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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Islam e società</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>CONDANNATO IL PADRE DI SAANA</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 15:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Islam e società]]></category>

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Comunicato del Sottosegretario agli Interni Sen. Alfredo Mantovano: l&#8217;ergastolo a conferma della tutela dei diritti fondamentali.
 
&#8220;La condanna alla pena dell’ergastolo di El Kataoui Dafani, riconosciuto responsabile dell’omicidio della figlia Sanaa, non vale certamente a far tornare in vita una ragazza di appena 18 anni, sgozzata in nome di una male intesa giurisdizione domestica violenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 318.6pt; text-align: justify; line-height: 150%; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"><br />
</span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-top: 6.0pt; margin-right: 0cm; margin-bottom: 6.0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"><span style="mso-bidi-font-size: 14.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: windowtext;"><strong>Comunicato del Sottosegretario agli Interni Sen. Alfredo Mantovano: l&#8217;ergastolo a conferma della tutela dei diritti fondamentali.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="mso-bidi-font-size: 14.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: windowtext;"> </span></p>
<div id="attachment_4560" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a rel="attachment wp-att-4560" href="http://www.recensioni-storia.it/condannato-il-padre-di-saana/sanaa-dafani-omicidio-pordenone-250"><img class="size-full wp-image-4560" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/06/sanaa-dafani-omicidio-pordenone-250.jpg" alt="Sanaa Dafani" width="250" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Sanaa Dafani</p></div>
<p>&#8220;La condanna alla pena dell’ergastolo di El Kataoui Dafani, riconosciuto responsabile dell’omicidio della figlia Sanaa, non vale certamente a far tornare in vita una ragazza di appena 18 anni, sgozzata in nome di una male intesa giurisdizione domestica violenta esercitata in nome di un altrettanto male inteso condizionamento religioso. Serve invece a riaffermare il principio che in Italia nessuna lesione ai diritti fondamentali – e quello alla vita è il primo di essi – può conoscere tolleranza o comprensione, neanche parziali. Tale riaffermazione deve avvenire quotidianamente sia nell’azione del governo centrale e dei governi del territorio – il lavoro del Comitato per l’Islam italiano al Ministero dell’Interno va in tale direzione – sia nella risposta giudiziaria contro inaccettabili soprusi.&#8221;</p>
<p><span style="font-size: 14.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-fareast-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Alfredo Mantovano</span><!--EndFragment--></p>
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		<title>ZENIT.ORG INFORMA: NUMEROSE LE CHIESE CRISTIANE AL CENTRO DI ATTENTATI IN INDONESIA (di Nieves San Martin)</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 04:31:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Indonesia]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>

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JAKARTA, venerdì, 28 maggio 2010 (ZENIT.org).- Nel corso del 2009 e fino a questo momento, in Indonesia numerose Chiese cristiane hanno subito minacce, revoche di permessi, attentati e incendi che hanno provocato ingenti danni.
 
 Theophilus Bela, presidente del Forum di Comunicazione Cristiana di Jakarta e segretario generale della Commissione delle Religioni per la Pace dell’Indonesia, ha [...]]]></description>
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<div id="attachment_4349" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-4349" href="http://www.recensioni-storia.it/zenit-org-informa-numerose-le-chiese-cristiane-al-centro-di-attentati-in-indonesia-di-nieves-san-martin/indonesia-islamic-sect"><img class="size-medium wp-image-4349" title="Indonesia Islamic Sect" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/05/INDONESIA_-_folla_di_simpatici_estremisti-300x229.jpg" alt="In Indonesia si fa sempre più pericolosa la pressione dei musulmani radicali contro i cristiani" width="300" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">In Indonesia si fa sempre più pericolosa la pressione dei musulmani radicali contro i cristiani</p></div>
<p>JAKARTA, venerdì, 28 maggio 2010 (ZENIT.org).- Nel corso del 2009 e fino a questo momento, in Indonesia numerose Chiese cristiane hanno subito minacce, revoche di permessi, attentati e incendi che hanno provocato ingenti danni.</p>
<p> </p>
<p> Theophilus Bela, presidente del Forum di Comunicazione Cristiana di Jakarta e segretario generale della Commissione delle Religioni per la Pace dell’Indonesia, ha girato a ZENIT una lista non esaustiva delle chiese attaccate dall’anno scorso fino al maggio di quest’anno.</p>
<p>Nell’ottobre 2009, le autorità locali hanno ordinato alla chiesa parrocchiale cattolica di Santa Maria a Purwakarta di fermare i lavori di costruzione. La parrocchia aveva già la licenza e ha iniziato a costruire. Una folla di musulmani ha quindi manifestato contro le autorità locali e ha chiesto di interrompere i lavori. Per paura, le autorità hanno revocato la licenza. Il Vescovo di Bandung ha organizzato una squadra di avvocati per portare il caso davanti al Tribunale Amministrativo Statale del luogo  e ha vinto la causa.</p>
