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	<title>Recensioni &#38; Storia.it &#187; Cantagalli</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>L&#8217;HOSPITALE. LA MEDICINA TRA ARTE TERAPEUTICA ED ATTO CLINICO</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 19:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantagalli]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[      La scienza moderna chiede di “desacralizzare” la malattia per capirne le vera natura e affrontarla secondo ragione. Eppure nel desiderio di liberare la pratica medica da superstizioni e riti magici per meglio diagnosticare e curare il male, spesso la reazione immediata è espellere del tutto il sacro dall’ambito della salute, come dal resto della vita umana, considerando il senso religioso un surplus non necessario o addirittura dannoso. Così oggi la scienza medica è dominata da una concezione meccanicistica del corpo umano e dall’idea che la malattia e la morte siano puri accadimenti biologici, e la cura si trasforma in una serie di interventi tecnico-sperimentali. Cogliere il nesso tra malattia, morte e senso ultimo della vita, invece, è un’esigenza irrinunciabile della ragione. L’obiettivo a cui deve puntare il medico non è la perfezione biologica né eliminare la finitezza dell’uomo, ma la salvezza del suo paziente. Malattia e cura mettono in campo, prima ancora che due ruoli (il medico e il paziente), due persone, due individui e la relazione tra loro. In questo quadro la morte non è una sconfitta del medico o un incidente da correggere, ma la conclusione di un percorso. Se pensata nell’orizzonte della vita, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
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<div id="attachment_6539" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/aaaaa.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6539" title="aaaaa" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/11/aaaaa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Autore: Cardinale Angelo Scola, Ed. Cantagalli</p></div>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">La scienza moderna chiede di “desacralizzare” la malattia per capirne le vera natura e affrontarla secondo ragione. Eppure nel desiderio di liberare la pratica medica da superstizioni e riti magici per meglio diagnosticare e curare il male, spesso la reazione immediata è espellere del tutto il sacro dall’ambito della salute, come dal resto della vita umana, considerando il senso religioso un surplus non necessario o addirittura dannoso. Così oggi la scienza medica è dominata da una concezione meccanicistica del corpo umano e dall’idea che la malattia e la morte siano puri accadimenti biologici, e la cura si trasforma in una serie di interventi tecnico-sperimentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Cogliere il nesso tra malattia, morte e senso ultimo della vita, invece, è un’esigenza irrinunciabile della ragione. L’obiettivo a cui deve puntare il medico non è la perfezione biologica né eliminare la finitezza dell’uomo, ma la salvezza del suo paziente. Malattia e cura mettono in campo, prima ancora che due ruoli (il medico e il paziente), due persone, due individui e la relazione tra loro. In questo quadro la morte non è una sconfitta del medico o un incidente da correggere, ma la conclusione di un percorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Se pensata nell’orizzonte della vita, la morte ci rivela che la nostra esistenza non è un segmento di tempo sospeso tra il nulla del prima e del dopo. Lo scopo dell’arte terapeutica non è sconfiggere utopisticamente la morte ma avere cura del corpo e dello spirito degli individui che vi si affidano.</p>
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		<title>LE CONSEGUENZE SOCIALI DEL DARWINISMO</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 18:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantagalli]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[Fra i più convinti partigiani del pensiero darwinista vi è il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. In “Così parlò Zarathustra”, una delle sue opere più famose, egli confronta la distanza tra l’uomo e la scimmia con la distanza che, in un prossimo futuro, intercorrerà tra il Superuomo e l’uomo. Le simpatie darwiniste di Nietzsche, che non poca influenza ebbe sul pensiero nazionalsocialista, sono poi documentate in altri passaggi dell’opera del filosofo tedesco, come “Ecce homo” in cui, riguardo alle cure da prestare agli ammalati, afferma che salvando tutto ciò che è destinato a perire (gli infermi), si inverte la legge della selezione naturale&#8230; In un altro scritto, l’”Anticristo”, Nietzsche afferma invece che “La compassione intralcia totalmente la legge dell’evoluzione, che è legge della selezione”. Coerentemente, quindi, Nietzsche coglie l’incompatibilità fra darwinismo e compassione umana. Queste ed altre osservazioni si ritrovano in un recente libro di Enzo Pennetta, scrittore ma soprattutto professore di scienze, che rintraccia le enormi influenze culturali e politiche del darwinismo nella storia contemporanea. Il volume in questione non a caso ha per titolo “Inchiesta sul darwinismo: come si costruisce una teoria. Scienza e potere dall’imperialismo britannico alle politiche ONU” (Edizioni Cantagalli, 2011, Siena, pagg. 211). Scorrendo le pagine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/09/INCHIESTA-SUL-DARWINISMO.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6369" title="INCHIESTA SUL DARWINISMO" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/09/INCHIESTA-SUL-DARWINISMO.jpg" alt="" width="140" height="200" /></a>Fra i più convinti partigiani del pensiero darwinista vi è il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. In “Così parlò Zarathustra”, una delle sue opere più famose, egli confronta la distanza tra l’uomo e la scimmia con la distanza che, in un prossimo futuro, intercorrerà tra il <em>Superuomo</em> e l’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le simpatie darwiniste di Nietzsche, che non poca influenza ebbe sul pensiero nazionalsocialista, sono poi documentate in altri passaggi dell’opera del filosofo tedesco, come “<em>Ecce homo</em>” in cui, riguardo alle cure da prestare agli ammalati, afferma che salvando tutto ciò che è destinato a perire (gli infermi), si inverte la legge della selezione naturale&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">In un altro scritto, l’”<em>Anticristo</em>”, Nietzsche afferma invece che “<em>La compassione intralcia totalmente la legge dell’evoluzione, che è legge della selezione</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Coerentemente, quindi, Nietzsche coglie l’incompatibilità fra darwinismo e compassione umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste ed altre osservazioni si ritrovano in un recente libro di Enzo Pennetta, scrittore ma soprattutto professore di scienze, che rintraccia le enormi influenze culturali e politiche del darwinismo nella storia contemporanea. Il volume in questione non a caso ha per titolo “<em>Inchiesta sul darwinismo: come si costruisce una teoria. Scienza e potere dall’imperialismo britannico alle politiche ONU</em>” (Edizioni Cantagalli, 2011, Siena, pagg. 211).</p>
