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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Islam e società</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>ECCO COME FINISCE LA &#8220;PRIMAVERA ARABA&#8221;: I FRATELLI MUSULMANI VINCONO AL CAIRO</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 06:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo dal FOGLIO di ieri, 02/12/2011, in prima pagina, l&#8217;articolo dal titolo &#8221; Chi vince al Cairo &#8220;: &#8220;I risultati ufficiali attesi per ieri non sono arrivati. Ma i numeri dicono Fratelli musulmani attorno al 50 per cento e al secondo posto un pericoloso spareggio tra i partiti salafiti e il Blocco egiziano del magnate Naguib Sawiris. Il partito della Giustizia e libertà, paravento politico della Fratellanza, già nega che ci sarà un’alleanza con i salafiti di Hizb an Nour, il Partito della luce. “Le voci su un accordo tra noi per formare un governo islamista sono un’invenzione dei media”, dice il segretario generale del Fratelli musulmani, Saad el Katatny. Il segretario dichiara che l’unica coalizione possibile è quella esistente con gli altri dieci partiti dell’Alleanza democratica, il cartello elettorale guidato dal partito della Fratellanza, da cui i salafiti sono usciti due mesi fa per dissensi. Il risultato così forte dei Fratelli musulmani era quasi scontato, grazie all’organizzazione ferrea dei suoi membri, che versano nelle casse comuni il dieci per cento del loro stipendio e si sono impegnati mesi fa a portare almeno 100 conoscenti ciascuno ai seggi elettorali. E anche grazie alla disciplina del partito, che ha navigato tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/ARABYA.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6603" title="ARABYA" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/ARABYA-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Riportiamo dal FOGLIO di ieri, 02/12/2011, in prima pagina, l&#8217;articolo dal titolo &#8221; Chi vince al Cairo &#8220;:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I risultati ufficiali attesi per ieri non sono arrivati. Ma i numeri dicono Fratelli musulmani attorno al 50 per cento e al secondo posto un pericoloso spareggio tra i partiti salafiti e il Blocco egiziano del magnate Naguib Sawiris. Il partito della Giustizia e libertà, paravento politico della Fratellanza, già nega che ci sarà un’alleanza con i salafiti di Hizb an Nour, il Partito della luce. “Le voci su un accordo tra noi per formare un governo islamista sono un’invenzione dei media”, dice il segretario generale del Fratelli musulmani, Saad el Katatny. Il segretario dichiara che l’unica coalizione possibile è quella esistente con gli altri dieci partiti dell’Alleanza democratica, il cartello elettorale guidato dal partito della Fratellanza, da cui i salafiti sono usciti due mesi fa per dissensi. Il risultato così forte dei Fratelli musulmani era quasi scontato, grazie all’organizzazione ferrea dei suoi membri, che versano nelle casse comuni il dieci per cento del loro stipendio e si sono impegnati mesi fa a portare almeno 100 conoscenti ciascuno ai seggi elettorali. E anche grazie alla disciplina del partito, che ha navigato tutti gli imprevisti del dopo rivoluzione, fino a decidere di non partecipare agli scontri di piazza dell’ultima settimana. Il punto è che queste parlamentari egiziane sono divise in tre turni (27 governatorati, votano nove per volta). A questo turno hanno votato le zone metropolitane, più aperte e moderne e naturalmente più refrattarie alla campagna politica di Fratelli e salafiti. Che succederà ai prossimi turni? Questa prima vittoria islamista potrebbe diventare un trionfo. In Egitto la legge vieta i partiti religiosi: ma non è stata applicata contro i salafiti, la cui presenza rende ora il voto del Cairo differente da quello in Tunisia. Intanto il lungo calendario elettorale, altri due voti nelle prossime cinque settimane, poi daccapo per il Senato, svuota di senso e di persone piazza Tahrir. Il risultato dei partiti liberali e laici riuniti sotto il simbolo dell’occhio di Kutla al Masriyah, il Blocco egiziano, delude anche chi era già spiritualmente preparato alla delusione&#8221;.</p>
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		<title>ISLAM: CHE STA SUCCEDENDO?</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 13:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Sugarco]]></category>

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		<description><![CDATA[Che succede nel mondo islamico? Regimi che sembravano solidissimi – a partire dalla Tunisia di Ben Alì e dall’Egitto di Mubarak – sono caduti in poche settimane. La guerra alla Libia di Gheddafi ha sconvolto la politica europea. In Siria, nello Yemen, nel Bahrain, quelle che sembravano certezze sono state rimesse in discussione. La notizia della morte di Bin Laden ha indotto a ripensare l’intera questione del terrorismo, mentre assistiamo impotenti agli esodi “biblici” di immigrati verso le nostre coste. Che cosa sta succedendo in Medio Oriente? A questa domanda, che ancora lascia interdetti non pochi specialisti in relazioni internazionali e geopolitica, prova a rispondere il prof. Massimo Introvigne, autorevole sociologo delle religioni nonché fondatore e direttore del CESNUR (Centro Studi Nuove Religioni). Introvigne, che dal 2011 è anche Rappresentante dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), svolge tale indagine in un libro di recentissima pubblicazione (Sugarco Edizioni, Milano, giugno 2011, pagg. 151): “Islam, che sta succedendo? Le rivolte arabe. La morte di Osama bin Laden. L’esodo degli immigrati”. Prima di passare in rassegna i vari Paesi del Medio Oriente teatro delle rivolte/rivoluzioni, l’Autore svolge alcune considerazioni di carattere generale che quindi valgono a fattor comune. Innanzitutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/08/islam-che-sta-succedendo-le-rivolte-arabe-la-morte-di-osama-bin-laden-l-esodo-degli-immigrati-3337339.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6351" title="islam-che-sta-succedendo-le-rivolte-arabe-la-morte-di-osama-bin-laden-l-esodo-degli-immigrati-3337339" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/08/islam-che-sta-succedendo-le-rivolte-arabe-la-morte-di-osama-bin-laden-l-esodo-degli-immigrati-3337339.jpg" alt="" width="140" height="202" /></a>Che succede nel mondo islamico? Regimi che sembravano solidissimi – a partire dalla Tunisia di Ben Alì e dall’Egitto di Mubarak – sono caduti in poche settimane. La guerra alla Libia di Gheddafi ha sconvolto la politica europea. In Siria, nello Yemen, nel Bahrain, quelle che sembravano certezze sono state rimesse in discussione. La notizia della morte di Bin Laden ha indotto a ripensare l’intera questione del terrorismo, mentre assistiamo impotenti agli esodi “biblici” di immigrati verso le nostre coste. Che cosa sta succedendo in Medio Oriente?</p>
<p style="text-align: justify;">A questa domanda, che ancora lascia interdetti non pochi specialisti in relazioni internazionali e geopolitica, prova a rispondere il prof. Massimo Introvigne, autorevole sociologo delle religioni nonché fondatore e direttore del CESNUR (Centro Studi Nuove Religioni).</p>