<p>Nella parrocchia cattolica di San Giovanni Battista a Parung, Bogor, nel 2008 è stato impedito al parroco di celebrare la Pasqua. I fedeli sono stati anche costretti a celebrare l’ultimo Natale in un edificio governativo vicino. Ci sono stati problemi anche in occasione dell’ultima Pasqua, e ai parrocchiani non è stato permesso di celebrare la Messa dell’Ascensione nella propria chiesa. La parrocchia ha oltre tremila fedeli. Ha chiesto ormai da molto tempo la licenza per costruire il proprio edificio. Nel 2005, le autorità locali hanno respinto la richiesta di permesso; un religioso radicale del consiglio degli ulema si oppone.</p>
<p>La parrocchia cattolica di Sant’Alberto a Taman, Harapan Indah, Bekasi, è stata attaccata il 17 dicembre 2009. Gli assalitori musulmani avevano con sé della benzina, ma la polizia è arrivata in tempo per evitare che incendiassero la chiesa.</p>
<p>La cappella cattolica di Capar, Cirebon, è stata minacciata dal gruppo radicale “Movimento Musulmano di Riforma” il 18 febbraio 2010.</p>
<p>La parrocchia cattolica di Santa Maria Immacolata a Kali Deras, Jakarta Barat, era in via di costruzione. Ha già il permesso per i lavori, ma un religioso radicale musulmano ha chiuso la via d’accesso al luogo dei lavori il 12 marzo scorso, senza che la polizia intervenisse in alcun modo.</p>
<p>La scuola cattolica di San Roberto Bellarmino, a Jatibening, Bekasi, è stata attaccata il 7 maggio scorso da una folla di musulmani che ha rotto le finestre dell’edificio. La polizia è riuscita a evitare un altro attacco il giorno dopo.</p>
<p>Sono state attaccate anche varie chiese della Chiesa Cristiana Protestante Batak. Il permesso di costruzione del tempio a Pesanggrahan, Depok, vicino alla capitale, è stato revocato nel marzo 2009 dal sindaco. La Chiesa ha portato il caso davanti al Tribunale Amministrativo Statale a Bandung e ha vinto la causa. Il sindaco di Depok appartiene al partito islamico Giustizia e Prosperità.</p>
<p>Altre chiese della stessa confessione sono state prese di mira. A Parung Panjang, Bogor, la chiesa è stata distrutta dalle autorità locali il 21 luglio 2009. La Chiesa locale ha portato il caso di fronte alla Commissione Nazionale per i Diritti Umani il giorno dopo; a Jakabaring, Palembang, nel sud di Sumatra, le autorità locali hanno costretto alla chiusura il 6 giugno 2009.</p>
<p>A Jalan Bogor, a Jakarta, c’è stato un attentato con una bomba il 4 ottobre 2009; a Simpang Murai, Dumai, nell’isola di Sumatra, una chiesa è stata distrutta dalle autorità locali il 18 marzo 2009; a Tambun, Bekasi, un’altra è stata attaccata da una folla di radicali musulmani il giorno di Natale. Le autorità locali hanno chiuso la chiesa, e i servizi domenicali sono stati celebrati in strada.</p>
<p>A Karawang la chiesa è stata chiusa dalla polizia il 24 gennaio 2010 per le proteste di una folla di musulmani radicali, ma con l’aiuto del sindaco il tempio è stato riaperto il 3 marzo; a Bekasi, una chiesa è stata minacciata dalle autorità locali locali fino alla chiusura, il 5 gennaio 2010; a Sibuhun, Tapanuli Selatan, Sumatra del nord, un’altra chiesa è stata incendiata da fanatici musulmani il 22 gennaio scorso, dopo la preghiera del venerdì in una moschea vicina. Gli estremisti hanno anche incendiato la casa del pastore.</p>
<p>La chiesa della Chiesa Cristiana di Giava, a Solo, ha visto interrotte le sue attività sociali da una folla di estremisti musulmani durante il digiuno del Ramadan nel settembre 2009. La chiesa serviva pasti economici ai musulmani poveri durante il digiuno.</p>
<p>Sempre a proposito della stessa confessione, la chiesa a Sukorejo, Kendal, è stata incendiata la notte prima di Pasqua, il 4 aprile scorso, ma il pastore ha detto a Theophilus Bela che i vicini “hanno aiutato a spegnere il fuoco e solo la facciata della chiesa ha subito dei danni”, per cui viene utilizzata ancora; a Ciranjang, Cianjur, la chiesa ha difficoltà a ottenere la licenza.</p>
<p>La chiesa della Chisa Cristiana del sud di Sumatra, a Lampung, è stata presa a sassate il 5 giugno 2009.</p>
<p>La chiesa della Chiesa Bethel Indonesiana a Bekasi Utara è stata attaccata con una bomba il 3 ottobre 2009. Un’altra chiesa di questa confessione è stata attaccata a Duren Sawit, Jakarta: duecento estremisti musulmani si sono scagliati contro il tempio il 14 febbraio scorso.</p>
<p>La chiesa della Chiesa Cristiana Battista di Jakarta a Tangerang, Banten, ha difficoltà da anni a causa delle autorità locali e delle folle radicali vicine. Solo il giorno di Natale del 2009 ha ottenuto un permesso speciale della polizia per celebrare nella chiesa. Ora non può celebrare i servizi domenicali nell’edificio.</p>
<p>Una chiesa pentecostale a Temanggung, Java centrale, è stata incendiata da una folla estremista domenica 6 dicembre 2009.</p>
<p>La chiesa della City Blessing Church, a Karawaci, Tangerang, Banten, Giava occidentale, ha ricevuto minacce dalla folla il 10 febbraio 2010.</p>
<p>La chiesa della Chiesa Pentecostale dell’Indonesia, a Sibuhun, Tapanuli Selatan, Sumatra del nord, è stata incendiata da fanatici musulmani lo stesso giorno della precedente.</p>
<p>La chiesa della Missione Evangelica a Jakarta ha avuto difficoltà con il permesso per una manifestazione del gruppo radicale musulmano “Fronte dei Difensori Musulmani”, nel novembre 2009.</p>
<p>La chiesa “Galilea”, della Chiesa Protestante dell’Indonesia Occidentale, a Taman Galaxi, Bekasi, è stata attaccata da organizzazioni radicali musulmane il 15 febbraio 2010.</p>
<p>La folla ha chiuso la chiesa ed ha collocato le proprie bandiere in cima all’edificio. I lavori del tempio non sono ancora terminati.</p>
<p>Un tempio della Chiesa Cristiana dell’Indonesia, a Taman Yasmin, Bogor, è stato attaccato da gruppi radicali musulmani il 18 marzo 2010 e poi chiusa dalle autorità. Ora le funzioni religiose vengono celebrate in strada.</p>
