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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; U.E.</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>LA CAUSA DEL POSSIBILE CROLLO EUROPEO E PERCHE&#8217; PUO&#8217; SALVARCI IL PAPA (di Antonio Socci)</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 06:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[U.E.]]></category>

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		<description><![CDATA[Sottoponiamo a quanti fosse sfuggito la sintesi di un articolo del sempre attento Antonio Socci, apparso su &#8220;Libero&#8221; del 27 novembre 2011: &#8220;Dove sono finiti tutti i mistici dell’euro – economisti, giornalisti, politici, intellettuali – che dieci anni fa imperversavano su tutti i pulpiti per decantare le virtù taumaturgiche della moneta unica e “le magnifiche sorti e progressive” dell’Italia nell’euro? Sarebbe interessante pure andarsi a rileggere gli scritti dell’attuale premier e dei tecnici che compongono la sua squadra di governo chiamata a evitare il disastro. Io spero che ce la facciano, ma non ricordo che, a quel tempo, ci abbiano messo in guardia sull’euro. Anzi… E dov’è finito il centrosinistra dei Ciampi, dei Prodi, dei D’Alema, degli Amato che da anni rivendica come proprio merito storico “l’aver portato l’Italia nell’euro”? […] Eppure c’erano fior di paesi europei – come la Gran Bretagna – che nell’euro preferirono non entrare. Quindi i dubbi erano più che fondati. Gli italiani invece non hanno nemmeno potuto esprimersi con un voto. L’euro infatti era un dogma di fede e i dogmi non si discutono. I cittadini italiani così hanno dovuto subire senza discutere una serie di stangate finalizzate alla moneta unica, un cambio lira/euro penalizzante, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/PRODI.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6624" title="PRODI" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/PRODI-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Sottoponiamo a quanti fosse sfuggito la sintesi di un articolo del sempre attento Antonio Socci, apparso su &#8220;Libero&#8221; del 27 novembre 2011:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Dove sono finiti tutti i mistici dell’euro – economisti, giornalisti, politici, intellettuali – che dieci anni fa imperversavano su tutti i pulpiti per decantare le virtù taumaturgiche della moneta unica e “le magnifiche sorti e progressive” dell’Italia nell’euro? Sarebbe interessante pure andarsi a rileggere gli scritti dell’attuale premier e dei tecnici che compongono la sua squadra di governo chiamata a evitare il disastro.</p>
<p style="text-align: justify;">Io spero che ce la facciano, ma non ricordo che, a quel tempo, ci abbiano messo in guardia sull’euro. Anzi… E dov’è finito il centrosinistra dei Ciampi, dei Prodi, dei D’Alema, degli Amato che da anni rivendica come proprio merito storico “l’aver portato l’Italia nell’euro”?</p>
<p style="text-align: justify;">[…] Eppure c’erano fior di paesi europei – come la Gran Bretagna – che nell’euro preferirono non entrare. Quindi i dubbi erano più che fondati. Gli italiani invece non hanno nemmeno potuto esprimersi con un voto. L’euro infatti era un dogma di fede e i dogmi non si discutono.</p>
<p style="text-align: justify;">I cittadini italiani così hanno dovuto subire senza discutere una serie di stangate finalizzate alla moneta unica, un cambio lira/euro penalizzante, un micidiale raddoppio dei prezzi che li ha impoveriti tutti, la fine della crescita dell’economia nazionale (con annessa disoccupazione giovanile), il ribaltamento dall’attivo al passivo della bilancia dei pagamenti e – come premio per questo bagno di sangue – adesso addirittura la prospettiva infernale del fallimento (quando invece era stato promesso il paradiso).</p>
<p style="text-align: justify;">Complimenti! Chi dobbiamo ringraziare?</p>
<p style="text-align: justify;">[…] Sugli stessi giornali su cui ieri si alzavano inni all’euro, oggi tutti ammettono che è un’assurdità  creare una moneta senza avere dietro uno Stato, senza una banca nazionale, senza un governo federale, con politiche fiscali e monetarie contrapposte e senza nemmeno una lingua comune.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti i popoli europei hanno una sola cosa in comune, il cristianesimo, ma le élite che hanno creato l’euro hanno visto bene di cancellare ogni riferimento alle radici cristiane in quel delirio che è la Costituzione europea: la moneta unica doveva soppiantare superbamente anche Dio, la storia e la cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">[…] La vera causa del disastro euro è il secolare e devastante conflitto fra Francia e Germania per l’egemonia sul continente europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti la moneta unica nacque come condizione della Francia di Mitterrand alla Germania di Kohl, per dare l’avallo all’unificazione. Se i tedeschi rinunciavano al marco, i francesi si illudevano di egemonizzare l’area euro.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà i tedeschi posero tali condizioni capestro sulla moneta unica a tutti gli altri paesi che invece di europeizzare la Germania, si è germanizzata l’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">[…] Il fatto è che l’operazione euro è nata male. E’ nata infatti come ennesimo braccio di ferro fra Francia e Germania, come una prosecuzione delle guerre che si fanno per trasformare l’Europa in un proprio impero. E’ da secoli che i due contendenti si combattono. […] Nei tempi moderni ci provò Napoleone e poi ci ha riprovato Hitler. L’esito è stato la devastazione dell’Europa in entrambi i casi.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo ciclo di guerre durato almeno 400 anni […] vollero mettere fine, dopo il 1945, tre statisti, che non a caso erano cattolici praticanti, cioè Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Robert Schuman.</p>