<p style="text-align: justify;">Introvigne, che dal 2011 è anche Rappresentante dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), svolge tale indagine in un libro di recentissima pubblicazione (Sugarco Edizioni, Milano, giugno 2011, pagg. 151): “<em>Islam, che sta succedendo? Le rivolte arabe. La morte di Osama bin Laden. L’esodo degli immigrati</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di passare in rassegna i vari Paesi del Medio Oriente teatro delle rivolte/rivoluzioni, l’Autore svolge alcune considerazioni di carattere generale che quindi valgono a fattor comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto – dice Introvigne – è indubbiamente vero che alla base degli attuali sommovimenti vi siano anche – ma non esclusivamente – problemi di carattere economico. La povertà diffusa all’interno di Paesi con una percentuale di popolazione molto giovane e priva di lavoro e con classi dirigenti altamente corrotte, ha costituito una pericolosa miscela esplosiva. E’ vero anche che spesso tali leadership corrotte hanno ottenuto l’appoggio degli Occidentali (Ben Alì, Gheddafi, Mubarak, ecc.), e a tal proposito Introvigne ricorda il dibattito (soprattutto all’interno degli U.S.A.) circa l’opportunità o meno di sostenere figure oggettivamente impresentabili: i dittatori del mondo islamico erano “…<em>quasi tutti nazionalisti laici con venature di socialismo, in crisi dopo la caduta dell’Unione Sovietica e il risveglio dell’Islam</em>” (pag. 32-33).</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, spiega Introvigne, non sempre l’Occidente ne ha preso le difese e talora li ha abbandonati al proprio destino. E’ quanto accadde, per esempio, con lo Scià Reza Pahlevi (1919-1980), travolto dalla rivoluzione khomeynista che portò in Iran il regime teocratico degli ayatollah. Alla luce di quanto è successo c’è da chiedersi cosa sia stato peggio…E’ proprio sulla base di tali considerazioni che, specie dopo i fatti dell’11 settembre 2001, si consolidò la dottrina dell’ex presidente George W. Bush, secondo cui all’Occidente conveniva pilotare – piuttosto che subire – la caduta dei vari dittatori dei Paesi islamici. Ma il problema di fondo era – ed è – che non ovunque si trovano classi dirigenti disponibili a sostituire i dittatori, per quanto le si cerchi. Questo spiega, per esempio, le difficoltà della stabilizzazione dell’Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein.  In ogni caso Bush – scrive Introvigne – aveva perfettamente ragione quando diceva che i regimi nazionalisti erano comunque destinati ad essere travolti per la loro natura impopolare e corrotta e per l’impetuoso risveglio religioso mondiale dell’islam: “<em>Chi sosteneva che in Paesi come la Libia, la Tunisia, l’Egitto i regimi nazionalisti laici erano solidissimi, così che la dottrina Bush era pericolosa e prematura, aveva torto. Questi regimi impopolari sopravvivevano in periodi di relativa stabilità economica. La crisi economica internazionale ha reso ingestibili le proteste.</em>” (pag. 28).</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre al fattore economico esiste dunque un altro grande aspetto che non può essere ignorato per comprendere gli attuali scenari mediorientali: il ruolo dell’islam. Chi lo sottovaluta predilige accentuare l’aspetto spontaneistico delle rivoluzioni in corso, supportate dai nuovi strumenti tecnologici – internet e i social network su tutti – che i giovani sono abilissimi a maneggiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per l’Autore, anche se tali considerazioni sono indubbiamente vere, non sono però esaustive della realtà, che è molto più complessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed infatti, come per la Rivoluzione francese le proteste economiche spontanee sarebbero rimaste pura rivolta senza diventare rivoluzione, se non fossero entrate in una meccanica orientata dalle “società di pensiero”, così dietro le rivolte mediorientali ci sono una pluralità di “società di pensiero” – soprattutto islamiche – atte ad incanalare le rivolte in un alveo rivoluzionario.  </p>
<p style="text-align: justify;">Tra queste “società di pensiero” islamiche vi sono indubbiamente varie sfumature: si va dai cosiddetti “moderati” (che però si trovano solo in Occidente all’interno dell’immigrazione) ai Fratelli musulmani e ai Salafiti, senza dimenticare le organizzazioni terroristiche ancora attive, pur se orfane di bin Laden.</p>
<p style="text-align: justify;">In appendice al volume vi sono quindi tre documenti essenziali: lo statuto dell’organizzazione palestinese “Hamas”, indispensabile per comprendere il fondamentalismo; le <em>Epistole Ladenesi</em>, che costituiscono lo scritto principale di Osama bin Laden; e l’ultimo audio messaggio dello stesso bin Laden – per la prima volta in traduzione italiana –, diffuso dopo la sua morte dalla televisione araba <em>Al Jazeera</em> l’8 maggio 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">In sintesi, alla domanda: “che sta succedendo?”, Introvigne, in controtendenza rispetto a chi mette all’indice sempre e comunque l’Occidente, risponde con una molteplicità di riflessioni e di percorsi che mettono in luce le radici culturali e religiose (in gran parte interne all’islam) dell’attuale crisi mediorientale.</p>
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		<title>EGITTO: AL REFERENDUM COSTITUZIONALE VINCE LA SHARIA</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 08:18:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo capito che le rivoluzioni arabe degli ultimi mesi sono &#8220;contro&#8221; qualcuno (Mubarak, Ben Alì, Gheddafi&#8230;), ma ancora non sappiamo &#8220;a favore di chi&#8221; esse siano. Cui prodest? La democrazia, si dice&#8230;E&#8217; vero, ma la democrazia, specie nei Paesi musulmani non avvezzi a praticarla, non può essere solo un vuoto contenitore. Deve avere programmi e uomini in grado di attuarli, o almeno aspiranti tali, come accade nel mondo occidentale. E&#8217; quindi davvero poco comprensibile il velo di silenzio con cui i media hanno trattato il primo vero serio episodio &#8220;post-rivoluzionario&#8221;, il primo fatto politicamente rilevante finalizzato a costruire e non solo ad abbattere&#8230;Mi riferisco al referendum costituzionale tenutosi in Egitto lo scorso 19 marzo 2011. Gli elettori erano chiamati a confermare un pacchetto di dieci emendamenti decisi, a porte chiuse e in tutta fretta, da un comitato di otto giuristi nominati dal Consiglio Supremo Militare. Gli emendamenti sono stati approvati con una larga maggioranza (77% contro 22%), nonostante la contrarietà dei giovani di piazza Tahrir, protagonisti della rivoluzione anti-Mubarak. Fra le varie norme in questione, il punto critico era rappresentato dalla conferma dell’articolo 2 dell&#8217;attuale costituzione, che stabilisce la sharia come fonte principale del diritto, con gravi conseguenze soprattutto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/03/Egitto-referendum.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6014" title="Egitto-referendum" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/03/Egitto-referendum.jpg" alt="" width="258" height="258" /></a>Abbiamo capito che le rivoluzioni arabe degli ultimi mesi sono &#8220;contro&#8221; qualcuno (Mubarak, Ben Alì, Gheddafi&#8230;), ma ancora non sappiamo &#8220;a favore di chi&#8221; esse siano. <em>Cui prodest</em><em>?</em> La democrazia, si dice&#8230;E&#8217; vero, ma la democrazia, specie nei Paesi musulmani non avvezzi a praticarla, non può essere solo un vuoto contenitore. Deve avere programmi e uomini in grado di attuarli, o almeno aspiranti tali, come accade nel mondo occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; quindi davvero poco comprensibile il velo di silenzio con cui i media hanno trattato il primo vero serio episodio &#8220;post-rivoluzionario&#8221;, il primo fatto politicamente rilevante finalizzato a costruire e non solo ad abbattere&#8230;Mi riferisco al referendum costituzionale tenutosi in Egitto lo scorso 19 marzo 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli elettori erano chiamati a confermare un pacchetto di dieci emendamenti decisi, a porte chiuse e in tutta fretta, da un comitato di otto giuristi nominati dal Consiglio Supremo Militare. Gli emendamenti sono stati approvati con una larga maggioranza (77% contro 22%), nonostante la contrarietà dei giovani di piazza Tahrir, protagonisti della rivoluzione anti-Mubarak.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le varie norme in questione, il punto critico era rappresentato dalla conferma dell’articolo 2 dell&#8217;attuale costituzione, che stabilisce la <em><strong>sharia</strong></em> come fonte principale del diritto, con gravi conseguenze soprattutto per le donne e le minoranze. Con una costituzione a base religiosa islamica i diritti delle donne verrebbero seriamente compromessi. Tanto per fare un esempio, con le norme vigenti dopo la vittoria del «sì», le donne non sono eleggibili alla presidenza della Repubblica. E&#8217; anche emblematico che ai seggi (dove l&#8217;affluenza è stata altissima) uomini e donne siano stati incolonnati in file separate.</p>
