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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Stati Uniti</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>IRAN: AVANTI COL PROGRAMMA NUCLEARE</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 04:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un estratto di un articolo del giornalista Carlo Panella, comparso su &#8220;Libero&#8221; del 29 giugno 2010:
&#8220;«Abbiamo deciso una punizione per insegnare all’Occidente come si dialoga con le altre nazioni»: i disastri provocati dalla fallimentare strategia del dialogo con l’Iran di Barack Obama non cessano mai. Dopo aver verificato che le sanzioni deliberate dall’Onu sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo un estratto di un articolo del giornalista Carlo Panella, comparso su &#8220;Libero&#8221; del 29 giugno 2010:</p>
<p>&#8220;«Abbiamo deciso una punizione per insegnare all’Occidente come si dialoga con le altre nazioni»: i disastri provocati dalla fallimentare strategia del dialogo con l’Iran di Barack Obama non cessano mai. Dopo aver verificato che le sanzioni deliberate dall’Onu sono solo di facciata, dopo aver visto che al G8 Obama non è riuscito che a far uscire il solito comunicato contro l’Iran pieno di aria fritta, Ahmadinejad si sente ora tanto forte da bacchettare sulle dita Obama “punendolo”, prospettandogli un nuovo “dialogo”, ma non prima di due mesi. Ahmadinejad aggiunge che, per punire gli Usa e l’Occidente per la loro “cattiva educazione”, l’Iran ha deciso di imporre nuove condizioni per la trattativa: «In primo luogo l’Occidente deve dichiarare la posizione in merito alle armi nucleari del regime sionista, poi deve chiarire se è disposto a impegnarsi con le norme del trattato Tnp e infine se vuole arrivare a un risultato di amicizia o inimicizia con questo dialogo che deve avere per base la “Dichiarazione di Teheran”di Iran, Turchia e Brasile». Scherno che si somma a scherno, perché la “Dichiarazione di Teheran” era una palese presa in giro, perché il meccanismo di trasferimento all’estero del materiale nucleare deciso con Lula e Erdogan facilitava, anziché impedire, l’arricchimento al 90% dell’uranio e quindi la costruzione dell’atomica. Prospettiva ormai concretissima tanto che due giorni fa il capo dei servizi segreti americani Leon Panetta ha ammesso che l’Iran «potrebbe impiegare un anno ad arricchire ulteriormente l’uranio e a fabbricare la bomba e un altro anno a sviluppare un sistema operativo per utilizzare quest’arma&#8230;&#8221;</p>
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		<title>COREA DEL NORD: ANCORA SCENARI DA GUERRA FREDDA (L&#8217;Ora del Salento, 11 luglio 2009, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 06:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Emblematicamente il Messaggero di domenica 5 luglio titola: “Pyongyang, sette missili per la festa americana”. Ed infatti come noto la Corea del Nord ha festeggiato a suo modo il 4 luglio, giorno dell’Indipendence Day per gli U.S.A., lanciando sette missili nel Mar del Giappone. Così dopo l’esperimento atomico dello scorso 25 maggio, sono seguiti altri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Emblematicamente il Messaggero di domenica 5 luglio titola: “Pyongyang, sette missili per la festa americana”. Ed infatti come noto la Corea del Nord ha festeggiato a suo modo il 4 luglio, giorno dell’Indipendence Day per gli U.S.A., lanciando sette missili nel Mar del Giappone. Così dopo l’esperimento atomico dello scorso 25 maggio, sono seguiti altri lanci missilistici, sino a questi primi giorni di luglio. La minaccia coreana (con un potenziale stimato che oscilla da 2 a 15 testate nucleari) viene talmente presa sul serio dall’Amministrazione statunitense che è stato necessario assicurare la popolazione delle Hawaii<span id="more-2848"></span> – lo Stato americano più vicino alla Corea del Nord, nonché terra natale del Presidente Obama – circa le capacità della difesa statunitense di intercettare eventuali missili intercontinentali. Ovviamente anche i sistemi anti-missile di Giappone e Corea del Sud sono in stato di allerta. Le sanzioni applicate dalle Nazioni Unite al regime comunista della Corea del Nord vengono facilmente aggirate grazie al sostegno sotterraneo ma determinante della Repubblica Popolare cinese. Pechino ha accettato di votare il 12 giugno scorso la risoluzione 1874 del Consiglio di Sicurezza &#8211; tutti e quindici i membri del Consiglio di Sicurezza hanno dato il via libera a una proposta di risoluzione messa a punto da Gran Bretagna, Francia, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti -. La Cina continua però a dare l’impressione di non volere utilizzare la propria forza per indurre alla ragione il piccolo e pericoloso alleato nord-coreano.<br />
In questa partita sulla sicurezza mondiale potrà tornare a dire la sua anche l’Aiea, e cioè l’Agenzia Internazionale atomica.<br />