<p style="text-align: justify;">Da loro nacque il pacifico progetto di unificazione europea, che in nome delle radici cristiane del continente, unico vero cemento dei nostri popoli, pose fine alle guerre imperiali franco-tedesche.</p>
<p style="text-align: justify;">L’operazione euro invece va esattamente nella direzione opposta. Nasce dal rinnegamento di questa identità cristiana dell’Europa e segna la ripresa dell’ostilità fra Francia e Germania.</p>
<p style="text-align: justify;">[…] Anche oggi come allora la ripresa della guerra franco-tedesca può portare solo alla catastrofe dell’Europa. A meno di un rinsavimento generale sull’orlo dell’abisso.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse l’unica voce che oggi potrebbe energicamente richiamare tutte le élite di governo (a partire da quella tedesca) al senso di responsabilità è quella del Papa, vero custode dello spirito europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua intelligenza cristiana della storia ci può salvare perché il papa è un tedesco che ha meditato sulla tragedia in cui la Germania ha trascinato l’Europa nel 1939.</p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto XVI sa bene e insegna da anni che a produrre il nazismo […] fu una malattia spirituale e culturale che aveva radici più antiche e perverse. E’ da quelle che occorre guardarsi. […] Oggi la solidarietà fra tutti i paesi è la salvezza dell’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il grande Adenauer diceva: “<em>Signore, tu che hai posto un limite all’intelligenza dell’uomo, ponilo anche alla sua idiozia</em>”. Vale per tutti.&#8221;</p>
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		<title>EUROPA: ATTO DI CORAGGIO CERCASI  (di Alfredo Mantovano)</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 16:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[U.E.]]></category>

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		<description><![CDATA[      Se le più significative istituzioni europee tacessero anche oggi, mentre quattro vescovi cinesi in comunione con la Chiesa cattolica (come riferisce Asianews) patiscono il sequestro per indurli con la forza a partecipare a una ordinazione episcopale non conforme al diritto canonico prevista per il 14 luglio, crescerebbe ancora di più l&#8217;euroscetticismo. L&#8217;UE si confermerebbe una realtà che pratica l&#8217;unione monetaria, predica (e impone) bilanci pubblici lacrime e sangue, ma è priva di profilo politico. Aiuterebbe a sentirsi europei una voce finalmente ferma a tutela della libertà religiosa, anche a costo di entrare in polemica col gigante cinese; aiuterebbe a sentirsi coerenti con la propria tradizione occidentale, sintesi dell&#8217;eredità greca, romana e cristiana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<p> </p>
<div id="attachment_6277" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/07/chiesa-cina.jpg"><img class="size-full wp-image-6277" title="chiesa-cina" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/07/chiesa-cina.jpg" alt="" width="250" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">Il regime comunista cinese non smette di intromettersi nel sistema delle ordinazioni episcopali. Anche a costo di usare la violenza...</p></div>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Se le più significative istituzioni europee tacessero anche oggi, mentre quattro vescovi cinesi in comunione con la Chiesa cattolica (come riferisce Asianews) patiscono il sequestro per indurli con la forza a partecipare a una ordinazione episcopale non conforme al diritto canonico prevista per il 14 luglio, crescerebbe ancora di più l&#8217;euroscetticismo. L&#8217;UE si confermerebbe una realtà che pratica l&#8217;unione monetaria, predica (e impone) bilanci pubblici lacrime e sangue, ma è priva di profilo politico. Aiuterebbe a sentirsi europei una voce finalmente ferma a tutela della libertà religiosa, anche a costo di entrare in polemica col gigante cinese; aiuterebbe a sentirsi coerenti con la propria tradizione occidentale, sintesi dell&#8217;eredità greca, romana e cristiana.</p>
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		<title>L&#8217;UE SFERZA L&#8217;IRAQ: &#8220;DIFENDA I CRISTIANI&#8221; (di Marco Zatterin)</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 05:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[U.E.]]></category>

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		<description><![CDATA[  Pubblicato su &#8220;La Stampa&#8221; del 26 novembre 2010 (pag. 21), dal sito di Informazione Corretta riprendiamo l&#8217;articolo di Marco Zatterin:   &#8220;Il Parlamento europeo mette d’imperio il nodo delle persecuzioni ai cristiani nell’agenda della trattativa commerciale fra Ue e Iraq. L’assemblea di Strasburgo, coi ranghi ridotti dal fuggi-fuggi di fine sessione, ha approvato ieri una risoluzione che invita il Consiglio, la Commissione e il rappresentante Ue per la Politica estera Catherine Ashton ad «affrontare come questione prioritaria il problema della sicurezza dei cristiani all’interno del territorio iracheno». È una svolta politica, assicura Mario Mauro, capo delegazione del Pdl a Strasburgo, «perché la trattativa con Baghdad diventa una questione politica, uno strumento in linea con la richiesta di ristabilire in Iraq lo stato di diritto sulla base del principio della libertà religiosa». Bruxelles ha cominciato da qualche mese a negoziare un’intesa di ampio respiro con il nuovo governo iracheno, un primo pacchetto commerciale mirato, fra le altre cose, a favorire gli scambi e a sostenere il lento e difficile processo di democratizzazione del Paese. L’Unione vuole fare in fretta, ha bisogno di mettere miscela in uno dei motori dell’Asia Centrale. Qualunque sia l’accordo, però, esso dovrà essere ratificato anche dall’assemblea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<div id="attachment_5392" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><a rel="attachment wp-att-5392" href="http://www.recensioni-storia.it/lue-sferza-liraq-difenda-i-cristiani-di-marco-zatterin/foto-mauro-290x282"><img class="size-full wp-image-5392 " title="foto-mauro-290x282" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/11/foto-mauro-290x282.jpg" alt="L'euro-parlamentare Mario Mauro (capo delegazione PdL a Strasburgo) da anni si batte per la libertà religiosa dei Cristiani nei paesi a maggioranza musulmana " width="290" height="282" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;euro-parlamentare Mario Mauro (capo delegazione PdL a Strasburgo) si batte attivamente per la libertà religiosa dei Cristiani nei paesi a maggioranza musulmana </p></div>