<p style="text-align: justify;">Varie ong hanno denunciato un attivismo e una presenza martellante ai seggi da parte di esponenti dei <em>Fratelli Musulmani</em>. Anche nel seggio del quartiere di Moqattam, dove ha tentato di votare El Baradei, esponente di spicco del movimento per il cambiamento, la loro presenza era evidente. Proprio El Baradei, che pure è candidato alla presidenza, è rimasto vittima di un&#8217;aggressione (cfr.: Egitto. Vince il &#8220;sì&#8221; al referendum costituzionale, in: Il Messaggero, lunedì 21 marzo, pag. 2.).</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le prossime elezioni di settembre (e i <em>Fratelli Musulmani</em> potrebbero essere in pole position) i partiti vincitori vareranno una costituzione tutta nuova, al posto di quella risalente al 1971 ed adesso solo emendata.</p>
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		<title>IL PATRIARCATO SOTTOMESSO</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 05:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[SUSSIDIARIO DI STORIA]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>

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		<description><![CDATA[    Chi ha la fortuna di recarsi ad Istanbul, oltre a visitare le grandi moschee, può allargare il suo giro alla chiesa di San Giorgio al Fanar, attuale sede del patriarcato ecumenico ortodosso. Per certi aspetti il Fanar è un po’ come il nostro Vaticano. Ma questa chiesa, che colpisce per la sua modestia, è anche l’epilogo di una storia fatta di tante vessazioni, messe bene in luce dal libro “Il Patriarcato ecumenico”, pubblicato dall’Associazione “Testimonianza Ortodossa”. Con la caduta di Costantinopoli, avvenuta per opera dei Turchi nel 1453, per la sede del patriarcato ecumenico ortodosso comincia un doloroso pellegrinaggio da un posto all’altro della città. Da principio il patriarcato è spostato dalla splendida chiesa dedicata a Santa Sofia (requisita) alla chiesa dei Santi Apostoli, che i Turchi dopo l’occupazione del 1453 avevano ridotto ad un ammasso di macerie. Lo storico Kritovulos scrive che “…per 14 ore le orde musulmane si sono accanite contro il bellissimo tempio. Dopo aver fatto a pezzi le reliquie e le ossa degli imperatori  hanno gettato i resti nella calce viva. Così distrutto fu consegnato ai cristiani come sede nuova del patriarcato ecumenico.” (cfr.: Stilianos Bouris, Il patriarcato ecumenico fra testimonianza e martirio, pag. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div id="attachment_5752" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/Bartolomeo-I.jpg"><img class="size-medium wp-image-5752" title="Bartolomeo I" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/Bartolomeo-I-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a><p class="wp-caption-text">Benedetto XVI con il Patriarca ecumenico Bartolomeo I</p></div>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Chi ha la fortuna di recarsi ad Istanbul, oltre a visitare le grandi moschee, può allargare il suo giro alla chiesa di San Giorgio al Fanar, attuale sede del patriarcato ecumenico ortodosso. Per certi aspetti il Fanar è un po’ come il nostro Vaticano. Ma questa chiesa, che colpisce per la sua modestia, è anche l’epilogo di una storia fatta di tante vessazioni, messe bene in luce dal libro “<em>Il Patriarcato ecumenico</em>”, pubblicato dall’Associazione “Testimonianza Ortodossa”.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la caduta di Costantinopoli, avvenuta per opera dei Turchi nel 1453, per la sede del patriarcato ecumenico ortodosso comincia un doloroso pellegrinaggio da un posto all’altro della città. Da principio il patriarcato è spostato dalla splendida chiesa dedicata a Santa Sofia (requisita) alla chiesa dei Santi Apostoli, che i Turchi dopo l’occupazione del 1453 avevano ridotto ad un ammasso di macerie. Lo storico <strong>Kritovulos</strong> scrive che “…per 14 ore le orde musulmane si sono accanite contro il bellissimo tempio. Dopo aver fatto a pezzi le reliquie e le ossa degli imperatori  hanno gettato i resti nella calce viva. Così distrutto fu consegnato ai cristiani come sede nuova del patriarcato ecumenico.” (cfr.: <strong>Stilianos Bouris</strong>, <em>Il patriarcato ecumenico fra testimonianza e martirio</em>, pag. 25, in: “Il patriarcato ecumenico”).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non durò molto: i musulmani si ripresero quel tempio per costruirvi la moschea “Fatich”. Il patriarcato ecumenico è perciò costretto, già nel 1456, a spostare la sede a Moni Pammakaristos. Nel 1587 sarà obbligato a un nuovo trasferimento, quando il sultano <strong>Murat III</strong> decise di realizzare un’altra moschea proprio a Moni Pammakaristos, dandogli il nome di “Fetchie Camii”, che significa “tempio della vittoria”, in ricordo della conquista da parte degli Ottomani della Georgia e dell’Armenia cristiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Così di nuovo il patriarcato ecumenico emigra altrove, trasferendosi nella chiesa della Vergine Paramythia. Ma non basta: dieci anni più tardi, nel 1597, il patriarcato è costretto a spostare la sua sede nella chiesa di San Demetrio di Xyloportas.</p>
<p style="text-align: justify;">Soltanto tre anni dopo, però, nel 1600 (ad un secolo e mezzo dalla presa di Costantinopoli da parte dei Turchi) al patriarcato fu imposta una sede destinata a durare sino ai nostri giorni: la chiesa patriarcale di San Giorgio al Fanar. In questa piccola chiesa ancora oggi ha sede il patriarcato ecumenico, attualmente guidato da <strong>Bartolomeo I. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non mancano, fra i suoi predecessori, casi di vero e proprio martirio. I fratelli ortodossi in particolare venerano la memoria di <strong>Gregorio V</strong>, arrestato, alla fine della liturgia pasquale del 10 aprile 1821, e dichiarato deposto dai Turchi. Il pomeriggio di quello stesso giorno fu impiccato e il suo corpo lasciato appeso per tre giorni. Infine fu trascinato per le strade della città e gettato in mare.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche con l’avvento, nel 1923, della Turchia laica di <strong>Kemal Ataturk</strong> le cose non migliorarono molto per il patriarcato: “<em>Senza temere di essere smentiti, si può affermare che il patriarcato subì il martirio, anche come istituzione, dal 1923 in poi, con la caduta del califfato dopo la deposizione del sultano Maometto VI e il sorgere del nuovo stato laico turco, il quale ha perseguitato la martoriata Chiesa di Costantinopoli ostacolandola nello svolgimento della sua missione pastorale ed ecclesiastica e spogliandola dei suoi diritti attraverso una serie di decreti miranti a toglierle ogni spazio vitale</em>&#8230;” (cit., pag. 27).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in tempi recenti la situazione non è migliorata, anzi! Dagli anni &#8217;90 fino ai nostri giorni il patriarcato ecumenico attraversa un periodo di particolare difficoltà, perché l&#8217;esodo per sfuggire alle violenze e alle azioni ostili ha causato la quasi totale scomparsa del suo gregge ortodosso, limitato a un numero di sole 3.000 persone (Stilianos Bouris, op. cit., pag. 31).</p>
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		<title>CRISTIANI PERSEGUITATI IN TUTTO IL MONDO (in: &#8220;Gli Approfondimenti&#8221; di Alessandro Pagano)</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 05:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>

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		<description><![CDATA[      E’ sempre la solita storia da duemila anni a questa parte! Il cristianesimo si conferma una religione scomoda e quindi da eliminare a tutti i costi. Già Tacito la dichiarava “perniciosa”; un decreto senatoriale del 35 d.C. “strana ed illecita” ; Svetonio “malefica” ; Minucio, “tenebrosa e nemica della luce” ; Tacito, “detestabile”. Per tutti questi motivi, da sempre è stata posta fuori legge e perseguitata. Solo nel XX secolo si sono registrati 45 milioni di martiri, più di quanti ne abbiano fatti i 19 precedenti secoli messi assieme. Oggi i maggiori persecutori dei cristiani sono gli islamici, i quali dichiarano senza timore di voler conquistare il mondo nel lungo periodo e di voler distruggere il cristianesimo in Terra Santa e Medio Oriente nel breve periodo. E’ un fatto talmente evidente, con migliaia di morti in tutto il mondo e con centinaia di migliaia di esuli, che chi continua a negare ciò dimostra solo di essere in mala fede. Il perché di queste persecuzioni risiede nel fatto che la cultura cristiana è una autentica diga alle mire espansionistiche dell’Islam. Una volta eliminate le minoranze cristiane, per il fondamentalismo le porte del mondo occidentale si spalancherebbero. I cristiani, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
