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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Russia</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>CADUTA DEL MURO: CHI HA RUBATO LA MARMELLATA?</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 05:46:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

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		<description><![CDATA[

In questi giorni i mass media hanno dato largo spazio alla celebrazione del ventennale della caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989-9 novembre 2009). Per l’occasione, insieme all’immancabile concerto dinanzi alla porta di Brandeburgo, molti statisti europei si sono dati appuntamento a Berlino per ricordare l’evento.
Ciò che è mancato in tutto questo “revival” – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong><br />
</strong></p>
<p><a rel="attachment wp-att-3552" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=3552"><img class="alignleft size-medium wp-image-3552" title="caduta-muro-berlino-2" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/11/caduta-muro-berlino-2-300x264.jpg" alt="caduta-muro-berlino-2" width="300" height="264" /></a>In questi giorni i mass media hanno dato largo spazio alla celebrazione del ventennale della caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989-9 novembre 2009). Per l’occasione, insieme all’immancabile concerto dinanzi alla porta di Brandeburgo, molti statisti europei si sono dati appuntamento a Berlino per ricordare l’evento.</p>
<p>Ciò che è mancato in tutto questo “revival” – almeno così ci sembra – è l’illustrazione storica e politica delle ragioni che portarono prima alla costruzione e poi all’abbattimento di quel Muro. Indubbiamente si è parlato di libertà ritrovata per la Germania e per l’Europa orientale: ma chi e perché aveva sottratto quella libertà?   </p>
<p>Ecco allora che emerge – come al solito – quell’invincibile pudore che sfocia nell’autocensura ogni qual volta bisogna guardare in faccia una realtà – nuda e cruda – che non offre il destro a troppi distinguo. Il leitmotiv di una nota canzoncina per bambini di qualche anno fa diceva: “Chi ha rubato la marmellata?”. Anche noi possiamo ripetere e parafrasare: “Chi ha rubato la libertà all’Europa?” Ebbene la risposta è: il comunismo! E’ l’ideologia marxista-leninista, comprensiva di tutte le sue varianti socialiste, che ha creato migliaia di gulag in Russia e nell’Europa Orientale, dove sono morti più innocenti di quanti ne abbia ammazzati Hitler (cfr.: Il libro nero del comunismo).</p>
<p>E’ la risposta che mass media e intellettuali spesso si vergognano di proclamare, o al massimo lo fanno a mezza voce… E’ come se un certo “bon ton” culturale continui a impedire di gridare che il re – il marxismo nelle sue varie applicazioni &#8211; è nudo. Invece di raccontare che l’implosione dell’Unione Sovietica è stata la tragica conseguenza di fallimentari premesse ideologiche, anticristiane al pari di quelle del nazionalsocialismo, si persiste nello sforzo di “battezzare” il marxismo, confondendo fraudolentemente “poveri” con “proletari”, povertà evangelica con lotta di classe, liberazione dal peccato con liberazione “sociale”, pace con pacifismo, e via di questo passo. E’ l’estrinsecarsi di un (assurdo) complesso di inferiorità nei confronti della modernità, e nella fattispecie di quella particolare espressione della modernità che è il socialismo.</p>
<p>A volte sembra che la nostalgia per gli anni ’60-’80 del secolo scorso la faccia ancora da padrone, la nostalgia per quei circoli “illuminati e progressisti” che produssero prima i “cristiani per il socialismo” e poi la teologia della liberazione …</p>
<p>Ma tutelando il “mito” si è complici nel mantenere in piedi i muri ideologici che ancora oggi persistono: in Cina, in Vietnam, in Corea del Nord, a Cuba, in Venezuela…</p>
<p>Soprattutto si viene meno ad un preciso dovere di informazione e di formazione nei confronti delle nuove generazioni, che talora neppure sanno che cosa sia stata la cortina di ferro.</p>
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		<title>MA DOVE VA LA RUSSIA? (Corriere del Giorno, 16 maggio 2009, pag. 31)</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2009 07:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Angelo Guerini & Associati]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

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		<description><![CDATA[A venti anni dalla caduta del Muro di Berlino, dove va la Russia? 
