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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; U.E.</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>ERIO CONGEDO (PDL): SODDISFAZIONE PER LA DECISIONE DELLA CORTE EUROPEA SUI CROCIFISSI NELLE AULE SCOLASTICHE</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 17:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Consigliere regionale pugliese Saverio Congedo (PDL) ha diffuso la seguente nota, che volentieri riportiamo:
&#8220;La decisione della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, che ha accolto il ricorso presentato dal Governo contro la sentenza che imponeva la rimozione dei Crocifissi dalle aule scolastiche, è la risposta più incisiva a quanti sprecano energie preziose provocando opposti fondamentalismi. E&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3918" href="http://www.recensioni-storia.it/erio-congedo-pdl-soddisfazione-per-la-decisione-della-corte-europea-sui-crocifissi-nelle-aule-scolastiche/crocifisso-3"><img class="alignleft size-medium wp-image-3918" title="CROCIFISSO" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/03/C_3_TopNews_83740_foto-300x224.jpg" alt="CROCIFISSO" width="300" height="224" /></a>Il Consigliere regionale pugliese Saverio Congedo (PDL) ha diffuso la seguente nota, che volentieri riportiamo:</p>
<p>&#8220;La decisione della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, che ha accolto il ricorso presentato dal Governo contro la sentenza che imponeva la rimozione dei Crocifissi dalle aule scolastiche, è la risposta più incisiva a quanti sprecano energie preziose provocando opposti fondamentalismi. E&#8217; frutto di fondamentalismo laicista l&#8217;adoperarsi per espellere dalla dimensione pubblica ogni segno di appartenenza alla bimillenaria tradizione cristiana, privando di identità la nostra società e con ciò rendendola inerme davanti alle aggressioni del fondamentalismo islamico.</p>
<p>Plaudo pertanto alla decisione assunta dai giudici in sede europea e auspico per il futuro che i promotori di analoghe iniziative giudiziarie contro il Crocifisso spendano più produttivamente il loro tempo per denunciare le persecuzioni a cui sono sottoposti i cristiani &#8211; nel colpevole silenzio di settori della politica, della cultura e dell&#8217;informazione &#8211; in tante aree del mondo.&#8221;</p>
<p> Saverio Congedo</p>
<p>Lecce, lì  3 marzo 2010</p>
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		<title>EUROPA AL VOTO: LE POSSIBILI CONSEGUENZE (Rubrica radiofonica &#8220;L&#8217;Internazionale&#8221;, 11 giugno 2009)</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 21:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[RUBRICA RADIOFONICA  "L'INTERNAZIONALE"]]></category>
		<category><![CDATA[U.E.]]></category>
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		<description><![CDATA[Ascolta nel Salento sulle frequenze di Radio Queen Italia (100.8 /ogni mercoledì ore 07.05):
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ascolta nel Salento sulle frequenze di Radio Queen Italia (100.8 /ogni mercoledì ore 07.05):</p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/europa-al-voto-le-possibili-conseguenze.mp3">europa-al-voto-le-possibili-conseguenze</a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-2695" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2695"><img class="alignleft size-medium wp-image-2695" title="europa-a-destra2" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/europa-a-destra2-300x257.jpg" alt="europa-a-destra2" width="300" height="257" /></a></p>
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		<title>EUROPEE: UN VOTO PER L’IDENTITA’</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 20:35:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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		<description><![CDATA[La vittoria delle destre alle elezioni europee del 6 e del 7 giugno 2009 non è stata tanto roboante come all’inizio l’hanno presentata mass media e commentatori politici. Ed infatti il generale calo dei socialisti è stato compensato, almeno in parte, dal successo dei verdi e di altre formazioni della sinistra. E’ comunque incontestabile che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a rel="attachment wp-att-2497" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2497"><img class="alignleft size-full wp-image-2497" title="bandiere-1850619" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/bandiere-1850619.jpg" alt="bandiere-1850619" width="400" height="290" /></a>La vittoria delle destre alle elezioni europee del 6 e del 7 giugno 2009 non è stata tanto roboante come all’inizio l’hanno presentata mass media e commentatori politici. Ed infatti il generale calo dei socialisti è stato compensato, almeno in parte, dal successo dei verdi e di altre formazioni della sinistra. E’ comunque incontestabile che la tendenza elettorale europea si sia spostata verso il centro-destra, con un discreto successo anche per quelle formazioni che con tono sprezzante vengono definite “xenofobe”. In effetti pure il buon risultato dei Popolari Europei si fonda su una posizione di prudenza rispetto al tema dell’immigrazione e del multiculturalismo invocato dalla sinistra.