<p style="text-align: justify;">Scorrendo le pagine del libro si ha in effetti la sorpresa di scoprire come la legge della selezione naturale – che, insieme all’evoluzione della materia, costituisce il principio cardine del pensiero di Darwin – abbia generato, a partire dall’’800, mentalità e politiche razziste. Non si tratta solo di Nietzsche. L’intera politica coloniale inglese, per esempio, si fondava sul retroterra culturale prodotto dal darwinismo. Scrive in proposito Enzo Pennetta: “E’ dunque con l’applicazione cieca di un principio evoluzionistico nel quale prevale e sopravvive solo il “migliore” che manca spazio per la sopravvivenza di civiltà alternative, che vengono classificate come <em>arretrate</em>, e quindi destinate a scomparire nel confronto con le <em>evolute.</em>” (pag. 109). Così durante la politica coloniale britannica la scomparsa di intere popolazioni e culture veniva moralmente giustificata dalla legge della selezione naturale… L’Autore, con numerosi e illuminanti passaggi, dimostra come l’evoluzionismo fu intenzionalmente eletto quale seducente mito moderno fondante dell’universo, sostituivo della creazione, mentre “<em>L’origine della specie</em>” di Darwin si apprestava a diventare (1859) la nuova Bibbia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora oggi, anche se non sono mai mancate le domande inquietanti e “scientificamente non corrette” a fronte delle quali l’evoluzionismo annaspa o non riesce a rispondere, sussiste nella cultura dominante una sorta di inconfessato pudore ad ammettere che “il re è nudo”… </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>INCHIESTA SUL DARWINISMO: COME SI COSTRUISCE UNA TEORIA. SCIENZA E POTERE DALL’IMPERIALISMO BRITANNICO ALLE POLITICHE ONU</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 04:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantagalli]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[    La cronaca e l’attualità mostrano che nel mondo contemporaneo la scienza ha assunto la funzione di legittimare il potere: molte delle scelte più importanti (bioetica, ambiente, biotecnologie, ecc.) non possono, infatti, essere compiute senza il sostegno di questa autorità, l’unica in grado di generare un consenso unanime. Questo stato di cose ebbe inizio nel ‘600, quando nell’Inghilterra protestante si fece strada l’idea di uno Stato legittimato da una classe di scienziati. Fu Francesco Bacone a proporlo nel suo scritto “Nuova Atlantide”. Da quell’idea nacque la Royal Society, la “casta sacerdotale” di scienziati che avrebbe supportato l’impero britannico. Tuttavia fu ben presto evidente che quella casta aveva bisogno di un testo di riferimento, di una nuova Bibbia capace di offrire una originale visione del mondo. L’occasione buona sarebbe giunta nel 1859, quando Charles Darwin, al termine del suo viaggio intorno al mondo, pubblicò “L’origine della specie”. Era una teoria – quella evoluzionista – che si prestava a diventare una sorta di seducente mito moderno della creazione, un mito basato sulle idee classiste dell’economista Thomas Malthus, che a sua volta facevano riferimento alla scarsità delle risorse disponibili e alla conseguente lotta per la sopravvivenza, con il successo dei più dotati. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<div id="attachment_6336" class="wp-caption alignleft" style="width: 150px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/08/INCHIESTA-SUL-DARWINISMO.jpg"><img class="size-full wp-image-6336" title="INCHIESTA SUL DARWINISMO" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/08/INCHIESTA-SUL-DARWINISMO.jpg" alt="" width="140" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Un libro raccomandato da recensioni-storia.it!</p></div>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">La cronaca e l’attualità mostrano che nel mondo contemporaneo la scienza ha assunto la funzione di legittimare il potere: molte delle scelte più importanti (bioetica, ambiente, biotecnologie, ecc.) non possono, infatti, essere compiute senza il sostegno di questa autorità, l’unica in grado di generare un consenso unanime.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo stato di cose ebbe inizio nel ‘600, quando nell’Inghilterra protestante si fece strada l’idea di uno Stato legittimato da una classe di scienziati. Fu <strong>Francesco Bacone</strong> a proporlo nel suo scritto “<em>Nuova Atlantide</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quell’idea nacque la <em>Royal Society</em>, la “casta sacerdotale” di scienziati che avrebbe supportato l’impero britannico. Tuttavia fu ben presto evidente che quella casta aveva bisogno di un testo di riferimento, di una nuova Bibbia capace di offrire una originale visione del mondo. L’occasione buona sarebbe giunta nel 1859, quando <strong>Charles Darwin</strong>, al termine del suo viaggio intorno al mondo, pubblicò “<em>L’origine della specie</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Era una teoria – quella evoluzionista – che si prestava a diventare una sorta di seducente mito moderno della creazione, un mito basato sulle idee classiste dell’economista <strong>Thomas Malthus</strong>, che a sua volta facevano riferimento alla scarsità delle risorse disponibili e alla conseguente lotta per la sopravvivenza, con il successo dei più dotati.</p>
<p style="text-align: justify;">Da allora quelle idee si sono affermate come verità di natura, giungendo ad orientare le politiche degli Stati occidentali e delle Organizzazioni internazionali &#8211; non esclusa l’ONU &#8211; nel campo della contraccezione di massa e del controllo della popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Una vicenda, questa, magistralmente narrata nel recentissimo libro di <strong>Enzo Pennetta</strong>, docente di scienze e impegnato nella didattica delle scienze e dei processi culturali: “<em>Inchiesta sul darwinismo. Come si costruisce una teoria. Scienza e potere dall’imperialismo britannico alle politiche ONU</em>” (Edizioni Cantagalli, Siena, 2011, pagg. 211).</p>
<p style="text-align: justify;">E’ difficile riassumere in poche righe la ricchezza delle argomentazioni idonee a sconfessare il messaggio maltusiano-evoluzionista, ormai considerato – specie in Europa – alla stregua di un dogma intoccabile. Eppure anche oggi nel mondo accademico non sono sconosciute, ricorda l’Autore, le posizioni di scienziati contemporanei come <strong>Jay Gould</strong> e <strong>Niles Eldredge</strong>, che nei loro studi hanno evidenziato ciò che emerge dalla documentazione fossile e che da sempre è ben noto ai paleontologi: <em>il permanere in modo invariato delle specie per milioni di anni</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa evidenza, nota con il nome di “stasi”, è di fatto la regola nella storia biologica della Terra, l’opposto del presunto gradualismo che animerebbe l’evoluzione; il contrario di quel “…cambiamento continuo e graduale espresso da Darwin col suo <em>natura non facit saltum</em>.” (pag. 169). Così, per restare al campo della paleontologia, è noto in ambito accademico il falso rappresentato dall’uomo di Piltdown, presunto anello di congiunzione fra l’uomo e la scimmia. Nel 1953 fu scoperto che la mandibola del reperto apparteneva ad un “orangutan” del Sarawak, mentre i denti appartenevano a uno scimpanzé ed infine il cranio era quello di un uomo medievale…</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo: l’evoluzionismo come presentato da Darwin contrasta con le leggi di <strong>Mendel</strong>, secondo cui i caratteri ereditari sono stabili, al contrario di quelli acquisiti dall’ambiente che non sono suscettibili di essere trasmessi. In tal senso valgono, per esempio, gli esperimenti che già alla fine dell’800 realizzò il biologo tedesco <strong>August Weismann</strong> (1834-1914), il quale appurò che il taglio della coda nei topi non è ereditabile, anche se ripetuto per diverse generazioni (pag. 61).</p>