Da allora, dal 1989, molta acqua è passata sotto i ponti&#8230; Eppure oggi sempre più la Russia assomiglia all’Unione Sovietica di allora. Segnali di ciò sono le gigantesche parate militari che l’8 maggio, anniversario della vittoria nella seconda guerra mondiale, si ripetono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt;"><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"><a rel="attachment wp-att-2283" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2283"><img class="alignleft size-medium wp-image-2283" title="3132-675" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/3132-675-189x300.jpg" alt="3132-675" width="189" height="300" /></a>A venti anni dalla caduta del Muro di Berlino, dove va la Russia? </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt;"><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Da allora, dal 1989, molta acqua è passata sotto i ponti&#8230; Eppure oggi sempre più la Russia assomiglia all’Unione Sovietica di allora. Segnali di ciò sono le gigantesche parate militari che l’8 maggio, anniversario della vittoria nella seconda guerra mondiale, si ripetono da due anni a questa parte con rinnovato sfarzo. Non a caso il Corriere della Sera di domenica 10 maggio 2009, a pagina 17, ci ricorda che la Russia possiede ancora il più grande arsenale nucleare del mondo, con missili in grado di</span><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> penetrare lo scudo progettato dagli Usa di George Bush a difesa dell’Europa. Se chiedessimo all’uomo di strada quale Nazione dispone di più testate nucleari al mondo, probabilmente ci sentiremmo rispondere che sono gli Stati Uniti. E invece no. E’ proprio la Russia ad essere la prima potenza nucleare del mondo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Anche i minacciosi avvertimenti all’Ucraina, o alla piccola Georgia (dallo scorso agosto mutilata nella sua integrità territoriale) e ai suoi “protettori” della NATO vanno in questa direzione. Ne è convinto soprattutto il giornalista <strong>Emanuele Novazio</strong>, corrispondente diplomatico da Mosca per<span> </span>“La Stampa”, che recentemente ha pubblicato “<em>Back in URSS</em>”, un vero e proprio spaccato della Russia di oggi (Guerini e Associati, Milano, 2009, pagg. 167, euro 19,50). In questo libro Novazio raccoglie il frutto dei suoi reportage e delle sue personali esperienze moscovite.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Come attesta il titolo, per Novazio si tratta di un vero e proprio ritorno politico all’URSS di vent’anni fa, con un’ideologia impastata di imperialismo e di statalismo. Il duo <strong>Medvedev-Putin</strong>, rispettivamente Presidente della Federazione e Primo Ministro, rappresentano una simbiosi di potere destinata<span> </span>ad auto-riprodursi nel tempo, visto che alla scadenza del mandato di Medvedev (fra quattro anni), Putin potrà di nuovo assurgere alla massima carica istituzionale per almeno altri otto o dodici anni, che si andrebbero così a sommare ai primi otto già trascorsi ai vertici dello Stato (dal 2000 al 2008). Entrambi fanno parte di Russia Unita, il partito che, oltre alla maggioranza assoluta in parlamento, ormai gode di una totale devozione da parte dei media. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Proprio il controllo dell’apparato statale su tutto e su tutti costituisce una delle somiglianze più significative con la vecchia Unione Sovietica. Non solo televisioni, radio e giornali rispondono a criteri di rigida censura e, soprattutto, di “autocensura”; ma anche internet e l’informazione virtuale sono pesantemente controllati da organismi governativi istituiti <em>ad hoc.</em> Scrive Novazio che tutti i provider di internet sono obbligati per legge a collegare i propri computer alla FSB, e cioè ai nuovi servizi segreti eredi del vecchio KGB. Inoltre un decreto del Cremlino estende ad altre sette agenzie governative il diritto di controllare la posta elettronica dei cittadini russi. Quindi sono controllati capillarmente i semplici cittadini, ma soprattutto i giornalisti che intendono mantenere vivo il diritto alla libera informazione. Novazio pubblica un lungo elenco di giornalisti tutti assassinati nell’era Putin, elenco di cui <strong>Anna Politkovskaia, </strong></span><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">colei che denunciò con particolare efficacia i crimini dell’Armata Rossa in Cecenia</span><strong><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">,</span></strong><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> è solo la vittima più illustre.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Per esempio, il direttore di un sito web indipendente dell’Inguscezia, Magomed Evloev, è morto in circostanze misteriose mentre si trovava in custodia cautelare. Amnesty International nota come siano i giornalisti e gli attivisti dei diritti umani a portare all’attenzione dell’opinione pubblica il mancato rispetto, da parte del governo russo, degli impegni nazionali e internazionali in materia di giustizia. Senza contare, così scrive Emanuele Novizio, le chiusure di testate, i ricoveri in ospedale psichiatrico per i giornalisti scomodi, proprio come si faceva ai tempi dell’Unione Sovietica. Inoltre, come dicevamo, fra i media si registra molta auto-censura, con l’obbligo per i vari redattori di diffondere una certa percentuale di buone notizie (ovviamente buone per l’esecutivo e i vertici dello Stato), sempre e comunque. Quindi alla fine non deve meravigliare se “…<em>Nella classifica mondiale per la libertà di stampa 2008 elaborata da Reporters sans Frontieres, </em></span><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">- scrive Novazio &#8211; </span><em><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">la Russia</span></em><em><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;"> occupi il 141° posto su 173 paesi considerati.</span></em><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">” (pag.115).