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a rel="attachment wp-att-2498" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2498"><img class="alignleft size-full wp-image-2498" title="slogan" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/06/slogan.jpg" alt="slogan" width="240" height="275" /></a></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Insomma nonostante milioni di europei non si siano nemmeno recati alle urne e nonostante la gravità della crisi economica in atto, si evince e vince una sensibilità attenta ai valori cristiani e identitari espressi soprattutto dal PPE (Partito Popolare Europeo). </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">All’interno di tali valori cristiani trova posto  sicuramente il principio di solidarietà, che però non è suscettibile di essere interpretato a senso unico, e cioè quale indiscriminata apertura a tutto e a tutti. Regolare i grandi flussi migratori costituisce la sfida del domani, ma per vincerla non è necessario, &#8211; né forse possibile – far entrare tutti, in modo indiscriminato, nella casa comune. Il rischio è quello di far crescere sacche di criminalità e impedire una reale integrazione delle genti. Chi arriva in Europa deve essere messo in grado di assimilare la cultura occidentale e non  venire relegato in enclaves etniche spesso impenetrabili e serbatoio di potenziale scontro sociale. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Anche il tema relativo all&#8217;ingresso della Turchia in Europa sarà oggetto di probabile rivisitazione da parte del nuovo parlamento di Strasburgo. Non solo la Lega Nord in Italia, ma soprattutto il presidente <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarkozy</strong> in Francia, si oppongono con decisione a tale ingresso nell’U.E. (nonostante le forti pressioni del presidente degli Stati Uniti <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barak Obama</strong>).</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">D’altronde il grado di libertà religiosa &#8211; fondamento di ogni altra libertà &#8211; che la Turchia oggi garantisce al suo interno non è mai andato oltre le parole: il rifiuto di riconoscere il genocidio armeno è un segno della determinazione del governo turco a non applicare la libertà religiosa nel suo territorio. Gli accordi del 1923, che prevedevano il riconoscimento giuridico delle Chiese e altre misure di protezione delle minoranze etniche, non sono stati messi in pratica. In questo periodo, al contrario, decine di migliaia di Greci sono stati espulsi, mentre nuovi ostacoli si aggiungono a ciò che resta della vita cristiana in questo Paese, che è membro attivo dell’Organizzazione della Conferenza Islamica. Negli anni ’70 vi erano 70.000 Cristiani siriaci nella regione della Mesopotamia turca, situata tra il Tigri e l’Eufrate. Oggi ve ne sono appena 2.000. Del centinaio di monasteri che vi erano nella regione, ne rimangono solo quattro ancora attivi (“<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Bulletin de l’Etude du Christianisme des Origines</em>”, aprile 2009). </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Il parlamento europeo che esce dalle urne avrà le carte in regola &#8211; e i numeri! &#8211; per decidere con prudenza su questi due importanti temi: politiche comunitarie sull&#8217;immigrazione e apertura alla Turchia.</span></span></p>
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		<title>DIPENDENZA ENERGETICA, FIANCO DEBOLE DELLA NATO (L&#8217;Ora del Salento, 21 marzo 2009, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Mar 2009 08:05:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se per gli Stati Uniti la dipendenza da fonti energetiche straniere rappresenta &#8220;un pericolo urgente per la sicurezza economica e nazionale&#8221; (parole di Barak Obama), ciò vale anche e soprattutto per l’Europa.
Scrive Emiliano Stornelli sul magazine online “l’Occidentale” del 14 Marzo 2009: “L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di garantire la propria sicurezza energetica attraverso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1772" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=1772"><img class="alignleft size-medium wp-image-1772" title="oleodotto" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/03/oleodotto-270x300.jpg" alt="oleodotto" width="270" height="300" /></a>Se per gli Stati Uniti la dipendenza da fonti energetiche straniere rappresenta &#8220;un pericolo urgente per la sicurezza economica e nazionale&#8221; (parole di Barak Obama), ciò vale anche e soprattutto per l’Europa.<br />
Scrive Emiliano Stornelli sul magazine online “l’Occidentale” del 14 Marzo 2009: “L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di garantire la propria sicurezza energetica attraverso una maggiore diversificazione delle fonti, rendendosi gradualmente sempre più autonomo da fornitori considerati inaffidabili. Gli europei condividono la stessa problematica. La recente disputa sul gas tra Russia e Ucraina, mettendo a rischio gli approvvigionamenti destinati ai paesi membri dell’UE, ha messo in luce tutta la vulnerabilità della sicurezza energetica del vecchio continente rispetto agli umori del Cremlino. Vulnerabilità che ha già avuto ripercussioni sui rapporti transatlantici. Nel corso della crisi nel Caucaso dell’agosto 2008, i vari distinguo dei paesi europei che più dipendono da Gazprom hanno minato la coesione dell’Alleanza Atlantica sulla posizione da assumere nei confronti dell’azione militare russa in Georgia.”<br />
Con la minaccia dell’uso politico della leva energetica, Mosca ha così dimostrato di poter influenzare le decisioni dei Paesi europei in una dimensione cruciale come la sicurezza.<br />
La scelta dell’Italia di riprendere la strada del nucleare – continua Stornelli – è un passo che va nella giusta direzione della diversificazione delle fonti, per quanto spezzare il doppio filo che ci tiene legati alla Russia (e alla Libia) sarà impresa difficile.<br />