Il 2 luglio scorso il candidato giapponese Yukiya Amano è stato eletto quale successore dell’egiziano Mohamed El Baradei. Sui 35 membri che costituiscono il corpo direttivo dell&#8217;organismo che ha sede a Vienna, Amano ha ricevuto 23 voti, 11 contrari e 1 astenuto.<br />
Il nuovo direttore dell’Agenzia ha dunque battuto il suo omologo sudafricano Abdul Samad Minty, considerato come il rappresentante degli interessi dei Paesi terzomondisti e in via di sviluppo. Amano riceve dal suo predecessore un’agenda carica di dossier bollenti: il contenzioso sul programma nucleare iraniano; la rinnovata minaccia atomica nord-coreana; il processo di ratifica – oggi fermo – del Trattato di non proliferazione nucleare.</p>
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		<title>EMERGENZA PAKISTAN PER OBAMA  (L&#8217;Ora del Salento, 9 maggio 2009, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 04:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I primi 100 giorni della politica estera del Presidente Barak Obama sono stati caratterizzati dall’atteggiamento della mano tesa. Ciò è valso nei confronti dei paesi socialisti dell’America Latina; nei confronti delle due superpotenze, Russia e Cina; nei confronti dell’Iran. Il nuovo corso di Washington sembra mantenere un piglio più duro solo sul fronte afghano-pakistano, dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><a rel="attachment wp-att-2210" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2210"><img class="alignleft size-full wp-image-2210" title="afp_10515775_58100" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/afp_10515775_58100.jpg" alt="afp_10515775_58100" width="280" height="270" /></a>I primi 100 giorni della politica estera del Presidente <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barak Obama</strong> sono stati caratterizzati dall’atteggiamento della mano tesa. Ciò è valso nei confronti dei paesi socialisti dell’America Latina; nei confronti delle due superpotenze, Russia e Cina; nei confronti dell’Iran. Il nuovo corso di Washington sembra mantenere un piglio più duro solo sul fronte afghano-pakistano, dove sono state incrementate le forze volte a contrastare i Talebani. Pare che Barak Obama sia preoccupatissimo non solo degli insorti fondamentalisti che si battono in Afghanistan, ma soprattutto di quelli che vanno conquistando pezzi di territorio sempre più consistenti all’interno del Pakistan. Sono in particolare le province nordoccidentali al confine con l’Afghanistan (lo Swat ma non solo) a divenire progressivamente autonome dal governo di Islamabad, incapace di contrastare la montante avanzata dei Talebani pakistani. Così l’esecutivo presieduto da <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asif Alì Zardari</strong>, il vedovo di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benazir Bhutto</strong>, da mesi ormai è costretto a trattare, ma anche a ritirare le truppe regolari pachistane dalle province cadute in mano ai Talebani. In questi territori “liberati” viene immediatamente proclamata la sharia, con il suo strascico di pene capitali su adulteri, o presunti tali, e con le note limitazioni alla libertà e alla dignità della donna. Ciò che preoccupa lo staff di Barak Obama è che i fondamentalisti islamici aumentano sempre più la propria influenza nel Paese, nella loro marcia di avvicinamento alla capitale (qualche giorno fa, prima della nuova controffensiva governativa, erano a circa 100 chilometri da essa). Che cosa accadrebbe in caso di una nuova rivoluzione islamica, sulla falsariga di quella khomeinista avvenuta 30 anni fa in Iran? L’attuale Presidente Zardari regge un fragile equilibrio di potere, che potrebbe essere spazzato via da un momento all’altro. Il Pakistan, come noto, è una potenza nucleare, e sarebbe davvero preoccupante se l’arsenale atomico finisse fuori controllo o, peggio ancora, nelle mani dei Talebani o dei loro fiancheggiatori. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Accade tutto questo mentre di fatto il<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>programma nucleare iraniano prosegue indisturbato, e mentre Teheran sfida il mondo civile mandando al patibolo, una dietro l’altra, ragazzine appena maggiorenni. Fra queste rischia anche la giornalista irano-americana <strong>Roxana Saberi (</strong>è nata negli Stati Uniti<strong>).</strong> Già il Segretario di Stato degli U.S.A., <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hillary Clinton</strong>, si è espressa per la sua immediata liberazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-spacerun: yes;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">    </span></span></p>
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		<title>IL DECLINO ECONOMICO (E FORSE MILITARE) DEGLI STATI UNITI (Rubrica radiofonica &#8220;L&#8217;Internazionale&#8221;, 30 aprile 2009)</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 15:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia:
il-declino-economico-(e-forse-militare)-degli-Stati-Uniti.