<p style="text-align: justify;">L’evoluzionismo non si limita ad attaccare la prospettiva di un “disegno intelligente” posto alla radice della creazione, ma presenta delle ricadute sociali che nel corso della storia recente hanno legittimato la legge del più forte. Così, per esempio, la <em>Royal Society</em> giustificava la presunta superiorità inglese (esempio di specie evoluta) rispetto agli indigeni dell’impero coloniale, considerati invece quali “razze inferiori” destinate gradualmente a scomparire.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la traumatica esperienza “eugenetica” proposta dal nazional-socialismo (un cugino di Darwin, <strong>Francis Galton,</strong> fu fra i fondatori dell’eugenetica), oggi tracce di questa ideologia non mancano in organizzazioni che – direttamente o indirettamente – fanno capo all’ONU. Si tratta – secondo l’Autore – soprattutto di certe ben note agenzie che predicano la pianificazione familiare e il controllo delle nascite nei Paesi poveri, muovendo sempre dallo stesso inconfessato assunto della selezione naturale all’interno dell’evoluzione. </p>
<p style="text-align: justify;">Proprio i risvolti sociali e politici dell’evoluzionismo, ricorda Pennetta, sarebbero alle radici del successo del darwinismo e del neo-darwinismo, sino  ad assurgere a dogma incontrastato e incontrastabile. La modernità ne ha fatto una sorta di nuova religione laica; mentre se fosse rimasta semplice ipotesi scientifica – in quanto tale mai condannata dalla Chiesa – tanti disastri ideologici del ‘900 si sarebbero evitati.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>&#8220;PADRI DELLA PATRIA&#8221; E LIBERTA&#8217; RELIGIOSA. UN LIBRO DEL CARDINALE GIACOMO BIFFI</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 04:39:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un italiano d’eccezione offre il suo contributo personale al controverso e multiforme dibattito sul Risorgimento. In occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Italia unita, il cardinale Giacomo Biffi pubblica un nuovo libro: “L’unità d’Italia. Centocinquant’anni 1861-2011. Contributo di un italiano cardinale a una rievocazione multiforme e problematica” (Cantagalli, 2010, Siena, pagg. 88). Si trattò davvero &#8211; si chiede in sostanza il cardinale Biffi &#8211; di «ri-sorgere»? Di certo, pur riconoscendo taluni effetti positivi della «rivoluzione» ottocentesca, l’autore non può fare a meno di notare che gli italiani, finalmente uniti sotto il vessillo tricolore, abbiano «perso, per così dire, un po’ di smalto». Divisi, essi avevano dato prova di creatività e talento ineguagliabile nell’arte, nella musica, nella poesia, nell’architettura, e avevano offerto importanti contributi alla scienza. Ma, all’indomani della tanto sospirata unità nazionale, il genio italico sembra affievolito e la sua inventiva limitata a riproporre scolorite imitazioni di modelli altrui. A tutte le regioni d’Italia, così diverse tra loro per indole e per tradizioni secolari, fu estesa la legislazione, la struttura amministrativa, la burocrazia piemontese. Così divenne un dramma politico e sociale, per esempio, la fusione precipitosa di due realtà tanto lontane e disparate come l’area lombardo-piemontese e quella meridionale. Fu un dramma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/06/Biffi-Unita-dItalia-.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6250" title="Biffi Unita d'Italia" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/06/Biffi-Unita-dItalia--189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" /></a>Un italiano d’eccezione offre il suo contributo personale al controverso e multiforme dibattito sul Risorgimento. In occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Italia unita, il <strong>cardinale Giacomo Biffi</strong> pubblica un nuovo libro: “<em>L’unità d’Italia. Centocinquant’anni 1861-2011. Contributo di un italiano cardinale a una rievocazione multiforme e problematica</em>” (Cantagalli, 2010, Siena, pagg. 88).</p>
<p style="text-align: justify;">Si trattò davvero &#8211; si chiede in sostanza il cardinale Biffi &#8211; di «ri-sorgere»?</p>
<p style="text-align: justify;">Di certo, pur riconoscendo taluni effetti positivi della «rivoluzione» ottocentesca, l’autore non può fare a meno di notare che gli italiani, finalmente uniti sotto il vessillo tricolore, abbiano «perso, per così dire, un po’ di smalto». Divisi, essi avevano dato prova di creatività e talento ineguagliabile nell’arte, nella musica, nella poesia, nell’architettura, e avevano offerto importanti contributi alla scienza. Ma, all’indomani della tanto sospirata unità nazionale, il genio italico sembra affievolito e la sua inventiva limitata a riproporre scolorite imitazioni di modelli altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">A tutte le regioni d’Italia, così diverse tra loro per indole e per tradizioni secolari, fu estesa la legislazione, la struttura amministrativa, la burocrazia piemontese. Così divenne un dramma politico e sociale, per esempio, la fusione precipitosa di due realtà tanto lontane e disparate come l’area lombardo-piemontese e quella meridionale. Fu un dramma amministrativo anche l’improvvisa assimilazione centralizzata delle forme di governo degli Stati locali pre-unitari. Ma soprattutto è stato un dramma spirituale e morale che a motivare e a condurre il processo unitario fosse un’ideologia deliberatamente antiecclesiale. Ci si è posti in conflitto – scrive Biffi – con i sentimenti più profondi del nostro popolo e con le sue tradizioni più radicate.  In realtà è poco più di un luogo comune che la causa principale dell’inimicizia fra risorgimentali e Chiesa sia attribuibile al potere temporale dei Papi. E, infatti, la legislazione piemontese fra le due guerre d’indipendenza colpì pesantemente tutte le congregazioni religiose e la stessa autonomia dei vescovi, favorendo, al contempo, la propaganda religiosa di stampo protestante. Quella legislazione fu poi estesa a tutta l’Italia dopo l’unità e molti ecclesiastici – come riportano anche i giornali del tempo – finirono imprigionati o uccisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora, se è vero che le lezioni del passato servono per costruire il presente e il futuro, il cardinale Biffi suggerisce come immaginare e costruire l’Italia di oggi: uno Stato sanamente laico, democratico, sociale, che sappia accogliere le altre culture senza dimenticare, però, la propria identità e in cui non siano mai negati la libertà della fede e il patrimonio culturale tramandato dal cattolicesimo<strong>.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>COME IL MEDIO EVO CI HA REGALATO GLI OSPEDALI</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 05:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[SUSSIDIARIO DI STORIA]]></category>