Che la sicurezza energetica sia divenuta una priorità nell’agenda transatlantica lo dimostra anche la discussione attorno al nuovo Concetto Strategico della NATO. Il Concetto attualmente in vigore, approvato a Washington nell’aprile del 1999, si limita ad includere la possibile interruzione degli approvvigionamenti di risorse vitali tra i “rischi” che costituiscono un pericolo per la sicurezza degli Stati membri dell’Alleanza Atlantica. Si parla dunque ancora di rischio e non di minaccia, mentre oggi, a dieci anni di distanza dalla definizione di quel concetto strategico, i flussi di risorse energetiche sono resi molto più precari e vulnerabili. La presenza di tale minaccia è stata concretamente dimostrata nella guerra dello scorso agosto contro la Georgia, allorché i raid aerei russi sono andati molto vicini dal colpire l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan.<br />
Insomma resta da capire come i Paesi europei dell’Alleanza Atlantica potranno sottrarsi al diktat energetico del duo Putin-Mevdevev e, in generale, come potranno sottrarsi alla minaccia di un blocco energetico.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>CRISTIANOFOBIA (L&#8217;Ora del Salento, 27 settembre 2008, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Sep 2008 04:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                           OSSERVATORIO GEO-POLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)
 A commento del tradizionale Rapporto sulla libertà religiosa stilato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il Segretario di Stato Condoleza Rice ha ribadito la centralità della tutela della libertà religiosa fra gli obiettivi della politica estera statunitense. Il Rapporto passa in rassegna il grado di libertà di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                           OSSERVATORIO GEO-POLITICO</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">(a cura di Roberto Cavallo)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/09/europa_-_persecuzione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-687" title="europa_-_persecuzione" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/09/europa_-_persecuzione-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;"> A commento del tradizionale Rapporto sulla libertà religiosa stilato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il Segretario di Stato <strong>Condoleza Rice</strong> ha ribadito la centralità della tutela della libertà religiosa fra gli obiettivi della politica estera statunitense. Il Rapporto passa in rassegna il grado di libertà di cui godono i fedeli delle varie religioni nel mondo, e, di conseguenza, i vari tipi di abusi che le persone soffrono per colpa dei governi. La maglia nera spetta a nove Paesi, fra cui l’Arabia Saudita, la Corea del Nord, il Sudan e la Cina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Dalle pagine del Rapporto si evince che le comunità cristiane sono fra le più perseguitate alle varie latitudini del globo. I recenti fatti dell’India (dove le chiese cristiane continuano a bruciare) stanno a dimostrarlo. Tutto ciò avviene senza che i mass media europei diano adeguato rilievo a tale drammatica situazione.</span><span id="more-682"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/09/madreteresa_indiar375_4set08.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-688" title="madreteresa_indiar375_4set08" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/09/madreteresa_indiar375_4set08-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Il giornalista <strong>Angelo Panebianco</strong>, nell’editoriale del Corriere della Sera dello scorso 7 settembre (<em>Il silenzio sui Cristiani</em>), si chiede le ragioni di tale grave disattenzione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Ed ecco la risposta che si da e che propone al lettore: “<em>Sotto sotto, c’è l’idea che se uno è cristiano in Pakistan, in Iraq, in India o in Nigeria, e gli succede qualcosa, in fondo se l’è cercata. La tesi dei fondamentalisti islamici o indù secondo cui il cristianesimo altro non è se non uno strumento ideologico al servizio della volontà di dominio occidentale sui mondi extra occidentali sembra condivisa, qui da noi, da un bel po’ di persone.</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Persone che credono che l’Europa debba ancora fare la penitenza </span></em><em><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">per le colpe (alcune reali e altre no) accumulate nei suoi secolari rapporti col mondo extra occidentale. Ne derivano il silenzio sulla libertà religiosa negata ai cristiani, soprattutto nel mondo islamico, e il disinteresse per le persecuzioni che in tanti luoghi, islamici e no, subiscono&#8230;</span><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">”.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Ad Angelo Panebianco fa eco, dalle pagine di Avvenire, un’altra illustre firma, quella del giornalista <strong>Luigi Geninazzi</strong>, che così intitola il proprio editoriale: “<em>Cristianofobia: ingerenza umanitaria. Subito</em>”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Scrive il giornalista di Avvenire: “…</span><em><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;"> Le cronache di questi giorni ci rimandano ai saccheggi, alle distruzioni e alle violenze contro le comunità cristiane in varie regioni dell’India. Ma non dobbiamo dimenticare che in Iraq i credenti caldei sono sotto costante minaccia … In Turchia le istituzioni della Chiesa ortodossa e cattolica continuano ad essere oggetto di pesanti discriminazioni e nel Paese che ha visto l’assassinio di don Andrea Santoro c’è chi incita all’odio contro i preti cattolici. Da Istanbul a Gaza, dall’Iraq all’Indonesia, nei Paesi islamici le cui leggi si ispirano alla “sharia”, come il Pakistan &#8211; ma anche in un paese “tollerante” come l’Algeria -, i cristiani vengono processati, condannati a morte da tribunali statali o uccisi da fanatici estremisti …”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">Mentre gli Stati Uniti fanno pressione sui governi dei Paesi musulmani, della<span> </span>Cina e dell’India affinché tutelino la libertà religiosa, l’Unione Europea sembra che stia a guardare, disinteressata. E Geninazzi sconsolato si chiede: “<em>Perché l’Europa tace ancora</em>?” </span><span style="line-height: 150%; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">(Avvenire, </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #464646;">domenica 21 settembre, pag. 1).</span>&lt;&#8211;&gt;</p>
