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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Archinto</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>LE  ARTI  IN  RUSSIA  SOTTO  STALIN (Il Corriere del Sud)</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2002 15:47:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archinto]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corriere del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[SUSSIDIARIO DI STORIA]]></category>

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		<description><![CDATA[ Isaiah Berlin (1909-1997), filosofo politico inglese, ma nato a Riga in Lettonia,  presidente della British Accademy dal 1974 al 1978, è stato autore di numerosi saggi.
 Nel 1920 appena undicenne lasciò il suo Paese per farvi ritorno solo nel 1945 in missione quale funzionario del Foreign Office.
A conclusione di quel viaggio in Russia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2007/04/stalin.miniatura.jpg" id="image172" alt="stalin.jpg" height="96" /> <font size="3">Isaiah Berlin (1909-1997), filosofo politico inglese, ma nato a Riga in Lettonia,  presidente della <em>British Accademy</em> dal 1974 al 1978, è stato autore di numerosi saggi.<br />
</font> <font size="3">Nel 1920 appena undicenne lasciò il suo Paese per farvi ritorno solo nel 1945 in missione quale funzionario del <em>Foreign Office.<br />
</em></font><font size="3">A conclusione di quel viaggio in Russia, Berlin stese dei resoconti ad uso interno. Ma 30 anni dopo li rielaborò sotto forma di saggi: &#8220;Una visita a Leningrado&#8221; e &#8220;Le arti in Russia sotto Stalin&#8221;.<br />
</font><font size="3">Oggi entrambi gli scritti sono pubblicati in Italia dalla Casa Editrice Archinto con il titolo &#8220;Le arti in Russia sotto Stalin&#8221; (Pagg. 80, Lire 20.000).  <span id="more-171"></span></font><font size="3">Nella prima parte del libro, &#8220;Una visita a Leningrado&#8221;, Berlin  racconta del suo viaggio a Mosca e a Leningrado; coglie la maggiore vivacità intellettuale di Leningrado che, sebbene spossata dal lungo assedio tedesco, nel novembre 1945, a guerra mondiale ormai conclusa, fruiva di margini di controllo meno asfissianti rispetto a quelli imposti dai sovietici a Mosca. L&#8217;assedio di Leningrado aveva segnato fisicamente la vita culturale della città: la gran parte degli artisti vi trovò la morte <em>&#8221; dal momento che, trattandosi di civili privi di utilità, praticamente erano stati condannati a morte dalle disposizioni relative alle priorità sul cibo e sul combustibile</em>&#8220;.<br />
</font><font size="3">Qualsiasi espressione culturale ed artistica si realizza esclusivamente nell&#8217;ambito dell&#8217;ortodossia marx-leninista, da cui è impensabile sfuggire: la censura è non solo un elemento ostativo alla libera espressione delle arti, ma un attivo motore di propaganda politica. Solo chi svolge questo compito &#8220;attivo&#8221; di propagandista può godere di una certa tranquillità e anche di un discreto benessere economico.<br />
</font><font size="3">Gli organi burocratici preposti al controllo (in ordine crescente: l&#8217;Unione degli Scrittori, il Commissario &#8220;ad hoc&#8221;, il Comitato Centrale del Partito Comunista) decidono quali libri esteri far circolare in U.R.S.S. e quali scrittori occidentali &#8211; filosofi materialisti in genere e i critici del sistema &#8220;borghese&#8221; europeo ed americano &#8211; far conoscere ed invitare a Mosca.<br />
</font><font size="3">In tale asfissiante appiattimento scrittori e poeti per poter esprimersi devono escogitare delle &#8220;vie di fuga&#8221; completamente innocue: le traduzioni letterarie &#8211; tutte di ottimo livello -, le operette folkloristiche regionali, le filastrocche,  i racconti per bambini &#8211; come si legge nella seconda parte del libro &#8211; costituiscono una delle rare note di freschezza che riescono ad allietare il panorama artistico sovietico. L&#8217;alternativa, per chi voglia esprimere la propria vivacità intellettuale, è rifugiarsi nelle discipline scientifiche e tecnologiche, meno legate a quella &#8220;merce pericolosa&#8221; che sono le idee.<br />
