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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Siria</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>LA CRISI DEL GOVERNO HARIRI GETTA NUOVE OMBRE SULLA STABILITA&#8217; DEL LIBANO (di Matteo Bressan)</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 23:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal sito del quotidiano on-line L&#8217;Occidentale (del 13 gennaio 2010) leggiamo e pubblichiamo: &#8220;La crisi del già fragile governo libanese guidato da Saad Hariri, innescata dalle dimissioni di ben undici ministri dell’opposizione sui trenta che compongono l’esecutivo, sembra rappresentare una delle due opzioni in mano ad Hezbollah per fermare le ormai prossime accuse del Tribunale Speciale delle Nazioni Unite che indaga sull’omicidio di Rafiq Hariri, padre dell’attuale primo ministro. Di fatto, con le dimissioni di un terzo dei ministri, il presidente Michel Sleiman è obbligato a verificare le disponibilità di tutte le forze politiche a creare un nuovo esecutivo. È chiaro a questo punto che l’obiettivo del Partito di Allah – che ha sempre voluto considerare il Tribunale come un’ingerenza d’Israele, il nemico sionista, nella vita politica libanese – è quello di dar vita ad un nuovo esecutivo che rinneghi un’eventuale sentenza che attribuisca le responsabilità della morte di Hariri ad Hezbollah. La stessa dichiarazione dei ministri dimissionari pubblicata sul sito internet di Al Manar, il canale televisivo di Hezbollah, segna un possibile punto di non ritorno nella fase delle trattative e dell’unità nazionale. Se, da un lato, vengono esplicitamente ringraziate Arabia Saudita e Siria per il ruolo di mediazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/cartina_libano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5693" title="cartina_libano" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/cartina_libano-233x300.jpg" alt="" width="233" height="300" /></a>Dal sito del quotidiano on-line <em>L&#8217;Occidentale</em> (del 13 gennaio 2010) leggiamo e pubblichiamo:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La crisi del già fragile governo libanese guidato da Saad Hariri, innescata dalle dimissioni di ben undici ministri dell’opposizione sui trenta che compongono l’esecutivo, sembra rappresentare una delle due opzioni in mano ad Hezbollah per fermare le ormai prossime accuse del Tribunale Speciale delle Nazioni Unite che indaga sull’omicidio di Rafiq Hariri, padre dell’attuale primo ministro.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, con le dimissioni di un terzo dei ministri, il presidente Michel Sleiman è obbligato a verificare le disponibilità di tutte le forze politiche a creare un nuovo esecutivo. È chiaro a questo punto che l’obiettivo del Partito di Allah – che ha sempre voluto considerare il Tribunale come un’ingerenza d’Israele, il nemico sionista, nella vita politica libanese – è quello di dar vita ad un nuovo esecutivo che rinneghi un’eventuale sentenza che attribuisca le responsabilità della morte di Hariri ad Hezbollah.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa dichiarazione dei ministri dimissionari pubblicata sul sito internet di Al Manar, il canale televisivo di Hezbollah, segna un possibile punto di non ritorno nella fase delle trattative e dell’unità nazionale. Se, da un lato, vengono esplicitamente ringraziate Arabia Saudita e Siria per il ruolo di mediazione svolto nel tentativo di ridimensionare gli effetti dell’attività del Tribunale, dall’altro però si riconosce il loro fallimento nel garantire la stabilità in Libano e si punta il dito contro quelle forze politiche, sostenute dagli Stati Uniti e da Israele, che avrebbero perso l’occasione di sottrarre il paese Libano al rischio che la conflittualità interna riesploda nuovamente.</p>
<p style="text-align: justify;">In attesa di scoprire l’evolversi di questa ennesima crisi in Libano, le speranze per una soluzione politica restano vive. Il messaggio dei ministri dimissionari lascia infatti aperti degli spiragli ad una ricomposizione amichevole della frattura venutasi a creare all’interno del governo. Allo stesso tempo, tuttavia, non si può non guardare con preoccupazione ai semi di rinnovata discordia gettati ancora una volta da Hezbollah. Dall’accusa di aver reso impossibile l’unità nazionale del Libano rivolta alle forze politiche di maggioranza, alla presa del potere con la forza il passo è breve. La seconda opzione in mano al Partito di Allah per uscire dal vicolo cieco della probabile condanna del Tribunale è infatti quella di attuare un rapido colpo di stato, facilitato dalla sua notevole forza militare, accresciutasi ulteriormente nel corso degli ultimi anni grazie al supporto di Siria e Iran.</p>
<p style="text-align: justify;">È bene ricordare, inoltre, che un simile scenario metterebbe seriamente a rischio la componente cristiano maronita della popolazione libanese che perderebbe in pochissimo tempo qualsiasi tutela e garanzia proprio in un momento così difficile per le minoranze cristiane del Medio Oriente.&#8221;</p>
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		<title>WIKILEAKS: HEZBOLLAH PUO&#8217; COLPIRE ISRAELE (di Matteo Bressan)</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 22:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<category><![CDATA[Sudan]]></category>