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<div id="attachment_5710" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/alessandro-pagano1.jpg"><img class="size-medium wp-image-5710 " title="VTS_01_1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/alessandro-pagano1-300x272.jpg" alt="" width="300" height="272" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto: Alessandro Pagano, deputato del PdL</p></div>
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<p style="text-align: justify;">E’ sempre la solita storia da duemila anni a questa parte! Il cristianesimo si conferma  una religione scomoda e quindi da eliminare a tutti i costi. Già Tacito la dichiarava “perniciosa”; un decreto senatoriale del 35 d.C. “strana ed illecita” ; Svetonio “malefica” ; Minucio, “tenebrosa e nemica della luce” ; Tacito, “detestabile”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti questi motivi, da sempre è stata posta fuori legge e perseguitata. Solo nel  XX secolo si sono registrati 45 milioni di martiri, più di quanti ne abbiano fatti i 19 precedenti secoli messi assieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi i maggiori persecutori dei cristiani sono gli islamici, i quali dichiarano senza timore di voler conquistare il mondo nel lungo periodo e di voler distruggere il cristianesimo in Terra Santa e Medio Oriente nel breve periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un fatto talmente evidente, con migliaia di morti in tutto il mondo e con centinaia di migliaia di esuli, che chi continua a negare ciò dimostra solo di essere in mala fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Il perché di queste persecuzioni risiede nel fatto che la cultura cristiana è una autentica diga alle mire espansionistiche dell’Islam. Una volta eliminate le minoranze cristiane, per il fondamentalismo le porte del mondo occidentale si spalancherebbero.</p>
<p style="text-align: justify;">I cristiani, tra l’altro, sono scomodi anche perché spesso sono gli artefici dello sviluppo culturale dei loro Paesi. Essi sono strumento vitale di modernità, ma la parte più numerosa dell’Islam è contraria a qualsiasi processo di modernizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’Islam, statistiche alla mano, risulta rispettoso delle altre religioni quando esse sono numericamente maggioritarie, oppure quando sono forti culturalmente. Viceversa quando le altre religioni sono minoritarie, esso diventa prevarica</em>nte.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo momento l’Islam ha capito di avere di fronte un Occidente debole e diviso, incapace di difendere se stesso e gli altri, e coerentemente con la propria ideologia e con lo stesso Corano, rilancia sempre di più. Solo in Iraq dal 2004 ad oggi si è passati da 1 milione di cristiani a quattrocentomila; 600mila persone sono state quindi costrette ad un vero e proprio esodo verso altre nazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qui la necessità di sostenere i cristiani perseguitati attraverso un sostegno concreto e non attraverso sterili chiacchiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Le reazioni dopo la strage di fine anno in Egitto sono infatti un termometro che l’epoca delle chiacchiere deve finire. Persino il Santo Padre, che all’Angelus del 2 gennaio 2011 aveva detto una ovvietà e cioè che “in atto vi è una strategia di violenza che ha di mira i cristiani”, è stato malamente strapazzato dall’Imam del Cairo, Ahmed al-Tayeb. E dire che al-Tayeb è considerato un Imam tra i più moderati.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa non è strana! Nell’Islam, come è risaputo, manca qualsiasi senso di autocritica. Magari in privato è disponibile ad ammettere qualche colpa, ma in pubblico ogni intervento è apologetico.</p>
<p style="text-align: justify;">Giorni fa un importante giornale egiziano ha pubblicato sessanta interventi sulla strage. Tutti gli interventi hanno sostenuto che l’attentato non aveva niente a che fare con l’Islam e che semmai vi era stata la solita mano di Israele e Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo abbiamo assistito ad un salto di qualità. Gli attacchi terroristici hanno assunto una connotazione religiosa sempre più marcata e sono giunti ad un livello di violenza sempre più efferato, al punto di puntare ad uccidere gente inerme dentro le Chiese mentre prega, cioè nel momento di maggiore debolezza, e sempre durante le feste religiose più importanti, al fine non soltanto di colpire le vite umane, ma anche di scoraggiare psicologicamente queste genti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nigeria, Pakistan, Iraq, Filippine, Egitto, Libano e così via… ormai la lista è impressionante. Il totale dei perseguitati raggiunge i 200 milioni di persone.  Certo! Non tutte le violenze sono riconducibili al fondamentalismo islamico, ma la stragrande maggioranza dei casi sì.</p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto XVI nel Messaggio dell’Angelus del 2 gennaio 2011 è andato oltre. Con grande lucidità ha spiegato che il pericolo non viene solo dal fondamentalismo, ma anche dal laicismo. Il Pontefice ha ragione perché entrambi sono forme di totalitarismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fondamentalismo, infatti, è una dittatura palese e aperta, perchè vuole imporre la religione con la forza della violenza. Il laicismo, invece, è una dittatura subdola, perché relega la religione ad una sfera privatistica (al limite: &#8220;credi in ciò che vuoi&#8221; &#8211; dicono i laicisti &#8211; purché non lo si manifesti, non lo si testimoni e non lo si condivida con altri).</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché le tragedie del fondamentalismo vengono sfruttate dal laicismo, che sostiene, altresì, che tutte le religioni producono solo scontri e violenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questi motivi abbiamo sostenuto in Parlamento una mozione del PDL che poi è stata unificata a quella degli altri partiti. La Camera all’unanimità ha chiesto che il nostro Governo si impegni, attraverso pressioni diplomatiche ed economiche, affinchè nei Paesi dove i cristiani sono perseguitati, il diritto alla libertà religiosa sia e completamente garantito.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché è risaputo &#8211; sin dalla notte dei tempi &#8211; che la libertà religiosa è la madre di tutte le libertà.</p>
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		<title>CROCIATE: LE VERE RAGIONI</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 05:42:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edizioni Lindau]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[SUSSIDIARIO DI STORIA]]></category>

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		<description><![CDATA[        “Gli eserciti di Dio. Le vere ragioni delle crociate” (Lindau, Torino, 2010, pagg. 363) è l’avvincente libro con cui Rodney Stark, scrittore fecondo nonché sociologo delle religioni di fama internazionale e docente di Scienze sociali presso la Baylor University  in Texas, si cimenta su un tema spesso citato a sproposito: le crociate. Stark, pur non essendo cattolico, per le Edizioni Lindau ha pubblicato straordinarie opere di apologetica, sfatando &#8211; con una prosa diretta ed avvincente &#8211; miti e luoghi comuni: “La vittoria della ragione. Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza”; “La scoperta di Dio. L’origine delle grandi religioni e l’evoluzione della fede”; “Un unico vero Dio. Le conseguenze storiche del monoteismo”; “La città di Dio. Come il cristianesimo ha conquistato l’impero romano” sono alcuni dei titoli con cui Rodney Stark interpreta il percorso della civiltà occidentale come un originale derivato della cristianità. Sulla questione delle crociate l’opinione corrente (erede del pensiero illuminista anticlericale) è solito ripetere che un mondo cristiano imperialista ed espansionista devastò, saccheggiò e colonizzò l’Islam pacifico e tollerante. In questo suo libro &#8211; “Gli eserciti di Dio. Le vere ragioni delle crociate” – Stark dimostra, invece, che i crociati erano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-weight: normal;"> </span></strong></p>