</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Ma in generale tutte le classifiche sulla qualità della vita e sui diritti individuali sono piuttosto sconfortanti per la Russia del duo Medvedev-Putin. Così leggiamo che per livello di diritti politici e libertà fondamentali il Paese occupa il 158° posto su 187, collocandosi agli ultimi posti vicino al Pakistan. Per livello di libertà di stampa è al 147° posto su 179, a pari livello con Iraq, Venezuela e Ciad. E’ agli ultimi posti anche per la corruzione, diffusissima soprattutto fra le forze armate e quelle di polizia: qui siamo al 123° posto su 158. In particolare se un privato cittadino vuole attivare la polizia per far cessare un’estorsione o un abuso, non ottiene difesa se non paga la relativa tangente. Anche il diritto di proprietà è quanto mai fragile ed insicuro, tant’è che la Russia è all’89° posto su<span> </span>110. Quanto al sistema giudiziario il paese viene messo nelle classifiche internazionali sulle stesse posizioni di Etiopia e Burundi.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Nel suo libro Novazio racconta come Putin, per mantenere il controllo, asfissiante, sull’economia e su ogni altra realtà sociale, abbia imposto al Paese una nuova potente nomenclatura: quella dei “<em>Siloviki</em>”. Si tratta di una corporazione di burocrati composta prevalentemente da ex-membri del KGB e della sua reincarnazione post sovietica, e cioè l’FSB. Anche dal punto di vista strettamente amministrativo, Putin e Medvedev si sono riservati la nomina degli 89 governatori regionali, mentre sotto la presidenza di Boris Eltsin venivano eletti direttamente dal popolo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">C’è da dire che nonostante tutto ciò, Putin continua a godere di una certa popolarità nel suo Paese. Secondo vari analisti di geopolitica e secondo lo stesso Autore del libro, ciò è giustificato dal discreto livello di benessere che una certa parte della popolazione ha recentemente raggiunto grazie agli introiti derivati dalla vendita all’estero degli idrocarburi. In questa prospettiva si spiega anche la guerra alla Georgia e l’ostilità nei confronti dei progetti occidentali di costruire oleodotti e gasdotti che portino direttamente petrolio e gas dai luoghi di estrazione delle repubbliche centro-asiatiche all’Europa, senza passare dal territorio russo. La Georgia per esempio è uno degli snodi terminali di questi oleodotti che baipassano il territorio russo. Un altro di tali gasdotti attraverso la Turchia e la Grecia dovrebbe arrivare nel Salento, ad Otranto. Un altro ancora, il Nabucco, dall’Arzebaijan attraverso la Turchia e la Grecia, porterà il prezioso minerale in Austria e nell’Europa centrale. Tutto ciò è stato studiato dalla passata amministrazione Bush e dall’Europa per sottrarsi alla sudditanza energetica della Russia, che col rialzo dei prezzi ricatta di fatto tutta l’Europa orientale, e in primis l’Ucraina, i Paesi baltici e la Polonia.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">La recente crisi economica sta però penalizzando anche la Russia, che oggi si trova a vendere gas e petrolio a prezzi più bassi rispetto ad un anno fa; ma si sa che questi mercati sono talmente fluttuanti che da un momento all’altro la corsa ai prezzi dell’oro nero potrebbe ricominciare con più slancio di prima. Quindi il favore popolare del duo Medvedev-Putin è legato soprattutto all’andamento dei prezzi delle fonti energetiche. C’è da dire che a loro favore gioca anche il rilancio dell’immagine di una Russia tornata di nuovo a far paura e al rango di vera superpotenza. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">Noi Occidentali però dovremmo forse iniziare a preoccuparci di questo nuovo ritorno, dalla Russia all’URSS, come Emanuele Novizio ci ricorda nel suo libro.</span></p>
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		<title>LE INTERFERENZE DELLA RUSSIA SULLA GEORGIA (rubrica radiofonica &#8220;L&#8217;Internazionale&#8221;, 07 maggio 2009)</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 20:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<category><![CDATA[RUBRICA RADIOFONICA  "L'INTERNAZIONALE"]]></category>
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		<description><![CDATA[Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia:
le-pressioni-della-russia-sulla-georgia2


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2353" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2353"><img class="alignleft size-medium wp-image-2353" title="t72b_minsk_parade_may_2005_1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/t72b_minsk_parade_may_2005_1-200x300.jpg" alt="t72b_minsk_parade_may_2005_1" width="200" height="300" /></a>Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia:</p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/le-pressioni-della-russia-sulla-georgia2.mp3">le-pressioni-della-russia-sulla-georgia2</a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-2338" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2338"><br />
</a></p>
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		<title>DIPENDENZA ENERGETICA, FIANCO DEBOLE DELLA NATO (L&#8217;Ora del Salento, 21 marzo 2009, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Mar 2009 08:05:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
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		<description><![CDATA[Se per gli Stati Uniti la dipendenza da fonti energetiche straniere rappresenta &#8220;un pericolo urgente per la sicurezza economica e nazionale&#8221; (parole di Barak Obama), ciò vale anche e soprattutto per l’Europa.
Scrive Emiliano Stornelli sul magazine online “l’Occidentale” del 14 Marzo 2009: “L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di garantire la propria sicurezza energetica attraverso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1772" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=1772"><img class="alignleft size-medium wp-image-1772" title="oleodotto" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/03/oleodotto-270x300.jpg" alt="oleodotto" width="270" height="300" /></a>Se per gli Stati Uniti la dipendenza da fonti energetiche straniere rappresenta &#8220;un pericolo urgente per la sicurezza economica e nazionale&#8221; (parole di Barak Obama), ciò vale anche e soprattutto per l’Europa.<br />
