ATEISMO ROBA VECCHIA (L’Ora del Salento, 5 marzo 2011, pag.11)

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L’esistenza del male ha sempre accompagnato e angosciato il pensiero dell’uomo, ponendosi spesso come una delle maggiori difficoltà perché l’uomo riconoscesse – o si riconciliasse – con Dio Creatore.

Nella concezione cristiana il problema del male prima si spiega (il male quale conseguenza del peccato, vero cataclisma devastante) e poi si risolve (la risurrezione di Nostro Signore e di ogni singolo redento).

Per gli Antichi che non conoscevano la Buona Novella il problema del Male era per certi aspetti dunque ancora più angosciante, tanto che molti si arrendevano all’ateismo.

Rodney Stark, autorevole sociologo delle religioni statunitense e scrittore fecondo, per le Edizioni Lindau ha pubblicato recentemente “La città di Dio. Come il cristianesimo ha conquistato l’impero romano” ( Lindau, Torino, 2010, pagg. 330).

Tra le innumerevoli “chicche” di tale volume, che da queste colonne vogliamo partecipare al lettore di buona volontà, non può sfuggire proprio quella relativa all’ateismo degli Antichi. Sì, come scrive Rodney Stark, l’ateismo di tanti contemporanei non ha davvero nulla di moderno. Si potrà condividerne o meno il pensiero e le relative conclusioni, ma una cosa è certa: non vi è nulla di “moderno”. Che l’ateismo sia roba vecchia il nostro Autore lo dimostra citando alcuni illustri filosofi del passato.

Già Cicerone nella sua famosa opera “Sulla natura degli dei” scriveva a chiare lettere che “…la prosperità e la fortuna dei malvagi smentiscono in pieno la forza e la potenza divina”.

Ma Gesù qualche anno dopo avrebbe detto: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti…”.

Anche sull’altra problematica scottante, quella dell’origine dell’universo, niente di nuovo da parte di evoluzionisti e neo-darwinisti: “La maggior parte dei filosofi classici” – scrive Stark – “insegnava che l’universo è eterno e che quindi non ci fosse bisogno di un creatore divino…” (pag. 124). In tale scenario si distinguevano, invece, Aristotele e Platone, che arrivarono a considerare imprescindibile l’esistenza di un’Entità superiore creatrice…

Per Epicuro gli dei, se c’ erano, erano del tutto irrilevanti. Anche un altro greco, Senofane, fu un vero campione di agnosticismo. A proposito dell’esistenza di Dio, affermava: “Nessun uomo conosce la certezza e nessun uomo la conoscerà mai…perché, per quanto perfetto possa essere ciò che dice, non la conosce; tutto è questione di opinioni”.

Non sembra forse di sentire qualche agnostico guru televisivo dei giorni nostri ?

Insomma Rodney Stark sull’argomento conclude che nell’odierno sfoggio di miscredenza non vi è davvero nulla di moderno, ma solo proposizioni vecchie di secoli.