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	<title>Recensioni &#38; Storia.it</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>ANCHE L&#8217;INQUISIZIONE HA I SUOI MARTIRI: IL BEATO PIETRO CAMBIANI DA RUFFIA (di Daniele Bolognini)</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 05:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[I nostri Santi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un inquisitore barbaramente ucciso, se è un martire per la Chiesa cattolica, è considerato invece, dai più, la vittima di un fenomeno religioso, politico e sociale, circoscritto a un determinato periodo storico, di cui era evidentemente protagonista. Nati alla fine del XII secolo e, nel corso dei secoli, assai diversi nel loro funzionamento, a seconda degli stati in cui operavano, i tribunali inquisitori dovevano difendere la fede dalle eresie ma sovente erano strumentalizzati dai vari sovrani per il controllo del territorio. D’altra parte anche i protestanti attuarono un sistema di difesa del proprio credo religioso. I fatti sanguinosi che genericamente e superficialmente identificano l’inquisizione in realtà sono stati meno numerosi di ciò che si crede e comunque si devono valutare nel complesso contesto in cui avvennero. Secoli sono passati, oggi sono altre le eresie da arginare, resta però l’esempio di alcuni uomini che si sono immolati, senza compromessi, a difesa dei fondamenti cattolici. I Domenicani, da sempre a capo dell’Inquisizione, spesso etichettati come intransigenti, pagarono in alcuni casi un tributo di sangue. Il Beato Pietro Cambiani è il protomartire degli inquisitori piemontesi: al suo successore, Beato Antonio Pavoni, toccò la stessa sorte, la domenica in Albis del 1374 a Bricherasio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/02/90757.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6828" title="90757" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/02/90757-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un inquisitore barbaramente ucciso, se è un martire per la Chiesa cattolica, è considerato invece, dai più, la vittima di un fenomeno religioso, politico e sociale, circoscritto a un determinato periodo storico, di cui era evidentemente protagonista. Nati alla fine del XII secolo e, nel corso dei secoli, assai diversi nel loro funzionamento, a seconda degli stati in cui operavano, i tribunali inquisitori dovevano difendere la fede dalle eresie ma sovente erano strumentalizzati dai vari sovrani per il controllo del territorio. D’altra parte anche i protestanti attuarono un sistema di difesa del proprio credo religioso. I fatti sanguinosi che genericamente e superficialmente identificano l’inquisizione in realtà sono stati meno numerosi di ciò che si crede e comunque si devono valutare nel complesso contesto in cui avvennero. Secoli sono passati, oggi sono altre le eresie da arginare, resta però l’esempio di alcuni uomini che si sono immolati, senza compromessi, a difesa dei fondamenti cattolici. I Domenicani, da sempre a capo dell’Inquisizione, spesso etichettati come intransigenti, pagarono in alcuni casi un tributo di sangue. Il Beato Pietro Cambiani è il protomartire degli inquisitori piemontesi: al suo successore, Beato Antonio Pavoni, toccò la stessa sorte, la domenica in Albis del 1374 a Bricherasio, come pure al Beato Bartolomeo da Cervere nel 1466.</p>
<p style="text-align: justify;">Pietro, di nobile famiglia, nacque a Ruffia (Cuneo), intorno all’anno 1320. A sedici anni abbandonò gli agi familiari per entrare tra i Domenicani di Savigliano dove studiò brillantemente la Sacra Scrittura, la Teologia e il Diritto. Eccellenti doti umane e dottrinarie gli valsero la fama di grande oratore. Ricercato per i preziosi consigli, il suo nome giunse a Roma, tanto che il Papa lo elesse, nel 1351, inquisitore generale per il Piemonte e la Liguria. Torino, che già assumeva le caratteristiche di una capitale, era la sede del tribunale e Pietro vi si stabilì. Nelle immediate vicinanze dell’antica chiesa di S. Domenico, aveva la sua dimora con annesse alcune stanze adibite a carcere speciale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema più grave per le gerarchie ecclesiastiche era rappresentato dai Valdesi. L’ispiratore era un mercante francese, Pietro Valdo, che nel 1173 aveva rinunciato ai suoi beni per praticare e predicare la povertà. Successivamente il movimento laicale, dividendosi in più correnti, conobbe un rapido sviluppo, raggiungendo anche alcune valli piemontesi. Nati pacificamente, i loro toni degenerarono in attacchi frontali all’autorità ecclesiastica, confutando il potere dei sacerdoti, l’utilità degli edifici di culto e delle indulgenze, negando la venerazione dei santi e il purgatorio. Il Beato Pietro, dotto in scienza e dottrina, conoscendo bene il territorio maggiormente esposto al pericolo, era stato appositamente scelto come inquisitore. Piissimo, zelante nel suo ufficio, instancabile, per quattordici anni operò a Torino, in cui aveva sede il tribunale, e nelle valli della regione. Si spostava a piedi per le strade di montagna, sopportando fatiche enormi. Vista la gravosità del compito, chiedeva forza al Signore, fortificando il proprio spirito con preghiere, penitenze e digiuni. Convertì molti eretici e preservò interi paesi dall’abiura, con un ardore e un impegno eccezionali che però furono causa di molte inimicizie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2 febbraio 1365, celebrata la S. Messa della Presentazione del Signore nella chiesa francescana di Susa, due sconosciuti, probabilmente valdesi giunti dalle Valli di Lanzo, gli chiesero un colloquio appartato. Nel chiostro lo pugnalarono a morte per poi fuggire. L’omicidio suscitò grande emozione anche perché avvenuto in un edificio sacro, un vescovo dovette in seguito purificare il luogo del delitto. I Savoia, a una dura repressione, preferirono aumentare il presidio del territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">La fama del martirio di Pietro Cambiani fu tale che ne parlarono come cosa notissima Papa Gregorio XI nel 1375 e S. Vincenzo Ferreri nel 1403. Qualche tempo dopo la sua morte circolava un’incisione in cui gli assassini erano effigiati come demoni. Il corpo rimase a Susa fino al 7 novembre 1516, quando fu traslato solennemente nella chiesa torinese di S. Domenico. Fu posto <em>in cornu evangeli</em> con un affresco che lo ritraeva, poi scomparso. Oggi le reliquie sono venerate nella navata di sinistra. Papa Pio IX il 4 dicembre 1865, nel quinto centenario della morte, ne confermò il culto. La sua festa, anticamente al 7 novembre, è oggi fissata al 2 febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p>PREGHIERA</p>
<p>Per tuo amore, o Dio, il Beato Pietro da Ruffia</p>
<p>non esitò ad offrirti la propria vita.</p>
<p>Fa che in unione a Cristo anche noi ti offriamo</p>
<p>il sacrificio della nostra esistenza quotidiana.</p>
<p>Per Cristo Nostro Signore, amen.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Saggio  tratto dal sito: <strong>www.santiebeati.it</strong>  - titolo redazionale)</p>
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		<item>
		<title>LE &#8220;FRANTUMAZIONI&#8221; DELLA MADRE: DALLA STATUETTA ALLA STORIA (di Guido Verna &#8211; 2^ parte)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/le-frantumazioni-della-madre-dalla-statuetta-alla-storia-2-parte</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 17:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[                      4. Il legame tra Lepanto, il Rosario e la Madonna è un continuum all’interno della Chiesa. Sarebbe troppo lungo, ancorché facilissimo, dimostrarlo. Ricordo solo una coincidenza. La festa di Maria Ausiliatrice (24 maggio) fu fissata, nel 1815, da Pio VII [1742; 1800-1823], in memoria della battaglia di Lepanto e in ringraziamento alla Madonna perché — come rileva don Roberto Spataro SDB, professore presso l’Università Pontificia Salesiana e già Preside dello Studium Theologicum Salesianum “Saints Peter and Paul” di Gerusalemme — «[…] consapevole del [Suo] intervento […] per liberare la Chiesa e il Papato dalla situazione dolorosa in cui versavano» [RS1] a causa delle persecuzioni napoleoniche, culminate in cinque anni di prigionia dello stesso Papa, lontano da Roma. E proprio in quell’anno, a Dio piacendo, nacque S.Giovanni Bosco [1815-1888], il figlio più devoto di Maria auxilium christianorum e il propagatore più intenso del Suo culto, che fece erigere  a Torino-Valdocco — come monumento di riconoscenza alla Vergine Maria con il titolo di Ausiliatrice — il grande Santuario a Lei dedicato, che sarebbe poi diventato la Chiesa Madre e il centro spirituale dell&#8217;Opera Salesiana nel mondo. Arrivo rapidamente ai giorni “nostri” — [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><strong>                     </strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="right"><strong></strong><strong><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/6-S.Giovanni-Bosco1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6810" title="6 S.Giovanni Bosco1" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/6-S.Giovanni-Bosco1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>4.