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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Ucraina</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>UCRAINA: VARATO IL NUOVO GOVERNO ARANCIONE-BIS</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2007 21:14:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>

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		<description><![CDATA[ Il Blocco Timoshenko e Nostra Ucraina del presidente Yushchenko il 18 dicembre 2007 hanno finalmente ottenuto la maggioranza parlamentare per varare il nuovo governo di coalizione, riformatore e filo-occidentale, così come accadde all’indomani della Rivoluzione Arancione del 2004.  Se gli arancioni avranno imparato la lezione che dividersi vuol dire finire automaticamente all’opposizione (il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/1177_m.jpg" title="1177_m.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/1177_m.thumbnail.jpg" alt="1177_m.jpg" /></a><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'; color: black"> Il <em>Blocco Timoshenko</em> e <em>Nostra Ucraina</em> del presidente <em>Yushchenko</em> il </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'; color: #333333">18 dicembre 2007 </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'; color: black">hanno finalmente ottenuto la maggioranza parlamentare per varare il nuovo governo di coalizione, riformatore e filo-occidentale, così come accadde all’indomani della Rivoluzione Arancione del 2004. <span> </span>Se gli arancioni avranno imparato la lezione che dividersi vuol dire finire automaticamente all’opposizione (il Partito delle Regioni, filo-russo, è ancora il primo partito), probabilmente questa volta la loro coalizione è destinata a restare compatta per un più lungo periodo di tempo.</span><span id="more-372"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'; color: #333333">In Ucraina i partiti filo-occidentali che hanno vinto le elezioni del 30 settembre scorso si erano accordati a metà ottobre per la formazione di un governo di coalizione, ma solo in questi ultimi giorni in Parlamento si sono trovati i numeri necessari per il via libera.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><st1 productid="La Timoshenko" w:st="on"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'; color: #333333">La <em>Timoshenko</em></span></st1><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'; color: #333333"> dunque diventa premier, carica da lei già ricoperta nel 2005, sia pure per pochi mesi. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">L&#8217;accordo tra i due blocchi arancione prevede anche la ripartizione dei ministeri e una serie di riforme e di linee politiche: l&#8217;adesione all&#8217;Unione europea e alla Nato, il rafforzamento dei rapporti paritari e della partnership con <st1 productid="la Russia" w:st="on">la Russia</st1>, la diversificazione delle vie e delle fonti di approvvigionamento di idrocarburi (in modo tale da diminuire la dipendenza dall&#8217;unica fonte di importazione, sinora rappresentata dalla Russia). Proprio in vista di un atteggiamento “morbido” con il potente vicino russo, il Ministero dell’energia è andato ad un esponente politico vicino al Presidente <em><span style="color: #333333">Viktor Yushenko, </span></em><span style="color: #333333">considerato, rispetto alla <em>Timoshenko,</em> più disponibile al dialogo con Mosca.</span><o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Roberto Cavallo<o></o></span></p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/1177_m.jpg" title="1177_m.jpg"><br />
</a></p>
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		<title>Notizie dall&#8217;estero  13 marzo 2006</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Mar 2006 13:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICA RADIOFONICA  "L'INTERNAZIONALE"]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>

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		<description><![CDATA[ Ben ritrovati a tutti gli ascoltatori con il nostro appuntamento settimanale sui fatti del mondo.
