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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Ucraina</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>DOPO L’89: CHIESE E CULTURE NELL’EST EUROPEO</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 07:06:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<description><![CDATA[Ad oltre 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino, che cosa è successo dal punto di vista religioso nei Paesi dell’Est? Quanto è sopravvissuto del sacro nell’ex impero comunista, programmaticamente costruito sull’avversione a Dio e ai suoi fedeli? Che ne è stato delle chiese a suo tempo sequestrate, spogliate, trasformate in musei o in magazzini? Non è facile rispondere a queste domande. Se nel nostro Occidente ancora non si conosce molto della transizione dal socialismo al liberalismo avvenuta nei paesi posti al di là dell’ex “cortina di ferro”, ancor meno si sa delle locali situazioni religiose. Per i cattolici in particolare questo non è un bene, se è vero che già Papa Giovanni Paolo II invitava il popolo di Dio a respirare con due polmoni: quello della spiritualità latina e quello della spiritualità orientale. Per conoscere le nuove realtà geopolitiche dell’Est bisogna immergersi nelle storie e nelle culture dei popoli, che, per mezzo secolo (70 anni per la Russia) ingessate dal socialismo scientifico, ritornano ora vivacemente alla ribalta. E la cultura di questi popoli non può prescindere dal dato religioso, soprattutto nella sua versione cristiana, visto che intere nazioni slave sono nate proprio sulla scia dell’evangelizzazione, come ricorda lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5531" href="http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/chiese-culture-est-2"><img class="alignleft size-full wp-image-5531" title="CHIESE CULTURE EST" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/CHIESE-CULTURE-EST1.jpg" alt="CHIESE CULTURE EST" width="200" height="288" /></a>Ad oltre 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino, che cosa è successo dal punto di vista religioso nei Paesi dell’Est?</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto è sopravvissuto del sacro nell’ex impero comunista, programmaticamente costruito sull’avversione a Dio e ai suoi fedeli?</p>
<p style="text-align: justify;">Che ne è stato delle chiese a suo tempo sequestrate, spogliate, trasformate in musei o in magazzini?</p>
<p style="text-align: justify;">Non è facile rispondere a queste domande.</p>
<p style="text-align: justify;">Se nel nostro Occidente ancora non si conosce molto della transizione dal socialismo al liberalismo avvenuta nei paesi posti al di là dell’ex “cortina di ferro”, ancor meno si sa delle locali situazioni religiose. Per i cattolici in particolare questo non è un bene, se è vero che già Papa Giovanni Paolo II invitava il popolo di Dio a respirare con due polmoni: quello della spiritualità latina e quello della spiritualità orientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per conoscere le nuove realtà geopolitiche dell’Est bisogna immergersi nelle storie e nelle culture dei popoli, che, per mezzo secolo (70 anni per la Russia) ingessate dal socialismo scientifico, ritornano ora vivacemente alla ribalta. E la cultura di questi popoli non può prescindere dal dato religioso, soprattutto nella sua versione cristiana, visto che intere nazioni slave sono nate proprio sulla scia dell’evangelizzazione, come ricorda lo stesso Giovanni Paolo II nella Lettera enciclica <em>Slavorum Apostoli,</em> dedicata ai Santi Cirillo e Metodio, primi evangelizzatori dell’Europa slava e attualmente compatroni d’Europa insieme a San Benedetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo allora dai numeri (1).</p>
<p style="text-align: justify;">In Europa orientale esistono differenti Chiese e confessioni cristiane. <em>Maggioritaria è la comunità ortodossa</em>, con circa 165 milioni di persone che s’identificano nell’ortodossia; appartengono al vasto mondo russo ed ex sovietico, allo spazio rumeno, serbo, greco, bulgaro, ma anche a minoranze e a diaspore in Paesi prevalentemente cattolici o protestanti, come Estonia, Polonia, Slovacchia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La seconda presenza confessionale dal punto di vista quantitativo è quella cattolica latina</em>, forte di circa 65 milioni di fedeli, soprattutto polacchi e ungheresi, cechi, slovacchi, croati, sloveni, lituani. Ci sono poi i cattolici orientali – circa 6 milioni – la gran parte dei quali sono Ucraini della regione di Leopoli, con una significativa presenza in Romania.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>I protestanti</em> nell’Europa orientale si presentano quanto mai frammentati in svariate denominazioni e nell’insieme contano una decina di milioni di persone: si va dagli eredi cechi dell’hussitismo ai luterani, dai metodisti ai battisti, dagli avventisti ai mormoni, senza tralasciare l’ampia galassia del pentecostalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Più in generale quelli dell’Europa orientale sono territori in cui per secoli hanno vissuto insieme popolazioni di lingua, cultura, religioni diverse (in Russia ci sono significative minoranze musulmane, buddiste ed anche giudaiche): la coabitazione è maturata all’interno di strutture statali imperiali o comunque sovranazionali.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La fine del comunismo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5527" href="http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/arcipelago_gulag"><img class="alignleft size-medium wp-image-5527" title="arcipelago_gulag" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/arcipelago_gulag-185x300.jpg" alt="arcipelago_gulag" width="185" height="300" /></a>Nei primi tempi dopo la fine del comunismo c’è stata un’ondata di adesione al cristianesimo, nelle sue varie confessioni, in tutto l’Oriente europeo. La pratica religiosa è cresciuta ovunque; si sono avuti ritorni in massa alle Chiese con “conversioni” individuali. In Russia, scrive il Prof. Roberto Morozzo della Rocca, nessuno osava più dichiararsi ateo per non essere identificato con il comunismo. (<em>Chiese e culture nell’Est europeo. Prospettive di dialogo</em>, pag. 39).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma passato qualche tempo è iniziato un deflusso dalle Chiese, anche nei paesi a più alto tasso di pratica religiosa, come la Polonia: “A dieci anni dalla svolta del 1989 già si notava una generale crisi delle Chiese e delle comunità religiose dell’Est…” (ibidem, pag. 39).</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà in Russia le statistiche attestano che a fronte dell’80% di Russi che si dichiarano ortodossi, di questi appena la metà si professa credente in Dio. Ciò significa che si appartiene automaticamente a una fede perché si appartiene a una Nazione. In tali termini si esprimeva anche <em>Vsevolod Chaplin</em>, presidente del Dipartimento sinodale russo per i rapporti tra Chiesa e società: “Ritengo…che oggi è necessario edificare non tanto i luoghi di culto, già costruiti o riparati in buon numero, quanto l’anima delle persone.” (cfr.:<em>Elogio dell’essenziale e del dialogo</em>, di Giovanni Cubeddu e Fabio Petito, in: 30GIORNI, N°6/7-2009, pag. 67)</p>