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		<description><![CDATA[“E’ ancora materia di dibattito se si possa dire che nell’antica Grecia e nell’antica Roma siano esistite istituzioni che somigliassero agli ospedali come li intende l’età moderna&#8230; Tutto fa pensare che sia stata la Chiesa ad aprire la strada alla fondazione di istituzioni fornite di medici che facessero diagnosi e prescrivessero rimedi, e dove fossero presenti anche mezzi di cura.” A tali conclusioni giunge lo storico americano Thomas E. Woods Jr. nel suo volume “Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale”, tradotto e pubblicato in Italia da Cantagalli (Siena, 2007, pagg. 270). Secondo Woods già nel IV secolo la Chiesa iniziò a promuovere la costituzione di ospedali su larga scala, al punto che quasi ogni città principale si trovò ad averne uno. In origine questi ospedali offrivano ospitalità agli stranieri, ma all’occasione si prendevano cura dei malati, delle vedove, degli orfani e dei poveri in genere. Woods nel suo libro cita lo storico della medicina Fielding Garrison, il quale osserva che prima della nascita di Cristo l’atteggiamento degli uomini verso la malattia e le situazioni difficili della vita non era ispirato alla compassione: il merito di aver dato sollievo su vasta scala alla sofferenza umana è proprio del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/04/Crociati.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-6055" title="Crociati" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/04/Crociati-300x233.gif" alt="" width="300" height="233" /></a>“E’ ancora materia di dibattito se si possa dire che nell’antica Grecia e nell’antica Roma siano esistite istituzioni che somigliassero agli ospedali come li intende l’età moderna&#8230; Tutto fa pensare che sia stata la Chiesa ad aprire la strada alla fondazione di istituzioni fornite di medici che facessero diagnosi e prescrivessero rimedi, e dove fossero presenti anche mezzi di cura.”</p>
<p style="text-align: justify;">A tali conclusioni giunge lo storico americano <strong>Thomas E. Woods Jr</strong>. nel suo volume “<em>Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale</em>”, tradotto e pubblicato in Italia da Cantagalli (Siena, 2007, pagg. 270).</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Woods già nel IV secolo la Chiesa iniziò a promuovere la costituzione di ospedali su larga scala, al punto che quasi ogni città principale si trovò ad averne uno. In origine questi ospedali offrivano ospitalità agli stranieri, ma all’occasione si prendevano cura dei malati, delle vedove, degli orfani e dei poveri in genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Woods nel suo libro cita lo storico della medicina <strong>Fielding Garrison</strong>, il quale osserva che prima della nascita di Cristo l’atteggiamento degli uomini verso la malattia e le situazioni difficili della vita non era ispirato alla compassione: il merito di aver dato sollievo su vasta scala alla sofferenza umana è proprio del cristianesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Uomini e donne dei primi secoli (spesso annoverati fra i Santi che la Chiesa venera) istituirono centri di accoglienza assimilabili ai nostri ospedali; ma come al solito furono i monasteri a svolgere un ruolo importante nella cura dei malati. L’Autore ricorda che in seguito alla caduta dell’Impero romano i monasteri gradualmente diventarono luoghi in cui si offrivano cure mediche organizzate che per molti secoli in Europa non furono disponibili altrove. Per migliorare l’assistenza sanitaria e specialistica, tra il V e il X secolo i monasteri diventarono anche sedi di studio di dottrina medica.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre ai monasteri, nel corso del Medio Evo si distinsero per la cura degli ammalati anche i grandi ordini cavallereschi e militari impegnati nelle crociate. Uno di questi ordini, i Cavalieri di San Giovanni, non a caso noti come “gli Spedalieri” e più tardi divenuti Cavalieri di Malta, lasciarono un’impronta significativa nella storia degli ospedali europei. La loro sede principale fu fondata a Gerusalemme intorno al 1080 in funzione dei pellegrini poveri ed ammalati. Quando Gerusalemme fu riconquistata dai Crociati nel 1099, l’ospedale di San Giovanni grazie alle donazioni dei fedeli crebbe fino a diventare un centro di assistenza di prim’ordine. Lo stesso Goffredo di Buglione, appena entrato in Gerusalemme, volle visitare l&#8217; ospedale e ne restò tanto edificato che fece ad essi copiose donazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">I cronisti del tempo riferiscono che la struttura disponeva di un migliaio di letti per la degenza, ma molti di più erano i sofferenti e i poveri che vi potevano trovare cure ed accoglienza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’articolo 16 di un codice che riguardava l’amministrazione dell’ospedale recitava: “Come i nostri signori ammalati dovrebbero essere ricevuti e serviti”&#8230;</p>
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		<title>COME LA CHIESA CATTOLICA HA COSTRUITO LA CIVILTA&#8217; OCCIDENTALE</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 03:47:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
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		<description><![CDATA[“Deve essere frustrante essere uno storico dell’Europa medievale: per quanto si lavori e per quante prove si producano a dimostrazione del contrario, è ancora estremamente diffusa la convinzione che il Medioevo fu un periodo intellettualmente e culturalmente sterile, e che la Chiesa null’altro lasciò in  eredità all’Occidente se non la repressione.” Con queste parole esordisce lo storico americano Thomas E. Woods Jr. nel suo volume “Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale”, tradotto e pubblicato in Italia da Cantagalli (Siena, 2007, pagg. 270). L’immagine dei “secoli bui” prodotta dall’Illuminismo e veicolata dalla scuola pubblica resiste, infatti, anche agli approfondimenti scientifici più qualificati e rigorosi. Ben vengano allora testi come quello di Thomas Woods, che fanno giustizia degli innumerevoli luoghi comuni anti-cristiani. I detrattori del Medio Evo sorvolano, per esempio, sul fatto che fu proprio nell’Europa dei cosiddetti “secoli bui” che si sviluppò, grazie alla Chiesa cattolica, il sistema universitario. Woods sottolinea come il dibattito intellettuale in quelle università fosse libero e privo di restrizioni: “L’esaltazione della ragione umana e delle sue capacità, l’impegno in un dibattito rigoroso e razionale, una promozione dell’indagine intellettuale e dello scambio di idee – tutti elementi promossi dalla Chiesa – fornirono la cornice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/03/woods1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6034" title="woods" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/03/woods1-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>“Deve essere frustrante essere uno storico dell’Europa medievale: per quanto si lavori e per quante prove si producano a dimostrazione del contrario, è ancora estremamente diffusa la convinzione che il Medioevo fu un periodo intellettualmente e culturalmente sterile, e che la Chiesa null’altro lasciò in  eredità all’Occidente se non la repressione.”</p>