</font><font size="3">Berlin disegna un diagramma storico dell&#8217;arte in Russia nel &#8216;900, dividendola in tre stagioni:<br />
</font><font size="3"><em>1900-1928</em>: tempo di disordine e di agitazione per <em>l&#8217;intelligencija, </em>ancora tentata dall&#8217;imitazione occidentale (soprattutto tedesca e francese);<br />
</font><font size="3"><em>1928-1937</em>: decennio in cui si forma la &#8220;nuova ortodossia&#8221; e durante il quale il dibattito fra le diverse anime del partito comunista si mantiene vivace: l&#8217;alternativa è fra una forma di arte e di letteratura ispirata all&#8217;anarco-comunismo, più romantica e vicina alle posizioni trockijste, e il ferreo monolitismo staliniano;<br />
</font><font size="3"><em>1937-1945</em>: periodo in cui lo stalinismo trionfante dirige tutte le espressioni interne al socialismo verso gli obiettivi politici ritenuti di volta in volta preminenti. Dapprima vi fu la stagione dei processi e delle grandi purghe del 1937-38, in cui scomparvero decine di migliaia di intellettuali, tanto che lo stesso regime fu costretto ad arrestarsi per non estinguere del tutto quella classe.<br />
</font><font size="3">Poi con la guerra Stalin tollerò, e per certi aspetti promosse, una letteratura epica russa, improntata all&#8217;esaltazione della Patria e dei suoi eroi, comprese alcune figure del passato pre-rivoluzionario. I temi più propri del marx-leninismo furono per il momento accantonati: gli artisti godettero di un certo margine di libertà e le loro opere incontrarono il successo dei lettori, e soprattutto di quegli specialissimi lettori che erano i soldati al fronte: era esattamente quanto Stalin voleva.  E&#8217; il tempo di Pasternak (il futuro autore de &#8220;Il dottor Zivago&#8221;) e della poetessa <em>Achmatova</em>. Ma con la fine della guerra gli artisti e i letterati che si erano distinti nell&#8217;entusiasmare i soldati al fronte con i temi patriottici vennero di colpo accusati di regionalismo e di scarsa purezza ideologica. Chi non viene eliminato è costretto a riconvertirsi in fretta.<br />
</font><font size="3">Nel novembre del 1945, periodo in cui Berlin compie il suo viaggio in U.R.S.S., lo stato delle arti è drammaticamente livellato verso il basso: anche nel balletto, nell&#8217;opera, nella drammaturgia, nella pittura si fa apprezzare solo quanto, scampato alla censura, conserva un qualche legame con la ricca tradizione artistica russa dell&#8217;Ottocento o con il classicismo. Nonostante ciò Berlin sottolinea, non senza stupore, l&#8217;ancor vivo desiderio di cultura che riscontra nel popolo russo.<br />
</font><font size="3">Berlin, nel suo pragmatico stile anglo-sassone, ritiene di cogliere una maggiore vivacità in  quelle tendenze artistiche sovietiche, presenti fino al 1937, che seguirono l&#8217;altro filone comunista, quello di Bucharin e di Trockij, poi annientato da Stalin.<br />
</font><font size="3">Si tratta comunque di una vivacità rivoluzionaria &#8211; tesa all&#8217;incitamento alla distruzione del mondo borghese e occidentale &#8211; che lo stesso Autore riconosce essere intrisa di &#8221; pretenziosità, artificiosità, rozzezza, esibizionismo, infantilismo e stupidità &#8220;.<br />
</font><font size="3">Del tutto non condivisibile, infine, l&#8217;affermazione, gettata lì per lì nel bel mezzo del racconto,  secondo cui la violenza e l&#8217;onnipresenza del regime sarebbero state pari, nella storia, solo a quelle praticate dall&#8217;Inquisizione spagnola e dalla Controriforma. Mentre la Controriforma segnò un momento di grande rinnovamento spirituale all&#8217;interno della Chiesa, l&#8217;Inquisizione spagnola &#8211; oggi più conosciuta e studiata rispetto ai tempi in cui Berlin scriveva -, in oltre tre secoli di attività comminò poche migliaia di sentenze capitali, contro i milioni di innocenti che Stalin, Trockij, Bucharin e compagni liquidarono in appena pochi mesi.<br />
</font><font size="3">  Roberto Cavallo<br />
</font><font size="3"> </font></p>
<p><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"></font><font size="3"><span></span></font></p>
<p><font size="3"> </font></p>
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