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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Spagna</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>DAL BRASILE DI LULA ALLA SPAGNA DI ZAPATERO (L&#8217;Ora del Salento, 20 novembre 2010, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 09:51:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella rubrica della scorsa settimana, affrontando la tematica dell’impegno dei cattolici brasiliani a difesa della vita nascente, abbiamo riferito del progetto legislativo di liberalizzazione dell’aborto volontario promosso dalla neo-Presidente Signora Dilma Rousseff e dal Partito dei Lavoratori di Luis Inacio da Silva, detto Lula. Va detto che attualmente l&#8217;aborto è permesso negli ospedali del Brasile esclusivamente in presenza di una delle seguenti condizioni: a) nel caso di gravidanza seguita a violenza carnale (stupro);  b) nel caso di concreto rischio di morte per la madre, qualora proseguisse la gravidanza; c) nel caso di feti anencefalici (affetti da malformazione congenita mortale). Fuori da questi pochi casi (l&#8217;ultimo peraltro è stato introdotto solo recentemente dalla magistratura) non c&#8217;è alcuna possibilità di abortire legalmente. Il dibattito dei mesi scorsi (con vari progetti di legge di stampo-femminista presentati dal partito di Lula) è dunque relativo alla possibilità di estendere queste condizioni, ritenute troppo restrittive e limitanti la libertà della donna. Ecco spiegata l’importanza della battaglia della Chiesa: tutelare uno stato di diritto che consente ai bimbi – forse ancora per poco – di non essere straziati nel seno delle madri, spesso per motivi futili o comunque diversamente superabili. Ma dal Brasile di Lula alla Spagna di Zapatero il passo è breve: così nei Paesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5289" href="http://www.recensioni-storia.it/dal-brasile-di-lula-alla-spagna-di-zapatero-lora-del-salento-20-novembre-2010-pag-11/lula-zapatero-15-05-2008"><img class="alignleft size-medium wp-image-5289" title="Lula-Zapatero-15-05-2008" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/11/Lula-Zapatero-15-05-2008-300x234.jpg" alt="Lula-Zapatero-15-05-2008" width="300" height="234" /></a>Nella rubrica della scorsa settimana, affrontando la tematica dell’impegno dei cattolici brasiliani a difesa della vita nascente, abbiamo riferito del progetto legislativo di liberalizzazione dell’aborto volontario promosso dalla neo-Presidente <strong>Signora </strong><strong>Dilma Rousseff</strong> e dal Partito dei Lavoratori di <strong>Luis Inacio da Silva</strong>, detto Lula.</p>
<p style="text-align: justify;">Va detto che attualmente l&#8217;aborto è permesso negli ospedali del Brasile esclusivamente in presenza di una delle seguenti condizioni:</p>
<p style="text-align: justify;">a) nel caso di gravidanza seguita a violenza carnale (stupro); </p>
<p style="text-align: justify;">b) nel caso di concreto rischio di morte per la madre, qualora proseguisse la gravidanza;</p>
<p style="text-align: justify;">c) nel caso di feti anencefalici (affetti da malformazione congenita mortale).</p>
<p style="text-align: justify;">Fuori da questi pochi casi (l&#8217;ultimo peraltro è stato introdotto solo recentemente dalla magistratura) non c&#8217;è alcuna possibilità di abortire legalmente. Il dibattito dei mesi scorsi (con vari progetti di legge di stampo-femminista presentati dal partito di Lula) è dunque relativo alla possibilità di estendere queste condizioni, ritenute troppo restrittive e limitanti la libertà della donna. Ecco spiegata l’importanza della battaglia della Chiesa: tutelare uno stato di diritto che consente ai bimbi – forse ancora per poco – di non essere straziati nel seno delle madri, spesso per motivi futili o comunque diversamente superabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma dal Brasile di Lula alla Spagna di Zapatero il passo è breve: così nei Paesi di antica tradizione cattolica oggi a guida socialista, è quasi gara a chi è più “laicista”. E’ di questi giorni, infatti, la notizia (“Avvenire”, 10 novembre 2010, pag. 21) secondo cui il tribunale superiore dell’Estremadura, su richiesta del padre di due allievi, ha ordinato la rimozione dei crocifissi da due aule della scuola pubblica “Ortega y Gasset” di Almendalejo. E’ la seconda sentenza di questo tipo emessa da un tribunale, anche se nel 2008 i socialisti del premier <strong>Zapatero</strong> avevano detto che la questione dei crocifissi nelle scuole pubbliche sarebbe stata regolamentata da una nuova legge sulla libertà religiosa e non lasciata all’arbitrio dei magistrati. Così non è stato. Il governo spagnolo si è anche fatto promotore di una maggiore estensione dell’interruzione volontaria della gravidanza e della legalizzazione del matrimonio omosessuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti questi motivi <strong>Benedetto XVI</strong>, nella sua recente visita in Spagna, ha indicato la necessità di superare il corto circuito fra fede e il “laicismo aggressivo”, che in questi ultimi anni si è nuovamente manifestato, dopo l’anticlericalismo degli anni ’30 che insanguinò la Chiesa iberica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Papa ha definito «una tragedia» il fatto che in Spagna e in Europa ci sia stato e ci sia chi a piene mani «diffonde la convinzione che Dio è l’antagonista dell’uomo e il nemico della sua libertà».</p>