<p>Pubblicato su &#8220;La Stampa&#8221; del 26 novembre 2010 (pag. 21), dal sito di Informazione Corretta riprendiamo l&#8217;articolo di Marco Zatterin:</p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il Parlamento europeo mette d’imperio il nodo delle persecuzioni ai cristiani nell’agenda della trattativa commerciale fra Ue e Iraq. L’assemblea di Strasburgo, coi ranghi ridotti dal fuggi-fuggi di fine sessione, ha approvato ieri una risoluzione che invita il Consiglio, la Commissione e il rappresentante Ue per la Politica estera Catherine Ashton ad «affrontare come questione prioritaria il problema della sicurezza dei cristiani all’interno del territorio iracheno». È una svolta politica, assicura Mario Mauro, capo delegazione del Pdl a Strasburgo, «perché la trattativa con Baghdad diventa una questione politica, uno strumento in linea con la richiesta di ristabilire in Iraq lo stato di diritto sulla base del principio della libertà religiosa». Bruxelles ha cominciato da qualche mese a negoziare un’intesa di ampio respiro con il nuovo governo iracheno, un primo pacchetto commerciale mirato, fra le altre cose, a favorire gli scambi e a sostenere il lento e difficile processo di democratizzazione del Paese. L’Unione vuole fare in fretta, ha bisogno di mettere miscela in uno dei motori dell’Asia Centrale. Qualunque sia l’accordo, però, esso dovrà essere ratificato anche dall’assemblea di Strasburgo che le ha inviato un segnale preciso, chiedendo di occuparsi delle minoranze e di tenere d’occhio soprattutto quelle religiose e in particolare i cristiani. Mauro denuncia l’intenzione di Baghdad di voler riunire in un’unica località tutti i cristiani del Paese. «Sarebbe una ghettizzazione &#8211; dice l’esponente del Pdl &#8211; perché la comunità è sparsa per la nazione, si tratterebbe di strapparli alle loro case». Il fronte laico dell’assemblea ha trattato il dossier con la massima cura, cercando sino alla fine di non dare un segnale troppo orientato in un senso solo. Prima del voto, la presidenza ha ancora chiesto chiarimento e l’italiano ha assicurato che sì, «non si riteneva che i cristiani fossero una minoranza più minoranza delle altre». In aula poca gente. Sessantasei i favorevoli, un’astensione, un voto contrario. Quattro i nostri risultati al conteggio nominale, pochini in effetti. Due popolari, Mario Mauro ed Elisabetta Gardini, due Socialisti &amp; Democratici, Patrizia Toia e David Sassoli. Quest’ultimo, capo delegazione Pd, ha sottolineato che ora l’Europa «chiede al governo iracheno di agire subito per la difesa della comunità cristiana irachena e per la libertà di religione nel Paese». Allo stesso tempo, ha dichiarato all’unisono con Mauro, «è anche un chiaro impegno contro la pena di morte chiedendo la sospensione dell’esecuzione di Tareq Aziz». La Commissione prende nota. «Condividiamo le preoccupazioni e l’indignazione per gli attacchi terroristici in Iraq &#8211; ha spiegato un portavoce -, in particolare se colpiscono i civili, sia cristiani che musulmani». È una chiara apertura. Tocca a Lady Ashton trasformarla in un accordo vincolante con Baghdad.&#8221;</p>
<p>via <a href="http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&amp;sez=120&amp;id=37442">Informazione Corretta</a>.</p>
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		<title>ERIO CONGEDO (PDL): SODDISFAZIONE PER LA DECISIONE DELLA CORTE EUROPEA SUI CROCIFISSI NELLE AULE SCOLASTICHE</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 17:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[U.E.]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Consigliere regionale pugliese Saverio Congedo (PDL) ha diffuso la seguente nota, che volentieri riportiamo: &#8220;La decisione della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, che ha accolto il ricorso presentato dal Governo contro la sentenza che imponeva la rimozione dei Crocifissi dalle aule scolastiche, è la risposta più incisiva a quanti sprecano energie preziose provocando opposti fondamentalismi. E&#8217; frutto di fondamentalismo laicista l&#8217;adoperarsi per espellere dalla dimensione pubblica ogni segno di appartenenza alla bimillenaria tradizione cristiana, privando di identità la nostra società e con ciò rendendola inerme davanti alle aggressioni del fondamentalismo islamico. Plaudo pertanto alla decisione assunta dai giudici in sede europea e auspico per il futuro che i promotori di analoghe iniziative giudiziarie contro il Crocifisso spendano più produttivamente il loro tempo per denunciare le persecuzioni a cui sono sottoposti i cristiani &#8211; nel colpevole silenzio di settori della politica, della cultura e dell&#8217;informazione &#8211; in tante aree del mondo.&#8221;  Saverio Congedo Lecce, lì 3 marzo 2010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3918" href="http://www.recensioni-storia.it/erio-congedo-pdl-soddisfazione-per-la-decisione-della-corte-europea-sui-crocifissi-nelle-aule-scolastiche/crocifisso-3"><img class="alignleft size-medium wp-image-3918" title="CROCIFISSO" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/03/C_3_TopNews_83740_foto-300x224.jpg" alt="CROCIFISSO" width="300" height="224" /></a>Il Consigliere regionale pugliese Saverio Congedo (PDL) ha diffuso la seguente nota, che volentieri riportiamo:</p>