</strong> Il legame tra Lepanto, il Rosario e la Madonna è un <em>continuum</em> all’interno della Chiesa. Sarebbe troppo lungo, ancorché facilissimo, dimostrarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo solo una coincidenza. La festa di Maria Ausiliatrice (24 maggio) fu fissata, nel 1815, da Pio VII [1742; 1800-1823], in memoria della battaglia di Lepanto e in ringraziamento alla Madonna perché — come rileva don Roberto Spataro SDB, professore presso l’Università Pontificia Salesiana e già Preside dello Studium Theologicum Salesianum “Saints Peter and Paul” di Gerusalemme — «[…] <em>consapevole del</em> [Suo] <em>intervento</em> […] <em>per liberare la Chiesa e il Papato dalla situazione dolorosa in cui versavano»</em> [RS1] a causa delle persecuzioni napoleoniche, culminate in cinque anni di prigionia dello stesso Papa, lontano da Roma. E proprio in quell’anno, a Dio piacendo, nacque S.Giovanni Bosco [1815-1888], il figlio più devoto di Maria a<em>uxilium christianorum</em> e il propagatore più intenso del Suo culto, che fece erigere  a Torino-Valdocco — come monumento di riconoscenza alla Vergine Maria con il titolo di Ausiliatrice — il grande Santuario a Lei dedicato, che sarebbe poi diventato la Chiesa Madre e il centro spirituale dell&#8217;Opera Salesiana nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivo rapidamente ai giorni “nostri” — a quei giorni, cioè, in cui la sensibilità di molti cattolici viene stravolta, per modularla sulle frequenze del “politicamente corretto”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/8-Madonna-di-Pompei.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6812" title="8 Madonna di Pompei" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/8-Madonna-di-Pompei-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La <em>Supplica alla Madonna di Pompei</em> (che si recita l&#8217;8 maggio e la prima domenica di ottobre) comincia con l’invocazione all’<em>Augusta Regina delle vittorie</em>, un titolo ? sia detto per inciso ? che, a suo dire, provoca nell’oratore qualche fastidio. Ebbene, il Card Sodano — nell’omelia rivolta ai fedeli l’8 maggio 2002 in occasione della Concelebrazione Eucaristica in onore della Madonna del Rosario, nel Santuario di Pompei — ricordava ancora che: «[…]<em> questo </em>[…] <em>titolo mariano </em>[…]<em> era particolarmente caro al Beato Bartolo Longo, </em>[1841-1926]<em> fondatore di quest&#8217;oasi di preghiera.</em> [Perché]<em> é un titolo che gli ricordava la festa della Madonna del Rosario, istituita dal Papa San Pio V dopo la vittoria di Lepanto nel 1571. In occasione di quella celebre battaglia, la comunità cristiana aveva avvertito una speciale protezione della Madre di Dio, invocata come Aiuto dei cristiani, &#8220;</em>Auxilium christianorum<em>&#8220;</em>» [Link 2].</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5.</strong> Se i principi generali del cattolicesimo fossero ancora ricordati e “vigenti” — ovviamente, nel cuore e nella mente di tanti cattolici “moderni” —, in quanto esposto c’è già evidente la risposta alla possibilità della presunta parzialità della Madonna.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro Dio, ricordo, ha una peculiarità: pur potendo “fare” da solo,  preferisce che il “da fare” gli venga chiesto: “bussate e vi sarà aperto”, “chiedete e vi sarà dato”. In più, un cattolico non immemore ha ben presente anche un altro elemento assolutamente peculiare della nostra religione: la “comunione dei santi”, cioè la possibilità di cumulare le preghiere di tutti indirizzate ad uno scopo specifico, foss’anche “terreno”, e cioè non solo — e questo, se Dio vuole, qualcuno forse lo ricorda ancora — inerente la salvezza di una o di due o di tutte le anime del Purgatorio, comprese quelle di sconosciuti. Un cattolico di fede limpida, per esempio, “capisce” — e perciò ha gratitudine verso di essi e non li considera inutili — il ruolo degli ordini di clausura, la cui unica funzione è pregare e delle cui preghiere ognuno di noi beneficia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso in questione, un cattolico che ha una fede siffatta “capisce” al volo: la Madonna — che ha <em>tutti</em> come figli — ha esaudito però <em>quelli che l’hanno pregata</em>, per di più intensamente e coralmente; ha risposto ad una chiamata di <em>auxilium</em>, considerandola legittima e perciò si è sentita obbligata a rispettare fedelmente le regole del gioco: ha sentito bussare e, come a Cana, ha “costretto” il Figlio ad aprire. Lepanto fu anzitutto una straordinaria preghiera “in comune”, un formidabile esempio di “bussata” collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista degli “oranti” — che conoscevano <em>quelle</em> regole e le praticavano e che, in più, erano umili e non orgogliosi come gli uomini di oggi, presuntuosamente autosufficienti — il grande merito della vittoria è stato perciò attribuito <em>subito</em> all’intercessione di Maria, alla quale, quasi <em>on line, </em>hanno  riconosciuto le funzioni e i titoli  di <em>auxilium christianorum</em> e Madonna delle Vittorie. </p>
<p style="text-align: justify;">Poi, <em>tanti secoli dopo </em>&#8230; si passa alla loro “frantumazione”. E a giustificazione di questa attività demolitoria, spesso ci si serve anche di una accusa ridicola, cioè che la Chiesa avrebbe piegato gli eventi a suo vantaggio, “inventandosi” un <em>impossibile</em> contributo mariano. Mi chiedo, <em>en passant</em>, con quali serenità un cattolico che pensa e che dice queste cose possa continuare a muoversi senza imbarazzi dentro <em>questa</em> Chiesa immaginata “furba”, con santi creduloni e con pontefici che obbligano a preghiere inutili, raccontano storie “costruite” e non verificate  e, per di più, raccontandole, conquistano la gloria degli altari.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi tornano in mente — guardandomi intorno — i “<em>taluni cattolici</em>” mirabilmente descritti più di trent’anni fa da Paolo VI [1897; 1963-1978]: «<em>Taluni si esercitano nell’autocritica, si direbbe perfino nell’autodemolizione</em>» [PVI].</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/10-Santiago-matamoros1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6815" title="10 Santiago matamoros" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/10-Santiago-matamoros1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><strong>6. </strong>L’esercizio di “frantumazione” dell’oratore, purtroppo, non si è limitato a Maria <em>auxilium christianorum</em> ma ha debordato:  subito dopo, infatti, il trattamento è toccato anche a San Giacomo, nella sua versione spagnola. Da quasi 1300 anni, il “povero” figlio di Santa Salome sarebbe stato costretto a subire il titolo di <em>matamoros</em>, attribuitogli impunemente dai combattenti cattolici che durante i sette secoli della <em>Reconquista</em> [722-1492] avevano sempre avuto la sensazione di averlo costantemente al loro fianco.</p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso porterebbe lontano; mi limito, nella nostra prospettiva, a ricordare soltanto questo: fin dall’inizio, oltre a quello di Santiago, questi combattenti “sentirono” anche l’aiuto della Madre celeste. Cominciarono a “sentire” questo <em>auxilium</em> proprio lassù, a Covadonga, quando riuscirono a vincere i mori, in quel piccolo «[…] <em>scontro forse di limitato significato militare, ma di altissimo valore simbolico, giacché, nonostante le tesi minoritarie di alcuni storici, esso segna effettivamente l&#8217;inizio di quel processo di </em>reconquista<em>, destinato a segnare in modo decisivo, per ben quasi otto secoli, la storia della penisola iberica</em>» [MT2].</p>
<p style="text-align: justify;"> Anche lassù, attribuirono la vittoria all’intervento di Maria Vergine, tanto da ritenersi in  dovere di ringraziarLa <em>subito</em> e in modo permanente: il loro condottiero Don Pelayo [690 ca-737] fece, perciò, erigere un altare all’interno di una grotta, da allora chiamata “Cova Dominica” (grotta della Signora).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nuestra Señora de Covadonga </em>è ancora lì, ad aspettare preghiere<em>.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’Europa di oggi, forse, non farebbe male a tenere conto di questa <em>chance.</em></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">(20-11-2011, 2\4, continua)</p>
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		<item>