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		<description><![CDATA[I documenti confidenziali divulgati da wikileaks confermano i timori e i sospetti della comunità internazionale circa il riarmo del Partito di Dio. Nel dettaglio è emerso che Hezbollah dovrebbe disporre di un arsenale di circa 50.000 razzi e missili e, tra questi, almeno 40/50 missili terra aria Fateh – 110 in grado di colpire Israele. Sempre dai documenti sono emerse le principali direttrici del traffico di armi che coinvolge il Medio Oriente: armi dal Sudan per Hamas, armi dall’Iran a Hezbollah e missili dalla Corea del Nord a Iran e Siria. Il coinvolgimento della Corea del Nord non va mai dimenticato soprattutto in relazione a quanto avvenuto in Siria nel lontano 6 settembre del 2007. In quell’occasione l’aviazione israeliana bombardò un’area nel Nord della Siria, denominata Dayr az-Zwar, dove secondo l’intelligence israeliana, il regime di Damasco avrebbe stoccato materiali, tecnologie, e sistemi d’arma forniti dalla Corea del Nord, utili per assemblare missili a media e lunga gittata con testate atomiche. Domenica 12 dicembre 2010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5495" href="http://www.recensioni-storia.it/wikileaks-hezbollah-puo-colpire-israele-di-matteo-bressan/missili_hezbollah_20061013"><img class="alignleft size-full wp-image-5495" title="Missili_hezbollah_20061013" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/Missili_hezbollah_20061013.jpg" alt="Missili_hezbollah_20061013" width="159" height="220" /></a>I documenti confidenziali divulgati da wikileaks confermano i timori e i sospetti della comunità internazionale circa il riarmo del Partito di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel dettaglio è emerso che Hezbollah dovrebbe disporre di un arsenale di circa 50.000 razzi e missili e, tra questi, almeno 40/50 missili terra aria Fateh – 110 in grado di colpire Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre dai documenti sono emerse le principali direttrici del traffico di armi che coinvolge il Medio Oriente: armi dal Sudan per Hamas, armi dall’Iran a Hezbollah e missili dalla Corea del Nord a Iran e Siria.</p>
<p style="text-align: justify;">Il coinvolgimento della Corea del Nord non va mai dimenticato soprattutto in relazione a quanto avvenuto in Siria nel lontano 6 settembre del 2007.</p>
<p style="text-align: justify;">In quell’occasione l’aviazione israeliana bombardò un’area nel Nord della Siria, denominata Dayr az-Zwar, dove secondo l’intelligence israeliana, il regime di Damasco avrebbe stoccato materiali, tecnologie, e sistemi d’arma forniti dalla Corea del Nord, utili per assemblare missili a media e lunga gittata con testate atomiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Domenica 12 dicembre 2010</p>
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		<title>IRAN E SIRIA VOGLIONO FERMARE IL TRIBUNALE SPECIALE CHE INDAGA SULL&#8217;OMICIDIO HARIRI (di Matteo Bressan)</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 07:20:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<description><![CDATA[  Che l&#8217;Iran e la Siria vogliano ostacolare le indagini del Tribunale Speciale che indaga sull&#8217;omicidio Hariri non è certo una novità, così come non è una novità il fatto che Hezbollah si sia sempre dichiarato contrario a queste indagini.   Le conclusioni delle indagini potrebbero essere devastanti per la stabilità non solo del Libano, ma anche dei rapporti tra sunniti e sciiti. Hezbollah ha infatti accusato di collaborazionismo con Israele tutti coloro che non ostacoleranno il lavoro del Tribunale presieduto dall&#8217;italiano Antonio Cassese&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div id="attachment_5218" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-5218" href="http://www.recensioni-storia.it/iran-e-siria-vogliono-fermare-il-tribunale-speciale-che-indaga-sullomicidio-hariri-di-matteo-bressan/vaticano_-_libano_-_hariri_e_papa"><img class="size-medium wp-image-5218" title="VATICANO_-_LIBANO_-_hariri_e_papa" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/10/VATICANO_-_LIBANO_-_hariri_e_papa-300x271.jpg" alt="Il premier libanese Saad Hariri (sunnita) ricevuto con la famiglia in udienza da Benedetto XVI nel febbraio del 2010. " width="300" height="271" /></a><p class="wp-caption-text">Il premier libanese Saad Hariri (sunnita) ricevuto con la famiglia in udienza da Benedetto XVI nel febbraio del 2010. </p></div>
<p>Che l&#8217;Iran e la Siria vogliano ostacolare le indagini del Tribunale Speciale che indaga sull&#8217;omicidio Hariri non è certo una novità, così come non è una novità il fatto che Hezbollah si sia sempre dichiarato contrario a queste indagini.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Le conclusioni delle indagini potrebbero essere devastanti per la stabilità non solo del Libano, ma anche dei rapporti tra sunniti e sciiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Hezbollah ha infatti accusato di collaborazionismo con Israele tutti coloro che non ostacoleranno il lavoro del Tribunale presieduto dall&#8217;italiano Antonio Cassese&#8230;</p>
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		<title>L&#8217;IRAN E LA SIRIA PRONTI A TRASCINARE NEL BARATRO IL LIBANO (di Matteo Bressan)</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 08:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<description><![CDATA[Giovedì, 5 agosto 2010 &#8211; Gli ultimi incidenti al confine tra Israele e Libano rappresentano un gravissimo segnale di allarme per tutto lo scenario medio orientale. In questa vicenda infatti, non si è avuto, almeno ufficialmente, uno scontro tra Hezbollah e forze armate israeliane ma tra le forze armate libanesi e quelle dello Stato di Israele. La sottigliezza, mai come in questo caso, assume dei significati quanto mai sinistri. L&#8217;esercito libanese infatti costituisce uno dei pochi collanti ancora oggi credibile del paese dei cedri. L&#8217;esercito libanese dal 2006 è riuscito, pur tra molte difficoltà, ad accrescere il proprio ruolo nella società divenendo un punto di riferimeno. Tra le vittorie più importanti delle forze armate libanesi va ricordata sicuramente quella ottenuta, dopo tre mesi di combattimenti, a scapito del gruppo terrorista Fatah al Islam, asserragliato nel campo palestinese di Nahr el Bared nel 2007. In quell&#8217;occasione si ebbe l&#8217;impressione, in parte realistica, dell&#8217;effettivo controllo del territorio libanese da parte delle forze armate. Purtoppo la realtà di questi giorni ci lascia molti interrogativi. I sospetti che molti elementi sciiti filo Hezbollah si siano infiltrati non solo nelle truppe ma anche nei quadri intermendi