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		<title>CORTE EUROPEA DI STRASBURGO: RELATIVISMO IN AZIONE</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 20:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>

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		<description><![CDATA[La recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sulla rimozione dei crocefissi dai luoghi pubblici, come prevedibile, ha fatto scuola. In Spagna hanno subito cavalcato la tigre i socialisti del premier José Luis Rodriguez Zapatero, che hanno varato una mozione con cui si invita il governo a legiferare per rimuovere i simboli religiosi dagli spazi pubblici. La proposta – ci racconta “Il Messaggero” del 4 dicembre 2009 – è già passata alla Camera e nei prossimi mesi si potrebbe tradurre in legge. Molto dura la reazione della Chiesa spagnola, che con l’arcivescovo di Oviedo, Mons. Jesùs Sanz, ha denunciato la strategia del governo “…volta a smontare la storia del nostro popolo”. D’altronde da tempo la Chiesa iberica conduce un duro braccio di ferro contro i socialisti di Zapatero sulla tutela della vita umana nascente, conculcata da un presunto “diritto di aborto”.  Ma che la Corte europea di Strasburgo sia diventata l’emblema e il crocevia del relativismo continentale lo dimostra la nuova azione legale intentata da tre donne irlandesi contro la legislazione del proprio Paese in tema di aborto. L’Irlanda è rimasta una delle poche Nazioni dove il diritto del concepito a venire alla luce è ancora tutelato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong></strong><a rel="attachment wp-att-3671" href="http://www.recensioni-storia.it/corte-europea-di-strasburgo-relativismo-in-azione/2345_fotogrande1_zapatero"><img class="alignleft size-medium wp-image-3671" title="2345_fotogrande1_zapatero" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/12/2345_fotogrande1_zapatero-300x240.jpg" alt="2345_fotogrande1_zapatero" width="300" height="240" /></a>La recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sulla rimozione dei crocefissi dai luoghi pubblici, come prevedibile, ha fatto scuola. In Spagna hanno subito cavalcato la tigre i socialisti del premier <strong>José Luis Rodriguez Zapatero</strong>, che hanno varato una mozione con cui si invita il governo a legiferare per rimuovere i simboli religiosi dagli spazi pubblici. La proposta – ci racconta “Il Messaggero” del 4 dicembre 2009 – è già passata alla Camera e nei prossimi mesi si potrebbe tradurre in legge.  Molto dura la reazione della Chiesa spagnola, che con l’arcivescovo di Oviedo, <strong>Mons. Jesùs Sanz</strong>, ha denunciato la strategia del governo “…volta a smontare la storia del nostro popolo”.  D’altronde da tempo la Chiesa iberica conduce un duro braccio di ferro contro i socialisti di Zapatero sulla tutela della vita umana nascente, conculcata da un presunto “diritto di aborto”.  Ma che la Corte europea di Strasburgo sia diventata l’emblema e il crocevia del relativismo continentale lo dimostra la nuova azione legale intentata da tre donne irlandesi contro la legislazione del proprio Paese in tema di aborto. L’Irlanda è rimasta una delle poche Nazioni dove il diritto del concepito a venire alla luce è ancora tutelato dalla legge, legge che permette l’interruzione della gravidanza solo nel caso estremo di pericolo grave per la donna. Ma sull’esempio della legislazione spagnola ultra abortista (che consente anche alle ragazzine di 16 anni di interrompere la gravidanza senza dover informare i genitori), alla Corte europea di Strasburgo adesso viene chiesto il riconoscimento del “diritto di aborto” nella sua forma più “assoluta”. Vista la sentenza sul crocefisso, probabilmente la Corte si adeguerà condannando l’Irlanda cattolica.  Insomma, strappare i crocefissi dalle aule e i bimbi dal ventre delle mamme, dissolvere la famiglia tradizionale e i simboli della cultura cristiana: ecco il programma della sinistra relativista europea.  In controtendenza a tutto ciò si pone il recente disegno di legge presentato dal PdL al Senato italiano (firmatari Gasparri, Quagliarello, Bianconi) a favore della capacità giuridica del concepito. Sarebbe forse opportuno che i cattolici ne tenessero conto. Non a caso lo scrittore spagnolo <strong>Juan Manuel De Prada</strong>, convertito al cattolicesimo dopo un passato libertino e oggi collaboratore dell’Osservatore Romano, così scrive sul settimanale <em>Tempi </em>(n°46, 18 novembre 2009, pag. 14): “La furia autodistruttiva qui da noi non è superiore a quella in azione in altri Paesi europei. Certamente qui è all’opera un certo senso di rivincita laicista contro la Spagna figlia guerriera della cristianità, fulcro di imprese belliche e non belliche come la Controriforma e l’evangelizzazione delle Americhe. La Spagna è un pezzo importante della partita che si sta giocando. <em>Ma la regina della partita è un’altra. E’ all’Italia che si vuole dare scacco matto</em>.”</p>
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