Scrive Emiliano Stornelli sul magazine online “l’Occidentale” del 14 Marzo 2009: “L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di garantire la propria sicurezza energetica attraverso una maggiore diversificazione delle fonti, rendendosi gradualmente sempre più autonomo da fornitori considerati inaffidabili. Gli europei condividono la stessa problematica. La recente disputa sul gas tra Russia e Ucraina, mettendo a rischio gli approvvigionamenti destinati ai paesi membri dell’UE, ha messo in luce tutta la vulnerabilità della sicurezza energetica del vecchio continente rispetto agli umori del Cremlino. Vulnerabilità che ha già avuto ripercussioni sui rapporti transatlantici. Nel corso della crisi nel Caucaso dell’agosto 2008, i vari distinguo dei paesi europei che più dipendono da Gazprom hanno minato la coesione dell’Alleanza Atlantica sulla posizione da assumere nei confronti dell’azione militare russa in Georgia.”<br />
Con la minaccia dell’uso politico della leva energetica, Mosca ha così dimostrato di poter influenzare le decisioni dei Paesi europei in una dimensione cruciale come la sicurezza.<br />
La scelta dell’Italia di riprendere la strada del nucleare – continua Stornelli – è un passo che va nella giusta direzione della diversificazione delle fonti, per quanto spezzare il doppio filo che ci tiene legati alla Russia (e alla Libia) sarà impresa difficile.<br />
Che la sicurezza energetica sia divenuta una priorità nell’agenda transatlantica lo dimostra anche la discussione attorno al nuovo Concetto Strategico della NATO. Il Concetto attualmente in vigore, approvato a Washington nell’aprile del 1999, si limita ad includere la possibile interruzione degli approvvigionamenti di risorse vitali tra i “rischi” che costituiscono un pericolo per la sicurezza degli Stati membri dell’Alleanza Atlantica. Si parla dunque ancora di rischio e non di minaccia, mentre oggi, a dieci anni di distanza dalla definizione di quel concetto strategico, i flussi di risorse energetiche sono resi molto più precari e vulnerabili. La presenza di tale minaccia è stata concretamente dimostrata nella guerra dello scorso agosto contro la Georgia, allorché i raid aerei russi sono andati molto vicini dal colpire l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan.<br />
Insomma resta da capire come i Paesi europei dell’Alleanza Atlantica potranno sottrarsi al diktat energetico del duo Putin-Mevdevev e, in generale, come potranno sottrarsi alla minaccia di un blocco energetico.</p>
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		<title>LA GEORGIA E LE SUE FERITE (L&#8217;Ora del Salento, 20 dicembre 2008, pag. 11)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/la-georgia-e-le-sue-ferite-lora-del-salento-20-dicembre-2008-pag-11</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 05:38:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Georgia]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

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		<description><![CDATA[I frutti avvelenati della guerra di agosto fra Federazione russa e Georgia si fanno sentire con particolare gravità in questi giorni di freddo e di maltempo. 
Gli scontri della scorsa estate costrinsero molti georgiani residenti nelle province separatiste dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia a trovare rifugio nella Georgia. Interi villaggi furono bruciati dalle milizie filo-russe, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-family: Arial;"><span style="font-family: Calibri;"><img class="alignleft size-full wp-image-1012" title="Georgia South Osetia" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/12/350f2b91-7ee9-48f0-b7c4-50bf5a15fdef.jpg" alt="Georgia South Osetia" width="338" height="261" />I frutti avvelenati della guerra di agosto fra Federazione russa e Georgia si fanno sentire con particolare gravità in questi giorni di freddo e di maltempo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-family: Arial;"><span style="font-family: Calibri;">Gli scontri della scorsa estate costrinsero molti georgiani residenti nelle province separatiste dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia a trovare rifugio nella Georgia. Interi villaggi furono bruciati dalle milizie filo-russe, e a migliaia di persone non restò altra scelta che la fuga precipitosa. Da allora, mentre Mosca – accompagnata dal solo Nicaragua sandinista &#8211; </span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-family: Arial;"><span style="font-family: Calibri;">ha riconosciuto la sovranità delle due province, gli sfollati vivono in uno stato di precarietà e di povertà. In realtà la Russia ha di fatto imposto il proprio controllo su questi territori, sottraendoli alla Georgia cui invece appartengono in base al vigente diritto internazionale. <span id="more-1008"></span><img class="alignleft size-full wp-image-1013" title="20051202_1559_jwp_map_georgia_en" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/12/20051202_1559_jwp_map_georgia_en.gif" alt="20051202_1559_jwp_map_georgia_en" width="405" height="263" />Nell’Abkhazia, in particolare, il 45% degli abitanti è georgiano a fronte di una minoranza russa pari al 37% della popolazione; dopo i combattimenti estivi e l’ingresso delle soverchianti forze militari russe i rapporti di forza si sono rovesciati, e ai residenti rimasti sono stati promessi passaporti russi, in una prospettiva di completa “russificazione”. Molti di coloro che sono fuggiti dall’Ossezia, finita sotto il controllo di Mosca, non possono più rientrare verso le zone occupate. Nel complesso, si stima che duecentomila persone abbiano abbandonato le loro case. Raccolti e bestiame sono andati perduti, in un Paese in cui l’agricoltura costituisce una parte importane dell’economia nazionale.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-family: Arial;"><span style="font-family: Calibri;">Di tutto ciò riferisce “Avvenire” di domenica 7 dicembre, che a pagina 3 titola: “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Georgia ferita. Odissea per migliaia di profughi a quattro mesi dal conflitto</em>”. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; mso-bidi-font-family: Arial;"><span style="font-family: Calibri;">Nonostante i cattolici costituiscano una piccola minoranza (50 mila persone distribuite fra 25 parrocchie), la Caritas georgiana è in prima linea nel soccorso umanitario agli sfollati. “Abbiamo spiegato – racconta <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">padre</strong> <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Witold Szulczynski</strong>, salesiano, direttore di Caritas Georgia – che i nostri aiuti erano offerti dal Papa: la gente ci ringraziava con le lacrime agli occhi, dicevano che non avrebbero mai dimenticato l’aiuto della Chiesa cattolica in un momento così difficile”. Anche la CEI si è fatta carico di finanziare l’approvvigionamento di legname per le famiglie più povere, per far fronte ad un inverno che può arrivare a – 10°.</span></span></p>
