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	<title>Recensioni &#38; Storia.it</title>
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	<description>dove si parla di recensioni di libri e di argomenti di storia</description>
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		<title>BANGLADESH: LA CHIESA CONTRO LA DOTE E LA VIOLENZA SULLE DONNE (di Nieves San Martìn)</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 18:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bangladesh]]></category>
		<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>

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		<description><![CDATA[DHAKA, martedì, 27 luglio 2010 (ZENIT.org).-
La Chiesa in Bangladesh è impegnata da anni nella lotta per sradicare la pratica della dote e contro la violenza nei confronti delle donne ad essa associata. Un progetto della Caritas è già riuscito a estirpare questa pratica in 1.000 villaggi del Paese.
Pur essendo illegale dal 1980, questa tradizione è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4716" href="http://www.recensioni-storia.it/bangladesh-la-chiesa-contro-la-dote-e-la-violenza-sulle-donne-di-nieves-san-martin/acidvictims"><img class="alignleft size-full wp-image-4716" title="acidvictims" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/acidvictims.jpg" alt="acidvictims" width="449" height="326" /></a>DHAKA, martedì, 27 luglio 2010 (ZENIT.org).-</p>
<p>La Chiesa in Bangladesh è impegnata da anni nella lotta per sradicare la pratica della dote e contro la violenza nei confronti delle donne ad essa associata. Un progetto della Caritas è già riuscito a estirpare questa pratica in 1.000 villaggi del Paese.</p>
<p>Pur essendo illegale dal 1980, questa tradizione è ancora molto diffusa, soprattutto nella parte nord-occidentale del Bangladesh, così come in varie altre regioni del subcontinente indiano.</p>
<p>Il fenomeno è la causa del drammatico numero di infanticidi di neonate nel Paese e dell&#8217;escalation, negli ultimi anni, degli aborti selettivi femminili, favorita dai nuovi strumenti di diagnosi prenatale.</p>
<p>Avere una figlia è spesso un costo insostenibile per le famiglie, che, per pagare la dote, si indebitano e non di rado vengono ridotte in miseria.</p>
<p>Non meno drammatica è la sorte che attende le donne la cui dote è considerata insufficiente, o i cui genitori non riescono a saldare il debito: uxoricidi, maltrattamenti domestici, torture e attacchi con acido che se non uccidono sfigurano per la vita sono all&#8217;ordine del giorno nel Paese, anche se solo ora i media locali iniziano a parlarne.</p>
<p>Di fronte a una pratica così difficile da sradicare, ha reso noto l&#8217;agenzia Eglises d’Asie, le parrocchie e le organizzazioni cattoliche del Bangladesh sono impegnate soprattutto sul fronte della sensibilizzazione.</p>
<p>“Cerchiamo di spiegare alla gente quanto sia negativo questo sistema e che devono abbandonarlo per sempre”, ha spiegato padre Anthony Sen, parroco di Thakurgaum.</p>
<p>A questo scopo, Caritas Bangladesh organizza spettacoli di Gambhira, rappresentazioni teatrali tradizionali a base di musica e danze, molto popolari nella zona occidentale del Paese, alla frontiera con la regione indiana del Bengala. Un modo per far giungere il messaggio ai settori meno istruiti della popolazione.</p>
<p>“In passato abbiamo provato con seminari e riunioni, ma non ha funzionato”, ha riferito il responsabile locale del progetto Caritas, Suklesh George Costa.</p>
<p>Questa nuova iniziativa sembra aver avuto successo. Nei villaggi coinvolti nel progetto (circa 1.000), la pratica della dote è scomparsa.</p>
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		<title>DAL CASO GANZER ALLA LIBIA. PERCHE&#8217; I TROPPI POTERI AI PUBBLICI MINISTERI INDEBOLISCONO LA LOTTA AL CRIMINE</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 22:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggiamo e pubblichiamo un illuminante articolo del Sottosegretario agli Interni, On.le Alfredo Mantovano, comparso sul &#8220;Foglio&#8221; del 17 luglio 2010, pag. 4:
&#8220;In pochi mesi differenti collegi giudicanti hanno pronunciato condanne pesanti ancorché non definitive nei confronti del capo dei servizi, del comandante dei Ros, di funzionari della Polizia fra i più impegnati nella lotta al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggiamo e pubblichiamo un illuminante articolo del Sottosegretario agli Interni, On.le Alfredo Mantovano, comparso sul &#8220;Foglio&#8221; del 17 luglio 2010, pag. 4:</p>
<p><a rel="attachment wp-att-4704" href="http://www.recensioni-storia.it/dal-caso-ganzer-alla-libia-perche-i-troppi-poteri-ai-pubblici-ministeri-indeboliscono-la-lotta-al-crimine/mantovano"><img class="alignleft size-full wp-image-4704" title="MANTOVANO" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/MANTOVANO.jpg" alt="MANTOVANO" width="100" height="108" /></a>&#8220;In pochi mesi differenti collegi giudicanti hanno pronunciato condanne pesanti ancorché non definitive nei confronti del capo dei servizi, del comandante dei Ros, di funzionari della Polizia fra i più impegnati nella lotta al crimine; è tuttora in corso il giudizio nei confronti dell&#8217;ex comandante dei Ros, mentre una procura siciliana ha disposto il rinvio a giudizio dei vertici operativi della prevenzione dell&#8217;immigrazione clandestina. Ancora, l&#8217;ex direttore dei servizi esterni ha evitato una sentenza sfavorevole solo grazie all&#8217;opposizione del segreto di stato. La singolarità delle condanne pronunciate e dei processi avviati è che: a) sono tutte connesse al compimento di atti propri della funzione svolta, il cui adempimento è però letto dalla magistratura in chiave delittuosa (non si ipotizzano reati per fatti estemporanei o estranei all&#8217;ufficio di ciascuno); b) tanti altri pm giudici manifestano nei fatti fiducia verso i soggetti coinvolti, continuando a delegare loro indagini; c) le istituzioni che si avvalgono del loro lavoro non hanno alcun dubbio sulla loro permanenza nell&#8217;incarico, se ancora in servizio.</p>