<p>&#8220;La decisione della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, che ha accolto il ricorso presentato dal Governo contro la sentenza che imponeva la rimozione dei Crocifissi dalle aule scolastiche, è la risposta più incisiva a quanti sprecano energie preziose provocando opposti fondamentalismi. E&#8217; frutto di fondamentalismo laicista l&#8217;adoperarsi per espellere dalla dimensione pubblica ogni segno di appartenenza alla bimillenaria tradizione cristiana, privando di identità la nostra società e con ciò rendendola inerme davanti alle aggressioni del fondamentalismo islamico.</p>
<p>Plaudo pertanto alla decisione assunta dai giudici in sede europea e auspico per il futuro che i promotori di analoghe iniziative giudiziarie contro il Crocifisso spendano più produttivamente il loro tempo per denunciare le persecuzioni a cui sono sottoposti i cristiani &#8211; nel colpevole silenzio di settori della politica, della cultura e dell&#8217;informazione &#8211; in tante aree del mondo.&#8221;</p>
<p> Saverio Congedo</p>
<p>Lecce, lì  3 marzo 2010</p>
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		<item>
		<title>EUROPA AL VOTO: LE POSSIBILI CONSEGUENZE (Rubrica radiofonica &#8220;L&#8217;Internazionale&#8221;, 11 giugno 2009)</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 21:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio per Sussidiario di Storia]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICA RADIOFONICA "L'INTERNAZIONALE"]]></category>
		<category><![CDATA[U.E.]]></category>

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		<description><![CDATA[Ascolta nel Salento sulle frequenze di Radio Queen Italia (100.8 /ogni mercoledì ore 07.05): europa-al-voto-le-possibili-conseguenze]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ascolta nel Salento sulle frequenze di Radio Queen Italia (100.8 /ogni mercoledì ore 07.05):</p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/europa-al-voto-le-possibili-conseguenze.mp3">europa-al-voto-le-possibili-conseguenze</a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-2695" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2695"><img class="alignleft size-medium wp-image-2695" title="europa-a-destra2" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/europa-a-destra2-300x257.jpg" alt="europa-a-destra2" width="300" height="257" /></a></p>
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		<item>
		<title>EUROPEE: UN VOTO PER L’IDENTITA’</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/europee-un-voto-per-l%e2%80%99identita%e2%80%99</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 20:35:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[U.E.]]></category>

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		<description><![CDATA[La vittoria delle destre alle elezioni europee del 6 e del 7 giugno 2009 non è stata tanto roboante come all’inizio l’hanno presentata mass media e commentatori politici. Ed infatti il generale calo dei socialisti è stato compensato, almeno in parte, dal successo dei verdi e di altre formazioni della sinistra. E’ comunque incontestabile che la tendenza elettorale europea si sia spostata verso il centro-destra, con un discreto successo anche per quelle formazioni che con tono sprezzante vengono definite “xenofobe”. In effetti pure il buon risultato dei Popolari Europei si fonda su una posizione di prudenza rispetto al tema dell’immigrazione e del multiculturalismo invocato dalla sinistra. Insomma nonostante milioni di europei non si siano nemmeno recati alle urne e nonostante la gravità della crisi economica in atto, si evince e vince una sensibilità attenta ai valori cristiani e identitari espressi soprattutto dal PPE (Partito Popolare Europeo). All’interno di tali valori cristiani trova posto  sicuramente il principio di solidarietà, che però non è suscettibile di essere interpretato a senso unico, e cioè quale indiscriminata apertura a tutto e a tutti. Regolare i grandi flussi migratori costituisce la sfida del domani, ma per vincerla non è necessario, &#8211; né forse possibile – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a rel="attachment wp-att-2497" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2497"><img class="alignleft size-full wp-image-2497" title="bandiere-1850619" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/bandiere-1850619.jpg" alt="bandiere-1850619" width="400" height="290" /></a>La vittoria delle destre alle elezioni europee del 6 e del 7 giugno 2009 non è stata tanto roboante come all’inizio l’hanno presentata mass media e commentatori politici. Ed infatti il generale calo dei socialisti è stato compensato, almeno in parte, dal successo dei verdi e di altre formazioni della sinistra. E’ comunque incontestabile che la tendenza elettorale europea si sia spostata verso il centro-destra, con un discreto successo anche per quelle formazioni che con tono sprezzante vengono definite “xenofobe”. In effetti pure il buon risultato dei Popolari Europei si fonda su una posizione di prudenza rispetto al tema dell’immigrazione e del multiculturalismo invocato dalla sinistra.