dell&#8217;esercito lascia intravedere scenari ben più gravi della drammatica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4809" href="http://www.recensioni-storia.it/liran-e-la-siria-pronti-a-trascinare-nel-baratro-il-libano-di-matteo-bressan/mappa-siria-libano-aleppo-damasco-41330001"><img class="alignleft size-full wp-image-4809" title="mappa-siria-libano-aleppo-damasco-41330001" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/08/mappa-siria-libano-aleppo-damasco-41330001.jpg" alt="mappa-siria-libano-aleppo-damasco-41330001" width="400" height="343" /></a>Giovedì, 5 agosto 2010 &#8211; Gli ultimi incidenti al confine tra Israele e Libano rappresentano un gravissimo segnale di allarme per tutto lo scenario medio orientale. In questa vicenda infatti, non si è avuto, almeno ufficialmente, uno scontro tra Hezbollah e forze armate israeliane ma tra le forze armate libanesi e quelle dello Stato di Israele. La sottigliezza, mai come in questo caso, assume dei significati quanto mai sinistri. L&#8217;esercito libanese infatti costituisce uno dei pochi collanti ancora oggi credibile del paese dei cedri. L&#8217;esercito libanese dal 2006 è riuscito, pur tra molte difficoltà, ad accrescere il proprio ruolo nella società divenendo un punto di riferimeno. Tra le vittorie più importanti delle forze armate libanesi va ricordata sicuramente quella ottenuta, dopo tre mesi di combattimenti, a scapito del gruppo terrorista <em>Fatah al Islam,</em> asserragliato nel campo palestinese di Nahr el Bared nel 2007. In quell&#8217;occasione si ebbe l&#8217;impressione, in parte realistica, dell&#8217;effettivo controllo del territorio libanese da parte delle forze armate. Purtoppo la realtà di questi giorni ci lascia molti interrogativi. I sospetti che molti elementi sciiti filo Hezbollah si siano infiltrati non solo nelle truppe ma anche nei quadri intermendi dell&#8217;esercito lascia intravedere scenari ben più gravi della drammatica guerra del 2006. Se ad essere coinvolto negli scontri con Israele non fosse più il Partito di Dio, ma l&#8217;esercito libanese, si profilerebbe uno scontro a tutto campo non limitato al solo movimento di Hezbollah. Tale ipotesi è da scongiurare il prima possibile perché trascinerebbe l&#8217;intera società libanese in un conflitto utile più all&#8217;Iran e alla Siria che allo stesso Partito di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">http://matteobressan.blogspot.com/2010/08/l-iran-e-la-siria-pronti-trascinare-nel.html</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		</item>
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		<title>UN VIAGGIO AL CONTRARIO&#8230;DALL&#8217;ORIENTE ALL&#8217;EUROPA (Il Corriere del Giorno, 14 settembre 2008, pag. 6)</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 19:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
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		<category><![CDATA[Edizioni Lindau]]></category>
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		<description><![CDATA[“Viaggio fra i Cristiani d’Oriente” è il libro del francese Frederic Pichon edito in Italia da Lindau nel 2008 per la collana “I Pellicani” (pagg. 212, euro 19,00). L’opera costituisce un’amena lettura, perché ha il pregio di coniugare il fascino tipico di certi diari di viaggio con la riflessione sulla condizione, giorno dopo giorno più difficile, dei Cristiani d’Oriente. E’ un viaggio al contrario: non dall’Europa all’Oriente, ma dall’Oriente all’Europa. Ed infatti l’Autore, giovane ricercatore universitario, dopo un’esperienza libanese lunga due anni, si appresta a far ritorno in Francia. Nel suo viaggio verso casa decide però di compiere un giro largo, toccando i luoghi più significativi della presenza cristiana lungo l’itinerario del ritorno: Libano, Siria, Turchia, Grecia. Incontra vecchi amici ma anche tante nuove persone che lo guideranno in quest’avventura unica, ricca di testimonianze del presente ma, soprattutto, del passato. Cominciando dal Libano del Sud, dove il confine contestato fra Israele ed Hezbollah fa intravedere la Terrasanta, l’Autore riferisce che fra Tiro e Sidone si contano ancora 10.000 cristiani e che, dopo l’abbandono di Israele e delle sue milizie alleate dell’Els (Esercito libanese del sud), ne sono andati via oltre 2000. Ci sono dei villaggi nella parte oggi controllata da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/10/viaggio-tra-i-cristiani_big.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-697" title="viaggio-tra-i-cristiani_big" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/10/viaggio-tra-i-cristiani_big.jpg" alt="" width="185" height="274" /></a><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">“Viaggio fra i Cristiani d’Oriente” è il libro del francese Frederic Pichon edito in Italia da Lindau nel 2008 per la collana “I Pellicani” (pagg. 212, euro 19,00). L’opera costituisce un’amena lettura, perché ha il pregio di coniugare il fascino tipico di certi diari di viaggio con la riflessione sulla condizione, giorno dopo giorno più difficile, dei Cristiani d’Oriente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">E’ un viaggio al contrario: non dall’Europa all’Oriente, ma dall’Oriente all’Europa. Ed infatti l’Autore, giovane ricercatore universitario, dopo un’esperienza libanese lunga due anni, si appresta a far ritorno in Francia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel suo viaggio verso casa decide però di compiere un giro largo, toccando i luoghi più significativi della presenza cristiana lungo l’itinerario del ritorno: Libano, Siria, Turchia, Grecia.<span> </span>Incontra vecchi amici ma anche tante nuove persone che lo guideranno in quest’avventura unica, ricca di testimonianze del presente ma, soprattutto, del passato. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Cominciando dal Libano del Sud, dove il confine contestato fra Israele ed Hezbollah fa intravedere la Terrasanta, l’Autore riferisce che fra Tiro e Sidone si contano ancora 10.000 cristiani e che, dopo l’abbandono di Israele e delle sue milizie alleate dell’Els (Esercito libanese del sud), ne sono andati via oltre 2000. Ci sono dei villaggi nella parte oggi controllata da Hezbollah dove la popolazione cristiana si è ridotta dal 75% al 10%.