Anche se la notizia del momento è la morte in cella per arresto cardiaco di Slobodan Milosevic, ex ed ultimo presidente della Jugoslavia, oggi incominciamo con quella che ci sembra però la notizia più importante del momento e cioè la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image53" height="94" alt="images5.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/03/images5.miniatura.jpg" /> Ben ritrovati a tutti gli ascoltatori con il nostro appuntamento settimanale sui fatti del mondo.<br />
Anche se la notizia del momento è la morte in cella per arresto cardiaco di Slobodan Milosevic, ex ed ultimo presidente della Jugoslavia, oggi incominciamo con quella che ci sembra però la notizia più importante del momento e cioè la vicenda che proprio in questi giorni tiene banco al palazzo di Vetro di New York, dove il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU è chiamato ad esprimersi sul braccio di ferro tra l&#8217;Iran e l&#8217;Agenzia Atomica Internazionale.<span id="more-52"></span><br />
I fatti sono noti. E&#8217; almeno dal 2003 che l&#8217;Agenzia atomica, l&#8217;AIEA, che è un organismo delle Nazioni Unite, ha rilevato un&#8217;attività irregolare da parte dell&#8217;Iran degli ayatollah nel campo della ricerca nucleare. In particolare negli ultimi anni il governo di Teheran ha accelerato l&#8217;accumulo di scorte di esafloruro di uranio e l&#8217;acquisto di macchinari ad elevata tecnologia &#8211; le c.d. centrifughe &#8211; per la produzione di uranio arricchito. Secondo gli scienziati e gli ispettori internazionali dell&#8217;Agenzia atomica la quantità di uranio arricchito che l&#8217;Iran potrebbe avere a disposizione ormai non è più conciliabile con scopi di pura ricerca, ai fini della produzione di energia nucleare a fini civili, come pure si affannano a dichiarare gli ayatollah di Teheran.<br />
Con l&#8217;uranio arricchito a disposizione e con i nuovi progetti, pure essi oramai scoperti, relativi alla costruzione di missili a lunga gittata intercontinentali, l&#8217;Iran in breve tempo potrebbe essere pronto a lanciare armi nucleari non solo contro Israele, il nemico di sempre, ma perfino contro il sud dell&#8217;Europa e il Mediterraneo.<br />
E così su <em>Repubblica</em> di giovedì 9 marzo, a pagina 12, leggiamo: &#8220;<em>L&#8217;Iran denunciato all&#8217;O.N.U. L&#8217;AIEA vota: il caso-nucleare al Consiglio di sicurezza</em>&#8220;.<br />
E nel corpo dell&#8217;articolo l&#8217;inviato di <em>Repubblica,</em> Daniele Mastrogiacomo, riporta le dichiarazioni del delegato statunitense presso l&#8217;Aiea, <strong>Gregory Sculte</strong>, che fra le altre cose ha affermato: &#8221; <em>Gli Iraniani giurano di voler usare il nucleare solo per scopi pacifici e di ricerca. Vogliamo credergli. Ma perchè allora insistono nei loro sforzi per mettere a punto il sistema delle centrifughe? Questa è la base per sviluppare l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio e arrivare a costruire ordigni atomici</em>&#8220;.<br />
Sempre nello stesso articolo leggiamo che <em>Alì Asghar Soltanieh</em>, il delegato dell&#8217;Iran presso l&#8217;Agenzia atomica internazionale, ha attaccato il direttore generale dell&#8217;Agenzia, <strong>El Baradei</strong>, dicendo che la sua relazione a Vienna è stata &#8220;<em>troppo tecnica e troppo politica</em>&#8220;. Ma le accuse più pesanti ovviamente sono arrivate dall&#8217;ayatollah <strong>Alì Khamenei</strong>, che è la guida spirituale della Repubblica islamica.<br />
Sempre la Repubblica, di venerdì 10 marzo, riprende le dichiarazioni di questo ayatollah che avrebbe affermato che &#8220;<em>l&#8217;Iran è forte ed invincibile e che non si piegherà alla pressione e alla prepotenza delle potenze straniere</em>&#8220;.<br />
Ma qual è il fatto più importante di tutta la vicenda?<br />
Beh, il fatto più importante ci sembra la serie di rinvii e di proroghe che finora l&#8217;Agenzia Internazionale atomica e i vari mediatori diplomatici hanno già accordato all&#8217;Iran. Ultimo in ordine di tempo è stata la mediazione russa, che ha proposto di mettere sotto la propria supervisione la produzione di uranio arricchito. Ma neanche questa soluzione è andata alla fine in porto, perchè l&#8217;Iran ha scelto di continuare comunque sul proprio territorio gli esperimenti nucleari.<br />
Adesso quindi vedremo cosa accadrà proprio in questi giorni: a New York infatti in queste ore si sta discutendo al Consiglio di Sicurezza. Le alternative immediate in fondo sono due: o le sanzioni economiche richieste dagli Stati Uniti o ulteriori proroghe per cercare un compromesso che finora non è arrivato. E&#8217; certo che Teheran qualche concessione dovrà pur farla, se non vuole imboccare una strada difficile per tutti.<br />
Anche per gli Stati Uniti la strada comunque non è facile; tanto più che l&#8217;Iran vanta dei rapporti privilegiati con la Cina e con la Russia.<br />