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		<title>U.S.A.: NUOVE SFIDE GEOPOLITICHE (L&#8217;Ora del Salento, 22 novembre 2008, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 06:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEOPOLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)
Brasile, Russia, India e Cina: mettete insieme le iniziali di questi quattro paesi e e avrete il BRIC! Dagli analisti è definito Bric Block il prestigioso club che riunisce i governi dei quattro più forti antagonisti della politica economica statunitense ed europea. Non più paesi in via di sviluppo ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OSSERVATORIO GEOPOLITICO<br />
(a cura di Roberto Cavallo)</p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Brasile, Russia, India e Cina: mettete insieme le iniziali di questi quattro paesi e e avrete il BRIC! Dagli analisti è definito <em>Bric Block</em> il prestigioso club che riunisce i governi dei quattro più forti antagonisti della<span> </span>politica economica statunitense ed europea. Non più paesi in via di sviluppo ma economie emergenti e monopolizzatrici dei mercati internazionali.Questo ruolo è ben noto per Russia e Cina; ma anche India e Brasile non stanno a guardare. L’India cerca di inseguire i Cinesi sui mercati del continente nero, accaparrandosi in Africa petrolio ed altre materie prime. Il Brasile con la sua compagnia di Stato petrolifera cerca di dominare – con un certo successo – il mercato energetico sudamericano. Ma i membri più attivi del BRIC sono ovviamente Russia e Cina.</span><span id="more-854"></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il Presidente russo <strong>Medvedev</strong> sta compiendo in questi giorni un tour sudamericano in quello che solo fino a pochi anni fa veniva definito “<em>il cortile di casa degli U.S.A</em>.”. Parteciperà in Perù al Foro di cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec) dal 21 al 23 novembre, dopo di che sarà in Brasile, in Venezuela e a Cuba. Il Venezuela e l’isola caraibica stanno diventando lo snodo cruciale della politica internazionale: la Russia è intenzionata a stringere nuovi accordi economici e militari con <strong>Raul Castro</strong> e con il Presidente venezuelano <strong>Chavez</strong>, con cui si profila addirittura una possibile cooperazione in campo nucleare.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ma anche il Presidente cinese <strong>Hu Jintao</strong> in questo mese di novembre non è stato da meno: prima di partecipare ai lavori dell’Apec, ha avviato nuovi accordi commerciali con Costa Rica, Cuba e Perù. In realtà quasi tutti i paesi del Sud America sono già coinvolti nell’avvolgente partnership cinese: nel paniere vi sono petrolio, rame, zinco, stagno, nichel, soia, carni di vitello e perfino succo d’arancia brasiliano (cfr. “Avvenire” del 16 novembre 2008, pag. 10).<span> </span>Ne consegue così che il Perù venderà alla Cina tutto il suo metallo (rame e zinco) per i prossimi cinque anni, mentre il Cile già esporta al “<em>dragone</em>” l’80% del proprio rame. Cuba fornirà zucchero e nichel, e soprattutto rinsalderà i propri tradizionali legami ideologici con Pechino.</span> Gli Stati Uniti, per ora, non possono fare altro che stare a guardare. Anche per il Sudamerica, però, non è tutto oro ciò che brilla. Già da tempo si avvertono, specialmente nel settore tessile, i contraccolpi del grande “abbraccio” cinese: tante piccole e medie aziende sono state costrette a chiudere perché non competitive con i bassi costi di produzione delle mercanzie provenienti da oltre Pacifico.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"> </p>
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		<title>LA CRISI GEORGIANA</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 19:26:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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OSSERVATORIO GEOPOLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)

 A livello internazionale è la crisi fra Russia e Georgia l’avvenimento che più di ogni altro ha segnato questo mese di agosto che ormai si chiude. Scoppiata l’8 agosto scorso, proprio nel giorno dell&#8217;apertura dei Giochi di Pechino, improvvisa per i non addetti ai lavori, la guerra ha radici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">OSSERVATORIO GEOPOLITICO</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">(a cura di Roberto Cavallo)</span></p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/georgia_map.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-581" title="georgia_map" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/georgia_map-300x260.jpg" alt="" width="300" height="260" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;"> A livello internazionale è la crisi fra Russia e Georgia l’avvenimento che più di ogni altro ha segnato questo mese di agosto che ormai si chiude. Scoppiata l’8 agosto scorso, proprio </span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">nel giorno dell&#8217;apertura dei Giochi di Pechino, </span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">improvvisa per i non addetti ai lavori, la guerra ha radici storiche profonde, che vanno ricercate nella complessità di quello che gli analisti geopolitici spesso definiscono il “mosaico” caucasico. Dopo il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte occidentale, era nell’aria un irrigidimento di Mosca, con conseguenze importanti per quelle regioni autonome ad essa storicamente – e geograficamente – vicine.