<p>E&#8217; un capitolo complicato nel rapporto fra la magistratura e le altre istituzioni, che non tollera di essere incasellato nella quotidiana polemica sull&#8217;uso politico della giustizia. E&#8217; però un capitolo che va scandagliato con attenzione: sottovalutarlo condanna alla paralisi non solo il singolo funzionario, bensì quel settore di attività di governo nel quale l&#8217;azione di quel funzionario si inserisce. Vi è un dato strutturale: nel codice di procedura penale vigente fino al 1989 le indagini venivano svolte, con una discreta autonomia, dalla polizia giudiziaria; il pm o il giudice istruttore esercitavano un vaglio di giuridicità delle stesse, e quindi ne prospettavano l&#8217;esito al giudicante. Col codice introdotto nel 1989 la polizia giudiziaria ha perso autonomia e le indagini sono dirette fin dall&#8217;inizio dal pm e ciò ha comportato una serie di effetti negativi sulla qualità e sulla celerità delle indagini medesime. In virtù di ciò , il pm è diventato il dominus della repressione criminale, colui che decide su che cosa indagare, chi indagare, e come farlo; è diventato, cioè, il soggetto che concorre a stabilire, spesso in modo determinante, la politica di risposta al crimine. Il punto è che questo modo di interpretare il ruolo del pm ha vanificato l&#8217;obbligatorietà dell&#8217;azione penale, sancendo di fatto la atipica discrezionalità dell&#8217;ufficio di procura, o del singolo pm. Questo contribuisce a spiegare perché dalla scrivania del medesimo magistrato parte con sollecitudine l&#8217;iniziativa penale per l&#8217;ipotesi di reato importante, che dà soddisfazione e notorietà, e che magari colpisce il presunto potente, e invece resta fermo il fascicolo contenente una denuncia per truffa, o una informativa per furto. Questo fa comprendere perché, mentre si impiegano energie e risorse per seguire procedimenti per i quali l&#8217;illecito di partenza è meno di una ipotesi, al contrario si lasciano pendenti per anni dettagliate informative per rapine, estorsioni, talvolta pure omicidi. Al procedimento per violenza privata contro funzionari che hanno applicato il trattato fra Italia e Libia in acque internazionali corrisponde un numero cospicuo di criminali in libertà per assenza di iniziativa penale. Lo scenario più recente aggiunge qualcosa. Non vi è più , soltanto , la pretesa di co-protagonismo nel governo della lotta al crimine, che in qualche modo ha costituito l&#8217;effetto collaterale della nuova procedura penale. Vi è la pretesa di governare a mezzo di provvedimenti giudiziari in settori che appartengono alla esclusiva responsabilità di istituzioni che non sono la magistratura. Il passaggio è delicato e non tollera equivoci: se un funzionario dello stato è infedele e commette un delitto merita la punizione, come qualsiasi altro reo; è ovvio ribadire che la mera appartenenza a un corpo istituzionale non garantisce impunità. Ma troppe iniziative giudiziarie  sono intervenute sulla base di una differente lettura e cioè di una lettura in chiave criminale di scelte che, condivisibili o meno, richiamano la discrezionalità di chi le compie. Così avviene per sanzionare l&#8217;aver adoperato strumenti che la legge prevede dall&#8217;agente sotto copertura all&#8217;acquisto simulato al fine di stroncare il traffico di stupefacenti; o per sindacare operazioni di intelligence che richiamano la collaborazione fra Stati; o per ricostruire linee di comando nella gestione dell&#8217;ordine pubblico; o per imporre, sempre per via giudiziaria e prescindendo dagli accordi internazionali, quale è il compito delle nostre unità navali con i clandestini. Questa pretesa di governo dall&#8217;interno degli uffici giudiziari è stata teorizzata in pubblicazioni e convegni; è stata organizzata e coordinata, in incontri e riunioni; viene difesa e propagandata da media militanti, o comunque grati del puntuale recapito nelle loro redazioni dei cd con intercettazioni e/o verbali di ogni tipo. Non è questione che interessa uno schieramento politico. Interessa la funzionalità delle istituzioni. E&#8217; questione che va approfondita e discussa, col contributo di quella parte della sinistra oggi non particolarmente presente nel dibattito, ma che pure esiste a cui non va di avallare questa deriva, pur di lucrare vantaggi politici. E&#8217; questione che, dopo averne inquadrato i contorni, merita un seguito operativo, del quale la maggioranza, proprio perché tale, e il governo hanno l&#8217;onere dell&#8217;iniziativa.&#8221;</p>
<p>On.le Alfredo Mantovano, Sottosegretario di Stato agli Interni</p>
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		<title>Il Patriarca Kirill condivide la visione del Papa su molti aspetti</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 21:33:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>

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MOSCA, martedì, 20 luglio 2010 (ZENIT.org).- Il Patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie condivide la visione di Papa Benedetto XVI su molte questioni di attualità, soprattutto di tipo morale ed ecclesiale.