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<div id="attachment_5679" class="wp-caption alignleft" style="width: 208px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/ESERCITI-DI-DIO.jpg"><img class="size-medium wp-image-5679" title="GLI ESERCITI DI DIO" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/ESERCITI-DI-DIO-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">RODNEY STARK: ECCO LE VERE RAGIONI DELLE CROCIATE</p></div>
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<p style="text-align: justify;">“Gli eserciti di Dio. Le vere ragioni delle crociate” (Lindau, Torino, 2010, pagg. 363) è l’avvincente libro con cui Rodney Stark, scrittore fecondo nonché sociologo delle religioni di fama internazionale e docente di Scienze sociali presso la Baylor University  in Texas, si cimenta su un tema spesso citato a sproposito: le crociate.</p>
<p style="text-align: justify;">Stark, pur non essendo cattolico, per le Edizioni Lindau ha pubblicato straordinarie opere di apologetica, sfatando &#8211; con una prosa diretta ed avvincente &#8211; miti e luoghi comuni: “La vittoria della ragione. Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza”; “La scoperta di Dio. L’origine delle grandi religioni e l’evoluzione della fede”; “Un unico vero Dio. Le conseguenze storiche del monoteismo”; “La città di Dio. Come il cristianesimo ha conquistato l’impero romano” sono alcuni dei titoli con cui Rodney Stark interpreta il percorso della civiltà occidentale come un originale derivato della cristianità.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla questione delle crociate l’opinione corrente (erede del pensiero illuminista anticlericale) è solito ripetere che un mondo cristiano imperialista ed espansionista devastò, saccheggiò e colonizzò l’Islam pacifico e tollerante.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo suo libro &#8211; “Gli eserciti di Dio. Le vere ragioni delle crociate” – Stark dimostra, invece, che i crociati erano ben lontani da ogni intento di colonizzazione, perché loro obiettivo era piuttosto reagire ai sanguinosi tentativi musulmani di espandersi in Occidente. D’altronde al tempo delle crociate Roma e Costantinopoli, le grandi capitali della cristianità, erano già state violentemente aggredite dai seguaci di Maometto, che nel 732, dopo aver travolto la penisola iberica, erano arrivati quasi alle porte di Parigi.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro scopo consisteva nel desiderio di aiutare le comunità cristiane del Medio Oriente vessate da un Islam – scrive Stark – ben poco tollerante! A dimostrazione di ciò l’Autore riporta, tra i tanti dati altamente significativi, l’accorato grido di aiuto rivolto all’Occidente dall’imperatore bizantino  <strong>Alessio Comneno</strong>. A Cristiani ed Ebrei era proibito pregare o leggere le Sacre Scritture a voce alta – neppure tra le mura domestiche, in chiesa o in sinagoga – per il timore che un musulmano potesse sentirli. Era proibito andare a cavallo ed era imposta una pesante tassa di capitolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In fin dei conti lo scenario di partenza, con i Cristiani in grande sofferenza, non era tanto dissimile da quello dei nostri giorni, con l’unica differenza che allora i Cristiani del Medio Oriente erano percentualmente molto più numerosi di oggi e, in talune regioni, addirittura maggioranza: “<em>Ancora nel XIII secolo, segmenti notevoli delle popolazioni soggette all’impero islamico all’esterno dei confini dell’Arabia (dove non erano ammessi infedeli) professavano la fede cristiana o quella ebraica</em>.” (pag. 47). E infatti la conversione all’Islam dei popoli conquistati con le armi non era cosa per nulla facile e automatica. E’ stato calcolato che mediamente ci vollero almeno 250 anni per convertire all’Islam il 50% della popolazione nelle cinque macroregioni aggredite fin da subito dai generali musulmani: Persia, Siria, Egitto, Nord Africa e Spagna. In molti casi, inoltre, le conversioni erano più fittizie che reali, in quanto, come nel caso dei berberi nord-africani, assumevano il carattere del trattato di alleanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Né tanto meno può dirsi – afferma l’Autore – che le crociate furono organizzate e condotte da rampolli nobili “<em>in eccesso</em>”, bensì dai capi di grandi famiglie aristocratiche, pienamente consapevoli del fatto che <em>“…i costi di quell’impresa militare avrebbero superato di gran lunga le ricompense materiali alquanto modeste che potevano attendersi&#8230; Inoltre, i regni crociati che essi vi crearono, e che sopravvissero per quasi due secoli, non furono affatto colonie sostenute dai tributi estorti alla popolazione locale; anzi richiesero immensi sussidi da parte dell’Europa.</em>” (pag. 13). </p>
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		<title>LE STRAGI DI CRISTIANI? TUTTO SCRITTO NEL CORANO (di Fiamma Nirenstein)</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 20:58:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Islam e società]]></category>

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		<description><![CDATA[      Da &#8220;il Giornale&#8221; di mercoledì 5 gennaio 2011  (pag.9) riprendiamo il coraggioso articolo di Fiamma Nirenstein: &#8220;Come fermeremo le uccisioni di cristiani nel mondo islamico, come si evita la prossima strage in Irak, in Turchia, nelle Filippine, in Nigeria, ovunque alberghino gruppi islamisti? Prima di tutto, chiamandole per nome e cognome: non si tratta di «intolleranza religiosa» ideologica, non di casuali «gruppi di fondamentalisti» né di «alcuni terroristi». Se si guarda la carta geografica, è ormai maculata da stragi, espulsioni, rapimenti, chiese vandalizzate&#8230; È il mondo islamista nella sua vasta, massiccia terribilità che colpisce i cristiani e la responsabilità è di chi per opportunismo o per paura di rappresaglie sui cristiani ha ritenuto che col silenzio avrebbe pacificato gli aggressori. Il fatto che appena il Papa ha protestato chiamando il mondo islamico «mondo islamico» il Mufti di Al Azhar abbia esclamato «ingerenza», la dice lunga sul paradosso dell’atteggiamento dell’islam istituzionale: che sarà mai qualche morto, taccia il secolare nemico romano. Se lo si chiede al teologo e professor padre Peter Madros, oggi al Patriarcato di Gerusalemme, per tanti anni direttore della scuola dei Freres a Betlemme, un sacerdote che ha combattuto la decimazione dei cristiani a Betlemme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
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<div id="attachment_5661" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/fiamma-nirenstein.jpg"><img class="size-medium wp-image-5661" title="fiamma-nirenstein" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/01/fiamma-nirenstein-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Fiamma Nirenstein, giornalista e deputato del PdL</p></div>
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<p style="text-align: justify;">Da &#8220;il Giornale&#8221; di mercoledì 5 gennaio 2011  (pag.9) riprendiamo il coraggioso articolo di Fiamma Nirenstein:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Come fermeremo le uccisioni di cristiani nel mondo islamico, come si evita la prossima strage in Irak, in Turchia, nelle Filippine, in Nigeria, ovunque alberghino gruppi islamisti? Prima di tutto, chiamandole per nome e cognome: non si tratta di «intolleranza religiosa» ideologica, non di casuali «gruppi di fondamentalisti» né di «alcuni terroristi». Se si guarda la carta geografica, è ormai maculata da stragi, espulsioni, rapimenti, chiese vandalizzate&#8230; È il mondo islamista nella sua vasta, massiccia terribilità che colpisce i cristiani e la responsabilità è di chi per opportunismo o per paura di rappresaglie sui cristiani ha ritenuto che col silenzio avrebbe pacificato gli aggressori. Il fatto che appena il Papa ha protestato chiamando il mondo islamico «mondo islamico» il Mufti di Al Azhar abbia esclamato «ingerenza», la dice lunga sul paradosso dell’atteggiamento dell’islam istituzionale: che sarà mai qualche morto, taccia il secolare nemico romano.</p>