</span><span id="more-696"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Fra le tappe del viaggio attraverso il Libano c’è anche la cittadina martire di Damour: “Damour è il simbolo del peggior impeto di violenza che ebbe luogo durante la guerra civile. Un mattino del gennaio 1976 i palestinesi, spalleggiati da volontari dei vicini paesi arabi, avevano selvaggiamente punito la piccola città costiera che aveva la colpa di essere cristiana … centinaia di vecchi, di donne e di bambini trincerati nelle chiese erano stati selvaggiamente ammazzati, sgozzati, violentati, mentre i rari sopravvissuti erano riusciti a fuggire via mare…” (pag. 66).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Passando per i valichi delle montagne dell’Antilibano si lascia la terra dei maroniti (la comunità cristiana più numerosa del Libano) e si entra in Siria.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La Siria è il regno incontrastato della famiglia Assad, che governa con pugno di ferro da due generazioni. Qui sopravvive uno dei due grandi partiti Baath mediorientali: l’altro è quello irakeno ormai distrutto dalla guerra. Il partito Baath fu fondato proprio da un cristiano ortodosso siriano, un certo <em>Michel Aflaq</em>, e fondava il suo credo sul nazionalismo arabo. Quella del nazionalismo arabo è stata per alcuni cristiani orientali forse l’ultima carta da giocarsi per tentare di uscire dall’atavico stato di <em>dhimmitudine </em>(sottomissione giuridica e sociale) in cui l’Islam li ha relegati per secoli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Improntato al laicismo e alla separazione fra religione e politica, il baathismo ha avuto nel tempo diversi esponenti cristiani di spicco, tanto in Siria che in Iraq. Ma oggi, ci conferma il nostro Autore, anche in Siria le cose iniziano a cambiare, e pure qui dove il partito Baath è al potere, perché è il partito di riferimento degli Assad, comincia ad insinuarsi il sunnismo fondamentalista, ostile alla presenza cristiana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In definitiva, “… pagando lo scotto di un certo vassallaggio nei confronti del regime, la Chiesa di Siria non può lamentarsi, anche se il flusso di emigrazione dei suoi figli rimane costante.” (pag. 136). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La capitale della Siria, Damasco, conserva le vestigia di quello che sino al Medio Evo fu una città cristiana. <em>Bab Sharqi</em> è il quartiere cristiano di Damasco: in questi luoghi, dopo la famosa caduta da cavallo lungo la strada che da Gerusalemme conduceva in città, si concretizzò la conversione di San Paolo al cristianesimo. A <em>Bab Sharqi</em> ci sono le sedi dei patriarcati e dei vescovadi delle varie denominazioni cristiane: siriaci (sia ortodossi che cattolici), armeni, caldei, latini…</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Qui i cristiani sono particolarmente fieri della loro identità: “Molti di loro portano delle croci d’oro bene in vista sul petto, ma non per questo vanno a messa la domenica. Però tutti si sentono cristiani, non fosse altro che in opposizione ai musulmani” (pag. 86).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il viaggio per la Siria continua nella cittadina di <em>Seidnaya</em> (cristiana al 75% e con 52 chiese), con i suoi monasteri dedicati alla Vergine, venerata anche dai musulmani, che qui vengono pellegrini per implorare grazie e guarigioni. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il villaggio di <em>Maaloula</em>, costruito sul fianco di una montagna a 1700 metri di altezza, è uno dei pochi luoghi al mondo dove la gente – circa 4 mila cristiani a fronte di 1000 islamici – ancora parla l’aramaico, la lingua di Gesù (quella usata da Mel Gibson per il suo film “The Passion”). L’uso della lingua aramaica fu severamente proibita dai califfi musulmani dopo l’invasione araba del VII secolo: ma è sopravvissuta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel nord della Siria, avvicinandosi verso la Turchia, si trova la valle dei Nasara. Questo è termine peggiorativo che significa “partigiani del Nazareno”, ed è il termine utilizzato dal Corano per designare i cristiani. E’ in questa zona che i crociati edificarono il Krak dei Cavalieri, l’imprendibile fortezza difesa dagli Ospedalieri di San Giovanni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La città di Aleppo è l’ultima tappa in Siria prima di passare in Turchia. All’inizio del XX secolo accolse gli scampati del genocidio armeno, che qui ricostruirono delle loro comunità. Oggi Aleppo accoglie altri cristiani in fuga (almeno 15.000): quelli che scappano dall’Iraq, dove vengono regolarmente sequestrati ed uccisi. Restano in Siria o in Libano, in attesa di ritornare in patria o, meglio ancora, di un visto per gli Stati Uniti o l’Europa. Prima di passare il confine con la Turchia, nell’estremo nord della Siria, Frederic Pichon visita l’antica regione siriana degli eremiti. Tra gli eremiti orientali, che hanno scritto una pagina importante della storia del cristianesimo, c’erano i “brucanti”, così chiamati perché vivevano sul fondo di una fossa scavata nella roccia, nutrendosi dell’erba che cresceva negli anfratti; i “dendriti”, che abitavano negli alberi cavi; gli “stiliti”, che passavano le giornate su una colonna raccolti in preghiera&#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Terzo paese nel viaggio di riavvicinamento all’Europa è la Turchia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La prima tappa è Antiochia, dove i cristiani vennero identificati con questo nome e dove, probabilmente, fu messo per esteso il vangelo di San Matteo. Una comunità fiorente, quella dei primi cristiani di Antiochia. E adesso? Di quelli rimasti “… Una grossa parte di loro è già emigrata in Europa o in Brasile. Il gregge degli ultimi cristiani di Antiochia sta a poco a poco scomparendo.” (pag. 160).