Ci sono alcuni passi del Vangelo che con chiarezza attribuiscono a Pietro il primato del collegio apostolico. Siccome poi è evidente che Gesù non ha promesso a Pietro il dono dell’immortalità, la Chiesa delle origini ha sempre interpretato tali passi nel senso che il primato possa e debba proseguire nei suoi successori. Questo è il fondamento dell’autorità pontificia, che corrisponde ad un elementare principio di organizzazione sociale, come argutamente ricorda Rino Cammilleri nel suo recente libro “Dio è cattolico?”: “E’ vero. Cristo poteva affidare l’autorità infallibile all’intero collegio dei Dodici. Ma perché complicare le cose quando si possono fare semplici? In ogni collegio che si rispetti viene sempre nominato un portavoce, un presidente, uno, insomma, che ha l’ultima parola o almeno il voto decisivo. Altrimenti si fa notte…”.
I passi del Vangelo che riguardano il primato si trovano soprattutto in Matteo (cap. 16,vv.18-19): “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa…A te darò le chiavi del regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.
Con queste parole Gesù spiega ai suoi discepoli che cosa intende per primato: nel linguaggio del tempo “detenere le chiavi” indicava il potere del maggiordomo di amministrare i beni di una casa o di un palazzo, quando il legittimo proprietario si assentava e in attesa del suo ritorno. Nel linguaggio rabbinico, inoltre, i termini “legare” e “sciogliere” indicavano il potere di proibire o di permettere in campo dottrinale; gli stessi termini significavano pure il potere di condannare e di assolvere in campo giuridico e disciplinare: compiti che Gesù affida direttamente a Pietro.
A tal proposito un altro passo importante del Vangelo lo troviamo in Giovanni (cap.21, vv.14-17), nella triplice richiesta di Gesù a Pietro: “Simone di Giovanni mi vuoi tu bene più di costoro?…Pasci le mie pecorelle”.
Come racconta il giornalista Gianpaolo Barra nel suo volume “La vera Chiesa? E’ quella cattolica” (Edizioni Art-Il Timone, 2004, pagg. 64), fin dal primo secolo vi sono testimonianze storiche da cui si evince che le comunità cristiane delle origini (quelle d’Oriente come quelle d’Occidente) non avevano difficoltà a riconoscere la potestà dottrinale dei successori romani di San Pietro.









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