Lo ha affermato egli stesso in alcune dichiarazioni diffuse in occasione del suo viaggio in Ucraina e raccolte dall&#8217;agenzia russa Interfax.
“Devo dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times; line-height: normal;"> </span></p>
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<p>MOSCA, martedì, 20 luglio 2010 (ZENIT.org).- Il Patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie condivide la visione di Papa Benedetto XVI su molte questioni di attualità, soprattutto di tipo morale ed ecclesiale.</p>
<p>Lo ha affermato egli stesso in alcune dichiarazioni diffuse in occasione del suo viaggio in Ucraina e raccolte dall&#8217;agenzia russa Interfax.</p>
<p>“Devo dire che l&#8217;atteggiamento dell&#8217;attuale Papa Benedetto XVI suscita ottimismo”, ha detto in un&#8217;intervista concessa ai canali televisivi ucraini alla vigilia della sua visita nel Paese.</p>
<p>Il Patriarca ha ricordato ai giornalisti che il Papa viene spesso criticato da “teologi liberali e dai mezzi di comunicazione di massa liberali in Occidente” per le sue opinioni.</p>
<p>“Ad ogni modo, in molte questioni pubbliche e morali il Papa concorda pienamente con le opinioni della Chiesa ortodossa russa. Questo ci dà un&#8217;opportunità per promuovere i valori cristiani con la Chiesa cattolica, in particolare nelle organizzazioni internazionali e nell&#8217;arena internazionale”, ha affermato.</p>
<p>Allo stesso tempo, il Patriarca ha riconosciuto che si stanno producendo “fenomeni molto pericolosi” nel protestantesimo contemporaneo, in cui i cristiani “lasciano che elementi peccaminosi del mondo entrino al loro interno e giustificano questi elementi, se vengono offerti dalla società secolare”. Come risultato, “motti filosofici laicisti liberali si ripetono nelle Chiese protestanti e gettano radici nel pensiero religioso”.</p>
<p>In questo senso, si è riferito alla questione dell&#8217;ordinazione femminile, che appare in Occidente quando “la nozione laica dei diritti umani si incorpora alla teologia, alle pratiche ecclesiali”.</p>
<p>“Un&#8217;altra questione simile è l&#8217;atteggiamento nei confronti dell&#8217;omosessualità. La Parola di Dio viene distorta per far piacere allo standard laicista liberale. E&#8217; scritto molto chiaramente che si tratta di un peccato”, ha aggiunto.</p>
<p>Il Patriarca si è rivolto ai media ucraini ricordando anche l&#8217;importanza che i due Paesi, Russia e Ucraina, si integrino in Europa preservando la loro “identità nazionale, culturale e spirituale”.</p>
<p>“Si tratta di una grande sfida in condizioni di globalizzazione – ha affermato –. Dobbiamo preservare la diversità e la bellezza del mondo di Dio e allo stesso tempo promuovere una buona cooperazione internazionale e relazioni pacifiche tra le Nazioni”.</p>
<p>Per il Patriarca, se russi, ucraini e bielorussi respingono i loro “valori di base”, la probabile distruzione della “matrice nazionale” sarà “una grande catastrofe della civiltà”.</p>
<p>“Il mondo sarebbe unificato e orribile, facilmente manipolabile, perché questa cultura tradizionale spirituale della maggioranza della popolazione è il criterio principale per distinguere il bene dal male”, ha aggiunto il primate della Chiesa ortodossa russa.</p></div>
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		<title>BENEDETTO XVI: SENZA UN SIGNIFICATO PROFONDO, TUTTO IL NOSTRO FARE SI RIDUCE AD ATTIVISMO STERILE E DISORDINATO</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 20:15:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>

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		<description><![CDATA[Angelus del 18 luglio 2010:
&#8220;Cari fratelli e sorelle! Siamo ormai nel cuore dell’estate, almeno nell’emisfero boreale. E’ questo il tempo in cui sono chiuse le scuole e si concentra la maggior parte delle ferie. Anche le attività pastorali delle parrocchie sono ridotte, e io stesso ho sospeso per un periodo le udienze. E’ dunque un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Angelus del 18 luglio 2010:</p>
<p>&#8220;Cari fratelli e sorelle! Siamo ormai nel cuore dell’estate, almeno nell’emisfero boreale. E’ questo il tempo in cui sono chiuse le scuole e si concentra la maggior parte delle ferie. Anche le attività pastorali delle parrocchie sono ridotte, e io stesso ho sospeso per un periodo le udienze. E’ dunque un momento favorevole per dare il primo posto a ciò che effettivamente è più importante nella vita, vale a dire l’ascolto della Parola del Signore. Ce lo ricorda anche il Vangelo di questa domenica, con il celebre episodio della visita di Gesù a casa di Marta e Maria, narrato da san Luca 10,38-42.Marta e Maria sono due sorelle; hanno anche un fratello, Lazzaro, che però in questo caso non compare. Gesù passa per il loro villaggio e – dice il testo – Marta lo ospitò