<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In effetti il sud-est dell’Anatolia era un tempo abitato da fiorenti comunità cristiane, appartenenti soprattutto alla chiesa siriaco-ortodossa. Oggi, dopo decenni di persecuzioni kurde e turche, tanto musulmane che laiciste (legate queste ultime al padre della Turchia moderna, <em>Kemal Ataturk</em>), tutte comunque unite dal medesimo odio anti-cristiano, non rimangono che poche migliaia di fedeli (ma nel 1900 i cristiani costituivano il 25% della popolazione turca). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Anche i greco-ortodossi hanno duramente pagato il proprio tributo di dolore e di sangue alla normalizzazione musulmana voluta da Ataturk. Tanto nella parte centrale del paese – la Cappadocia – che in quella occidentale – Istanbul e Smirne –, l’elemento greco-ortodosso è praticamente scomparso, lasciando solo chiese in rovina e vestigia di antiche città sotterranee, come quelle della Cappadocia, oggi visitate da frotte di turisti occidentali. In tali città sotterranee le popolazioni bizantine, notoriamente pacifiche, si rifugiavano per sfuggire alle periodiche incursioni arabe, puntuali ad ogni primavera.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In conclusione della sua opera, Frederic Pichon offre al lettore un testo del principe saudita <em>Talal Ben Abdel Aziz al-Saud</em>, il quale riconosce che“…Bisogna incoraggiare gli arabi cristiani a restare nella loro terra, cosa che permetterebbe di fermare l’emorragia di tutte le energie <em>creatrici</em> del mondo arabo in ambito scientifico, culturale, filosofico così come in quello commerciale, finanziario e industriale.” (pag. 208).</span>&lt; &gt;&lt; &gt;&lt;&#8211;&gt;</p>
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		<title>TEHERAN-BEIRUT VIA DAMASCO (L&#8217;Ora del Salento, 17 maggio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2008 07:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
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		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEOPOLITICO Dal 2000 al 2005… Nel 2000 gli Israeliani si ritirarono definitivamente dal Libano meridionale, limitandosi a mantenere il controllo di alcune alture sul confine, le cosiddette fattorie di Sheeba, oggetto delle controversie che portarono alla guerra nell’estate del 2006. Tutta la fascia di territorio, precedentemente sotto il controllo della milizia libanese alleata di Israele, passò gradualmente sotto l’egida degli Sciiti di Hezbollah. La presenza armata siriana nel paese dei cedri continuò invece indisturbata fino al 2005, quando si scatenarono le manifestazioni di piazza nate dalla reazione popolare all’omicidio del premier libanese Rafiq Al-Hariri (1944-2005), ucciso a Beirut il 14 febbraio 2005. Hariri era un sunnita deciso a contrastare lo stato di sudditanza imposto dal potente vicino siriano. Le proteste popolari costituirono un momento di rinnovata e sostanziale unità fra la maggior parte delle componenti religiose del Libano: Sunniti, Drusi e Cristiani lottarono insieme &#8211; con l’astensione dei soli Sciiti &#8211; per ottenere il ritiro dei 15.000 soldati siriani presenti nel Paese. Per l’omicidio di Hariri una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha disposto la costituzione di un Tribunale penale internazionale ad hoc, le cui indagini hanno portato verso autorevoli membri dei servizi segreti siriani. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"></h1>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="center"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/cart_libano.jpg" title="cart_libano.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/05/cart_libano.thumbnail.jpg" alt="cart_libano.jpg" /></a><span>                           OSSERVATORIO GEOPOLITICO<o></o></span></p>
<p><em>         Dal 2000 al 2005…<o></o></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Nel <span>2000</span> gli Israeliani si ritirarono definitivamente dal Libano meridionale, limitandosi<span>  </span>a mantenere il controllo di alcune alture sul confine, le cosiddette fattorie di <em>Sheeba</em>, oggetto delle controversie che portarono alla guerra nell’estate del 2006<em>.<o></o></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">Tutta la fascia di territorio, precedentemente sotto il controllo della milizia libanese alleata di Israele, passò gradualmente sotto l’egida degli Sciiti di <em>Hezbollah</em>.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="letter-spacing: 1pt">La presenza armata siriana nel paese dei cedri continuò invece indisturbata fino al <span>2005,<strong> </strong></span>quando si scatenarono le manifestazioni di piazza nate dalla reazione popolare all’omicidio del premier libanese <em>Rafiq Al-Hariri </em>(1944-2005)<em>, </em>ucciso a Beirut il 14 febbraio 2005. <em>Hariri</em> era un sunnita deciso a contrastare lo stato di sudditanza imposto dal potente vicino siriano. Le proteste popolari costituirono un momento di rinnovata e sostanziale unità fra la maggior parte delle componenti religiose del Libano: Sunniti, Drusi e Cristiani lottarono insieme &#8211; con l’astensione dei soli Sciiti &#8211; per ottenere il ritiro dei 15.000 soldati siriani presenti nel Paese. Per l’omicidio di <em>Hariri</em> una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha disposto la costituzione di un Tribunale penale internazionale<em> ad hoc, </em><span>le cui indagini hanno portato verso<em> </em></span>autorevoli membri dei servizi segreti siriani.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="letter-spacing: 1pt">La minoranza <em>alawita</em> &#8211; che tuttora comanda a Damasco &#8211; è una setta musulmana di derivazione sciita. Siriani da una parte ed <em>Hezbollah</em> dall’altra, rappresentano dunque la <em>longa manus</em> dell’Iran sul Mediterraneo.