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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Cantagalli</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>EVOLUZIONISMO: IPOTESI AL TRAMONTO? (Corriere del Giorno, 30 luglio 2010, pag. 25)</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 07:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
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		<description><![CDATA[“ L’evoluzionismo suppone che le specie viventi siano state precedute da strutture imperfette e incompiute, progressivamente trasformatesi nelle attuali. Tanto i reperti paleontologi quanto le specie viventi provano invece l’esistenza di specie tra loro distinte con strutture in sé compiute. Nella scala dei viventi e nella gerarchia delle specie esistono evidentemente gradi di perfezione diversi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4725" href="http://www.recensioni-storia.it/evoluzionismo-ipotesi-al-tramonto-corriere-del-giorno-30-luglio-2010-pag-25/evoluzionismo"><img class="alignleft size-full wp-image-4725" title="evoluzionismo" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/evoluzionismo.jpg" alt="evoluzionismo" width="200" height="268" /></a>“ L’evoluzionismo suppone che le specie viventi siano state precedute da strutture imperfette e incompiute, progressivamente trasformatesi nelle attuali. Tanto i reperti paleontologi quanto le specie viventi provano invece l’esistenza di specie tra loro distinte con strutture in sé compiute. Nella scala dei viventi e nella gerarchia delle specie esistono evidentemente gradi di perfezione diversi. Ogni specie tuttavia può definirsi perfetta nella sua struttura. E’ vero, invece, che non tutte le specie apparvero istantaneamente nello stesso momento. La loro comparsa seguì un piano ordinato e finalizzato alla culminante comparsa dell’uomo, ma senza tracce di passaggi evolutivi.”</p>
<p>A tali conclusioni giunge il prof. Roberto De Mattei, Vice Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche e curatore del libro “<em>Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi</em>” (Cantagalli, Siena, 2009, pagg. 254).</p>
<p>Sono passati oltre duecento anni dalla nascita di Charles Darwin (1809-1882) e 150 anni dalla pubblicazione del suo libro <em>L’origine delle specie</em> (1859); si rende quindi necessario un bilancio critico non solo del darwinismo, ma più in generale dell’evoluzionismo, un insieme composto da una teoria scientifica e da una teoria filosofica che si sorreggono a vicenda.</p>
<p>Il volume curato dal prof. De Mattei è il frutto di un convegno svoltosi a Roma il 23 febbraio 2009 per iniziativa della Vice Presidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con la partecipazione di scienziati di rango internazionale che hanno offerto il loro contributo di pensiero per la stesura del volume.</p>
<p>Gli autori, contrariamente ai numerosi incontri celebrativi che hanno segnato il trascorso anno darwiniano (2009), non tessono il panegirico dell’evoluzionismo, ma ne mostrano le debolezze da vari punti di osservazione: le scienze filosofiche, biologiche, fisiche, chimiche.</p>
<p>L’affermazione centrale dell’evoluzionismo è che la vita biologica sulla terra si sia prodotta non per opera di un Dio creatore ma dalla materia non vivente, in modo spontaneo e per puro caso.</p>
<p>Così ragionando esso non considera (o meglio non intende considerare) che tra la materia inerte e la più elementare cellula vivente vi è, di fatto, una distanza incolmabile: la complessità biochimica di un semplice microbo per certi aspetti non è inferiore a quella di una pianta o di un animale. Per spiegare questi salti (dal nulla alla materia, dalla materia inerte alla vita) l’evoluzionismo si affida fideisticamente al tempo. Eppure il trascorrere del tempo non è in sé un fattore causale in grado di operare il cambiamento.  </p>
<p>Come scrive il prof. Roberto De Mattei “…<em>La biologia moderna dimostra che la vita sulla terra non si è evoluta dal semplice al complesso, ma al contrario è apparsa sulla terra già nella sua massima perfezione</em>” (pagg. 15-16).</p>
<p>Tale affermazione collima perfettamente con il secondo e con il terzo principio della termodinamica (detti di Carnot), secondo cui l’universo è sottoposto a una progressiva perdita di ordine e di energia: come a dire che l’ordine non viene dal disordine iniziale e il più perfetto non viene dal meno perfetto.</p>
<p>D’altronde, se per produrre una sola cellula artificiale in laboratorio, per quanto limitata e imperfetta, ci vogliono raffinate intelligenze umane, quanto più “disegno intelligente” richiederà la creazione di un semplice batterio (per parlare di una forma vivente fra le più semplici)?</p>
<p>L’evoluzionismo appare così come una “cosmogonia” che pretende di descrivere la storia del mondo partendo da postulati scientifici non verificabili. Questa dottrina, spesso imposta come un “dogma”, merita invece di essere sottoposta al vaglio della critica razionale e scientifica, attraverso il libero confronto delle opinioni tra gli studiosi, in modo da non dare per scontata nessuna soluzione a quello che è l’affascinante enigma dell’origine dell’universo.</p>
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		<title>IL CASO SERIO DI DIO (L&#8217;Ora del Salento, 10 luglio 2010, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 04:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Autorevoli sociologi delle religioni come lo statunitense Rodney Stark hanno ormai appurato che all’alba della storia umana nello scenario religioso era predominante il monoteismo. Un cristiano trova ciò molto naturale, nel senso che è logico pensare come all’inizio dei tempi il ricordo dell’unico Dio creatore si mantenesse piuttosto vivo. Col passare dei secoli questa fiamma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4662" href="http://www.recensioni-storia.it/il-caso-serio-di-dio-lora-del-salento-10-luglio-2010-pag-11/car-ruini"><img class="alignleft size-medium wp-image-4662" title="CAR. RUINI" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/CAR.-RUINI-197x300.jpg" alt="CAR. RUINI" width="197" height="300" /></a>Autorevoli sociologi delle religioni come lo statunitense <strong>Rodney Stark</strong> hanno ormai appurato che all’alba della storia umana nello scenario religioso era predominante il monoteismo. Un cristiano trova ciò molto naturale, nel senso che è logico pensare come all’inizio dei tempi il ricordo dell’unico Dio creatore si mantenesse piuttosto vivo. Col passare dei secoli questa fiamma della memoria cominciò a spegnersi e gli uomini si lasciarono andare sempre più ai loro vizi e alle loro recondite paure, fino a personificarle come divinità della natura o degli inferi. Si sviluppava così il politeismo. Ma intorno al VI secolo a.C. assistiamo ad un nuovo slancio dell’umanità (o almeno di buona parte di essa) verso il monoteismo. Mentre in Grecia la speculazione filosofica porta la ragione a prendere in considerazione l’unicità di Dio, in Oriente appaiono, con varie sfumature, i grandi monoteismi, compreso quello professato dal popolo ebraico. La peculiarità del monoteismo ebraico consiste non solo nell’affermazione dell’unicità di un Essere supremo ma anche nella sua “interpellabilità”, e cioè nel poterci rapportare a Lui e pregarlo come si fa con un padre buono. E’ quanto scrive il <strong>Cardinale Camillo Ruini</strong> nel suo recente libro “<em>Il caso serio di Dio</em>” (Cantagalli, 2009, pagg. 102). Non solo. Il Dio supremo con il popolo ebraico ora prende l’iniziativa: “…irrompe sulla scena del mondo e nella vita dell’uomo, presentandosi come il “Dio geloso”, che vuole unicamente per sé la preghiera, il culto e l’adorazione, perché egli soltanto è Dio e tutto il resto è sua creatura” (pagg.26-27).</p>