Su <em>Repubblica</em> di venerdì 10 marzo leggiamo in un pezzo dal corrispondente da Mosca. Gianpaolo Visetti, che per ottenere l&#8217;appoggio russo ad un&#8217;eventuale politica di sanzioni contro l&#8217;Iran, gli Stati Uniti sarebbero pronti a fare diverse ed importanti concessioni al Presidente Putin. In primo luogo l&#8217;accelerazione delle pratiche relative all&#8217;ingresso della Russia nel WTO, l&#8217;Organizzazione del Commercio Mondiale. Gravissime però, secondo noi, sarebbero le altre concessioni. Leggiamo da Repubblica: &#8220;<em>Se Mosca non punterà i piedi sull&#8217;Iran, Washington si distrarrà sull&#8217;arretramento della democrazia in Russia, sulla violazione dei diritti umani nella guerra cecena, sulla voglia di imperialismo energetico del Cremino e sulla sua campagna per riacquistare influenza sulle ex repubbliche sovietiche</em>&#8220;.<br />
Ecco, fin qui l&#8217;articolo di Visetti su Repubblica. Una previsione che non ci sembra troppo lontana dalla realtà, visto che prossimamente si terranno le elezioni in Bielorussia e in Ucraina. In Bielorussia comanda ancora il dittatore comunista Lukashenko, mentre in Ucraina dopo la rivoluzione arancione del dicembre 2004 è al governo il partito democratico che ha avviato vaste riforme ma che proprio per questo risulta inviso al presidente Putin.<br />
Ci auguriamo davvero che gli Stati Uniti non scendano a compromessi sul terreno della democrazia e dei diritti civili nei Paesi dell&#8217;Est europeo, perchè se è reale la minaccia nucleare iraniana &#8211; per cui Bush chiede sostegno ai Russi &#8211; dall&#8217;altra parte è impensabile disperdere i frutti del 1989 e del 1991.<br />
Già nella scorsa puntata, come forse i radioascoltatori ricorderanno, abbiamo visto come al momento i Paesi ex comunisti dell&#8217;Est europeo sono fra gli amici più fidati degli Stati Uniti.<br />
Bene, vedremo comunque nei prossimi giorni come andrà a finire il confronto sulle pretese nucleari dell&#8217;Iran al Consiglio di sicurezza dell&#8217;ONU.<br />
Per ritornare all&#8217;Iran, nei giorni scorsi tutta la stampa ha riportato le dichiarazioni del Presidente George Bush, che ha invitato tanto l&#8217;Iran quanto la Siria a far cessare le proprie ingerenze nelle vicende interne dell&#8217;Iraq. E&#8217; da tempo che gli Sciiti iraniani cercano di sobillare i più moderati Sciiti irakeni, anche tramite l&#8217;invio di propri agitatori e kamikaze pronti alle più spettacolari azioni terroristiche. &#8220;Basta con le ingerenze &#8211; ha detto Bush &#8211; chiediamo ai vicini dell&#8217;Iraq di lasciare che gli Irakeni sviluppino la loro democrazia&#8221;.<br />
E intanto il prossimo 19 marzo ricorre il terzo anniversario dell&#8217;inizio della guerra in Iraq.<br />
Adesso cambiamo argomento ma restiamo sempre nel campo dei diritti umani parlando di una notizia, anche questa pubblicata su <em>Repubblica</em>, relativa al controllo poliziesco su Internet. Parliamo della Cina, dove, leggiamo a pagina 25 di Repubblica del 9 marzo, &#8221; <em>30 mila poliziotti non bastano, su Internet è il crimine a vincere. Migliaia di agenti sorvegliano gli oppositori e i blog, ma nella rete dilagano le illegalità. Pechino tenta di bloccare l&#8217;accesso alla rete, bloccando le ricerche con parole sensibili come Tienamen e Falun Gong</em>&#8220;.<br />
Dunque che significa? Significa che il regime comunista di Pechino ha specializzato ben 30.000 poliziotti per sorvegliare internet; se questo controllo mira a reprimere reati comuni, come il mercato della pornografia e della pedofilia, le maggiori attenzioni della polizia informatica sono però riservate ai gruppi religiosi e ai movimenti a difesa dei diritti civili.<br />
Il Falun Gong, come si sa, è un nuovo movimento religioso tipicamente cinese, che raccoglie moltissimi aderenti. Insieme ai cattolici fedeli al Papa i militanti del Falun Gong sono tra i più perseguitati dalle autorità comuniste di Pechino.<br />
Bene, con questa notizia chiudiamo la nostra finestra settimanale sul mondo, ringraziandovi per la cortese attenzione e dandovi appuntamento alla prossima volta. Grazie e a risentirci<br />
<font face="Times New Roman" size="3"><font face="Times New Roman" size="3" /></font><font face="Times New Roman" size="3">Roberto Cavallo</font></p>
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		<title>Notizie dall&#8217;estero  06 Marzo 2006</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Mar 2006 13:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICA RADIOFONICA  "L'INTERNAZIONALE"]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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		<description><![CDATA[Ben ritrovati a tutti gli ascoltatori con il nostro appuntamento sui fatti del mondo.