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">Ma, al pari di tutte le zone di confine, nell’Ossezia del Sud e nell’Abkhazia (ormai riconosciute indipendenti da Mosca) l’elemento indipendentista filo-russo convive con quello georgiano, che è altrettanto &#8211; se non più &#8211; radicato nel territorio. </span><span id="more-580"></span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">Come ricordato in questi ultimi giorni dal Santo Padre, sarebbero stati auspicabili moderazione e sforzi di convivenza. Problemi sicuramente di non facile soluzione, ma che comunque non giustificano il modo d’agire intrapreso dalla Russia. Non solo, infatti, Mosca ha trasformato da un giorno all’altro i propri peace-keepers presenti nelle due regioni autonome in combattenti a tutti gli effetti (con l’impiego massiccio dei bombardamenti aerei), ma soprattutto ha invaso e mantenuto le proprie forze in Georgia oltre ogni limite pattuito dai mediatori europei. Ciò ha suscitato il disappunto e il “gelo” nelle relazioni Russia-NATO e, anche se in minor misura, in quelle Russia-U.E.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">Così il ritiro russo dalla Georgia è stato rinviato di molti giorni (ancora adesso le autorità georgiane negano che il ritiro sia stato completato), mentre autorevoli fonti segnalavano violenze sulla popolazione e saccheggi di private abitazioni ad opera di irregolari al seguito delle truppe russe. Di più: gli sconcertati georgiani hanno trovato, nelle zone appena evacuate dai russi, l’amara sorpresa dei campi minati. Quanto tempo e quante risorse ci vorranno per bonificare questi territori, nel cuore dell’indipendente Georgia? Al di là degli errori e delle eventuali responsabilità del Presidente georgiano <strong>Mikhail Saakashvili</strong>, è evidente che in Georgia si è consumata una tragedia contraria ai più elementari principi del diritto internazionale, principi che comunque tutelano la sovranità e l&#8217;indipendenza nazionale. </span></p>
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		<title>LA RUSSIA E LA VOGLIA PERICOLOSA DI PASSATO (Corriere del Giorno, sabato 2 febbraio 2008, pag.6)</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Feb 2008 07:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
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		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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		<description><![CDATA[ Vladimir Bukovskij, già dissidente ai tempi dell’U.R.S.S. e adesso nuovamente allontanato dal Paese natio, vive e lavora in Gran Bretagna, dove svolge la sua attività di ricerca e di denuncia sui crimini del comunismo, sul regime sovietico, sul nuovo corso del presidente russo.
E’ probabilmente il dissidente sovietico più noto al mondo. Nato nel 1942 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/841.jpg" title="841.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/841.thumbnail.jpg" alt="841.jpg" /></a><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%"> Vladimir Bukovskij, già dissidente ai tempi dell’U.R.S.S. e adesso nuovamente allontanato dal Paese natio, vive e lavora in Gran Bretagna, dove svolge la sua attività di ricerca e di denuncia sui crimini del comunismo, sul regime sovietico, sul nuovo corso del presidente russo.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">E’ probabilmente il dissidente sovietico più noto al mondo. Nato nel <st1 productid="1942 a" w:st="on">1942 a</st1> <em>Belebej</em> (URSS), la sua opposizione al regime iniziò prestissimo, dai banchi del liceo, quando per la prima volta gli prospettarono la necessità di iscriversi alla gioventù comunista per poter frequentare l’università. Caratterialmente allergico alle imposizioni, Bukovskij rifiutò con decisione.  </span><span id="more-400"></span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Subì il primo arresto a 21 anni; fu internato due volte in un ospedale psichiatrico carcerario; nel 1971 venne arrestato e condannato a 12 anni complessivi di privazione della libertà: due di carcere, cinque di lager e altrettanti di confino.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Nel 1976 venne scambiato con il comunista cileno <em>Luis Corvalan</em>. Ma già prima di ottenere la libertà, nel 1970, pose mano al libro bianco sull’abuso della psichiatria sovietica a fini politici e repressivi, una denuncia che, tramite l’Associazione mondiale dei Medici psichiatri, ebbe risonanza mondiale e rese celebre il suo nome. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Nell’ultimo libro-intervista pubblicato da Spirali (<em>Urss-Eurss: ovvero il complotto dei rossi</em>, Milano, 2007, pagg.116, euro 15,00),<span>  </span>Bukovskij ripercorre le tappe della sua vita, raccontando come il crollo dell’URSS nel 1991 gli abbia consentito di rientrare liberamente in Patria. Cominciavano gli anni del mandato del Presidente Eltsin, e si respirava una ventata di rinnovamento e di timida democrazia: <em>“… Tutto fa pensare</em> – racconta Bukovskij – <em>che Eltsin avesse sinceramente rotto con il comunismo e fosse diventato un vero democratico</em>”. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Quegli anni ’90 rappresentarono così per<span>  </span>Bukovskij<span>  </span>un’opportunità unica, dandogli la possibilità di svolgere l’attività di ricercatore presso gli archivi della Corte Costituzionale di Mosca. Servendosi di uno scanner, acquisì copia di molti documenti fino ad allora segreti del Comitato centrale del partito comunista e del Politburo. Parte di quel lavoro è diventato nel 1999 “<em>Gli archivi segreti di Mosca</em>” (Spirali, Milano): oltre 30 anni di storia europea e mondiale raccontati da circa settemila documenti originali! <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Come racconta Pavel Stroilov, giovane collaboratore di Bukovskij, “…<em>L’idea centrale di quel libro è che finché noi non riusciremo a riflettere sul nostro passato, a prendere coscienza di quanto sia stato sanguinario, l’umanità non potrà ravvedersi. E questo vale sia per l’Oriente che per l’Occidente</em>” (pag.18).