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		<title>LA CRISI GEORGIANA</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 19:26:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Georgia]]></category>
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		<description><![CDATA[
OSSERVATORIO GEOPOLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)

 A livello internazionale è la crisi fra Russia e Georgia l’avvenimento che più di ogni altro ha segnato questo mese di agosto che ormai si chiude. Scoppiata l’8 agosto scorso, proprio nel giorno dell&#8217;apertura dei Giochi di Pechino, improvvisa per i non addetti ai lavori, la guerra ha radici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">OSSERVATORIO GEOPOLITICO</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">(a cura di Roberto Cavallo)</span></p>
<p><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/georgia_map.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-581" title="georgia_map" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/08/georgia_map-300x260.jpg" alt="" width="300" height="260" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;"> A livello internazionale è la crisi fra Russia e Georgia l’avvenimento che più di ogni altro ha segnato questo mese di agosto che ormai si chiude. Scoppiata l’8 agosto scorso, proprio </span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">nel giorno dell&#8217;apertura dei Giochi di Pechino, </span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">improvvisa per i non addetti ai lavori, la guerra ha radici storiche profonde, che vanno ricercate nella complessità di quello che gli analisti geopolitici spesso definiscono il “mosaico” caucasico. Dopo il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte occidentale, era nell’aria un irrigidimento di Mosca, con conseguenze importanti per quelle regioni autonome ad essa storicamente – e geograficamente – vicine.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">Ma, al pari di tutte le zone di confine, nell’Ossezia del Sud e nell’Abkhazia (ormai riconosciute indipendenti da Mosca) l’elemento indipendentista filo-russo convive con quello georgiano, che è altrettanto &#8211; se non più &#8211; radicato nel territorio. </span><span id="more-580"></span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">Come ricordato in questi ultimi giorni dal Santo Padre, sarebbero stati auspicabili moderazione e sforzi di convivenza. Problemi sicuramente di non facile soluzione, ma che comunque non giustificano il modo d’agire intrapreso dalla Russia. Non solo, infatti, Mosca ha trasformato da un giorno all’altro i propri peace-keepers presenti nelle due regioni autonome in combattenti a tutti gli effetti (con l’impiego massiccio dei bombardamenti aerei), ma soprattutto ha invaso e mantenuto le proprie forze in Georgia oltre ogni limite pattuito dai mediatori europei. Ciò ha suscitato il disappunto e il “gelo” nelle relazioni Russia-NATO e, anche se in minor misura, in quelle Russia-U.E.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #333333;">Così il ritiro russo dalla Georgia è stato rinviato di molti giorni (ancora adesso le autorità georgiane negano che il ritiro sia stato completato), mentre autorevoli fonti segnalavano violenze sulla popolazione e saccheggi di private abitazioni ad opera di irregolari al seguito delle truppe russe. Di più: gli sconcertati georgiani hanno trovato, nelle zone appena evacuate dai russi, l’amara sorpresa dei campi minati. Quanto tempo e quante risorse ci vorranno per bonificare questi territori, nel cuore dell’indipendente Georgia? Al di là degli errori e delle eventuali responsabilità del Presidente georgiano <strong>Mikhail Saakashvili</strong>, è evidente che in Georgia si è consumata una tragedia contraria ai più elementari principi del diritto internazionale, principi che comunque tutelano la sovranità e l&#8217;indipendenza nazionale. </span></p>
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		<title>PREGHIERA PER L’AFRICA CHE BRUCIA (L&#8217;Ora del Salento, 16 febbraio 2008, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2008 09:52:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSSERVATORIO GEOPOLITICO
 Ormai è sicuro: il tempo nel Darfur gioca a favore del Presidente sudanese Omar el Bashir, che dopo aver promesso all’Unione Africana e alla comunità internazionale (anche al Presidente del Consiglio Romano Prodi) iniziative di disarmo unilaterale, ha di nuovo scatenato le sue forze, militari e paramilitari, contro i villaggi della regione. 
Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">OSSERVATORIO GEOPOLITICO</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/040511_map_sudan.jpg" title="040511_map_sudan.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/040511_map_sudan.thumbnail.jpg" alt="040511_map_sudan.jpg" /></a><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'"> Ormai è sicuro: il tempo nel Darfur gioca a favore del Presidente sudanese <strong><em>Omar el Bashir, </em></strong>che dopo aver promesso all’Unione Africana e alla comunità internazionale (anche al Presidente del Consiglio Romano Prodi) iniziative di disarmo unilaterale, ha di nuovo scatenato le sue forze, militari e paramilitari, contro i villaggi della regione. <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Nel Darfur da anni ormai i movimenti autonomisti chiedono condizioni minime di sopravvivenza e la fine degli assalti indiscriminati da parte dei <em>Janjaweed</em>, i predoni arabi a cavallo, ausiliari delle forze governative di Khartoum. <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Il presidente <em>el Bashir</em> in questi ultimi tempi sta invece allargando il proprio raggio d’azione, sostenendo le milizie fondamentaliste ed antigovernative nel confinante Ciad. </span><span id="more-408"></span><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Qui si trovano migliaia di profughi provenienti dal Darfur, assistiti alla meno peggio nei campi di accoglienza gestiti dall’ONU. Così il presidente sudanese raggiunge tre obiettivi: prolunga i tempi del programmato dispiegamento della forza multinazionale in Darfur (che dovrebbe operare proprio a partire dal confine ciadiano); sottrae ogni via di scampo ai profughi; destabilizza la regione indebolendo il presidente ciadiano <strong><em>Idris Deby.