<p style="text-align: justify;">Indubbiamente il lascito morale del passato comunista è pesantissimo: è estremamente difficile ri-cristianizzare generazioni cresciute nella completa ignoranza della religione e sprovviste di una grammatica spirituale interiore. Ciò è particolarmente evidente, per esempio, in Albania, dove il partito comunista perseguì con cipiglio una politica di assoluta ateizzazione (arrivando a proclamare ufficialmente nei princìpi fondanti della Costituzione che “<em>l’Albania è uno Stato ateo</em>”, primo caso al mondo). Ma anche in Romania fiorenti comunità monastiche e grandi scuole teologiche hanno conosciuto la persecuzione e la dispersione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il clero superstite, in generale, si è trovato culturalmente impreparato alla nuova sfida, con la sola eccezione di quello cattolico, più capace di quello ortodosso a gestire i processi della modernità. Alla pesante eredità dell’ateismo marxista si aggiunge, infatti, l’invasione delle peggiori abitudini dell’Occidente: la televisione satellitare con la forza oppressiva della pubblicità e della pornografia, il problema della droga, il proliferare delle mafie.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Ortodossia</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5516" href="http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/ortodossi-029"><img class="alignleft size-medium wp-image-5516" title="ortodossi-029" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/ortodossi-029-300x199.jpg" alt="ortodossi-029" width="300" height="199" /></a>Abbiamo visto che con i suoi 165 milioni di fedeli la Chiesa ortodossa è la maggiore forza spirituale dell’Est. Essa non ha, al pari del cattolicesimo, un’organizzazione ecclesiale unitaria e centralizzata, ma è costituita da un insieme di Chiese autonome (autocefale), ognuna delle quali ha giurisdizione sul proprio territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">La vera unità dell’ortodossia deriva quindi dallo spirito di comunione che anima tali Chiese (stessa fede dogmatica, medesimo rito liturgico, stessa disciplina ecclesiastica). A capo delle singole Chiese ortodosse vi è un sinodo dei vescovi, presieduto da un patriarca o, nel caso di Chiese ortodosse non patriarcali, da un vescovo maggiore. Le singole Chiese ortodosse in genere si sono sviluppate in stretta simbiosi con le popolazioni che di volta in volta venivano alla fede cristiana: così oltre al patriarcato ecumenico di Costantinopoli si sono affermati a partire dal Medioevo il patriarcato bulgaro di Ocrida, il patriarcato serbo di Pec, il patriarcato russo di Mosca (1589). Nel XIX secolo con la liberazione dal dominio ottomano anche le Chiese ortodosse della Grecia e della Romania si sono strutturate autonomamente reclamando la loro indipendenza dal patriarcato ecumenico di Costantinopoli. E’ da notare come l’impero ottomano, in funzione antidisgregatrice, abbia sempre agito per conservare il primato in capo al patriarcato ecumenico di Costantinopoli, salvo poi tiranneggiarlo per i propri disegni politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi in Europa orientale e sud-orientale vi sono in totale 12 Chiese ortodosse, di cui cinque hanno rango patriarcale: la Chiesa ortodossa russa, la Chiesa ortodossa bulgara, la Chiesa ortodossa serba, la Chiesa ortodossa romena e la Chiesa ortodossa di Georgia.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte il patriarcato di Mosca e quello ecumenico di Costantinopoli (ormai privo, però, di un popolo di fedeli, in quanto la locale comunità cristiana nel corso del XX secolo è stata decimata dai governi turchi, tanto di stampo religioso che laicista), le altre Chiese ortodosse hanno una giurisdizione canonica che sostanzialmente coincide con lo Stato nazionale di appartenenza.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Russia: prove di cesaro-papismo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5523" href="http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/codev_zar_patr"><img class="alignleft size-full wp-image-5523" title="codev_zar_patr" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/codev_zar_patr.jpg" alt="codev_zar_patr" width="180" height="265" /></a>A differenza che in passato, oggi le correnti spirituali più vive della Russia si trovano negli ambienti urbani: “…è nelle città che la fede si fa libero mercato, come in Occidente.” (<em>Chiese e culture nell’Est europeo. Prospettive di dialogo</em>, pag. 35).</p>
<p style="text-align: justify;">Dinanzi al libero “mercato delle religioni”, inauguratosi nei primi anni ’90 con la fine del comunismo, la Chiesa ortodossa russa si è mantenuta sulla difensiva, anche rispetto alla Chiesa cattolica, che pure è considerata “sorella”. </p>
<p style="text-align: justify;">Il prof. Andrea Pacini, docente di teologia delle Chiese orientali e di teologia ecumenica presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, è dell’avviso che “…è certamente oggi inconcepibile sostenere – come in effetti fa la Chiesa russa – un concetto di territorio canonico inteso come feudo esclusivo della Chiesa ortodossa russa, in cui le altre Chiese sono sostanzialmente tollerate solo se mantengono un basso profilo istituzionale ed esercitano la loro missione pastorale nell’ambito di una popolazione definita con criteri etnico-religiosi.” (<em>Chiese e culture nell’Est europeo. Prospettive di dialogo</em>, pag. 99).</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un implicito invito affinché la Chiesa russa si apra alla collaborazione pastorale.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto la Chiesa ortodossa russa oggi è largamente favorita dallo Stato, soprattutto dopo l’entrata in vigore della legge federale del 1997 sulla libertà di coscienza e sulle associazioni religiose.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l’interessante studio condotto dal prof. Giovanni Codevilla, autore del volume “<em>Lo zar e il patriarca. I rapporti tra trono e altare in Russia dalle origini ai giorni nostri</em>” (Edizioni La Casa di Matriona, 2008, pagg.517), la legge del 1997 fa un passo indietro rispetto all’ampia libertà di coscienza riconosciuta dalla Costituzione russa del 12 dicembre 1993. La legge federale del 1997, infatti, non si limita – come è giusto che sia – a riconoscere il ruolo storico giocato dall’ortodossia in Russia (religione tradizionale), ma preclude in vario modo alle altre religioni considerate “non tradizionali” la possibilità di farsi conoscere e di espandersi (problema del cosiddetto proselitismo).