</span><span id="more-470"></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><em><strong><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">Dal 2005 ad oggi&#8230;</span></strong></em></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">Ecco l’elenco dei vari leader politici assassinati in questi ultimi tre anni, a far data dalla morte del premier </span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal">Hariri</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">:<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%">HAWI</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">: Il 21 giugno 2005, un’autobomba uccide </span><span style="line-height: 150%">George Hawi</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">, ex capo del partito comunista e critico verso la Siria.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%">TUENI</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">: </span><span style="line-height: 150%">Gebran Tueni</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">, giornalista cristiano e deputato anti-siriano, muore in un attentato a Beirut il 12 dicembre del 2005.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%">GEMAYEL</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">: il 21 novembre 2006 </span><span style="line-height: 150%">Pierre Gemayel</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">, ministro dell’industria e autorevole membro della rappresentanza cristiano-maronita, cade vittima di un agguato.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">EIDO: il 13 giugno 2007 un attentato fa saltare in aria </span><span style="line-height: 150%">Walid Eido</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">, deputato anti-siriano e consigliere di </span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal">Hariri</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="line-height: 150%">GHANEM</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal">: il 19 settembre 2007 il deputato maronita anti-siriano </span><span style="line-height: 150%">Antoine Ghanem</span><span style="line-height: 150%; font-weight: normal; font-style: normal"> muore a seguito di un attentato in un sobborgo di Beirut Est.<o></o></span></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; line-height: 150%"><span style="font-weight: normal; font-style: normal">Dal novembre del 2007 il Libano non riesce ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, che in base alla Costituzione dovrebbe essere un rappresentante della comunità cristiano-maronita. Anche a tal proposito l’ostruzionismo di </span><span style="font-weight: normal">Hezbollah</span><span style="font-weight: normal; font-style: normal"> e gli intrighi della Siria sono risultati determinanti. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 1cm">Le violenze di questi giorni ne sono un’ulteriore conferma.</p>
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		<title>MEDIORIENTE SENZA PACE (L&#8217;Ora del Salento, 5 aprile 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 03:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; OSSERVATORIO GEO-POLITICO &#160; Accanto alle violenze in Tibet, con il suo strascico di arresti arbitrari e di assassini politici, l’Iraq continua ad essere il protagonista della cronaca internazionale. Ancora una volta si è consumata una spaccatura all’interno del campo sciita, con le milizie filo-iraniane di Moqtada al-Sadr che hanno affrontato a viso aperto nel sud del Paese le forze governative del premier Nouri Al Maliki. Forse nelle intenzioni doveva essere una resa dei conti favorevole al governo e agli sciiti moderati, ma i violenti combattimenti di fine marzo a Bassora e nelle altre città hanno causato 300 morti e centinaia di feriti. Anche Al Maliki ha capito che è meglio trattare, e che il controllo reale ed efficace sull’intera Nazione, nonostante i progressi compiuti, è obiettivo ancora lontano da raggiungere. D’altronde la spaccatura irachena si aggiunge ad altre divisioni presenti all’interno del mondo arabo, come quella tutta palestinese fra Hamas e Al-Fatah. Soprattutto sono espressioni locali, queste ultime, della più vasta spaccatura che oggi coinvolge l’intero Medioriente: da una parte l’aggressivo asse Teheran-Damasco, dall’altra l’Arabia Saudita e il gruppo di Paesi – specie quelli del Golfo – più moderati. Prova di ciò è il recente fallimento del vertice della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center" align="left"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Arial','sans-serif'">OSSERVATORIO GEO-POLITICO<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Accanto alle violenze in Tibet, con il suo strascico di arresti arbitrari e di assassini politici, l’Iraq continua ad essere il protagonista della cronaca internazionale.<span>  </span>Ancora una volta si è consumata una spaccatura all’interno del campo sciita, con le milizie filo-iraniane di<strong><em> Moqtada al-Sadr</em></strong> che hanno affrontato a viso aperto nel sud del Paese le forze governative del premier <strong><em>Nouri Al Maliki</em></strong>.<strong> </strong>Forse nelle intenzioni doveva essere una resa dei conti favorevole al governo e agli sciiti moderati,<strong> </strong>ma i violenti combattimenti di fine marzo a Bassora e nelle altre città hanno causato 300 morti e centinaia di feriti. Anche <em>Al Maliki</em> ha capito che è meglio trattare, e che il controllo reale ed efficace sull’intera Nazione, nonostante i progressi compiuti,<span>  </span>è obiettivo ancora lontano da raggiungere. D’altronde la spaccatura irachena si aggiunge ad altre divisioni presenti all’interno del mondo arabo, come quella tutta palestinese fra Hamas e Al-Fatah. Soprattutto sono espressioni locali, queste ultime, della più vasta spaccatura che oggi coinvolge l’intero Medioriente: da una parte l’aggressivo asse Teheran-Damasco, dall’altra l’Arabia Saudita e il gruppo di Paesi – specie quelli del Golfo – più moderati.