</em></strong><em> </em>Nei primi giorni di febbraio, proprio nell’imminenza dell’arrivo del piccolo contingente europeo di Eufor (in tutto 3.700 uomini), che avrebbe avuto il compito di proteggere profughi sudanesi e centrafricani, nonché i cooperatori umanitari dell’ONU e delle ONG, una coalizione di ribelli<span>  </span>ha attaccato la capitale<span>  </span>ciadiana <em>N’Djamena</em>. Le forze governative del Presidente <strong><em>Idris Deby</em></strong> hanno respinto l’attacco con estrema difficoltà e molti quartieri della città sono stati devastati; mentre i 250.000 profughi del Darfur che vivono in territorio ciadiano nei campi d’accoglienza sono sempre in pericolo. <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Dunque si allungano i tempi dell’arrivo di qualsiasi forza multinazionale nella regione, sia dell’Unione Africana (UNAMID) che di quella europea (EUFOR). <o></o></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt"><span style="line-height: 150%; font-family: 'Calibri','sans-serif'">Anche dal Kenya continuano a giungere notizie di violenze e saccheggi, e di difficoltà per il mediatore Kofi Annan. Se sommati alle crisi endemiche di altre zone dell’Africa centrale e orientale, come la Repubblica Centrafricana, il<span>  </span>Congo e la Somalia, si comprende il senso<span>  </span>della grande preghiera per l’Africa proposta, per questa quaresima, dalla Conferenza Episcopale italiana. <o></o></span></p>
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		<title>LA RUSSIA E LA VOGLIA PERICOLOSA DI PASSATO (Corriere del Giorno, sabato 2 febbraio 2008, pag.6)</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Feb 2008 07:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
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		<description><![CDATA[ Vladimir Bukovskij, già dissidente ai tempi dell’U.R.S.S. e adesso nuovamente allontanato dal Paese natio, vive e lavora in Gran Bretagna, dove svolge la sua attività di ricerca e di denuncia sui crimini del comunismo, sul regime sovietico, sul nuovo corso del presidente russo.
E’ probabilmente il dissidente sovietico più noto al mondo. Nato nel 1942 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/841.jpg" title="841.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2008/02/841.thumbnail.jpg" alt="841.jpg" /></a><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%"> Vladimir Bukovskij, già dissidente ai tempi dell’U.R.S.S. e adesso nuovamente allontanato dal Paese natio, vive e lavora in Gran Bretagna, dove svolge la sua attività di ricerca e di denuncia sui crimini del comunismo, sul regime sovietico, sul nuovo corso del presidente russo.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">E’ probabilmente il dissidente sovietico più noto al mondo. Nato nel <st1 productid="1942 a" w:st="on">1942 a</st1> <em>Belebej</em> (URSS), la sua opposizione al regime iniziò prestissimo, dai banchi del liceo, quando per la prima volta gli prospettarono la necessità di iscriversi alla gioventù comunista per poter frequentare l’università. Caratterialmente allergico alle imposizioni, Bukovskij rifiutò con decisione.  </span><span id="more-400"></span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Subì il primo arresto a 21 anni; fu internato due volte in un ospedale psichiatrico carcerario; nel 1971 venne arrestato e condannato a 12 anni complessivi di privazione della libertà: due di carcere, cinque di lager e altrettanti di confino.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Nel 1976 venne scambiato con il comunista cileno <em>Luis Corvalan</em>. Ma già prima di ottenere la libertà, nel 1970, pose mano al libro bianco sull’abuso della psichiatria sovietica a fini politici e repressivi, una denuncia che, tramite l’Associazione mondiale dei Medici psichiatri, ebbe risonanza mondiale e rese celebre il suo nome. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Nell’ultimo libro-intervista pubblicato da Spirali (<em>Urss-Eurss: ovvero il complotto dei rossi</em>, Milano, 2007, pagg.116, euro 15,00),<span>  </span>Bukovskij ripercorre le tappe della sua vita, raccontando come il crollo dell’URSS nel 1991 gli abbia consentito di rientrare liberamente in Patria. Cominciavano gli anni del mandato del Presidente Eltsin, e si respirava una ventata di rinnovamento e di timida democrazia: <em>“… Tutto fa pensare</em> – racconta Bukovskij – <em>che Eltsin avesse sinceramente rotto con il comunismo e fosse diventato un vero democratico</em>”. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Quegli anni ’90 rappresentarono così per<span>  </span>Bukovskij<span>  </span>un’opportunità unica, dandogli la possibilità di svolgere l’attività di ricercatore presso gli archivi della Corte Costituzionale di Mosca. Servendosi di uno scanner, acquisì copia di molti documenti fino ad allora segreti del Comitato centrale del partito comunista e del Politburo. Parte di quel lavoro è diventato nel 1999 “<em>Gli archivi segreti di Mosca</em>” (Spirali, Milano): oltre 30 anni di storia europea e mondiale raccontati da circa settemila documenti originali! <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Come racconta Pavel Stroilov, giovane collaboratore di Bukovskij, “…<em>L’idea centrale di quel libro è che finché noi non riusciremo a riflettere sul nostro passato, a prendere coscienza di quanto sia stato sanguinario, l’umanità non potrà ravvedersi. E questo vale sia per l’Oriente che per l’Occidente</em>” (pag.18).