<p style="text-align: justify;">Se lo si chiede al teologo e professor padre Peter Madros, oggi al Patriarcato di Gerusalemme, per tanti anni direttore della scuola dei Freres a Betlemme, un sacerdote che ha combattuto la decimazione dei cristiani a Betlemme senza fare sconti anche agli israeliani, pure lui mi indica chiaro, per capire, il testo del Corano: «Dopo pagine sulla concordia che deve vigere, pur nella sottomissione dei cristiani e degli ebrei, che (versetto 9/29) devono comunque pagare la Gizia (la tassa per i non musulmani, ndr) se non abbracciano l’Islam, c’è un altro verso rivelatore (5/51): <em>non lasciatevi dominare né dagli ebrei né dai cristiani».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il nodo è tutto qui: il mondo islamista è determinato a costruire un mondo in cui i due comprimari siano tenuti in stato di sottomissione culturale, religiosa, politica. Ed è invece accaduto negli ultimi sette secoli che il mondo occidentale abbia preso il sopravvento, dichiarando così, nell’interpretazione bigotta di vaste organizzazioni e persino di Stati interi, come l’Iran, una guerra contro l’Islam che deve ancora essere vinta. Naturalmente non tutti la pensano così, ma le bombe fanno rumore, mentre la buona volontà non si sente. Nel 1919 la rivoluzione egiziana portava per egida una bandiera verde con la mezzaluna e la croce. Sia i musulmani che i cristiani erano parte di una rivoluzione nazionalista contro il colonialismo britannico. Ma le elite dei nostri decenni, spaventate anche dall’omicidio di Sadat che aveva concluso la pace con Israele, hanno lasciato spazio a un processo di islamizzazione strisciante che pacificasse i gruppi più aggressivi, come la Fratellanza Musulmana. I libri di testo nelle scuole rappresentano oggi l’Egitto come un Paese solo islamico e includono testi anticristiani. Il trapianto di organi fra musulmani e cristiani è proibito per una decisione del sindacato dei dottori, che come altri è dominato dalla Fratellanza Musulmana. Il governo recentemente ha bloccato la costruzione di una scala in una chiesa copta, e i copti, continuamente aggrediti (8 furono uccisi un anno fa) non esistono in politica benché siano il 10 per cento della popolazione. Mubarak, che così facendo tiene a bada la Fratellanza tanto che l’ha emarginata alle ultime elezioni, fa come l’Arabia Saudita, lo Yemen, la Siria, la Giordania e più lontano il Pakistan: crede di domare il domatore, che invece viene messo in grado di sguinzagliare il suo odio a piacimento, mettendo a repentaglio anche la sua leadership. Le televisioni iraniane, libanesi, turche&#8230; hanno accusato i “sionisti” della strage di Capodanno. Ma sì, perché non cercare di colpire almeno un po’ gli ebrei anche in questa occasione? È nello stile della casa: dal pogrom Farhud di Bagdad nel 1941 in cui furono uccisi 180 ebrei, e poi in Libia (130 morti), e poi in Turchia (tre attacchi alle sinagoghe dall’86 a oggi, 47 morti) a tutte le violenze che hanno causato la fuga di quasi tutti gli ebrei, il mondo islamico ha fatto fuggire da 600mila a un milione di ebrei. Profughi irriconosciuti dall’Onu, come i cristiani fuggiti dallo stesso mondo in cui ormai la popolazione cristiana, una volta quella originale, è ridotta al 6 per cento.&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">www.fiammanirenstein.com</p>
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		<title>MILANO SI SVEGLIA ALLA PREGHIERA DEL MUEZZIN (di Andrea Morigi)</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 16:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Islam e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal quotidiano &#8220;Libero&#8221; di venerdì 3 settembre 2010 riprendiamo e pubblichiamo un estratto dell&#8217;articolo di Andrea Morigi (pagg. 1 e 14): &#8220;&#8230;Alle 5 del mattino in viale Jenner parte il salmodiare. Esasperati, i residenti girano un video e protestano&#8230;Per ragioni di sicurezza, anzi di incolumità personale, la videocamera riprende dall&#8217;alto, senza farsi notare. E&#8217; già di per se una testimonianza del pericolo avvertito dalla popolazione del quartiere. Hanno paura. Le intimidzioni sono all&#8217;ordine del giorno. E le serrande dei negozi continuano a chiudere, una dopo l&#8217;altra. Se va avanti così, fra poco tempo nei dintorni scompariranno gli italiani. Per disperazione, se ne andranno altrove e lasceranno campo libero. Si formano così le enclave, i ghetti da cui partono le rivolte. E&#8217; accaduto nella banlieue parigina e a Rosengard, il quartiere multietnico di Malmo, in Svezia, dove le ambulanze non sono autorizzate a entrare senza la scorta della polizia. La strategia sembra funzionare anche in Italia, benché si sia soltanto all&#8217;inizio. Basta andare per gradi, un passo alla volta, ma a poco a poco intere porzioni di città si trasformano. Le insegne degli esercizi commerciali in lingue e alfabeti stranieri prevalgono. Non si vedono più donne per strada, se non velate. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4976" href="http://www.recensioni-storia.it/milano-si-sveglia-alla-preghiera-del-muezzin-di-andrea-morigi/d_islam_muezzin"><img class="alignleft size-medium wp-image-4976" title="d_islam_muezzin" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/09/d_islam_muezzin-234x300.jpg" alt="d_islam_muezzin" width="234" height="300" /></a>Dal quotidiano &#8220;Libero&#8221; di venerdì 3 settembre 2010 riprendiamo e pubblichiamo un estratto dell&#8217;articolo di Andrea Morigi (pagg. 1 e 14):</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;&#8230;Alle 5 del mattino in viale Jenner parte il salmodiare. Esasperati, i residenti girano un video e protestano&#8230;Per ragioni di sicurezza, anzi di incolumità personale, la videocamera riprende dall&#8217;alto, senza farsi notare. E&#8217; già di per se una testimonianza del pericolo avvertito dalla popolazione del quartiere. Hanno paura. Le intimidzioni sono all&#8217;ordine del giorno. E le serrande dei negozi continuano a chiudere, una dopo l&#8217;altra. Se va avanti così, fra poco tempo nei dintorni scompariranno gli italiani. Per disperazione, se ne andranno altrove e lasceranno campo libero. Si formano così le enclave, i ghetti da cui partono le rivolte. E&#8217; accaduto nella <em>banlieue</em> parigina e a Rosengard, il quartiere multietnico di Malmo, in Svezia, dove le ambulanze non sono autorizzate a entrare senza la scorta della polizia. La strategia sembra funzionare anche in Italia, benché si sia soltanto all&#8217;inizio. Basta andare per gradi, un passo alla volta, ma a poco a poco intere porzioni di città si trasformano. Le insegne degli esercizi commerciali in lingue e alfabeti stranieri prevalgono. Non si vedono più donne per strada, se non velate. Rimangono uomini sfaccendati in giro. E qualche studioso occidentale che ciancia ancora a sproposito di libertà religiosa. </p>
<p style="text-align: justify;">Ma c&#8217;è qualche sacca di resistenza che si occupa anche di schiamazzi notturni  e di disturbo alla quiete pubblica. La propria. Sono i vicini di casa dei musulmani a infilare l&#8217;obiettivo  nella ringhiera del balcone, per produrre una testimonianza. Finora non sono stati creduti, anche perché nessuno si era ancora disturbato per andare a sentire cosa accade, fra le ore 23 e le 5 del mattino. Adesso occorre guardare e ascoltare. E immedesimarsi un pò. La preghiera avviene regolarmente cinque volte al giorno, ma con punte insopportabili all&#8217;imbrunire. D&#8217;estate è peggio; soprattutto per chi non sta in una casa dotata di impianto d&#8217;aria condizionata le finestre vanno tenute obbligatoriamente aperte. E si deve scegliere se soffrire per l&#8217;afa o per la nenia incessante del muezzin. Sembrerebbe un filmino residuato di una vacanza a Dubai. Ma non è così perché neanche negli Emirati Arabi si permetterebbero di disturbarti a quell&#8217;ora&#8230;Se le autorità cittadine e quelle nazionali pensavano di aver risolto la questione della famigerata pseudo-moschea cittadina, spostando la preghiera del venerdì prima al Palasharp e poi al Ciak, si sbagliavano. Certo, ora la strada è libera.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4977" href="http://www.recensioni-storia.it/milano-si-sveglia-alla-preghiera-del-muezzin-di-andrea-morigi/islam-duomo"><img class="alignleft size-medium wp-image-4977" title="islam-duomo" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/09/islam-duomo-300x225.jpg" alt="islam-duomo" width="300" height="225" /></a>Ma il simbolo dell&#8217;occupazione fondamentalista del capoluogo lombardo è rimasto là. Tutti gli altri giorni della settimana, dal sabato al giovedì, il via-vai di persone che frequentano la mensa e il centro di preghiera a tutte le ore del giorno non si interrompe. Il baccano notturno, nemmeno. E ora, che va approssimandosi la fine del Ramadan, è perfino peggio. Di giorno, secondo le prescrizioni coraniche, non si mangia e non si beve. Ci si rifà dopo il tramonto. Così, da qui all&#8217;8 settembre, ultimo giorno del mese sacro ai musulmani, non ci sarà pace tra i condomini vicini&#8230;&#8221;</p>