<p style="text-align: justify;">Con queste parole esordisce lo storico americano <strong>Thomas E. Woods Jr</strong>. nel suo volume “<em>Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale</em>”, tradotto e pubblicato in Italia da Cantagalli (Siena, 2007, pagg. 270).</p>
<p style="text-align: justify;">L’immagine dei “secoli bui” prodotta dall’Illuminismo e veicolata dalla scuola pubblica resiste, infatti, anche agli approfondimenti scientifici più qualificati e rigorosi. Ben vengano allora testi come quello di Thomas Woods, che fanno giustizia degli innumerevoli luoghi comuni anti-cristiani.</p>
<p style="text-align: justify;">I detrattori del Medio Evo sorvolano, per esempio, sul fatto che fu proprio nell’Europa dei cosiddetti “secoli bui” che si sviluppò, grazie alla Chiesa cattolica, il sistema universitario. Woods sottolinea come il dibattito intellettuale in quelle università fosse libero e privo di restrizioni: “L’esaltazione della ragione umana e delle sue capacità, l’impegno in un dibattito rigoroso e razionale, una promozione dell’indagine intellettuale e dello scambio di idee – tutti elementi promossi dalla Chiesa – fornirono la cornice alla <em>Rivoluzione scientifica</em>, un fenomeno sconosciuto alle altre civiltà.” (pagg. 11-12).</p>
<p style="text-align: justify;">Se generalmente si riconosce il contributo dato dai monaci medievali alla preservazione dei classici attraverso la copiatura dei codici (ma Umberto Eco con “<em>Il nome della rosa</em>” mirava a minare pure questa certezza!), non molto si sa di quanto i monaci fecero per bonificare il territorio, dando all’Europa una rete di fattorie modello e di centri di allevamento. Non a caso ancora oggi i prodotti delle erboristerie monastiche (per quanto di esse rimane) sono particolarmente apprezzati e ricercati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma soprattutto si dimentica che, come ricorda un altro storico anglosassone, <strong>Christopher Dawson</strong>, “…la Chiesa dovette assumersi il compito di introdurre la legge del Vangelo tra popoli che consideravano l’omicidio l’occupazione più onorevole e la vendetta sinonimo di giustizia.” Era il mondo dei barbari, della cui lingua i Romani erano appena riusciti a mettere insieme le parole “bar, bar, bar”, da cui probabilmente è derivato il termine “barbaro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel mondo sconosciuto e feroce, che aveva mandato a pezzi l’impero di Roma, fu trasformato dalla Chiesa in una nuova civiltà. Lo vedremo meglio la settimana prossima.</p>
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		<title>LA PERSONA, IL POPOLO E LA LIBERTA’: PER UNA NUOVA GENERAZIONE DI POLITICI CRISTIANI (Corriere del Giorno, 4 gennaio 2011, pag. 30)</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 09:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantagalli]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
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		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[      Nel suo recente libro “La persona, il popolo e la libertà. Per una nuova generazione di politici cristiani” (Cantagalli, Siena, 2010, pagg. 198), il senatore del PdL Gaetano Quagliarello ricorda la storia della sua famiglia – meridionale, liberale e cattolica – come emblematica di una certa Italia post-unitaria. Il bisnonno Francesco, cattolicissimo tanto da radunare ogni sera la sua grande famiglia per la recita del rosario, fu sindaco liberale di Salerno ancor prima della normalizzazione dei rapporti fra cattolici e liberali unitari (revoca del “non expedit”). E’ un paradigma familiare e al tempo stesso storico, quello rappresentato dall’Autore e a cui anche oggi si può guardare per rispondere all’invito che a più riprese autorevoli uomini di Chiesa hanno invocato per l’Italia: la nascita di una nuova generazione di politici cattolici onesti e seri (pag. 13). Per il senatore Quagliarello non si tratta di proporre un nuovo partito dei cattolici, sulla falsa riga della vecchia Democrazia Cristiana, ma di creare uno spazio politico dove far convergere gli sforzi della tradizione liberale e di quella cattolica, e perfino dei non credenti, purché riconoscano e si riconoscano nel diritto naturale. A tal proposito l’Autore ricorda il pensiero del filosofo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> </p>
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<div id="attachment_5624" class="wp-caption alignleft" style="width: 208px"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/quagliariello.jpg"><img class="size-full wp-image-5624" title="Sen. Gaetano Quagliariello" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/12/quagliariello.jpg" alt="" width="198" height="284" /></a><p class="wp-caption-text">Il Sen. Gaetano Quagliarello, autore del libro &quot;La persona, il popolo, la libertà&quot;</p></div>
<p> </p>
<p>Nel suo recente libro “La persona, il popolo e la libertà. Per una nuova generazione di politici cristiani” (Cantagalli, Siena, 2010, pagg. 198), il senatore del PdL Gaetano Quagliarello ricorda la storia della sua famiglia – meridionale, liberale e cattolica – come emblematica di una certa Italia post-unitaria. Il bisnonno Francesco, cattolicissimo tanto da radunare ogni sera la sua grande famiglia per la recita del rosario, fu sindaco liberale di Salerno ancor prima della normalizzazione dei rapporti fra cattolici e liberali unitari (revoca del “<em>non expedit</em>”).</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un paradigma familiare e al tempo stesso storico, quello rappresentato dall’Autore e a cui anche oggi si può guardare per rispondere all’invito che a più riprese autorevoli uomini di Chiesa hanno invocato per l’Italia: la nascita di una nuova generazione di politici cattolici onesti e seri (pag. 13).</p>
<p style="text-align: justify;">Per il senatore Quagliarello non si tratta di proporre un nuovo partito dei cattolici, sulla falsa riga della vecchia Democrazia Cristiana, ma di creare uno spazio politico dove far convergere gli sforzi della tradizione liberale e di quella cattolica, e perfino dei non credenti, purché riconoscano e si riconoscano nel diritto naturale. A tal proposito l’Autore ricorda il pensiero del filosofo e politologo liberale Tocqueville (un non credente), il quale affermava che affinché una democrazia non appassisca è bene che i suoi cittadini nutrano forti fedi religiose, anziché attitudini scettiche e relativistiche (pag. 54). Com’è accaduto e tuttora accade nella grande democrazia statunitense.</p>