<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">In definitiva si può dire che nei confronti del comunismo, che pure si è macchiato dello sterminio di milioni di persone, non è mai stato celebrato un processo analogo a quello di Norimberga…<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Ben presto gli archivi a cui Bukovskij lavorava vennero nuovamente secretati e gli fu negato il visto per <st1 productid="la Russia." w:st="on">la Russia.</st1> <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Ci penserà comunque Stroilov, studiando presso gli archivi moscoviti della “<em>Fondazione Gorbacev</em>”, a completare le ricerche iniziate da Bukovskij, a<span>  </span>salvare avventurosamente su CD ROM nuovi documenti e a portarli a Cambridge dal suo maestro, con cui condividerà la vita di esule e di appassionato difensore della verità.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">A proposito di Gorbacev, Bukovskij non è per nulla tenero con colui che in Occidente è considerato il prototipo del riformatore: semplicemente Gorbacev cercava di salvare il socialismo dal proprio fallimento epocale, con l’aiuto della finanza e<span>  </span>della sinistra occidentali. <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Nonostante ciò, “…<em>Se Gorbacev è scomparso, coloro che ne condividevano le idee rimangono attivi e occupano posizioni di rilievo. Non dobbiamo dimenticare che per i comunisti e i socialisti l’individuo non conta, conta il partito, e le decisioni non sono mai personali, sono sempre collettive. Per quanto riguarda l’Italia, per esempio, Natta non c’è più, ma ci sono Napoletano, il vostro Presidente della Repubblica, e D’Alema, che impugna addirittura le redini della politica estera… Ripeto: cambiano gli uomini, ma il partito non cambia</em>” (pag.62).<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Nel suo nuovo libro Vladimir Bukovskij delinea quindi il piano strategico comune a Vladimir Putin e alla leadership europea di sinistra (con la significativa eccezione di quella laburista britannica), finalizzato a separare il Vecchio Continente dal suo legame storico con gli Stati Uniti. In tale prospettiva le decisioni più importanti potrebbero essere prese sulla testa dei cittadini europei, defraudati nel loro diritto di scelta da istituzioni europee oggettivamente carenti in rappresentatività democratica: è il caso della <em>Commissione Europea</em>, non elettiva ma dotata di straordinari poteri decisionali (al contrario del <em>Parlamento Europeo</em>). In tutto ciò Bukovskij intravede pericolose analogie con il vecchio sistema sovietico, che lasciava al parlamento – il Soviet – appena la ratifica di decisioni già prese altrove.<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Anche se l’Unione Sovietica è crollata &#8211; scrive Bukovskij -, il suo passato ideologico continua a rappresentare un oggettivo pericolo, perché il comunismo è innanzitutto una malattia della cultura e dell’intelletto …<o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 1cm 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%">Allora non c’è molto tempo da perdere: mentre in Russia sventola di nuovo la bandiera rossa e di nuovo risuona l’inno sovietico, e il paese con Vladimir Putin ha cominciato a marciare verso il passato, l’Unione Europea, disperatamente bisognosa delle riserve energetiche russe, rischia di lasciarsi incantare dalle rinnovate sirene del Cremlino.</span><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: 'Arial','sans-serif'"><o></o></span></p>
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		<title>Eurabia: così  l’Europa è diventata &#8220;anti&#8230;&#8221; (Corriere del Giorno, 6 dicembre 2007, pag.6)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/eurabia-cosi-l%e2%80%99europa-e-diventata-anti-corriere-del-giorno-6-dicembre-2007-pag6</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Dec 2007 06:28:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Lindau]]></category>
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		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
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		<description><![CDATA[  Come altri membri della comunità ebraica egiziana, nel 1957 Gisèle Littman dovette abbandonare la sua patria e rifugiarsi a Londra, per poi trasferirsi definitivamente a Ginevra nel 1960, dove tuttora risiede.Gisèle Littman, con lo pseudonimo ebraico di Bat Ye’or che significa “Figlia del Nilo”, è diventata giornalista e scrittrice di successo. Dopo l’edizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/eurabia_1.jpg" title="eurabia_1.jpg"><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/12/eurabia_1.thumbnail.jpg" alt="eurabia_1.jpg" /></a>  </span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Come altri membri della comunità ebraica egiziana, nel 1957 <em>Gisèle Littman</em> dovette abbandonare la sua patria e rifugiarsi a Londra, per poi trasferirsi definitivamente a Ginevra nel 1960, dove tuttora risiede.