, agenzia di informazioni). Certamente non è poi mancato l’aspetto politico, né poteva essere diversamente. Nei trenta discorsi pronunciati, un solo messaggio, che ridice, senza stancarsi, quest&#8217;unico tema, con innumerevoli variazioni: pace fra israeliani e palestinesi; pace fra ebrei, musulmani e cristiani; pace nella Chiesa, fra le confessioni e i riti; pace nella società e nella famiglia; pace fra Dio, l&#8217;uomo e le creature; pace nei cuori, nel Medio Oriente e nel mondo&#8230; Ricordando di essersi recato in Israele “da amico degli Israeliani, così come sono amico del popolo palestinese”, il Papa ha affermato che “nessun amico degli Israeliani e dei Palestinesi può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2314" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2314"><img class="alignleft size-medium wp-image-2314" title="f_fe892006ce9828b99721fe86d2ee2fc2" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/f_fe892006ce9828b99721fe86d2ee2fc2-300x225.jpg" alt="f_fe892006ce9828b99721fe86d2ee2fc2" width="300" height="225" /></a>Si è dunque concluso il pellegrinaggio che dall&#8217;8 al 15 maggio ha portato il Santo Padre in Giordania, in Israele e nei Territori palestinesi. Il viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa non è stato in primo luogo politico; è stato spirituale. Lo ha chiarito fin dall’inizio lo stesso Pontefice, che ha insistito nel definirlo “pellegrinaggio” piuttosto che “viaggio” o “visita”. E nonostante il suo aspetto fortemente pubblico, un pellegrinaggio ha sempre una dimensione intensamente spirituale e interiore: “Il Papa è, in primo luogo e sopra ogni cosa, un credente cristiano, un discepolo del Signore Gesù” (cfr. ZENIT, agenzia di informazioni).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Certamente non è poi mancato l’aspetto politico, né poteva essere diversamente. Nei trenta discorsi pronunciati, un solo messaggio, che ridice, senza stancarsi, quest&#8217;unico tema, con innumerevoli variazioni: pace fra israeliani e palestinesi; pace fra ebrei, musulmani e cristiani; pace nella Chiesa, fra le confessioni e i riti; pace nella società e nella famiglia; pace fra Dio, l&#8217;uomo e le creature; pace nei cuori, nel Medio Oriente e nel mondo&#8230;</span></p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">Ricordando di essersi recato in Israele “da amico degli Israeliani, così come sono amico del popolo palestinese”, il Papa ha affermato che “nessun amico degli Israeliani e dei Palestinesi può evitare di rattristarsi per la continua tensione fra i vostri due popoli”.</p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%;">Per questo, ha lanciato un forte appello alla pace: “Non più spargimento di sangue! Non più scontri! Non più terrorismo! Non più guerra!”.</p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">Di conseguenza Benedetto XVI si è pronunciato affinché sia “… universalmente riconosciuto che lo Stato di Israele ha il diritto di esistere e di godere pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. Sia ugualmente riconosciuto che il Popolo palestinese ha il diritto a una patria indipendente sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente. Che la “<em>two-State solution”</em> (la soluzione di due Stati) divenga realtà e non rimanga un sogno”.</p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">&#8220;E&#8217; mia ardente speranza &#8211; ha detto il Pontefice &#8211; che i gravi problemi riguardanti la sicurezza in Israele e nei Territori Palestinesi vengano presto decisamente alleggeriti così da permettere una maggiore libertà di movimento, con speciale riguardo per i contatti tra familiari e per l&#8217;accesso ai luoghi santi.”</p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">In questo scenario una parola consolatoria è stata rivolta ai Cristiani di Terra Santa, minoranza schiacciata fra Ebrei e Musulmani e quotidianamente tentati dalla fuga in Europa o negli Stati Uniti. Spesso minacciati dal radicalismo islamico e assillati dalla mancanza di lavoro, i Cristiani con la loro stessa presenza assumono un ruolo determinante per la pace quale forza di intermediazione e di dialogo. Per padre Caesar Atuire, responsabile dell&#8217;Opera Romana Pellegrinaggi, istituzione dipendente dalla Santa Sede, la visita avrà anche un importante impatto tra i cristiani di Terra Santa, &#8220;che si sentono lontani dal resto del mondo. La visita del Papa ha fatto sentire loro la vicinanza della Chiesa universale e li ha confermati nella loro vocazione: essere lievito di pace per la terra&#8221;.</p>
<p style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">Nei quattro anni di pontificato di Benedetto XVI ci sono state tensioni con Ebrei e Musulmani e i mezzi di comunicazione hanno dato a intendere che con questo Papa le relazioni interreligiose hanno subito un peggioramento. Invece proprio questo viaggio dimostra che tali accuse non hanno fondamento. In questo senso, man mano che il viaggio evolveva è aumentato l&#8217;entusiasmo, fino al momento in cui il Papa ha preso per mano Ebrei, Musulmani e Cristiani e tutti insieme hanno cantato chiedendo a Dio la pace. E&#8217; stato il culmine di questo viaggio.</p>