		<title>IL GOVERNO MONTI E IL RAPPORTO &#8220;CARITAS&#8221; SULLA POVERTA&#8217; (di Alessandro Pagano)</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 07:37:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Enza Fornero ce l&#8217;ha in testa dal primo giorno in cui si è insediata quale Ministro del welfare del governo Monti. L&#8217;ha chiamata &#8220;Salario Minimo Garantito&#8221; ed è la sua idea per riformare il sistema degli ammortizzatori sociali. Un&#8217;idea che persino i Sindacati e Confindustria, pur essendo sostenitori di questo governo tecnico, hanno contestato. Questa del Salario Minimo Garantito è storia vecchia. In Sicilia, negli anni &#8217;80, la peggiore partitocrazia di sinistra e di centro la partorì in maniera spregiudicata. Migliaia di ragazzi intorno ai 20 anni furono &#8220;infilati&#8221; in sovrannumero in tutti gli enti pubblici possibili e immaginabili. Per loro nessuna formazione, nessuna remunerazione decorosa, nessuna qualificazione seria. Nei piani di chi li volle c&#8217;era solo la volontà di fare consenso (meglio chiamarla clientela). Dicevano che questa misura avrebbe eliminato la disoccupazione invece servì solo per bieco assistenzialismo. Quell&#8217;assistenzialismo impoverì le casse della regione e atrofizzò pian piano la volontà di quei ragazzi. Un&#8217;intera generazione fu illusa e violentata nella dignità. Oggi essi hanno mediamente 45 anni, in qualche caso si sono depressi e hanno dato pochi contributi alla crescita degli enti dove lavorano; in molti altri casi però sono diventati autentiche colonne portanti delle loro amministrazioni. Ma in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/lelacrimedelministroelsafornero.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6801" title="lelacrimedelministroelsafornero" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/lelacrimedelministroelsafornero-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Enza Fornero ce l&#8217;ha in testa dal primo giorno in cui si è insediata quale Ministro del welfare del governo Monti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ha chiamata &#8220;Salario Minimo Garantito&#8221; ed è la sua idea per riformare il sistema degli ammortizzatori sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;idea che persino i Sindacati e Confindustria, pur essendo sostenitori di questo governo tecnico, hanno contestato.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa del Salario Minimo Garantito è storia vecchia. In Sicilia, negli anni &#8217;80, la peggiore partitocrazia di sinistra e di centro la partorì in maniera spregiudicata. Migliaia di ragazzi intorno ai 20 anni furono &#8220;infilati&#8221; in sovrannumero in tutti gli enti pubblici possibili e immaginabili. Per loro nessuna formazione, nessuna remunerazione decorosa, nessuna qualificazione seria. Nei piani di chi li volle c&#8217;era solo la volontà di fare consenso (meglio chiamarla clientela). Dicevano che questa misura avrebbe eliminato la disoccupazione invece servì solo per bieco assistenzialismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quell&#8217;assistenzialismo impoverì le casse della regione e atrofizzò pian piano la volontà di quei ragazzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;intera generazione fu illusa e violentata nella dignità. Oggi essi hanno mediamente 45 anni, in qualche caso si sono depressi e hanno dato pochi contributi alla crescita degli enti dove lavorano; in molti altri casi però sono diventati autentiche colonne portanti delle loro amministrazioni. Ma in entrambi i casi il risultato economico è stato disastrosamente identico, visto che attualmente guadagnano, più o meno, 700 euro al mese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quale mostro ha saputo generare il compromesso storico e culturale di tipo ideologico ed egualitarista in salsa siciliana.</p>
<p style="text-align: justify;">Povertà economica e culturale in nome non del lavoro, ma del &#8220;posto&#8221; di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, specialmente al sud, sono ormai 40 anni che le intelligenze vengono mortificate con questa mentalità secondo cui lo stato deve intervenire con “concessioni e cure di mantenimento per povertà di lungo periodo” (XI Rapporto Caritas sulle povertà).</p>
<p style="text-align: justify;">Tale comportamento culturale ha di fatto “mantenuto” le povertà e non ne ha consentito l’affrancamento, per cui il diritto al lavoro, all’educazione e persino a farsi una famiglia sono andati a farsi benedire.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2010 dice sempre il Rapporto Caritas, solo il 57% dei cittadini ha un lavoro regolarmente retribuito (la % più bassa dell’occidente), il 14% circa è povero (oltre alle famiglie numerose, sono in aumento anche quelle che dipendono da un lavoratore autonomo), e in futuro questa percentuale aumenterà visto che gli attuali quarantenni quando andranno in pensione nel 2035, prenderanno al massimo 600 Euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Perchè tutto questo ? Perchè in tanti continuano a propinare queste ricette nonostante i tristi risultati?</p>
<p style="text-align: justify;">“Erogare contributi economici non fa uscire dal disagio ma lo rende cronico, tant’è che nonostante le risorse siano aumentate sempre più, gli italiani poveri non sono calati“, dice sempre il Rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">E siccome i poveri, oltre a costare tanto, aumentano ogni anno di più, non dovrebbe essere difficile capire che le politiche di contrasto alla povertà di stampo assistenzialistico sono tutte sbagliate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo Monti attraverso la Fornero continua a proporre regalie, tipo Reddito Minimo, per tenere buoni i giovani, quando dovrebbe mettere in pista autentiche politiche familiari.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i modelli economici di sviluppo e di crescita, da Solow a Keynes (che non dovrebbe essere distante dalla Fornero) fanno riferimento alla “crescita della popolazione” per l’aumento della produttività, del risparmio, degli investimenti. Senza contare che i costi sociali del welfare (sanità e pensione su tutto) con una popolazione più giovane sarebbero destinati a ridursi.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cominci una volta per tutte un serio dibattito sul “fattore famiglia” (il vecchio “quoziente familiare” riveduto e migliorato) è oggi assolutamente indispensabile.</p>
<p style="text-align: justify;">E per amor di Dio, c’e` qualcuno in Italia che lo possa far capire anche alla Fornero?!</p>
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		<title>I CATTOLICI NON POSSONO ACCETTARE OFFESE VOLGARI E CAMPAGNE DI ODIO (Comunicato stampa di Alleanza Cattolica)</title>
		<link>http://www.recensioni-storia.it/i-cattolici-non-possono-accettare-offese-volgari-e-campagne-di-odio-comunicato-stampa-di-alleanza-cattolica</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 02:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[Il 24 gennaio andrà in scena a Milano al Teatro Parenti lo spettacolo teatrale Sul concetto di volto del figlio di Dio del regista Romeo Castellucci, spettacolo che, per i suoi contenuti, è stato ritenuto gravemente offensivo dalla grande maggioranza dei cattolici. Di fronte alle offese al volto di Cristo – di cui lo spettacolo di Castellucci non è certamente l’unica manifestazione – Alleanza Cattolica recepisce con piena adesione le considerazioni svolte dalla Diocesi di Milano e chiede a sua volta che «sia riconosciuta e rispettata la sensibilità di quanti cittadini milanesi, e non sono certo pochi, vedono nel Volto di Cristo l’Incarnazione di Dio, la pienezza dell’umano e la ragione della propria esistenza». Il rispetto per le opinioni altrui presuppone anzitutto che tali opinioni siano a loro volta rispettose dei valori più profondi ai quali fanno riferimento tante persone e sulla cui base è stata edificata la nostra società. Alleanza Cattolica ritiene che la prima e più appropriata reazione sia la preghiera ed in particolare la preghiera riparatrice ed invita perciò a partecipare alla celebrazione di una santa Messa riparatrice che avrà luogo a Milano, in concomitanza con la prima rappresentazione dell’opera teatrale, martedì 24 gennaio 2012, alle ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/Sul-concetto-di-volto-nel-Figlio-di-Dio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6792" title="Sul-concetto-di-volto-nel-Figlio-di-Dio" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/Sul-concetto-di-volto-nel-Figlio-di-Dio-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il 24 gennaio andrà in scena a Milano al Teatro Parenti lo spettacolo teatrale Sul concetto di volto del figlio di Dio del regista Romeo Castellucci, spettacolo che, per i suoi contenuti, è stato ritenuto gravemente offensivo dalla grande maggioranza dei cattolici.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte alle offese al volto di Cristo – di cui lo spettacolo di Castellucci non è certamente l’unica manifestazione – Alleanza Cattolica recepisce con piena adesione le considerazioni svolte dalla Diocesi di Milano e chiede a sua volta che «sia riconosciuta e rispettata la sensibilità di quanti cittadini milanesi, e non sono certo pochi, vedono nel Volto di Cristo l’Incarnazione di Dio, la pienezza dell’umano e la ragione della propria esistenza».</p>
<p style="text-align: justify;">Il rispetto per le opinioni altrui presuppone anzitutto che tali opinioni siano a loro volta rispettose dei valori più profondi ai quali fanno riferimento tante persone e sulla cui base è stata edificata la nostra società.</p>
<p style="text-align: justify;">Alleanza Cattolica ritiene che la prima e più appropriata reazione sia la preghiera ed in particolare la preghiera riparatrice ed invita perciò a partecipare alla celebrazione di una santa Messa riparatrice che avrà luogo a Milano, in concomitanza con la prima rappresentazione dell’opera teatrale, martedì 24 gennaio 2012, alle ore 21, nella parrocchia di San Pio X, in piazza Leonardo da Vinci. </p>