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a rel="attachment wp-att-2498" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2498"><img class="alignleft size-full wp-image-2498" title="slogan" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/slogan.jpg" alt="slogan" width="240" height="275" /></a></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Insomma nonostante milioni di europei non si siano nemmeno recati alle urne e nonostante la gravità della crisi economica in atto, si evince e vince una sensibilità attenta ai valori cristiani e identitari espressi soprattutto dal PPE (Partito Popolare Europeo). </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">All’interno di tali valori cristiani trova posto  sicuramente il principio di solidarietà, che però non è suscettibile di essere interpretato a senso unico, e cioè quale indiscriminata apertura a tutto e a tutti. Regolare i grandi flussi migratori costituisce la sfida del domani, ma per vincerla non è necessario, &#8211; né forse possibile – far entrare tutti, in modo indiscriminato, nella casa comune. Il rischio è quello di far crescere sacche di criminalità e impedire una reale integrazione delle genti. Chi arriva in Europa deve essere messo in grado di assimilare la cultura occidentale e non  venire relegato in enclaves etniche spesso impenetrabili e serbatoio di potenziale scontro sociale. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Anche il tema relativo all&#8217;ingresso della Turchia in Europa sarà oggetto di probabile rivisitazione da parte del nuovo parlamento di Strasburgo. Non solo la Lega Nord in Italia, ma soprattutto il presidente <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarkozy</strong> in Francia, si oppongono con decisione a tale ingresso nell’U.E. (nonostante le forti pressioni del presidente degli Stati Uniti <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barak Obama</strong>).</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">D’altronde il grado di libertà religiosa &#8211; fondamento di ogni altra libertà &#8211; che la Turchia oggi garantisce al suo interno non è mai andato oltre le parole: il rifiuto di riconoscere il genocidio armeno è un segno della determinazione del governo turco a non applicare la libertà religiosa nel suo territorio. Gli accordi del 1923, che prevedevano il riconoscimento giuridico delle Chiese e altre misure di protezione delle minoranze etniche, non sono stati messi in pratica. In questo periodo, al contrario, decine di migliaia di Greci sono stati espulsi, mentre nuovi ostacoli si aggiungono a ciò che resta della vita cristiana in questo Paese, che è membro attivo dell’Organizzazione della Conferenza Islamica. Negli anni ’70 vi erano 70.000 Cristiani siriaci nella regione della Mesopotamia turca, situata tra il Tigri e l’Eufrate. Oggi ve ne sono appena 2.000. Del centinaio di monasteri che vi erano nella regione, ne rimangono solo quattro ancora attivi (“<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Bulletin de l’Etude du Christianisme des Origines</em>”, aprile 2009). </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Il parlamento europeo che esce dalle urne avrà le carte in regola &#8211; e i numeri! &#8211; per decidere con prudenza su questi due importanti temi: politiche comunitarie sull&#8217;immigrazione e apertura alla Turchia.</span></span></p>
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		<title>DIPENDENZA ENERGETICA, FIANCO DEBOLE DELLA NATO (L&#8217;Ora del Salento, 21 marzo 2009, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Mar 2009 08:05:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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		<description><![CDATA[Se per gli Stati Uniti la dipendenza da fonti energetiche straniere rappresenta &#8220;un pericolo urgente per la sicurezza economica e nazionale&#8221; (parole di Barak Obama), ciò vale anche e soprattutto per l’Europa. Scrive Emiliano Stornelli sul magazine online “l’Occidentale” del 14 Marzo 2009: “L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di garantire la propria sicurezza energetica attraverso una maggiore diversificazione delle fonti, rendendosi gradualmente sempre più autonomo da fornitori considerati inaffidabili. Gli europei condividono la stessa problematica. La recente disputa sul gas tra Russia e Ucraina, mettendo a rischio gli approvvigionamenti destinati ai paesi membri dell’UE, ha messo in luce tutta la vulnerabilità della sicurezza energetica del vecchio continente rispetto agli umori del Cremlino. Vulnerabilità che ha già avuto ripercussioni sui rapporti transatlantici. Nel corso della crisi nel Caucaso dell’agosto 2008, i vari distinguo dei paesi europei che più dipendono da Gazprom hanno minato la coesione dell’Alleanza Atlantica sulla posizione da assumere nei confronti dell’azione militare russa in Georgia.” Con la minaccia dell’uso politico della leva energetica, Mosca ha così dimostrato di poter influenzare le decisioni dei Paesi europei in una dimensione cruciale come la sicurezza. La scelta dell’Italia di riprendere la strada del nucleare – continua Stornelli – è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1772" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=1772"><img class="alignleft size-medium wp-image-1772" title="oleodotto" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/03/oleodotto-270x300.jpg" alt="oleodotto" width="270" height="300" /></a>Se per gli Stati Uniti la dipendenza da fonti energetiche straniere rappresenta &#8220;un pericolo urgente per la sicurezza economica e nazionale&#8221; (parole di Barak Obama), ciò vale anche e soprattutto per l’Europa.<br />
Scrive Emiliano Stornelli sul magazine online “l’Occidentale” del 14 Marzo 2009: “L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di garantire la propria sicurezza energetica attraverso una maggiore diversificazione delle fonti, rendendosi gradualmente sempre più autonomo da fornitori considerati inaffidabili. Gli europei condividono la stessa problematica. La recente disputa sul gas tra Russia e Ucraina, mettendo a rischio gli approvvigionamenti destinati ai paesi membri dell’UE, ha messo in luce tutta la vulnerabilità della sicurezza energetica del vecchio continente rispetto agli umori del Cremlino. Vulnerabilità che ha già avuto ripercussioni sui rapporti transatlantici. Nel corso della crisi nel Caucaso dell’agosto 2008, i vari distinguo dei paesi europei che più dipendono da Gazprom hanno minato la coesione dell’Alleanza Atlantica sulla posizione da assumere nei confronti dell’azione militare russa in Georgia.”<br />