<o></o></span><em><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Gisèle Littman</span></em><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">, con lo pseudonimo ebraico di <em>Bat Ye’or</em> che significa “Figlia del Nilo”, è diventata giornalista e scrittrice di successo. Dopo l’edizione inglese (2005) e quella francese (2006), adesso per i tipi della Lindau (Torino, 2007, pp.416, euro 24) ha pubblicato in Italia “<em>Eurabia. Come l’Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita</em>”. <o></o></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Il termine <em>Eurabia</em>, già fatta conoscere al grande pubblico da Oriana Fallaci e dallo storico <em>Niall Ferguson</em>, si deve  all’intuizione di <em>Bat Ye’or</em>, che intende così descrivere il processo storico-politico di graduale trasbordo della cultura araba in quella europea. Come se il Mediterraneo che separa le due sponde e le due civiltà impercettibilmente svanisse nel nulla… </span><span id="more-363"></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Il volume, diviso in cinque parti, costituisce un ampio studio fondato su una documentazione vastissima. </span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><o></o></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Nella prima parte – <em>Il progetto</em> – <em>Bat Ye’or</em> definisce che cosa deve precisamente intendersi per <em>Eurabia</em>: un disegno strategico che mira a staccare l’Europa dall’alveo “occidentale”, e soprattutto dalla tradizionale alleanza con gli Stati Uniti, per farla confluire quanto più possibile nell’universo musulmano.<o></o></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Non a caso fu il generale <em>Charles De Gaulle</em> (1890-1970), presidente della Repubblica Francese dal 1959 al 1969, ad avviare tale progetto in aperta polemica con <st1 productid="la NATO" w:st="on"></st1>la NATO, con gli U.S.A. e, di conseguenza, con Israele. Nasceva così intorno agli anni ’70 quello che in ambito diplomatico venne chiamato il DEA (Dialogo Euro-Arabo), con un forte atteggiamento di simpatia per la causa del popolo palestinese e per il suo leader carismatico: <em>Yasser Arafat</em> (1929-2004).<o></o></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Nella seconda parte – <em>La genesi di Eurabia</em> – l’Autrice ricorda come la crisi energetica degli anni ’70 e il conseguente timore di non poter mantenere gli elevati standard di consumi raggiunti, accelerò il desiderio europeo di cooperazione culturale e politica con la sponda meridionale del Mediterraneo: non solo <st1 productid="la Francia" w:st="on"></st1>la Francia, ma molti altri Stati europei, fra cui l’Italia, intessevano ormai legami privilegiati con i Paesi arabi e con l’OLP (Organizzazione per <st1 productid="la Liberazione" w:st="on"></st1>la Liberazione della Palestina).<o></o></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Nella terza parte – <em>Il funzionamento di Eurabia</em> – con dovizia di particolari si ripercorre il tragitto che ha condotto alla I Conferenza Euromediterranea di Barcellona (Dialogo di Barcellona) del 1995 e, dopo la parentesi rappresentata dall’attacco alle “<em>Twin Towers</em>” dell’11 settembre 2001, alla VI Conferenza Euromediterranea di Napoli del 2003: momenti decisivi per la strategia araba di implementazione della propria presenza, demografica e culturale, nel Vecchio Continente. In particolare vengono ricordate le copiose sovvenzioni (quasi 6 miliardi di euro per il solo quadriennio 1998-2002) devolute ai Paesi partner del processo di Barcellona: Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Autorità Palestinese, Libano, Giordania, Siria e Turchia. Aiuti economici favoriti dal DEA e finalizzati soprattutto a promuovere gli studi arabi e islamici ad ogni livello: nell’istruzione, nei media, nella cultura dei Paesi dell’U.E.<o></o></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Con la quarta parte – <em>Gli strumenti di Eurabia</em> – <em>Bat Ye’or</em> mette in risalto la sostanziale arrendevolezza di molti statisti europei dinanzi alla pressione islamica e palestinese in particolare; così, per esempio, dopo l’iniziale identificazione di <em>Hamas </em>quale organizzazione terroristica, è lentamente subentrata la convinzione di trovarsi dinanzi ad un legittimo interlocutore politico: i fondi europei prima congelati sono stati sbloccati e oggi ONG direttamente finanziate dall’U.E. lavorano a favore di <em>Hamas</em>.<o></o></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Analogo discorso può valere per <em>Hezbollah</em> in Libano. <o></o></span><em><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">L’ideologia di Eurabia </span></em><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">costituisce la quinta ed ultima parte del libro. Qui l’Autrice denuncia il “<em>palestinismo”</em> (pag.251), quasi nuovo culto che assegna valenza “<em>teologica</em>” ai Palestinesi, divenuti nell’immaginario mediatico il popolo oppresso per eccellenza. Ancora: nell’immaginifico europeo subentra impercettibilmente la convinzione che lo stesso Gesù Cristo fosse <em>palestinese</em> e non ebreo, all’interno di una visione artatamente idilliaca dei rapporti storici fra Islam e cristianesimo. Esempio concreto di simile visione per <em>Bat Ye’or</em> è rappresentata dall’ ”<strong><em>utopia andalusa</em></strong>”: con molti esempi storici l’Autrice dimostra come quella della tolleranza musulmana sia una rappresentazione più ideologica che reale, volutamente dimentica delle grandi imprese militari islamiche, che dal VII secolo in poi non solo spazzarono via la cristianità orientale e nord-africana ma misero a ferro e fuoco la stessa Europa. Un appunto che <em>Bat Ye’or </em><span> </span>rivolge ai cristiani e agli occidentali in generale (non a tutti, ma alla maggior parte) riguarda la loro arrendevolezza – una specie di resa, culturale prima ancora che politica, in cambio di tranquillità –, che esprime con il neologismo di origine arabo “<em>dhimmitudine” (</em>sottomissione),<span>  </span>e che ricorda, con sorprendente similitudine, il principio palestinese della<span>  </span>“<em>terra in cambio di pace e sicurezza</em>”.