<p>Con la rivelazione del Figlio, vero Dio e vero uomo, questa irruzione divina nella vita dell’uomo diventa universale, nel senso che la corrispondenza d’amore si palesa nei confronti di tutta l’umanità. Pur essendo un Dio geloso, il Dio della tradizione giudaico-cristiana è tuttavia il Dio della libertà, inesorabilmente ancorato alla prospettiva del: “se vuoi…”. La libertà vale per il singolo uomo, che può rispondere sì o no, ma vale anche per gli uomini riuniti in società, che possono accettare o rifiutare il piano di Dio.</p>
<p>Il Cardinale Ruini, seguendo l’esempio di Benedetto XVI, invita quindi il mondo contemporaneo a fare spazio a Dio, a vivere “come se Dio esistesse”, perché solo in Lui trovano significato gli interrogativi ultimi dell’umanità. Una sana e corretta laicità (il cui concetto – spiega Ruini – ha origini medievali) non ha nulla da temere dall’apertura alle istanze del trascendente, mentre l’odierna “dittatura del relativismo”  esclude a livello pubblico non solo le norme morali del cristianesimo e di ogni altra tradizione religiosa ma anche le indicazioni etiche che si fondano sulla più profonda realtà del nostro essere. In tal senso l’uso improprio delle biotecnologie costituisce un attentato alla dignità della vita umana, in una prospettiva che facilmente sconfina dall’edonismo al nichilismo.</p>
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		<title>GESU&#8217;, IL SALVATORE (L&#8217;Ora del Salento, 1° maggio 2010, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 11:17:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Don Nicola Bux, sacerdote dell’arcidiocesi di Bari, professore di teologia orientale, perito sinodale e consultore di varie Congregazioni pontificie (per la Dottrina della Fede, per le Cause dei Santi, per le Celebrazioni liturgiche…), scrittore e conferenziere, ha di recente pubblicato per i tipi della Cantagalli “Gesù, il Salvatore. Luoghi e tempi della sua venuta nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4177" href="http://www.recensioni-storia.it/gesu-il-salvatore-lora-del-salento-1%c2%b0-maggio-2010-pag-11/attachment/224908"><img class="alignleft size-full wp-image-4177" title="224908" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/05/224908.JPG" alt="224908" width="91" height="130" /></a>Don Nicola Bux, sacerdote dell’arcidiocesi di Bari, professore di teologia orientale, perito sinodale e consultore di varie Congregazioni pontificie (per la Dottrina della Fede, per le Cause dei Santi, per le Celebrazioni liturgiche…), scrittore e conferenziere, ha di recente pubblicato per i tipi della Cantagalli “<em>Gesù, il Salvatore. Luoghi e tempi della sua venuta nella storia</em>”.</p>
<p>Il volume (Siena, dicembre 2009, pagg. 142), corredato da molte fotografie, è un bellissimo cammino per le strade della Palestina di Gesù, ripercorrendo i vangeli dell’infanzia. E’ un pellegrinaggio nei luoghi del mistero dell’Incarnazione, in cui don Nicola Bux accompagna il lettore forte della sua straordinaria conoscenza dei posti e delle tradizioni. Qui il professore di teologia orientale lascia spazio all’archeologia e alla storia, nella consapevolezza che “Ebraismo e cristianesimo sono religioni storiche – non mitiche – e in esse la prima caratteristica del segno è quella di essere di carattere storico” (pag. 102).</p>
<p>Il libro si articola in sei capitoli. Nel primo (<em>L’origine di Gesù Cristo</em>) viene ripercorsa la nascita e l’infanzia di Maria, attingendo ai Vangeli canonici e a quelli apocrifi.</p>
<p>Nel secondo (<em>Egli salverà il suo popolo</em>) è illustrato l’annuncio dell’angelo a Maria e il sogno di Giuseppe; nel terzo (<em>La preparazione dell’avvento del Salvatore</em>) l’Autore ricorda la visita di Maria ad Elisabetta e la nascita e il martirio di Giovanni Battista; nel quarto (<em>Non temete: è nato il Salvatore</em>) don Nicola Bux evoca il Natale del Signore a Betlemme soffermandosi sui precisi e concordanti riferimenti storici che accompagnano la narrazione evangelica. Il quinto capitolo (<em>I miei occhi hanno mirato il Salvatore</em>) tratta dell’adorazione dei Magi e della circoncisione del Bambino; nel sesto (<em>Il ritorno a Nazareth</em>) l’Autore si sofferma sulla vita “nascosta” di Gesù accanto a San Giuseppe e a Maria.</p>
<p>Il percorso teologico, come dicevamo, si accompagna a quello storico, facendo leva soprattutto sui rinvenimenti archeologici che sono quanto mai abbondanti in ognuno dei siti menzionati dai vangeli. La storia sovviene anche con le opere di scrittori (non necessariamente cristiani) e di padri della Chiesa. Particolarmente importanti risultano taluni scritti del II e del III secolo (quando la religione cattolica era ancora oggetto di persecuzione). Veniamo così a sapere, per esempio, che alcuni letterati del II secolo, come Giulio l’Africano ed Egesippo, raccontano che malgrado l’ordine di Erode di distruggere gli alberi genealogici, molti erano riusciti a conservarne memoria, tanto che nel II secolo si sapeva &#8211; ancora con precisione &#8211; chi fossero nella zona di Nazareth i familiari di Gesù.</p>
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		<title>BENEDETTO XVI: LA LEGGE MORALE NATURALE E&#8217; UN FARO PER L&#8217;EDIFICAZIONE DI UNA SOCIETA&#8217; AUTENTICAMENTE GIUSTA E UMANA</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 06:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cantagalli]]></category>
		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>

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		<description><![CDATA[Discorso ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali (30.04.2010):
&#8220;Cari membri dell&#8217;Accademia,
sono lieto di salutarvi all&#8217;inizio della vostra XVI Sessione Plenaria, dedicata a un&#8217;analisi della crisi economica globale alla luce dei principi etici consacrati nella dottrina sociale della Chiesa. Ringrazio la Presidente, professoressa Mary Ann Glendon, per le cordiali parole di saluto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4167" href="http://www.recensioni-storia.it/benedetto-xvi-la-legge-morale-naturale-e-un-faro-per-ledificazione-di-una-societa-autenticamente-giusta-e-umana/caritas-in-veritate"><img class="alignleft size-full wp-image-4167" title="Caritas in veritate" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/05/Caritas-in-veritate.jpg" alt="Caritas in veritate" width="186" height="250" /></a>Discorso ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali (30.04.2010):</p>
<p>&#8220;Cari membri dell&#8217;Accademia,</p>
<p>sono lieto di salutarvi all&#8217;inizio della vostra XVI Sessione Plenaria, dedicata a un&#8217;analisi della crisi economica globale alla luce dei principi etici consacrati nella dottrina sociale della Chiesa. Ringrazio la Presidente, professoressa Mary Ann Glendon, per le cordiali parole di saluto e offro i miei ferventi e buoni auspici per la fecondità delle vostre deliberazioni.</p>