Nella foto: il premier cinese Wen Jiabao si sfrega le mani


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2233" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2233"><img class="alignleft size-full wp-image-2233" title="politicalleaderswenjiabao" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/politicalleaderswenjiabao.jpg" alt="politicalleaderswenjiabao" width="300" height="278" /></a>Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia:</p>
<p><a rel="attachment wp-att-2222" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2222">i</a><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/il-declino-economico-e-forse-militare-degli-stati-uniti.mp3">l-declino-economico-(e-forse-militare)-degli-Stati-Uniti.</a></p>
<p>Nella foto: il premier cinese Wen Jiabao si sfrega le mani</p>
<p><a rel="attachment wp-att-2225" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2225"><img class="alignleft size-medium wp-image-2225" title="china-usa-big" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/china-usa-big-228x300.jpg" alt="china-usa-big" width="228" height="300" /></a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-2226" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2226"><img class="alignleft size-full wp-image-2226" title="recessione_usa_280x200" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/recessione_usa_280x200.jpg" alt="recessione_usa_280x200" width="280" height="200" /></a></p>
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		<title>CRISI ECONOMICA: CINA VERSUS STATI UNITI</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 08:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il senatore Mario Baldassarri (PdL) è fra i pochi politici ad avere le idee estremamente chiare sulle cause della crisi economica internazionale in corso. Non a caso prima di essere politico è stato economista di prestigio. Ottenuta la laurea in economia nel 1969, si è specializzato presso il Massachutts Institute of Technology seguendo gli insegnamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2144" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2144"><img class="alignleft size-medium wp-image-2144" title="mario-baldassarri" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/04/mario-baldassarri-300x197.jpg" alt="mario-baldassarri" width="300" height="197" /></a>Il senatore <strong>Mario Baldassarri</strong> (PdL) è fra i pochi politici ad avere le idee estremamente chiare sulle cause della crisi economica internazionale in corso. Non a caso prima di essere politico è stato economista di prestigio. Ottenuta la laurea in economia nel 1969, si è specializzato presso il <em>Massachutts Institute of Technology</em> seguendo gli insegnamenti di <strong>Franco Modigliani</strong>, <strong>Robert Solow</strong> e <strong>Paul Samuelson</strong>. Ancora trentenne ha ottenuto una cattedra universitaria, insegnando principalmente all&#8217;Università di Bologna come ordinario di Economia (1980-1988), per poi entrare nella facoltà di economia dell&#8217;Università “La Sapienza” di Roma. Ha insegnato anche all&#8217;Università di Torino e all&#8217;Università Cattolica di Milano. Negli anni Ottanta ha ricoperto per sei anni il ruolo di consigliere d’amministrazione dell&#8217;ENI, e per quattro anni quello di consigliere economico all&#8217;EFIM. Attualmente ricopre l&#8217;incarico di presidente della <span> </span>Commissione Finanze e Tesoro del Senato.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%;">In una sua recente intervista rilasciata al mensile di economia “Specchio economico” (n°2, febbraio 2009), Baldassarri delinea le origini dell’attuale crisi mondiale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%;">E’ evidente che la causa reale dello squilibrio è partita dagli U.S.A., non tanto con le “bolle” finanziarie ma con un fatto concreto: da oltre 10 anni quel Paese consuma il 6-7% in più di quello che produce, una quota che corrisponde al suo deficit con l’estero. Certamente gli Stati Uniti possono anche indebitarsi con l’estero: avendo una moneta internazionale pregiata, possono stampare dollari e pagare i debiti, ma questo fino ad un massimo del 3% del prodotto interno lordo, perché a tanto ammonta nel mondo la domanda di dollari per gli scambi. Se invece, come è accaduto, gli U.S.A. ne stampano un quantitativo pari al 7% e per 10 anni, alla fine l’economia non resiste. Per alimentare questo consumismo esasperato sono nate prima la bolla della Borsa, poi quella dei mutui subprime; quindi non si è corretto lo squilibrio dei consumi, ma si è continuato a gonfiarlo oltre le reali possibilità dell’economia reale. Dunque per Baldassarri le ragioni della crisi vanno individuate in questo comportamento da “cicala” degli Stati Uniti, a cui è corrisposto, viceversa, <span> </span>l’atteggiamento da “formica” della Repubblica Popolare di Cina, che consuma molto meno di quanto produce e che ha reinvestito l’ingente risparmio accumulato proprio nell’acquisto di titoli di Stato americani. Per di più, oltre ai titoli di Stato americani, la Cina da un paio d’anni ha cominciato a comprare in tutto il pianeta “pezzi di economia reale”, facendo shopping soprattutto in Africa e in America Latina. Ovviamente con favorevoli ricadute anche politiche. Ma la Cina ha acquistato pure negli U.S.A. – per esempio l’IBM Computers – e solo quando ha tentato di accaparrarsi la terza compagnia petrolifera americana, Washington è dovuta intervenire per dire: “<em>giù le mani dal petrolio</em>”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%;">Insomma con il suo enorme risparmio la Cina può comprare tutto il mondo. E’ per questo, afferma Baldassarri facendo riferimento alle normali proiezioni, che fra 5 o 6 anni la Cina sarà la prima potenza economica.</span></p>