cfr 10,38. Questo particolare lascia intendere che, delle due, Marta è la più anziana, quella che governa la casa. Infatti, dopo che Gesù si è accomodato, Maria si mette a sedere ai suoi piedi e lo ascolta, mentre Marta è tutta presa dai molti servizi, dovuti certamente all’Ospite eccezionale. Ci sembra di vedere la scena: una sorella che si muove indaffarata, e l’altra come rapita dalla presenza del Maestro e dalle sue parole. Dopo un po’ Marta, evidentemente risentita, non resiste più e protesta, sentendosi anche in diritto di criticare Gesù: &#8220;Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti&#8221;. Marta vorrebbe addirittura insegnare al Maestro! Invece Gesù, con grande calma, risponde: &#8220;Marta, Marta – e questo nome ripetuto esprime l’affetto –, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta&#8221; 10,41-42. La parola di Cristo è chiarissima: nessun disprezzo per la vita attiva, né tanto meno per la generosa ospitalità; ma un richiamo netto al fatto che l’unica cosa veramente necessaria è un’altra: ascoltare la Parola del Signore; e il Signore in quel momento è lì, presente nella Persona di Gesù! Tutto il resto passerà e ci sarà tolto, ma la Parola di Dio è eterna e dà senso al nostro agire quotidiano. Cari amici, come dicevo, questa pagina di Vangelo è quanto mai intonata al tempo delle ferie, perché richiama il fatto che la persona umana deve sì lavorare, impegnarsi nelle occupazioni domestiche e professionali, ma ha bisogno prima di tutto di Dio, che è luce interiore di Amore e di Verità. Senza amore, anche le attività più importanti perdono di valore, e non danno gioia. Senza un significato profondo, tutto il nostro fare si riduce ad attivismo sterile e disordinato. E chi ci dà l’Amore e la Verità, se non Gesù Cristo? Impariamo dunque, fratelli, ad aiutarci gli uni gli altri, a collaborare, ma prima ancora a scegliere insieme la parte migliore, che è e sarà sempre il nostro bene più grande.&#8221;</p>
<p>via<a href="http://www.facebook.com/note.php?created&amp;&amp;suggest&amp;note_id=414309968390">Facebook | Giancarlo Cerrelli: Benedetto XVI: Senza un significato profondo, tutto il nostro fare si riduce ad attivismo sterile e disordinato.</a>.</p>
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		<title>LE BUGIE DI AGORA&#8217;, UN ALTRO FILM ANTICRISTIANO (L&#8217;Ora del Salento, 17 luglio 2010, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 04:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
		<category><![CDATA[SUSSIDIARIO DI STORIA]]></category>
		<category><![CDATA[TESTATE GIORNALISTICHE]]></category>

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Non so quanti abbiano visto a cinema “Agorà”, film colossal del regista spagnolo Alejandro Amenabar. Una vera chicca per i professionisti della “cristianofobia”: siamo agli inizi del V secolo e il cristianesimo, dopo le pagine oscure delle catacombe, viene finalmente alla luce, tutelato e riconosciuto anche dalla legge. Il paganesimo, tanto nell’oriente che nell’occidente romano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><a rel="attachment wp-att-4687" href="http://www.recensioni-storia.it/le-bugie-di-agora-un-altro-film-anticristiano-lora-del-salento-17-luglio-2010-pag-11/ipazia-agora"><img class="alignleft size-full wp-image-4687" title="Ipazia Agora" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/Ipazia-Agora.jpg" alt="Ipazia Agora" width="160" height="228" /></a>Non so quanti abbiano visto a cinema “Agorà”, film colossal del regista spagnolo <strong>Alejandro Amenabar</strong>. Una vera chicca per i professionisti della “cristianofobia”: siamo agli inizi del V secolo e il cristianesimo, dopo le pagine oscure delle catacombe, viene finalmente alla luce, tutelato e riconosciuto anche dalla legge. Il paganesimo, tanto nell’oriente che nell’occidente romano, arretra vistosamente, mentre i cristiani provano a darsi un minimo di organizzazione pastorale e teologica, cercando di essere quanto più possibile fedeli alle parole del Signore Gesù…</p>
<p>E’ comunque un momento delicato, perché la Chiesa da sempre perseguitata si trova adesso a dover parlare e collaborare con il potere politico. Presto dovrà anche sostituirlo, almeno in Occidente, quando le fragili strutture imperiali cederanno sotto i colpi incessanti delle invasioni barbariche.</p>
<p>Il film, che nei mesi scorsi è stato dato nelle sale italiane, si ambienta ad Alessandria d’Egitto, che prima della conquista araba del VII secolo era quasi completamente cristiana. Intorno al 415 c’erano però ancora gruppi e gruppuscoli pagani, oltre che varie formazioni neo-ereticali. In tale contesto si situa la vicenda della filosofa <strong>Ipazia</strong>, celebrata nel film in un intreccio religioso-sentimentale.</p>
