COLOMBIA: IL CENTRO-DESTRA VINCE LE PRESIDENZIALI. VENEZUELA ALLA FAME

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Con il 96,5% delle schede scrutinate, il candidato del centrodestra alle elezioni presidenziali colombiane Ivan Duque vince col 54% dei voti contro il 42% ottenuto dal suo avversario del centrosinistra, l’ex guerrigliero Gustavo Petro.
L’ex senatore colombiano ha ottenuto 10.282.849 voti mentre il suo avversario 7.971.459, a fronte di 802.248 schede bianche (4,2%). In questo modo il 41enne delfino dell’ex presidente Alvaro Uribe succede con un mandato di quattro anni al presidente uscente Juan Manuel Santos.

Nel vicino Venezuela del dittatore marxista e filo-cubano Nicolas Maduro, intanto, si continua a morire di fame.

In Venezuela 7 bambini su 10 non ha cibo a sufficienza. Ogni settimana muoiono 5/6 bambini perché il tasso di malnutrizione cresce ogni mese dell’1%. Nel corso del 2018 circa il 26% dei bambini venezuelani sotto i 5 anni soffrirà di malnutrizione acuta (era il 16,8% nel 2017). Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità la soglia del 15% è considerata emergenza alimentare, al 30% si parla di vera e propria carestia. La povertà colpisce oggi l’87% della popolazione, ossia 28 milioni di persone. L’inflazione è alle stelle, con uno stipendio medio di 2.555.500 bolivares (circa 3 euro) che non basta nemmeno per comprare 1 kg di latte in polvere. 9 famiglie su 10 non riescono a mangiare 3 volte al giorno. 6 persone su 10 hanno perso 11 kg nel 2017.

Sono alcuni dati di Caritas Venezuela citati a Roma durante la conferenza stampa organizzata da Aiuto alla Chiesa che soffre, in collaborazione con l’associazione “Venezuela piccola Venezia”, che ha lanciato la campagna “Riempiamo le pentole”, con l’obiettivo di distribuire entro l’anno 30.000 pasti solidali nelle parrocchie venezuelane.  Una iniziativa fortemente appoggiata dall’episcopato venezuelano.

Tre appelli dall’arcivescovo di Caracas. “La situazione in Venezuela è molto grave, di crisi integrale, sociale, economica, politica e culturale. Da molti anni il governo ha imposto un sistema politico totalitario, statalista e marxista che ha rovinato il Paese, degradando tutti gli aspetti della vita nazionale”, ha affermato il card. Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas, in collegamento telefonico dalla capitale.

Il card. Urosa ha espresso un parere sulle recenti elezioni del 20 maggio, che hanno confermato la presidenza di Nicolas Maduro: “Per noi non sono assolutamente valide perché convocate da un organismo illegittimo, l’Assemblea nazionale costituente – ha affermato -. Gli oppositori non hanno potuto organizzare una buona partecipazione e sono stati invalidati i partiti più importanti e i loro leader, che non possono venire in Venezuela perché sarebbero messi in carcere. Inoltre il governo ha offerto soldi a chi votava per lui. Non ci sono state le condizioni per una vera elezione politica di un aspetto così importante come la presidenza della Repubblica”.

Il cardinale si è soffermato sulla situazione dei più poveri, che soffrono moltissimo.

Oltre 3 milioni di venezuelani sono fuggiti all’estero, quasi 1 milione in Colombia, dove la Chiesa locale distribuisce cibo e aiuti. In tutto il Venezuela sono stati organizzati 812 comitati parrocchiali per aiutare i poveri, con l’iniziativa delle “pentole solidali”ossia mense che distribuiscono cibo gratuito.

E’ terribile ciò che sta succedendo al popolo venezuelano”, ha ribadito.

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