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		<title>LE APERTURE DI BARAK OBAMA A RAUL CASTRO (Rubrica radiofonica &#8220;L&#8217;Internazionale&#8221;, 23 aprile 2009)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 05:05:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia e Queen Hit Radio:
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2157" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2157"><img class="alignleft size-medium wp-image-2157" title="nm_castro_obama_09003_mn" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/nm_castro_obama_09003_mn-300x225.jpg" alt="nm_castro_obama_09003_mn" width="300" height="225" /></a>Ascolta sulle frequenze di Radio Queen Italia e Queen Hit Radio:</p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/05/le-aperture-di-barak-a-cuba-e-durban-2.mp3">le-aperture-di-barak-a-cuba-e-durban-2</a></p>
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		<title>SUDAFRICA: LA CINA FA PAURA. IL DALAI LAMA PUO’ ASPETTARE. INTANTO PECHINO PENSA AD UN NUOVO  ORDINE MONETARIO INTERNAZIONALE</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/sudafrica-la-cina-fa-paura-il-dalai-lama-puo%e2%80%99-aspettare-intanto-pechino-pensa-ad-un-nuovo-ordine-monetario-internazionale</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 19:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il regime cinese continua ad arrabbiarsi con tutte quelle personalità del mondo politico o culturale che intrattengono rapporti con la massima autorità spirituale tibetana: il Dalai Lama. Non a caso nella Repubblica Popolare cinese tutti i siti o i blog che sul web testimoniano le violenze sui tibetani vengono censurati. Federico Rampini su Repubblica del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1820" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=1820"><img class="alignleft size-medium wp-image-1820" title="normal_tibet-new-01" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/03/normal_tibet-new-01-300x268.jpg" alt="normal_tibet-new-01" width="300" height="268" /></a>Il regime cinese continua ad arrabbiarsi con tutte quelle personalità del mondo politico o culturale che intrattengono rapporti con la massima autorità spirituale tibetana: il Dalai Lama. Non a caso nella Repubblica Popolare cinese tutti i siti o i blog che sul web testimoniano le violenze sui tibetani vengono censurati. Federico Rampini su Repubblica del 25 marzo scrive che in uno dei video oscurati su YouTube si vedono poliziotti che picchiano e trascinano per terra, con le mani legate, i monaci buddisti. Il rifiuto delle logiche razziste, i diritti umani, il rispetto delle minoranze…dovrebbero essere dei valori universali, senza troppe distinzioni di colore politico e di peso economico. E invece sembra che certi diritti umani siano considerati di serie A, ed altri diritti umani di serie B. Cerchiamo di chiarire con un esempio. Il sistema costituzionale sudafricano dell’apartheid veniva universalmente bollato come “razzista”, e a tutti sembrava giusto che così fosse. Oggi però l’African National Congress e i suoi alleati (fra cui sino a poco tempo fa figurava anche il partito comunista sudafricano), non sembra più ricordarsi dell’importanza del rispetto dei diritti umani, che pure per tanti anni ha invocato per sé. Si spiega in questi termini il rifiuto di Johannesburg di ricevere il Dalai Lama, premio Nobel per la pace. Come riporta “Repubblica” del 23 marzo 2009, il ricatto cinese evidentemente ha funzionato. Il Sudafrica, che si dibatte in una difficile crisi energetica e sociale, ha grande interesse (come d’altronde quasi tutti i paesi africani) a conservare e se possibile aumentare l’interscambio commerciale con Pechino. Il Dalai Lama era atteso per venerdì 27 marzo alla Conferenza dei premi Nobel per la pace voluto dagli organizzatori della coppa del mondo di calcio, per discutere dell’importanza del calcio nella lotta al razzismo e alla xenofobia. Ma il governo rappresentato dall’African National Congress ha opposto un secco diniego al suo visto d’ingresso. Un diniego che sarà definitivo sino a tutto il 2010, anno in cui in Sudafrica si celebreranno i mondiali di calcio. Così la conferenza, senza il Dalai Lama, è saltata definitivamente. La Cina, che è un partner commerciale privilegiato del Paese africano, ha plaudito all’iniziativa dell’African National Congress, che pure sin dai lontani anni ’50 si è battuto contro la xenofobia e a favore dei diritti umani. Insomma oggi che il Tibet si trova in una morsa di ferro e fuoco, con centinaia di arresti; oggi che la composizione etnica del Paese si sta snaturando a favore degli immigrati di etnia cinese appositamente mandati da Pechino, quasi nessun governo ha il coraggio di testimoniare la propria solidarietà ai tibetani. Neanche chi ieri protestava per i diritti umani. Si fa perciò più consistente il dubbio che la storia dei due pesi e delle due misure sia l’unica regola a dettar legge, con diritti umani che sono di serie A e diritti umani di serie B. Il Dalai Lama avrebbe dovuto incontrare Nelson Mandela, Friedrik Willem de Clerck e l’Arcivescovo anglicano Desmond Tutu, tutti premi Nobel per la pace e artefici della fine dell’apartheid. L’arcivescovo anglicano Desmond Tutu ha avuto parole di sdegno contro il governo del suo Paese, e ha dichiarato: &#8220;Condannerò il comportamento del governo come vergognoso, in linea con il nostro pessimo comportamento al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, come un totale tradimento della nostra storia di lotta. Stiamo cedendo in modo vergognoso alle pressioni cinesi. Mi vergogno profondamente e me ne rattristo”.<br />