Questa settimana vogliamo iniziare segnalando la rivista di studi LIMES. LIMES è la principale rivista italiana di geopolitica, ed è indubbiamente uno strumento valido per chi vuole capire con maggiore profondità i grandi avvenimenti che si agitano sulla scena del mondo.
Quindi oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ben ritrovati a tutti gli ascoltatori con il nostro appuntamento sui fatti del mondo.<br />
Questa settimana vogliamo iniziare segnalando la rivista di studi LIMES. LIMES è la principale rivista italiana di geopolitica, ed è indubbiamente uno strumento valido per chi vuole capire con maggiore profondità i grandi avvenimenti che si agitano sulla scena del mondo.<br />
Quindi oggi iniziamo con Limes, con il numero che attualmente troviamo in edicola e che è tutto dedicato all&#8217;Europa, con un titolo quanto mai significativo, forse preoccupante per gli europeisti più accaniti: &#8220;<em>L&#8217;Europa è un bluff</em>&#8220;. Ovviamente all&#8217;interno della rivista tutta una serie di studi e di articoli danno conto di una simile affermazione, che sembra confortata anche dai recenti scontri economici fra Italia e Francia nella vicenda che ha avuto come protagonista l&#8217;ENEL e il suo fallito tentativo di accaparrarsi una delle due società francesi di energia elettrica. <span id="more-153"></span> </p>
<p>Ecco, la scorsa settimana gli ascoltatori ricorderanno che abbiamo già affrontato tale vicenda. Ma il problema ovviamente non si limita all&#8217;Italia e alla Francia, anche se questo scontro ha riaperto in modo quasi ufficiale il dibattito fra liberisti da una parte e protezionisti dall&#8217;altro.<br />
Diciamo che l&#8217;Europa unita è stata sempre una chimera, e già i padri fondatori se ne rendevano conto se è vero che uno di essi, Jean Monnet, diceva che &#8220;L&#8217;Europa non è mai esistita. Adesso si tratta di crearla davvero&#8221;. E&#8217; un po&#8217; insomma quello che accadeva dopo l&#8217;Unità d&#8217;Italia, quando i liberali risorgimentali e i massoni si accorsero che fatta l&#8217;Italia bisognava adesso fare gli Italiani, che evidentemente non c&#8217;erano.<br />
Attualmente sono 25 i Paesi europei che aderiscono all&#8217;Unione Europea. E possiamo dire che ai problemi di fondo, quelli cioè che sempre ci sono stati, in questi ultimi anni si sono aggiunti quelli derivanti dall&#8217;allargamento ad Est dell&#8217;Europa.<br />
Ben 10 sono stati i Paesi che dal 1° maggio 2004 si sono aggiunti ai 15 tradizionali. Significativo è stato l&#8217;allargamento ad Est, così mentre sino a qualche anno fa i confini orientali dell&#8217;Unione europea coincidevano con quelli della Germania Federale, oggi i confini orientali sono quelli della Polonia. Questo significa che oggi l&#8217;U.E. tocca direttamente Paesi dell&#8217;ex-Unione Sovietica come Ucraina e Bielorussia. Come ha scritto Barbara Spinelli sulla &#8220;Stampa&#8221; di domenica 5 marzo,  &#8221; <em>Quel che era l&#8217;Est della Comunità Europea è diventato oggi centro; quel che era Ovest dell&#8217;Impero sovietico si è tramutato in Est dell&#8217;Unione</em>&#8220;.<br />
Dopo la vittoria del fronte laicista europeo, che ha intenzionalmente voluto escludere qualsiasi richiamo ai valori e alle comuni origini cristiane dell&#8217;Europa, il 29 maggio 2005 è arrivato il no dei Francesi al referendum sulla nuova carta costituzionale europea, a cui è seguito, nel giro di pochi giorni, il no degli Olandesi.<br />