</span><span id="more-442"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Prova di ciò è il recente fallimento del vertice della Lega Araba tenutosi a Damasco lo scorso 29 marzo: dei 22 Capi di Stato che ne fanno parte, solo 10 erano presenti. Come se non bastasse, il portavoce dell’Arabia Saudita ha accusato apertamente gli ospitanti siriani di lavorare, insieme all’Iran, per boicottare soluzioni di pace in Iraq, nei Territori e in Libano (dove dallo scorso novembre non si riesce ad eleggere il Presidente della Repubblica, che secondo il dettato costituzionale dovrebbe essere un rappresentante della comunità cristiana).<span>   </span>Non a caso una vecchia volpe come il Colonnello Gheddafi ha avvertito la necessità di richiamare tutti all’unità nell’Islam …<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'">Nel vortice della guerra totale, le piccole comunità cristiane della Terra Santa, del Libano e dell’Iraq, continuano inesorabilmente ad assottigliarsi, spinte dalla paura all’emigrazione. Dopo l’assassinio dell’Arcivescovo caldeo di Mosul, <strong><em>Mons. Paulus Faraj Rahho</em></strong>, trovato morto il 13 marzo dopo 14 giorni di prigionia,<span>  </span>un altro vescovo iracheno, <strong><em>Mons. Louis Sako</em></strong>, denuncia all’Agenzia Sir che a Mosul <span> </span>“… <em>I mujahhidin hanno inviato una lettera alle famiglie cristiane chiedendo una tassa di protezione di 10.000 dollari pena la distruzione dell’abitazione o la morte di un familiare</em> …”<span>  </span>(Avvenire, venerdì 28 marzo 2008, pag.14: <em>Scontro in atto per il petrolio</em>). <span> </span>Chi non si sottomette rischia la vita…<o></o></span></p>
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		<title>SIRIA: PROFUGHI CRISTIANI ALLA DISPERAZIONE</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 04:40:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
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		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[ Non c’è pace per i cristiani iracheni. Costretti ad abbandonare in massa il proprio Paese per timore degli attentati e dei rapimenti, impossibilitati a condurre un’esistenza normale senza la costosa protezione di qualche clan musulmano (sunnita, sciita o kurdo), anche in esilio vanno incontro a difficoltà incredibili. Pochi riescono a raggiungere l’Europa o l’America; la maggior parte si ferma in Siria o in Libano, dove, peraltro, la situazione già di per sé  è esplosiva.“Avvenire” del 2 dicembre 2007 in un articolo a pagina 13 a firma di Lorenzo Fazzini titola: “Profughi iracheni: cristiani alla disperazione”. “La disperazione – scrive Fazzini – regna tra i profughi cristiani iracheni in Siria. E la miseria sta portando alla luce una nuova piaga: la prostituzione di numerose donne costrette a vendere il proprio corpo per fare fronte alla povertà in  un Paese straniero. L’inedita denuncia arriva dall’autorevole voce di Monsignor Antoine Audo (nella foto), Vescovo caldeo di Aleppo, città della Siria settentrionale, meta di tanti esuli che da Baghdad e dintorni scappano oltre confine per fuggire alle stragi…” Il Vescovo siriano denuncia come i cristiani iracheni siano un gruppo incapace di difendersi, così che è facile e soprattutto redditizio depredarli di ogni bene. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%"><span style="font-family: Calibri;"><a title="audo_1.jpg" href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/audo_1.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/audo_1.thumbnail.jpg" alt="audo_1.jpg" /></a> Non c’è pace per i cristiani iracheni. Costretti ad abbandonare in massa il proprio Paese per timore degli attentati e dei rapimenti, impossibilitati a condurre un’esistenza normale senza la costosa protezione di qualche clan musulmano (sunnita, sciita o kurdo), anche in esilio vanno incontro a difficoltà incredibili. Pochi riescono a raggiungere l’Europa o l’America; la maggior parte si ferma in Siria o in Libano, dove, peraltro, la situazione già di per sé <span> </span>è esplosiva.</span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%"><span style="font-family: Calibri;">“<em>Avvenire</em>” del 2 dicembre 2007 in un articolo a pagina 13 a firma di Lorenzo<span id="more-361"></span> Fazzini titola: “<em>Profughi iracheni: cristiani alla disperazione</em>”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%"><span style="font-family: Calibri;">“<em>La disperazione</em> – scrive Fazzini – <em>regna tra i profughi cristiani iracheni in Siria. E la miseria sta portando alla luce una nuova piaga: la prostituzione di numerose donne costrette a vendere il proprio corpo per fare fronte alla povertà in<span>  </span>un Paese straniero. L’inedita denuncia arriva dall’autorevole voce di Monsignor Antoine Audo (</em><strong>nella foto</strong><em><strong>)</strong>, Vescovo caldeo di Aleppo, città della Siria settentrionale, meta di tanti esuli che da Baghdad e dintorni scappano oltre confine per fuggire alle stragi</em>…”</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%"><span style="font-family: Calibri;">Il Vescovo siriano denuncia come i cristiani iracheni siano un gruppo incapace di difendersi, così che è facile e soprattutto redditizio depredarli di ogni bene. Ma le violenze di oggi, aggiunge, sono il riflesso di un attacco che ha radici storiche.  </span></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%"><span style="font-family: Calibri;">Una nota di speranza comunque arriva dall’Iraq: alcune province del nord abitate dai cristiani sono state recuperate alla normalità dall’esercito regolare e dalla polizia, così che timidamente e con cautela gruppi di profughi cristiani stanno tentando di rientrare nel martoriato Paese.