<p>Ipazia, figlia di un filosofo &#8211; <strong>Teone</strong> – ben introdotto nell&#8217;ermetismo e nell&#8217;orfismo, era una neoplatonica che teneva scuola ad Alessandria. Una scuola tra le tante, in quella capitale della cultura antica: si trattava di cenacoli per selezionati adepti, che cercavano di influenzare la politica del tempo. Di lei non è rimasta alcuna opera e quel che si sa lo si deve ai suoi discepoli. Tra i quali c&#8217;erano parecchi cristiani. La stessa Ipazia, d’altronde, ammirava vari aspetti del cristianesimo.</p>
<p>La filosofa, che il film presenta quale vittima antesignana dell’inquisizione e dell’oscurantismo cattolico, fu assassinata quando aveva circa 60 anni (siamo dunque ben lontani dalla fascinosa protagonista del film!) a seguito degli scontri politici alimentati dai seguaci di una setta eretica (i cosiddetti “paraboloni”), che fece vittime fra gli stessi cristiani ortodossi e che il <strong>Vescovo Cirillo</strong> non era certo in grado di contenere. Dunque nulla c’entra il presunto oscurantismo clericale, “<em>nemico della diversità, della scienza e del libero pensiero…</em>”. Ma tant’è. Come scrive lo storico e scrittore <strong>Rino Cammilleri</strong> “…Fino all&#8217;Illuminismo nessuno sapeva neanche chi fosse, questa Ipazia. Poi, il positivista <strong>John Toland</strong> nel 1720 e il solito <strong>Voltaire</strong> nel 1736 aprono le danze sulla progressista Ipazia vittima dell&#8217;oscurantismo clericale. Nel secolo seguente tocca ai romantici: Ipazia è bellissima ed è l&#8217;ultima rappresentante del mondo antico (dipinto come un&#8217;arcadia tutta ninfe, zefiri, pastorelle e satiri) trucidata dal fanatismo papista. Naturalmente, nel Novecento, Ipazia, vetero-femminista, diventa la preda della misoginia cattolica…Adesso, il film (e il cinema, forma di arte totale, si imprime nelle menti con una forza che la parola scritta neanche si sogna): la scienza contro la religione, la tolleranza contro il fideismo. E indovinate chi sono i buoni e chi i cattivi” (Il Timone, novembre 2009).</p>
<p>Evidentemente a molti – a troppi – piacerebbe che il cristianesimo fosse sempre e solo quello delle catacombe…</p>
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		<title>IL CASO SERIO DI DIO (L&#8217;Ora del Salento, 10 luglio 2010, pag. 11)</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 04:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Cantagalli]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ora del Salento]]></category>
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		<description><![CDATA[Autorevoli sociologi delle religioni come lo statunitense Rodney Stark hanno ormai appurato che all’alba della storia umana nello scenario religioso era predominante il monoteismo. Un cristiano trova ciò molto naturale, nel senso che è logico pensare come all’inizio dei tempi il ricordo dell’unico Dio creatore si mantenesse piuttosto vivo. Col passare dei secoli questa fiamma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4662" href="http://www.recensioni-storia.it/il-caso-serio-di-dio-lora-del-salento-10-luglio-2010-pag-11/car-ruini"><img class="alignleft size-medium wp-image-4662" title="CAR. RUINI" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/CAR.-RUINI-197x300.jpg" alt="CAR. RUINI" width="197" height="300" /></a>Autorevoli sociologi delle religioni come lo statunitense <strong>Rodney Stark</strong> hanno ormai appurato che all’alba della storia umana nello scenario religioso era predominante il monoteismo. Un cristiano trova ciò molto naturale, nel senso che è logico pensare come all’inizio dei tempi il ricordo dell’unico Dio creatore si mantenesse piuttosto vivo. Col passare dei secoli questa fiamma della memoria cominciò a spegnersi e gli uomini si lasciarono andare sempre più ai loro vizi e alle loro recondite paure, fino a personificarle come divinità della natura o degli inferi. Si sviluppava così il politeismo. Ma intorno al VI secolo a.C. assistiamo ad un nuovo slancio dell’umanità (o almeno di buona parte di essa) verso il monoteismo. Mentre in Grecia la speculazione filosofica porta la ragione a prendere in considerazione l’unicità di Dio, in Oriente appaiono, con varie sfumature, i grandi monoteismi, compreso quello professato dal popolo ebraico. La peculiarità del monoteismo ebraico consiste non solo nell’affermazione dell’unicità di un Essere supremo ma anche nella sua “interpellabilità”, e cioè nel poterci rapportare a Lui e pregarlo come si fa con un padre buono. E’ quanto scrive il <strong>Cardinale Camillo Ruini</strong> nel suo recente libro “<em>Il caso serio di Dio</em>” (Cantagalli, 2009, pagg. 102). Non solo. Il Dio supremo con il popolo ebraico ora prende l’iniziativa: “…irrompe sulla scena del mondo e nella vita dell’uomo, presentandosi come il “Dio geloso”, che vuole unicamente per sé la preghiera, il culto e l’adorazione, perché egli soltanto è Dio e tutto il resto è sua creatura” (pagg.26-27).</p>