<p style="text-align: justify;">La S. Messa sarà celebrata anche per affermare il diritto alla libertà e al rispetto dell’identità religiosa e in memoria delle migliaia di cristiani quotidianamente assassinati nel mondo in odio alla Fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Così facendo, si colloca la vicenda del Teatro Parenti (di per sé modesta e mortificante, ma certamente sintomatica di un clima culturale ostile e pericoloso) all’interno di una più complessa e larga opera di attacco, morale e fisico, alla Chiesa e ai cristiani di tutto il mondo. </p>
<p style="text-align: justify;">Calato il sipario, in tutti i sensi, sullo spettacolo di Castellucci, Alleanza Cattolica si augura che l’impegno che in questi giorni sta animando molti cristiani, a difesa della nostra identità, rimanga desto e vigile nel condannare e porre all’attenzione dell’opinione pubblica, la sempre più drammatica e globale strategia diretta a colpire la Chiesa ed i cristiani in ogni parte del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">« Non rendete a nessuno male per male […] Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male » (Lettera ai Romani, cap. 12).</p>
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		<title>C&#8217;E&#8217; UNA FARFALLA DENTRO DI NOI (recensione a cura di David Taglieri)</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 19:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Sperling & Kupfer]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella crisi che stiamo attraversando, economica, politica, valoriale e anche antropologica, è sempre più difficile parlare di emozioni e sentimenti con parole semplici, sopratutto in una epoca caratterizzata da volgarità, spudoratezza e perdita dell&#8217;interiorità. &#8220;C&#8217;è una farfalla dentro di noi&#8220;, di Paolo Mosca (pagg 141, Edizioni Sperling e Kupfer), rappresenta quel dialogo ininterrortto incominciato con stati d&#8217;animo, fra Mosca scrittore ed il lettore, in una atmosfera particolarmente intima che confonde i due momenti, scrittura e lettura, elevandoli al connubio Pensiero-Azione, per analizzare con genuinità e passione quello che è dentro di noi. L&#8217;Autore sembra prendere per mano il lettore, e con lui incontra i piccoli e grandi problemi della vita di tutti i giorni che ci ricordano al tempo stesso lo stupore della meraviglia e l&#8217;eccezionalità dell&#8217;essere al mondo, così come la quotidianità legata alla routine ed alla ripetizione, momenti che rappresentano esistenza e che non possono essere considerati qualcosa da snobbare. Che fare davanti alle emozioni, esser duri e tirar dritti o lasciarsi coinvolgere, mantenendo però sempre ferme le lezioni della razionalità e del buon senso? Nel mondo la meschinità e le difficoltà create in maniera isterica dall&#8217;uomo stesso cercano di fermare il volo di quella farfalla che si trova al di sopra di ogni creatura, e che proietta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/farfalla.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6776" title="farfalla" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/farfalla-112x150.jpg" alt="" width="112" height="150" /></a>Nella crisi che stiamo attraversando, economica, politica, valoriale e anche antropologica, è sempre più difficile parlare di emozioni e sentimenti con parole semplici, sopratutto in una epoca caratterizzata da volgarità, spudoratezza e perdita dell&#8217;interiorità.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong><em>C&#8217;è una farfalla dentro di noi</em></strong>&#8220;, di Paolo Mosca (pagg 141, Edizioni Sperling e Kupfer), rappresenta quel dialogo ininterrortto incominciato con stati d&#8217;animo, fra Mosca scrittore ed il lettore, in una atmosfera particolarmente intima che confonde i due momenti, scrittura e lettura, elevandoli al connubio Pensiero-Azione, per analizzare con genuinità e passione quello che è dentro di noi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Autore sembra prendere per mano il lettore, e con lui incontra i piccoli e grandi problemi della vita di tutti i giorni che ci ricordano al tempo stesso lo stupore della meraviglia e l&#8217;eccezionalità dell&#8217;essere al mondo, così come la quotidianità legata alla routine ed alla ripetizione, momenti che rappresentano esistenza e che non possono essere considerati qualcosa da snobbare.</p>
<p style="text-align: justify;">Che fare davanti alle emozioni, esser duri e tirar dritti o lasciarsi coinvolgere, mantenendo però sempre ferme le lezioni della razionalità e del buon senso?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mondo la meschinità e le difficoltà create in maniera isterica dall&#8217;uomo stesso cercano di fermare il volo di quella farfalla che si trova al di sopra di ogni creatura, e che proietta bene come figura le aspettative, i desideri, i sogni dell&#8217;animo umano, man mano inquinati dal pensiero corrente, conformista e smaliziato, cinico e strafottente.</p>
<p style="text-align: justify;">La farfalla non si arrende ai venti del pessimismo e resiste con la Fede, che alimenta Grandi Ideali e compiti di alto spessore.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre assecondarla vuol dire virare verso l&#8217;alto i nostri pensieri, trasformare le angoscie in coraggio e in volontà di sacrificio per l&#8217;Invisibile, che diviene poi gioia ed allo stesso tempo grazia; arrivare a dare un senso alla vita a fine giornata.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ottimo Mosca, chiosando, è andato incontro a critiche e feroci polemiche per il suo ottimismo del cuore e della mente, e per i riferimenti alla Fede; lo ricordiamo in alcune puntate del Costanzo Show, trasmissione anni &#8217;90, difendersi con grande classe e signorilità dalle urla e dal becerume dei salotti politicamente corretti, che lo additavano come banale e borghese, sempre in accezione negativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi nutrire sentimenti, esporre pubblicamente simboli di fede, cercare la Verità e difendere il Passato e i Valori è quasi trasgressione.</p>
<p style="text-align: justify;">I capitoli sono brevi ma densi di contenuti in un linguaggio snello e fluido.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio &#8211; premette Mosca &#8211; il suo tentativo vuole essere quello di rendere le parole in note musicali, tutte in <em>maggiore</em>, melodie per conciliare la serenità, la dolcezza interiore, la sofferenza che, ben manovrata, può mutare in gioia ed aiuto per il prossimo. </p>
<p style="text-align: justify;">Non bisogna abbattersi se la vita di ogni giorno suona con note <em>in minore</em> o, come direbbe Morandi, con note stonate, ciò che è impotante è ascoltare ed eseguire il concerto dentro sè stessi, senza aspettare gli applausi, che spesso sono fuorvianti e che con l&#8217;audio comunicano allo spettatore sensazioni di sicurezza finta e mascherata.</p>
<p style="text-align: justify;">E batte quella farfalla le ali nel cielo e nella giostra dei pensieri, batte con forza misteriosa, protegge con delicatezza quel cuore, e va al di là delle scosse elettriche, dei massaggi disperati e disperanti, perché c&#8217;è uno spirito dentro di noi che viene dall&#8217;Assoluto; non siamo solo sangue, corpo, sudore, relazioni, ma soprattutto Anime.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scettici dicono che è stata nostra madre a darci quei battiti; Mosca sostiene che madre è ruolo collaborativo di accoglienza, ricezione e dolcezza, ma il Principio Primo si chiama Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Serve un suono che ne comunichi la Potenza, e la farfalla immagine naturale è una ancella intermediaria che vola sulle nostre spalle e dice di non arrendersi mai&#8230;Voliamo insieme nel concerto di questa alba-orchestra che è luce ed armonia, tante metafore in questo libro che rende pensieri poesia e viceversa, il sole dirige gli strumenti sul podio rosso papavero, le nuvole violini, il vento è continuazione, il pianoforte si fa arpa e devia il presente ed il futuro sulla rotta del passato.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rinascere mai morire</em> è il capitolo dedicato all&#8217;amicizia. Gianni Caiafa è un amico di lunga data dell&#8217;autore: spalla di comici napoletani, ha sempre vissuto di riflesso, come direbbe qualcuno, una vita da mediano.</p>
<p style="text-align: justify;">Improvvisamente viene colpito da ictus, per 15 giorni consecutivi Mosca lo cerca per avere notizie dalla moglie, poi un giorno lo raggiunge una chiamata - Ti passo mio marito -.</p>
<p style="text-align: justify;">E lui &#8211; ti voglio bene &#8211; a ripetizione, diceva quello soltanto, un bambino rinato, una seconda vita; la mente riflette su una minuscola vena che fa tornare bambini, incoscienza che parla la lingua dell&#8217;essenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la società è finito, per la moglie, gli amici e per chi lo ama è un vecchio bambino, miracolo di Dio e dell&#8217;esistenza: bisogna tornare bambini non per demenza, giovanilismo o incidenti, ma nel cuore e nei progetti, nella purezza e nella meraviglia.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi i viaggi: è bello spostarsi, conoscere nuove realtà; ma non condividerli con la nostra farfalla che ci svolazza facendo riconsiderare noi stessi e il Mondo, è come viaggiare a metà.</p>