<p>Wisma BPK Penabu, il centro educativo dell’organizzazione educativa cristiana Penabur, a Cibereum, Cisarua, Bogor, è stato dato alle fiamme dagli estremisti musulmani il 27 aprile 2010. Sono state incendiate anche due automobili e sette case dei lavoratori.</p>
<p>Theophilus Bela conclude chiedendo preghiere per i cristiani dell’Indonesia e affermando: “Devo ammettere che la lista non è completa perché ho ricevuto informazioni da Bandung, Giava occidentale, per cui c’erano altre chiese che avevano problemi nella zona”.</p>
<p>“Di recente – ha aggiunto – ci sono state anche notizie allarmanti da parte del Consiglio Nazionale delle Chiese, per il quale ci sarebbero circa dieci chiese cristiane a Mojokerto, Giava centrale, che hanno avuto problemi con le autorità locali”.</p>
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		<title>VIETATO IN NOME DI ALLAH. LIBRI E INTELLETTUALI MESSI AL BANDO NEL MONDO ISLAMICO</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 20:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edizioni Lindau]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo da LIBERO dell&#8217;11 maggio 2010 (pag. 36), la recensione di Andrea Morigi del libro &#8220;Vietato in nome di Allah. Libri e intellettuali messi al bando nel mondo islamico&#8221; (Valentina Colombo, Lindau, pp. 176, euro 16, in uscita il 20 maggio):
&#8220;Tra cultura e islam è un tiro alla fune ormai millenario. Inizia idealmente dalla condanna dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riportiamo da LIBERO dell&#8217;11 maggio 2010 (pag. 36), la recensione di Andrea Morigi del libro &#8220;<em>Vietato in nome di Allah. Libri e intellettuali messi al bando nel mondo islamico</em>&#8221; (Valentina Colombo, Lindau, pp. 176, euro 16, in uscita il 20 maggio):</p>
<p>&#8220;Tra cultura e islam è un tiro alla fune ormai millenario. Inizia idealmente dalla condanna dei filosofi, pronunciata da Al Ghazali nell’XI secolo, e procede fino ai giorni nostri con la condanna dei fondamentalisti contro il cartone animato South Park. Quel processo di costante soppressione delle energie intellettuali di una civiltà, ultimamente ha preso le forme di una battaglia mondiale contro la cosiddetta islamofobia. Solo Valentina Colombo, nel suo ultimo libro &#8220;Vietato in nome di Allah. Libri e intellettuali messi al bando nel mondo islamico&#8221; (Lindau, pp. 176, euro 16, in uscita il 20 maggio), trova il coraggio di identificarlo per quello che è realmente: censura. Alcuni giungono ad autoimporsela, come lo scrittore Nagib Mahfuz. Altri subiscono, come Nasr Abu Zayd, obbligato a un divorzio dalla moglie dopo essere stato giudicato apostata e poi fuggito in un autoesilio europeo. Più che sfidarsi in un rapporto dialettico con il potere, nei Paesi musulmani, i letterati sono posti davanti a un percorso a ostacoli. Al posto dell’hegelismo, che in Europa ingloba tutto, nel Medio Oriente arabo domina Procuste, che taglia tutto ciò che esce dai suoi schemi. La via mediana, cioè quella del dialogo attraverso la ragione per superare il confronto attraverso la violenza, proposta da Papa Benedetto XVI a Ratisbona nel settembre 2006, non è stata ancora sperimentata. Con la tesi opposta lo aveva anticipato, il 23 aprile dello stesso anno, Osama bin Laden, lanciando una campagna contro gli intellettuali «eretici», in cui condannava «il reato commesso dal libero pensatore», come «il peggiore dei reati», tanto «che il danno da lui arrecato restando in vita tra i musulmani è un danno gravissimo, quindi deve essere ucciso e il suo pentimento non deve essere accettato ». Il capo della rete terroristica di Al Qaeda aveva citato anche dei nomi tra i quali Turki al-Hamad, giornalista delle principali testate arabe, autore di saggi e romanzi in cui denuncia senza mezzi termini le cause del terrorismo, prima fra tutte l’educazione fondamentalista impartita nelle scuole saudite. Perciò accade che, per non farsi superare in una corsa all’ortodossia, perfino il Parlamento del moderato Bahrein gridi allo scandalo nel marzo 2007, quando Qasim Haddad, uno dei maggiori poeti contemporanei arabi, e il compositore e cantante libanese Marcel Khalifeh, presentano il balletto Majnun e Layla, al festival culturale «La Primavera della cultura». Rischia ancora di più, perché è si è permesso di utilizzare un palcoscenico pakistano, il teatro Ajoka di Lahore, Madeeha Gauhar dopo aver messo in scena, sempre nel 2007, Burqavaganza, una pièce teatrale satirica che si prende gioco del burqa. Anche pubblicare costituisce di per sé già un’impresa, in un mercato editoriale piuttosto asfittico come quello di lingua araba. Poi, una volta stampata e superata la prima difficoltà, l’opera è attesa al varco della tipografia da un giudizio religioso, al cui confronto l’imprimatur di marca cattolica è un istituto garantista. Basta che un imam, alzatosi dal lato sbagliato del letto, individui qualche frasetta a suo giudizio blasfema, per vedersi sequestrato il volume e finire sotto processo. E lì, come in ogni dramma sacro che si rispetti, si conclude l’ordalìa. Può accadere come a Nedim Gürsel &#8211; la cui vicenda giudiziaria è narrata da Valentina Colombo &#8211; di essere assolti. Ma si tratta comunque di un segnale d’allarme, perché dopo i processi contro gli scrittori Orhan Pamuk e Elif Shafak, che riguardavano l’attacco alla identità turca, nel 2009 il processo a carico di Gürsel riguardava reati come «oltraggio all’islam e incitazione all’odio». E testimonia che perfino la laica Turchia è scivolata nel fondamentalismo. Ma la minaccia dell’imposizione del velo islamico sulla cultura continua a incombere. Diventerà presto un burqa, a meno che gli intellettuali non trovino chi sia disposto a difenderli. Intanto, quel manto nero si è già steso sull’Europa il 2 novembre 2004, con l’assassinio ad Amsterdam del regista Theo van Gogh da parte di un estremista islamico che voleva punirlo per via del suo cortometraggio &#8220;Submission&#8221;. Sul corpo di van Gogh, piantata con un coltello, era stata lasciata anche una condanna a morte per l’autrice della sceneggiatura: l’olandese di origine somala Ayaan Hirsi Ali.&#8221; (di Andrea Morigi)</p>