Desmond Tutu quindi ha parlato chiaramente. Nelson Mandela invece ha preferito non far nessun commento; forse neanche lui come i suoi compagni di partito ha trovato il coraggio necessario per opporsi ai diktat della Repubblica Popolare.<br />
Tra le poche significative eccezioni vi fu nello scorso dicembre 2008 Nikholas Sarkozy, che in qualità di Presidente di turno dell’U.E. incontrò il Dalai Lama in Polonia, nonostante le minacce cinesi. E infatti Pechino in quell’occasione non mancò di protestare con veemenza. Più recentemente il Sindaco di Roma Gianni Alemanno si è attirato le ire di Pechino.  Il conferimento al Dalai Lama della cittadinanza onoraria di Roma &#8220;offende il popolo cinese&#8221; e costituisce un&#8217;&#8221;interferenza&#8221; negli affari interni di Pechino… Lo ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu, in una conferenza stampa tenuta a Pechino nello scorso mese di febbraio. Insomma la Repubblica Popolare di Cina cerca di incutere timore in tutti coloro che osano denunciare le violazioni dei diritti umani. Non solo. Anche gli esperti banchieri che lavorano al Tesoro degli Stati Uniti devono preoccuparsi del colosso cinese. Tuttora il Presidente Barak Obama si sente in dovere di fornire promesse alla Cina sulla solvibilità di lungo periodo del Tesoro americano. Il Primo Ministro cinese Wen Jiabao infatti si è recentemente detto preoccupato per la solidità degli investimenti in dollari compiuti dalla Repubblica Popolare. Così la Cina ha proposto la sostituzione del dollaro con una nuova moneta unica mondiale, che dovrebbe essere indifferente alle fluttuazioni tipiche delle varie monete nazionali, fosse anche quella statunitense. I Cinesi dicono di temere soprattutto la svalutazione del dollaro, cosa che farebbe perdere valore ai loro immensi crediti nei confronti degli Stati Uniti. Questa proposta della nuova moneta unica globale inizia a trovare accoglienza perfino a livello di Fondo Monetario Internazionale. All’estremo opposto la posizione dell’ex presidente della Federal Reserve, oggi consigliere di Barak Obama, il quale ha dichiarato: “Credo che i Cinesi siano poco sinceri quando si lamentano per i loro investimenti in dollari. Hanno infatti deciso di acquistare dollari per anni, perché non volevano che la loro moneta si rivalutasse. E’ un calcolo di interessi da parte loro, non dovrebbero prendersela con noi”. E Federico Rampini, grande esperto di cose cinesi, così commenta su Repubblica del 26 marzo: “Un passo alla volta, con cautela e gradualismo, la Cina comincia a tratteggiare la sua visione di un nuovo ordine monetario internazionale…”</p>
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		<title>LA CINA DI FRONTE ALLA CRISI MONDIALE</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 10:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nuovo Segretario di Stato Hillary Clinton alla sua prima uscita internazionale ha fatto visita a Pechino. Le economie dei due Paesi sono strettamente intrecciate da tempo, da quando cioè il surplus delle esportazioni cinesi ha prodotto un grande attivo nella bilancia dei pagamenti a favore della Cina. Nel 2008 – scrive Federico Rampini su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a rel="attachment wp-att-1573" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=1573"><img class="alignleft size-full wp-image-1573" title="APTOPIX China US Clinton Asia" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/02/7af7c7b1-c938-441c-b553-0d224315b73b.jpg" alt="APTOPIX China US Clinton Asia" width="512" height="342" /></a>Il nuovo Segretario di Stato Hillary Clinton alla sua prima uscita internazionale ha fatto visita a Pechino. Le economie dei due Paesi sono strettamente intrecciate da tempo, da quando cioè il surplus delle esportazioni cinesi ha prodotto un grande attivo nella bilancia dei pagamenti a favore della Cina. Nel 2008 – scrive Federico Rampini su Repubblica di giovedì 19 febbraio – la produzione <em>made</em> in Cina esportata negli USA ammontava a 338 miliardi di dollari, con un attivo netto di 266 miliardi di dollari. Ciò significa che anche nell’anno della grande crisi gli statunitensi hanno comprato una marea di articoli prodotti in Cina. Come vengono reinvestiti poi questi miliardi in attivo?<span> </span>In BOT americani, per un totale di 700 milioni di dollari. Ogni asta di Bot americani fallirebbe se non si presentassero i banchieri di Stato cinesi a fare la parte del creditore buono che salva l’economia statunitense. E’ quanto scrive il giornalista di Repubblica Federico Rampini, grande esperto di cose cinesi, il quale afferma pure che in cambio dell’apertura dei mercati statunitensi, Pechino sovvenziona con generosità il vizio dell’America di vivere al di sopra dei suoi mezzi. Non solo: la produzione industriale cinese non sempre è evidente: per lo più si nasconde dietro i marchi delle grandi aziende occidentali: è una potenza economica per certi aspetti ancora invisibile e quindi sfuggente. La produzione cinese entra “omeopaticamente” – così leggiamo su Repubblica –nei grandi magazzini del discount, dove comanda il prezzo basso. La Cina si insinua, con il proprio capitalismo di Stato, nei portafogli dei consumatori americani e occidentali. Insomma se le cose continueranno ad andare avanti così il numero dei debitori di Pechino nel mondo crescerà sempre di più.