<p style="text-align: justify;">Tocqueville era anche consapevole che in una società liberale i valori fondanti sono di derivazione cristiana. Se tale consapevolezza è abbastanza normale negli Stati Uniti, dove lo Stato rispetta e anzi tutela la religiosità che si esprime &#8211; in varie forme &#8211; nella società civile, nel Vecchio Continente la presenza di ideologie assolute, la concezione laicista della democrazia,  il diffondersi di religioni civili concepite come alternative alle religioni rivelate, hanno determinato l’incapacità di costruire lo Stato laico in un rapporto equilibrato con il fatto religioso. In tale contesto, il caso italiano presenta un’ulteriore anomalia rispetto al resto d’Europa. L’Italia, infatti, è l’unica grande Nazione dell’Occidente la cui unificazione si è consumata espressamente <em>contro la volontà</em> della Chiesa maggioritaria. Come noto, infatti, i moti risorgimentali si nutrirono di un’essenza anticlericale che ha pervaso la storia d’Italia sino al fascismo e ai patti lateranensi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo dopoguerra si assiste all’affermazione del partito cattolico nella versione della Democrazia Cristiana, che col passare del tempo, nell’affannosa ricerca dell’autonomia rispetto al magistero sociale della Chiesa, determinò il proprio scivolamento e dunque il proprio suicidio politico – così scrive Quagliarello – lungo la “china infame della criminalità” (pag. 59).</p>
<p style="text-align: justify;">Finita la Democrazia Cristiana e con essa la Prima Repubblica, i cattolici tornano liberi di guardarsi intorno, e se una parte di essi, consolidando la tradizione democristiana di “guardare a sinistra”, confluisce nell’Ulivo-Partito Democratico, molti altri – probabilmente la maggioranza non intellettualizzata – trovano in Forza Italia e poi nel PdL uno spazio nuovo, dove è possibile recuperare l’incontro <em>con la tradizione liberale e moderata</em>. Tale tradizione è ben diversa da quella dell’illuminismo anticlericale, che dopo aver combattuto aspramente la Chiesa in Francia e in Italia e dopo averne preconizzato la fine, si trova, a partire dagli anni ’80, dinanzi ad una imprevista sopravvivenza del fatto religioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel libro, infatti, l’Autore ricorda che “cadute le ideologie, le grandi religioni hanno acquistato uno spazio nell’arena pubblica che da solo basta a smentire la convinzione positivista di una loro inevitabile progressiva estinzione. Il rapporto tra di esse, inoltre, è diventato più difficile, complicato dalla demografia e dalla vastità dei flussi migratori” (pag. 9).</p>
<p style="text-align: justify;">Quella cui Quagliarello intende guardare è dunque la tradizione liberale propria del mondo anglosassone e specificatamente americano, dove la religione e il diritto naturale non solo non vengono ostracizzati ma rivestono un ruolo positivo nella società civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Raccogliendo gli inviti di Papa Benedetto XVI a “vivere come se Dio esistesse”, Quagliarello pensa sia possibile costruire anche nell’ambito della politica italiana, dopo la fine della <em>politica</em> ideologica e intellettuale, un “cortile dei gentili”: individuare, cioè, uno spazio libero in cui credenti, non credenti e anche appartenenti ad altre religioni possano confrontarsi per scoprire le ragioni di una cultura che, comunque, abbia a cuore l’uomo, nella sua peculiare caratteristica di essere razionale e spirituale, dal concepimento alla morte naturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiaramente non un punto di arrivo ma di partenza, per riconciliare nella verità &#8211; in questo periodo di straordinaria violenza &#8211; la persona, il popolo e la libertà.</p>
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		<title>MANUALE DI VOTO PER POLITICI CATTOLICI: NO A CHI SOSTIENE COPPIE GAY E ABORTO (di Andrea Tornielli)</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 16:15:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantagalli]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[Dal sito www.edizionicantagalli.com riprendiamo e pubblichiamo l&#8217;articolo di Andrea Tornielli comparso su &#8220;Il Giornale&#8221; del 24/09/2010: «Tra un partito che contemplasse nel suo programma la difesa della famiglia fondata sul matrimonio e il cui segretario fosse separato dalla moglie e un partito che contemplasse nel programma il riconoscimento delle coppie di fatto e il cui segretario fosse regolarmente sposato, la preferenza andrebbe al primo partito». Non ha dubbi l`arcivescovo di Trieste Gianpaolo Crepaldi, gia&#8217; segretario del Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace, autore di un libro destinato a far discutere:  Il cattolico in politica. Manuale per la ripresa (Cantagalli editore, 236 pagine, 14,50 euro). Si tratta di un vero e proprio manuale, dedicato ai politici cattolici e ai cattolici che intendono candidarsi a ogni livello. Un libro scritto per iniziare a realizzare il «sogno» di una rinnovata presenza cristiana in politica, come ricorda nella prefazione il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, definendo «utile» e «tempestivo» il manuale, perche&#8217; «coglie un bisogno reale» e afferma «alcune verita&#8217; della vita del politico che spesso vengono invece stemperate». L`arcivescovo di Trieste, esperto di dottrina sociale della Chiesa, ritiene che dopo il tempo della resistenza, quello degli anni Sessanta e Settanta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal sito www.edizionicantagalli.com riprendiamo e pubblichiamo l&#8217;articolo di Andrea Tornielli comparso su &#8220;Il Giornale&#8221; del 24/09/2010:</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-5209" href="http://www.recensioni-storia.it/manuale-di-voto-per-politici-cattolici-no-a-chi-sostiene-coppie-gay-e-aborto-di-andrea-tornielli/crepaldi"><img class="alignleft size-medium wp-image-5209" title="crepaldi" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/10/crepaldi-241x300.jpg" alt="crepaldi" width="241" height="300" /></a>«Tra un partito che contemplasse nel suo programma la difesa della famiglia fondata sul matrimonio e il cui segretario fosse separato dalla moglie e un partito che contemplasse nel programma il riconoscimento delle coppie di fatto e il cui segretario fosse regolarmente sposato, la preferenza andrebbe al primo partito». Non ha dubbi l`arcivescovo di Trieste Gianpaolo Crepaldi, gia&#8217; segretario del Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace, autore di un libro destinato a far discutere:  <em>Il cattolico in politica</em>. <em>Manuale per la ripresa</em> (Cantagalli editore, 236 pagine, 14,50 euro).