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		<title>CRISTIANI E MUSULMANI IN NIGERIA (di padre Piero Gheddo)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 05:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal sito www.gheddopiero.it  riprendiamo e pubblichiamo il seguente articolo del famoso missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere:
&#8220;Dopo i massacri di cristiani nel gennaio e febbraio scorsi, la Nigeria è scomparsa dalle prime pagine dei giornali, ma continua a vivere una situazione difficile che ogni tanto esplode in lotte e scontri violenti con decine di morti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4119" href="http://www.recensioni-storia.it/cristiani-e-musulmani-in-nigeria-di-padre-piero-gheddo/gheddo"><img class="alignleft size-medium wp-image-4119" title="GHEDDO" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/04/GHEDDO-200x300.jpg" alt="GHEDDO" width="200" height="300" /></a>Dal sito www.gheddopiero.it  riprendiamo e pubblichiamo il seguente articolo del famoso missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere:</p>
<p>&#8220;Dopo i massacri di cristiani nel gennaio e febbraio scorsi, la Nigeria è scomparsa dalle prime pagine dei giornali, ma continua a vivere una situazione difficile che ogni tanto esplode in lotte e scontri violenti con decine di morti fra popolazioni del Nord e quelle del Sud, di etnie e soprattutto di religioni diverse, musulmani al Nord e cristiani (o animisti) al Sud. La Nigeria è comunemente definita “il gigante dell’Africa”, con circa 150 milioni di abitanti, con un tasso di crescita del 2,2% (tre milioni l’anno), seguita da Egitto (73 milioni), Sud Africa (48) e Congo (42). Un paese esteso tre volte l’Italia con tante risorse naturali (l’ottavo produttore di petrolio al mondo), ma purtroppo anche uno di quelli a maggior rischio di violenze inter-etniche, con una delle Chiese locali più vive e in maggior crescita.</p>
<p>La storia dell’indipendenza nigeriana dall’Inghilterra (1960) è fra le più tormentate, con nove colpi di stato in 50 anni, una sanguinosissima guerra civile (Biafra, 1967-1970, un milione e mezzo di morti) e un sistema democratico che funziona poco, anche se la Nigeria, con le sue università, ha una élite intellettuale e politica di primo piano. Lo stato non riesce ad imporre la sua autorità poiché, con un popolo diviso a metà fra musulmani e cristiani, lo Stato conta poco, più importante l’appartenenza alla propria etnia e religione.</p>
<p>Sono stato in Nigeria nel 1985 e 25 anni fa cristiani e musulmani convivevano con difficoltà (nelle regioni islamiche i cristiani erano cittadini di serie B), ma senza gravi violenze di massa. La situazione è andata peggiorando negli ultimi tempi, da quando si è esteso anche nella Federazione nigeriana l’influsso dell’estremismo islamico espresso dall’ideologia di “Al Qaida” ed è particolarmente grave nei 12 stati del Nord (su 36 federati) che hanno adottato la “Sharia” (legge islamica) come legge di stato</p>
<p>La situazione è complessa e anche i cristiani hanno le loro colpe, specialmente l’avventata e indebita propaganda religiosa di sette cristiano-pagane (più di cento), che predicano Cristo ma nelle regioni e fra le popolazioni islamiche battezzano facilmente (mentre la Chiesa cattolica richiede due anni di catecumenato) e usano gli aiuti economici come strumento di penetrazione cristiana, come d’altronde fanno i musulmani in Africa.</p>
<p>In queste difficili situazioni, i cattolici sono circa 21 milioni (più numerosi i protestanti delle varie Chiese e sette), con un buon numero di conversioni dall’animismo e numerose vocazioni sacerdotali e religiose. In Nigeria c’è maggior il seminario cattolico nel mondo, quello teologico di Enugu con più di 600 alunni! Il presidente della Conferenza episcopale, mons. Felix Adeosin Job ha dichiarato  all’Osservatore Romano: “Siamo una Chiesa povera, ma grazie a Dio stiamo vivendo un periodo luminoso di crescita. Molte persone sono giunte a conoscere e amare Cristo e ad accettarlo come loro Dio. I nostri cristiani lo sono di fatto. Quelli che alla domenica non vengono in chiesa sono una minoranza”. I giovani cristiani della Nigeria aprono il cuore alla speranza. La Chiesa attraversa una crisi nel nostro paese e in Europa, ma fiorisce specialmente nel mondo non cristiano. Lo Spirito Santo non dorme mai, non va mai in pensione e neppure in vacanza.</p>
<p>Segnalo agli amici lettori che lunedì prossimo parlerò della Nigeria in una catechesi su Radio Maria (ore 21-22,30) e qualche tempo dopo si potrà trovare il testo della conversazione nel mio Sito (vedi qui sotto).&#8221;</p>
<p>www.gheddopiero.it</p>
<p>Piero Gheddo</p>
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		<title>AL QAEDA, MULTINAZIONALE DEL TERRORE</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/al-qaeda-multinazionale-del-terrore</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 20:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[Piemme]]></category>

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		<description><![CDATA[Le autorità russe sono convinte che dietro ai recenti attentati alla metropolitana di Mosca ci sarebbe il terrorismo di matrice islamica (quello originario delle regioni nord-caucasiche) e, forse, persino la responsabilità di al Qaeda.