</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare per la legge federale tutte le associazioni religiose che non potevano vantare una presenza legale in un dato territorio da almeno 15 anni, avevano sì il diritto di svolgere attività liturgica al loro interno, ma senza godere della possibilità di fondare istituti di educazione, di svolgere attività educativa nelle scuole, di produrre, esportare e importare materiale religioso, di svolgere attività di culto e di apostolato negli istituti di cura, detenzione ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di religione tradizionale, poi, viene strettamente ricollegato ad uno specifico territorio, così che, oltre all’ortodossia, sono di fatto considerate tradizionali, ma solo in relazione a determinati distretti geografici, anche l’islam, il giudaismo e il buddismo. Alcune repubbliche caucasiche, come per esempio la “strategica” Cecenia, hanno una forte connotazione musulmana (in tutta la Russia gli Islamici sono circa 20 milioni).</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo, però, viene completamente tagliata fuori la religione cattolica, erroneamente considerata, al pari del protestantesimo, quale gruppo religioso di nuova formazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prof. Codevilla nel suo volume ricorda che, considerando la situazione al momento della presa di potere da parte dei bolscevichi, la popolazione cattolica della Russia contava quasi un milione e 600 mila fedeli, distribuiti in cinque diocesi. In totale, dunque, la Chiesa cattolica contava allora 538 parrocchie, più di 860 chiese, 786 sacerdoti. (Giovanni Codevilla, <em>Lo zar e il patriarca. I rapporti tra trono e altare in Russia dalle  origini ai giorni nostri</em>”, Edizioni La Casa di Matriona, 2008, pag.444).</p>
<p style="text-align: justify;">Senza considerare poi la presenza dei greco-cattolici, numerosissimi nelle vaste aree circostanti e oggi appartenenti anche alle Repubbliche di Ucraina e Bielorussia. Dunque è quanto meno anomalo ritenere non  “tradizionale” la Chiesa cattolica in Russia.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un dato di fatto che il legislatore, manifestando rispetto per le sole religioni che per legge vengono considerate tradizionali, finisce con il legittimare l’assegnazione ad esse di una posizione di privilegio. </p>
<p style="text-align: justify;">Il problema, in realtà, è che il governo Medvedev-Putin, in piena sintonia con il patriarcato di Mosca, finisce col fare di “tutt’erba un fascio”. Nel tentativo di bloccare per legge l’aggressività di certe sette (principalmente quelle di origine protestante, come i Testimoni di Geova, ma anche talune di chiara impronta satanica) limita la libertà d’azione anche alla comunità cattolica o alle denominazioni protestanti tradizionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto si profila all’orizzonte – secondo l’autorevole opinione del prof. Codevilla – una nuova ipotesi di cesaro-papismo, particolarmente invisa alla stessa base dei credenti ortodossi. Ed infatti molti appartenenti all’apparato statale-burocratico, che fino a ieri davano sfoggio di ateismo sotto le bandiere comuniste, oggi sono accaniti sostenitori del principio della “sinfonia” dei poteri fra lo Stato e l’Ortodossia, fra lo Zar e il Patriarca.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso l’attuale patriarca Kirill durante il periodo sovietico, al contrario di milioni di suoi correligionari, godeva di ampia libertà di movimento e d’azione. </p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva oggi in Russia l’ortodossia sembra profilarsi come “Chiesa di Stato”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il problema degli Uniati</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I primi ortodossi a unirsi con Roma (da qui il termine dispregiativo di “uniati”) furono quelli presenti nelle diocesi dell’Ucraina orientale, con a capo la metropoli di Kiev, al sinodo di Brest del 1596; poi vennero i ruteni trans-carpatici con l’unione di Uzhorod del 1652; infine fu la volta dei romeni di Transilvania ai due sinodi di Alba Iulia del 1698 e del 1700. Furono tutte unioni parziali, che però assunsero, come base dogmatica e disciplinare, il decreto che al <strong>Concilio di Firenze (1438-39)</strong> aveva sanzionato l’unione totale con tutta la Chiesa ortodossa. Anche se quell’unione con l’intera ortodossia durò poco, costituì comunque un precedente di straordinaria importanza. Questo significa che i vescovi che entrarono, in tutte le occasioni successive al Concilio di Firenze, in comunione con Roma, non si ritennero mai dei traditori dell’ortodossia, ma si sentirono i successori di quei vescovi orientali che a Firenze avevano – con convinzione – sottoscritto l’unione, rimanendovi poi fedeli fino alla morte. </p>
<p style="text-align: justify;">Gli ortodossi &#8211; anche a proposito degli uniati &#8211; hanno spesso accusato la Chiesa cattolica di indebito proselitismo. Ma il prof. Cesare Alzati, professore ordinario di storia del cristianesimo e delle Chiese presso l’Università cattolica di Milano, specialista di storia romena, dichiara: “La Chiesa romena unita (o greco-cattolica) non è, quindi, una proiezione dell’Occidente nel corpo dell’ortodossia; essa scaturisce anzitutto dalla scelta maturata nei vertici ecclesiastici, ma altresì in seno alla piccola nobiltà romena di Transilvania, di aderire alla comunione con Roma, per una serie di ragioni: religiose (la salvaguardia della propria tradizione), ma anche sociali (il riscatto civile, in particolare del clero).” (<em>Chiese e culture nell’Est europeo</em>, cit., pagg. 191-192).</p>
<p style="text-align: justify;">Quali sono oggi i rapporti fra ortodossi e uniati?</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5539" href="http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/falce-e-martello-2"><img class="alignleft size-medium wp-image-5539" title="Falce e martello" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/Falce-e-martello1-300x292.jpg" alt="Falce e martello" width="300" height="292" /></a>Dopo la violenta cancellazione della Chiesa uniate e la sua incorporazione all’interno dell’ortodossia sancita dai regimi comunisti di Russia e Romania, la Chiesa uniate è risorta dalle ceneri della persecuzione. Restano aperte, specie in Ucraina, alcune questioni relative alla restituzione dei beni ecclesiastici a suo tempo confiscati dai comunisti e trasformati in magazzini o ceduti alla Chiesa ortodossa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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<p style="text-align: justify;"> </p>
