COME LA BIBBIA DIVENNE UN LIBRO (Corriere del Giorno, 02 luglio 2008, pag. 6)

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12944.jpg Chi ha scritto la Bibbia ? Quando fu scritta ? Negli ultimi duecento anni gli studiosi biblici hanno di solito supposto che la Bibbia ebraica sia stata messa per iscritto e redatta principalmente durante i periodi Persiano ed Ellenistico (durante l’epoca quindi che va dal V al II secolo a.C.). Scoperte archeologiche recenti e nuove prospettive aperte dall’antropologia linguistica indicano però un periodo anteriore a questo, e cioè la parte finale dell’Età del Ferro (fra l’VIII e il VI secolo a. C.), come epoca di formazione degli scritti 4seohunt.com/www/www.recensioni-storia.it. della letteratura biblica.

“Come la Bibbia divenne un libro” (Editrice Queriniana, Brescia, 2008, pagg. 346, euro 29,50) collega le recenti scoperte archeologiche nel Vicino Oriente con le acquisizioni fornite dalla storia della scrittura, per comprendere come la Bibbia fu dapprima messa per iscritto e in seguito, con un processo durato alcuni secoli, divenne Sacra Scrittura. Tale processo non fu semplice, ma visse momenti di tensione fra tradizione orale e Torah scritta.

L’Autore di questo libro è uno studioso insigne: William M. Schniedewind, docente di studi biblici e di lingue semitiche e direttore del Dipartimento di lingue e culture del vicino Oriente all’Università della California di Los Angeles. Schniedewind e’ stato ricercatore inviato all’Università Ebraica di Gerusalemme e membro dell’istituto di ricerche archeologiche Albright.

Dalla lettura del testo scopriamo così che il più antico scritto biblico si ritrova su due amuleti d’argento risalenti al VII secolo a.C., ritrovati dagli archeologi sulla strada che da Gerusalemme conduce a Betlemme. Ma questo libro, destinato al normale lettore come allo studioso, non intende fornire una datazione precisa per ogni versetto della Bibbia, né prova ad assegnare una precisa datazione storica ad ogni libro biblico. Fornisce invece una ricca prospettiva sulle ragioni per cui questi testi conseguirono l’autorità di Scrittura, e illustra come l’antico Israele – una cultura essenzialmente orale – abbia cominciato a mettere per iscritto la propria letteratura. Se la strada più praticata fu la tradizione orale, laddove la comunità e il maestro fornivano l’educazione e trasmettevano l’ortodossia religiosa, così come era stato per generazioni, il modo nuovo era dato dall’autorità basata sui testi, e questa era una strada fissata da chi era al potere con il sostegno delle elite sociali e religiose. Fu in particolare l’elite vicina al giovane Re Giosia e poi quella dell’ esilio babilonese a codificare gli insegnamenti orali.

Il libro descrive un’emergente società alfabetizzata nell’antico Israele, contestando l’affermazione secondo cui l’alfabetizzazione sarebbe avvenuta in Grecia – prima che altrove – durante il V sec. a.C. Meglio le persone sapevano leggere, meglio la parola scritta poteva fungere da contrassegno dell’ortodossia religiosa. Dunque si tratta di un evento abbastanza singolare, se solo si consideri che quello ebraico era un piccolo popolo, dedito alla pastorizia e ad un’agricoltura di sussistenza, provato da guerre e da ripetute deportazioni ad opera di potenti imperi vicini. Nonostante ciò i suoi capi e i suoi notabili testualizzarono la tradizione orale, anticipando così di molto altre civiltà ed altre realtà religiose – come quella islamica, che, in condizioni di partenza più o meno analoghe, giunse alla redazione del proprio credo circa milletrecento anni più tardi e dietro evidenti influenze ebraiche e cristiane! –.

Il fatto che un testo sacro, messo per iscritto, sia stato prodotto da una società di poveri agricoltori e pastori, dalla cultura quasi esclusivamente orale, resta dunque un fatto straordinario ma anche un autentico spartiacque della cultura occidentale.

Un momento decisivo nell’evoluzione e nella definizione della Sacra Scrittura si ebbe con il passaggio dal codice al rotolo. Finché la letteratura biblica fu copiata su rotoli, molto costosi e soprattutto poco maneggevoli, l’esatto ordine ca nonico dei libri non fu stabilito. L’adozione del codice, e cioè della struttura fisica del libro così come oggi noi la conosciamo, avvenne intorno al II secolo d. C. ad opera della comunità cristiana, e consentì un’ organizzazione del materiale biblico in modo storicamente orientato. L’invenzione del codice obbligò a prendere delle decisioni riguardo all’ordine dei vari libri biblici. La preferenza dei cristiani per il codice più che per i rotoli contribuì a dare forma al canone della letteratura cristiana; gli ebrei, al contrario, continuarono a preferire i rotoli come materiale di scrittura ancora per molti secoli dopo l’invenzione del codice. Ancora oggi è un rotolo della Torah che è posto nell’arca della sinagoga. In ogni caso, sia presso le comunità ebraiche che cristiane, l’oralità lungi dallo scomparire conservò un posto preminente, tanto che ancora oggi la Chiesa cattolica si basa su un duplice fondamento: la Sacra Scrittura e la Tradizione orale tramandata dai successori di Pietro, favoriti dall’assistenza dello Spirito Santo.

Quanto alla lingua della Bibbia, si passa dall’ebraico antico all’aramaico di derivazione persiana – la lingua che parlava Gesù –, fino al greco del periodo ellenistico. Furono infatti i Tolomei di Alessandria d’Egitto a realizzare la prima traduzione in quella che ormai era la lingua più conosciuta e parlata nell’ intero bacino mediterraneo.

Il volume quindi costituisce un contributo importante per gli studi biblici e per la storia dell’antico Israele, ma con riflessi interessanti anche per la storia delle prime comunità cristiane.

Roberto Cavallo

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