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		<title>MULTICULTURALISMO: I FRUTTI AVVELENATI (Corriere del Giorno, 1° settembre 2010, pag. 26)</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 17:28:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[  Mentre in Iran Sakineh Ashtiani è in bilico fra la vita e la morte per lapidazione e il colonnello Gheddafi in visita in Italia invita le ragazze a convertirsi all’Islam, non si ferma la spirale di giovani donne musulmane immigrate oggetto di violenza. L’ultima in ordine di tempo è una ragazza marocchina – Hasna Beniliah – sfigurata con l’acido sul viso per aver osato respingere le avances di un connazionale che non accettava il suo stile di vita occidentale. A partire dagli anni ’90 in Europa, ma soprattutto in Francia, si è diffuso quello che comunemente viene chiamato “Islam di cantina”, con riferimento a gruppi e associazioni di integralisti che hanno lavorato e lavorano nell’oscurità per promuovere il pensiero fondamentalista.   Predicatori provenienti dal Pakistan o dal Medio Oriente svolgono una capillare opera di lavaggio del cervello verso i giovani delle periferie disagiate. Così mentre per gli immigrati delle prime generazioni era normale che una ragazza musulmana potesse andare a scuola e uscire ogni tanto la sera, oggi i contatti con i bianchi sono spesso proibiti, nel senso che alle ragazze islamiche è preclusa la frequentazione dei non musulmani; tanto meno il matrimonio. Anche in Italia, come racconta l’On.le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
<div id="attachment_4960" class="wp-caption alignleft" style="width: 226px"><a rel="attachment wp-att-4960" href="http://www.recensioni-storia.it/multiculturalismo-i-frutti-avvelenati-corriere-del-giorno-1%c2%b0-settembre-2010-pag-26/magdiallam"><img class="size-medium wp-image-4960" title="magdiallam" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/09/magdiallam-216x300.jpg" alt="Magdi Allam: gli islamisti radicali cercano a tutti i costi di trascinarlo in tribunale" width="216" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Magdi Allam: gli islamisti radicali cercano a tutti i costi di trascinarlo in tribunale</p></div>
<p>Mentre in Iran Sakineh Ashtiani è in bilico fra la vita e la morte per lapidazione e il colonnello Gheddafi in visita in Italia invita le ragazze a convertirsi all’Islam, non si ferma la spirale di giovani donne musulmane immigrate oggetto di violenza. L’ultima in ordine di tempo è una ragazza marocchina – Hasna Beniliah – sfigurata con l’acido sul viso per aver osato respingere le avances di un connazionale che non accettava il suo stile di vita occidentale. A partire dagli anni ’90 in Europa, ma soprattutto in Francia, si è diffuso quello che comunemente viene chiamato “Islam di cantina”, con riferimento a gruppi e associazioni di integralisti che hanno lavorato e lavorano nell’oscurità per promuovere il pensiero fondamentalista.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Predicatori provenienti dal Pakistan o dal Medio Oriente svolgono una capillare opera di lavaggio del cervello verso i giovani delle periferie disagiate. Così mentre per gli immigrati delle prime generazioni era normale che una ragazza musulmana potesse andare a scuola e uscire ogni tanto la sera, oggi i contatti con i bianchi sono spesso proibiti, nel senso che alle ragazze islamiche è preclusa la frequentazione dei non musulmani; tanto meno il matrimonio.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in Italia, come racconta l’On.le Souad Sbai nel suo recente libro “<em>L’inganno. Vittime del multiculturalismo</em>” (Cantagalli, Siena, 2010), la situazione della donna musulmana è investita da fortissime difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Come noto Souad Sbai è marocchina e portavoce dell’Associazione della Comunità marocchina delle donne in Italia. Molti dei diritti umani – ella scrive – vengono loro negati, soprattutto perché questi drammi si consumano in quartieri ghetto, dove le comunità islamiche si auto-isolano, per rendersi impermeabili al diritto vigente e ai principi liberali sui quali si fonda la civiltà occidentale.  Il “politicamente corretto”, spesso lontano dalla vita reale dei migranti, da un lato proclama a gran voce la difesa dei diritti umani ma dall’altro rinuncia a sottoporre a giudizio i contesti dell’Islam radicale, in nome di un falso e pericoloso ideale di convivenza pacifica. Così molte sopraffazioni sulle donne musulmane immigrate, pur talora denunciate a costo di gravi pericoli, restano impunite o quasi, perché un malinteso senso del multiculturalismo impone ai giudici italiani, ed europei in generale, di giustificare quegli atti violenti in quanto facenti parte del contesto culturale di provenienza. Insomma per non rischiare di offendere la comunità si lasciano spesso impuniti i reati di violenza che all’interno di quella comunità si consumano. Si va così sviluppando, nota Souad Sbai, un doppio diritto, quello del paese europeo di accoglienza e quello impostato sulla <em>sharia</em>, che tutela la poligamia e priva le donne immigrate di una sostanziale protezione giuridica. </p>
<p style="text-align: justify;">Il paradosso è che in Italia e in Occidente le donne musulmane spesso sono costrette ad inserirsi in comunità chiuse, ancora più sensibili alla predicazione fondamentalista di quanto non lo fossero in patria. </p>
<p style="text-align: justify;">Un altro dramma, frutto della resa occidentale al nuovo dogma del multiculturalismo, è la presunta islamofobia. La censura islamica, infatti, non esplica i suoi effetti solo all’interno dei Paesi islamici, ma con sempre maggior vigore sta arrivando anche in Occidente.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ il preoccupato allarme lanciato da Valentina Colombo nel suo recente libro “<em>Vietato in nome di Allah</em>” (Lindau, Torino, 2010).</p>
<p style="text-align: justify;">Valentina Colombo, docente di geopolitica del mondo islamico presso l’Università europea di Roma e Senior Fellow presso la <em>European Foundation for Democracy</em> (Bruxelles), è traduttrice in italiano di svariati autori arabi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso del suo lavoro si è quindi imbattuta nelle problematiche di censura che hanno travagliato la vita di molti scrittori e giornalisti arabi, rei di violare, in qualche modo, l’ortodossia musulmana.</p>
<p style="text-align: justify;">Tali problematiche sussistono un po’ ovunque all’interno del mondo islamico: non solo nei paesi considerati più fondamentalisti, come Iran, Sudan o Arabia Saudita, ma pure in quelli che l’Occidente è solito dipingere come moderati: Giordania, Egitto, Turchia.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito della Turchia, per esempio, Valentina Colombo ricorda come l’assassinio del giornalista turco di origine armena Hrant Dink sia avvenuto all’indomani della sua condanna – nel 2005 – a sei mesi di reclusione per alcuni articoli riguardanti il genocidio armeno, che ancora oggi il governo turco disconosce.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello stesso 2005 è stato messo sotto processo il nobel per la letteratura Orhan Pamuk, perché in un’intervista rilasciata alla rivista svizzera <em>Das Magazin</em> pronunciò la seguente frase: “<em>Abbiamo ucciso trentamila curdi e un milione di armeni e nessuno in Turchia osa parlarne. Io lo faccio. Per questo mi odiano</em>”.  Pamuk è stato incriminato per offesa alla dignità nazionale. Ma vi sono anche altri illustri letterati finiti sotto processo (e minacciati dagli estremisti islamici) per aver espresso opinioni non conformi all’ortodossia o comunque non graditi all’establishment musulmano: vi è la scrittrice  Elif Shafak, autrice del famoso romanzo “<em>La bastarda di Istanbul</em>”, o il professore Nedim Gursel, docente di letteratura turca alla Sorbona di Parigi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ondata censoria, dicevamo, sta contaminando anche l’Occidente e ciò attraverso alcune stabili strutture che si è data l’OCI, l’Organizzazione della Conferenza Islamica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’OCI, fondata nel 1970 a Gedda in Arabia Saudita, riunisce in sé la potenza religiosa, militare ed economica di 56 Stati a maggioranza islamica.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i suoi principali organismi vi è l’Osservatorio sull’Islamofobia, che si occupa stabilmente di monitorare le presunte offese all’Islam e al Profeta. Così a fianco delle tradizionali <em>fatwa</em> equivalenti spesso a condanne a morte (come quella famosa nei confronti dello scrittore Salman Rushdie), si sta sviluppando il cosiddetto <em>Jihad</em> dei tribunali, azione organizzata che mira a trascinare in tribunale coloro che offendono l’Islam.</p>