<p style="text-align: justify;">Viaggia poco Mosca, ma viaggia per Roma, i vicoli, le piazze, gli anfratti, la Roma sparita ignorata dal classico turista intelligente e anche un pò cafone; anche qui la farfalla è intorno a noi e mostra le meraviglie dei paesaggi e della impareggiabile arte capitolina.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione la pubblica professione della fede cattolica durante una apparizione televisiva, fischiata, oggetto di smorfie e diffidenza, gli procurò allontanamenti dalle terrazze della Roma bene, bollato come fanatico e presuntuoso.</p>
<p style="text-align: justify;">E se si fosse proclamato appartenente ad altra religione, si domanda?</p>
<p style="text-align: justify;">E tutto perchè parlando di attualità lo scrittore lombardo aveva osato una allegoria con il Vangelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Biosgna salvare quella farfalla che è dentro di noi, ognuno ne ha una nel cuore, aprire la porta e lasciarle spiccare il volo verso l&#8217;Infinito è un antidoto contro il Pessimismo, e un passetto verso la Felicità.</p>
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		<title>RIFORMA NELLA CONTINUITA&#8217;. VATICANO II E ANTICONCILIARISMO</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 05:28:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Sugarco]]></category>

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		<description><![CDATA[In un discorso ormai divenuto famoso, del 22 dicembre 2005, Benedetto XVI ha visto nell&#8217;interpretazione del Concilio ecumenico Vaticano II e nella lotta tra due ermeneutiche contrapposte &#8211; quella della discontinuità e della rottura   e quella della riforma, del rinnovamento nella continuità dell&#8217;unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato &#8211; uno dei principali problemi del nostro tempo. Secondo l&#8217;ermeneutica della rottura &#8211; che ha goduto spesso della simpatia dei mass media e anche di una parte della teologia moderna &#8211; con il Concilio ha avuto inizio una nuova Chiesa, relegando quella del passato fra i rottami della storia. In realtà quello che il Concilio ha inteso fare è una riforma, in cui il passato continua ad essere rispettato ed amato, e l&#8217;immutabile deposito della fede, cioè il Vangelo, viene riproposto in modo rinnovato, purificato ed arricchito nella sua comprensione e formulazione. Alcuni, però, in gran parte scandalizzati dall&#8217;arbitrario predominio dell&#8217;ermeneutica della discontinuità, spesso accompagnato da una retorica altisonante, prepotente e vuota, hanno reagito interpretando ogni novità conciliare come una rottura con la Tradizione nella Chiesa, giungendo così ad un aperto anticonciliarismo, come lo stesso Papa ha definito questa reazione speculare e sbagliata (Auronzo di Cadore, 24 luglio 2007). Don Pietro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/Cantoni.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6760" title="Cantoni" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/Cantoni-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In un discorso ormai divenuto famoso, del 22 dicembre 2005, Benedetto XVI ha visto nell&#8217;interpretazione del Concilio ecumenico Vaticano II e nella lotta tra due ermeneutiche contrapposte &#8211; quella della <em>discontinuità e della rottur</em>a   e quella <em>della riforma, del rinnovamento nella continuità dell&#8217;unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha <span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"><em>donato &#8211; </em>uno dei principali problemi del nostro tempo. Secondo l&#8217;ermeneutica della rottura &#8211; che ha goduto spesso della simpatia dei mass media e anche di una parte della teologia moderna &#8211; con il Concilio ha avuto inizio una nuova Chiesa, relegando quella del passato fra i rottami della storia.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">In realtà quello che il Concilio ha inteso fare è una riforma, in cui il passato continua ad essere rispettato ed amato, e l&#8217;immutabile deposito della fede, cioè il Vangelo, viene riproposto in modo rinnovato, purificato ed arricchito nella sua comprensione e formulazione. Alcuni, però, in gran parte scandalizzati dall&#8217;arbitrario predominio dell&#8217;ermeneutica della discontinuità, spesso accompagnato da una retorica altisonante, prepotente e vuota, hanno reagito interpretando ogni novità conciliare come una rottura con la Tradizione nella Chiesa, giungendo così ad un aperto <em>anticonciliarismo, </em>come lo stesso Papa ha definito<em> </em>questa reazione speculare e sbagliata (Auronzo di Cadore, 24 luglio 2007).</p>
<p style="text-align: justify;">Don Pietro Cantoni, sacerdote della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli e teologo, affronta questo argomento, spesso accostato solo in modo passionale e sentimentale, con il distacco e l&#8217;oggettività di una teologia che vuole essere fedele alla Parola di Dio, al magistero della Chiesa e alla metafisica classica.</p>
<p style="text-align: justify;">Don Pietro Cantoni raccoglie tali studi in un recente volume edito da Sugarco (Milano, 2011, pagg. 153): &#8220;<em>Riforma nella continuità. Vaticano II e anticonciliarismo</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Che un Concilio ecumenico non chiuda ma apra delle discussioni, che ci voglia tempo, fatica e sacrificio perché il senso vero ed autentico dei suoi documenti venga recepito e tradotto in pratica non stupisce chi conosce la lunga, tormentata ma sempre affascinante storia della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Come bene ha chiosato Ralph McInerny, una cosa è certa: &#8220;Ciò che rende valido il Vaticano II è ciò che rende valido il Vaticano I, il Concilio di Trento e ogni altro Concilio&#8221; e  &#8221;accettare un Concilio equivale ad accettarli tutti; rifiutarne uno equivale a rifiutarli tutti&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ROVESCIARE IL &#8217;68 (Recensione a cura di Omar Ebrahime)</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 17:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondadori]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ stata una vera e propria rivoluzione e come tutte le vere rivoluzioni ha tagliato il tempo in due: un prima e un dopo. Eppure del cosiddetto Sessantotto, degli sconvolgimenti cioè che visse la società occidentale nell’anno 1968 (o meglio, a partire da quell’anno) se ne parla poco. E le poche volte che se ne parla lo si fa in modo reducistico o trionfalistico. Fa eccezione un volume dello scrittore Marcello Veneziani (Rovesciare il ’68. Pensieri contromano su quarant’anni di conformismo di massa, Mondadori, Milano 2008), osservatore dei costumi della società italiana e mente brillante prestata al giornalismo (scrive quotidianamente per Il Giornale). Il saggio, suddiviso in quattro capitoli, ognuno composto di brevi pensieri racchiusi in piccoli paragrafi, si presenta come una delle poche ricostruzioni della Contestazione non retorica né elogiativa. Lo stesso modo in cui il testo si presenta, originalmente creativo, senza un discorso continuato ma fatto di battute sparse è in qualche modo una provocazione per il lettore che è chiamato a rispondere ai numerosi giudizi taglienti che, dai vertici della politica istituzionale ai comportamenti più diversi del corpo sociale, non risparmiano nessuno. Ma che cosa è stato il cosiddetto Sessantotto? Che cosa s’intende con questa espressione? In breve, come noto, il termine rimanda alle numerose manifestazioni e rivolte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/MarcelloVeneziani.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6751" title="MarcelloVeneziani" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/MarcelloVeneziani-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>E’ stata una vera e propria rivoluzione e come tutte le vere rivoluzioni ha tagliato il tempo in due: un prima e un dopo. Eppure del cosiddetto Sessantotto, degli sconvolgimenti cioè che visse la società occidentale nell’anno 1968 (o meglio, a partire da quell’anno) se ne parla poco. E le poche volte che se ne parla lo si fa in modo reducistico o trionfalistico. Fa eccezione un volume dello scrittore Marcello Veneziani (<em>Rovesciare il ’68. Pensieri contromano su quarant’anni di conformismo di massa</em>, Mondadori, Milano 2008), osservatore dei costumi della società italiana e mente brillante prestata al giornalismo (scrive quotidianamente per <em>Il Giornale</em>). Il saggio, suddiviso in quattro capitoli, ognuno composto di brevi pensieri racchiusi in piccoli paragrafi, si presenta come una delle poche ricostruzioni della Contestazione non retorica né elogiativa. Lo stesso modo in cui il testo si presenta, originalmente creativo, senza un discorso continuato ma fatto di battute sparse è in qualche modo una provocazione per il lettore che è chiamato a rispondere ai numerosi giudizi taglienti che, dai vertici della politica istituzionale ai comportamenti più diversi del corpo sociale, non risparmiano nessuno. Ma che cosa è stato il cosiddetto Sessantotto? Che cosa s’intende con questa espressione? In breve, come noto, il termine rimanda alle numerose manifestazioni e rivolte che caratterizzarono la società occidentale in quell’anno e, tuttavia, non sono limitate a quell’anno. Il Sessantotto è l’anno-simbolo perché in quell’anno ha inizio il cosiddetto “Maggio francese” con l’Università della Sorbona di Parigi occupata dagli studenti e gli scontri di piazza dei sindacati con la polizia (in Italia i primi focolai scoppieranno a settembre). Ma segni di rivolta c’erano stati già anni addietro con la contestazione studentesca all’Università di Berkeley negli Stati Uniti. E’ questo uno dei dati da tenere presenti per circoscrivere il fenomeno: il Sessantotto non è semplicemente un anno della storia ma un insieme di eventi, accadimenti e manifestazioni che se pure in quell’anno si diffondono un po’ ovunque non si esauriscono però cronologicamente in quell’anno. Anzi. Arrivano fino all’oggi. Per cui il carattere del Sessantotto non va ricercato in fenomeni di superficie pure importanti e clamorosi (un’occupazione universitaria o una manifestazione violenta) ma in un’atmosfera di idee, sentimenti e tendenze che si diffonde tra i giovani fino a diventare dominante.