<p>Come sappiamo, la crisi finanziaria mondiale ha dimostrato la fragilità dell&#8217;attuale sistema economico e delle istituzioni a esso collegate. Ha anche mostrato l&#8217;erroneità dell&#8217;idea secondo la quale il mercato sarebbe in grado di autoregolarsi, indipendentemente dall&#8217;intervento pubblico e dal sostegno dei criteri morali interiorizzati. Quest&#8217;idea si basa sulla nozione impoverita della vita economica come una sorta di meccanismo che si autocalibra guidato dal proprio interesse e dalla ricerca del profitto. Essa trascura la natura essenzialmente etica dell&#8217;economia come attività di e per gli esseri umani. Piuttosto che una spirale di produzione e consumo in vista di necessità umane definite in modo molto limitato, la vita economica dovrebbe essere considerata in maniera adeguata come un esercizio di responsabilità umana, intrinsecamente orientato alla promozione della dignità della persona, alla ricerca del bene comune e allo sviluppo integrale, politico, culturale e spirituale, di individui, famiglie e società. Un apprezzamento di questa dimensione umana più piena esige, a sua volta, proprio il tipo di ricerca e di riflessione interdisciplinari che questa sessione dell&#8217;Accademia ha ora intrapreso.</p>
<p>Nella mia Enciclica Caritas in veritate, ho osservato che &#8220;la crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno&#8221; (n. 21). Di certo, riprogettare il cammino significa anche guardare ai criteri generali e obiettivi con cui giudicare le strutture, le istituzioni e le decisioni concrete che guidano e orientano la vita economica. La Chiesa, fondata sulla sua fede in Dio Creatore, afferma l&#8217;esistenza di una legge naturale universale che è la fonte definitiva di questi criteri (cfr. Ibidem n. 59). Tuttavia, è anche convinta del fatto che i principi di questo ordine etico, iscritti nella creazione stessa, sono accessibili alla ragione umana e, in quanto tali, devono essere adottati come base per scelte concrete. Come parte della grande eredità della saggezza umana, la legge morale naturale, che la Chiesa ha assunto, purificato e sviluppato alla luce della Rivelazione cristiana, è un faro che guida gli sforzi di individui e comunità nel cercare il bene ed evitare il male, mentre si impegnano per l&#8217;edificazione di una società autenticamente giusta e umana.</p>
<p>Fra i principi indispensabili che plasmano questo approccio etico integrale alla vita economica deve essere presente la promozione del bene comune, basata sul rispetto per la dignità della persona umana e riconosciuta come scopo primario dei sistemi di produzione e di commercio, delle istituzioni politiche e del benessere sociale. Al giorno d&#8217;oggi, l&#8217;interesse per il bene comune ha assunto una dimensione marcatamente globale. È anche divenuto sempre più evidente che il bene comune implica la responsabilità per le generazioni future. Di conseguenza la solidarietà intergenerazionale deve essere riconosciuta come criterio fondamentale per giudicare qualsiasi sistema sociale. Queste realtà evidenziano l&#8217;urgenza di rafforzare le procedure di governo dell&#8217;economia globale, sempre con il dovuto rispetto per il principio di sussidiarietà. Alla fine, comunque, tutte le decisioni e le politiche economiche devono essere orientate alla &#8220;carità nella verità&#8221;, perché la verità preserva e incanala la forza liberatrice della carità nelle strutture e negli eventi umani sempre contingenti. Perché &#8220;senza la verità, senza fiducia e senza amore per il vero, non c&#8217;è coscienza e responsabilità sociale, e l&#8217;agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società&#8221; (Caritas in veritate, n. 5).</p>
<p>Con queste considerazioni, cari amici, esprimo ancora una volta la mia fiducia nel fatto che questa Sessione Plenaria contribuirà a un discernimento più profondo delle gravi sfide sociali ed economiche del nostro mondo e contribuirà a indicare la strada per affrontare tali sfide con spirito di saggezza, giustizia e umanità autentica. Assicuro ancora una volta le mie preghiere per la vostra importante opera e su di voi e sui vostri cari invoco di cuore le benedizioni divine di gioia e di pace.&#8221;</p>
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		<title>DIO OGGI: CON LUI O SENZA DI LUI CAMBIA TUTTO (L&#8217;Ora del Salento, 24 aprile 2010, pag.11)</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 17:29:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 10 al 12 dicembre 2009 il Comitato per il Progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana ha tenuto un convegno internazionale sul tema “Dio oggi. Con lui o senza di lui cambia tutto”. All’evento sono intervenuti accademici e studiosi di fama mondiale per portare il proprio contributo di scienza a tale singolare ”indagine su Dio”.
Ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-weight: normal;"><a rel="attachment wp-att-4152" href="http://www.recensioni-storia.it/dio-oggi-con-lui-o-senza-di-lui-cambia-tutto-lora-del-salento-24-aprile-2010-pag-11/dio-oggi"><img class="alignleft size-full wp-image-4152" title="DIO OGGI" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/04/DIO-OGGI.jpg" alt="DIO OGGI" width="200" height="294" /></a>Dal 10 al 12 dicembre 2009 il Comitato per il Progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana ha tenuto un convegno internazionale sul tema “<em>Dio oggi. Con lui o senza di lui cambia tutto</em>”. All’evento sono intervenuti accademici e studiosi di fama mondiale per portare il proprio contributo di scienza a tale singolare ”indagine su Dio”.</span></strong></p>
<p>Ora le Edizioni Cantagalli di Siena propongono in un volume le principali relazioni tenute nelle quattro sessioni plenarie del convegno, dedicate rispettivamente al “Dio della fede e della filosofia”, al “Dio della cultura e della bellezza”, a “Dio e le religioni” e a “Dio e le scienze”.</p>
<p>Ne è quindi scaturito un libro che porta il medesimo titolo del convegno (<em>Dio oggi, con lui o senza di lui cambia tutto</em>, Cantagalli, febbraio 2010, pagg. 236).</p>
<p>Il volume è introdotto dal messaggio di apprezzamento rivolto da <strong>Benedetto XVI</strong> al <strong>Cardinale Angelo Bagnasco</strong>, nella sua qualità di Presidente della CEI. Il Papa, dopo aver constatato come oggi spesso si tenda a relegare Dio nella sfera privata, ricorda che “<em>Le esperienze del passato, anche non lontano da noi, insegnano che quando Dio sparisce dall’orizzonte dell’uomo, l’umanità perde l’orientamento e rischia di compiere passi verso la distruzione di se stessa…</em>”.</p>
<p>Nel suo saluto ai convegnisti il Cardinale Bagnasco nota che la buona notizia cristiana, offrendo significato alla vita e soprattutto alla morte, non può essere liquidata con un’occhiata superficiale e distratta: l’esistenza o la non esistenza di Dio non è roba da lasciare indifferenti, per le dirette implicazioni nella vita di ciascuno.  Ecco così che la questione di Dio, oggi più che mai, interroga e affascina ogni uomo ragionevole che intenda dar senso, nella verità, alla propria esistenza su questa terra.</p>
<p>Nella sua relazione il <strong>Cardinale Camillo Ruini</strong>, presidente del Comitato per il Progetto culturale della CEI, ha evidenziato come il Catechismo della Chiesa cattolica abbia ripreso il pensiero espresso da <strong>San Paolo</strong> nella Lettera ai Romani, secondo cui ogni vivente, a partire dalle meraviglie del creato e dalle sue perfezioni, può risalire alla conoscenza di Dio. Il pensiero moderno ha però messo in discussione in molteplici occasioni l’impiego trascendente di tale principio, noto come principio di causalità, che ricollega l’essere contingente delle creature all’Essere assoluto. L’affermarsi dello scetticismo filosofico rispetto, per esempio, alle famose cinque prove razionali con cui <strong>San Tommaso d’Aquino</strong> dimostra l’esistenza di Dio, sembra aver trovato fondamento nei risultati cui è giunta la meccanica quantistica: il principio d’indeterminazione da essa postulato condurrebbe al caos piuttosto che al disegno intelligente.</p>