<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">In definitiva si può dire che nei confronti del comunismo, che pure si è macchiato dello sterminio di milioni di persone, non è mai stato celebrato un processo analogo a quello di Norimberga…<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Ben presto gli archivi a cui Bukovskij lavorava vennero nuovamente secretati e gli fu negato il visto per <st1 productid="la Russia." w:st="on">la Russia.</st1> <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Ci penserà comunque Stroilov, studiando presso gli archivi moscoviti della “<em>Fondazione Gorbacev</em>”, a completare le ricerche iniziate da Bukovskij, a<span>  </span>salvare avventurosamente su CD ROM nuovi documenti e a portarli a Cambridge dal suo maestro, con cui condividerà la vita di esule e di appassionato difensore della verità.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">A proposito di Gorbacev, Bukovskij non è per nulla tenero con colui che in Occidente è considerato il prototipo del riformatore: semplicemente Gorbacev cercava di salvare il socialismo dal proprio fallimento epocale, con l’aiuto della finanza e<span>  </span>della sinistra occidentali. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Nonostante ciò, “…<em>Se Gorbacev è scomparso, coloro che ne condividevano le idee rimangono attivi e occupano posizioni di rilievo. Non dobbiamo dimenticare che per i comunisti e i socialisti l’individuo non conta, conta il partito, e le decisioni non sono mai personali, sono sempre collettive. Per quanto riguarda l’Italia, per esempio, Natta non c’è più, ma ci sono Napoletano, il vostro Presidente della Repubblica, e D’Alema, che impugna addirittura le redini della politica estera… Ripeto: cambiano gli uomini, ma il partito non cambia</em>” (pag.62).<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Nel suo nuovo libro Vladimir Bukovskij delinea quindi il piano strategico comune a Vladimir Putin e alla leadership europea di sinistra (con la significativa eccezione di quella laburista britannica), finalizzato a separare il Vecchio Continente dal suo legame storico con gli Stati Uniti. In tale prospettiva le decisioni più importanti potrebbero essere prese sulla testa dei cittadini europei, defraudati nel loro diritto di scelta da istituzioni europee oggettivamente carenti in rappresentatività democratica: è il caso della <em>Commissione Europea</em>, non elettiva ma dotata di straordinari poteri decisionali (al contrario del <em>Parlamento Europeo</em>). In tutto ciò Bukovskij intravede pericolose analogie con il vecchio sistema sovietico, che lasciava al parlamento – il Soviet – appena la ratifica di decisioni già prese altrove.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Anche se l’Unione Sovietica è crollata &#8211; scrive Bukovskij -, il suo passato ideologico continua a rappresentare un oggettivo pericolo, perché il comunismo è innanzitutto una malattia della cultura e dell’intelletto …<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Allora non c’è molto tempo da perdere: mentre in Russia sventola di nuovo la bandiera rossa e di nuovo risuona l’inno sovietico, e il paese con Vladimir Putin ha cominciato a marciare verso il passato, l’Unione Europea, disperatamente bisognosa delle riserve energetiche russe, rischia di lasciarsi incantare dalle rinnovate sirene del Cremlino.</span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o></o></span></p>
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		<title>TRA VECCHI E NUOVI 007: UNA GUERRA DI SPIE (L&#8217;Ora del Salento, 26 gennaio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jan 2008 15:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Regno Unito]]></category>
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		<description><![CDATA[ OSSERVATORIO GEO-POLITICO
Vladimir Bukovskij, già dissidente russo ai tempi dell’U.R.S.S. e adesso nuovamente esule a Cambridge (da quando Vladimir Putin ha preso pieni poteri a Mosca), ha pubblicato vari libri-denuncia sulla collusione fra vecchi e nuovi apparati dei servizi segreti (ex KGB), che in Russia di fatto continuano a comandare senza soluzione di continuità. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/01/putin_210.jpg" title="putin_210.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/01/putin_210.thumbnail.jpg" alt="putin_210.jpg" /></a><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%"> OSSERVATORIO GEO-POLITICO</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Vladimir Bukovskij</span></strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">, già dissidente russo ai tempi dell’U.R.S.S. e adesso nuovamente esule a Cambridge (da quando <strong>Vladimir Putin</strong> ha preso pieni poteri a Mosca), ha pubblicato vari libri-denuncia sulla collusione fra vecchi e nuovi apparati dei servizi segreti (ex KGB), che in Russia di fatto continuano a comandare senza soluzione di continuità. E non si tratta soltanto delle recriminazioni di un ex internato che ha sperimentato tutta la violenza della psichiatria sovietica. A più riprese i capi dell’MI5, l’intelligence britannica, segnalano che la fine della guerra fredda non ha comportato alcuna significativa riduzione nel numero e nelle attività<span>  </span>delle spie russe all’interno del Regno Unito. Si spiega così il livello di massima tensione fra il premier laburista <strong>Gordon</strong> <strong>Brown </strong>e il Cremlino, le cui pesanti intimidazioni hanno portato alla chiusura degli uffici del <em>British Council</em> (gli Istituti di cultura britannici) a San Pietroburgo e a Yekaterinburg.</span><span id="more-392"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Riporta la notizia “<em>Il Messaggero</em>” di lunedì 21 gennaio, riferendo altresì che Londra per reazione vorrebbe espellere in massa le spie russe, almeno 34 diplomatici, alcuni dei quali direttamente implicati nel brutto affare dell’omicidio di <strong>Aleksandr Litvinenko</strong>, ucciso a Londra nel novembre 2006 con il polonio radioattivo. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Di fatto Londra accoglie una vasta comunità di circa 70.000 russi, molti dei quali ex membri di rilievo dell’apparato sovietico, oggi per varie ragioni in rotta di collisione con il Presidente Putin e con il nuovo <em>establishment</em> del FSB (l’ex KGB). <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">D’altro canto a Mosca circola gente quanto mai sospetta per gran parte dell’Occidente. Nel suo ultimo libro “<em>URSS-EURSS ovvero il complotto dei rossi</em>” (Spirali, 2007), <strong>Bukovskij</strong> afferma che, anche se l’Unione Sovietica è crollata, la Russia di oggi continua a vendere armi a tutti i cosiddetti eserciti e movimenti di liberazione a suo tempo prodotti &#8211; in serie &#8211; dall’U.R.S.S. <span> </span>Non solo: “… <em>Per esempio, si sa che uno dei maggiori fornitori d’armi di </em>Al Qaeda<em> è un russo: si chiama <strong>Viktor Bout</strong>, è ricercato dalle polizie di tutto il mondo, mentre lui vive tranquillo a Mosca, allo scoperto. Quando la polizia occidentale che gli dà la caccia chiede informazioni ai colleghi russi, rispondono che è introvabile</em>” (pag. 102).<o></o></span></p>
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		<title>VOTO SCONTATO IN RUSSIA. SORPRESA IN VENEZUELA (L&#8217;Ora del Salento, 8 dicembre 2007, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 11:46:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[ OSSERVATORIO GEO-POLITICO (a cura di Roberto Cavallo)
Le elezioni parlamentari russe sono state archiviate nel segno del trionfo del Presidente Vladimir Putin, ma anche nella unanime consapevolezza della loro dubbia legittimità, confermata non solo dagli osservatori internazionali assenti (l’OSCE) ma anche da quelli comunque presenti (Consiglio d’Europa).
Ma la stessa domenica 3 dicembre 2007 ha riservato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt; color: black; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"><font face="Arial" size="3"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/liberato.jpg" title="liberato.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/liberato.thumbnail.jpg" alt="liberato.jpg" /></a> OSSERVATORIO GEO-POLITICO (a cura di Roberto Cavallo)</font></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; color: black; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"></span><span style="font-size: 14pt; color: black; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"><font face="Arial" size="3">Le elezioni parlamentari russe sono state archiviate nel segno del trionfo del Presidente <strong>Vladimir Putin</strong>, ma anche nella unanime consapevolezza della loro dubbia legittimità, confermata non solo dagli osservatori internazionali assenti (l’OSCE) ma anche da quelli comunque presenti (Consiglio d’Europa).</font></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; color: black; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"><o></o></span><span style="font-size: 14pt; color: black; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"><font face="Arial" size="3">Ma la stessa domenica 3 dicembre 2007 ha riservato un esito elettorale tutt’altro che scontato come quello russo. <o></o></font></span><span style="font-size: 14pt; color: black; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"><font face="Arial" size="3">In Venezuela il popolo era chiamato ad esprimersi sul nuovo progetto di riforma della Costituzione fortemente voluto dal Presidente <strong>Hugo Chavez</strong>: ben 69 gli articoli della Carta costituzionale oggetto di modifica. Tra i più importanti quelli riguardanti la rielezione senza limite di mandati per il Presidente della Repubblica, la ridefinizione della proprietà privata in senso collettivista, <span> </span>la censura sulla stampa, la riduzione dell’orario di lavoro e la fine dell’indipendenza della Banca centrale. <span id="more-322"></span>&lt;!&#8211;more&#8211;&gt;Estremamente rilevante poi l’intervento sul ruolo delle forze armate, non più “una istituzione essenzialmente professionale, senza appartenenza politica, organizzata dallo Stato per garantire l’indipendenza e la sovranità della Nazione”, <span> </span>ma una specie di nuova milizia “popolare ed antimperialista”, strumento della rivoluzione permanente “ bolivariana”, costituita sul modello castrista.  <o></o></font></span><span style="font-size: 14pt; color: black; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"><font face="Arial" size="3">Il progetto di Chavez <span> </span>è stato respinto dalla maggioranza del popolo venezuelano, che al referendum del 3 dicembre si è espresso chiaramente contro la politica del Presidente.  <o></o></font></span><span style="font-size: 14pt; color: black; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"><font face="Arial" size="3">Da notare poi che quasi il 45% dei Venezuelani ha ignorato l’appello al voto, disertando le urne.  <o></o></font></span><span style="font-size: 14pt; color: black; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"><font face="Arial" size="3">Nonostante la pressante propaganda condotta dal regime, uno schieramento trasversale è riuscito a mobilitarsi all’interno della società civile, comprendendo i partiti d’opposizione, qualche esponente deluso della stessa compagine governativa, gli studenti, la Chiesa cattolica. Il Vicepresidente della Conferenza episcopale venezuelana, Mons. <strong>Roberto Luckert</strong>, aveva definito “moralmente inaccettabile” il progetto costituzionale, e non a caso la Chiesa nel suo insieme era stato oggetto di esplicite minacce da parte dello stesso Chavez. <span> </span>In particolare le ire presidenziali negli ultimi giorni si erano abbattute sul Cardinale </font></span><font face="Arial" size="3"><strong><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'">Jorge Urosa Savino</span></strong><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"> (<strong>nella foto</strong>)e sul rettore dell&#8217;Università Cattolica <strong>Andres Bello </strong>(fonte ANSA). <span style="color: black"><o></o></span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; line-height: 150%; font-family: 'Times New Roman','serif'"><o></o> </span></font></p>
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