“ANGELI E DEMONI”: I FATTI DI BIBBIANA E L’IDEOLOGIA GENDER

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Il filo rosso invisibile che connette Torino e Reggio Emilia sta mettendo in evidenza tutte le anomalie e le brutalità legate ad un periodo come quello attuale che criminalizza la famiglia tradizionale.

I fatti. La 57 enne Federica Anghinolfi, responsabile del servizio sociale della Val d’Enza, sarebbe a capo della rete di traffici di trasferimenti di bambini; intenta alla sottrazione dei piccoli dalle famiglie naturali e tradizionali per trasferirli in altri contesti, preferibilmente vicini all’ideologia arcobaleno.

In una fotografia del settembre 2018 la Anghinolfi viene  ritratta assieme al sindaco Carletti (Partito Democratico) all’inaugurazione del progetto “La Cura”, fortemente avallato dall’Unione Comuni Val d’Enza in collaborazione con la Ausl di Reggio Emilie e la “Casina dei Bimbi”.

Le indagini degli inquirenti (inchiesta “Angeli e demoni”) hanno però fatto risaltare una versione poco politicamente corretta e dunque inevitabilmente reale, che raccontava di bambini strappati e tolti dai servizi sociali alle proprie famiglie. I genitori venivano descritti come personaggi mostruosi. Sere fa l’avvocato e psicoterapeuta Gulotta in diretta da Nicola Porro su Rete 4 ha evidenziato l’insistenza con la quale questi presunti sociologi, psicologi e assistenti sociali esercitavano delle vere e proprie violenze nei confronti dei minori, elaborando domande artefatte che davano per scontata la colpa dei genitori.

Oltretutto pare che tanti bambini siano stati affidati a delle ex fidanzate (sì, fidanzate…) dell’Anghinolfi.

Questa gran brutta faccenda non consiste tanto (il che sarebbe già gravissimo) in eventuali interessi economici a favore di case-famiglie e organizzazioni varie, quanto in un sottofondo “ideologico” che sta sempre più permeando le reti che lavorano in questo settore.

Uno degli psicoterapeuti di riferimento della cooperativa “Hansel e Gretel”, Claudio Foti, ha recentemente dichiarato, nel tentativo di difendere il suo operato, che starebbe “pagando” il suo aver voluto mettere in discussione il concetto tradizionale di famiglia. Parole, queste, che sono un’ammissione di quanto i servizi sociali (ovviamente non tutti) e i sistemi di affido lavorino facendo leva su convinzioni ideologiche e antropologiche ben precise.

Infatti, il nocciolo della questione è questo: superare il concetto tradizionale di famiglia!

Indubbiamente, da un punto di vista giuridico, la corrente legislazione non consente la difesa della famiglia. Leggi come quelle che riconoscono le unioni civili (votate anche da politici di estrazione “cristiana”), non solo rendono impossibile un’autentica difesa della famiglia tradizionale, ma impediscono di porre argini verso possibili affidi che invece di riparare danni possono accentuarli.

E’ il caso (non temiamo di dirlo) degli affidi di bambini a favore di coppie omosessuali.

Nei dibattiti televisivi fa specie vedere politici, che è risaputo come la pensino sul punto, non poter dire nulla, dribblare sulla questione degli affidi a coppie omosessuali come talentuose “mezzepunte” su un prato verde, e cercare pateticamente di difendere principi sottintesi dopo aver spuntato la propria spada.

in questi giorni, uno dei genitori che si è visto togliere un figlio, ha raccontato che l’assistente sociale gli ha chiaramente detto che non avrebbe potuto rivedere il figlio fin quando non avesse accettato le unioni di genere. Il genitore in questione, infatti, non aveva voluto accettare che il figlio andasse a vivere con la madre che a sua volta aveva iniziato una relazione di coppia con una donna.

Quanti di noi la pensano come quel genitore?

E quanti di noi hanno il coraggio di dirlo?

 

Comunque nella sua gravità il caso di Bibbiano è stato messo a tacere dalla stampa liberal progressista. Per esempio Enrico Mentana, direttore di La7, sta facendo il tifo spudorato per gli incriminati. Va bene essere garantisti, ma prendere posizione a prescindere con le frange vicine alle lobbies che giostravano le adozioni, sottraendo i bimbi alle loro famiglie manipolandone le argomentazioni, rappresenta il punto più basso della disinformazione.

Nei giorni scorsi due artiste non proprio conservatrici e reazionarie come Laura Pausini e Ornella Vanoni sul web hanno chiesto che si facesse luce sugli abusi di Bibbiano: sono state coperte di insulti.

Anche il cantante Nek che ha chiesto che si punissero i colpevoli di Bibbiano, ha dovuto subire un duro attacco da parte di Repubblica, che fra l’altro ha rimproverato a Nek di aver iniziato la sua carriere con una canzone antiabortista. Che macchia…!