Dall’Osservatorio sulla cristianofobia riportiamo l’analisi di Federico Catani:
La Turchia è un Paese al 99% islamico. I cristianirappresentano, invece, meno dell’1% della popolazione.
Ciò nonostante, sono i più perseguitati. Si sono registrati oltre 50 casi eclatanti di abusi e prevaricazioni nei loro confronti, dal 2020 ad oggi.
Il governo, ad esempio, ha espulso oltre 200 cristiani stranieri con le loro famiglie, per un totale di circa 350 persone. La loro unica“colpa”è stata quella di credere in Cristo!
Lo Stato turco sostiene che rappresentassero una «minaccia per la sicurezza nazionale». Sarebbe ridicolo, se non fosse tragico, non trovi?
Molti di loro vivevano lì da decenni, avevano messo radici, si erano costruiti una vita. Han dovuto lasciare tutto e con la prospettiva di non potervi più fare ritorno.
Vi sono oltre 30 cause legali, presentate da cristiani vittime di discriminazioni alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo e nei tribunali turchi.
Ti sembra normale? Soprattutto per uno Stato, che sin dagli Anni Ottanta pretende di entrare nell’Unione europea! Ma come sarebbe possibile a queste condizioni?
In Occidente nessuno ne parla, i mediafanno finta di non vedere e non sentire. Dobbiamo pensarci noi!
È nostro dovere diffondere il più possibile queste informazioni, dato che gli altri non lo fanno, affinché la gente apra gli occhi!
La situazione in Turchia è ormai pesante anche per chi resta!
In questo Paese, ormai fortemente islamizzato, chi non è musulmano patisce gravi ostacoli nel libero esercizio del culto, difficoltà nell’accesso all’istruzione e viene escluso da ruoli di leadership.
La libertà di religione e di coscienza, in Turchia, è scritta solo sulla carta, nella Costituzione, ma viene sistematicamente disattesa e resta inapplicata.
Si moltiplicano i casi di divieti d’ingresso e di espulsioni, utilizzati come arma per zittire la voce dei cristiani. Lo storico seminario di Halki resta chiuso, nessuno sa fino a quando.
Insegnare la Bibbia è proibito, le proprietà della Chiesa sono soggette ad ingiuste restrizioni, mentre i corsi di teologia islamica vengono liberamente consentiti.
Siamo di fronte ad un caso evidente di plateale e sistematica discriminazione nei confronti dei cristiani, in violazione degli articoli 9 e 14 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo.
Per questo a Varsavia è risuonata forte nei giorni scorsi la denuncia in sede di Conferenza sulla Dimensione Umana dell’OSCE-Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.
Ti immagini che cosa significherebbe portarci la Turchia in casa, qualora dovesse proseguire l’iter di adesione del Paese all’Unione europea?
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