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">E’ vero che la crescita del PIL cinese oggi sta rallentando, ma questa crescita si mantiene tuttavia a livelli alti, sicuramente superiori a quelli dell’Occidente. Le riserve valutarie ufficiale della Banca centrale cinese ammontano a 2.000 miliardi di dollari: così la Banca centrale di Pechino è la più ricca del mondo. Le cinesi <em>ICBC</em> e <em>China Constructions Bank</em> oggi sono i due maggiori istituti di credito del mondo per la capitalizzazione in Borsa. <span> </span>Ma la stessa Borsa cinese non è estranea alla circolazione dei titoli cosiddeti “tossici”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Perfino l’entourage di <em>Barak Obama</em> sta comprendendo la gravità di questa situazione, e così il segretario al Tesoro, <em>Tim Geithner</em>, ha accusato Pechino di voler manipolare la valuta cinese a danno di quella americana. Anche per questo nella recente manovra economica varata dal Congresso degli Stati Uniti vi è la clausola Buy American (e cioè “<em>compra americano</em>”): fra i suoi obiettivi vi è il sostegno all’industria pesante statunitense. Dal canto suo il dragone ha risposto con l&#8217;accusa di protezionismo a Washington, gettando subito le relazioni nel gelo. Forse per questo motivo Hillary Clinton non ha avuto il coraggio di puntare il dito sulla situazione dei diritti umani nel Paese comunista. Con le questioni commerciali così delicate sul piatto della bilancia, oggi sembrano lontani i tempi del 1995. All&#8217;epoca, l&#8217;allora first lady Clinton pronunciò un discorso alla Conferenza Mondiale delle Donne in corso a Pechino, che il regime ricorda ancora oggi. In quel discorso del 1995<span> </span>la Clinton denunciava la repressione dei dissidenti, gli arresti arbitrari, la limitazione della libertà di espressione. Oggi molti chiedono che Hillary Clinton intervenga presso il governo cinese a favore di <em>Liu Xiaobo</em>, l&#8217;ideatore della Carta 2008, in prigione dallo scorso dicembre; ma Hillary Clinton ha detto che al momento la questione dei diritti umani non “non deve interferire” nella cooperazione fra Washington e Pechino.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In ogni caso la Cina non si limita a guardare ciò che accade negli U.S.A e a finanziarne il debito, e impiega le sue imponenti riserve valutarie anche per altri scopi, come il finanziamento dell’acquisto di nuovi giacimenti di materie prime all’estero, dall’Australia all’Africa all’America Latina. Alcuni paesi sull’orlo della bancarotta finanziaria e sociale riescono a mantenersi a galla soltanto grazie al sostegno economico ma anche militare della Cina. E’ il caso per esempio dello Zimbabwe del dittatore africano Robert Mugabe. Mentre i 13 milioni di abitanti dello Zimbabwe vivono nella fame e nella miseria più nera, assediati dall’epidemia di colera; mentre le poche centinaia di coloni bianchi rimasti di origine anglosassone vengono ogni giorno minacciati e cacciati dalle loro tenute agricole, che un tempo non lontano garantivano al paese l’autosufficienza alimentare; mentre avviene tutto questo, il Presidente-dittatore Mugabe, alla veneranda età di 85 anni, ha da poco acquistato una lussuosa villa da 4 milioni di sterline nel quartiere <em>Tai Po</em> di Hong Kong che, come si sa, fa parte a tutti gli effetti della repubblica Popolare cinese. Ma, come ci racconta il Messaggero di lunedì 16 febbraio, è l’intera famiglia presidenziale che si concede spese pazze in Cina, con il beneplacito delle compiacenti autorità di Pechino. La Cina così guarda lontano e continua ad accaparrarsi concessioni su concessioni, tanto in Africa che negli altri continenti: insomma la Cina è sì investita dalla crisi mondiale, ma solo fino ad un certo punto, e comunque intende e può reagire con determinazione. Per esempio, Pechino non si fa troppi scrupoli a ricacciare nelle campagne quell’esercito di sottoccupati e disoccupati – circa 27 milioni di persone, ci racconta Repubblica di giovedì 19 febbraio &#8211; che in questi ultimi anni hanno sperato nel miraggio di un lavoro stabile in città e che oggi si trovano in difficoltà.<br />