<p>Con la rivelazione del Figlio, vero Dio e vero uomo, questa irruzione divina nella vita dell’uomo diventa universale, nel senso che la corrispondenza d’amore si palesa nei confronti di tutta l’umanità. Pur essendo un Dio geloso, il Dio della tradizione giudaico-cristiana è tuttavia il Dio della libertà, inesorabilmente ancorato alla prospettiva del: “se vuoi…”. La libertà vale per il singolo uomo, che può rispondere sì o no, ma vale anche per gli uomini riuniti in società, che possono accettare o rifiutare il piano di Dio.</p>
<p>Il Cardinale Ruini, seguendo l’esempio di Benedetto XVI, invita quindi il mondo contemporaneo a fare spazio a Dio, a vivere “come se Dio esistesse”, perché solo in Lui trovano significato gli interrogativi ultimi dell’umanità. Una sana e corretta laicità (il cui concetto – spiega Ruini – ha origini medievali) non ha nulla da temere dall’apertura alle istanze del trascendente, mentre l’odierna “dittatura del relativismo”  esclude a livello pubblico non solo le norme morali del cristianesimo e di ogni altra tradizione religiosa ma anche le indicazioni etiche che si fondano sulla più profonda realtà del nostro essere. In tal senso l’uso improprio delle biotecnologie costituisce un attentato alla dignità della vita umana, in una prospettiva che facilmente sconfina dall’edonismo al nichilismo.</p>
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		<title>LA CHIESA CATTOLICA: DOVE TUTTE LE VERITA&#8217; SI DANNO APPUNTAMENTO (L&#8217;Ora del Salento, 3 luglio 2010, pag.11)</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 05:35:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Lindau]]></category>
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		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
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		<description><![CDATA[ 
Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), giornalista e scrittore di successo, fu autore di saggi letterari e religiosi, ma anche di romanzi e gialli (celebre la serie delle avventure di Padre Brown, che nei primi anni ’70 conobbe una versione televisiva di grande successo).
Nato in Inghilterra da genitori protestanti, ricordando la sua giovinezza afferma di essere vissuto [...]]]></description>
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<p><strong><a rel="attachment wp-att-4669" href="http://www.recensioni-storia.it/la-chiesa-cattolica-dove-tutte-le-verita-si-danno-appuntamento-lora-del-salento-3-luglio-2010-pag-11/chiesa-cattolica"><img class="alignleft size-full wp-image-4669" title="chiesa-cattolica" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/chiesa-cattolica.jpg" alt="chiesa-cattolica" width="183" height="274" /></a>Gilbert Keith Chesterton</strong> (1874-1936), giornalista e scrittore di successo, fu autore di saggi letterari e religiosi, ma anche di romanzi e gialli (celebre la serie delle avventure di Padre Brown, che nei primi anni ’70 conobbe una versione televisiva di grande successo).</p>
<p>Nato in Inghilterra da genitori protestanti, ricordando la sua giovinezza afferma di essere vissuto in un ambiente sociale sostanzialmente agnostico.</p>
<p>La sua scoperta dell’ortodossia (intesa nel senso di “verità”) lo portò prima verso la Chiesa anglicana e successivamente, all’età di 48 anni, al cattolicesimo. Era il 1922. L’esperienza di quella conversione è scolpita in una delle sue opere maggiormente autobiografiche: “<em>La Chiesa cattolica: dove tutte le verità si danno appuntamento</em>”.</p>
<p>Le Edizioni Lindau propongono in una nuova veste editoriale questo libro (Lindau, Torino, 2010, pagg. 116), in cui Chesterton racconta, con gli occhi nuovi del convertito, la bellezza dell’edificio cattolico, “dove tutte le verità si danno appuntamento”.</p>
<p>Prima di approdare al cattolicesimo Chesterton fece sue, almeno simbolicamente, le principali esperienze religiose e ideologiche degli inizi del XX secolo, il secolo delle ideologie. Eccellente conoscitore del mondo protestante in tutte le sue molteplici denominazioni, passò attraverso il socialismo inglese e lo spiritismo, allora molto in voga. Esperienze che gli serviranno per riflettere e giudicare con cognizione di causa, e per concludere che solo la Chiesa di Roma, quella di sempre, contiene al suo interno tutte le schegge di verità (spesso impazzite), che animano ora questo ora quel movimento di pensiero, tanto religioso quanto ideologico. Così nel suo stile brillante e argutamente impertinente, non si da cura di manifestarsi quale dissacratore della modernità: “Io stesso sono un medievalista, nel senso che a mio avviso la vita moderna ha molto da imparare da quella medievale; che le gilde sono un sistema sociale migliore del capitalismo; e che i frati sono molto meno fastidiosi dei filantropi…” (pag. 59).</p>