Dal premier Vladimir Putin, cresciuto alla scuola del KGB e della disinformazione eretta a sistema dell’agire politico, c’è d’aspettarsi di tutto. Anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4046" href="http://www.recensioni-storia.it/al-qaeda-multinazionale-del-terrore/9788838483844g"><img class="alignleft size-medium wp-image-4046" title="9788838483844g" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/04/9788838483844g-180x300.jpg" alt="9788838483844g" width="180" height="300" /></a>Le autorità russe sono convinte che dietro ai recenti attentati alla metropolitana di Mosca ci sarebbe il terrorismo di matrice islamica (quello originario delle regioni nord-caucasiche) e, forse, persino la responsabilità di al Qaeda.</p>
<p>Dal premier Vladimir Putin, cresciuto alla scuola del KGB e della disinformazione eretta a sistema dell’agire politico, c’è d’aspettarsi di tutto. Anche un possibile ritorno d’immagine e di popolarità dalla dura presa di posizione contro il terrorismo, specie in un periodo – come quello più recente – contrassegnato dalle contestazioni e dalle manifestazioni di piazza contro l’arroganza della sua azione di governo.</p>
<p>Chiunque sia il vero responsabile dei sanguinari attentati terroristici di fine marzo (comunque sconfessati dalla resistenza caucasica), resta emblematica la chiamata in causa di al Qaeda, perfino nell’estremo Nord europeo.</p>
<p>Sono infatti molte le aree del mondo, da est ad ovest, da nord a sud, dove al Qaeda opera ormai come una <em>holding</em> del terrore attraverso i gruppi regionali ad essa affiliati.</p>
<p>La forza di al Qaeda, per esempio, assume uno spessore sempre maggiore nel Maghreb, tanto che gli Stati interessati della regione (<strong>Algeria, Mali, Mauritania </strong>e<strong> Niger</strong>) si riuniscono periodicamente per cercare una posizione comune contro l’organizzazione terroristica.</p>
<p>Al Qaeda, tra le altre, coordina i seguenti gruppi: <em>al-Jihad</em> e <em>al-Gama’a al-Islamiya</em> in <strong>Egitto</strong>; i Talebani in <strong>Afghanistan</strong>; il movimento islamico <em>Harakat ul-Mujahidin</em> in <strong>Uzbekistan</strong>; gli indipendentisti del Kashmir in <strong>Pakistan</strong>; le Coorti islamiche &#8211; che ormai comandano a Mogadiscio &#8211; in <strong>Somalia</strong>; le milizie di <em>Abu Sayyaf </em>nelle <strong>Filippine</strong>; <em>Jemaah Islamiyah</em> in <strong>Indonesia</strong>; l’ ”esercito di al Qaeda” nello <strong>Yemen</strong>; le cellule dormienti che si confondono fra i milioni di residenti di origine islamica in <strong>Occidente</strong>. Senza contare i gruppi di infiltrati in Palestina, in Libano e in Turchia.</p>
<p>Obiettivo principale di al Qaeda (che significa “<em>la base</em>”) è la ricostruzione del califfato universale attraverso l’abbattimento dei governi musulmani considerati moderati e corrotti, siano essi di tendenza democratica (Iraq, Pakistan, Indonesia) o autoritaria (Egitto, Arabia Saudita, Algeria). Solo dopo aver sconfitto questo nemico (il nemico vicino!), al Qaeda potrà dedicarsi più compiutamente all’Occidente (il nemico lontano!).</p>
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		<title>MAROCCO: ESEMPIO DI ISLAM MODERATO?</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 05:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Marocco]]></category>

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		<description><![CDATA[ Venerdì 19 marzo 2010 l’agenzia d’informazione cattolica ZENIT.org ha diffuso una notizia meritevole di attenzione.
Decine di cristiani in questo mese di marzo sono stati espulsi dal Marocco nel contesto della “lotta che le autorità marocchine mettono in atto contro i tentativi di diffusione del credo evangelico, destinato a scuotere la fede dei musulmani” (così riferisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3999" href="http://www.recensioni-storia.it/marocco-esempio-di-islam-moderato/maroccocartina-2"><img class="alignleft size-medium wp-image-3999" title="maroccoCartina" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/03/maroccoCartina1-300x246.jpg" alt="maroccoCartina" width="300" height="246" /></a> Venerdì 19 marzo 2010 l’agenzia d’informazione cattolica <em>ZENIT.org</em> ha diffuso una notizia meritevole di attenzione.</p>
<p>Decine di cristiani in questo mese di marzo sono stati espulsi dal Marocco nel contesto della “<em>lotta che le autorità marocchine mettono in atto contro i tentativi di diffusione del credo evangelico, destinato a scuotere la fede dei musulmani</em>” (così riferisce l&#8217;agenzia ufficiale “Maghreb Arab Press”).</p>
<p>Fra gli espulsi anche un religioso francescano di nazionalità egiziana. Il religioso è stato arrestato dalla polizia domenica 7 marzo e portato in aereo in Egitto. Il suo arresto ha avuto luogo durante il Vertice che l&#8217;Unione Europea e il Marocco hanno celebrato nel fine settimana nella città spagnola di Granada.</p>
<p>Il Vescovo di Tangeri, <strong>monsignor</strong> <strong>Santiago Agrelo</strong>, ha chiesto le ragioni del provvedimento alle autorità marocchine, senza però riceverne risposta.</p>
<p>Il Vescovo ritiene che nella Diocesi ci siano 2.000-2.500 cattolici su oltre 4 milioni di abitanti; ma i cristiani, anche quelli di origine locale, sono considerati stranieri, perché solo i musulmani possono essere marocchini.</p>