</span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In realtà la crisi, come ci riferiscono i giornali in questi giorni, dopo l’America si sta spostando verso l’Europa, e se ancora la parte occidentale non ne è stata investita in pieno, l’Europa orientale inizia ad arrancare, esattamente a 20 anni dalla caduta del muro di Berlino. Per cui, notano gli specialisti di geopolitica, sarebbe veramente assurdo che dopo aver tanto lottato per l’unificazione, adesso la crisi mondiale giunga a spaccare ciò che a fatica era stato unito. Polonia, Ungheria, Romania, Repubblica ceca, iniziano a dare segni di gravi difficoltà, e di notevole esposizione verso il sistema bancario internazionale che in quei paesi ha molto investito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Come Benedetto XVI ha affermato in varie occasioni, non ci troviamo soltanto di fronte ad una crisi economica o finanziaria. Si tratta in primo luogo della crisi di una società che persegue il modello del guadagno facile, e soprattutto rapido, a volte a scapito della giustizia, della solidarietà o anche dei valori etici più fondamentali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In questo modo, all’improvviso, vengono messi in discussione i miraggi del consumismo, che sembravano essersi trasformati nell’unico criterio e nel valore assoluto proposto dall’etica relativista. Naturalmente non è in gioco il diritto di impresa né tanto meno il diritto di proprietà; ma bisogna interrogarsi sulla spregiudicatezza di certo capitalismo finanziario – la cosiddetta “finanza creativa” -, spesso completamente disancorato dalla realtà lavorativa e produttiva. Insomma, per dirla con una battuta, bisogna tornare a guadagnare con il sudore della fronte e non con il gioco speculativo nelle varie borse del mondo. Soprattutto bisogna ritornare alla sana consuetudine del risparmio, rifuggendo da lussi e comodità che non possiamo più permetterci, neanche con i mutui.</span></p>
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		<title>BARAK OBAMA: L’ANNO CHE VERRA’ (L&#8217;Ora del Salento, 27 dicembre 2008, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Dec 2008 07:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
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		<description><![CDATA[Nonostante il 54% dei cattolici americani abbia votato per Barak Obama, la stragrande maggioranza dei Vescovi della Conferenza Episcopale pare abbia lavorato per Mc Cain, giudicando Obama “il portabandiera del relativismo etico e della società secolarizzata” (Vanity Fair, 19.11.2008, pag. 32). Massimo Franco scrive sulla rivista di geopolitica “Limes” (Il Vaticano teme il dopo Bush, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><img class="alignleft size-full wp-image-1081" title="abortomid" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/12/abortomid.jpg" alt="abortomid" width="325" height="245" />Nonostante il 54% dei cattolici americani abbia votato per <strong>Barak Obama</strong>, la stragrande maggioranza dei Vescovi della Conferenza Episcopale<span> </span>pare abbia lavorato per <strong>Mc Cain</strong>, giudicando Obama “<em>il portabandiera del relativismo etico e della società secolarizzata</em>” (Vanity Fair, 19.11.2008, pag. 32). </span><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Massimo Franco</span></strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> scrive sulla rivista di geopolitica “Limes” (<em>Il Vaticano teme il dopo Bush</em>, n°6/2008): “<em>Poche settimane prima del voto, 50 dei 197 vescovi Usa hanno anche voluto sottolineare che la scelta del presidente si giocava sui valori morali; che la vera bussola per votare l’uno o l’altro candidato doveva essere l’atteggiamento in materia di aborto: un modo per favorire il fronte repubblicano</em>.” (pag. 143). Barak Obama, come noto, è favorevole all&#8217;aborto libero.<img class="alignright size-full wp-image-1060" title="obama3" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/12/obama3.jpg" alt="obama3" width="280" height="200" /><span id="more-1055"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Secondo l’opinione dei principali analisti di cose americane, in politica estera Obama non dovrebbe provocare evidenti scossoni rispetto alla linea sin qui seguita dall’amministrazione repubblicana. La stessa scelta di Hillary Clinton quale Segretario di Stato costituisce una discreta garanzia anche per Israele e per la comunità ebraica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Le più grosse novità andrebbero quindi individuate sul fronte interno, e non soltanto per ciò che riguarda i provvedimenti sulla crisi economica in atto. Sul tappeto ci sono tutte le questioni legate alla vita e alla bioetica: è su questi temi che la maggioranza dei Vescovi americani nutre timori e sospetti. In un discorso al <em>Planned Parenthood Action Fund,</em> Obama si impegnò a firmare, quale primo atto da presidente, il “<em>Freedom of Choice Act</em>” (Foca): la proposta di legge attribuisce alle donne il diritto di scegliere di abortire in ogni momento, in ogni Stato, compreso Porto Rico, e a ogni età, anche al di sotto dei 18 anni.<span> </span>Negli Stati Uniti non esiste una legge sull’aborto né a favore né contro. L’aborto è libero dal 1973, da quando la Corte Suprema riconobbe come costituzionale il diritto a interrompere la gravidanza. Il <em>Freedom of Choice Act</em> (Foca) è u­na norma che trasformerebbe la <em>Roe v. Wade</em> (la sentenza che nel 1973 legalizzò l&#8217;aborto negli Usa) in legge federale a tutti gli effetti. Ciò avrebbe conseguenze notevoli, poiché potrebbe persino rovesciare le leggi dei singoli Stati e i limiti posti in materia di interruzione di gravidanza. Obama du­rante la campagna elettorale ha detto che sarebbe disposto a firmare il Foca. Ed è proprio su questo terreno che i conservatori affilano le armi. Tuttavia il so­stegno al Foca al<br />