<p>Ma sul piano trascendente – sostiene il cardinale Ruini &#8211; neanche questa può essere la risposta definitiva, perché la scienza oggi riconosce che perfino il caos ha le sue regole (pag. 49). E chi ne sarebbe l’Autore? A questa domanda cercano di rispondere in una quindicina fra teologi, filosofi, scienziati, studiosi d&#8217;arte, che in vario modo tengono conto del percorso di allontanamento dal Dio trascendente che le varie discipline hanno realizzato da almeno due secoli a questa parte. Eppure quelle regole, quelle &#8220;regolarità strutturali&#8221; restano nel mondo come la firma misteriosa di Dio&#8230; Tant&#8217;è che, nota il filosofo <strong>Robert Spaemann</strong> nella sua relazione,  &#8221;Il fatto che si lascino formulare matematicamente, per lo scienziato naturale, ad esempio <strong>Einstein</strong>, ha sempre rappresentato un motivo di stupore e di rinvio ad una origine divina&#8221; (pag. 59).   </p>
<p>Anche se qualche contributo di pensiero, nella sua problematicità, sembra indulgere agli assiomi della modernità e del razionalismo scientista, il libro nel suo complesso mette in luce il dogmatismo che spesso caratterizza chi pretende di dimostrare, con sufficienza, l&#8217;impossibilità di riconoscere la mano di Dio dietro l&#8217;armonia e la bellezza dell&#8217;universo.</p>
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		<title>STORIA DELLA CULTURA INGLESE, PALCOSCENICO DEL MONDO. UN AMPIO SPACCATO DEL LIBRO DI MATTHEW FFORDE (Corriere del Giorno, sabato 23 gennaio 2010, pag. 30)</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 12:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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“Il Signore degli anelli” del cattolico John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973) ha venduto più di 150 milioni di copie e la recente serie di film basata sulla sua trilogia è diventata un enorme successo commerciale. E’ solo un esempio della forza e dell’importanza della letteratura britannica contemporanea, di cui un ampio spaccato ci offre l’inglese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a rel="attachment wp-att-3803" href="http://www.recensioni-storia.it/storia-della-cultura-inglese-palcoscenico-del-mondo-un-ampio-spaccato-del-libro-di-matthew-fforde-corriere-del-giorno-sabato-23-gennaio-2010-pag-30/storiaculturainglese"><img class="alignleft size-full wp-image-3803" title="storiaculturainglese" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/01/storiaculturainglese.jpg" alt="storiaculturainglese" width="75" height="108" /></a></p>
<p>“Il Signore degli anelli” del cattolico John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973) ha venduto più di 150 milioni di copie e la recente serie di film basata sulla sua trilogia è diventata un enorme successo commerciale. E’ solo un esempio della forza e dell’importanza della letteratura britannica contemporanea, di cui un ampio spaccato ci offre l’inglese <strong>Matthew Fforde </strong>nel suo libro “Storia della cultura inglese” (Cantagalli, Siena, luglio 2009, pagg. 207).</p>
<p>Dopo aver studiato e insegnato ad Oxford, Fforde è oggi docente di Storia della cultura inglese presso la Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) di Roma. Collabora con l’Osservatore Romano, per le cui pagine ha pubblicato alcuni saggi sui principali scrittori inglesi degli ultimi due secoli: proprio tali saggi sono ora collezionati nel volume proposto da Cantagalli.</p>
<p>Nel libro<strong> </strong>trovano dunque spazio<strong> </strong>tutti i principali autori della recente letteratura inglese, alcuni molto noti al grande pubblico italiano. Leggendo il libro si scoprono così le origini di personaggi e titoli che ci hanno accompagnato sin dall’infanzia e la cui notorietà è dovuta non solo alla letteratura ma anche al cinema: “Oliver Twist”, “Il Libro della giungla”, “Le cronache di Narnia”, “Frankenstein”, “L’agente 007”, “La freccia nera”, “L’isola del tesoro” e così via.</p>
<p>L’autore in questo libro si dedica al tema che più gli è familiare, la storia della cultura intesa in senso lato. Dunque letteratura in primo luogo, ma anche cinema e fumetto, memorialistica e fantascienza, storiografia e filosofia. Si va dalla rivisitazione dei classici ottocenteschi (Stevenson, Trollope, Kipling) all’analisi dei best seller degli ultimi decenni (Le Carré, Dan Brown). C’è il Lewis delle “Cronache di Narnia”, insieme al Tolkien del “Signore degli anelli”, e molto altro ancora.</p>
<p>Leggendo l’opera di Fforde si ricava quindi uno spaccato non solo della recente storia inglese ma gioco forza della storia mondiale, di cui la Gran Bretagna è stata in assoluto una delle principali protagoniste. Fra i tanti stimoli che l’opera di Fforde offre, ci piace segnalare la sua attenzione per il filone letterario inglese (quello del cosiddetto “romanzo bioetico”), che affronta le sfide lanciate dalla modernità e dalla post modernità alla dignità della persona umana. Diversi scrittori britannici hanno già analizzato i pericoli dell’intervento scientifico sulla dimensione corporea dell’uomo, in particolare nel campo della procreazione e della riproduzione. E non a caso: la Gran Bretagna di oggi è uno dei paesi occidentali in cui si è consentito alla scienza di essere più lesiva verso la dignità della persona umana nelle prime fasi della sua esistenza.</p>
<p>Proprio in Gran Bretagna infatti è nata la prima bambina concepita in provetta e per la prima volta uno Stato ha deciso di permettere la clonazione di embrioni umani (a scopi terapeutici), per non parlare della sperimentazione sugli embrioni umani (e della loro distruzione in massa). Il tetro primato britannico, ci racconta Fforde, ha toccato ulteriori vette nel 2008, quando la Camera dei Comuni ha approvato lo “Human Fertilisation and Embriology Bill”, che ha permesso, tra l’altro, la realizzazione di chimere, e cioè di ibridi umano-animali a finalità di ricerca scientifica: “I britannici di oggi non hanno prestato attenzione ai saggi ammonimenti dei loro antenati scrittori (per tutti, cfr.: <em>Frankenstein, or the Modern Prometheus</em>, di Mary Shelley) che rilevavano già l’incontrollabilità della scienza in questa sfera nonché le conseguenze della violazione della legge naturale in questo campo: disturbi profondi dell’identità, alienazione e disumanizzazione, distruttività” (pag. 46).</p>
<p>La violazione della legge naturale comporta quindi disturbi profondi dell’identità, disumanizzazione, distruttività. Di conseguenza, altro tema su cui Matthew Fforde<strong> </strong>focalizza la propria attenzione è quello della de-socializzazione (elemento ricorrente della recente letteratura inglese), su cui insistono autori come FranNick Hornby<strong> e </strong>Ian MacEwan.</p>