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Sessantotto è quindi anzitutto una temperie culturale e (im)morale, un atteggiamento dello spirito, una visione della vita che infine si fa ideologia. Rivoluzionaria. Veneziani infatti ricorda che “fu l’ultima rivoluzione in Occidente” (p. 3).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Sessantotto cioè mira a rovesciare lo stile di vita dell’uomo naturale in un processo di progressiva distruzione di ogni legame vitale: con Dio, con gli altri uomini e infine con sé stesso. Fino all’esito coerentemente drammatico dell’autodistruzione attraverso la tossicodipendenza o il suicidio.</p>
<p style="text-align: justify;">Affermandosi negli anni il Sessantotto diventerà ideologia, intesa come sistema di miti che promette il raggiungimento della felicità “secolarizzata”, cioè totalmente infraterrena, attraverso l’azione politica. Tuttavia, fallita l’azione politica il Sessantotto inciderà drammaticamente sul costume e sui comportamenti sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto era iniziato da una ribellione giovanile (talora motivata) nei confronti di alcuni aspetti di una società definita conformista, incapace di assorbire uno dei processi di urbanizzazione più massicci che la storia ricordi. Da lì si affermerà un rilassamento dei costumi che farà epoca dando luogo a un clima di rilassatezza e permissivismo (da cui la celebre “dolce vita”). Così, nel 1970 nacquero, a poca distanza l’uno dall’altro: il Movimento per la Liberazione della Donna (un organo del Partito radicale ideato per dare una pseudo-dignità alle battaglie eversive e rivoluzionarie di quegli anni), quello per la liberazione omosessuale e quello nudista. Nel 1975 a Roma si terrà la grande manifestazione femminista che auspicava la distruzione della famiglia. La primavera del 1977 vedrà infine un’ultima fiammata contestatrice con scontri violenti di piazza e l’affermazione della lotta armata “contro il sistema” grazie soprattutto alle Brigate Rosse, sorte in parte dal “braccio armato” clandestino del PCI.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno potrebbe chiedersi: questa è roba vecchia, perché mai sarebbe importante oggi? Perché parlarne?</p>
<p style="text-align: justify;">Anzitutto perché “quei rivoluzionari e i loro continuatori sono oggi la classe dominante, sul versante progressista e sul mezzo versante moderato; nella cultura, nella politica e nei media, nella scuola e nell’università, nel sindacato e nella magistratura, nel regno della ricreazione e della pubblicità” (p. 3). Detto in modo suggestivo: il ’68 è al potere e vigila su di noi. Anche solo per questo val la pena interessarsene. Guardando al dibattito politico, ad esempio non si può non registrare, denuncia l’Autore, che “la sinistra riformista e liberal [è diventata] partito radicale di massa trasferendo la rivoluzione dalla fabbrica alla casa” (p. 4). Se la rivoluzione politica è fallita ha trionfato invece la rivoluzione libertina: quella i cui principi si riassumevano nello slogan ‘vietato vietare’. Così, il principio del piacere ha sostituito il principio di realtà. Per cui se la rivoluzione sessantottina non ha rovesciato gli assetti di potere ha però rovesciato i valori e i costumi. Il più devastante è stato forse l’assalto furibondo all’istituto familiare che per uccidere la figura del padre uccise i figli e “si fece infanticidio tra aborti, contraccettivi e denatalità” (p. 9). La rivoluzione prosegue in famiglia, dicevano i sessantottini.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi l’affermazione del Sessantotto è evidente nel rifiuto diffuso di procreare, tipico di una società disperata, in cui si afferma l’amore sterile (volutamente senza figli), in modo esemplare nelle cosiddette “convivenze”, le unioni libere more uxorio, ultime forme di concubinato derivate dallo spirito sessantottino.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ senz’altro vera, quindi, l’affermazione che racchiude il pensiero principale della prima parte del saggio secondo cui “il 68 fu soprattutto una metafisica dei costumi” (p. 13), una sorta di rivoluzione sessuale in cui non ci sono più ruoli né compiti. Basti pensare che prima di quell’anno in Italia, come in gran parte dell’Occidente, non c’era una mentalità divorzista di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi c’è.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo, come accennato, si afferma non da un giorno all’altro, ma grazie a un clima creato anche culturalmente. Così la musica si fa carico di messaggi devastanti che però nella confusione dei tempi passano gli argini e come si dice con una frase fatta, segnano una generazione. Tuttora molti considerano ad esempio come la canzone più bella del Novecento &#8220;<em>Imagine&#8221;</em> di John Lennon. Forse qualcuno non ha mai letto il testo: “Immagina che non ci sia il paradiso…e nessun inferno sotto di noi…Immagina la gente vivere per l’oggi…Immagina che non ci siano più patrie…Nessun motivo per cui morire e uccidere, nessuna religione…”. Non servirebbero commenti ma Veneziani chiosa a suo modo perché vuol essere sicuro che il messaggio passi: “Se i valori sono questi, perché non dovrebbero bucarsi, alcol e musica a tutto volume e farsi i porci comodi fino in fondo? Se si vive solo per l’oggi, senza più motivi per vivere e per morire, se non ci sono più paradisi e inferni, se non ci sono più Dio né patria né radici, perché poi lamentarsi quando il mondo si riduce a un cesto della spazzatura e noi ne siamo i relativi materiali in transito, frutto di una liberazione che somiglia a un’evacuazione?” (p. 24). Brutale, ma non fa una grinza. L’altra vittima del Sessantotto è stato il senso del pudore. Le femministe di quegli anni devono ancora rispondere alla domanda su cosa ne sia stato della dignità della donna. La cd. liberazione sessuale ha coinciso con l’uso commerciale e consumistico del sesso e della donna. “Mai come dopo l’emancipazione femminile la donna è stata utilizzata in vita e in video come gadget, oggetto erotico ed esca pubblicitaria, arnese di richiamo e status symbol” (p. 25). E’ uno dei tanti, tantissimi paradossi del Sessantotto. La pornografia diventa di fatto libera (ma la Costituzione non la vietava?). Dal Sessantotto poi esplode l’aborto come ideologia, che diventerà abortismo con i suoi gruppi di supporto, i suoi intellettuali, perfino i suoi partiti. E’ una cosa inaudita ma che dà forse il segno più reale della rivoluzione: “Crimini contro l’umanità vengono presentati come gesti umanitari” (p. 95).</p>
<p style="text-align: justify;">E ancora: la trasformazione radicale del linguaggio (il turpiloquio entra lentamente nel quotidiano) e dei modi di vestire (siccome non ci sono più ruoli anche il vestito smette di ‘identificare’ la persona: un maschio può vestire da femmina e viceversa, un ragazzo da adulto e viceversa etc)…</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo e molto molto altro ancora è stato il Sessantotto, ogni pagina del libro rimanda ad un aspetto e alla fine della lettura l’elenco è impressionante.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi effetti arrivano fino all’oggi e continuano ad inquinare ugualmente l’anima delle generazioni che il Sessantotto non l’hanno visto né vissuto. Il fenomeno delle ‘convivenze’ di coppia in aumento e il diffuso svuotamento di senso che caratterizzano l’agire dell’uomo contemporaneo sono solo due degli esempi più immediati. E’ la dimostrazione di come quella rivoluzione non è finita ma continua ad affermarsi e a diventare una categoria di pensiero, un metro per misurare l’etica, la politica, e perfino, tragicamente, ciò che di più bello possa esistere: l’amore e la vita.</p>