Congresso non è così solido e secondo alcuni analisti non sa­rebbe saggio per Obama gettare da su­bito il suo capitale politico su un tema lacerante per la società e la politica Usa, quale è l&#8217;aborto. Ma, se approvata, la nuova legge sulla libertà di scelta eliminerà qualsiasi restrizione alla possibilità di abortire. Inoltre negli ultimi otto anni il presidente <strong>George W. Bush</strong> era riuscito ad erigere una sorta di diga per frenare &#8211; a livello internazionale &#8211; i finanziamenti al movimento abortista e alle politiche di pianificazione delle nascite, conseguendo in ciò una straordinaria sintonia prima con Giovanni Paolo II e poi con Benedetto XVI.</span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">I cattolici si augurano che, nell’anno che verrà, i propositi di Barak Obama non trovino attuazione. </span></p>
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		<title>TEMPO DI CRISI (L&#8217;Ora del Salento, 29 novembre 2008, pag. 11)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/tempo-di-crisi-lora-del-salento-29-novembre-2008-pag-11</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 21:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[
>OSSERVATORIO GEOPOLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)


La crisi finanziaria ed economica che investe gli Stati Uniti e il mondo intero ha cause e origini varie, alcune remote altre prossime.
Fra le remote non vanno escluse quelle religiose legate all’etica protestante (non cattolica!), che da sempre ha visto nel progressivo arricchimento un segno del beneplacito e della predestinazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/11/banconote_soldi15.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-875" title="banconote_soldi15" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/11/banconote_soldi15-300x295.gif" alt="" width="300" height="295" /></a></p>
<p>>OSSERVATORIO GEOPOLITICO</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center">(a cura di Roberto Cavallo)</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt;"><br />
</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La crisi finanziaria ed economica che investe gli Stati Uniti e il mondo intero ha cause e origini varie, alcune remote altre prossime.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Fra le remote non vanno escluse quelle religiose legate all’etica protestante (non cattolica!), che da sempre ha visto nel progressivo arricchimento un segno del beneplacito e della predestinazione di Dio. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In Europa e negli Stati Uniti il calvinismo e le sue derivazioni hanno favorito la nascita di una cultura capitalista, talora dissociata dai requisiti tipicamente cristiani della solidarietà e della sobrietà. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Fra le origini prossime della crisi, come noto, vi è la sofferenza dei mutui cosiddetti <em>subprime.</em> </span><span id="more-871"></span><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/11/2260381048_8491e0b4e6_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-876" title="2260381048_8491e0b4e6_o" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/11/2260381048_8491e0b4e6_o-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Negli Stati Uniti il ribasso dei prezzi delle abitazioni, unito all’aumento dei tassi di interesse, ha messo in difficoltà le famiglie. Ben presto molti Americani si sono resi conto che le rate dei mutui sottoscritti avrebbero avuto un valore complessivo di gran lunga superiore a quello della loro casa, e hanno smesso di pagare rate sempre più alte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Gli istituti di credito, intanto, cedevano i mutui ad altri investitori, commerciando titoli legati a questo enorme debito. Così il rischio di insolvenza è stato cartolarizzato e passato ad altre banche e ad altri istituti assicurativi, nel miraggio di facili speculazioni. Risultato: il rischio è stato veicolato nell’intero mercato finanziario globale, con un effetto moltiplicatore e con un generale inquinamento dei titoli di borsa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Fra le cause della crisi statunitense, insieme all’indebitamento privato, vi è pure quello pubblico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">“<em>Anche la corda con la quale ci stiamo impiccando è cinese</em>”, recitava una comunicazione pubblicitaria piuttosto diffusa negli U.S.A. (Limes, n° 6/2008, pag.163). La corda in realtà è l’eccesso di liquidità proveniente da Pechino, che da anni a questa parte è il principale finanziatore (insieme ai paesi arabi produttori di petrolio) del debito statale americano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il sistema economico oggi alle corde è il prodotto di uno stile di vita fondato sul debito: basato cioè sull’idea che la gente debba essere invogliata a spendere soldi che ancora non ha guadagnato. Esattamente il contrario dell’etica del risparmio, ben espressa da quella cultura contadina cattolica tipica, per esempio, della tradizione italiana ma anche della parte più conservatrice e meno “<em>liberal</em>” di quella americana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Comunque sia, secondo gli analisti economici e politici il declino U.S.A. – almeno nel breve periodo – è incontrovertibile. In base ad uno studio messo a punto dal centro di ricerca del <em>National intelligence council</em>, gli scenari globali fino al 2025 vedranno il progressivo declino americano, mentre la Cina, l’India e l’Indonesia diverranno potenze geostrategiche di sempre maggiore rilevanza.</span></p>
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