CRISTIANI ANCORA IN LIBERTA’ VIGILATA NEL VIETNAM COMUNISTA (L’Ora del Salento, 6 marzo 2010, pag.11)

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vietnamNon è facile essere cattolici in Vietnam. Alla grande vitalità della Chiesa locale, che non conosce crisi delle vocazioni, corrisponde ancora il controllo severo del partito comunista. Il 1954 e il 1975 sono le due date che hanno cambiato la vita del Paese: la prima segna l’avvento al potere del partito in tutto il Nord; la seconda la vittoria dei comunisti nel Sud, con il ritiro degli Americani dalla capitale Saigon. Per molti iniziò allora la tragedia della fuga in mare su imbarcazioni di fortuna (i “boat people”), pur di sfuggire ai Vietcong. La gente scappava a rischio della vita perché non intendeva vivere in un sistema che soffoca ogni libertà e perseguita le religioni. In Italia, a quel tempo, questo non lo si poteva dire. Per le centinaia di migliaia che non riuscirono a fuggire sul mare si aprirono i campi di rieducazione popolare.

Verso la fine degli anni ’80, a similitudine di quanto accadeva in Cina, le maglie dell’ideologia si  sono un po’ allentate, in omaggio alla nuova politica del liberalismo economico, ma all’interno della cornice comunista.

Anche per la Chiesa è iniziata una maggiore libertà d’azione, libertà però che è sempre vigilata e che ancora attende di tradursi in “diritto”. Di fatto, ci informa “Mondo e Missione” (n°10 del dicembre 2008), nel Paese c’è libertà di culto e di partecipazione ai riti, ma tale libertà è effimera, non consacrata in un diritto che sia giuridicamente tutelato. Prova ne è la situazione a macchia di leopardo: nel sud – più aperto – la libertà religiosa è maggiormente garantita, al contrario del nord e della regione degli altopiani centrali, dove vivono i “montagnard”, aborigeni della montagna di fede cristiana duramente perseguitati.

La costituzione assicura la libertà di religione, ma nella pratica non mancano restrizioni e intimidazioni. Ch e, tuttavia, non scoraggiano il f ervore e la crescita della Chiesa vietnamita. Secondo i dati riportati da “Mondo e Missione” ( dicembre 2008, pag. 45), in Vietnam i cattolici rappresentano l’8% degli 84 milioni di abitanti (quindi sono circa 8 milioni). La frequenza domenicale è molto alta e centinaia di giovani aspiranti al sacerdozio sono accolti nei sette seminari del Paese. Ma accanto a questi dati consolanti, persistono le difficoltà. Le autorità non restituiscono le chiese sequestrate negli anni successivi alla guerra civile; soprattutto non c essano singoli episodi di sopraffazione e di violenza da parte della polizia e di militanti comunisti. Mentre molti cattolici degli altopiani centrali sono ancora incarcerati nei campi di rieducazione, gruppi di fedeli rischiano la vita per il loro attaccamento alla fede. Così “Avvenire” di sabato 27 febbraio 2010 (pag. 14) titola: “Vietnam, dopo la distruzione della croce suore aggredite dai poliziotti in borghese”.

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