AI MEDIA NON INTERESSA SE A PICCHIARE E’ LA SINISTRA

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Riportiamo di seguito il commento di Alessandro Sallusti, ripreso da “Il Giornale.it” del 9 settembre 2020: “L’altro giorno Beppe Grillo ha maltrattato, spintonato, minacciato e mandato al pronto soccorso un giornalista di Rete4 che, su suolo pubblico, aveva osato porgli alcune educate domande di attualità politica.

Auguri al collega, vittima di un incidente sul lavoro evidentemente non riconosciuto dai protocolli degli addetti all’informazione e alla politica. La notizia, infatti, è stata riportata dai giornali con poche righe che mettevano addirittura in dubbio che il fatto fosse realmente successo. Questo accade per due motivi. Il primo: picchiare o insultare un giornalista che lavora non solo per Mediaset (presumendolo quindi non di sinistra, in base a uno schema peraltro errato nella sostanza e nei fatti) ma addirittura per Paolo Del Debbio non è reato. Il secondo è che picchiare o insultate un giornalista non è grave in assoluto e neppure in base alle parole usate o al referto medico, ma bensì in base all’identità del picchiatore.

Se l’insulto o lo spintone, faccio per dire, arrivasse da Trump o da Salvini ecco che scatta l’allarme democratico da titolone in prima pagina con commento sdegnato di Gad Lerner, Roberto Saviano, Marco Travaglio, monito del presidente della Repubblica e dibattiti in tv.

Se il fetentone è invece il leader del partito che regge la maggioranza di sinistra, che regge un governo nato per impedire al centrodestra di vincere le elezioni, ecco che la cosa non ha alcun risalto, anzi deve essere rimossa il prima possibile per non disturbare il manovratore.

Povera, e serva, la categoria dei giornalisti, e povero Grillo, un teppistello che una volta faceva ridere e oggi fa pena. La pena che si prova per gli ipocriti e gli arroganti.

Per quanti giornalisti meni, Grillo non è pericoloso, è solo un piccolo uomo che con la forza del ricatto gode di grandi protezioni. È possibile che a oltre un anno dai fatti, ancora la magistratura non abbia deciso se suo figlio ha violentato o no una giovane ragazza finita nel suo letto in una delle sue tante ville? Dove sono i giornalisti d’inchiesta, i commentatori giustizialisti e moralisti, i difensori dell’onore e della dignità delle donne?

Per la presunta violenza del figlio di Grillo (mi auguro sia in grado di dimostrare la sua innocenza) non c’è fretta di giudizio, per la violenza di Grillo padre su un giornalista non c’è inchiesta giudiziaria (dove è l’obbligatorietà dell’azione penale per fatti noti?) né distanziamento politico.

Dimenticavo: il ministro della giustizia si chiama Bonafede. Bona o Mala?”.