<p>La società britannica della post-modernità è caratterizzata dal venir meno dei legami sociali. Tale “de-socializzazione” si esprime a diversi livelli, dalla decadenza della società civile (anche nelle buone maniere!) alla disaffezione verso le istituzioni politiche, dagli alti tassi di criminalità al numero senza precedenti di detenuti; dalla grave crisi della famiglia all’enorme quantità delle persone che vivono sole. Oggi un matrimonio su tre termina con un divorzio, il numero delle persone che si sposano è in brusco calo, negli ultimi decenni le famiglie “mono genitore” sono assai aumentate, la figura del single diviene sempre più comune: se la tendenza in atto non dovesse modificarsi, in Inghilterra e nel Galles nel 2016 – scrive Fforde – il 36% delle case saranno abitate da una sola persona. In ogni caso, i figli della post-modernità non possono dirsi felici. In tali condizioni non lo si può essere. Per fare un esempio, in Inghilterra nel 2001 le prescrizioni di antidepressivi sono state 24 milioni. Naturalmente, la deriva verso il venir meno dei legami sociali non è un fatto solo britannico (sebbene si configuri in Gran Bretagna come un processo particolarmente avanzato), ma, come hanno rilevato studiosi quali A. Etzioni o F. Fukuyama, si riscontra con diverse gradazioni di intensità in tutto l’Occidente, dove anzi ha ispirato specifici filoni letterari e cinematografici. Alla fine di tutto il suo percorso moderno e post-moderno, l’uomo inglese (che è anche emblematica rappresentazione dell’uomo occidentale) si ritrova dunque più solo che mai. A fronte di tale epocale “peso della solitudine”, evidente conseguenza del secolarismo, Fforde rileva la positiva influenza di tanti scrittori britannici, araldi di un messaggio di speranza tipicamente cristiano: Eliot, Tolkien, Chesterton, Lewis, Benson, Gray (amico quest’ultimo di Oscar Wilde) e tanti altri ancora.</p>
<p> </p>
<p>Roberto Cavallo</p>
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		<title>BIBBIA E CORANO A CONFRONTO (Corriere del Giorno, 3 ottobre 2009, pag.30)</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 08:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti parlano di “Popoli del Libro”. Frase bella, evocativa. Parole cariche di spirito ecumenico, di buona volontà, di dialogo tra fedi. Sono le parole di Maometto, riportate nel Corano, e stanno ad indicare ebrei, cristiani e musulmani uniti, per l’appunto, dallo stesso Libro.
Per Carlo Panella, giornalista e scrittore, le cose non stanno esattamente in questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3308" href="http://www.recensioni-storia.it/non-e-lo-stesso-dio-non-e-lo-stesso-uomo-bibbbia-e-corano-a-confronto-nel-libro-di-carlo-panella/banner_1"><img class="alignleft size-full wp-image-3308" title="banner_1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/10/banner_1.gif" alt="banner_1" width="100" height="90" /></a>Molti parlano di “<em>Popoli del Libro</em>”. Frase bella, evocativa. Parole cariche di spirito ecumenico, di buona volontà, di dialogo tra fedi. Sono le parole di Maometto, riportate nel Corano, e stanno ad indicare ebrei, cristiani e musulmani uniti, per l’appunto, dallo stesso Libro.</p>
<p>Per Carlo Panella, giornalista e scrittore, le cose non stanno esattamente in questi termini. Ce lo racconta nell’ultima sua fatica letteraria: “<em>Non è lo stesso Dio non è lo stesso uomo</em>” (Cantagalli, Siena, 2009, pagg. 195).</p>
<p>Nessun Libro unisce ebrei, cristiani e musulmani, per la semplice ragione – scrive Panella – che Maometto, nel suo Corano, accusa a più riprese ebrei e cristiani di aver falsificato la Bibbia, e ancor più il Vangelo.</p>
<p>Per Maometto Gesù non è morto in croce, e soprattutto non è risorto dai morti: in una parola non è il Dio incarnato.</p>
<p>Il Dio islamico è <em>altro</em>, a iniziare dal momento della creazione, perché non crea Adamo “a sua immagine e somiglianza”, la qual cosa sarebbe addirittura blasfema. Mentre il Dio giudaico-cristiano stringe un <em>patto di Alleanza</em> con l’uomo (sino a sacrificare il proprio Figlio unigenito!), il Dio musulmano invece chiede a più riprese l’“<em>islam</em>”, e cioè la totale “sottomissione” degli uomini.</p>
<p>Non si tratta, ovviamente, di fare una scala di valori, ma di constatare che Bibbia e Corano nulla, o poco, hanno a che fare l’una con l’altro.</p>
<p>Quel poco scaturisce dal fatto che fin dal periodo meccano Maometto entrò in contatto con ebrei e cristiani, da cui apprese un’infarinatura dell’Antico e del Nuovo Testamento. Ma il Dio tratteggiato dall’Islam resta sostanzialmente sconosciuto all’uomo, che può indagarne la volontà solo attraverso la lettura del Corano, disceso direttamente dal cielo e considerato “increato”. Questo fatto del “<em>Corano Increato</em>” è diventato nel mondo musulmano un vero dogma, largamente prevalente e condiviso. Non essendo creato, il Corano sarebbe proprio la parola <em>diretta</em> di Dio: trascendente, sacra, intoccabile. Ergo, non interpretabile. Tutto ciò è stato nel tempo gravido di conseguenze, perché ha impedito di accostarsi alla sacra scrittura con spirito critico, bloccando la speculazione teologica e filosofica. Tale approccio ha così gettato un’ombra di sospetto su qualsiasi libro che non fosse il Corano, mortificando cultura e scienze. Basti pensare che al termine della civiltà islamica medievale, nel 1483, il Califfo <em>Bayazit II</em> decretò a Istanbul la proibizione assoluta, pena la morte, non solo della stampa di libri, ma anche della lettura di libri stampati. A seguito di quel decreto i libri stampati in arabo e in turco, così come in urdu e in tutte le lingue dei paesi musulmani, sono stati proibiti e quindi assenti fino alla metà del 1800. Ma quel che è fondamentale ricordare è che questo divieto aveva come origine proprio il dogma del “<em>Corano Increato</em>”: la scrittura di altri testi, infatti, avrebbe potuto ingenerare confusione fra i fedeli musulmani, che altro non dovevano conoscere se non il Corano.</p>
<p>Il divieto di interpretare, ma anche di interrogarsi serenamente sul destino dell’uomo, unitamente al pregiudizio per il testo scritto, starebbero per Panella all’origine di un’autocensura che ha accompagnato l’Islam fin dal suo inizio. Tutto ciò sarebbe – alla lunga – responsabile anche del secolare gap tecnologico che ha diviso l’Oriente islamico dall’Occidente.</p>
<p>Come spiegare allora il grande fiorire della civiltà islamica medievale, che ha visto in Avicenna (980-1037) e in Averroè (1126-1198) i suoi rappresentanti di maggiore spicco? Per Panella la risposta va individuata nella ricchezza delle civiltà sottomesse dalle armate musulmane, e in particolare di quella cristiano-bizantina e – ad oriente &#8211; di quella indiana. I conquistatori subirono il fascino e apprezzarono i vantaggi di quelle società molto più progredite.</p>
<p>Il processo di profonda ibridazione culturale subito dai romani, cui bastarono pochi decenni per essere presi dalla cultura ellenistica, si replicò parzialmente quando i musulmani conquistarono l’immenso territorio che andava dall’Andalusia all’India: “…<em>Questo processo fu tanto radicale che modificò, ma solo per alcuni secoli – quelli della grande civiltà araba – la stessa immagine, la stessa concezione dell’uomo quale era stata delineata nel Corano. Nei cinque secoli di civiltà arabo-islamica egemone, ma solo in quelli, l’incontro con la cultura ellenistico-giudaico-cristiana mutò infatti profondamente la stessa antropologia coranica, che divenne altra</em>.” (pag. 61).</p>
<p>Non a caso tutta l’opera di Averroè, tutto il suo ricercare appoggio nel pensiero aristotelico e platonico, ha lo scopo di sconfiggere la dogmatica antifilosofica imperniata sulla concezione del “<em>Corano Increato</em>”.</p>
