CINA: GIOCATTOLI PERICOLOSI ED IMMORALI (L’Ora del Salento, 12 luglio 2008, pag. 11)

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reuters_20070829_8151400_2.jpg Si sa che quasi tutti i giocattoli del mondo – come tante altre cose – provengono ormai dalla Cina: made in China!

Sono fabbricati a prezzi irrisori da operai mal pagati, nella generale disattenzione per l`ambiente e per la sicurezza dei lavoratori nelle fabbriche. Ma anche per i consumatori le cose non vanno meglio: i giocattoli sono prodotti con procedure lontanissime dagli standard di sicurezza previsti in Europa e in altre parti del mondo.

In proposito Avvenire di sabato 28 giugno 2008 (Luigi Ferraiuolo, pag. 14) titola: “Giochi tossici cinesi, maxisequestro estivo. Trovati a Roma cinque milioni di pezzi”. E nel sottotitolo leggiamo: “I prodotti non a norma possono provocare seri danni, tant o c he molte ditte spesso li ritirano”.

Cosi’ scopriamo che sono diversi i pericoli che si nascondono sulle bancarelle, anche fra i giochi che possono sembrare piu’ innocui: bolle di sapone, animali gonfiabili, pistole ad acqua, calamite, e perfino secchielli e palette per la spiaggia. Si tratta, infatti, di oggetti spesso verniciati in piombo, tossici e cancerogeni. Altri sono fatti di micro pezzetti facilmente ingeribili dai bambini o comunque in grado di provocare ferite da taglio. images.jpg Buona parte di essi penetrano nei mercati europei con marchi e diciture contraffatte, alimentando un business enorme.

Sempre in tema di giocattoli e di business, pochi forse sanno che la Cina e’ prima anche nella produzione e nella commercializzazione di sex toys, e cioe’ di quei “giocattoli per solo adulti” che trovano facile smercio nei sexy shops di tutto il mondo. Molto esplicito in tal senso l’articolo di Antonia Cimini sul Messaggero di domenica 29 giugno 2008 (pag.15): “Oggi le aziende di Fenghua, oltre un migliaio, ricevono ordini da tutto il mondo, organizzano la piu’ vecchia e importante fiera del settore, giunta quest’anno alla tredicesima edizione, e sono prese a modello da Shenzen e Wenzhou, dove sono sorti altri parchi industriali “dell’amore”, che insieme producono il 70 % dei sex toys del mondo intero”.

D’altronde, a parte l’esportazione, soltanto nella capitale cinese sarebbero attivi circa duemila sexy shop.

E cosi’, fra sfruttamento dei lavoratori e mancanza di sicurezza – tanto per i produttori che per i consumatori -, il governo comunista di Pechino tollera e tutela questo capitalismo doppiamente immorale.

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