CRISTIANOFOBIA (di Silvio Dalla Valle)

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I cristiani continuano a subire la persecuzione, l’umiliazione e l’oppressione. Patiscono la mancanza della libertà religiosa di praticare la propria fede. E, in tanti casi, sono brutalmente uccisi o messi in prigione.

Proprio questa settimana, un tribunale di Lahore, capitale della provincia pakistana del Punjab, ha condannato a morte un altro cristiano, Asif Pervaiz, 37 anni, per il cosiddetto crimine di “blasfemia”. Asif è in carcere dal 2013 con l’accusa di aver inviato degli SMS cosiddetti blasfemi al suo datore di lavoro.

Secondo quanto riferito all’Agenzia Fides – l’organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie – dall’avvocato Saif-ul-Malook, lo stesso che ha difeso Asia Bibi, il tribunale non ha dato nessun credito alla testimonianza di Asif, secondo il quale il suo datore di lavoro voleva persuaderlo a convertirsi all’islam. E quando non ha acconsentito lo ha accusato falsamente di blasfemia.

Raggiunto dall’agenzia Fides, Padre Qaisar Feroz, OFM, Segretario della Commissione per le comunicazioni sociali dei Vescovi cattolici del Pakistan, osserva: “La comunità cristiana del Pakistan è profondamente rattristata dalla condanna a morte per Asif Pervaiz. Chiediamo vivamente al governo del Pakistan di garantire che la decisione della Corte possa essere riesaminata in modo che sia fatta giustizia”.

Secondo la notizia di Asia News – l’agenzia di stampa del Pontificio Istituto Missioni Estere – l’on. Shabbir Shafqat, presidente del National Christian Party (Ncp) di Karachi ha condannato con forza la condanna a morte di Asif:

“Nel caso di Asif non è per nulla provato che i messaggi sono stati inviati da lui; non vi è stata inchiesta forense per vedere da quale telefono i messaggi sono stati inviati. La polizia ha solo concluso il caso in base alle dichiarazioni dell’accusa”.

“Questi casi – ha detto Shabbir – sono basati totalmente sulle discriminazioni. Ho molto timore per il futuro delle minoranze in Pakistan, molti stanno lasciando il Paese”.

Il Ncp ha anche diffuso una lista di altri 25 cristiani falsamente accusati di blasfemia e che giacciono in prigione.

La Commissione Onu per i diritti umani ha chiesto al governo pakistano di prendere misure immediate e concrete per evitare la manipolazione della legge sulla blasfemia, assicurando anche la protezione di giornalisti e difensori dei diritti umani, soggetti a minacce.

Ma non è soltanto nel Pakistan che i cristiani sono perseguitati, umiliati e discriminati. Adesso spunta un caso di persecuzione nell’Etiopia.

Secondo il Barnabas Fund – un’agenzia internazionale di assistenza ai cristiani perseguitati con sede in Inghilterra – sono stati almeno 500 i cristiani massacrati negli ultimi mesi.

Quello che ha portato alla richiesta di un’indagine internazionale sull’uccisione di queste centinaia di cristiani, comprese donne incinta, bambini e intere famiglie, in attacchi di estremisti musulmani.

Gli aggressori appartengono al gruppo etnico Oromo, tradizionalmente musulmano, e sono membri di Qeerroo, che significa “scapoli”.

Negli attacchi alle famiglie cristiane, gli estremisti di Qeerroo sono arrivati in auto e, armati di pistole, machete, spade e lance, hanno individuato e massacrato i cristiani. I bambini sono stati costretti a testimoniare, i loro genitori brutalmente assassinati.

Testimoni locali hanno detto che la polizia è rimasta a guardare mentre si svolgevano gli omicidi.

L’Osservatorio sulla Cristianofobia, da parte sua, chiede alle organizzazioni internazionali di intervenire. Sia l’Organizzazione delle Nazioni Unite, sia la Commissione Europea.

Quando Asia Bibi è stata condannata a morte, in Pakistan, sempre per il cosiddetto crimine di “blasfemia”, la pressione internazionale e l’azione di tante realtà che operano in difesa dei cristiani perseguitati, tra cui l’Osservatorio sulla Cristianofobia, le ha salvato la vita. Oggi vive in Canada ma non può rientrare nel suo Pakistan.

Nel frattempo, l’Osservatorio farà celebrare una messa per le intenzioni di tutti i cristiani perseguitati, umiliati e discriminati, nel Pakistan, nell’Etiopia e altrove.

Questa messa sarà celebrata il 24 settembre, giorno della Madonna della Mercede. Questo appellativo di Maria è legato all’apparizione della Vergine a San Pietro Nolasco [1180-1245] al quale ispirò la fondazione di un ordine religioso, i mercedari, dediti giustamente a riscattare i cristiani prigionieri dei musulmani.