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<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le divisioni all’interno dell’Ortodossia</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5532" href="http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/bandiera_del_patriarcato_di_costantinopoli_dal_1261_al_1453-2"><img class="alignleft size-medium wp-image-5532" title="Bandiera_del_Patriarcato_di_Costantinopoli_dal_1261_al_1453" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/Bandiera_del_Patriarcato_di_Costantinopoli_dal_1261_al_14531-299x300.jpg" alt="Bandiera_del_Patriarcato_di_Costantinopoli_dal_1261_al_1453" width="299" height="300" /></a>Proprio fra i due patriarcati più illustri, quello di Costantinopoli e quello di Mosca, nel recente passato non sono mancati contrasti.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un lato il patriarcato ecumenico difende il proprio diritto esclusivo, contestato da Mosca, di concedere lo statuto di indipendenza a una nuova Chiesa ortodossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il patriarcato di Mosca, dall’altra parte, svolge una funzione unificante nello spazio ex sovietico, in potenziale concorrenza con la pretesa universalistica del patriarca residente ad Istanbul. Kirill, patriarca di tutte le Russie, considera come suo territorio canonico non già la Russia propriamente detta, bensì tutte le terre un tempo incorporate nell’Unione Sovietica, entrando così in contrasto con Costantinopoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, nel luglio 2009 una visita in Turchia di sua santità Kirill al patriarca ecumenico Bartolomeo I sembra aver segnato il passaggio da un periodo di contrapposizione a un nuovo periodo di cooperazione, fondato sul reciproco rispetto e comprensione. (cfr.: 30GIORNI, n° 6/7-2009, pag. 35).</p>
<p style="text-align: justify;">Tali tensioni non sono state le uniche a dividere il campo dell’ortodossia. In Ucraina, per esempio, vi sono tre Chiese ortodosse in contrasto fra loro; in Moldavia si fronteggiano due Chiese (una filo-russa e l’altra filo-rumena). </p>
<p style="text-align: justify;">Sembra che il rifiuto di riconoscere il primato romano dei successori di Pietro (come già nel campo protestante), nel tempo sia stato foriero di nuove e talora più aspre divisioni.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli zingari</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il sito dell’Unione Europea i Rom presenti in tutta Europa sono fra i 12 e i 15 milioni, di cui 7-9 milioni vivono nel territorio dell’U.E.</p>
<p style="text-align: justify;">Rappresentano quindi la più grande minoranza paneuropea. E’ dunque con questa grande minoranza che i governi europei si trovano a dover fare i conti, cosa tutt’altro che facile come dimostrano le recenti vicende francesi.</p>
<p style="text-align: justify;">I Rom (parola che significa “uomini liberi”, come essi stessi si definiscono) vantano una forte presenza in Europa orientale, da cui provengono, e specialmente in Romania. Sono musulmani, ma anche cristiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella società cristiana medievale vi era un’alta considerazione per i poveri in genere, “…che erano visti come l’immagine di Cristo stesso. Sovente erano considerati gli intercessori privilegiati presso Dio, si riteneva che le loro preghiere attirassero benedizioni particolari sui benefattori” (cfr.: Alessandro Luciani, in: <em>Chiese e culture nell’Est europeo</em>, cit.., pag.285).</p>
<p style="text-align: justify;">Tant’è che numerosi poveri pare che si facessero passare per zingari pur di trovare una buona accoglienza. Con la fine del Medioevo e l’inizio della Modernità l’atteggiamento cambia e diventa di aperta ostilità nei loro confronti. Soprattutto la simulazione delle infermità per ricevere l’elemosina viene avvertita come blasfema.</p>
<p style="text-align: justify;">Così fra i Rom iniziano a fiorire una serie di leggende e di tradizioni forse create a bella posta per accattivarsi ancora la benevolenza della gente: molti si inventavano pellegrini verso Roma; altri si dichiaravano Egiziani in fuga dai Saraceni; alcuni zingari arrivarono perfino a raccontare di aver forgiato i chiodi per la crocifissione di Gesù e di essere stati condannati ad andare raminghi nel mondo per espiare tale peccato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’idea imperiale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non estraneo al presente studio è un accenno ad un aspetto solo apparentemente “folcloristico” e assolutamente degno di nota.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prof. Adriano Roccucci a più riprese sottolinea l’importanza della categoria politica <em>sovranazionale </em>- o <em>imperiale</em> &#8211; quale corretta chiave di lettura per comprendere il passato, ma anche il presente, del mondo europeo orientale. L’impero bizantino, l’impero asburgico, l’impero polacco-lituano, l’impero russo nel passato hanno risposto a precise esigenze di popoli variegati e dai confini instabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se l’esperienza del nazionalismo di matrice ottocentesca ha reso prevalente il concetto di Stato nazionale legato ad un’univoca tradizione etnica e religiosa (Serbi-Ortodossi, Russi-Ortodossi, Polacchi-Cattolici, ecc.), l’idea dell’impero tuttavia ha ancora un senso nell’Europa orientale e specie in Russia. Anzi, la Russia non ha quasi mai conosciuto la fase dello Stato nazionale, ma al suo interno ha coinvolto più popoli e più nazionalità, in un vero impero continentale multietnico. Anche l’estensione verso l’estremo oriente siberiano e il sud caucasico sono state vissute non al pari delle esperienze coloniali di stampo occidentale ma nel segno dell’inglobamento in una sorta di commonwealth russo, con un’estensione della cittadinanza russa.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste riflessioni del prof. Roccucci sono utili per un eventuale ripensamento dell’idea imperiale, svilita da secoli di speculazioni ideologiche tanto di stampo liberale che socialista: “…<em>Gli imperi sono fenomeni di progresso, i separatismi sono fenomeni reazionari. Da una coscienza imperiale lo spirito umano viene ingrandito, da una coscienza separatista è rimpicciolito</em>.” (<em>Chiese e culture nell’Est europeo, </em>A.V. Kartasev, citato dal Prof. Roccucci a pagina 416).</p>
<p style="text-align: justify;">Da un certo punto di vista oggi è il patriarcato di Mosca a raccogliere l’eredità dell’idea imperiale russa: “La connessione tra ortodossia russa e dimensione imperiale ha continuato a essere un elemento significativo anche in età contemporanea, fino ai nostri giorni.” (Ibidem, pag. 419).</p>