<p>Questo succede in Marocco, solitamente considerato il Paese modello dell’Islam tollerante e moderato. Qui, in effetti, a differenza di altri Paesi musulmani, la Chiesa cattolica ha finora goduto di uno status speciale, concesso dal &#8220;<em>Dahir Royal</em>&#8221; di re <strong>Hassan II</strong> nel 1983.</p>
<p>Tale status le permette di esercitare pubblicamente e liberamente le attività relative al culto, al magistero e alla giurisdizione interna, alla beneficenza e all&#8217;insegnamento religioso dei propri membri; ma dalla legge le è severamente proibito catechizzare o accogliere nella comunità cristiana un musulmano. </p>
<p>A Rabat, l&#8217;Arcivescovo cattolico monsignor <strong>Vincent Landel</strong> e il pastore evangelico <strong>Jean Luc Blanc</strong> hanno diffuso un comunicato in cui si dicono preoccupati delle recenti limitazioni alla libertà di culto imposte perfino nei confronti dei cristiani stranieri di varie nazionalità residenti in Marocco.</p>
<p>“Il nostro unico obiettivo – hanno dichiarato – è partecipare alla costruzione di un Marocco in cui i musulmani, gli ebrei e i cristiani siano felici di condividere la responsabilità di edificare un Paese in cui si possano vivere giustizia, pace e riconciliazione”.</p>
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		<title>COME E&#8217; DIFFICILE ESSERE CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE. IL PAPA CONVOCA UN SINODO SPECIALE</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 07:43:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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Proviamo ad immaginare che un imprenditore (magari di simpatie leghiste…!) subordini il rapporto di lavoro di un immigrato alla sua conversione al cristianesimo; che lo maltratti in tutti i modi, minacciandolo di licenziamento, finché non abbracci fede e cultura occidentali… Riusciamo a pensare il cataclisma mediatico? Le indignazioni urlate, tanto nazionali che internazionali? Ebbene in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"> </p>
<p><a rel="attachment wp-att-3851" href="http://www.recensioni-storia.it/come-e-difficile-essere-cristiani-in-medio-oriente-il-papa-convoca-un-sinodo-speciale/islam_dominate"><img class="alignleft size-medium wp-image-3851" title="islam_dominate" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/02/islam_dominate-214x300.jpg" alt="islam_dominate" width="214" height="300" /></a>Proviamo ad immaginare che un imprenditore (magari di simpatie leghiste…!) subordini il rapporto di lavoro di un immigrato alla sua conversione al cristianesimo; che lo maltratti in tutti i modi, minacciandolo di licenziamento, finché non abbracci fede e cultura occidentali… Riusciamo a pensare il cataclisma mediatico? Le indignazioni urlate, tanto nazionali che internazionali? Ebbene in Arabia Saudita accade qualcosa del genere, senza che nessuno si scandalizzi più di tanto. Ci racconta i fatti “Avvenire”, che in poche righe riesce a dare un’informazione che altrimenti difficilmente passerebbe attraverso stampa e TV. La notizia è pubblicata sul quotidiano dei vescovi italiani del 29 gennaio 2010 (pag. 14) e riguarda gli immigrati filippini che in Arabia Saudita sono obbligati a convertirsi all’Islam per non perdere il posto di lavoro.</p>
<p>Riportando un’intervista realizzata e diffusa dall’Agenzia “Asia News”, “Avvenire” denuncia la situazione di estrema difficoltà in cui vivono i circa duecentomila immigrati filippini nel regno saudita. </p>
<p>I datori di lavoro (sia pubblici che privati) fanno pressione perché questi lavoratori cristiani diventino musulmani, così che dopo qualche mese dall’assunzione danno l’ultimatum. Molti hanno dovuto accettare. Per le donne ovviamente le condizioni sono ancora più temibili. “Avvenire” riferisce il caso di uno stupro sul posto di lavoro. Le autorità saudite hanno accusato la donna cristiana di aver avuto rapporti extraconiugali e dall’11 settembre 2009 l’hanno reclusa in prigione. In seguito alla violenza la donna è rimasta incinta, ma per le dure condizioni del carcere ha perso il bambino. In questo mese di febbraio dovrà comparire davanti ai giudici e – come se non bastasse &#8211; rischia una condanna a 100 frustate. Bisogna dunque pregare per questa poveretta. Come bisogna pregare per tutti gli altri cristiani del Medio Oriente che rischiano lentamente l’estinzione.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-3854" href="http://www.recensioni-storia.it/come-e-difficile-essere-cristiani-in-medio-oriente-il-papa-convoca-un-sinodo-speciale/2009-09-19_119408278"><img class="alignleft size-full wp-image-3854" title="2009-09-19_119408278" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/02/2009-09-19_119408278.jpg" alt="2009-09-19_119408278" width="202" height="256" /></a>Anche per tale motivo <strong>Benedetto XVI</strong> ha indetto un apposito Sinodo speciale per il Medio Oriente, che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010. Il Vicario patriarcale di Baghdad, <strong>mons. Shlemon Warduni</strong>, ha così commentato l’importanza del Sinodo: “Il Sinodo è un atto benevolo di Benedetto XVI verso le nostre chiese, che soffrono per mancanza di pace e di sicurezza. L’assemblea servirà alle Chiese orientali per discutere dei tanti problemi che l’affliggono, ma anche per far sentire la loro voce. Il Medio Oriente si sta svuotando dei cristiani, si percepisce quasi un complotto per mandarli via…” (<a href="http://www.agensir.it">www.agensir.it</a>/pls/sir, 22 settembre 2009).</p>