Con la minaccia dell’uso politico della leva energetica, Mosca ha così dimostrato di poter influenzare le decisioni dei Paesi europei in una dimensione cruciale come la sicurezza.<br />
La scelta dell’Italia di riprendere la strada del nucleare – continua Stornelli – è un passo che va nella giusta direzione della diversificazione delle fonti, per quanto spezzare il doppio filo che ci tiene legati alla Russia (e alla Libia) sarà impresa difficile.<br />
Che la sicurezza energetica sia divenuta una priorità nell’agenda transatlantica lo dimostra anche la discussione attorno al nuovo Concetto Strategico della NATO. Il Concetto attualmente in vigore, approvato a Washington nell’aprile del 1999, si limita ad includere la possibile interruzione degli approvvigionamenti di risorse vitali tra i “rischi” che costituiscono un pericolo per la sicurezza degli Stati membri dell’Alleanza Atlantica. Si parla dunque ancora di rischio e non di minaccia, mentre oggi, a dieci anni di distanza dalla definizione di quel concetto strategico, i flussi di risorse energetiche sono resi molto più precari e vulnerabili. La presenza di tale minaccia è stata concretamente dimostrata nella guerra dello scorso agosto contro la Georgia, allorché i raid aerei russi sono andati molto vicini dal colpire l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan.<br />
Insomma resta da capire come i Paesi europei dell’Alleanza Atlantica potranno sottrarsi al diktat energetico del duo Putin-Mevdevev e, in generale, come potranno sottrarsi alla minaccia di un blocco energetico.</p>
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		<title>CRISTIANOFOBIA (L&#8217;Ora del Salento, 27 settembre 2008, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Sep 2008 04:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
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		<description><![CDATA[                                           OSSERVATORIO GEO-POLITICO (a cura di Roberto Cavallo) A commento del tradizionale Rapporto sulla libertà religiosa stilato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il Segretario di Stato Condoleza Rice ha ribadito la centralità della tutela della libertà religiosa fra gli obiettivi della politica estera statunitense. Il Rapporto passa in rassegna il grado di libertà di cui godono i fedeli delle varie religioni nel mondo, e, di conseguenza, i vari tipi di abusi che le persone soffrono per colpa dei governi. La maglia nera spetta a nove Paesi, fra cui l’Arabia Saudita, la Corea del Nord, il Sudan e la Cina. Dalle pagine del Rapporto si evince che le comunità cristiane sono fra le più perseguitate alle varie latitudini del globo. I recenti fatti dell’India (dove le chiese cristiane continuano a bruciare) stanno a dimostrarlo. Tutto ciò avviene senza che i mass media europei diano adeguato rilievo a tale drammatica situazione. Il giornalista Angelo Panebianco, nell’editoriale del Corriere della Sera dello scorso 7 settembre (Il silenzio sui Cristiani), si chiede le ragioni di tale grave disattenzione. Ed ecco la risposta che si da e che propone al lettore: “Sotto sotto, c’è l’idea che se uno è cristiano in Pakistan, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                           OSSERVATORIO GEO-POLITICO</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">(a cura di Roberto Cavallo)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/09/europa_-_persecuzione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-687" title="europa_-_persecuzione" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/09/europa_-_persecuzione-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;"> A commento del tradizionale Rapporto sulla libertà religiosa stilato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il Segretario di Stato <strong>Condoleza Rice</strong> ha ribadito la centralità della tutela della libertà religiosa fra gli obiettivi della politica estera statunitense. Il Rapporto passa in rassegna il grado di libertà di cui godono i fedeli delle varie religioni nel mondo, e, di conseguenza, i vari tipi di abusi che le persone soffrono per colpa dei governi. La maglia nera spetta a nove Paesi, fra cui l’Arabia Saudita, la Corea del Nord, il Sudan e la Cina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Dalle pagine del Rapporto si evince che le comunità cristiane sono fra le più perseguitate alle varie latitudini del globo. I recenti fatti dell’India (dove le chiese cristiane continuano a bruciare) stanno a dimostrarlo. Tutto ciò avviene senza che i mass media europei diano adeguato rilievo a tale drammatica situazione.</span><span id="more-682"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/09/madreteresa_indiar375_4set08.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-688" title="madreteresa_indiar375_4set08" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/09/madreteresa_indiar375_4set08-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Il giornalista <strong>Angelo Panebianco</strong>, nell’editoriale del Corriere della Sera dello scorso 7 settembre (<em>Il silenzio sui Cristiani</em>), si chiede le ragioni di tale grave disattenzione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Ed ecco la risposta che si da e che propone al lettore: “<em>Sotto sotto, c’è l’idea che se uno è cristiano in Pakistan, in Iraq, in India o in Nigeria, e gli succede qualcosa, in fondo se l’è cercata. La tesi dei fondamentalisti islamici o indù secondo cui il cristianesimo altro non è se non uno strumento ideologico al servizio della volontà di dominio occidentale sui mondi extra occidentali sembra condivisa, qui da noi, da un bel po’ di persone.