<p style="text-align: justify;">A livello politico i limiti e le carenze di organismi sovranazionali come l’U.E. o le Nazioni Unite spingerebbero a riconsiderare l’idea medievale e cristiana di impero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi non è più possibile pensare l’Europa senza la sua parte orientale, così come non si può immaginare un suo futuro senza un rapporto di stretta cooperazione con la Russia (se mai con una Russia più democratica rispetto a quella dell’autocratico Putin!).</p>
<p style="text-align: justify;">D’altro canto, anche i destini del cristianesimo in Europa sembrano essere sempre più dipendenti dall’avvicinamento tra Chiesa cattolica e Chiese ortodosse, nel cui quadro le relazioni tra Roma e Mosca sono determinanti. Dinanzi al mondo contemporaneo – scrive Adriano Roccucci – i rapporti fra Mosca e Roma sono un appuntamento decisivo per il futuro del cristianesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">A fronte della pressione musulmana, che spinge tanto sull’Europa occidentale (con l’immigrazione) che su quella orientale (attraverso il Caucaso e le Repubbliche centro-asiatiche), le risposte del secolarismo e del relativismo materialista appaiono intrinsecamente deboli e destinate a soccombere.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ dunque quanto mai urgente che il cristianesimo, pur nella ricchezza delle sue diverse tradizioni, ritorni a parlare con una sola voce per dare senso e contenuto all’Europa unita: per rinverdire le perenni e gloriose radici cristiane, secondo la straordinaria lezione del Servo di Dio Giovanni Paolo II, portata avanti oggi in perfetta continuità da Benedetto XVI.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per fare ciò è necessario che l’idea imperiale russa, tanto nella sua versione socio-politica che religiosa, superi l’anacronistico isolamento di cui ancora oggi sembra prigioniera. </p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5540" href="http://www.recensioni-storia.it/dopo-l%e2%80%9989-chiese-e-culture-nell%e2%80%99est-europeo/fatima"><img class="alignleft size-medium wp-image-5540" title="fatima" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/fatima-200x300.jpg" alt="fatima" width="200" height="300" /></a>Forse non è un caso che anche nel messaggio di Fatima la conversione della Russia resta un passaggio chiave affinché il mondo abbia la pace.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Roberto Cavallo</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">NOTA</p>
<p style="text-align: justify;">1 I dati in questione, come la maggior parte degli altri riportati nel presente saggio, sono ripresi dal volume “<em>Chiese e culture nell’Est europeo. Prospettive di dialogo</em>” (Edizioni Paoline, Milano, 2007, pagg. 419).  Curato da Adriano Roccucci, professore ordinario di storia contemporanea presso l’Università Roma Tre, il volume è arricchito dagli interventi di illustri studiosi e docenti universitari.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale lavoro è il risultato di un itinerario di formazione e riflessione culturale promosso dalla <em>Commissione interregionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso Piemonte – Valle d’Aosta</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto forma di saggi, sono presenti i contributi di studiosi, di testimoni e di osservatori che, con sensibilità culturale e profili intellettuali talora molto diversi (e dunque talora opinabili), hanno sviluppato percorsi di conoscenza degli universi culturali e religiosi dell’Est europeo.   </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref"></a> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>UCRAINA: VARATO IL NUOVO GOVERNO ARANCIONE-BIS</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2007 21:14:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Blocco Timoshenko e Nostra Ucraina del presidente Yushchenko il 18 dicembre 2007 hanno finalmente ottenuto la maggioranza parlamentare per varare il nuovo governo di coalizione, riformatore e filo-occidentale, così come accadde all’indomani della Rivoluzione Arancione del 2004. Se gli arancioni avranno imparato la lezione che dividersi vuol dire finire automaticamente all’opposizione (il Partito delle Regioni, filo-russo, è ancora il primo partito), probabilmente questa volta la loro coalizione è destinata a restare compatta per un più lungo periodo di tempo. In Ucraina i partiti filo-occidentali che hanno vinto le elezioni del 30 settembre scorso si erano accordati a metà ottobre per la formazione di un governo di coalizione, ma solo in questi ultimi giorni in Parlamento si sono trovati i numeri necessari per il via libera. La Timoshenko dunque diventa premier, carica da lei già ricoperta nel 2005, sia pure per pochi mesi. L&#8217;accordo tra i due blocchi arancione prevede anche la ripartizione dei ministeri e una serie di riforme e di linee politiche: l&#8217;adesione all&#8217;Unione europea e alla Nato, il rafforzamento dei rapporti paritari e della partnership con la Russia, la diversificazione delle vie e delle fonti di approvvigionamento di idrocarburi (in modo tale da diminuire la dipendenza dall&#8217;unica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/1177_m.jpg" title="1177_m.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/1177_m.thumbnail.jpg" alt="1177_m.jpg" /></a><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'; color: black"> Il <em>Blocco Timoshenko</em> e <em>Nostra Ucraina</em> del presidente <em>Yushchenko</em> il </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'; color: #333333">18 dicembre 2007 </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'; color: black">hanno finalmente ottenuto la maggioranza parlamentare per varare il nuovo governo di coalizione, riformatore e filo-occidentale, così come accadde all’indomani della Rivoluzione Arancione del 2004. <span> </span>Se gli arancioni avranno imparato la lezione che dividersi vuol dire finire automaticamente all’opposizione (il Partito delle Regioni, filo-russo, è ancora il primo partito), probabilmente questa volta la loro coalizione è destinata a restare compatta per un più lungo periodo di tempo.</span><span id="more-372"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'; color: #333333">In Ucraina i partiti filo-occidentali che hanno vinto le elezioni del 30 settembre scorso si erano accordati a metà ottobre per la formazione di un governo di coalizione, ma solo in questi ultimi giorni in Parlamento si sono trovati i numeri necessari per il via libera.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><st1 productid="La Timoshenko" w:st="on"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'; color: #333333">La <em>Timoshenko</em></span></st1><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'; color: #333333"> dunque diventa premier, carica da lei già ricoperta nel 2005, sia pure per pochi mesi. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">L&#8217;accordo tra i due blocchi arancione prevede anche la ripartizione dei ministeri e una serie di riforme e di linee politiche: l&#8217;adesione all&#8217;Unione europea e alla Nato, il rafforzamento dei rapporti paritari e della partnership con <st1 productid="la Russia" w:st="on">la Russia</st1>, la diversificazione delle vie e delle fonti di approvvigionamento di idrocarburi (in modo tale da diminuire la dipendenza dall&#8217;unica fonte di importazione, sinora rappresentata dalla Russia). Proprio in vista di un atteggiamento “morbido” con il potente vicino russo, il Ministero dell’energia è andato ad un esponente politico vicino al Presidente <em><span style="color: #333333">Viktor Yushenko, </span></em><span style="color: #333333">considerato, rispetto alla <em>Timoshenko,</em> più disponibile al dialogo con Mosca.</span><o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Roberto Cavallo<o></o></span></p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/1177_m.jpg" title="1177_m.jpg"><br />
</a></p>
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		<title>Notizie dall&#8217;estero  13 marzo 2006</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Mar 2006 13:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
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		<description><![CDATA[Ben ritrovati a tutti gli ascoltatori con il nostro appuntamento settimanale sui fatti del mondo. Anche se la notizia del momento è la morte in cella per arresto cardiaco di Slobodan Milosevic, ex ed ultimo presidente della Jugoslavia, oggi incominciamo con quella che ci sembra però la notizia più importante del momento e cioè la vicenda che proprio in questi giorni tiene banco al palazzo di Vetro di New York, dove il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU è chiamato ad esprimersi sul braccio di ferro tra l&#8217;Iran e l&#8217;Agenzia Atomica Internazionale. I fatti sono noti. E&#8217; almeno dal 2003 che l&#8217;Agenzia atomica, l&#8217;AIEA, che è un organismo delle Nazioni Unite, ha rilevato un&#8217;attività irregolare da parte dell&#8217;Iran degli ayatollah nel campo della ricerca nucleare. In particolare negli ultimi anni il governo di Teheran ha accelerato l&#8217;accumulo di scorte di esafloruro di uranio e l&#8217;acquisto di macchinari ad elevata tecnologia &#8211; le c.d. centrifughe &#8211; per la produzione di uranio arricchito. Secondo gli scienziati e gli ispettori internazionali dell&#8217;Agenzia atomica la quantità di uranio arricchito che l&#8217;Iran potrebbe avere a disposizione ormai non è più conciliabile con scopi di pura ricerca, ai fini della produzione di energia nucleare a fini civili, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image53" height="94" alt="images5.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/03/images5.miniatura.jpg" /> Ben ritrovati a tutti gli ascoltatori con il nostro appuntamento settimanale sui fatti del mondo.<br />
Anche se la notizia del momento è la morte in cella per arresto cardiaco di Slobodan Milosevic, ex ed ultimo presidente della Jugoslavia, oggi incominciamo con quella che ci sembra però la notizia più importante del momento e cioè la vicenda che proprio in questi giorni tiene banco al palazzo di Vetro di New York, dove il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU è chiamato ad esprimersi sul braccio di ferro tra l&#8217;Iran e l&#8217;Agenzia Atomica Internazionale.<span id="more-52"></span><br />
I fatti sono noti. E&#8217; almeno dal 2003 che l&#8217;Agenzia atomica, l&#8217;AIEA, che è un organismo delle Nazioni Unite, ha rilevato un&#8217;attività irregolare da parte dell&#8217;Iran degli ayatollah nel campo della ricerca nucleare. In particolare negli ultimi anni il governo di Teheran ha accelerato l&#8217;accumulo di scorte di esafloruro di uranio e l&#8217;acquisto di macchinari ad elevata tecnologia &#8211; le c.d. centrifughe &#8211; per la produzione di uranio arricchito. Secondo gli scienziati e gli ispettori internazionali dell&#8217;Agenzia atomica la quantità di uranio arricchito che l&#8217;Iran potrebbe avere a disposizione ormai non è più conciliabile con scopi di pura ricerca, ai fini della produzione di energia nucleare a fini civili, come pure si affannano a dichiarare gli ayatollah di Teheran.<br />
Con l&#8217;uranio arricchito a disposizione e con i nuovi progetti, pure essi oramai scoperti, relativi alla costruzione di missili a lunga gittata intercontinentali, l&#8217;Iran in breve tempo potrebbe essere pronto a lanciare armi nucleari non solo contro Israele, il nemico di sempre, ma perfino contro il sud dell&#8217;Europa e il Mediterraneo.<br />
E così su <em>Repubblica</em> di giovedì 9 marzo, a pagina 12, leggiamo: &#8220;<em>L&#8217;Iran denunciato all&#8217;O.N.U. L&#8217;AIEA vota: il caso-nucleare al Consiglio di sicurezza</em>&#8220;.<br />
E nel corpo dell&#8217;articolo l&#8217;inviato di <em>Repubblica,</em> Daniele Mastrogiacomo, riporta le dichiarazioni del delegato statunitense presso l&#8217;Aiea, <strong>Gregory Sculte</strong>, che fra le altre cose ha affermato: &#8221; <em>Gli Iraniani giurano di voler usare il nucleare solo per scopi pacifici e di ricerca. Vogliamo credergli. Ma perchè allora insistono nei loro sforzi per mettere a punto il sistema delle centrifughe? Questa è la base per sviluppare l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio e arrivare a costruire ordigni atomici</em>&#8220;.<br />
Sempre nello stesso articolo leggiamo che <em>Alì Asghar Soltanieh</em>, il delegato dell&#8217;Iran presso l&#8217;Agenzia atomica internazionale, ha attaccato il direttore generale dell&#8217;Agenzia, <strong>El Baradei</strong>, dicendo che la sua relazione a Vienna è stata &#8220;<em>troppo tecnica e troppo politica</em>&#8220;. Ma le accuse più pesanti ovviamente sono arrivate dall&#8217;ayatollah <strong>Alì Khamenei</strong>, che è la guida spirituale della Repubblica islamica.<br />
Sempre la Repubblica, di venerdì 10 marzo, riprende le dichiarazioni di questo ayatollah che avrebbe affermato che &#8220;<em>l&#8217;Iran è forte ed invincibile e che non si piegherà alla pressione e alla prepotenza delle potenze straniere</em>&#8220;.<br />
Ma qual è il fatto più importante di tutta la vicenda?<br />
Beh, il fatto più importante ci sembra la serie di rinvii e di proroghe che finora l&#8217;Agenzia Internazionale atomica e i vari mediatori diplomatici hanno già accordato all&#8217;Iran. Ultimo in ordine di tempo è stata la mediazione russa, che ha proposto di mettere sotto la propria supervisione la produzione di uranio arricchito. Ma neanche questa soluzione è andata alla fine in porto, perchè l&#8217;Iran ha scelto di continuare comunque sul proprio territorio gli esperimenti nucleari.<br />