<p>Partendo dalla sua personale esperienza, Chesterton nota come le conversioni siano una costante del cattolicesimo. C’è sempre qualcuno che, alla fine di un onesto percorso intellettuale, ritrova nel cattolicesimo la verità tutta intera, e non solo la sua piccola scheggia… Non a caso egli stesso s’inserisce in quel flusso di protestanti inglesi, specie anglicani, che a partire dall’800 e quasi ininterrottamente fino ad oggi, hanno abbandonato la Chiesa d’Inghilterra per passare a quella di Roma.</p>
<p>Chesterton fa notare come sia invece difficile, se non impossibile, verificare il contrario: cattolici che decidono di convertirsi all’anglicanesimo o a qualche altra denominazione protestante. Semplicemente non ve ne sono.</p>
<p>Certamente un discorso a parte oggi andrebbe fatto per le sette, ma questo è un campo del tutto nuovo, con implicazioni sociologiche e psicologiche diverse da quelle prese in esame dal grande scrittore inglese.</p>
<p>E i giovani che abbandonano la Chiesa? Già allora, notava Chesterton, essi lo fanno non tanto per abbracciare un altro credo ma per seguire il paganesimo in versione moderna: “<em>La vecchia cantilena razionalista sostiene che è la ragione ad impedire il ritorno dei giovani alla fede, ma è falso: non si tratta più della ragione, quanto piuttosto della passione</em>”. (pag. 103).</p>
<p>Va infine osservato quanto terribilmente profetiche siano in questo saggio, scritto nel 1927, quelle parole di Chesterton, secondo cui ciò che turba i tanti che si avvicinano o che vorrebbero avvicinarsi al cattolicesimo non sono certo le cervellotiche calunnie del mondo (spesso veri e propri cliché: le crociate, l’inquisizione, oggi la pedofilia…), ma piuttosto il modo con cui gli stessi cattolici spiegano e testimoniano la propria fede.</p>
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		<title>BENEDETTO XVI: QUAL E&#8217; IL DANNO MAGGIORE PER LA CHIESA</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 20:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRISTIANITA']]></category>
		<category><![CDATA[MAGISTERO PONTIFICIO...IN PILLOLE!]]></category>

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		<description><![CDATA[CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO (29.06.2010):
&#8220;Se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che [...] non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni. Queste, però, malgrado le sofferenze che provocano, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO (29.06.2010):</p>
<p>&#8220;Se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che [...] non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni. Queste, però, malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l’integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto.&#8221;</p>
<p>via <a href="http://www.totustuus.it/modules.php?name=News&amp;file=categories&amp;op=newindex&amp;catid=12">Totus tuus network </a>.</p>
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		<title>CONSULTORI: SISTEMA SANITARIO IN PUGLIA TRASFORMATO IN ABORTIFICIO</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 19:08:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell&#8217;On.le Alfredo Mantovano:
&#8220;Sono almeno due le ragioni che rendono illegittima la riorganizzazione della rete dei consultori pugliesi approvata dalla giunta regionale con la delibera n. 735 del 15 marzo 2010. Si fondano entrambe sulla chiara lettera di quella legge 194 che regola l’aborto in Italia, e che la sinistra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: windowtext;"><a rel="attachment wp-att-4639" href="http://www.recensioni-storia.it/consultori-sistema-sanitario-in-puglia-trasformato-in-abortificio/nichi-vendola-2"><img class="alignleft size-medium wp-image-4639" title="nichi-vendola" src="http://www.recensioni-storia.it/wp-content/uploads/2010/07/nichi-vendola-218x300.jpg" alt="nichi-vendola" width="218" height="300" /></a>Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell&#8217;On.le Alfredo Mantovano:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: windowtext;">&#8220;Sono almeno due le ragioni che rendono illegittima la <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">riorganizzazione della rete dei consultori pugliesi approvata dalla giunta regionale con la delibera n. 735 del </span>15 marzo 2010. Si fondano entrambe sulla chiara lettera di quella legge 194 che regola l’aborto in Italia, e che la sinistra ritiene più intangibile della Costituzione<span style="mso-bidi-font-weight: bold;">. La prima: l’articolo 9 della 194 costruisce l’obiezione di coscienza all’<em>ivg</em> non come qualcosa di tollerato, ma come un vero e proprio diritto. Se è tale, esso