CRISTIANESIMO: LA (RITROVATA) DIGNITA’ DELLA DONNA (L’Ora del Salento, 19 giugno 2010, pag.11)

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AGNOLI INDAGINE CRISTIANESIMONel suo recentissimo libro “Indagine sul cristianesimo” (Ed. Piemme, Milano, 2010) lo storico Francesco Agnoli individua almeno tre grandi conseguenze nel modo di concepire la donna a seguito della diffusione del cristianesimo.

Innanzitutto il rito di iniziazione e quindi di ammissione alla comunità, e cioè il battesimo, è uguale per uomini e donne: caso piuttosto unico fra le grandi religioni.

Seconda conseguenza fu la drastica condanna dell’esposizione dei bambini e dell’infanticidio che riguardava soprattutto le bambine, limitando così una pratica molto diffusa in tutto il mondo, dall’antica Roma alla Cina e all’In dia di oggi.

La terza: il matrimonio cristiano è imprescindibilmente monogamico e indissolubile.

Dunque all’uomo non è lecito avere più mogli o ripudiarle a suo piacimento, mentre il consenso della donna al matrimonio acquistò un’importanza che prima non aveva mai avuto. Ancora oggi presso molte società (quelle islamiche ma anche induiste) il consenso della giovane al matrimonio passa piuttosto in secondo piano (quando non è del tutto ignorato) rispetto alla decisione dei genitori e segnatamente del capo famiglia maschio.

Certo, anche presso le società cristiane spesso la volontà paterna non si è dimostrata rispettosa delle scelte femminili, specie quando si trattava di famiglie nobili e importanti…ma contrariamente a quanto si pensa l’ influenza della Chiesa ridusse la pressione della famiglia patriarcale. Dimostrazione di ciò, ci racconta Agnoli nel suo libro, è che con la diffusione del cristianesimo cambiò l’età in cui le giovani giungevano al matrimonio: mentre le donne pagane erano spesso costrette a sposarsi e a consumare il matrimonio in età prepuberale (11 o 12 anni) , le donne cristiane, invece, si sposavano più tardi e cioè verso i 18 anni. Esse avevano, inoltre, più scelta su chi sposare e anche “se” sposarsi, considerando la nuova grande prospettiva che il cristianesimo apriva alle donne: quella della verginità consacrata a Dio.

Tornando al matrimonio, Agnoli ricorda come il quarto concilio lateranense del 1215 formalizzò la necessità del duplice consenso, maschile e femminile, tanto che il sacramento diventa impossibile senza l’accordo dello sposo e della sposa: la donna non può essere data in matrimonio senza il suo consenso: deve dire “sì”. Non solo: la Chiesa farà tutto il possibile per controllare che quel “sì” non sia imposto da altri. A questo, infatti, servono le cosiddette pubblicazioni, il ricorso ai testimoni, l’interrogatorio preventivo e quello poi in chiesa al momento del consenso definitivo. Se talora tutto questo non è bastato a tutelare la libertà e la dignità della donna non dunque alla Chiesa può essere imputato ma alla durezza del cuore dell’uomo.