Adesso quindi vedremo cosa accadrà proprio in questi giorni: a New York infatti in queste ore si sta discutendo al Consiglio di Sicurezza. Le alternative immediate in fondo sono due: o le sanzioni economiche richieste dagli Stati Uniti o ulteriori proroghe per cercare un compromesso che finora non è arrivato. E&#8217; certo che Teheran qualche concessione dovrà pur farla, se non vuole imboccare una strada difficile per tutti.<br />
Anche per gli Stati Uniti la strada comunque non è facile; tanto più che l&#8217;Iran vanta dei rapporti privilegiati con la Cina e con la Russia.<br />
Su <em>Repubblica</em> di venerdì 10 marzo leggiamo in un pezzo dal corrispondente da Mosca. Gianpaolo Visetti, che per ottenere l&#8217;appoggio russo ad un&#8217;eventuale politica di sanzioni contro l&#8217;Iran, gli Stati Uniti sarebbero pronti a fare diverse ed importanti concessioni al Presidente Putin. In primo luogo l&#8217;accelerazione delle pratiche relative all&#8217;ingresso della Russia nel WTO, l&#8217;Organizzazione del Commercio Mondiale. Gravissime però, secondo noi, sarebbero le altre concessioni. Leggiamo da Repubblica: &#8220;<em>Se Mosca non punterà i piedi sull&#8217;Iran, Washington si distrarrà sull&#8217;arretramento della democrazia in Russia, sulla violazione dei diritti umani nella guerra cecena, sulla voglia di imperialismo energetico del Cremino e sulla sua campagna per riacquistare influenza sulle ex repubbliche sovietiche</em>&#8220;.<br />
Ecco, fin qui l&#8217;articolo di Visetti su Repubblica. Una previsione che non ci sembra troppo lontana dalla realtà, visto che prossimamente si terranno le elezioni in Bielorussia e in Ucraina. In Bielorussia comanda ancora il dittatore comunista Lukashenko, mentre in Ucraina dopo la rivoluzione arancione del dicembre 2004 è al governo il partito democratico che ha avviato vaste riforme ma che proprio per questo risulta inviso al presidente Putin.<br />
Ci auguriamo davvero che gli Stati Uniti non scendano a compromessi sul terreno della democrazia e dei diritti civili nei Paesi dell&#8217;Est europeo, perchè se è reale la minaccia nucleare iraniana &#8211; per cui Bush chiede sostegno ai Russi &#8211; dall&#8217;altra parte è impensabile disperdere i frutti del 1989 e del 1991.<br />
Già nella scorsa puntata, come forse i radioascoltatori ricorderanno, abbiamo visto come al momento i Paesi ex comunisti dell&#8217;Est europeo sono fra gli amici più fidati degli Stati Uniti.<br />
Bene, vedremo comunque nei prossimi giorni come andrà a finire il confronto sulle pretese nucleari dell&#8217;Iran al Consiglio di sicurezza dell&#8217;ONU.<br />
Per ritornare all&#8217;Iran, nei giorni scorsi tutta la stampa ha riportato le dichiarazioni del Presidente George Bush, che ha invitato tanto l&#8217;Iran quanto la Siria a far cessare le proprie ingerenze nelle vicende interne dell&#8217;Iraq. E&#8217; da tempo che gli Sciiti iraniani cercano di sobillare i più moderati Sciiti irakeni, anche tramite l&#8217;invio di propri agitatori e kamikaze pronti alle più spettacolari azioni terroristiche. &#8220;Basta con le ingerenze &#8211; ha detto Bush &#8211; chiediamo ai vicini dell&#8217;Iraq di lasciare che gli Irakeni sviluppino la loro democrazia&#8221;.<br />
E intanto il prossimo 19 marzo ricorre il terzo anniversario dell&#8217;inizio della guerra in Iraq.<br />
Adesso cambiamo argomento ma restiamo sempre nel campo dei diritti umani parlando di una notizia, anche questa pubblicata su <em>Repubblica</em>, relativa al controllo poliziesco su Internet. Parliamo della Cina, dove, leggiamo a pagina 25 di Repubblica del 9 marzo, &#8221; <em>30 mila poliziotti non bastano, su Internet è il crimine a vincere. Migliaia di agenti sorvegliano gli oppositori e i blog, ma nella rete dilagano le illegalità. Pechino tenta di bloccare l&#8217;accesso alla rete, bloccando le ricerche con parole sensibili come Tienamen e Falun Gong</em>&#8220;.<br />
Dunque che significa? Significa che il regime comunista di Pechino ha specializzato ben 30.000 poliziotti per sorvegliare internet; se questo controllo mira a reprimere reati comuni, come il mercato della pornografia e della pedofilia, le maggiori attenzioni della polizia informatica sono però riservate ai gruppi religiosi e ai movimenti a difesa dei diritti civili.<br />
Il Falun Gong, come si sa, è un nuovo movimento religioso tipicamente cinese, che raccoglie moltissimi aderenti. Insieme ai cattolici fedeli al Papa i militanti del Falun Gong sono tra i più perseguitati dalle autorità comuniste di Pechino.<br />
Bene, con questa notizia chiudiamo la nostra finestra settimanale sul mondo, ringraziandovi per la cortese attenzione e dandovi appuntamento alla prossima volta. Grazie e a risentirci<br />
<font face="Times New Roman" size="3"><font face="Times New Roman" size="3" /></font><font face="Times New Roman" size="3">Roberto Cavallo</font></p>
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		<title>Notizie dall&#8217;estero  06 Marzo 2006</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Mar 2006 13:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ben ritrovati a tutti gli ascoltatori con il nostro appuntamento sui fatti del mondo. Questa settimana vogliamo iniziare segnalando la rivista di studi LIMES. LIMES è la principale rivista italiana di geopolitica, ed è indubbiamente uno strumento valido per chi vuole capire con maggiore profondità i grandi avvenimenti che si agitano sulla scena del mondo. Quindi oggi iniziamo con Limes, con il numero che attualmente troviamo in edicola e che è tutto dedicato all&#8217;Europa, con un titolo quanto mai significativo, forse preoccupante per gli europeisti più accaniti: &#8220;L&#8217;Europa è un bluff&#8220;. Ovviamente all&#8217;interno della rivista tutta una serie di studi e di articoli danno conto di una simile affermazione, che sembra confortata anche dai recenti scontri economici fra Italia e Francia nella vicenda che ha avuto come protagonista l&#8217;ENEL e il suo fallito tentativo di accaparrarsi una delle due società francesi di energia elettrica. Ecco, la scorsa settimana gli ascoltatori ricorderanno che abbiamo già affrontato tale vicenda. Ma il problema ovviamente non si limita all&#8217;Italia e alla Francia, anche se questo scontro ha riaperto in modo quasi ufficiale il dibattito fra liberisti da una parte e protezionisti dall&#8217;altro. Diciamo che l&#8217;Europa unita è stata sempre una chimera, e già i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ben ritrovati a tutti gli ascoltatori con il nostro appuntamento sui fatti del mondo.<br />