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		<title>IL SIGNORE DEGLI ANELLI E LA CRISI ECONOMICA (di Alessandro Pagano)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 07:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;immortale romanzo di John Tolkien, che in questi giorni verrà proposto anche al cinema con il 4°episodio forse ci può spiegare come affrontare l&#8217;attuale momento. Sta per uscire nelle sale cinematografiche l&#8217;ultimo film di Peter Jackson, &#8220;Hobbit: un Viaggio Inaspettato&#8221; prologo del Signore degli Anelli, il capolavoro di John Ronald Reuel Tolkien. Il Signore degli Anelli come tutti sanno è una delle maggiori opere della letteratura mondiale, oltre che uno dei romanzi più letti come confermano le oltre 100 milioni di copie vendute in oltre 30 lingue diverse. Anche i 3 film precedenti (La Compagnia dell&#8217;Anello, le Due Torri e il Ritorno del Re) hanno confermato un successo fuori dal comune e il 4° episodio (che poi nell&#8217;idea di Tolkien era il prologo) si appresta ad eguagliare analogo successo di pubblico e di critica. Il film esce in un momento particolare, nel mezzo di una guerra finanziaria planetaria che è figlia di una crisi antropologica e di valori; mi è capitato di cogliere in coloro che apprezzano Tolkien, una certa attesa per la visione del film, quasi che oltre al divertimento si voglia cogliere anche una chiave di lettura dei tempi attuali. Premetto: come ogni storia che si rispetti anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/hobbit-un-viaggio-inaspettato.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6742" title="hobbit un viaggio inaspettato" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2012/01/hobbit-un-viaggio-inaspettato-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;immortale romanzo di John Tolkien, che in questi giorni verrà proposto anche al cinema con il 4°episodio forse ci può spiegare come affrontare l&#8217;attuale momento. Sta per uscire nelle sale cinematografiche l&#8217;ultimo film di Peter Jackson, &#8220;Hobbit: un Viaggio Inaspettato&#8221; prologo del Signore degli Anelli, il capolavoro di John Ronald Reuel Tolkien.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Signore degli Anelli come tutti sanno è una delle maggiori opere della letteratura mondiale, oltre che uno dei romanzi più letti come confermano le oltre 100 milioni di copie vendute in oltre 30 lingue diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i 3 film precedenti (La Compagnia dell&#8217;Anello, le Due Torri e il Ritorno del Re) hanno confermato un successo fuori dal comune e il 4° episodio (che poi nell&#8217;idea di Tolkien era il prologo) si appresta ad eguagliare analogo successo di pubblico e di critica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film esce in un momento particolare, nel mezzo di una guerra finanziaria planetaria che è figlia di una crisi antropologica e di valori; mi è capitato di cogliere in coloro che apprezzano Tolkien, una certa attesa per la visione del film, quasi che oltre al divertimento si voglia cogliere anche una chiave di lettura dei tempi attuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Premetto: come ogni storia che si rispetti anche il Signore degli Anelli è una storia che finisce bene, nel senso che il bene vince sul male. Ma il libro non è la storia infinita della lotta del bene contro il male, o per lo meno non è solo questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Signore degli Anelli è la storia dell&#8217;umanità che da sempre, per raggiungere il fine che si è dato deve passare attraverso tante prove e deve superare tante difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Per capirci, tutti i personaggi che segnano la storia in positivo di questo libro compiono un loro sacrificio personale che però non è un gesto fine a se stesso e senza prospettiva. Grazie infatti alla loro offerta molti personaggi (Aragon, Frodo, Gandalf e tanti altri) riescono in un modo o nell&#8217;altro nella loro missione.</p>
<p style="text-align: justify;">E la cosa incredibile è che, dopo il loro sacrificio (che poi è il gesto di massimo amore verso qualcun&#8217;altro), dopo aver rinunciato alle loro ambizioni, alle loro mete ideali, persino alla loro vita come nel caso di Gandalf, insomma dopo aver rinunciato a tutto, essi diventano &#8220;grandissimi&#8221;, cioè ottengono più di ciò per che avrebbero sperato; quasi una ricompensa del Destino verso chi si è donato per gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro, come il film, non è religioso, anzi la religione non si vede nemmeno con il binocolo, ma il senso della storia è però autenticamente cristiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta capire il ruolo che svolge la Provvidenza, la quale interviene nel momento in cui i protagonisti della storia avevano fatto tutto ciò che era nelle loro possibilità e pur non di meno stavano per fallire per mancanza di forze. Invece a quel punto interviene un qualcosa di inaspettato e incredibile, un &#8220;Impossibile&#8221; che salva la situazione e che fa soccombere il Male. E&#8217; un &#8220;Impossibile&#8221; che però non arriva per caso visto che era stato ricercato, sudato, invocato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel romanzo è bellissimo osservare e interiorizzare il combattimento interiore e la libertà con cui ognuno liberamente sceglie da quale parte stare. Così come troneggia in ogni descrizione il progetto che il Creatore ha su ognuno dei personaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Personaggi che sono coscienti dei loro limiti ma che sono permeati da quel senso dell&#8217;Onore e della Responsabilità che li porta a decidere di dare tutto, pur di contribuire al Bene.</p>
<p style="text-align: justify;">E tutto ciò il mitico Gandalf verso la fine dell&#8217;opera lo spiega bene: &#8220;Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo, terra sana e pulita da coltivare. Ma il tempo che avranno non dipende da noi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questa riflessione, vi lascio augurandovi un 2012 pieno di pace e speranza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>BENEDETTO XVI: E&#8217; IN FAMIGLIA CHE SI IMPARA A PREGARE E A PERCEPIRE IL SENSO DI DIO</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 11:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La famiglia è Chiesa domestica e deve essere la prima scuola di preghiera. Nella famiglia i bambini, fin dalla più tenera età, possono imparare a percepire il senso di Dio, grazie all’insegnamento e all’esempio dei genitori: vivere in un’atmosfera segnata dalla presenza di Dio. Un’educazione autenticamente cristiana non può prescindere dall’esperienza della preghiera. Se non si impara a pregare in famiglia, sarà poi difficile riuscire a colmare questo vuoto. E, pertanto, vorrei rivolgere a voi l’invito a riscoprire la bellezza di pregare assieme come famiglia alla scuola della Santa Famiglia di Nazaret. E così divenire realmente un cuor solo e un’anima sola, una vera famiglia.&#8221; Benedetto XVI &#8211; Udienza generale 28.12.2011]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/ABA.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6726" title="ABA" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/ABA-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>&#8220;La famiglia è Chiesa domestica e deve essere la prima scuola di preghiera. Nella famiglia i bambini, fin dalla più tenera età, possono imparare a percepire il senso di Dio, grazie all’insegnamento e all’esempio dei genitori: vivere in un’atmosfera segnata dalla presenza di Dio. Un’educazione autenticamente cristiana non può prescindere dall’esperienza della preghiera. Se non si impara a pregare in famiglia, sarà poi difficile riuscire a colmare questo vuoto. E, pertanto, vorrei rivolgere a voi l’invito a riscoprire la bellezza di pregare assieme come famiglia alla scuola della Santa Famiglia di Nazaret. E così divenire realmente un cuor solo e un’anima sola, una vera famiglia.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto XVI &#8211; Udienza generale 28.12.2011</p>
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		<title>LE &#8220;FRANTUMAZIONI&#8221; DELLA MADRE: DALLA STATUETTA ALLA STORIA (di Guido Verna)</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 07:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[1. Dopo gli atti sacrileghi perpetrati agli “indignados” contro una statuetta della Madonna di Lourdes e un Crocifisso — a Roma, in Via Merulana, durante la manifestazione del 15 ottobre scorso —, mi aveva molto sorpreso e amareggiato la sordina posta sull’episodio dalla gran parte del mondo cattolico, che, in alcuni casi, mi pareva addirittura quasi infastidita da chi volesse riflettere un po’ sull’episodio, fosse solo per una preghiera di riparazione. Il rischio  temuto, forse, era che si potesse risalire ad una cultura “genitrice” che, per le contingenze del momento, era meglio non toccare. Ma qualche giorno fa — partecipando alla presentazione di un libro sulle Monarchie cattoliche degli Asburgo — ho assistito, attonito, ad una nuova “frantumazione” della Madonna (e non solo), forse non meno grave della precedente: se nel primo caso, infatti, la violenza si è esercitata fisicamente, con un calcione alla statuetta di gesso da parte di non credenti furibondi, questa volta è stata praticata “culturalmente”, “scientificamente” e con calma, da parte di un “credente” non proprio di ultima fila, un signore acculturato, insegnante di religione, per di più con un posto di rilievo pubblico nell’Azione Cattolica diocesana (per inciso: l’assenza di nomi e di riferimenti geografici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/1-MADONNA-VIA-MERULANA.