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AL CINEMA UN RITRATTO CREDIBILE DELL’ARTISTA DELLA CAPPELLA SISTINA: “MICHELANGELO – INFINITO” (di David Taglieri e Omar Ebrahime)

28 ottobre 2018
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“Michelangelo-Infinito”, in uscita nelle sale cinematografiche in questi giorni, è un originale film con taglio documentaristico dedicato alla vita ed alle opere del grande genio toscano, l’aretino Michelangelo Buonarroti (1475-1564), con un particolare stratagemma caratteristico, cioè la narrazione della Firenze dei Medici e più in generale dell’Italia di inizio XVI secolo attraverso i commenti eruditi tratti dalle celebri Vite dell’esperto biografo Giorgio Vasari (1511-1574) e le emozioni raccontate dall’artista stesso in prima persona a tutto tondo; egli – Buonarroti – si rivolge al pubblico al di là dello schermo con lealtà e sincerità dando al tempo stesso quasi l’impressione di confrontarsi con uno specchio, quello dei ricordi, del passato e del presente, attraverso la lente di ingrandimento del suo rapporto con l’eternità e con il mistero dell’Assoluto.

La pellicola, diretta ed elaborata da Emanuele Imbucci, vede Enrico Lo Verso nei panni di Michelangelo ed Ivano Marescotti nelle vesti del Vasari, un connubio perfetto sia per quanto riguarda l’analisi dei fatti osservati da due punti di vista differenti, ovvero quello del pittore-scultore da una parte e quello del critico e uomo di lettere dall’altra, sia per quel che concerne la reale ed effettiva panoramica delle articolate vicende storico-artistiche: lo spettatore riesce così ad acquisire una visione di insieme su un intero periodo passato poi alla Storia (il “Rinascimento”) e a godersi le testimonianze di memorie preziose che elevano e danno senso autentico alla vita, la quale senza bellezza, arte e cultura nella prospettiva di una ricerca dell’aldilà, oltre la mera provvisorietà della materia – la stessa vita di Michelangelo lo dimostra – risulterebbe obiettivamente difficilmente sopportabile.

Distribuito da Lucky Red, il lavoro mette in evidenza soprattutto il ritratto di un uomo semplice nella sua talentuosa grandezza, alle prese con mille interrogativi, sospeso e sorpreso continuamente fra contrasti vivacissimi nella sua vita interiore, figli del suo dinamismo di artista e della sua vita esteriore di ricerca, introspezione ed esplorazione, fra il coraggio di non rinnegare mai le idee più audaci ed il suo metodo inflessibile fatto di disciplina, regola ed armonia. Un viaggio mentale ed artistico che parte dalla natura, dalle altrettanto famose cave di marmo di Carrara dove Buonarroti sceglieva personalmente le sue forme da scolpire, per narrare il cammino di un genio il cui nome oggi è diventato sinonimo di “bellezza artistica assoluta” per eccellenza in tutto il mondo. Si va così dalla sontuosità e monumentalità degli Uffizi alla maestosità della Cappella Sistina passando per la moderna e cosmopolita Milano ed il suo Castello Sforzesco senza dimenticare la Pietà, scolpita dal nulla ad appena 24 anni di età, su cui il film a ragion veduta si concentra particolarmente come chiave di lettura non solo del periodo giovanile ma dell’intero modo d’intendere l’arte dello scultore. Cresciuto alla bottega del Ghirlandaio, ma ben presto affermatosi individualmente con un suo specifico stile personale, Michelangelo ha così davvero plasmato, levigato e dato sostanza ad un bel pezzo di Italia. Di quell’Italia è stato uno dei protagonisti principali nel periodo probabilmente più stupefacente  – grazie anche al mecenatismo di Papi come Giulio II (1503-1513), il fondatore dei Musei Vaticani, Leone X (1513-1521) e ancora, più tardi, Paolo III (1534-1549) – sotto il profilo della produzione figurativa e monumentale negli oltre duemila anni di storia creativa della nostra Penisola, il Rinascimento appunto, e all’interno di questo, nell’incredibile laboratorio culturale della Firenze del primo Cinquecento, un luogo che ha raccolto in pochi anni una tale densità di geni dell’arte da segnare un primato mondiale rimasto ineguagliato fino ad oggi.  

Con delicatezza e garbo, senza indulgere in facili pettegolezzi e chiacchiericci fuori luogo, la pellicola, in meno di due ore, analizza quindi anche il confronto e la competizione con gli altri grandi artisti del tempo (da Leonardo a Raffaello), ponendo in risalto il cammino esistenziale – ma anche spirituale – di Michelangelo, talvolta ossessionato dall’idea di entrare a tutti i costi nell’Olimpo dell’arte figurativa di tutti i tempi senza per questo perdere la fede, e il dubbio – terribile per un artista credente – che tutto quanto abbia fatto lo abbia realizzato infine solo per soddisfare il suo orgoglio, peccando gravemente di superbia, anziché per dare gloria a Dio che del mondo, come della persona umana, è l’unico e incomparabile Creatore. Sullo sfondo, non a caso, i dialoghi fanno intravedere come le fonti d’ispirazione ultime delle opere michelangiolesche restino fondamentalmente due: la Sacra Scrittura (con una preferenza per la Genesi, non a caso il Libro della Creazione, secondo la Rivelazione) e la Divina Commedia di Dante, cioè la ‘Bibbia’ teologica in lingua volgare della cultura pubblica più ‘teologica’ in assoluto fra quelle dei tempi antichi: il Medioevo. Da ultimo, il film si segnala così anche per una riuscita opera di divulgazione del sapere di base-scolastico: in un’epoca in cui si tende a smarrire sempre più, anche e soprattutto nelle generazioni più giovani, il legame con l’eredità del passato, la pellicola dimostra che, senza effetti speciali e chissà quali artifici lussuosi, si può riuscire a parlare al grande pubblico di Medioevo e Rinascimento senza annoiare, né essere pedanti, perché la vita e le opere dei veri geni sono sempre, in un modo o nell’altro, un riflesso del Genio divino davanti al quale da sempre praticamente l’umanità s’interroga. E la cosa ancora più bella è che proprio interrogandosi su ciò che non si vede, il risultato pratico di questo sforzo meditativo, artisticamente parlando, è stato alla fine la realizzazione concreta del patrimonio di bellezza visibile più stupefacente che sia mai stato prodotto dall’umanità. Già se si capisse questo il film da solo varrebbe forse come una decina di lezioni in materia. Pensateci, e poi vedete se non è così.

                                                                                              David Taglieri – Omar Ebrahime  

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