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		<title>BENEDETTO XVI: SONO EQUE LE LEGGI CHE RISPETTANO LA VITA E LA FAMIGLIA E RESPINGONO L&#8217;ABORTO E L&#8217;EUTANASIA</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 06:26:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Islam e società]]></category>
		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Papa sta svolgendo una catechesi sulla cultura cristiana nel Medioevo. A tal proposito si è soffermato su Giovanni di Salisbury:
&#8220;&#8230;Esiste, secondo Giovanni di Salisbury, anche una verità oggettiva e immutabile, la cui origine è in Dio, accessibile alla ragione umana e che riguarda l’agire pratico e sociale. Si tratta di un diritto naturale, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3679" href="http://www.recensioni-storia.it/benedetto-xvi-sono-eque-le-leggi-che-rispettano-la-vita-e-la-famiglia-e-respingono-laborto-e-leutanasia/300px-081pzaspietro"><img class="alignleft size-full wp-image-3679" title="300px-081PzaSPietro" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/12/300px-081PzaSPietro.jpg" alt="300px-081PzaSPietro" width="300" height="225" /></a>Il Papa sta svolgendo una catechesi sulla cultura cristiana nel Medioevo. A tal proposito si è soffermato su Giovanni di Salisbury:</p>
<p>&#8220;&#8230;Esiste, secondo Giovanni di Salisbury, anche una verità oggettiva e immutabile, la cui origine è in Dio, accessibile alla ragione umana e che riguarda l’agire pratico e sociale. Si tratta di un diritto naturale, al quale le leggi umane e le autorità politiche e religiose devono ispirarsi, affinché possano promuovere il bene comune. Questa legge naturale è caratterizzata da una proprietà che Giovanni chiama &#8220;equità&#8221;, cioè l’attribuzione a ogni persona dei suoi diritti. Da essa discendono precetti che sono legittimi presso tutti i popoli, e che non possono in nessun caso essere abrogati. È questa la tesi centrale del Polycráticus, il trattato di filosofia e di teologia politica, in cui Giovanni di Salisbury riflette sulle condizioni che rendono l’azione dei governanti giusta e consentita.</p>
<p>Mentre altri argomenti affrontati in quest’opera sono legati alle circostanze storiche in cui essa fu composta, il tema del rapporto tra legge naturale e ordinamento giuridico-positivo, mediato dall’equità, è ancor oggi di grande importanza. Nel nostro tempo, infatti, soprattutto in alcuni Paesi, assistiamo a uno scollamento preoccupante tra la ragione, che ha il compito di scoprire i valori etici legati alla dignità della persona umana, e la libertà, che ha la responsabilità di accoglierli e promuoverli. Forse Giovanni di Salisbury ci ricorderebbe oggi che sono conformi all’equità solo quelle leggi che tutelano la sacralità della vita umana e respingono la liceità dell’aborto, dell’eutanasia e delle disinvolte sperimentazioni genetiche, quelle leggi che rispettano la dignità del matrimonio tra un uomo e una donna, che si ispirano a una corretta laicità dello Stato – laicità che comporta pur sempre la salvaguardia della libertà religiosa –, e che perseguono la sussidiarietà e la solidarietà a livello nazionale e internazionale. Diversamente, finirebbe per instaurarsi quella che Giovanni di Salisbury definisce la &#8220;tirannia del principe&#8221; o, diremmo noi, &#8220;la dittatura del relativismo&#8221;: un relativismo che, come ricordavo qualche anno fa, &#8220;non riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie&#8221; (Missa pro eligendo Romano Pontifice, Omelia, &#8220;L’Osservatore Romano&#8221;, 19 aprile 2005).</p>
<p>Nella mia più recente Enciclica, &#8220;Caritas in veritate&#8221;, rivolgendomi agli uomini di buona volontà, che si impegnano affinché l’azione sociale e politica non sia mai sganciata dalla verità oggettiva sull’uomo e sulla sua dignità, ho scritto: &#8220;La verità e l&#8217;amore che essa dischiude non si possono produrre, si possono solo accogliere. La loro fonte ultima non è, né può essere, l&#8217;uomo, ma Dio, ossia Colui che è Verità e Amore. Questo principio è assai importante per la società e per lo sviluppo, in quanto né l&#8217;una né l&#8217;altro possono essere solo prodotti umani; la stessa vocazione allo sviluppo delle persone e dei popoli non si fonda su una semplice deliberazione umana, ma è inscritta in un piano che ci precede, e che costituisce per tutti noi un dovere che deve essere liberamente accolto&#8221; (n. 52). Questo piano che ci precede, questa verità dell’essere dobbiamo cercare e accogliere, perché nasca la giustizia, ma possiamo trovarlo e accoglierlo solo con un cuore, una volontà, una ragione purificati nella luce di Dio.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ORA DI RELIGIONE ISLAMICA A SCUOLA: LE RAGIONI DEL NO (di Massimo Introvigne)</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 14:40:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Islam e società]]></category>

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		<description><![CDATA[La vogliono Fini, D’Alema e anche il cardinale Martino, che non è “il Vaticano” ma spesso una voce fuori del coro. Ma l’ora di religione islamica è un errore, per due buoni motivi.
