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UNIVERSAL MANAGEMENT. L’ARTE DI COSTRUIRE UN POLLAIO (recensione a cura di David Taglieri)

28 August 2014
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universal-management-larteNella vita di tutti i giorni applichiamo il marketing, facciamo delle scelte strategiche che portano con sé vantaggi, perdite, dubbi, paure e soddisfazioni; il merito di Davide Castiglia, autore del libro che andiamo a presentare, è quello di spiegare con parole semplici il marketing applicato all’azienda e alla vita. Castiglia è esperto di organizzazione aziendale, con vari incarichi dirigenziali in Svizzera e Germania, presidente della Logos Universal.

E poi chi l’ha detto che economia, azienda e marketing siano termini in conflitto con l’etica e con la morale? Si tratta di una mentalità dozzinale e ideologica oramai anche un po’ fuori  moda.

Universal Management, l’arte di costruire un pollaio” (pagg. 139, Edizioni Logos) è un vademecum a metà strada fra l’agenda, il romanzo, il saggio. Castiglia in questo libro insegna anche a guardarsi indietro, una volta conseguito l’obiettivo, per mirare quel tempo e quello spazio nei quali l’uomo, con abnegazione e con sacrificio, ha costruito qualcosa che andasse oltre il profitto e che combaciasse con la soddisfazione personale e la gratificazione (che valgono molto di più dei conti in tasca).

Innanzitutto la psicologia del lavoro -ci dice l’autore-  ha la prerogativa di stimolare la sensibilità dell’individuo, incentivare quella bontà d’animo che è premessa all’empatia e alla capacità di immedesimarsi nell’altro: tante lezioni di comunicazione aziendale nell’esporre concetti e nel convincere clienti, ma con la sensibilità si possono bypassare trattati sociologici di comportamento. L’etica e il mettersi nella mente e nel cuore dell’altro sono il primo biglietto da visita per fare bella figura.

L’energia che si prova ad uscire dalla fredda logica del profitto la si trasmette e produce anche involontariamente collaborazioni, sinergie, risultati. Many Heads One Vision, il gioco di squadra, l’integrità, la rettitudine, l’onestà ovvero i valori morali sociali possono essere il plusvalore per un’azienda.

Non solo, non perseguendoli il rischio di un insuccesso per l’azienda cresce, con l’impossibilità di guardarsi allo specchio e con una sconfitta frustrante perché all’insegna della disonestà e dell’espediente. La pubblicità migliore viene dal cliente che pensa e racconta: “di voi ci si può fidare”. È  essenziale lo scambio di cultura e di comunicazione, i differenti background, ovvero i bagagli di esperienza. L’autore insiste sulla centralità della persona, con tutte le sue specificità, l’annientamento dell’invidia, pronta a creare mostri e competizione non sulle capacità, ma su pettegolezzi e cattiverie, caratteristiche di un clima sfavorevole, contesto che danneggia il team e le persone.

La ricerca dell’eccellenza non può, non deve essere ostacolata da meschinerie umane; l’asticella è un obiettivo mobile che si alza ad ogni obiettivo superato: chi si ferma è perduto.

Castiglia  incentiva ad autoalimentare le emozioni condivise; ogni persona è uno scrigno di talenti e di qualità, anche di limiti e di errori e questi ultimi possono rilevarsi un buon campanello d’allarme, perché da lì ci si mette in discussione, e l’uomo si leviga, si raffina e ricerca il meglio.

Un altro tassello imprescindibile è l’educazione emotiva: saper ascoltare, prima di definire, essere in grado di negoziare  prima ancora di sanzionare; sapere di non sapere, socraticamente parlando.

La Legge Sociale, il sapersi relazionare riconoscendo che abbiamo delle prerogative che altri non hanno, mentre allo stesso tempo altri hanno talenti che sono opposti ai nostri. Se A ha manualità ed è pragmatico e B è intellettuale e analitico, la squadra può dare l’eccellenza; in altre parole l’invidia è inutile.

La Legge Morale come parametro fondamentale; etica sì, ma riconoscimento dei nostri limiti, perché c’è sempre una sfera spirituale che ci oltrepassa e aiuta a prendere le decisioni più giuste e sagge, mettendo al bando gli egocentrismi.

Cultura, indispensabile. Per cultura Castiglia non intende la fossilizzazione in un settore ma la interdisciplinarietà.

Lo Stato, poi, dovrebbe premiare le aziende che sostengono lo sviluppo solidale, risultati materiali, integrazione ottimale delle menti, scambio delle esperienze mentali. Un’idea si trasforma in Progetto, con scadenze e rischi, adrenalina e paure; poi c’è il lavoro e di pari passo la costruzione di un obiettivo; momento successivo è il saper andare oltre gli obiettivi con le giuste motivazioni.

Dato esperienziale: interessante quanto l’autore sostiene. Quando la motivazione è di un certo spessore, c’è un momento nel quale si confonde il perseguimento dell’obiettivo con il percorso di coinvolgimento nel lavoro e lì la gratificazione e la passione crescono. E’ lì che la motivazione ha creato il team, ed il team la motivazione.

E in tutto questo c’è pure… la costruzione di un pollaio!  Leggere per capire.

One Response to UNIVERSAL MANAGEMENT. L’ARTE DI COSTRUIRE UN POLLAIO (recensione a cura di David Taglieri)

  1. Piero on 9 September 2014 at 15:28

    Caro David, come sempre seguo le tue recensioni con grande interesse ed apprezzo l’ analisi che estrai dalle tue letture, anche quelle che possono sembrare più aride. Nella mia esperienza ho riscontrato il leit-motiv di comunicazione aziendale volta al profitto più parcellizzato, con dovizia di esempi e comportomanti indirizzati solo a quell’ obiettivo.
    Cito la frase: “tante lezioni di comunicazione aziendale nell’esporre concetti e nel convincere clienti, ma con la sensibilità si possono bypassare trattati sociologici di comportamento. L’etica e il mettersi nella mente e nel cuore dell’altro sono il primo biglietto da visita per fare bella figura”. La verità del primo periodo è però mitigata dal secondo dove lo stimolo di migliorarsi non deve poggiare sul “fare bella figura”, ma sulla profonda consapevolezza di perseguire il bene altrui ed esserne appagato solo per questo. Poi quella fiducia, che nei passi successivi metti in evidenza, diventa una ricchezza per entrambi gli attori. I trattati sociologici rimangono davvero sulla carta e l’ impulso creativo e benefico sgorga spontanemente, senza alcun bisogno di ricordare tecniche e motivazioni recondite.
    Ciao

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