</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un vero e proprio manuale, dedicato ai politici cattolici e ai cattolici che intendono candidarsi a ogni livello. Un libro scritto per iniziare a realizzare il «sogno» di una rinnovata presenza cristiana in politica, come ricorda nella prefazione il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, definendo «utile» e «tempestivo» il manuale, perche&#8217; «coglie un bisogno reale» e afferma «alcune verita&#8217; della vita del politico che spesso vengono invece stemperate». L`arcivescovo di Trieste, esperto di dottrina sociale della Chiesa, ritiene che dopo il tempo della resistenza, quello degli anni Sessanta e Settanta, «durante i quali la laicita&#8217; della modernita&#8217; ha lanciato verso la Chiesa e i cattolici una violenta guerra culturale», e dopo il tempo dell`attesa, sia ora il tempo della «ripresa». Nel manuale sono passati in rassegna in modo sintetico e incisivo i criteri che stanno alla base dell`agire politico dei cattolici: la dottrina sociale della Chiesa tra fede e ragione, i suoi principi, la laicita&#8217; della politica, la coscienza del cattolico in politica e i principi non negoziabili. Quindi si specificano i contenuti: la difesa della vita, la protezione e valorizzazione della famiglia, la liberta&#8217; di educazione, il diritto alla liberta&#8217; religiosa, il lavoro e «la lotta sussidiaria alla poverta&#8217;», la riforma dello Stato, l`immigrazione, l`ambiente, l`identita&#8217; europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Centrale e&#8217; il richiamo alla coscienza e alla sua liberta&#8217;, invocata talvolta da politici cristiani per rivendicare decisioni in contrasto con l`insegnamento della Chiesa. L`arcivescovo spiega che quando nell`azione politica ci si trova di fronte «a scelte che implicano anche delle azioni moralmente inammissibili», come ad esempio il «riconoscimento per legge del diritto ad abortire, o delle leggi che permettono il sacrificio di embrioni umani, oppure quelle che legalizzano l`eutanasia» o riconoscono le coppie gay, il cattolico «non puo&#8217; dare il proprio assenso». Allo stesso modo, continua il manuale, anche il cittadino non dovrebbe dare il proprio voto a partiti che contemplino nei loro programmi queste posizioni. Crepaldi non si nasconde come dietro la «diaspora» dei cattolici in politica vi sia «soprattutto una carenza di tipo dottrinale». «Significa &#8211; aggiunge &#8211; che la dottrina della Chiesa non e&#8217; convenientemente promossa e recepita, che i pastori non vengono adeguatamente accostati, che i teologi non operano tenendo conto della loro funzione ecclesiale, che le universita&#8217; cattoliche non producono una coerente cultura cattolica, che le librerie cattoliche non fanno il loro dovere di evangelizzazione».</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, un esempio che ben si attaglia alla realta&#8217; politica italiana: tra il partito che nel programma difenda la famiglia fondata sul matrimonio avendo un leader separato dalla moglie, e un partito che ha nel suo programma il riconoscimento delle coppie gay, avendo un leader regolarmente sposato, «la preferenza andrebbe al primo partito». «E&#8217; infatti piu&#8217; grave &#8211; conclude Crepaldi &#8211; la presenza di principi non accettabili nel programma che non nella pratica di qualche militante, in quanto il programma e&#8217; strategico ed ha un chiaro valore di cambiamento politico della realta&#8217; piu&#8217; che le incoerenze personali».</p>
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		<title>EVOLUZIONISMO: IPOTESI AL TRAMONTO? (Corriere del Giorno, 30 luglio 2010, pag. 25)</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 07:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Corriere del Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[“ L’evoluzionismo suppone che le specie viventi siano state precedute da strutture imperfette e incompiute, progressivamente trasformatesi nelle attuali. Tanto i reperti paleontologi quanto le specie viventi provano invece l’esistenza di specie tra loro distinte con strutture in sé compiute. Nella scala dei viventi e nella gerarchia delle specie esistono evidentemente gradi di perfezione diversi. Ogni specie tuttavia può definirsi perfetta nella sua struttura. E’ vero, invece, che non tutte le specie apparvero istantaneamente nello stesso momento. La loro comparsa seguì un piano ordinato e finalizzato alla culminante comparsa dell’uomo, ma senza tracce di passaggi evolutivi.” A tali conclusioni giunge il prof. Roberto De Mattei, Vice Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche e curatore del libro “Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi” (Cantagalli, Siena, 2009, pagg. 254). Sono passati oltre duecento anni dalla nascita di Charles Darwin (1809-1882) e 150 anni dalla pubblicazione del suo libro L’origine delle specie (1859); si rende quindi necessario un bilancio critico non solo del darwinismo, ma più in generale dell’evoluzionismo, un insieme composto da una teoria scientifica e da una teoria filosofica che si sorreggono a vicenda. Il volume curato dal prof. De Mattei è il frutto di un convegno svoltosi a Roma il 23 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4725" href="http://www.recensioni-storia.it/evoluzionismo-ipotesi-al-tramonto-corriere-del-giorno-30-luglio-2010-pag-25/evoluzionismo"><img class="alignleft size-full wp-image-4725" title="evoluzionismo" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/evoluzionismo.jpg" alt="evoluzionismo" width="200" height="268" /></a>“ L’evoluzionismo suppone che le specie viventi siano state precedute da strutture imperfette e incompiute, progressivamente trasformatesi nelle attuali. Tanto i reperti paleontologi quanto le specie viventi provano invece l’esistenza di specie tra loro distinte con strutture in sé compiute. Nella scala dei viventi e nella gerarchia delle specie esistono evidentemente gradi di perfezione diversi. Ogni specie tuttavia può definirsi perfetta nella sua struttura. E’ vero, invece, che non tutte le specie apparvero istantaneamente nello stesso momento. La loro comparsa seguì un piano ordinato e finalizzato alla culminante comparsa dell’uomo, ma senza tracce di passaggi evolutivi.”</p>
<p>A tali conclusioni giunge il prof. Roberto De Mattei, Vice Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche e curatore del libro “<em>Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi</em>” (Cantagalli, Siena, 2009, pagg. 254).</p>
<p>Sono passati oltre duecento anni dalla nascita di Charles Darwin (1809-1882) e 150 anni dalla pubblicazione del suo libro <em>L’origine delle specie</em> (1859); si rende quindi necessario un bilancio critico non solo del darwinismo, ma più in generale dell’evoluzionismo, un insieme composto da una teoria scientifica e da una teoria filosofica che si sorreggono a vicenda.</p>
<p>Il volume curato dal prof. De Mattei è il frutto di un convegno svoltosi a Roma il 23 febbraio 2009 per iniziativa della Vice Presidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con la partecipazione di scienziati di rango internazionale che hanno offerto il loro contributo di pensiero per la stesura del volume.</p>
<p>Gli autori, contrariamente ai numerosi incontri celebrativi che hanno segnato il trascorso anno darwiniano (2009), non tessono il panegirico dell’evoluzionismo, ma ne mostrano le debolezze da vari punti di osservazione: le scienze filosofiche, biologiche, fisiche, chimiche.</p>