</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Persone che credono che l’Europa debba ancora fare la penitenza </span></em><em><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">per le colpe (alcune reali e altre no) accumulate nei suoi secolari rapporti col mondo extra occidentale. Ne derivano il silenzio sulla libertà religiosa negata ai cristiani, soprattutto nel mondo islamico, e il disinteresse per le persecuzioni che in tanti luoghi, islamici e no, subiscono&#8230;</span><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">”.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Ad Angelo Panebianco fa eco, dalle pagine di Avvenire, un’altra illustre firma, quella del giornalista <strong>Luigi Geninazzi</strong>, che così intitola il proprio editoriale: “<em>Cristianofobia: ingerenza umanitaria. Subito</em>”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Scrive il giornalista di Avvenire: “…</span><em><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;"> Le cronache di questi giorni ci rimandano ai saccheggi, alle distruzioni e alle violenze contro le comunità cristiane in varie regioni dell’India. Ma non dobbiamo dimenticare che in Iraq i credenti caldei sono sotto costante minaccia … In Turchia le istituzioni della Chiesa ortodossa e cattolica continuano ad essere oggetto di pesanti discriminazioni e nel Paese che ha visto l’assassinio di don Andrea Santoro c’è chi incita all’odio contro i preti cattolici. Da Istanbul a Gaza, dall’Iraq all’Indonesia, nei Paesi islamici le cui leggi si ispirano alla “sharia”, come il Pakistan &#8211; ma anche in un paese “tollerante” come l’Algeria -, i cristiani vengono processati, condannati a morte da tribunali statali o uccisi da fanatici estremisti …”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Mentre gli Stati Uniti fanno pressione sui governi dei Paesi musulmani, della<span> </span>Cina e dell’India affinché tutelino la libertà religiosa, l’Unione Europea sembra che stia a guardare, disinteressata. E Geninazzi sconsolato si chiede: “<em>Perché l’Europa tace ancora</em>?” </span><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">(Avvenire, </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">domenica 21 settembre, pag. 1).</span>&lt;&#8211;&gt;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>LA CRISI GEORGIANA</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 19:26:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Georgia]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEOPOLITICO (a cura di Roberto Cavallo) A livello internazionale è la crisi fra Russia e Georgia l’avvenimento che più di ogni altro ha segnato questo mese di agosto che ormai si chiude. Scoppiata l’8 agosto scorso, proprio nel giorno dell&#8217;apertura dei Giochi di Pechino, improvvisa per i non addetti ai lavori, la guerra ha radici storiche profonde, che vanno ricercate nella complessità di quello che gli analisti geopolitici spesso definiscono il “mosaico” caucasico. Dopo il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte occidentale, era nell’aria un irrigidimento di Mosca, con conseguenze importanti per quelle regioni autonome ad essa storicamente – e geograficamente – vicine. Ma, al pari di tutte le zone di confine, nell’Ossezia del Sud e nell’Abkhazia (ormai riconosciute indipendenti da Mosca) l’elemento indipendentista filo-russo convive con quello georgiano, che è altrettanto &#8211; se non più &#8211; radicato nel territorio. Come ricordato in questi ultimi giorni dal Santo Padre, sarebbero stati auspicabili moderazione e sforzi di convivenza. Problemi sicuramente di non facile soluzione, ma che comunque non giustificano il modo d’agire intrapreso dalla Russia. Non solo, infatti, Mosca ha trasformato da un giorno all’altro i propri peace-keepers presenti nelle due regioni autonome in combattenti a tutti gli effetti (con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">OSSERVATORIO GEOPOLITICO</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">(a cura di Roberto Cavallo)</span></p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/georgia_map.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-581" title="georgia_map" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/georgia_map-300x260.jpg" alt="" width="300" height="260" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;"> A livello internazionale è la crisi fra Russia e Georgia l’avvenimento che più di ogni altro ha segnato questo mese di agosto che ormai si chiude. Scoppiata l’8 agosto scorso, proprio </span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">nel giorno dell&#8217;apertura dei Giochi di Pechino, </span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">improvvisa per i non addetti ai lavori, la guerra ha radici storiche profonde, che vanno ricercate nella complessità di quello che gli analisti geopolitici spesso definiscono il “mosaico” caucasico. Dopo il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte occidentale, era nell’aria un irrigidimento di Mosca, con conseguenze importanti per quelle regioni autonome ad essa storicamente – e geograficamente – vicine.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">Ma, al pari di tutte le zone di confine, nell’Ossezia del Sud e nell’Abkhazia (ormai riconosciute indipendenti da Mosca) l’elemento indipendentista filo-russo convive con quello georgiano, che è altrettanto &#8211; se non più &#8211; radicato nel territorio. </span><span id="more-580"></span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">Come ricordato in questi ultimi giorni dal Santo Padre, sarebbero stati auspicabili moderazione e sforzi di convivenza. Problemi sicuramente di non facile soluzione, ma che comunque non giustificano il modo d’agire intrapreso dalla Russia. Non solo, infatti, Mosca ha trasformato da un giorno all’altro i propri peace-keepers presenti nelle due regioni autonome in combattenti a tutti gli effetti (con l’impiego massiccio dei bombardamenti aerei), ma soprattutto ha invaso e mantenuto le proprie forze in Georgia oltre ogni limite pattuito dai mediatori europei. Ciò ha suscitato il disappunto e il “gelo” nelle relazioni Russia-NATO e, anche se in minor misura, in quelle Russia-U.E.