Anzitutto, perché l’ora di religione islamica e non quella ortodossa o Testimone di Geova? E’ possibile che se parliamo di pratica religiosa regolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vogliono Fini, D’Alema e anche il cardinale Martino, che non è “il Vaticano” ma spesso una voce fuori del coro. Ma l’ora di religione islamica è un errore, per due buoni motivi.</p>
<p>Anzitutto, perché l’ora di religione islamica e non quella ortodossa o Testimone di Geova? E’ possibile che se parliamo di pratica religiosa regolare queste comunità siano più numerose degli islamici in Italia. I Testimoni di Geova in Italia sono 400.000 e gli ortodossi – in maggioranza immigrati – mezzo milione, mentre del milione e più d’immigrati di origine islamica è difficile dire quanti mantengano un contatto con la loro religione. Con la crescita della diversificazione religiosa tra un po’ non si potrebbe negare neppure l’ora di religione pentecostale (350.000 fedeli se si considerano gli immigrati), seguita da quella buddhista, sikh, induista e così via. A parte i problemi organizzativi, ne risulterebbe una Babele e un supermercato delle religioni. Con l’ora di religione il legislatore ha voluto riconoscere il ruolo della tradizione cattolica nella nostra storia e nel nostro ethos nazionale, non dare a tutti i ragazzi che vivono in Italia la possibilità di trovare a scuola la “loro” religione. L’insegnamento di religioni diverse dalla cattolica è del resto liberamente impartito fuori della scuola.</p>
<p>Secondo: chi gestirebbe l’ora di religione islamica? Tutti i governi, di destra e di sinistra, in Italia ma anche in Francia, in Belgio e in Spagna hanno provato a trovare un interlocutore musulmano unico e rappresentativo. Nessuno ci è riuscito. In Francia è viva la discussione su come il Consiglio francese del culto musulmano (CFCM), costituito dall’allora Ministro dell’Interno Sarkozy per dare allo Stato un interlocutore islamico, nella sostanza non funzioni. Da una parte, per presentarsi come rappresentativo, ha dovuto includere le organizzazioni più fondamentaliste – che lentamente ne stanno prendendo il controllo, proprio quello che Sarkozy non voleva –, dall’altra le liti fra musulmani, e fra i governi che li finanziano (Algeria contro Marocco, Arabia Saudita contro Maghreb), ne paralizzano il funzionamento. Stabilita l’ora di religione islamica anche in Italia occorrerebbe trovare chi impartisca le lezioni. Se fosse l’organizzazione più grande, l’UCOII, l’Unione delle Comunità e Organizzazione Islamiche in Italia (che peraltro si è detta non interessata), avremmo la scuola di fondamentalismo islamico finanziata dallo Stato. Se non fosse l’UCOII questa – che, piaccia o no, controlla ancora la maggioranza delle moschee italiane (nonostante pregevoli sforzi per creare alternative) – avrebbe ragione di dire che gli insegnanti non sono rappresentativi, sono “musulbuoni”, “sindacalisti gialli dell’islam” o “zii Sam”, come va già dicendo per qualunque iniziativa che non la ricomprenda.</p>
<p>Ora di religione islamica a scuola? Per dirla con l’ispettore Clouseau nel film La pantera rosa “c’è una sola cosa che non va in questa idea: è stupida”.</p>
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		<title>FONDAMENTALISMO ISLAMICO: PERCHE&#8217; E&#8217; DIVERSO</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 03:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Islam e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Fra le varie conseguenze della profonda differenza teologica che corre fra il pensiero giudaico-cristiano e quello islamico si pone anche l’esperienza del fondamentalismo.
E’ quanto afferma lo scrittore e giornalista Carlo Panella nel suo recente volume “Non è lo stesso Dio non è lo stesso uomo” (Edizioni Cantagalli, 2009, Siena).
Il fenomeno del fondamentalismo è ricorrente in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3301" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=3301"><img class="alignleft size-full wp-image-3301" title="9788882724542" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/10/9788882724542.jpg" alt="9788882724542" width="200" height="295" /></a>Fra le varie conseguenze della profonda differenza teologica che corre fra il pensiero giudaico-cristiano e quello islamico si pone anche l’esperienza del fondamentalismo.</p>
<p>E’ quanto afferma lo scrittore e giornalista <strong>Carlo Panella</strong> nel suo recente volume “<em>Non è lo stesso Dio non è lo stesso uomo</em>” (Edizioni Cantagalli, 2009, Siena).</p>
<p>Il fenomeno del fondamentalismo è ricorrente in tutte le religioni, in tutte le epoche. Al giorno d’oggi, cristianesimo, ebraismo, induismo e altre grandi fedi esprimono al loro interno movimenti fondamentalisti. Alcuni – pochi per la verità – anche in forme violente: così in India si assiste al fondamentalismo indù e a quello sikh. Anche l’ebraismo moderno e il cristianesimo hanno espresso movimenti fondamentalisti. Ma il fondamentalismo islamico, a differenza dei movimenti di altre fedi che ricercano un ritorno “<em>alle pure origini</em>”, possiede una caratteristica unica. I movimenti fondamentalisti cristiani, ebrei, induisti o sikh sono infatti contrastati da un forte, egemonico e assolutamente maggioritario contesto anti-fondamentalista che li tiene ai margini, li combatte, ne annulla l’impatto, per disastrosi e sanguinari che possano essere eventuali exploit della loro componente terrorista e violenta.</p>
<p>Negli ultimi anni, invece, nel corpo della <em>umma</em> musulmana si è verificato un fenomeno di segno esattamente opposto e sconvolgente: la presa del fondamentalismo non è contrastata da un corpus centrale difensore dell’ortodossia, in grado di contenerla. Sintomo più evidente di questo fenomeno è il radicamento in tutti i paesi islamici del movimento politico e ideologico dei Fratelli Musulmani, le cui espressioni partitiche sarebbero in grado di ripetere, se fosse loro consentito, l’exploit elettorale di Hamas in Palestina.</p>
<p>L’espansione dell’area fondamentalista, al contrario di quanto avviene in ambito cristiano ed ebraico, o indù o sikh, non solo dunque è in crescita inconfutabile, ma è addirittura supportata dagli esponenti del clero e spesso incontra il favore popolare.</p>
<p>In tale contesto &#8211; nota l’Autore &#8211; trovano linfa e vigore alcuni veri e propri scismi islamici moderni: il <em>wahabismo-salafita</em> &#8211; nella sua componente <em>jihadista</em> &#8211; e il khomeinismo in campo sciita.</p>
<p>Questa componente scismatica è oggi impregnata di esaltazione di morte, un incubo di violenza e di attentati suicidi, che ha le sue radici nell’antropologia sottesa al Corano. Ma per saperne di più bisogna leggere il bel libro di Carlo Panella.</p>
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