<p>Solo recentemente la storiografia ha iniziato a sondare quel passaggio che pure era così evidente, ma mai studiato: l’assunzione dell’eredità bizantino-cristiana (quindi anche ellenistico-giudaica) da parte del mondo musulmano. Era evidente che da qualche parte era arrivato nel nerbo stesso della cultura islamica e della sua civilizzazione un enorme apporto del cristianesimo e di quanto lo aveva preceduto e formato. Era evidente, insomma, il debito immenso che la civilizzazione islamica aveva contratto nei confronti del cristianesimo – e dell’ebraismo – professato ai più alti livelli di elaborazione culturale da tutti i popoli che l’Islam aveva conquistato nell’arco di pochi decenni.</p>
<p>Da tale assimilazione si sviluppò il felice periodo della civiltà araba, che però terminò intorno al XV secolo. Terminò quando ormai venne ad esaurirsi la spinta propulsiva della soggiacente cultura cristiana. A ciò contribuirono le conversioni all’Islam di molti cristiani orientali, che finché restavano tali erano comunque considerati cittadini di serie “B”, e cioè <em>dhimmi</em>. Senza dimenticare poi che i figli nati da coppie miste per legge venivano automaticamente immessi nella fede coranica. Così, con la progressiva islamizzazione dei territori un tempo cristiani cessarono i benefici effetti della cultura giudaico-cristiana.</p>
<p>Il risultato è che Averroè è stato tanto fondamentale per la storia del pensiero e della civiltà occidentale, quanto è stato marginale per la storia successiva del pensiero e della civiltà islamica. Ma altri esempi analoghi potrebbero farsi.</p>
<p>“<em>La nostra ipotesi</em> – scrive Panella – <em>è che tutto inizi e finisca non solo nella teologia del Dio disegnato dal Corano, ma soprattutto nel peso, nella zavorra, nell’impaccio che l’uomo descritto dal Corano apporta alla stessa teologia, alla stessa possibilità che il pensiero alto islamico – Averroè, appunto – potesse attecchire e fruttificare e non essere ignorato, avversato, mai compreso, come invece avvenne…</em>” (pag. 63).</p>
<p>In definitiva la concezione che l’Islam ha dell’uomo è quella di un semplice “fedele obbediente”, che difficilmente si interroga e si tormenta sul mistero dell’esistenza. Come Benedetto XVI ha più volte ripetuto nel corso del suo magistero, non solo la fede ma anche la ragione (e non la spada …!)  deve accompagnare il cammino degli uomini in questo pellegrinaggio terreno; ragione che dev’essere guida specialmente nel dialogo con le altre fedi e con le altre culture.</p>
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		<title>LA VERA STORIA DELLA PILLOLA ABORTIVA RU486</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 04:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Perché un libro sull&#8217;RU 486?
In considerazione della decisione dell&#8217;Agenzia italiana del farmaco di commercializzare la Ru486, le Edizioni Cantagalli ripropongono la sintesi di un volume specifico pubblicato sull&#8217;argomento: &#8220;LA VERA STORIA DELLA PILLOLA ABORTIVA RU 486&#8243; (Cantagalli, Siena, pagg. 288, euro 21,00). Il libro, di Cesare Davide Cavoni e Dario Sacchini, nasce per svelare maggiori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3001" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=3001"><img class="alignleft size-full wp-image-3001" title="9788882723170" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/08/9788882723170.jpg" alt="9788882723170" width="120" height="177" /></a><br />
Perché un libro sull&#8217;RU 486?</p>
<p>In considerazione della decisione dell&#8217;Agenzia italiana del farmaco di commercializzare la Ru486, le Edizioni Cantagalli ripropongono la sintesi di un volume specifico pubblicato sull&#8217;argomento: &#8220;LA VERA STORIA DELLA PILLOLA ABORTIVA RU 486&#8243; (Cantagalli, Siena, pagg. 288, euro 21,00). Il libro, di Cesare Davide Cavoni e Dario Sacchini, nasce per svelare maggiori retroscena riguardo alle storie e agli intrecci intorno a questo terribile farmaco.</p>
<p>In Italia, con l&#8217;eccezione dei quotidiani Il Foglio e Avvenire, era ed è quasi impossibile far arrivare all&#8217;opinione pubblica un&#8217;informazione corretta e articolata sull&#8217;RU 486. Molti insistono sul fatto che la donna ha il diritto di disporre del proprio corpo, ma ci si dimentica che il nascituro, anche se si sviluppa nel corpo della madre non coincide con il corpo della madre, ma ha la propria dignità esistenziale indipendente. All&#8217;aspetto etico si aggiunge quello sanitario: il farmaco ha una scarsa tollerabilità sotto il profilo fisico e clinico; vengono attestate da numerosi studi &#8220;emorragie, gravidanze non risolte, morti da shock settico e, nel migliore dei casi, il tonfo sordo dell&#8217;embrione nello scarico igienico dopo giorni di attesa&#8221;. Quindi più che il tempo &#8220;di una liberazione&#8221; sembra si parli di &#8220;un tempo di morte e basta&#8221;. L&#8217;alterazione indotta dall&#8217;RU486 consiste nello sfaldamento delle cellule endometriali, nel sanguinamento e nel conseguente distacco dell&#8217;embrione già impiantato nell&#8217;utero. Dunque siamo dinanzi ad un aborto procurato a tutti gli effetti.</p>
<p>Dobbiamo forse iniziare a chiedere, anche alla luce dei vari scandali della sanità, che la medicina non si comporti in modo meccanicistico considerando il paziente come materiale di lavoro, ma che lo si reputi innanzitutto come una persona, quale esso è. Come si può parlare di &#8220;terapia&#8221;, quando l&#8217;obiettivo del farmaco non è la cura da una malattia, ma il porre fine ad una vita umana? Forse che la vita è da considerarsi malattia?</p>
<p>Romano Guardini aveva sottolineato i pericoli derivanti da una concezione per cui &#8220;<em>l&#8217;uomo è diventato incline a trattare i suoi simili come cose che cadono sotto la categoria dell&#8217;utilità</em>&#8220;. In tutte le legislazioni la tutela della vita umana rappresenta il coronamento della proibizione di trattare l&#8217;uomo come &#8220;cosa&#8221;.</p>
<p>Ma c&#8217;è anche un aspetto politico e sociale: forse siamo di fronte a lobbies pro aborto, che concedendo l&#8217;aborto &#8220;fai da te&#8221; casalingo, sottraendolo alla sfera medica e statale, desiderano edulcorare il messaggio, in modo che la persona che usa la RU 486 non pensi che sta distruggendo una vita. L&#8217;aborto verrebbe quindi svincolato da una responsabilità sociale e morale in nome della privacy.</p>
<p>Bisogna anche riflettere su cosa voglia dire rivoluzionare il rapporto tra sessualità e procreazione. Un&#8217;assolutizzazione della libertà porta alla violazione della libertà dell&#8217;altro, ad esempio quella del nascituro e porta in seno l&#8217;idea del controllo totale della popolazione. Uno scenario che sembra evocare &#8211; a lungo andare -le tinte fosche di Aldous Huxley in &#8220;Ritorno al mondo nuovo&#8221;, mentre sale al cielo il silenzio degli innocenti che non vedranno mai la luce.</p>
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		<title>“BELLEZZA E SPIRITUALITÀ DELL&#8217;AMORE CONIUGALE&#8221;: LE EDIZIONI CANTAGALLI PRESENTANO UN INEDITO DI KAROL WOJTYLA</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 06:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;edizione è stata curata da Ludmila Grygiel, saggista e traduttrice; da Stanislaw Grygiel, professore emerito di Antropologia Filosofica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia e direttore della Cattedra Karol Wojtyla dello stesso Istituto; da Przemyslaw Kwiatkowski, sacerdote dell&#8217;Arcidiocesi di Gniezno.