Questa settimana vogliamo iniziare segnalando la rivista di studi LIMES. LIMES è la principale rivista italiana di geopolitica, ed è indubbiamente uno strumento valido per chi vuole capire con maggiore profondità i grandi avvenimenti che si agitano sulla scena del mondo.<br />
Quindi oggi iniziamo con Limes, con il numero che attualmente troviamo in edicola e che è tutto dedicato all&#8217;Europa, con un titolo quanto mai significativo, forse preoccupante per gli europeisti più accaniti: &#8220;<em>L&#8217;Europa è un bluff</em>&#8220;. Ovviamente all&#8217;interno della rivista tutta una serie di studi e di articoli danno conto di una simile affermazione, che sembra confortata anche dai recenti scontri economici fra Italia e Francia nella vicenda che ha avuto come protagonista l&#8217;ENEL e il suo fallito tentativo di accaparrarsi una delle due società francesi di energia elettrica. <span id="more-153"></span> </p>
<p>Ecco, la scorsa settimana gli ascoltatori ricorderanno che abbiamo già affrontato tale vicenda. Ma il problema ovviamente non si limita all&#8217;Italia e alla Francia, anche se questo scontro ha riaperto in modo quasi ufficiale il dibattito fra liberisti da una parte e protezionisti dall&#8217;altro.<br />
Diciamo che l&#8217;Europa unita è stata sempre una chimera, e già i padri fondatori se ne rendevano conto se è vero che uno di essi, Jean Monnet, diceva che &#8220;L&#8217;Europa non è mai esistita. Adesso si tratta di crearla davvero&#8221;. E&#8217; un po&#8217; insomma quello che accadeva dopo l&#8217;Unità d&#8217;Italia, quando i liberali risorgimentali e i massoni si accorsero che fatta l&#8217;Italia bisognava adesso fare gli Italiani, che evidentemente non c&#8217;erano.<br />
Attualmente sono 25 i Paesi europei che aderiscono all&#8217;Unione Europea. E possiamo dire che ai problemi di fondo, quelli cioè che sempre ci sono stati, in questi ultimi anni si sono aggiunti quelli derivanti dall&#8217;allargamento ad Est dell&#8217;Europa.<br />
Ben 10 sono stati i Paesi che dal 1° maggio 2004 si sono aggiunti ai 15 tradizionali. Significativo è stato l&#8217;allargamento ad Est, così mentre sino a qualche anno fa i confini orientali dell&#8217;Unione europea coincidevano con quelli della Germania Federale, oggi i confini orientali sono quelli della Polonia. Questo significa che oggi l&#8217;U.E. tocca direttamente Paesi dell&#8217;ex-Unione Sovietica come Ucraina e Bielorussia. Come ha scritto Barbara Spinelli sulla &#8220;Stampa&#8221; di domenica 5 marzo,  &#8221; <em>Quel che era l&#8217;Est della Comunità Europea è diventato oggi centro; quel che era Ovest dell&#8217;Impero sovietico si è tramutato in Est dell&#8217;Unione</em>&#8220;.<br />
Dopo la vittoria del fronte laicista europeo, che ha intenzionalmente voluto escludere qualsiasi richiamo ai valori e alle comuni origini cristiane dell&#8217;Europa, il 29 maggio 2005 è arrivato il no dei Francesi al referendum sulla nuova carta costituzionale europea, a cui è seguito, nel giro di pochi giorni, il no degli Olandesi.<br />
Ma, come la stessa Barbara Spinelli scrive sulla &#8220;<em>Stampa</em>&#8220;, un&#8217;altra divisione si è consumata nella comune casa europea. E&#8217; quella che sulla guerra in Iraq ha visto contrapposto da una parte il blocco franco-tedesco, contrario all&#8217;intervento degli Stati Uniti contro Saddam, e dall&#8217;altra parte Paesi come la Polonia che invece hanno sostenuto senza condizioni la necessità di aiutare gli Americani nella lotta contro la dittatura del rais.<br />
L&#8217;attuale paradosso allora qual è? E&#8217; che per gli Stati Uniti oggi esiste un&#8217;altra Europa, fatta dalla Polonia, dai Paesi Baltici, dalla Romania, dalla Bulgaria, e, ancora più ad Est, dalla stessa Ucraina, che ancora però non fa parte dell&#8217;Unione Europea. Insomma una nuova Europa fatta da tutti i Paesi ex comunisti che guardano con fiducia e amicizia agli Stati Uniti, anche perchè non hanno dimenticato che in un passato troppo recente sono stati schiacciati fra Russia e Germania. L&#8217;amicizia fra gli Stati Uniti e i Paesi dell&#8217;Est europeo può insomma considerarsi una nuova risorsa a fronte dell&#8217;immobilismo di quella &#8220;Vecchia Europa&#8221;, burocratica e tecnocratica, che fa perno soprattutto sulle manie di grandezza della Francia.<br />
Sempre nello stesso volume di Limes che abbiamo citato all&#8217;inizio di questo nostro appuntamento troviamo delineato &#8220;Il sogno di Putin&#8221;.<br />
Di fronte ad un&#8217;Unione Europea dove, come ci dice lo stesso Limes, ognuno va per sè e nessuno per tutti, cerca di rinascere l&#8217;ideologia imperiale russa. A questo sembra che starebbe lavorando già da tempo Vladimir Putin, Presidente della Federazione russa. In fondo si tratta sempre dei vecchi apparati del KGB che continuano a comandare a Mosca. Certo, le condizioni sono completamente mutate: l&#8217;ideologia comunista non è più trionfante.<br />
C&#8217;è da dire però che una transizione alla democrazia piena e al libero mercato sembra lontana da venire Oggi l&#8217;arma principale in mano a Putin è il gas naturale. Il gas costituisce una fonte energetica relativamente pulita e la Russia dispone quasi il 30 % delle riserve mondiali accertate. L&#8217;obiettivo di Putin allora qual è? L&#8217;obiettivo dichiarato è recuperare entro 10 anni il ruolo di grande potenza mondiale. Ruolo di grande potenza mondiale, come dice su Limes Margherita Paolini, su basi certamente meno effimere di quelle del vecchio impero sovietico. Insomma insieme al nucleare adesso lo sfruttamento del gas fa della Russia un colosso energetico, da cui l&#8217;Occidente potrebbe dipendere in maniera sempre più considerevole nel prossimo futuro. Il taglio delle forniture di gas all&#8217;Europa, verificatosi proprio in questo inverno, sarebbe insomma un primo assaggio della politica di potenza che Putin sogna di realizzare. In questo quadro neo-imperialista si comprende perchè la Russia abbia cercato di punire l&#8217;Ucraina, che con la sua rivoluzione arancione della fine del 2005 ha reclamato la sua voglia di assoluta indipendenza da Mosca e dai  burocrati legati al vecchio KGB. Per questo motivo Putin va dicendo, senza però dare alcuna prova, che l&#8217;Ucraina avrebbe sottratto gas dai gasdotti che attraversano il suo territorio. Ancora una volta insomma l&#8217;Ucraina ha necessità di guardare con fiducia all&#8217;amicizia con gli Stati Uniti e altrettanta necessità ha l&#8217;Europa di aiutare le nuove democrazie dell&#8217;Est a raggiungere quanto prima la pienezza dello sviluppo democratico ed economico, contro ogni nostalgia del passato comunista.<br />
Bene, con questa notizia chiudiamo la nostra finestra settimanale sul mondo, ringraziandovi per la cortese attenzione e dandovi appuntamento alla prossima volta. Grazie e a risentirci </p>
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