<o></o></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Riferendosi ai Paesi musulmani dove ancora, nonostante la forte spinta all’emigrazione, persistono minoranze cristiane (Egitto, Pakistan, Iraq, ecc.) <em>Bat Ye’or <span> </span></em>scrive<em>: “Private della loro storia e della loro identità, le società dhimmi </em>(sottomesse, n.d.r.)<em> tendono a diventare vere e proprie masse senza memoria, le quali, per sopravvivere, si rifugiano nell’adulazione dei loro oppressori o in un silenzio autistico.”<span>  </span></em>(pag. 312). <o></o></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Ma anche l’Europa, con il ripudio delle proprie radici ebraico-cristiane, non è da meno: “…<em>Il rifiuto della Bibbia e l’autodenigrazione europea nei confronti dell’Islam si configurano come una sorta di <strong>anticristianesimo innestato sull’antisionismo</strong> …</em>.” (pag. 316).<o></o></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">L’impostazione dell’opera indubbiamente risente dell’appartenenza nazionale (con i condizionamenti culturali che ne derivano) di <em>Bat Ye’or</em>,<span>  </span>che non lesina giudizi taglienti <span> </span>nei confronti dei protagonisti del Dialogo Euro-Arabo. <o></o></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">In effetti se uno degli scopi del DEA era quello della graduale integrazione dell’immigrazione di origine araba nel tessuto europeo, questo risultato sembra ben lontano dall’essere raggiunto. <o></o></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Resta il fatto che la prospettiva di Eurabia e gli spunti di riflessione che l’Autrice offre non vanno sottovalutati, in un quadro di ripensamento generale dell’identità europea ed occidentale.<o></o></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"><o></o> </span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'"></span><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Roberto Cavallo<o></o></span></p>
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		<title>EUROPA: PROVE DI SUICIDIO DEMOGRAFICO (L&#8217;Ora del Salento, 13 ottobre 2007, pag.11)</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Oct 2007 04:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[U.E.]]></category>

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		<description><![CDATA[ OSSERVATORIO GEO-POLITICO
(a cura di Roberto Cavallo)
 

Secondo le ultime ricerche ISTAT sarebbero tre milioni gli immigrati regolari presenti in Italia, con un incremento di oltre il 10% nell&#8217;ultimo anno. Tre milioni significano dunque il 5% della popolazione. A questo dato va aggiunto il numero indefinito degli irregolari. Ma l&#8217;elemento più interessante che in questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3"><img id="image327" height="96" alt="0005vp90.jpg" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/10/0005vp90.miniatura.jpg" /> OSSERVATORIO GEO-POLITICO<br />
</font><font size="3">(a cura di Roberto Cavallo)<br />
</font><font face="Times New Roman" size="3"> </font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3"><font face="Times New Roman" size="3" /></font><font face="Times New Roman" size="3"></font><font face="Times New Roman" size="3"></p>
<p align="left"><font face="Times New Roman" size="3">Secondo le ultime ricerche ISTAT sarebbero tre milioni gli immigrati regolari presenti in Italia, con un incremento di oltre il 10% nell&#8217;ultimo anno. Tre milioni significano dunque il 5% della popolazione. A questo dato va aggiunto il numero indefinito degli irregolari. Ma l&#8217;elemento più interessante che in questi giorni l&#8217;Istat ci fornisce riguarda la natalità: secondo l&#8217;Istat infatti il 10% di tutti i nuovi nati in Italia proviene da genitori stranieri.</font></p>
<p></font><font face="Times New Roman" size="3">Il trend è sempre in crescita,  e fa da contraltare alla denatalità italiana ed europea in generale.<span id="more-325"></span> Come riferisce Silvano Stracca dalle pagine della rivista &#8220;<em>Il bollettino salesiano</em>&#8221; (<em>Quo vadis Europa?</em>, ottobre 2007, pagg. 12 e seguenti) di questo passo alla fine del secolo, intorno al 2100, gli Italiani saranno 15 milioni, mentre la Germania scenderà dagli attuali 80 milioni a 32. Gli Spagnoli rimarranno poco più di 10 milioni. L&#8217;Europa e l&#8217;Italia si avviano dunque verso un lento ma inesorabile &#8211; così almeno sembra &#8211;  suicidio demografico. E senza andare troppo in là, già nel 2050 la popolazione europea sarà appena il 7% di quella mondiale, mentre fra 20 anni il 30% della società europea sarà composto da &#8220;<em>over</em> 65&#8243;: ecco che appare inevitabile l&#8217;arrivo negli anni a venire di nuove masse di immigrati, specie dalla sponda meridionale del Mediterraneo, dove l&#8217;incremento demografico conosce ritmi vertiginosi, pronte ad occupare i posti lasciati vuoti dall&#8217;uomo europeo. D&#8217;altronde, perchè un gruppo sociale cresca con ritmi naturali, ogni donna dovrebbe dare alla luce  2,1 bambini nell&#8217;arco della propria vita; mentre l&#8217;attuale tasso di fertilità degli Europei è fermo all&#8217;1,35. </font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3">L&#8217;Italia e la Spagna, nazioni di tradizione cattolica, si attestano esattamente su tale media, addirittura al di sotto di quella di altri Paesi europei protestanti. Fa eccezione solo l&#8217;Irlanda, dove, peraltro, l&#8217;aborto è ancora illegale.</font></p>
<p><font face="Times New Roman" size="3">Non resta allora che provare a rispondere all&#8217;interrogativo di Benedetto XVI: &#8220;<em>Il problema dell&#8217;Europa che apparentemente quasi non vuole più avere figli, mi è penetrato nell&#8217;anima. Quest&#8217;Europa sembra essere stanca, anzi sembra volersi congedare dalla storia.  Perchè</em>?&#8221; </font></p>
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