Con questa pubblicazione le Edizioni Cantagalli presentano alcuni testi di Karol Wojtyla, sacerdote, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2921" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2921"><img class="alignleft size-full wp-image-2921" title="BellezzaSpiritualitaAmoreConiguale-AAVV_1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/07/BellezzaSpiritualitaAmoreConiguale-AAVV_1.jpg" alt="BellezzaSpiritualitaAmoreConiguale-AAVV_1" width="200" height="312" /></a>L&#8217;edizione è stata curata da <strong>Ludmila Grygiel</strong>, saggista e traduttrice; da <strong>Stanislaw Grygiel</strong>, professore emerito di Antropologia Filosofica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia e direttore della <em>Cattedra Karol Wojtyla</em> dello stesso Istituto; da <strong>Przemyslaw Kwiatkowski</strong>, sacerdote dell&#8217;Arcidiocesi di Gniezno.</p>
<p>Con questa pubblicazione le Edizioni Cantagalli presentano alcuni testi di Karol Wojtyla, sacerdote, vescovo e cardinale, tradotti per la prima volta in italiano. Essi appartengono ad una vasta collezione di articoli, interventi, omelie, lettere pastorali, corrispondenza personale ecc., che finora rimane disponibile soltanto in lingua polacca. Si tratta di tre testi scritti da Karol Wojtyla nei tempi di Cracovia, che entrano nel tema della teologia del sacramento del matrimonio in generale e della spiritualità coniugale in particolare.</p>
<p>Il tema dell&#8217;<strong>esperienza</strong> vissuta assume un ruolo fondamentale in questo testo nel quale si entra in un contatto diretto con il linguaggio dell&#8217;Autore.<br />
In effetti la “<em>Regola per il gruppo delle coppie di sposi</em>” ci parla di un percorso che le due identità della coppia sono chiamate a compiere non “da fuori” seguendo un apparato quasi burocratico di diritti e doveri, ma all&#8217;interno della reale unione che incarna l&#8217;amore sponsale di Cristo.<br />
Tale <em>Regola</em> sorge da una serie di esperienze pastorali con alcune coppie di sposi e, allo stesso tempo, sulla base dell&#8217;esperienza matrimoniale delle coppie stesse. Essa nasce contemporaneamente all&#8217;uscita dell&#8217;enciclica <em>Humanae vitae</em>, la quale ripropone alle coppie di sposi e ai loro pastori le esigenze evangeliche di un matrimonio autenticamente cristiano. Una spiritualità che presuppone una morale autentica, ma soprattutto condivisa nella comunità di sposi, che diventa una sorta di dimensione speculare del seminario diocesano.</p>
<p>Karol Wojtyla osserva la necessità di un autentico <strong>sforzo etico</strong> al quale gli sposi sono chiamati in un&#8217;epoca nella quale l&#8217;economia sembra non favorire la famiglia. La famiglia diventa per questo il luogo privilegiato dell&#8217;amore di Dio, e la logica che oppone il matrimonio alla verginità, guardandoli nelle semplici categorie di inferiorità/superiorità, sullo sfondo di un riduttivo dualismo corpo/spirito, non ha niente a che vedere con il Vangelo, che “ci spinge a leggere questi problemi in modo diverso: ciò che è amore (anche nelle cose della carne) &#8211; e ciò che non lo è”.<br />
“Ogni impostazione diversa non porterà niente, non costruirà niente, al limite potrà servire a giustificare le sconfitte e i fallimenti in questa materia”.<br />
“La coppia consapevolmente fedele alla natura non si distingue dalla coppia che vive nel peccato solo perché l&#8217;una mette in pratica il metodo di Holt, e l&#8217;altra contrariamente i mezzi contraccettivi. Qua abbiamo invece a che fare con una profonda differenza di atteggiamenti: da una parte lo sforzo che senza esitazione definirei ascetico, dall&#8217;altra parte il lasciarsi andare &#8211; diciamo &#8211; agli impulsi spontanei e alle correnti di pensiero che arrivano dall&#8217;ambiente”.</p>
<p>Ciò che conta, è che l&#8217;amore diventi la regola della vita, come nella poesia di Wojtyla, così anche nel concreto del quotidiano.</p>
<p><em>L&#8217;amore mi ha spiegato ogni cosa,<br />
L&#8217;amore ha risolto tutto per me -<br />
perciò ammiro questo Amore<br />
dovunque Esso si trovi</em></p>
<p>Wojtyla ritiene che sia necessario imparare a volare alto, cercando sì di cogliere la prospettiva umana nella sua realtà carnale, ma dalle altezze di un&#8217;illuminazione divina che rischiara le capacità di pensiero dell&#8217;uomo.<br />
Vede nella <strong>filosofia</strong> un elemento di prezioso aiuto al coglimento degli aspetti puramente umani, di quell&#8217;essere umano che le discipline scientifiche non riescono a cogliere nella sua totalità: “solo la filosofia è in grado di cogliere e spiegare il nucleo del carattere della persona e dell&#8217;amore umano. Le scienze esatte richiedono una certa disintegrazione, una certa scissione metodologica della totalità dell&#8217;essere umano in una serie di materie e aspetti, analizzandole separatamente e stabilendo la regolarità propria di ciascuno di essi. <span style="font-family: Arial;">Di conseguenza, la <strong>fisiologia</strong> può analizzare uno dei fattori dell&#8217;amore sessuale, però da sola non è in grado di definire pienamente la sua essenza, la può solamente illuminare da una certa prospettiva. Questa illuminazione è preziosa per la comprensione dell&#8217;integrità dell&#8217;amore, ma non è sufficiente a questo scopo. La <strong>psicologia</strong> illuminerà la stessa questione da un altro versante, però neanche essa coglie il suo pieno contenuto, sebbene sembra avvicinarsi ad esso più che la sessuologia fisiologica. Da un altro lato ancora, anche la <strong>sociologia </strong>può avere molto da dire in questo campo, poiché illuminerà lo sfondo sociale del problema, tuttavia anch&#8217;essa deve presupporre un concetto fisiologico della persona e dell&#8217;amore.”</span></p>
<p><em>L&#8217;amore vero, nobile e puro porta con sé la bellezza, la serenità e la<br />
felicità, è duraturo e sempre in sviluppo, è gratuito, deciso a sacrificarsi,<br />
perché non cerca il suo interesse, bensì il bene della persona amata:<br />
ogni sacrificio diventa piacevole.</em></p>