però non permette limitazioni: la sola area preclusa ai sanitari obiettori è quella funzionale all’intervento abortivo, aggiungerne altre significa discriminare a causa dell’esercizio di un diritto. La seconda: l’articolo 5 della 194 stabilisce che “<em>il consultorio (…) ha (…) il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna (…) le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto</em>”. La legge è chiarissima: al consultorio spetta prospettare alla gestante concrete alternative all’aborto; spetta, cioè, una delicata e impegnativa opera di prevenzione/dissuasione. Lasciare nei consultori, come pretende la Regione Puglia, solo i medici non obiettori trasforma i consultori in distributori di certificati per abortire. Quando l’assessore alla Sanità lamenta che solo l’11% delle donne che abortiscono si rivolgono a un consultorio denuncia il fallimento dell’attività di prevenzione in Puglia; ma poi, contraddittoriamente, si muove nell’ottica esattamente opposta a quella che potrebbe indirizzare al consultorio una donna incerta se proseguire o meno la gravidanza: togliendo di mezzo gli obiettori, l’opzione <em>ivg</em> diventa ancora più certa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: windowtext; mso-bidi-font-weight: bold;">Tutto ciò è coerente con la politica sulla vita nascente perseguita con tenacia dalla Giunta regionale, che sta trasformando il sistema socio-sanitario pugliese in un grande abortificio: l’ansia ideologica di moltiplicare le ivg in Puglia sta facendo arrivare nella regione flussi di gestanti in lista per la somministrazione della RU 486, mentre si tolgono dai luoghi deputati a risolvere i problemi della gravidanza i sanitari che disturbano, in quanto <em>pro-life</em>. Tutto ciò è in evidente contrasto con una 194 che la sinistra sacralizza solo se e in quanto garantisce l’uccisione del concepito.&#8221;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: windowtext; mso-bidi-font-weight: bold;"> <span style="font-family: Georgia;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: windowtext; mso-bidi-font-weight: bold;">Alfredo Mantovano </span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; color: windowtext;"> </span></span></span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>IRAN: AVANTI COL PROGRAMMA NUCLEARE</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 04:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cavallo Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[GEOPOLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un estratto di un articolo del giornalista Carlo Panella, comparso su &#8220;Libero&#8221; del 29 giugno 2010:
&#8220;«Abbiamo deciso una punizione per insegnare all’Occidente come si dialoga con le altre nazioni»: i disastri provocati dalla fallimentare strategia del dialogo con l’Iran di Barack Obama non cessano mai. Dopo aver verificato che le sanzioni deliberate dall’Onu sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo un estratto di un articolo del giornalista Carlo Panella, comparso su &#8220;Libero&#8221; del 29 giugno 2010:</p>
<p>&#8220;«Abbiamo deciso una punizione per insegnare all’Occidente come si dialoga con le altre nazioni»: i disastri provocati dalla fallimentare strategia del dialogo con l’Iran di Barack Obama non cessano mai. Dopo aver verificato che le sanzioni deliberate dall’Onu sono solo di facciata, dopo aver visto che al G8 Obama non è riuscito che a far uscire il solito comunicato contro l’Iran pieno di aria fritta, Ahmadinejad si sente ora tanto forte da bacchettare sulle dita Obama “punendolo”, prospettandogli un nuovo “dialogo”, ma non prima di due mesi. Ahmadinejad aggiunge che, per punire gli Usa e l’Occidente per la loro “cattiva educazione”, l’Iran ha deciso di imporre nuove condizioni per la trattativa: «In primo luogo l’Occidente deve dichiarare la posizione in merito alle armi nucleari del regime sionista, poi deve chiarire se è disposto a impegnarsi con le norme del trattato Tnp e infine se vuole arrivare a un risultato di amicizia o inimicizia con questo dialogo che deve avere per base la “Dichiarazione di Teheran”di Iran, Turchia e Brasile». Scherno che si somma a scherno, perché la “Dichiarazione di Teheran” era una palese presa in giro, perché il meccanismo di trasferimento all’estero del materiale nucleare deciso con Lula e Erdogan facilitava, anziché impedire, l’arricchimento al 90% dell’uranio e quindi la costruzione dell’atomica. Prospettiva ormai concretissima tanto che due giorni fa il capo dei servizi segreti americani Leon Panetta ha ammesso che l’Iran «potrebbe impiegare un anno ad arricchire ulteriormente l’uranio e a fabbricare la bomba e un altro anno a sviluppare un sistema operativo per utilizzare quest’arma&#8230;&#8221;</p>
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