Ma, come la stessa Barbara Spinelli scrive sulla &#8220;<em>Stampa</em>&#8220;, un&#8217;altra divisione si è consumata nella comune casa europea. E&#8217; quella che sulla guerra in Iraq ha visto contrapposto da una parte il blocco franco-tedesco, contrario all&#8217;intervento degli Stati Uniti contro Saddam, e dall&#8217;altra parte Paesi come la Polonia che invece hanno sostenuto senza condizioni la necessità di aiutare gli Americani nella lotta contro la dittatura del rais.<br />
L&#8217;attuale paradosso allora qual è? E&#8217; che per gli Stati Uniti oggi esiste un&#8217;altra Europa, fatta dalla Polonia, dai Paesi Baltici, dalla Romania, dalla Bulgaria, e, ancora più ad Est, dalla stessa Ucraina, che ancora però non fa parte dell&#8217;Unione Europea. Insomma una nuova Europa fatta da tutti i Paesi ex comunisti che guardano con fiducia e amicizia agli Stati Uniti, anche perchè non hanno dimenticato che in un passato troppo recente sono stati schiacciati fra Russia e Germania. L&#8217;amicizia fra gli Stati Uniti e i Paesi dell&#8217;Est europeo può insomma considerarsi una nuova risorsa a fronte dell&#8217;immobilismo di quella &#8220;Vecchia Europa&#8221;, burocratica e tecnocratica, che fa perno soprattutto sulle manie di grandezza della Francia.<br />
Sempre nello stesso volume di Limes che abbiamo citato all&#8217;inizio di questo nostro appuntamento troviamo delineato &#8220;Il sogno di Putin&#8221;.<br />
Di fronte ad un&#8217;Unione Europea dove, come ci dice lo stesso Limes, ognuno va per sè e nessuno per tutti, cerca di rinascere l&#8217;ideologia imperiale russa. A questo sembra che starebbe lavorando già da tempo Vladimir Putin, Presidente della Federazione russa. In fondo si tratta sempre dei vecchi apparati del KGB che continuano a comandare a Mosca. Certo, le condizioni sono completamente mutate: l&#8217;ideologia comunista non è più trionfante.<br />
C&#8217;è da dire però che una transizione alla democrazia piena e al libero mercato sembra lontana da venire Oggi l&#8217;arma principale in mano a Putin è il gas naturale. Il gas costituisce una fonte energetica relativamente pulita e la Russia dispone quasi il 30 % delle riserve mondiali accertate. L&#8217;obiettivo di Putin allora qual è? L&#8217;obiettivo dichiarato è recuperare entro 10 anni il ruolo di grande potenza mondiale. Ruolo di grande potenza mondiale, come dice su Limes Margherita Paolini, su basi certamente meno effimere di quelle del vecchio impero sovietico. Insomma insieme al nucleare adesso lo sfruttamento del gas fa della Russia un colosso energetico, da cui l&#8217;Occidente potrebbe dipendere in maniera sempre più considerevole nel prossimo futuro. Il taglio delle forniture di gas all&#8217;Europa, verificatosi proprio in questo inverno, sarebbe insomma un primo assaggio della politica di potenza che Putin sogna di realizzare. In questo quadro neo-imperialista si comprende perchè la Russia abbia cercato di punire l&#8217;Ucraina, che con la sua rivoluzione arancione della fine del 2005 ha reclamato la sua voglia di assoluta indipendenza da Mosca e dai  burocrati legati al vecchio KGB. Per questo motivo Putin va dicendo, senza però dare alcuna prova, che l&#8217;Ucraina avrebbe sottratto gas dai gasdotti che attraversano il suo territorio. Ancora una volta insomma l&#8217;Ucraina ha necessità di guardare con fiducia all&#8217;amicizia con gli Stati Uniti e altrettanta necessità ha l&#8217;Europa di aiutare le nuove democrazie dell&#8217;Est a raggiungere quanto prima la pienezza dello sviluppo democratico ed economico, contro ogni nostalgia del passato comunista.<br />
Bene, con questa notizia chiudiamo la nostra finestra settimanale sul mondo, ringraziandovi per la cortese attenzione e dandovi appuntamento alla prossima volta. Grazie e a risentirci </p>
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