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		<title>L&#8217;ELOGIO DELLA COSCIENZA. LA VERITA&#8217; INTERROGA IL CUORE</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 05:38:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantagalli]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; possibile che oggi la fede sia vissuta come un peso così grave da essere ritenuta sopportabile solo a nature particolarmente forti?  Perchè l&#8217;uomo non è più capax Dei, ma avverte nel profondo quel male del vivere che è scacco della sua stessa tensione divina?  L&#8217;uomo si mostra perdutamente calato nel suo solo individualismo, dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2856" href="http://www.recensioni-storia.it/?attachment_id=2856"><img class="alignleft size-medium wp-image-2856" title="elogio della coscienza" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2009/07/elogio-della-coscienza-191x300.jpg" alt="elogio della coscienza" width="191" height="300" /></a>E&#8217; possibile che oggi la fede sia vissuta come un peso così grave da essere ritenuta sopportabile solo a nature particolarmente forti?  Perchè l&#8217;uomo non è più <em>capax Dei,</em> ma avverte nel profondo quel male del vivere che è scacco della sua stessa tensione divina?  L&#8217;uomo si mostra perdutamente calato nel suo solo individualismo, dove la verità è gioco di prestigio di maggioranze,  e mai accessibile; la libertà diviene visione arbitraria, la coscienza un&#8217;istanza chiusa in se stessa. L&#8217;uomo così ridotto non può che avvertire la lontananza di Dio, &#8220;&#8230; vede in se stesso il grande distruttore del mondo, un prodotto infelice dell&#8217;evoluzione. E in realtà, l&#8217;uomo che non ha più accesso all&#8217;infinito, a Dio, è un essere contraddittorio, un prodotto fallito: qui appare la logica del peccato&#8230; facendosi indipendente dall&#8217;Amore l&#8217;uomo si è separato dalla vera ricchezza del suo essere, è diventato vuoto&#8230;&#8221;.</p>
<p>Sono alcuni degli interrogativi e delle considerazioni che compaiono nell&#8217;  &#8220;<em>L&#8217;elogio della coscienza. La Verità interroga il cuore</em>&#8221; (Cantagalli, Siena, 2009, pagg. 176, euro 13,50), il libro che raccoglie diversi interventi inediti del Card. Ratzinger, tratti dalla sua ricca e illuminante produzione teologica. Si comincia con l&#8217;elogio della coscienza, per poi affrontare il tema del relativismo nelle democrazie moderne, riportando un pò di ordine sui tanti quesiti che si pongono all&#8217;uomo moderno.</p>
<p>Nella seconda parte, l&#8217;autore indica San Tommaso d&#8217;Aquino come testimone e maestro della ricerca della verità, mentre nella terza affronta, fra l&#8217;altro, la questione controversa circa la vocazione ecclesiale del teologo, per poi dedicare splendide pagine alla &#8220;nuova evangelizzazione&#8221;; in particolare alla struttura e al metodo che dovrebbero caratterizzarla, prima ancora dei contenuti.</p>
<p>Il libro e&#8217; pervaso dal respiro profondo del cristianesimo, che attraversa secoli e ideologie appunto perchè  &#8220;&#8230;il dato essenziale, dal quale si deve partire, è e rimane la visione biblica dell&#8217;uomo, formulata in modo esemplare nei racconti della creazione. La Bibbia definisce l&#8217;essere umano, la sua essenza, che precede ogni storia e non si perde mai nella storia&#8221;.</p>
<p>Il Card. Ratzinger sviluppa la sua riflessione partendo dalla seguente esortazione di John Henry Newman, un pensatore protestante del XIX secolo convertito al cattolicesimo: &#8220;<em>Certamente se io dovessi portare la religione in un brindisi dopo pranzo, cosa che non è molto indicato fare, allora io brinderei per il Papa. Ma prima per la coscienza e poi per il Papa</em>.&#8221;.</p>
<p>Questa espressione potrebbe prestarsi a facili  equivoci: la preminenza della coscienza  &#8211; e in ultima analisi del soggettivismo &#8211; sul magistero e sull&#8217;autorità. La riflessione del Card. Ratzinger prende dunque il via da tale eventualita&#8217;  per fugare ogni possibile equivoco. </p>
<p>Scrive il Papa: &#8220;Non esito ad affermare che quella di verità è l&#8217;idea centrale della concezione intellettuale di Newman; la coscienza occupa un posto centrale nel suo pensiero proprio perchè al centro c&#8217;è la verità. In altre parole, la centralità del concetto di coscienza è in Newman legata alla precedente centralità del concetto di verità e può essere compresa solo a partire da questa.&#8221;</p>
<p>Non a caso in occasione della sua elevazione al cardinalato, Newman confessò che tutta la sua vita era stata una battaglia contro il liberalismo. Potremmo aggiungere: anche contro il soggettivismo nel cristianesimo, quale egli lo incontrò nel movimento evangelico del suo tempo e che, per la verità, costituì per lui la prima tappa di quel cammino di conversione che durò tutta la sua vita.</p>
<p>Anche se la crisi di identita&#8217; dell&#8217;uomo moderno nasce dall&#8217;essersi volontariamente allontanato dal suo Creatore, per fortuna resta la coscienza. In ogni civilta&#8217;, cosi&#8217; come in ogni singolo uomo, c&#8217;e&#8217; un nucleo di verita&#8217; &#8211; per quanto offuscato possa essere &#8211; che viene continuamente richiamato alla memoria dalla coscienza. Il Card. Ratzinger spiega che funzione dell&#8217;Autorità è aiutare a mantenere vivo tale ricordo della verità: il Papa e il magistero non impongono nulla dall&#8217;esterno, ma custodiscono la memoria &#8211; spesso labile &#8211; su cui si fonda la nostra fede. Il rapporto fra coscienza e verita&#8217; e&#8217; come il rapporto esistente fra l&#8217;occhio e la luce: il primo ha bisogno della luce per vedere. La coscienza ha bisogno della luce della Verita&#8217; per poter discernere e per non perdersi in un vuoto soggettivismo. Il fatto cristiano &#8211; ecco il ruolo del magistero &#8211; deve allora essere continuamente difeso dalle minacce di una soggettività dimentica del proprio fondamento e dalle pressioni del conformismo sociale e culturale.</p>
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