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		<title>NOTIZIE DALLA TERRASANTA (L&#8217;Ora del Salento, 14 febbraio 2009, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 18:40:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo le elezioni del 10 febbraio scorso, i numeri dicono che il Likud e gli altri partiti della destra dispongono di 65 seggi sui complessivi 120 che costituiscono la Knesset, il Parlamento israeliano. Si sa però che ago della bilancia è Avigdor Lieberman, leader del partito nazionalista laico Yisrael Beiteinu, che ha conquistato 15 importantissimi seggi. Al momento in cui scriviamo non è dato sapere quale coalizione prenderà corpo e potrà quindi governare Israele per i prossimi anni. E’ comunque difficile che a farlo siano i centristi seguaci del partito Kadima, del Ministro degli Esteri Tzipi Livni. Dicevamo di Lieberman, personaggio bizzarro anche per le sue amicizie: di origini moldave, ha vissuto il dopo-elezioni in vacanza presso Aleksandr Lukashenko, dittatore comunista della Bielorussia… Intanto il governo Olmert (uscente) conferma il viaggio che Benedetto XVI compirà in Terrasanta il prossimo maggio. Occasione utile per smorzare le sterili polemiche sul presunto antisemitismo della Chiesa. Dall’altra parte, nella striscia di Gaza, Hamas tratta sui termini della tregua, ma anche in campo palestinese non è davvero tutto oro ciò che brilla. Il giornalista Fausto Biloslavo, avvezzo a grandi scoop, è stato di recente nella Striscia dove ha raccolto una serie di terrorizzanti testimonianze di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><a rel="attachment wp-att-1556" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=1556"><img class="alignleft size-full wp-image-1556" title="6a00d8341c60bf53ef00e54f395fb58833-800wi" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/02/6a00d8341c60bf53ef00e54f395fb58833-800wi.jpg" alt="6a00d8341c60bf53ef00e54f395fb58833-800wi" width="333" height="450" /></a>Dopo le elezioni del 10 febbraio scorso, i numeri dicono che il Likud e gli altri partiti della destra dispongono di 65 seggi sui complessivi 120 che costituiscono la Knesset, il Parlamento israeliano. Si sa però che ago della bilancia è <strong>Avigdor Lieberman</strong>, leader del partito nazionalista laico Yisrael Beiteinu, che ha conquistato 15 importantissimi seggi. Al momento in cui scriviamo non è dato sapere quale coalizione prenderà corpo e potrà quindi governare Israele per i prossimi anni. E’ comunque difficile che a farlo siano i centristi seguaci del partito Kadima, del Ministro degli Esteri <strong>Tzipi Livni</strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Dicevamo di Lieberman, personaggio bizzarro anche per le sue amicizie: di origini moldave, ha vissuto il dopo-elezioni in vacanza presso <strong>Aleksandr Lukashenko</strong>, dittatore comunista della Bielorussia… </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Intanto il governo <strong>Olmert</strong> (uscente) conferma il viaggio che <strong>Benedetto XVI</strong> compirà in Terrasanta il prossimo maggio. Occasione utile per smorzare le sterili polemiche sul presunto antisemitismo della Chiesa. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Dall’altra parte, nella striscia di Gaza, <span> </span>Hamas tratta sui termini della tregua, ma anche in campo palestinese non è davvero tutto oro ciò che brilla.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; color: #424242;">Il giornalista <strong>Fausto Biloslavo</strong>, avvezzo a grandi scoop, è stato di recente nella Striscia dove ha raccolto una serie di terrorizzanti testimonianze di palestinesi minacciati, imprigionati e torturati dalle stesse milizie islamiste. Dalla fine della guerra, circa 180 palestinesi sono stati giustiziati e gambizzati per aver messo in discussione l&#8217;egemonia di Hamas. Quelli che hanno ancora voglia di parlare preferiscono restare nell&#8217;anonimato. Un padre di famiglia racconta la storia degli “<strong><em>scudi umani</em></strong>” di palazzo Andalous, un grande caseggiato di Gaza: &#8221;<em>Fin dai primi giorni dell&#8217;attacco i <span>muqawemeen</span> </em>(partigiani della resistenza palestinese, ndr)<em> si erano piazzati al dodicesimo e al tredicesimo piano del Palazzo con i cecchini. Ogni tanto cercavano di sparare a uno di quegli aerei senza pilota che usano gli israeliani&#8230; Una delegazione di capifamiglia ha scongiurato i miliziani di andarsene&#8230; La risposta è stata “morirete con noi o sopravviveremo insieme</em>&#8220;.”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; color: #424242;">Nel palazzo Andalous c&#8217;erano 22 famiglie, 120 civili, donne e bambini. Fausto Biloslavo ha scritto queste storie in un reportage sull’ultimo numero di Panorama (19 febbraio 2009, n°8). Particolarmente discriminati appaiono i pochi seguaci di Al-Fatah ancora presenti nella Striscia di Gaza: molti di loro sono stati torturati e uccisi.</span></p>
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