<p>L’affermazione centrale dell’evoluzionismo è che la vita biologica sulla terra si sia prodotta non per opera di un Dio creatore ma dalla materia non vivente, in modo spontaneo e per puro caso.</p>
<p>Così ragionando esso non considera (o meglio non intende considerare) che tra la materia inerte e la più elementare cellula vivente vi è, di fatto, una distanza incolmabile: la complessità biochimica di un semplice microbo per certi aspetti non è inferiore a quella di una pianta o di un animale. Per spiegare questi salti (dal nulla alla materia, dalla materia inerte alla vita) l’evoluzionismo si affida fideisticamente al tempo. Eppure il trascorrere del tempo non è in sé un fattore causale in grado di operare il cambiamento.  </p>
<p>Come scrive il prof. Roberto De Mattei “…<em>La biologia moderna dimostra che la vita sulla terra non si è evoluta dal semplice al complesso, ma al contrario è apparsa sulla terra già nella sua massima perfezione</em>” (pagg. 15-16).</p>
<p>Tale affermazione collima perfettamente con il secondo e con il terzo principio della termodinamica (detti di Carnot), secondo cui l’universo è sottoposto a una progressiva perdita di ordine e di energia: come a dire che l’ordine non viene dal disordine iniziale e il più perfetto non viene dal meno perfetto.</p>
<p>D’altronde, se per produrre una sola cellula artificiale in laboratorio, per quanto limitata e imperfetta, ci vogliono raffinate intelligenze umane, quanto più “disegno intelligente” richiederà la creazione di un semplice batterio (per parlare di una forma vivente fra le più semplici)?</p>
<p>L’evoluzionismo appare così come una “cosmogonia” che pretende di descrivere la storia del mondo partendo da postulati scientifici non verificabili. Questa dottrina, spesso imposta come un “dogma”, merita invece di essere sottoposta al vaglio della critica razionale e scientifica, attraverso il libero confronto delle opinioni tra gli studiosi, in modo da non dare per scontata nessuna soluzione a quello che è l’affascinante enigma dell’origine dell’universo.</p>
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		<title>IL CASO SERIO DI DIO (L&#8217;Ora del Salento, 10 luglio 2010, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 04:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantagalli]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
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		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[Autorevoli sociologi delle religioni come lo statunitense Rodney Stark hanno ormai appurato che all’alba della storia umana nello scenario religioso era predominante il monoteismo. Un cristiano trova ciò molto naturale, nel senso che è logico pensare come all’inizio dei tempi il ricordo dell’unico Dio creatore si mantenesse piuttosto vivo. Col passare dei secoli questa fiamma della memoria cominciò a spegnersi e gli uomini si lasciarono andare sempre più ai loro vizi e alle loro recondite paure, fino a personificarle come divinità della natura o degli inferi. Si sviluppava così il politeismo. Ma intorno al VI secolo a.C. assistiamo ad un nuovo slancio dell’umanità (o almeno di buona parte di essa) verso il monoteismo. Mentre in Grecia la speculazione filosofica porta la ragione a prendere in considerazione l’unicità di Dio, in Oriente appaiono, con varie sfumature, i grandi monoteismi, compreso quello professato dal popolo ebraico. La peculiarità del monoteismo ebraico consiste non solo nell’affermazione dell’unicità di un Essere supremo ma anche nella sua “interpellabilità”, e cioè nel poterci rapportare a Lui e pregarlo come si fa con un padre buono. E’ quanto scrive il Cardinale Camillo Ruini nel suo recente libro “Il caso serio di Dio” (Cantagalli, 2009, pagg. 102). Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4662" href="http://www.recensioni-storia.it/il-caso-serio-di-dio-lora-del-salento-10-luglio-2010-pag-11/car-ruini"><img class="alignleft size-medium wp-image-4662" title="CAR. RUINI" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/CAR.-RUINI-197x300.jpg" alt="CAR. RUINI" width="197" height="300" /></a>Autorevoli sociologi delle religioni come lo statunitense <strong>Rodney Stark</strong> hanno ormai appurato che all’alba della storia umana nello scenario religioso era predominante il monoteismo. Un cristiano trova ciò molto naturale, nel senso che è logico pensare come all’inizio dei tempi il ricordo dell’unico Dio creatore si mantenesse piuttosto vivo. Col passare dei secoli questa fiamma della memoria cominciò a spegnersi e gli uomini si lasciarono andare sempre più ai loro vizi e alle loro recondite paure, fino a personificarle come divinità della natura o degli inferi. Si sviluppava così il politeismo. Ma intorno al VI secolo a.C. assistiamo ad un nuovo slancio dell’umanità (o almeno di buona parte di essa) verso il monoteismo. Mentre in Grecia la speculazione filosofica porta la ragione a prendere in considerazione l’unicità di Dio, in Oriente appaiono, con varie sfumature, i grandi monoteismi, compreso quello professato dal popolo ebraico. La peculiarità del monoteismo ebraico consiste non solo nell’affermazione dell’unicità di un Essere supremo ma anche nella sua “interpellabilità”, e cioè nel poterci rapportare a Lui e pregarlo come si fa con un padre buono. E’ quanto scrive il <strong>Cardinale Camillo Ruini</strong> nel suo recente libro “<em>Il caso serio di Dio</em>” (Cantagalli, 2009, pagg. 102). Non solo. Il Dio supremo con il popolo ebraico ora prende l’iniziativa: “…irrompe sulla scena del mondo e nella vita dell’uomo, presentandosi come il “Dio geloso”, che vuole unicamente per sé la preghiera, il culto e l’adorazione, perché egli soltanto è Dio e tutto il resto è sua creatura” (pagg.26-27).</p>
<p>Con la rivelazione del Figlio, vero Dio e vero uomo, questa irruzione divina nella vita dell’uomo diventa universale, nel senso che la corrispondenza d’amore si palesa nei confronti di tutta l’umanità. Pur essendo un Dio geloso, il Dio della tradizione giudaico-cristiana è tuttavia il Dio della libertà, inesorabilmente ancorato alla prospettiva del: “se vuoi…”. La libertà vale per il singolo uomo, che può rispondere sì o no, ma vale anche per gli uomini riuniti in società, che possono accettare o rifiutare il piano di Dio.</p>
<p>Il Cardinale Ruini, seguendo l’esempio di Benedetto XVI, invita quindi il mondo contemporaneo a fare spazio a Dio, a vivere “come se Dio esistesse”, perché solo in Lui trovano significato gli interrogativi ultimi dell’umanità. Una sana e corretta laicità (il cui concetto – spiega Ruini – ha origini medievali) non ha nulla da temere dall’apertura alle istanze del trascendente, mentre l’odierna “dittatura del relativismo”  esclude a livello pubblico non solo le norme morali del cristianesimo e di ogni altra tradizione religiosa ma anche le indicazioni etiche che si fondano sulla più profonda realtà del nostro essere. In tal senso l’uso improprio delle biotecnologie costituisce un attentato alla dignità della vita umana, in una prospettiva che facilmente sconfina dall’edonismo al nichilismo.</p>
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