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6715" title="1 MADONNA VIA MERULANA" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/1-MADONNA-VIA-MERULANA-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>1.</strong> Dopo gli atti sacrileghi perpetrati agli “<em>indignados</em>” contro una statuetta della Madonna di Lourdes e un Crocifisso — a Roma, in Via Merulana, durante la manifestazione del 15 ottobre scorso —, mi aveva molto sorpreso e amareggiato la sordina posta sull’episodio dalla gran parte del mondo cattolico, che, in alcuni casi, mi pareva addirittura quasi infastidita da chi volesse riflettere un po’ sull’episodio, fosse solo per una preghiera di riparazione. Il rischio  temuto, forse, era che si potesse risalire ad una cultura “genitrice” che, per le contingenze del momento, era meglio non toccare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma qualche giorno fa — partecipando alla presentazione di un libro sulle Monarchie cattoliche degli Asburgo — ho assistito, attonito, ad una nuova “frantumazione” della Madonna (e non solo), forse non meno grave della precedente: se nel primo caso, infatti, la violenza si è esercitata fisicamente, con un calcione alla statuetta di gesso da parte di non credenti furibondi, questa volta è stata praticata “culturalmente”, “scientificamente” e con calma, da parte di un “credente” non proprio di ultima fila, un signore acculturato, insegnante di religione, per di più con un posto di rilievo pubblico nell’Azione Cattolica diocesana (per inciso: l’assenza di nomi e di riferimenti geografici e temporali non è casuale o maliziosa, ma voluta, perché quanto dirò vuole avere valenza generale, con i personaggi e le loro tesi assumibili come modelli).</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2.</strong> La presentazione del volume, coordinata da un noto giornalista, dopo i saluti dell’Assessore ospitante, iniziava con l’intervento di un sacerdote — un ampio <em>excursus</em> storico per inquadrare il XVI secolo —, al termine del quale esternavo alla persona seduta vicino a me la piacevole meraviglia per il fatto che nessuno, fin a quel momento, avesse “sparato” sul cattolicesimo e sulla Chiesa. Ma questa sensazione di piacevolezza  era destinata ad avere vita breve, cioè fino all’intervento successivo del dirigente dell’Azione  Cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/2-Ferdinando-e-Isabella2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6717" title="2 Ferdinando e Isabella2" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/2-Ferdinando-e-Isabella2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il suo <em>incipit</em> era già ampiamente chiarificatore: confessava <em>coram populo</em> che il termine cattolico vicino a Monarchia o anche solo a governanti gli procurava qualche fastidio. E fin qui, nessuna sorpresa: abituati come sono a considerare “uomini politici cattolici” Moro o Andreotti o Scalfaro o, più correntemente, la Bindi, comprendo perfettamente come  i “cattolici democratici”  possano avere difficoltà con Carlo Magno o Carlo V o Ferdinando II e Isabella di Castiglia (ai quali ultimi, peraltro, il titolo di re cattolici fu attribuito dal Papa Alessandro VI).</p>
<p style="text-align: justify;">La comprensione, però, cessava di fare da filtro attenuatore subito dopo, quando l’oratore negava il sostegno della Madonna per la vittoria di Lepanto, utilizzando lo schema seguente: la Madonna — considerando “tutti” figli allo stesso modo — non può schierarsi a protezione “solo” dei cattolici.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la condivisione di questo schema da parte del giornalista era comprensibile —giacché, per quello che sapevo, la sua matrice culturale era in qualche misura radicale, quindi, presumibilmente, almeno areligiosa —, il medesimo atteggiamento “culturale” da parte del rappresentante dell’Azione Cattolica mi pareva invece una mancanza grave, meritevole di molte riflessioni, sollecitate ancora di più da una sorprendente coincidenza personale: aver riscontrato, appena qualche giorno prima, durante un viaggio in Terra Santa, la medesima tesi enunciata da una guida dell’Opera Romana Pellegrinaggi e da un volontario dell’Unitalsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/3-Carlomagno.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6718" title="3 Carlomagno" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/3-Carlomagno-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Si trattava, dunque, di un corrosivo “giro mentale” ormai diffuso anche “dentro” il mondo cattolico, che in teoria avrebbe dovuto invece risultarne immune.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3.</strong> In una prospettiva di “ricomposizione dei frantumi”, mi avvicino anzitutto alla battaglia di Lepanto, utilizzando la sua “piccola” storia, dal momento che, in vista di tale  obbiettivo, quella “grande” [cfr MT1] ritengo che interessi meno.</p>
<p style="text-align: justify;">La “piccola” storia racconta della corona del rosario data a tutti i combattenti. Dello stendardo benedetto dal Papa S.Pio V [1504; 1566-1572] — raffigurante Gesù crocifisso tra S.Pietro e S.Paolo,  su cui «[…] <em>erano ricamate le parole del primo inno di battaglia cristiano </em>“In hoc signo vinces”» [AL1, p.225], dipinto da un artista di Sermoneta e conservato a Gaeta — fatto spiegare da Don Giovanni d’Austria [1629-1679] sulla <em>Real</em>, la nave ammiraglia. Della recita in comune delle preghiere. Della Santa Messa prima della battaglia. E, soprattutto, del comportamento di S.Pio V, quando — alle 5 del pomeriggio di quel 7 ottobre 1571, testimoni tutti i suoi collaboratori presenti — interruppe improvvisamente, come folgorato, le sue attività: aveva misteriosamente “sentito” la vittoria della flotta cristiana! E senza il minimo indugio, dopo aver comunicato agli astanti la straordinaria notizia, li invitò a seguirlo in cappella per ringraziare Dio e Sua madre dell’aiuto ricevuto in battaglia dall’esercito cristiano — ma, forse, anche per la tempestività del “messaggio celeste”. </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/4-stendardo-di-lepanto-restaurato-GAETA.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6719" title="4 stendardo di lepanto restaurato GAETA" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/4-stendardo-di-lepanto-restaurato-GAETA-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>S.Pio V aveva affidato al Rosario e alla Madonna la protezione della flotta cattolica. Nessuno, perciò, poteva “sapere” meglio e più di lui: se ritenne di attribuire la vittoria all’intercessione della Madre; se volle aggiungere, nelle Litanie Lauretane (che recitiamo ancora oggi), anche l’invocazione alla Sua funzione di <em>auxilium christianorum</em>; se stabilì il 7 ottobre la festa per nostra Signora della Vittoria; ebbene, penso che tutto ciò, per un cattolico in “buona fede” — cioè con fede limpida, “infantile”, non turbata da pregiudizi ideologici —, dovrebbe essere più che sufficiente per non avere dubbi e soprattutto per sentire il dovere di non alimentarli prubblicamente. Aggiungo che Pio V divenne santo. E non certo <em>malgrado</em> questo, bensì certamente <em>anche</em> per questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli stessi combattenti — chi può essere più “sensibile” di loro? — avvertirono la forza dell’<em>auxilium</em> e, quindi, l’obbligo di ringraziare Maria. Come fece subito il principe Marcantonio Colonna [1535-1584], che, sbarcato a Porto Recanati con molti dei 12.000 galeotti cristiani liberati, si recò in pellegrinaggio con loro «[…] <em>al Santuario dei Loreto, dove vennero consegnate le catene della schiavitù, dalle quali vennero ricavate le cancellate in ferro battuto che oggi cingono le cappelle interne</em>» [AL1, p.225]. O come ritenne di dover fare il Senato veneziano quando sul grande quadro che commemorava la battaglia di Lepanto, nella sala delle adunanze del Palazzo Ducale, fece scrivere quella frase che per secoli ha identificato il senso profondo di tale battaglia: “<em>Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/5-S.PIO-V.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6720" title="5  S.PIO V" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2011/12/5-S.PIO-V-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nel Martirologio romano il 7 ottobre si celebra la Beata Vergine Maria del Rosario, con questa premessa esplicativa «<em>Questa memoria Mariana di origine devozionale si collega con la vittoria di Lepanto (1571), che arrestò la grande espansione dell&#8217;impero ottomano. San Pio V attribuì quello storico evento alla preghiera che il popolo cristiano aveva indirizzato alla Vergine nella forma del Rosario</em>. (Mess. Rom.)». Lo scrittore cattolico Piero Bargellini [1897-1980] nel suo commento ricorda che «<em>la celebrazione </em>[di questa] <em>festività </em>[…]<em>, istituita da S.Pio V per commemorare la vittoria riportata nel 1571 a Lepanto contro la flotta turca (inizialmente si diceva &#8220;S. Maria della Vittoria&#8221;), il giorno 7 ottobre, che in quell&#8217;anno cadeva di domenica, venne estesa nel 1716 alla Chiesa universale, e fissata definitivamente al 7 ottobre da S. Pio X </em>[1835; 1903-1914] <em> nel 1913</em>».</p>
<p>(20-11-2011, 1\4, continua)</p>
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