<p style="text-align: justify;">Magdi Allam, per esempio, a causa della sua attività di giornalista e scrittore è investito da una innumerevole serie di denunce per diffamazione. Così accade per altri liberi pensatori tanto musulmani che non musulmani. L’obiettivo, secondo Valentina Colombo (moglie di Magdi Allam e anch’ella peraltro denunciata per islamofobia da potenti e organizzatissimi studi legali vicini alle organizzazioni islamiche radicali), non è tanto vincere sempre le cause giudiziarie intentate, ma creare comunque pressione psicologica e paura, al fine di mortificare la libertà di espressione e di far desistere tutti quegli opinionisti che sollevano dubbi sui tratti più inquietanti del pensiero e della prassi islamica. </p>
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		<title>UN LIBRO CHE DIMOSTRA COME IL MODELLO DEL MULTICULTURALISMO SIA FALLIMENTARE</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 09:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Tramite il sito di &#8220;Informazione corretta&#8221; riportiamo dal FOGLIO del 02 settembre 2010, a pag. 2, l&#8217;articolo di Giulio Meotti dal titolo: Deutschlandistan, Germania politicamente corretta scossa dal libro del giudice suicida: &#8220;Il suo ultimo segno di vita è stato un sms alla famiglia: “Tutto questo è troppo per me”. Poi il suicidio, o presunto tale. C’è mistero sulla fine del giudice donna Kirsten Heisig, che si dice non abbia retto al lavoro massacrante che svolgeva da anni. Era la più nota e agguerrita giudice minorile di tutta la Germania. Nel suo libro, inviato all’editore prima di morire e che porta il titolo emblematico di “La fine della pazienza”, Heisig adesso declama, ma dall’aldilà, la fine del multiculturalismo tedesco. Il libro non lo ha scritto dall’empireo delle idee, ma dal campo, raccontando il fallimento della società dell’accoglienza e dell’integrazione, sentenza dopo sentenza. Heisig dipinge la Berlino che nessun turista vede mai: un calderone di criminalità, ghetti multiculturali, immigrazione anarchica e leggi inservibili. In un paese già segnato dal “caso Sarrazin”, il banchiere centrale di sinistra che ha criticato duramente l’islam in Germania (ma è anche accusato di antisemitismo), arriva ora il pamphlet esplosivo del “giudice coraggio” suicida (è la tesi prevalente) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4951" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-4951" href="http://www.recensioni-storia.it/un-libro-che-dimostra-come-il-modello-del-multiculturalismo-sia-fallimentare/burka-france3"><img class="size-medium wp-image-4951" title="Burka in Francia " src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/09/burka-france3-300x300.jpg" alt="burka-france3" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">IL MULTICULTURALISMO POSSIBILE</p></div>
<p>Tramite il sito di &#8220;<em>Informazione corretta</em>&#8221; riportiamo dal FOGLIO del 02 settembre 2010, a pag. 2, l&#8217;articolo di Giulio Meotti dal titolo: <em>Deutschlandistan, Germania politicamente corretta scossa dal libro del giudice suicida</em>:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il suo ultimo segno di vita è stato un sms alla famiglia: “Tutto questo è troppo per me”. Poi il suicidio, o presunto tale. C’è mistero sulla fine del giudice donna Kirsten Heisig, che si dice non abbia retto al lavoro massacrante che svolgeva da anni. Era la più nota e agguerrita giudice minorile di tutta la Germania. Nel suo libro, inviato all’editore prima di morire e che porta il titolo emblematico di “La fine della pazienza”, Heisig adesso declama, ma dall’aldilà, la fine del multiculturalismo tedesco. Il libro non lo ha scritto dall’empireo delle idee, ma dal campo, raccontando il fallimento della società dell’accoglienza e dell’integrazione, sentenza dopo sentenza. Heisig dipinge la Berlino che nessun turista vede mai: un calderone di criminalità, ghetti multiculturali, immigrazione anarchica e leggi inservibili. In un paese già segnato dal “caso Sarrazin”, il banchiere centrale di sinistra che ha criticato duramente l’islam in Germania (ma è anche accusato di antisemitismo), arriva ora il pamphlet esplosivo del “giudice coraggio” suicida (è la tesi prevalente) pochi giorni prima dell’uscita del volume. “Das Ende der Geduld”, questo il titolo del libro, è in testa alla saggistica tedesca secondo la classifica dello Spiegel. La Germania è sotto choc nell’apprendere, tramite Heisig, che bande di criminali mediorientali stanno introducendo illegalmente in Germania bambini palestinesi sottratti dai campi profughi del medio oriente. La legge tedesca, peraltro, nulla può sui minori di quattordici anni: non possono nemmeno essere rimpatriati. Il magistrato tedesco lavorava nel più grande ghetto multiculturale nella parte ovest di Berlino, dove delle 300mila persone il 40 per cento è composto da immigrati e dove regna un tasso di disoccupazione del 19 per cento. “Richterin Gnadenlos”, è così che Heisig veniva chiamata: il giudice senza pietà, o anche il “terrore di Neukölln”. Neukölln, capitale meticcia nel cuore della capitale tedesca a ridosso della linea dell’ex Muro, è il paesaggio di rovine e illusioni che fa da sfondo al pamphlet. Un quartiere che i media chiamano “Problemkieze”, problematici. O con un’altra formula icastica, il “miniprincipato ottomano” di Germania, fondato sulla frutta e sui commerci. Un misto di rigetto e autoisolamento: turchi con turchi, tamil con tamil, arabi con arabi in un puzzle scomposto di 139 etnie. Le donne, coperte dal chador islamico, camminano qualche passo dietro all’uomo. “Qui, alcuni vivono come nel medioevo”, ha ammesso Heinz Buschkowsky, il sindaco di Neukölln, un altro socialdemocratico che da tempo ha rotto con i tabù del multiculturalismo. Qui, alle elementari, il 95 per cento dei bambini non parla il tedesco come madre lingua e molti non lo parlano proprio. Non bastasse, luoghi di culto cristiani sono stati venduti a comunità musulmane per essere trasformati in centri islamici. Il quartiere dove lavorava Heisig ha la più alta percentuale di “delitti d’onore”. Donne “colpevoli” di vivere, vestirsi e amare all’occidentale. Padri, fratelli e mariti che uccidono figlie, sorelle, mogli. Botte, coltellate, colpi di pistola. Spesso mai denunciate alla polizia. “I giovani turchi e arabi non sono interessati ai valori e alle leggi della Germania”, si legge nel libro di Heisig. “Sono indifferenti al sistema”. Nella capitale tedesca, ricorda il magistrato, “circa il 90 per cento dei criminali che compiono almeno trenta reati l’anno ha un background migratorio, il 45 per cento è di origini arabe, il 34 per cento ha radici turche”. Viviamo in una società, attacca Heisig, in cui i problemi vengono ignorati consapevolmente, “per tradizione da parte degli immigrati e per comodità da parte dei tedeschi”. La soluzione proposta dall’autrice è un taglio dei benefici sociali del generosissimo welfare germanico. Ma “vorrei che le future generazioni avessero le stesse possibilità che ho avuto io”, conclude sconsolata Heisig.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Oggi il mistero circonda il suicidio dell’autrice, anche perché – secondo i più – il suo libro fin troppo ingombrante lascia immaginare una possibile vendetta delle gang criminali islamiche</strong></em>.&#8221;</p>
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