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">Così il ritiro russo dalla Georgia è stato rinviato di molti giorni (ancora adesso le autorità georgiane negano che il ritiro sia stato completato), mentre autorevoli fonti segnalavano violenze sulla popolazione e saccheggi di private abitazioni ad opera di irregolari al seguito delle truppe russe. Di più: gli sconcertati georgiani hanno trovato, nelle zone appena evacuate dai russi, l’amara sorpresa dei campi minati. Quanto tempo e quante risorse ci vorranno per bonificare questi territori, nel cuore dell’indipendente Georgia? Al di là degli errori e delle eventuali responsabilità del Presidente georgiano <strong>Mikhail Saakashvili</strong>, è evidente che in Georgia si è consumata una tragedia contraria ai più elementari principi del diritto internazionale, principi che comunque tutelano la sovranità e l&#8217;indipendenza nazionale. </span></p>
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		<title>PREGHIERA PER L’AFRICA CHE BRUCIA (L&#8217;Ora del Salento, 16 febbraio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2008 09:52:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Ciad]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEOPOLITICO Ormai è sicuro: il tempo nel Darfur gioca a favore del Presidente sudanese Omar el Bashir, che dopo aver promesso all’Unione Africana e alla comunità internazionale (anche al Presidente del Consiglio Romano Prodi) iniziative di disarmo unilaterale, ha di nuovo scatenato le sue forze, militari e paramilitari, contro i villaggi della regione. Nel Darfur da anni ormai i movimenti autonomisti chiedono condizioni minime di sopravvivenza e la fine degli assalti indiscriminati da parte dei Janjaweed, i predoni arabi a cavallo, ausiliari delle forze governative di Khartoum. Il presidente el Bashir in questi ultimi tempi sta invece allargando il proprio raggio d’azione, sostenendo le milizie fondamentaliste ed antigovernative nel confinante Ciad. Qui si trovano migliaia di profughi provenienti dal Darfur, assistiti alla meno peggio nei campi di accoglienza gestiti dall’ONU. Così il presidente sudanese raggiunge tre obiettivi: prolunga i tempi del programmato dispiegamento della forza multinazionale in Darfur (che dovrebbe operare proprio a partire dal confine ciadiano); sottrae ogni via di scampo ai profughi; destabilizza la regione indebolendo il presidente ciadiano Idris Deby. Nei primi giorni di febbraio, proprio nell’imminenza dell’arrivo del piccolo contingente europeo di Eufor (in tutto 3.700 uomini), che avrebbe avuto il compito di proteggere profughi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">OSSERVATORIO GEOPOLITICO</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/040511_map_sudan.jpg" title="040511_map_sudan.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/040511_map_sudan.thumbnail.jpg" alt="040511_map_sudan.jpg" /></a><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'"> Ormai è sicuro: il tempo nel Darfur gioca a favore del Presidente sudanese <strong><em>Omar el Bashir, </em></strong>che dopo aver promesso all’Unione Africana e alla comunità internazionale (anche al Presidente del Consiglio Romano Prodi) iniziative di disarmo unilaterale, ha di nuovo scatenato le sue forze, militari e paramilitari, contro i villaggi della regione. <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Nel Darfur da anni ormai i movimenti autonomisti chiedono condizioni minime di sopravvivenza e la fine degli assalti indiscriminati da parte dei <em>Janjaweed</em>, i predoni arabi a cavallo, ausiliari delle forze governative di Khartoum. <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Il presidente <em>el Bashir</em> in questi ultimi tempi sta invece allargando il proprio raggio d’azione, sostenendo le milizie fondamentaliste ed antigovernative nel confinante Ciad. </span><span id="more-408"></span><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Qui si trovano migliaia di profughi provenienti dal Darfur, assistiti alla meno peggio nei campi di accoglienza gestiti dall’ONU. Così il presidente sudanese raggiunge tre obiettivi: prolunga i tempi del programmato dispiegamento della forza multinazionale in Darfur (che dovrebbe operare proprio a partire dal confine ciadiano); sottrae ogni via di scampo ai profughi; destabilizza la regione indebolendo il presidente ciadiano <strong><em>Idris Deby.</em></strong><em> </em>Nei primi giorni di febbraio, proprio nell’imminenza dell’arrivo del piccolo contingente europeo di Eufor (in tutto 3.700 uomini), che avrebbe avuto il compito di proteggere profughi sudanesi e centrafricani, nonché i cooperatori umanitari dell’ONU e delle ONG, una coalizione di ribelli<span>  </span>ha attaccato la capitale<span>  </span>ciadiana <em>N’Djamena</em>. Le forze governative del Presidente <strong><em>Idris Deby</em></strong> hanno respinto l’attacco con estrema difficoltà e molti quartieri della città sono stati devastati; mentre i 250.000 profughi del Darfur che vivono in territorio ciadiano nei campi d’accoglienza sono sempre in pericolo. <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Dunque si allungano i tempi dell’arrivo di qualsiasi forza multinazionale nella regione, sia dell’Unione Africana (UNAMID) che di quella europea (EUFOR). <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Anche dal Kenya continuano a giungere notizie di violenze e saccheggi, e di difficoltà per il mediatore Kofi Annan. Se sommati alle crisi endemiche di altre zone dell’Africa centrale e orientale, come la Repubblica Centrafricana, il<span>  </span>Congo e la Somalia, si comprende il senso<span>  </span>della grande preghiera per l’Africa proposta, per questa quaresima, dalla Conferenza Episcopale italiana. <o></o></span></p>
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