</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>LIBANO: ANCORA VITTIME ANTI-SIRIANE</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 10:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[In vista delle prossime elezioni presidenziali, si allunga in Libano la lista degli assassini politici di quanti si battono per un Libano libero dalle influenze straniere. HARIRI: il 14 febbraio2005 Rafiq Hariri, premier e capofila del fronte antisiriano, muore in un attentato a Beirut. HAWI: Il 21giugno 2005, un&#8217;autobomba uccide George Hawi, ex capo delpartito comunista e critico verso la Siria. TUENI: Gebran Tueni, giornalista cristiano e deputato anti-siriano, muore in un attentato a Beirut il 12 dicembre del 2005. GEMAYEL: il 21 novembre 2006, Pierre Gemayel, ministro dell&#8217;industria e membro del partito maronita, cade vittima di un agguato. EIDO: il 13 giugno 2007 un attentato fa saltare in aria Walid Eido, deputato anti-siriano e consigliere di Hariri. GHANEM: il 19 settembre 2007 il deputato Antoine Ghanem muore in seguito all&#8217;attentato nel sobborgo cristiano di Beirut Est. (da Repubblica, giovedì 20 settembre 2007, pag.2: &#8220;Beirut, tornano le bombe, ucciso un deputato antisiriano&#8220;)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"><font face="Arial" /></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"><font face="Arial" /></font><font size="3"><font face="Arial" /></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"><font face="Arial" /></font></span><font size="3" /><font face="Arial" /></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"><font face="Arial" /></font></span></font><font size="3"></font><font face="Arial"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font face="Arial"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"><font face="Arial" /></font></span><font size="3" /><font face="Arial" /><font size="3" /><font size="3" /><font size="3" /><font face="Arial" /></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /></span></font></span></font></span><font face="Arial"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font face="Arial"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font face="Arial"></font><font size="3"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font face="Arial"></p>
<p class="MsoSubtitle" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: left" align="left"><strong><img id="image304" height="80" alt="ky_libano_hezbollah-b.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/09/ky_libano_hezbollah-b.miniatura.jpg" /></strong> In vista delle prossime elezioni presidenziali, si allunga in Libano la lista degli assassini politici di quanti si battono per un Libano libero dalle influenze straniere.</p>
<p><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial">HARIRI: il 14 febbraio2005 Rafiq Hariri, premier e capofila del fronte antisiriano, muore in un attentato a Beirut. </font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span></p>
<p></font></span></font><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial">HAWI: Il 21giugno 2005, un&#8217;autobomba uccide George Hawi, ex capo delpartito comunista e critico verso la Siria. </font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span></p>
<p><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial">TUENI: Gebran Tueni, giornalista cristiano e deputato anti-siriano, muore in un attentato a Beirut il 12 dicembre del 2005. </font></span></font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span></p>
<p><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial">GEMAYEL: il 21 novembre 2006, Pierre Gemayel, ministro dell&#8217;industria e membro del partito maronita, cade vittima di un agguato. </font></span></font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span></p>
<p><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /></font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial">EIDO: il 13 giugno 2007 un attentato fa saltare in aria Walid Eido, deputato anti-siriano e consigliere di Hariri. </font></span></font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span></font></span></font></span></p>
<p><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"></font><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /></font></span></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"><font face="Arial" /></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /></font></span></font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial">GHANEM: il 19 settembre 2007 il deputato Antoine Ghanem muore in seguito all&#8217;attentato nel sobborgo cristiano di Beirut Est. </font></span></font></span></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"></font><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /></font></span></font></span></font></span><font size="3"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"></font><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial"> </font></span></font></span></font></p>
<p><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3"></font><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt" /><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic">(da </span><em>Repubblica</em><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic">, giovedì 20 settembre 2007, pag.2: &#8220;</span><em>Beirut, tornano le bombe, ucciso un deputato antisiriano</em><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic">&#8220;) </span></font><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic" /></font></span></font><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic"> </span></font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic"> </span></font></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic" /></font></span><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic"> </span></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic"> </span></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic">  </span></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic">   </span></font></span></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font size="3" /><font face="Arial" /><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic">   </span></font></span></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic"> </span></font></span></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><font face="Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic">    </p>
<p></span></font>      </p>
<p></span></font>   </p>
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